Riaprono le scuole in Calabria, gli auguri delle istituzioni agli studenti

Anche in Calabria, la Scuola ha riaperto le sue porte agli studenti per incominciare un nuovo anno, all’insegna della ripartenza e con la presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Tantissimi gli auguri, da parte delle Istituzioni, per i 77.066 studenti calabresi che varcheranno, per la prima volta, o torneranno, tra le mura delle scuola.

Un augurio speciale, è arrivato da Sandra Savaglio, assessore regionale all’Istruzione uscente, che ha sottolineato come la scelta del presidente Mattarella di inaugurare l’anno scolastico in Calabria «come luogo simbolo da cui ripartire,  mi riempie di orgoglio, perché penso alle tante eccellenze scolastiche che si distinguono nei nostri Istituti, spesso presidio e avamposto sociale, non solo didattico e formativo».

«Sono stati anni scolastici molto duri questi ultimi. Spero che questo nuovo inizio in presenza, contribuisca a superare tutte le negatività che ci sono state in modo che  i ragazzi possano ricominciare in una prospettiva positiva» ha detto la Savaglio, ricordando che «la scuola è occasione di crescita e preparazione al mondo degli adulti, per cui siate sempre consapevoli che il futuro si costruisce in questi anni di formazione, un tempo che va investito al meglio perché  le vostre energie, le capacità e l’entusiasmo sono al massimo».

«Un abbraccio e un arrivederci, da ora in poi non più come assessore – ha concluso – ma come scienziata impegnata nella divulgazione nelle scuole. Sono stata felice di avere lavorato con voi, ho dato il massimo, anche se so benissimo che per la scuola non è mai abbastanza. Ma soprattutto, ho toccato con mano il vostro grande impegno. Grazie davvero per le belle esperienze che mi avete regalato, non le dimenticherò mai».

Anche il consigliere regionale uscente, Marcello Anastasi, ha ricordato come «veniamo da un lungo percorso in salita, il cui prezzo è stato pagato da tutti, compresi i nostri ragazzi, che per lungo tempo hanno visto insegnanti e compagni da un monitor. Si torna finalmente alla vita vissuta, vita congelata per mesi».

«E, con la ripresa – ha spiegato – naturalmente riemergono gli atavici problemi dell’Universo Scuola, problemi che si sarebbero potuti e dovuti risolvere per tempo, come quelli legati all’edilizia scolastica, o la climatizzazione delle aule, passando per l’organizzazione dei trasporti».

«Il mio vero grande augurio, sia da consigliere regionale che da professore – ha spiegato – anche e soprattutto in vista dell’imminente appuntamento elettorale che darà alla Calabria una nuova e – si spera – duratura guida, è che la Scuola, torni al centro dell’agenda politica e veda affrontate e superate tutte le sue mancanze, il mio impegno in questa direzione non mancherà certamente».
«Per me è importante inviare studenti, docenti e personale scolastico – ha concluso – un abbraccio simbolico  per questa ripartenza, nella speranza che nulla di neanche lontanamente somigliante a quanto abbiamo vissuto, si ripresenti mai più».
I già Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Antonio Marziale, nell’augurare un buon inizio scolastico agli studenti, ha ricordato che «solo il sapere può affrancare le giovani generazioni dal degrado in cui il nostro territorio si trova».
«Un degrado strutturale – ha spiegato – inteso in ogni senso ma soprattutto sfuggire alla povertà educativa ed economica. Il sapere mette i giovani in condizione di fare il confronto tra ciò che è stato, ciò che è, e ciò che deve essere. Dalla scuola filtra veramente il futuro e filtra la speranza che può tramutarsi in concretezza».
«Quindi – ha concluso – l’augurio va: ai ragazzi, ai docenti, a tutto il personale! Eroico se si considera che in Calabria va a frequentare scuole che per il 94% sono senza decreto di agibilità. Grazie alla loro professionalità, grazie dal profondo del cuore e buon anno scolastico a tutti».
Che «il ritorno alla normalità del vivere quotidiano è divenuto bene da tutelare» ne ha parlato il sindaco di Rende, Marcello Manna, rivolgendosi agli studenti rendesi, ricordando come «il diritto allo studio è bene costituzionale da tutelare da parte delle istituzioni».
«Perché – ha spiegato – l’educazione deve essere mossa da un’apprendimento corrisposto, dalla presenza fisica, dallo scambio immediato e vivace, da un lessico famigliare che si costruisce solo con l’esperienze quotidiane. La scuola alimenta la vostra sete di sapere rendendovi autonomi, capaci di esercitare il pensiero critico. Solo così sarete capaci di divenire adulti, capaci di decidere del vostro futuro».
«Noi adulti – ha concluso – saremo ogni giorno al vostro fianco e assisteremo all’immutato miracolo della vostra crescita, del vostro autodeterminarvi in un mondo che rispetti le differenze e sia più equo. Buon primo giorno di scuola: che sia l’inizio di un percorso di felicità per voi tutte e tutti».
Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, ha voluto ringraziare gli studenti per il loro entusiasmo, «un segnale

importante per un anno che si apre con l’atteso ritorno alla normalità. Normalità alla quale avete contribuito con l’attenzione dimostrata nel corso dei mesi caratterizzati dall’emergenza pandemica».
«La didattica a distanza, le limitazioni alla frequenza in presenza – ha spiegato – sono stati per voi un sacrificio ma avete, comunque, dimostrato la vostra grande volontà di apprendimento e il vostro senso di appartenenza alla scuola. Il ritorno in aula segna un passo importante ma occorre continuare a rispettare regole e precauzioni se vogliamo che i vostri sacrifici non siano stati vani».
«Bentornati a Scuola ragazzi. È lì che si costruisce il vostro futuro» ha scritto su Facebook il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, che ha augurato un buon inizio agli studenti, ai docenti, al personale, ai dirigenti scolastici e ai genitori».
«Questo è il mio ultimo primo giorno di scuola dopo dieci anni di primi giorni che ho passato davanti e dentro le scuole cittadine, condividendo con i bambini le loro paure e le loro preoccupazioni per questa giornata così importante» ha dichiarato Mario Occhiuto, sindaco uscente di Cosenza.
«Oggi, finalmente – ha aggiunto Occhiuto – si torna in presenza. Negli ultimi due anni, quelli che ci hanno messo a dura prova a causa della pandemia, abbiamo svolto all’interno degli edifici scolastici delle attività importanti, creando nuovi spazi e nuove aule per dare maggiore possibilità, agli alunni ed anche ai docenti, di avere a disposizione spazi più adeguati nei quali è rispettato il distanziamento imposto dalle regole per il contrasto al Covid».
Il Sergio Abramo, sindaco di Catanzaro, ha sottolineato quanto gli studenti siano stati «straordinari nell’affrontare una sfida che ha messo a dura prova tutti noi» e ha lanciato un appello: «vi chiedo di affrontare il nuovo anno scolastico con fiducia, entusiasmo, determinazione e tanta voglia di imparare cose nuove. Rivolgo a tutti Voi un in bocca al lupo pieno di affetto, certo che anche quest’anno ci renderete fieri dei vostri successi».
Anche il sindaco di Maida, Salvatore Paone, ha rivolto i suoi auguri agli studenti, sottolineando che quello iniziato è «un anno che parte con lezioni in classe e sotto l’auspicio della speranza per una ripartenza vera, completa, necessaria. Una ripartenza che porta con sé una scuola nuovamente al centro del vivere civile, punto di riferimento delle famiglie e dell’intera comunità, protagonista nel promuovere cultura e socializzazione».
A San Giovanni in Fiore, l’inizio dell’anno è cominciato all’insegna della tutela del verde: la sindaca, Rosaria Succurro, ha distribuito una cartolina a tutti gli studenti, in cui è stata evidenziata l’importanza della tutela dell’ambiente.
«Viviamo nel cuore della Sila, che è meravigliosa. Prendersi cura dell’ambiente, significa prendersi cura di noi stessi. So che tu lo sai, che hai già imparato molto sul rapporto tra noi tutti e la natura» si legge nella cartolina, in cui la sindaca ricorda che «la scuola è il fondamento della società. Leggere e studiare è molto importante, perché – ha scritto la sindaca nella cartolina  indirizzata ad ogni singolo alunno e contenente un disegno di bimbi festosi all’aria aperta – ti permette di conoscere, di crescere insieme agli altri, di scegliere la tua strada, di essere libero e di superare le difficoltà. Io e gli assessori comunali siamo vicini a te, ai tuoi compagni e amici, ai tuoi genitori. La scuola è come una famiglia: la collaborazione e l’armonia ci aiutano a costruire una società migliore, più sana, più unita, più solidale». (rrm)

ISOLA CAPO RIZZUTO (KR) – Scuole rinnovate per il ritorno tra i banchi

Tantissimi sono stati, a Isola Capo Rizzuto, gli interventi sui vari edifici scolastici del territorio da parte dell’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Maria Grazia Vittimberga, con la fattiva collaborazione dei dirigenti scolastici.

Tra gli interventi ordinari, si registrano tinteggiatura interna ed esterna, pulizie esterne, manutenzione verde, ripristino rubinetterie e infissi danneggiati e quant’altro. Poi ancora sono stati effettuati interventi di maggiore entità come il rifacimento, in alcuni edifici, degli impianti elettrici, idraulici e di climatizzazione; l’installazione di nuove caldaie a risparmio energetico; installazione di nuovi infissi e porte e ristrutturazione di alcuni bagni, tra cui l’eliminazione dei cosiddetti “bagni turchi”, ancora presenti in alcuni edifici con gravi conseguenze igienico-sanitarie. 

Tra le altre cose si registrano anche il rifacimento dell’intero tetto dell’edificio di Le Castella, il ripristino di tantissime pareti ammalorate, l’ampliamento di aule con l’abbattimento di pareti, cosi come richiesto dai dirigenti. Insomma, tanto è stato fatto nelle scuole e tanto c’è ancora da fare, i lavori già programmati sono diversi e molti di questi dovrebbero partire già nei prossimi mesi.

L’obiettivo dell’amministrazione Vittimberga, in modo particolare del Sindaco e dell’assessore al ramo, Maria Pangallo, è quello dare al più presto una svolta strutturale a tutte le scuole del territorio, affinché la generazione futura di Isola Capo Rizzuto possa crescere in ambienti idonei e non degradati.

Infine, nei giorni scorsi, sempre grazie al lavoro messo in atto dall’amministrazione, il comune di Isola si è aggiudicato un finanziamento di € 200.000,00 per la manutenzione scolastica. Infine, come già annunciato nei giorni scorsi sui canali social, anche quest’anno ci sarà il supporto alla Polizia Locale dei Nonni Vigili, che si occuperanno di sicurezza negli orari di ingresso ed uscita degli alunni. (rkr)

VIBO – A Porto Salvo si fa scuola sotto le tende

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – A Porto Salvo, questa mattina, ai piccoli scolari delle marinate, viene consegnata una scuola innovativa e di ultima generazione. Così si esprime, secondo il proprio concetto di rivoluzione (dei poveri), il comune di Vibo Valentia.

Peccato che ai tempi di mio nonno, cent’anni arredi, questo scenario era quello della fiera dei porci e dei ciucci.
Nessuno cerchi di uscirsene fuori dalla maglia, siete tutti responsabili e tutti colpevoli. Perché io c’ero quando, la scorsa primavera, ci era stato garantito un buon lavoro, risolutivo. C’ero, e fui tra i primi a porre la possibilità che il lavoro da fare, in quei termini, potesse andare a gravare poi, come purtroppo si è verificato, sul resto della struttura.
Ma fui considerata donna di poca fede, poco fiduciosa e rispettosa nei confronti della professionalità di chi aveva in mano le carte e più di me le sapevano leggere . meno capace soprattutto, rispetto a chi aveva fatto perizie e sopralluoghi. Invece poi, ho avuto ragione. La scuola è andata perduta. Finiti i lavori a maggio, a settembre viene dichiarata inagibile. Rischia di accasciarsi al suolo.
Per cui, oggi 20 settembre, primo giorno di scuola, nessuno si azzardi, a me, che vengo dal morto, di insistere che è vivo.
Il vero problema è che i soldi pubblici rendono ciechi, bestie incapaci di ogni genere di discernimento. Autori di terribili opere di disgregazione sociale, e fine vita delle comunità.
A Porto Salvo, cari signori della corte, vi hanno resi imperdonabili. E mi auguro chi ha sbagliato, paghi.
Non parlava certo di tende Nicola Gratteri, quando invitava ad occupare gli spazi liberi.
Caro presidente Mattarella, tu perdesti a caminata, i nostri figli ogni possibile speranza. (gsc)

BANKITALIA: SANITÀ, TRASPORTI, SCUOLA
COME RIPIANARE LO SVANTAGGIO DEL SUD

Ci sono tanti, troppi e grandi divari tra il Nord e il Sud, a livello di infrastrutture, trasporti, sanità e istruzione, come è stato rilevato nel report I divari infrastrutturali in Italia realizzato da Banca d’Italia e di Mauro Bucci, Elena Gennari, Giorgio Ivaldi, Giovanna Messina e Luca Moller e pubblicato lo scorso mese di luglio.

I risultati del report documentano la presenza in Italia di differenze molto pronunciate nella dotazione infrastrutturale economiche e sociali tra i diversi territori, evidenziando come, «per quanto riguarda alle infrastrutture di trasporto, emerge che le aree con i collegamenti stradali e ferroviari più veloci nonché quelle con le maggiori possibilità di accesso ai principali scali aeroportuali e portuali, in termini di traffico merci, sono prevalentemente collocate nelle regioni centro settentrionali (in particolare in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Toscana)».

«Le regioni del Sud e delle Isole – si legge – si trovano in una condizione di relativo svantaggio, fatta eccezione per le aree della fascia tirrenica limitatamente alla possibilità di accedere a scali portuali rilevanti per il solo traffico di passeggeri. Le reti di comunicazione presentano una dicotomia Nord Sud meno marcata se si guarda alla disponibilità delle infrastrutture, soprattutto per quanto attiene alla rete mobile ad alta velocità (un discorso diverso riguarda però l’accesso effettivo alla rete, che riflette l’eterogeneità territoriale delle condizioni economiche e della cultura digitale delle famiglie)».

«Il gap infrastrutturale appare, invece – si legge nel rapporto – molto profondo nell’ambito della distribuzione dell’elettricità e dell’acqua: nelle regioni meridionali e insulari la frequenza delle interruzioni senza preavviso del servizio elettrico per gli utenti a bassa tensione è più che doppia rispetto al resto del paese, oltre un terzo degli utenti a media tensione riceve un servizio inferiore agli standard previsti dalla regolazione nazionale e gli acquedotti disperdono una quota di acqua 1,4 volte più elevata rispetto a quanto avviene nel resto del paese».

Un altro aspetto affrontato, è quello delle telecomunicazioni, in cui è stato ribadito il suo ruolo «di primo piano tra le infrastrutture necessarie per lo sviluppo delle economie moderne, segnate dalla rivoluzione digitale e da continue trasformazioni nei processi di lavoro».

Per quanto riguarda la distribuzione dell’energia elettrica e dell’acqua, è stato evidenziato come le «province meglio servite sono quelle collocate nella fascia alpina del Trentino Alto-Adige e della Lombardia (favorite dalla prossimità agli impianti di produzione), nonché quelle dell’area padana», mentre si registrano frequenti interruzioni della fornitura nelle aree appenniniche interne dell’Italia centrale e soprattutto nelle regioni meridionali e in quelle insulari: in queste ultime la frequenza annua dei distacchi per ogni utente a bassa tensione è pari a 14,3 (contro 5,1 nelle regioni centrosettentrionali)».

«I divari di qualità del servizio – è stato evidenziato – sono peraltro confermati dai dati circa la durata complessiva delle interruzioni senza preavviso, che ammontano a oltre 60 minuti l’anno per utente nella media delle province del Sud e delle Isole (con punte di oltre 90 minuti in Sicilia), a fronte di circa 30 nelle regioni settentrionali (con valori minimi di 20 in Valle d’Aosta). Anche i buchi di tensione si verificano con una frequenza significativamente maggiore nelle regioni meridionali e insulari rispetto al resto del paese (nel 2019 sono stati registrati circa 76 buchi di tensione complessivi per singolo nodo nelle regioni meridionali continentali e ben 130 in Sicilia, a fronte di circa 23 nelle regioni settentrionali e 30 in quelle centrali)».

«Perdite idriche di entità rilevante – si legge nel report – si registrano nei territori di Frosinone e Latina e in molte province del Sud e delle Isole: in oltre la metà di quelle campane, siciliane e sarde la quota di acqua effettivamente messa a disposizione degli utenti è inferiore al 50 per cento29. Le cattive condizioni delle infrastrutture idriche rendono alcune realtà più esposte a fenomeni di razionamento dell’acqua per uso domestico. Tali episodi sono pressoché interamente concentrati in alcune province del Sud e insulari (figura 10, pannello b); in alcuni capoluoghi (Catanzaro, Palermo, Enna e Sassari) il razionamento idrico non è limitato ai periodi estivi ma interessa, per alcune ore al giorno, l’intero arco dell’anno».

Per la Banca d’Italia, «il gap infrastrutturale delle regioni meridionali e insulari è confermato anche dalle condizioni delle infrastrutture preposte agli altri segmenti della filiera dell’acqua, quali la raccolta delle acque reflue e le attività di depurazione. Vi sono circa 40 Comuni tuttora sprovvisti di servizio di raccolta delle acque reflue (poiché la rete fognaria non è presente o non è collegata a un depuratore), di cui oltre la metà localizzati in Sicilia; nelle aree meridionali inoltre si verificano con maggiore frequenza episodi di allagamento, sversamento e rottura delle fognature e la qualità delle acque depurate è sensibilmente peggiore della media italiana».

Per quanto riguarda le infrastrutture ospedaliere, mentre al Nord si può accedere a un numero di posti letto pari a circa una volta e mezza la media italiana, scendendo verso le aree meridionali e verso le isole si riduce: l’indicatore è pari al 70 per cento della media per le province calabresi, al 50 per quelle siciliane e al 20 per quelle sarde. Anche per le aree di confine l’accessibilità a posti letto in strutture ospedaliere è inferiore alla media, ma di poco (l’indicatore si aggira intorno al 90 per cento).

Questione rifiuti

Per quanto riguarda la raccolta indifferenziata, «la maggiore facilità di accedere a impianti di smaltimento dei rifiuti sono localizzati in Emilia Romagna, avvantaggiata dell’elevato numero di impianti collocati sia nella regione di appartenenza (complessivamente 28) sia nelle regioni limitrofe (in particolare in Lombardia, regione che conta 34 impianti)», mentre le aree penalizzate rimangono quelle insulari (sopratutto la Sardegna) e quelle calabresi, dove le possibilità di raggiungere pianti di trattamento della frazione organica dei rifiuti differenziati decrescono, fino a essere particolarmente bassi nelle isole.

Un gap, che è stato segnalato anche dall’ultimo Green Book di Utilitalia, dove è stata rilevata «una situazione di sovracapacità impiantistica delle regioni settentrionali, che si caratterizzano per quantità di rifiuti urbani trattati superiori a quelli raccolti in loco sia relativamente alla frazione secca residua sia a quella organica; al contrario gli impianti presenti nelle regioni centrali e soprattutto in quelle meridionali non sono sufficienti a trattare tutti i quantitativi raccolti localmente».

Secondo il report, infatti, «tenendo conto sia della componente ordinaria che di quella aggiuntiva dell’attività di investimento dell’operatore pubblico, alle regioni meridionali e insulari dovrebbe essere destinata una quota di spesa almeno pari al 45 per cento e in ogni caso sensibilmente più elevata rispetto alla quota della popolazione residente».

«Alcune elaborazioni basate sui dati dei Conti pubblici territoriali (CPT) mostrano tuttavia che nell’arco dell’ultimo decennio l’incidenza delle regioni meridionali e insulari sul complesso delle risorse destinate all’accumulazione di capitale pubblico (spesa pubblica per investimenti e per contributi agli investimenti delle imprese) è oscillata intorno al 30 per cento (con un picco nel 2015 in corrispondenza della chiusura del ciclo di programmazione dei fondi comunitari; a fronte di una popolazione residente pari in media al 34,4 per cento di quella nazionale40. In termini pro capite, nella media dell’ultimo decennio l’entità di tali risorse è stata all’incirca pari a circa 780 euro per le regioni meridionali e insulari, contro gli oltre 940 delle regioni centrosettentrionali».

«Il divario – si legge ancora – è legato alla distribuzione delle risorse sul territorio ma possono avervi contribuito anche fattori istituzionali, quali le capacità tecniche delle Amministrazioni locali di selezionare i progetti e di portare a termine i lavori nei tempi programmati; questi fattori sembrano essere particolarmente critici per le regioni meridionali, che si caratterizzano per ritardi nella esecuzione delle opere relativamente elevati rispetto al resto del Paese». (rrm)

Alla Calabria 13 milioni di euro per l’avvio in sicurezza nelle Scuole

Per la Calabria, sono in arrivo oltre 13 milioni di euro per l’avvio in sicurezza nelle Scuole. Tale somma fa parte dei 350 milioni di euro stanziati dal decreto sostegni bis per garantire l’avvio dell’anno 2021/2022 in sicurezza, ripartiti con un decreto del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Si tratta di risorse che i dirigenti scolastici potranno utilizzare per l’acquisto di dispositivi di protezione e di materiale per l’igiene individuale o degli ambienti, ma anche per interventi a favore della didattica per le studentesse e gli studenti con disabilità, disturbi specifici di apprendimento e altri bisogni educativi speciali, per potenziare gli strumenti digitali, per favorire l’inclusione e contrastare la dispersione scolastica attraverso il potenziamento dell’offerta formativa.

I fondi si potranno utilizzare anche per adattare gli spazi interni ed esterni degli istituti, per garantire lo svolgimento delle lezioni in sicurezza o per l’acquisto di servizi professionali, di formazione e di assistenza tecnica per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per l’assistenza medico-sanitaria e psicologica. Si potranno acquistare strumenti per l’aerazione e quanto ritenuto utile per migliorare le condizioni di sicurezza all’interno degli Istituti.

Con il decreto firmato, ora al vaglio degli organi di controllo, viene resa nota la somma a disposizione di ciascuna scuola. L’assegnazione dei fondi avverrà nei prossimi giorni insieme all’invio di una apposita nota che il Ministero dell’Istruzione fornirà alle scuole con le istruzioni operative per l’utilizzo delle risorse. Sarà previsto un supporto attraverso l’help desk per l’emergenza. (rrm)

INVALSI CONFERMA IL DIVARIO FORMATIVO
ALLA SCUOLA SERVIRÀ UNA “RIVOLUZIONE”

di FRANCESCO RAO – Dovremmo abituarci all’idea che oltre al peso, alla velocità ed all’altezza anche i fenomeni sociali sono misurabili. A fronte del singolo risultato è bene non fermarsi all’evidenza del dato finale, occorre anche iniziare ad individuare nella singola specificità il rapporto che ne determinerà il valore della misura.

La scuola, nel suo insieme, da circa 20 anni a questa parte, sembrerebbe aver messo da parte uno dei pilastri che i padri costituenti hanno materializzato nella Costituzione italiana: mi riferisco all’azione di crescita culturale e, di conseguenza, alla partecipazione quotidiana in una vita sociale nella quale la politica possa rappresentare, oltre al risultato della crescita culturale di una Comunità e dell’intera nazione, anche la sintesi di un processo di sviluppo complessivo.

Ricordo a me stesso che la Costituzione è stata anche l’occasione per codificare un compromesso tra le varie anime politiche e le diverse ideologie rappresentate dai componenti dell’Assemblea Costituente. Prima di proseguire, è doveroso precisare che la storia ci ha consegnato compromessi al ribasso e compromessi al rialzo. Ebbene, la Costituzione Italiana rappresenta uno dei pochissimi casi di compromesso al rialzo consegnatoci dalla storia delle istituzioni politiche mondiali. Studiando con attenzione il diritto costituzionale italiano e comparato si potrà sicuramente notare la profonda lungimiranza attuata dai Costituenti i quali, soffermandosi sull’importanza e sul ruolo dell’istruzione, avevano ben intuito che l’Italia, per crescere e superare le criticità socioeconomiche rilevate nel secondo dopoguerra, oltre a dover superare lo Statuto Albertino si è trovata a scegliere una nuova forma di governo ed in esso vi è stato un nuovo punto di partenza. Sappiamo tutti cosa accadde il 2 giugno del 1946 e sappiamo benissimo l’importanza che rappresentò per l’Italia il processo di scolarizzazione avviato dal 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione Italiana.

La premessa storica era indispensabile perché continuo a pensare che ognuno di noi deve ricordare sempre il passato per poter guardare con maggiore lungimiranza al futuro. Intanto, sappiamo benissimo che non può e non deve passare inosservato il divario Nord-Sud.  Ieri veniva individuato come Questione Meridionale e oggi potremmo indicarlo come “emergenza Meridionale”. In tale cornice, da qualche anno a questa parte, prima i dati Ocse e successivamente le ricerche condotte dall’Invalsi, hanno costantemente certificato una regressione crescente delle competenze degli studenti Meridionali.

Recentemente, a causa della pandemia ancora in atto, tale processo si è acuito non soltanto al Sud, ma ha registrato flessioni anche nel Centro Nord. Qualche anno addietro, per l’esattezza luglio 2019, in un comunicato stampa dell’Anief, Associazione Sindacale Professionale, veniva affrontato il tema di cui ci stiamo occupando in questa sede e le parole del Presidente erano: «è assodato che al Sud, dove di sicuro uno studente su tre iscritto al primo anno delle superiori non arriverà mai alla maturità, il ritardo sia notevole: c’è un abisso. In terza media, per esempio, il 35% degli alunni non è in grado di comprendere un testo in italiano, ma in Calabria la percentuale sale al 50%. In inglese la quota di studenti che non arriva al livello prescritto (A2) è del 30% nel Nord Ovest, del 25% nel Nord Est, del 35% nel Centro, del 54% nel Sud e del 61% nel Sud e Isole. Nelle superiori se gli alunni deboli in italiano sono il 30% in media, in Calabria e Sardegna raggiungono il 45%. In Matematica il quadro peggiora».

Vi è da aggiungere che il gap delle competenze tra gli studenti Nord-Sud, a seguito dell’autonomia delle scuole, non lo ha ridotto come era stato preventivamente immaginato nella norma che ne ha istituito tale funzione. Volendo essere cinici nell’affrontare la discussione, dovremmo iniziare a ragionare sugli effetti di tale riforma, da una parte riconducibili al risultato fortemente preoccupante dei dati Invalsi e dall’altro ad un voluto “tradimento” di quella volontà consegnataci dai padri costituenti. Quando don Milani affermava che la scuola somiglia ad un ospedale che cura le persone sane e rifiuta gli ammalati, non era di sicuro il 2021. Non vi erano state le riforme che oggi sono vigenti.

Non esistevano i moderni mezzi di comunicazione ed approfondimento. Per i calcoli non si ricorreva a calcolatrici o tablet, ma veniva utilizzata carta e penna ed i più bravi riuscivano anche a farne a meno. Il problema da affrontare, ieri come oggi era l’analfabetismo. Ieri non si sapeva leggere e scrivere. Oggi, pur sapendo leggere e scrivere siamo di fronte ad un dilagante analfabetismo funzionale certificato dalle ricerche come mancanza di competenze. Di anno in anno, l’Invalsi ha promosso in tal senso molte discussioni e tanti confronti.

Annualmente vengono pubblicati studi, grafici, indicatori, dati e proposte per poi ritrovarci l’anno successivo, con gli indicatori analizzati nel precedente Anno Scolastico, peggiorati. Ed allora, se la scuola ha messo da parte l’idea di istruire e formare le future generazioni, ponendosi come un’azienda che non guarda ai profitti ma alla popolazione scolastica per poter avere maggiori finanziamenti e contare di più sullo scacchiere del territorio nel quale insiste l’edificio scolastico, è lecito chiedersi per quale motivo il Ministero competente non abbia preso di petto la questione, invitando l’Invalsi a continuare nella propria mission ed inserendo nei processi di misurabilità i Dirigenti scolastici, i docenti ed i tecnici di laboratorio?

Mi sembra scontato doverlo ricordare, ma vista la circostanza non posso esimermi di sottolineare che i processi di formazione continua, rivolti ai docenti ed ai dirigenti, estesi a tutto il personale scolastico, oltre ed essere citati dal Ccnl del comparto Scuola, rappresentano una continua occasione per aggiornarsi, formarsi ed entrare in sintonia con i moderni metodi d’insegnamento e con le nuove generazioni che da un punto di vista formativo richiedono sistemi simmetrici rispetto all’asimmetria spesso registrata in moltissime realtà scolastiche.

Detto ciò, non è mia intenzione sminuire la preparazione e la dedizione dei docenti che amano il loro lavoro; vi è la ferma convinzione che ognuno di noi, in mancanza di aggiornamento e privato di specifiche competenze, non può essere utile per tutte le stagioni. Tutta la platea del mondo scolastico italiano – circa otto milioni di giovani – afferisce alla generazione dei nativi digitali. Loro, contrariamente a noi nati nel Secolo scorso, hanno preso in mano un tablet a meno di due anni ed hanno immediatamente imparato a guardare i cartoni.

Per queste generazioni, va pensato un modello formativo declinato sugli indicatori che il sistema industria 4.0 ci sta chiedendo, senza continuare a propinare modelli superati e spesso noiosi. In classe si legge per i primi anni di scuola primaria. Poi, chi verifica la qualità della lettura? Qualcuno si è chiesto perché i nostri giovani hanno così profonde lacune in italiano, matematica, chimica, fisica e inglese?

Chi non riesce a leggere e comprendere cosa ha letto, comprendendone poi i contenuti per applicarli alle rispettive azioni, come potrà  svolgere degli esercizi di matematica, inglese, fisica e chimica senza l’applicazione della regola per la singola disciplina? Chi memorizza tutto, perché non è stato debitamente formato ad un processo di apprendimento deduttivo, ed essendosi trovato ad interagire con un metodo induttivo nel quale la logica è stata sostituita dalle schede da colorare o completare, con quale coraggio oggi può essere giudicato… male?

Forse vi è una verità che in molti non intendono pronunciare e la società deve essere livellata verso il basso così, privata dal sapere e dalla conoscenza critica, sarà controllabile più facilmente? In questo disegno c’è stato un piccolo imprevisto: i social ed il loro potere pervasivo accessibile a tutti. Umberto Eco aveva visto molto lontano nel dare una certa definizione a tale strumento.

La realtà non trova più spazio sotto il tappeto, perciò, nel levare la polvere accumulata da anni, bisognerà anche immaginare con una certa determinazione la risposta a tale circostanza.

La questione centrale non è più il solo divario culturale Nord-Sud e la mediocrità delle competenze, ma è la mancata qualità strutturale di una società Meridionale che non avrà politici capaci di potersi confrontare non più entro il perimetro di un piccolo comune ma dovrà confrontarsi a livello europeo. Tutto ciò spero possa far riflettere qualcuno. (fr)

[Francesco Rao è un sociologo calabrese, vive a Cittanova]

Scuola, Savaglio: Si lavora per ritorno in sicurezza per il nuovo anno scolastico

L’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, ha incontrato, in Cittadella regionale, il dirigente dell’Ufficio scolastico calabrese, Vito Primerano, i presidenti regionali di Unione delle Province, Sergio Abramo, il presidente di Anci Calabria, Marcello Manna, e i dirigenti regionali all’Istruzione e ai Trasporti, Anna Perani e Francesco Tarsia, per discutere dello stato dell’arte della vaccinazione del personale scolastico, la ricognizione delle spazi e i l’organizzazione dei trasporti.

«Si lavora per assicurare il ritorno a scuola in presenza e in sicurezza – ha dichiarato la Savaglio – almeno per quanto riguarda le responsabilità regionali. Il ministro Bianchi ha chiesto esplicitamente a tutti gli assessori regionali all’Istruzione di fare squadra con le altre istituzioni del territorio, per fornire indicazioni specifiche su bisogni, criticità e parametri di sicurezza».

«Alla luce del lavoro svolto lo scorso anno, tuttora in atto con i tavoli tecnici, la strada da percorrere è meno tortuosa. Certo – ha specificato l’assessore Savaglio –, non possiamo prevedere lo sviluppo o meno dei contagi e, di conseguenza, le restrizioni che la nostra regione eventualmente subirà. Possiamo però collaborare con tutti i soggetti interessati affinché le problematiche di tipo tecnico e pratico siano risolte a monte».

Nel corso dell’incontro, è emerso che, secondo i dati della Protezione civile regionale, i docenti e il personale Ata che hanno ricevuto già la seconda dose di vaccino, sono 29mila, mentre 2mila hanno effettuato la prima dose. Il presidente dell’Usr Primerano si è impegnato a collaborare con la Prociv per un confronto incrociato dei dati disponibili, nel rispetto della privacy e dei protocolli.

«Questo permetterà – riporta l’assessorato – di restituire al ministero un quadro quanto più veritiero possibile circa la percentuale dei vaccinati tra il personale della scuola».

In riferimento alla ricognizione degli spazi utili per assicurare distanziamento e sicurezza per la frequenza scolastica, il presidente dell’Anci Manna si è impegnato a raccogliere le istanze dei sindaci sottolineando come «i lavori avviati in molti edifici scolastici per l’adeguamento sismico renderanno necessaria la locazione di spazi da adibire ad aule temporanee».

«Per questa esigenza – sottolinea l’assessorato –, si spera nella riconferma delle risorse previste già lo scorso anno; risorse che risolverebbero il problema per le tante scuole impegnate dai cantieri, la cui chiusura non è prevista prima di dicembre 2021».

Il presidente dell’Upi Abramo ha auspicato una copertura aggiuntiva ministeriale «per gestire anche eventuali secondi turni nelle scuole secondarie di secondo grado».

Positivo il quadro generale sui trasporti pubblici dove, in linea con le indicazione nazionali, si applicherà la regola dell’80% della capienza massima (questo parametro vale in condizioni di “zona bianca”).

«Si potranno riproporre i servizi aggiuntivi già previsti per lo scorso anno scolastico», ha spiegato Tarsia durante l’incontro. (rcz)

LA SCUOLA E IL DIVARIO FORMATIVO A SUD
IL RILANCIO ITALIANO PASSERÀ DAI BANCHI

di FRANCESCO RAO – La scuola, intesa come sistema educativo e formativo della futura classe dirigente, dovrebbe rappresentare uno tra gli indiscussi punti di forza per qualsiasi nazione. Sulla scorta di tale affermazione, dovrebbero essere previsti una serie di azioni tese a verificare costantemente il posizionamento del punto di equilibrio posto lungo la curva dell’offerta formativa praticata dal sistema scolastico italiano.

In tal senso si potrà affrontare con lucidità il recepimento delle costanti sollecitazioni provenienti dal mercato del lavoro in stretta connessione al fabbisogno dei processi di produzione, garantendo così di volta in volta le necessarie rimodulazioni volte a garantire agli studenti di poter frequentare una scuola al passo con i tempi e di conseguire un titolo di studio immediatamente spendibile nel mondo del lavoro. Tutto ciò, oggi più che mai, rappresenta un validissimo modello predittivo finalizzato a conferire vita alla materializzazione delle sfide tecnologiche che costantemente domandano, al mondo della scuola e delle università, nuove competenze.

L’OCSE, con i puntuali rapporti annuali, tesi a monitorare l’apprendimento scolastico, svolge uno straordinario servizio. Purtroppo tale attività non è stata debitamente resa sufficiente e l’azione svolta dal noto istituto francese, volendo essere un tantino critico, ogni anno ha consegnato ai nostri competitor Europei tutte le criticità dei nostri studenti e di conseguenza abbiamo puntualmente fornito al mondo la mappa delle debolezze strutturali presenti e future. Al contempo è mancata una approfondita analisi di natura politica, volta ad avviare nuovi scenari finalizzati a superare definitivamente i trend che hanno iniziato a lanciare segnali di allarme sin dagli anni 90 dello scorso secolo.

Basti pensare che il protrarsi del gap tra studenti del Sud e studenti del Nord nel mancato raggiungimento di lodevoli obiettivi nelle discipline scientifiche e linguistiche ha conferito una rinnovata valenza al concetto antropologico consegnato alla storia da Cesare Lombroso, sotteso ad etichettare il Meridione ed i Meridionali principalmente come soggetti inferiori e criminali. Non è la prima volta che mi occupo di tali problemi. Da molto tempo continuo ad affermare che il Meridione avrà una seconda vita ed offrirà migliori opportunità ai propri giovani quando ci sarà una scuola capace di essere attuale e propensa ad interpretare prontamente i tempi senza doverli inseguire. In tal senso, qualche domanda sorge spontanea: a fronte dell’insufficiente profitto in ambito scientifico e linguistico che nel tempo ha interessato altissime percentuali di studenti Meridionali, richiamando nello specifico un mancato raggiungimento degli obiettivi previsti per la matematica, la chimica, la fisica e le lingue straniere, i vari governi come hanno risposto ai dati forniti annualmente dall’OCSE? Ed inoltre, quale azione è stata attuata per mitigare il crescente rischio della dispersione qualitativa e quantitativa che affligge il Meridione e le aree interne in particolare? Sono stati attuati corsi di aggiornamento obbligatori per i docenti? Sono state attuate azioni di monitoraggio per comprendere in quale preciso segmento formativo ha origine la negatività dei dati? Con buona probabilità, quando la forbice qualitativa si chiudeva si pensava a rincorrere il raggiungimento delle famose percentuali europee nelle quali l’Italia, ieri come oggi, ancora non ha livellato il rapporto con molti degli altri stati per quanto riguarda il numero di diplomati e laureati, trascurando l’idea della meritocrazia per scegliere la strada della quantità. Detto ciò, per quanto mi riguarda, continuo ad intravedere la scuola come l’ascensore sociale per eccellenza che le famiglie e gli studenti dovranno guardare con maggiore interesse e fiducia. Il rilancio dell’Italia passerà dai banchi di scuola e dalla straordinaria capacità messa in atto dalla stragrande percentuale di docenti, innamorati del loro lavoro e perfettamente coscienti del ruolo che lo Stato riconosce loro.

Vi sono però delle criticità che vorrei proporre all’attenzione dei nostri lettori e, puntualizzo sin da subito, che non è mia intenzione dubitare della professionalità dei docenti nell’effettuare la lettura dei recentissimi dati che non promuovono il nostro modello scolastico, credo sia giunto il momento di assumere in merito  una decisa presa di posizione puntualizzando che non basta aver conseguito una laurea ed aver vinto un concorso per poter essere docenti c’è bisogno di tanta passione.  Basta sentirsi con la coscienza pulita dopo aver ripetuto ai propri discenti il capitolo di storia o l’esercizio di matematica, reiterando l’identico modello appreso più di 30 anni addietro. Con buona probabilità quel metodo va rivisitato ed attualizzato in quanto bisogna saper affascinare gli studenti ed incuriosirli continuamente. Occorre rivedere le disposizioni dei banchi in classe introducendo sempre e di più la circolarità; sarebbe opportuno rivedere i modelli formativi nell’insieme, immaginando la programmazione del breve, medio e lungo periodo  soffermandosi spesso sull’idea della coprogettazione delle lezioni e rivedendo dove necessario la sostituzione della tipica lezione frontale con altri modelli formativi tesi a stimolare il lavoro di gruppo e la partecipazione, elemento di indispensabile necessità in quanto siamo proiettati ad essere una società di solisti e non una comunità di persone capaci di confrontarsi e trovare soluzioni condivise. Oggi, seppur l’istruzione sia un diritto garantito a tutti, le sacche di analfabetismo funzionale ed informatico rappresentano l’identica problematica affrontata dai governi nell’immediato secondo dopoguerra, con l’aggravante che oggi ad essere analfabeta funzionale è un laureato e non una persona completamente analfabeta.

Da oltre 30 anni a questa parte, mentre si registrava un crescente impulso innovativo dettato da una galoppante ascesa dell’informatica e della tecnologia, la modernità alimentava la disattenzione sociale rimanendo inglobato nella bolla speculativa materializzatasi nell’ultimo decennio del Secolo scorso. Tale periodo appariva come una fase di benessere destinata a non doversi esaurire mai. L’onda lunga del ’68 aveva ormai generato un’idea tesa a vedere superati i modelli verticistici ed i processi educativi si trasformavano da modelli normativi a modelli affettivi, spingendo i genitori a scegliere la scuola dove non esisteva la bocciatura alla scuola dove la bocciatura era una delle due variabili posta in funzione al profitto del discente. Questa breve premessa, si pone al centro tra la galoppante affermazione della postmodernità ed una delle pochissime ed intuitive azioni compiute dall’allora Ministro Mariastella Gelmini con l’istituzione degli Istituti Tecnici Superiori. Tale scelta, oltre ad interpretare correttamente i tempi, uniformava i cicli formativi italiani ai modelli europei. Tant’è vero che il super diploma, titolo conseguito dopo aver frequentato un percorso biennale a scelta tra uno dei 6 indirizzi, rappresentava il punto di partenza per risolvere la crescente richiesta di tecnici, proveniente dal mercato del lavoro paralizzato anche a causa della crescente  penuria di Risorse Umane altamente qualificate.

L’importazione di questo modello formativo, assunto dal sistema duale tedesco, supera qualitativamente tanti altri processi processi formativi anche afferenti al mondo universitario perché sono state introdotte due azioni innovative: la prima è l’inserimento di una percentuale di docenti provenienti dal mondo delle professioni; la seconda consiste nell’aver previsto durante il processo formativo una fase di Stage da svolgere in azienda, coinvolgendo il discente nei processi lavorativi dopo aver espletato una breve fase di affiancamento. Quest’ultimo elemento, in buona parte è l’elemento che consente all’azienda di formare una o più Risorse Umane su specifiche necessità ed alla fine del percorso poter procedere con l’assunzione.

Tutto ciò rispondeva ai complessi indicatori di cambiamento, provenienti principalmente dagli Stati Uniti d’America, nei quali oltre ad intravedere la necessità di rivedere il modo di fare scuola si avvertiva l’avvio di un divario formativo posto tra le principali cause della disoccupazione giovanile Italiana e soprattutto Meridionale. Questa affermazione, già nel 1995 e con una straordinaria lungimiranza, era stata consegnata al mondo da Jeremy Rifkin con la pubblicazione del suo best seller “la fine del lavoro”.

Oggi, a consolidare la bontà dell’analisi svolta dal noto economista americano vi sono una serie di circostanze. In prima battuta è individuabile la persistente volontà messa in atto dal mondo politico italiano nel protrarre un modello di scuola imbastita sulle abilità e trascurando di fatto le competenze. Questa scelta, in buona parte non ha tenuto in considerazione la dinamicità evolutiva dell’industria decretando nel lungo periodo un notevole ritardo strutturale, tanto nella preparazione dei nostri giovani quanto nell’ambito della ricerca, dell’innovazione tecnologica e della crescita economica dell’Italia.

Ad oggi possiamo vantare il primato di una scuola primaria d’eccellenza ma bisogna urgentemente rivedere l’accesso dei docenti nel più delicato segmento della scuola italiana, ossia la scuola secondaria di primo grado. I tre anni di questo segmento formativo richiedono una fortissima azione pedagogica,  pertanto i docenti impegnati in tale fase, seppur preparatissimi e dotati di buona volontà, dovranno annualmente essere formati per poter essere sempre pronti ad accogliere le nuove sfide educative, offrendo agli studenti l’opportunità di potersi proiettare al segmento di studi successi con una maggiore consapevolezza ed una preparazione più salda, soprattutto in ambito scientifico, linguistico ed informatico. Per le aree Meridionali, sempre più esposte a fenomeni di povertà educativa, deprivazione culturale e dispersione scolastica, per questo segmento formativo, sarebbe opportuno che il Ministero dell’Istruzione valutasse l’idea di istituire il tempo prolungato obbligatorio e la mensa. La delicatezza di questa fase, vissuta dagli studenti in coincidenza con la loro età evolutiva dovrebbe trasformarsi  in una vera e propria opportunità.

Infine, nel ringraziare tutti quei docenti che riescono a mettersi in gioco ogni giorno, superando ogni difficoltà e limite, finanche  dovendo qualche volta acquistare di tasca propria la carta per le fotocopie, mi sento di rivolgere un appello affinchè il governo riveda lo stipendio di quanti sono chiamati a formare la classe dirigente del futuro riconoscendo maggiori opportunità per quanti desiderano studiare, migliorarsi e far migliorare la scuola. Per una volta, proviamo ad immaginare l’asta della cultura come fonte di un benessere diffuso, intravedendo nella qualità il riconoscimento dei meriti. Tutto ciò, non farà bene soltanto ai docenti, farà bene ai nostri studenti ed all’Italia.

Oggi dobbiamo riflettere sulla pagella che in questi giorni ha fatto saltare dalla sedia quanti hanno intravisto da vicino la dimensione del nodo “scuola”, fin troppo grande al prospetto del pettine utilizzato per governare  il futuro di 8 milioni di studenti e la trasversalità complessiva che la scuola potrà arrecare alla crescita ed allo sviluppo della nazione, con un rinnovato e positivo impatto sociale che potrà caratterizzare il Terzo Millennio. (fr)

[Francesco Rao è un sociologo, vive a Cittanova]

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Il messaggio dell’assessore Savaglio agli studenti calabresi per fine anno scolastico

L’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, in occasione della fine dell’anno scolastico, ha voluto lanciare un messaggio a tutti gli studenti calabresi.

«Ultimo giorno di frequenza per scolari e studenti calabresi – ha dichiarato –. Chiudiamo nello stesso giorno in cui, 99 anni fa, nasceva Margherita Hack. Ed è una combinazione che vorrei cogliere come un auspicio: è il giorno in cui celebriamo una pionieristica donna di scienza, riferimento per tante studentesse che hanno seguito le sue orme studiando astronomia. Caparbia a perseguire il suo obiettivo di conoscenza, nonostante mille difficoltà del suo tempo. Anche noi stiamo navigando in un mare in tempesta, ma si intravede il sereno».

«Mi piace ricordare – ha proseguito – che quando ci siamo lasciati per le vacanze, lo scorso anno, speravamo in una ripresa in sicurezza, ma sapevamo che il Covid avrebbe ancora messo a rischio la presenza in classe. Ci siamo – e, soprattutto, vi siete – dovuti adeguare ancora a un altro anno diverso, difficile. Ma vi assicuro che quello che abbiamo visto di voi è stato quanto di meglio si poteva tirar fuori da una situazione così difficile e complessa. Avete vinto voi sul virus: l’impegno a studiare comunque e con ogni mezzo, la perseveranza a connettersi tra mille difficoltà, indossare fastidiose ma indispensabili mascherine, mantenere le distanze quando invece avreste voluto abbracciare i vostri compagni. Un altro anno difficile, ma finalmente si vede la luce in fondo al tunnel».

«A differenza dello scorso anno – ha rimarcato Savaglio –, questa volta arriveremo a settembre con un’arma in più: il vaccino. Crescono le percentuali delle persone che scelgono di immunizzarsi e diminuiranno sempre di più i contagi. Anche i docenti, che in blocco si sono registrati presso i centri di vaccinazione non appena è stato possibile, hanno mostrato spirito di servizio e dedizione. Loro, come i medici e i sanitari, sono stati il nostro esercito in trincea, impegnati in prima linea».

Un ringraziamento speciale l’assessore all’Istruzione lo rivolge ai dirigenti scolastici «che hanno dovuto lavorare alacremente per adeguare gli istituti e gli organici a norme e regolamenti anti-Covid. Spesso con difficoltà strutturali e oggettive che un anno fa sembravano insormontabili ma che, con impegno e con la collaborazione di Comuni e Province, siamo riusciti a superare». «Adesso, care e cari ragazzi, in tasca abbiamo anche una nuova consapevolezza: di aver vissuto insieme un’esperienza che ci ha cambiati. Toccherà a noi tutti – ha concluso – farne tesoro e dire “io oggi sono una persona migliore”». (rcz)

Anastasi (Iric) lancia una proposta per le attività didattiche estive degli studenti calabresi

Dare un senso compiuto alle attività didattiche estive attraverso momenti di studio, visite guidate e viaggi di istruzione che coinvolgano le scolaresche interessate in percorsi di crescita culturale che prescindano da lezioni estive, coniugando lo studio con la conoscenza delle eccellenze della nostra regione e sani momenti di svago. È la proposta avanzata dal consigliere regionale di Io Resto in CalabriaMarcello Anastasi, per gli studenti calabresi.

«Viaggi di istruzione brevi – ha spiegato – della durata di un giorno o poco più, da svolgersi in Calabria, dunque per supplire alle difficoltà e ai travagli di un anno in DaD e dare alle scolaresche il piacere di ritornare a stare insieme».

Per il consigliere regionale di Rizziconi, è necessario attivare le opportune progettualità e i necessari interventi per consentire, anche incentivando le aziende di trasporto pubblico e le strutture ricettive e alberghiere, anch’esse bisognose di tornare a lavorare dopo la lunghissima pausa, che attraverso questi percorsi potrebbero trovare il volano per il rilancio.

«Tutto ciò – ha spiegato ancora Anastasi – affinché le scuole possano programmare un pacchetto di lezioni estive come attività didattiche “full immersion” quali momenti di concreto arricchimento culturale nel contesto di una migliore conoscenza della nostra regione, utili a fungere da orientamento in previsione delle future scelte lavorative o di studio universitario degli allievi. Vi sono borghi bellissimi e città d’arte, veri scrigni di bellezza e di cultura. Da un estremo all’altro della Regione, la Calabria è una miniera di risorse culturali da far conoscere, da difendere e promuovere. Esperienze fuori sede “full immersion” che dovranno essere occasione di crescita e di specializzazione anche in relazione ai vari corsi di studio degli istituti, e anche strumento per una migliore conoscenza della nostra storia e dello spirito del popolo calabrese».

Nel progetto “pensato” da Anastasi, si potrà spaziare quindi, dalle visite guidate alle città d’arte passando per la presa di contatto con le aziende agricole e zootecniche, di acquacoltura, di produzione di energia su basi rinnovabili a quelle di produzione e trasformazione di prodotti alimentari, alle aziende dolciarie, alla conoscenza delle biblioteche del sistema librario e museale e con visite alle sedi deputate alle attività artistiche e accademiche.

Le università e le aziende dei più avanzati settori scientifici e logistici potranno diventare meta di visita e di stages, supplendo così a quei progetti di alternanza scuola e lavoro che la didattica a distanza non ha consentito.

«Invito la Regione Calabria – ha concluso Anastasi – a rendersi soggetto attivo e partecipe in proficua sinergia fra gli Assessorati al turismo, alla cultura, al lavoro, operando con apposito bando, sulla falsariga dei campi scuola estivi, per finanziare i progetti che le scuole interessate presenteranno e per far conoscere e far amare veramente ai giovani calabresi una terra che è, e deve restare, la loro terra».