OCCHIUTO & ORRICO, LA STRANA COPPIA
CHE SALVA IL CENTRO STORICO A COSENZA

di SANTO STRATI – Chi avrebbe mai scommesso che il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto avrebbe elogiato il lavoro della grillina Anna Laura Occhiuto, sottosegretario ai Beni Culturali, ricevendo pari apprezzamenti? Questa “strana” coppia, agli antipodi – politicamente parlando – ha letteralmente salvato il centro storico di Cosenza, ovvero i fondi ad esso destinati. Con un’operazione che, finalmente, ha superato le posizioni partitiche guardando unicamente al bene della Città. Con il plauso di un terzo “incomodo” il presidente pdiddino della Provincia Franco Iacucci. Un tris assortito di posizioni politiche e di partito assolutamente contrapposte che, però, ha portato alla firma del Cis (Contratto Istituzionale di Sviluppo) che ha sbloccato quelle irrinunciabili risorse finanziarie che sembravano pronte a svanire.

Il contrario di quanto avvenuto, invece, ieri sera in Consiglio regionale a Reggio, dove Bevacqua (Pd) e parte dell’opposizione hanno abbandonato l’aula per protesta, lasciando soli i consiglieri Anastasi e Di Natale (Iric) e Flora Sculco (Dp). Ovvero, dialogo zero e posizioni di forza non condivise, peraltro dalla base dem, che rendono impossibile il lavoro dell’Assemblea.

Ma torniamo all’intesa trasversale cosentina che ha sbloccato l’impasse. Il problema era serio: Cosenza rischiava di perdere 90 milioni destinati dal Ministero dei Beni Culturali al risanamento del centro storico di Cosenza a causa di stupide rivalità politiche nel precedente governo giallo-verde. Invece un inedito, quanto apprezzabile, gioco di squadra tra la Orrico, da una parte, e Occhiuto dall’altra ha saputo dirimere la matassa portando a casa il risultato. Certo non bastano 90 milioni per risanare il centro storico di Cosenza, ma «ben vengano» – ha detto soddisfatto Mario Occhiuto, il quale ha voluto subito precisare che il suo progetto di rigenerazione urbana dovrà prevedere interventi sull’edilizia privata: è comunque un buon punto di partenza».

La città – diciamo la verità – ha in corso, con  l’amministrazione Occhiuto, una radicale trasformazione che ne fa una piccola metropoli del Sud, con aneliti culturali (portati avanti con risultati eccellenti) e spinte innovative che rivelano un disegno strategico di non poco conto. Occhiuto, presidente mancato della Regione grazie alla insensata “guerra” di Salvini, è un architetto e sa cosa significa pianificare e progettare. Il “suo” ponte di Calatrava, per esempio, non aveva una funzione strategica in termini di mobilità (pur offrendo ugualmente qualche vantaggio alla popolazione residente), ma di immagine: voleva essere – e c’è riuscito – un simbolo di una rigenerazione urbana in corso e di una qualificazione che ha bisogno anche di ri-creare un’immagine positiva della città. Il risultato è sotto gli occhi del cronista che gira in lungo e in largo la città, ma soprattutto si presenta in termini di positività quasi totale al forestiero. E quando passerà la rabbia dei residenti per i tantissimi cantieri ancora aperti ci sarà anche il loro apprezzamento per il cambiamento in corso d’opera. Il museo Bilotti all’aperto è già di per sé un biglietto da visita eccellente per il nuovo visitatore e per chi non viene a Cosenza da molti anni: mostra la vitalità di una città che vuole essere protagonista e ha tutti i numeri per riuscirci.

Un cambiamento che, adesso, riguarderà gli interventi sul centro storico, grazie al Cis (Contratto Istituzionale di Sviluppo) firmato lunedì alla Biblioteca Nazionale di Cosenza siglando – come ha detto la sottosegretario Orrico – «una nuova sinergia istituzionale tra Mibact, Provincia, Comune e Un iversità della Calabria. Condivisione e dialogo continui che hanno permesso di recuperare il ritardo e non perdere il finanziamento». Ci sono 20 progetti che riguardano l’educazione e la formazione, l’accessibilità e la messa in sicurezza degli immobili ((solo se pubblici e con valenza culturale) con l’occhio puntato alle nuove generazioni. «Abbiamo pensato alla cultura – ha detto la Orrico – come leva per la coesione sociale e lo sviluppo e puntiamo sui giovani: il centro storico deve diventare sede di formazione permanente». E, difatti, gli interventi previsti riguardano, tra gli altri, due importanti istituti di formazione: il Conservatorio e il Convitto Nazionale. Ma il piano prevede la creazione di laboratori digitali per la comunicazione e il marketing, interventi per le biblioteche Civica e Nazionale e, non meno significativa, la creazione di un incubatore d’impresa nell’ambito della cultura e del turismo, a cura dell’Unical. «Questi 90 milioni – ha precisato la Orrico – non risolvono evidentemente tutte le criticità, ma la sinergia istituzionale creata potrà rafforzare in futuro gli interventi e attirare gli investimenti privati»

Il sindaco Occhiuto, nel ringraziare il ministro Dario Franceschini ed elogiare la Orrico, non ha mancato di sottolineare che «Siamo in ritardo perché il precedente Governo ha cercato di affossare il Cis di Cosenza. Non voglio illudere nessuno, ben vengano queste risorse, noi abbiamo già speso 60 milioni, ma la città vecchia è in una situazione di grave rischio strutturale e servono interventi anche sugli edifici privati» (che, però, non sono finanziabili coi fondi Cis).

L’Università della Calabria giocherà ovviamente un ruolo rilevante nell’ottica dell’innovazione tecnologica. Il delegato del Rettore Nicola Leone al Trasferimento tecnologico, Maurizio Muzzupappa, ha espresso la piena disponibilità dell’Ateneo per dare contenuti di contenitori che saranno valorizzati. Per l’incubatore bisognerà attendere circa due anni, ma l’attività di selezione partirà subito. Un ottimo segnale di quanto l’Unical è in grado di fare per quella rigenerazione urbana tanto auspicabile quanto necessaria.

Il tavolo del Contratto di sviluppoper il centro storico di Cosenza

E un ottimo segnale è anche quest’inedita intesa trasversale che – come ha fatto notare il segretario regionale del Mibact Salvatore Patamia – rappresenta «un miracolo amministrativo: al tavolo – ha detto – ci sono tre esponenti di parti politiche diverse che si sono messe d’accordo per raggiungere un obiettivo senza precedenti per Cosenza».

Come si diceva prima, il contrario di quanto è avvenuto ieri sera a Reggio e avviene ormai con regolarità nell’aula di Palazzo Campanella. Ma non tutti sono d’accordo su questi atteggiamenti di prevaricazione che non portano ad alcun risultato. Il consigliere Marcello Anastasi, sconfortato, ha espresso a Calabria.Live il suo punto di vista sulla posizione di Io resto in Calabria.  «In aula e in qualsiasi altro contesto in relazione al Governo regionale noi manteniamo una posizione da moderati, ovvero come coloro che intendono costruire ponti piuttosto che distruggerli in un attimo. Oggi soltanto perché si sono invertiti i punti all’ordine del giorno è scoppiato un putiferio in una parte della minoranza. Si parlava di scuola: avremmo dovuto restare tutti in aula e affrontare l’argomento tutti insieme, sacrificando per una volta le posizioni di parte. I calabresi vogliono risposte e una minoranza che si confronti con la maggioranza e non che litighi continuamente. Non dobbiamo farci la guerra in aula e si deve ristabile un rapporto collaborativo: la mia preoccupazione è che in questo momento c’è un clima politico che rischia di non rispondere a quelle che sono le aspettative dei calabresi. Con tutto quello che ne consegue».

Il modello cosentino, dunque, – a fronte di questa negazione di dialogo e di confronto – sarebbe magnifico poterlo replicare in Regione, ossia puntare a intese trasvertsali per giungere a risultati concreti. Soprattutto in due settori vitali per la crescita e lo sviluppo: cultura e turismo. Due comparti, in realtà, molto legati l’uno all’altro, perché da essi dipende la linea progettuale che la Calabria deve necessariamente darsi, anche in vista delle risorse Ue del Recovery Fund e dell’esigenza di progetti da presentare per ottenere i fondi. Il turismo, in particolare, dovrebbe ripartire da zero, facendo tesoro dell’esperienza emergenziale del covid, con una strategia completamente rinnovata da elaborare solo dopo aver ascoltato gli addetti ai lavori, da cui ricavare indicazioni preziose per le iniziative necessarie. Basta con improvvisazioni e interventi senza pianificazione, ma per fare questo ci vuole un altro “miracolo amministrativo” come quello di Cosenza. (s)

Fruttuosa collaborazione di Unical e UMG per il “Dulbecco Institute“

Delineate le linee di ricerca per i progetti del Renato Dulbecco Institute di Lamezia. Su convocazione del rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro prof. Giovambattista De Sarro si è riunito presso la sala del Rettorato un comitato misto del CTS cui hanno partecipato qualificati docenti degli Atenei di Cosenza e di Catanzaro. Presenti per l’Unical il prof. Sebastiano Andò, già preside della Facoltà di Farmacia da oltre vent’anni, il prof. Massimo La Deda, nanotecnologo di fama internazionale, e la prof.ssa Anna Mastroberardino, allieva del prof. Giancarlo Susinno del Dipartimento di Fisica, il quale fa parte del Consiglio Scientifico Internazionale. Presenti per l’UMG di Catanzaro, oltre al Magnifico Rettore, i proff.  Pierfrancesco Tassone, Piersandro Tagliaferri, Mino Pelaia, Enzo Mollace, presidente della Nutramed dell’Univetrsità di Catanzaro e il prof. Stefacno ALcaro, direttore della Chimica Farmaceutica, già in diretto contatto con il prof. Crea.

In particolare, Tassone e Tagliaferri, oncologi di fam ainternazionale,  che già svolgono attività di ricerca sugli anticorpi monoclonali e su Car-T e Car-NK contro il cancro e vari tipi di leucemia. Dopo la caratterizzazione di questi nuovi agenti terapeutici, si procederà secondo standard GMP allo sviluppo preclinico di tali prodotti e delle pronectine e successivamente si approderà alla fase I presso il Policlinico di Germaneto. L’originalità di tali ricerche consentirà di poter accedere con successo a risorse finanziarie regionali, nazionali ed europee.

A tali progetti guidati dal prof. Crea contribuiranno il prof. La Deda e il prof. Andò. In particolare, La Deda assicurerà il suo contributo usando le nanotecnologie più avanzate, le quali consentono a nanoparticelle metalliche di localizzarsi elettivamente nei tessuti alterati (cancro, aree cerebrali in neurodegenerazione) laddove possono essere attivate e agire da pallottole magiche capaci di distruggere i tessuti malati. Inoltre, le nanoparticelle possono agire da carrier per farmaci, anticorpi monoclonali e pronectine, consentendo loro di raggiungere il tessuto alterato ed esplicare la massima efficacia terapeutica senza colpire i tessuti sani.

Il prof. Andò, da anni, svolge ricerche di avanguardia in collaborazione con il prestigioso Istituto oncologico di Aviano diretto dal prof. Gustavo Baldassare con ricerche volte allo sviluppo e produzione di frammenti di mab verso bersagli noti e si collegherà alle ricerche di Crea con lo studio di pronectine per la terapia molecolare personalizzata di tumori solidi (cancro della mammella e dell’ovaio).

Prezioso sarà il contributo della prof.ssa Anna Mastroberardino, il cui Dipartimento è particolarmente specializzato in ricerche in ambito radioprotezionistico. Difatti, i ricercatori sono in grado di determinare le dosi di radiazioni che arrivano alla popolazione esposta e, anche grazie a un dispositivo innovativo, di valutare la contaminazione interna dell’individuo, dell’ambiente e anche di prodotti alimentari. Pertanto, si sono stabilite proficue interazioni con i laboratori del prof. Vincenzo Mollace, molto esperto nel campo della tossicologia ambientale, essendo stato, tra l’altro, presidente dell’Arpacal in Calabria.

Particolarmente importante sarà l’interazione fra il prof. La Deda e il prof. Robert Nisticò dell’Università di Roma Tor Vergata, Principal Investigator presso l’EBRI Rita Levi Montalcini, nel campo della malattia di Alzheimer. Nello specifico, si potranno valutare gli effetti delle pronectine veicolate con nanoparticelle che consentono di superare la barriera emato-encefalica e raggiungere le aree dell’ippocampo responsabili del controllo dell’apprendimento e della memoria. In collaborazione con il prof. Antonino Cattaneo, presidente dell’EBRI,  e i suoi ricercatori si potrà studiare per la prima volta al mondo se le pronectine o anticorpi monoclonali saranno in grado di neutralizzare dei frammenti di beta-amiloide responsabili della morte cellulare e, pertanto, migliorare il quadro clinico di questa terribile malattia.

Altri progetti  in via di definizione, quello del prof. Mino Pelaia, in collaborazione con sir Salvador Moncada,  riguarda lo studio dei meccanismi patogenetici alla base delle malattie dell’apparato respiratorio da coronavirus, quello del prof. Lillo Bonina (virologo di fama internazionale dell’Università di Messina) e del prof. Alfredo Focà, già direttore della Microbiologia dell’UMG, si occuperà del ruolo delle pronectine nel controllo in vitro delle alterazioni da coronavirus.

Infine, le ricerche sulle lesioni dell’apparato cardiovascolare indotte da coronavirus e lo sviluppo di nuovi farmaci saranno condotte dal gruppo del prof. Enzo Mollace dell’UMG e dal prof. Franco Romeo del Policlinico Tor Vergata di Roma.

Il prof. Pino Nisticò ha comunicato, inoltre, che mentre si procede alla preparazione dei progetti scientifici definitivi, nel contempo si stanno valutando, sotto la direzione del prof. Crea, le eventuali modifiche dei laboratori della Fondazione Mediterranea Terina, tenendo conto delle esigenze funzionali del Renato Dulbecco Institute.

Infine, si sta finalizzando anche il project financing cui è particolarmente interessato il sindaco di Lamezia Terme, avv. Paolo Mascaro, il quale ha già convocato con ammirevole tempismo una riunione con i suoi esperti nel campo economico e finanziario.

Ampia soddisfazione è stata espressa dalla Presidente Jole Santelli della notizia pubblicata dal Sole 24 Ore che riferisce dell’importante iniziativa della realizzazione del Renato Dulbecco Institute a Lamezia Terme.

È ovvio che il progetto – ha precisato Pino Nisticò – dovrebbe essere ribattezzato “progetto Santelli”, in quanto grazie al suo entusiasmo e sensibilità sta favorendo il rientro di Crea dalla California dopo circa 40 anni. Trattasi, infatti, di un progetto internazionale e multidisciplinare che soltanto il Presidente della Regione può seguire in maniera integrata per le sue implicazioni non solo nella ricerca di avanguardia, ma anche nel trattamento di malattie ancora incurabili, come pure nel campo industriale e della Bioeconomia.

Il progetto era stato già lanciato nel 2019 da lui  (denominato “Progetto Calabria Silicon Valley”) insieme con l’on. Lorenzo Cesa, il quale ha assicurato di mettere a disposizione della Fondazione Renato Dulbecco il suo lungo e profondo know how dei meccanismi per l’impiego dei fondi dell’Unione Europea.

LA SCIENZA TROVA “CASA” IN CALABRIA
DULBECCO INSTITUTE, C’È UN ALTRO NOBEL

La scienza trova casa in Calabria: al nascente Renato Dulbecco Institute di Lamezia Terme sono già due i Premi Nobel che hanno dato la loro entusiastica adesione, assieme a quella di decine di scienziati e ricercatori di tutto il mondo che hanno accolto l’invito del prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione intitolata al prof. Dulbecco e del prof. Roberto Crea, padre delle biotecnologie, nonché presidente della Fondazione e direttore scientifico del Dulbecco Institute. Doppia la motivazione di tanto entusiasmo: prima di tutto la possibilità di condividere esperienze e lavorare a fianco di apprezzati colleghi scienziati per formare e specializzare i giovani ricercatori calabresi che usciranno dal Dulbecco Institute, poi il fascino irresistibile della Calabria. All’israeliano Premio Nobel Aaron Ciechanover, si affianca adesso il premio Nobel per la Medicina (2013) il tedesco Thomas Südhof della Standford University della California: entrambi conoscono la Calabria per essere stati ospiti del prof. Pino Nisticò e se ne sono innamorati. Il progetto scientifico della Fondazione Dulbecco, poi, è straordinario e suggestivo e metterà insieme le migliori menti, le più significative competenze in materia medico-scientifica, per realizzare nuove molecole destinate alla cura di malattie ancora inguaribili e di grande impatto sociale. Questo significa che la Calabria, oltre ad essere (o meglio diventare) la California d’Europa, per la mitezza del clima, i paesaggi naturalistici eccezionali, le risorse archeologiche e artistiche d’inestimabile ricchezza (si pensi soltanto ai Bronzi di Riace custoditi nel Museo Archeologico di Reggio) è destinata anche a diventare una regione ad altissimo valore scientifico. Per produrre benessere e cure a malati gravi o terminali, ma anche per formare le classi dirigenti della scienza di domani. Generazioni di studenti e ricercatori calabresi formatisi alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e all’Unical hanno avuto modo di mostrare la capacità e l’altissima competenza nella ricerca scientifica, tanto da far apprezzare la Calabria e le sue facoltà scientifiche in ogni parte del mondo (il prof. Luigi Camporota che ha salvato dal Covid il premier inglese Boris Johnson è di Catanzaro e ha studiato all’Università Magna Graecia del Capoluogo). Così, la Fondazione Dulbecco avrà il compito di formare e specializzare le nuove generazioni di scienziati calabresi che, finalmente, non dovranno – se non per fini di specializzazione – andar via dalla propria terra, mettendo a disposizione dei conterranei, ingegno e competenze scientifiche di grandissimo livello.

La notizia dell’adesione di un secondo Premio Nobel all’iniziativa della Fondazione Dulbecco che ha trovato sede nell’immenso spazio (40mila mq degli ex stabilimenti Sir, ora Fondazione Mediterranea Terina) di Lamezia è straordinaria: mai si era vista una tale concentrazione di scienziati e ricercatori di tutto il mondo pronti a venire in Calabria per offrire la propria esperienza, guidare le linee di ricerca, formare nuovi scienziati. Non sembri cosa da poco: è un progetto talmente vasto e importante che rigorosamente dovrà avere la massima attenzione della Regione e di tutte le forze politiche anche nazionali perché offre un’opportunità più unica che rara alla crescita della comunità scientifica italiana. La quale troverà nel Dulbecco Institute le risposte adeguate alla crescente domanda di innovazione nel campo della medicina e della ricerca scientifica. E a scorrere i nomi di quanti a vario titolo sono coinvolti in questo meraviglioso ed eccezionale progetto scientifico si può capire cosa significherà per la Calabria questa iniziativa.

Particolarmente soddisfatto il prof. Pino Nisticò, commissario della Fondazione Renato Dulbecco, già presidente della Regione Calabria, nonché scienziato e farmacologo di levatura internazionale, nel dare la notizia dell’adesione di un altro Premio Nobel al progetto del Dulbecco Institute. «Il Premio Nobel per la medicina Thomas Südhof della Stanford University (California) – ha detto il prof. Nisticò – ha accettato di far parte del consiglio scientifico internazionale (CSI) della Fondazione Dulbecco. Appena finito il periodo di lockdown dovuto al coronavirus egli ha dichiarato che sarà felicissimo di venire in Calabria per visitare i locali della Fondazione Mediterranea Terina in cui sarà allocato il Renato Dulbecco Institute e discutere delle priorità delle linee di ricerca della Fondazione.

Thomas Südhof è stato insignito del premio Nobel nel 2013 per avere scoperto i meccanismi molecolari e ionici (in particolare il ruolo dei canali del calcio) alla base della trasmissione sinaptica nel cervello dovuta alla liberazione di neurotrasmettitori. Ciò ha aperto nuove vie per lo sviluppo di farmaci innovativi nel trattamento delle malattie neurodenegerative.

Per le sue scoperte nel 2018 gli è stato conferito all’Hotel Hassler di Roma il Pericles International Prize, premio condiviso con il dott. Paolo Chiesi per avere quest’ultimo svolto un ruolo straordinario per l’immissione in commercio da parte dell’Agenzia europea del Farmaco (EMA) del primo prodotto al mondo (Holoclar) a base di cellule staminali, capace di riparare lesioni da ustioni degli occhi, restituendo così la vita a persone cieche.

Südhof si è dichiarato molto lieto di poter lavorare in seno al CSI insieme con persone di alto prestigio verso cui nutre grande ammirazione come Aaron Chiechanover, anche lui Premio Nobel, e sir Salvador Moncada, che come diceva Rita Levi Montalcini avrebbe meritato per le sue scoperte (prostaciclina e nitrossido) due premi Nobel. Inoltre, con grande commozione, lo scienziato tedesco ha ricordato la sua collaborazione con Roberto Crea, quando nei laboratori della Neurex svolgeva importanti ricerche su nuove proteine chiave da lui identificate di cruciale importanza per la trasmissione sinaptica che poi furono usate per il controllo del dolore neuropatico. A tal riguardo, ricorda il prof. Crea (presidente della Fondazione Dulbecco di Lamezia) in quegli anni 1996-1997  fu scoperta la conotoxina, un gruppo di neuropeptidi tossici estratti dal veleno del mollusco marino (conus) che poi si è rivelato un farmaco bloccante i canali del calcio di tipo N  provvisto di una attività analgesica mille volte superiore a quella della morfina. Nel 1997 la Neurex fu poi acquistata dall’industria irlandese ELAN per 700 milioni di dollari!

Il Renato Dulbecco Institute parte quindi con il piede giusto, disponendo della supervisione della qualità e originalità dei progetti scientifici da parte di scienziati di altissimo livello, che dovranno valutare le linee di ricerca del CTS regionale composto da qualificati ricercatori dei due Atenei di Catanzaro e di Cosenza e in una fase successiva valutare i risultati delle ricerche condotte in Calabria.

Il CSI comprende ancora, accanto ai due premi Nobel Südhof e Ciechanover e sir Salvador Moncada, altri autorevoli scienziati di chiara fama come l’ex ministro prof. Franco De Lorenzo, pioniere da circa 40 anni nel campo delle biotecnologie, molto stimato nel mondo, così come il prof. Franco Salvatore, uno dei fondatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Napoli e di Catanzaro e già presidente del prestigioso Istituto Ceinge dell’Università di Napoli, il prof. Antonino Cattaneo presidente della Fondazione EBRI Rita Levi Montalcini, il dott. Paolo Chiesi, direttore scientifico della Chiesi Farmaceutici di Parma, il prof. Emilio Clementi farmacologo illustre del San Raffaele di Milano che da giovane ha lavorato presso l’Università della Calabria, il prof. Graham Collingridge di Bristol, insignito del The Brain Prize della Lündbeck Foundation, considerato il premio Nobel delle neuroscienze, per la sua scoperta del Long Term Potentiation (LTP), che è l’equivalente neurofisiologico della memoria a livello dell’ippocampo. Oggi queste ricerche sono continuate dal suo allievo prof. Robert Nisticò, preside della Facoltà di Farmacia di lingua inglese dell’Università di Tor Vergata, il quale fa parte del CTS regionale della Fondazione Dulbecco.

Inoltre fanno parte del Comitato Scientifico Internazionale il prof. Silvio Garattini, uno dei leader della farmacologia europea, presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano, il prof. Vincenzo Libri, di Lamezia Terme, che ha studiato alla Facoltà di Medicina di Catanzaro e oggi direttore della Farmacologia Clinica dell’Imperial College di Londra, il prof. Serafino Marsico, uno dei padri fondatori dell’Università di Catanzaro e, in particolare della Pneumologia di Catanzaro, maestro del bravissimo pneumologo Mino Pelaia. Marsico è stato allievo della Scuola del prof. Monaldi e del prof. Blasi di Napoli. Nel CSI  sono anche presenti il prof. Giuseppe Novelli, già rettore dell’Università di Tor Vergata e genetista di fama internazionale, il prof. Michael Pirozyinski, direttore della farmacologia dell’Università di Varsavia e, dulcis in fundo, il prof. Giancarlo Susinno, fisico dell’Università della Calabria, il quale oltre a essere uno scienziato di fama mondiale per avere diretto i laboratori del CERN di Ginevra in cui è stato scoperto il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, e per avere collaborato con il premio Nobel Carlo Rubbia e lo scienziato siciliano Antonino Zichichi, ha  dimostrato e continua a dimostrare grande amore per la Calabria e i suoi giovani e grande fiducia nel progetto del Renato Dulbecco Institute.

«Con queste premesse di cui sono orgogliosa – ha dichiarato la Presidente della Regione Calabria Jole Santelli – sono sicura che riusciremo a vincere la sfida che ci attende, cioè avere una Regione che sa valorizzare i propri giovani talenti in sede, evitando la fuga dei cervelli all’estero o in altre regioni. Addirittura, ci si propone con il ritorno in Calabria dello scienziato Roberto Crea dalla California dopo circa 40 anni, di lanciare un progetto per favorire il rientro in Calabria dei migliori cervelli che attualmente lavorano nel campo delle Biotecnologie e delle Terapie avanzate in prestigiosi laboratori internazionali».

D’altra parte, va evidenziato l’impegno  straordinario del sindaco di Lamezia Paolo Mascaro che ha già convocato per domani,  venerdì 31 luglio, una riunione presso i suoi uffici con i membri del Comitato Tecnico organizzatore, presieduto dal prof. Gianfranco Luzzo e con gli esperti più qualificati del settore economico-finanziario del suo staff, per elaborare le linee strategiche del project financing e così rimodulare i fondi comunitari non spesi per poter partire in tempi più brevi con la ristrutturazione dei locali della Fondazione Terina sulla base delle esigenze funzionali del Renato Dulbecco Institute. (sd)

 

 

 

DA LAMEZIA LA SFIDA ALLE BIOTECNOLOGIE
GIÀ PRONTE LE PRIME LINEE DI RICERCA

di SANTO STRATI – Chi pensasse che il bellissimo, grande progetto del Renato Dulbecco Institute che vedrà a luce a Lamezia presso la Fondazione Mediterranea Terina fosse solo uno dei tanti annunci senza seguito dovrà ricredersi. Il dinamismo della squadra coordinata dal Commissario della Fondazione, prof. Pino Nisticò, con il Presidente della stessa, il Rettore dell’Università Magna Graeci di Catanzaro prof. Giovambattista De Sarro risulta subito agli occhi: da Lamezia parte davvero la sfida alle biotecnologie, prim’ancora che vengano allestiti i laboratori, sono già state inviate da San Francisco le molecole pronectine che serviranno ad avviare le prime due linee di ricerca che risultano di grandissima attualità e originalità. Questo significa operare per la Calabria con competenza e capacità, con l’obiettivo di offrire spazio per la formazione e la specializzazione dei nostri ragazzi:  la ricerca scientifica che partirà da Lamezia mostrerà, dunque, dal primo momento la massima autorevolezza con finalità scientifiche di primissimo ordine. Questa di Lamezia e dell’Istituto intitolato al premio Nobel Renato Dulbecco, grande scienziato catanzarese che ha anche insegnato alla Facoltà di Medicina del Capoluogo, non è una scommessa, ma sta diventando, giorno dopo giorno, con una velocità impressionante, una magnifica realtà che proietterà la Calabria nel mondo della comunità scientifica con la dovuta ammirazione (e fors’anche tanta sana invidia). Fatto sta che già dopo le prime riunioni convocate a Catanzaro, il mondo dei ricercatori – non solo calabresi – ha mostrato un grande entusiasmo per l’iniziativa e offerto immediatamente la propria disponibilità e adesione piena al progetto.

L’altro ieri, su convocazione del prof. Giovambattista De Sarro, (Presidente del Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione)  e del prof. Pino Nisticò (Commissario della stessa) si è riunito ieri mattina presso il rettorato di Catanzaro il Comitato Tecnico Scientifico della Fondazione Renato Dulbecco per discutere sulle linee di ricerca e sui progetti da presentare per ottenere finanziamenti a livello nazionale e della Commissione europea e così avviare le attività scientifiche innovative dell’Istituto sotto la regia del prof. Roberto Crea, Presidente della Fondazione.

Dopo la teleconferenza con il Presidente della Regione Jole Santelli, la quale ha già dato il via libera alla preparazione dei laboratori di ricerca presso la Fondazione Mediterranea Terina, il prof. Crea con grande rapidità e lucidità ha già inviato da San Francisco due linee di ricerca di grandissima attualità e originalità. La prima riguarda l’impiego delle pronectine come nuovi farmaci anticoronavirus, la seconda riguarda l’uso di pronectine, che superano gli effetti terapeutici degli anticorpi monoclonali (mab) nel trattamento del cancro. Infatti, le pronectine sono proteine di più piccole dimensioni molecolari rispetto ai mab, più biodisponibili, più efficaci e più tollerate. Inoltre, le pronectine – ha spiegato il prof. Crea – non sono immunogene e pertanto non evocano, come fanno i mab, anticorpi che neutralizzano gli effetti dopo ripetute somministrazioni.

I membri del CTS dopo aver sentito le proposte del prof. Crea hanno espresso grande interesse per questa collaborazione iniziale con la Protelica di San Francisco, oltreoceano, ma che fra un anno sarà operativa presso l’Istituto Renato Dulbecco di Lamezia. Alla discussione hanno preso parte tutti i membri del CTS e, in particolare, il prof. De Sarro e i suoi collaboratori di Farmacotossicologia, hanno espresso interesse allo sviluppo di farmaci e mab contro la malattia di Alzheimer e le lesioni neurodegenerative da erbicidi e pesticidi.

Il prof. Vincenzo Mollace, già Preside della Facoltà di Farmacia, il prof. Franco Perticone, già direttore della Medicina interna dell’Università Magna Graecia e il prof. Mino Pelaia, clinico eccellente nel campo respiratorio, studieranno anche in collaborazione con il prof. Sir Salvador Moncada di Londra e il prof. Franco Romeo, Direttore della Cardiologia dell’Università di Tor Vergata, gli effetti e soprattutto i meccanismi molecolari alla base della patogenesi delle lesioni dell’apparato respiratorio e dell’apparato cardiovascolare indotte da coronavirus, ma anche da inquinanti presenti nell’ambiente.

Ricco di emozioni è stato l’intervento del prof. Pierluigi Tassone, responsabile dell’Oncologia del Policlinico di Germaneto, il quale ha confessato che finalmente «è orgoglioso di riprendere le ricerche che aveva iniziato circa venti anni orsono con il famosissimo prof. Soldano Ferroni Direttore dell’Oncologia del New York Medical College e soprattutto di avere oggi la fortuna di poter collaborare con il prof. Crea, padre delle biotecnologie, che metterà a disposizione una serie di molecole originali come le pronectine per combattere leucemie e altre forme di tumori solidi».

Il prof. Nisticò ha ricordato che il prof. Tassone è stato uno dei migliori studenti presso la Facoltà di Medicina, quando lui insegnava a Catanzaro, e insieme con il prof. Pier Sandro Tagliaferri rappresentano oggi oncologi fra i più stimati in Italia, di esperienza internazionale, che hanno saputo realizzare presso il Policlinico di Germaneto i reparti della cosiddetta Fase I delle sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci, prima dell’immissione in commercio, reparti autorizzati a tale scopo dall’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco. Tali reparti – ha sottolineato Nisticò – purtroppo non sono stati ancora completati né all’Università di Roma Tor Vergata né all’Università La Sapienza».

Il dr Michelangelo Iannone e la dr.ssa Maria Mena Arbitrio, qualificati ricercatori del CNR, hanno avanzato la proposta di stipulare una Convenzione fra la Fondazione Renato Dulbecco e il CNR di Catanzaro e di Cosenza, che, pur esistendo sul territorio da circa 40 anni, hanno bisogno di un maggiore impulso per essere competitivi con altri qualificati istituti del CNR a livello nazionale.

Il prof. Alfredo Focà già Direttore della Microbiologia dell’Università Magna Graecia, insieme con il prof. Lillo Bonina, virologo di fama internazionale presso l’Università di Messina, si sono mostrati entusiasti di partecipare al progetto coronavirus, valutando gli effetti delle spike proteins in vari modelli sperimentali in vivo e in vitro e caratterizzare il profilo terapeutico delle pronectine.

Infine, il prof. Stefano Alcaro, direttore della Chimica Farmaceutica della Facoltà di Farmacia di Catanzaro, Presidente della Fondazione Crisea di Condoleo, Belcastro, ha proposto di stipulare una Convenzione di collaborazione scientifica con il Renato Dulbecco Institute, nonché una Convenzione con il dottorato in Scienze della Vita. Dal punto di vista scientifico, il prof. Alcaro sarà lieto di fornire le proprie competenze nel modelling dei mabs e delle pronectine.

Inoltre il prof. Giuseppe Viglietto, direttore della Genetica molecolare della UMG, ha espresso la propria disponibilità a fornire il suo know how ben riconosciuto a livello internazionale, per attivare i laboratori di Biologia e di Genetica molecolare che saranno uno dei due pilastri fondamentali dell’Istituto di Lamezia.

Dopo questo primo incontro – ha riferito il prof. Nisticò – sarà organizzata a breve una riunione presso il Rettorato di Catanzaro dei componenti del CTS dell’Università Unical, fra cui il prof. Sebastiano Andò, già Preside per oltre vent’anni della Facoltà di Farmacia, e il prof. Franco Rubino, già Preside della Facoltà di Economia, e il prof. Massimo La Deda, nanotecnologo di fama internazionale.

Dopo aver raccolto le linee di ricerca dei due Atenei ci sarà, non appena possibile, un incontro dei membri del CTS con il prof. Roberto Crea, il quale, come ha promesso al Presidente Santelli, prenderà il primo volo disponibile per la Calabria appena cessata la fase di lockdown in California. In tale occasione saranno approvati i primi progetti di ricerca del Renato Dulbecco Institute.

Nel contempo, il prof. Nisticò sta elaborando con gli esperti del Comitato organizzatore della Fondazione, di cui è Presidente il dott. Gianfranco Luzzo, già suo capogabinetto alla Regione e assessore regionale alla Sanità, e Vice-presidente il prof. Santino Gratteri dell’UMG di Catanzaro, il progetto esecutivo per la ristrutturazione funzionale dei laboratori della Terina e il Project Financing con la collaborazione di Armando Pagliaro, già eccellente dirigente della Regione in tale settore, per trovare le risorse necessarie in modo tale che entro il mese di settembre il dossier completo possa essere presentato, insieme con il sindaco di Lamezia Terme avv. Paolo Mascaro, al Presidente della Regione Jole Santelli per la sua approvazione. Questo significa che entro l’anno, se la Regione metterà le risorse necessarie, i laboratori di ricerca presso la Fondazione Terina potranno essere già pronti per accogliere scienziati e ricercatori dalla Calabria, ma anche da tutto il mondo: l’autorevolezza dello staff scientifico messo insieme dal prof. Nisticò, che – ricordiamolo – è un farmacologo di fama mondiale, e la carta vincente di un grand eimpegno cui la Regione non deve sottrarsi, con il coinvolgimento dell’Unical e dell’Università Magna Graecia. L’eccellenza dei nostri giovani scienziati chiamati da ogni parte del mondo e non solo in Italia, potrà dunque cominciare a farsi valere in Calabria. Terra di sole, di mare e… oggi anche di Ricerca. (s)

LE TANTE LACRIME DI REGGIO, 50 ANNI FA.
QUANDO LA CITTÀ PRECIPITÓ NEL BUIO

di SANTO STRATI – Non c’è niente da celebrare, in questo 50.mo anniversario della Rivolta di Reggio. Non sono d’accordo sul nome dato al Comitato (del quale peraltro con molta cortesia il sindaco Falcomatà mi ha chiamato a far parte) e ritengo opportuno dedicare solo un commosso e sincero ricordo ai caduti, dell’una e dall’altra parte. Questi 50 anni sono trascorsi senza lenire le lacrime e le ferite di una città abbandonata, sola e ferita, “ricompensata” con la sede del Consiglio regionale e con tante promesse mai più mantenute.

Come e perché successe saranno gli storici a dircelo, ma le ricostruzioni di parte che hanno ripreso a circolare non fanno che spargere sale su ferite mai rimarginate. Il punto principale, a ben vedere, è che è stata una lotta tra “poveri” e, peggio, tra calabresi, dove antiche rivalità tra la Città dello Stretto e Catanzaro sono emerse per responsabilità di politici distratti e assenti, forse troppo occupati a coltivare il proprio serbatoio elettorale, piuttosto che ragionare in termini positivi per il bene comune, per il benessere dei calabresi e della loro terra.

Non è stata, come qualcuno superficialmente, insiste a dire una guerra per un pennacchio, ma sono esplose le umiliazioni di anni, il senso dell’abbandono, la sensazione del tradimento e della cattiveria, come se ci fosse una punizione divina da eseguire, in termini politici. Certo, la classe politica reggina era di poco spessore rispetto ai “giganti” che potevano vantare Cosenza (Mancini e Misasi) e Catanzaro (Pucci) e questo ha contribuito rendere inutili e superflue le lamentazioni e le difese delle ragioni del popolo reggino. Ma, quello che è ancora più infelice da rilevare è che la nascita delle Regioni che doveva consolidare i territori e dare nuova spinta all’autonomia prevista dalla Carta costituzionale, in realtà si trasformò in una epocale rissa tra città e campanili, impedendo quella comunità d’intenti che avrebbe portato a uno sviluppo armonico e più consono a tutta la regione. La conflittualità latente tra Reggio e Catanzaro scoprì il suo nervo debole: addirittura nell’attuale capoluogo ci fu chi tentò di aizzare e organizzare le masse contro le “pretese” dei reggini.

Facile, con l’occhio del poi, argomentare che non ci sarebbe voluto molto per ipotizzare un piano di sviluppo che coinvolgesse tutte le tre città calabresi (poi sarebbero nate le altre due province Crotone e Vibo Valentia) per un obiettivo comune: la lotta al sottosviluppo e un corale impegno per la crescita.

Lavoro, occupazione, benessere non erano, né sono, appannaggio di cosentini, reggini o catanzaresi: erano (e sono) un obiettivo da raggiungere per dare un futuro alle nuove generazioni di calabresi, di qualunque luogo.

Purtroppo, del pacchetto Colombo rimangono le ciminiere abbandonate della Liquichimica a Saline, gli agrumeti della Piana distrutti per un centro siderurgico che non ha mai visto la luce (con quale criterio di pianificazione industriale si poté mai pensare al ferro?), e il palazzo del Consiglio regionale. Un po’ poco per una Città che, per colmo di stravaganza, è diventata poi “metropolitana” cancellando la “provincia” senza riuscire a creare quel collante necessario per dare unità ai suoi 96 comuni.

Il capoluogo a Catanzaro ha offerto migliaia di posti di lavoro per burocrati e affini e la parvenza di un potere che non conta nulla: alla fine, probabilmente, non valeva le rivendicazioni – a volte ridicole, a volte banali – della Città dei due Mari. A testimonianza di un’inutile quanto esagerata manifestazione di potere c’è oggi il Palazzo di Germaneto, una Cittadella che vale molto, ma molto di meno dell’adiacente Policlinico universitario, che – quello sì – è vero orgoglio catanzarese. La facoltà di Medicina del Capoluogo ha espresso eccellenze di altissimo livello, la ricerca scientifica ha raggiunto risultati importantissimi e di grande rilevanza.Come l’Università di Cosenza, l’Unical, partita come unico ateneo della regione, e diventata poi un centro di eccellenza, soprattutto nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Come è salita agli onori accademici, l’Università Mediterranea di Reggio. I tre atenei lavorano insieme e sono gli unici ad avere raggiunto l’unità d’intenti che la Calabria ha sempre sognato, con un obiettivo nobile: creare formazione, specializzazione e occupazione per i nostri giovani ai quali, qualcuno fino a pochi anni fa, ha sistematicamente rubato il futuro. La fuga dei cervelli calabresi non è una finzione, ma un’amara realtà, che va bloccata. Qualcuno sta tornando, moltissimi non vorrebbero andare via: lavoro a casa propria significa crescita e sviluppo per la propria terra e per i figli che verranno.

Ecco questo triste anniversario può essere l’occasione per una reale e definitiva “pacificazione” (consentiteci il termine) tra le Calabrie e i calabresi. Gli errori, gli orrori, i morti, le stragi, i feriti, i mutilati, gli arrestati, meritano ampia riflessione e soprattutto cordoglio, con l’augurio e la debole speranza che possa servire come esempio negativo di come non si governa con la violenza o con l’indifferenza. Il ricordo di quei giorni è praticamente vivo in chi ha superato i 60 anni: i giovani non sanno nulla, ma hanno diritto di conoscere, sapere e capire il perché. I ragazzi che tiravano sassi e molotov oggi hanno quasi settant’anni e non li ha mai abbandonati l’idea che non avevano ragione, ma la loro rabbia, ricordiamocelo, era figlia di un torto mai riparato. (s)

I NUMERI DI SEDICI MESI DI STATO D’ASSEDIO

Ancora oggi è difficile mettere nero su bianco i numeri definitivi della Rivolta di Reggio: iniziò il 14 luglio con uno sciopero generale e le prime barricate improvvisate, si quietò il 9 novembre 1971, con il ripristino delle libertà costituzionali per la città, che con il decreto il ministro dell’Interno Restivo aveva sospeso il 6 febbraio dello stesso anno. I morti all’interno dei fatti di Reggio sono cinque: Bruno Labate, Angelo Campanella, Carmine Jaconis e i due poliziotti Vincenzo Curigliano e Antonio Bellotti. Il primo stroncato da un infarto durante un attacco dei dimostranti alla Questura di Reggio, il secondo colpito da una assurda sassaiola contro il treno che portava a casa il suo reparto, il II celere di Padova. Dobbiamo aggiungere a queste morti “della rivolta” le sei vittime del Treno del Sole del 22 luglio, il cui attentato non aveva niente a che vedere con i disordini reggini? E non si devono calcolare le cinque giovani vite di soldati stroncate accidentalmente durante i 16 mesi della rivolta? E non si dovrebbe aggiungere la misteriosa fine di cinque ragazzi anarchici che forse avevano scoperto carte “pericolose” sui disordini di Reggio e il probabile coinvolgimento di servizi deviati? Il bilancio è quasi 500 feriti tra le forze dell’ordine, oltre mille tra la popolazione civile, almeno dieci mutilati o invalidi permanenti. 1231 persone denunciate, di cui 446 in stato di arresto. I danni economici per la città di Reggio sono stati di svariate decine di miliardi di lire, impossibile calcolare quanto costò allo Stato questa rivolta frutto della “follia” di cittadini disperati e di politici indifferenti e volutamente distratti.

SVIMEZ, IL SUD RINUNCIA ALL’UNIVERSITÀ
MA ALL’UNICAL CRESCONO LE DOMANDE

di SANTO STRATI – La grande fuga dall’Università: la Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, lancia l’allarme sulla rinuncia di troppi giovani agli studi universitari, anche a causa della crisi economica conseguente al Covid. Almeno 10mila quest’anno e di questi due terzi (6300) appartengono a regioni del Sud. Per fortuna, la Calabria è in controtendenza: all’Unical ci sono già 785 domande di ammissione in più rispetto al 2019 (+ 15%) e c’è ottimismo anche alla Mediterranea di Reggio e alla Magna Graecia di Catanzaro. Un segnale importante di come i giovani calabresi abbiano in grande considerazione i percorsi formativi e di specializzazione. L’Unical, peraltro, continua a segnare incrementi di posizione nel rank di valutazione delle università più importanti al mondo e sarebbe opportuno che fossero ulteriormente allargati gli impegni della Regione nei confronti dei tre atenei calabresi. Abbiamo tre università che sfiorano l’eccellenza e rappresentano una significativa attrazione per i giovani: non ci sarebbe da stupirsi se venisse invertita la tendenza che ha caratterizzato gli anni del secondo Novecento: i giovani calabresi andavano a studiare fuori (non c’era l’università in Calabria), da Reggio a Messina, da Cosenza e Catanzaro a Napoli, Roma, Pavia, Bologna. Purtroppo, diventava spesso un biglietto di sola andata: le capacità dei nostri ragazzi venivano valorizzate e apprezzate, diventava facile farli restare. Risorse giovani, fresche capacità, che hanno fatto la fortuna del Centro-Nord. Non a caso, molti dei più apprezzati professionisti nel campo della medicina, della scienza, della giurisprudenza che occupano oggi posti di grande rilievo in tutt’Italia appartengono a quella schiera di universitari “in trasferta”, orgoglio di una Calabria matrigna che li ha lasciati andare senza mai offrire un minimo di opportunità

I tempi sono cambiati, molte problematiche rimangono: i nostri laureati sono presi di mira da multinazionali, grandi aziende, imprese europee, che intuiscono il potenziale rappresentato da competenza, capacità e voglia di arrivare. Lo ripetiamo spesso, negli ultimi trent’anni è stato rubato il futuro ai nostri ragazzi, costretti ad andar via (240mila) lasciando famiglie, affetti, qualità della vita che Milano, Roma, Londra o New York non riescono a dare. E allora occorre investire sull’università, sulla formazione, sulla specializzazione, costruendo opportunità di crescita in casa propria. Il settore è ampio: innovazione, biotecnologie, turismo, agricoltura biologica, cultura, ambiente. In ognuno di questi campi c’è bisogno di menti pensanti, di giovani capaci che sarebbero felici di mettere le proprie risorse e le loro competenze al servizio della loro terra.

L’Italia, di per sé, non brilla per immatricolazioni universitarie: secondo l’Ocse siamo al 54% contro il 73% della Spagna, il 68% delle Germania, il 66% delle Francia. Questi dati fanno emergere un basso grado di istruzione terziaria fra i 30-34enni che nel 2018 si è fermato al 34% contro una media europea del 45,8%. E nel Mezzogiorno, il dato, come fa rilevare la Svimez, scende al 26,8%, 12 punti in meno rispetto al 38,2 del Centro Nord.

La Svimez ha fatto notare che «la crisi economica 2008-2009 che si è trascinata fino al 2013 ha determinato un impoverimento delle famiglie che, non adeguatamente supportate dalle politiche pubbliche, ha provocato un crollo delle iscrizioni alle Università, soprattutto nel Mezzogiorno. Tra il 2008 e il 2013 il tasso di passaggio Scuola-Università nel Mezzogiorno è crollato di 8,3 punti percentuali, quattro volte la diminuzione del Centro-Nord (1,6 punti). In un quinquennio gli iscritti si sono ridotti di oltre 20 mila unità nelle regioni del Mezzogiorno. Anche nel Centro-Nord, la crisi aveva determinato un calo del tasso di proseguimento degli studi (-2 punti circa) ma per effetto della crescita dei diplomati non si è determinato una flessione del numero complessivo degli iscritti. La ripresa degli immatricolati e del tasso di passaggio nel periodo di debole ripresa (2013-19) ha consentito solo un parziale recupero per il Mezzogiorno, ancora lontano dai valori del 2008, a differenza del Centro-Nord che è ritornato sui valori precrisi. Secondo il dato più recente, 2019, il Mezzogiorno ha ancora 12.000 immatricolati in meno rispetto al 2008 e un tasso di passaggio di oltre 5 punti percentuali più basso. Viceversa, il Centro-Nord ha registrato per l’intero periodo un incremento di 30.000 immatricolati circa e un aumento di oltre un punto percentuale del suo tasso di passaggio».

La Svimez, alla luce di queste proiezioni, ha elaborato una serie di proposte che non dovranno essere trascurate, perché significativamente di grande impatto: «Rendere sistematica la proposta strutturale del Ministero dell’Università di estendere la no tax area da 13.000 a 20.000 in tutto il Paese, prevedendo innalzamento a 30.000.

«Prevedere, in conseguenza della crisi, una borsa di studio statale che copra l’intera retta 2020 nelle Università pubbliche, vincolata al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano di studi nel primo anno di corso.

«Considerare l’Università come fondamentale infrastruttura pubblica dello sviluppo destinando risorse specifiche del piano europeo Next Generation per rafforzare il diritto allo studio nelle regioni a più basso livello di reddito così da evitare che la crisi anche questa volta finisca per aumentare le diseguaglianze.

«Valorizzare le infrastrutture della ricerca, sostenendo le esperienze positive esistenti nel Mezzogiorno attraverso il rafforzamento di 4-5 poli di formazione, ricerca e innovazione che possano diventare attrattori di capitale umano qualificato e imprese innovative.

«Garantire un investimento sulle infrastrutture digitali che colmi il divario esistenti tra Atenei del Nord e Atenei del Sud. La crisi ha dimostrato l’utilità degli strumenti digitali e il Mezzogiorno deve farsi trovare pronto per evitare un ulteriore acuirsi del fenomeno della fuga dei cervelli in versione digitale.

«Definire un piano organico di interventi per l’Università che coinvolga anche altri livelli istituzionali. Regioni o altri Ministeri, possono fare la loro parte prevedendo ulteriori misure a sostegno dei giovani che intendono intraprendere la carriera universitaria. Non solo in termini di tasse universitarie ma anche di servizi agli studenti, trasporti pubblici, diritto allo studio. La Campania, la Sicilia, la Puglia hanno già dato ottimi segnali in questo senso».

Nel 2020 la stima sugli studenti “maturi” è di 292mila unità al Centro-Nord e circa 197mila nel Mezzogiorno. Di questi ultimi, il 3,6% potrebbe rinunciare a proseguire gli studi (percentuale che scende all’1,5 nel Centro-Nord). Ci sono, però, questi segnali positivi che arrivano dagli atenei calabresi: la voglia di crescere culturalmente con una formazione universitaria è forte e l’incremento delle domande (rispetto alla contrazione degli anni passati) lascia ben sperare. I nostri ragazzi mostrano una grande capacità, sono il nostro futuro, facciamoli studiare, ma non costringiamoli, poi, ad andar via. (s)

La Calabria e l’emergenza coronavirus: da Scuole e Università un aiuto ai cittadini

Viene dai ragazzi del Liceo Scientifico “Fermi” di Cosenza una utile risposta all’emergenza sanitaria sul coronavirus. Nell’attesa di verificare il sospetto contagio registrato a Cetraro tramite la Regione Calabria, fa piacere registrare l’impegno di studenti e ricercatori, che cercano di rendersi utili per i cittadini.

Se da una parte ci sono i ricercatori Unical che spiegano come preparare il disinfettante per mani senza rischi utilizzando la ricetta fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’altra ci sono gli studenti  della IV C del Liceo Scientifico Fermi di Cosenza che, al grido di «Il Fermi non si ferma», hanno realizzato – sotto la guida della prof.ssa Francesca Passarelli – un kit di prima emergenza, composto da disinfettante per mani e mascherina realizzata interamente dai ragazzi.

Una iniziativa che ha trovato appoggio da Angela Corso, dirigente dell’Istituto, che ha sottolineato come «anche gli avvenimenti meno piacevoli possano contribuire alla crescita dei ragazzi, e che darsi da fare per risolvere i problemi aiuta a sdrammatizzare».

calabria

Sulla scia del demonizzare questa crisi, ci sono i sociologi dell’Unical, che hanno realizzato un decalogo «per fermare il contagio del panico».

«Tutti noi – si legge sul sito dell’Università della Calabria – contribuiamo all’informazione, condividendo notizie. Ma è importante farlo con responsabilità, soprattutto in questi giorni di allerta, in cui il Paese vive l’emergenza Coronavirus. Olimpia Affuso e Giuseppina Pellegrino, sociologhe della comunicazione del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Unical, hanno elaborato un decalogo per un uso consapevole di Whatsapp (e non solo)».

Infine, la ricercatrice Teresa Ting, del Dipartimento di Chimica e Tecnologie Chimiche, per la Cambridge University Press, ha realizzato dei materiali didattici sull’epidemiologia – la scienza che studia come insorgono e si diffondono le malattie – destinati agli studenti delle scuole superiori e distribuiti a insegnanti di tutto il mondo, dopo l’esplosione dell’emergenza Coronavirus.

I materiali sono organizzati in cinque moduli per spiegare ai ragazzi alcuni concetti base dell’epidemiologia e renderli quindi più consapevoli in un mondo che diventa sempre più piccolo, vista la facilità e la velocità degli scambi. Ting e colleghi spiegano, ad esempio, com’è cambiata la mobilità e quanto questo ha inciso sul controllo delle malattie, come comportarsi quando si viaggia, cos’è l’antibiotico-resistenza e perché l’igiene personale può essere decisiva come misura di prevenzione. (rrm)

Il video dei ricercatori Unical per spiegare come realizzare, in sicurezza, il disinfettante per mani.

Unical al femminile: una squadra di donne chiamata al vertice dal Rettore Nicola Leone

Tre donne al vertice dell’Università della Calabria, nel nuovo corso del Magnifico Rettore Nicola Leone: oltre a Giancarla Masè, scelta anch’essa dal rettore Leone come Direttore generale (vedi altro articolo di calabria.live dei giorni scorsi), il nuovo rettore ha nominato come prorettore Maria De Paola, già direttore del dipartimento di Economia, statistica e finanza ‘Giovanni Anania’, e Patrizia Piro, del dipartimento di Ingegneria civile.

La scelta del rettore Leone è stata stigmatizzata dalla deputata del pd Enza Bruno Bossio, con un largo plauso all’iniziativa che riconosce la capacità e i meriti delle docenti calabresi. «Il nuovo corso dell’Unical – ha affermato l’on. Bruno Bossio – intrapreso dal rettore Nicola Leone con la nomina dei delegati che lo affiancheranno nel governo dell’ateneo è una concreta dimostrazione della Calabria delle competenze e del fare. E – dato non scontato – del prezioso ruolo delle donne: per la prima volta, infatti, nella storia dell’università due donne affiancheranno il rettore nella carica di prorettore, dando così un inedito connotato di genere a uno dei più importanti atenei del Sud. Siamo sicuri – ha sottolineato la deputata dem – che l’intera squadra saprà condurre verso nuovi orizzonti di crescita e di qualità questo luogo di formazione e di valorizzazione delle nostre giovani generazioni».

Il rettore Leone ha sostenuto di aver operato «esattamente nella direzione che avevamo promesso  anche in merito al decentramento dei poteri: abbiamo scisso le varie deleghe per avere una squadra ampia ed evitare l’accentramento delle cariche. Ad esempio, la delega in Ricerca e trasferimento tecnologico è stata divisa in quattro deleghe: Ricerca, Trasferimento tecnologico, Progettazione di ricerca, Laboratori e infrastrutture di ricerca. Il prorettore delegato al centro residenziale, inoltre, non si occuperà anche del Diritto allo studio, che viene attribuito ad un delegato ad hoc. Con la designazione dei delegati l’Università della Calabria si impegnerà ancora di più nel perseguimento della propria missione, quella di essere una istituzione pubblica di riferimento di qualità, dove il talento è valorizzato e messo in campo per contribuire alla crescita culturale delle nuove generazioni. Nelle scelte mi sono basato su competenze, qualità e impegno, fiducioso che i colleghi che mi affiancheranno in questi sei anni riusciranno a portare a termine gli obiettivi programmatici. Ad ognuno dei delegati – conclude Leone – va un sentito ringraziamento per aver accettato, in ottica di servizio, un impegno gravoso e la mia gratitudine per tutto quello che faranno per la nostra comunità accademica». (rcs)

Ecco la nuova squadra dell’Unical:

Prorettori
– Prorettore vicario: Maria De Paola
– Prorettore al centro residenziale: Patrizia Piro

Delegati
– Didattica: Francesco Scarcello
– Ricerca: Cesare Indiveri
– Trasferimento tecnologico: Maurizio Muzzupappa
– Missione sociale: Antonio Costabile
– Rapporti con gli enti territoriali: Vincenzo Pezzi
– Orientamento in ingresso: Angela Costabile
– Orientamento in itinere: Valeria Pupo
– Placement e fundraising: Andrea Lanza
– Progettazione della ricerca: Francesco Valentini
– Laboratori e infrastrutture di ricerca: Alessandra Crispini
– Dottorato di ricerca: Maria Carmela Cerra
– Diritto allo studio: Gianpaolo Iazzolino
– Pari opportunità: Giovanna Vingelli
– Affari legali: Fabrizio Luciani
– Monitoraggio degli indicatori strategici: Damiana Costanzo
– Controllo dell’attuazione del programma: Marco Manna
– Valutazione delle performance e controllo di gestione: Maria Teresa Nardo
– Relazioni sindacali: Vincenzo Ferrari
– Marketing: Gaetano Miceli
– Patrimonio e programmazione edilizia: Fabrizio Greco
– Ambiente: Raffaele Zinno
– Protezione e controllo dei campi elettromagnetici: Sandra Costanzo
– Polo d’infanzia: Simona Perfetti
– Sport: Piero Guido e Giuseppe Pellegrino
– Spettacolo: Roberto De Gaetano
– Rete GARR: Angelo Furfaro
– Energy manager: Vittorio Ferraro

Delegati per l’Internazionalizzazione
– Coordinamento delle azioni di internazionalizzazione extra-europee: Giancarlo Fortino
– Coordinamento delle azioni di internazionalizzazione per l’Europa: Luigi Boccia
– Relazioni internazionali con Messico, Honduras e Paraguay: Natale Arcuri
– Relazioni internazionali con India: Maria Laura Corradi
– Relazioni internazionali con Repubblica Dominicana, Cuba e Costa Rica: Lorenzo Caputi
– Relazioni internazionali con Ecuador: Salvatore Straface
– Programma Erasmus: Alberto Di Renzo

Nuccio Ordine, il letterato pluripremiato che onora la Calabria

Il suo nome ha ormai raggiunto livelli internazionali e come studioso di letteratura italiana continua a mietere riconoscimenti in ogni parte del mondo. Il prof. Nuccio Ordine è un orgoglio per la Calabria, terra che ama moltissimo e che onora con la sua cultura e la sua attività. Docente all’Unical, il prof. Ordine (originario di Diamante) ha pubblicato numerosi saggi che hanno trovato largo successo in libreria e collabora con il Corriere della Sera. Gli ultimi riconoscimenti appena conseguiti vengono dalla Spagna, dove l’Università di Girona gli assegnato lo scorso venerdì il Premio LiberPress Letteratura 2019 (uno dei più ambiti a livello internazionale) per «i suoi libri a favore di una letteratura impegnata a difesa della tolleranza, dei diritti umani e della solidarietà» e dall’Italia. Il 10 ottobre l’Università di Urbinogli consegneràper mano del rettore Vilberto Stocchi il Sigillo d’Ateneo, riservato a personalità che “con la loro attività abbiano tenuto alti i valori universali a cui l’Università sempre di ispira”.

Nuccio Ordine, che ha ricevuto anche la Legion d’Onore (2012), il massimo riconoscimento francese, insegna Letteratura Italiana all’Unical. Ha già ricevuto quattro lauree honoris causa in America Latina ed è componente dell’Accademia delle Scienze di Mosca. Un fine letterato e grande uomo di cultura, fortemente legato alla sua Calabria, che però non lo ha ancora onorato come dovrebbe. (rrm)

È Nicola Leone il nuovo Rettore Unical, un’eccellenza mondiale nel campo dell’I.A.

In serata è arrivato il verdetto definitivo dallo spoglio dei voti all’Unical: è Nicola Leone, ordinario di Informatica (eccellenza mondiale nel campo della Intelligenza Artificiale, già Direttore del Dipartimento di Matematica), il nuovo Rettore dell’Università della Calabria. Ha ottenuto 452,75 voti (il quorum era 412) lasciando a 340,91 voti lo sfidante Raffaele Perrelli (docente di Lettere e Beni Culturali allo stesso Ateneo). Insomma tra scienza e umanesimo ha prevalso la prima, e l’Università della Calabria trova nella sua nuova guida una splendida figura di docente, ricercatore e scienziato.

Nicola Leone è originario di Diamante, dov’è nato nel 1963. Professore Ordinario di Informatica presso l’Università della Calabria da ottobre 2000. Dal 1995 al 2000 è stato professore presso la Technische Universitaet Wien in Austria e precedentemente Ricercatore presso il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e il CRAI. È stato Direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica fino a Ottobre 2018, e, prima dell’elezione odierna, ricopriva il ruolo di Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Matematica e Informatica. Le sue ricerche spaziano tra l’Intelligenza Artificiale e le Basi di Dati, con particolare attenzione ad ‘Answer Set Programming’ (ASP) e all’impiego della Logica per la Rappresentazione della Conoscenza e del Ragionamento. Ha ideato il sistema di intelligenza artificiale DLV utilizzato in Università e Centri di Ricerca di tutto il mondo. La tecnologia di DLV è stata sperimentata anche al CERN di Ginevra e alla NASA per pianificare le manovre della navetta spaziale. ÈPresidente dello Steering Committee di LPNMR (Logic Programming and Non Monotonic Reasoning), e membro dello Steering Committee di JELIA. Ha presieduto i comitati di programma di numerose conferenze internazionali, ed è stato “Invited Speaker” in diverse conferenze in tutto il mondo.

Tra le esperienze manageriali, da notare il ruolo di responsabile europeo del progetto “INFOMIX” oltre che di responsabile nazionale di progetti PRIN in Italia e FWF in Austria, nonché la creazione degli spin-off accademici DLVSYSTEM e Artémat che operano nel settore ICT. Nel Luglio 2009 a Providence (NY, USA), Nicola Leone è stato insignito del prestigioso “Mendelzon Test-of-Time Award” che premia gli articoli scientifici che hanno avuto il più alto impatto sulla ricerca e sul trasferimento tecnologico nel decennio trascorso. Ad Agosto 2012 a Montpellier (Francia) è stato premiato come “ECCAI Fellow” dal Comitato di Coordinamento Europeo per l’Intelligenza Artificiale. Nel Settembre 2015 a Cork (Irlanda) è stato Vincitore del “Best Paper Award” alla International Conference of Logic Programming (ICLP’15) – la conferenza mondiale sulla Programmazione Logica; analogo premio lo ha vinto nel 2017 a Melbourne (Australia) a ICLP’17. Nel Giugno 2016 San Francisco (California, USA) le sue ricerche su “Hypertree Decompositions” sono state premiate con il “Gems of PODS”, alla più importante conferenza sulla teoria delle basi di dati. Nel 2018 gli è stato conferito a Oxford il Test-of-Time-Award ICLP, che premia la ricerca della conferenza che ha avuto il maggior impatto nell’ultimo decennio. Sono oltre 250 le pubblicazioni del prof. Leone, citate in più di 10.000 articoli scientifici. Il suo H-Index su Google-Scholar pari a 52 e gli è valsa l’inclusione nella classifica dei migliori scienziati italiani stilata dalla Via Academy. Il prof. Leone è stato anche Presidente (“Conference Chair”) della Conferenza Europea di Logica in Intelligenza Artificiale (JELIA’19), ospitata all’Università della Calabria lo scorso maggio.
Il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ha espresso «il più sentito compiacimento per l’elezione del professor Nicola Leone a Rettore dell’Università della Calabria. Giungano  – ha deto Occhiuto – al professore Leone, personalità scientifica di livello internazionale, le congratulazioni mie e della Giunta. Sono sicuro che il nuovo magnifico rettore saprà guidare il nostro ateneo nel migliore dei modi, rilanciandolo con visione moderna nei contesti internazionali. La città di Cosenza è sempre pronta ad azioni sinergiche con l’Unical che insieme alle altre università calabresi devono rappresentare il punto di forza principale per affrontare le sfide della Calabria del futuro. Ci siamo sentiti orgogliosi di essere calabresi quando, con il suo team, Leone ha elaborato il sistema di intelligenza artificiale Dlv usato oggi in tutto il mondo. Saluto quindi la sua elezione convinto che rinnoveremo la proficua collaborazione tra le nostre istituzioni e gli auguro buon lavoro».  (rcs)