Il Coordinamento uniche Strutture Psichiatriche chiede l’intervento del ministro Speranza

Il Coordinamento uniche Strutture Psichiatriche ha inviato una lettera al ministro della Salute, Roberto Speranza, chiedendo l’immediato intervento non solo del ministro, ma anche del presidente del Consiglio, Mario Draghi, per le problematiche che incombono nel settore della psichiatria in Calabria.

Ciò affinché si convinca «il Commissario ad accettare nelle immediatezze l’incontro e, soprattutto, ad adottare, di concerto con Regione ed ASP, tempestivamente i provvedimenti richiesti. In mancanza si chiede al governo di provvedere alla nomina immediata di un commissario ad acta».

Il Coordinamento, inoltre, ha ricordato che «ad oggi permane lo stato di agitazione che proseguirà con tutti gli strumenti di protesta civile non essendo tollerabile la scellerata sufficienza con cui le istituzioni hanno sinora risposto alle gravissime problematiche create dall’ente pubblico. Si preannuncia altresì che si è dato avvio alla raccolta delle tessere elettorali che, in vista delle prossime tornate, saranno restituite al Presidente del Consiglio a sottolineare la totale mancanza di fiducia ingenerata dai comportamenti sinora tenuti dalle istituzioni».

«Il Ministero della Salute – si legge in una nota – guidato dal ministro Roberto Speranza, ha indetto, pochi giorni fa, una conferenza: Per una salute mentale di comunità. Importantissimi gli obiettivi enunciati : riaffermare il principio, come sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che non c’è salute senza salute mentale, e che essa è condizione per lo sviluppo economico e sociale delle comunità; ribadire la responsabilità pubblica delle politiche per la Salute Mentale, per garantire in modo uniforme sul territorio nazionale il diritto alla cura e all’inclusione sociale; analizzare in maniera partecipata e trasparente il funzionamento dei servizi per la salute mentale, i modelli organizzativi, le risorse umane ed economiche impiegate, la qualità delle risposte ai bisogni di salute della popolazione e le pratiche per il rispetto dei diritti di cittadinanza; ripensare le politiche future, anche alla luce delle vulnerabilità emerse nel corso della pandemia, valorizzando le buone pratiche e assumendo come cornice di riferimento la salute mentale di comunità».

«Principi sacrosanti che, purtroppo – continua la nota – stridono, in diverse circostanze, con una gravissima ed imbarazzante realtà. Come quella dell’affidamento della gestione della sanità, quindi della psichiatria, in Calabria, ad opera del governo Conte e dello stesso ministro Speranza, trasformatasi in una farsa tragicomica degna delle migliori rappresentazioni messe in scena dal mitico Eduardo. Alla fine dal “cilindro magico” del governo e del Ministro è uscito il nome del commissario: Guido Longo. A questi il compito (così ingrato da essere oggetto di diversi e clamorosi rifiuti) di risollevare le sorti della Sanità in Calabria, compreso, se non in particolare, il settore della psichiatria che certo costituisce una sorta di “cartina al tornasole” per misurare il livello della qualità della pubblica amministrazione in un territorio».

«E non vi è dubbio alcuno che, sul versante dell’assistenza psichiatrica – prosegue la nota – la Calabria recita il ruolo di cenerentola sul panorama nazionale, potendo al più risultare in competizione con i paesi del terzo mondo. Come si può giustificare, in un paese civile, il blocco dei ricoveri nelle strutture psichiatriche nell’Asp di Reggio Calabria che perdura da 6 anni?  Un atto di estrema inciviltà, accompagnato da altre gravissime omissioni: il blocco delle spettanze ai soggetti che erogano le prestazioni, la scarsa o nulla considerazione verso gli utenti, i parenti ed i lavoratori che operano in questo delicatissimo settore».

«Con parametri dei servizi erogati (per numero e qualifiche degli operatori impiegati) fermi all’era ante Basaglia – dice ancora la nota –. Eppure, basterebbe poco per rimettere le cose in sesto: i pagamenti delle spettanze, così come lo sblocco dei ricoveri, rientrano nell’ambito delle prerogative costituzionalmente riconosciute, pertanto vanno attuati immediatamente e senza indugio.  È necessario portare a termine il processo di accreditamento in capo ai soggetti che da 30 anni gestiscono il servizio. Per la riconfigurazione dei servizi resi basterebbe ispirarsi ai modelli delle Regioni virtuose, attraverso un copia-incolla con ogni probabilità non confacente agli occulti obiettivi che hanno generato il teatrino dell’inefficienza, ma di certo sin troppo semplice da adottare».

«In atto gli interlocutori della vicenda – spiega la nota – sono il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, il Commissario dell’Asp, Gianluigi Scaffidi, ed il commissario alla Sanità della Regione Calabria, Guido Longo. Il coordinamento delle strutture psichiatriche ha chiesto più volte ai tre un incontro simultaneo, ai fini di stilare in unica riunione un documento programmatico condiviso sui temi in questione per la soluzione immediata delle problematiche emergenti».

«Ad oggi – conclude la nota – mentre i primi due interlocutori almeno hanno dato la loro doverosa disponibilità, permane il rifiuto all’incontro da parte del Commissario Longo. Non può essere accettato da questo coordinamento tale atteggiamento, proprio perché costituisce compito essenziale da parte del Commissario coordinare e rendere efficace ed efficiente l’azione della pubblica amministrazione nel settore. E la psichiatria in Calabria, proprio per colpa dei tre enti chiamati in causa, proprio per colpa del governo, compreso gli ultimi due esecutivi con Ministro alla Salute Roberto Speranza, è allo sfascio». (rrm)                                  

APPELLO A MINISTRO SPERANZA: VALORIZZI
IL CENTRO DI NEUROGENETICA DI LAMEZIA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – La Calabria possiede molte eccellenze a livello sanitario e, tra tutte, c’è il Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme, guidato dalla prof.ssa Amalia Bruni, che, negli anni, è diventato un punto di riferimento regionale, nazionale ed internazionale, testimoniato da una lunga e imponente serie di pubblicazioni, dalle numerose collaborazioni con scienziati di tutto il mondo e dagli oltre 13.000 persone prese in carico e provenienti da ogni parte d’Italia. Una vera e propria eccellenza che, tuttavia, sta attraversando un momento difficile a causa di «inaccettabili pastoie burocratiche»: è ancora in attesa di diventare un Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico.

Per questo, l’Associazione per la Ricerca Neurogenetica, e il Comitato dei familiari dei pazienti affetti da demenza e patologie neurodegenerative, hanno rivolto un appello al ministro della Salute, Roberto Speranza, al Commissario alla Sanità della Regione Calabria, Guido Longo, al presidente f.f. della Regione Calabria, Antonino Spirlì, affinché sia velocizzato l’iter, già iniziato oltre un anno fa, per trasformare il Centro Regionale di Neurogenetica in Istituto di Ricerca e Cura Carattere Scientifico (Irccs).

Un riconoscimento dovuto a un Istituto che è un «importante riferimento nazionale ed internazionale nello studio della malattia di Alzheimer» come lo ha definito il ministro Speranza, e che ha dato un importante contributo scientifico e assistenziale che si rende necessario, sopratutto se, nei giorni scorsi, il Centro Emato-Oncologico del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria è stato riconosciuto a Istituto di Ricerca a Carattere Scientifico.

«Il modello di studio, complesso e combinato (studio clinico, ricostruzione genealogica delle famiglie e popolazioni attraverso gli atti e i documenti, studio genetico molecolare) – ha spiegato l’Associazione – ha portato il Centro, proprio perché inserito in un contesto storico e geografico particolare, a sviluppare avanzamenti importantissimi non solo per la Regione Calabria, ma per la collettività scientifica tutta».

«Va sottolineato – continua l’Associazione – che il luogo dove questa tipologia di ricerca si svolge non è un fatto irrilevante e la metodologia non è facilmente trasferibile: la Calabria è, infatti, un vero e proprio isolato genetico e l’elevata numerosità di malattie, rare in altri contesti, è ricchezza straordinaria per la ricerca in generale; le metodologie particolari (storico-archiviste, cliniche e di genetica di popolazione) proprio qui in Calabria hanno avuto una importantissima valorizzazione e sono state possibili grazie al grande patrimonio storico-archivistico esistente. L’elenco dei risultati scientifici raggiunti dal Crn è molto lungo, ma non si ferma a questo. Insieme all’Arn, è sempre stato attento, con tutti i suoi collaboratori, allo sviluppo culturale della Calabria facendosi promotore di iniziative con lo scopo di portare avanti l’idea che in questa nostra Regione si possono realizzare cose molto importanti».

«Ora tutto questo sta scemando nel nulla – continua ancora la nota –. Riscontriamo assenza di interlocutori e una totale assenza di idee. In questi anni abbiamo ricevuto continue dichiarazioni di presa d’atto del problema, ma nessuna azione concreta che portasse al superamento dello stato di stallo in cui si trova il Centro. Soprattutto ora, nell’imminenza della comparsa sul mercato di farmaci in grado di modificare il decorso della Malattia di Alzheimer, la mancanza di stabilizzazione e prospettive concrete per il Centro rischia di produrre ulteriori gravissimi danni con il risultato “ennesimo” di una ulteriore emigrazione sanitaria».

«Per questi motivi e per i nostri amici “smemorati” (giovani e anziani) – conclude la nota – per le famiglie in cui la malattia è genetica e per quelle in cui le patologie non hanno ancora un nome e tanto meno una causa identificata, per tutte quelle persone fragili e sole che non possono cercare assistenza in altre parti d’Italia, per le oltre 6.200 persone che hanno firmato la petizione Salviamo il Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme sulla piattaforma change.org».

Il Centro Regionale di Neurogenetica si è sviluppato a partire dalla sua istituzione avvenuta con la Lr 37/96 nel 1996, lungo i filoni di ricerca clinico- genetica e di assistenza delle patologie neurodegenerative e in particolare delle demenze, rendendolo, in questi 20 e oltre anni, un punto di riferimento regionale, nazionale e internazionale.

Gli apprezzamenti della collettività scientifica sono testimoniati dalla lunga e imponente serie di pubblicazioni, dalla numerosità delle collaborazioni nazionali e internazionali, dalla ricaduta mediatica che lo stesso centro ha avuto in tutti questi anni, dalla numerosità dell’utenza (oltre 13.000 le persone prese in carico).

Importanti, poi, le collaborazioni regionali, nazionali e internazionali con gruppi di ricerca che si occupano di neurodegenerazione che il Cnr ha sviluppato nel corso degli anni, oltre che quelle con svariate Università italiane. 

Il modello di studio, complesso e combinato (studio clinico-ricostruzione genealogica delle famiglie e popolazioni attraverso gli atti e i documenti, studio genetico molecolare) ha portato il Centro, proprio perché inserito in un contesto storico e geografico particolare, a sviluppare avanzamenti importantissimi non solo per la Regione Calabria ma per la collettività scientifica tutta. Secondo il Comitato, va sottolineato che il luogo dove questa tipologia di  ricerca si svolge non è affatto irrilevante e la metodologia non è facilmente trasferibile: la Calabria è un vero e proprio isolato genetico e l’elevata numerosità di malattie (rare in altri contesti) è ricchezza straordinaria per la ricerca in generale; le metodologie particolari (storico-archivistiche, cliniche e di genetica di popolazione) «proprio qui in Calabria hanno avuto una importantissima valorizzazione e sono state possibili grazie al  grande patrimonio storico-archivistico esistente».

Il Centro ha, dunque, studiato, approfondito e trovato le cause di molte (purtroppo non tutte) delle malattie neurogenetiche presenti nella nostra terra definendone le forme cliniche, le variabilità, le prevalenze e costruendo dunque un patrimonio di conoscenze in grado di generare moltissimi risultati a valle. A partire dalla costruzione di piani sanitari centrati sui bisogni di salute specifici della nostra terra, all’identificazione dei meccanismi patogenetici e delle terapie per debellarle o almeno modularle.

L’Associazione, inoltre, indica le attività in sviluppo e i progetti i prosecuzione, ovvero: per il settore clinico, lo sviluppo e l’implementazione dei biomarkers per la diagnosi precoce della Malattia di Alzheimer e altre demenze. È stato sottolineato, infatti, «la necessità di diagnosi sempre più raffinate è indispensabile in un centro di secondo livello ma indispensabile ancora per tutta la regione poiché in nessuna struttura calabrese è possibile effettuare uno studio combinato di biomarkers».

«È così indispensabile – è stato sottolineato – l’attivazione di un percorso procedurale di assistenza e ricerca che consenta la diagnosi precoce delle demenze e che preveda la possibilità di effettuare la rachicentesi finalizzata all’analisi liquorale all’interno del Crn. Va dunque creato un settore dedicato in day service o day hospital dotato di personale infermieristico e attrezzature di laboratorio Elisa».

Un altro obiettivo, è lo sviluppo del settore neurofisiolofico, le cui tecniche di indagine «neurofisiologiche (Eeg-Emg – Pe-Tms) sono oggi in grande sviluppo e stanno consentendo avanzamenti importanti di conoscenze nel campo delle demenze ma più in generale di tutte le malattie neurodegenerative. Il Crn non ha ancora avuto la possibilità di affiancare al percorso clinico- diagnostico dei pazienti con malattie neurodegenerative e demenze lo studio di tecniche che si stanno rivelando importanti non solo per la diagnosi (per es. Emg per la Sclerosi Laterale Amiotrofica; Eeg per le forme di epilessie correlate alle demenze) ma anche come “marcatori di malattia”».

Nell’ottica dello studio e ricerca questo settore potrebbe consentire in un futuro molto prossimo l’identificazione di popolazioni di soggetti a rischio da sottoporre a controlli o a trattamenti precoci e preventivi con indagini poco invasive e a basso costo. Lo sviluppo di questo settore precede evidentemente non solo l’acquisto della strumentazione ma anche di professionalità precise (tecnici di neurofisiologia, neurologi/neurofisiologi). Importante, poi, lo sviluppo del Laboratorio di Neuropatologia, la cui creazione permette lo sviluppo in loco di tecniche e metodologie che possono essere applicate anche per la diagnosi di patologie del sistema neuromuscolare.

Lo sviluppo e il potenziamento del settore del data management «è in grado di contribuire ad un miglioramento importante non solo degli aspetti di ricerca ma anche dei servizi sanitari per l’assistenza ai pazienti con demenza su tutta la regione».

Il Crn possiede un archivio informatico costruito nei decenni che racchiude oltre 150.000 dati di popolazione che rappresentano un continuo oggetto di studio clinico, storico e demografico e che viene implementato quotidianamente a partire dai pazienti e il loro nucleo familiare che accedono per le valutazioni cliniche.

La banca dati contiene intere popolazioni di aree specifiche della Calabria e del sud Italia la cui genealogia è ricostruita nei secoli a partire, in alcuni casi, dal XVII secolo. Negli anni questo ha consentito l’identificazione delle coppie fondatrici da cui discendono soggetti con patologie genetiche attualmente viventi e la possibilità di identificare le branche a rischio. Gli studi demografici (anche sulle variazioni dell’età di morte nei vari periodi storici) sono stati oggetto di studi collaborativi co istituzioni prestigiose (Max Plank Institute di Rostock)

Il Crn è dotato di una propria rete intranet dedicata e di un portale per le attività sul web [www.univacalabria.it]  ad accesso libero per alcune aree informative per la collettività e accesso condizionato per altri settori specifici. Sono stati sviluppati applicativi software per la gestione di tutte le attività del Centro, assistenziali e di ricerca, anche su dispositivi mobili. Sono state create varie interfacce per dare possibilità a collaborazioni esterne di utilizzare una base dati condivisa insieme a strumenti clinici e diagnostici informatizzati. Il particolare network di informazioni è costituito da un’elevata quantità di dati, dai più strutturati a quelli meno strutturati (dati qualitativi), provenienti da fonti diverse, basati tutti su database relazionali e che danno origine ad avanzate analisi statistiche e biostatistiche. 

Il laboratorio di Biologia Molecolare, già dotato di elevate facilities tecnologiche che devono essere continuamente aggiornate, come la Next Generation sequencing (Ngs), per l’identificazione di nuovi geni e nuovi fattori di rischio, eroga prestazioni di biologia molecolare finalizzate all’accertamento di mutazioni causative per malattie neurodegenerative ereditarie dell’adulto (Malattia di Alzheimer, Demenza Frontotemporale, Malattia del motoneurone, Malattia di Parkinson, Malattie da Prioni, Atassie, Malattia di Niemann Pick tipo C, Cadasil) e fattori di rischio genetici per malattie cardio-cerebro-vascolari.

Il laboratorio del Centro è dotato di una Banca biologica con circa 6000 campioni di Dna, Rna e plasma e decine di encefali provenienti da pazienti con patologie rare. Tutto questo straordinario patrimonio è una base (implementata costantemente e quotidianamente)  per lo studio delle cause genetiche ma anche delle variazioni del fenotipo  e  delle interazioni genotipo/fenotipo.  La presenza della banca diventa ancora più rilevante poiché correlata strettamente ai pazienti, alle loro storie di malattia e ai loro dati familiari e/o di popolazione. 

I dati, e il loro continuo aggiornamento, consentono sviluppo di progetti a livello nazionale e internazionale attraverso la collaborazione con ricercatori di tutto il mondo per lo studio sia delle cause genetiche delle patologie ma anche per i “cosiddetti modulatori”. L’identificazione delle cause genetiche delle patologie consentono lo sviluppo delle conoscenze sulla patogenesi delle differenti malattie. (rrm)

Giuseppe Aieta: Decadenza del commissario Asp di Cosenza è una sciagura per la sanità

Il consigliere regionale Giuseppe Aieta ha dichiarato che «questa storia della decadenza del Commissario dell’Asp, Vincenzo La Regina, è una sciagura per la sanità» e ha chiesto al ministro della Salute, Roberto Speranza, di intervenire per «evitare una nuova sciagura».

«Ho elementi empirici per affermarlo – ha spiegato Aieta –. L’Asp di Cosenza sta trainando la Calabria nelle vaccinazioni e la regione non è più ultima nelle classifiche. Il piano delle terapie intensive rimasto fermo per tutto questo tempo è finalmente decollato e si sono concluse le fasi degli acquisti di letti e apparecchiature tecnologiche. Sono stati aperti nuovi reparti covid che hanno dato risposte alla tempesta pandemica che si è abbattuta sulla Calabria e sulla provincia di Cosenza in particolare. La catena del comando nella più grande Asp della Calabria è stata ristabilita anche nelle determinazioni aziendali e molte strutture ospedaliere stanno recuperando l’entusiasmo perduto in questi anni».

«Le relazioni istituzionali – ha proseguito il consigliere regionale – sono state riattivate dopo il buio pesto dell’ultima gestione con il totale coinvolgimento dei sindaci a partire dai centri vaccinali fino a giungere agli ospedali. Il garbo e la gentilezza, qualità ormai rare, hanno preso il posto dell’arroganza e del potere fine a se stesso ed il confronto ha sostituito la sciatteria. Finalmente avevamo trovato un Commissario che conosceva le cose di cui parlava ma, soprattutto, sapeva di sanità».

«Se dovesse concretizzarsi il rischio della decadenza del Commissario La Regina – ha concluso – per motivi che certo non afferiscono al suo mandato e che nessuno dopo di lui potrà mai risolvere, avremo perso un Commissario perbene, lavoratore instancabile, che aveva acceso la speranza». (rcs)

C’È SPERANZA PER I NOSTRI PARLAMENTARI
IL MINISTRO HA INCONTRATO I CALABRESI

di SANTO STRATI – È un segnale importante l’incontro che il ministro Roberto Speranza ha concesso ai parlamentari calabresi: deputati e senatori dell’area di governo ascoltati ieri sera via streaming per capire e cercare di individuare le soluzioni necessarie a riparare i guasti della sanità calabrese. Già, perché si tratta di guasti, molto dei quali, irreparabili se non si attua l’azzeramento del debito o quantomeno si rimodula il ripianamento attraverso una lunga, sopportabile rateizzazione.

Come abbiamo già altre volte scritto, l’azzeramento del debito sarebbe il minimo di ristoro da parte dello Stato per riparare ai torti subiti dalla Calabria con 11 anni di commissariamento: i commissari, inviati dallo Stato, hanno prodotto altri debiti, senza risanare la sanità. Gli ospedali chiusi, prima, in tutta fretta col solo obiettivo di risparmiare, senza badare alle conseguenze per la popolazione, l’impossibilità, oggi, di aggiornare attrezzature, dispositivi, macchinari perché le risorse bastano a malapena a pagare i debiti. La situazione della pandemia, del resto, ha messo in evidenza le drammatiche criticità del sistema sanitario calabrese.

La nomina travagliata del commissario (ricordate il balletto dei nomi, le rinunce e il ritiro dell’incarico?) non ha portato i risultati sperarti: il dott. Guido Longo, grande figura delle istituzioni, eccellente poliziotto e ottimo prefetto, ha mostrato l’inadeguatezza della mancata competenza in materia sanitaria. Avrebbe dovuto, il ministro Speranza, nominare un medico o uno scienziato, possibilmente con esperienze manageriali, oppure affiancare al prefetto una serie di personalità competenti, con ottima conoscenza del territorio e, soprattutto, dei problemi della sanità. Tutto questo non è avvenuto e il prefetto galantuomo si è trovato in piena solitudine, senza l’aiuto necessario e con consiglieri forse troppo interessati a faccende di bottega piuttosto che della salute dei calabresi. Ci sono fior di professionisti in Calabria in grado di offrire un aiuto concreto e “illuminato” al prefetto Longo: a quanto risulta, molti non sono stati nemmeno ricevuti dal Commissario ad acta, probabilmente su interessato suggerimento dei suoi più stretti collaboratori. Gelosia e invidia sono pane quotidiano di questa terra e non sono venute meno neanche di fronte a una pandemia che sta decimando gli italiani. La Calabria, ricordiamolo, a ottobre aveva il record (positivo rispetto alle altre regioni, anche se triste) di poco più di 100 morti: a marzo la cifra si è moltiplicata per otto. Un numero spaventoso di decessi di cui qualcuno dovrà fare, prima o poi, ammenda.

Non c’è ancora oggi un piano vaccinale in grado di affrontare i problemi che si sono accavallati in un perverso gioco delle parti: una volta mancano i vaccini, un’altra non ci sono i medici o il personale sanitario in grado di vaccinare. Con soluzioni che, spesso mutuando l’incapacità del governo centrale, non hanno dato risposta alle esigenze che da ogni parte arrivano dal territorio. Ed è proprio sui presidi territoriali che si deve ripartire per fronteggiare la pandemia e guardare con fiducia a una stagione turistica su cui nessuno è disposto a scommettere un centesimo. Troppa incertezza, troppa improvvisazione, quando invece servirebbe polso fermo e capacità operative concrete non solo sulla carta.

Quando sta costando ai calabresi questa situazione? Siamo allo stremo, nonostante l’eroico e impareggiabile impegno profuso dai medici e dal personale sanitario. Le parole, com’è evidente, non bastano più, servono i fatti. Se il ministro Speranza, dopo l’incontro con i parlamentari calabresi, lo ha capito, siamo davanti a una vera ripartenza. Lo capiremo già nei prossimi giorni. (s)

SANITÀ, CARISSIMI DRAGHI E SPERANZA
I CALABRESI HANNO DIRITTO ALLA SALUTE

di ANTONIETTA MARIA STRATI – «Siamo qui anche per prenderci gli sputi in faccia da chi pensa di partire per una campagna elettorale orrenda, oggi è il tempo sbagliato per cominciare a fare incetta di voti, oggi ci si deve sporcare le mani di lavoro. Noi non siamo chiusi nel Palazzo»: il presidente ff Nino Spirlì in Consiglio regionale difende il suo operato per contrastare la pandemia, ma non convince la minoranza. Nè tanto meno i sindacati. Il segretario generale di Cgil Calabria, Angelo Sposato, aveva postato su Facebook una triste riflessione: «In una Regione normale gli anziani non dovrebbero fare cento km per il vaccino e il centro vaccinale sotto casa rimane fermo con i vaccini nei frigoriferi perché non c’è nessuno. Questa è una vergogna tutta calabrese e ribadisco: Longo e Spirlì non sono adeguati all’emergenza. Serve l’immediato intervento del Governo».

Una cosa mette tutti d’accordo: che venga riconosciuto il diritto alla sanità ai calabresi. È l’appello che, ormai, da mesi, sindaci, Istituzioni, parlamentari e cittadini hanno fatto al Governo per una sanità che «fa acqua da tutte le parti» e che crea continuamente scandalo. Una sanità, quella calabrese, che «versa in uno stato di difficoltà, ormai cronica, nonostante si siano avvicendati negli ultimi anni più commissari ad acta e la materia sia stata recentemente normata da due decreti legge. Questo dato di fatto, purtroppo, si è ulteriormente aggravato a causa della fase emergenziale e non passa giorno che l’argomento non sia oggetto di interventi sulla stampa che denunciano, con forza, la situazione a dir poco preoccupante in cui versa il comparto» hanno scritto i parlamentari calabresi, che hanno chiesto al ministro della Salute, Roberto Speranza, di venire in Calabria «per prendere direttamente visione dello stato drammatico delle cose così da individuare, insieme, le migliori soluzioni per uscirne fuori».

Il consigliere regionale della Lega, Pietro Molinaro, invece, si è rivolto direttamente al premier Mario Draghi, invitandolo a venire in Calabria per rendersi conto della gravissima situazione sanitaria, economica e sociale in cui è precipitata la regione. Le motivazioni sono sempre le stesse: «L’emergenza Covid continua a mietere vittime, non diminuiscono i contagi e restiamo ultima regione nel numero dei vaccinati con pochi posti letto in terapia intensiva. Fuori controllo la rete ospedaliera ormai assorbita dai reparti Covid. Quasi inesistente la possibilità di ricevere cure e prestazioni sanitarie in sicurezza di tipo diagnostico e terapeutico a rischio implosione il servizio di emergenza-urgenza 118 e pronto soccorso, rinviate di fatto le prestazioni complesse ed a lungo termine ( in particolare quelle oncologiche e cardiovascolari)».

E se la situazione, a livello regionale è grave, lo è ancora di più nella Provincia di Cosenza, dove i sindaci, nella giornata di sabato 17 aprile, hanno fatto un sit-in davanti all’ingresso del pronto soccorso dell’Ospedale Annunziata di Cosenza, messo a dura prova dalla grave emergenza sanitaria in corso, dalle carenze di organico nel personale sanitario, dalla mancanza di posti letto e da un sistema sanitario vicino al collasso che rendono difficilissima la gestione della pandemia.

«Siamo qui per smuovere questo immobilismo» ha dichiarato il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, che ha spiegato l’obiettivo del sit-in: «chiedere ai più alti livelli governativi, ed anche alla deputazione parlamentare calabrese, perché se ne faccia carico e li sostenga, di far si che chi ha potere per farlo assuma alcuni provvedimenti urgenti e non più differibili. Hanno fatto un piano di assunzione straordinario di migliaia di persone».

Il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, ha ricordato che era già stato chiesto, al ministro Speranza, «un piano straordinario di assunzioni di personale sanitario. Un anno dopo, nulla è accaduto e noi siamo qui ad avanzare le stesse rivendicazioni».

«Che i commissari – questo l’appello di Stasi  – utilizzino i poteri speciali di cui dispongono per supportare l’erogazione di servizi sanitari nella provincia. C’è bisogno di rafforzare la rete ospedaliera. In questo momento gli spoke rappresentano una delle linee di difesa e quando l’Hub è congestionato vuol dire che tutto quanto il sistema e la rete ospedaliera sono ormai collassati. Bisogna trovare il modo di investire in Calabria nella nostra sanità».

Il presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci, ha chiarito che il sit-in di sabato «non è un atto di accusa verso l’Ospedale di Cosenza. Siamo qui perché l’Hub di Cosenza è la punta più avanzata della sanità in provincia, ma il problema esiste anche negli spoke e in tutta la medicina del territorio. C’è una sottovalutazione da parte di chi dovrebbe intervenire, dei commissari, del Ministero della sanità e della Regione Calabria. Non si può consentire a nessuno che nell’unità di crisi regionale si affronti il problema della sanità nella provincia di Cosenza e non c’è una rappresentanza degli enti locali. L’unica regione d’Italia a non aver istituito il comitato tecnico-istituzionale con la presenza degli enti locali è la Regione Calabria».

I primi cittadini, poi, insieme ad Anci Calabria, hanno sottoscritto un documento  indirizzato al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, al Ministro della salute Roberto Speranza, alla deputazione calabrese in Parlamento, ai consiglieri regionali della Calabria e al presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, al Commissario Straordinario per la Sanità in Calabria Guido Longo, al Commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera Isabella Mastrobuono e al Commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale, Vincenzo La Regina in cui chiedono  azioni urgenti per il contrasto alla pandemia e per la tutela del diritto alla salute nella provincia di Cosenza, attraverso il potenziamento e la migliore organizzazione dei servizi sanitari ospedalieri.

Eppure, è proprio di pochi giorni fa la notizia che la Regione Calabria ha stanziato altri 175 milioni di euro, da destinare alla sanità calabrese grazie ad apposita delibera. Qualcuno sostiene che si tratti di fondi Por rimasti nel cassetto da ottobre e rispolverati per l’emergenza sanitaria. La delibera, comunque, prevede lo stanziamento di 15 milioni di euro per il personale medico, di 60 per la medicina territoriale e di altri 100 per le infrastrutture sanitarie. Si tratta sicuramente di una somma importante, ma non basta, così come non basta il team sanitario dell’Esercito arrivato a dare man forte alla campagna vaccinale, né gli hub vaccinali a Catanzaro e a Corigliano Rossano, a Reggio e a Siderno  per una sanità al collasso, dove «tutti i presidi ospedalieri della regione soffrono di criticità allarmanti, sia per la mancanza di personale che per carenze strutturali e strumentali. Tutte le realtà sanitarie pubbliche sono costrette ad arrangiarsi come meglio possono e, spesso, la soluzione dei problemi è lasciata all’inventiva del personale e della povera gente che ci capita» ha denunciato Ornella Cuzzupi, segretario confederale dell’Unione generale del Lavoro della Calabria, che ha ribadito la necessità di riconoscere ai calabresi «il diritto alla vita e la possibilità di curarsi».

Un diritto fondamentale che, tuttavia, allo stato delle cose, sembra che ai calabresi non sia concesso. Carissimi Draghi e Speranza, ma quanto bisognerà urlare perché ascoltiate finalmente i calabresi? (ams)

I parlamentari calabresi chiedono che il ministro Roberto Speranza venga in Calabria

I senatori e i deputati del Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Italia Viva, Partito Democratico, Lega Salvini Premier e Liberi e Uguali hanno chiesto al ministro della Salute, Roberto Speranza, di venire in Calabria «per prendere direttamente visione dello stato drammatico delle cose così da individuare, insieme, le migliori soluzioni per uscirne fuori».

«La sanità calabrese – hanno scritto in una nota – versa in uno stato di difficoltà, ormai cronica, nonostante si siano avvicendati negli ultimi anni più commissari ad acta e la materia sia stata recentemente normata da due decreti legge. Questo dato di fatto, purtroppo, si è ulteriormente aggravato a causa della fase emergenziale e non passa giorno che l’argomento non sia oggetto di interventi sulla stampa che denunciano con forza la situazione a dir poco preoccupante in cui versa il comparto».

«In questo contesto – continua la nota – nella città di Cosenza sono state occupate le sedi della direzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale e di quella Ospedaliera da parte di alcuni ‘comitati di lotta’ che intendono così rappresentare l’esasperazione conseguente alle notizie non confortanti sulla carenza di vaccini disponibili e la saturazione dei posti letto dei reparti Covid e non Covid. Si teme che tale forma di disagio e protesta possa estendersi al resto della regione, con il rischio dell’esplosione di gravi tensioni sociali».

«Stando così le cose – concludono – chiediamo un incontro urgente al ministro Speranza alla presenza del Commissario ad acta Guido Longo, nonché del presidente f.f. Antonino Spirlì e del capo dipartimento della Sanità regionale Giacomino Brancati, affinché, insieme, ci si possa assumere di fronte ai calabresi le dovute responsabilità con impegni precisi e puntuali su ogni criticità in modo che la Calabria possa essere riallineata a livello di servizi essenziali, e non solo, con il resto del Paese». (rrm)

NON CI STA “SPERANZA” PER I CALABRESI
MINISTRO SORDO, DIFENDE LA SUA SCELTA

di SANTO STRATI – Per togliere dall’imbarazzo in cui s’è cacciato il ministro della Salute Roberto Speranza c’è solo una via: che il neo-commissario Giuseppe Zuccatelli annunci di voler rinunciare all’incarico “per motivi personali” (ovvero perché glielo impone il partito) e si rimescolano le carte. Sono troppe le sollecitazioni, le critiche e le spinte a suggerire un ripensamento per una decisione troppo affrettata e – come ha detto il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà – «calata dall’alto». Speranza ha “lottizzato” il commissariamento della sanità calabrese decidendo da solo, sordo alla proposta della destra unita di nominare Guido Bertolaso (un nome che sembrava ideale per il ruolo: medico, una grande competenza dell’emergenza, ottime capacità organizzative) e ugualmente insensibile alla “suggestiva” indicazione dei Cinquestelle di Gino Strada, il medico fondatore di Emergency. Anzi più che candidato dei grillini (com’era stato a suo tempo il generale Saverio Cotticelli) Gino Strada è sponsorizzato dal presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, il quale è bravo a criticare le passate lottizzazioni selvagge della Casta salvo poi calcarne il percorso, senza alcun ritegno.

Intendiamoci, Gino Strada è un nome di grande prestigio, un medico che si è fatto le ossa nell’emergenza dei Paesi più disperati, e merita il massimo rispetto e l’apprezzamento di tutto il Paese per il suo impegno umanitario. Ma – come direbbe Di Pietro – che c’azzecca con la Calabria e il disastro sanità? Abituato a edificare ospedali da campo con fango e mattoni, a fare miracoli di medicina generale là dove mancano farmaci, dispositivi e macchinari salvavita, ma con i conti della disgraziata sanità calabrese cosa potrebbe fare? È, purtroppo, il solito copione dei grillini per acchiappare pubblico per il proprio teatrino ormai sempre più deserto (e non a causa del covid): i cinquestelle sono in caduta libera (come Salvini) e in Calabria la grande pattuglia eletta nel 2018 sa già che potrà dimenticarsi di Montecitorio e Palazzo Madama alle prossime politiche. Serve tenere alta l’attenzione, con effetti spettacolari e nomi di grande suggestione, non importa se il buon Gino Strada verrebbe stritolato da bilanci infarcitissimi di svarioni ed errori (spesso voluti per non encomiabili finalità) e noi poveri calabresi ci troveremmo in braghe di tela guardando dove farci curare degnamente in altre regioni, vista l’impossibilità di assistenza a casa nostra. È un atteggiamento che i calabresi non dovranno sostenere e meno che meno subire, denunciando subito il disegno di Morra, il quale è un ligure trapiantato a Cosenza che, evidentemente, non ha per niente a cuore la salute dei calabresi.

E la sua manovra trova conforto nel documento firmato da numerosi parlamentari e consiglieri comunali del M5S (Bianca Laura Granato, Giuseppe Auddino, Elisa Scutellà, Elisabetta Maria Barbuto, Francesco Sapia, Alessandro Melicchio, Margherita Corrado, Laura Ferrara, Giuseppe Marasco, Michaela Anselmo, Domenico Santoro, Giuseppe Giorno e Milena Gioè) con cui si prendono le distanze dalla nomina di Zuccatelli. «Non possiamo permetterci – si legga nel documento – un’altra figura inadeguata a sovrintendere alla sanità calabrese. Abbiamo chiesto al nostro Capo delegazione, Alfonso Bonafede di rappresentare al Presidente Conte e al ministro Speranza la nostra proposta di revoca della nomina di Zuccatelli con effetto immediato o, tutt’al più, il suo mancato rinnovo con l’entrata in vigore del nuovo Decreto Calabria, che avverrà a giorni. È fondamentale – hanno concluso i portavoce del Movimento 5 Stelle – avere la certezza che la Calabria sia messa questa volta in buone mani. Siamo sicuri che il nuovo decreto potrebbe essere salvifico per la sanità calabrese solo se la sua attuazione sarà affidata alle persone giuste».

Come sceneggiata d’appoggio a Nicola Morra diremmo che è niente male. Peccato che ci faccia tornare alla mente i giorni di maggio dello scorso anno quando la ministra della Salute Giulia Grillo vantava le doti del gen. Cotticelli individuato per “capacità e rigore” e l’attuale viceministro Pier Paolo Sileri a Calabria.Live dichiarava: «Un decreto che cambierà quello che è il futuro dei cittadini e dei pazienti calabresi. Un qualcosa che mancava e finalmente rompe con il passato… servirà più dialogo per far capire la bontà di questo decreto». Lo abbiamo visto e l’indignazione che ha preso indistintamente tutti i calabresi (ma crediamo anche buona parte degli italiani) vedendo la punta di Massimo Giletti domenica sera col gen. Cotticelli ha superato ogni limite. L’ex commissario ha candidamente ammesso di non aver fatto praticamente nulla in questi 18 mesi, salvo la visita ecumenica al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: ma se qualcuno gli ha impedito di fare il suo lavoro, di portare a termine i suoi compiti, perché non è tornato a piazza Matteotti, in Tribunale, a denunciare fatti e persone alla Procura di Catanzaro?

A una cosa, oltre che fa indispettire e incazzare i calabresi, la puntata di Giletti è servita: far capire agli italiani che esiste un’altra sottospecie d’Italia (la Calabria) dove tutto è possibile, dove gli ospedali non vengono più costruiti dopo l’istituzionale posa della prima pietra, dove si licenziano fior di primari e specialisti, dove si chiudono strutture e si cancellano posti letto “per risparmiare” e contenere l’immane debito. Con costi per la collettività che sono mostruosi. Ebbene che serva da monito la nauseante denuncia de l‘Arena di Giletti, perché i calabresi non sono più disponibili a questi giochi di potere sulla propria pelle.

Giochi di cui si è reso protagonista assoluto il “meridionale” Speranza (è lucano) il quale sembra ignorare che nel Mezzogiorno le cose più semplici sono sempre più complicate. E ha ritenuto di poter applicare le logiche spartitorie romane anche in Calabria, sulla pelle dei calabresi. Pur rimproverato dal suo compagno Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana («non si può fare così»), preso di mira da tutta l’opposizione e da qualche esponente della sinistra, il ministro Speranza – che ha un cognome adeguato alla situazione ma risulta lui inadeguato all’emergenza covid – ha deciso che Zuccatelli (guarda caso “compagno” di Liberi e Uguali, vicino a Pier Luigi Bersani) è l’uomo giusto al posto giusto. E quando il neo commissario è stato sbertucciato su tutta la rete con il video delle femministe (da lui autorizzato e non rubato a sua insaputa) dove diceva che le mascherine non servono a un c…, non ha trovato di meglio il nostro ministro della Salute che difendere il povero commissario perché «una frase non cancella 30 anni di curriculum». E su questo concordiamo: Zuccatelli non è adatto non perché a fine maggio sosteneva l’inutilità delle mascherine (opinione discutibile, ma pur sempre opinione personale, anche se azzardata e inopportuna se detta da un medico igienista), ma perché è sufficiente guardare cosa ha fatto con la sua gestione a Cosenza (vedi l’INRCA, l’Istituto di ricerca e cura degli Anziani) prima e a Catanzaro poi con i due ospedali cittadini. Basti per tutte la mancata realizzazione dello “Spallanzani del Sud”, ovvero l’ospedale regionale Covid per la cura e la ricerca del coronavirus, che avrebbe trovato posto nell’ex Facoltà di Medicina (Villa Bianca) pronta per l’uso e che il Rettore dell’Università Magna Graecia Giovambattista De Sarro si era impegnato a rendere operativo in poche settimane. Sono passati mesi, mancano posti letto e soprattutto non c’è ancora nella regione un ospedale Covid che Zuccatelli cocciutamente voleva ad ogni costo all’interno delle aule degli specializzandi del Mater Domini, mettendo a rischio contagio studenti, docenti e operatori sanitari che vi lavorano dentro.

La proposta di Bertolaso, giacché è ritenuto un uomo di Berlusconi non poteva essere ovviamente accolta da Speranza o dal governo giallo-rosso, ma Gino Strada è notoriamente fin troppo a sinistra per piacere ai suoi stessi “compagni”. Però, scusate, si continua sempre a parlare di “forestieri”, come se in Calabria non ci fossero fior di scienziati, manager, dirigenti sanitari in grado di affrontare e risolvere il nodo sanità. No, occorre mortificare come sempre questa terra, ma non siamo certi che la cosa questa volta passi senza suscitare sdegno.

In serata il presidente ff Nino Spirlì ha nominato consulente della Giunta per l’emergenza covid il prof. Franco Romeo, un ‘autorità nel campo della cardiochirurgia. Una delle tante eccellenze calabresi che si spendono (gratuitamente) per la propria terra, dove peraltro c’è già un candidato ideale come commissario per la Sanità. I calabresi pensano a Rubens Curia, un medico reggino, virologo, con larga esperienza manageriale proprio nel campo della sanità. Ex di sinistra, già consigliere comunale, oggi indipendente, a capo di un movimento che si batte per la salute dei calabresi (Comunità Competente).

Più di un anno e mezzo fa, a febbraio 2019, lanciando il suo movimento Curia aveva dichiarato: «Ho deciso di avviare una battaglia culturale sulla sanità in una Calabria dai molti paesini sparsi in zone pedemontane dove ogni servizio tende a morire. Senza tutela della salute si incoraggia lo spopolamento dei nostri borghi. Io faccio delle proposte, ci metto la faccia come ho sempre fatto nella mia vita ed invito quella che definisco “Comunità competente” a scendere in campo». Un programma spiegato meglio nel suo libro Manuale per una riforma della Sanità in Calabria, che evidentemente il gen. Cotticelli s’è guardato bene dallo sfogliare. Curia rappresenta la discontinuità e l’esigenza di un progetto, questa volta sì, davvero nuovo per rivoluzionare il comparto salute e garantire benessere e cure in casa propria a tutti i calabresi.

Ma Curia è troppo perfetto, troppo competente, troppo indipendente, per piacere a un governo composto da dilettanti allo sbaraglio, incapaci di apprezzare il merito. I calabresi, però, lo ripetiamo, questa volta sono davvero incazzati: i nostri parlamentari sono avvisati e non possono fingere di ignorare le istanze del territorio. Abbiano la forza e la dignità di battere i pugni nei Palazzi del Potere, mettendosi tutti insieme, trasversalmente, dalla parte della Calabria e dei calabresi, per convincere il Parlamento a bocciare il decreto Calabria e avviare l’azzeramento del debito della sanità, condizione sine qua non per poter ripartire in modo serio e garantire cure e servizi assistenziali degni di questo nome. I calabresi, quando si tornerà a votare, sapranno chi ringraziare. (s)

LA SANITÀ CALABRIA TORNI AI CALABRESI
È MOBILITAZIONE CONTRO IL COMMISSARIO

di SANTO STRATI – La grande mobilitazione che si sta registrando in Calabria contro la proroga del decreto Sanità e contro la nomina del supercommissario è un importante segnale che qualcosa sta veramente per cambiare. I calabresi si sono rotti le scatole dei giochi partitici che perpetuano l’idea di una sanità calabrese sottoposta al Governo e a interessi politici e non a rispondere agli interessi dei calabresi. La nomina del dott. Giuseppe Zuccatelli, attualmente commissario dei due ospedali catanzaresi, dopo la rovinosa e imbarazzante intervista dell’ex commissario generale Cotticelli, è venuta con una rapidità talmente sorprendente che ha lasciato interdetti molti calabresi. E meno male che proprio nel pomeriggio di sabato c’era stata la bella e civile manifestazione in piazza Italia a Reggio con tutti i 97 sindaci della Città metropolitana che intendevano farsi portavoce del disagio dei loro concittadini. Tra le poche cose, chiedevano una scelta condivisa, ma i giochi partitici hanno avuto, come al solito, il sopravvento. Non sappiamo quanto abbia giocato a favore del “compagno” Zuccatelli la vicinanza a Pier Luigi Bersani e a LiberieUguali (che è poi il partito del ministro della Salute Roberto Speranza), ma a pensar male – diceva Giulio Andreotti – si fa peccato però spesso ci s’azzecca. E il sospetto d’una scelta che risponde esclusivamente a interessi partitici (o politici, se volete) cresce di ora in ora e fa ribollire il sangue dei calabresi.

Dieci anni di commissariamento hanno provocato semplicemente voragini amministrative e lutti evitabili dovuti a reparti chiusi, mancanza di medici e personale specializzato, frutto di una schizofrenica corsa al risparmio sulla pelle dei calabresi. Costretti a recarsi fuori regione per curarsi (uno “scherzo” che costa ai calabresi quasi 300 milioni l’anno) o a rinunciare a cure essenziali. Queste sono responsabilità politiche da cui nessuno può pensare minimamente di allontanarsi. E prima o poi arriverà il momento dei conti con l’unica arma che possiede il citatdino, il voto.

Una cosa appare evidente: i calabresi sono stufi di essere commissariati e vogliono gestire da soli, in proprio, la sanità. Vogliono fare le scelte che riterranno adeguate per garantire il benessere e la salute dei propri figli, dei propri cari, di loro stessi. Dunque, occorre dire basta al commissariamento e dire un NO, grande quanto un palazzo, alla proroga dello scellerato decreto a firma pentastellata dello scorso anno. Un provvedimento di legge che ha portato ulteriori disastri, peggiorando i conti e dequalificando totalmente l’offerta dei servizi per la salute. La proroga del decreto, decisa, anche questa, con una rapidità insolita è la risposta sbagliata del Governo centrale alle istanze dei calabresi. Occorre opporsi, con tutti i mezzi legittimi, alla sua conversione in legge, tenendo a mente che, se il decreto non riesce a finire entro 60 giorni sulla Gazzetta Ufficiale, decade e con esso si ovviamente annulla la misura del commissariamento.

Il ministro Speranza, ci rendiamo conto, si è trovato già ai primi di marzo con una cosa inaspettata, una patata bollente che avrebbe messo in difficoltà scienziati e specialisti, figuriamoci per un laureato di tutto rispetto della Luiss (ma in Scienze Politiche) che di medicina immaginiamo sappia quanto un idraulico sulle valvole cardiache. Non sarebbe la prima volta di un “incompetente” (non è offensivo, ministro, sia ben chiaro) al ministero sbagliato: ci sono i consiglieri, i consulenti, i funzionari, i burocrati che fanno tutto, ma hanno pur sempre bisogno di una guida. E questa guida, ahimè, ha mostrato troppe incertezze nella prima fase della pandemia e sta rivelandosi ancora più debole in questo secondo girone dei supplizi dove emerge l’incapacità di chi sta al governo (non solo del ministro della Salute) di prendere provvedimenti e scelte che non siano dettate dall’improvvisazione o da mere finalità politiche.

Scegliere il nuovo commissario (al quale il decreto “prorogato” assegna poteri superiori persino a quelli del presidente della Regione) per sostituire il buon “vecchio” generale Cotticelli tradito dal suo candore e dalla spietatezza di chi gli stava accanto, meritava quanto meno una riflessione più appropriata. Ma nel coro di contrarietà da parte della destra (non aspettavano altro per fare propaganda elettorale) si sono levate voci perplesse anche dalla sua stessa parte politica, a partire da Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana che ha detto, con molta onestà «capisco l’urgenza, ma così non si può fare». E lo stesso sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, eletto dal centrosinistra ed esponente dem, non ha esitato da prendere le distanze: «Pur non esprimendo giudizi sulla qualità della persona individuata – ha dichiarato–, non possiamo che constatare, con grande rammarico, che il metodo utilizzato sia esattamente lo stesso che come sindaci abbiamo contestato. Nonostante la richiesta di coinvolgimento avanzata da tutti i sindaci della Città Metropolitana, assistiamo all’ennesima nomina calata dall’alto, senza alcuna concertazione, senza alcuna condivisione, senza il coinvolgimento del territorio e di chi quotidianamente lo rappresenta».

Sono parole che pesano come macigni e indicano chiaramente che l’indignazione ha raggiunto livelli ormai non più controllabili. Tutti contro il decreto, contro il commissariamento e l’iniziativa dei sindaci calabresi con la campagna “La Calabria non ci sta” – siamo certi – porterà a una mobilitazione di massa di cui il Governo e il Parlamento dovranno tenere conto. Ma non basta dire no al dcreto, no al commissariamento, bisogna andare oltre e pretendere a titolo di risarcimento danni che venga cancellato il debito della sanità e si possa ripartire da zero. Con professionisti e manager locali, seri e preparati (e non ne mancano) con cui garantire non solo i Livelli essenziali di assistenza, ma le cure e l’attenzione che ogni calabrese ha diritto di ricevere.

Massimo Giletti, ieri sera, ha ospitato il generale Cotticelli perché spiegasse il senso dell’orribile figuraccia: la toppa, a volte, si sa, può essere però peggiore del buco. L’ex commissario ha mostrato tutta l’inadeguatezza con cui ha portato avanti l’incarico (assegnato – ricordiamolo – dallo stesso premier Giuseppe Conte che gliel’ha levato, con il plauso di Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio, che oggi lo contesta). Ma, dopo diciotto mesi di inazione, s’è dovuto attendere una trasmissione televisiva per capire a che punto fosse precipitata la situazione della sanità calabrese?

Bisogna dire grazie a Massimo Giletti che, con passione e convinzione, porta avanti battaglie a volte impossibili, ma svelare gli altarini o rivelare i retroscena non serve solo a far crescere la rabbia e l’indignazione (e Lino Polimeni di Calabria.Tv ospite della serata, non ha mancato di farlo notare, unitamente al sindacalista di Reggio Nuccio Azzarà). A volte lo svelamento di sotterfugi e brogli per via giornalistica vellica la sensibilità di qualche giudice che non ama apparire distratto e apre un fascicolo ove s’intravvedano ipotesi di reato. Ma non dobbiamo arrivare a pensare di risolvere con la magistratura (ben vengano comunque le inchieste e le giuste punizioni per ladroni e mascalzoni) i problemi del territorio. Occorre ricominciare e l’occasione – tremenda ma unica – del coronavirus ce ne offre l’opportunità. Ricominciare il processo di crescita sociale proprio dalla crisi covid. Pensando al futuro dei nostri figli, alle prospettive che non stiamo lasciando loro. In una terra difficile, maledetta, ma unica e di cui ogni calabrese è innamorato pazzo. E in amore, come in guerra, ogni arma è permessa per giungere al risultato. (s)