La campagna social “Viaggiamo insieme” per scoprire il patrimonio di Reggio e dintorni

Si chiama Viaggiamo insieme – A Reggio e nel suo territorio l’iniziativa della Camera di Commercio di Reggio Calabria, che vuole raccontare e promuovere il patrimonio culturale e naturalistico custodico nell’area metropolitana.

A partire da domani, venerdì 8 maggio e ogni martedì e giovedì, saranno pubblicati e condivisi, con lo slogan Reggio ti aspetta, immagini, video, e racconti del territorio sui profili Facebook e sui canali social istituzionali, per presentare paesaggi, opere di valore storico, artistico, eccezionali testimonianze del passato, creazioni e lavorazioni di sapienti mani artigiane, straordinarie risorse enogastronomiche e tutta la bellezza della “punta dello Stivale”.

I partner dell’iniziativa, che lavorano già da tempo insieme nel Tavolo di Coordinamento per lo Sviluppo turistico della Città Metropolitana di Reggio Calabria sono: Camera di Commercio di Reggio Calabria, Città Metropolitana di Reggio Calabria, Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Soprintendenza per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia (SABAP),  Direzione Regionale Musei Calabria con  Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri, Museo e Parco Archeologico di Kaulon, Museo Archeologico Metauros, Cattolica di Stilo e Museo e Parco archeologico Archeoderi.

In un momento critico per il nostro Paese, che coinvolge tutto il sistema economico e, in special modo, la filiera turistica, è necessario guardare avanti e costruire, con fiducia e in sinergia, le basi per una nuova struttura sociale sulle fondamenta solide del ricco patrimonio territoriale, affinché, a partire dai prossimi mesi, l’area metropolitana di Reggio Calabria, con i suoi meravigliosi borghi storici, abbandonati o ancora vissuti, la sua montagna, percorsa da fitti sentieri, le spiagge ampie e incontaminate e le straordinarie e uniche ricchezze culturali, sia la meta di tanti imperdibili e indimenticabili viaggi, da compiere in sicurezza. 

«L’iniziativa “Viaggiamo Insieme” e lo slogan “Reggio ti Aspetta” sono messaggi di fiducia che abbiamo voluto rivolgere agli operatori economici ed ai cittadini  – ha dichiarato il Presidente della Camera di Commercio Antonino Tramontana. Nell’attesa di ricominciare a viaggiare, attraverso le nostre pagine social, vogliamo raccontare le nostre bontà enogastronomiche, le manifatture artigiane, le tante esperienze e ricchezze che il territorio offre e le emozioni  che sapranno sorprendere chi verrà a trovarci».  

«Questa splendida iniziativa, dal titolo evocativo “Viaggiare insieme” è una finestra che si affaccia sulle nostre meraviglie rimaste intatte nella loro unicità e bellezza». Così il sindaco metropolitano, Giuseppe Falcomatà, che aggiunge: «In tempi tanto strani, complicati e difficili, abbiamo voluto lanciare un segnale di speranza promuovendo il nostro territorio che, da solo, riesce a soddisfare tutti i sensi: dalla vista del mare o degli antichi borghi al profumo della zagara e del bergamotto, dal gusto delle eccellenze enogastronomiche fino al canto degli uccelli lungo i freschi sentieri montani. Presto torneremo a toccare con mano quello che, adesso, stuzzica l’immaginazione».

«Lavorare “insieme” è il miglior messaggio che si possa dare, anche per la promozione del territorio – dichiara il direttore del Museo Carmelo Malacrino. Una visione comune verso obiettivi condivisi dà il senso di una strategia che, se perseguita, rafforzerà la valorizzazione culturale a tutto tondo, dall’archeologia al paesaggio, dall’arte ai prodotti identitari e ai percorsi della fede. Non importa la meta, l’esperienza sarà nel viaggio che porterà alla scoperta dei mille aspetti della Calabria».

“La Direzione regionale dei musei della Calabria nell’aderire alla volontà comune di ricordare la ricchezza del territorio metropolitano di Reggio Calabria vuole evidenziare come tale patrimonio, al di là della valenza scientifica, possa svolgere significativamente un ruolo di attrattore culturale” questa la dichiarazione congiunta dei direttori dei musei ricadenti nel territorio reggino, afferenti alla Direzione Regionale Musei Calabria, che hanno aderito all’iniziativa. 

“La Soprintendenza ABAP RC-VV, impegnata sul territorio di Reggio Calabria nell’ambito della tutela dei beni culturali e paesaggistici, partecipa all’iniziativa promossa dal tavolo tecnico della Camera di Commercio in quanto la fruizione del patrimonio culturale, anche attraverso il turismo, è uno degli scopi della tutela stessa. Ora che l’Italia ha iniziato la fase di recupero dopo i momenti più critici causati dalla pandemia, anche i luoghi della cultura del nostro territorio – dalle aree archeologiche di Reggio Calabria al Parco Archeologico dei Tauriani di Palmi, dalla Villa di Casignana al Teatro di Marina di Gioiosa Jonica – tornano sicuri e pronti per essere riscoperti.”  (mp)

In copertina, La Cattolica di Stilo

REGGIO – L’appello del direttore Malacrino: Reggio e la Calabria ripartano dalla cultura

Carmelo Malacrino, direttore del Museo Archeologico di Reggio Calabria, lancia un appello: «Reggio e la Calabria ripartano dalla cultura».

«In questi giorni – si legge in una nota del direttore Malacrino – l’emergenza nazionale sta mettendo a dura prova il nostro Paese in tutti i suoi settori cruciali, dalla sanità all’economia, dall’istruzione al sistema sociale. A nome di tutto lo staff del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, vorrei esprimere il più sentito ringraziamento a quanti stanno operando per affrontare la complessità del momento e costruire il prossimo rientro alla normalità».

«Il nostro pensiero – prosegue la nota del direttore Malacrino – non può non andare alla Calabria e a Reggio, città che mi ha accolto e che in diverse occasioni ha saputo emozionarmi, in oltre quattro anni di direzione del MArRC. Ai medici e agli operatori sanitari dell’ospedale cittadino, che con grande senso di responsabilità ogni giorno combattono per guarire e contenere i contagi da Covid-19. All’Amministrazione Comunale, alle Istituzioni e più in generale a tutte le risorse produttive che, in questi giorni di misure restrittive, ma necessarie, hanno dovuto rielaborare le loro attività per limitare i rischi della diffusione del virus».

«Un ringraziamento particolare – prosegue la nota del direttore Malacrino – va alla Prefettura e alle Forze dell’Ordine, non solo per l’azione continua svolta in questa fase sul territorio per la tutela dei cittadini, ma soprattutto per quell’ “esserci sempre” che ci dà serenità. Un impegno che fa rete e che si rivolge anche alle altre Istituzioni, come il nostro Museo, che in questo periodo sarà sottoposto a maggiori controlli di sicurezza».

«Come sappiamo – prosegue la nota del direttore Malacrino – il MArRC è chiuso al pubblico per le opportune disposizioni a tutela della salute. Ma rimane, ne sono certo, nel cuore di tutti i Reggini e dei Calabresi, che sentono questo Museo come un luogo proprio e perciò di tutti, uno spazio inclusivo e culturalmente dinamico, un simbolo identitario della tradizione e della storia di questa regione».

«Nella speranza – prosegue la nota del direttore Malacrino – che presto tutti potremo tornare ad ammirare i Bronzi di Riace e tutti gli altri straordinari reperti esposti, a visitare le mostre temporanee e a partecipare agli eventi culturali realizzati in sinergia con Enti e Associazioni del territorio».

«Il MArRC anche in questo periodo – prosegue la nota del direttore Malacrino – non resterà fermo. Proseguiranno quotidianamente le attività scientifiche, tecniche, amministrative e di vigilanza per assicurare continuità operativa e programmazione futura. A tutto lo staff, al loro continuo impegno e alla loro professionalità va la mia più sentita gratitudine».

«Il Museo c’è – prosegue la nota del direttore Malacrino -. E il successo dell’iniziativa Art you ready?, promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo domenica 29 marzo e che ha visto la condivisione di tante foto sui canali social, conferma che ormai sono tanti gli “ambasciatori” che promuovono con entusiasmo il MArRC. Un Museo che è anche, e soprattutto, loro». (rrc)

REGGIO – Anche il MArRC partecipa al Dantedì

Anche il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, guidato da Carmelo Malacrino, celebra il Dantedì, la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita su proposta del ministro del MibactDario Franceschini, per i 700 anni dalle morte del Sommo poeta.

Il Museo, infatti, nella giornata di domani, mercoledì 25 marzo, sui suoi social, saranno pubblicati post dal contenuto testuale e audiovisivo con la partecipazione dell’Ufficio Didattica e del Personale del Museo, insieme ai collaboratori per il progetto di valorizzazione del patrimonio culturale calabrese e museale, come il Centro Internazionale Scrittori della Calabria, presieduto dalla poetessa, intellettuale e giornalista Loreley Rosita Borruto.

La professoressa Paola Radici Colace, docente di Filologia Classica all’Università degli Studi di Messina, presidente emerito del CIS, ha preparato un contributo clip su Dante e la Calabria, che sarà pubblicato sulla pagina Facebook del MArRC e sul sito web istituzionale.

«Alla Calabria – ha dichiarato nella clip la prof.ssa Radici Colace – ha riservato un posto in Paradiso, e questa è una bella notizia». (rrc)

REGGIO – L’iniziativa social “Il mistero dei Bronzi”

Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, guidato da Carmelo Malacrino, c’è una rubrica social, dal titolo Il mistero dei bronzi, che vuole «raccontare la storia e le storie dei meravigliosi capolavori dell’arte greca del V secolo a.C., i Bronzi di Riace, i cosiddetti Bronzo A e Bronzo B».

«Rinvenuti nella acque di Riace – si legge nel post del Museo – nell’estate del 1972, sono i protagonisti indiscussi della ricca collezione archeologica del MArRC, famosi nel mondo».

«I post per il format il mistero dei Bronzi – prosegue il posto del Museo – attraverso le differenti teorie degli specialisti, offrono alcune ipotesi di risposta alle tante domande aperte su chi siano i personaggi rappresentati, su chi li abbia modellati e perché, con quali strumenti e tecniche, in che stile e in quale periodo, da dove provenissero e dove fossero diretti, e per quale ragione si trovassero in quell’area dello Stretto quando la nave che li trasportava naufragò».

«Tante domande e tante possibili risposte – conclude il post del Museo – in un mistero che non smette di affascinare con la sua infinita e complessa narrazione…👉 Stay tuned!». (rrc)

REGGIO – #InsiemealMArRC, l’iniziativa del direttore Malacrino

«Anche se il Museo è chiuso al pubblico, vogliamo fare di tutto per portarvi al MArRC con l’iniziativa #InsiemealMArRC» ha scritto su Facebook il direttore Carmelo Malacrino che, ogni giorno, farà un post dedicato alle tante mostre e iniziative offerte in questi ultimi anni dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Ovviamente, l’iniziativa è aperta a tutti, che potranno postare, sempre sul profilo del direttore Malacrino, le foto scattate ai reperti.

Il primo post del direttore Malacrino si è incentrato al livello D dell’esposizione permanente dedicata alla storia e all’archeologia di Rhegion e di Regium Iulium.

«La sezione conclusiva qui – scrive il direttore Malacrino – è dedicata alla media e alla tarda età romana e presenta, insieme alla nota tegola di Pellaro proveniente dalla tomba di Klemes, le anfore vinarie prodotte nel territorio reggino, identificate dagli studiosi nel tipo Keay LII, ampiamente diffuso fra il IV e il VI-VII secolo d.C.
A fare da magnifico fondale scenografico è il grande mosaico bicromo con scena di atleti, databile agli inizi del III secolo d.C. e rinvenuto nel 1922 lungo la via Marina, durante la costruzione del palazzo Guarna».

«Una curiosità – ha concluso il direttore Malacrino – questo mosaico è una delle novità del nuovo allestimento del #MArRC, esposto per la prima volta con l’inaugurazione del 30 aprile 2016».

Emanuela Martino, invece, ha voluto ricordare la mostra Dodonaios. L’oracolo di Zeus e la Magna Grecia con le fotografie dei reperti provenienti dalla Grecia: Marie Antoinette Goicolea, invece, posta la foto di un reperto che fa parte della mostra Tesori dal Regno. La Calabria nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli con la Pinax con Ade e Persefone.

«Pinax, Pinakes (πίναξ, πινάκιον) = tabula, tabella, da cui il termine pinacoteca – scrive la dott.ssa Goicolea -. I pinakes rappresentano uno degli esempi artistici più raffinati che il mondo della Magna Grecia ci ha lasciato in eredità. Così importanti che lo stesso Paolo Orsi, riferendosi ad essi, affermò: “Bastano i celebri pinakes, fonte inesauribile di indagini per gli studiosi della religione e dei culti per fare la gioia degli artisti e la gloria dei musei».

«Sono sottili tavolette rettangolari in terracotta – ha proseguito la dott.ssa Goicolea – decorate a basso rilievo con scene relative al mito di Persefone e ai rituali del culto nel santuario locrese della Mannella. Erano prodotte a matrice, completato con colori vivaci, e poi offerte nel santuario dove venivano appese sulle pareti o agli alberi sacri grazie ai fori praticati sul lato superiore».

«Il santuario – ha proseguito la dott.ssa Goicolea – dedicato alla Dea per antonomasia, Persefone, a Locri Epizefiri, definito da Diodoro Siculo “il più illustre santuario dell’Italia” (da intendersi come la parte meridionale della Magna Grecia) fu ritrovato da Paolo Orsi tra il 1908 ed il 1912 su un terrazzo al fondo dello stretto vallone che separa i colli di Mannella e Abbadessa. Era un piccolo edificio templare situato all’esterno della cinta muraria, dietro al quale fu scaricata una grande massa di oggetti votiva offerti al santuario: infatti quando le offerte diventavano troppo ingombranti, si usava affidare alla terra i materiali votivi seppellendoli all’interno del perimetro del santuario, dopo aver spezzato intenzionalmente gli oggetti, per confermare la precedente consacrazione e impedirne eventuali riusi profani».

«Il culto di Persefone – ha proseguito la dott.ssa Goicolea – era largamente praticato non solo a Locri Epizefiri e nelle sue subcolonie Medma (Rosarno) e Hipponion (Vibo Valentia) ma in molte città greche dell’Italia meridionale e della Sicilia. Nel mito greco Persefone e la madre Demetra presiedevano all’agricoltura, in particolare alla coltivazione dei cereali. Hades, signore dell’oltretomba, invaghitosi della giovane dea, la rapì nel suo regno sotterraneo causando la scomparsa della vegetazione, finché le suppliche di Demetra ottennero la figlia per metà dell’anno alternativamente tornasse a viver sulla terra facendo rifiorire la natura, e poi riprendesse il posto di regina degli Inferi accanto a Hades».

«Nel pinax dell’immagine – ha concluso la dott.ssa Goicolea – numerosi sono gli attributi che alludono alla fertilità della natura: il gallo, la pigna, le spighe, i fiori». (rrc)

Il successo della mostra “Percorso Umberto Boccioni” al Museo dei Bronzi a Reggio

Dato il successo riscontrato, si sta rivelando una felice intuizione la mostra Il percorso di Umberto Boccioni al Museo Archeologico di Reggio Calabria, curata da Marisa Cagliostro e Antonella Cuciniello. È un piccolo ma suggestivo viaggio intorno al grande pittore futurista nato proprio a Reggio Calabria, che si realizza attraverso cinque opere grafiche e una scultura in bronzo. Le grafiche appartengono alla Collezione Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, e sono in atto in deposito presso la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone a Cosenza: è un modo inedito di presentare il Boccioni grafico del primo decennio del Novecento. Ancor più interessanti sono la scultura Sviluppo di una bottiglia nello spazio, che proviene sempre dalla collezione Bilotti, e lo Studio preparatorio al dipinto La città che sale, realizzato tra il 1910 e il 1911, conservato al Moma, il Museum of Modern Art di New York, considerata la prima opera futurista di Boccioni.

Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912, bronzo)
Sviluppo di una bottiglia nello spazio (1912, bronzo, collezione Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona)

L’iniziativa è stata caldeggiata dal direttore del Museo Archeologico di Reggio Carmelo Malacrino: «Con quest’esposizione dedicata a Umberto Boccioni, l’artista cui la città di Reggio Calabria diede i natali il 19 ottobre 1882, il Museo avvia, così, un nuovo percorso di valorizzazione rivolto all’arte contemporanea e ai suoi legami con le più profonde radici culturali del territorio calabrese. Con questo progetto, il MArRC entra a far parte della rete dei luoghi dell’arte contemporanea in Italia sulla piattaforma del MiBACT dedicata, appunto, al progetto “Luoghi del Contemporaneo”, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana. Prezioso cammeo di questa mostra è lo Sviluppo di una bottiglia nello spazio, copia in bronzo di un modello in gesso realizzato dall’artista nel 1912, anch’essa appartenente alla collezione Bilotti. Si tratta di un vorticoso esempio di natura morta, tema assai raro nella poetica futurista di Boccioni e per questo significativa nel percorso espositivo».

La mostra sarà aperta fino al 7 marzo: è una grande opportunità non solo per i reggini, ma per tutti i calabresi. L’ultima mostra dedicata a Boccioni risale a 15 anni fa. La curatrice del progetto Marisa Cagliostro all’inaugurazione ha spiegato il significato e il valore di questo mostra-evento: «Dopo oltre quindici anni dall’ultima occasione espositiva, si presenta un nuovo omaggio a Umberto Boccioni, nella città che, per una fortunata contingenza dovuta agli spostamenti per lavoro del padre, gli diede i natali da genitori romagnoli. L’occasione si offre a giovani studenti e studiosi e ai visitatori tutti del nostro grande Museo, perché possano godere di piccoli brani della sua opera originale, per meglio comprenderne l’importanza nella storiografia artistica contemporanea e il suo personale contributo al sorgere e formarsi del Movimento Futurista, a fianco dei suoi maggiori esponenti, firmatari del primo Manifesto di Marinetti nel 1909, con Balla, Severini, Russolo e altri contemporanei e proseliti. Ci auguriamo che questa nostra proposta espositiva sia utile non solo per riportare alla memoria una delle personalità di maggiore rilievo mondiale dell’arte contemporanea, che ha portato il nome di Reggio Calabria nei maggiori musei del mondo, ma anche per sanare la “dimenticanza” di commemorare, nel 2016, il Centenario della morte di Boccioni. Vorremmo che questa mostra segnasse l’inizio di un rinnovato interesse per la storia della città di Reggio in quegli anni e per il ruolo nazionale del gruppo dei futuristi reggini». (rrc)

Nella foto: Il direttore Carmelo Malacrino, Antonella Cucciniello, Maria Cagliostro e l’assessore comunale al Patrimonio Irene Calabrò

Tesori dal Regno al MArRC: la Calabria nelle collezioni del Museo archeologico di Napoli

Questo pomeriggio, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, alle 17.30, s’inaugura la mostra Tesori dal Regno. La Calabria nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli a cura di Carmelo MalacrinoPaolo Giulierini. La mostra, che si potrà visitare fino al 21 giugno 2020, è stata fortemente voluta da Carmelo Malacrino, direttore del MArRC, e realizzata con la collaborazione di Daniela CostanzoMaria Lucia Giacco. Questa occasione espositiva si presta per rinsaldare “antichi” rapporti culturali tra popoli e territori che hanno condiviso esperienze di vita ancor prima delle poleis magnogreche, e poi nel lungo periodo romano, fino all’età moderna. Il “focus” è sulla Magna Grecia, in linea di continuità con la mostra I Greci d’Occidente. La Magna Grecia nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del 1996, e con la recente riapertura della Collezione Magna Grecia al MANN. Con questa esposizione, il MANN ricambia la “cortesia” del prestito di uno dei capolavori più “preziosi” del patrimonio archeologico del Museo di Reggio, la cosiddetta “Testa del Filosofo”, insieme ad altri spettacolari reperti della collezione museale del MArRC, per la mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”, a Napoli, fino al 9 marzo 2020.

Tesori dal Regno

L’esposizione è composta da numerosi reperti calabresi che, per la prima volta, tornano nella loro terra d’origine: questi, infatti, erano custoditi all’interno del Museo Archeologico di Napoli. La mostra rappresenta un momento di continuità nei rapporti tra i luoghi della cultura nelle due regioni del Sud d’Italia, in particolare da quando fu concepito il Museo di Napoli, nel XVIII secolo d.C., come “museo universale”, che è andato arricchendo le proprie collezioni con reperti provenienti da tutto il territorio delle regioni meridionali; queste, fino all’Unità d’Italia (1861), avevano fatto parte del Regno delle Due Sicilie. Le collezioni reali costituivano il nucleo originario, successivamente incrementato con acquisizioni, anche da collezioni private. Nel 1865, il Museo acquisì la grande collezione privata Santangelo, con oltre 1400 reperti, tra vasi, terrecotte, bronzi, e 43mila monete, insieme a stampe e dipinti. Molti materiali, tra questi, provenivano dagli scavi in Calabria.

I reperti esposti sono di eccezionale bellezza e pregio artistico. Tra questi, si segnala il Sarcofago di Eremburga, da Mileto, datato fine II secolo d.C. (quindi, realizzato in un periodo più antico rispetto al suo riuso per la sepoltura della seconda moglie di Ruggero I d’Altavilla, Eremburga, da cui ha preso il nome).  Vi è raffigurata una amazzonomachia (lotta tra amazzoni e Greci), in una scena inquadrata in una cornice di due listelli, di cui quello inferiore con al centro una ghirlanda di foglie d’alloro (segno che il sarcofago era destinato ad accogliere le spoglie di un personaggio importante).

Tra gli oggetti che il pubblico potrà ammirare, anche un cratere (vaso utilizzato per mescere vino e acqua) apulo a figure rosse, da Ruvo, (360-350 a.C.), un grande cratere a figure nere, da Locri (VI secolo a.C.) e alcuni piccoli vasi configurati, tra cui un rhyton (boccale conformato a testa umana o di animale) a testa di ariete, di fine V secolo a.C. (rrc)

REGGIO – La mostra dedicata a Umberto Boccioni

Oggi pomeriggio, nella Piazza Paolo Orsi del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, alle 17.30, s’inaugura la mostra Umberto Boccioni. Un percorso a cura di Marisa CagliostroAntonella Cucciniello, direttore del Polo Museale della Calabria.

Intervengono per i saluti il direttore del Museo, Carmelo Malacrino, il sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà,l’assessore comunale alla Valorizzazione del Patrimonio Culturale, Irene Calabrò.

Presentano l’esposizione il mecenate Roberto Bilotti, direttore del Museo d’arte contemporanea che porta il suo nome “Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona”, lo storico e critico dell’arte Alberto Dambruoso, tra l’altro co-curatore con Maurizio Calvesi del Catalogo generale delle opere di Boccioni (Allemandi, 2026), le curatrici, Marisa Cagliostroe Antonella Cucciniello.

L’esposizione, è composta da cinque opere grafiche appartenenti, originariamente, alla collezione privata Winston Malbin e poi pervenuti alla Collezione Roberto Bilotti Ruggi D’Aragona. Oggi, sono in deposito alla Galleria Nazionale di Cosenza, in attesa di un acquisto da parte dello Stato o di Enti interessati.

Ad arricchire la mostra, la scultura in bronzo Sviluppo di una bottiglia nello spazio, ideata nel 1912.

Inoltre, durante il periodo espositivo, saranno proiettati il documentario Sulle tracce del futurismo (1979) proveniente dall’archivio Carlo Erba di Roma. Il documentario, nato da una idea di Marco Rossi Lecce in collaborazione con Enrico Crispolti, spiega le vicende della scultura Umberto Boccioni. Una raccolta di disegni e incisioni.

E, ancora, sarà proiettato un video del Comune di Rende, curato e messo a disposizione da Tonino Sicoli.

La mostra si potrà visitare fino all’8 marzo. (rrc)

REGGIO – Al MArRC la mostra “Philìa”

Questo pomeriggio, alle 17.30, al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria s’inaugura la mostra Philìa. Restauri sostenuti dai privati con l’Art Bonus a cura di Carmelo Malacrino, direttore del Museo.

In esposizione tanti reperti presentati per la prima volta al pubblico dopo il loro restauro finanziato attraverso le elargizioni esterne.

«Questa nuova mostra, che accoglierà tutti i visitatori al loro ingresso al MArRC, assume un significato tutto particolare – cha dichiarato il direttore Malacrino- . Lo stesso titolo, che dal greco si può tradurre con “amicizia” nel senso più ampio del termine, evidenzia il significato dei rapporti fra le attività del Museo e le azioni di mecenatismo da parte di soggetti esterni particolarmente sensibili alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale. Sin dalla sua riapertura nel 2016 si è inteso promuovere, accanto alla conoscenza degli straordinari reperti archeologici esposti nelle sale, anche le varie attività che si svolgono negli uffici e nei suoi laboratori per lo studio e la conservazione delle collezioni esposte o collocate nei depositi».

«Già con la mostra A nuova vita. Restauri al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – ha proseguito il direttore Malacrino nel 2017 si era deciso di proporre un’esposizione costruita a “filo doppio”: da un lato presentare per la prima volta al pubblico tanti reperti archeologici fino ad allora conservati nei magazzini; dall’altro valorizzare l’attività condotta nel laboratorio di restauro del Museo, che nel solo biennio 2016-2017 contava già oltre 250 opere restaurate».

«Con questa mostra – ha proseguito Malacrino – a quel “filo doppio” si aggiunge oggi una perla, che risplende della generosità dei primi mecenati che, credendo nel progetto gestionale del Museo, hanno voluto offrire un proprio contributo, sostenendo una serie di interventi volti al restauro e alla valorizzazione delle collezioni. Si tratta di realtà imprenditoriali, associazioni ed enti molto diversi tra loro, ma tutti accomunati dalla sensibilità di investire in cultura, partecipando concretamente alla conservazione del patrimonio».

«Questa esposizione – ha concluso Malacrino – assume anche il senso di una “restituzione” nei confronti dei nostri primi mecenati, costituita dall’impegno delle tante professionalità che al Museo hanno trasformato una elargizione liberale nel restauro di opere da studiare, valorizzare e consegnare alle prossime generazioni». (rrc)

Museo dei Bronzi, 227mila visitatori nel 2019. Un grande record che merita di raddoppiare

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Il direttore Carmelo Malacrino snocciola i numeri del 2019 delle presenze al Museo Archeologico Nazionale di Reggio – quello che custodisce i Bronzi, oltre a una straordinaria testimonianza della Magna Grecia e della Calabria preistorica – ed è visibilmente soddisfatto: 227mila visitatori nel 2019. Un bel numero, un grande piccolo record (nel 2018 erano stati 220mila) significativo del positivo percorso che il MArRC ha intrapreso con l’arch. Malacrino, che vive praticamente in simbiosi col “suo” museo e ha dato lo sprint giusto a uno staff motivato, ma che diventa eclatante se si considerano una serie di fattori che di certo non favoriscono l’afflusso che il museo meriterebbe. Basti pensare, infatti, che questo bel risultato è stato ottenuto nonostante la raccogliticcia politica del turismo (non di Reggio, ma dell’intera regione) che non solo non offre particolari opportunità a quanti avrebbero il desiderio di «vedere i Bronzi», ma penalizza, in assenza di offerte di mobilità intelligente, l’attrattiva che il MArRC potrebbe costituire.

Il numero dei visitatori va considerato in termini, dunque, positivi, visto che non ci sono flussi turistici significativamente rilevanti. Certo, fa sorridere di fronte alle cifre delle altre “capitali” della cultura, ma spicca nei confronti delle altre istituzioni museali del Mezzogiorno, con l’eccezione di Napoli (quasi 10 milioni nel 2018) evidenziando che c’è un vasto potenziale di crescita, al quale dovrà, decisamente, provvedere il nuovo governo regionale con una politica del turismo e della cultura degna di tale nome. Se 227mila visitatori possono sembrare tanti (in realtà l’incremento è modestissimo rispetto al 2018), occorre considerare che Palazzo Piacentini costituisce un attrattore di prim’ordine per il cosiddetto turismo culturale, ma è necessario rimodulare in maniera diversa l’offerta e trasformare radicalmente la comunicazione.

Carmelo Malacrino
Il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio, arch. Carmelo Malacrino

In altri termini, chi viene a Reggio a visitare i Bronzi se l’Aeroporto dello Stretto (forse sarebbe il caso di cambiargli nome…) sta diventando uno scalo fantasma e i costi di un biglietto da Roma o Milano (gli unici voli disponibili) costano più di una rotta transoceanica? Chi viene a Reggio se manca un’offerta turistica integrata, in grado di offrire adeguata ospitalità e, soprattutto, servizi per i visitatori? E questo è il primo dei problemi. Eppure, c’è materia prima ineguagliabile e unica, ma nessuno pensa di costruirci intorno un’offerta adeguata, tenendo presente che le poche strutture ricettive (di livello) sono comunque di ottima qualità ed esistono degli ottimi B&B in grado di soddisfare e farsi apprezzare dal turismo non di lusso, quello – per intenderci – che fa i numeri, e ultima ma non meno importante cosa, c’è un’offerta gastronomica di qualità in città di altissimo livello, con prodotti del territorio e percorsi esperienziali di gusto che non hanno nulla da invidiare ad altre più rinomate località del turismo gastronomico.

La domanda è: ma Reggio è una città di turismo? La risposta, ahimé, meglio non darla: poche e insignificanti le iniziative di un’amministrazione (costretta a non disporre dei quattrini necessari) che risponde male alle opportunità da cogliere, una mentalità poco aperta nei confronti del visitatori (che si scontra peraltro con un’abitudine all’accoglienza che, a volte, imbarazza persino per il suo calore e la sua spontaneità) e l’assenza di una rete in grado di coordinare l’offerta dei servizi e stimolare la nascita di proposte e iniziative.

Per questa ragione i numeri del Museo archeologico hanno del miracoloso. Andassero i nostri amministratori locali, metropolitani, regionali a confrontarsi con quelli di Matera che con l’occasione della sua elezione a Capitale europea della Cultura hanno fatto, come si suol dire, i fuochi d’artificio con uno straordinario boom di presenze e di visitatori.

C’è, del resto, un’altra considerazione da tenere presente: quanti conoscono la Calabria? quanti conoscono i bronzi? quanti sanno che sono ospitati al Museo di Reggio? Non fermiamoci ai dati regionali o italiani, viviamo in piena globalizzazione e il turismo smuove svariate centinaia di milioni di persone in tutto il mondo (58 milioni di arrivi internazionali nel 2019 in Italia), con destinazioni anche insolite, stravaganti o con la sola nomea di “meraviglia dell’universo”: manca una politica reputazionale sui Bronzi (oltre che sulla Calabria), manca una strategia che faccia scoprire al mondo (cominciando dagli italiani) la Magna Grecia e i suoi tesori e indichi il Museo di Reggio come una tappa imperdibile dell’esperienza turistica italiana (non solo calabrese). Facile a dirsi, ma la realtà, fino ad oggi, si è tradotta in qualche depliant e qualche (inutilmente costoso) stand alle manifestazioni di settore. Va, dunque, completamente ripensata la strategia della comunicazione e rivitalizzata l’offerta dell’accoglienza turistica, possibilmente a 360 gradi. Non solo promozione (importantissima e a livello mondiale), ma anche pacchetti di un’offerta turistica appetibile e stuzzicante, con servizi adeguati e soluzioni di mobilità adeguate. Insomma una politica del turismo che diventi, finalmente, la prima risorsa del territorio calabrese.

Un piccolo esempio. Nella dirimpettaia Messina ci sono circa 170 scali all’anno di navi da crociera, con oltre 400mila passeggeri: intercettare anche solo il 10% dei crocieristi offrendo un pacchetto completo (trasferimento da Messina, visita al Museo, pranzo caratteristico e ritorno per l’imbarco) sarebbe una cattiva idea? Le pochissime navi che hanno attraccato a Reggio hanno mandato i propri crocieristi al Museo (con il meritorio intervento dell’Amministrazione comunale, per la verità), ma sono numeri piccoli piccoli. Occorre far sapere (si chiama marketing territoriale) che ad appena venti minuti di traghetto c’è una delle più belle e suggestive testimonianze della culla della civiltà, la Magna Grecia, di cui i Bronzi sono il simbolo per eccellenza. E che dovrebbero – se qualcuno si sveglia – diventare patrimonio Unesco dell’umanità. Se lo segni in agenda anche il futuro governatore della Calabria. (mcg)