Il Gal Valle Crati sostiene sviluppo delle aziende agricole con un bando

Il Gal Valle del Crati, ha pubblicato un bando destinato all’ammodernamento, all’innovazione delle aziende agricole, finalizzati al miglioramento della competitività, della qualità delle produzioni, della sostenibilità aziendale, il cui termine è previsto per il 30 novembre per aderirci.

Attraverso questo intervento il Gal intende sostenere i processi di miglioramento delle prestazioni economiche e di sostenibilità climatico-ambientali delle imprese agricole e di quelle che operano nella trasformazione, commercializzazione e vendita e/o sviluppo dei prodotti agricoli. 

All’iniziativa inclusa in questo bando, con la modulistica scaricabile all’indirizzo www.galcrati.it, che prevede un cofinanziamento pari al 50% della somma richiesta, potranno partecipare tutte le aziende agricole ricadenti dell’area Leader “Valle del Crati”, composta dai comuni di: Acquappesa, Altomonte, Bisignano, Cervicati, Cerzeto, Cetraro, Fagnano Castello, Fuscaldo, Guardia Piemontese, Lattarico, Luzzi, Malvito, Mongrassano, Montalto Uffugo, Paola, Roggiano Gravina, Rose, Rota Greca, San Benedetto Ullano, San Fili, San Marco Argentano, San Martino di Finita, San Vincenzo la Costa, Santa Caterina Albanese, Tarsia, Torano Castello. (rcs)

A Girifalco al via la settimana dell’Innovazione con l’Innoweek

Ha preso il via, a Girifalco, la prima edizione dell’Innoweek, la settimana dell’Innovazione promossa dall’Associazione Reboot, in collaborazione con tanti partner ed Enti per discutere di innovazione e progettualità, fare networking e momenti dedicati alla formazione.

Una settimana, dunque,i cui destinatari sono gli amministratori locali, ai cittadini, alle imprese e alle startup, a queste ultime inoltre verranno dedicate 3 giornate all’interno del programma SpinUpAward ed. 2022, quinta alla quinta edizione e che chiuderà la kermesse. SpinUp Award punta a far incontrare Startup e PMI con investitori, imprenditori, ricercatori e docenti universitari, istituzioni e professionisti, affinché possano nascere opportunità reciproche per ciascuno dei soggetti coinvolti.

Da venerdì 8 luglio a domenica 10, infatti, con tantissimi relatori si discuterà di turismo post covid e di agricoltura.

Da segnalare, nella giornata di venerdì, la tavola rotonda dal titolo Turismo post pandemico Resilienza – Innovazione – Ripartenza.

Intervengono Carmelo Malacrino, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio, Andrea Principe, responsabile regionale di Federterziario Calabria, Antonio Leonardo Montuoro, presidente dell’Accademia Internazionale della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento, Eugenio Crea, Associazione Fogghi di Luna, Egidio Daniele Castrizio, dell’Università di Messina.

Nella giornata di domani, giovedì 7, la giornata si concentrerà sul tema Il potenziale “espresso” del Sud, dedicato alle Associazioni che fanno innovazione al Sud.

Chiude la kermesse, domenica 10, il Premio Gianandrea Ferrajoli. (rcz)

LE IDEE DEI GIOVANI CALABRESI A DUBAI
OTTO UNIVERSITARI A SFIDARE IL FUTURO

di MARIA CRISTINA GULLÌ – Investire sul capitale umano: la Regione Calabria punta sui suoi giovani più capaci e offre loro la possibilità di mettersi in mostra, a DUbai, nella giornata dell’Expo dedicata alla Calabria. Niente food e tipicità – ha deciso il presidente Roberto Occhiuto – l’occasione va sfruttata per cercare investitori per l’area Zes troppo sottoutilizzata e non presa nella giusta considerazione, ma anche per valorizzare le nostre risorse umane. Ed ecco che per otto studenti universitari degli nostri Atenei – che, ricordiamolo, sfiorano l’eccellenza – si prefigura un’opportunità straordinaria: presentare le loro idee progettuali di innovazione su un tema di grandissima attualità, L’intelligenza artificiale al servizio delle nuove emergenze mondiali.

Insomma, una opportunità più unica che rara, che la Regione Calabria ha deciso di dare ai suoi giovani tramite il progetto Il futuro dei giovani calabresi parte da qui, promosso insieme a Sedicimedia – Iad Bambini Ancora e la sinergia degli Atenei calabresi.

Nei mesi successivi all’esperienza vissuta a Dubai, Fly University Project sosterrà l’idea progettuale illustrata dai nostri studenti, mettendo in contatto gli stessi con una serie di stakeholder ed accompagnandoli successivamente nell’iter necessario per accedere al mondo del lavoro.

Ma non si tratta solo di mettere in mostra le nostre eccellenze: «sarà anche un accompagnamento delle nostre risorse universitarie verso il mondo del lavoro in collegamento con le aziende e gli “stackeholder” interessati» ha spiegato la vicepresidente della Regione, Giusy Princi, nel corso della conferenza stampa svoltosi a Palazzo Campanella. Presenti, il vice capo di gabinetto Milo Nucera, in rappresentanza del presidente Filippo Mancuso, il Segretario-Questore Salvatore Cirillo; il rettore dell’Università di Reggio Calabria, Marcello Zimbone, in rappresentanza dei rettori dei tre atenei calabresi; Marta Ferrari  e Alexandro Fiumara, rispettivamente di “SediciMedia” e di “Fly University Project”, partner dell’iniziativa.

«Sarà questa – ha spiegato – la prima fase del progetto, grazie alla importante sinergia con il sistema universitario, cui seguirà quella in cui queste idee saranno portate all’attenzione delle aziende per creare nuove opportunità di lavoro».

L’’accordo prevede, inoltre, l’erogazione di borse di studio i cui criteri di assegnazione saranno definiti dalle singole università. È prevista anche la consegna gratuita di duemila tablet e pc ricondizionati per le famiglie economicamente svantaggiate e con figli in età scolare di primo e secondo grado, «perché sappiamo bene – ha detto la vicepresidente Princi – che molte famiglie, che vivono un particolare disagio economico, non hanno potuto fare svolgere ai loro figli la didattica a distanza durante la pandemia».

Per il Rettore Zimbone, «sul tema dell’intelligenza artificiale, ci troviamo in un momento apicale. Si registra una forte mobilitazione in questo campo. È la prospettiva del futuro. E questa iniziativa, che incoraggia i nostri giovani, è molto importante».

«Vogliamo essere pragmatici – ha concluso la vicepresidente Princi – perché la Calabria è stanca di promesse. Dobbiamo garantire fatti. E questi sono i primi di una lunga serie perché le collaborazioni virtuose aiuteranno i nostri giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro».

Grande soddisfazione è stata espressa dal segretario-questore Salvatore Cirillo: «l’occasione  racchiude in sé una duplice valenza: è motivo di orgoglio perché ho l’onore di rappresentare tutto il Consiglio Regionale e contemporaneamente è una grande speranza che ripongo nel lavoro che sapremo compiere insieme per assicurare ai nostri giovani un futuro intriso di maggiori opportunità».

Nel corso della conferenza stampa, inoltre, sono state illustrate anche altre iniziative afferenti al progetto Il futuro dei giovani calabresi parte da qui: la prima consiste nella donazione di 2000 pc e tablet ricondizionati rivolta alle famiglie calabresi con figli in età scolare (scuola primaria, scuola secondaria di secondo grado); la seconda consiste nel processo progettuale che vedrà l’avvio di percorsi afferenti all’orientamento ed ai colloqui motivazionali, inoltre verranno avviate fasi di supporto per i Centri per l’Impiego Calabresi, finalizzati all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro grazie alla costante promozione di interscambi tra le aziende calabresi e le aziende nazionali ed internazionali con il chiaro intento di valorizzare le nostre professionalità.

Il Consigliere regionale Salvatore Cirillo, durante il suo intervento in conferenza stampa, oltre a soffermarsi sugli indicatori progettuali, ha ringraziato il Presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, il presidente del Consiglio regionale Mancuso, la vicepresidente Princi, i rappresentanti delle Università Calabresi, in particolare il Magnifico Rettore  Zimbone, il Presidente di SediciMedia Marta Ferrari, il project Manager Fly University Project, Alexandro Fiumara.

I ringraziamenti sono stati parimenti rivolti a Massimo Penzo, Presidente Fly University Project e l’ideatrice dell’iniziativa “Woman4ai”, Michela Oberti, collegati in remoto.

«Oggi – continua Cirillo – siamo impegnati nella presentazione di un progetto che pone “l’intelligenza artificiale al servizio delle nuove emergenze globali” e in tale contesto, il coinvolgimento della Regione Calabria non è un semplice protocollo ma rappresenta la chiara volontà di cogliere le sfide dettate dai tempi per trasformarle in opportunità. L’intesa con le Università calabresi e con un partner di caratura internazionale rappresenta l’ulteriore valore aggiunto che in questa ed in altre fasi potrà consentirci di fare la differenza rispetto al passato, cogliendo in ogni occasione la straordinaria opportunità per la quale i nostri studenti, di volta in volta, potranno essere valorizzati».

«Oggi – ha proseguito – la vetrina nella quale chiederemo ai nostri giovani di rappresentarci con il loro progetto sarà una vetrina internazionale, ossia l’Expo di Dubai. Tutto ciò è nato in pochissime ore. Trovandomi a Roma per lo svolgimento di alcuni incontri istituzionali, fatti coincidere durante la settimana che vedeva impegnati nella Capitale parlamentari e rappresentanti regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica, trovandomi insieme all’on. Francesco Cannizzaro presso il Ministero della Pubblica Istruzione, è stato possibile cogliere la presente opportunità».

«Il confronto apertosi con i partner – ha detto ancora – oggi presenti in conferenza stampa, è stato immediatamente colto come una straordinaria occasione di crescita per i nostri studenti. Da giovane calabrese e da persona impegnata nel mondo della Politica – continua Cirillo – vorrei condividere l’orgoglio e la soddisfazione che oggi provo nel constatare la straordinaria opportunità messa a disposizione dei nostri giovani, auspicando per le future generazioni ulteriori occasioni di tale importanza. Questa soddisfazione, al contempo, mi fa riflettere sul peso vissuto dalle pregresse generazioni, sottratti a tali opportunità».

«Infine – ha detto ancora Cirillo – ringrazio la vicepresidente Giusy Princi, plaudendo al suo impegno ed alla sua energia impressa quotidianamente nel suo agire con l’instancabile voglia di dare forma ai sogni dei giovani calabresi, trasmettendo loro un messaggio di positività. Ringrazio nuovamente il mondo dell’Università Calabrese, rappresentata in questa Sede dal Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria Prof. Marcello Zimbone, fucina delle nostre eccellenze, sempre più impegnate ad altissimi livelli professionali e sempre più  apprezzate in contesti nazionali ed internazionali».

«Ai Partner del progetto auguro buon lavoro – ha concluso –. Questa importantissima occasione, accolta dalla Regione Calabria, rappresenta una delle tante fasi nelle quali la bellezza del sapere potrà conferire ai nostri giovani ed alla Calabria maggiori occasioni ed opportunità di crescita e sviluppo». (rrc)

RIVITALIZZARE IL TERRITORIO E INNOVARE
COSA SERVE PER LA SALUTE DEI CALABRESI

Il binomio Salute e Sviluppo sembra un ossimoro in Calabria, visti gli insuperabili problemi della Sanità che ormai datano da oltre dieci anni. Il commissariamento ha provocato guasti ulteriori e le varie terapie tentate non hanno prodotto alcun sintomo di guarigione, anzi le cose sono peggiorate. Ma non va visto tutto da un punto di vista pessimistico e c’è chi ritiene, invece, che si possa invertire la rotta. Ne parliamo con un esperto del settore, Franco Caccia, sociologo e responsabile U.O Servizi Sociali dell’Asp di Catanzaro, secondo il quale è ormai indifferibile un piano per la salute dei calabresi, basato sull’innovazione dei servizi e la rivitalizzazione del territorio. 

– Il covid 19, fenomeno drammatico quanto imprevedibile, ha messo a dura prova i sistemi di cura dell’intero Paese. L’impatto della pandemia in Calabria ha tolto ogni dubbio sulla urgenza di procedere ad un radicale rinnovo dell’organizzazione dei servizi sanitari. A suo parere, come bisognerà agire? 

«Innanzitutto bisognerebbe riuscire ad apprendere dai diversi insegnamenti che derivano dall’esperienza Covid. Ci siamo tutti accorti che, quando sulla società si abbatte un’emergenza, prima ancora che la forza dei singoli, è decisiva la tenuta della comunità. Abbiamo visto quanto le nostre vite siano interconnesse, quanto la società sia un organismo fragile. È inoltre emerso con forza uno spirito comunitario e ciascuno si è sentito responsabile verso la salute altrui. Abbiamo preso atto del valore della co-responsabilità, si pensi alla lunga prima fase della pandemia quando le uniche prescrizioni degli esperti erano rappresentati dal distanziamento sociale e dall’uso delle mascherine, e abbiamo riscoperto il valore della solidarietà, quale bene prezioso per la tenuta dei nostri territori. 

«Quanto vissuto ci ha permesso di toccare con mano la veridicità delle dichiarazioni dell’organizzazione mondiale della sanità: “la salute si sviluppa a livello locale, nei contesti della vita quotidiana, nei quartieri e nelle comunità dove le persone di ogni età vivono, lavorano, amano, studiano e si divertono.”(Oms 2016)». 

– Ci avviamo verso un cambio radicale del concetto di salute?

«Per troppi anni, il tema della salute, soprattutto in Calabria, ha chiamato in causa, in maniera quasi esclusiva, la figura dei medici e degli ospedali. Figure e strutture senza dubbio fondamentali per gestire la cura delle malattie, intese come anomalia del corpo umano. Quella impostazione è oggi però superata ed appare urgente ed indispensabile costruire un nuovo piano per la salute dei calabresi che abbia alla base una nuova visione, non solo delle criticità ma anche delle opportunità per costruire le condizioni per star bene all’interno di un approccio di tipo comunitario.  

«Diversamente si corre il rischio di continuare a fare quanto si è sempre fatto, magari con uno strumentale utilizzo di qualche termine in voga in questo periodo (territorialità, prossimità) e di sprecare l’ennesima opportunità per un cambiamento della qualità di vita dei cittadini calabresi. Bisogna pertanto prendere atto delle cause dei problemi incontrati durante l’epidemia e cercare di evitare l’errore più grande e cioè tornare a fare le cose che si facevano prima. 

«La salute è “bene comune”, è la vita di una comunità che garantisce il benessere di tutti attraverso i propri servizi e le proprie risorse (scuola, sanità, servizi assistenziali, cura del territorio, lavoro, cultura e tempo libero). Ripensare all’idea di salute, a partire dalla persona e dalla comunità in cui questa vive e lavora, significa ridefinire priorità, ridisegnare processi, prodotti e metodologie per la realizzazione di percorsi di cura con la più ampia integrazione tra tutte le risorse presenti in ogni comunità. In questa nuova vision, viene sollecitato e sostenuto il contributo che proviene dai contesti familiari, sociali e comunitari, in cui è inserito il cittadino. Questo ruolo attivo, del destinatario e del suo contesto, viene considerato determinante nella co-produzione di un prodotto-servizio tarato sulle singole necessità e potenzialità del singolo. 

«Per tali motivazioni, una delle funzioni centrali, demandata ai moderni sistemi di cura, dovrà essere centrata proprio sulla capacitazione (capacità in azione), che implica concretamente creare condizioni affinché ogni persona possa partecipare all’attuazione del proprio progetto di salute. Un’azione innovativa su cui si giocherà la capacità, delle istituzioni e dei territori, di declinare una nuova programmazione che avrà come destinatari singole persone, nuclei familiari e intere comunità, nonché sulla capacità di orientare le risorse pubbliche ed organizzative verso questo scopo». 

– Siamo di fronte ad un nuovo modo di lavorare nel settore della salute?

«Non c’è dubbio che esistano delle differenze sostanziali tra il prima ed il dopo. Rispetto ai servizi tradizionali cambia infatti il mandato: non erogare ma connettere, non rispondere ma costruire possibilità, non più contenere i mali di una società fragile, ma facilitare, intraprendere, intermediare. Molte di queste esperienze hanno il merito di aprire dei veri e propri laboratori in cui non si parla più di utenti, prestazioni, protocolli. Si dovrebbero inoltre, con sempre maggiore frequenza, utilizzare termini quali: attivazione, condivisone, co-progettazione, reciprocità, fiducia. I servizi e le esperienze generate da questa nuova impostazione sono già tante e varie. Esempi come la badante di condominio, baby-sitter condivisa, biblioteche con iniziative aggregative e sociali, cortili sociali, custode sociale, la rete dei social street, orti di quartiere, agricoltura sociale, banche del tempo, formazione inter-generazionale, cohousing, sono esperienze concrete, in fase di espansione in molte parti d’Italia, in cui è stato attivato il processo di ammodernamento del welfare. Usiamo il termine di welfare generativo per qualificare questi laboratori capaci innestare risposte aggiuntive e migliorative a partire dai risultati raggiunti. 

«Pare comunque evidente che tutte queste realtà si basano sull’assunto che mettendo insieme interessi e bisogni comuni si possono produrre iniziative più efficaci e potenti della somma delle azioni di ciascuno: perché produttrici di legami, fiducia, coesione, e perché benessere individuale e benessere collettivo vivono di intrecci. Nasce così il concetto di “welfare di comunità”, concetto non nuovo ma che, negli ultimi anni, ha trovato nuovi impulsi dai risultati positivi delle sperimentazioni in atto, rafforzando l’idea che occorrano nuove alleanze tra istituzioni, famiglie, il privato sociale, il mercato, in grado di  valorizzare le capacità di iniziativa dei singoli e delle formazioni sociali». 

– Perché la comunità riveste un ruolo centrale nelle nuove politiche di salute?

«Il Santo Padre, papa Francesco, in occasione della messa di Pentecoste, del maggio 2020, ebbe a dire che “peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla”. L’invito del presule deve essere colto a pieno, sia per le scelte di tipo individuale quanto comunitarie, tra cui l’adeguamento dei sistemi di cura. Tra gli addetti al settore della salute abbiamo ben presente quanto certificato da anni di analisi scientifiche internazionali le quali sono chiare nell’attribuire alla presenza/assenza di servizi sanitari un impatto minimo sulle condizioni di salute dei cittadini (10%).  

«Ciò che maggiormente influenza lo star bene delle persone sono i cosiddetti determinanti sociali di salute quali gli stili di vita (50%), i fattori ambientali (20%) ed i fattori genetici (20%).  Siamo di fronte ad un nuovo modo di pensare alle politiche della cura le cui parole chiave sono rappresentate da comunità, personalizzazione degli interventi, domiciliarietà, relazioni umane.  Il covid ha esaltato la centralità del territorio, finora visto e gestito come luogo da cui nascono bisogni/problemi e non già come spazio in cui sono presenti o attivabili risorse ed opportunità. Vi è pertanto necessità di una nuova visione delle politiche per la salute capaci di agire per rinforzare i legami e la collaborazione all’interno delle comunità locali mettendo in campo, prima delle tecniche organizzative, la qualità dell’etica rappresentata da scelte e comportamenti ispirati alla reciprocità, alla solidarietà e alla responsabilità collettiva. 

«In questa direzione, come già avviato a livello internazionale, c’è necessità di un nuovo paradigma della cura chiamato community care (comunità che cura), in cui , partendo dall’assunto di salute  come bene comune e non già  appannaggio esclusivo di alcuna Istituzione, promuove un approccio comunitario in cui si interviene sui diversi aspetti che incidono sulla salute dei cittadini: lavoro adeguato e sicuro, abitazione dignitosa, accesso alla formazione ed alla cultura, ambienti urbani sani, strumenti e opportunità di relazione e di inclusione sociale. Si intuisce quindi che se dovessimo pensare di circoscrivere, con il termine cure territoriali, il potenziamento di qualche servizio domiciliare, senza agire sulla dimensione etica-formativa ed organizzativa dei sistemi di cura, rischiamo di fare poca strada.

– Come può essere affrontato il tema della non autosufficienza nella nuova visione organizzativa del welfare territoriale? 

La non autosufficienza rappresenta per il nostro Paese una priorità assoluta alla luce dei processi sociali e demografici in atto, di fronte alla quale, tuttavia, oggi ci si trova per molti aspetti impreparati. Nell’evoluzione dello scenario sono già presenti gli indicatori su cui basare la certezza di una forte crescita del bisogno di cura a domicilio: progressivo invecchiamento della popolazione; aumento delle malattie cronico-degenerative; indebolimento delle reti familiari (numero risicato di figli delle famiglie moderne, fenomeno acuito, nel caso della Calabria, dall’emigrazione giovanile in altre regioni e/o nazioni); carenza di risorse pubbliche per le politiche di cura tradizionale. 

«Le analisi dei numeri e delle tendenze culturali e demografiche in atto non lasciano dubbi. Siamo di fronte ad un vero “bacino di sviluppo occupazionale”, che potrebbe sprigionare in maniera spontanea la sua forza. Peccato che il settore pubblico, nella maggior parte dei casi, resti a guardare. Nella migliore delle ipotesi, si registra qualche esperienza sporadica in cui pezzi del pubblico intervengono su singole fasi del processo di selezione ed inserimento della figura di cura nel domicilio della persona non autosufficiente. 

«In considerazione dell’aumento dell’ aspettativa di vita e considerato il fenomeno dell’atomizzazione delle famiglie, elemento reso ancor più critico in Calabria dal fenomeno dell’emigrazione dei giovani, è ormai non più rinviabile un piano regionale per le cure a domicilio delle persone non autosufficienti. Sulla base delle migliori prassi, il piano dovrebbe potenziare gli interventi ed i servizi  qualificati ed integrati rivolti alle famiglie. Si tratta di pensare ad un sistema di domiciliarietà che superi la frammentazione delle singole prestazioni per dare spazio ad una filiera di servizi e prestazioni da erogare dentro e fuori ed intorno alla casa o la struttura protetta/RSA. 

Del resto l’emergenza sanitaria determinata dal Covid-19 ha acceso una nuova luce sui servizi per la non autosufficienza, del quale i servizi domiciliari costituiscono una componente cruciale. È opinione condivisa che una presenza più solida del welfare pubblico nel territorio avrebbe consentito di contrastare meglio il Covid-19 e avrebbe permesso di prevenire il diffondersi della pandemia. 

– Un cambiamento di tale portata richiede un preciso impegno anche da parte della Regione Calabria?

Non c’è dubbio che il ruolo delle scelte operate dall’ente Regione in questo settore saranno decisive. Ho notato che l’on.le Roberto Occhiuto, nelle sue prime dichiarazioni da candidato presidente, abbia messo al primo posto del suo programma la riorganizzazione dei servizi per la salute. Sono sicuro che analogo impegno arriverà presto anche da altri candidati e che questo tema sarà centrale nella campagna elettorale dei prossimi mesi.  

«Dal superamento dell’attuale commissariamento della sanità, alla riorganizzazione dei sistemi territoriali, il compito della regione è insostituibile. In quest’ottica mi limito a due proposte: prima di tutto, l’istituzione nelle 5 ASP della Calabria, come già avviene per regioni come Veneto, Toscana, Emilia Romagna, della figura del direttore dei servizi socio-sanitari. Tale figura, in particolare in una regione come la Calabria dove la rete dei servizi sociali comunali è ancora in fase di costituzione, potrebbe svolgere il doppio ruolo di valorizzare l’approccio socio-relazionale dei professionisti sociali operanti all’interno di ogni ASP e, nel contempo, svolgere il ruolo di supporto tecnico per i Comitati dei sindaci chiamati (ai sensi della L.R. n. 23-2003-art 20) all’elaborazione e gestione dei Piani di Zona e costruire la giusta armonizzazione per un’offerta di servizi per la salute del cittadino, integrata e qualificata. 

«L’altra proposta riguarda la creazione di un’agenzia capace di accompagnare i territori della Calabria, in termini di supporto formativo ed organizzativo, per la condivisione e l’arricchimento di un “pensiero nuovo” verso la cura e verso il welfare di comunità. Qualsiasi innovazione nei processi organizzativi nasce da un cambiamento, spesso radicale, di idee, visioni, metodi. Il nuovo approccio alla cura centrato sul ruolo da protagonista della triade Cittadino-Famiglia-Comunità rappresenta una sfida impegnativa anche perché richiede modalità di approccio distanti dai modelli culturali e dagli approcci organizzativi utilizzati dagli attuali operatori del settore. Ciò che sarà importante da parte dei futuri amministratori della regione Calabria è mettere mano ad un settore dove, nonostante l’immagine negativa costruita negli anni, vi sono ancora le condizioni per invertire la tendenza e creare un percorso che possa portare prima alla normalità e, successivamente,  puntare all’eccellenza. (rrm)

INNOVAZIONE, CALABRIA RESTA INDIETRO
SECONDO LA UE PERFORMANCE MODERATE

di DOMENICO ROSITANO – È stato pubblicato, da qualche giorno, il Regional Innovation Scoreboard 2021 della Commissione Europea, che mette a confronto la performance innovativa delle 240 regioni europee.

Sulla base dell’indice sintetico dei 21 indicatori considerati, le 240 regioni europee vengono classificate in quattro diversi gruppi di performance: 38 regioni “leader” dell’innovazione (performance >125% alla media europea), 67 “forti” innovatori (100–125%), 68 “moderati” innovatori (70–100%) e 67 “emergenti” innovatori (<70%).

In generale l’incide sintetico di performance è in crescita segnando un + 12,5%, con una dinamica positiva diffusa a tutti i Paesi (l’Italia è uno dei paesi a maggior tasso di crescita, intorno al +25%) e con una convergenza crescente nei differenziali di performance regionali.

Tuttavia la top 5 delle regioni più innovative vede in cima Stoccolma (Svezia), seguita da Etela-Suomi (Finlandia), Oberbayern (Germania), Hovedstaden (Danimarca), Zurigo (Svizzera).

L’Italia è un innovatore “moderato”, con quasi tutte le regioni in forte avanzamento rispetto al 2014, ma con differenze nei livelli di innovazione ancora elevati. La prima regione italiana è l’Emilia Romagna, seguita da Provincia Autonoma di Trento e Friuli Venezia Giulia. Nelle ultime posizioni troviamo la Calabria e Valle d’Aosta.

La Calabria si colloca al 174esimo posto, ma pur migliorando la sua performance rispetto alla precedente edizione del 2019 e guadagnando 24 posizioni, viene comunque declassata dalla Commissione Europea ed inserita tra le regioni “Emerging Innovator”. Questo è dovuto essenzialmente ad una crescita di innovazione relativamente più bassa rispetto alle altre regione europee ed a nuovi indicatori aggiuntivi che le fanno perdere l’etichetta di “Moderate Innovator” come ad esempio la Campania e la Puglia.

Una prima tabella che fornisce indicazioni interessanti è quella che mostra le differenze strutturali tra la Calabria (ITF6), l’Italia e l’Europa.

Ad esempio l’occupazione in agricoltura è sopra la media europea, ma l’occupazione nel settore manifatturiero è fortemente più bassa così come lo è il reddito pro capite che è circa il 50% al di sotto del resto d’Europa.

Possiamo notare come, ad esempio, nel corso dell’ultimo anno i punti di forza sono stati nei processi di innovazione aziendale, nella vendita di prodotti innovativi e nella spesa non legata a Ricerca & Sviluppo, mentre i punti di debolezza sono legati proprio alla spesa in Ricerca & Sviluppo sia nel settore pubblico che privato, ma anche nell’impiego di specialisti dell’ICT e nel deposito di brevetti.

Indicazioni in controtendenza su quanto si era cominciato a fare nella precedente programmazione Por 2014/2020 fortemente orientata all’innovazione, ma che ha visto le sue direttrici snaturate negli ultimi anni.

Indicazioni che appaiono comunque utili nella definizione del nuovo POR Calabria 2021/2027 che potrebbe essere l’ultimo treno per la nostra regione. (dr)

EXPORT, COMPETITIVITÀ A LIVELLO ZERO
IN CALABRIA REGGE L’AGRO-ALIMENTARE

di FRANCESCO AIELLO – Crollano le esportazioni nel primo trimestre 2020, in Calabria regge solo il sistema agro-alimentare. Si registra nella regione un calo dell’8,9 rispetto allo stesso periodo del 2019 , mentre crescono i livelli relativi alle esportazioni dell’agricoltura (+18,8%) e del settore agro-alimentare (6,7%). Servono riforme strutturali nel sistema produttivo regionale a favore della competitività:  la sfida più importante sarà quella di aumentare la densità di imprese specializzate in settori ad elevato contenuto tecnologico. Su base istituzionale, una forte spinta all’export regionale potrebbe venire dalla Zona Economica Speciale che, a tre anni dalla sua istituzione, è ancora un progetto vuoto di contenuti.

I dati dell’ISTAT indicano che nel primo trimestre 2020, le esportazioni italiane sono diminuite in tutto il territorio nazionale:  -6,8% nel Nord-est, -5,4% nel Mezzogiorno, -3,5% nel Centro e -3-3% nelle regioni del Nord-ovest. Su base regionale, nel primo trimestre 2020 la Calabria registra una riduzione dell’8,9% rispetto al corrispondente periodo del 2019. Le regioni che hanno registrato la più elevata flessione delle esportazioni sono  Valle d’Aosta (-21,4%), Basilicata (-17,2%) e Marche (-9,5%). Si tratta però di regioni che “pesano” poco nella struttura dell’export nazionale. Infatti, per esempio, la Lombardia assorbe il 27% delle esportazioni italiane e, quindi, la variazione negativa del 3% osservata nel primo trimestre del 2020 contribuisce in modo rilevante (oltre 0,8 punti percentuali) alla riduzione su base annua delle esportazioni italiane. Nel primi tre mesi del 2020, le regioni che hanno registrano un aumento sostenuto delle esportazioni sono il Molise (+57,0%), la Liguria (+39,0%) e la Sardegna (+12,2%).

L’esito aggregato della Calabria (-8,9%) è determinato dalla riduzione nei settori relativamente più “importanti” dell’export regionale. La riduzione più elevata (-93,3%) si ha nel settore dei prodotti delle attività di trattamento dei rifiuti e risanamento, la cui quota rispetto alle esportazioni nazionali del settore si è quasi azzerata, passando da 0,7% del primo trimestre 2019 a 0,002% nel 2020.  Rilevante è anche la riduzione (-42%) nel settore dei trasporti e quella (-10,2%) del comparto della chimica. Tra i settori in cui la Calabria gode di vantaggi comparati, le esportazioni del settore agricolo sono aumentate di ben il 18,2% e quelle delle settore agro-alimentare del 6.7%.

Le esportazioni sono un buon indicatore dello “stato di salute” di qualsivoglia sistema economico. Facendo riferimento al caso regionale, i volumi delle esportazioni calabresi segnalano, in media, bassi livelli di competitività delle produzioni locali sui mercati internazionali. Gli effetti di queste debolezze sistemiche saranno ancora più evidenti nella fase post-Covid a causa della forte riduzione della domanda mondiale.

Tra le numerosissime cause che aiutano a spiegare la bassa competitività delle beni prodotti in Calabria, è ragionevole pensare che il basso livello di innovatività sia uno dei motivi più rilevanti: la Calabria investe in ricerca e innovazione solo lo 0,52% del proprio PIL e, quindi, non ha alcuna possibilità nè di scalare la catena del valore nè di acquisire competitività sistemica nei mercati internazionali. Esistono casi aziendali che sanno vincere le sfide della concorrenza mondiale, ma si tratta di poche eccellenze. In media, la Calabria è una regione poco orientata ai cambiamenti imposti dalle innovazioni e poco incline a qualsiasi forma di modernizzazione. Una delle sfide post-Covid a favore delle esportazioni calabresi sarà quella di aumentare la densità di imprese specializzate in settori ad elevato contenuto tecnologico. Su base istituzionale, una forte spinta all’export regionale potrebbe venire dalla Zona Economica Speciale che, a tre anni dalla sua istituzione, è ancora un progetto vuoto di contenuti. (f.a.)

[courtesy OpenCalabria]

Francesco Aiello è è professore ordinario di Politica Economica presso l’Università della Calabria. Attualmente insegna “Politica Economica” al corso di Laurea in Economia ed “Economia Internazionale” al corso di Laurea Magistrale in Economia e Commercio.

Riprende in Calabria la sfida dell’innovazione
I giovani delle tre Università si mettono in gioco

di SANTO STRATI – La Calabria è innovazione, ma non a parole o nei propositi: c’è l’impegno a fare rete dei tre atenei della regione per valorizzare competenze e capacità dei giovani. Studenti, laureati o ricercatori: chiunque abbia qualche idea, da solo o in team, nei settori chiave dell’innovazione tecnologica si faccia avanti, c’è la dodicesima edizione della Start Cup, una singolare quanto esemplare competizione che mette a confronto le idee. La trasformazione di un’idea da progetto a impresa segue degli step ben precisi: prima occorre individuare il progetto, quindi vanno formate le risorse umane che devono apprendere cosa significare fare impresa, infine bisogna individuare i fondi necessari per l’avvio. Un percorso che le tre università calabresi, l’Unical di Cosenza, la Mediterranea di Reggio e la Magna Graecia di Catanzaro, hanno mostrato di essere in grado di proporre e seguire per valorizzare il patrimonio umano dei nostri ragazzi: a questo serve la competizione che selezionerà dodici idee potenzialmente trasformabili in startup innovative tra cui pescare quelle tre che riceveranno anche l’assistenza finanziaria della Regione, con il coinvolgimento della Fincalabra.

Santo Marcello Zimbone, Rettore dell'Università Mediterranea di Reggio

Questo magnifico progetto di creazione d’impresa per una sfida d’innovazione che parte dalla Calabria è stato presentato, con evidente orgoglio e soddisfazione, in teleconferenza dai tre rettori, Santo Marcello Zimbone della Mediterranea, Nicola Leone dell’Università della Calabria e Giovambattista De Sarro della Magna Graecia, moderati da Alba Battista, con la partecipazione del responsabile del progetto della Mediterranea Claudio De Capua. Alla conferenza stampa di presentazione della XII Start Cup ha preso parte  anche il presidente della Fincalabra Carmelo Salvino il quale ha sottolineato il pieno coinvolgimento nell’iniziativa e nelle altre che mettono in evidenza la capacità di innovazione della Regione. La Start Cup – ha detto Salvino – è anche la testimonianza di un modello della collaborazione tra la filiera istituzionale e l’università che sta dando i suoi frutti.

Nicola Leone, Rettore di Unical

Il rettore Zimbone ha parlato di iniziativa consolidata: sono dodici anni che quest’appuntamento si rinnova, con 650 idee di impresa prese in esame, di cui il 5% sono diventate 30 realtà produttive con 6 milioni di investimenti. Zimbone ha sottolineato che questi mesi hanno messo in evidenza le tante opportunità che derivano da una situazione emergenziale: sono fiorite idee imprenditoriali, quasi tutte di carattere innovativo, che vanno a travalicare i confini nazionali per raggiungere il mondo. Nella globalità emerge la forza della Calabria che trova nella ricchezza di idee dei suoi giovani “innovatori” il vero traino per lo sviluppo possibile. È cambiato il modo di lavorare e si stanno aprendo porte a idee e progetti che sembravano impossibili, con la differenza che, nel dopo Covid, i margini di crescita sono aperti a chi fino ad oggi ha avuto minime possibilità. E l’Università deve svolgere a pieno il suo ruolo che non è più solo di formazione, ma anche di progettualità e di creazione di opportunità: il sistema universitario calabrese non si è mai fermato, in questi mesi di lockdown, perché ha ben chiaro il compito difficile ma non irraggiungibile di creare occasioni di crescita e sviluppo per i giovani.

È anche questo il modo di limitare – ha detto il rettore De Sarro – la fuga dei giovani cervelli che dopo la laurea non trovano sbocchi. «Abbiamo vissuto con entusiasmo questo campionato dei giovani ricercatori dello scorso anno grazie al prof. Gallelli che ha seguito alcuni studenti: ha vinto una giovane ricercatrice di Catanzaro – la cosa ci ha riempito di gioia – e credo che rappresenterà l’Italia sia a livello europeo che mondiale. Speriamo di poter offrire, Covid permettendo, tutta l’ospitalità che è tipica della nostra Università ma che è comune a tutti gli atenei calabresi. Lo stesso entusiasmo riversiamo in questa edizione che pur limitando gli incontri ravvicinati  si presenta già ai nastri di partenza con ottime prospettive di partecipazione di di interessanti proposte innovative. Il ruolo dell’Università – ha sottolineato il rettore De Sarro – travalica l’ idea di formazione tradizionale e i nuovi strumenti di comunicazione permettono di mantenere alto il livello didattico. Certo, nel caso delle materie scientifiche e, soprattutto della medicina, è fondamentale l’approccio personale per la formazione dei futuri medici o operatori sanitari, ma nonostante le limitazioni siamo riusciti e riusciamo ad convivere con l’emergenza.

Il rettore Leone, un’autorità mondiale nel campo dell’Intelligenza artificiale, ha ricordato che proprio all’inizio della Start Cup, dodici anni fa, ha seguito, da docente, un gruppo di giovani ricercatori, arrivati con successo alla meta. Occorre credere in queste iniziative e immaginare l’Università in una visione che la proietti come agente promotore di sviluppo. Da questa competizione sono nate aziende diventate oggi realtà importanti. L’obiettivo è quello di offrire chances a chi ha idee: i nostri giovani hanno mostrato di essere efficaci e apprezzati. I giovani calabresi sono creativi e competitivi, occorre perciò offrire loro l’assistenza necessaria e il training di formazione al modello di impresa cui ispirarsi.

Ai giovani ha lanciato un invito caloroso l’assessore regionale alla Ricerca Scientifica e l’Università, l’astrofisica Sandra Savaglio: «liberate la vostra energia, tirate fuori le idee, avete il mondo ai vostri piedi, senza non rinunciare a sognare. In fondo, il Covid ha aperto importanti opportunità per chi ha le capacità e le competenze per emergere. Dateci dentro, ragazzi!» – ha detto, come faceva abitualmente nelle sue lezioni nelle aule dell’Unical prima dell’incarico istituzionale.

Uno stimolo che si aggiunge alla voglia di realizzarsi e di trasformare i sogni in realtà. La capacità dei nostri ragazzi è testimoniata dalle migliaia di cervelli “rapiti” dalle grandi industrie del Nord, dell’Europa, del mondo. L’attrazione è stata troppo forte, a fronte del vuoto assoluto che una classe politica inetta ha presentato ai nostri laureati, ai ricercatori, agli specializzandi. Più volte su queste pagine abbiamo detto che qualcuno, prima poi, dovrà rispondere del futuro rubato ai nostri giovani, ma le cose stanno ora cambiando sul serio. La Regione ha preso a cuore il mondo dell’Università e della ricerca scientifica, il capitale umano che questa terra è stata in grado di esprimere e continua a mettere sul mercato non va più disperso. Occorre offrire opportunità e occasioni di lavoro, formazione, specializzazione a casa propria, per poi mettere al servizio della propria collettività conoscenza, capacità, competenze.

La Rete dei tre atenei calabresi funziona egregiamente, lo hanno confermato i tre rettori rispondendo a calabria.live: il senso di soddisfazione del lavoro fin qui svolto e le risposte della Regione  hanno permesso una risposta ottimistica e piena di speranzose certezze. Gli investimenti ci sono, forse sarebbero utili più fondi per creare borse di studio – ha detto il rettore De Sarro citando i progetti dello scienziato farmacologo Pino Nisticò, già presidente della Regione Calabria, che immagina una Calabria-Silicon Valley in grado di competere a livello internazionale con le grandi università del mondo. Zimbone ha detto che occorre rivedere gli aspetti metodologici per condividere un successo collaudato. Tanto forte e soddisfacente da far dire all’assessore Savaglio che bisogna far arrivare i giovani in Calabria, non farli partire. Non è un’immagine romantica o di maniera: è una realtà di cui i calabresi sentono già di poter andare fieri. È un punto di partenza, importante e significativo, su cui innestare solide basi per la crescita e lo sviluppo. Lo chiedono le nuove generazioni e glielo dobbiamo. (s)

Nella foto di copertina del prof. Francesco Aiello, l’Unical desolatamente deserta, causa Covid.

IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DELLA XII START CUP

Start Cup Calabria 2020

Posted by Start Cup Calabria on Friday, 5 June 2020

I poli d’innovazione della Calabria presenti al World Manufacturing Forum di Cernobbio

Positiva la partecipazione della delegazione calabrese al World Manufacturing Forum di Cernobbio: la più importante manifestazione del settore a livello internazionale nel campo dell’innovazione nell’impresa.

La missione istituzionale, guidata dal Dipartimento Presidenza, settore Internazionalizzazione, su invito dell’Istituto per il Commercio estero, ha avuto un taglio fortemente operativo con la finalità di attrarre investimenti produttivi e favorire nuova occupazione.La delegazione era composta dal dirigente del settore innovazione e ricerca Menotti Lucchetta, Antonio Augimeri di Biotecnomed, Roberto Termine per il Polo Nuove Materie e dall’esperto dello Sprint Calabria Alessandro Dattilo.

La Calabria si è affiancata alle Regioni che tradizionalmente trainano la bilancia commerciale nazionale (Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Piemonte e Prov. autonoma di Trento), a conferma del fatto che la cooperazione e la sinergia interistituzionale con gli attori nazionali sta proiettando la Calabria al livello di visibilità internazionale delle Regioni più conosciute. Alle giornate del WMF ha partecipato quale testimonial per la Calabria, Mr. Shugo Yuasa, Amministratore Delegato di Vegitalia, membro del colosso nipponico Kagomè, leader internazionale dell’industria alimentare che già vanta in Calabria, a San Marco Argentario, uno stabilimento produttivo che occupa diverse centinaia di addetti. L’Ad di Vegitalia si è confrontato a lungo con la delegazione regionale e ha contribuito a diffondere, soprattutto tra gli investitori giapponesi presenti, le ragioni e le opportunità di investimento in Calabria.

Notevole interesse ha inoltre riscosso la business opportunity Smartlayer”: the easy way to get smart glasses presentata dall’eccellente ricercatore calabrese Roberto Termine e frutto della sinergia tra il Polo di Innovazione Smart manufacturing “Nuove Materie” sostenuto dalla Regione e l’impresa calabrese Notredame che opera nel campo delle Nanoscienze & Nanotecnologia. Subito dopo la presentazione, una multinazionale con stabilimenti di produzione in Lombardia ha manifestato l’interesse per il prodotto hitech sviluppato in Calabria, mentre una multinazionale giapponese ha voluto incontrare la delegazione per ricevere maggiori informazioni, ritenendo la Smartlayer di sicuro interesse per il mercato nipponico.La Regione ha anche presentato, dai suoi poli di innovazione, le opportunità di sviluppo di numerose aziende innovative e start up universitarie presenti sul territorio calabrese in occasione dei sedici incontri che si sono svolti con altrettanti investitori provenienti principalmente da Giappone, India, Singapore e USA. Sono state illustrate le proposte nei settori Life Science, Green Industry, Metalworking, AgroIndustry e sono stati promossi gli strumenti di sostegno per la Ricerca e l’Innovazione e gli incentivi e le facilitazioni previste per localizzare gli investimenti nelle aree incluse nella Zona Economica Speciale. Argomenti che hanno suscitato forte interesse da parte degli interlocutori esteri, unitamente al sistema di competenze altamente qualificate rappresentato dai giovani talenti provenienti dalle Università regionali.

Tra i principali investitori che hanno dimostrato di voler approfondire nei prossimi mesi le opportunità presentate si segnalano: il presidente e amministratore delegato della multinazionale giapponese Mitsubishi Maki Hosoda; il presidente della multinazionale, sempre nipponica, Nihon, Fuminobu Nakayama; il vice presidente della statunitense Baker Huges; il delegato della società di investimenti di Singapore Incuvest; il general manager della società indiana Superkraft Elastomers, Swapnil Mekal.

Buone prospettive e riscontri anche per le società Gaia e per il gruppo indiano Jindalgroup of industries con riferimento in particolare a possibili investimenti nell’area retro-portuale di Gioia Tauro. Si sono tenuti incontri infine con gli analisti dei Desk di attrazione investimenti esteri di ICE Agenzia provenienti dall’India, dalla Turchia e dalla Corea ai quali sono state trasferite le informazioni necessarie per indirizzare al meglio le attività di business scouting nei rispettivi Paesi.I rappresentanti dei Poli di Innovazione hanno manifestato grande apprezzamento per l’iniziativa condotta dal settore internazionalizzazione che ha attirato l’attenzione di numerose multinazionali valorizzando le eccellenze del sistema regionale e le opportunità di localizzazione nelle aree ZES.

Il World Manufacturing Forum di Cernobbio ha dunque posto basi concrete per l’avvio di collaborazioni sia finanziarie che operative con gli operatori esteri incontrati.Il lavoro della Regione proseguirà nei prossimi mesi nel favorire l’incontro tra aziende del territorio ed i potenziali investitori affinché possano concretamente avviarsi nuovi investimenti produttivi in Calabria in grado di consentire l’apertura di stabilimenti produttivi ed una valorizzazione in loco delle risorse umane formate dalle nostre università. Il successo della missione regionale conferma l’ottimo lavoro svolto in questi anni dalla Regione che ha permesso la nascita di un ecosistema innovativo altamente competitivo al livello internazionale che oggi vede Università, Poli di Innovazione e start-up gareggiare alla pari con gli omologhi delle Regioni tradizionalmente più virtuose. (rrm)