IN CALABRIA SEMPRE MENO NATI E PIÙ
ANZIANI: ORA È INVERNO DEMOGRAFICO

di FILIPPO VELTRI – L’Italia ha 15 anni per salvarsi dalla tragedia demografica. Il nostro Paese ha registrato nel 2022 appena 399 mila nascite, la metà di quelle francesi. Una distanza abissale che non si spiega solo con la maggiore attenzione alle famiglie del sistema pubblico transalpino. Il fatto è che gli italiani hanno iniziato a fare pochi figli già da quarant’anni e dunque le coppie che si sono formate negli ultimi anni sono di molto inferiori a quelle francesi. Così l’Italia è finita in un circolo vizioso che sta bruciando la sua unica, vera, ricchezza: gli italiani.

A suonare l’allarme è stato per primo il volume “La trappola delle culle” scritto da due giornalisti, Luca Cifoni e Diodato Pirone, in libreria gia’ da alcuni mesi. Poi sono intervenuti 10  giorni fa i dati Istat su cui il prof. De Bartolo su questo giornale ha avviato da qualche settimana alcune riflessioni interessanti.

I due autori non analizzano nel loro libro solo le dimensioni del dramma demografico italiano ma ipotizzano nove azioni concrete per invertire una rotta che ci porta verso un lento suicidio collettivo.

Il 1964 è come un momento di cesura, uno spartiacque tra due periodi della nostra storia recente: qualcosa finisce e qualcosa sta per iniziare, anche se non se ne percepiscono i contorni.

Certo è che proprio in quell’anno – la coincidenza fa riflettere – si invertono due indicatori strategici: da una parte il debito pubblico italiano raggiunge il suo punto più basso in rapporto al Pil, appena il 27,7%, e da allora inizierà a lievitare fino a condizionare l’intera vita del Paese (oggi siamo oltre il 150); dall’altra il nostro boom demografico tocca il picco massimo con oltre un milione di bambini venuti al mondo in tutta la penisola, per poi imboccare il bivio di una lenta quanto inesorabile rarefazione di culle e passeggini.

Ecco, i bambini. Visto con gli occhi di oggi, il 1964 è una specie di paradiso perduto della natalità, un Eldorado che sarà impossibile riconquistare. «(…) Il confronto è sconsolante: il numero dei nati, che già nel 2015 era sceso sotto il mezzo milione, è precipitato ancora finendo sotto quota 400mila nel 2021. Nascono poco più di un terzo dei bambini del 1964, con la differenza che allora eravamo 51 milioni, mentre oggi la popolazione italiana sfiora i 59. E infatti, il tasso di natalità è crollato sotto quota 7 per mille, il livello più basso in Europa, e appena un terzo di quello del ’64. È salita, invece, oltre i 31 anni l’età media del primo parto. Quanto al numero medio di figli per donna, siamo scesi nel 2021 a 1,25: meno della metà del livello del 1964 e soprattutto un valore drasticamente al di sotto di quel 2,1 che è considerato dalla scienza demografica il minimo per man- tenere in equilibrio una popolazione, in assenza di fattori esterni come le migrazioni».

Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, che di mestiere fa proprio il professore di demografia, ha dato un’idea approssimata ma intuitiva della drammaticità di questi numeri proponendo una banale moltiplicazione: un flusso di 400mila nascite all’anno moltiplicato per una sopravvivenza media di 80 anni – in linea con quella attuale – vuol dire a parità di altre condizioni arrivare a fine secolo a una popolazione di 32 milioni di abitanti (400.000 x 80 = 32.000.000). Circa la metà – la metà! – di quanti siamo oggi.

È uno scenario, come si è detto, volutamente ipersemplificato. Ma nemmeno troppo lontano dalle previsioni dell’Onu, che ci assegnano per il 2100 poco meno di 40 milioni di residenti.

Cosa ha spazzato via anche il ricordo dell’Italia prolifica del 1964? È davvero tutta colpa della recessione? A costo di frantumare qualche cliché, dobbiamo rispondere “no”. La crisi della natalità degli ultimi anni non va messa (solo) sul conto della crisi economica, del precariato, dell’anemia delle politiche pro-nascite, di un Paese che continua a penalizzare le donne sul fronte del lavoro. A questi dati di fatto se ne affianca un altro, poco considerato ma devastante: i giovani italiani di oggi, quelli nati intorno agli anni ‘90, ormai sono troppo pochi per mettere al mondo un numero di figli sufficiente a rivitalizzare la natalità. Con la carestia di nascite degli scorsi decenni abbiamo costruito noi stessi un meccanismo autodistruttivo: ormai mancano bambini perché la quantità di nuove possibili coppie è esigua, scarseggiano i nuovi papà ma soprattutto sono numericamente insufficienti le donne che possono avere figli.

Alla storia che abbiamo raccontato finora manca un elemento: l’effetto degli oltre tre anni di pandemia. Istat ha osservato che questa circostanza straordinaria lascerà tracce nel tempo: siccome da noi c’è ancora un forte legame tra la scelta nuziale e quella di avere figli, è prevedibile che le unioni “perse” provocheranno nei prossimi anni circa 40mila nascite in meno. L’Italia si sta insomma suicidando.

  Per quanto riguarda la Calabria la “desertificazione” continua a registrare numeri allarmanti: gli ultimi sono quelli delineati dal Laboratorio economico territoriale Politiche del Lavoro del Dipartimento del Lavoro della Regione nell’ambito del programma Gol. Secondo quanto si legge nell’analisi, in Calabria «si è passati dai 1.998.792 residenti del 2004, ai 1.877.72 del 2020, con la perdita complessiva di 121mila unità. Nello stesso arco temporale si assiste ad un processo di invecchiamento della popolazione, con una crescita della fascia degli ultra-sessantaquattrenni che passa dal 17,6% del 2004 al 22,1% del 2020, e ad una contrazione della popolazione tra 0 ed i 14 anni del 12,4%».

Poi l’Istat ci ha comunicato l’ultimo dato ferale: la speranza di vita tra Nord e Sud e’ di tre punti a favore del Trentino Alto Adige rispetto alla Campania, prima ed ultima della graduatoria. E hanno ancora il coraggio di parlare di autonomia differenziata! (fv)

QUESTI NOSTRI RAGAZZI FOLLI E GIUDIZIOSI
MERITANO DI PENSARE QUI IL LORO FUTURO

di GIUSY STAROPOLI CALAFATICaro, presidente Occhiuto, le scrivo perché dopo aver passato anni a ribadire il concetto alvariano secondo cui lo scrittore di San Luca afferma che “i calabresi vanno parlati”, giunto è il momento per i calabresi di parlarsi tra loro.
Io sono calabrese, lei lo è. I nostri figli, le nostre famiglie lo sono. Parliamoci.

Scrivo al governatore della mia amata Calabria, dopo un pomeriggio frastornato e convulso presso il nosocomio di Lamezia Terme, perché ci sono cose per le quali se nessuno fa rapporto, nessun altro potrà mai sapere, tantomeno risolvere. Allora parliamone.

Se esistono strategie legali per aggirare la burocrazia nella sanità, in Calabria, le intercetti, presidente. Attuiamole. 

Per le madri come me, ma soprattutto per i ragazzi come mio figlio e per tutti i medici come quelli che lo hanno preso in carico dopo il triage in pronto soccorso, lo scorso 13 marzo. Antonino frequenta il terzo anno del Liceo scientifico G. Berto di Vibo Valentia, ha 16 anni e un forte senso di appartenenza alla Calabria che spesso misuro il doppio rispetto al mio (mea culpa).
Antonino è caduto bruscamente mentre sciava in Trentino.

È il 12 marzo, e nonostante un ginocchio problematico (presunta lesione del menisco) attende di rientrare in Calabria, il 13, per farsi visitare.

Leggerezza adolescenziale? No, esagerato senso di responsabilità. Verso chi? Verso la nostra Calabria, presidente.  Antonino piuttosto che far gravare sulla nostra regione un ulteriore debito per un altro calabrese che si fa curare fuori, preferisce sopportare il dolore. E solo dopo lo scalo a Lamezia Terme, andare in pronto soccorso.

Non sono folli i nostri ragazzi, presidente? Folli e geniali. 

Antonino mi ha fatto scoppiare il cuore. Come madre mi ha fatta arrabbiare, come calabrese piangere. Ha atteso di toccare la sua terra con tutti i rischi che la sanità qui porta con sé. Non gliene è importato nulla. 

«Piuttosto che un medico calabrese lì», ha detto, «un medico calabrese qui».

I nostri ragazzi danno, presidente. Ed è forza la loro, è coraggio, ostinazione, ma anche senso altissimo dell’onore. Non abbiamo il diritto né di illuderli né di tradirli, ma il dovere morale di consegnargli un presente forte su cui costruire un futuro fortissimo. È questione di giustizia sociale.

Gli ospedali in Calabria raccontano miseria e speranza. Sacrificio ed estenuazione. In essi rimbomba il frastuono del resto del mondo anche quando si parla solo il dialetto. Quando i medici all’estremo, senza forze, si affidano al suono della lingua per tradurre la loro solitudine.

Il personale medico e paramedico, in Calabria, è stremato, è al collasso. È troppo poco, sottodimensionato, non ce la fa a rispondere alle urgenze di una massa che chiede di essere curata tutta insieme, contemporaneamente. I medici cubani tamponano, ma non stagnano l’emorragia, non arginano il problema. Mancano le condizioni, materiali e immateriali, necessarie a che venga fuori l’eccellenza che i nostri medici li contraddistingue.

Non è garantita la dignità di chi cura, né quella di chi viene curato Eppure Alvaro diceva che la dignità è al sommo del pensiero dei calabresi. E lo è, alla radice del pensiero lo è, ma c’è un sistema controverso che la mette sotto scacco. E piuttosto che un paradiso dove si recupera o si allunga la vita, gli ospedali diventano inferni dove la vita scorre alla meno peggio con una buona dose di fortuna per chi riesce a scamparla, e un destino crudele per chi invece muore. 

Presidente, se c’è un metodo legale per aggirare la burocrazia, in sanità, in Calabria, lo metta in atto. Utilizziamolo.
I ragazzi come Antonino potrebbero finire, i medici andare altrove, e le madri come me finire di impazzire.
Jole Santelli morì con l’ostinazione di curarsi in Calabria, molti altri dai nomi sconosciuti hanno fatto e fanno e faranno la stessa cosa… 

In Calabria finiti i medici (volontari), Presidente, finiremo anche noi (involontariamente). E Antonino sarà costretto a riprendere l’aereo verso il Trentino, ma con un biglietto di sola andata.

Se esistono sistemi legali per aggirare la burocrazia, in sanità, in Calabria, li consideri, presidente. Potersi curare dignitosamente è al sommo dei pensieri dei calabresi. Anche di Antonino, che ai medici dell’Ospedale di Lamezia Terme dice grazie, e al presidente Occhiuto chiede di lottare perchè il numero chiuso in medicina venga immediatamente abolito. (gsc)

Paldino (Federazione Banche di Comunità): Arginare perdite di laureati in Calabria

«La Calabria, dal 2001, ha vissuto un’emorragia di laureati», ha denunciato Nicola Paldino, vicepresidente della Federazione di Comunità Campania Calabria, evidenziando la necessità di «arginare queste perdite».

Paldino, intervenuto nella due giorni Liberiamo Energie di Battipaglia, promossa dalla Federazione Campania Calabria della BCC con i Gruppi dei Giovani Soci e delle Giovani Socie delle BCC di Campania e Calabria, ha ricordato come «negli ultimi 20 anni è tornato visibile il fiume carsico dell’emigrazione e i dati Istat ci dicono che dal 2001 la Campania ha perso poco più di 75.000 abitanti mentre la Calabria ne ha persi il doppio, pur avendo meno della metà della popolazione».

«Tanti sono i giovani laureati che partono e non tornano più – ha continuato –. In un periodo come questo, noi banchieri cooperativi del Sud abbiamo, quindi, una duplice responsabilità: da un lato sentiamo l’obbligo morale di dare futuro alle banche di comunità, eredi di una storia ultracentenaria e, in molti casi, ultime espressioni del sistema bancario meridionale; dall’altro, siamo chiamati a sostenere lo sviluppo dell’economia dei nostri territori in modo da creare e irrobustire le condizioni che possano consentire ai nostri giovani di restare qui e non essere costretti a lasciare la propria terra d’origine».

«Non sarà facile, ma siamo consapevoli che i giovani calabresi e campani – di cui troppo spesso si parla a vanvera – sono capaci, volenterosi, pieni di passione e di spirito d’iniziativa. Non a caso, quando si spostano in mercati più competitivi vengono considerati per quello che sono realmente, cioè risorse di valore. Noi li conosciamo bene, i giovani soci delle nostre BCC, che a Battipaglia si sono incontrati per “liberare le proprie energie”. Il loro animo cooperativo è robusto e sorretto da forte entusiasmo. Noi siamo con loro, come Federazione e come BCC, pronti a sostenerne la crescita e a stimolarne la creatività».

Anche Amedeo Manzo, presidente della Federazione delle Banche di comunità credito cooperativo Campania e Calabria, in apertura dei lavori ha evidenziato la necessità di mettere «i giovani al centro del credito cooperativo».

«Non è un semplice slogan ma una dichiarazione di intenti del credito cooperativo che ritiene necessario il coinvolgimento dei giovani sotto vari aspetti: quello di appartenenza alla compagine sociale e quello di cliente della Banca. Ma ancor più perché dai giovani possono provenire idee, proposte, opportunità».

«Siamo orgogliosi di aver ospitato questa manifestazione – ha aggiunto – che coinvolge giovani socie e giovani soci provenienti da Campania e Calabria. Ringrazio la Federazione per aver scelto la nostra BCC come banca ospitante e il suo team per il prezioso lavoro svolto nell’organizzazione di questa iniziativa, in linea con la nostra mission di diffusione dei valori del Credito Cooperativo e promozione della cultura della finanza etica e dell’imprenditorialità. L’attenzione ad attività come queste o come il BCC Innovation Festival del Gruppo BCC Iccrea, l’attivazione di strumenti finanziari per favorire la nascita di startup, la valorizzazione dei talenti e il sostegno allo studio sono alla base del nostro impegno sul territorio».

«I giovani sono al centro del nostro progetto di banca attraverso azioni concrete: abbiamo sostenuto l’avvio di un master di I livello in collaborazione con l’Università degli studi di Napoli Federico II – ha proseguito –; abbiamo rilanciato azioni per consentire ai nostri ragazzi di poter rientrare al Sud dopo esperienze di studio al Nord, e ancora siamo al loro fianco per valorizzare le migliori start up. Ma non basta perché il nostro modello di rating umano e di democrazia delle opportunità ci porta a dare loro ancora maggior ruolo seguendo il concetto dell’algoretica, che ci consente di promuovere iniziative che i semplici algoritmi dettati dalle rigide normative europee non consentirebbero ma che spesso invece celano imprese di grande innovazione e interesse per la crescita dei nostri territori che consenta di ridurre quel gap Nord-Sud evidenziato ancora di recente da uno studio di Bankitalia», ha spiegato il presidente Manzo sottolineando che è «una precisa volontà del consiglio di amministrazione della Federazione dare spazio alle idee dei giovani».

In tal direzione occorre rapidamente attivare la costituzione delle Associazioni presso tutte le Bcc che non hanno ancora provveduto, definendone la metodologia e programmandone le attività; pianificare interventi strutturati tesi a creare momenti di aggregazione e di progettazione dell’attività associativa, che mirino alla innovazione ed alla costruzione di azioni di progettazione di valore aggiunto sia a supporto delle banche che degli stessi giovani; attivare la collaborazione con la Federazione Lombarda che prevede una specifica azione in materia di “Rete dei Giovani”.

e giornate si sono sviluppate dopo il dibattito con il work Café, con la presentazione della metodologia, dello svolgimento dei lavori sugli argomenti prescelti da approfondire. La giornata di sabato 25 febbraio si è invece aperta con il laboratorio di educazione finanziaria cooperativa a cura di Chiara Piva, Federcasse, dal titolo “Maestri e Maestre di buona finanza” e la testimonianza di Assunta Aprea, della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania Calabria, su “Finanza Etica e Credito Cooperativo”. (dc)

GIOVANI, LA SFIDUCIA RIPOSTA NEL FUTURO
LA CALABRIA È ANCORA UN PASSO INDIETRO

di FRANCESCO RAO – Non si può trascorrere tutta la vita girando intorno ai problemi. Non può nemmeno essere ammissibile la sfrenata voglia di giustificare tutto, per poi rimandare la soluzione delle annose questioni della Calabria a tempi migliori. Qualcuno, prima o poi, per far ripartire lo sviluppo, dovrà fermarsi e affrontare uno tra i più grandi problemi che affligge questa terra da sempre: mi riferisco alla sfiducia riposta nel futuro.

Questo limite, nel tempo, ha assunto una duplice funzione: da una parte è divenuto un concetto indivisibile dall’agire umano, divenendo molto spesso anche motivo di rinuncia per quanti hanno avuto a cuore l’avvio di un processo di innovazione in alcuni segmenti produttivi rimasti oggi misurabili con cifre da prefisso telefonico; dall’altra si è rivelato come quell’anello debole di un sistema con il quale è stata alimentata la (cattiva) reputazione della Calabria nel mondo. In questi giorni, a far saltare il banco, sono stati i due argomenti trattati dalla Comunità Europea: la rimodulazione della classe energetica delle abitazioni e la fine dell’utilizzo di benzina e gasolio per i mezzi di autotrazione.

Tutto ciò, con molta probabilità, diverrà oggetto di infinite e sfiancanti discussioni per alcune regioni e motivo di velocissima innovazione per altre. La Calabria, in questa delicatissima fase, tra quale delle due fazioni si collocherà? Per tanti la risposta potrebbe apparire scontata. Personalmente, da sempre, ho riposto particolare fiducia nelle sfide della vita. Anche le criticità più stringenti, all’interno del proprio nucleo, riservano straordinarie opportunità per quanti riescono a coglierle in tempo. In questa fase storica, per poter ricucire il nastro del tempo perduto con il tempo che dovremo vivere in futuro, è indispensabile cogliere il senso dell’opportunità senza consentire alla paura di vestire gli abiti del dubbio e cadere nuovamente prima nell’incertezza e poi in una nuova emigrazione di massa. Comprendo e faccio mio ogni timore insito nell’animo dei Calabresi in queste ore.

Queste “rivoluzioni”, deliberate nell’Aula del Parlamento Europeo e consegnate tramite le stringate notizie diffuse dai Media, fa tremare i polsi in modo molto serio soprattutto a quanti vivono con un reddito ben al di sotto della povertà assoluta. Apprendendo queste notizie, la mente va subito alla domanda in quanto il problema si pone nell’immediatezza e non per il futuro. Quindi, posso già immaginare l’insofferenza di tantissimi nostri conterranei mentre si domandano: dove prendo i soldi per mettere a norma la mia casa? Dove prendo i soldi per acquistare una macchina elettrica? Da notare, la coniugazione del verbo utilizzato nel formulare la domanda, non è al futuro ma è al presente.

Anche tale circostanza, nel tempo, ha influito notevolmente nel processo di pianificazione del futuro di tantissimi Calabresi. Si, nei nostri 404 Comuni, oltre alle persone, vivono i nostri dialetti, quotidianamente utilizzati per comunicare e per condividere una quotidianità narrata al passato, al presente ma non al futuro. Potrà apparire strano tutto ciò. In realtà, quando la mente non vede una prospettiva futura subentrano prima i limiti dell’incertezza e poi quelli della paura, bloccando l’impegno nell’affrontare la sfida e successivamente gli sforzi necessari per raggiungere la meta. Oggi, è in atto un profondo processo di riorganizzazione della società. Contrariamente alle precedenti Rivoluzioni industriali, realizzate e comunicate in lassi di tempo molto più ampi e metabolizzate gradualmente dalle persone, il cambiamento in atto sarà repentino. 

L’adeguamento alle nuove dinamiche socioeconomiche, le nuove professioni e la fine di quei lavori che hanno caratterizzato il passato, rischierà di dare vita a una marginalità sociale capace di minare dal basso la tenuta della Democrazia nel Paese. Contrariamente ad altri Stati europei ed alcune regioni italiane, impegnate sin dalla fine degli anni ’80 del Secolo scorso a promuovere sistemi produttivi capaci di interloquire con un sistema scolastico dalla visione duale, La Calabria è al passo con i tempi?

L’informatica e la robotica, la cybersecurity ed i processi di qualità in quale misura sono presenti nei nostri processi produttivi?  Molte regioni, oggi virtuose regioni, nel solco della loro innovazione hanno saputo guardare al futuro attraendo e conquistando i tantissimi neolaureati del Meridione, offrendo loro non solo un posto di lavoro ben retribuito ma soprattutto quella fiducia indispensabile per proseguire la ricerca per mantenere viva l’innovazione tecnologica. Tutto ciò, sia ben chiaro, non è avvenuto in tre giorni. Volendo essere buono si potrebbe parlare di circa quaranta anni.

Tempo trascorso da tantissimi Calabresi in buona parte a smaltire la sbornia del benessere economico, avviatosi nel Secondo dopoguerra e nel cercare di individuare tra i tanti politici, presenti sulla scena locale e regionale, chi tra loro, magari chiamato a battezzare qualcuno della rispettiva famiglia, potesse garantire un posto di lavoro nel pubblico impiego. Percorrendo questa strada, la nostra Calabria ha perso molti dei suoi figli.

Quanti hanno avuto il coraggio di rientrare dopo gli studi o di rimanere per investire, pur mettendo a disposizione il loro entusiasmo e un bagaglio culturale ammirevole, molto spesso hanno avuto spazi risicati e poche opportunità per poter dare seguito a quei processi innovativi che oggi sarebbero stati indispensabili per consentirci di avere un minore divario tecnologico e una maggiore opportunità operativa. I risultati brillanti, registrati oggi in Calabria, rappresentano in ampia percentuale la caparbietà di quanti hanno creduto nella bellezza dei loro sogni oppure nel consolidamento di una storia familiare molto solida.

Adesso, per salvare la Calabria da una nuova fase di emigrazione, è indispensabile ripartire dalla scuola, dalle università e dalla formazione professionale, considerando gli ITS per ciò che sono stati pensati all’atto dell’istituzione e cioè un modello formativo capace di offrire alle aziende quelle Risorse Umane chiamate ad interpretare e interagire con l’innovazione tecnologica per generare nuove opportunità, occupazione e sviluppo economico. In questa straordinaria sfida, dalla quale dipenderà anche il futuro demografico della Calabria, anche la politica regionale avrà un ruolo determinante. Perciò, bisognerà scegliere in fretta quale ruolo svolgere considerando che la nostra è una tra le regioni d’Italia e dell’intera Europa a possedere una notevole posizione di vantaggio, grazie al ruolo svolto dal Porto di Gioia Tauro e dalla Zes. Tutto ciò potrà consentirci di scrivere i prossimi cento anni di storia, ponendoci questa volta come il Nord di un Continente che è alla vigilia di una nuova fase storica e tale circostanza potrebbe divenire per l’Italia la creazione di nuove opportunità ai quali oggi è impensabile potersi rapportare. (fr)

Russo (Cisl): Qualificare spesa per creare lavoro e arginare fuga dei giovani all’estero

Il segretario generale di Cisl Calabria, Tonino Russo, ha evidenziato la necessità di «qualificare la spesa per creare lavoro e arginare la fuga dei giovani all’estero».

Questo perché «nel 2022 –ha rilevato Russo – i cittadini calabresi ufficialmente residenti all’estero erano 437.447 (210.860 femmine e 226.587 maschi). Ce lo dice il “Rapporto Italiani nel Mondo 2022”, curato dalla Fondazione Migrantes. Un numero enorme, il 23,7% della popolazione, destinato a crescere. E parliamo soltanto delle persone registrate all’Aire (l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero)».

«Si tratta, soprattutto – ha spiegato – di giovani che cercano altrove un lavoro, e un lavoro adeguato alle loro capacità, che nella nostra terra non trovano. Una perdita enorme per loro stessi e per le famiglie, sia sul piano affettivo che su quello economico, se si considera che per la formazione di un giovane una famiglia spende oltre 100.000 euro».

«Una perdita enorme per la Calabria – ha evidenziato – per il futuro della nostra regione. Un dato che ci dice una volta di più come il cuore delle emergenze calabresi sia la questione del lavoro che manca e della qualità del lavoro stesso, questione strettamente connessa allo sviluppo. Per questo bisogna puntare decisamente a qualificare la spesa delle risorse disponibili, a partire da quelle del Pnrr. In questa direzione bisogna compiere alcuni passaggi obbligati e improrogabili».

«Da più parti – ha proseguito Russo – si sottolinea, come la Cisl fa da tempo, l’urgenza di dotare le pubbliche amministrazioni del necessario personale qualificato per gestire le risorse Pnrr, che altrimenti rischiamo di perdere. Un personale che deve essere cercato proprio tra i tanti giovani acculturati che scappano dalla nostra terra per non farvi più ritorno

«È altrettanto necessario – ha aggiunto – recuperare i ritardi nei Livelli Essenziali delle Prestazioni per permettere ai cittadini calabresi di fruire dei servizi fondamentali come avviene nel resto del Paese, di curarsi nel proprio territorio, ponendo fine ai “viaggi della speranza” che costano grandi disagi e sacrifici economici ai pazienti e alle loro famiglie, oltre a portare fuori regione risorse che potrebbero essere impiegate per la nostra sanità. È ora di smetterla con politiche che alimentano diseguaglianze e divisioni tra territori diversi della nostra Repubblica che è “una e indivisibile”».

«L’ultimo caso – ha ricordato il cislino – è quello del personale scolastico: come ha affermato il Segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, è “una brutta uscita, quella del Ministro Valditara: differenziare le retribuzioni su base territoriale, nella scuola come in qualunque altro settore, è uno sfregio alla coesione nazionale e un controsenso economico che mortifica il motore flessibile e generativo della contrattazione. Il Ministro si dedichi piuttosto alle priorità di un sistema istruzione che ha assoluto bisogno di investimenti e risorse”».

«E tra i passaggi improrogabili, – ha detto ancora – finalizzati a qualificare la spesa per la crescita della regione, non possiamo dimenticare il tema della legalità, della lotta alla corruzione e della prevenzione delle infiltrazioni della criminalità. Come sindacati confederali stiamo lavorando a un protocollo che vorremmo sottoscrivere con parti datoriali, Prefetture e Procura generale su legalità, sicurezza e tracciabilità della spesa pubblica, nello spirito di operare ogni sforzo possibile a sostegno della corretta realizzazione degli investimenti necessari alla ripresa».

«Su questi e su altri temi – ha concluso il segretario generale della Cisl calabrese – chiediamo risposte immediate. E a questo fine la Cisl è e sarà sempre disponibile al confronto, perché le scelte importanti siano operate e trovino concreta realizzazione». (rcz)

L’OPINIONE / Emilio Errigo: La Calabria ha bisogno di umanità, giustizia sociale e legalità

di EMILIO ERRIGO – Le recenti notizie di cronaca ci inducono a riflettere su quanta umanità c’è ancora bisogno verso le persone fragili, con ridotte capacità psichiche, motorie e sensoriali, nei confronti di coloro che sono provate dalla vita patita e vissuta da miserabili , da considerare ingiusta per la cronica scarsità di lavoro notoriamente e ancora limitato in Calabria.

La cronologia degli interventi legislativi e le azioni governative conseguenti, che pure hanno interessato per almeno dieci anni, la Regione Calabria a decorrere degli anni ’70, non si sono rivelati a posteriori, idonei e lungimiranti, in relazione a delle scelte strategiche finanziarie nelle diverse aree territoriali provinciali della Regione Calabria, per affievolire gli esistenti e consistenti disagi sociali a causa della mancanza di lavoro qualificato e specializzato.

Le Zone Idustriali, con la realizzazione di numerose infrastrutture destinate ad accogliere le tecnologie necessarie per la fabbricazione dei beni pure di ottima qualità, dopo non molti anni di attività industriale e relativa crescita occupazionale ed economica degli ambiti territoriali dove erano state localizzate, hanno cessato la produzione per il venir meno della domanda dei beni prodotti in Calabria, rispetto alla eccessiva offerta presente nei mercati manifatturieri nazionali ed esteri.

Così crolló e si bloccò l’attività produttiva delle decine di fabbriche attive e operanti con buoni risultati economici, nella neo costituità Zona Industriale di San Gregorio di Reggio Calabria ed altre realtà delle province della nostra Regione.
Chiusero battenti a Reggio Calabria, le primarie industrie tessili, tra le quali per ricordate le più importanti, la Dana Confezioni e Temesa Calzificio. Gli interventi temporanei di cassa integrazione, non poterono soddisfare i bisogni dei lavoratori, così migliaia di giovani donne e uomini furono licenziati e si trovarono disoccupati.

Altre realtà industriali e imprenditoriali presenti nell’Area Industriale di San Gregorio, seguirono le stesse sorti e cessarono le loro attività.
Chiusero l’attività, la Fabbrica di prodotti lattiero-caseari freschi e fermentati Opera Sila, la fabbrica di porte e infissi Acem, la fabbrica di prodotti plastici Nucera, il Caseificio e Burrificio Falcone, la fabbrica di costruzione e ricostruzione gomme, Quattrone, il Pastificio De Gregorio, il Deposito Pasta e Prodotti Buitoni, Ascioti, in ultimo è di questi giorni la notizia quasi certa, che svanirà l’ultima speranza occupazionale, la fabbrica di prodotti lattiero – caseari, Alival, ancora operante a San Gregorio di Reggio Calabria, cesserà la produzione.

A questi disastri industriali, imprenditoriali e occupazionali, si aggiunse la chiusura dell’attività industriale a San Gregorio, della storica Fabbrica dei derivati del Bergamotto, Arenella e ora per completare i danni economici sulla piccola realtà umana, del Consorzio del Bergamotto, per la lavorazione ed estrazione della preziosa essenza del Bergamotto di Reggio Calabria, materia prima unica per caratteristiche chimiche, per la produzione dei profumi e cosmetici, essenza pregiata e molto ricercata dalle più importanti e note in tutto il mondo, industrie di profumerie e cremerie italiane e francesi.

La preannunciata apertura dell’Istituto Tecnico Statale di Profumerie, con tanto di previsione legislativa e assegnazione di oltre 10 milioni di risorse finanziarie destinate al progetto, designando peraltro quale soggetto attuatore incaricato il Sindaco pro tempore del Comune di Reggio Calabria, rimane una importante e buona azione del Parlamento e Governo, “ancora in attesa di essere concretizzata e attuata sul territorio a beneficio dei tanti Giovani della Calabria”.

Le attese e le speranze si dice che a Reggio non muoiono mai! Un detto popolare Reggino molto noto dice: “Aspetta e spera ca a Riggiu a vita è longa”!

Parrebbe che altro noto produttore di essenza di Bergamotto e derivati dagli Agrumi di Calabria, abbia deciso di far venir meno le pregresse scelte aziendali di investimento sulla c.d.Fabbrica del Bergamotto di San Gregorio e delocalizzare la propria fiorente attività industriale, presso i riammodernati locali della sede ex Coca Cola di Punta Pellaro di Reggio Calabria.

Occorre e lo ripeterò ancora, che il Governo investa le necessarie risorse finanziarie favorendo insediamenti produttivi industriali di tecnologie avanzate di nuove o esistenti Aziende Pubbliche Partecipate dallo Stato, su Saline Joniche di Montebello Jonico e San Gregorio di Reggio, per il bene economico, sociale e occupazionale degli abitanti italiani e immigrati stranieri, residenti nei Comuni più disagiati della Provincia di Reggio Calabria.

Cosi agendo, operando e procedendo, si assicurerà la necessaria umanità ai bisognosi, la Giustizia sociale diffusa e si affermerà ovunque il valore inalienabile della Legalità.

A questo punto di situazione, si avverte la necessità e l’urgenza che il Parlamento e il Governo in carica, legiferano con legge ordinaria e decretazione d’urgenza, per il bene e la sopravvivenza umana ed economica della Cittá Metropolitana di Reggio Calabria, pena il rischio serio e incombente, che si ritorni pericolosamente indietro nel tempo agli anni più bui e tristi per Reggio Calabria e Provincia, che per non perdere memoria, causò tanto disordine pubblico, insicurezza dei Cittadini, blocchi stradali, incidenti, sommosse popolari, alcuni morti e tanti feriti, generando la distruzione della già fragilissima economia produttiva e imprenditoriale di Reggio Calabria e Comuni della

Provincia più a Sud del Sud d’Italia. (ee)

[Emilio Errigo è nato a Reggio Calabria, Docente universitario e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

L’OPINIONE / Francesca Saladino: I giovani e la politica

di FRANCESCA SALADINOOggi è diventato difficile parlare di politica tra i giovani poiché sempre più distaccati da questo tema e sfiduciosi nelle istituzioni. Mi capita spesso di sentir dire tra i giovani: “i politici sono tutti uguali”, “tanto chi entra sarà un ladro come gli altri”, vedendo tutto nero e senza speranze.

I giovani di oggi sono arrabbiati da questa politica che negli ultimi anni ha portato solo precariato non offrendo più un lavoro sicuro, una stabilità, la possibilità di creare una famiglia e vivere dignitosamente, rendendosi conto che non c’è più nulla di certo per il loro futuro. I problemi della Calabria sono tanti a cominciare dalla sanità dove occorre aspettare ore e ore in una sala d’attesa in un pronto soccorso per essere visitati, dalla carenza degli ospedali stessi dove bisogna portarsi i medicinali da casa, dalla mancanza di fondi per l’assistenza delle persone non autosufficienti.

Altro punto fondamentale sono i rifiuti dove la ndrangheta ha messo le mani già da tempo facendo diventare il nostro territorio una seconda terra dei fuochi interrando veleni sotto i nostri piedi, sotto le nostre case, facendoci morire lentamente. Cosa dire poi dell’acqua che ormai per noi calabresi è diventata un lusso d’estate: reti idriche inesistenti o troppo datate che durante il tragitto dell’acqua perdono centinaia di metri cubi per le falle della rete idrica costringendo i comuni a chiudere i rubinetti delle famiglie 4/5 mesi all’anno. Che fine fanno i fondi destinati alla regione? Dove vanno a finire? Perché vengono stanziati in ritardo?

Queste sono le domande che si chiedono i giovani, disinnamorati della politica ormai e pronti a votare in segno di protesta sperando che cambi qualcosa anche a movimenti che hanno fatto del populismo la loro arma di battaglia.

Il Sud e la Calabria quindi, sembrano abbandonati dalle istituzioni, mala governata in questi decenni senza nemmeno strutture adeguate, senza strade, viabilità difficoltosa a cominciare dalla A2 del Mediterraneo: inaugurata ma mai finita. I giovani non sono deboli ma stanchi di lottare, preferiscono fare come i nostri avi emigrando come gli ultimi sondaggi ci dicono in cerca di una realizzazione che qui in Calabria non otterranno mai. (fs)

[Francesca Saladino è dirigente Provinciale Reggio Calabria Italia del Meridione]

L’OPINIONE / Emilio Errigo: I giovani in Calabria una forza civile attiva e propositiva

di EMILIO ERRIGO – I giovani della Calabria devono essere e apparire, una grande forza civile attiva e propositiva.
Quando nel 2019, unitamente al noto sociologo dei giovani della Calabria, Francesco Rao, grati al dirigente pro tempore, la vice preside Grazia Maria Condello e alla a me molto cara professoressa Marianna Errigo, abbiamo avuto il grande piacere di incontrare e parlare con i giovani studenti del prestigioso Istituto Tecnico Economico Raffaele Piria a Reggio Calabria, non potevamo certo immaginare quanto in futuro si potesse rivelare importante per tutti noi, quello storico e indimenticabile incontro-confronto di idee e buoni propositi costruttivi con i Giovani di Reggio Calabria.

Dicemmo allora perché convinti, di ciò che dicevamo, che i giovani sono e rimarranno, una vera e concreta forza civile propositiva esistente, presente e attiva culturalmente nella Regione Calabria. Dissi loro che mi consideravo un testimone di verità, tentai di spiegare il vero significato di ciò che intendevo dire, al fine di far passare solo l’esperienza di un vissuto strettamente legato alla mia gioventù trascorsa intensamente in Calabria fino al raggiungimento della maggiore età.

Aggiunsi che i giovani calabresi, sono la forza più pura e incontaminata della Calabria, come il profumo degli agrumi e l’essenza unica del Bergamotto di Reggio Calabria. I migliori frutti della nostra terra del Sud Italia, siete voi dissi, sollecitando un grido di giovinezza esagerato, tanto che per portare la calma nell’aula magna per tanto entusiasmo generale, si rese necessario l’intervento benevolo e competente, del Corpo Docenti dell’Istituto Tecnico Economico Raffaele Piria di Reggio Calabria, presenti in gran numero per l’occasione direi proprio bella e costruttiva.

Testimoniai in fede ai Giovani studenti dell’Ite, che da giovane non avevo proprio nessuna voglia di studiare e che la mia naturale inesauribile energia psicofisica di allora, la impegnavo (disperdevo) giornalmente, come l’aria pura che respiravo e l’acqua dissetante che bevevo in buona quantità, dedicandomi prevalentemente alla musica, canto e balli tradizionali della mia Calabria.
Raccontai agli attenti e gioiosi studenti del Piria, che con il raggiungimento della maggiore età arrivó pure il giorno della chiamata ad adempiere al previsto servizio di leva allora obbligatorio (1975).

I 24 mesi di servizio militare in Marina Militare Italiana, anche se al solo pensiero provavo una forte attrazione e curiosità di conoscenza operativa, per me sarebbero stati troppo lunghi da trascorrere e non potevo certo permettermeli economicamente. Grazie ai buoni consigli dei miei due fratelli maggiori, Ettore e Antonino, già Sottufficiali Comandanti specializzati della Guardia di Finanza, presentai domanda di partecipazione al primo concorso per l’arruolamento nel Corpo delle Fiamme Gialle, come si dice non c’è due senza tre Finanzieri nella numerosa famiglia Errigo.

Arruolararsi in un Corpo di Polizia o nelle Forze Armate, negli anni sessanta e settanta, costituiva un posto sicuro al riparo delle intemperie economiche e criticità sociali.
Iniziai a studiare tanto, veramente tanto, tanto al punto tale, che mi innamorai per sempre dello studio e dei libri, che non riesco più a farne a meno.

E qui una grande risata spontanea da parte degli studenti, simpaticissimi ragazzi e ragazze del Piria, fece comprendere ai presenti, che eravamo in buona e allegra compagnia. Ho voluto ricordare quell’incontro molto significativo e importante con i cari Giovani Studenti della Calabria, perché da quel giorno in poi, assieme al sociologo calabrese Francesco Ra0, abbiamo incontrato più volte nelle Scuole Superiori e Istituti Tecnici Superiori, post diploma (Its), i giovani studenti e docenti, da Reggio Calabria a Venezia, tanto che ancora oggi continuiamo da trasferire ai Giovani, nelle Università e Istituti Superiori, con ogni mezzo reso disponibile dalle nuove tecnologie, ma molto di più in presenza de visu, le nostre idee di buone e cooperanti relazioni sociali cooperanti per una migliore vita civile propositiva e costruttiva di bene sociale generalizzato.

Parliamo e scriviamo ai giovani calabresi e non solo a loro, quando e come possiamo, in ogni dove da nord al sud, anche al centro Italia. Parliamo e scriviamo ai Giovani, dicendo della nostra Calabria, della sua bella, cara e coraggiosa Gente che ancora vi abita, dei luoghi, del poco o tanto benessere ancora esistente, diffuso e sconosciuto, dell’arte, del consistente patrimonio storico, artistico, architettonico, archeologico, paesaggistico e culturale presenti in Calabria, di mari e monti, di boschi e marine, di spiagge ancora incontaminate e sentieri montani immersi nel verde della Sila, del Pollino, dell’Aspromonte e delle Serre.

Siamo grati e lo saremo per sempre, per questa nostra possibile continua opera di volontariato civile a favore della Calabria, a Calabria.Live, fondato e diretto dal nostro Santo Strati, il più diffuso e autorevole quotidiano web digitale dei Calabresi nel Mondo, in assenza del quale giornale, non avremmo mai potuto scrivere e dire delle cose belle della nostra amata Calabria.

Siamo tutti consapevoli e convinti, che altri giornali e quotidiani, settimanali, mensili, trimestrali, mirati dossier e inchieste mono tematiche e libri di settore specializzati, continueranno ad occuparsi di altri collaterali aspetti caratteriali, comportamentali e sociologici, sicuramente biasimevoli e per nulla gradevoli a dirsi, scriversi, ascoltare e leggersi.
Occorre parlare, scrivere e far vedere al mondo intero, molte più cose belle della nostra Calabria, la verità bella e brutta che sia, ma solo tutta la verità!

Il male socialmente curabile chiamato crimine e chi è portatore e diffusore del contagio malefico criminale, non è nato in Calabria e men che meno desiderato e voluto dai calabresi. I Giovani Studenti Calabresi, sono coscienti e sanno molto bene, quanta sia stata dannosa e ancora lo è per Calabria, la mala vita, l’illegalità e la criminalità, singola, organizzata e associata. Conoscono bene che cosa significhi la criminalità dai colletti bianchi, quella dei concussi, collusi e corrotti.

Quella che ancora oggi 2023, toglie il respiro economico e libertà d’impresa, agli Imprenditori che operano in Calabria e alle Società private nazionali ed estere che intendono investire al Sud Italia.
Ai giovani Studenti della Calabria , non occorre insegnare loro, che il non breve cammino dei Giovani Calabresi verso la Legalità e Moralità è già iniziato, grazie a loro e alla diffusione estesa dell’Istruzione Scolastica, Tecnica, Economica, Giuridica e Universitaria in Calabria.
Quanto mi piacerebbe poter aver modo di leggere, temi e relazioni sulla Calabria e i Calabresi, scritte da Giovani Studenti Calabresi.
L’Istruzione, lo Sport e il Lavoro onesto e adeguatamente ricompensato in Calabria , sono un trinomio sicuramente vincenti, per queste e le future generazioni.
Queste amare verità e realtà regionali, ledono profondamente il vivere civile e democratico in Calabria e dei Calabresi. Siamo fermamente convinti, che solo i giovani studenti possano e devono essere la forza civile attiva e propositiva, per una Regione Calabria migliore in tutti i sensi e aspetti considerabili .
In Italia e all’estero, sono presenti tantissimi calabresi, che credono molto nei Giovani della Calabria e vorrebbero pure aiutarli ad affermare la legalità e nella diffusione del bene sociale.
Loro si che se lo vorranno e lo devono volere, possono far risorgere e crescere una Calabria più equa e più giusta, dove il rispetto verso le regole del vivere civile, devono essere osservate e fatte osservare, da tanti giovani arbitri calabresi, per far praticare pacificamente , su tutti i campi di gioco e palestre, gli sport desiderati, allenandosi e giocando, le partite e gli incontri sportivi, più difficili e importanti, per vincere tutte le resistenze e avversari al e del cambiamento, verso una vita civile attiva e propositiva , che sarà sicuramente vinta dai Giovani Studenti della Calabria. (ee)
[Emilio Errigo è nato a Reggio di Calabria, Docente universitario di Diritto Internazionale e del Mare e di Management delle Attività Portuali. Generale in riserva della Guardia di Finanza e Consigliere Giuridico nelle Forze Armate]

Il Cenacolo della Cultura scende in campo per i giovani della Locride

di ARISTIDE BAVA – Il Cenacolo della cultura e delle scienze della Locride con una nota diffusa dal presidente onorario  Giovanni Filocamo e dal segretario Luigi Mileto conferma la volontà di aiutare i giovani della Locride aiutandoli a «ricercare la bellezza del sapere e la conoscenza della propria identità culturale» e anticipa che, a supporto di Locride Capitale Italiana della cultura 2025, la seconda edizione del premio Architettura e città” sarà organizzato nel 2023, sul territorio della Locride.

La nota mette a fuoco il problema della migrazione dei giovani e fa riferimento alle iniziative attuate dal Cenacolo anche con importanti borse di studio per frenare questa emigrazione. 

«Il nostro bilancio sociale – dice la nota – è  la carta d’identità del cenacolo. Il nostro paese che ha una lunga storia di emigrazione deve aprire un’adeguata riflessione. È da tempo che i giovani studenti della Locride non si sentono protetti  e sono spinti a cercare fortuna altrove. A partire sono principalmente i giovani per motivi di studio e di lavoro. E tra essi giovani con alto livello di formazione che spesso non fanno ritorno portandosi appresso conseguenze rilevanti sulla composizione sociale e culturale».

Secondo Luigi Mileto e Giovanni Filocamo, rispettivamente segretario e Presidente del Cenacolo della Locride «il Piano nazionale di ripresa e resilienza, possono rappresentare un punto di riferimento per provvedere a ridisegnare e programmare un futuro diverso, che risponda alle esigenze dei giovani della Locride e ne valorizzi capacità e competenze».

Anche per questo si ricorda che l’importante struttura culturale associativa  con i suoi premi studio  ha istituito un percorso che aiuta concretamente i giovani più meritevoli e fa anche riferimento alla recente edizione Premio  Milano cultura 2022, che ha voluto inserire nella  cerimonia dello scorso  ottobre le qualità e le  aspettative dei giovani premiati, tra cui due giovanissime rappresentanti  della Locride, la dott.ssa Serena Monteleone e la studentessa Teodora Pazzano entrambe di Siderno.

«L’obiettivo finale delle nostre iniziativa – dicono Filocamo e Mileto – è di  creare collaborazioni tra i giovani e i grandi protagonisti della ricerca scientifica e umanistica  per sviluppare nuovi talenti e nuovi progetti innovativi».

E non manca una riflessione sulle problematiche che vivono i giovani del Sud. «La stessa meritocrazia  di cui oggi si discute  è  cosa buona  se vi è  parità nelle condizioni di partenza  mentre altrimenti essa assume un carattere illiberale». Da qui la necessità – continua la nota – «di far conoscere ai  nostri studenti della Locride  la storia dell’arte greca. Il merito deve essere difeso non perché è  giusto ma perché una scuola di qualità favorisce la crescita economica e sociale. Nel sud  i tecno professionali devono essere il punto d’incontro tra il mondo del lavoro e i suoi studenti ,che entrano direttamente nel  mondo del lavoro».

Quindi un deciso riferimento alla ipotesi “Locride Capitale  della cultura 2025″ di cui il Cenacolo, è scritto nella nota, condivide appieno la candidatura anche perchè può servire, indipendentemente dal risultato, a far aumentare l’offerta turistica della Locride e offrire importanti spaccati della storia greca e della magna graecia” con tanti giovani del luogo che potrebbero diventare i veri protagonisti del cambiamento di un territorio che, pur ricco di grandi potenzialità, ha vissuto per troppo tempo nell’ombra. (ab)

 

Sinergia tra Mediterranea e Consiglio regionale per migliorare occasioni di studio e apprendimento

Migliorare le occasioni di studio e apprendimento. che possano consentire ai giovani di realizzare i loro progetti di vita in Calabria. È stato questo il fulcro dell’incontro avvenuto tra Giuseppe Zimbalatti, Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e Filippo Mancuso, presidente del Consiglio regionale della Calabria.

«Il ruolo delle nostre Università, quali aggregatori e propulsori di cultura e innovazione – ha dichiarato Mancuso – è fondamentale per consentire alla Calabria di affrontare le sfide del momento. È necessario realizzare processi di sviluppo sostenibile, che blocchino il fenomeno drammatico dell’emorragia costante di giovani, costretti, al termine del loro percorso di studi, a lasciare la loro terra in cerca di opportunità che qui vengono loro negate».

Il Presidente ha rivolto i suoi complimenti al Rettore Zimbalatti «per l’impegno che sta dispiegando, mirato al potenziamento di un Ateneo che  rappresenta un qualificato punto di riferimento per l’intera Calabria. Un’eccellenza con cui il Consiglio regionale intende avere relazioni proficue e sinergiche, proseguendo sul solco tracciato dal protocollo di intesa tra Università e Consiglio Regionale e che ha come principale obiettivo la realizzazione di un sistema integrato di interventi e servizi per garantire il diritto allo studio e alla cultura». 

Il Rettore dell’Università Mediterranea si è soffermato sui risultati conseguiti nel corso degli anni, ultimo in ordine temporale: il terzo posto tra gli Atenei statali fino a 10.000 iscritti nella classifica Censis 2022. L’Ateneo reggino passa dal sesto posto del 2021 al terzo del 2022, con un punteggio complessivo di 86,5.  Un risultato che testimonia concretamente la bontà del lavoro svolto.

«I dati in nostro possesso – ha evidenziato Zimbalatti – confermano che le percentuali di occupazione post-laurea dell’Università Mediterranea sono in linea con i migliori atenei italiani. Numeri che ci incoraggiano e che vogliamo portare all’attenzione di tutte le famiglie e giovani calabresi».

«La qualità e varietà dell’offerta formativa – ha concluso – abbinata ai dati importanti sull’inserimento lavorativo, contente al nostro ateneo di essere competitivo a livello nazionale e soprattutto di assicura alle famiglie calabresi risparmi economici rilevanti, oltre alla possibilità di avere i loro figli vicini e non lontano da casa». (rrc)