Legambiente Calabria alla manifestazione di Napoli del Comitato La Via Maestra

Ci sarà anche Legambiente Calabria, con i propri Circoli, alla manifestazione di domani in programma a Napoli, organizzata da La via Maestra – Insieme per la Costituzione.

L’Associazione del Cigno Verde aderisce, sin dalla sua nascita, al Comitato La Via Maestra a livello regionale nella forte convinzione che la Costituzione italiana  continua ad essere punto di riferimento ed argine garantendo i diritti fondamentalie costituendo la massima garanzia per la nostra democrazia nel suo essere al vertice della gerarchia delle fonti.  La Costituzione traccia con chiarezza la direzione in cui dobbiamo come sul tema imprescindibile della Pace e sui temi ambientali la cui importanza è dimostrata dalla modifica, avvenuta nel 2022, degli artt. 9 e 41 con l’inserimento della tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi fra i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana.

«La  manifestazione del 25 maggio vuole riportare l’attenzione sul rischio generalizzato di una guerra mondiale e della compressione di diritti e valori rimarcando la netta opposizione all’autonomia differenziata che costituirebbe un enorme vulnus per la Calabria e per tutte le regioni del Sud Italia, aumentando un divario socio -economico mai realmente colmato ed all’ipotesi di elezione diretta del Presidente del Consiglio», hanno dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria e Daniele Cartisano, presidente del circolo Legambiente -Città dello Stretto.

«Ai temi ambientali, aggravati dalla crisi climatica in corso – hanno proseguito Parretta e Cartisano – si connettono strettamente tutte le grandi questioni che riguardano la Calabria come il tema della salute, delle disuguaglianze, delle migrazioni, dell’energia,  dell’economia circolare, dello sviluppo ecosostenibile, della legalità».

Un quadro nel quale appare sempre piu’ chiara ed evidente l’importanza delle imminenti elezioni del nuovo Parlamento Europeo affinché l’Europa  non solo recuperi lo spirito originario che ne ha segnato la nascita  ma viva anche un nuovo Green Deal nella direzione di una giusta transizione ecologica per come evidenziato da Legambiente nelle proprie proposte per la prossima legislatura.

Alla manifestazione sarà presente anche uno spezzone No Ponte, per ribadire la contrarietà alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina per tante ragioni, «a partire da quelle ambientali e da quelle legate alla mobilità sostenibile fino alla circostanza che, drenando ingenti risorse pubbliche diventerebbe un freno per lo sviluppo di un Sud che ha ben altre priorità ma anche per l’intero Paese”.

Il Ponte non rappresenterebbe un progresso sotto il profilo della mobilità: piuttosto che il Ponte  bisogna realizzare opere ed infrastrutture che colleghino, in maniera decente e sostenibile,  Calabria e Sicilia al loro interno e con il resto d’Italia e  d’Europa ad esempio  potenziando e modernizzando il trasporto collettivo come la rete ferroviaria. In Calabria ed in Sicilia circolano meno treni, i convogli sono mediamente più vecchi –rispetto a quelli del nord – e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate.

Il rapporto Pendolaria, di Legambiente  rende evidente  anno dopo anno il divario infrastrutturale ancora esistente nel Paese, dimostrazione plastica dopo un secolo e mezzo della persistenza di una questione meridionale che non ha ancora trovato risoluzione. Anzi rischia di peggiorare se passerà il disegno di legge sull’autonomia differenziata. I costi dell’opera sono continuamente lievitati fino ad un costo di 13,5  miliardi di euro più un miliardo di opere accessorie e le risorse mancanti  vengono dirottate dal Fondo per lo sviluppo e la coesione in capo alle regioni: 1 miliardo e 600 milioni che era destinato a rimuovere  gli esistenti squilibri economici e sociali.

Dalla partecipazione e dal Sud può ripartire un percorso virtuoso che ci veda protagonisti attivando e riattivando quei processi di partecipazione collettiva che sono indispensabili alla democrazia.  (rrm)

No Ponte, Legambiente Calabria e Sicilia aderiscono alla manifestazione del 18 maggio a Villa S. G.

Ci saranno anche Legambiente Calabria e Sicilia, con i rispettivi presidenti Anna Parretta e Tommaso Castronovo, unitamente ai circoli di Legambiente Reggio Calabria – Città dello Stretto, Legambiente Messina e Legambiente Peloritani, alla manifestazione  No Ponte, in programma sabato 18 maggio a Villa San Giovanni.

«Ancora una volta, attraverso la nostra partecipazione alla manifestazione del 18 maggio – hanno detto Anna Parretta e Tommaso Castronovo – ribadiamo la nostra netta opposizione alla realizzazione di un’opera costosissima, inutile e deleteria sotto il profilo ambientale e che abbiamo definito ‘Il grande bluff’. Un’opera che non solo non risolverà i problemi di mobilità del Sud, ma sta sottraendo e continuerà a sottrarre ingentissime risorse alle vere priorità delle nostre regioni».

«Ci sono tantissimi investimenti e opere pubbliche – hanno proseguito – meno visibili mediaticamente del Ponte sullo Stretto di Messina, ma molto più utili alla collettività e all’economia del nostro Paese. Nel solo settore dei trasporti basti pensare che attualmente in Calabria il 70% dei km ferroviari è a binario unico, in Sicilia l’85%, e che, per come evidenziato nell’ultimo rapporto di Legambiente Pendolaria, le flotte regionali sono tra le più vetuste d’Italia».

«È ormai quotidiana – hanno concluso Parretta e Castronovo – l’emersione di criticità e problematiche, a partire dagli impatti ambientali messi in rilievo in diversi dossier elaborati da Legambiente e da altre associazioni che dovrebbero indurre ad un serio ripensamento del Governo italiano sull’ipotesi di costruzione del Ponte».

Legambiente ribadisce le proposte già avanzate: prima di tutto occorre migliorare il trasporto su ferro per collegare meglio le due regioni con il resto della Penisola; migliorare quello via nave con l’acquisto dei traghetti Ro-Ro (Roll-on/Roll-off) e convertire le flotte attuali in traghetti elettrici, rendere più efficienti i servizi coordinando l’offerta dei diversi servizi per semplificare gli spostamenti e gli scambi tra treni, autobus locali e regionali, traghetti; integrare tariffe e biglietti dei vari gestori, migliorando l’offerta di viaggio per i pendolari con costi minimi per le casse pubbliche.  Solo così in Sicilia e Calabria si potranno far spostare persone e merci in modo civile e da Paese moderno. (rrc)

No Ponte, il 25 maggio ci sarà una grande manifestazione

La Rete No Ponte si organizza per i prossimi appuntamenti di protesta contro l’opera voluta dal governo. «È il 25 maggio la data individuata per una grande manifestazione popolare, contro il Ponte sullo Stretto, da tenersi a Villa San Giovanni – è scritto in una nota – Questa la principale decisione assunta ieri nel corso di una partecipata assemblea che si è tenuta presso il Nuvola Rossa, in cui attivisti storici No Ponte, associazioni delle due sponde dello Stretto, cittadine e cittadini hanno iniziato a tracciare il percorso per costruire questo importante appuntamento a difesa di un territorio unico, messo a rischio da un progetto scellerato. Non sono servite infatti le 239 osservazioni del Ministero dell’Ambiente a calmare gli animi, anzi aumentano le preoccupazioni, rispetto a ulteriori sperperi di denaro a favore degli studi di progettazione, e la rabbia per chi vede la propria vita, la propria casa, il proprio territorio come agnello sacrificale da immolare in nome di interessi né nazionali né strategici».

Continuano i No Ponte: «I diversi interventi hanno poi evidenziato tutte le contraddizioni di una classe politica che, nascondendosi dietro lo spauracchio del Ponte, continua a non dare risposte a quelle “vere priorità” che tutti i giorni calabresi e siciliani reclamano a gran voce: infrastrutture vere, sanità, scuola, servizi pubblici degni un paese civile. E mentre continuano a martellarci quotidianamente con una propaganda che ci propina un futuro radioso grazie al Ponte, il futuro ce lo stanno cancellando tra autonomia differenziata, tagli verticali alla spesa pubblica, terreni agricoli trasformati in distese di pannelli fotovoltaici e pale eoliche in nome di un green che sa poco di ambiente e molto di colonialismo».

«Per questo la manifestazione del 25 maggio avrà, ancora una volta – scrivono i No Ponte calabresi – un unico grande No, quello al Ponte, affiancato dai tanti Sì di cui Calabria e Sicilia hanno realmente bisogno. Vogliamo che sia una grande manifestazione popolare e rinnoviamo l’invito a tutte le realtà associative, a tutte e tutti quelli che si vogliono opporre a questo scempio a costruire insieme questa iniziativa, contattandoci sulla mail calabria@noponte.info e partecipando alle assemblee organizzative che si terranno ogni mercoledì alle 18 al Nuvola Rossa di Villa San Giovanni». (rrc)

Al Villa San Giovanni l’assemblea pubblica del Movimento No Ponte

Al Teatro Primo di Villa San Giovanni si è svolta l’assemblea pubblica convocata dal Movimento No Ponte che, da oltre 25 anni, è in prima l’idea contro «questo progetto scellerato e dannoso per i nostri territori».

Per il Movimento, infatti, «la grande risposta partecipativa da parte di cittadini e Associazioni» è «un chiaro segnale di una opposizione sempre più crescente alla famigerata realizzazione del Ponte sullo Stretto».

Sono intervenuti Aura Notarianni, Domenico Gattuso e Alberto Ziparo che hanno sciorinato «le enormi contraddizioni che stanno dietro l’iter rilanciato da Salvini e di un progetto che non c’è, nonostante il bombardamento mediatico cui siamo vittime ci indurrebbe a pensare altro».

Sono stati diversi, poi, gli interventi dei vari membri del Movimento «che, in tutti questi anni, si è opposto e si oppone al mostro sullo Stretto, con una folta delegazione anche dall’altra sponda dello Stretto».

Il Movimento, poi, ha apprezzato anche l’intervento della sindaca Giusy Caminiti di Villa San Giovanni che, «nel dare una risposta pubblica a quanti hanno accusato l’amministrazione comunale di ambiguità, ha ribadito la posizione unanime di contrarietà al Ponte della sua maggioranza e annunciato un consiglio comunale aperto per il 12 aprile con all’ordine del giorno i risultati delle osservazioni dei tecnici comunali su un progetto “puzzle”, frutto delle diverse revisioni fatte negli anni».

«L’elenco degli espropri – ha detto il movimento – ha reso evidente quanto sia stata limitata la narrazione comune che ha visto sempre e solo Villa San Giovanni come area coinvolta dai cantieri, mentre ora molti cittadini calabresi scoprono che anche i loro territori saranno oggetto di interventi di varia natura, così da più parti è venuta la richiesta di sollecitare anche gli altri territori. Proprio in tale direzione nei giorni scorsi abbiamo chiesto al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà la convocazione di un consiglio metropolitano aperto alla presenza di tutti i sindaci interessati».

«Ma, come è stato ribadito – prosegue la nota – il Ponte non è un problema dei soli espropriandi, che oggi vedono i loro nomi scritti nero su bianco nelle liste pubblicate. È un problema anche di chi vive a ridosso delle aree interessate dagli espropri e che vedrebbe, nella malaugurata ipotesi di apertura dei cantieri, la propria realtà stravolta e resa invivibile. È un problema di tutte e tutti i cittadini dei nostri comuni, dalla fascia tirrenica a quella jonica passando per l’Aspromonte, che non possono ritenersi assolutamente “non coinvolti”».

«Abbiamo di fronte – continua la nota del Movimento – un nemico potente e interessi enormi, che non sono certamente quelli dei calabresi e dei siciliani, ma ancora una volta possiamo fermare questo mostro se saremo capaci di mettere al centro del nostro agire i veri interessi collettivi. Con questo spirito parteciperemo alle prossime iniziative annunciate ieri nel corso degli interventi, come l’11 aprile all’incontro promosso a Cannitello dal Comitato TiTengoStretto, il Primo maggio a Rosarno alla manifestazione promossa dalla Casa del Popolo G.Valarioti e il 4 maggio per la manifestazione contro la chiusura dell’ospedale di Polistena».

«A tutte le realtà associative, ai movimenti, alle organizzazioni politiche e sindacali, – conclude la nota – a tutte le cittadini e cittadini lanciamo l’invito a costruire insieme una manifestazione popolare a Villa San Giovanni per la fine di maggio. Per organizzare in maniera unitaria questa iniziativa diamo appuntamento a chiunque voglia attivarsi su questo percorso per mercoledì 17 aprile alle 18 al Nuvola Rossa di Villa San Giovanni». (rrc)

I No Ponte si ritrovano oggi a Villa San Giovanni

Oggi, venerdì 5 aprile alle 17.30 al Teatro Primo di Villa San Giovanni (Via delle Filande, 29), si riunisce la rete No Ponte.

L’incontro «punta a unire le diverse prospettive di opposizione al Ponte e a costruire un percorso partecipato di resistenza civile alla svendita dei nostri territori. Per questi motivi, l’evento di oggi rappresenta una tappa molto importante nella mobilitazione collettiva contro il progetto di costruzione dell’opera».

«L’arroganza di coloro che si ritengono i padroni dello Stretto non manca di ulteriori conferme – è scritto in una nota – pur in assenza di un progetto esecutivo la strada degli espropri prosegue a spron battuto e proprio in questi giorni è stato pubblicato l’avviso di avvio del procedimento volto all’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e alla dichiarazione di pubblica utilità, che sarà sancita solo qualora vi sia l’approvazione del progetto definitivo da parte del Ministero dell’Ambiente e del Cipess».

Continua la rete No Ponte: «È chiaro che a questo punto, di fronte alla tracotanza di un governo che continua imperterrito sulla sua strada nonostante le ormai note 68 criticità formulate dallo stesso comitato scientifico della Stretto di Messina (che senza cantieri in un solo anno ha già speso 4 milioni di euro in contratti esterni), dopo aver scippato le regioni meridionali di 2,5 miliardi di euro dei fondi previsti per la perequazione delle infrastrutture e prosciugato il Fondo di Coesione e Sviluppo di Sicilia e Calabria dirottandone le risorse in entrambi i casi sulla costruzione della mega-opera (mentre l’autonomia differenziata, ovvero la discriminazione territoriale del Sud diventa legge di Stato), è arrivato il momento di intensificare le azioni di protesta contro lo scempio e l’impoverimento dei nostri territori».

«Deturpare un ecosistema meraviglioso e fragile – aggiungono – con cantieri perenni, inquinamento e stravolgimento urbanistico (e ciò vale soprattutto per Villa San Giovanni, su cui la cantierizzazione si abbatterà totalmente) per un’opera priva di qualsivoglia utilità per i cittadini di Calabria e Sicilia rappresenta un atto di violenza coloniale contro la regione dello Stretto, i cui cittadini – come gli espropriandi e le espropriande – si sono visti da un giorno all’altro costretti a lottare per non vedere distrutte la propria casa, le proprie storie di vita, i sacrifici di chi ha investito un’esistenza qui, a Villa come a Messina, invece di emigrare».

«È per il territorio e i suoi abitanti che venerdì ragioneremo insieme intorno alle strategie più efficaci per contrastare concretamente il Ponte, a partire dall’analisi e dalle proposte ingegneristiche dei professori Alberto Ziparo e Antonio Gattuso e dalle considerazioni giuridiche di Aura Notarianni, che nelle scorse settimane ha lanciato l’idea di una class action da parte dei cittadini che subiranno l’aggressione dei partiti di governo, a caccia di voti per le prossime elezioni europee».

«Oltre ai pareri tecnici e alle visioni di sviluppo alternativo e sostenibile, però – conclude la rete No Ponte – è necessaria una consapevolezza condivisa e collettiva che porti tutte e tutti a intraprendere un percorso di mobilitazione più ampio e duraturo: Ciucci, Salvini e compagnia cantante non devono pensare che in Calabria (o in Sicilia) non ci opporremo alla devastazione dello Stretto. L’appuntamento, aperto a tutta la cittadinanza e a tutte le organizzazioni che si riconoscono in questa battaglia per il futuro dei nostri territori, è a venerdì, per decidere insieme come proseguire con efficacia e determinazione questo percorso di mobilitazione». (rrc)

LE ELEZIONI E I CONTINUI CAMBI DI IDEE
DELLA SINISTRA PER IL RILANCIO DEL SUD

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Che sotto elezioni tutto si esasperi é assolutamente normale. In particolare quando, come nelle prossime  europee,  si voterà  con il proporzionale e quindi ogni partito cercherà di caratterizzarsi in modo tale  da compattare i propri elettori  é nelle cose. Quindi che i toni si innalzino e che si sia «l’uno contro l’altro armati» è  prevedibile. 

Ma come dice il Presidente Sergio Mattarella: «l’Italia è di chi pensa al futuro». Ciò vuol dire che vi sono alcuni temi sui quali i partiti farebbero bene a non giocare né a spaccarsi. Perché lo sviluppo futuro del nostro Paese non dovrebbe essere mai messo in discussione e qualche punto di percentuale in più non vale certamente posizioni che se poi diventano azioni operative possono cambiare  le prospettive per i nostri figli e i nostri nipoti. 

Per questo sembra strana la posizione che la sinistra, quasi in modo compatto, sta prendendo su quelle che sono le prospettive infrastrutturali e il ruolo che nel Mediterraneo deve svolgere la nostra Nazione.  

  Per questo andare a Messina da parte della Elly Schlein, segretario del maggiore partito della sinistra, che ha avuto un protagonista come Prodi, lei che viene da una Regione, come l’Emilia Romagna, al centro di tutte le infrastrutture del Paese, per cui con l’alta velocità ferroviaria può raggiungere da Bologna, in 2 ore e 25 minuti, Roma, in un’ora e 4 minuti e con un bus Milano in 2 ore e 20 e Roma, quasi 400 km, in tre ore e mezza, per dibattere un tema che già nel suo titolo: “no al progetto di ponte di Salvini, dannoso, anacronistico e dispendioso”, sa di contrapposizione elettorale. 

Infatti mettere in discussione la possibilità che l’alta velocità ferroviaria arrivi a servire 7 milioni di abitanti che risiedono in Calabria e in Sicilia, non diventa più lotta politica nei confronti di Salvini, assolutamente legittima, ma un vero e proprio affronto al diritto di mobilità dei tanti italiani che in quelle aree abitano. 

Perché certo sarà noto anche al segretario del PD che i treni ad alta velocità non possono attraversare lo stretto spezzettati, per essere caricati sui Ferry Boat e ricomposti poi sull’altra sponda dello Stretto, per riprendere il loro viaggio. Cosi come dovrebbe essere noto all’altro grande partito della sinistra, che è il Movimento Cinque Stelle, che non hanno soltanto  la responsabilità di fare una proposta alternativa di progetto di paese da contrapporre al Centrodestra in termini di diritti civili, ma anche quello di proporre un modello di sviluppo che dia un diritto alla sopravvivenza economica di aree fino ad adesso con un destino già segnato dallo spopolamento. 

Che movimenti meno consistenti, come quello dei Verdi di Bonelli e del Sì di Fratoianni, possano assumere posizioni estreme e non occuparsi di un possibile governo futuro, considerato che la  loro contenuta rappresentanza non assegna loro particolari responsabilità, ci può anche stare. 

Cosa diversa è la prudenza richiesta ai grandi partiti di massa che dovrebbero rappresentare l’alternativa di governo necessaria nell’alternanza democratica. In considerazione peraltro che, per quanto attiene in particolare il Pd, molti dei più autorevoli rappresentanti dello stesso partito, tra i quali Franceschini e lo stesso Prodi, si sono pronunciati in passato con dichiarazioni assolutamente favorevoli ad un progetto che potesse  consentire di collegare, finalmente, le aree più marginali. 

Modello peraltro che in altri paesi a noi vicini, come la Spagna, è stato adottato come priorità assoluta, considerato che la prima alta velocità ferroviaria che è stata costruita in quel Paese non è stata la Madrid-Barcellona quanto invece la Siviglia-Madrid.  

 In realtà il Movimento Cinque Stelle ha sempre avuto un atteggiamento anti Istituzioni. Doveva aprire il Parlamento come una scatoletta evidentemente per buttare il contenuto  ed è stato contrario fin dalle sue origini. Tanto che il loro guru, Beppe Grillo, attraversò  lo stretto a nuoto forse per indicarci un’alternativa salutista ai sistemi diversi, come navi, utilizzati  dai più.

Ritornando al Segretario del Pd non può limitarsi a dire che il progetto del collegamento stabile è dannoso. Qualunque costruzione umana lo è perché modifica l’assetto naturale delle cose, lo sono le autostrade, lo è l’alta velocità ferroviaria, lo sono le dighe, lo sono i porti, lo sono per assurdo anche i grattacieli e le abitazioni del più sperduto paese, perché in qualche modo violentano il territorio. Come lo sono gli impianti eolici e quelli solari.

Né può affermare che é anacronistico, quando il modello “Messina bridge” e gli studi relativi sono stati adottati da tutti i Paesi che costruiscono ponti come base di partenza per i loro progetti. E quando la comunità scientifica internazionale lo ha riconosciuto come uno dei più studiati e come una storia di successo. 

Né può affermare  che è dispendioso, dopo che risorse abbondanti sono state destinate a tante grandi infrastrutture nel resto del Paese per le quali non si è condotta la stessa battaglia. Né si possono disconoscere  gli studi approfonditi, consacrati dal timbro Nomisma, che hanno calcolato in 6 miliardi e mezzo il costo della insularità per la Sicilia. Non considerando ancora che i cittadini delle due sponde stanno partecipando al costo della costruzione con risorse proprie regionali,  cosa che non è mai stata chiesta per innalzare le barriere contro l’acqua alta di Venezia,  o per costruire la Tav che collegherà Torino a Lione.

Devono forse pensare i meridionali di essere figli di un Dio minore, di essere considerati come colonizzati, per i quali spendere le risorse necessarie diventa uno spreco, come impunemente e inopinatamente ha affermato l’animatore di Libera don Luigi Ciotti, quando si è lasciato sfuggire la battuta infelice che il ponte non unisce due coste ma due cosche? 

La responsabilità di un partito come il PD, sempre più partito guida che si candida come federatore di tutta la sinistra, non  può sposare tesi così estreme e far correre il pericolo o far temere che una loro vittoria possa far ripartire una serie di infrastrutture dall’anno zero, come in un perenne un gioco dell’oca, come è stato già fatto una volta da quel Monti che definanziò  il ponte per investire quei soldi sottratti all’opera a Genova? Forse sarebbe necessaria una riflessione maggiore per evitare che si possa pensare che alcuni partiti siano contro lo sviluppo e in particolare contro il Sud. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

Ponte / Tutte le perplessità sul servizio di Report su Rai 3

Quello che segue è un post pubblicato dalla pagina Facebook di “Ponte sullo Stretto di Messina”. Ribatte, punto per punto, alle osservazioni di Report, basandosi su studi, numeri e cifre inconfutabili. Ognuno è libero di pensarla come crede, ma la disinformazione è un “lusso” che il Mezzogiorno e la Calabria non possono permettersi, soprattutto quando vengono meno gli elementi di giudizio e dati scientifici che accompagnino dubbi e perplessità diffuse senza ritegno dai No-Ponte e da quanti non  vogliono lo sviluppo del Sud. (s)

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Ieri è andato in onda su Rai 3 un servizio giornalistico di una trasmissione di nome Report che ha parlato del ponte sullo stretto. Sono state condivise molte informazioni sbagliate, che hanno creato disinformazione antiscientifica e dubbi immotivati negli spettatori. Il servizio è stato confezionato ad hoc per remare nella direzione scelta e ha prodotto danni importanti. Abbiamo fatto un breve riassunto, ma vi invitiamo come sempre a recuperare i nostri post passati. Negli anni abbiamo più volte approfondito questi temi nel dettaglio.
Analizziamo il servizio:
⁃ Secondo Report, la Stretto di Messina “non ha fatto nulla”. Si tratta di una menzogna che non tiene minimamente conto del fatto che la SdM, coinvolgendo i più grandi esperti mondiali in ponti sospesi di grande luce (tra cui lo stesso Brown, il più importante ingegnere di ponti sospesi mai esistito) ha permesso di arrivare al progetto definitivo dell’opera. Sono stati necessari vent’anni di lavoro e lo sviluppo di nuove tecnologie che oggi rappresentano il gold standard a livello mondiale e che vengono sfruttate dalle altre nazioni per le proprie opere. Per tutti i più grandi e complessi ponti sospesi al mondo, la fase più lunga è sempre stata quella di progettazione. Oggi tutti i nuovi ponti vengono costruiti sulla base del progetto del ponte di Messina, sfruttando le medesime tecnologie a cui l’ingegneria mondiale è arrivata proprio durante la progettazione del collegamento stabile tra Sicilia e continente. Quanto alla cifra di poco più di 300 milioni di euro, è più che normale per un progetto da oltre 10 miliardi di euro sviluppato in vent’anni di lavoro dai più importanti tecnici del pianeta con soluzioni innovative mai viste prima. Per questo genere di scenari a volte si tocca il 10% del costo dell’opera, quindi addirittura parliamo di una cifra che sarebbe stata normale anche se di 1 miliardo.
⁃ Secondo Report, la variante di Cannitello è un inutile ecomostro. No. È una normalissima opera voluta da RFI per spostare la ferrovia dove sorgerà la Torre del ponte lato Calabria. A causa del sabotaggio del progetto da parte del governo Monti, l’iter non è poi andato avanti. Nel progetto è perfettamente integrata con il paesaggio, come tutte le altre e numerosissime opere accessorie previste per rivoluzionare le due province, che assorbono il 60% del finanziamento complessivo. Inutile dire che l’opera sarà completata ora che l’iter è ripartito.
⁃ Secondo Report, il ponte di Messina è la più imponente opera infrastrutturale al mondo. Ovviamente non è cosi. Un ponte sospeso di terza generazione di 3,3 km con torri in superficie non è quasi niente rispetto ad altri mega progetti nettamente più grandi e complessi in realizzazione in altre zone del pianeta. Anche restando nell’ambito specifico, alcuni vecchi ponti sospesi di grande luce (es. Golden Gate) hanno rappresentato – con le tecnologie obsolete dell’epoca – una sfida decisamente più complicata e rischiosa.
⁃ Secondo Report, la mafia è un problema per l’opera. Questa affermazione è pericolosissima. Non creare le opere per paura della criminalità organizzata è il metodo migliore per portare allo scatafascio il territorio e annientare il futuro della popolazione. In ogni caso, non capiamo la sensibilità in merito per quest’opera nello specifico. Le altre opere sono infinitamente più “a rischio” da questo punto di vista. Per il ponte di Messina, parliamo di un progetto internazionale identificato come strategico dall’Unione Europea che sarà realizzato con riflettori perennemente puntati da qualsiasi direzione e controlli speciali. Se c’è un progetto dove è rischioso e difficile infiltrarsi è proprio questo.
⁃ Secondo Report, il progetto è vecchio e non vale niente. Questa è una menzogna a dir poco diffamatoria. Il progetto rappresenta ancora oggi il gold standard mondiale in materia di ponti sospesi di grande luce con impalcato di terza generazione, la più recente. Negli ultimi dieci anni non ci sono state innovazioni che hanno reso il progetto obsoleto, come ben sa qualsiasi ingegnere strutturista specializzato in questo tipo di strutture. Non esistono tecnologie e soluzioni, al momento, che possano permettere la realizzazione di un progetto differente che sia migliore di quello di cui disponiamo. In altre parole, anche se stracciassimo tutto e ripartissimo da zero, tra 10-20 anni arriveremmo ad un progetto simile a quello che c’è.
⁃ Secondo Report, un ponte sospeso di grande luce di terza generazione di 3300 metri non è adeguato per ospitare il transito ferroviario. Come abbiamo spiegato più volte, non è vero. Anzi, come ben sa qualsiasi ingegnere strutturista specializzato, al crescere delle dimensioni del manufatto la percorribilità migliora, perché il peso stabilizzante dei cavi di sospensione sale non linearmente. I mezzi circolanti deformano di meno una struttura più grande e pesante, in parole povere. Rispetto ad un ponte sospeso di luce 1650, le pendenze si riducono del 70%. Non è un caso che quando L non è sufficiente si debba ricorrere allo schema ibrido con stralli. Così come non è un caso che ormai non si realizzino ponti sospesi sotto 750-1000 m di luce. I ponti sospesi iniziano ad avere prestazioni di tutto rispetto proprio dopo 1 km di luce, pur restando ovviamente nel limite massimo di 5 km di luce, quella critica con le attuali tecnologie, materiali e schemi statici.
⁃ Secondo Report, la progettazione non ha tenuto conto del vento e di eventi estremi. Menzogna clamorosa. Proprio il vento è stato uno dei più grandi focus in fase di progettazione. L’impalcato del ponte di Messina è stato progettato per essere stabile anche in caso di eventi estremi inverosimili per non dire impossibili, come tempeste da primato che soffiano a 300 km/h. Nello Stretto di Messina, non si è mai raggiunta nemmeno la metà di questa velocità. Il segreto sta nell’aver suddiviso l’impalcato in cassoni distinti con profilo aerodinamico che annullano i vortici. Il vento attraversa il Messina Type Deck e addirittura lo stabilizza. Basti pensare che rispetto all’Akashi le prestazioni sono superiori del doppio nonostante la luce di 3300 al posto di 1991. I giapponesi ci fecero i complimenti per il progetto, prima di vincere la gara internazionale per la progettazione esecutiva e costruzione dell’opera con la loro multinazionale IHI, che fa parte del consorzio.
⁃ Secondo Report, i terremoti sono un problema per i ponti sospesi di grande luce. Come ben sa qualsiasi ingegnere strutturista specializzato, i ponti sospesi di grande luce sono le strutture umane più sicure in caso di sisma. Anche devastante. Sono quelle che assorbono meno input sismico e che reagiscono in modo più disconnesso durante un terremoto. Nel caso del ponte di Messina, posto un terremoto come 1 Hz, la struttura reagisce a non oltre 0,003 Hz. In più, ha un periodo fondamentale di oscillazione di oltre 30 secondi. Le fondazioni delle torri sono realizzate con jet grouting per la massima stabilità. Altrove esistono mega strutture più pesanti su terreni meno stabili, a dirla tutta. In altre parole, parlare di terremoti nell’ambito dei ponti sospesi di grande luce è già di per sé un argomento quasi completamente privo di senso.
⁃ Secondo Report, il progetto non tiene conto della faglia del terremoto del 1908. Falso. La progettazione ha tenuto conto di tutte le faglie (144) presenti nell’area. Se conosciamo bene lo Stretto è proprio grazie al Ponte. Se non avessimo dovuto progettare l’opera, non avremmo condotto studi di questa portata sul territorio, coinvolgendo i più autorevoli esperti mondiali e compiendo operazioni rischiose di esplorazione dei fondali. Le faglie presenti sono ininfluenti per il manufatto per sua natura strutturale. Non è un caso che esistano vecchi ponti sospesi meno performanti in aree del pianeta nettamente più pericolose dal punto di vista sismico su faglie infinitamente più formidabili. Peraltro, la faglia del terremoto del 1908 è molto più a sud della zona dove sorgerà il ponte, come ben si nota dalla mappa inquadrata dai giornalisti della trasmissione. Sarebbe il caso di dare un’occhiata a ciò che si trova davanti alla telecamera.
⁃ Secondo Report, non c’è modo di completare la progettazione esecutiva entro luglio 2024. Non è vero. La progettazione dell’opera è già in stato avanzatissimo, come confermato dalla società statunitense Parsons, una delle realtà più importanti al mondo in ambito. Basta poco per arrivare alla fine dell’iter, disponendo già ora di un progetto così dettagliato (oltre 8500 elaborati tecnici firmati dai massimi esperti mondiali). In genere, per le altre opere la progettazione definitiva non arriva dello stato di completezza del progetto definitivo del ponte di Messina. Persino la variante di massima era già sostanzialmente definitiva, anche se all’epoca non esisteva ancora burocraticamente questa distinzione e quindi non aveva questo nome.
⁃ Secondo Report, si tratta dell’opera pubblica più costosa nella storia d’Italia. Menzogna. Persino in questo momento sono in costruzione opere più costose, come l’alta velocità SA-RC da 13 miliardi di euro. Il ponte in sé costa 5 miliardi di euro, 12 in totale con le numerose opere accessorie per rivoluzionare i territori interessati. Queste includono decine di chilometri di nuove strade e ferrovie, sistemazione idrogeologica del territorio, riqualificazione delle province, ripascimento di oltre 10 km di costa, centro direzionale di Libeskind e molto altro.
⁃ Secondo Report, l’analisi costi-benefici dell’opera è negativa. Falso. Numerose ACB autorevoli danno esito pienamente positivo, come quella recente di Open Economics o di Università Bocconi. L’unica citata dal programma è quella del gruppo Ponti, contrario a tutte le grandi opere. Questo gruppo era persino contrario all’alta velocità ferroviaria Milano-Napoli. Ed è ovviamente contrario anche all’alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Per arrivare a esito negativo, l’analisi considerata è ricca di forzature, omissioni e cherry picking. Si tratta dello stesso gruppo che era stato scelto dal M5S per dare esito negativo alla convenienza economica dell’alta velocità ferroviaria Italia Francia. Anche in quel caso gli esperti hanno giustamente criticato in modo duro l’analisi, che per arrivare a esito negativo fa delle piroette incredibili.
⁃ Secondo Report, i traghetti potrebbero forse inquinare meno di un collegamento stabile. Come sa qualsiasi esperto in ambito, un collegamento stabile è sempre meno inquinante di un collegamento non stabile (in questo caso marittimo, il più inquinante che ci sia sulle brevi distanze). La cosa è aggravata dal fatto che i traghetti costringono i veicoli a incolonnarsi nei centri urbani, dove le emissioni di particolato cancerogeno toccano livelli allarmanti. E, ovviamente, dall’impossibilità tecnica di istituire un servizio ferroviario a basso impatto ambientale (i normali treni non sono traghettabili, com’è ovvio che sia).
⁃ Secondo Report, non ci sono altri investimenti nel Sud oltre al Ponte. Falso. Abbiamo più volte spiegato che a sud di Napoli sono in realizzazione o già finanziate/in gara nuove opere stradali e ferroviarie per decine di miliardi di euro. Trovate tutti i dettagli sui siti di RFI e Anas. In Sicilia nello specifico, è in realizzazione (tra le altre opere) la nuova ferrovia Messina Catania Palermo da 11 miliardi di euro. Grazie al ponte, l’opera potrà essere attraversata dai treni che già circolano sulla penisola. Oggi, Frecciarossa impiega 5 ore per spostarsi tra Roma e Reggio Calabria. Nei prossimi anni questa tempistica scenderà a sole 4 ore. Meno per l’ingresso al ponte ottimizzando le fermate (poco più di 3 ore e mezza). Con il ponte, Frecciarossa non sarà costretto a tornare indietro una volta arrivato in Calabria, come succede oggi. Potrà proseguire ed essere in Sicilia in pochi minuti, collegando (ad esempio) Roma e Catania in 4 ore (se diretto).
⁃ Report mette nello stesso calderone opere di competenza comunale, provinciale, regionale e statale. Questa nemmeno la commentiamo. È come dire che a Roma non bisogna realizzare la metro C (che costa quanto il Ponte) o in Toscana in Passante di Firenze perché alcune strade di Crotone sono dissestate.
⁃ Secondo Report, la linea Messina Catania Palermo non sarà a doppio binario e non permetterà ai treni di muoversi velocemente. Falso. Avrà velocità media simile alla linea ad alta velocità Roma Firenze con picchi di 250 km/h (standard AV) e sarà a doppio binario. Il tracciato è in costruzione e, come sapete, vi teniamo sempre aggiornati a riguardo. E siamo certi che grazie al ponte, quindi all’apertura del sistema ai vettori continentali, sarà possibile aumentare in modo netto gli investimenti futuri sull’isola, creando ad esempio una linea ad alta velocità diretta per Palermo senza passare da Catania, utile per i treni che vengono da Napoli, Roma, Firenze, Milano ecc.
⁃ Secondo Report, il primo lotto dell’alta velocità Salerno Reggio Calabria finisce nel nulla. Non è vero. Il lotto arriva a Praia e velocizza in modo netto il transito da Roma a Reggio Calabria, coinvolgendo anche nuovi territori più a est. Addirittura, basta questo lotto per ridurre la percorrenza da 5 ore a 4. Se invece ci si riferisce al solo lotto 1a (una porzione dell’1) è fondamentale per Potenza.
Ci teniamo anche a precisare che da che mondo è mondo le grandi opere, ovvero le arterie, stimolano quelle più piccole.
Non collegare stabilmente la Sicilia al continente, lasciandola in una condizione di insularità che secondo le stime crea danni economici non inferiori a 6 miliardi di euro ogni 12 mesi, è una pessima idea.
Se un treno non può superare quei 3 km di mare, arrivando da nord, la sostenibilità economica si riduce in modo netto. Vale lo stesso per un treno che parte da Palermo o Catania e non può andare a Napoli o a Roma.
Non esiste altra isola da addirittura 5 milioni di abitanti che sia separata dal proprio continente da soli 3 km di mare. È una situazione anomala a livello mondiale.
Come sempre, citiamo alcuni dei professionisti da primato mondiale che hanno firmato il progetto definitivo del ponte sullo stretto di Messina tra le centinaia:
⁃ Prof. Ing. Giulio BALLIO Emerito di tecnica costruzioni, già Rettore Politecnico Milano
⁃ Prof. Ing. Alberto CASTELLANI già Ordinario Costruzioni in zona sismica Politecnico Milano
⁃ Prof. Ing. Giorgio DIANA Emerito e Dirett. Galleria del vento CIRIVE Politec. Milano
⁃ Prof. Ing. Ezio FACCIOLI già Professore di Ingegneria Sismica Politecnico Milano
⁃ Ing. Ian FIRTH Director Flint Neill Ltd. Inghilterra
⁃ Prof. Niels J. GIMSING Emerito Technical University of Denmark Danimarca
⁃ Prof. Ing. Mic.le JAMIOLKOWSKI Emerito Geotecnica Politecnico di Torino
⁃ Ing. Dyab KHAZEM PMC Suspension Brigde Indip. Design Parson Group – USA
⁃ Ing. Allan LARSEN Chief specialist Aerodinamics COWI – Danimarca
⁃ Arch. Daniel LIBESKIND Studio Architettura – USA
⁃ Ing. Peter LUNDHUS Managing Director Sund & Baelt – Danimarca
⁃ Prof. Ing. Giuseppe MUSCOLINO Ordinario Scienza Costruzioni Università Messina
⁃ Ing. Klaus H. OSTENFELD Esperto di ponti già CEO COWI A/S – Danimarca
⁃ Ing. Anton PETERSON Senior Vice Presidente COWI A/S – Danimarca
⁃ Ing. Aldo SAULLE Project Manager Parson – USA
⁃ Ing. Christofer SCOLLARD Chief Project Manager Buckland & Taylor – Canada
⁃ Ing. Kenneth SARZAN PMC Suspension Brigde – Parson Group – USA
⁃ Ing. Peter SLUSZKA Vice Presidente Ammann & Whitney – USA
⁃ Ing. Yasutsugu YAMASAKI Progettista Ponti sospesi Ishikawagima – Giappone
⁃ Prof. Ing. Alberto ZASSO Ordinario Meccanica Applicata Politecnico Milano
⁃ Ing. William BROWN, specializzato in ponti sospesi, progettista di quasi tutti i più grossi e complessi ponti sospesi del mondo.
(rrm)

Manifestazione dei No-Ponte. In tanti dalla Calabria a Messina

Affollata la manifestazione che sabato ha attraversato le strade del centro di Messina per dire No al Ponte e Sì ai tanti interventi vitali per l’area dello Stretto. Tralasciando il trito e stucchevole balletto delle cifre che segue ogni manifestazione, a dar forza a questa affermazione – afferma una nota del Comitato – «non è solo la bella e rumorosa partecipazione al corteo ma anche il clima con cui la cittadinanza ha accolto i manifestanti. Già sulla traghetto i lavoratori marittimi hanno solidarizzato con la nutrita delegazione calabrese, ricordando l’ipocrisia di chi usa le giornate da bollettino rosso, come quella di ieri, e le code agli imbarchi per giustificare l’esigenza del Ponte: si tratta infatti, a loro dire, di poche giornate durante l’anno, facilmente affrontabili implementando le corse anche con l’attuale flotta. E in ogni caso gli investimenti per ammodernare e potenziare la flotta dello Stretto sarebbero nettamente inferiori a quelli stimati per il Ponte, con tempistiche minime e soprattutto dal risultato sicuro».

I numerosi interventi che si sono succeduti durante il corteo hanno ricordato le molteplici ragioni per dire No al Ponte, dalla sismicità dell’area alla unicità di una biodiversità che sarà devastata, dal numero risibile di posti di lavoro reali che si creerebbero rispetto a quelli sbandierati all’incapacità di dare risposte ai problemi di mobilità. I diversi interventi di altre realtà, come No Tav o No Muos, hanno ben evidenziato come «parlare di Ponte non significa parlare di un’infrastruttura né di un progetto realizzabile, ma di un modello che attraversa tutte le grandi – e troppo spesso inutili – opere e che relega la natura, la terra e chiaramente i suoi abitanti al ruolo di merce da spolpare e sacrificare sull’altare del dio denaro».

«Gli oltre 15miliardi di euro previsti per la costruzione del Ponte saranno soldi nostri, e per recuperarli dovranno raschiare sui risicati bilanci pubblici, nazionali ma soprattutto di Calabria e Sicilia, che nella narrazione pontista saranno i territori più “beneficiati”. Soldi tolti quindi alla sanità, alla scuola, ai servizi sociali, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e alla cura del territorio, agli investimenti per ammodernare e potenziare il sistema trasportistico. Altro che dare una risposta ai tanti nostri figli e fratelli che vanno a cercare fortuna altrove.

Il movimento No Ponte Calabria – si legge nella nota diffusa a fine manifestazione – rilancia l’appello a rafforzare l’opposizione al Ponte e a questa logica perversa che ha destinato la nostra terra al ruolo di hub energetico e discarica di rifiuti. Lo facciamo rivolgendoci agli artisti, agli intellettuali, alle personalità del mondo della cultura e dello spettacolo affinché sostengano e promuovano le ragioni di questa lotta. Ma anche a tutti i sindaci della Costa Viola, ZPS che sarà fortemente e irrimediabilmente impattata sia dai lavori per le rampe di accesso al Ponte che dalle altre opere connesse (cave, depositi, discariche…), qualora decidessero mai di avviare i cantieri nonostante tutte le criticità del progetto non risolte.

Cantieri che potrebbero rappresentare altre “prime pietre” spot, come fu per la Variante di Cannitello, ferita ancora aperta per la città di Villa San Giovanni. Non possiamo accettare altre prese in giro del genere, per questo dobbiamo mettere in campo tutte le nostre intelligenze, le nostre capacità, i nostri corpi, e costruire una grande mobilitazione che assicuri un futuro ai nostri figli».  (rrc)

 

Il Movimento No Ponte Calabria a confronto sul Ponte sullo Stretto

C’erano anche gli attivisti del Movimento No Ponte Calabria a Torre Faro di Messina, al confronto organizzato sul Ponte sullo Stretto. Il movimento, inoltre, ha annunciato per il 5 aprile un’assemblea pubblica a Villa San Giovanni.

I numerosi interventi che si sono succeduti hanno smontato quello che è stato definito il decreto Ponte, ma che invece è una determinazione “salvo intese” finalizzata a verificare le condizioni per la realizzazione di questa opera di cui si parla da decenni ma per la quale manca ancora una progettazione esecutiva.

E, mentre si evidenziava la presa in giro che sta dietro gli annunci propagandistici di Salvini, a susseguirsi l’elenco delle quotidiane doglianze dell’area dello Stretto, a partire dall’enorme dazio pagato annualmente in termini di emigrazione giovanile, di negazione di diritti basilari come quello alla salute o alla mobilità negata dai monopolisti del traghettamento che impongono prezzi esorbitanti per passare da una costa all’altra, della totale mancanza di una prospettiva di valorizzazione di questi territori che non sia legata agli interessi delle lobby del cemento e delle devastazioni ambientali.

«E questo attacco a un territorio già storicamente martoriato, e umiliato ancor di più da progetti come quello dell’autonomia differenziata – si legge in una nota – necessita ancora una volta di una risposta popolare e di un lavoro di opposizione organizzato e costante, senza perdere ulteriore tempo. Per questo il movimento No Ponte della sponda calabra rilancia con una prossima iniziativa di confronto pubblico che si terrà giovedì 5 aprile alle ore 17.30 presso il csc Nuvola Rossa di Villa San Giovanni, a cui invitiamo tutte e tutti per costruire insieme un percorso che deve essere il più partecipato e condiviso possibile». (rrm)

PONTE: SOLO LA SICILIA RISPARMIEREBBE
6,5 MLD L’ANNO (QUANTO COSTA L’OPERA)

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – La canea si è scatenata come per nessun altra grande opera che si è immaginata per il nostro Paese. Parlo del grande progetto del ponte sullo stretto di Messina, che evidentemente colpisce molto l’immaginario  collettivo e fa intervenire dal grande studioso, all’esperto ingegnere, fino al pescivendolo. 

Non è nemmeno per il costo che non è distante da qualunque altra grande opera se si pensa che il Mose di Venezia è costato 6 miliardi, che la Tav si avvicina ai 12 solo nella parte italiana, che Terni sta costruendo un elettrodotto che costa circa 4 miliardi per portare l’energia dal Marocco alla Sardegna alla Campania, e alla Sicilia, che il maxi parco eolico al largo delle isole Egadi é un progetto da 9 miliardi della Toto Holding. 

Che un solo chilometro di alta velocità costa 50 milioni e che Rete Ferroviaria Italiana ha aggiudicato,  per l’importo complessivo di oltre 1 miliardo di euro, la realizzazione del passante e della stazione AV del nodo di Firenze. 

Le motivazioni di tanto interesse quindi non possono essere trovate nel costo dell’opera, ma  invece probabilmente nella sfida che 3,300 km di campata unica pongono a ciascuno di noi e nella localizzazione di essa nel profondo Sud. 

Non rendendosi conto in molti che non si tratta di fare un ponticello per consentire ai fidanzatini di Messina e Reggio Calabria di vedersi più spesso e più facilmente, quanto di collegare Hong Kong a Berlino. Per questo l’interesse dell’Unione Europea che si costruisca e l’inserimento di esso nella Reti Trans European Network nel 2005. 

Ma i tanti commentatori, improvvisati esperti, ambientalisti della domenica, non si rendono conto di quanto il Paese possa essere destinato ad essere superato da altri corridoi,  rimanendo marginale e periferico se non ci sbrighiamo ad utilizzare il territorio, che  è una piattaforma logistica naturale, come avamposto per attrarre i traffici che vengono dal Medio ed Estremo oriente, considerato che il Canale di Suez raddoppiato ormai è diventato  un passaggio obbligato per oltre il 20% del traffico mondiale e che stiamo facendo la figura degli utili idioti che stanno a guardare un fiume d’oro che passa davanti, trasportato dalle maxi navi porta container, che stanno inquinando il Mediterraneo e l’Atlantico, dovendo fare un giro enorme per raggiungere i porti di Anversa, Rotterdam e Amburgo. 

Sappiamo tutti però che al di là delle affermazioni della Gabanelli, che dice che già per il progetto si sono spesi oltre 1 miliardo senza aver fatto nulla, prendendo uno svarione che é molto strano per una attenta giornalista come lei è, ve ne sono tanti altri che propalano stupidaggini simili. 

Mettere  nel costo, come Ercole Incalza nel giornale di ieri (8 dicembre ndr) ha documentato, una eventuale penale che si dovrebbe pagare per l’incauto blocco voluto dal nordista Mario Monti, con una visione economicistica molto ristretta, é da incauti o da gente in malafede. 

Dimenticare poi  che è logico che un progetto di tal genere abbia un costo proporzionato all’importo del progetto stesso e che quindi 300 milioni spesi per la sua realizzazione siano  assolutamente normali è da ignoranti. 

In Italia poi quando si vuole affossare un’opera si chiede un analisi costi benefici. Dietro questa richiesta vi può essere di tutto perché come sanno bene gli economisti a seconda che nei costi e  nei ricavi inserisci alcune voci o altre il risultato può essere il più diverso possibile. 

Vi è una valutazione  del traffico previsto nei prossimi anni che può essere un elemento che varia totalmente il calcolo, della durata della vita prevista del manufatto, dei costi di manutenzione ed a seconda di come tutti questi dati vengono raccolti il calcolo cambia.

Per il ponte vi é un calcolo su tutti che già renderebbe l’opera assolutamente conveniente ed è quello fatto dalla Regione Siciliana che, in collaborazione con Prometeia, ha calcolato in 6 miliardi e mezzo annui il costo dell’insularità. Per dirla in modo molto semplice l’affermazione degli studiosi prestigiosi che lavorano per Prometeia è che se il ponte venisse costruito la Sicilia, quindi l’Italia, risparmierebbe  6 miliardi e mezzo ogni anno. 

Cioè quest’opera si pagherebbe in un solo anno, fatto assolutamente impensabile per un’opera pubblica di questo tipo  che in genere ha bisogno di un ammortamento di trent’anni, perlomeno.

Ma se questa idea sembra pazzesca, se la Sicilia con l’opera costruita avesse già un incremento dell’1% di Pil, cosa probabile perché l’attenzione del Governo per il Mezzogiorno, statuito coll’inizio di quest’opera, porterebbe probabilmente anche gli investitori internazionali a credere che sul Sud il Paese vuole investire seriamente e quindi l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area potrebbe diventare qualcosa di serio, così come il flusso turistico potrebbe ovviamente aumentare, avremmo già un ricavo di 800 milioni, che porterebbe il ponte ad essere ammortizzato, senza contare i costi dell’insularità in 10 anni. 

Per cui anche se è meritorio il passaggio che vede la società stretto di Messina ritornare in vita, non si capisce perché, visto che  molti tecnici sostengono che il progetto sia pronto, non si debbano iniziare i lavori nei sei mesi necessari ma nei due anni annunciati da Salvini.

Spiegare tutto questo al gruppo famelico degli opinionisti nazionali che si lanciano su un argomento che offre le sue carni deboli alla loro famelica voglia di un argomento da cannibalizzare è un pio desiderio.

Così come pretendere dai giornaloni nazionali, qualche volta pilotati dagli interessi dei loro proprietari, di non chiedere che le risorse si impieghino per la quarta corsia  di un autostrada che colleghi Milano a Cremona, con la soddisfazione di Cottarelli. 

Come disse Franceschini in un suo recente intervento, contraddetto in modo plateale da Francesco Boccia in un incontro da Paolo Vespa, con un benaltrismo da manuale, si tratta soltanto di superare 3 km di mare. Se si toglie quest’aura che avvolge quest’opera da quando Berlusconi la dichiarò importante e fece cominciare i lavori e non si porta adesso a medaglia per Salvini, ripetendo l’errore fatto precedentemente, forse si potranno cominciare i lavori insieme a tutte le altre opere che riguardano il Mezzogiorno e che dovrebbero infrastrutture, finalmente, quest’area. (pmb)