La Statale 106 diventa priorità del Governo: 3 mld per finire l’opera

La Strada Statale 106 è diventata la priorità del Governo: per la tristemente conosciuta come Strada della morte, sono stati stanziati 3 miliardi attraverso il Def Infastrutture, il documento messo a punto dai ministri delle INfrastrutture, Enrico Giovannini e dell’Economia, Daniele Franco.

È quanto è emerso da un articolo de Il Sole 24ore a firma di Giorgio Santilli, che ha evidenziato come proprio la Statale 106 Jonica sia diventata «la bandiera di un nuovo ciclo di investimenti per il Sud, come nei primi 20 anni del secondo era stata l’autostrada Salerno-Reggio Calabria».

Nel documento, quindi, è inclusa il completamento della tratta Catanzaro-Crotone (1,8 miliardi) e l’avvio della tratta Crotone-Sibari e del collegamento fino a Reggio Calabria.

Una decisione non presa alla leggera, in quanto «tra le righe si capisce che questa strada del profondo Sud, rimasto più indietro, anch’essa in ballo da 20 anni con la sua suddivisione in maxilotti, è stata preferita, per ora, come opera simbolo della riscossa del Mezzogiorno, alla ferrovia Salerno-Reggio Calabria, creatura prediletta del Pnrr e del Pnc, perché evidentemente è più stabile quanto a tragittoe progettazione». (rrm)

L’OPINIONE / Antonio Errigo: Il Governo dovrebbe investire in opere e iniziative pubbliche in Calabria

di ANTONIO ERRIGO – Investire in opere e iniziative pubbliche in Calabria, ora più che mai, sembrerebbe essere una buona azione politica.
In Calabria, infatti, il noto principio  utilitaristico del tornaconto economico, di «raggiungere massimi risultati economici con minimi sforzi» – e quindi  a fronte di adeguate spese pubbliche, registrare conseguenti maggiori entrate  tributarie, con il minimo sforzi di investimenti finanziari pubblici e privati – ora potrebbe essere una realtà.
Tenuto conto e considerato che in nessuna regione d’Italia si può vivere onestamente in assenza di lavoro, credo che occorra che il Governo e la Regione Calabria, insieme aiutandosi e sostenendosi  l’un l’altro,  si adoperino per generare occupazione ricorrendo al completamento, ammodernamento e messa in sicurezza delle opere e infrastrutture pubbliche, al fine di garantire  servizi pubblici in maniera paritetica tra le Regioni del Sud, del Centro e del Nord Italia.

Ho la sensazione che, per la prima volta a mia memoria, tutti i politici nazionali  e regionali calabresi (senatori, deputati, consiglieri regionali, assessori di destra, sinistra, centro), stiano comprendendo che la Calabria ha veramente tanto bisogno  del loro  importante impegno in favore di una seria riorganizzazione infrastrutturale, economica e sociale.

I dati statistici, comparati con le altre regioni d’Italia e strettamente connessi e correlati all’ordine e la sicurezza pubblica,  fanno emergere non solo una migliore  qualità della vita di relazione sociale, ma soprattutto una maggiore percezione del valore immenso della legalità diffusa.

Mi pare che alcuni politici e segretari regionali di partito siamo persone che sino ad oggi hanno voluto e saputo dimostrare sul campo con serietà, dedizione  e tanto impegno politico, la loro buona volontà di fare e fare bene, per il bene della Calabria, senza lasciarsi (almeno in apparenza) fuorviare da elementi estranei e mantenendo fede al loro mandato finalizzato alla nobile, sana e onesta politica.

Con uno sguardo ottimistico, quindi, mi pare esistano tutte le necessarie condizioni ambientali e i presupposti giuridici per attrarre  investitori e consentire di far investire  in sicurezza il capitale “di rischio” in Calabria.

Oggi nelle cinque province della Regione (tutte con tantissima bella e cara gente) mi pare si cominci ad avvertire più fiducia nelle istituzioni.
Auspico che il Presidente del Consiglio dei Ministri, cointeressando direttamente i Ministri e Ministre del Governo della  Repubblica Italiana, indirizzi, sostenga  e supporti il cambiamento in corso.

Occorre far comprendere (in ogni modo e con tutti i mezzi possibili), a quanti sono ancora resistenti nel convincersi che  investire in Calabria conviene. Si dovrà spiegare bene il perché di questa convenienza e, soprattutto, si dovrà avviare un piano di sostegno per le PMI, motore dell’economia calabrese.

Le Regioni nelle quali sono state istituite le Zone Economiche Speciali italiane dovrebbero creare attrattive finanziarie e convenienze economiche regionali, per risultare  appetibili ai potenziali investitori stranieri così come avviene in altri Paesi e regioni del mondo.

Non dico di azzerare l’imposizione contributiva prevista dall’art.53 della Costituzione. Sarebbe troppo! Ma viste le difficoltà post Covid 19, si potrebbe ideare un programma per attenuare  di molto il carico fiscale e ricorrere a misure incentivanti sulla produzione del reddito d’impresa  per almeno i primi 10 anni di attività nelle aree Zes.

Certo che gli investimenti dovrebbero essere connotati dalla Sostenibilità e nessuno creda che nelle aree della Zona Economica Speciale in Calabria, si possano realizzare industrie inquinanti e nocive per l’ambiente e la salute dei Calabresi e dei turisti.

Si investano risorse pubbliche e private nelle altamente redditizie attività turistiche ricettive alberghiere e residenziali, a supporto di maggiori iniziative fieristiche, congressuali e convegnistici di interesse nazionale e internazionale.

Sarebbe molto utile alla debole economia regionale poter beneficiare di una o più iniziative pubbliche quali congressi e convegni di livello europeo ed internazionale da svolgersi in una delle tante località turistiche della Regione Calabria.

Si comprende che non è cosa facile da proporre e realizzare, ma si è convinti che sia molto importante per la ripartenza della Calabria.

Coniugare le note naturali attrattive turistico-ambientali della Calabria, con esposizioni fieristiche di pregio, eventi, congressi scientifici, seminari e convegni di studio, si ritiene che possa rappresentare un modello economico vincente di crescita e benessere per gli investitori, turisti e per i cittadini della Calabria. (ee)

OGGI CONSIGLIO REGIONALE SULLA SS 106
BASTA RINVII, ORA LA CALABRIA REAGISCA

Oggi seduta straordinaria del Consiglio regionale dedicata alla Statale 106. È ora che la Regione Calabria si faccia sentire con il Governo e richieda interventi ormai improcrastinabili per fermare la strage sulla strada della morte: dall’inizio dell’anno sono già sei le vittime di quella che, vergognosamente, qualcuno continua a chiamare arteria. 

Secondo l’ing. Fabio Pugliese, fondatore dell’Associazione Basta vittime 106, «bisogna capire se i nostri rappresentanti come al solito decideranno di piegare la schiena o se, invece, assumeranno scelte forti, efficaci e rispettose della dignità della Calabria e dei suoi cittadini».

«Auspico – afferma Pugliese – che il Consiglio Regionale domani possa approvare un atto amministrativo in cui impegna la Giunta Regionale a chiedere al Governo la revoca immediata della Delibera CIPESS sulle politiche di coesione; la riassegnazione dei Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (FSC); la rideterminazione degli interventi previsti dal Commissario Straordinario per la strada statale 106 Jonica, attraverso una concertazione con la Regione Calabria, assegnando loro una priorità sulla base di criteri oggettivi e, soprattutto, chiedendo che siano finanziati e realizzati. Inoltre bisogna pretendere dall’Anas Spa interventi di messa in sicurezza urgente ed azioni mirate di ordinaria e straordinaria manutenzione».

«Se in nostri consiglieri regionali – conclude Fabio Pugliese – riusciranno a rappresentare per una volta gli interessi dei cittadini calabresi potremo da qui a qualche mese ottenere qualche risultato importante capace di salvaguardare l’incolumità di tanti cittadini automobilisti ma se, invece, si piegheranno alle solite logiche di appartenenza e d’interesse politico personale sarà molto difficile che si arriverà ad assumere posizioni forti contro un governo di cui praticamente quasi tutti fanno parte e che attraverso le recenti scelte assunte ha dimostrato di non voler risolvere i problemi legati alla Statale 106!».

Intanto non si calmano le polemiche sulla mancata partecipazione alla convocazione della IV Commissione del Consiglio regionale dell’assessore regionale alle Infrastrutture e Lavori Pubblici, ing. Mauro Dolce, del commissario straordinaro per la SS 106, ing. Massimo Simonini, e dell’Ing. Francesco Caporaso (Responsabile Struttura territoriale Calabria dell’Anas).  Su questo l’ing. Pugliese non ci va leggero: «La loro inaccettabile assenza pesa come un macigno ed ha un significato molto importante. Perché ha impedito al Consiglio Regionale di poter apprendere delle informazioni molto importanti direttamente dal Commissario Straordinario per la Statale 106, dal Responsabile della Struttura territoriale Calabria di Anas Spa e dall’Assessore Regionale alle Infrastrutture». In altri termini, il Consiglio Regionale di oggi – stigmatizza Pugliese –  affronterà il tema della Statale 106 senza essere a conoscenza dei fatti, quindi, della verità e, più in generale d’informazioni rilevanti circa una problematica complessa su cui ad oggi, l’unica certezza che abbiamo, è quella relativa al Governo che non ha alcuna volontà politica di impegnarsi per affrontarla e risolverla.

«Sui lavori della seduta della commissione, – ha detto Pugliese – c’è da dire che l’inaccettabile assenza del Commissario Straordinario per la Statale 106 ha fatto registrare il rammarico dell’on. Pietro Raso (presidente della commissione) e dell’on. Filippo Mancuso (presidente del Consiglio Regionale). L’on. Pasqualina Straface (Forza Italia), si è detta delusa da una seduta che «avrebbe potuto assurgere a seduta storica e come ciò non sia avvenuto a causa dell’assenza dei rappresentanti di Anas», l’on. Davide Tavernise (M5S), stigmatizza le assenze così come l’on. Amalia Bruni.

Tutti, o quasi, però si sono complimentati con l’unico presente in commissione per essere audito: Claudio Moroni, il dirigente generale del Dipartimento infrastrutture e lavori pubblici.

Moroni ha spiegato che tra la Regione e l’Anas c’è una diversità di vedute perché «la Regione chiede che tutto il tracciato sia in categoria B (quindi ammodernato a 4 corsie con spartitraffico centrale) e Anas ritiene che tale richiesta non sia economicamente sostenibile dal Ministero, a fronte di costi nettamente superiori ai benefici che se ne ricaverebbero in termini di traffico».

Moroni ha illustra in Commissione tutte le tratte della strada Statale 106 “Jonica” che devono essere ammodernate (309 chilometri), e ha spiegto che sono necessari poco più di 8 miliardi di euro ma, aggiunge, al momento l’Anas sembrerebbe aver messo sul piatto solo 900 milioni di euro…

Non ci sono i soldi per la Locri-Ardore, per la Sibari-Corigliano-Rossano, per la Variante di Caulonia, per la Catanzaro-Crotone, la Crotone-Cirò, la Cirò-Mandatoriccio e la Mandatoriccio-Rossano. Il dirigente generale Moroni ha aggiunto poi che la Regione Calabria ha avuto una brillante idea: quella di chiedere al Governo un finanziamento per la progettazione di 5 interventi (al costo di 51,5 milioni di euro). Si tratta dell’adeguamento della tangenziale di Reggio Calabria, la Palizzi-Ardore, la Caulonia-Traversale delle Serre e la Stalettì-Squillace. Sono interventi il cui costo stimato è pari a 2.800 milioni di euro circa.

L’unica e la sola nota positiva è arrivata dall’on. Luciana De Francesco che per conto di Fratelli d’Italia (partito di cui fa parte), ha chiesto che si voti una mozione che impegni la Giunta regionale ad assumere un atto amministrativo da sottoporre al Governo chiedendo: la revoca immediata della Delibera CIPESS sulle politiche di coesione; la riassegnazione dei Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (FSC); la rideterminazione degli interventi previsti dal Commissario Straordinario per la strada statale 106 Jonica, attraverso una concertazione con la Regione Calabria, assegnando loro una priorità sulla base di criteri oggettivi e, soprattutto, chiedere che siano finanziati e realizzati.

Con la proposta dell’on. Luciana De Francesco ha concordato l’on. Francesco Afflitto (M5S), mentre l’on. Pasqualina Straface si è dichiarata favorevole ma solo «dopo aver sentito il parere del presidente Occhiuto».  

Oggi c’è la possibilità di far sentire la voce dei calabresi che sono stufi di contare vittime sulla strada della morte: il Governo deve mostrare – su colelcitazione del Consiglio regionale calabrese – che il problema esiste e le risorse vanno diversamente distribuite, dando priorità alla messa in sicurezza della SS 106 con interventi di ordinaria e straordinaria amministrazione. 

La sottosegretaria Nesci: Con nuovi fondi 2.700 posti per il servizio civile

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha reso noto che «il Governo il bando per il servizio civile universale con il più alto numero dei posti degli ultimi anni», e che in «Calabria grazie ai nuovi fondi, è stato possibile finanziare ulteriori progetti che consentiranno l’avvio al servizio nel territorio regionale di un numero complessivo di operatori volontari pari a circa 2700 unità».

«Il Servizio civile universale – aggiunge – rappresenta un’importante occasione di formazione personale e professionale per le nuove generazioni e, in particolare, per chi risiede in territori che presentano maggiori criticità e bisogni sociali. Grazie al lavoro del Ministro Dadone, per finanziare il servizio civile sono state impiegate le risorse del Fondo nazionale, gli stanziamenti previsti dal Pnrr, quelli del Programma operativo nazionale Iniziativa Occupazione Giovani nonché i fondi previsti per l’attuazione della sperimentazione del servizio civile digitale».

«In questo modo è stato possibile emanare un bando per la selezione di un numero di giovani estremamente ampio che, soprattuto in questo momento storico, rappresenta – ha concluso Nesci – un’iniziativa importante a favore delle nuove generazioni». (rrm)

La sottosegretaria Dalila Nesci: 111 milioni per Zes

Sono 111,7 milioni di euro la somma assegnata alla Calabria per gli investimenti infrastrutturali i volti ad assicurare i collegamenti delle Zone Economiche Speciali con la rete nazionale dei trasporti. È quanto ha reso noto la sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci,spiegando che si tratta della cifra più alta dopo la Campania, «che testimonia la grande attenzione riservata al nostro territorio».

«Con queste risorse – ha aggiunto – sarà possibile realizzare efficaci collegamenti tra le aree portuali e industriali e la rete infrastrutturale ferroviaria e stradale, così da consentire ai distretti produttivi di ridurre tempi e costi nella logistica. Si potranno inoltre rafforzare la digitalizzazione, l’urbanizzazione green e l’efficientamento energetico delle aree appartenenti alle ZES. Infine, con i fondi messi a disposizione del territorio si potrà incrementare la sicurezza dell’infrastruttura connessa all’accesso ai porti».

«Nello specifico – ha illustrato – le risorse saranno destinate al Porto di Gioia Tauro, con l’adeguamento degli impianti ferroviari di Sibari, S. Pietro a Maida, Nocera Terinese e Rosarno per 57,7 milioni di euro, il raccordo stradale sud alla rete TEN-T per 11 milioni €, lo  svincolo dell’autostrada A2 per 6 milioni, il completamento della banchina di ponente lato nord per 16,5 milioni e l’urbanizzazione dell’area industriale per altro 10 milioni di euro. Altre risorse andranno al Porto di Reggio Calabria, con l’adeguamento e il risanamento della banchina Margottini per 6,5 milioni di euro, e al Porto di Villa San Giovanni, con l’adeguamento e il risanamento strutturale della banchina per 4 milioni di euro».

«Questo ulteriore investimento da 111 milioni per le infrastrutture legate alle Zes – ha concluso Nesci – consentirà alle nostre imprese di crescere guardando anche all’estero e sarà un volano per la sviluppo di tutta la Calabria». (rrm)

«PNRR, LA CALABRIA NON PUÒ ASPETTARE»
OCCHIUTO VUOLE L’ATTENZIONE DI DRAGHI

dalla REDAZIONE ROMANA – La Calabria non intende né può aspettare per riprogrammare il proprio futuro: è questo il succo della decisa lettera che il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha inviato al Premier Mario Draghi. Nella lettera viene espressa la chiara richiesta di modifica per la Calabria della programmazione della quota di finanziamento nazionale del PNRR per la parte che spetta alla regione. In tal modo – secondo Occhiuto – si potranno avviare «opere e interventi che, indipendentemente dai vincoli originari di spesa, possano essere dedicati a progetti oggi in grado di produrre lavoro, occupazione, benessere sociale».

Nella lettera, inviata per conoscenza anche al sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Roberto Garofoli, il presidente Occhiuto espresso le perplessità della Regione in merito alla nuova linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, in quanto nella proposta presentata, manca il progetto integrale che, da Battipaglia, arriva a Reggio.

«Apprendo – scrive il Governatore – che nella presentazione dei lotti che interessano il territorio della mia Regione di cui non è emersa alcuna caratteristica tecnica dell’opera ma sono solo emersi i riferimenti legati al tipo di finanziamento. In particolare è stato precisato che il finanziamento di 9,4 miliardi di euro graverà su generiche fonti finanziarie: è emerso anche che per i relativi tempi di attuazione l’orizzonte temporale si attesta al 2030, ovviamente successivo al 2026; mentre entro il 2026 sarà possibile disporre di soli 33 km tra Battipaglia e Romagnano finanziati con 1.8 miliardi di euro del PNRR. Infatti la tratta Battipaglia Praja è articolata in 3 sublotti con un sublotto a), tra Battipaglia e Romagnano di 35 km, il sublotto b) tra Romagnano Buonabitacolo di 46 km e il sub lotto c che parte da Buonabitacolo di 47 km per arrivare a Praja, sulla costa calabrese».

«Nonostante gli sforzi del Presidente e di alcuni componenti della Commissione speciale – continua Occhiuto – prima richiamata nell’insistere sulla necessità di disporre di un quadro complessivo di un’opera tra le più significative del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza a livello europeo per il suo intrinseco significato di coesione economica e territoriale, di accessibilità alle aree interne, di equità infrastrutturale, di impatto sui fondamentali indicatori di sviluppo, al momento non è stato presentato il progetto di fattibilità tecnica economica oltre Romagnano fino a Praja e nulla è stato presentato sulle tratte tutte in territorio calabrese che da Praja vanno a Tarsia, nulla sul rifacimento della Galleria Santomarco».

«L’unico riferimento – ha spiegato – è stato al finanziamento a valere per complessivi 9,4 miliardi di euro su non meglio specificate fonti di finanziamento. I lotti tra Tarsia e Cosenza, Cosenza e Lamezia Terme, Lamezia Terme e Gioia Tauro sono ad oggi solo un’idea di tracciato per i quali manca anche una idea di finanziamento. La ragionevole certezza dell’assenza di progetti in grado di generare lavoro, occupazione, stabilità sociale in momenti gravi come questi che stiamo vivendo, si scontra così nei fatti con le migliori intenzioni di investimento in aree meno sviluppate del Paese, producendo una distorsione che considero significativa delle iniziali ragioni che hanno portato al concepimento stesso del PNRR».

«È utile ricordare – ha aggiunto – che senza il progetto dell’Alta Velocità ferroviaria nel Sud del Paese difficilmente la Unione Europea avrebbe acconsentito alla strutturazione di un Piano del valore, solo per l’Italia, di ben 209 miliardi di euro e devo tristemente sottolineare che la differenza essenziale tra un piano esclusivamente finanziario ed uno realmente significativo per lo sviluppo di ampie aree del Paese, passa proprio attraverso l’attuazione di una serie di interventi da sempre noti e rimasti da sempre intuizioni progettuali».

«La Calabria non può aspettare – ha ribadito il presidente – che Rete Ferroviaria Italiana produca progetti di fattibilità tecnica delle tratte in territorio calabrese non conoscendo, perché non è pubblico, neanche la stima dei cronoprogrammi dei lavori tra Praja e Tarsia e nel proseguimento della tratta fino a Reggio».

«La Calabria – ha proseguito – non può aspettare che da quei cronoprogrammi oggi non conosciuti discendano finanziamenti bloccati per circa 9.4 miliardi che migliorano solo il rating delle stazioni appaltanti, congelati come sono nel relativo contratto di programma».

«La Calabria – ha detto ancora – non può aspettare che nel suo stesso territorio siano genericamente assegnati e bloccati fondi per opere per le quali la prima fattura lavori da pagare sarà probabilmente nel 2031 ed avere oggi nel 2021 progetti definitivi in grado di creare lavoro bloccati per l’assenza di fondi». (rrm)

In copertina, il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini e il presidente Occhiuto

La sottosegretaria Dalila Nesci: Alla Calabria 1,4 miliardi per le infrastrutture

Sono 1,4 milioni di euro la somma stanziata dal Governo per le infrastrutture calabresi. Lo ha reso noto la Sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, che ha evidenziato come «il Governo continua a dedicare un’attenzione straordinaria alla Calabria».

La cifra stanziata, infatti, «consentirà di favorire lo sviluppo del territorio promuovendo la transizione verde, la mobilità sostenibile e l’inclusione sociale» ha spiegato Nesci, aggiungendo che «le risorse del Mims daranno una spinta decisiva alla rivoluzione verde, alla mobilità compatibile con l’ambiente e alla coesione territoriale della nostra regione. Alla Calabria sono infatti destinati 312 milioni per il rinnovo di autobus, treni e il potenziamento della mobilità ciclistica nonché per energie rinnovabili, efficientamento degli edifici pubblici e tutela delle risorse idriche».

«794 milioni di euro andranno alle infrastrutture ferroviarie – ha illustrato la sottosegretaria – agli interventi portuali e all’upgrading tecnologico. Infine, altri 312 milioni vengono stanziati a favore della rigenerazione urbana, le Zes e la strategia per le aree interne del nostro territorio. Quasi 1 miliardo e mezzo di risorse che finanzieranno, a titolo di esempio, la riqualificazione delle stazioni ferroviarie, il rinnovo dei treni Intercity e il potenziamento della linea Rosarno – San Ferdinando, ma anche tra Cosenza  e Catanzaro, Soveria Mannelli e Catanzaro sia Lido che Germaneto, l’elettrificazione della linea ferroviaria Jonica tra Sibari, Catanzaro Lido e Reggio Calabria, l’introduzione di treni ad alimentazione elettrica e a idrogeno, l’efficientamento delle cittadelle giudiziarie e gli interventi per le aree interne della regione».

«Sono solo alcuni degli interventi previsti dal corposo piano di investimenti – ha concluso – per favorire la sostenibilità ambientale e la coesione sociale del nostro territorio. Continuiamo a lavorare con il massimo impegno per il rilancio della Calabria». (rrm)

PONTE, COSA C’È ANCORA DA STUDIARE?
E SI RIPETE LA REGOLA DEL “NON IMPEGNO”

di ROBERTO DI MARIA – Il ministro Enrico Giovannini non ci fa mai mancare dichiarazioni su cui riflettere, rese nelle sedi istituzionali o sui giornali. Nell’ultima, pochi giorni fa, è tornato a parlare di Ponte sullo Stretto, con affermazioni a dir poco allarmanti.

È l’ennesimo riferimento allo studio di fattibilità, ancora da assegnare, anche se alla primavera, termine annunciato per la sua consegna, mancano soltanto tre mesi. Calendario alla mano, i misteriosi incaricati (i cui nomi saranno resi noti a breve) avranno 3 mesi per studiare la fattibilità dell’opera, già accertata nel secolo scorso non prima di un decennio di studi, sondaggi, indagini e discussioni varie.

Ma quello che colpisce di più nelle ultime dichiarazioni di Giovannini è il riferimento all’opzione zero. Il che significa non fare nulla, lasciando ai cari vecchi, inquinanti traghetti il compito di trasportare treni, auto, tir e persone da una sponda all’altra dello Stretto. Cosa che il ministro non ha avuto il coraggio di dire chiaramente, usando il numero introdotto dagli arabi per indicare il nulla.

Un numero che ci ricorda tanto il voto assegnato agli allievi incapaci persino di scarabocchiare qualcosa sul foglio di carta alla consegna del compito di italiano o matematica: un’abitudine poco pedagogica, fortunatamente desueta per rispetto dell’ego degli scolari meno brillanti. Ma, senza alcun rispetto per l’amor proprio dei meridionali, l’espressione del ministro appare come una bacchettata sulle dita o, se volete, un “dietro la lavagna”, con tanto di orecchie da somaro.

Tutto ciò mentre gli allievi più meritevoli, nei panni di un Sala o di un Zaia, con la mano alzata e la risposta pronta, pregustano il 10 e lode che, inesorabilmente, sarà loro elargito, sotto forma di finanziamenti e nuove opere pubbliche. Di quelle il nord ha sempre bisogno.

Ma, disprezzo verso il meridione a parte, l’espressione usata da Giovannini lascia interdetti per altri e ben fondati motivi, di natura istituzionale. Il ministro, infatti, non può ipotizzare una soluzione anzi, una non-soluzione infrastrutturale, ignorando le indicazioni del suo stesso dicastero: quelle che provengono dalla cosiddetta “Commissione De Micheli”, appositamente nominata dalla ministra per stabilire cosa fare, o non fare, sullo stretto. Ancorchè carente e tecnicamente più che discutibile, la relazione conclusiva quella Commissione escluse del tutto l’opzione zero, ribadendo la necessità di realizzare l’infrastruttura di attraversamento ed indicandone persino la tipologia: il Ponte sospeso.

Ma quel che è ancora più grave, è aver ignorato gli atti di indirizzo delle due Camere di pochi mesi fa, sostenuti dall’Intergruppo costituitosi per il Ponte tra le varie forze politiche, che indicavano al Governo la necessità di trovare le risorse necessarie per costruire l’opera di attraversamento. Atti perentori e vincolanti, che non possono essere in alcun modo contraddetti da un Ministro della Repubblica.

Il cui sottosegretario Giancarlo Cancelleri si dice un giorno si e l’altro pure non soltanto favorevole all’opera, ma anche convinto assertore della sua indispensabilità. Ciò che pone, a buon diritto, Giovannini in una posizione più estrema di uno dei maggiori rappresentanti del grillismo.

Che strana, la politica italiana, capace di proporci lo spettacolo di un ministro per le Infrastrutture che le nega alla parte meno sviluppata del Paese. Impegnando qualcosa come 50 milioni di euro per finanziare uno studio, l’ennesimo, che potrebbe persino sancire l’inutilità dell’opera, dopo decenni di lamenti e stracciarsi le vesti per le “spese pazze” della Stretto di Messina s.p.a. La quale, a conti fatti, spese poco più di 330 milioni di euro in oltre 30 anni di attività.

Ci chiediamo, a questo punto, se non sia il caso che intervenga il premier Draghi affinché, con la sua autorevolezza, chiarisca una volta per tutte le intenzioni del Governo nei riguardi di un’opera fondamentale per il futuro del Paese. Una richiesta finora avanzata solo da singoli parlamentari, come la deputata Matilde Siracusano (Forza Italia) sempre attenta al tema del Ponte e subito intervenuta dopo le ultime esternazioni dell’uomo dell’”opzione zero”; ma sempre più voce nel deserto.

In questo caso, infatti, l’opzione zero è stata applicata dal Presidente della Regione siciliana che, se all’ultimo dell’anno ha ricordato la questione Ponte, ha pensato bene di non replicare pochi giorni dopo, di fronte alle dichiarazioni di Giovannini. Speriamo che la stessa opzione non venga applicata dal più risoluto collega di oltrestretto.

L’opzione è da tempo prediletta, invece, dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna, che non ha sentito il bisogno di spiccicare una sola parola sulla questione Ponte, in questa come in altre precedenti occasioni.

Opzione zero privilegiata anche da un’altra donna, la leader dell’opposizione Giorgia Meloni, che nelle parole di Giovannini ci aspettavamo cogliesse, finalmente, una ghiotta occasione per obiettare con intelligenza all’operato del governo. Forse la segretaria di Fratelli d’Italia pensa, in tal modo, di guadagnare voti al Nord, riserva di caccia della Lega? Temiamo che stia facendo male i conti proprio con il suo tradizionale elettorato, situato in buona parte nel Meridione.

In fondo, come abbiamo visto, l’opzione zero non è prediletta soltanto da Giovannini. La condividono in molti, forse a livelli ancora più alti. Di fronte all’angosciante condizione del Sud ed a quei 25.000 giovani che lasciano, soltanto in Sicilia, la loro terra per andare ad arricchire il già ricco Nord, ci sarebbe piaciuto sentire qualche parola di allarme provenire dal colle più alto. Purtroppo, ci è toccato constatare che anche nell’ultimo discorso di fine anno, l’attuale inquilino del Quirinale ha scelto “l’opzione zero”… (rdm)

Saccomanno (Lega): Ministro chiarisca lo stato degli interventi sulla Salerno-Reggio Calabria, ss 106 e alta velocità

Il commissario regionale della LegaGiacomo Saccomanno, ha chiesto al ministro alle Infrastrutture, Enrico Giovannini,  di fare chiarezza sullo stato degli interventi sulla Salerno-Reggio Calabria, sulla strada della morte, la strada statale 106 e l’alta velocità.

Il ministro, infatti, in una intervista a Il Messaggero, «ha dichiarato che l’Alta velocità, come altri investimenti che ricadono in una particolare area (Mezzogiorno), interesserà anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, per circa 10 miliardi – ha spiegato il commissario –. Siccome, già al tempo del Governo Renzi era stata inaugurata questa, ci chiediamo a quale tratte il Ministro si riferisce e se è stata anche inclusa la parte riguardante Cosenza-Grimaldi-Altilia, ove vi sono lavori in corso da molti anni e gli incidenti, anche mortali, sono all’ordine del giorno».

«Un chiarimento – ha proseguito – chiesto direttamente al ministro per evitare che si continui sugli annunci e non si concretizzi, come dovrebbe, l’azione politica, specialmente nei confronti del sud. Allo stesso, la Lega ha anche chiesto a che punto sono le tratte che riguardano la SS. 106 Ionica,denominata la “strada della morte”, per la sua pericolosità e le tantissime persone che sono rimaste per terra prive di vita, ed, ancora, le ragioni dello spostamento della linea ferrata con aumento di circa 50 km. e, quindi, aumento dei tempi di percorrenza».

«Si spera che, finalmente – ha concluso – ai tanti annunci seguano le opere e non debba la Calabria attendere altre decine di anni per avere delle strade sicure e normali». (rcz)

La sottosegretaria Nesci: 163 milioni ai Comuni per la rigenerazione urbana

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha reso noto che, con un decreto firmato dal Ministero dell’Interno, di concerto con Mef e Mims, alla Calabria saranno destinati 163 milioni di euro per 85 progetti, finalizzati al recupero e riqualificazione degli spazi urbani.

«Con queste risorse – ha spiegato – i sindaci potranno realizzare interventi volti alla riduzione di fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale, soprattutto nelle aree periferiche, nonché alla tutela del decoro urbano e alla valorizzazione del tessuto sociale ed ambientale. Continuiamo a investire nel nostro territorio per renderlo sempre più attrattivo e per migliorare la qualità della vita dei cittadini». (rrm)