Il Pci, la Calabria e il Mezzogiorno a cura di Lorenzo Coscarella e Paolo Palma

di PINO NANO  –  L’on.Paolo Palma, Presidente dell’ICSAIC, lancia in Calabria un saggio che non mancherà di far discutere e di alimentare nuove riflessioni sulla nascita della sinistra in Italia e sul peso del Mezzogiorno nelle scelte ideologiche del Partito Comunista di allora.

«Riteniamo, che questo volume, porti un ulteriore mattone alla costruzione della narrazione meridionalista del Partito comunista italiano, che soffre però, a nostro avviso, di un eccesso di dispersione in mille rivoli. Esiste infatti una miriade di studi locali, per lo più saggi su riviste storiche, ma anche alcune monografie, ai quali bisogna aggiungere, come è stato rilevato di recente, i profili biografici dei dirigenti meridionali, ovvero che del Mezzogiorno si sono occupati» quali Amendola, Li Causi, Grieco, Chiaromonte, Sereni, La Torre e, più di recente, per la Calabria, Fausto Gullo nella biografia di Giuseppe Pierino. Chissà che prima o poi – è un augurio – non si riesca ad avere un’opera complessiva che dia conto di come e quanto la politica del Pci abbia inciso sulla società meridionale».

Così il Presidente dell’ICSAIC Paolo Palma, intellettuale e giornalista di grande tradizione cattolica, già parlamentare, e oggi alla guida dell’ICSAIC ha presentato l’ultima “creatura” del suo Istituto di ricerca, “Il PCI, la Calabria e il Mezzogiorno. Da Livorno al partito nuoto (1921-1953)”, saggio curato dallo storico Lorenzo Coscarella e dallo stesso Paolo Palma per Pellegrini editore, e che rientra nelle attività di ricerca e divulgazione dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea.

«In epoca di sovranismi, di emotività capace di evolvere in odio per ogni diversità, abbiamo bisogno di rinforzare quei valori capaci di promuovere socialità e democrazia della convivenza. Oggi – precisa un grande sociologo quale è il prof. Ercole Giap Parini , direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Unical – si riflette su un centenario importante per la storia di questo paese, la nascita del Partito comunista italiano, che, tra luci e qualche ombra, ha svolto un ruolo essenziale nella storia italiana e occidentale, soprattutto in senso emancipativo». 

Il testo – spiega il Presidente di ICSAIC Paolo Palma – raccoglie gli atti del convegno organizzato dall’Istituto in occasione del centenario di fondazione del Partito comunista d’Italia, e al suo interno presenta saggi di storici, docenti universitari e studiosi del territorio che analizzano ad ampio spettro aspetti di questa attività del Pci nel Sud Italia: Franco Ambrogio, Lorenzo Coscarella, Guido D’Agostino, Michele Fatica, Guido Liguori, Giuseppe Masi, Katia Massara, Prospero Francesco Mazza, Antonio Orlando, Paolo Palma, Christian Palmieri, Ercole Giap Parini, Martino Antonio Rizzo, Domenico Sacco, Pantaleone Sergi, e Francesco Spingola. 

Il volume – sottolinea il vecchio giornalista  «si propone di esaminare i connotati meridionalisti dell’azione del partito, con particolare attenzione alla questione contadina che esplose nell’immediato dopoguerra con occupazioni di terre ed eccidi».

Un lavoro di grande pregio e di grande interesse storico e scientifico, se non altro per la meticolosità e il rigore con cui studiosi locali ed esperti di storia contemporanea raccontano le fasi fondamentali della nascita del vecchio Partito Comunista in Calabria e nel resto del Mezzogiorno, un frammento di storia Repubblicana senza pari, e una esperienza politica che ha profondamente attraversato la vita del Paese e segnato la storia stessa di milioni di italiani.

Dopo i saluti del presidente della BCC Mediocrati Nicola Paldino e del presidente dell’ICSAIC Paolo Palma, sono intervenuti la storica Katia Massara, del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’UniCal e membro del Direttivo ICSAIC, Marta Petrusewicz, dell’Università della Calabria e della City University of New York, e il prof. Massimo Veltri, già senatore della Repubblica e docente UniCal. L’iniziativa, coordinata dal direttore scientifico dell’ICSAIC Vittorio Cappelli, ha visto la partecipazione dei curatori e di alcuni degli autori dei significativi saggi inclusi nel volume.

Fondamentale il lavoro del giornalista Pantaleone Sergi. «La voce del nuovo soggetto politico – scrivono nella prefazione Paolo Palma e Lorenzo Coscarella – veniva portata in Calabria da fogli e testate di impronta comunista, più o meno organiche al partito, che Pantaleone Sergi passa in rassegna con un approfondimento sulla stampa dei comunisti in regione tra il 1920 e il 1947. Già prima della scissione di Livorno, per fare un esempio, in Calabria si pubblicava il quindicinale Vita nuova che, alla ripresa delle pubblicazioni nel 1920 dopo la pausa bellica, si diede la testata di «quindicinale comunista» diventando poi ufficialmente nel 1921 Quindicinale del Partito comunista Italiano. Anche la stampa dei comunisti nasceva dunque in seno al mondo del socialismo, distaccandosene man mano che aumentava la percezione della necessità di un’azione politica più incisiva. I primi anni ’20 furono un periodo molto florido per il giornalismo politico locale e non solo, durante il quale, però, all’elevato tasso di natalità di testate corrispondeva una loro diffusione in un raggio d’azione meramente locale, che in pochi casi riusciva a coinvolgere un’area più grande del collegio elettorale di riferimento».

Il ruolo della stampa fu dunque fondamentale alla crescita del Partito. Da questo saggio viene fuori che in questa prima fase la provincia di Cosenza si caratterizzò come quella più attiva, e un certo fermento era riscontrabile anche nel Reggino, mentre nel Catanzarese non si segnalavano iniziative di rilievo. Durante il regime fascista- spiega nella sua analisi il giornalista Pantaleone Sergi, storico inviato di Repubblica con la chiusura dei giornali non allineati col governo, «molte testate chiusero e solo poche flebili voci riuscivano a circolare nella clandestinità, come l’edizione de l’Unità che si stampava occasionalmente a Palmi. La caduta del regime e la ripresa della vita democratica, fase della storia italiana caratterizzata da una eccezionale e comprensibile vivacità politica, portò a partire dal novembre ’43 alla diffusione di numerosi fogli di argomento politico. Le federazioni comuniste delle tre province si dotarono così dei propri organi di stampa che, con pregi e difetti, costituivano il cuore dell’informazione politica del partito». 

Un libro di storia contemporanea, dunque, che non mancherà di aprire nuovi dibattiti e nuove riflessioni, ma questo “è il bello della diretta”. (pn)

Dizionario Biografico della Calabria, da oggi anche Emilio Argiroffi e Felice Migliori

di PINO NANO – È il classico uovo di Pasqua che Icsaic – Istituto per la Storia dell’Antifascismo fà ai suoi iscritti e agli storici che sono in qualche modo legati e collegati con l’Istituto. Approfitta infatti della vigilia delle prossime feste di Pasqua il giornalista Pantaleone Sergi – storico inviato di Repubblica e oggi anche scrittore affermato per via dei suoi romanzi di successo – per annunciare che la sua macchina da guerra non si ferma neanche in questo particolare periodo dell’anno, e che il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea ha superato la soglia degli 800 personaggi calabresi biografati e raccontati con metodo scientifico.

Gli ultimi “ritratti” Pantaleone Sergi li dedica ad uno dei più interessanti e affascinanti poeti e letterati calabresi, Emilio Argiroffi, e ad un grande chirurgo come Felice Migliori,  riproposto e ripreso da una biografia originaria che a suo tempo aveva redatto il Presidente dell’Associazione Chirurghi calabresi Antonino Petrassi. Ma tanti altri ancora come loro in questa Enciclopedia tutta calabrese. Eccole le ultime biografie pubblicate, tra parentesi troverete indicati anche i rispettivi autori.

Emilio Argiroffi (Letterio Licordari); Vincenzo Bona (Luigi Aliquò Lenzi e Filippo Aliquò Taverriti); Francesco Cacozza (Antonio Orlando); Salvatore Cortese (Katia Massara); Italo Covelli (Bruno Zappone); Raffaele Gaudio (Carmela Galasso); Francesco Gianniti (Franco Liguori), Silvio Messinetti (Aldo Lamberti); Felice Migliori (Antonio Petrassi);Antonio Pujia (Francesca Raimondi); Umberto Baglioni (Letterio Licordari); Aldo Casalinuovo (Aldo Lamberti); Luigi Cipparrone (Leonilde Reda); Alfredo De Simone (Pantaleone Andria); Fausto Gullo (Pantaleone Sergi); Antonio Catricalà (Pino Nano); Alighieri Mazziotti (Francesca Raimondi);  Paola Caterina Misefari (Antonio Orlando); Amedeo Perna (Francesco Russo); Carlo Spadei (Giuseppe Zangari);  Francesco Zaffino (Giovanni Mobilia); Girolamo Arcovito (Domenico Coppola); Diego Carpitella (Massimo Distilo); Corrado Catenacci (Donato D’Urso); Saverio Gatto (Enzo Le Pera); Francesco Maruca (Leonilde Reda); Concetta Mazzullo (Rocco Liberti); Franco Mosino (Francesca Raimondi); Gaetano Repaci (Carmela Galasso, Bruno Zappone); Italo Sangineto (Gabriele Petrone); Angelo Vaccaro (Franco Liguori); Moisé Asta (Leonilde Reda); Antonino Basile (Franco Liguori); Giuseppe Casciaro (Franco Emilio Carlino); Letterio Di Francia (Francesca Raimondi); Lucantonio Giuliani (Leonardo Falbo); Ercole Lupinacci (Gianfranco Castiglia); Francesco Quattrone (Fabio Arichetta); Domenico Romano Carratelli (Pino Nano); Tiberio Smurra (Giuseppe Ferraro); Vincenzo Spinelli (Pantaleone Sergi); Domenico Bianchi (Francesco Prantera); Francesco Calàuti (Enzo Romeo);Antonio Capua (Luigi Ambrosi); Antonio Cristiani (Antonio Pileggi); Vincenzo De Cristo (Antonio Orlando); Enzo Domestico (Kabregu), (Nicola Bavasso); Pietro Drosi (Simona Anna Vespari); Annibale Montalti (Franco Emilio Carlino); Vincenzo Morello (Rastignac), (Luca Irwin Fragale); Vincenzo Sprovieri (Fabio Arichetta).

La verità e che siamo in presenza di una vera e propria Enciclopedia dei personaggi che hanno segnato la storia della Calabria, e che il giornalista Pantaleone Sergi di fatto dirige per conto dell’Icsai – l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo, di cui è presidente lo stesso l’ex parlamentare cosentino Paolo Palma, giornalista di grande tradizione professionale e politica anche lui. Oltre 800 calabresi, dunque, racchiusi e raccolti per la prima volta in assoluto nel grande scrigno digitale della rete.

Lo abbiamo già scritto in passato, chi l’avrebbe mai immaginato appena qualche anno fa che a 75 anni compiuti un grande inviato speciale come lo è stato per mezzo secolo Pantaleone Sergi per il giornale di Eugenio Scalfari si sarebbe poi trasformato in uno storico del nostro tempo? Lui si schermisce “Ma sono in pensione e ho più tempo di prima per studiare la mia terra e e gli uomini che ne sono stati protagonisti”. Eccola la vera magia del silenzio che nelle redazioni dove si lavora è solo un lontano miraggio. (pn)

Dizionario biografico della Calabria. già 800 schede complete

di PINO NANO – Cresce sempre di più l’Enciclopedia dei Calabresi che hanno fatto la storia della Calabria e che il giornalista e scrittore Pantaleone Sergi coordina con grande passione e grande rigore professionale per conto dell’ ICSAIC, l’Istituto per la Storia dell’Antifascismo.

Approfitta del giorno di ferragosto Pantaleone Sergi – giornalista, storico inviato di Repubblica e oggi anche scrittore affermato per via dei suoi romanzi di successo (il primo a destra nella foto con Mattarella) – per annunciare che la sua “macchina da guerra” non si ferma neanche in estate, e che il Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea è arrivato a quasi 800 personaggi calabresi biografati e raccontati con metodo scientifico.

Una vera e propria Enciclopedia dei personaggi che hanno segnato la storia della Calabria, e che Pantaleone Sergi di fatto dirige per conto dell’ICSAIC – l’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo – di cui è presidente l’ex parlamentare cosentino Paolo Palma – con la passione di un cronista alle sue prime armi.

Si affida ad una mail il vecchio cronista per annunciare il suo nuovo traguardo: «Con la collaborazione essenziale di ricercatori amici procediamo a ritmi sostenuti e incrementiamo di altre dieci le voci del Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea che ora conta 780 biografie di calabresi che hanno dato lustro alla regione. Altre biografie sono in lavorazione».

Rigoroso, attento, meticolosissimo, consapevole di svolgere un servizio sociale di grande rilievo in una regione che fino a qualche anno pareva non avere contezza del valore reale della storia locale, Pantaleone Sergi continua a cercare storie e autori che possano in qualche modo rimpinguare il suo dossier. L’obiettivo – si lascia sfuggire in un momento di rara confidenza – è poter arrivare a 1000 biografie, mille calabresi che hanno in qualche modo segnato il percorso e la crescita di questa regione, intellettuali, filosofi, imprenditori, professionisti, grandi medici, laici e uomini di chiesa, ma anche gente comune in qualche modo legata e protagonista della storia locale della regione, un mix di emozioni e di dati scientifici che fanno del Dizionario di Pantaleone Sergi uno strumento di lavoro come pochi, e che dimostra quanto invece in questo lavoro di ricerca e di scrittura conti essere dettagliati e minuziosi come lo sono tutte le sue biografie.

Basta provare a lavorarci con lui qualche mese per capire che l’uomo non è dei più semplici. Non conosce mediazione alcuna, e se gli porti una biografia “abborracciata”, superficiale e non documentata ti dice subito con chiarezza che non gli interessa. 

Nella migliore delle ipotesi, per non dispiacerti ti dice che la devi riscrivere, tu gli chiedi come devi fare e lui torna maestro di giornalismo, ti manda una serie di appunti e uno schema rigidissimo oltre il quale non ti è consentito andare. È capitato anche a me. Ma questo è il vero successo di questo prodotto, che alla fine sarà un gioiello per chi ama le storie di archivio.Ho provato a raffrontare alcune delle voci del Dizionario di Sergi con le voci di altre Enciclopedie più famose e più cliccate del Dizionario ICSAIC e ho scoperto che le biografie di ICSAIC sono molto più reali, più complete, più aderenti alla storia dei rispettivi territori locali.

L’attività dell’ICSAIC – si legge nel sito ufficiale dell’Istituto – si manifesta in un’intensa opera di ricerca, riflessione e divulgazione sulla storia contemporanea della Calabria e sui nuovi temi della didattica della storia e si svolge lungo quattro direttrici: la ricerca storica, la conservazione del materiale documentario, la divulgazione dell’attività, la didattica della storia, che vede l’Istituto in posizione di avanguardia rispetto alle tematiche didattiche proposte a livello nazionale ed europeo, grazie ai rapporti intrattenuti con la Commissione per la didattica della storia dell’INSMLI e con il Laboratorio nazionale per la didattica della storia (LANDIS) di Bologna.

1000 calabresi, dunque, racchiusi e raccolti per la prima volta in assoluto nel grande scrigno digitale della rete. Chi l’avrebbe mai immaginato appena qualche anno fa, e chi avrebbe mai immaginato che a 75 anni non ancora compiuti un grande inviato speciale come lo è stato per mezzo secolo Pantaleone Sergi per il giornale di Eugenio Scalfari si sarebbe poi trasformato in uno storico del nostro tempo? 

Lui si schermisce: «Ma sono in pensione e ho più tempo di prima per studiare la mia terra e e gli uomini che ne sono stati protagonisti». Eccola la vera magia del silenzio che nelle redazioni dove si lavora è solo un lontano miraggio. Un esempio pratico di quello che è il Dizionario di Sergi? Ecco, queste sono alcune tra le ultime biografie pubblicate, e tra parentesi troverete indicati anche i rispettivi autori di queste biografie: Girolamo Arcovito (Domenico Coppola); Diego Carpitella (Massimo Distilo);Corrado Catenacci (Donato D’Urso); Saverio Gatto (Enzo Le Pera);Francesco Maruca (Leonilde Reda); Concetta Mazzullo (Rocco Liberti); Franco Mosino (Francesca Raimondi); Gaetano Repaci (Carmela Galasso, Bruno Zappone); Italo Sangineto (Gabriele Petrone); Angelo Vaccaro (Franco Liguori); Moisé Asta (Leonilde Reda); Antonino Basile (Franco Liguori); Giuseppe Casciaro (Franco Emilio Carlino); Letterio Di Francia (Francesca Raimondi); Lucantonio Giuliani (Leonardo Falbo); Ercole Lupinacci (Gianfranco Castiglia); Francesco Quattrone (Fabio Arichetta); Domenico Romano Carratelli (Pino Nano); Tiberio Smurra (Giuseppe Ferraro); Vincenzo Spinelli (Pantaleone Sergi); Domenico Bianchi (Francesco Prantera); Francesco Calàuti (Enzo Romeo);Antonio Capua (Luigi Ambrosi); Antonio Cristiani (Antonio Pileggi); Vincenzo De Cristo (Antonio Orlando); Enzo Domestico (Kabregu), (Nicola Bavasso); Pietro Drosi (Simona Anna Vespari); Annibale Montalti (Franco Emilio Carlino); Vincenzo Morello (Rastignac), (Luca Irwin Fragale); Vincenzo Sprovieri (Fabio Arichetta).

C’è davvero di tutto e di più in questa Grande Enciclopedia della Calabria, che vi invitiamo a visitare, e se vi viene voglia e l’idea di suggerire la biografia e la storia di qualche personaggio locale che fin’ora manca alla collezione Sergi, e allora chiamate lui direttamente, perché oltre ad avere un carattere scontroso e a volte anche apparentemente burbero ha anche una dote che pochissimi anno, che è la dote dell’ascolto. 

Sergi ascolta tutto e ascolta tutti, poi naturalmente decide lui, esattamente  come tutti i direttori che si rispettino. 

SOVERATO (CZ) – Successo per la presentazione del libro di Pantaleone Sergi

Nella Terrazza dell’Hitel San Domenico di Soverato, si è svolta, con successo, la presentazione del libro Il giudice, sua maddre e il basilisco di Pantaleone Sergi, edito da Pellegrini Editore.

La manifestazione, organizzata dalla Pro Loco di Soverato e patrocinata dal Comiune, ha visto dialogare con l’autore il giornalista Luigi Stanizzi, noto come cronista di nera e giudiziaria, l’autore ha svelato gli intrecci, le collusioni, lo strapotere della ‘ndrangheta contro la quale è necessario l’impegno di istituzioni, forze dell’ordine, cittadini. Non è più possibile consentire le violenze, i soprusi, le prevaricazioni degli ‘ndranghetisti. Bisogna ribellarsi all’unisono.

È stato anche e più volte sottolineato come oggi non sia conveniente, sotto tutti i profili, intraprendere attività mafiose: inevitabilmente si finisce in carcere, si rovinano famiglie, figli, molti muoiono, in ogni caso una vita infelice, senza serenità. Ne vale la pena? La risposta è “no”.

Il presidente della Pro Loco, Giuseppe Chiaravalloti, si è detto onorato di ospitare personalità di altissimo livello, e nel suo incisivo intervento ha posto domande sul rapporto tra informazione locale (non sempre puntuale e coraggiosa) e ‘ndrangheta (sempre più prepotente ma che non bisognerebbe più tollerare). La giornalista Rossella Galati ha relazionato a modo compiuto sul libro, toccando i punti nevralgici del romanzo, analizzandolo punto per punto ma senza svelarne la trama. Il moderatore, il giornalista Pietro Melia presidente onorario della Pro Loco soveratese, ha fra l’altro evidenziato particolari inediti del giornalismo calabrese.
Al centro del dibattito naturalmente la ‘ndrangheta, in quanto il romanzo di Sergi è ambientato a Mabrici, un paese calabrese immaginario (che potrebbe essere qualunque paese della Calabria) infestato, soffocato, da criminali.
Sergi, sollecitato dalle domande di Stanizzi, ha raccontato quando venne minacciato dalla ‘ndrangheta e il mitico direttore de La Repubblica, Eugenio Scalfari, lo trasferì per un po’ a Milano per motivi di sicurezza. Ha accennato ai suoi 163 processi per diffamazione, affermando che i giornalisti vengono querelati quasi sempre per mettere loro un bavaglio. Ha rimarcato le difficoltà dei cronisti di casa nostra a fare fronte a querele e minacce, in quanto non sempre le testate locali sono in grado di tutelarli e di sostenere le spese legali.
Insomma, la presentazione del libro ha dato spunti per i temi più attuali e scottanti della nostra vita quotidiana. Nel dialogo Stanizzi-Sergi a volte serrato e acceso, è stato ribadito che dopo gli interventi delle Procure in diverse realtà calabresi, dopo avere ripulito i paesi con raffiche di arresti, la società civile, la chiesa, le associazioni (spesso esistenti solo sulla carta) dovrebbero intervenire, fare sentire la loro voce; dovrebbero rimarcare che il territorio non è più soffocato da delinquenti ma che ha prevalso finalmente la legalità. Ciò, purtroppo, non avviene sempre. Anzi, la cosiddetta società civile talvolta latita, forse per paura, forse per viltà.
Un altro aspetto è che troppo spesso l’intervento della magistratura arriva troppo tardi. In alcuni paesi di Calabria perfino i bambini sanno chi è il boss, chi prevarica, chi impone mazzette, eppure le Forze dell’Ordine non hanno sempre modo di intervenire. E questo irrobustisce il potere delinquenziale. Ma non è così nella realtà, perché seppure in forte ritardo la giustizia arriva (per fortuna) inesorabile. E i mafiosi che si illudevano di essere invincibili finiscono in carcere e i loro beni  vengono sequestrati. Scegliere una vita da criminale significa rovinarsela con le proprie mani, per sempre, dal primo momento. Basta capire questo per non dare più linfa vitale diretta o indiretta alla ’ndrangheta.
Sergi si è anche soffermato sull’aspetto (non secondario) della scrittura e sullo sforzo compiuto per passare da un linguaggio giornalistico a quello letterario, tutto suo, ormai ben riconoscibile per stile.
Nel dibattito sono intervenuti Ottavio Rossani, grande firma del Corriere della Sera; la professoressa Maria Gabriella Tigani Sava, docente all’Università di Malta. La discussione sul libro, così interessante, è proseguita a lungo a microfoni spenti con la giornalista Patrizia Greto, con Nicola Marra responsabile della comunicazione del Codacons dell’Emilia Romagna, con l’Ing. Luigi Trapasso, vicepreside dell’Istituto per Geometri Petrucci Maresca di Catanzaro, ed altre personalità.
Sergi, da più parti attualmente viene sollecitato – e non solo in Calabria – per presentare il romanzo “Il giudice, sua madre e il basilisco”, in diverse città (la prossima tappa è a Bagnara Calabra, il 17 agosto), segno che il suo narrare piace. Peraltro, il suo lavoro letterario si presta molto bene per trarne un film o una serie televisiva.
A questo proposito ha suscitato l’interesse del regista cinematografico Eugenio Attanasio, allievo del famoso Vittorio De Seta. (rcz)

SOVERATO – Si presenta il libro “Il giudice, sua madre e il basilisco” di Pantaleone Sergi

Questa sera, a Soverato, alle 22, all’Hotel San Domenico, si presenta il libro Il giudice, sua madre e il basilisco di Pantaleone Sergi, edito da Pellegrini.

L’iniziativa culturale è fortemente voluta dalla Pro Loco di Soverato e patrocinata dalla Città di Soverato.
Dopo gli interventi del presidente della Pro Loco, Giuseppe Chiaravalloti e della giornalista Rossella Galati; il giornalista Luigi Stanizzi dialogherà con l’autore Pantalone Sergi. Moderatore il giornalista Pietro Melia, presidente onorario della Pro Loco. Al centro del dibattito ci sarà la ‘ndrangheta, in quanto il romanzo è ambientato in un paese calabrese infestato, soffocato, da criminali.
Pantalone Sergi, laureato in Scienze Politiche all’Università di Messina, ha lavorato ai quotidiani L’Ora, L’Unità, il Giornale di Calabria, ed è stato inviato speciale del quotidiano La Repubblica, dove ha lavorato per trenta anni, nonché fondatore e direttore de Il Quotidiano della Calabria, oggi Il Quotidiano del Sud.
In quarant’anni di professione ha collaborato con numerose testate giornalistiche quotidiane e periodiche nazionali. Ha insegnato, per diversi anni, Storia del giornalismo e Linguaggio giornalistico nelle facoltà di Scienze Politiche e di Lettere dell’Università della Calabria. È deputato di Storia patria della Calabria. Dal dicembre 2010 al dicembre 2018, è stato presidente dell’ICSAIC (Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea), ed è tuttora presidente del Centro di Ricerca sulle Migrazioni con sede all’Università della Calabria.
Dal 2002 al 2007 è stato sindaco del comune di Limbadi. Dal giugno 2005 al marzo 2010 è stato portavoce del presidente della Regione Calabria. Scrive libri di storia del giornalismo, dell’emigrazione e sull’evoluzione della criminalità organizzata, con particolare attenzione alla ‘ndrangheta calabrese e alla mafia lucana dei Basilischi. Dal 2010 ha concentrato la sua ricerca storica sui giornali dell’emigrazione italiana nel Cono Sud dell’America Latina e in Turchia.
Nel 2017 ha esordito come narratore con il romanzo “Liberandisdòmini” a cui, cinque anni dopo è seguito “Il giudice, sua madre e il basilisco”, una storia di ‘ndrangheta e sentimenti. È condirettore del Giornale di Storia Contemporanea e direttore responsabile della Rivista storica calabrese. (rcz)

Il giudice, sua madre e il basilisco – di Pantaleone Sergi

di FRANCESCA RAIMONDI – Il romanzo Il giudice, sua madre e il basilisco (Pellegrini, Cosenza 2022, pp. 168) con il quale Pantaleone Sergi torna in libreria a cinque anni dal successo di Liberandisdomini, descrive con delicatezza e senza calcare la mano, un fenomeno articolato e complesso come quello della mafia calabrese, mediante un linguaggio sapientemente costruito e profondamente immaginifico.

La scelta di narrare l’inferno della Santa ’ndrangheta per il tramite della tenerezza familiare – come ha scritto Alessandro Gaudio, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università della Calabria – restituisce con maestria cosa può arrivare a essere un territorio che su quell’inferno è costruito.

Gli elementi di originalità presenti, infatti, permettono al racconto di staccarsi da modelli standardizzati e stereotipati di storie di ’ndrangheta, senza mettere in campo i soliti colpi di scena dei romanzi “tradizionali” sull’argomento.

Al fondo di questo racconto, non c’è tanto la solita storia di mafia, con tutti i suoi connotati tipici, quanto una storia sul destino dell’individuo che, in parte, ciascuno si costruisce da sé ─ come la protagonista Marelina ─ in parte è determinato dal passato  ─ il figlio Enrico Zanda, il giudice  ─  e in parte deriva da una combinazione di elementi accidentali ─ dalle circostanze, dai luoghi, dalla società, dal contesto ─  come si ricava dalla storia del capomafia don Sarazzo Borrello, “il Basilisco”, la cui vita s’incrocia drammaticamente con quella del giudice e della madre.

Il passato si ripresenta alla generazione del presente che, a prima vista, non lo riconosce ─ non nei termini tragici e ineluttabili della tradizione calabrese (che poi risale alla tragedia greca) ─ bensì lo avverte come “destino incompiuto”. Nel susseguirsi delle vicende, s’intravede un disegno superiore, non necessariamente divino e neppure religioso, volto a dare un assetto (o riassetto) complessivo all’intera storia.

Quando tutto finisce, tutto ricomincia, con un flebile motivo di speranza anche per la Calabria, individuato, senza troppa retorica, nelle donne, tanto nella loro delicata disposizione al sentimento quanto nella loro pervicacia e intelligenza, mediante un’appropriata descrizione dell’agire femminile nelle varie situazioni di vita. Marelina, la sua amica Melinna, Giuliana figlia ed erede del boss, la sorella Roberta e Luisanna sua figlia sono altrettante icone di una concezione diversa della vita e dei suoi valori e ciascuna di esse trasmette al lettore un messaggio forte e chiaro: la vita è sempre e comunque frutto di una libera scelta. Questa speranza chiude il cerchio che, all’inizio, si era aperto sulle speranze di Marelina che abbandonava la mitica Mambrici, luogo della fantasia letteraria in cui Sergi ambienta i suoi racconti.

Speranza che è necessaria e rende esplicite, una volta di più, le capacità di narratore di Sergi, attento anche alla struttura della storia che sta raccontando.

L’autore è stato inviato speciale de “la Repubblica” per trent’anni e quindi docente di Storia del Giornalismo e di tematiche sulla Comunicazione presso l’Università della Calabria. Il suo primo romanzo, Liberandisdomini, pubblicato sempre da Pellegrini, è stato ben accolto dalla critica (ha ricevuto il Premio Letterario nazionale Amaro Silano, il Premio Padula e il premio Carlo Alberto Dalla Chiesa), dalla stampa nazionale e dal pubblico dei lettori. (frr)

IL GIUDICE, SUA MADRE E IL BASILISCO
di PANTALEONE SERGI
Luigi Pellegrini Editore ISBN 9791220500906

La Santa ‘Ndrangheta di Pantaleone e Anna Sergi

Il libro La ‘Santa’ ‘ndrangheta di Pantaleone Sergi, ripropone a distanza di 30 anni, con l’integrazione di una criminologa esperta di mafia, Anna Sergi, figlia dell’autore, il libro La ‘Santa’ violenta, con la presentazione di Enzo Ciconte.

Cos’è cambiato in questi trent’anni? Sembra cambiato tanto eppure non sembra essere cambiato molto. Quello che era indagine, è diventato sentenza. Quello che era intuizione è diventato analisi. Quello che era rischio è spesso diventato realtà. Un libro, insomma, che si è trasformato nel mentre il mondo è cambiato e la ’ndrangheta da “violenta” si è fatta “contesa”.

La ‘Santa’ violenta di Pantaleone Sergi, già inviato speciale di Repubblica, è stato uno dei primi testi sulla ’ndrangheta, pubblicato nel 1991, dopo la stagione dei sequestri di persona e la cosiddetta “pax mafiosa”. Un besteseller e un longseller. Ripercorre con lucidità, empatia e spunti critici, quella che è stata la trasformazione della ’ndrangheta in Santa, un’organizzazione criminale che non si accontenta più dell’accumulazione di denaro, ma vuole usare quel denaro per conquistare fette di potere, politico ed economico, in Calabria e altrove. Questa trasformazione, ci racconta Pantaleone Sergi, è stata certamente violenta.
Trent’anni dopo, alla penna esperta di Pantaleone Sergi, che la storia della ’ndrangheta negli anni Settanta, Ottanta e Novanta l’ha narrata in diretta, si accompagna un’analisi critico-accademica di Anna Sergi, criminologa, docente all’Università di Essex nel Regno Unito, e affermata ricercatrice del fenomeno mafioso e ’ndranghetista in Italia e all’estero.
In questa raffinata pubblicazione dal titolo «La Santa ‘ndrangheta. Da “violenta” a “contesa”», edita dalla Casa editrice Pellegrini nella Collana «Ossidiana. Teoria cultura e vita quotidiana» e da pochi giorni in libreria, Anna Sergi riprende l’eco della violenza mafiosa che «La ‘Santa’ violenta» aveva raccontato e si chiede cosa sia cambiato.
La Santa ’ndrangheta è ancora violenta? No, adesso «la ’ndrangheta è una mafia a cui piace piacere, non spaventare, se non quando è strettamente necessario».
E se non è più violenta, cosa fa, cosa è diventata? È diventata, tra le altre cose, una Santa ‘contesa’ per quattro motivi: l’unitarietà, la violenza dei clan, la loro mobilità e l’essenza stessa della Santa, come organizzazione cerniera con politica ed economia del territorio.
Queste pagine – la Santa ‘contesa’ e la Santa ‘violenta’ – lette in successione, ci ricordano quanto sia fondamentale preservare la memoria storica di certi anni per arricchire le analisi di oggi. (dl)