QUEL FILM GIÀ VISTO «PONTE SÌ-PONTE NO»
2 PESI E 2 MISURE DEI GOVERNI PER IL SUD

di MIMMO NUNNARI – Non, per non voler credere a Salvini («Il ponte si farà»), o credere a Sgarbi («Il ponte non si farà mai»), ma il “ritornello” di fiamma, per la costruzione del Ponte sullo Stretto, è un film già visto, come rileggere una vecchia favola, di quelle che cominciano col “c’era una volta”. 

Di collegare la costa siciliana a quella calabrese se ne parla da oltre un secolo, anzi, stando ad una vecchia simpatica leggenda già nel 251 a.C. un console romano di nome Cecilio Metello ci provò. Fece unire una lunga fila di botti legate l’una all’altra e coperte da grandi zattere. Lo scopo del console era portare sul continente gli elefanti abbandonati nell’isola dai Cartaginesi sconfitti. Purtroppo, l’opera, per quanto ingegnosa, non resse ad una terribile tempesta che arrivò in corso d’opera e fu distrutta. Da allora, non si fece più nessun tentativo di unire Messina con i territori del Reggino, almeno fino al 1870 quando fu redatto il primo progetto scientifico firmato dall’ingegnere genovese Carlo Alberto Navone, che discusse la sua idea geniale al famoso Politecnico di Torino, immaginando, però, di realizzare un tunnel sottomarino. 

Sarebbe lungo, fare la storia dei progetti e delle idee successive: il punto vero, da sempre, non è il fatto tecnico (gli italiani nel mondo hanno realizzato grandissime e ineguagliabili opere ingegneristiche), ma la volontà politica; che c’è, non c’è, c’è poco, c’è quasi zero, secondo i periodi. 

Il motivo, più che tecnico, o di valutazione economica è il solito – e vale per tutte le opere infrastrutturali del Meridione – : al Sud, non vale la pena di fare niente. Poi, c’è la Grande Ipocrisia di chi dice di volerlo realizzare, e poi si rimangia le sue stesse parole. 

Tra i tanti, del prima si e dei poi no, troviamo il professor Romano Prodi, e ci dispiace dirlo, poiché personalmente lo stimiamo molto e ci ricordiamo l’affettuosa espressione che pronunciò da presidente del Consiglio dei Ministri, sorprendendoci: «La Calabria è la figlia prediletta». Comunque, per la storia, fu lui quand’era presidente dell’Iri nel 1985 alla domanda di un giornalista di Panorama – “Quando avverrà la posa della prima pietra del ponte sullo stretto? – a rispondere – «Al più presto». E fu sempre lui, con la legge 24 novembre 2006, quand’era capo del Governo, a decretare lo stop alla costruzione dell’opera, non considerandola una “priorità” nel programma di governo, dirottando, per giunta, i fondi previsti, verso altri lidi. 

Ecco, un’altra parola magica: Priorità. L’abbiamo sentita anche l’altra sera nella trasmissione di Barbara Palombelli sulla bocca di una distinta signora, industriale di Brescia: “Si, va bene il Ponte, ma non è una priorità”. Appunto, la favola. Sono in molti a dire da sempre che sono altre le priorità del Sud, dimenticando, tuttavia, che le priorità (che sino ritardi, ingiustizie e diritti negati) appartengono all’elenco lunghissimo delle cose che il Meridione attende da oltre un secolo e mezzo, e che non sono mai state realizzate, poiché i Governi – tutti – hanno  usato due pesi e due misure nei confronti del Sud. 

A sfogliare vecchi giornali, in date non molto lontane nel tempo, il ponte dovrebbe essere già stato costruito da un pezzo: “Entro gli anni 70 la Sicilia non sarà più un’isola”, titolava nel luglio 1971 “Famiglia Cristiana”, che essendo un settimanale cattolico ci credeva, era ottimista e parlava di “ottava meraviglia del mondo”. E non erano di meno, in quel periodo, altri importanti giornali: “La Sicilia non sarà più un’Isola” (La Stampa), “Una lunghissima campata e la Sicilia sarà continente” (Il Messaggero), “Il ponte dei sospiri” (Avvenire). Pure il Corriere della Sera e Il Sole 24 ore, se ne occuparono molto. Si snocciolavano date per l’inaugurazione, e un ministro dei Trasporti determinato, che ci credeva seriamente, il socialista pugliese Claudio Signorile, nel settembre 1985, arrivò a dire: «Siamo ad un passo, il progetto c’è, i soldi si trovano, quello che manca è la scelta politica». Con quelle parole di Signorile (scelta politica) si toccò il nervo scoperto della questione ponte: la volontà di farlo davvero. Ogni volta che sembra di essere vicini alla realizzazione, tutto, come in un sogno, come nelle favole, svanisce. Anche chi ci crede nel ponte, non si entusiasma più: troppe sono state le delusioni tanto da pensare che il ponte lo si può vedere solo in cartolina, o sulla copertina di qualche giornale, come fece La Domenica del Corriere nel 1965, quando pubblicò una tavola illustrata dello Stretto con disegnati il ponte e un carretto siciliano che ci passava sopra. 

In cartolina è stato visto davvero il ponte. Accade negli anni Sessanta quando il titolare di una rivendita di tabacchi e giornali di Messina mise in commercio, al prezzo di cinque lire, una cartolina in bianco e nero che riproduceva un disegno dell’ingegnere italo americano Mario Palmieri. La cartolina andò a ruba in Italia e all’estero. La ricevettero inviata da parenti e amici tanti emigrati siciliani in America. Era il 1956, e qualcuno, tra gli stranieri, o tra gli emigrati che scendendo giù, dalle parte dello Stretto, venendo dall’America, dove appunto la cartolina era molto diffusa, rimaneva deluso scoprendo che nella foto aveva visto soltanto un disegno. Anche zio Paperone ha sognato di costruire il ponte sullo Stretto. La storia è apparsa in uno storico numero di Topolino, nell’ottobre 1982, scritta da Elisa Penna e Giorgio Pezzin e disegnata dal bravo fumettista Giorgio Cavazzano. Non finì bene, per il riccastro Paperone, perché l’acerrimo nemico Rockerduck gli rubò l’idea. 

 La storia, tuttavia, non fece finir bene il progetto.  non andò bene neppure a lui. Insomma, neanche con una striscia fumettistica si è riusciti a fare il ponte. Ora se ne parla di nuovo, ed è giusto, legittimo, avere una posizione favorevole o contraria, senza pregiudizi. Quello che non è sopportabile è continuare a dire ipocritamente che sono altre le priorità, o fare proclami sapendo che sono bugie o falsità.  Quali siano le priorità calabresi e siciliani lo sanno da un pezzo, e bisognerebbe darsi una mossa, a prescindere dal ponte si o ponte no. 

Bene ha fatto il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto nel dichiararsi favorevole alla costruzione del ponte a pragmaticamente ricordare quel che si può e si deve fare subito: per esempio  il completamento della strada statale ionica 106, la strada della morte, dove i calabresi misurano da decenni l’assenza vergognosa dello Stato, e le falsità dei ministri di turno. 

Sorvoliamo infine, sulle scemenze di chi dice che il ponte  servirebbe a collegare due cosche più che due coste. Idiozie. L’alibi della mafia è un congegno a orologeria che scatta al bisogno. (mnu)

Corbelli (Diritti Civili) alla Meloni: «Sgarbi ministro della cultura»

di PINO NANOVittorio Sgarbi, Ministro dei Beni Culturali. Lo chiede, con un appello pubblico, a Giorgia Meloni, Premier indicata dal centro destra a guidare il prossimo Governo, il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, vecchio amico e compagno di innumerevoli battaglie civili e di giustizia del noto storico dell’arte, cofondatore, insieme allo stesso Corbelli, 27 anni fa, nel giugno del 1995, del Movimento Diritti Civili. 

In una nota affidata alle agenzie Franco Corbelli spiega «le ragioni per le quali è giusta e importante la nomina di Vittorio Sgarbi che –sottolinea Corbelli – può essere oltre che il miglior Ministro dei Beni Culturali, il miglior garante dei diritti civili nel Governo Meloni».

Il suo ruolo – precisa il leader del Movimento Diritti Civili – dovrà andare, infatti, anche oltre il suo stesso dicastero. «Vittorio Sgarbi dovrà essere il portavoce e la sentinella del popolo all’interno del Consiglio dei ministri per scongiurare nuove leggi liberticide e repressive, che hanno, in questi ultimi tre anni, segnato, purtroppo in modo drammatico e irrimediabile, la vita di milioni di italiani». 

Corbelli non va per il sottile, e con grande determinazione spiega che «Sgarbi fuori dal Parlamento è già un vulnus per la democrazia e il mondo della cultura del nostro Paese. Come lo è del resto l’assenza di un esponente del Movimento Diritti Civili. Anche per questo il noto critico d’arte va adesso coinvolto nel nuovo Esecutivo di centrodestra (sua area politica di riferimento per la quale si era candidato per una missione quasi impossibile: la sfida contro Casini nel collegio senatoriale blindato, per il centrosinistra, di Bologna) con un dicastero che nessuno più di lui è, per esperienza, competenza e cultura, in grado di guidare autorevolmente: quello dei Beni Culturali». 

Corbelli dice molto di più: «Sgarbi, ricordo, al di là della cultura e competenza, è un liberale e libertario, uno storico e convinto garantista, cofondatore, nel 1995, del Movimento Diritti Civili. Aspetto poi non certo irrilevante, negli ultimi tre anni, segnati dolorosamente e tragicamente dalla pandemia, ha combattuto insieme a Diritti Civili, La Verità e pochissimi altri, contro la persecuzione da parte del Governo, dei tecnici e tele virologi, dei partiti di maggioranza e di tutta la stampa mainstream (radio, tv, giornali, web, social)che hanno avallato la deriva autoritaria, nei confronti di milioni di italiani, pacifici e inermi, che sono stati ghettizzati e isolati brutalmente, solo perché avevano legittimamente detto no ad un siero sperimentale, per una comprensibile paura o per validi motivi di salute».

E la tragedia delle morti improvvise e delle gravi reazioni avverse, che continua, purtroppo, in modo sempre più impressionante, «dimostra – dice testualmente ancora Franco Corbelli – quanto fossero giuste e motivate quelle preoccupazioni e le paure di questa gente che Sgarbi ha, insieme a noi, sempre difeso. Anche per questo oggi Vittorio Sgarbi merita di sedere nel Consiglio dei Ministri. Con lui Ministro -conclude Corbelli- ci sentiamo, personalmente e come Movimento Diritti Civili, rappresentati, al di là del colore politico del Governo, che non ci interessa e non ci appartiene». (pn)

L’OPINIONE / Eduardo Lamberti Castronuovo: tra impudenza e falsa cultura

di EDUARDO LAMBERTI CASTRONUOVO – Non sono un vittimista né tantomeno mi innamoro delle mie tesi. Le discuto e se, quelle opposte , sono razionali, mi adeguo.

Le dichiarazioni di Sgarbi, rilasciate al Corriere Fiorentino, non solo non mi convincono per nulla, ma alimentano fortemente quello che è stato il pieno convincimento del Comitato per la tutela dei Bronzi, costituito nel 2009, e mai disciolto. Appunto. L’operazione ordita da un certo numero di “mercanti d’arte” sotto le mentite spoglie di studiosi, è sin troppo evidente: appropriarsi dei nostri Bronzi per farli girovagare per il mondo al fine solo di essere invitati come testimonial e lucrare prebende alla faccia dei calabresi! Meglio dei Reggini!

Le dichiarazioni di Daverio, oggi scomparso e mi spiace, andavano in questo senso e, allorquando  disse che la Città non meritava di detenere le statue di 2500 anni orsono, fu contestato dall’allora assessore alla cultura della Provincia di Reggio Calabria in diretta Rai.  La stampa nazionale il giorno dopo titolò’ : La Caporetto di Daverio”

Oggi, ma non è il solo, riprende il tema Vittorio Sgarbi, lasciandosi andare a dichiarazioni non solo risibili ma destituite d’ogni fondamento tecnico, oltre che sociale. Insiste, il maestro di turpiloquio, col dire che i Bronzi sarebbero sequestrati nel Museo di Reggio Calabria e che, addirittura, dovrebbero essere esposti sempre, nella Città Capitale d’Italia. Non solo, ma dovrebbero fare i commessi viaggiatori dell’arte e della cultura italiana, trasportandoli in ogni parte del mondo. Addirittura in Russia, ora, magari, visto che regna la pace!

Il Vittorio del vaf ignora o finge di ignorare, due cose: la prima è che i Bronzi sono magistralmente esposti nel Museo della Magna Grecia di Reggio e sono liberi di essere ammirati da ogni cittadino del mondo, con un costo simbolico quasi ridicolo. Basti pensare che vedere Tiziano a Milano, costa cifre astronomiche ed in Romania ti chiedono cinquanta euro per visitare il castello nientemeno che di…. Dracula. La seconda è che il Comitato Scientifico Nazionale designato dal ministero, si è espresso a chiare lettere, circa l’assoluta inamovibilità dei Bronzi dal luogo dove si trovano!

Perché insistere?

Perché fa scena. Perché maramaldeggiare su una Città priva di spina dorsale, è facile: e direi anche redditizio. Chiediamo di sapere quanto sia stato pagato il grande esperto per essersi recato in Versilia a far da padrino al nulla! Due copie immerse in mare per studiare che? Beh, forse fra 2500 anni lo sapremo! Ma allora ne saranno passati 5000 dalla scoperta degli originali… e sarà difficile fare un paragone! Anzi impossibile.

Quella di Sgarbi, che definisce l’operazione di Marina di Pietrasanta, intelligente, è un’offesa alla logica, alla città di Reggio, al Museo ed al suo direttore, che non lo merita, e soprattutto all’intelligenza di tutti. Forse vorrebbe passare alla storia quale distruttore dei Bronzi, così come dice Francesco Alì del comitato, o probabilmente è in bolletta e cerca risorse sparandole grosse.

Caro Sgarbi, non sono i Bronzi che devono girovagare, ma sono qui a Reggio ad attendere milioni di visitatori da tutte le parti del mondo: con voli di linea a basso costo, con una città accogliente, pulita, organizzata, con navi da crociera attraccate al porto e visite guidate perché lei sa bene che il Museo della Magna Grecia non contiene solo i bronzi, come elemento rilevante, ma è pieno di reperti archeologici di interesse internazionale: o vuole far girare anche quelli !?.

Allora, abbattiamo i musei e inventiamo il giromuseo alla Sgarbi : guadagno sicuro per  le sue panzane!

Sia serio, almeno una volta, se ci riesce. Noi del Comitato non abbiamo fatto polemiche, abbiamo protestato a chiare lettere contro una spoliazione. Reazione non campanilistica ma altamente culturale: rispetti le nostre rimostranze.

Su una cosa ha ragione e gliela diamo malvolentieri. La città istituzionale, a caccia di poltrone parlamentari, tace. Non hanno una idea di Città e non possono capire cosa significhi una volgare manifestazione, meramente pubblicitaria, non certo per il nostro museo, come qualche miope ha affermato anche dalle nostre parti, ma per la città della Versilia, che non ha certo chiesto il gemellaggio con Reggio, ma ha solo approfittato, questo si, della locale insipienza. 

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

Reggio dorme perché addormentata da una inefficienza soporifera e non sa neppure che può vantarsi di avere quadri di De Chirico, Migneco, Salvator D’alì, Fontana,  e addirittura due capolavori di Ligabue. Forse non lo sa neppure Sgarbi, altrimenti chiederebbe che girassero per le pinacoteche del mondo (e questo sarebbe bello, in cambio di altre opere da esporre temporaneamente) ma se passi dal Palazzo della Cultura, pensi subito che è stato come mettere la cravatta al collo del maiale! 

Il tutto perché è bello distruggere ciò che è stato fatto da chi ti ha preceduto: è la regola che vige nella città di Giufà, non a caso, così appellata. Ed è facile intuire perché Sgarbi e Compagni si permettono di rilasciare dichiarazioni oscene culturalmente.

Reggio riprenditi quel che ti spetta : il rispetto delle genti. (elc)

Sì ai test salivari a scuola: Corbelli sostiene la campagna di Vittorio Sgarbi

Il leader del Movimento Diritti Civili Franco Corbelli si è schierato con Vittorio Sgarbi, il quale, con una presa di posizione netta e forte, è sceso in campo a difesa dei professori e degli studenti e a favore dei test salivari per il personale scolastico. In un video intervento che ha recapitato al leader del Movimento Diritti Civili e suo vecchio, storico amico, Franco Corbelli, che sta promuovendo in Italia, con migliaia e migliaia di adesioni da tutte le regioni italiane, questa battaglia a favore dei test salivari, il popolare parlamentare e storico dell’arte critica duramente l’imposizione che si vorrebbe fare ai docenti (sottopagati per l’importante lavoro che svolgono), costringendoli o alla vaccinazione o ad un tampone molecolare ogni 48 ore e anche a loro spese.

Sgarbi nel suo intervento, che da ieri sera è pubblicato sulla pagina Fb di Diritti Civili, afferma testualmente «Non sono irriducibili(i professori), chiedono solo di poter fare ogni 48 ore, mi pare già molto, un test salivare per poter salvaguardare la propria salute e quella degli allievi che mi pare peraltro non corrono rischi reali, perché occorrerà continuare a dirlo che non ci sono studenti che muoiono di Covid ma ci sono studenti che possono contagiarsi e rapidamente guarire, invece i professori, che già non vengono pagati un ca…. e che fanno cose importanti e che hanno idee libere tanto più se non si piegano al regime, nella convinzione che ci sia qualche dubbio sull’efficacia del vaccino, non si vogliono vaccinare. Questi rischiano di perdere il  lavoro e dovrebbero essere costretti, a loro spese,  ogni 48 ore, a fare tamponi molecolari spendendo circa 3500 euro in un anno per poter dimostrare che sono sani.

«L’imposizione del tampone è inaccettabile. O date la certezza che il vaccino è del tutto innocuo rispetto ai rischi, o rendete il vaccino obbligatorio o, caro Stato, caro ministro Bianchi, caro Draghi, non lo potete imporre ai docenti che hanno dei dubbi legati all’uso della ragione. Il dubbio è proprio della ragione. Per questo imporre ad un docente di fare un tampone ogni 48 ore è un atto di violenza, un atto autoritario, un atto repressivo che non rispetta la liberta di opinione. Quindi caro Draghi o rendete il vaccino obbligatorio, con la garanzia che non ci sono controindicazioni , o se avete dei dubbi voi  lasciate che abbiano dei dubbi anche i docenti, pagati poco, umiliati, e costretti  a pagare per averla possibilità di poter difendere le proprie idee. Il fatto che qualcuno abbia un pensiero diverso debba esser emarginato cacciato, messo in un ghetto, mi pare piuttosto repressivo. Quindi lasciate che la libertà di opinione consenta, sino a quando non c’è un obbligo di stato, di decidere sulla propria esistenza. Il test salivare è una soluzione. Lo dico con molta determinazione e ringrazio l’amico Franco Corbelli che su questa battaglia insiste con molta determinazione. E dico che ha ragione Corbelli, hanno ragione quei professori. Troviamo il modo di non far pagare  la loro libertà, anche i loro errori, anche  l’errore, ma non dobbiamo obbligarli, perché obbligando qualcuno  non otterrai mai la sua vera adesione, è solo una malinconia pensare di obbligarlo a fare il vaccino e a pagare dei danari se non lo vuole fare. È triste. È qualcosa di triste e malinconico che nega lo stesso spirito della scuola, quindi cerchiamo una soluzione, non imponiamo delle misure onerose e anche restrittive a chi insegna molto ed è pagato poco», conclude Sgarbi