Il presidente Mancuso: Zes è prioritaria per la Calabria

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha ribadito come «la Zes è prioritaria per la Calabria e il commissario Romano sta, come non era mai accaduto nel passato, adoperandosi efficacemente».

«Ma, per renderla concretamente utile – ha detto il presidente nel corso del convegno Zone economiche speciali – Un piano strategico per il rilancio del nostro territorio a Isola Capo Rizzuto – affinché, grazie alle agevolazioni che prevede, il territorio sia attrattivo d’investimenti, dobbiamo tutti assieme fare uno sforzo per recuperare la reputazione della regione nello scenario internazionale».

 «Ho espresso il plauso del Consiglio regionale, appresa la notizia che la ‘Giacinto Callipo conserve alimentari srl’ è stata la prima società alla quale è stata rilasciata l’autorizzazione numero 1 per una nuova attività in una delle aree nel perimetro ‘Zes’, perché sono questi i segnali di cui la Calabria ha bisogno: semplificazione amministrativa e rapidità nelle scelte, in funzione dello sviluppo sostenibile», ha aggiunto.

Al convegno, introdotto dalla sindaca di Isola Capo Rizzuto, Maria Grazia Vittimberga, ha partecipato anche il commissario Zes, Giosy Romano.

«In Calabria abbiamo bisogno non di piangerci addosso – ha ribadito Mancuso – ma  di iniziative come questa, per capire come cogliere opportunità che non possiamo permetterci il lusso di mancare e per tracciare analisi di scenario sull’evoluzione delle dinamiche economiche che interessano il Sud e in particolare i nostri territori. A partire da Isola Capo Rizzuto, che vanta uno straordinario patrimonio ambientale – e culturale».  

Per Mancuso «gli obiettivi generali su cui punta la  Zes  sono decisivi per il futuro della Calabria. Anche nella prospettiva mediterranea su cui l’Unione Europea, dopo gli sconvolgenti mutamenti geopolitici internazionali, deve incominciare a impegnarsi. Dobbiamo, soprattutto in questo territorio, il Crotonese, tra i più trascurati del Mezzogiorno sul lato delle infrastrutture di base, della mobilità e dello sviluppo, alimentare il circuito della fiducia da parte del sistema imprenditoriale locale e nazionale. Ciò su cui bisogna insistere è la sinergia tra istituzioni di ogni livello e tra pubblico e privato, sia per premiare merito e capacità che per superare i deficit di qualità nella filiera turistica e quegli aspetti negativi di cui dobbiamo liberarci, per fare sviluppo nella legalità».

«La Calabria ha tutto ciò che serve – ha concluso – per agganciarsi alla ripresa nazionale e contribuire alla ricostruzione della sua economia e di quella italiana.  Non solo puntando sui settori del turismo e dell’agroalimentare, ma anche cercando di  colmare lacune produttive in molti altri settori da cui può nascere ricchezza generale. La Calabria, per esempio, ha oltre 800 km di coste e più o meno 600 concessioni demaniali, ma ha una sola azienda che produce attrezzature per mare e spiagge. La Regione ce la sta mettendo tutta per promuovere sviluppo, valorizzando anche il nostro capitale umano, ma dobbiamo agire tutti nella stessa direzione». (rkr)

Zes, nuove assunzioni alla “Baker Hughes Nuovo Pignone” di Vibo Marina

Lo stabilimento “Baker Hughes Nuovo Pignone” di Vibo Marina si amplia ulteriormente, in maniera ecosostenibile, e con il rafforzamento della produzione è in programma anche l’incremento del numero degli occupati. 

La multinazionale, infatti, ha appena ottenuto l’autorizzazione per la realizzazione di cinque nuovi capannoni nel sito industriale ubicato in area Zes (località Le Marinate Vibo V. Marina del comune di Vibo Valentia), autorizzazione firmata dal Commissario straordinario Giosy Romano con procedure semplificate e veloci secondo le facilitazioni della normativa delle Zone economiche speciali. 

Il complesso industriale è presente sul territorio calabrese da oltre sessanta anni ed è stato autorizzato alle opere di ampliamento in base a un’ipotesi di progetto presentata dall’azienda a Regione Calabria e a Zes Calabria, che include la preliminare mitigazione del rischio idrogeologico attualmente insistente sull’area. 

Lo stabilimento occupa attualmente un’area di oltre 170.000 mq con, al suo interno, diversi corpi di fabbrica. Al fine di realizzare opere a basso impatto ambientale e flessibili in base alle necessità produttive, è stata prevista la realizzazione di quattro capannoni (tensostrutture retrattili-scorrevoli) e il completamento di un quinto già autorizzato con Scia ma solo, finora, per uso temporaneo.

Il piano che Baker Hughes ha proposto per il proprio stabilimento di Vibo, viste le condizioni attrattive del territorio calabrese e la proficua collaborazione trovata nella Regione Calabria- con cui sono in corso incontri per l’individuazione di forme di supporto pubblico al piano di investimento- prevede un programma di investimenti che, realizzato appieno, porterà anche ad un incremento degli addetti nel sito.

Una scelta aziendale che consolida il rapporto di Baker Hughes, società leader di tecnologia al servizio dell’energia presente in oltre 120 paesi, con la comunità calabrese con attenzione particolare a soluzioni industriali all’avanguardia dal punto di vista della sostenibilità ambientale e della sicurezza del lavoro. 

Il progetto, oltre ad indicare le opere legate alla filiera produttiva, include i residui interventi di mitigazione del rischio idraulico considerato che lo stabilimento Baker Hughes Nuovo Pignone fu interessato da un evento alluvionale nel 2006. In particolare, è stata autorizzata la messa in sicurezza delle linee perimetrali con il ripristino e il parziale rifacimento e il consolidamento delle recinzioni. (rvv)

Dal ministero dell’Interno 19 mln per la sicurezza nelle aree Zes

Sono 19 milioni di euro la somma stanziata dal ministero dell’Interno per la sicurezza nelle aree Zes della Calabria. Un risultato ottenuto dopo l’esito positivo dell’istruttoria sulla proposta progettuale presentata dal Commissario straordinario del Governo della Zes Calabria, Giosy Romano, denominata “Infrastrutture per la sicurezza nelle aree Zes della Calabria”. 

Il progetto, dal valore di 19. 868.597.12 euro, è stato selezionato nell’ambito del Pon e Poc legalità 2014-2020 (Programma operativo nazionale e Programma operativo complementare di azione e coesione) del ministero dell’Interno ed è stato ammesso al finanziamento con decreto del Prefetto Stefano Gambacurta, Vice direttore della Pubblica sicurezza nella qualità di Autorità di gestione responsabile dei fondi europei e dei programmi operativi nazionali. 

Obiettivo del progetto è il miglioramento delle protezioni riguardanti le aree Zes attraverso la realizzazione, l’integrazione e l’armonizzazione degli impianti di videosorveglianza della viabilità e delle aree industriali con un sistema di moderna tecnologia ed architettura formato da dispositivi installati in campo e da sistemi di elaborazione delle immagini di nuova generazione. Obiettivo di tale intervento sarà quindi la tempestiva individuazione di eventuali atti illeciti per garantire l’immediato intervento delle Forze di Polizia, per la loro repressione e il ripristino delle normali condizioni di sicurezza.

«È un risultato importante per la Calabria – ha commentato il Commissario Romano – la sicurezza rappresenta un elemento primario per la creazione dei presupposti necessari alla crescita del tessuto produttivo e al miglioramento di quello sociale. Il presidio del territorio mediante azioni di controllo diretto e indiretto consente un’azione preventiva dell’atto criminoso. Il progetto intende rafforzare la sicurezza reale e percepita degli insediamenti industriali, aumentandone l’attrattività per gli operatori economici, soprattutto stranieri, che vedono la legalità e la sicurezza come elemento essenziale per la protezione dei propri investimenti».

«Questi elementi infatti – ha concluso –, riteniamo debbano accompagnare necessariamente qualsiasi programma di incentivazione, se si vuole effettivamente stimolare la migliore imprenditoria. Ringrazio sentitamente il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro e il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, con i quali ho condiviso il cammino progettuale che ha avuto esito positivo». (rcz)

VIVA LE ZES, ZONE ECONOMICHE SPECIALI
MA QUELLA CALABRESE È ANCORA FERMA

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Qualcuno vorrebbe farne un programma per Chi l’ha visto. Qualcun altro, nella rimodulazione dei fondi del Pnrr, vorrebbe recuperare i 630 milioni che sono statI destinati ad esse. Parlo delle cosiddette Zone Economiche Speciali che, varate nel 2018, sembrava che stessero decollando. 

In realtà sembra invece che vi siano da parte di alcuni molti dubbi sulla loro utilità, come periodicamente avviene in Italia.  Infatti anche se le Zes sembrano comincino a dare i risultati le perplessità sembrano sempre più diffuse. 

Ma  d’altra parte l’alternativa, nel caso di fallimento delle stesse, sarebbe quella che il Mezzogiorno abbandonasse la sua vocazione manifatturiera, cosa assolutamente inopportuna se si vuole che si creino quei posti di lavoro indispensabili per far si che il tasso di occupazione di tutto il Paese possa avvicinarsi a quel 50% necessario e opportuno delle realtà a sviluppo compiuto.

 E certamente il recupero del tasso di occupazione non può che avvenire laddove i margini di recupero sono più elevati, cioè al Sud. Ma recentemente delle zone economiche speciali si è sentito parlarle sempre meno, sembra che la determinazione con la quale venivano seguite dal precedente Governo stia in qualche modo diminuendo. Ricordare che è  necessario creare nel Sud un numero di posti di lavoro pari a circa 3 – 4 milioni, se si vuole che il rapporto tra popolazione ed occupati sia di uno o due, non è inutile. 

Perché confrontarsi sempre con la dimensione quantitativa porta a capire meglio quali sforzi sono necessari, per riuscire ad avere un indirizzo ed una rotta chiara e precisa. La vulgata, adesso prevalente, sembra essere quella che in realtà manchino i lavoratori piuttosto che i posti di lavoro e ci si chiede come fare ad occupare quelle posizioni che rimangono non servite. Se devono essere gli italiani che bisogna far alzare dalle loro poltrone, sulle quali qualcuno è convinto sono ormai adagiati grazie a un welfare eccessivo, oppure se dobbiamo far arrivare flussi consistenti di extracomunitari per coprire le esigenze occupazionali delle nostre imprese. 

A me sembra che si stia distorcendo la realtà e che l’esigenza di creare nuova occupazione sia sempre cogente. Ed è evidente che i numeri di cui parliamo possano essere creati solo se vi sarà un manifatturiero adeguato. Tale evoluzione non potrà avvenire che con l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area, cosa possibile soltanto se vi saranno delle aree nelle quali le condizioni di insediamento possano essere più favorevoli. 

Questa, però, che sembrava essere una posizione condivisa sembra avere sempre meno sostenitori e che si stia tornando ai generici aiuti a pioggia, favoriti anche dal Pnrr, che sembra possa dare aiuto a tutti. L’esempio della diminuzione del cuneo fiscale, adottato per tutto il Paese, dimostra come in realtà si sia tornato alla finzione che il Paese è uno e che il dualismo prevalente possa essere dimenticato. 

I vincoli esistenti per il Mezzogiorno evidentemente a qualcuno stanno troppo stretti ed allora il tema di smantellare quello che si è costruito fino ad adesso sembra essere un obiettivo primario, con piccoli passaggi che in realtà spesso non hanno alcuna evidenza nell’opinione pubblica, ma che alla fine portano a distruggere la sistematicità di un intervento che non può portare che al fallimento di esso. 

 Il manifatturiero del Mezzogiorno ormai da oltre 10 anni non cresce, perché quello che riusciva ad esprimere l’imprenditoria meridionale si vede che ha raggiunto il suo massimo e non può avere che incrementi limitati. D’altra parte come è stato dimostrato da tutte le realtà a sviluppo ritardato, compresa quella Germania dell’Est, che sta raggiungendo livelli di sviluppo interessanti e sta diminuendo il gap con la Germania dell’Ovest, il corpo fondamentale della crescita occupazionale non può che venire che dal settore manifatturiero. 

Per questo le Zes diventano fondamentali per offrire quelle condizioni minime necessarie per attrarre investimenti, come una realtà infrastrutturata e con criminalità contenuta e messa all’angolo, oltreché le condizioni di vantaggio, come un cuneo fiscale che faccia competere il costo del lavoro con quello che altre Zes europee possono praticare e la possibilità di poter avere una tassazione sull’utile d’impresa più contenuta. 

Per cui è necessario che, laddove le condizioni complessive del Paese diventano più vantaggiose, quelle relative alle Zes del Mezzogiorno lo diventino ancor di più, altrimenti le localizzazioni avverranno dove le condizioni complessive sono più favorevoli e la presenza di altre aziende farà sì che ci siano dei vantaggi competitivi che nelle realtà più periferiche non ci sarebbero.

Alcune volte sembra che questa visione complessiva si perda. Mentre l’esigenza è quella che questo sistema di vantaggio possa essere trasferito anche nel settore dell’accoglienza turistica idea che finalmente pare stia diventando patrimonio comune se è vero che 

 il direttore di Unicredit Sud, Ferdinando Natali, afferma che si potrebbe pensare anche a vere e proprie Zone Economiche Speciali a vocazione turistica. Quindi altro che abbandonare il sistema ma piuttosto estenderlo anche ad altre branche oltre che al manifatturiero. 

Quindi la struttura delle Zes va ulteriormente potenziata. Come dice Giusy Romano, commissario per la Zes campana e calabra I comuni meridionali, che stanno dimostrando in molti casi di non riuscire a utilizzare i fondi del Piano Nazionale Ripresa possono chiederci di fungere da stazioni appaltanti». 

 Le Zes «si basano su due pilastri. Una logica premiale per le aziende già insediate e che vogliano ampliarsi. E poi una logica di attrazione per gli investimenti di chi intenda allocarsi nell’area. L’obiettivo che ci preme maggiormente è la ricaduta sul territorio, in termini di Pii e di indotto». 

E continua rispetto alle strategie dell’attrazione che cominciamo ad essere patrimonio condiviso:”Andare noi a convincere gli investitori esteri che hanno tutta la convenienza a venire qui, da un lato, e poi portare gli stranieri in visita qui da noi, così da poter toccare con mano la qualità del prodotto che gli offriamo». Forti anche del fatto che una Zona Economica Speciale può durare 21 anni, e che l’Authority di gestione non è a tempo, come avviene anche nelle altre parti del mondo dove le Zes già esistono da decenni. Insomma sarebbe un peccato tornare indietro ora che sembra comincino ad andare a regime. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]

 

La tre giorni del Mediterraneo: la Zes vera chiave di sviluppo

È la ZES la vera chiave dello sviluppo della Calabria, all’insegna della legalità e contro l’inquinamento delle aree industriali. La tre giorni sul Mediterraneo che si è tenuta a Gizzeria Lido porta un bilancio di buone intenzioni, soprattutto per la prevenzione dei reati legati all’industrializzazione.

Alla giornata di chiusura ha preso parte anche la sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro: «La partita della sicurezza è fondamentale per la Calabria – ha detto –. È evidente che l’immagine di una terra non sicura abbia disincentivato nel corso degli anni la scelta di orientare qui investimenti produttivi».

E, a proposito di investimenti, l’ingegnere Francesca Marino, alla guida della Baker Hughes – Nuovo Pignone di Vibo Valentia, ha annunciato che la multinazionale ha presentato un piano di sviluppo per oltre venti milioni di euro connesso a una richiesta autorizzativa di ampliamento inoltrata all’ufficio del commissario Zes. «Una multinazionale – ha detto l’ingegnere Marino – è spinta ad investire in un luogo piuttosto che in un altro se trova la concorrenza di più condizioni favorevoli: facilitazioni, semplificazioni ma anche capitale umano. Queste condizioni, grazie anche alla collaborazione con l’Unical, in questo momento le abbiamo trovate qui. Abbiamo trovato una Calabria che va veloce, una regione, un ufficio Zes che vanno più veloci delle nostre stesse scelte. E per me, che sono calabrese di ritorno, è fonte di grande motivazione».

«Questa tre giorni non è stata una passerella», ha detto il commissario Giosy Romano in conclusione. «Volevamo mettere insieme un approdo e una partenza, strettamente coincidenti ragionando per ossimoro. La Calabria è una miniera, diceva ieri Callipo, c’è bisogno di una chiave per aprire la porta del Mediterraneo, suggeriva il ministro egiziano Ibrahim Ashmawy. Per dare un’immagine del cammino fatto finora posso dire che abbiamo trovato un terreno vergine e contaminanto allo stesso tempo. Abbiamo iniziato togliendo i sassi, per rendere fruibile la semina e renderla compatibile con il raccolto dello sviluppo. Tutto questo no sarebbe stato possibile senza interlocuzioni istituzionali, innanzitutto quella del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e del  presidente di Unindustria, Aldo Ferrara.

L’infrastruttura immateriale del progetto sicurezza che abbiamo presentato oggi è una semina ulteriore: mi sento di dire che entro un anno il progetto potrà essere attuato anche per i poteri in deroga al codice degli appalti di cui il commissario di governo è dotato. Il progetto (Pon legalità del Ministero dell’Interno) prevede il monitoraggio delle matrici ambientali (acqua, aria, suolo) e la videosorveglianza dei siti industriali per contribuire al contrasto degli illeciti e favorire interventi di prevenzione.

È all’ordine del giorno anche la questione dell’ampliamento del perimetro delle aree industriali ricadenti in area Zes che risale al documento strategico regionale del 2017 che ha delle lacune per evidenti errori progettuali. La linea è quella di provvedere alla sottrazione delle aree non edificabili dal computo delle aree suscettibili di insediamento.

Ora ci aspetta un salto. La sfida successiva è creare un corridoio privilegiato tra la Calabria e l’altra sponda del Mediterraneo. Deve esserci un interesse reciproco, è un principio economico e dobbiamo mettere a sistema questo rapporto. Ci sono tutte le condizioni per raggiungere l’obiettivo. Abbiamo un grande vantaggio, quello di non dover individuare una direzione, è certa, è verso Sud, dobbiamo solo trasformare la potenza delle braccia che vanno in una direzione in energia». (ed)

ZES CALABRIA: LE AREE SCELTE PER REGGIO
COLLOCATE ALL’INTERNO DELL’AEROPORT0

di SANTO STRATI – Chiamatelo errore madornale o svista imperdonabile, comunque non trova alcuna giustificazione che chi ha disegnato le aree della Zes Calabria abbia individuato per Reggio le superfici della piste di decollo e atterraggio dell’Aeroporto dello Stretto. Una cosa pazzesca, salvo a non voler pensar male (che si sa, si rischia di far peccato, ma spesso – come diceva Andreotti – ci s’azzecca) e immaginare che la “svista” non sia poi involontaria, ma scientemente applicata al fine di scoraggiare eventuali (e quanto mai auspicabili) investimenti nell’area Zes di Reggio. Zes, come tutti ormai sanno, significa “zona economica speciale”, ovvero delle aree all’interno delle quali le imprese già operative o quelle di futuro insediamento possono godere di incentivazioni varie, in pratica agevolazioni fiscali (in termini di importanti crediti d’imposta) e semplificazioni e snellimento delle pratiche amministrative. Le Zes sono state istituite nel 2017 e disciplinate poi nel dicembre del 2018 con un decreto, convertito poi in legge, nell’ambito degli interventi urgenti destinati a far crescere gli investimenti nel Mezzogiorno con l’obiettivo di favorire lo sviluppo del territorio.

Come risulta dagli atti, la Regione Calabria con la delibera n. 100 del 29 marzo del 2018 della Giunta guidata da Mario Oliverio ha individuato le aree produttive all’interno delle quali operare, utilizzando le incentivazioni fiscali e i provvedimenti di sburocratizzazione amministrativa per i nuovi insediamenti. Le aree industriali e produttive della Zes di Gioia Tauro sono state individuate per costituire gli ambiti naturali per insediare nuove attività o rilanciare quelle esistenti applicando il regime agevolato previsto per le Zes. Piccolo particolare, le aree Zes di Reggio sono state individuate non nella zona industriale di San Gregorio-San Leo (Pellaro) come sarebbe stato ovvio visto che si parla di insediamenti produttivi, bensì in ambito aeroportuale. Ma non nelle aree adiacenti l’aeroporto, ma proprio dentro le piste, come si vede dalla piantina che indica le superfici destinate ad attività produttive per la Zes di Reggio.

Il Comitato spontaneo “ZES fuori dalle piste dell’Aeroporto di Reggio Calabria” (costituito da realtà economiche e sociali che operano nell’area interessata) ha denunciato il “marchiano errore materiale” con una pec inviata il 14 febbraio al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro per la Coesione Territoriale Raffaele Fitto, al Presidente della Regione Roberto Occhiuto, alla vicepresidente della Giunta regionale Giusi Princi, all’assessore regionale alla Attività Produttive e area Zes Rosario Varì, al commissario della Zes Calabria (e Campania) Giuseppe Romano, ai sindaci ff del Comune e Città Metropolitana Paolo Brunetti e Carmelo Versace, all’assessore comunale di Reggio alla Pianificazione. urbana e Progetti strategici Domenico Battaglia, al Presidente e al Direttore generale ENAC. Hanno risposto tutti, subito… ignorando completamente la denuncia. Dopo due settimane, infatti non è arrivato alcun riscontro, da nessuna delle parti interpellate.

Probabilmente, siamo alle solite: di Reggio non interessa niente a nessuno. Come si può aver ignorato per la Zes reggina due aree industriali più che strategiche (L’ex officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie e il Porto di Saline Joniche) scegliendo i terreni all’interno dell’area aeroportuale? Salvo che l’obiettivo finale non sia quello di chiudere completamente l’Aeroporto dello Stretto e quindi utilizzare la superficie per attività industriali. Ma, in ogni caso, l’assurdo è che nelle aree individuate dentro il recinto aeroportuale – a fianco delle piste di decollo e atterraggio – si possa immaginare una qualsivoglia attività imprenditoriale e produttiva., mentre languono le imprese di San Gregorio e Pellaro San Leo.

L’assenza di una qualsiasi risposta, del resto, sta diventando regola fissa per la Città di Reggio. Vedi il caso Piazza De Nava, vedi il caso Lido Comunale e via discorrendo. Si fanno grandi progetti (a parole) per il turismo, ma si ignora l’assenza di strutture, si evita accuratamente di formare il personale, di adeguare l’offerta a una domanda che si scontra poi con la mancanza della logistica. Il tutto è facilmente spiegabile con un solo termine: assenza di visione. Abbiamo amministratori distratti (vedi il perimetro della Zes dentro l’aeroporto!), annoiati e, troppo spesso, privi di competenza specifica. Quale futuro possiamo intravedere per i ragazzi della più popolsa città della Calabria? Ci sono risorse intellettuali ignorate se non addirittura escluse da progetti di sviluppo, ci sono idee e passione, ma mancano, quasi sempre, gli interlocutori. E, allora, con chi si parla, si ragiona, si discute? (s)

Incontro tra Confindustria e il commissario Zes: Pronti a collaborare con il ministro Fitto

«L’auspicio di Confindustria è di intensificare il confronto con il ministro Fitto  e proseguire nel ruolo di affiancamento e consolidamento del ruolo delle Zes, supportarle nel fare  rete tra loro e con gli stakeholder e, in ultima analisi, contribuire in maniera attiva e produttiva alla  crescita del Mezzogiorno e alla riduzione dei divari territoriali». È quanto ha detto il vicepresidente di Confindustria, Vito Grassi, nel corso dell’incontro con il commissario straordinario delle Zes Campania e Calabria, Giuseppe Romano.

Presenti anche Pasquale Lorusso, Vice Presidente di Confindustria per  l’Economia del Mare. Nel corso dell’incontro c’è stata totale convergenza nel confermare che le Zes rappresentano  uno strumento imprescindibile per coniugare sviluppo produttivo e logistico del Sud e imprimere  impulso agli investimenti pubblici e privati, trasformando il Mezzogiorno in una piattaforma logistica  europea al centro del Mediterraneo. Proprio per questi motivi e visti i risultati positivi, Confindustria  auspica che si renda permanente la collaborazione con le Istituzioni volta a condividere esperienze  e valutazioni sulle opportunità e le criticità legate al funzionamento delle Zes. Chiediamo quindi al  Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, la massima attenzione ad uno strumento così importante per lo sviluppo del Meridione, dando seguito al dialogo  già avviato.  

«Le Zes rappresentano un volano potenziale di sviluppo per il Mezzogiorno  ha detto Grassi – ma anche uno  strumento che incentiva la collaborazione pubblico-privata. È stato proprio il lavoro congiunto tra  Istituzioni, Sistema Confindustria e Commissari Straordinari Zes a favorire il consolidamento del  quadro normativo, che rende ormai le ZES finalmente operative e in grado di sostenere l’insediamento e lo sviluppo delle imprese al Sud».

«Le Zes rappresentano uno strumento privilegiato per sviluppare e potenziare l’Economia del  Mare, in particolare nel Mezzogiorno che, con oltre il 45% del totale delle imprese e un terzo del  totale degli addetti, ha un ruolo strategico per la crescita dell’intero Paese. Per ogni euro investito  nell’Economia del Mare, infatti, si arriva mediamente ad attivarne quasi il doppio, quindi è  fondamentale proseguire sulla strada già intrapresa per valorizzare al massimo questo strumento», ha affermato il vice presidente Lorusso.  

Per il Commissario Straordinario di Governo delle Zes Campania e Calabria, Giuseppe Romano, «la sinergia con Confindustria è fondamentale nel percorso di attrazione di investimenti che passa  anche attraverso l’attenta opera di informazione che congiuntamente poniamo in essere. Le  autorizzazioni uniche già rilasciate nelle diverse Zes sono il segno evidente dell’attrattività  determinata dalla semplificazione burocratica oltreché dalle agevolazioni fiscali». (rrm) 

Martedì il commissario Zes Romano fa il punto sulle misure di sviluppo avviate

Martedì 7 febbraio, a Lamezia Terme, alle 16, in una conferenza stampa il commissario Zes Calabria, Giuseppe Romano, farà il punto sulle misure di sviluppo avviate.

In particolare sarà presentata la prima autorizzazione unica rilasciata in soli sette giorni.

«Le semplificazioni procedurali e i vantaggi economici messi in campo – viene spiegato in una nota – per rendere competitive le aree industriali della Calabria sono una realtà. Abbiamo autorizzato la prima richiesta di insediamento industriale inoltrata allo sportello digitale da un imprenditore che rappresenta un brand di riconosciuto successo in tutt’Italia, che sarà presente all’incontro».

Mercoledì 8 febbraio, inoltre, alle 15 il commissario Romano continuerà il ciclo di incontri con gli industriali calabresi per illustrare vantaggi e opportunità delle aree zes. L’incontro è a Crotone in via Cutro 26 presso la sede di Confindustria. (rcz)

Le opportunità della Zes calabrese in un incontro di Unindustria

Quali e quante sono le opportunità offerte dalla zone economiche speciali? E qual è la situazione nella nostra regione? Qualche risposta è venuta dall’incontro degli industriali calabresi con il Commissario della ZES Calabria, Giuseppe Romano, per confrontarsi sulle opportunità legate alla Zona Economica Speciale calabrese. Una Zes che opera per creare condizioni favorevoli in termini economici, finanziari e amministrativi per le imprese già operanti o per nuovi insediamenti nei territori di competenza, in modo da favorire lo sviluppo della regione.

La Zes Calabria comprende 14 aree ricadenti nei principali nodi di trasporto portuali (Reggio Calabria, Gioia Tauro, Corigliano Calabro, Villa San Giovanni, Crotone, Vibo Valentia) e aeroportuali (Lamezia Terme, Crotone, Reggio Calabria), nonché le aree industriali contigue ai suddetti nodi (Gioia Tauro, Sen Ferdinando, Rosarno; Crotone; Porto Salvo, Vibo Valentia; Schiavonea, Corigliano-Rossano; Lamezia Terme).

Al centro dell’incontro organizzato da Unindustria Calabria nella sede di Confindustria Cosenza le linee guida e i principali vantaggi rappresentati dalle Zone Economiche Speciali che riguardano le semplificazioni amministrative e le agevolazioni fiscali.

Nell’introdurre i lavori il presidente Fortunato Amarelli di Confindustria Cosenza ha sottolineato l’importanza di investire nell’industrializzazione della Calabria, auspicando che “possa diventare luogo di crescita per tante aziende capaci di offrire lavoro di qualità e di trattenere i giovani. Occorre investire nelle aree industriali ed accelerare gli iter autorizzativi dei business plan che gli imprenditori presentano, ottenendo risposte rapide, per costruire valore sul territorio”. Per il presidente di Ance Calabria Giovan Battista Perciaccante “l’industrializzazione passa necessariamente dalle infrastrutture e dagli investimenti. Si tratta di opportunità che consentono di fare impresa, creare lavoro, diffondere ricchezza. Le dotazioni infrastrutturali e logistiche hanno da sempre accorciato divari, sia geografiche che economiche”

“Le Zes sono un fattore di sviluppo fondamentale per la nostra regione – ha sottolineato Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria – e permettono di poter ospitare investimenti sia endogeni che esogeni. Scendere in trincea e conoscere le criticità delle aree è di assoluto interesse per poter risolvere le problematiche in essere e cogliere appieno le opportunità offerte”.

Semplificare i procedimenti, attrarre nuovi investimenti nelle 14 aree e premiare le imprese già insediate è l’obiettivo individuato dal Commissario Romano della Zes Calabria. “Aree portuali, retroportuali ed aeroporti – ha specificato il Commissario Romano – devono essere connessi per consentire un rapido veicolo delle merci, beneficiando anche della posizione geografica della Calabria che è straordinaria e che può supportare tutto il sistema economico attraverso la realizzazione di infrastrutture primarie e secondarie necessarie al territorio. Stiamo operando in sinergia con la Regione Calabria per portare a compimento un piano strategico regionale. L’introduzione dello sportello unico digitale del Commissario straordinario di Governo e l’attivazione del sito calabria.zes.gov.it vanno in questa direzione”. (rrm)

Porto di Gioia Tauro, Agostinelli ha incontrato il commissario Zes Romano

Un proficuo incontro si è svolto al Porto di Gioia Tauro, tra il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, e il commissario Zes Calabria, Giuseppe Romano.

Al centro dell’incontro, delle diverse aree, presenti all’interno della delimitazione della Zona economica speciale, con particolare attenzione a quelle collegate agli scali portuali di competenza dell’Ente. 

Nel corso della discussione, il presidente Andrea Agostinelli ha illustrato nel dettaglio le misure programmatiche, messe in campo dall’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, per delineare un maggiore sviluppo delle singole infrastrutture portuali, all’interno di un complessivo quadro di sistema portuale.

L’obiettivo è stato quello di condividere l’acquisizione di ogni elemento utile a identificare le peculiarità dei territori e, quindi, le rispettive opportunità di sviluppo.

In piena sinergia, si è quindi deciso di avviare le pratiche burocratiche affinché si possa stipulare, a breve, un protocollo d’intesa tra l’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e il commissario Giuseppe Romano a capo della Zona economica speciale della Calabria, al fine di tracciare le strategie comuni, poste a fondamento di un’efficace collaborazione istituzionale, per dare inizio ad un programma complessivo che possa generare chiare ricadute economico-sociali sull’intero territorio regionale. (rrc)