L’impero dell’algoritmo – di Domenico Talia

di FILIPPO VELTRI – Dobbiamo essere tutti grati a Mimmo Talia, un calabrese che insegna all’Università della Calabria Ingegneria informatica, per averci regalato in questi ultimi anni i saggi più pregnanti ma anche più abbordabili sul mondo che sta cambiando attorno a noi  – e di cui spesso non ci accorgiamo nemmeno – legati al mondo digitale.

Prima con La società calcolabile e i big data ed ora con L’impero dell’algoritmo (entrambi editi da Rubbettino) Talia, infatti, ci consegna riflessioni  sulla tecnologia informatica che io considero decisivi.

Questo saggio esamina e discute i concetti che stanno alla base degli algoritmi e analizza l’impatto sulle persone dei loro tantissimi utilizzi tramite una descrizione accurata ma accessibile a tutti. Vengono affrontati i temi più innovativi del mondo digitale, dall’apprendimento automatico ai sistemi software che governano i social media, dall’intelligenza artificiale alla robotica collaborativa. Gli argomenti discussi sono presentati con l’obiettivo di chiarire i concetti scientifici necessari a comprendere i principi e le manifestazioni dell’universo digitale e anche a ragionare sull’impatto sociale degli algoritmi. Concetti, analisi e ragionamenti utili per essere cittadini informati in un mondo dominato dalle tecnologie informatiche. Per diventare utenti consapevoli dei benefici che l’informatica può offrire a chi vive in questo nuovo millennio e, allo stesso tempo, per comprendere le minacce ai singoli e alle comunità che l’uso delle tecnologie digitali a fini di profitto e di dominio ha generato fino a oggi e che potrà ancora generare in futuro.

Noi con gli algoritmi ci conviviamo di giorno di notte, al mare e in montagna, al chiuso e all’aperto, in ufficio e al cinema, a casa e in palestra. Ovunque 7/24. Sono gli algoritmi.
La letteratura su questo tema è sempre più crescente. Con Rubbettino  Talia pubblica questo testo che contribuisce, al vasto pubblico, ad approfondire termini e nozioni, concetti e pensieri legati all’algoritmo e alla sua incidenza reale nella nostra vita.
Questo testo – scrive l’ autore nell’introduzione – ha l’obiettivo di analizzare e discutere i concetti che stanno alla base degli algoritmi e del loro utilizzo sotto forma di programmi software eseguiti dalle tante macchine digitali di cui disponiamo“.
La predizione automatica del nostro futuro – evidenzia Talia – è uno degli obiettivi principali della cosiddetta data science. È l’algoritmo che apprende dai dati come noi apprendiamo dall’esperienza, anche se molte volte non sappiamo dare una spiegazione chiara degli avvenimenti che accadono intorno a noi. La civiltà digitale si configura sempre più come una lunghissima concatenazione di procedure che si assoggetta alla procedura di codifica universale rappresentata dalle tecnologie digitali che promuovono il formale, puntano al totale automatismo e spingono per la vittoria del pensiero computazionale a danno di quello emozionale e della coscienza“. (fv)

L’IMPERO DELL’ALGORITMO
di Domenico Talia
Editore Rubbettino – ISBN 9788849866209

Destinazione Chicago. Una storia d’emigrazione
di Giuseppe De Bartolo

di PIETRO RENDE* – In Destinazione Chicago (Rubbettino), Giuseppe De Bartolo, noto docente di Demografia all’Unical, ricostruisce la sua esperienza di bird of passage (uccello di passaggio) sotto il cielo dell’immenso lago Michigan dove “Ti aspetti la città di Al Capone e ti trovi viali sereni… ti si spara una città marina…come un mare Adriatico… alle porte del west degli Stati Uniti… (che) permetteva  ai sarti di poter emigrare fuori quota nelle fabbriche della manifattura tessile”!

Figlio, appunto, di un’eccellenza sartoriale Rendese, si trova a raggiungere la famiglia oltre Oceano, pur avendo già conseguito l’anno prima,nel 1966, una Laurea in Statistica col massimo dei voti che gli consente di trovare lavoro in un’Assicurazione e poi di ritorno a insegnare in Italia. A prescindere dalla millimetrica, preziosa, esposizione dei dati sull’emigrazione italiana e meridionale, di cui è sicura expertise e autorevole docenza, archivio storico e frutto di ricerche sulle ragioni delle politiche migratorie da Mussolini ai restrittivi Immigration Act, il testo nelle finali conclusioni “morali” riapre le grandi questioni aperte dalla rivoluzione universale del Sessantotto e vissuta in America da un giovane neolaureato, ben al di sotto dei Trenta, che si trova a un incrocio di inserimento nella vita sociale  che si intreccia con quella personale.

Non si fa torto alla preziosità dei ricordi comuni a tanti emigranti che adesso senza complessi d’inferiorità raccontano le loro iniziali disavventure comuni quando  tornano d’estate nei paesi d’origine, in occasione delle festività patronali, a ritrovare gli amici e i parenti sopravvissuti o a riaprire e riabitare proprio le loro stesse vecchie case e tornare a dormire negli stessi letti dove sono nati. Ma il testo di De Bartolo non si ferma qui e imposta con felice stile spigliato e particolareggiato un confronto tra le  rivoluzioni culturali che li hanno investiti e hanno dovuto sopportare temendo di cambiare senso e  missione impressi alle  loro vite individuali da sistemi alternativi e mentalità correnti più monetaristiche che umanistiche ancorché destinate  ad allearsi sotto le ben più gravi minacce mondiali della Guerra Fredda. Nel terribilis annus 1968, dopo le dimissioni di Johnson da presidente USA, l’assassinio di Bob Kennedy e quello di Martin Luther King, cosa doveva e poteva fare un giovane professionista non ancora trentenne, che pure aveva trovato un ottimo lavoro in un’Assicurazione che già  per i suoi  algoritmi utilizzava la carta magnetica e non più quella perforata? In quella società tecnologicamente più avanzata , però, l’eco dei conflitti sessisti e soprattutto razzisti giungeva più forte e malinconica dei più violenti ma silenziosi e dolciastri “Sindacati” mafiosi. Cosa scegliere se non tornare a casa dove uno stimato notabile della politica, in un incontro coi Rendesi di Chicago, gli aveva garantito che avrebbe trovato ad attenderlo quel lavoro che aveva spinto la famiglia e poi lui stesso a emigrare per guadagnare 15 volte di più. Ma la vera o unica ragione non poteva essere più o solo questa da quando  sentiva crescere intorno a lui un mood di inimicizia che avvertiva e non sopportava cominciando da una collaboratrice nera del suo ufficio o sulla Metro quando attraversava qualche quartiere con viaggiatori neri o quando la Guardia nazionale era costretta a intervenire nel tessuto locale, specie dopo la grande Marcia dei centomila ad Atlanta.

Il nostro autore, come tanti altri, ora non sopporta più l’odio irrevocabile e crescente tra bianchi e neri, uomini e donne, ricchi e poveri, che in Italia non s’intravvede nello stile dei partiti  e nei borghi tra imparentati o amici di vecchia data che si rispettano e aiutano, eccetto qualche dispetto tra avversari politici facilmente aggirabile al Consolato Usa per potere emigrare nella” Merica ricca”. Perciò mentre “nei lunghi viali alberati di Cicero (sobborgo di Chicago) le foglie d’albero di acero si tingevano di oro e bronzo” dell’Estate indiana, il giovane De Bartolo sceglie il più mesto giallo dei nostri ricci per tornare a casa, con una valigia pieni di libri e di idee radicaleggianti come quelle di McCarthy sulle quote di genere e di giovani che la Convention democratica avrebbe però respinto scegliendo la candidatura più moderata di Humphrey, sostenuta  da Johnson che così si liberava del Vietnam.  E così anche il grande e il piccolo si meticciavano in un unico destino dove non sempre “il passato insegue il futuro”. (pr)

*[Pietro Rende, è stato parlamentare per tre legislature dal 1972 al 1983, nonché consigliere regionale della Calabria] 

Parlamento sottorraneo
di Mario Nanni

Quante sono le cose scritte sul taccuino del cronista che non finiscono poi sui giornali? Tantissime, soprattutto quelle di natura politica, perché il mestiere del giornalista parlamentare è fatto innanzitutto di memoria, dell’abilità di ricordare particolari e date che poi si vanno a riscontrare nei propri appunti magari di mesi prima. Mario Nanni è stato per tantissimi anni il capo dei servizi parlamentari dell’Agenzia Ansa, facendo del suo giornalismo parlamentare un modello e un esempio per le nuove generazioni: non non ha mai buttato i suoi taccuini e facendo ricorso a una memoria straordinaria ha scritto un gustosissimo saggio sulle “miserie e nobiltà” delle nostre istituzioni. Parlamento sotterraneo è un viaggio tra personaggi, figure di rilievi, ma anche figuri, episodi, avvenimenti e scene che in molti avevano dimenticato e, soprattutto i giovani, non conoscono per niente. La tecnica narrativa è originale, con tanti piccoli affreschi che danno una dimensione a volte umana (com’è giusto che sia), ma a volte anche grottesca della nostra classe politica. Non c’è alcun intento fustigatore, né l’autore vuole mettere in berlina certi atteggiamenti passati alla storia tra i frequentatori dei Palazzi del potere: l’obiettivo è sicuramente di divertire il lettore, informandolo di molte notizie “riservate”, con un racconto agile, per certi versi innovativo nella descrizione, e indubbiamente di grande attualità visto il fermento politico di questi ultimi anni.

Non è un viaggio all’inferno o al paradiso e Mario Nanni, apprezzato autore di un’altro gustoso saggio (Il curioso giornalista), non si perita di diventare un nuovo Virgilio, bensì si muove con il piacere di condividere con i suoi lettori misteri e segreti, leggende e realtà imbarazzanti, che hanno caratterizzato Camera e Senato. Perché sotterraneo? Perché il Parlamento è costellato di frasi dette a metà, di parole spese e poi rimangiate, di voci di corridoio che hanno fatto la fortuna di qualche giornale con strilli in prima pagina che facevano balzare le vendite, sussurri e grida della professione politica che aveva un che di nobiltà. Usiamo il passato perché, proprio scorrendo le divertenti, documentatissime, pagine di Nanni viene proprio da pensare, con nostalgia, a come si è ridotta la classe politica italiana. Non ci sono, per lo stile dell’autore, cadute di gusto, né esecrazioni o auliche celebrazioni: sono frammenti di vita quotidiana raccolti dentro Camera e Senato e lungo i corridoi del Transatlantico o nella Sala Garibaldi (i luoghi simbolo del pettegolezzo politico tra parlamentari e giornalisti, prima del covid) che inanellano anche gustosi aneddoti o storie inedite i cui protagonisti (oltre trecento i nomi citati) hanno, in gran parte, lasciato segni indelebili del loro passaggio.

È un libro che si legge tutto d’un fiato perché intriga sin dalle prime pagine e stuzzica il lettore ad andare a scoprire cosa viene dopo, ma diventa un esercizio godibile saltare da un capitolo all’altro, alla ricerca di curiosità e aneddoti. È questa la grande vitalità: non è un romanzo, non è un saggio noioso, non è un manuale. E soprattutto non è il classico libro di ricordi, bensì è uno straordinario volume di memoria storica, destinato ai giovani che sembrano, purtroppo, meno interessati alla politica rispetto ai loro genitori. In realtà, siamo pronti a scommettere che raccoglierà il massimo consenso non solo tra gli addetti ai lavori, ma soprattutto tra la gente comune: la politica è passione, non soltanto per chi ricopre una carica (dal consigliere circoscrizionale al senatore a vita), ma soprattutto per chiunque abbia un minimo interesse per la società in cui vive. Nessuno lo direbbe mai, ma l’avvento dei social ha riavvicinato il popolo alla politica e fatta tornare la voglia di seguire, di scoprire, cosa fanno i propri rappresentanti eletti (?).  Certo i social hanno dato ai politici anche l’idea di poter fare a meno dei giornalisti: la disintermediazione tra politica e media è ormai realtà, con le nefaste conseguenze che sono sotto gli occhi tutti: la funzione del giornalista, in questo caso, risulta fondamentale e non un optional. L’intermediazione serve proprio a verificare l’utilizzo improprio di notizie false e incontrollate, abitudine ormai sempre più costante sui social. È quella che permette di fare distinzione tra informazione e comunicazione. Che è poi uno dei tantissimi argomenti di Parlamento sotterraneo e qui, per esempio, viene fuori il mestiere di Nanni, che riesce a spiegare in poche parole perché il giornalismo si deve basare su due semplici presupposti: credibilità e autorevolezza.

Scoprire le chicche del libro, dunque, diventa una bella sfida per il lettore: cogliere i falli grammaticali e lessicali di molti politici o individuare l’origine di curiosi soprannomi (coniglio mannaro? lo coniò Giampaolo Pansa a proposito di Forlani) e il perché di alcune regole di dressing (mai in Senato senza la cravatta!). Insomma c’è da divertirsi e saperne molto di più su chi ci ha governato e amministrato e sui nuovi inquilini del Palazzo. Una piacevole carrellata su vizi e vezzi della nostra Repubblica, cui affidare un gradito relax casalingo in tempo di covid: stare in Parlamento, disse la Iotti – riferisce Nanni nel suo bel libro –, significa capire le ragioni degli altri. Leggendo e sfogliando Parlamento sotterraneo si capisce, quindi, come e perché siamo finiti a Di Maio, Salvini e company e lo sguardo al passato induce alla disillusione sull’oggi: il vaccino contro l’inquietudine istituzionale (giustificata nei governati) esiste viene proprio dalla conoscenza e dall’informazione. Buona lettura. (s)

PARLAMENTO SOTTERRANEO
di Mario Nanni, 236 pagg.
Rubbettino editore, ISBN 9788849863116

Alle origini della nuova ‘Ndrangheta. il 1980
di Enzo Ciconte

Due sono soprattutto le novità nel bel libro di Enzo Ciconte “Alle origini della nuova ‘ndrangheta. Il 1980” (Rubbettino, pp. 204) dove ravvisiamo in primis la valorizzazione e conoscenza delle figure di Peppe Valarioti e Giannino Losardo, che attendono ancora giustizia, con contestuale riferimento agli ambiti politici di quegli anni lontani ma non troppo, comunque difficili… Sono passati quaranta anni esatti dalla loro uccisione. Ciconte è docente di Storia delle mafie italiane presso l’Università di Pavia…

Ricordiamo intanto cosa accadde in quegli anni. A Palermo, il 6 gennaio 1980, viene ucciso dalla mafia il Presidente democristiano della Regione Siciliana Piersanti Mattarella; i costruttori romani Caltagirone sono coinvolti nello scandalo nazionale Italcasse; lo scandalo dei petroli che coinvolse alti ufficiali della Guardia di Finanza come il Comandante Generale Lo Giudice e il Ministro democristiano Bisaglia. Il finanziere Michele Sindona è arrestato negli USA per il fallimento della Franklin National Bank, e indiziato in Italia per l’omicidio Ambrosoli.Molti sono i morti per mafia e terrorismo: il 12 febbraio a Roma Vittorio Bachelet, Vicepresidente del CSM e docente universitario, è assassinato dalle B.R. all’interno dell’Università; il 19 marzo a Milano il Giudice Guido Galli viene ucciso da Prima Linea; il 28 maggio a Milano viene ucciso il giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi. Il 27 giugno un aereo dell’Itavia con a bordo membri dell’equipaggio e settantasette passeggeri, che da Bologna deve raggiungere Palermo, viene abbattuto da missili “misteriosi” nei cieli sopra Ustica; il 2 agosto a Bologna una bomba esplode nella sala d’attesa della stazione causando ottantacinque morti e centinaia di feriti. In autunno, lo scontro sociale in atto nel paese vede sfilare a Torino, ferita dalla cassa integrazione per decine di migliaia di operai della Fiat e dell’indotto, la” Marcia dei quarantamila” che manifestano per il ritorno alla normalità della vita e della città… L’anno si chiude con il terremoto dell’Irpinia del 23 novembre che provocò circa tremila morti, diecimila feriti e centinaia di migliaia di sfollati, dando inizio alla guerra di camorra per la spartizione degli utili (Cutoliani e Nuova Famiglia)…

Tornando alle vicende della Calabria, l’emergere della potenza ‘ndranghetista non si può capire senza soffermarsi sulla questione sociale calabrese di cui i moti di Reggio Calabria del 1970 sono il faro… Dietro la protesta per l’assegnazione a Catanzaro di divenire capoluogo regionale, esiste un grande malessere per la situazione complessiva della regione, per la mancanza di lavoro e per l’emigrazione… nonostante gli importanti progetti programmati dal Ministro Dc Emilio Colombo, quali il Quinto Centro Siderurgico di Gioia Tauro, la Sir di Lamezia Terme, la Liquichimica di Saline Joniche che non decolleranno mai.

Nel libro in esame si è trattato dell’inizio dell’azione politica e delle nuove strategie della ‘ndrangheta, che è penetrata nella politica, nei partiti, nelle istituzioni e nella massoneria; la mafia che s’impadronisce della Calabria e diventa la mafia più temibile d’Italia. Una storia non nuova che spiega quel che accade oggi. Mitica la figura di Valarioti che riteneva che la politica e in primis la cultura, fossero validi mezzi contro la ‘ndrangheta anche per assicurare importanti opportunità ai giovani della sua regione…
Il grande Giorgio Bocca, in un’intervista, disse “…in Italia se si fa un passo in avanti, qui (in Calabria) se ne fanno due indietro… forse per alcune cose è sempre peggio”. Racconta anche di Rosarno, della morte di Peppe Valarioti e della battaglia di Peppino Lavorato, che fu sempre vicino agli operai, ai disoccupati, ai giovani per difendere e garantire la tutela dei diritti Costituzionali… E aggiunse: “… per quale maledizione della storia, per quale fatalità geografica noi italiani del nord e del sud non riusciamo a fare di questo Paese un paese unito… nessuno si è occupato di capire la ragione vera di questo arretramento… La radice è storica. Ma non riesco a capire quale è, perché ci sia questa perseveranza nel male… C’è il sud peggiore del Mediterraneo… mi sono fatto la convinzione che le mafie sono parte costituente della politica italiana, perché credo che ci sia la necessità che esistano…”. (Raffaele Vacca)

Alle origini della nuova ‘Ndrangheta. il 1980
di Enzo Ciconte
Rubbettino Editore – ISBN 9788849862300

COSENZA – Il talk online “La forza delle aree interne”

Domani pomeriggio, alle 17.00, appuntamento sulla pagina Facebook di Rubbettino Editore con il talk online La forza delle aree interne – Nuova centralità e promesse tradite.

L’editore Florindo Rubbettino  sarà intervistato dal giornalista de Il Quotidiano del Sud Massimo Clausi.

«Nell’immaginario collettivo – si legge in una nota – per molti sono luoghi per esploratori, sognatori, ribelli, eremiti, viaggiatori. Per altri sono spazi vuoti e lontani dalla dimensione urbana. Ma c’è chi quelle montagne le abita, le vive e le tiene in vita. E spesso riservano sorprese inaspettate. Oggi che quegli “spazi vuoti” hanno riacquistato una nuova centralità occorre uno sforzo corale per provare a costruire traiettorie di futuro che rifuggendo da visioni arcaiche, estetizzanti e nostalgiche, lavorino in maniera combinata su conservazione, integrazione e innovazione. E occorre un nuovo agire che rompa con il passato fatto di attese e promesse tradite». (rcz)

 

 

LOCRI – Il libro “Omero al Faro” di Mimmo Rando

Oggi, a Locri, alle 18.00, presso la Biblioteca Comunale “Gaudio Incorpora”, Mimmo Rando presenta il suo libro Omero al Faro.

L’evento è stato organizzato dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’editore Rubbettino.

Intervengono l’Assessore Anna Sofia, il direttore editoriale Luigi Franco, la prof.ssa Beatrice Bumbaca. Le letture sono a cura di Bernardo Migliaccio Spina, conduce Maria Teresa D’Agostino.

Il libro è edito da Rubbettino Editore.

RENDE – Il 3 maggio il libri “Studi di intelligence. Una visione per la crescita”

Venerdì 3 maggio, a Rende, alle 11.00, presso la Sala Stampa dell’Aula Magna “Beniamino Andreatta”, la presentazione del libro Studi di intelligence. Una visione per la crescita a cura di Mario Caligiuri.

Introduce Gino Mirocle Crisci, Rettore Unical. Relaziona Mario Caligiuri. Coordina la giornalista Andreina Morrone.

Previsti gli interventi di alcuni autori del volume, che contiene le sintesi delle tesi realizzate da Luigi Barberio, Cristian Costantino, Valentina Cuzzocrea, Carmelo Idà, Andreina Morrone, Giuseppe Naccarato, Antonio Sapio, Alessandra Speranza e Giuseppe Torchia.

Il libri è edito da Rubbettino Editore. (rcs)

CATANZARO – “L’arte e il paesaggio” di Giorgio Ceraudo

Questo pomeriggio, a Catanzaro, alle 17.00, presso il Salone del Palazzo della Provincia, la presentazione del libro L’arte e il paesaggio. Le belle contrade di Giorgio Ceraudo.

Intervengono Ivan Cardamone, vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Catanzaro, Teresa Gualtieri, presidente Nazionale Federazione Club per l’Unesco, Francesco Cuteri, archeologo, Rosanna Caputo, storico d’arte, e Giorgio Ceraudo, autore. Modera Silvio Rubens Vivone, giornalista. 

Il libro è edito da Rubbettino Editore. (rcz)

REGGIO – Alla Mediterranea il libro di Mimmo Nunnari

Oggi pomeriggio, a Reggio, alle 16.45, presso la Sala del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Mediterranea, la presentazione del libro Destino mediterraneo di Mimmo Nunnari.

L’evento è stato organizzato dal Circolo Culturale Rhegium Julii in occasione della Giornata Mondiale del Libro promossa dall’Unesco.

Relazionano lo storico prof. Pino Caridi e l’ing. Franco Costantino. I saluti saranno portati dal dott. Mario Musolino, Rhegium Julii, e dal prof. Massimiliano Ferrara, direttore del Dipartimento Giurisprudenza Università Mediterranea.

Il libro, edito da Rubbettino Editore, ha vinto il Premio Costa Smeralda 2019. (rrc)

CATANZARO – “Il grande ammiraglio” di Enzo Ciconte

Oggi, a Catanzaro, alle 18.30, presso la Libreria Ubik, Enzo Ciconte presenta il suo libro Il grande ammiraglioStoria e leggende del calabrese Occhialì, cristiano e rinnegato che rivenne Re.

Ne discutono con lui Filippo VeltriFrancesco Cuteri.

Il libro, edito da Rubbettino Editore, è la storia di un povero giovinetto calabrese sconosciuto e destinato a una vita difficile nel suo paese, che riesce a raggiungere gloria e potere in un paese straniero dove ha avuto la stima di quattro imperatori, a conferma delle sue capacità non solo militari, universalmente riconosciute in campo amico e in campo nemico, ma anche dalla sua abilità di tessere relazioni personali, di costruire rapporti, amicizie, interessi. Occhialì è stato sicuramente un personaggio notevole sotto molti aspetti, che richiamò l’attenzione dei contemporanei e il cui fascino è arrivato fino a noi. La vita di Occhialì si svolse tutta sulle sponde e sulle acque del mar Mediterraneo e ci racconta fatti accertati storicamente, ma è una vita che affascina perché ha molti tratti di fiaba e di favola che incantano e attraggono. La Calabria ha dimenticato questo suo figlio e la sua storia ha avuto un andamento carsico: s’inabissa per molto tempo per poi riemergere all’improvviso quando uno meno se lo aspetta. La Turchia ha di lui un ricordo più solido e duraturo perché quello che ha fatto non è stato dimenticato e la sua tomba continua ad essere visitata, meta di pellegrinaggi e di curiosi.