Saccomanno (Lega): Da Governo 136 mld per la sanità

Il commissario regionale della Lega, Giacomo Saccomanno, ha reso noto come il Governo  «ha annunciato un investimento record nel settore della sanità: previsti, infatti, investimenti per 136 mld.

«Questa decisione – ha detto Saccomanno – dimostra la volontà del governo di migliorare il sistema sanitario pubblico e di soddisfare le esigenze dei cittadini. Al contrario, il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle non hanno mai fatto nulla di simile durante il loro mandato. L’investimento di 136 miliardi di euro rappresenta un importante passo avanti per la sanità italiana. Questa somma consentirà di migliorare l’accesso ai servizi sanitari, potenziare le strutture ospedaliere e garantire una migliore qualità delle cure. La decisione del governo è stata accolta positivamente da diversi attori del settore sanitario».

«I medici e gli operatori sanitari – ha proseguito – sperano che questo investimento possa contribuire a risolvere i problemi che affliggono il sistema sanitario italiano da anni, come le lunghe liste di attesa e la carenza di personale. Inoltre, l’investimento nel settore sanitario potrebbe avere un impatto positivo sull’economia italiana. Infatti, il potenziamento delle strutture ospedaliere e l’assunzione di nuovo personale potrebbero creare nuovi posti di lavoro e stimolare la crescita economica. Nonostante le critiche, l’investimento nel settore sanitario rappresenta un passo importante per il governo italiano».

«La volontà di migliorare la sanità pubblica e di investire risorse significative – ha concluso – dimostra l’impegno del governo nei confronti dei cittadini e della loro salute. Ora spetta alle autorità sanitarie e ai responsabili politici assicurarsi che questi fondi vengano utilizzati in modo efficace e trasparente, al fine di garantire un sistema sanitario di qualità per tutti i cittadini italiani». (rcz)

 

Il M5S: Governo punta su opere sbagliate in Calabria

Iportavoce del Movimento 5 stelle eletti in Calabria hanno ribadito come il Governo punti sulle opere sbagliate nella regione.

«A che serve collegare Calabria e Sicilia – hanno chiesto – col mega progetto del Ponte sullo Stretto se la viabilità interna alle due regioni di fatto è inesistente? La domanda assume ancora più rilievo nel momento in cui il Governo boccia il tracciato che da Praia a Mare taglia all’interno fino a Tarsia, bloccando ogni prospettiva sull’alta velocità».

«Non è un mistero – hanno proseguito – che l’orografia della nostra regione sia complicata. Ma non riusciamo a scorgere un impegno da parte del ministero ai Trasporti per ovviare a queste problematiche nel tentativo di far diventare la Calabria una regione normale».

«I dati in nostro possesso parlano chiaro – hanno spiegato – per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina servono 12,5 miliardi. La Regione Sicilia contribuirà con il 10% del totale, 1 miliardo presi dai fondi sviluppo e coesione 2021-2027 e 200 milioni da quelli 2014-2020 (cioè fondi estrapolati dai Por con tutto ciò che significa: meno bandi, meno interventi sul sociale). È probabile, a questo punto, che venga ripetuta in Calabria una operazione simile».

«La Salerno-Reggio Calabria, 207 km di ferrovia ad alta velocità – hanno illustrato – costerebbe più o meno la stessa cifra del Ponte, 12-13 miliardi. Al momento però sono previsti solo i 2 miliardi per il primo lotto Battipaglia Romagnano, presi dai fondi del Pnrr, con un impegno a fare il raddoppio della galleria Santomarco tra Paola e Cosenza sebbene non esista alcun programma di investimento per la realizzazione dell’opera».

«Il che –hanno continuato gli esponenti pentastellati –pregiudica anche il futuro del porto di Gioia Tauro: senza alta velocità e senza passaggio di merci da Tarsia per l’Adriatica il porto resterebbe solo di transhipment e l’occupazione limitata alla sola area del porto escludendo ogni prospettiva di sviluppo per la Calabria».

«Non vogliamo entrare nel dibattito – hanno  concluso – su quale sia il miglior tracciato per l’alta velocità ferroviaria ma è necessario sottolineare che il servizio attualmente offerto agli utenti diventa ogni giorno più scadente. Caso emblematico il tempo di percorrenza del Frecciargento Reggio Calabria-Roma che ha subito un aumento di ben 20 minuti». (rcz)

L’OPINIONE / Angelo Sposato: Il Governo Meloni sta impoverendo il Paese e cancellando il Sud

di ANGELO SPOSATO – Tra una smentita e l’altra da parte del governo che continua nella sua propaganda, il Sud rischia di perdere 8 miliardi di investimenti del Pnrr e l’ulteriore agenda di programmazione dei fondi di coesione. Non è tutto attribuibile all’incapacità di fare spesa della pubblica amministrazione, così come dicono dalla politica nazionale regionale, ma è una precisa responsabilità del governo a definanziare interventi già programmati al fine di penalizzare il Sud.

I temi del Pnrr, dei fondi europei e degli investimenti non possono eludere un indirizzo e un’azione strategica di rafforzamento amministrativo con assunzioni nella pubblica amministrazione e il rilancio di politiche industriali tanto nel Paese quanto nel Sud.  Questo governo, in questo primo anno, ha dimostrato di non avere alcuna visione sulle politiche dell’amministrazione pubblica, di sviluppo, coesione e rilancio del Mezzogiorno. È una precisa scelta politica  che schiaccia il governo tra spinte ideologiche come l’autonomia differenziata e opere bandiera che non hanno nulla di strategico.

La Calabria è la Cenerentola d’Italia per questo governo ed i divari con il resto del Paese sono decuplicati. Definanziamenti di opere strategiche che erano anche punto della Vertenza Calabria, disimpegni della partecipazione pubblica da investimenti strategici come, ad esempio, la centrale a idrogeno di Rossano, chiusura di 79 autonomie scolastiche dal 2024, situazione sanitaria devastante, Zes unica completamente inutile se non c’è una strategia di investimenti pubblici attraverso le società partecipate o una quadro di sostegno degli interventi, rischiano di essere alcuni dei fallimenti del governo nazionale e di conseguenza, quello regionale che subisce, suo malgrado, scelte imposte dall’alto. Se a questo aggiungiamo la ripresa delle emigrazioni soprattutto dei giovani (la Calabria ne ha perso centomila in dieci anni), lo spopolamento e la denatalità, il sistema della competitività delle imprese a dir poco imbarazzante, il quadro che emerge per la Calabria è da allarme rosso. Il nostro Paese è in recessione e la Calabria rischia un declino irreversibile.

Mancano scelte strutturali e strategiche per aumentare retribuzioni e pensioni e una vera lotta all’evasione fiscale, con risorse da prendere dove si sono prodotte ricchezze sulle spalle dei cittadini, dai grandi colossi dell’energia, alle case farmaceutiche, ai grandi sistemi finanziari e tecnologici che in questi anni di crisi hanno fatto enormi profitti.

Porteremo  la Vertenza Calabria nelle piazze, saremo a Roma il 7 ottobre forti anche del consenso delle lavoratrici e dei lavoratori che in questi giorni stanno partecipando alle nostre assemblee e votando la piattaforma per dare al nostro Paese un nuovo orizzonte, per mettere al centro il lavoro dignitoso, contro lo sfruttamento e la precarietà, per la salute e sicurezza, per il futuro, per dare all’Italia un nuovo orizzonte ed una nuova “via maestra”. (as)

[Angelo Sposato è segretario generale Cgil Calabria]

De Biase (Uilpensionati Calabria): La legge di bilancio non ci convince

Francesco De Biase, segretario generale di Uilpensionati Calabria, ha sottolineato come «dalle prime valutazioni fatte sul testo fornito dal Governo, possiamo affermare che la legge di bilancio non ci convince».

«Le idee del Governo in materia pensionistica cozzano con le nostre idee in materia – ha evidenziato – e rischiano di minare i bisogni di anziani, pensionati e non autosufficienti. Stiamo parlando della platea più ampia di calabresi, di donne e di uomini che vivono in una regione, così come cristallizzato dall’Inps nel suo ultimo rapporto, dove il ricambio generazionale si è fermato e dove quei pochi che hanno la fortuna di lavorare percepiscono mediamente il reddito più basso rispetto ai cittadini delle altre regioni».

«In questo contesto, purtroppo – ha spiegato – qualcuno pensa in maniera poco prudente di mettere le mani in tasca ai pensionati, non considerando le ripercussioni di una scelta così sbagliata e senza riflettere sugli effetti devastanti di una nuova misura, che ancora una volta affama la classe media ed in particolare mette in ginocchio i pensionati con il mancato adeguamento e con i tagli alla rivalutazione. Qualcuno non ha compreso che in tanti,  oggi, non sono più nelle condizioni di provvedere ai bisogni minimali, alle cure personali, perché sopraffatti da aumenti inflattivi e carovita».

«Noi, abbiamo deciso di alzare il livello del confronto – ha proseguito – avviando già una serie di cause pilota con l’obbiettivo di fare dichiarare incostituzionale con una pronuncia di legittimità da parte della Corte Costituzionale, il meccanismo della rivalutazione applicato. Lo diciamo da tempo, la perequazione automatica delle pensioni, deve esser volta a garantire nel tempo l’adeguatezza dei trattamenti pensionistici e a salvaguardare il potere d’acquisto rispetto alla pressione inflazionistica che trascina i propri  effetti di perdita di potere d’acquisto non solo nell’immediato, ma anche nel tempo, rendendoli definitivi e penalizzanti».

«Quello che emerge dai dati Istat, poi – ha detto ancora – è che la spesa certificata dei Comuni, dimostra chiaramente quanto sia aumentata l’area di povertà e il disagio nei territori. Assistiamo a forti divari territoriali anche nella spesa dei servizi sociali. Mediamente la spesa sociale dei comuni del Sud, in particolare della Calabria, è pari alla metà della media nazionale ed un terzo rispetto al Nord-est del paese».

«Pretendiamo politiche di coesione, mirate a garantire lo sviluppo, l’occupazione, il miglioramento dei servizi – ha ribadito –. Bisogna assicurare alle persone e alle famiglie, un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuovere politiche per garantire la qualità della vita, pari opportunità, contro discriminazione e diritti di cittadinanza, per prevenire, eliminare o ridurre le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia».

«Tutto questo ci obbliga a non abbassare l’asticella delle rivendicazioni – ha concluso – perché non possiamo accettare che si possano generare politiche che fomentano le divergenze le disuguaglianze. Semmai in coerenza con il nostro mandato, dobbiamo promuovere tutte le prestazioni destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno, ed assicurare un sistema di welfare complessivo, a partire anche dalla da finanziamento effettivo della legge sulla NonAutosufficienza, che qualcuno vorrebbe dimenticare in qualche cassetto». (rcz)

L’OPINIONE / Angelo Sposato: Nel decreto del Governo del Sud c’è solo il titolo

di ANGELO SPOSATO – Il Governo ha completamente cancellato il Sud sui temi dello sviluppo, del lavoro, della salute, delle infrastrutture. Il decreto Sud porta solo il nome e la Zes unica è un modo per cancellare gli interventi nelle regioni più svantaggiate come la Calabria. In questo contesto la nostra regione, dopo aver subito definanziamenti sulle infrastrutture strategiche, revoche di progetti sull’ idrogeno dalle partecipate (Enel Rossano), mancata possibilità di fare assunzioni nella sanità, abbandono degli oltre 30000 beneficiari del reddito di cittadinanza, rischia di rimanere schiacciata dalla propaganda della lega sull’autonomia differenziata e ponte sullo stretto, entrambe irrealizzabili per mancanza di risorse.

Di fatto hanno detto al Presidente della regione Occhiuto di arrangiarsi da solo. E la giunta regionale, invece di creare condizioni di sviluppo e lavoro annuncia di voler chiudere gli unici impianti energetici ecosostenibili esistenti come la centrale a biomasse del Mercure.

Anche nella nostra regione avevamo da tempo chiesto di discutere di un piano straordinario del lavoro, facendo leva sui fondi di coesione, sul Pnrr e sulle diverse misure di finanziamento. Era un dei temi principali della vertenza Calabria che presto porteremo in piazza. Al governo regionale vogliamo dire di non fare propaganda sul precariato e sullo stato di bisogno di lavoro. Anche sui tirocinanti ci vuole chiarezza ed evitare di creare illusioni o false promesse. Se il governo regionale ha promesso ai tirocinanti la stabilizzazione nella pubblica amministrazione lo dica con chiarezza e lo faccia se ne ha le risorse e la norma lo consente.
Ma non dica ai lavoratori che il sindacato confederale a differenza di quello autonomo è da ostacolo al processo. Questo non è onesto. Lo faccia se ne è capace altrimenti non soffi sul fuoco della propaganda o saremo noi che manifesteremo con i lavoratori tirocinanti sotto la cittadella regionale.
Ci vediamo a Roma, il 7 ottobre per #laviamaestra del lavoro e della costituzione, contro le scelte sbagliate del governo. (as)
[Angelo Sposato è segretario generale di Cgil Calabria]

Sposato (Cgil Calabria): Governo intervenga con norme immediate per sicurezza sul lavoro

«Il Governo, anziché ridurre le tutele sulla sicurezza, deve intervenire con norme immediate ed incisive». È quanto ha dichiarato il segretario generale di Cgil Calabria, Angelo Sposato, a seguito dell’ennesima morte sul lavoro a Lamezia.

« Non basta più solo il cordoglio – ha ribadito – non bastano più i comunicati. Le morti sul lavoro non sono solo fatalità, ma hanno anche delle responsabilità, da accertare certo, ma è un dato di fatto che partendo il più delle volte dallo stato di bisogno delle persone, taluni speculano sulla sicurezza, rendendosi responsabili della vita delle lavoratrici e lavoratori, e in Paese civile tutto ciò è intollerabile».

«Questo non è modo di fare impresa – ha evidenziato – mettere in pericolo i lavoratori per il profitto significa farlo in piena consapevolezza. Serve un’azione radicale non solo dell’ispettorato del lavoro ma anche di tutte le forze dell’ordine perché quando si mette così in pericolo la vita delle persone è un problema anche di sicurezza pubblica».

«Chiederemo a tutte le prefetture calabresi – ha annunciato – di allertare le procure per un’azione a tappeto sui temi della sicurezza e della salute in Calabria. Ed anche il sistema imprenditoriale calabrese, a tutti i livelli, è necessario prenda le misure idonee per fermare questa spirale di infortuni mortali che negli ultimi mesi è fuori controllo.

Si è creata una cultura del liberi tutti che mette a repentaglio la vita delle persone e questo è molto grave». (rcz)

Il sindacato Orsa contro la privatizzazione dei porti

«Privatizzazione dei porti? No, Grazie. È un No secco e determinato quello che come sindacato “Orsa Porti” intendiamo recapitare al Ministro Tajani», scrive in una nota il sindacato.

«I porti rappresentano un asset strategico per la nostra economia e danno lavoro a migliaia di persone sia direttamente che tramite indotto, visti i vari servizi – scrive Orsa – Privatizzare i porti vorrebbe dire concedere ancora più potere alle grandi imprese private sui beni pubblici che, in base alle loro esigenze e preferenze commerciali, potrebbero decidere le sorti dei vari porti italiani e quindi di tutte le persone che ci lavorano. Una strana proposta quella che proviene dal Governo più nazionalista e conservatore che il nostro paese abbia avuto dal dopoguerra ad oggi. Una contraddizione che però, a ben guardare, è solo apparente, infatti, questo governo (nel solco tracciato dai governi precedenti) sembra seguirne le orme riguardo la tutela di interessi privati, vedasi in merito appunto le grandi privatizzazioni del passato. La privatizzazione del porti, a nostro avviso, sembra un’idea che il vicepremier Tajani ha partorito per rimpinguare le casse dello Stato».

«Il nostro sindacato – continua la nota – critica fortemente questa possibile svendita del demanio marittimo e non solo in ragione della centralità che il sistema portuale riveste nella nostra economia ma soprattutto perché la proposta lanciata dal Ministro non accenna nemmeno lontanamente alla tutela e alla salvaguardia dei posti di lavoro. Sappiamo bene, purtroppo, cosa accade quando aziende o asset strategici del nostro paese finiscono in mano ai privati: pagano sempre le lavoratrici e i lavoratori e non vorremmo dover constatare in un prossimo futuro che, anche in questo caso, la “storia si ripete”».

«Dalle pagine de “La Stampa” il vicepremier Tajani sostiene che è necessaria una profonda opera di liberalizzazione dei servizi al grido di “Più privato è, meglio è”. Questa non è assolutamente la nostra filosofia; basti pensare al caso dell’ex Ilva e alla tragica vicenda del ponte Morandi di Genova – conclude Orsa – Oggi più che mai appare necessario un controllo pubblico che tuteli effettivamente cittadine e cittadini, lavoratrici e lavoratori dalle possibili speculazioni delle imprese e degli interessi privati, dove il guadagno per forza di cose è l’obiettivo principale. Questo Governo deve, a nostro avviso, rivedere i tagli sulla spesa pubblica e sui servizi, ciò per evitare nuove crisi ricadenti sempre sui soliti noti, basti pensare in merito all’attuale flessione negativa delle nascite in Italia e all’incertezza del futuro. Non si può “fare cassa” sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori, smantellando i servizi pubblici e lo stato sociale, ed è per questo che chiediamo al Ministro di ascoltare tutti gli stakeholder, pesando bene le scelte e le priorità, in un paese che sicuramente ha bisogno di scelte coraggiose ma allo stesso tempo lungimiranti e rivolte al bene della collettività. Questa è l’Italia che vogliamo e che auguriamo a noi e ai nostri figli». (rrc)

I sette sindaci dell’Alto Jonio: Domani incontro con Occhiuto per Terzo Megalotto della Statale 106

I sindaci di Cassano Giovanni Papasso, Villapiana Paolo Montalti, Francavilla Marittima Gaetano Tursi, Cerchiara Antonio Carlomagno, Albidona Leonardo Aurelio, Antonello Ciminelli (in rappresentanza del comune di Amendolara) e Roseto Capo Spulico Rosanna Mazzia, incontreranno il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per discutere della questione del Terzo Megalotto della Strada Statale 106.

Una notizia arrivata dopo il sit-in pacifico a cui hanno preso parte i sette primi cittadini dell’Alto Jonio, in Prefettura a Cosenza: «Dopo il sit-in durato oltre 36 ore – hanno raccontato i sette sindaci dell’Alto Ionio all’uscita della nuova riunione che si è tenuta in mattinata – siamo stati nuovamente ricevuti dal Viceprefetto Vicario e dal Capo di Gabinetto e l’occasione è stata utile innanzitutto per sgomberare il campo da qualche fraintendimento e per ribadire ai rappresentanti territoriali del Governo che la nostra azione ha interessato la Prefettura proprio per la fiducia che riponiamo da sempre nei confronti della stessa e soltanto per richiamare l’attenzione del Governo. Proprio in virtù di questa fiducia abbiamo chiesto alla Prefettura  di continuare a starci ancora vicini.L’incontro che si è svolto alla presenza del consigliere regionale Franco Iacucci, si è tenuto in un clima di estrema serenità e collaborazione teso a risolvere l’annosa problematica posta dai Sindaci nell’interesse dell’intero Alto Jonio».

Poi la notizia dell’incontro col Governatore, dettosi disponibile a fare da mediatore col Governo Meloni per arrivare a una soluzione definitiva. Una decisione accolta con favore dai sindaci che hanno così sospeso il sit-in pacifico visto che l’obiettivo, al momento, può dirsi raggiunto.

«In riferimento all’articolo di stampa apparso questa mattina – hanno voluto precisare Papasso, Montalti, Tursi, Carlomagno, Aurelio, Ciminelli e Mazzia – che ricostruisce in modo parziale una vicenda lunga 20 anni, giova ricordare che è stato proprio il Cipe a deliberare il diritto del territorio che ospita la nuova SS106 Jonica alla compensazione ambientale e a stabilire l’entità delle risorse a ciò destinate.
Su come dette somme dovessero essere suddivise sui vari territori esiste un accordo, sottoscritto nella sede dell’Anas a Roma, che risale al 7 luglio 2014. Oggi appare evidente che qualcuno vuole modificare quell’accordo a discapito dei sette comuni che si sono ritrovati a Cosenza in questi giorni.

Tra queste, ad esempio, spiccava un’opera, un waterfront che da Sibari arrivasse fino a Roseto. Quell’accordo era però chiarissimo anche su un altro tema: l’abbattimento del Pagliara non doveva rientrare tra le somme per le compensazioni ambientali. È evidente che di fronte al tentativo di vedere svanire queste risorse i Sindaci chiedono che siano i Comuni, così com’è stato fatto per il Parco Archeologico di Sibari, ad essere destinatari diretti delle risorse e poterle spendere nel solco delle indicazioni già date dalla Commissione Via, che fornisce peraltro soltanto un parere consultivo e a cui nessuno dei rappresentanti del Tavolo Tecnico ( non ne fanno parte soltanto o Sindaci dei Comuni interessati) ha mai inteso fornire una adeguata risposta.

Per questo i sindaci, nel ribadire la loro determinazione a portare avanti le istanze dei Cittadini del territorio interessato dal passaggio dell’Opera e vedersi risarciti dei tanti disagi sopportati, sottolineano come sia responsabilità di tutte le parti in causa, a partire da Anas, quella di assumersi le responsabilità già messe in passato nero su bianco ed evitare di giocare a dividere i sindaci.

«La speranza – hanno concluso i sette sindaci – è che l’incontro di giovedì  col Presidente Occhiuto sia propedeutico a quello chiesto alla Presidente Meloni per risolvere definitivamente, dopo quasi dieci anni di stallo e promesse disattese la vicenda delle Opere Compensative, affinché i territori dei comuni, visto che le stesse opere di compensazione ambientale sono previste per legge e visto il grande impatto ambientale che si porta dietro la costruzione del terzo megalotto Sibari-Roseto, possano essere risarciti. Per quanto riguarda gli svincoli, chiediamo al Governo e ad Anas una nuova riflessione: non vogliamo svincoli “a diamante” impattanti ma semisvincoli di modo da rendere la strada accessibile e utilizzabile da tutti i cittadini». (rcs)

 

Fillea Cgil: «Governo non faccia cassa su chi ha perso un proprio caro sul lavoro»

«Non si faccia cassa su chi ha perso un proprio caro sul lavoro. Non si porti avanti un provvedimento indegno, che infierisce su chi già paga lo scotto della perdita di un proprio caro. Un taglio che svilisce, ancora di più di quanto il governo non stia già facendo, la dignità dei lavoratori e si accanisce ancora una volta sui più deboli». Simone Celebre, segretario generale Fillea Cgil Calabria, commenta così la riduzione delle risorse del fondo di risarcimento per i familiari di vittime del lavoro.

«Le cronache sono inclementi e segnano il ritmo incessante di morti bianche, specie in Calabria. Il Governo anziché investire sulla sicurezza sul lavoro, individuando, magari, risorse straordinarie, va a comprimere quelle esistenti. Un ulteriore segnale di uno Stato sociale sempre più assente e di un approccio da parte del governo lontano dal Paese reale, dalla vita quotidiana, dal sudore della fronte di chi tutti i giorni si reca sui cantieri o nelle fabbriche. Ridurre il sostegno economico a chi resta senza un marito o una moglie, un padre o una madre, significa segnare ulteriormente il suo futuro», afferma Celebre.

«Ci opponiamo fermamente e porteremo anche queste ragioni nella manifestazione del 24 giugno a Roma per il diritto alla salute e alla sicurezza. Chiediamo – conclude – che il governo ci ripensi, faccia marcia indietro e individui le risorse necessarie da dedicare anche ai controlli, alle ispezioni, al personale, all’innovazione tecnologica e alla ricerca scientifica». (rcz)

PERDE COLPI L’AUTONOMIA DI CALDEROLI
SI LAVORI INVECE A FAR CRESCERE IL SUD

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – La marcia veloce, senza ostacoli, che aveva immaginato Calderoli è facile che debba fermarsi. Troppi sono i segnali e le prese di posizione di organismi non politici che dichiarano la loro contrarietà a un equilibrio nazionale  che potrebbe non reggere, nel caso in cui si attuassero i livelli essenziali delle prestazioni in tutto il Paese. La convinzione che ha pervaso  i documenti e le dichiarazioni  sia dell’organo tecnico del Senato, ma anche di Bankitalia, di Confindustria, e recentemente anche dell’Unione Europea, va nello stesso senso.

La conclusione che se la riforma, che attuerebbe il titolo quinto della Costituzione, inopinatamente modificato dal Centro Sinistra, dovrà essere attuata senza oneri per il bilancio statale, la situazione non potrà che rimanere invariata e quindi l’autonomia differenziata fermarsi. 

Ma mentre la contrarietà rispetto ad una riforma che vuole statuire come corretta una spesa storica che toglierebbe ogni anno al Mezzogiorno, a seconda dei calcoli, dai 30 ai 60 miliardi, è assoluta si deve però criticamente riflettere sulla situazione, ormai consolidata,  che certamente con crescite non particolarmente elevate non può essere cambiata, anche se sarebbe assolutamente corretto che lo fosse.

L’esempio diffusamente riportato dei 66 asili nido di Reggio Emilia rispetto ai 3 di Reggio Calabria dimostrano plasticamente come sarebbe estremamente complicato, certamente non senza aggravio di costi, stabilire diritti analoghi per tutti. 

Ma anche se l’autonomia differenziata voluta da Calderoli e che avrebbe, nello schema previsto dal Ministro, scavalcato totalmente il Parlamento, seguendo un accordo pattizio tra Regioni e Presidente del Consiglio, dovesse essere fermata non vi è dubbio che rimane in piedi il grande problema della differenza di diritti di cittadinanza esistenti nelle due parti del Paese, come anche quello della spesa storica che sarà estremamente complicato poter mettere in discussione. 

Perché evidentemente mentre é relativamente facile fornire servizi a chi non li ha, è assolutamente impossibile pensare, senza rivolgimenti sociali, di sottrarre i diritti di cittadinanza a chi ne usufruisce da anni. 

Ed allora se la strada di tenersi un residuo fiscale teorico, che in realtà proviene da meccanismi complessi che hanno la loro origine in tutte le parti del Paese, tra loro connesse, è assolutamente da bloccare, non si può non considerare che le realtà più evolute, come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, che hanno chiesto per prime di poter gestire al meglio le risorse che con i limiti già detti produrrebbero, hanno bisogno di confrontarsi con quello che avviene nella realtà più evolute della MittelEuropa e cercare di non perdere passi per esempio nella infrastrutturazione. 

La Regione Veneto ha annunciato una svolta nel sistema dei trasporti: Hyper Trasfer arriverà e a progettarlo sarà il consorzio Webuild-Leonardo. Le capsule di trasporto realizzate con il nuovo sistema potranno viaggiare a più di 1.200 chilometri ora, tra l’Interporto di Padova e il Porto di Venezia. 

Bene stare all’avanguardia ha dei costi che queste Regioni hanno paura di non poter sostenere, per questo vogliono quella autonomia che consentirebbe loro di correre al passo degli altri competitori. Ed allora il tema non è tanto quello di fermare qualcuno per far crescere gli altri, non è quello di far correre Milano anche a costo che Napoli affondi, come incautamente affermò qualche anno fa Guido Tabellini, quanto invece quello di fare in modo che la locomotiva Sud, che può, come dice Lino Patruno, dare anche lezioni di sviluppo all’Italia, parta veramente e che produca quel reddito annuo che aumenti il Pil nazionale di una dimensione tale da consentire, aldilà delle risorse eccezionali del Pnrr, di poter avere un welfare, che non possa più prevedere che alcuni medicamenti possano essere a carico del servizio sanitario nazionale in alcune regioni ed in altre invece a carico del paziente, come avviene tuttora. 

Per questo la strada da percorrere è quella di procedere velocemente con investimenti adeguati, che consentano l’attrazione di iniziative dall’esterno dell’area, intanto nelle aree Zes, che già pare comincino a funzionare, anche se in modo diverso da regione a regione, ma anche riuscendo ad avere un progetto di sviluppo per il settore turistico che rifletta adeguatamente sulla necessità che si attui una normativa speciale che consenta l’insediamento accelerato di investimenti alberghieri, con l’adozione di una normativa che imiti le Zes manifatturiere, riproponendo il meccanismo. 

La strada che si è intrapresa per quanto riguarda il Ponte sullo stretto e le altre infrastrutture del sistema ferroviario, autostradale e portuale del Mezzogiorno e che Salvini, con una determinazione che stupisce, e che sta passo dopo passo portando avanti, é quella giusta. 

Per questo è necessario che si proceda con tempificazioni adeguate perché il tempo non è una variabile indipendente e i ritmi della crescita devono essere sostenuti, per dimostrare al Paese intero che la strada non può essere quella della divisione tra piccoli Staterelli indipendenti o quasi, quanto quella di una sinergica attività che porti, invece  che a a dividere l’unico tavolo che si ha a disposizione, rendendolo praticamente inutilizzabile per tutti, a moltiplicarne il numero perché si possa stare meglio in più.  (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]