L’OPINIONE / Santo Biondo: La sicurezza sui luoghi di lavoro non è un costo

di SANTO BIONDO – La sicurezza sui luoghi di lavoro non è un costo. La morte di un operaio a Castrovillari, a poche ore di distanza dalla tragedia di Firenze, è l’ennesima tragedia inaccettabile. C’è bisogno di aumentare il numero degli ispettori del lavoro, bisogna istituire una Procura nazionale e istituire il reato di omicidio sul lavoro.

Mentre la nostra regione deve dotarsi della Commissione regionale sulla sicurezza e l’emersione del lavoro irregolare. Questo territorio deve fare da apripista nazionale in questa materia così delicata.

La statistica dei lutti, anche in Calabria, è impressionante. L’Osservatorio nazionale di Bologna sui morti sul lavoro stima che, solo lo scorso anno, nella nostra regione sono morti 46 lavoratori – uno ogni 40 mila abitanti – numero che sale a 86 se si prendono in considerazione anche quelli frutto di incidenti in itinere.

Le cinque province calabresi, poi, non brillano nella tragica classifica dei decessi. Se Reggio Calabria si aggiudica la medaglia di bronzo dell’Osservatorio nazionale di Bologna con 7 morti, fanno peggio Catanzaro (medaglia di latta con 10 morti); Cosenza (22 morti ogni e medaglia di latta); Crotone (6 morti e medaglia di legno) e Vibo Valentia (6 morti e medaglia di legno).

Questi numeri ci fanno capire che la situazione è particolarmente critica e peggiora sempre di più mentre il Governo fa orecchie da mercante davanti alle nostre richieste.

Mentre cresce il ricorso ai contratti pirata, mentre si tagliano le ore di formazione e si rigettano le proposte di un aggravio delle pene con l’istituzione del reato di omicidio sul lavoro e all’istituzione di una procura nazionale dedicata alla lotta di questo drammatico fenomeno, l’Ispettorato del lavoro attende che venga colmato il vuoto di oltre 1000 ispettori in pianta organica e si realizzi la riforma sulla sicurezza sui luoghi di lavoro che giace nei cassetti del ministero da oltre 16 mesi.

Una carenza che impedisce, di fatto, di intensificare i controlli sulla filiera degli appalti e di aumentare le ispezioni, di rendere sicuri i cantieri, di chiudere le porte a tutte quelle aziende che non rispettano i contratti e non fanno della legalità la stella polare della loro intrapresa. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale Uil Calabria]

Biondo (Uil): La Calabria non vuole morire di ‘ndrangheta

«La Uil Calabria sarà al fianco di don Luigi Ciotti e di tutti coloro che scenderanno in piazza a Cassano allo Ionio perché questa terra non vuole morire di ‘ndrangheta e vuole dire basta al giogo mafioso». È quanto ha dichiarato Santo Biondo, segretario generale di Uil Calabria, annunciando l’adesione alla mobilitazione contro la ‘ndrangheta organizzata da Libera per il 17 febbraio.

«Riteniamo quella della partecipazione un’arma importante nel contrasto alla criminalità organizzata – ha aggiunto – determinante per isolare tutti coloro che fanno della violenza lo strumento per esercitare la supremazia sul territorio, per distorcere le regole del vivere democratico, per metterne sotto scacco l’economia».

«Contro il malaffare – ha ribadito – è necessario alzare il muro della legalità e ogni componente della società, in Calabria soprattutto, deve operarsi per cementare il proprio mattone, rendere questo argine invalicabile».

«L’escalation criminale che si sta registrando sul territorio di Sibari e del suo comprensorio non ci lascia tranquilli – ha concluso –gli appetiti delle cosche sono diventati famelici anche alla luce degli importanti finanziamenti che vi sono stati indirizzati e per questo, nel chiedere allo Stato una rinnovata attenzione sulla Sibaritide in particolare ma su tutta la Calabria in generale,  intendiamo unirci a tutti coloro che non vogliono più tacere». (rcs)

Biondo (Uil): Ribadiamo il nostro no all’autonomia

«Davanti ai partecipanti dell’assemblea regionale del Pd, abbiamo ribadito la nostra contrarietà all’autonomia differenziata», ha dichiarato il segretario generale di Uil Calabria, Santo Biondo.

«Abbiamo ricordato ai parlamentari – ha detto – la necessità di frenare il progetto anticostituzionale dell’autonomia differenziata, devono farlo senza guardare all’appartenenza politica, perché mentre questa scellerata riforma va avanti in Parlamento non sono stati definiti i Livelli essenziali delle prestazioni».

«Il ministro Calderoli e il Governo – ha ricordato – vogliono sviare il problema di fondo e confondere l’opinione pubblica perché, sino ad oggi, non ci hanno detto quale sarà il costo del regionalismo differenziato e dove si andranno a prendere le risorse in conto capitale per realizzarlo e, soprattutto, evitano di dire come verranno finanziati i Lep per le regioni che non sceglieranno di aderire all’autonomia differenziata e che hanno una ridotta capacità fiscale».

«La perequazione delle risorse, proprie mentre assistiamo alla pesante riduzione del Fondo perequativo infrastrutturale – ha continuato –, è il tema fondamentale da approfondire e rendere chiaro agli italiani. Le modifiche prodotte, in questo anno di discussione, al Ddl Calderoli non vanno al cuore del problema, mentre in maniera subdola e colpevole, con il sostegno di parlamentari incapaci di opporsi a questa sfrenata secessione, si porta avanti un progetto che spaccherà in due l’Italia».

«È sulla partita economica che, nell’indifferenza di buona parte del ceto politico nazionale e locale, si giocherà il destino di una norma di bandiera che rischia di spaccare il Paese definitivamente in due, di allargare quei divari di cittadinanza già insopportabili allo stato dei fatti», ha detto Biondo, ribadendo come «prima di parlare di autonomia differenziata nei termini pretestuosi imposti dal ministro, sia di fondamentale importanza correggere e dare attuazione alla 42/09 che è la legge che contiene i criteri per dare attuazione al regionalismo differenziato per come è disegnato dalla Costituzione. Invece, non si vuole mettere sul tavolo il tema del residuo fiscale, tanto caro ad alcuni presidenti di regione del nord Italia, e della sua regolazione attraverso il fondo perequativo».

«Insieme al capitolo residuo fiscale, poi, vanno definiti fabbisogno e costi standard, al fine di determinare quanto serve a ogni regione per poter finanziarie i propri Lep», ha detto ancora, sottolineando come «se non si fa questa operazione, il divario si amplierà sempre di più, perché regioni che hanno le potenzialità di attrarre investimenti privati andranno ad ampliare le proprie entrate fiscali e, quindi, anche i propri fabbisogni e i propri servizi, e avranno la possibilità, per esempio, di aprire nuovi asili nido o di migliorare ancora di più le proprie politiche sociali ed occupazionali».
«Questo a discapito di quelle regioni che, come la Calabria – ha concluso –, sono svantaggiate per una questione di contesto e non riusciranno ad attrarre investimenti privati o addirittura perderanno investimenti e dunque perderanno capacità fiscale e, quindi, avranno meno servizi, non potranno far crescere gli interventi per migliorare il sistema scolastico o quello sanitario, e finiranno per vedere sempre più allargarsi il proprio divario rispetto al resto del Paese». (rvv)

La Uil Calabria presenta “La tua sicurezza non è uno yoyo”

Una nuova campagna della Uil contro i rischi che si possono correre sul posto del lavoro. La campagna “La tua sicurezza non è uno yoyo – Dopo un infortunio non si può tornare indietro”, dal 22 al 26 gennaio prossimo venturo, approderà presso la sede della Uil Calabria di piazza Matteotti 6 a Catanzaro.

Per presentare l’iniziativa, alle ore 10.30 del 22 gennaio 2024, si terrà un punto stampa cui prenderanno parte il segretario confederale della Uil, Santo Biondo; il coordinatore regionale della Uil Artigianato, Benedetto Cassala; il presidente dell’Ebac Calabria, Paolo D’Errico; il vice presidente dell’Ebac Calabria, Luigi Veraldi e il presidente di Opra Calabria, Michele Gigliotti.

In questa occasione, anche grazie alla presenza di un gazebo che ospiterà gli Rlst ed Rsb dell’artigianato saranno sperimentati “I laboratori giovanili per un welfare di successo nell’artigianato” dove gli studenti delle scuole superiori, prossimi alla vita lavorativa, potranno conoscere il mondo della bilateralità artigiana e avranno anche l’occasione di offrire una loro idea di sviluppo della cultura sicurezza nei luoghi di lavoro.

Gli Rlst della Uil artigianato somministreranno un primo questionario che consentirà agli studenti di esprimere le loro idee sulle prestazioni di welfare, al termine della compilazione verrà regalato loro uno yoyo (che richiama l’iniziativa).

Mentre un secondo questionario sarà consegnato ad ogni studente che avrà qualche giorno di tempo per esprimere, attraverso la compilazione, una propria idea utile a divulgare la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.

All’esito tutte le idee saranno valutate da una commissione composta da un delegato Uil, uno Ebac, unitamente ad un delegato degli Rlst che ha distribuito i questionari. L’idea vincente sarà premiata con un monopattino elettrico Xiaomi. (rcz)

Rizzo (Uil RC): Il Governo è distratto alle richieste che maturano in Calabria

«Il Governo è molto distratto rispetto alle richieste del maturano in Calabria e, in particolare, rispetto a quelle che rappresentiamo quotidianamente su questo territorio». È quanto ha dichiarato Giuseppe Rizzo, eletto all’unanimità segretario di Uil Reggio Calabria.

«La vicenda legata al porto di Gioia Tauro, che si inserisce negli atavici e ancora irrisolti problemi della mobilità e della sanità, è il sintomo più preciso di quello che stiamo dicendo. Una vicenda, quella legata alla normativa europea, che ci è sembrata il frutto di una sciatteria generale della classe politica nazionale e locale e di una scarsa attenzione prestata ai segnali che arrivavano da Bruxelles da parte chi ha il compito di governare questo Paese», ha detto ancora Rizzo, nel corso dei lavori congressuali svoltosi nei saloni dell’Hotel La Lampara di Pellaro.

Presenti, anche, il segretario organizzativo della Uil, Emanuele Ronzoni, il segretario confederale della Uil, Santo Biondo. I lavori  sono stati moderati dal Segretario organizzativo della Uil Calabria, Anna Rita Mancuso.

Affiancheranno il neo Segretario generale della Uil di Reggio Calabria nel suo lavoro i componenti della nuova segreteria provinciale che, dopo il voto delle delegate e dei delegati al congresso, risulta così composta: Giuseppe Cantarella; Marisa Cogliandro; Gaetano Germoleo; Giacomo Larosa; Santoro Romeo e Gaetano Tomaselli. Mentre Francesco D’Amico è stato chiamato a ricoprire il ruolo di tesoriere della camera sindacale territoriale della Uil di Reggio Calabria.

«Noi siamo in grado di andare da soli senza sfigurare. La Uil è cresciuta – ha detto il Segretario organizzativo della Uil, Emanuele Ronzoni –  ed è diventata punto di riferimento sindacale nelle trattative con il Governo. Siamo in grado di determinare l’azione sindacale in questo Paese, grazie al nostro Segretario generale, alle nostre categorie, ai nostri rappresentanti territoriali. La linea di questo Governo è chiara, non è favore delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati e il prossimo anno sarà assai difficile e noi saremo sempre più impegnati nel non lasciare da solo chi è rimasto indietro. Solo facendo rete insieme si otterranno gli obiettivi che ci siamo prefissati».

Anche nell’intervento del Segretario confederale della Uil, Santo Biondo, sono riecheggiati temi di valenza nazionale.

«Questo Governo – ha detto Santo Biondo – è lontano dai problemi del Paese. Si muove per difendere interessi diversi da quelli collettivi. Lo stiamo dicendo senza sosta, lo stiamo sostenendo ai tavoli ministeriali ai quali siamo stati chiamati a partecipare ma il Governo non ci vuole ascoltare e per questo siamo scesi in piazza e non tarderemo a farlo se dovesse maturare la necessità di alzare il livello della nostra protesta». (rrc)

L’OPINIONE / Santo Biondo: Emendamento alla manovra un vero e proprio scippo

di SANTO BIONDO – L’emendamento alla manovra, approvato dalla Camera, che rimodula i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto, prevedendo una riduzione degli oneri a carico dello Stato di 2,3 miliardi (su un totale di circa 11,6 miliardi al 2032), è un vero e proprio scippo, un tentativo goffo, senza senso e controproducente per il futuro del Mezzogiorno, volto chiaramente a placare gli animi dentro la maggioranza.

Di fatto, per la realizzazione di quel progetto faraonico, si sottraggono fondi per lo sviluppo regionale, già destinati alla Calabria e alla Sicilia per altri scopi, che erano necessari a garantire, fra le altre cose, la tenuta dei servizi sociali e l’ammodernamento di altre infrastrutture.

Non solo. Questa scelta è in netta contraddizione con la stessa logica dell’autonomia differenziata, tanto cara al Governo e che però, guarda caso, non la applica in questa circostanza, avendo deciso di centralizzare la spesa e di eliminare l’autonomia di gestione dei finanziamenti per lo sviluppo di quelle due regioni.

È una scelta antistorica, che mette un freno alle opportunità di sviluppo del Mezzogiorno, che cozza con l’essenza dei fondi di coesione e che finisce per porre questo Governo nel novero di quelli più anti meridionalisti della storia repubblicana.

Quanto accaduto alla Camera è inaccettabile. Il Governo corra ai ripari e intervenga con prontezza, perché quei fondi per lo sviluppo regionale hanno una precisa e specifica destinazione, e da quella non possono essere distolti. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale di Uil Calabria]

L’OPINIONE / Anna Comi: In Calabria donne sempre più lontane dal mondo del lavoro

di ANNA COMI – La conciliazione vita-lavoro è ancora un macigno che grava sulle spalle delle donne del Sud Italia e, in particolare, di quelle calabresi. Al Sud, come ha spiegato la Svimez in occasione della presentazione del suo cinquantesimo rapporto sull’economia e il sociale del Mezzogiorno, 7 donne su 10 non lavorano. E in Calabria il tasso di occupazione si ferma al 32%.

Così, mentre la Svimez ritiene cruciale la crescita dell’occupazione femminile contro il declino demografico, gli indici statistici ci dicono che la Calabria è fra quelle regioni che presentano il tasso più basso di occupazione femminile in confronto alle medie europee.

L’Ispettorato nazionale del lavoro, in una statistica tenuta poco in considerazione della politica nazionale e locale, ci ricorda che spesso una donna si trova davanti al bivio fra lavoro e famiglia e che, sempre più spesso, la conciliazione è praticamente impossibile. Le donne, quindi, scelgono di lasciare il posto di lavoro per accudire i figli, mentre gli uomini lo fanno davanti a un’offerta migliore, rimarcando così ancora una volta il solco tracciato dalla differenza di genere.

Come evidenzia l’Ispettorato nazionale del lavoro in Calabria, lo scorso anno, sono state segnalate 643 dimissioni di donne dai posti di lavoro, un numero in crescita di oltre il 27% rispetto all’anno precedente. Una vera e propria emorragia.

Le donne sono penalizzate, poi, da un mondo del lavoro di bassa qualità, dove le lavoratrici sono costrette ad accettare i ricatti dei datori di lavoro, e dall’atavica carenza di servizi in grado di rendere efficace la richiesta di conciliazione fra lavoro e famiglia.

Questa carenza strutturale, che in Calabria si sente forte per via dei mancati investimenti o dei progetti finanziati e mai nati, finisce per penalizzare le donne nel mondo del lavoro, soprattutto di quelle donne i cui figli frequentano gli istituiti di prima infanzia.

Il governo continua a non investire, persevera nel seguire politiche fuori contesto rimandando lontano dalle istanze provenienti dal Paese reale. Fra queste quella inaccettabile di spingere sul pedale dell’acceleratore del progetto di riforma ispirato all’autonomia differenziata che, se applicato, finirà per sottrarre ancora altre risorse alle regioni più in ritardo della nazione e favorire lo sviluppo di quelle già avanzate.

Contro la quale, tardivamente, pare volersi muovere anche il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto. Lo stesso governatore che, purtroppo, guarda con poca attenzione alle dinamiche distorte del gender gap, nonostante in tempi non sospetti avevamo avanzato allo stesso la proposta di istituire un assessorato specifico per studiare proposte moderne finalizzate a superare le differenze ancora esistenti fra le calabresi ed i calabresi.

Ma non solo. Risulta incomprensibile l’idea di riformulazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che ha finito per tagliare i numeri dei nuovi asili nido, che per la Calabria si attesta ad un risicato 9% rispetto al target del 33%, con il rischio di allargare ancora di più il divario nell’offerta di servizi educativi, e messo in evidenza la necessità – più volte segnalata dalla Uil Calabria – di dare corso ad un moderno e poderoso piano regionale di rilancio dell’occupazione: l’unico strumento per rendere realmente efficiente la macchina burocratica calabrese. (ac)

[Anna Comi è responsabile Coordinamento Pari Oppportunità Uil Calabria]

L’OPINIONE / Santo Biondo: Il ministro Salvini fermi il progetto dell’autonomia

di SANTO BIONDO – Il ministro Calderoli parla di operazione verità sul progetto di autonomia differenziata. Anche noi crediamo sia necessario questo sforzo per far capire agli italiani, soprattutto a quelli del Sud, quali saranno le ricadute di questa secessione mascherata.

Per buona pace del ministro, è lungo l’elenco di enti che hanno detto chiaro e tondo quali potrebbero essere i rischi connessi all’applicazione di questa riforma. Al Dipartimento affari legislativi della Presidenza del Consiglio e all’Ufficio parlamentare di bilancio, non più tardi di ieri, si è aggiunta la Svimez che, senza giri di parole e nel solco di quanto già evidenziato dall’Upb e dal Dagl, ha messo nero su bianco che l’autonomia differenziata potrebbe portare alla luce un conflitto tra le richieste di autonomia e il rispetto dei principi di eguaglianza, perequazione e solidarietà nazionale sanciti dal Titolo V della Costituzione.

Se il ministro Salvini ha davvero a cuore le sorti del Paese e del Mezzogiorno, che di certo non sono tutte legate alla costruzione del ponte sullo Stretto, fermi questo progetto anacronistico e senza senso che, se dovesse trovare applicazione, finirà per allargare i divari già esistenti fra il Nord e il Sud e rendere l’Italia meno competitiva sul piano europeo e internazionale.

I divari sociali e di spesa finirebbero nel freezer di una riforma che azzera la coesione e impedisce il riequilibrio territoriale. L’autonomia differenziata finirebbe per paralizzare anche la nostra Carta costituzionale che non potrebbe più dispiegare le previsioni solidaristiche fra i territori più forti e quelli economicamente e produttivamente più deboli.

In ultimo, vorremmo ricordare al ministro Calderoli che per rendere effettivi i Livelli esenzioni delle prestazioni non basta definirli, occorre garantirne il finanziamento. Solo così, infatti, si possono affrontare e superare i divari nell’offerta di servizi ancora presenti nel nostro Paese. Divari fra il Nord e il Sud del Paese che sono stati cristallizzati dall’uso del criterio della spesa storica e che, invece, possono essere superati solo seguendo un percorso di riequilibrio graduale della spesa sostenuto da risorse aggiuntive. (sb)

[Santo Biondo è segretario generale di Uil Calabria]

Sposato (Cgil Calabria): In questi anni egressione del reddito pro capite e dei consumi

Il segretario generale di Cgil Calabria, Angelo Sposato, ha denunciato come «gli indicatori economici-finanziari e sociali ci dicono che in questi anni, purtroppo, in Calabria c’è stata una regressione del reddito pro capite e dei consumi».

Sposato, che ha partecipato alla segreteria congiunta della Cgil con la Uil per determinare l’organizzazione dello sciopero generale del 1° dicembre e delle mobilitazioni territoriali, ha spiegato come «il caro prezzi nella nostra regione continua a lievitare rispetto ad altre aree del Paese ed assistiamo ad una ripresa dell’emigrazione che supera i livelli degli anni Sessanta».

«Calo demografico, disoccupazione più alta d’Europa – ha aggiunto – ridimensionamento scolastico, sanità pubblica in grave sofferenza, mancanza di politiche di investimento sono letali per la Calabria».

«Purtroppo, al di là dell’impegno e delle enunciazioni – fa notare Sposato – i dati della Calabria sono quelli più preoccupanti nell’area delle regioni del Sud europee. La regressione è strutturale e la cosa che ci preoccupa di più è il blocco imposto dal governo sui fondi di coesione e Pnrr destinati al Sud e il definanziamento di interventi strategici».

«Aver sacrificato l’alta velocità in Calabria per il ponte sullo Stretto – ha continuato – è un errore strategico molto grave. Non si intravedono politiche pubbliche di investimenti e il Sud è rimasto solo. Le uniche partecipate pubbliche che avevano investimenti in Calabria, come Enel, stanno abbandonando gli interventi come nel caso di Corigliano Rossano. C’è una fuga e il Governo ha tradito le aspettative del Sud».

«Per queste ragioni lo sciopero regionale del primo dicembre – ha concluso – il percorso di mobilitazione e la piattaforma nazionale assumono un valore doppio per la Calabria».

È pericoloso il silenzio della Legge di Bilancio, a differenza di quella precedente, sul federalismo asimmetrico in salsa leghista.

Santo Biondo, segretario generale di Uil Calabria, nel suo intervento ha evidenziato come «nell’attuale manovra non vengono quantificate le risorse in conto capitale che lo Stato deve mettere all’interno della finanziaria dei prossimi anni, per sostenere – attraverso i meccanismi di perequazione – e garantire in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale i diritti sociali e civili dei cittadini».

«Abbiamo atteso oltre un anno dimostrando di non avere un pregiudizio ideologico nei confronti di questo governo – ha ricordato Biondo –. Abbiamo portato le nostre piattaforme unitarie ai tavoli e incontrato tutti i ministri ma nella manovra finanziaria non c’è nulla di quanto avevamo evidenziato o richiesto. Sono falliti tutti i tentativi di dialogo e, quindi, non resta che la mobilitazione delle lavoratrici, dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani per chiedere un’inversione di rotta nella politica economica e sociale del Governo e delle Istituzioni locali».

«Il nostro intento – ha concluso Biondo – è quello di dare vita a degli scioperi di otto ore sui territori, in particolare su quelli che sono maggiormente colpiti dal disagio sociale, in cui è più pesante il fardello delle diseguaglianze, dove la sanità stenta a dare risposte di salute a coloro che ne hanno bisogno, dove la povertà cresce e l’occupazione diminuisce, dove gli anziani sono costretti a fare i conti con ristrettezze economiche e sociali, dove il Piano nazionale di ripresa e resilienza non decolla». (rcz)

L’OPINIONE / Santo Biondo: Sulla Zes manca una visione strategica

di SANTO BIONDO – Sulla Zona Economica Speciale, il Governo procede a rilento e senza una visione strategica per il rilancio produttivo del Mezzogiorno. La Legge di bilancio, su questa specifica tematica, ha il fiato corto e non assegna la giusta strategicità a uno strumento che rappresenta una via di sviluppo importante per il Mezzogiorno e per il Paese.

Si continua a depotenziare la Zes e con l’accentramento delle competenze a Roma si profila il rischio di una paralisi inaccettabile della sua stessa operatività, ingolfando quella struttura unica che dovrà controllare lo sviluppo dei progetti. Continuiamo a pensare che aver realizzato una Zes unica, a carattere generalista, non sia stata una scelta giusta da parte del Governo, dato che noi consideriamo la Zona Economica Speciale un’importante leva di politica industriale per il Mezzogiorno, se specializzata in alcuni settori strategici e legata al sistema portuale delle regioni del Sud del Paese. Il binomio Zes-porti, infatti, può rappresentare un forte attrattore per gli investimenti privati nelle aree retroportuali.
Il rischio che vediamo profilarsi è quello di un ritorno al passato, quando errori imperdonabili di gestione hanno disseminato le aree portuali e retroportuali di capannoni industriali rimasti vuoti e inoperosi. Oggi più che mai, invece, è necessaria una politica industriale chiara e obiettivi di sviluppo precisi.
L’unico modo per non rendere inefficace la Zes è assicurare continuità agli strumenti di incentivazione e semplificazione esistenti e dare strutturalità ai finanziamenti.
Non vorremmo che si stesse operando per perseguire un progressivo svuotamento del progetto Zes. Sarebbe l’ennesimo errore che il Governo, dopo aver pensato ad un regionalismo asimmetrico a perequazione zero, compirebbe ai danni della voglia di riscatto di una parte del Paese.
Siamo convinti, infine, del fatto che sia necessario procedere all’istituzione di un osservatorio strategico, legato ai territori, che si occupi di verificare la qualità delle imprese che andranno a godere dei benefici fiscali previsti dalla Zes, che sia in grado di accertare gli impatti occupazionali dei progetti che verranno presentati, che sia capace di verificare l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro e che non dimentichi di vigilare sul rispetto delle norme sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. (sb)
[Santo Biondo è segretario generale Uil Calabria]