REGGIO – Alla Mediterranea le attività riprendono in presenza

L’Università Mediterranea di Reggio Calabria comincia la fase 3, ossia la ripresa delle attività in presenza degli studenti e del personale dipendente nel pieno del rispetto delle linee guida previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

L’Università, infatti, invita tutti i soggetti a prenderne visione e rispettarne le disposizioni, e, al tempo  stesso, ha attivato un sistema molto ampio di vigilanza affinché la salute di tutti possa essere  tutelata. In questo momento, infatti, solo il rispetto delle regole può essere lo strumento più efficace  per garantire le normali condizioni di lavoro e di vita. 

Il Protocollo di sicurezza di Ateneo e le Linee Guida anticovid sono consultabili, con aggiornamento in tempo reale, al seguente link:   http://www.unirc.it/comunicazione/articoli/22935/coronavirus-pagina-informativa.

Informazioni generali 

– La didattica verrà erogata sia in presenza sia a distanza (modalità mista) mediante  piattaforma telematica  

I Dipartimenti aggiorneranno e pubblicheranno l’elenco degli insegnamenti erogati in  modalità mista ed eventualmente solo a distanza.

I Dipartimenti possono, nei corsi ad alta numerosità, prevedere l’erogazione didattica a  distanza (sincrona e/o asincrona), predisponendo sistemi di turnazione 

È riattivato a partire dal 16 settembre 2020 lo svolgimento in presenza delle prove  d’esame di profitto limitatamente alle tipologie indicate e rese note dai rispettivi  Dipartimenti e Corsi di Studio. 

Sarà sempre garantita la possibilità di svolgere l’esame di profitto interamente a  distanza a coloro che per l’emergenza sanitaria non potranno essere presenti in sede (es. soggetti fragili, studenti stranieri impossibilitati a raggiungere l’Italia, ecc.) 

Riprende l’attività di tutorato in presenza; sarà comunque consentito il tutoraggio a distanza. Il ricevimento studenti è effettuato ordinariamente a distanza, salvo motivate necessità  per le quali il docente chiede espressa autorizzazione al Direttore di Dipartimento 

I servizi di segreteria proseguono prevalentemente a distanza o su prenotazione.

L’Ateneo raccomanda l’utilizzo dell’App Immuni a tutti coloro che intendono accedere agli spazi universitari, per contribuire alla tutela della salute di tutti.

L’accesso alle strutture per gli studenti è libero, previa l’obbligatoria la sottoscrizione dell’apposita autodichiarazione e deve avvenire attraverso gli ingressi  individuati e segnalati. Inoltre, deve essere mantenuta la distanza interpersonale di 1 metro ed evitare ogni forma di assembramento. All’ingresso di ogni plesso, infine, è presento un presidio per la misurazione della temperatura; la presenza degli studenti sarà tracciata tramite badge elettronico, i cui dati acquisiti sulla presenza in sede di studenti verranno utilizzati esclusivamente in caso di necessità.

Per quanto riguarda le lezioni, gli studenti dovranno prenotarsi e, in ogni aula, sono indicati i posti che  possono essere occupati e quelli da lasciare liberi. Nelle aule con posizionamento libero delle sedute le postazioni saranno collocate alla distanza  minima di 1 metro tra i centri delle sedute adiacenti. Se non sarà possibile mantenere la distanza di almeno due metri tra docente e studenti, il docente dovrà indossare la mascherina, mentre quest’ultima è obbligatoria per tutti gli studenti. 

Ogni lezione sarà suddivisa in frazioni di 60 minuti comprensive di 10 minuti di pausa per  garantire la ventilazione dei locali. Tra lezioni di docenti diversi è prevista la pausa di 15  minuti per consentire l’igienizzazione della postazione del docente subentrante. Anche gli studenti devono provvedere all’igienizzazione delle mani.

L’utilizzazione dei servizi igienici durante lo svolgimento della prova di esame o della lezione  è consentita ad una persona alla volta, che dovrà aver cura di igienizzare le mani all’uscita  dall’aula e prima del rientro. Le aule e gli spazi universitari aperti agli studenti sono oggetto d’interventi di sanificazione  quotidiani. 

Infine, le sedi del sistema bibliotecario di Ateneo possono distribuire testi garantendo l’ingresso in  biblioteca degli studenti secondo i limiti di capienza massima della stessa e nel rispetto di tutte le  previsioni del Protocollo d’Ateneo sulla sicurezza antiCovid-19. (rrc)

CALABRIA, INNOVAZIONE E CYBERSECURITY
MEDITERRANEA UNIVERSITÀ D’ECCELLENZA

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Formazione e ricerca avanzata nel campo della sicurezza informatica: viene da Reggio la grande affermazione del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università Mediterranea che da anni lavora sulla cybersecurity. È un’eccellenza conclamata di cui andare largamente orgogliosi, nel momento in cui i temi della sicurezza dei dati sono al centro dell’attenzione degli Stati e richiedono il massimo degli sforzi per prevenire non solo le molteplici frodi ai danni di semplici cittadini-navigatori, bensì gli attacchi mirati a sconvolgere strutture di servizio pubblico. E, soprattutto, è una grande fucina di talenti che attrae tantissimi giovani, non solo calabresi, cui vengono, praticamente, garantiti al 100% immediata occupazione e possibilità di ulteriore specializzazione. Reggio è divenuta, in breve tempo, una destinazione importante per le scelte in ambito scientifico e informatico dei maturandi e l’interesse a livello non solo nazionale, ma mondiale, indica chiaramente la qualità e l’eccellenza della formazione reggina.

Siamo in una fase in cui l’innovazione tecnologica è alla base di qualsiasi progetto di sviluppo e di crescita delle società, delle imprese, delle istituzioni, delle utilities. E, oggi più che mai, è necessario non solo prevenire gli attacchi informatici con obiettivi dannosi, ma proteggere dati e sistemi di dati da incursioni di hacker con mire tutt’altro che inoffensive. Quindi, le notizie che giungono dall’Università Mediterranea non sono solo motivo di soddisfazione per tutta la Calabria ma costituiscono la conferma di un impegno che, negli anni, ha dato i suoi frutti.

Secondo il prof. Tommaso Isernia, Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e dell’Energia Sostenibile, DIIES, sono «numerosi gli esempi del grado di connessione dell’Università Mediterranea con il sistema della formazione e della ricerca nazionale ed internazionale, che è sempre crescente e foriero di svariati progetti nazionali ed internazionali, nel campo della cybersecurity, come in altri campi».

Il Direttore Isernia mette in evidenza le diverse eccellenze del Dipartimento: Cybersecurity, Internet Of Things, 5G, Sistemi di Trasporto avanzati, Energie rinnovabili e molto altro. Sono molte le attività che il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e dell’Energia Sostenibile (DIIES) persegue con successo nelle sue attività di formazione e ricerca avanzata. «La cybersecurity – dice il prof. Isernia –, oggetto peraltro in questi giorni di attenzione mediatica nel Reggino, è senz’altro una delle tematiche assai rilevanti per industrie, governi, e comunità scientifica. È ad esempio uno dei tre temi su cui si fonda la recente iniziativa Europea “Digital Innovation Hub”, avviata nel quadro del Digital European Program.

«Ed è con questa consapevolezza – afferma il prof. Isernia – della rilevanza cruciale della tematica che il DIIES dell’Università Mediterranea, ed in particolare il gruppo di cybersecurity coordinato dal Prof. Francesco Buccafurri, sta da anni lavorando con successo sui diversi aspetti della tematica. Di fatto,
l’Università Mediterranea di Reggio è coinvolta con ruoli di responsabilità nelle iniziative nazionali
in materia, e l’offerta didattica consente da tempo (ed in maniera via via più corposa) il poter
studiare ed approfondire gli aspetti metodologici e tecnologici della tematica, per poi affrontarli
con successo nel mondo del lavoro. In particolare, la formazione sulla cybersecurity parte già nell’ambito del Corso di Laurea triennale in Ingegneria dell’Informazione del DIIES, per poi proseguire eventualmente in maniera più specializzata nell’ambito del Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Informatica e dei Sistemi per le Telecomunicazioni».

Lo sforzo di formazione e ricerca del DIIES in materia di cybersecurity –avverte Isernia –  va però molto oltre la “semplice” formazione in aula. Ad esempio, un’importante conferenza internazionale di cybersecurity (ARES 2017) si è svolta presso l’Università Mediterranea, prima volta in Italia dopo avere toccato diverse capitali europee. Di fatto, l’evento ARES 2017 – 12th International Conference on Availability, Relibility, and Security, ha visto il Prof. Buccafurri svolgere il ruolo di General Chair, evoluto poi in una stabile partecipazione, tutt’ora in atto, allo Steering Committee della Conferenza.
Più recentemente vale la pena ricordare la partecipazione del DIIES all’iniziativa nazionale
Cyberchallenge.IT, che ha visto la partecipazione di diverse sedi universitarie, ognuna impegnata a
formare una classe di 20 ethical hacker, da cui è stata selezionata una squadra che a breve parteciperà ad una competizione nazionale, per poi essere selezionati per la competizione europea. Cyberchallenge.IT è una delle tante iniziative del Laboratorio Nazionale di Cybersecurity del CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale di Informatica), nelle cui attività di gestione il gruppo di Cybersecurity è pienamente coinvolto tramite uno dei suoi docenti.

«Gli sforzi prodotti dai Docenti e Ricercatori del DIIES in ambito di cybersecurity, così come in altri
ambiti, – sottolinea ancora il Direttore del Dipartimento – offrono agli studenti un elevatissimo livello di formazione. Gli ingegneri che concludono il loro percorso nel DIIES trovano immediata collocazione nel mondo del lavoro (occupabilità prossima al 100% ad un anno dalla laurea, in linea con il dato nazionale nell’area Ingegneria dell’Informazione). Questo è senz’altro vero allo stesso modo anche per la cybersecurity, e sono molti coloro che, coltivando la passione per la cybersecurity e trovando nel DIIES occasioni di alta formazione in questo campo, vengono ricercati addirittura ancor prima della laurea da grandi aziende e multinazionali che hanno posizioni di rilievo nel campo della sicurezza informatica.
Logica conseguenza delle competenze disponibili è la chiamata in ruoli di responsabilità. Ad
esempio, il coordinatore del gruppo di Cybersecurity preso la Mediterranea è stato nominato dal
Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica membro della Commissione di 5 esperti a cui è
dato il compito di redigere il Programma Nazionale per la Ricerca (PNR) 2020-2027 sul tema della
cybersecurity. Il PNR è un documento strategico del Governo Italiano di primaria rilevanza, che ha
lo scopo di delineare il percorso della ricerca scientifica nazionale nei prossimi 7 anni.

Altro esempio specifico per l’ambito della Sicurezza Informatica (ma anche in ambito Difesa,
5G, IOT e altro) è la selezione di una giovane studentessa di dottorato del DIIES, (l’ing. Antonella
Russo) quale Space Cybersecurity Project Group Co-Lead dello Space Generation Advisory
Council (SGAC). Cybersecurity nell’Aerospazio è infatti un’altra delle direzioni su cui il Dipartimento
e l’Ateneo sono molto impegnati e ben posizionati, tant’è che Reggio Calabria è stato il luogo
prescelto per il quarto International Space Forum (ISF) 2019, iniziativa realizzata congiuntamente
dall’International Astronautical Federation (IAF), dall’Agenzia Spaziale Italiana, e dall’Università
Mediterranea di Reggio Calabria con il supporto del Ministero dell’Università ed il Ministero degli
Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il DIIES, di fatto, attrae in questo momento dottorandi dall’estero (circa il 50 % nella ultima annualità) ed
attraverso i finanziamenti ottenuti su bandi competitivi sostiene in questo momento su fondi
propri oltre dieci posizioni tra Ricercatori a tempo determinato ed Assegnisti di Ricerca, provando
così a mantenere sul territorio i nostri cervelli. Al contempo, la Università Mediterranea offre
ulteriore servizio al territorio. Ad esempio, sempre in tema di cybersecurity, il Dipartimento ha
recentemente stipulato una convenzione (sugli aspetti di sicurezza e protezione dei dati) con il
Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.

Insomma, un ampio quadro che testimonia. in questo settore, come in altri, l’elevato livello
dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che non può che essere apprezzato da tutti quei
giovani che aspirano ad una formazione di eccellenza e, al contempo, vogliono diventare
protagonisti della crescita del nostro territorio. (mgc)

LIQUIRIZIA CALABRESE CONTRO IL COVID
LO STUDIO DI UNIMEDITERRANEA A REGGIO

La liquirizia di Calabria in prima linea contro il covid. La radice della pianta officinale, secondo una ricerca appena pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Foods, mostra la sua capacità inibitoria nella replicazione del virus. La glicirrizina, il composto principale della radice di liquirizia, può dunque diventare una formidabile molecola antivirale in grado di contrastare il coronavirus, soprattutto in funzione di prevenzione. È un’ulteriore conferma che sul cibo e gli alimenti (di qualità) dovranno venire gli strumenti farmacologici che permetteranno di arrivare a un vaccino di sicura efficacia.

Di liquirizia la Calabria è piena: solo nella nostra regione vanta dal 2011 la Denominazione d’origine protetta (Dop) e si concentra qui l’80 per cento della produzione nazionale. Diventa, quindi, rilevante il ruolo che la nostra regione può assumere a livello di ricerca scientifica, considerando la qualità e la specificità di numerosi prodotti tipici presenti solo sul nostro territorio. Basti per tutti il Bergamotto di Reggio Calabria, coltivato nella fascia costiera da Villa San Giovanni fino a Monasterace, di cui la Calabria vanta l’esclusiva produzione mondiale, le cui straordinarie caratteristiche terapeutiche in crescita continua non smettono di sorprendere la comunità scientifica. La Calabria con i suoi prodotti naturali della terra, un’alimentazione sana e genuina, e la grande competenza dei suoi ricercatori nelle tre Università si avvia a vivere una nuova importante esperienza nel mondo della scienza. E da ultimo non si dimentichi il nascente Dulbecco Institute che sta sorgendo a Lamezia Terme, fucina di nuove sperimentazioni e scuola di eccellenza (guidata da due premi Nobel e dal prof. Roberto Crea di rinomanza internazionale) per le nuove generazioni di ricercatori.

E proprio dall’Università Mediterranea di Reggio arriva la ricerca pubblicata da Foods. Gli studi sono stati condotti dalla prof.ssa Mariateresa Russo del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio insieme con la prof.ssa Luisa Manina della Sapienza e con il prof. Alberto Ritieni del Dipartimento Farmacia dell’Università di Napoli in collaborazione con la professoressa Michela Grosso del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche.

La chimica degli alimenti gioca un ruolo strategico nella ricerca scientifica: gli approcci basati sugli alimenti generalmente offrono grandi vantaggi nel ridurre gli effetti collaterali negativi rispetto ad approcci convenzionali. Non bisogna sottovalutare che, sebbene i micronutrienti siano composti sicuri con importante attività preventiva e co-terapeutica, queste molecole agiscono sul nostro sistema biologico e, quindi, è importante assumere alimenti e/o integratori nelle dosi corrette, con il supporto di esperti e solo quando necessario. È stato ampiamente dimostrato che dosi eccessive di vitamine, principalmente lipofile, o minerali possono provocare effetti collaterali dannosi per la salute umana. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), ha più volte messo in evidenza che la principale strategia preventiva contro le malattie, compresa quella da COVID-19, è il consumo di una dieta sana ed equilibrata, mentre l’uso di integratori dovrebbe essere raccomandato solo quando realmente necessario.

Riferisce lo studio che l’industrializzazione della trasformazione degli alimenti ha progressivamente ridotto il valore nutrizionale e funzionale degli alimenti e l’uso eccessivo di alimenti ultraprocessati ha favorito condizioni di morbilità come obesità, diabete, malattie cardiovascolari, ecc. che rendono gli individui più suscettibili alle malattie infettive. In questo contesto la pandemia COVID-19 potrebbe essere la prima di molte altre crisi sanitarie globali che potrebbero essere ulteriormente esacerbate da un sistema immunitario progressivamente indebolito. Oggi più che mai, quindi, la comunità scientifica coinvolta nella ricerca in campo alimentare, e della chimica degli alimenti in particolare, può e deve giocare un ruolo strategico nel proporre un nuovo approccio globale e sostenibile al cibo e al suo consumo. Queste evidenze hanno ispirato lo studio condotto e pubblicato e che dimostra come gli alimenti possano svolgere un ruolo privilegiato nella prevenzione e/o nel supporto dei protocolli terapeutici convenzionali per affrontare con più successo anche gli effetti della pandemia da COVID-19. La ricerca ha analizzato criticamente lo stato dell’arte sia degli studi clinici sul ruolo dei micro/macronutrienti alimentari e di alcune diete nel rafforzamento del sistema immunitario o in protocolli di supporto alle terapie, che degli studi in silico, ossia frutto di simulazioni al computer (che, comunque, necessitano degli approfondimenti e delle conferme di ulteriori studi), focalizzati sulle interazioni chimiche di specifici composti degli alimenti in grado di interferire con il ciclo infettivo virale di SARS-CoV-2.

Le sperimentazioni cliniche, oggetto dello studio, sono condotte con lo scopo di fornire indicazioni sull’efficacia dei protocolli testati in relazione ai composti, alle dosi, alle modalità di somministrazione, ecc., elementi necessari per identificare le molecole candidabili nella progettazione e formulazione di alimenti funzionali, integratori o, anche, farmaci. Gli studi clinici analizzati sono stati quelli focalizzati su specifici alimenti e micronutrienti che possono rappresentare una nuova frontiera non solo per il disegno di alimenti funzionali ma una risorsa importante soprattutto per anziani o individui immunodepressi o comunità ad alto rischio come quelle degli ospedali o delle case di riposo.

Numerosi studi approfondiscono il ruolo di specifici nutrienti e di integratori dietetici sulla funzionalità del sistema Immunitario, in una vasta gamma di soggetti umani, inclusi anziani, bambini ed adulti. Un introito ottimale di nutrienti, vitamine, antiossidanti e sostanze naturali in grado di ridurre lo stress e regolare lo stato metabolico genera un complessivo miglioramento della risposta di tipo specifico attivata dal sistema immunitario verso microrganismi patogeni.
Tra i micronutrienti, vitamine e minerali sono fondamentali per il nostro benessere, in quanto prendono parte a molti processi biologici e biochimici umani e sono coinvolti nel rafforzamento del sistema immunitario. Il ruolo di alcuni micronutrienti come agenti di supporto nella prevenzione e nel trattamento di infezioni virali del tratto respiratorio è stato già ampiamente dimostrato ma, nel caso di COVID-19, molti studi clinici sono attualmente in corso. Tra questi sono allo studio gli effetti di trattamenti profilattici a base di integratori con vitamina C o vitamina D o zinco. Anche il ruolo delle vitamine A, B ed E ben accertato nel rafforzamento del sistema immunitario, deve tenere conto di aspetti quali ad esempio che l’integrazione di vitamina A riduce l’incidenza di malattie respiratorie solo nei soggetti con malnutrizione o, al contrario, un aumento dei rischi di malattia in caso di normale apporto nutrizionale, la sua carenza compromette sia l’immunità innata perché riduce la funzionalità di neutrofili, macrofagi e linfociti Natural Killer, sia l’immunità acquisita dato che svolge un ruolo importante nello sviluppo dei linfociti Th1, Th2 e B. Va anche sottolineato il ruolo della vitamina E nella prevenzione delle malattie respiratorie. In un recente studio clinico, l’integrazione giornaliera di vitamina E ha migliorato l’attività del sistema immunitario soggetti con deficienze immunitarie.

Di un certo rilievo risulta poi lo studio, questo già in fase clinica, che riguarda l’efficacia della quercetina sia come profilassi che nel trattamento nei pazienti positivi. Altri studi clinici riguardano l’efficacia del miele naturale e dei semi di cumino nero nel ridurre i sintomi del COVID-19, e l’efficacia di diversi regimi dietetici tra cui la dieta chetogenica. Questo ultimo studio è supportato sia da studi precedenti sull’efficacia dei corpi chetonici nel ridurre la durata della ventilazione artificiale e gli eventi infiammatori, sia dalle evidenze cliniche che correlano la eccessiva assunzione di zuccheri raffinati con l’insulino-resistenza e l’alterazione della funzionalità del sistema immunitario. Un aspetto importante da considerare nello sforzo corale di comprendere l’attività e l’efficacia dei nutrienti e dei composti bioattivi degli alimenti è la loro biodisponibilità: merita approfondimenti sia nello studio dell’efficacia degli alimenti che degli integratori alimentari.

Tra gli studi di simulazione al computer riportati nel lavoro pubblicato, degni di nota sono quelli condotti su composti come la glicirrizina, la glabridina, l’acido glicirretico e polifenoli, tra cui l’acido caffeico, il resveratrolo, la δ-viniferina e miricitrina, il kaempferolo, la curcumina e la demetoxicurcumina, la catechina, la epicatechina gallato, la quercetina, l’esperetina, esperidina, e miscele di composti derivati da matrici alimentari e tra questi l’aglio. L’estratto di aglio testato, costituto principalmente da composti organosolforati (in particolare, il disolfuro di allile, il trisolfuro di allile, il tetrasolfuro di diallile e il trisolfuro e il 2-propenil propile) ha mostrato un’attività multitargeting molto promettente, bloccando il SARS-CoV-2 a due livelli: nella fase di ingresso, interagendo con il recettore ospite ACE2, e durante le fasi di replicazione e trascrizione.

Il ruolo della glicirrizina, che è il composto principale della radice di liquirizia – pianta officinale la cui produzione nazionale si concentra per l’80 % in Calabria – è stato a lungo studiato in altri studi in vitro per infezioni virali, tra cui l’HIV-1 e il virus dell’epatite C e, di recente, anche contro SARS-CoV2. Gli studi condotti hanno dimostrato che la glicirrizina inibisce la replicazione virale e le prime fasi del ciclo di replicazione. Gli effetti contro SARS-CoV-2 della glicirrizina sono stati condotti, al momento, attraverso studi di simulazione al computer. L’importanza della liquirizia come fonte di composti attivi è stata confermata anche da uno studio sulla glabridina e sull’acido glicirretico, altri composti presenti nella radice di liquirizia, che hanno mostrato la più alta attività di legame tra 2906 molecole testate. La capacità di questi composti di impedire l’ingresso del virus in caso di bassa carica virale è stata ulteriormente confermata in uno studio in vitro.

Tra i polifenoli, un’ampia classe di composti noti per le loro proprietà antiossidanti, antitumorale, antibatterica, sono stati presi in esame sia studi condotti sull’attività contro i virus respiratori che gli studi in silico su SARS-CoV-2. Altri studi in silico hanno mostrato che l’acido caffeico, un acido fenolico ampiamente presente in una ampia varietà di alimenti (come frutta, verdura, caffè e propoli presenta una potente attività al livello del recettore ACE2 confermata specificatamente anche nel caso del SARS-CoV-2, attivi anche altri due composti polifenolici della propoli, crisina e galangina.

Anche il ben noto resveratrolo, presente in molti alimenti tra cui il vino rosso, ha mostrato attività contro SARS-CoV in uno studio in vitro e un’elevata affinità di legame e la massima selettività per il complesso ACE2, confrontato con altri composti stilbenoidi testati in uno studio in silico. Altri polifenoli presenti nelle matrici alimentari tra cui campferolo, curcumina, demetoxicurcumina, quercetina, catechina ed epicatechingallato, sono stati studiati come potenziali inibitori del COVID-19. Queste molecole hanno, in effetti, mostrato un’elevata affinità di legame con COVID-19. Tra questi il campferolo, presente principalmente nel tè e in alcune verdure (tra cui spinaci, broccoli, cavoli), ha mostrato, nello studio considerato, l’attività più elevata.

Molto interessanti si sono rivelati, infine, gli studi sull’esperetina, un flavonoide presente nel pericarpo e nell’albedo degli agrumi tra cui arancio e mandarino. Questo flavonoide, ha mostrato, in un recente studio in vitro, un’inibizione dose-dipendente mentre uno studio in silico, il suo potenziale nell’inibire il recettore ACE2, suggerendo che questa molecola potrebbe legarsi all’ACE2 e interferire così con l’infezione da SARS-CoV-2. L’esperidina, un glicoside dell’esperitina, ha mostrato un interessante potenziale di inibizione di molte proteine correlate a SARS-CoV-2 interferendo con il ciclo virale.
Questi risultati sottolineano l’importanza e la necessità di proseguire con ulteriori studi focalizzati sia sulle molecole ma anche sui processi di estrazione e isolamento dei fitocomplessi.

Proprio sull’isolamento di queste molecole sono in corso alcuni programmi di ricerca coordinati dal gruppo di chimica degli alimenti della prof.ssa Russo, della Mediterranea di Reggio Calabria, in collaborazione con il team del prof. Luca Rastrelli dell’Università di Salerno e con alcune imprese calabresi focalizzata su tecniche green per l’estrazione dei principi attivi dai sottoprodotti della lavorazione della liquirizia e degli agrumi – in linea con il nuovo paradigma basato sull’economia circolare – e la progettazione di specifiche formulazioni nutraceutiche alcune delle quali finalizzate all’integrazione di diete chetogeniche nell’ambito di un programma di ricerca sviluppato in seno al Nutriketo-La, il laboratorio di Nutrizione clinica del P.O. Moscati di Avellino e dell’Università di Salerno che, peraltro, in un recente studio computazionale, ha effettuato uno screening di oltre 30.000 molecole naturali da piante, funghi e organismi marini per identificare le strutture che hanno maggiori probabilità di legarsi all’enzima TMPRSS2 inibendolo.

Una delle proteine utilizzate dal coronavirus per infettare le cellule è proprio l’enzima TMPRSS2, una proteina endoteliale della superficie delle cellule che è coinvolta nell’entrata e nella diffusione virale dei coronavirus, compreso il SARS-CoV-2. La più promettente è risultato il geniposide della gardenia. Grande interesse anche molecole da piante della tradizione Ayurveda (orthosiphon, ashwagandha, garcinia, ocimum) per il loro già consolidato uso in prodotti fitoterapici. Sono al momento sottoposte a screening ulteriori molecole estratti da specie mediterranea nell’ambito della consolidata collaborazione tra il Dipartimento di Agraria della Mediterranea di Reggio Calabria e l’Università di Salerno. (scd)

LE TANTE LACRIME DI REGGIO, 50 ANNI FA.
QUANDO LA CITTÀ PRECIPITÓ NEL BUIO

di SANTO STRATI – Non c’è niente da celebrare, in questo 50.mo anniversario della Rivolta di Reggio. Non sono d’accordo sul nome dato al Comitato (del quale peraltro con molta cortesia il sindaco Falcomatà mi ha chiamato a far parte) e ritengo opportuno dedicare solo un commosso e sincero ricordo ai caduti, dell’una e dall’altra parte. Questi 50 anni sono trascorsi senza lenire le lacrime e le ferite di una città abbandonata, sola e ferita, “ricompensata” con la sede del Consiglio regionale e con tante promesse mai più mantenute.

Come e perché successe saranno gli storici a dircelo, ma le ricostruzioni di parte che hanno ripreso a circolare non fanno che spargere sale su ferite mai rimarginate. Il punto principale, a ben vedere, è che è stata una lotta tra “poveri” e, peggio, tra calabresi, dove antiche rivalità tra la Città dello Stretto e Catanzaro sono emerse per responsabilità di politici distratti e assenti, forse troppo occupati a coltivare il proprio serbatoio elettorale, piuttosto che ragionare in termini positivi per il bene comune, per il benessere dei calabresi e della loro terra.

Non è stata, come qualcuno superficialmente, insiste a dire una guerra per un pennacchio, ma sono esplose le umiliazioni di anni, il senso dell’abbandono, la sensazione del tradimento e della cattiveria, come se ci fosse una punizione divina da eseguire, in termini politici. Certo, la classe politica reggina era di poco spessore rispetto ai “giganti” che potevano vantare Cosenza (Mancini e Misasi) e Catanzaro (Pucci) e questo ha contribuito rendere inutili e superflue le lamentazioni e le difese delle ragioni del popolo reggino. Ma, quello che è ancora più infelice da rilevare è che la nascita delle Regioni che doveva consolidare i territori e dare nuova spinta all’autonomia prevista dalla Carta costituzionale, in realtà si trasformò in una epocale rissa tra città e campanili, impedendo quella comunità d’intenti che avrebbe portato a uno sviluppo armonico e più consono a tutta la regione. La conflittualità latente tra Reggio e Catanzaro scoprì il suo nervo debole: addirittura nell’attuale capoluogo ci fu chi tentò di aizzare e organizzare le masse contro le “pretese” dei reggini.

Facile, con l’occhio del poi, argomentare che non ci sarebbe voluto molto per ipotizzare un piano di sviluppo che coinvolgesse tutte le tre città calabresi (poi sarebbero nate le altre due province Crotone e Vibo Valentia) per un obiettivo comune: la lotta al sottosviluppo e un corale impegno per la crescita.

Lavoro, occupazione, benessere non erano, né sono, appannaggio di cosentini, reggini o catanzaresi: erano (e sono) un obiettivo da raggiungere per dare un futuro alle nuove generazioni di calabresi, di qualunque luogo.

Purtroppo, del pacchetto Colombo rimangono le ciminiere abbandonate della Liquichimica a Saline, gli agrumeti della Piana distrutti per un centro siderurgico che non ha mai visto la luce (con quale criterio di pianificazione industriale si poté mai pensare al ferro?), e il palazzo del Consiglio regionale. Un po’ poco per una Città che, per colmo di stravaganza, è diventata poi “metropolitana” cancellando la “provincia” senza riuscire a creare quel collante necessario per dare unità ai suoi 96 comuni.

Il capoluogo a Catanzaro ha offerto migliaia di posti di lavoro per burocrati e affini e la parvenza di un potere che non conta nulla: alla fine, probabilmente, non valeva le rivendicazioni – a volte ridicole, a volte banali – della Città dei due Mari. A testimonianza di un’inutile quanto esagerata manifestazione di potere c’è oggi il Palazzo di Germaneto, una Cittadella che vale molto, ma molto di meno dell’adiacente Policlinico universitario, che – quello sì – è vero orgoglio catanzarese. La facoltà di Medicina del Capoluogo ha espresso eccellenze di altissimo livello, la ricerca scientifica ha raggiunto risultati importantissimi e di grande rilevanza.Come l’Università di Cosenza, l’Unical, partita come unico ateneo della regione, e diventata poi un centro di eccellenza, soprattutto nel campo dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Come è salita agli onori accademici, l’Università Mediterranea di Reggio. I tre atenei lavorano insieme e sono gli unici ad avere raggiunto l’unità d’intenti che la Calabria ha sempre sognato, con un obiettivo nobile: creare formazione, specializzazione e occupazione per i nostri giovani ai quali, qualcuno fino a pochi anni fa, ha sistematicamente rubato il futuro. La fuga dei cervelli calabresi non è una finzione, ma un’amara realtà, che va bloccata. Qualcuno sta tornando, moltissimi non vorrebbero andare via: lavoro a casa propria significa crescita e sviluppo per la propria terra e per i figli che verranno.

Ecco questo triste anniversario può essere l’occasione per una reale e definitiva “pacificazione” (consentiteci il termine) tra le Calabrie e i calabresi. Gli errori, gli orrori, i morti, le stragi, i feriti, i mutilati, gli arrestati, meritano ampia riflessione e soprattutto cordoglio, con l’augurio e la debole speranza che possa servire come esempio negativo di come non si governa con la violenza o con l’indifferenza. Il ricordo di quei giorni è praticamente vivo in chi ha superato i 60 anni: i giovani non sanno nulla, ma hanno diritto di conoscere, sapere e capire il perché. I ragazzi che tiravano sassi e molotov oggi hanno quasi settant’anni e non li ha mai abbandonati l’idea che non avevano ragione, ma la loro rabbia, ricordiamocelo, era figlia di un torto mai riparato. (s)

I NUMERI DI SEDICI MESI DI STATO D’ASSEDIO

Ancora oggi è difficile mettere nero su bianco i numeri definitivi della Rivolta di Reggio: iniziò il 14 luglio con uno sciopero generale e le prime barricate improvvisate, si quietò il 9 novembre 1971, con il ripristino delle libertà costituzionali per la città, che con il decreto il ministro dell’Interno Restivo aveva sospeso il 6 febbraio dello stesso anno. I morti all’interno dei fatti di Reggio sono cinque: Bruno Labate, Angelo Campanella, Carmine Jaconis e i due poliziotti Vincenzo Curigliano e Antonio Bellotti. Il primo stroncato da un infarto durante un attacco dei dimostranti alla Questura di Reggio, il secondo colpito da una assurda sassaiola contro il treno che portava a casa il suo reparto, il II celere di Padova. Dobbiamo aggiungere a queste morti “della rivolta” le sei vittime del Treno del Sole del 22 luglio, il cui attentato non aveva niente a che vedere con i disordini reggini? E non si devono calcolare le cinque giovani vite di soldati stroncate accidentalmente durante i 16 mesi della rivolta? E non si dovrebbe aggiungere la misteriosa fine di cinque ragazzi anarchici che forse avevano scoperto carte “pericolose” sui disordini di Reggio e il probabile coinvolgimento di servizi deviati? Il bilancio è quasi 500 feriti tra le forze dell’ordine, oltre mille tra la popolazione civile, almeno dieci mutilati o invalidi permanenti. 1231 persone denunciate, di cui 446 in stato di arresto. I danni economici per la città di Reggio sono stati di svariate decine di miliardi di lire, impossibile calcolare quanto costò allo Stato questa rivolta frutto della “follia” di cittadini disperati e di politici indifferenti e volutamente distratti.

SVIMEZ, IL SUD RINUNCIA ALL’UNIVERSITÀ
MA ALL’UNICAL CRESCONO LE DOMANDE

di SANTO STRATI – La grande fuga dall’Università: la Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, lancia l’allarme sulla rinuncia di troppi giovani agli studi universitari, anche a causa della crisi economica conseguente al Covid. Almeno 10mila quest’anno e di questi due terzi (6300) appartengono a regioni del Sud. Per fortuna, la Calabria è in controtendenza: all’Unical ci sono già 785 domande di ammissione in più rispetto al 2019 (+ 15%) e c’è ottimismo anche alla Mediterranea di Reggio e alla Magna Graecia di Catanzaro. Un segnale importante di come i giovani calabresi abbiano in grande considerazione i percorsi formativi e di specializzazione. L’Unical, peraltro, continua a segnare incrementi di posizione nel rank di valutazione delle università più importanti al mondo e sarebbe opportuno che fossero ulteriormente allargati gli impegni della Regione nei confronti dei tre atenei calabresi. Abbiamo tre università che sfiorano l’eccellenza e rappresentano una significativa attrazione per i giovani: non ci sarebbe da stupirsi se venisse invertita la tendenza che ha caratterizzato gli anni del secondo Novecento: i giovani calabresi andavano a studiare fuori (non c’era l’università in Calabria), da Reggio a Messina, da Cosenza e Catanzaro a Napoli, Roma, Pavia, Bologna. Purtroppo, diventava spesso un biglietto di sola andata: le capacità dei nostri ragazzi venivano valorizzate e apprezzate, diventava facile farli restare. Risorse giovani, fresche capacità, che hanno fatto la fortuna del Centro-Nord. Non a caso, molti dei più apprezzati professionisti nel campo della medicina, della scienza, della giurisprudenza che occupano oggi posti di grande rilievo in tutt’Italia appartengono a quella schiera di universitari “in trasferta”, orgoglio di una Calabria matrigna che li ha lasciati andare senza mai offrire un minimo di opportunità

I tempi sono cambiati, molte problematiche rimangono: i nostri laureati sono presi di mira da multinazionali, grandi aziende, imprese europee, che intuiscono il potenziale rappresentato da competenza, capacità e voglia di arrivare. Lo ripetiamo spesso, negli ultimi trent’anni è stato rubato il futuro ai nostri ragazzi, costretti ad andar via (240mila) lasciando famiglie, affetti, qualità della vita che Milano, Roma, Londra o New York non riescono a dare. E allora occorre investire sull’università, sulla formazione, sulla specializzazione, costruendo opportunità di crescita in casa propria. Il settore è ampio: innovazione, biotecnologie, turismo, agricoltura biologica, cultura, ambiente. In ognuno di questi campi c’è bisogno di menti pensanti, di giovani capaci che sarebbero felici di mettere le proprie risorse e le loro competenze al servizio della loro terra.

L’Italia, di per sé, non brilla per immatricolazioni universitarie: secondo l’Ocse siamo al 54% contro il 73% della Spagna, il 68% delle Germania, il 66% delle Francia. Questi dati fanno emergere un basso grado di istruzione terziaria fra i 30-34enni che nel 2018 si è fermato al 34% contro una media europea del 45,8%. E nel Mezzogiorno, il dato, come fa rilevare la Svimez, scende al 26,8%, 12 punti in meno rispetto al 38,2 del Centro Nord.

La Svimez ha fatto notare che «la crisi economica 2008-2009 che si è trascinata fino al 2013 ha determinato un impoverimento delle famiglie che, non adeguatamente supportate dalle politiche pubbliche, ha provocato un crollo delle iscrizioni alle Università, soprattutto nel Mezzogiorno. Tra il 2008 e il 2013 il tasso di passaggio Scuola-Università nel Mezzogiorno è crollato di 8,3 punti percentuali, quattro volte la diminuzione del Centro-Nord (1,6 punti). In un quinquennio gli iscritti si sono ridotti di oltre 20 mila unità nelle regioni del Mezzogiorno. Anche nel Centro-Nord, la crisi aveva determinato un calo del tasso di proseguimento degli studi (-2 punti circa) ma per effetto della crescita dei diplomati non si è determinato una flessione del numero complessivo degli iscritti. La ripresa degli immatricolati e del tasso di passaggio nel periodo di debole ripresa (2013-19) ha consentito solo un parziale recupero per il Mezzogiorno, ancora lontano dai valori del 2008, a differenza del Centro-Nord che è ritornato sui valori precrisi. Secondo il dato più recente, 2019, il Mezzogiorno ha ancora 12.000 immatricolati in meno rispetto al 2008 e un tasso di passaggio di oltre 5 punti percentuali più basso. Viceversa, il Centro-Nord ha registrato per l’intero periodo un incremento di 30.000 immatricolati circa e un aumento di oltre un punto percentuale del suo tasso di passaggio».

La Svimez, alla luce di queste proiezioni, ha elaborato una serie di proposte che non dovranno essere trascurate, perché significativamente di grande impatto: «Rendere sistematica la proposta strutturale del Ministero dell’Università di estendere la no tax area da 13.000 a 20.000 in tutto il Paese, prevedendo innalzamento a 30.000.

«Prevedere, in conseguenza della crisi, una borsa di studio statale che copra l’intera retta 2020 nelle Università pubbliche, vincolata al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano di studi nel primo anno di corso.

«Considerare l’Università come fondamentale infrastruttura pubblica dello sviluppo destinando risorse specifiche del piano europeo Next Generation per rafforzare il diritto allo studio nelle regioni a più basso livello di reddito così da evitare che la crisi anche questa volta finisca per aumentare le diseguaglianze.

«Valorizzare le infrastrutture della ricerca, sostenendo le esperienze positive esistenti nel Mezzogiorno attraverso il rafforzamento di 4-5 poli di formazione, ricerca e innovazione che possano diventare attrattori di capitale umano qualificato e imprese innovative.

«Garantire un investimento sulle infrastrutture digitali che colmi il divario esistenti tra Atenei del Nord e Atenei del Sud. La crisi ha dimostrato l’utilità degli strumenti digitali e il Mezzogiorno deve farsi trovare pronto per evitare un ulteriore acuirsi del fenomeno della fuga dei cervelli in versione digitale.

«Definire un piano organico di interventi per l’Università che coinvolga anche altri livelli istituzionali. Regioni o altri Ministeri, possono fare la loro parte prevedendo ulteriori misure a sostegno dei giovani che intendono intraprendere la carriera universitaria. Non solo in termini di tasse universitarie ma anche di servizi agli studenti, trasporti pubblici, diritto allo studio. La Campania, la Sicilia, la Puglia hanno già dato ottimi segnali in questo senso».

Nel 2020 la stima sugli studenti “maturi” è di 292mila unità al Centro-Nord e circa 197mila nel Mezzogiorno. Di questi ultimi, il 3,6% potrebbe rinunciare a proseguire gli studi (percentuale che scende all’1,5 nel Centro-Nord). Ci sono, però, questi segnali positivi che arrivano dagli atenei calabresi: la voglia di crescere culturalmente con una formazione universitaria è forte e l’incremento delle domande (rispetto alla contrazione degli anni passati) lascia ben sperare. I nostri ragazzi mostrano una grande capacità, sono il nostro futuro, facciamoli studiare, ma non costringiamoli, poi, ad andar via. (s)

Riprende in Calabria la sfida dell’innovazione
I giovani delle tre Università si mettono in gioco

di SANTO STRATI – La Calabria è innovazione, ma non a parole o nei propositi: c’è l’impegno a fare rete dei tre atenei della regione per valorizzare competenze e capacità dei giovani. Studenti, laureati o ricercatori: chiunque abbia qualche idea, da solo o in team, nei settori chiave dell’innovazione tecnologica si faccia avanti, c’è la dodicesima edizione della Start Cup, una singolare quanto esemplare competizione che mette a confronto le idee. La trasformazione di un’idea da progetto a impresa segue degli step ben precisi: prima occorre individuare il progetto, quindi vanno formate le risorse umane che devono apprendere cosa significare fare impresa, infine bisogna individuare i fondi necessari per l’avvio. Un percorso che le tre università calabresi, l’Unical di Cosenza, la Mediterranea di Reggio e la Magna Graecia di Catanzaro, hanno mostrato di essere in grado di proporre e seguire per valorizzare il patrimonio umano dei nostri ragazzi: a questo serve la competizione che selezionerà dodici idee potenzialmente trasformabili in startup innovative tra cui pescare quelle tre che riceveranno anche l’assistenza finanziaria della Regione, con il coinvolgimento della Fincalabra.

Santo Marcello Zimbone, Rettore dell'Università Mediterranea di Reggio

Questo magnifico progetto di creazione d’impresa per una sfida d’innovazione che parte dalla Calabria è stato presentato, con evidente orgoglio e soddisfazione, in teleconferenza dai tre rettori, Santo Marcello Zimbone della Mediterranea, Nicola Leone dell’Università della Calabria e Giovambattista De Sarro della Magna Graecia, moderati da Alba Battista, con la partecipazione del responsabile del progetto della Mediterranea Claudio De Capua. Alla conferenza stampa di presentazione della XII Start Cup ha preso parte  anche il presidente della Fincalabra Carmelo Salvino il quale ha sottolineato il pieno coinvolgimento nell’iniziativa e nelle altre che mettono in evidenza la capacità di innovazione della Regione. La Start Cup – ha detto Salvino – è anche la testimonianza di un modello della collaborazione tra la filiera istituzionale e l’università che sta dando i suoi frutti.

Nicola Leone, Rettore di Unical

Il rettore Zimbone ha parlato di iniziativa consolidata: sono dodici anni che quest’appuntamento si rinnova, con 650 idee di impresa prese in esame, di cui il 5% sono diventate 30 realtà produttive con 6 milioni di investimenti. Zimbone ha sottolineato che questi mesi hanno messo in evidenza le tante opportunità che derivano da una situazione emergenziale: sono fiorite idee imprenditoriali, quasi tutte di carattere innovativo, che vanno a travalicare i confini nazionali per raggiungere il mondo. Nella globalità emerge la forza della Calabria che trova nella ricchezza di idee dei suoi giovani “innovatori” il vero traino per lo sviluppo possibile. È cambiato il modo di lavorare e si stanno aprendo porte a idee e progetti che sembravano impossibili, con la differenza che, nel dopo Covid, i margini di crescita sono aperti a chi fino ad oggi ha avuto minime possibilità. E l’Università deve svolgere a pieno il suo ruolo che non è più solo di formazione, ma anche di progettualità e di creazione di opportunità: il sistema universitario calabrese non si è mai fermato, in questi mesi di lockdown, perché ha ben chiaro il compito difficile ma non irraggiungibile di creare occasioni di crescita e sviluppo per i giovani.

È anche questo il modo di limitare – ha detto il rettore De Sarro – la fuga dei giovani cervelli che dopo la laurea non trovano sbocchi. «Abbiamo vissuto con entusiasmo questo campionato dei giovani ricercatori dello scorso anno grazie al prof. Gallelli che ha seguito alcuni studenti: ha vinto una giovane ricercatrice di Catanzaro – la cosa ci ha riempito di gioia – e credo che rappresenterà l’Italia sia a livello europeo che mondiale. Speriamo di poter offrire, Covid permettendo, tutta l’ospitalità che è tipica della nostra Università ma che è comune a tutti gli atenei calabresi. Lo stesso entusiasmo riversiamo in questa edizione che pur limitando gli incontri ravvicinati  si presenta già ai nastri di partenza con ottime prospettive di partecipazione di di interessanti proposte innovative. Il ruolo dell’Università – ha sottolineato il rettore De Sarro – travalica l’ idea di formazione tradizionale e i nuovi strumenti di comunicazione permettono di mantenere alto il livello didattico. Certo, nel caso delle materie scientifiche e, soprattutto della medicina, è fondamentale l’approccio personale per la formazione dei futuri medici o operatori sanitari, ma nonostante le limitazioni siamo riusciti e riusciamo ad convivere con l’emergenza.

Il rettore Leone, un’autorità mondiale nel campo dell’Intelligenza artificiale, ha ricordato che proprio all’inizio della Start Cup, dodici anni fa, ha seguito, da docente, un gruppo di giovani ricercatori, arrivati con successo alla meta. Occorre credere in queste iniziative e immaginare l’Università in una visione che la proietti come agente promotore di sviluppo. Da questa competizione sono nate aziende diventate oggi realtà importanti. L’obiettivo è quello di offrire chances a chi ha idee: i nostri giovani hanno mostrato di essere efficaci e apprezzati. I giovani calabresi sono creativi e competitivi, occorre perciò offrire loro l’assistenza necessaria e il training di formazione al modello di impresa cui ispirarsi.

Ai giovani ha lanciato un invito caloroso l’assessore regionale alla Ricerca Scientifica e l’Università, l’astrofisica Sandra Savaglio: «liberate la vostra energia, tirate fuori le idee, avete il mondo ai vostri piedi, senza non rinunciare a sognare. In fondo, il Covid ha aperto importanti opportunità per chi ha le capacità e le competenze per emergere. Dateci dentro, ragazzi!» – ha detto, come faceva abitualmente nelle sue lezioni nelle aule dell’Unical prima dell’incarico istituzionale.

Uno stimolo che si aggiunge alla voglia di realizzarsi e di trasformare i sogni in realtà. La capacità dei nostri ragazzi è testimoniata dalle migliaia di cervelli “rapiti” dalle grandi industrie del Nord, dell’Europa, del mondo. L’attrazione è stata troppo forte, a fronte del vuoto assoluto che una classe politica inetta ha presentato ai nostri laureati, ai ricercatori, agli specializzandi. Più volte su queste pagine abbiamo detto che qualcuno, prima poi, dovrà rispondere del futuro rubato ai nostri giovani, ma le cose stanno ora cambiando sul serio. La Regione ha preso a cuore il mondo dell’Università e della ricerca scientifica, il capitale umano che questa terra è stata in grado di esprimere e continua a mettere sul mercato non va più disperso. Occorre offrire opportunità e occasioni di lavoro, formazione, specializzazione a casa propria, per poi mettere al servizio della propria collettività conoscenza, capacità, competenze.

La Rete dei tre atenei calabresi funziona egregiamente, lo hanno confermato i tre rettori rispondendo a calabria.live: il senso di soddisfazione del lavoro fin qui svolto e le risposte della Regione  hanno permesso una risposta ottimistica e piena di speranzose certezze. Gli investimenti ci sono, forse sarebbero utili più fondi per creare borse di studio – ha detto il rettore De Sarro citando i progetti dello scienziato farmacologo Pino Nisticò, già presidente della Regione Calabria, che immagina una Calabria-Silicon Valley in grado di competere a livello internazionale con le grandi università del mondo. Zimbone ha detto che occorre rivedere gli aspetti metodologici per condividere un successo collaudato. Tanto forte e soddisfacente da far dire all’assessore Savaglio che bisogna far arrivare i giovani in Calabria, non farli partire. Non è un’immagine romantica o di maniera: è una realtà di cui i calabresi sentono già di poter andare fieri. È un punto di partenza, importante e significativo, su cui innestare solide basi per la crescita e lo sviluppo. Lo chiedono le nuove generazioni e glielo dobbiamo. (s)

Nella foto di copertina del prof. Francesco Aiello, l’Unical desolatamente deserta, causa Covid.

IL VIDEO DELLA PRESENTAZIONE DELLA XII START CUP

Start Cup Calabria 2020

Posted by Start Cup Calabria on Friday, 5 June 2020

L’innovazione (h)a casa: la competizione delle idee nelle Università calabresi

Giunge alla sua dodicesima edizione la Start Cup Calabria, la competizione di idee imprenditoriali promossa dalle tre Università calabresi(Magna Graecia, Unica, e Mediterranea), in collaborazione con la Regione e la Fincalabra.

È il punto di incontro per fare scouting delle idee innovative d’impresa che provengono da studenti, laureati, ricercatori e docenti calabresi. Un’intelligente sfida a presentare progetti, validando la sempre più preziosa partnership tra mondo docente e giovani non ancora laureati, ma anche con i ricercatori e i neolaureati. Il tema dell’innovazione diventa una sorta di gara che mette a confronto idee e progetti che possono poi contare sull’appoggio dell’Università pe rlo sviluppo e la eventuale realizzazione finale.

L’edizione di quest’anno sarà presentata con una conferenza stampa online oggi venerdì 5 giugno con la partecipazione di Sandra Savaglio, Assessore all’Università, Ricerca Scientifica e Istruzione; Giovambattista De Sarro, Rettore dell’Università Magna Graecia; Nicola Leone, Rettore dell’Università della Calabria; Santo Marcello Zimbone, Rettore dell’Università Mediterranea; Carmelo Salvino, Presidente di Fincalabra SpA. La conferenza stampa potrà essere seguita anche in diretta streaming sulla pagina facebook della Start Cup Calabria, accedendo dal link www.facebook.com/StartCupCalabria(rcs)

z

La presentazione della 12esima edizione dello Start Cup Calabria 2020

È in programma, venerdì 5 giugno, alle 11.00, sulla piattaforma Cisco Webex, la presentazione della 12esima edizione dello Start Cup Calabriala business plan competition accademica promossa dall’Università della Calabria, Università Magna Græcia, Università Mediterranea, Fincalabra e Regione Calabria.

Alla conferenza online, a cui prenderanno parte Sandra Savaglio, assessore regionale all’Università, Ricerca Scientifica e Istruzione, Giovambattista De Sarro, Rettore dell’Università Magna Graecia, Nicola Leone, Rettore dell’Università della Calabria, Santo Marcello Zimbone, Rettore dell’Università Mediterranea, Carmelo Salvino, presidente di Fincalabra SpA, saranno illustrate tutte le fasi dell’iniziativa, dallo scouting delle idee innovative di impresa di studenti, laureati, ricercatori e docenti calabresi alla fase di formazione dei candidati ammessi alla competizione, fino all’attività di mentorship e alla pitch session finale. Nell’occasione, inoltre, sarà presentato il bando della Scc e la modalità di iscrizione attraverso il sito www.startcupcalabria.it.

La conferenza stampa potrà essere seguita anche in diretta streaming sulla pagina Facebook della Start Cup Calabria.

La Start Cup Calabria è una business plan competition, lanciata nel 2009 dall’Università della Calabria, tra idee innovative di impresa, da trasformare in Start Up, promosse ed elaborate da studenti, laureandi, laureati, ricercatori, docenti o neo-imprenditori.

Essa è uno strumento importante per la formazione, l’opportunità di contatti professionali ed incontri di divulgazione della cultura d’impresa ed è fondamentale a quanti intendono elaborare idee potenzialmente finanziabili da collegare ad attività di ricerca e sviluppo, accedendo all’eventuale supporto dell’incubatore “TechNest” dell’Università della Calabria e contestualmente poter partecipare al Premio Nazionale per l’Innovazione, che sostiene i giovani talenti dell’innovazione italiana e promuove la creazione di aziende Start Up. (rrm)

 

Strategia comune degli atenei calabresi per la Fase 2 dell’emergenza

I Rettori delle tre Università Calabresi statali, Giovambattista De Sarro, dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, Nicola Leone, dell’Università della Calabria di Rende e Santo Marcello Zimbone, dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, sono concordi nell’adozione di uniformi misure precauzionali per le prossime settimane, in quanto le condizioni emergenziali attuali non consentono  ancora di ripartire in piena sicurezza con le attività didattiche e curriculari in presenza.

Il ritorno in aula, per i Rettori, comporterebbe una massiccia circolazione sui mezzi pubblici di trasporto, settore particolarmente a rischio contagi, e richiederebbe continui interventi di igienizzazione delle aule, persino ai cambi di turno, e degli spazi comuni, quali mense e biblioteche. Misure che al momento gli atenei non riuscirebbero ad assicurare in totale sicurezza per garantire la massima efficacia alle norme di legge, come emerge dal fatto che l’attività didattica a distanza accomuna la quasi totalità delle università italiane.

I tre rettori calabresi sono consapevoli di quanto le misure di contrasto alla situazione di emergenza abbiano finora imposto decisioni spesso difficili, richiedendo sacrifici a studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo, che hanno dovuto utilizzare con immediatezza strumenti organizzativi e di lavoro in parte nuovi, guidati dall’obiettivo di dare risposte efficaci che coniugassero il diritto allo studio con le esigenze cautelative legate all’emergenza da Covid-19. Una crisi sanitaria senza precedenti che, purtroppo, è ancora in piena evoluzione, nonostante gli allentamenti di alcune misure restrittive imposte dal Governo.

D’altra parte, si attende ancora un potenziamento della rete di medicina di base, in grado di fornire anche assistenza domiciliare, come tarda ad arrivare l’attesa applicazione digitale, necessaria per tracciare rapidamente i contagi e isolare i focolai. La Calabria soffre per la debolezza del sistema sanitario regionale eccessivamente ridimensionato negli ultimi anni. Dunque, in un tale contesto di riferimento, per limitare i rischi e tutelare la salute, le attività didattiche delle prossime settimane proseguiranno a distanza, mentre si può già da tempo accedere ai laboratori di ricerca, con le modalità specifiche adottate dai singoli atenei. Resta precluso il rientro nelle residenze universitarie, ferma restando la possibilità di ritirare, in maniera concordata, effetti personali e materiali per lo studio.

De Sarro, Leone e Zimbone plaudono, infine, alle misure riguardanti università e ricerca del Decreto Rilancio annunciato dal Governo, che stanzierà fondi importanti, accogliendo le richieste dagli atenei italiani. Un particolare plauso dei tre rettori è rivolto all’azione d’impulso e al lavoro del Ministro dell’Università e alla Ricerca scientifica Gaetano Manfredi. Un plauso sia per i fondi destinati al diritto allo studio, con l’incrementato sostegno della cosiddetta no-tax area, di cui auspicano una ripartizione tra gli Atenei che tenga adeguatamente conto dell’incidenza, notevolmente maggiore nel sud del Paese, delle famiglie a basso reddito, sia per la lungimirante attenzione riservata alla ricerca scientifica, con investimenti utili a garantire 4.000 posti a giovani ricercatori. (rcs)

 

REGGIO – Con il progetto SmartOss la Mediterranea a Las Vegas

La startup reggina SmartOsso, il progetto IoT dell’osso intelligente nata all’interno del Contamination Lab dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e alla sinergia con il Laboratorio di Misure dell’Ateneo, ha partecipato al CES – Consumer Electronics Show di Las Vegas.

Si tratta della più importante fiera mondiale dedicata all’elettronica e ai prodotti di consumo svoltasi dal 7 al 10 gennaio, e che ha visto la partecipazione di 170.000 visitatori professionali, la presenza di oltre 4.400 espositori e il debutto di 20.000 nuovi prodotti.

Le startup italiane sono state selezionate dal programma TILT The Italian Lab for Technology, che all’interno del progetto Made In Italy – The Art of Technology ha individuato le migliori idee italiane per rappresentare il sistema nazionale dell’innovazione nella missione co-organizzata con ICE-ITA Italian Trade Agency a Las Vegas.

SmartOsso è un osso dotato di sensori smart, che riesce a registrare e a fornire informazioni e dati relativi alla condizione fisica del cane che saranno, poi, inviati su un’apposita app dello smartphone.