A Seminara inaugurato l’annuale campo Lucciola Blu

di ARISTIDE BAVA – È stato aperto con grande entusiasmo e molta commozione, presso il Centro “Presenza” di Seminara, l’annuale campo “Lucciola Blu” indirizzato ad ospitare per una settimana un folto numero di ragazzi e ragazze disabili con i loro familiari.

L’attività operativa è stata preceduta da un convegno al quale hanno partecipato numerosi esponenti di primo piano del mondo Lions del Distretto 108 ya, arrivati da vari centri della Calabria,  ed alcuni autorevoli esponenti del mondo politico. Particolarmente evidenziato durante l’affollato incontro il grande lavoro fatto da Don Silvio Mesiti che con l’avv. Nunziato Santoro, il compianto past Governatore Roberto Scerbo e il Past Governatore Domenico Laruffa è stato l’ideatore del Campo.

Erano presenti anche il Past governatore Paolo Gattola e il fratello Danilo, figli della compianta Giovanna che è stata una grande sostenitrice dell’iniziativa, nonché i past Governatori lions Armando Veneto e Antonio Fuscaldo. Gli onori di casa sono stati fatti dal presidente del Lions di Palmi, Domenico Barone e dal responsabile distrettuale del Service Antonello Posterino.

Significativi gli interventi conclusivi del vicegovernatore Pino Naim, già volontario operativo del campo da molti anni, che ha evidenziato l’importanza di Lucciola Blu  soffermandosi su quello che egli definisce “lionismo semplice”, quello per intenderci vicino alla gente e ai problemi della comunità, nonché dell’ immediato Past Governatore Franco Scarpino che, per l’occasione, ha parlato della necessità di attuare un lionismo senza confini, auspicando che l’importante service trovi spazio al di fuori della Calabria e dello stesso Distretto. L’incontro inaugurale si è concluso con una S. messa officiata da Don Silvio Mesiti alla quale hanno anche partecipato i ragazzi disabili e le loro famiglie.

Poi l’inizio della  meritoria attività operativa che, per una settimana, garantirà una affettuosa inclusione con una serie di iniziative che resteranno nei cuori dei giovani disabili e delle loro famiglie. È stata una giornata dalle grandi emozioni resa anche commovente dalle testimonianze dei relatori che si sono via via alternati e dalla presenza delle madri di alcuni giovani disabili. E’ stata fortemente messa a fuoco l’importanza del Campo “ Lucciola Blu”, nato circa 20 anni addietro e vitalizzato grazie anche all’attività operativa di un folto gruppo di volontari, molti dei quali Lions .

Un campo destinato ad offrire per circa una settimana ai  ragazzi disabili e ai loro familiari variegati momenti di inclusione che fanno la loro felicità e delle loro famiglie . Molto appassionato è stato l’intervento di Antonello Posterino, coordinatore Distrettuale del service Lucciola Blu  che ha sviluppato una apprezzata relazione e si è soffermato sul programma del Campo che rimarrà attivo sino al 15 giugno.

Una settimana molto intensa durante la quale l’obiettivo principale sarà quello di fare in modo di abbattere le barriere tra persone con disabilità e il resto della società con azioni concrete  e con iniziative di apprezzata valenza sociale. (ab)

Santo Gioffrè incontra a Roma il Patriarca di Costantinopoli: «Abbiamo parlato di Seminara»

di PINO NANO – Ventidue anni fa il Patriarca di Costantinopoli Padre Bartolomeo I venne in Calabria per la posa della prima pietra della Chiesa Greco Ortodossa di Seminara. A donare il terreno utile per la realizzazione di quello che allora pareva un sogno impossibile fu il medico scrittore del paese Santo Gioffrè.

22 anni dopo quel loro primo incontro il medico scrittore di Seminara Santo Gioffrè incontra di nuovo il Patriarca di Costantinopoli a Roma che gli rende gli onori della sua Chiesa per il gesto straordinariamente bello della donazione fatto ormai 22 anni fa. 

Sembra quasi una favola moderna, ma è storia di questi anni.

– Dottore, oggi per lei è un giorno importante, ma direi che lo è soprattutto per la storia dell’intera Calabria.

«Per me lo è certamente. Sono passati 22 anni da quella mattina quando Sua Santità, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, posò la prima pietra di quella che poi sarebbe divenuta la Chiesa Greco-Ortodossa dei Santi Elia e Filarete, a Seminara. Erano trascorsi 800 anni dall’ultima volta che era stata costruita una chiesa di rito greco, prima che gli Angioni bandissero la liturgia ortodossa dalla Calabria. Era la prima volta dopo undici secoli che un Patriarca si recava nel Sud Italia per riconoscerne le radici ortodosse».

-Immagino si senta fiero di questo suo nuovo incontro con Padre Bartolomeo I?

«Sa cosa ricordo di quel mio primo incontro con lui? Bartolomeo I, che porta tra i suoi titoli anche quello di Despota di Costantinopoli, cioè, ultimo dei successori non solo della cattedra Patriarcale ma, anche, del Trono degli Imperatori di Bisanzio, mi guardò con una stizza d’incredulità quando m’indicarono come colui che aveva voluto donare il terreno. Chiese di potermi parlare in privato. Il Patriarca si esprimeva perfettamente in italiano. Ci appartammo sotto l’albero spoglio di un vecchissimo fico bianco, nato insieme a mio padre, perché era stato piantato nel 1921. Mi chiese se io fossi di religione ortodossa e il motivo della donazione al Patriarcato».

-Lei cosa gli rispose?

«Che non sono credente e che la mia decisione, in una terra dove nessuno regala niente a nessuno, nasceva, innanzi tutto, per motivi culturali e, poi, perché il mondo dell’emigrazione ortodossa, allora molto numeroso a Seminara e nei dintorni, potesse contare su un luogo, sicuro, di culto». 

-E lui?

«Sorrise il Patriarca, soprattutto quando mi sentì aggiungere: – “Santità, il vero motivo, se vogliamo, è la speranza di veder revocare la scomunica, per eresia, pronunciata nel giugno del 1342, a Santa Sophia, a Costantinopoli, contro il mio antico compaesano, il Teologo- Astronomo e Letterato Barlaam”-. Il Patriarca, uomo di raffinatissima cultura e di spiccata intelligenza, mi guardò e, sorridendo, rispose: – “Dottore, per togliere la scomunica a Barlaam, la Chiesa Ortodossa dovrebbe indire sette Concili… lasciamo le cose così e ricordiamo Barlaam, nella Sua città natale, come grande Intellettuale, letterato e umanista».

-È vero che il rapporto tra di voi è andato poi avanti negli anni sempre intenso?

«Con il Patriarca, restammo, sempre, in intima amicizia. Fino al primo decennio del 2000, ogni anno, m’invitava a Istambul, al Faner, nella Sede Patriarcale. Ad aprile, quando ricorreva la presa di Costantinopoli da parte dei Crociati, nel 1204, il Patriarca mi faceva partecipare alle cerimonie e, poi, spesso, andavamo nei luoghi che ricordavano, ancora, Bisanzio: in Cappadocia e nelle isole». 

-Ci racconta come decise di donare la terra per la Chiesa?

«L’input di donare la terra dove costruire la chiesa, era giunto a seguito una discussione tenuta con due monaci Ortodossi, presso il Monastero di San Giovanni Therestis, a Bivongi, il 17 agosto del 2000, ricorrenza di Sant’Elia. Quel giorno, nella mia veste di assessore provinciale alla Cultura, mi recai a Bivongi e intrattenni, tra i vari incontri, colloqui con Padre Nilo e il monaco atonita Cosmas. Nacque una piacevole disputa culturale e storica che finì con una sfida: se qualcuno avesse ceduto un terreno, a Seminara, la Chiesa Ortodossa sarebbe rinata».

-E lei prese la palla al balzo?

«Sembrava, come succede in questi casi, una normale discussione tra persone amanti dei luoghi e della loro storia, destinata a non aver seguito. Invece, presi sul serio quella sfida. In fondo, fin da ragazzino, il solo guardare i ruderi del monastero francescano dentro cui ero nato, mi faceva sognare le epoche e il desiderio di vederli riviverle». 

-In che senso?

«Io in realtà sognavo l’Oriente e l’Occidente, perché lì erano nati Barlaam e Leonzio Pilato. Lì erano stati Consalvo da Cordova, Calo V, Tommaso Campanella e Bernardino Telesio. Il mio sogno, pensi, era mettermi in un posto e scorgere l’Oriente, rappresentato da una Chiesa Ortodossa e dal mondo che stava attorno alla figura del Barlaam e l’Occidente, attraverso la Chiesa Cattolica di Sant’Antonio, lì presente da sempre e dove io fui battezzato. Chiesa che conserva la più importante simbologia Cattolica, in Calabria, del primo 500: lo stemma marmoreo di Isabella di Castiglia e di Ferdinando il Cattolico». 

-Come andò a finire questa storia?

«Decisi che sarei stato io a donare quel terreno al Patriarcato Ecumenico per far sorgere la chiesa. Mi adoperai a dare inizio all’edificazione e in questo progetto sono stato coadiuvato dal prof. Aurelio Misiti, allora assessore regionale ai LL Pubblici. In quattro anni, contro ogni aspettativa e scetticismo, la chiesa fu costruita».

-Qui raccontano che lei per primo si mise a trasportare sabbia e cemento, una leggenda popolare?

«È assolutamente vero. Tra le mura di quella chiesa, hanno ripreso a vivere mattoni e tegole, cotte nelle antichissime, oramai inesistenti, fornaci del paese e che io ho trasportato, da solo, dalle case di campagna di una Seminara che non esiste più. Case e tuguri dove avevano abitato contadini e pastori, oramai emigrati da 70 anni e che si stavano usurando per il tempo ingrato». 

-La parte più affascinante di questa chiesa sono forse gli affreschi…

«Un colpo di fortuna forse, o il caso. Finita la chiesa, ebbi la fortuna d’incontrare un grande iconografo che si era innamorato del posto: Vasileios Koutsoura, che poi divenne Protopresbitero e trascorse 9 mesi della sua vita, sdraiato a faccia in su, ad affrescare tutte le pareti, secondo i canoni teologici Ortodossi. Ne venne fuori un capolavoro, godimento per ogni occhio». 

-Ora capisco la gratitudine del Patriarca nei suoi confronti.

«Non finì lì la cosa. Ero conscio che la chiesa non potesse rimanere solitaria in mezzo al nulla. Doveva essere custodita e protetta. E poi, io dovevo realizzare, ancora, il mio sogno».

-Di quale sogno parla?

“Difronte alla chiesa si trovava una casa, anticamente dimora dei miei avi che erano stati al servizio di una potente famiglia feudale, quella dei Marzano. Casa ormai invasa da siepi e ortiche, Esistevano le mura esterne, i pavimenti in tavola e le pareti di canne impastate con il gesso. La restaurai nel migliore dei modi e la donai, anch’essa, al Patriarcato che la destinò a monastero”.

-E una volta realizzato tutto questo?

“Le confesso, provai una grande emozione. Soprattutto quando, dalle finestre di stanza della casa restaurata, potei mirare, ad Oriente, la Chiesa Ortodossa, ad Occidente, la Chiesa Cattolica e, nella piazza che li univa, la statua di Leonzio Pilato, il traduttore di Omero dal greco in latino e che portò l’Oriente in Occidente, dando inizio all’Umanesimo. Le pare poco?”

-Ma chi viene fin qui a vederla?

«Oggi è un luogo di culto e venerazione sempre aperto e visitato da gente proveniente da tutto il mondo». 

-Se potesse tornare indietro rifarebbe tutto questo?

«Ma scherza? Certo che lo rifarei, e con maggiore entusiasmo ancora. Tra 30 anni, quando potrei non esserci più, questo monastero resterà “chiodo”, a ricordare chi tutto seppe amare. Religione e Storia. Genitori e Persone dei luoghi. Monumento che servirà agli stolti per rimembrare la loro miseria, infamia e sbirragine e per gridare, forte, al mondo, che, pur in Terre di protervia bestiale, povertà d’animo e di testa, cafonaggine e perdita d’identità, ci fu chi si elevò e volò, alto, sopra ogni malvagità umana lasciando i poveracci nello sconforto totale perché avvertono, tutt’ora, l’imponente peso morale e storico di chi non si fermò difronte a niente e nessuno quando si trattò di amare la cultura».

-Quando ha incontrato l’ultima volta il Patriarca di Costantinopoli?

«L’ultima volta, appena un mese fa, ci siamo incontrati a Roma. Mi aveva preavvertito, chiedendomi di raggiungerlo il primo ottobre. Il giorno prima si era incontrati con Papa Francesco. Quel giorno, tenne una solenne Liturgia nella Chiesa Ortodossa di San Teodoro al Palatino. Entrato in chiesa, vestito con i pagamenti Patriarcali, solenne ed ieratico, tra Cardinali ed Ambasciatori, si staccò dalla folla che lo circondava e mi venne incontro. Ci scambiammo i consueti abbracci e lo baciai. Lui, con la sua bella voce, gravata dagli anni, cavernosa e imponente, in un italiano perfetto, mi disse: “Lei, Dottore, voglio che sieda alla mia sinistra per tutto il tempo della Liturgia. Dopo, sarà mio esclusivo ospite a pranzo, perché dobbiamo riprendere le discussioni sulla Storia antica delle nostra sacre memorie”».

-Ora quando lo rivedrà?

«Mi ha invitato a Istanbul, nel mese di maggio 2024.Ci andrò certamente». 

-Se posso chiederglielo, come è il Patriarca in privato?

«Bartolomeo è parte di quegli Uomini che fanno grande la Religione perché sanno parlare al cuore degli Uomini. Lui, molte volte, guardandomi in silenzio, ha rubato il senso profondo della mia anima, dei miei pensieri, del mio modo di essere, fuori da ogni canone statutario. Mi sa ateo, ma sempre mi ha detto che il credere non appartiene a nessuna manifestazione ostentativa delle persone e che persino l’ateismo sa essere, nell’intimità, utile se si sanno amare gli Esseri Umani. Con Sua Santità, Bartolomeo I, la nostra storia di adesione Intellettuale, Storica e Religiosa non finirà mai. Lui sa bene quali sacrifici e problemi, anche violenti, ho dovuto affrontare per costruire e difendere la mia e la sua Chiesa. Forse, è questa peculiarità che distacca il Supremo Religioso dal Soglio più alto e lo avvicina agli uomini semplici, perché la bellezza dei segreti dei cuori è solo dei Grandi Uomini». (pn)

SEMINARA (RC) – Il libro “Il Greco Calabro nella Piana”

Domani pomeriggio, a Seminare, alle 16.30, nella Sala del Consiglio, si parla del libro Il Greco Calabro nella Piana. Storia del lessico degli idiomi greci del Sud Italia di Anastasio Karanastasis e la traduzione a cura del prof. Pasquale Casile.

Si parte con i saluti istituzionali del sindaco, Giovanni Piccolo, Domenico Scordo, consigliere delegato alla Cultura, Carmelo Arfuso, presidente Associazione Barritteri Indietro Tutta, Daniele Macris, presidente Comunità Ellenica dello Stretto.

Relaziona Pasquale Casile, vicepresidente Associazione Magna Graecia – Sede di Gerace. Modera Ilias Iaria, responsabile del monastero ortodosso dei SS. Elia e Filerete. (rrc)

SEMINARA (RC) РSi ̬ insediato il sindaco Giovanni Piccolo

«È una vittoria della popolazione, perché ha scelto finalmente di cambiare» ha dichiarato il sindaco di Seminara, Giovanni Piccolo a Telemia, che si è insediato con la sua nuova Giunta, «che rappresenta tutti i territori» ha spiegato il primo cittadino.

Con l’elezione del sindaco Piccolo, dunque, si chiude il Commissariamento in cui il Comune si trovava dallo scorso 16 luglio, in seguito alla dimissione di 6 membri su 9 della vecchia giunta, tra cui proprio il neo-sindaco, e che è stato guidato dal commissario prefettizio Roberta Mancuso, coadiuvata dal sub commissario dott. Francesco Battaglia.

Il neo sindaco, che ha ringraziato i cittadini e tutti coloro che hanno partecipato alle elezioni del 3 e 4 ottobre, ha fatto il punto della situazione, a partire dalla riorganizzazione degli uffici privi di apicali alla nomina di un segretario generale, fino ad arrivare alla questione del decoro urbano, su cui Piccolo non ha perso tempo. Venerdì, infatti, il servizio di raccolta dei rifiuti ha iniziato una pulizia straordinaria che va da Piazza Vittorio Emanuele per poi procedere nelle vie principali, fino ad arrivare alle vie secondarie della città e alla frazione di Barritteri. Sarà, inoltre, attivato nei prossimi giorni l’impianto di video sorveglianza.

«C’è tanto lavoro da fare» ha detto il primo cittadino, spiegando anche delle varie criticità della città, a cui poco a poco si sta occupando, tra cui l’illuminazione pubblica, quella scolastica, che ha visto i bambini di Seminara senza i libri di testo, e a cui il sindaco ha già provveduto ad acquistarli, dicendo ai genitori – in un video su Facebook – di andarli a comprare nelle librerie da loro indicate, fino al randagismo, per cui saranno prese «misure molto rigide». (rrc)

 

A Seminara il congresso medico “Non c’è salute senza salute mentale”

Domani, venerdì 1° e domenica 2 ottobre, a Seminara, al Centro Culturale Presenza, in località Piani della Corona, il congresso Non c’è salute senza salute mentale. Quali scenari…, organizzato dal Centro di Salute Mentale di Palmi, dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria e dall’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (Aippc) – Calabria.

L’idea di un “approccio globale” alle problematiche inerenti la salute mentale, con una “particolare attenzione alle patologie emergenti” (come, ad esempio, l’incremento di condotte aggressive tra bambini e adolescenti nel post-lockdown), è il filo conduttore delle diverse relazioni che animeranno la “due giorni” reggina, anticipa la dottoressa Anna Bagalà.

La prima sessione si aprirà venerdì 1 ottobre. Il programma prevede una panoramica sugli obiettivi dell’evento, alle ore 14, con gli interventi della dottoressa Anna Bagalà e di don Silvio Mesiti. Seguiranno i saluti delle autorità: mons. Francesco Milito, vescovo della Diocesi di Oppido-Palmi, e il dottor Gianluigi Scaffidi, commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria.

Lavori al via alle 15.30 con la relazione di don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Salute presso la Conferenza Episcopale Italiana, sul tema Salute mentale, ricerca della felicità e fede. A seguire: il prof. Pasquale De Fazio (Fattori di rischio dei disturbi mentali: similitudini e differenze); il prof. Tonino Cantelmi (Tecnoliquidità e nuovi scenari per la salute mentale); il prof. Giovanni Biggio (Disturbi del sonno nell’era digitale); la prof.ssa Cristina Segura Garcia (È possibile la recovery nei pazienti con Dca?).

La giornata del 2 ottobre si aprirà alle 8 con due sessioni consecutive che si protrarranno fino al lunch delle 13.30 (relatori: dottoressa Maria Rosaria Marra, dottoressa Isabella Lo Castro, dottor Gianluca Resicato, prof. Angelo Labate, dottoressa Ester Del Duca, dottor Emilio Russo) e una terza sessione pomeridiana, dedicata ai gruppi di lavoro.

L’evento è accreditato Ecm per le figure professionali di medico chirurgo (tutte le discipline professionali), psicologo, tecnico della riabilitazione psichiatrica e infermiere. (rrc)

SEMINARA (RC) – Al via i festeggiamenti in onore della Madonna dei Poveri, Patrona della città

Domani, a Seminara, parte la quindicina in onore della Madonna dei Poveri, la cui Festa è in programma il 14 agosto, organizzata dalla Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi insieme alla Basilica Minore – Santuario “Madonna dei Poveri”.

Sabato 31 luglio, con il Giorno della Pala, inizierà la Quindicina ed è, anche, l’anniversario della proclamazione a Patrona e Regina di Seminara della Madonna dei Poveri. Da segnalare, poi, Il Perdono di Assisi, in programma domenica 1° agosto, la Giornata dell’azione cattolica, prevista per il 7 agosto, la Giornata del Diaconato, il 10 agosto, e l’anniversario della dedicazione della Chiesa-Basilica il 12 agosto.

Sabato 14, Festa della Madonna dei Poveri, oltre alla Santa Messa presieduta da mons. Francesco Milito, vescovo, alle 18.30 è prevista la discesa della Sacra Immagine, che risalirà, poi, alle 24.

Lunedì 16, infine, si celebra San Rocco. (rrc)

SEMINARA (RC) – La mostra “Da Venezia alla Calabria: la maiolica secentesca di Gerace riscoperta”

Fino al 31 agosto, al Museo delle Ceramiche di Calabria di Seminara, si potrà ammirare la mostra Da Venezia alla Calabria: la maiolica secentesca di Gerace riscoperta, a cura di Mario Panarello, Guido Donatone, Monica De Marco e Vincenzo Cataldo, realizzata con il contributo della Regione Calabria (PAC 2014/2020, Azione 2 Musei) e con la collaborazione di Heritage Malta.

L’esposizione partirà dalla produzione veneziana, rappresentata da un gruppo di bocce commissionate all’ultimo seguace del celebre Domenego de Beti, dal Gran Maestro Alof de Wignacourt, per la Sacra Infermeria de La Valletta, e concessi in prestito dal Muza (National Museum of Fine Arts di Malta), per poi ripercorrere la storia della maiolica di Gerace attraverso oltre 40 vasi da farmacia databili tra il 1610 e il 1700.

Tra questi, spiccano alcuni dei manufatti realizzati nel 1617 per il corredo del Grande Ospedale di Messina, fondamentali per ricostruire l’attività delle botteghe geracesi. Tra i pezzi più significativi in mostra, due vasi di eccezionale importanza storica, datati e firmati rispettivamente da Jacovo Cefali (1617) e da Alessandro Mandarano (1678), che entreranno a far parte del patrimonio museale. Si tenga presente che l’unico altro vaso noto firmato da Jacovo Cefali si conserva presso Palazzo Abatellis a Palermo.

La fortuna delle fabbriche geracesi fu decretata da una felice strategia commerciale: riproporre, quando ormai a Venezia la maniera di Domenego era tramontata, schemi decorativi di matrice veneziana ben noti e apprezzati in particolare in Sicilia e a Malta. Non solo una mostra, dunque, ma un’operazione di recupero culturale che finalmente restituisce a Gerace, come fenomeno documentato, una produzione finora spesso erroneamente riferita a Venezia o a Caltagirone.

Il catalogo della mostra, redatto con la collaborazione di numerosi studiosi e istituzioni museali non solo italiani, traccia la storia del modello decorativo messo a punto a Venezia nella bottega di Maestro Domenego e successivamente ripreso e sviluppato dalle officine di Gerace, soffermandosi sulla figura dello speziale nella Calabria del Seicento. La pubblicazione è costituita da oltre 350 pagine con tavole a colori, in lingua italiana e corredata da abstracts in inglese.

Sarà possibile visitare l’esposizione negli orari di apertura del museo, al momento condizionati dal Dpcm in vigore, che prevede l’accesso nei giorni festivi e prefestivi solo dietro appuntamento. Per i gruppi numerosi, più di sei persone, è richiesta comunque la prenotazione ai seguenti contatti: muceca.segreteria@gmail.com oppure al 3290344621. (rrc)

SEMINARA (RC) – Chiuso con successo il workshop “Le ceramiche di Seminara”

Grande successo, a Seminara, per il workshop Le ceramiche di Seminara, a cura di Saverio Manuardi, che ha visto la partecipazione dell’Esperto Chiara Fama Stefania Pennacchio e dell’artista visuale e multimediale Claudio Pieroni. 

L’evento si inserisce all’interno delle attività del “Laboratorio dello Stretto”, progetto diretto da Francesco Scialò, finanziato dall’intervento “Linee guida per le Istituzioni AFAM calabresi finalizzate al sostegno di interventi a valere sull’Azione 10.5.1 del Por Calabria Fesr/Fse 2014-2020”.

L’Istituzione di alta formazione artistica diretta da Maria Daniela Maisano, ha avviato così un intenso percorso formativo, di tipo teorico-pratico, in cui i partecipanti, studenti in corso e laureati da non più di 5 anni, seguiti dall’artista Stefania Pennacchio in collaborazione con l’artista Claudio Pieroni, hanno avuto accesso agli studio lab di ceramica presenti nel comune di Seminara, apprendendo le tecniche legate alla ceramica e ampliando il loro sapere artistico con nuove nozioni. Partendo dai temi e dai valori tradizionali della Ceramica di Seminara, ciascuno dei ragazzi ha potuto cimentarsi nella produzione artistica elaborando il proprio linguaggio che nasce dalla propria identità  artistica.

Per fare questo, fondamentale è stata la presenza attiva dei Maestri ceramisti di Seminara che, coordinati dalla Prof.ssa Penacchio, hanno saputo essere una guida sapiente per la manualità ancora acerba dei giovani. In sintesi un tratto distintivo per ciascuno di essi: Rocco Condurso – la coerenza estetica e tecnica del Maestro Condurso è coincidente con la sua stessa identità. Il suo fare conservativo è degno di un patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Antonio e Domenico Ditto – i fratelli Ditto sono votati fisiologicamente alla bellezza tradotta nei codici estetici della ceramica di Seminara. Grandi detentori di valori tradizionali, saperi generazionali ed equilibrio temporale.

Enzo Ferraro – il prezioso fare del Maestro Ferrario si espone ai venti delle innovazioni delle tecniche del contemporaneo però mai dimenticando della sua forte radice di appartenenza. Giuseppe Ferraro – la personalità del Maestro Giuseppe verticalizza i saperi tradizionali del suo territorio. Una ovazione di colori si tendono in una visione d’insieme proiettata verso il futuro.

Un ruolo poco visibile ma non meno importante per la riuscita del workshop è stato assunto dalla figura dei tutor del progetto “Laboratorio dello Stretto” che rappresentano un target fondamentale per il perseguimento degli obiettivi finalizzati alla qualificazione delle professionalità e all’inserimento nel mondo del lavoro. Selezionati tra allievi ed ex allievi dell’Accademia di Belle Arti, i tutor sono essi stessi beneficiari del progetto POR, la cui finalità è quella di favorire la loro crescita culturale e professionale attraverso l’esperienza fattiva nel campo dell’organizzazione degli eventi per la promozione artistica e culturale. In particolare, per l’attività “Le Ceramiche di Seminara” si sono distinte le quattro tutor Victoria Cojocaru (artista), Roberta Lo Schiavo (fotografa), Eleonora Federico (grafico) e Concetta Romeo (fotografa), tutte giovanissime donne e promettenti artiste, che hanno fornito un validissimo supporto sia nella gestione degli aspetti logistici e amministrativi, facilitando i rapporti tra il gruppo di lavoro, le istituzioni comunali e l’Accademia, sia nella produzione dei reportage fotografici ed elaborazioni video, celebrativi della tradizione artistica della ceramica di Seminara, che saranno resi disponibili sui canali ufficiali dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.

I contenuti formativi del workshop sono stati tantissimi, lungo un percorso che ha riguardato i principi evocativi dell’arte fino alle tecniche specifiche della lavorazione della ceramica.

«Il nostro territorio mi ha da sempre appassionata – ha raccontato Stefania Pennacchio, rivolgendosi ai ragazzi –. Noi siamo una terra unica che ha una matrice di grande dignità personale, forse anche un pizzico di orgoglio e di superbia perché i nostri valori sono profondi e diversi. Qualcuno ha detto che un vero artista non può assolutamente mancare al suo appuntamento con il destino, però in questa occasione la differenza la farete voi. Siete voi che dovete fare qualcosa per la vostra terra».

Sei giornate intense, quindi, durante le quali i ragazzi, ma anche gli adulti coinvolti, hanno vissuto una grande esperienza di crescita non soltanto professionale ma anche umana, perché la crescita personale, umana ed artistica, non avviene mai stando da soli bensì condividendo le proprie esperienze con gli altri. Racconta una ragazza del workshop: «Penso che alla luce di quello che abbiamo vissuto ultimamente è stato sicuramente un momento di incontro di cui tutti quanti avevamo bisogno, di ritrovarci e condividere di nuovo il lato umano e artistico».

L’esperienza dei ragazzi si è conclusa con la partecipazione alla manifestazione, organizzata dall’Amministrazione Arfuso, Da Venezia alla Calabria – La maiolica secentesca di Gerace riscoperta, che si è tenuta presso il Museo delle Ceramiche di Calabria sito nel centro storico di Seminara. (rrc)

SEMINARA (RC) – Grande entusiasmo per il workshop “Le ceramiche di Seminara”

Successo ed entusiasmo per il workshop Le ceramiche di Seminara, svoltosi nella Biblioteca Comunale di Seminara e a cura di Saverio Manuardi e che ha visto la partecipazione dell’esperto Chiara Fama Stefania Pennacchio e dell’artista visuale e multimediale Claudio Pieroni.

L’evento si inserisce all’interno delle attività del Laboratorio dello Stretto, progetto diretto da Francesco Scialò, finanziato dall’intervento “Linee guida per le Istituzioni Afam calabresi finalizzate al sostegno di interventi a valere sull’Azione 10.5.1 del Por Calabria Fesr/Fse 2014-2020”.

L’incontro, moderato dalla responsabile della comunicazione Antonella Postorino, supportata dalla tutor dell’area giornalistica Domenica Cosoleto, vede inoltre la partecipazione del Sindaco di Seminara Carmelo Antonio Arfuso, dei due maestri ceramisti Domenico Ditto e Giuseppe Ferraro e del professore Antonino Caracciolo.

L’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, Istituzione di alta formazione artistica diretta da Maria Daniela Maisano, avvia così un intenso percorso formativo, di tipo teorico-pratico, in cui i partecipanti, studenti in corso e laureati da non più di 5 anni, seguiti dagli esperti, potranno accedere agli studi lab di ceramica presenti nel comune di Seminara, conoscere le tecniche legate alla ceramica e ampliare il loro sapere artistico con nuove nozioni. I partecipanti possono così imparare-facendo permanendo sul posto ospitati presso alcune strutture ricettive del luogo, a pensione completa.

La conferenza è iniziata con i saluti del sindaco Arfuso, che ha presentato i due ceramisti “con anni e anni di esperienza” attivi sul territorio seminarese e li ha ringraziati «per l’impegno e la costanza nella creazione di elementi che allietano occhi e mente».

Francesco Scialò ha sottolineato l’importanza dei finanziamenti europei, «indispensabili per far portare avanti i progetti coinvolgendo gli artisti che mettono le mani in pasta. Occorre mostrare agli studenti che si può vivere anche grazie alla propria arte. È importante, dunque, innalzare i livelli della competenza imparando dai maestri».

Saverio Manuardi si è soffermato, in particolare, sul significato del workshop per i ragazzi: «si tratta di un’esperienza concreta affinché possano ampliare la propria formazione. Bisogna conoscere il valore dei pezzi unici che si distinguono da quelli prodotti su scala industriale».

Stefania Pennacchio ha fatto entrare gli studenti nel vivo entusiasmando con un’introduzione sulla compenetrazione tra artigianato e arte contemporanea mostrando le opere di importanti artisti del settore: «Quando realizzate i vostri bozzetti ricordate sempre che l’artigianato è conservativo, l’arte è rivoluzione».

Claudio Pieroni ha posto l’attenzione sull’essenzialità del tramandare le tradizioni attraverso le nuove generazioni. «Il concetto di tempo è relativo, noi non viviamo in kronos ma in kairos, la terra è dentro di noi, la contemporaneità è sempre qui ed ora».

In conclusione, il ceramista Giuseppe Ferraro si è soffermato sulle tecniche da lui utilizzate che gli studenti approfondiranno durante le giornate del workshop. Prezioso inoltre l’intervento del professore Antonino Caracciolo che ha illustrato documenti d’archivio contenenti i nomi dei ceramisti storici di Seminara. 

Gli studenti, i tutor e gli organizzatori hanno mostrato grande interesse per gli argomenti trattati e l’entusiasmo è stato generale. Ben vengano queste iniziative che pongono l’attenzione sui tesori che impreziosiscono e donano identità al territorio. (rrc)

Seminara ricorda Baarlam. Omaggio al Maestro di Petrarca e Boccaccio

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – La Calabria afferma ancora una volta la sua grandezza. E Seminara che fu culla di illustri intelligenze, nel corso dei secoli, non dimentica la figura di Baarlam.

Un gruppo di Seminaresi infatti, forti dell’appartenenza e dell’orgoglio calabro, decidono di rendere omaggio proprio al maestro di Petrarca e Boccaccio, con una serie di iniziative che si svilupperanno durante il mese di giugno, a commemorazione della scomparsa del grande monaco, di cui non è dato però conoscere il giorno esatto della sua morte. 

L’idea parte da Antonio Casella, ex assessore alla Cultura di Seminara, nonché ideatore di numerose iniziative culturali. 

Vignetta Baarlam

Una proposta lanciata sui social e alla quale hanno risposto in tanti. Tra cui lo scrittore di romanzi storici Santo Gioffrè, che ha illustrato magistralmente la vita di Barlaam a Kalaneide, un  programma in onda ogni lunedì alle 21 su Kalanea.it.

Sposa il progetto anche Giusy Marcianò, giovanissima diplomanda in Scienze Umane presso l’istituto Magistrale Corrado Alvaro di Palmi la quale ha avuto modo di raccogliere alcuni passaggi biografici del personaggio, che saranno pubblicati sulla pagina Facebook, Barlaam Today. 

«L’obiettivo di questa iniziativa – afferma Antonio Casella – è quella di raggiungere soprattutto le nuove generazioni, affinché possano ampliare le proprie conoscenze, ed avere una visione sempre più ampia della Calabria e dei suoi uomini illustri, delle sue menti più grandi».

A tal proposito, l’illustratrice Rossana Ditto, ha appositamente disegnato delle vignette con cui vengono raffigurati episodi vari della vita di Barlaam. Un modo per riuscire a entrare più da vicino a contatto con un grande maestro, di cui i più in Calabria, conoscono ancora ben poco.  

Non potevano, in un’iniziativa così importante, mancare i maestri ceramisti di Seminara. Il personaggio illustrato dalla Ditto sarà infatti il soggetto a cui i ceramisti si ispireranno per farne un oggetto d’arte contemporanea, ricordando e rivalutando la tradizione. 

«Ricordare Barlaam – continua Casella – non è solo un modo per ripassare la storia, che comunque ha la sua utilità. Far conoscere Barlaam vuol dire raccontare una Seminara fatta di tesori da scoprire, con l’intento di attirare visitatori di qualità». 

Il monaco Barlaam, vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo fu un personaggio influente nel rapporto tra Chiesa Ortodossa e Cattolica, scrisse importanti libri di filosofia e matematica e la sua fama come maestro di Petrarca e Boccaccio è solo un aspetto minore della sua grande statura intellettuale. 

Per saperne di più, Barlaam Today. Una Calabria ancora tutta da scoprire! (gsc)