PONTE E MEDITERRANEAN LIFE, UN COMUNE
DESTINO PER ASSENZA DI VISIONE POLITICA

di SANTO STRATI – C’è un comune destino che accompagna due sogni “impossibili”: il Ponte sullo Stretto e il progetto Mediterranean Life. Il primo, sognato da oltre un secolo, progettato esecutivamente oltre dieci anni fa e stoppato, inopinatamente, dal Governo Monti, riguarda il futuro di due regioni, Calabria e Sicilia, ma in realtà la sua realizzazione (?) interessa l’intera Europa; il secondo, frutto di una visione intelligente di un gruppo privato, potrebbe cambiare radicalmente la vita di una città come Reggio Calabria. Città sul mare, ma mai appropriatasi delle risorse che il mare stesso le offre, senza riuscire a diventare Città “di” mare. Anzi, l’assenza di programmazione e di visione politica hanno condannato la città di Reggio all’abbandono e all’inevitabile degrado. Parlano da soli il degrado vergognoso in cui è lasciato da anni il Lido Comunale (nonostante il progetto del Museo del Mare che dovrebbe sorgere lì firmato nientemeno che dall’archistar Zaha Hadid), le montagne di rifiuti inimmaginabili in una città civile, e le risorse preziose sprecate senza il minimo di programmazione (per esempio i Bronzi su cui si litiga su come festeggiarne il cinquantenario).

Cosa accomuna due progetti che, in maniera evidente, hanno entrambi a che fare con lo Stretto e possono trasformare l’intera area? Per il Ponte è facile intuire gli ostracismi e la decisione di “non decidere” seguendo la politica del rinvio perenne: l’ultimo scandalo che nessuno stigmatizza sono i 50 milioni buttati via, decisi dal ministro Enrico Giovannini, per finanziare nuovi studi di fattibilità sul progetto. Spesa inutile, manovra che serve solo a rinviare ulteriormente i tempi della (quasi certamente impossibile) realizzazione, quando esiste già un progetto esecutivo e c’è un contenzioso tra Stato e società che ha vinto l’appalto (ex Impregilo, oggi Webuild che fa capo all’ing. Pietro Salini) che vedrà con buone probabilità soccombere il pubblico (oltre 800 milioni di penale). Che senso aveva, come ha fatto l’ex ministra Paola De Micheli creare un tavolo ad hoc con esperti e consulenti lo scorso anno, per partorire una documentazione che nulla aggiungeva alle tonnellate di carte già prodotte in cinquant’anni di studi? Quella commissione è costata ai contribuenti un po’ di milioni, ma non serve a nulla. Peggio sarà con i 50 milioni “investiti” da Giovannini: un’ulteriore inutile spesa di cui si poteva tranquillamente fare a meno, tanto, finché manca la volontà politica, il Ponte – che sarebbe un capolavoro dell’ingegno e dell’industria italiana – non si farà mai. 

Quali sono le ragioni di tanto accanimento, dove accanto alle risibili ragioni di qualche bizzarro biologo marino (“l’ombra del Ponte darà fastidio ai pesci nello Stretto”) ci sono evidentemente interessi e motivazioni di natura economica che travalicano il nostro Paese, ancora una volta sottomesso a specifiche volontà “esterne”? Se il Ponte fosse stato costruito, quando venne varato il progetto e furono iniziati i lavori (2011), oggi avremmo la consolidata realtà del corridoio europeo Ten T (quello dei trasporti, che prevede il collegamento da Helsinki alla Valletta). Con nessuna scusante per l’Alta Velocità/Alta Capacità che renderebbe la Sicilia ragionevolmente più vicina al Continente. Con gli evidenti vantaggi per la stessa Calabria, dove già il tracciato ipotetico dell’alta velocità ferroviaria allunga i tempi di percorrenza anziché accorciarli.

Misteri di un Paese dove lo sport più praticato dai burocrati è complicare gli affari semplici e fermare qualsiasi idea di sviluppo. Chi sceglie, chi decide di “allungare” il percorso, quando a rigor di logica l’Alta Velocità dovrebbe ridurre i tempi di percorrenza? In base a quale criterio si ipotizza un tracciato che allunga di oltre trenta minuti il viaggio? Già adesso, il Frecciarossa costretto a fare fermate che servono a mantenere vivo il consenso locale dell’amministratore di turno, impiega troppo sui vecchi binari che qualcuno aveva escluso come utilizzabili per i treni veloci. C’è voluto un guasto al Frecciargento, qualche anno fa, e l’utilizzo – ultima ratio – di un Frecciarossa sostitutivo per confermare che sì, sui vecchi binari potevano correre (senza esagerare) anche i treni di nuova generazione. È uno dei tanti segnali come la mobilità, lo sviluppo, la crescita del territorio sono argomenti tabù per chi governa sudditi che immagina ancora arrendevoli, ma l’aria sta cambiando e ci si può permettere un cauto ottimismo. La gente è stufa, incazzata nera e con l’inflazione alle stelle non arriva nemmeno a metà del mese. E i problemi maggiori di questo Paese sono gli scazzi tra Di Maio e Conte la leadership contesa tra Meloni e il resto della destra alla continua ricerca di un centro introvabile.

Il Ponte, del resto, è il simbolo del Sud che reagisce (e questo non piace ai Signori del Nord) e potrebbe mostrare di cosa sono capaci i progettisti e gli ingegneri italiani. Una straordinaria e invidiabile competenza, in grado di superare ogni problema: rischio sismico, sostenibilità ambientale, correnti marine, forza dei venti. Un esempio pratico? In Turchia hanno inaugurato un ponte che è poco più piccolo di quello che dovrebbe collegare Reggio e Messina. Un capolavoro di ingegneria, interamente basato sul progetto (bocciato) del Ponte sullo Stretto. Gli altri Paesi progrediscono con le competenze e le capacità dell’ingegno italico (quanti cervelli all’estero, e fra questi quanti calabresi andati via per assenza di opportunità nella propria terra?), da noi invece si litiga per quisquilie, nel segno costante del campanile e, nel caso della Calabria, delle gelosie e dell’invidia.

E veniamo all’altro scandaloso “silenzio” che circonda da anni un progetto che cambierebbe completamente la fisionomia del territorio e l’economia dell’intera Città Metropolitana di Reggio. Era il 24 agosto del 2019 e Calabria.Live dedicava al progetto Mediterranean Life il suo focus di apertura. “Pellaro farà diventare Reggio come Dubai”, titolavamo, con l’entusiasmo di chi – carte alla mano – intravedeva un futuro straordinario per un’area trascurata e dimenticata da Dio e dagli uomini. Che cos’è Mediterranean Life? È la trasformazione dell’area sud di Reggio, quella intorno a Pellaro per intenderci, in un polo turistico di attrazione internazionale, con alberghi, attracchi per navi da crociera, spazi museali, un auditorium da 6000 posti per spettacoli ed eventi congressuali, aree di verde attrezzato e tanto altro ancora. 

Una grandiosa (se non gigantesca) città “di” mare ideata dall’arch. Pino Falduto (in un’altra vita ex assessore della Giunta del compianto Italo Falcomatà) che ha trovato i soldi (privati), condiviso le idee e l’amore per la sua Reggio, in una visione di futuro che, in qualunque altra parte del mondo, sarebbe accolta, apprezzata e valorizzata.

Bene, sono trascorsi quasi tre anni da quando ne abbiamo parlato per la prima volta e, ancora oggi, si continua a mantenere il silenzio assoluto sul progetto da parte dell’amministrazione locale e da parte della Regione (il Presidente Occhiuto probabilmente ignora – incolpevolmente – il progetto). Continuare a parlare di scandalo e cercare l’indignazione popolare è un esercizio inutile. Il consigliere comunale di Reggio Massimo Ripepi lo scorso maggio ha denunciato che l’Amministrazione comunale «tiene ancora nel cassetto il progetto del secolo», nonostante una mozione approvata dallo stesso Consiglio comunale il 13 novembre 2021. Un progetto – tanto per capire di cosa stiamo parlando – che prevede 500 posti di lavoro e 4 milioni di visitatori l’anno (due milioni di passeggeri in più per l’Aeroporto dello Stretto). Aeroporto  trascurato, dimezzato, dimenticato, che si ferma anche per sterpaglie che bruciano, tanto è arrivato lo stato di abbandono. Anche qui ci sono 25 milioni che il deputato reggino Francesco Cannizzaro aveva con un colpo di mano fatto uscire dalla finanziaria del 2019. Fondi per ristrutturato lo scalo: ad agosto 2019 ci fu un evento all’Aeroporto con tanto di slide e powerpoint per illustrare i progetti che si sarebbero realizzati con quei fondi (a cui si sono aggiunti altri tre milioni dai fondi di coesione). Bene, carta straccia e con quei soldi che prevedevano la recinzione dell’area e il nuovo pavimento dell’aerostazione, si potrebbe fare una nuova costruzione per lo scalo. Il solito Falduto, con i suoi investitori privati, ha presentato un progetto bellissimo e di facile realizzazione per un nuovo aeroporto e l’ha offerto gratuitamente alle istituzioni: gli hanno detto subito no, grazie, senza nemmeno guardarlo. 

Quello che, insomma, è capitato per Mediterranean Life: la sua realizzazione dà, evidentemente, fastidio, quindi il progetto va bloccato, buttato in un cassetto per essere dimenticato. Un progetto, ricordiamolo, interamente finanziato dai privati, così come Salini aveva dichiarato la propria disponibilità di metterci di tasca il necessario per fare il Ponte, eppure non interessa all’Amministrazione locale, nonostante le prospettive di occupazione e i ritorni sul piano economico.

L’arch. Falduto che ha realizzato Porto Bolaro, un centro commerciale bellissimo che ha trasformato interamente la zona (che poi è nella stessa area dove dovrebbe sorgere Mediterranean Life, ha progettato e realizzato anche un piccolo lido (Marina di Porto Bolaro) che è un sogno ad occhi aperti per i turisti che ci capitano ed è diventato un porto d’attracco per la nautica da diporto. Falduto ha capito da tempo che il traffico nel Mediterraneo di yacht e della nautica da diporto va intercettato e chiede ormeggi con servizi e assistenza. Quello che fa Marina di Porto Bolaro. Quello che farebbe Mediterranean Life, con l’aggiunta dell’attracco delle navi da crociera. Ma nessuno risponde: a nostro avviso, c’è già abbastanza materia per il penale se qualche pm volesse metterci il naso…

Nel Mezzogiorno, rassegniamoci, prevale la logica del non fare, di azzoppare i progetti, disperdere le idee, non occuparsi del bene comune. E difendere spesso l’indifendibile, in nome di una pretesa (e assurda) autonomia differenziata. Quando fu il momento di scegliere la rotta della cosiddetta Via della Seta, al posto di indicare Gioia Tauro (lo sbocco più naturale e più funzionale del Mediterraneo) furono preferite Genova e Trieste, perché probabilmente la classe politica meridionale (pressoché inesistente) non ha saputo far valere le giuste ragioni, le motivazioni più logiche, per dare ulteriori opportunità al Sud.  Ma in Calabria si replica su tutto (a vuoto) e, anzi, nel Sud del Sud (per citare il bel libro di Giuseppe Smorto) accanto a eccellenze, professionalità e ingegno prolifera l’indifferenza o, peggio, il rigetto assoluto di qualsiasi idea innovativa che abbia ricadute serie per la popolazione, nel nome di quel bene comune di cui si perdono troppo spesso le tracce.

Il progetto di Pino Falduto, quest’idea straordinaria di futuro, nonostante non chieda finanziamenti e porti occupazione e sviluppo a un territorio degradato, continua a essere ignorato, nella segreta speranza che gli investitori dirottino altrove i propri quattrini, e lo stesso vale per il Ponte. Basterebbe immaginare come cambierebbe lo scenario di questa parte di Calabria con queste due realizzazioni per chiedere a Comune, Città Metropolitana e Regione (per Mediterranean Life) e al Governo e allo Stato (per il Ponte) di aprire finalmente gli occhi e pensare al territorio e alla gente che ci vive. La prima fase dei lavori del Ponte, per la sola costruzione porterebbe subito 25mila posti di lavoro, ma c’è chi si preoccupa dei pesci dello Stretto “turbati” dall’ombra di un Ponte chiamato desiderio. Perduto in un Mediterraneo a cui si nega un progetto vitale (Mediterranean Life) che Dubai ci copierebbe se non avessero fatto già qualcosa di simile. Ma i calabresi stanno perdendo la pazienza e i politici si ricordino che un altr’anno si torna alle urne. 

REGGIO – Ripepi (CI): Il Comune tiene nel cassetto il progetto “Mediterranean Life”

Il consigliere comunale Massimo Ripepi, ha denunciato che l’Amministrazione comunale di Reggio «tiene ancora nel cassetto il progetto del secolo», il Mediterranean Life, che prevede «500 posti di lavoro, 4 milioni di visitatori l’anno, 2 milioni di passeggeri in più all’anno per l’aeroporto dello Stretto».

Ripepi ha ricordato che la mozione del progetto «approvata in Consiglio Comunale  il 13 Novembre 2021, è rimasta chiusa nel cassetto e per la quale l’Amministrazione non ha ancora mosso un dito, costretta com’è a rincorrere gli eventi anziché pilotarli immaginando il futuro. Per l’ennesima volta si assiste ad atteggiamenti stantii e ristagnanti della cosiddetta classe dirigente, responsabile dell’accantonamento di un progetto di imprenditori reggini guidati da Pino Falduto, che da solo potrebbe capovolgere le sorti drammatiche della Città Metropolitana di Reggio Calabria, a partire dall’Aeroporto dello Stretto».

«Non sono bastati questi numeri da capogiro – ha spiegato – per suscitare l’interesse dell’amministrazione più incapace della storia che ha tenuto bloccato il progetto presentato 1181 giorni fa. E 173 giorni sono passati, da quando il Senato della Città ha ordinato al Sindaco Brunetti di convocare una conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate per verificare la possibilità di addivenire ad un accordo di programma ed ai successivi adempimenti. Niente sino ad oggi, non è successo nulla nonostante la stessa delibera di Consiglio dichiari il progetto di interesse strategico e di rilevanza pubblica per il notevole impatto occupazionale nel settore del turismo e della nautica».

«Non è stata mai proposta – ha proseguito – un’opera del genere con un tale impatto occupazionale e che, per giunta, si cali perfettamente nel progetto vocazionale del nostro territorio, ossia vivere di turismo: lo Stretto rappresenta infatti l’autostrada del mare più importante del mondo, e ciò comporterebbe una movimentazione di turisti  proprio per la presenza di un’attrattiva di grande rilevanza. Il Mediterranean Life prevede una serie di strutture quali porto turistico con 300 posti barca, alberghi, ristoranti, palazzetto dello sport, teatro, campi da tennis, piscine: una vera e propria città dentro la città! Un’opera che non prevede l’impiego di soldi pubblici e che sta solo aspettando dopo il via libera da parte dell’Amministrazione di essere avviata e realizzata. Un’opportunità che, se non verranno adottate le giuste tempistiche, è destinata a svanire nel nulla, perché i privati non possono aspettare il niente della pubblica amministrazione».

«Ha dell’assurdo – ha detto ancora – dover constatare, dunque, che un’opera di così fondamentale importanza strategica, unica nella storia di Reggio, sia al palo e non si capisca per quale motivo sia stata messa da parte: il f.f. Brunetti e l’Assessore Mimmetto Battaglia ci spieghino cosa stanno facendo e le motivazioni di tale ingiustificato e inappropriato ritardo, perché la città non può permettersi di perdere un’occasione del genere per l’inadeguatezza e la sciatteria di una classe dirigente insensibile ed incapace davanti alle vere priorità del sistema economico e produttivo. Attraverso la Commissione di Controllo e Garanzia da me presieduta, faremo un focus continuo di controllo degli atti amministrativi, perché il Mediterranean Life è un’opera di assoluto interesse pubblico cosi come sancito dal Consiglio comunale che è l’organo supremo di indirizzo della politica cittadina».

«Il Sindaco – ha concluso – deve urgentemente attivare un accordo di programma come ordinato dal Senato della Città con tutti gli enti interessati affinchè l’opera inizi al più presto e si realizzi nel più breve tempo possibile. Reggio è affamata di sviluppo e di futuro e non è ulteriormente tollerabile che lo scollamento esistente tra l’organo politico e la burocrazia del Comune, di recente messo a nudo anche dalla mancata approvazione del bilancio consuntivo del 2021, sia la principale causa di occasioni mancate a discapito della Città e dei Cittadini». (rrc)

REGGIO – Via libera dalla Commissione Assetto del Territorio per il mozione Mediterranean Life

È stata approvata, dalla Commissione Comunale Assetto del Territorio di Reggio, presieduta dal consigliere Giuseppe Sera,  la mozione Mediterranean life, che impegna il sindaco Giuseppe Falcomatà, per come previsto dall’articolo 34 comma 1 del Decreto legislativo 267 del 2000, a promuovere la conclusione di un Accordo di programma con tutte le istituzioni e le autorità interessate così da formalizzare un percorso comune sull’approvazione del progetto inserito nella zona sud della città.

Nella seduta, proprio il sindaco Falcomatà è intervenuto ricordando come «anche questo importante programma, ritenuto strategico per lo sviluppo di un’area urbana fondamentale, vada inserito all’interno di una cornice di pianificazione strategica del territorio».

«Il “Mediterranean life” – ha aggiunto – non può più aspettare. Bisogna procedere speditamente verso una sua definizione concreta adeguandolo a quanto richiamato dal Piano strutturale comunale e dal Piano spiaggia. Chiaramente, dentro queste due cornici programmatiche, si sviluppa la visione della città che non può essere altro che una città che trae linfa dal recupero del rapporto col mare. Rispetto a questo, registro, con particolare soddisfazione, la disponibilità del gruppo di investitori di voler discutere ed aggiornare l’opera, magari all’interno di quelli che sono gli strumenti previsti dal Dlsg 267/00, in particolare la conferenza fra tutti i rappresentati delle associazioni interessate, per avviare percorso comune».

«L’area dove insiste la proposta del “Mediterranean life” – ha spiegato il sindaco – è coerente con uno sviluppo delle attività ricettive, ma anche di quelle destinate al benessere ed alla salute considerata la salubrità dell’aria dei luoghi. Dentro questa coerenza di fondo e ad una visione univoca fra l’Ente ed i soggetti promotori dell’iniziativa, è chiaro si debba avviare un ragionamento. L’Amministrazione comunale, ovviamente, non vuole avere un ruolo passivo, non può averlo. Dobbiamo, invece, valutare il progetto e non semplicemente acquisirlo. Bisogna verificare, insieme a tutte le autorità e le istituzioni competenti coinvolte, i vari vincoli urbanistici e, eventualmente, aggiornare, integrare, modificare, eliminare ogni possibile barriera tecnica alla realizzazione dell’opera».

«C’è da considerare, poi – ha aggiunto – l’obiettivo di un indirizzo politico preciso che è improntato sulla sostenibilità ambientale del progetto, immaginandolo forse con meno cemento e più spazi verdi incontrando quella transazione ecologica che è un paletto principale fissato dalla Comunità Europea».

«Questa è la posizione dell’Amministrazione comunale – ha concluso Falcomatà – che è chiaramente favorevole a dare uno sviluppo turistico e di crescita economica del territorio, ampliando gli spazi di rigenerazione urbana così da alzare il livello di crescita anche sociale e culturale. Questa idea, quindi, ci serva per arrivare al miglior progetto possibile rispetto ai parametri imposti dalle autorità e delle normative competenti in materia. Noi vogliamo il “Mediterranean life”, un progetto rispetto al quale non si può più rinviare ulteriormente la discussione. Sarebbe importante, per questo, che il confronto fosse il più possibile depurato da polemiche di carattere politico. Serve il dialogo, la prospettiva comune, la consapevolezza che ognuno debba svolgere il proprio ruolo interpretandolo quale contributo indispensabile alla realizzazione di adeguamenti al piano che siano inoppugnabili sotto ogni punto di vista tecnico e politico».

Soddisfatto per l’esito della riunione pure il presidente della Commissione, Giuseppe Sera, che nel ringraziare il sindaco per «l’intervento propositivo», ha rimarcato l’importanza di un «progetto che sarà realizzato con ogni indicazione utile a bilanciare le esigenze della parte privata e quella della parte pubblica».

«Grazie di cuore a tutti i commissari – ha detto Sera – e spero vengano sgomberati tutti i dubbi rispetto ad una bella idea che non può rimanere soffocata dalla strumentalizzazione politica».

Richiamando la mozione presentata dalla Commissione, il presidente Sera ha sottolineato come «la proposta inerente la realizzazione di edifici ed attrezzature destinate alla nautica di diporto, ad edifici commerciali, turistico-residenziali e ad attività sportiva, pur non essendo al momento coerente con le previsioni dello strumento urbanistico vigente, troverà le congruenze giuste considerata, soprattutto, la disponibilità dei promotori di adeguare l’intero piano così da renderlo rispondente alla programmazione comunale in corso nel rispetto del principio di contenimento di consumo di suolo e nell’interesse pubblico generale». «Ci sono diverse soluzioni per addivenire ad un esito positivo», ha spiegato Sera aggiungendo: «Considerato quanto disposto dall’articolo 34 comma 1 del decreto legislativo 267 del 2000, la Commissione impegna il sindaco, in via preliminare, a convocare una conferenza tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni interessate per verificare la possibilità di concordare l’accordo di programma e i successivi adempimenti affini alla definizione dell’istanza».

«In conclusione – ha affermato, ancora, il presidente Giuseppe Sera – la mozione discussa e approvata è stata frutto di un intenso lavoro di approfondimento che ha fortemente tenuto conto degli esiti delle precedenti quattro sedute di Commissione Assetto del territorio dedicate al tema del “Mediterranean life”. Allo stesso modo, fondamentale si è rivelato il contributo offerto, in tutto l’iter del dibattito, dalle assessore Mariangela Cama ed Irene Calabrò. Oggi, dunque, si è segnato un altro importante passo in avanti per definire un iter che porterà alla realizzazione di un progetto ambizioso e di assoluto valore».

All’esito del voto, soltanto in tre dell’opposizione hanno espresso parere negativo su una mozione che ha raccolto, invece, il favore degli otto componenti della maggioranza presenti alla seduta odierna. Respinta, infine, una mozione del consigliere Antonino Minicuci «perché ritenuta – ha spiegato il presidente Sera – anche da esponenti della minoranza stessa, ampiamente sovrapponibile al testo presentato, e successivamente approvato, dalla Commissione».

Rischia di sfumare Mediterranean Life, un progetto da 6500 posti di lavoro

Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Massimo Ripepi, ha dichiarato che «il Piano Spiagge del Comune di Reggio Calabria fa sfumare «il progetto del secolo, il Mediterranean Life, sostenuto da imprenditori onesti e finanziato da banche mondiali».

Un progetto che lo stesso Ripepi ha definito «del secolo per la nostra città», che prevede «6500 posti di lavoro nel segmento vocazionale tipico della nostra Reggio. Turismo per imbarcazioni da diporto, un porto turistico terminal di servizi nell’autostrada del mare più importante del mondo, lo Stretto di Reggio Calabria e Messina. Tutto interamente finanziato con fondi privati, circa 500 milioni di euro. Insomma, il modo per intercettare finalmente il tesoro che viene dal mare che ci passa sotto il naso e non si ferma perché nessuna struttura è stata costruita per ospitarlo».

«Nell’arco di pochi giorni – ha spiegato Ripepi – il sindaco Giuseppe Falcomatà si fa soffiare sotto il naso 100 milioni di Fondi Europei per la sostenibilità e subito dopo sostiene un Piano Strutturale classificandolo addirittura Masterplan del mare, ma che elimina dalla programmazione il Mediterranean Life, il porto turistico che dovrebbe realizzarsi in prossimità del centro commerciale Porto Bolaro».

«Ebbene – ha detto ancora – la prospettiva di almeno 5000/6000 posti di lavoro nel settore del turismo e della nautica da diporto, non è stata ritenuta una motivazione sufficiente per inserire il progetto Mediterranean Life nel novero delle grandi opere da realizzare; il Mediterranean avrebbe risvegliato la nostra vocazione turistica e soprattutto avrebbe potuto trovare, nella vicinanza dell’Aeroporto dello Stretto, una sinergia tale da predisporre una dinamica circolazione di visitatori e portare il traffico del Tito Minniti almeno a due milioni di passeggeri. Invece, la variante del Piano Spiagge appena approvata da Falcomatà, non prevede nemmeno punti di ormeggio e servizi di accoglienza per i naviganti, con una serie di vincoli che probabilmente limiteranno molte attività».

«Non è solo un onesto imprenditore come Pino Falduto ad indignarsi – ha proseguito Ripepi – ma sono tutte le associazioni di categoria che, a causa di una politica miope e fortemente schierata ideologicamente, vedono sfumare immediate opportunità di lavoro e di dinamismo economico. E parlo di ideologia, perché il fatto che il consigliere Antonino Minicuci, espressione del centro destra, avesse richiesto un parere politico favorevole sul Mediterranean Life e che oggi, quest’ultimo, venga inesorabilmente cassato dalla visione progettuale della Città Metropolitana, la dice lunga sull’incapacità di certi soggetti politici, in primis il sindaco Falcomatà, di adoperarsi per l’interesse comune e per il bene della nostra amata Reggio, mettendo da parte i colori politici».

«Oggi più che mai – ha detto ancora – epurando un progetto sostenuto da istituti di credito mondiali, si affosserebbe Reggio Calabria portando avanti piccinerie ideologiche, che a nulla valgono, se non a frustrare la nostra inclinazione turistica e gli investimenti lungimiranti di imprenditori che sanno “fare”, aperti al nuovo e scollegati da logiche arriviste se non nel segno dello sviluppo sano per questa città.  Chi ha paura di fare l’interesse di Reggio? Sicuramente quelli come Facolmatà, che pensa bastino i “chiringuiti” o i pontili galleggianti a trasformare il volto economico di un territorio».

«La Città Metropolitana – ha detto ancora – esige investimenti consistenti e pianificazioni di lungo termine e non intenzioni improvvisate, che sappiano convogliare tutto il traffico del Mediterraneo verso lo Stretto, ma per questo serve un porto di grandi dimensioni, un collegamento diretto con l’Aeroporto e un indotto nell’entroterra che possa accogliere adeguatamente i diportisti. Il Mediterranean Life offre la possibilità di trasformare Reggio e tutte le nostre più belle spiagge in un’oasi turistica».

«È un gravissimo errore – ha concluso – non cogliere al volo questa opportunità e non prendere nemmeno in considerazione quanto proposto da questi imprenditori solo per rimanere trincerati nella propria inutile visione, come ulteriore passo verso il declino definitivo di Reggio. Contro ogni speranza vogliamo credere all’ultimo monito lanciato dal sindaco Falcomatà all’ultimo Consiglio Comunale: abbattere le barriere politiche quando è in ballo lo sviluppo e la crescita della nostra Città. Facciamolo insieme per salvare il progetto del secolo». (rrc)

In copertina, il rendering del progetto Mediterranean Life a Pellaro (RC)

REGGIO, SI DEMOLISCE IN NOME DEL NUOVO
MA SI IMPEDISCE DI COSTRUIRE IL FUTURO

di SANTO STRATI – Dopo aver visto il video del rendering di come dovrà esser la nuova piazza De Nava a Reggio Calabria (la piazza su cui si affaccia il Museo dei Bronzi, per intenderci) non riusciamo a vincere un forte senso di perplessità. E leggendo, in questi giorni, la furiosa polemica che si sta scatenando tra i fautori del “nuovo” e chi spinge per un restauro vero e proprio che rispetti le caratteristiche originarie, stupisce come, ancora una volta, la città di Reggio riesca a creare due fronti, quasi uguali, ma opposti. Non si tratta di avere ragione a voler mantenere lo spirito illuminato che ha ispirato la piazza, ma non è spiegabile questa sorta di furia iconoclasta che vuole a tutti i costi demolire per fare, con una parola che riempie la bocca, un adeguato restyling. Adeguato a cosa? Al nuovo sentire dei reggini? Non ci sembra che i reggini, nella stragrande maggioranza, sentano la necessità di distruggere la piazza così com’è – e come era stata concepita – per creare uno slargo che, per bene che vada, al primo violento acquazzone non fermerà più l’acqua diretta addosso al Museo che rischierebbe l’allagamento continuo.

Peggio viene da pensare, leggendo in qualche sito online una motivazione che dimostra la grande ignoranza che pervade i cosiddetti “demolitori”: la piazza va rasa al suolo – qualcuno ha dichiarato – perché è un simbolo del fascismo. A parte che quando venne edificata del fascismo non c’era nemmeno l’insopportabile accenno, se prevalesse quest’idea – stupidissima – del polically correct, bisognerebbe radere al suolo centinaia o migliaia di palazzi e non solo a Reggio Calabria.

La cosa più inquietante, però, è un’altra. Se da un lato l’amministrazione Falcomatà 2 spinge verso il “nuovo” e la necessità di innovare, guardando alle esigenze dei cittadini (?), dall’altro licenzia provvedimenti che sono del segno opposto. Prendiamo il piano spiaggia, di cui parliamo in altra parte del giornale: questa grande innovazione non riusciamo a trovarla, anzi, pensando a com’è ridotto il Lido comunale che un tempo era il vanto di tutta la provincia, si viene colti dallo sconforto. Come si può immaginare di “sconvolgere” il fronte-mare di una città, trascurando il suo simbolo più evidente? Quella Rotonda Nervi (ricostruita su quella che rendeva felici le estati dei nostri padri e nonni e di noi ragazzi della seconda metà del Novecento) che oggi rappresenta il monumento più vergognoso all’incuria e alla trascuratezza. A cosa serve un piano spiaggia che, di fatto, blocca lo sviluppo di qualsiasi economia del mare proibendo di mettere punti di ristoro dove ci siano gli ormeggi ? Probabilmente i progettisti dell’Amministrazione Falcomatà che sognano una città di mare (e non più una città sul mare) in barca non ci sono mai andati, ovvero non sanno cosa significhi navigare e cercare un approdo. La nostra posizione marina è eccellente per tutto il turismo da diporto che va da Gibilterra fino alla Grecia, ma chi naviga sceglie l’approdo per le tante soste che l’andar per mare consente di fare basandosi sulle facilities che le località di ormeggio offrono. Bene, a quanto pare (non è ancora il testo definitivo questa variante al piano spiaggia) non sarà possibile offrire punti di ristoro nei pochi approdi esistenti.

Il rendering del progetto Mediterranean Life
Il rendering del progetto Mediterranean Life

E che dire, sempre seguendo il discorso dell’economia del mare, del progetto Mediterranean Life che vorrebbe riqualificare (con investimenti privati) tutta l’area a sud, da Pellaro all’Aeroporto, con un avveniristico villaggio dove turismo, aree commerciali e cultura andrebbero a braccetto per offrire esperienze di turismo uniche in tutto il Mediterraneo, con ormeggi per le navi da crociera, alberghi e residences di alto livello, etc? Il progetto proposto dall’arch. Pino Falduto (già assessore nella giunta di Falcomatà padre, un’altra vita fa) non piace all’Amministrazione Falcomatà, non piace alla Città Metropolitana, non piace alla Regione. O almeno così si deve supporre visto che che ai tanti solleciti per avere riscontri sulla fattibilità del progetto continua ad esserci un silenzio assordante. Sono anni che Falduto e gli altri investitori che caldeggiano il progetto aspettano un motivato diniego, ma non arriva nemmeno quello. All’incirca un mese fa, l’arch. Falduto è stato convocato in Comune da una commissione municipale (non sappiamo quale) per illustrare il progetto. Sono trascorsi trenta giorni, ancra una volta senza alcun esito.

Dunque, da un lato si vuole demolire, ma dall’altro s’impedisce di creare crescita e sviluppo: tanto per dare qualche numero, il progetto che vorrebbe trasformare la costiera sud in una sorta di Dubai calabrese vale seimila posti di lavoro e svariati milioni di ricavi l’anno, ricavi che si traducono a loro volta in imposte comunali che potrebbero essere di grande utilità per un Comune in grande sofferenza finanziaria ormai da troppo tempo.

Quindi, demolire sì, costruire per offrire occupazione e sviluppo no. Le motivazioni dell’abbattimento della piazza sono illogiche e prive di sostanza, nonostante i pareri illuminati di personalità cittadine. Secondo lo storico reggino Pasquale Amato è un finto restauro che, in realtà, riuscirà nell’intento di cancellare la memoria storia della città in nome di “pseudo cultura”. «E assistiamo – dice il prof. Giacomo Oliva, direttore della Biblioteca del Museo Archeologico di Reggio, condividendo la posizione di Amato – alla più becera contraddizione. Un ministero preposto alla tutela del patrimonio culturale che approva la distruzione della storia, dell’estetica e della memoria. Che ingrato destino ha questa terra!!!»

Secondo il prof. Amato «Una cosa è ricostruire una città sulle macerie di un terremoto o di una distruzione per aggressione di un nemico esterno. In questi casi si possono effettuare anche modifiche radicali. E Reggio è stata riedificata diverse volte nella sua plurimillenaria storia, dopo eventi sismici o devastazioni per attacchi esterni, a cominciare da quello del tiranno Dionisio I di Siracusa nel 386 aC. Tutt’altra cosa è, invece, sconvolgere una piazza storica come quella dedicata dai reggini a Giuseppe De Nava, senza una specifica necessità o emergenza. È un’operazione assurda, di cui si fa fatica a intendere i motivi. E rappresenta un secondo tentativo di distruggere la Piazza, passando dall’orrenda “escavazione selvaggia” che venne neutralizzata da una corale contestazione della città ad uno spianamento altrettanto sconcertante contro cui si sta levando una nuova espressione collettiva di dissenso.

«Si parla di restyling. Ma è una finzione – sostiene Amato, con il convinto sostegno del prof. Enzo Vitale della Fondazione Mediterranea, del prof. Francesco Arillotta, presidente degli Amici del Museo, di Legambiente e di tante altre associazioni cittadine –. Infatti, non si tratta di restauro, ma di vero e proprio stravolgimento della Piazza, ideata e realizzata nella fase epica della riedificazione della città dopo il terremoto catastrofico del 28 dicembre 1908 che distrusse il 95% degli edifici esistenti a Reggio e Messina e nelle rispettive aree limitrofe delle due sponde dello Stretto. Una Piazza dedicata peraltro a Giuseppe De Nava, il più autorevole leader politico a livello nazionale che Reggio abbia espresso dal 1861 ad oggi. De Nava svolse, altresì, un ruolo preminente nella splendida ricostruzione, supportando nei suoi numerosi incarichi di governo l’azione condotta dall’on. Giuseppe Valentino (prima da assessore e poi da sindaco) e dall’ing. Pietro De Nava, Responsabile del Piano Regolatore. Una Piazza su cui fu eretto il  pregevole monumento scolpito dall’artista polistenese Francesco Jerace, e che fu completata su un lato dall’imponente splendido edificio piacentiniano del Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia, e sull’altro dall’edificio dell’Ente Edilizio progettato dall’architetto Camillo Autore».

Il sindaco Falcomatà, da parte sua, difende la sua scelta: «In città – ha scritto su Facebook – si sta dibattendo molto, come è giusto che sia, ed è importante che cittadini e associazioni espongano le loro idee e proposte. Penso, tuttavia, che non bisogna avere paura dei cambiamenti. Vi ricordate le polemiche che ci furono su piazza Duomo prima dell’inizio dei lavori? Il progetto prevede anche il recupero della stele di Corrado Alvaro, proprio ieri ricorrevano i centoventisei anni dalla sua nascita, che diceva che il calabrese vuole essere parlato». Certo se poi chiedete a un reggino (com’è capitato di ascoltare su ReggioTv) se è favorevole al “miglioramento” della piazza, è fin troppo evidente che chiunque risponderà di sì: ma come si fa? Come si fa a valutare il gradimento d’una città chiedendo ai cittadini se sarebbe opportuno un “miglioramento”, senza specificare chi e cosa? E chi è per il peggioramento? Nemmeno il più cinico odiatore seriale della città potrebbe ammettere che preferisce il non “miglioramento”…

Perciò, lasciando perdere Alvaro che, a nostro avviso, sarebbe inorridito di fronte alla proposta di sventramento della piazza, l’impressione che si coglie è che questa Amministrazione sia alla ricerca di tutti i mezzi di distrazione di massa utili per distogliere l’attenzione dai disastri, ahimé, vedibili in ogni angolo che le passate attive amministrazioni hanno realizzato (non è solo colpa di Falcomatà se la città è ridotta così, certo poteva fare molto di più). Distrarre e minimizzare i problemi, a cominciare da un Consiglio comunale sempre più delegittimato dalle inchieste penali sui presunti brogli elettorali e sempre più impegnato a fare due passi avanti e tre indietro. Ci piacerebbe, veramente, che fosse solo un’impressione. (s)

LE ISTITUZIONI NON ASCOLTANO I CITTADINI
IDEE TANTE, MA NESSUNO LE CONSIDERA

di SANTO STRATI – Le istituzioni dichiarano spesso di voler ricevere suggerimenti, segnalazioni, consigli dai cittadini, peccato che, poi, nessuno dia loro ascolto, ignorando qualsiasi proposta, indipendentemente dalla sua validità. In altre parole Comuni, Province, Regioni predicano bene sulla necessità di consultare e attingere dal territorio, ma in realtà razzolano male, non si sa se per trascuratezza, colpevole indifferenza o, più spesso, precisa volontà politica di tenere lontano gli avversari o comunque non dar loro modo di dare un contributo alla crescita.

Uno degli ultimi esempi riguarda il problema vaccinazioni. A Reggio l’Istituto De Blasi, un centro diagnostico molto apprezzato e all’avanguardia (ha tecnologie che fanno invidia ai centri di Roma e Milano) mette a disposizione la propria struttura – gratuitamente, si badi bene – per effettuare le vaccinazioni anticovid. Una proposta del genere, che non ha costi per la collettività, avrebbe dovuto essere presa immediatamente in considerazione, ma giacché il titolare del suddetto Istituto diagnostico è il dott. Eduardo Lamberti Castronuovo, uno strenuo e inossidabile difensore degli interessi della città, poco amato dagli amministratori locali, nessuno – ripetiamo nessuno – pensa di dover dare anche la pur minima risposta di rifiuto. Lamberti Castronuovo ha scritto a tutti, dal presidente Draghi al sindaco Falcomatà, ai responsabili dell’Azienda sanitaria provinciale, al commissario alla Sanità Guido Longo, etc. Nessuno ha avuto il garbo istituzionale di rispondere.

Stessa cosa succederà, probabilmente, per il Centro Commerciale Porto Bolaro, a Pellaro, a pochi km da Reggio: il titolare, l’arch. Pino Falduto ha inviato agli stessi destinatari della lettera di Lamberti Castronuovo mettendo a disposizione – sempre gratuitamente – gli spazi del centro commerciale per la somministrazione del siero vaccinale. Anche qui, non ci sarebbe da pensarci su due volte, è una proposta che meriterebbe una risposta immediata, vista la necessità di individuare spazi per effettuare le vaccinazioni, visto che, per fortuna, la bizzarra idea delle “Primule” da erigere un po’ dovunque (con una sostanziale spesa, è chiaro) è svanita. No, invece, zero riscontri all’offerta di grandi spazi gratuiti, adatti ad evitare assembramenti

Lo stesso Falduto, che ha il brutto difetto di essere un irriducibile visionario, innamorato perso della sua terra, sta tentando da anni di suggerire iniziative migliorative per l’Aeroporto dello Stretto, fornendo dati, studi, progetti e bozze di piani finanziari. «Con 25 milioni di euro si può realizzare la nuova aerostazione e con 15 milioni il nuovo porto al servizio dell’Aeroporto. Si può fare in un anno e l’esecuzione dei lavori – dice Falduto – non blocca l’operatività dell’attuale aerostazione». Niente da fare. Anche su questo fronte assoluto silenzio da parte di amministratori, parlamentari e di chiunque avrebbe voce in capitolo: ma almeno si tenti un confronto dialettico e si argomentino con dati alla mano perché queste proposte non trovano accoglienza.

Sempre Falduto ha in mente il progetto – a nostro avviso molto suggestivo e realisticamente valido – di trasformare tutta l’area marina di Pellaro – oggi praticamente abbandonata – per costruire una sorta di nuova Dubai del Mediterraneo (Mediterranean Life) con occhio al turismo da diporto, alla cultura, alle tradizioni e al territorio, con alberghi, centro congressi, cittadella commerciale, etc. Aspetta, indomito Falduto (che ha alle spalle un robusto gruppo immobiliare torinese pronto a investire l’intera somma necessaria), risposte che non arrivano. L’ex candidato sindaco per il centrodestra Nino Minicuci, oggi consigliere a Palazzo San Giorgio, ne ha sposato la causa e dato un ultimatum al Comune per rispondere, motivatamente e in tempi brevi, al progetto. Scusate il pessimismo, ma siamo decisamente dubbiosi su una qualsiasi risposta. E pensare a quanta occupazione questo progetto potrebbe creare nella costruzione e, successivamente, nella gestione delle varie attività con impiego di giovani del luogo che finalmente avrebbero qualche opportunità a casa propria. Oltre a diventare un attrattore di turismo di altissimo livello.

Le istituzioni non rispondono nemmeno a progetti di pubblica utilità. L’arch. Falduto, che ha a cuore non solo la sua terra ma anche il suo Paese, ha lanciato nei giorni scorsi un’idea contro la disoccupazione e la cassa integrazione, attraverso nuove politiche attive del lavoro, ovvero con il lavoro di cittadinanza (per gli italiani) e il lavoro di ospitalità (per gli immigrati). Il progetto lo ha illustrato lo stesso architetto Falduto: «Un modo concreto ed efficace per avere sempre la piena occupazione è quello di prevedere per ogni cittadino la possibilità di lavorare con lo Stato o con le Aziende Private scelte dallo Stato come Aziende accreditate, ogni qualvolta si trovi nella condizione di disoccupato. Questo modello prevede una riorganizzazione delle piante organiche di tutti gli Enti Pubblici, in modo che ogni Ente o istituzione pubblica venga dotato di una pianta organica in grado di gestire tutti i servizi o i compiti affidati in modo ottimale». Il modello prevede che tutto il personale in servizio negli enti o istituzioni pubbliche venga gestito da un unico ente centrale, che potrebbe essere il nostro Istituto di Previdenza (INPS).

«Il 50% del personale – propone Falduto – verrebbe assunto a tempo indeterminato (in una prima fase assorbendo il personale in servizio e successivamente con concorsi pubblici a cui possono partecipare solo le persone hanno lavorato tramite il lavoro di cittadinanza) e il 50 % a tempo determinato utilizzando a rotazione tutti i cittadini italiani che si trovano nella condizione di disoccupato. Per questa ragione andrebbero istituiti degli elenchi per ogni figura professionale e ogni cittadino potrebbe chiedere di essere inserito in tutte le liste: la scelta sarà poi fatta con sorteggio e a rotazione, in asosluta trasparenza

Ogni cittadino o emigrante accolto dall’Italia verrebbe, quindi dotato di un Voucher di Lavoro che può essere utilizzato anche nelle imprese private per un periodo di due anni. Il Voucher è comprensivo di ogni onere previdenziale, che rimane in carico al soggetto che lo percepisce. Questo modello permette di eliminare tutta la spesa per la cassa integrazione eliminando alla radice lo status di disoccupato». L’idea è meno contorta di quanto possa apparire a una prima lettura, soprattutto perché smonta il principio dell’assistenzialismo a tutti i costi che da sempre caratterizza questa terra. Il reddito di cittadinanza ha risolto molte situazioni di disagio economico di famiglie in grave crisi reddituale, ma non ha offerto possibilità di occupazione. In queste condizioni, come si fa a parlare di successo? L’alternativa dei Voucher di lavoro aprirebbe la strada a nuova occupazione, perché è evidente chele aziende trasformano volentieri contratti a tempo determinato in contratti fissi quando trovano personale efficiente e capace. La differenza con gli attuali voucher INPS, riservati a prestazioni occasionali, riguarda l’ambito di utilizzo: l’esperimento precedente riguardava più che altro i giovani e le occupazioni temporanee (baby sitting, assistenza anziani, partecipazione a fiere, etc). La proposta dell’arch. Falduto è innovativa in quanto amplia il segmento di operatività, aprendo anche alle aziende pubbliche che sarebbero sgravate dalle lungaggini di concorsi anche per assunzioni temporanee o di breve durata.

Una bella idea che tradisce la voglia di partecipazione del cittadino alla cosa pubblica con proposte operative e suggerimenti. Peccato che nessuno abbia il buon senso di stare ad ascoltare e provare a valutare l’eventuale efficacia delle varie proposte avanzate da cittadini, privati o imprenditori. Il mostro delle burocrazia si nutre anche di questa insensibilità degli amministratori nei confronti dei cittadini, ma non è detto che, prima o poi, non si possa cambiare. (s)

 

Antonino Minicuci: Il Consiglio comunale esprima un parere sul progetto “Mediterranean Life”

Il consigliere comunale Antonino Minicuci, già candidato a sindaco di Reggio Calabria, ha presentato al consiglio comunale un atto di indirizzo in relazione al progetto Mediterranean Life, porto turistico da realizzare in prossimità del centro commerciale Porto Bolaro, chiedendo al Consiglio comunale di dare parere favorevole per la sua realizzazione.

«La realizzazione del progetto Mediterranean Life – ha spiegato Minicuci – che la coalizione di centrodestra da me rappresentata alle ultime elezioni comunali reggine aveva inserito all’interno del proprio programma elettorale, è di valenza fondamentale per Reggio Calabria. Il progetto vorrebbe trasformare la Marina di Pellaro, nella zona di Porto Bolaro, in una sorta di oasi turistica da far invidia alle migliori città europee e non solo: grattacieli, centro culturale, porto turistico etc. Una realizzazione che trasformerebbe completamente l’intera area, convogliando tutto il traffico diportista del Mediterraneo verso Reggio». 

«Basti dare uno sguardo – ha sottolineato Minicuci – ai numeri impressionanti per capire di quale portata immensa sia il progetto. Secondo i progettisti infatti, la realizzazione di Mediterranean Life garantirebbe l’arrivo di 4-5 milioni di visitatori l’anno in riva allo Stretto e la creazione di 2-3 mila posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti, legati all’indotto delle varie attività previste all’interno del progetto». 

«Ricordo – ha aggiunto – che la realizzazione di Mediterranean Life è prevista  su terreni privati, i quali da troppo tempo non hanno ricevuto alcuna attenzione da parte delle Amministrazioni locale e regionale, che dovrebbero esprimere un parere sulla sua valenza strategica. Eppure, la relativa documentazione è stata presentata a febbraio 2019, con richiesta di convocazione di una Conferenza dei Servizi preliminare ai sensi dell’art. 14 della legge 241/1990. Nella documentazione era stato anche allegato un approfondito studio di fattibilità, che doveva essere preliminare al progetto definitivo, da realizzare una volta acquisite le relative autorizzazioni».

«La società proponente – ha proseguito il consigliere comunale – non avendo avuto alcun riscontro, circa un mese fa ha provveduto a inoltrare formale diffida alla Città Metropolitana e alla Regione. Per queste ragioni  ho ritenuto opportuno presentare un atto di indirizzo al Consiglio comunale, affinché si discuta al più presto all’interno delle aule consiliari della realizzazione di Mediterranean Life, dando, senza alcun indugio, parere favorevole alla realizzazione del progetto».

«Per Reggio Calabria – ha concluso – è un’opportunità più unica che rara di rilancio e sviluppo, sarebbe da folli  ostacolare o anche soltanto ritardare colpevolmente questa suggestiva idea di imprenditoria turistica, capace di creare numeri impressionanti in relazione sia ai posti di lavoro che all’afflusso di turisti nel nostro territorio». (rrc)

Gli assurdi silenzi delle amministrazioni pubbliche sul progetto Mediterranean Life

Il suggestivo quanto ambizioso progetto turistico Mediterranean Life, di cui Calabria.Live ha ampiamente parlato ad agosto dello scorso anno, continua a non ricevere alcuna attenzione da parte delle Amministrazioni locale e regionale, che dovrebbero esprimere un parere sulla sua valenza strategica. Eppure la relativa documentazione è stata presentata a febbraio 2019, con richiesta di convocazione di una Conferenza dei Servizi preliminare ai sensi dell’art. 14 della legge 241/1990. Nella documentazione era stato anche allegato un approfondito studio di fattibilità, che doveva essere preliminare al progetto definitivo, da realizzare una volta acquisite le relative autorizzazioni.

Il progetto vorrebbe trasformare la Marina di Pellaro, nella zona di Porto Bolaro, in una sorta di oasi turistica da far invidia a Dubai: grattacieli, centro culturale, porto turistico etc. Una realizzazione che trasformerebbe completamente l’intera area, convogliando tutto il traffico diportista del Mediterraneo verso Reggio. La società proponente, non avendo avuto alcun riscontro ha provveduto a inoltrare formale diffida alla Città Metropolitana e alla Regione. Chi vuole ostacolare questa suggestiva idea di imprenditoria turistica che creerebbe un gran numero di posti di lavoro e sia in fase di realizzazione, sia nella gestione corrente del centro turistico- commerciale e il porto turistico che verrebbero realizzati? (rrc)

REGGIO – Novità importanti per il progetto di Porto Bolaro / Mediterranean Life

Buone novità per il grandioso progetto che dovrebbe rivoluzionare l’intera area di Pellaro: una importante e produttiva riunione per discutere del progetto Mediterranean Life si è tenuta a Palazzo San Giorgio alla presenza del Sindaco Giuseppe Falcomatà, degli assessori Giuseppe Marino e Mariangela Cama. Su impulso dell’assessore Marino e del Sindaco Falcomatà, l’assessore architetto Mariangela Cama ha tracciato un percorso per poter giungere velocemente alla trattazione del progetto nelle sedi istituzionali. Il Sindaco e gli Assessori hanno chiesto alla Società che ha predisposto il progetto di massima di proporre delle opere pubbliche in grado di compensare i benefici imprenditoriali derivanti dalle deroghe previste. Questo nell’ottica di rendere l’iniziativa imprenditoriale generatrice di un nuovo percorso di sviluppo turistico della Città di Reggio. Il progetto (di cui si è occupato Calabria.Live qualche mese fa) intende trasformare la Città dello Stretto in una città del mare con imponenti infrastrutture per il porto turistico e la ricettività alberghiera in un prolungamento naturale del parco lineare Sud che arriva oltre l’aeroporto, fino all’area marina di Pellaro.

L’Assessore Giuseppe Marino ha illustrato le azioni che L’Amministrazione guidata dal Sindaco Giuseppe Falcomatà sta mettendo in atto per fare iniziare i lavori della nuova Stazione Ferroviaria di San Leo Porto Bolaro, preannunciando un incontro nei prossimi giorni al Ministero delle infrastrutture. L’incontro si è concluso con l’impegno di rivedersi nei prossimi giorni per verificare l’attuazione del percorso indicato dall’assessore Mariangela Cama. (rrc)

Salone Nautico di Genova: grande interesse per il progetto reggino di Porto Bolaro

Sta riscuotendo grande interesse e molta curiosità il progetto di Mediterreanean Life di Porto Bolaro, nell’entroterra della costa reggina, presso lo stand del WaterFront Lab del 59° Salone Nautico in corso a Genova. L’ambizioso progetto da diverse centinaia milioni di euro punta a riqualificare una delle zone più degradate della città, trasformandola in un polo d’attrazione internazionale, con importanti ricadute occupazionali e di sviluppo del territorio. Calabria.Live ne ha illustrato alcune settimane fa i punti salienti con l‘intervista al progettista Pino Falduto.

Waterfront Lab Il progetto “Mediterranean Life” è stato realizzato tecnicamente dagli architetti Giancarlo Ferrante, Giuseppe Falduto, Stefano Lionte e Federica Cilea, con i collaboratori Nicola Zera Falduto e Paolo Siclari ed è stato già presentato al Comune, che nei mesi scorsi ha convocato l’apposita Conferenza dei Servizi. L’iter burocratico per le autorizzazioni, quindi, è già partito, anche se servono pochissime deroghe. L’area interessata dall’intervento è di proprietà della società che ha ideato del progetto e rispetta già la destinazione urbanistica. Si trova al di fuori di ogni tipo di vincolo aeroportuale ed è completamente edificabile. Porto Bolaro, in sostanza, ha pensato questo progetto per migliorare casa propria con uno sguardo più ampio alla città e al circondario, che avrebbero ricadute eccezionali.

Allo stato attuale, lo scorso 16 settembre, la società capofila del progetto, la Porto Bolaro, con un ricorso ha chiesto che le Pubbliche Amministrazioni interessate (Regione, Comune e Città Metropolitana) «si esprimano, ai sensi dell’art. 14 c. 3 della legge 241/2019 sul progetto di fattibilità tecnica ed economia presentato, indicando prima della presentazione del progetto definitivo le condizioni per ottenere sul progetto definitivo stesso intese, pareri, concessioni, autorizzazioni, licenze, nullaosta, assensi comunque denominati». In poche parole, non si può procedere “al buio” alle operazioni preliminari (che costeranno svariati milioni di euro in scavi, indagini geologiche, studi accurati di fattibilità, ecc.) in assenza di un preciso parere della Conferenza dei servizi preliminare al progetto. Infatti era stato richiesto un progetto di fattibilità tecnica ed economica ai sensi del Dlgs 50 del 2016, ma la richiesta non è coerente con la fase in cui l’iter amministrativo si trova. La conferenza – è stato fatto notare nel ricorso presentato dalla società Porto Bolaro – è finalizzata solo a verificare, prima della presentazione del progetto definitivo e delle istanze specifiche di richiesta di concessioni demaniali quali siano le condizioni per ottenere i necessari pareri, concerti, nullaosta, autorizzazioni, concessioni o altri atti di assenso. Lo studio di fattibilità presentato – sostiene la società capofila del progetto – è più che sufficiente per le Amministrazioni interessate per poter determinare sulla fattibilità dell’iniziativa imprenditoriale.

Il successo e l’interesse suscitato al Salone di Genova del progetto Mediterranea Life dovrebbe sollecitare l’invio degli atti al Consiglio Comunale, Metropolitano e Regionale per una rapida valutazione dell’iniziativa. Che, al contrario del Porto Turistico di Lamezia Terme sponsorizzato dalla Regione Calabria (il cui progetto è anche presente al Salone Nautico, sempre presso lo stand della Waterfront Lab), è bene ricordarlo, è un progetto che sarà realizzato esclusivamente con fondi privati e presenta caratteristiche innovative in grado di attrarre gran parte delle svariate migliaia di diportisti che attraversano la rotta del Mediterraneo: un percorso obbligato che vedrebbe l’area di Reggio Calabria un punto di approdo eccellente, anche per le imbarcazioni di lusso. (rrm)