GIOIA TAURO, DALLA ZES E IL RETROPORTO
SI GIOCHERÀ IL FUTURO DELLA CALABRIA

di FRANCESCO RAO – Il futuro della Calabria è a Gioia Tauro, nel cuore del Mediterraneo, dove il grande (e ancora oggi sottoutilizzato) Porto e la Zona Economica Speciale saranno gli elementi catalizzatori dello sviluppo. Tra sostenibilità, visione strategica e capacità di attuare politiche di crescita e di benessere non solo per l’area, bensì per tutta la regione, per tutti i calabresi. Gioia Tauro rappresenta il Porto strategico  che serve all’Italia (e non solo alla Calabria) per avvicinare ulteriormente l’Europa. Servono competenza, qualità del management, intuito e attitudine al business. Calabria.Live ne ha parlato con il maggiore terminalista del Mezzogiorno, che naturalmente sta puntando su Gioia Tauro: Antonio D. Testi, Chief Executive Officer di Medcenter Container Terminal.

– Qual è l’incidenza del porto e del retroporto per lo sviluppo della Zona Economica Speciale (ZES)?

«La ZES dovrebbe essere uno dei punti di forza per lo sviluppo economico dell’area di Gioia Tauro e non solo. La grande superficie demaniale (circa ben 800 ettari) disponibile per l’insediamento di nuove imprese e/o l’ampliamento di quelle esistenti, l’immediata prossimità all’area portuale, sia del terminal contenitori, del terminal ferroviario, del terminal gomma ed anche del terminal automobilistico, sono tutti fattori che rendono la ZES strumento particolarmente idoneo ad un piano di attrazione di investimenti sia locali che esteri.

In un Paese dove, per conformazione orografica e litoranea, si fa fatica a trovare un porto commerciale con qualche centinaio di metri di banchina avente un’adeguata area alle spalle da poter destinare a zona produttiva/logistica, il sistema portuale/logistico di Gioia Tauro appare come un eccezionale strumento di sviluppo non solo per una regione a PIL particolarmente ridotto, ma anche per l’intero sistema Paese.

Focalizzandosi su quella che è l’attività del terminal container, non è difficile rilevare alcuni dati che, in senso positivo, dovrebbero essere noti a tanti operatori industriali e dei servizi in Italia ed all’estero. Con i suoi 3,4 Km di banchine, 1,6 milioni di mq di piazzali, un porto canale profondo 16,5 metri, un nuovo gateway ferroviario armato di tre aste di 850 metri di lunghezza e quasi 3.000 prese per contenitori climatizzati, il porto container di Gioia Tauro è l’infrastruttura logistica tra le più grandi d’Europa ed il primo porto per dimensioni e volumi d’Italia. 

Ogni anno vi approdano circa 1.500 navi, tra cui le più grandi al mondo (oltre 400 metri di lunghezza per 62 di larghezza) che in Italia solo a Gioia Tauro possono attraccare ed essere servite con l’adeguato equipment di banchina. Queste navi collegano oggi il nostro porto a tutti e 5 i Continenti, tessendo sulla superficie del mare una ragnatela logistica composta da più di 120 porti nel mondo. Una simile “macchina da lavoro” è quindi in grado di fornire un servizio unico a tutti gli operatori che si affacciano sul Mediterraneo e che vogliono utilizzare questa eccezionale struttura calabrese per sviluppare i loro business.

Il retroporto fornisce poi la perfetta risposta a chi ha necessità di spazi e di vicinanza al vettore marino, ferroviario o camionistico al fine di esportare (o importare) la propria merce. Così, aziende di produzione finale o di assemblaggio appartenenti ai più disparati settori quali industria o agricoltura possono beneficiare di questa grande realtà. In particolare, anche e soprattutto legato al settore primario, esiste la grande potenzialità legata ad un auspicabile progetto di catena del freddo alimentata da energia rinnovabile (solare). Gli ampi spazi ed il clima favorevole tutto l’anno consentirebbero infatti lo sfruttamento di questa risorsa per accelerare il processo di competitività del sistema locale e nazionale.

– Quale governance per la ZES?

Ancorchè all’interno del Comitato di indirizzo previsto dal DL 91/2017 si preveda la sola presenza di soggetti pubblici, con la presidenza dello stesso affidata al Presidente della AdSP, sarebbe forse auspicabile un coinvolgimento anche del soggetto privato – che ne avesse giusto e motivato titolo – per tutte quelle questioni, non amministrative, ma che dovessero attenere agli aspetti di sviluppo strategico della ZES. 

È infatti manifesto che l’impresa privata ha una visione diversa da quella pubblica e proprio per questo, unite, possono sviluppare la giusta sinergia per velocizzare i processi e renderli più brevi e funzionali».

– Le relazioni industriali nel contesto portuale ed industriale di Gioia Tauro sono ben strutturate o hanno bisogno di essere adeguate alle sfide future dello sviluppo?

«I rapporti tra stato, imprese, sindacati e lavoratori sono da tempo oggetto di profondo interesse da parte di ogni attore sul territorio. In un contesto regionale già caratterizzato da una bassa occupazione e stagnazione economica, appesantito ora anche dalla crisi pandemica, urge la modernizzazione del pensiero e della conseguente azione dei principali componenti del cluster portuale in generale.

Deve esserci un dialogo costruttivo basato sulle reali esigenze delle imprese e dei lavoratori, su quelle del sindacato e del territorio. Questo dialogo, però, non può mai prescindere dal valore e dalla qualità del lavoro come elemento generante il differenziale competitivo delle aziende operanti sul territorio. Per cui l’obiettivo deve essere per tutti gli attori la concorrenzialità delle imprese basata su competenze, formazione, produttività, efficacia ed efficienza dei processi. 

Fuori da questo schema si troverebbe inevitabilmente l’arenarsi di ogni progetto di rilancio e sviluppo dell’economia.

– Quale politiche bisogna attivare per l’attrazione delle imprese nella ZES ed in particolare in quali settori operativi ?

Fiscalità agevolata, processi burocratici snelliti, rapidità delle finalizzazioni procedurali, elasticità del mercato del lavoro. Tutto ciò da parte del soggetto pubblico, garante e primo promotore di questa importante opera di rilancio del Sud. Ma anche il valorizzare un polo logistico intermodale complesso e completo: nave, ferro, gomma, azienda. E viceversa.

Proviamo infatti a ragionare down under, come fanno gli inglesi quando scherzosamente parlano dell’Oceania. Abbattiamo creativamente le convezioni. Ovvero proviamo a ribaltare la visuale e vedremo che le merci entrano a Gioia Tauro dall’alto, come primo vero grande porto in cui approdano e, quasi cadendo, percorrono le più brevi rotte verso i mercati del nord Italia ed europei utilizzando navi, treni, camion.

Promuoviamo, sia in Italia che all’estero, questo plesso di servizi, strategico per la nostra economia, punto nodale che rifornisce gli italiani di circa il 30% delle merci che abitualmente consumano, siano esse di genere alimentare che di altra natura. 

Promuoviamo la professionalità delle nostre maestranze, capaci di servire con puntualità e precisione i giganti del mare, ma anche in grado di caricare o scaricare i lunghi treni merci oppure i più “piccoli” camion portacontenitori.

Promuoviamo l’export della nostra agricoltura offrendo catene del freddo complete.

Promuoviamo la nostra capacità di produrre energia dalla natura offrendo ettari di impianti fotovoltaici per la generazione e l’approvvigionamento di energia pulita. 

Promuoviamo il nostro marketing territoriale, offrendo il più immediato e sicuro punto di approdo delle merci che entrano (o escono) in Mediterraneo.

Promuoviamo tutto ciò che la nostra italiana creatività ci suggerisce ma…facciamolo. In concreto».

– Qual è il ruolo delle Risorse Umane con competenze e conoscenze adeguate come devono essere formate ed attratte nelle attività portuali ed industriali di Gioia Tauro?

«Da sempre il Capitale Umano è al centro di tutto, esattamente tutto, ciò che l’uomo ha ideato e realizzato. Senza un’adeguata selezione, formazione ed addestramento le risorse umane non possono dare il loro migliore contributo.

Quindi, adeguati istituti che formino in aula il personale e che poi lo stesso venga istruito in termini pratici sul luogo di lavoro. Questo personale, giovane e formato, sarà quindi pronto ad entrare nel ciclo produttivo sia in pianta stabile che a chiamata.

Con particolare riferimento a quest’ultimo concetto, anche la possibilità di usufruire di una certa elasticità nell’acquisizione ed impiego di mano d’opera specializzata è di fondamentale importanza per contribuire a garantire la competitività delle aziende operanti nell’area portuale. Il porto di Gioia Tauro necessita di un art. 17 vero e proprio che possa dare il suo contributo a tutte le imprese, sia terminaliste che non, per fare fronte ai picchi di lavoro ma anche alle “selle” dovute a picchi di indisponibilità, temporanea e/o eccezionale, di mano d’opera».

– Qual è, o dovrebbe essere, il ruolo del Porto di Gioia Tauro nel contesto nazionale, mediterraneo ed internazionale?

«Credo che non ci sia in Italia una infrastruttura così importante e così sconosciuta (o, a volte, persino malintesa) ai più. In un Paese dove le serie televisive nazionali non fanno altro che propinare una visione del malaffare imperante, e che trova uno dei suoi luoghi di “culto” nell’area di Gioia Tauro, dobbiamo ribaltare totalmente il modo di vedere e di vendere le cose. Una “n” che fa probabilmente la differenza.

Il Porto di Gioia Tauro, mega realtà che quotidianamente – da più di 25 anni –offre lavoro a migliaia di famiglie, è in vero il luogo dove transitano almeno un terzo delle merci che oggi raggiungono le nostre case. E’ quel luogo dove magicamente si toccano e si fondono diverse fasi e “luoghi” del processo logistico: nave, treno, camion, aziende destinatarie dei beni.

Il porto contenitori di Gioia Tauro, che in un vicino domani movimenterà 4,5 milioni di Teus, deve rientrare – gioco forza – in uno scenario complessivo, deve far parte di un reale progetto di reingegnerizzazione dell’area e della sua offerta di servizio/prodotto per divenire il plinto principale di un ponte produttivo e logistico che serva l’intera nazione e guardi con determinazione l’espansione in Europa.

Il Governo deve da subito mettere in atto concretamente quegli interventi che consentiranno al Porto di Gioia Tauro, sul lungo periodo, di eccellere sui mercati: ammodernamento della rete ferroviaria, creazione della ZES, creazione di un art. 17, agevolazioni all’impresa (sia essa nazionale che straniera), snellimento burocratico, etc.

Il DNA italiano, ricco di spirito creativo, ma troppe volte individualista, deve ora virare verso un concetto di coscienza collettiva, di spirito di squadra che poco ci caratterizza. Ma non possiamo evitare di compiere questa benevola mutazione se non vogliamo soccombere in una realtà di mercato sempre più globalizzata, sempre più interconnessa e che non lascia spazio ai ritardi, alle inefficienze ed a tutti quei fattori che limitano la vera competitività delle imprese e, conseguentemente, del sistema Paese.

Ricordiamoci sempre uno degli aforismi di Johann W. Goethe: qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora.

SVILUPPO DELLA CALABRIA UNA CHIMERA
ZES E PORTO DI GIOIA: PAROLE E ZERO FATTI

di FRANCESCO RAO – Lo sviluppo della Z.E.S. di Gioia Tauro non può essere un fatto riconducibile ad un tavolo tecnico, riunitosi presso la Regione Calabria alla presenza di esponenti politici ed autorevoli personalità senza coinvolgere gli industriali della Calabria. Dimenticare tale categoria, significa non avere ben chiara la centralità di quanto prevede l’istituzione delle Zone Economiche Speciali, approvata dal Governo centrale con la specifica volontà di creare sviluppo, occupazione e crescita del PIL nazionale.

Ho molto rispetto per il lavoro compiuto in questi mesi dal Presidente f.f. Nino Spirlì. Unitamente al suo entusiasmo ed all’instancabile disponibilità, proprio lui, per potersi collocare in una discontinuità rispetto al passato, avrebbe dovuto aprire molto e di più al coinvolgimento del tessuto socio-economico Calabrese per una duplice ragione: rendere funzionale l’apporto dei notevoli contributi messi a disposizione da quanti sono impegnati quotidianamente in una immane sfida tesa a concretizzare la propria azione imprenditoriale; ampliare la propria visione, tramutabile poi in un indirizzo politico teso a comprendere non soltanto l’appartenenza ad un partito politico ma preoccupandosi di fare sintesi tenendo in considerazione la platea delle opportunità raggiungibili in funzione delle istanze e della manifesta volontà collaborativa dei vari segmenti coinvolti.

La crescente complessità dei sistemi di sviluppo, unitamente a tutte le indicazioni contenute dalla Legge Bassanini, sono per il politico un invito a mettere da parte gli abiti del “Re Sole” per vestire con umiltà ed altruismo l’Ufficio ricoperto al fine di poter cavalcare ogni singola occasione di crescita e sviluppo in modo positivo, senza perdere ulteriore tempo ed opportunità. Il confronto e l’ascolto degli operatori afferenti ai settori interessati, non dovranno essere intese come un dover chiedere aiuto, ma bisogna saper scommettere velocemente sulle opportunità che ogni Focus Group potrà apportare a qualsiasi percorso amministrativo, soprattutto quando la fase di programmazione è avanzata e si è quasi al punto di spesa.  Mettere da parte questa sintesi, come avvenuto qualche giorno addietro in occasione del “tavolo Tecnico” riunitosi alla Cittadella Regionale “Jole Santelli”, si traduce in un bisogno teso unicamente a colmare colonne di giornali ed avere qualche foto in più per l’album dei ricordi. Il tutto è letteralmente mortificante per la Calabria e per i Calabresi.

Riflettendo a lungo, le informazioni veicolate in merito allo svolgimento del “Tavolo Tecnico” hanno fatto passare una notizia dove ha trovato spazio la dichiarazione dello stesso Spirì nella quale si evince l’avvio di una fase epocale, apertasi proprio a conclusione dei lavori del “Tavolo Tecnico sulla ZES”, adducendo a tale circostanza l’idea che per la prima volta si è parlato di futuro. Purtroppo non è così. Non è il sottoscritto ad asserire ciò e tale affermazione vuole essere un gesto di amicizia, espresso dalle Colonne di Calabria.Live, al Presidente f.f. Nino Spirlì. Lo stesso, rischia di passare alla storia non per aver lavorato bene per il futuro della Calabria, ma per aver reiterato un modello fallimentare già documentato nei dati pubblicati nel report prodotto da Banca D’Italia e utilizzato in occasione della consultazione pubblica SUD -Progetti per ripartire, 23 marzo 2021.

I grafici, riproposti nella presente riflessione, consegnano al lettore una realtà plastica che si pone all’opposto di quanto fatto veicolare dall’attuale Presidente Spirlì. Quindi, non si è parlato di futuro ma si continua a declinare tutto al trapassato remoto, senza voler comprendere l’immane quantità di ritardo accumulato e senza voler agire per invertire la tendenza che sino ad ora ha massacrato il futuro della Calabria, dei Calabresi e di tutte le potenziali opportunità di sviluppo mandate a fumo, tavolo dopo tavolo e giorno dopo giorno da una classe politica arroccata sulle proprie visioni ed innamorata esclusivamente delle proprie tesi.

IL GATEWAY

Infrastrutture - grafico

Iniziamo a dirci la prima verità: il Meridione, in termini di infrastrutture, è messo malissimo ed il grafico ne fotografa la realtà, Qualche esempio: ad oggi, il Gateway realizzato al Porto di Gioia Tauro dopo quasi 25 anni di tavoli, confronti e progetti, non può far circolare una maggiore quantità di merci, entrando in uno standard logistico europeo, perché a quanto pare, una galleria nei pressi di Paola e la qualità dei binari, impediscono di far scorrere treni con lunghezza superiore a 550 metri ed attivare l’impiego di treni ad alta velocità. Seppur il tema sia ricorrente da molti anni le soluzioni non sono mai state individuate in misura tale da raggiungere gli standard richiesti e mandare a regime le opportunità dell’intermodalità, indispensabile per poter conferire al Meridione l’opportunità di poter avviare un processo di sviluppo reale.

Senza voler criticare ma limitandomi a constatare i fatti, l’allora Presidente Oliverio, per ridurre il tempo di percorrenza di un voluto treno ad alta velocità, ha ben pensato di proporre l’abolizione della fermata nella stazione di Napoli Centrale. Di fatto, è stato in parte ridotto il tempo di percorrenza, ma non la qualità del viaggio. I binari, sino a Battipaglia, non consentono ai treni di poter correre nello standard dei famosi “Freccia Rossa” garantendo gli standard qualitativi fruibili sulla tratta Roma-Milano. Oserei dire, il trucco c’è ma non si vede. Anzi, abbiamo visto i convogli “Freccia Rossa” ma in realtà continuiamo a dover trascorrere molto più tempo del dovuto su quei treni per raggiungere la Capitale. Questa possiamo chiamarla soluzione?

Si parla di sviluppo ed in particolare di alta velocità da molti anni, soprattutto in ogni occasione di Campagna Elettorale. Pensandoci bene, se la politica avesse avuto a cuore le sorti del Meridione, la curvatura della famosa galleria che ostacola l’accelerazione dello sviluppo, sarebbe stata realizzata scavando con il cucchiaio ed i binari che impediscono di far correre il Meridione ad alta velocità sarebbero stati prodotti in pochi giorni da quel famoso Centro Siderurgico di Taranto di cui le sorti appaiono segnate. Ai nostri lettori vorrei fare una domanda: alla luce dei fatti e dei ritardi documentati, potremmo affermare che le riunioni ed i tavoli tecnici sino ad ora animati, sono stati un autentico fallimento perché non hanno fornito operatività reale a fronte dalle lucide analisi fornite? Inoltre, ad oggi, sapreste farmi sapere quanti treni hanno raggiunto la banchina del Porto di Gioia Tauro dopo l’inaugurazione del Gate Way? Non per essere eccessivamente pignolo, potremmo sapere con esattezza quanti treni sono partiti da Gioia Tauro grazie al Gateway? Infine, chissà MSC quanto è contenta nel dover registrare il reiterarsi di tali ritardi strutturali? A tal fine, vorrei far notare all’attuale classe politica che l’Armatore recentemente subentrato presso il Porto di Gioia Tauro, non lavora soltanto grazie allo scalo Calabrese. Quando tutto diverrà oneroso al punto tale da compromettere i profitti, cambiare rotta verso nuovi Porti, non sarà una tragedia, ma una semplice scelta praticabile in una settimana.

Oggi, la concorrenza portuale nel Mediterraneo non è più analoga a quella del 1995. I competitor di Gioia Tauro, sono più evoluti e soprattutto più celeri a recepire la domanda del mercato di riferimento. Basti pensare che il Porto di Tanger Med, situato anch’esso in una zona strategica, grazie all’istituzione di una sua zona  “franca”, oggi oltre ad essere il primo porto di transhipment nel Mediterraneo – dato confermato per il terzo anno consecutivo-, grazie all’istituzione della ZES sono presenti ben 600 imprese tra i quali Renault, Nissan e Adidas ed il valore prodotto complessivamente dagli insediamenti produttivi si traduce in circa 76.000 dipendenti e ben 4 miliardi di euro annui. La classe politica vuole dirci perché il Porto di Gioia Tauro, avviato nel 1995, dotato di gabbie salariali per i dipendenti grazie ad una concertazione sindacale messa in atto per rendere possibile lo start-up dello scalo Calabrese, sovrapposta alla velocità praticata dal Porto di Tanger Med, dove i lavori sono iniziati nel 2004 e la prima nave attraccava sulla banchina nel 2007, sono differenti?

Sempre dalle colonne di Calabria.Live, vorrei chiedere al Presidente Spirlì: quale cronoprogramma è stato deliberato al Tavolo Tecnico? Quando verrà reintegrato il componente mancante nel Comitato ZES? Quando chiederete a RFI di mettere nero su bianco se è disposta o meno ad intervenire sui binari e sul rifacimento delle gallerie senza continuare a tergiversare?

Per ottenere queste risposte bisogna attendere al 2900? Vi è poi un’ultima curiosità: sussiste forse qualche volontà finalizzata a mantenere la Calabria in un limbo di arretratezza, impedendo ogni tipo d’investimento?

Perché la durata dei procedimenti civili, espressi in giorni e suddivisi per ambiti processuali continua ad avere notevoli differenze in termini di durata?

Giustizia - grafico

Il grafico illustra come un processo civile svolto nel Meridione e un analogo procedimento svolto nel Centro Nord Italia ha una differenza del 63,3%. Tradotto: l’imprenditore del Centro-Nord avrà una Sentenza 406 giorni prima dell’imprenditore Meridionale che dovrà affrontare l’analogo problema nel Centro-Sud. Sulla scorta di tale realtà sorge una domanda: quale imprenditore, sarà disponibile ad investire al Sud? Lo Stato, avrà forse identica diffidenza ed evita investimenti pubblici? Anche per questa domanda, il dato è illustrato dal grafico che indica il calo della spesa pubblica per investimenti al Sud e Isole.

 

 

 

Calo spesa pubblica - graficoEssendo ridotta ogni forma d’investimento, risulta scontato per il Prodotto interno Lordo pro capite il crescente divario tra Nord e Sud, sia in termini di opportunità sia nella propensione a generare ulteriori interventi. Tutto ciò, sino al 1990, non alimentava tale proiezione. Come indicato dal grafico, sembrava esserci una ripresa economica avviata nel 1960 che vedeva un percorso di ripresa comune per le due componenti della penisola.

 

Pil pro capite Nord-Sud - grafico

 

L’espansione economica avviata grazia al Piano Marshall e le politiche d’intervento pubblico, seppur con una diversa organizzazione strutturale praticata per i diversi territori, faceva ben sperare ad una crescita economica complessiva dell’Italia presupponendo il superamento di quel divario Nord-Sud che ha sempre ha mantenuto viva la “Questione Meridionale” come processo irrisolto e generato dall’Unità d’Italia. A partire dalla metà degli anni ’90 del Secolo scorso, la forbice ha iniziato ad aprirsi ed oggi, il dato, non sembrerebbe essere afferente al segno positivo ma tutt’altro.

 

C’è da chiedersi perché si continua a perdere tempo quando la politica, pur disponendo di moltissimi dati, continua a “evitare” le opportunità di confronto ed a volte preferisce perdersi tra i colori delle varie fumate tese perpetuare l’occupazione del proprio scranno, utilizzando l’indicazione di candidature in una sorta di scacchiere nazionale per esercitare un potere paragonabile ad una guerra tra i poveri e contribuire, giorno dopo giorno, ad aumentare la quantità della discussione sfuggendo alla responsabilità dell’agire ed alla concretezza di avviare un processo di riordino legislativo e creare tutti i presupposti per pretendere che vi sia il raggiungimento di un’equità reale tra tutte le Regioni dell’Italia.

Siamo tutti Italiani e tutti, meritiamo analoghe cure, analoghe opportunità occupazionali, stessa durata dei processi, Scuole belle, arredate e dotate di sistemi informatici al passo con i tempi e politici pronti a comprendere la valenza del rispettivo mandato identificabile nel più nobile dei servizi alla propria Comunità e non l’esercizio del potere. Sia ben chiaro, il potere non va inteso come la possibilità di animare le copertine dei settimanali, oppure dall’essere al centro dei titoli dei giornali oppure frequentare salotti televisivi. Le priorità sono tante ed il tempo è poco. Oggi non vi è soltanto la necessità di avviare un processo di sviluppo, vi è anche un allarme demografico che andrà ad abbattersi principalmente sul Meridione ed in modo particolare nelle aree interne. Come illustrato nel grafico “la questione nazionale”, afferente alla dinamica demografica è un campanello d’allarme destinato a diventare assordante. Senza l’incremento occupazionale si amplifica tutto.

Questione nazionale - grafico

A tal fine, bisognerebbe invertire la rotta rispetto al passato affinché, le varie soluzioni proposte dalle fazioni politiche, non vengano interrotte di volta in volta in coincidenza con lo scadere della Legislatura oppure con la conclusione dell’esperienza di governo, ma trovino una continuità sino al raggiungimento dell’obiettivo. Continuando a praticare vecchi modelli, la politica sarà impegnata a promuovere nuove tesi per rendere accattivante la partecipazione dei rispettivi Elettori e il 2040 sarà sempre più vicino e con esso giungeranno una serie di problematiche da affrontare, riassunte nel grafico che riporta le dinamiche afferenti alla crescita dell’economia italiana. In tal caso, il Bilancio dello Stato non potrà coprire le voci di spesa da utilizzare per far fronte alle esigenze sociali sorte a causa del divario divenuto insostenibile. La dinamica che illustra quanto descritto si evince nel grafico la questione nazionale. Diciamolo ora a futura memoria: in assenza dei proventi ottenibili dalla ricaduta fiscale, ottenibile soltanto dall’incremento occupazionale e dal conseguente sviluppo, per far fronte alle spese correnti,  verranno ulteriormente tagliate le risorse destinate ai servizi, vi sarà un ennesimo allungamento dell’età lavorativa, per quanti avranno un lavoro e la marginalità sociale per quanti non avranno un lavoro sarà una conseguenza destinata a implementare i processi di desertificazione demografica ed economica per le aree meno sviluppate del Meridione. Con questo biglietto da visita, già stampato sui vari report e spero abbondantemente visionato dai Parlamentari, per il Meridione lo sviluppo, appare sin da oggi, una chimera.

A questo punto, visto che per la Calabria e per i Calabresi è impossibile poter pensare ad uno sviluppo economico, strutturato sulle potenzialità del Porto di Gioia Tauro e della Z.E.S., si smantelli immediatamente il Porto, il Gateway, tutti i capannoni vuoti presenti nell’area industriale, i binari che collegano la stazione di Rosarno con il Porto. Il Governo disponga l’abrogazione della Zes e si annulli la fiscalità agevolata ivi prevista, si chiuda l’Autorità portuale per ritornare alla coltivazione della terra, incrementando la produzione di qualità del bergamotto, dei mandarini e delle arance, facendo pagare un biglietto per quanti vorranno respirare la nostra aria, oppure per transitare lungo i sentieri presenti nei nostri parchi, per visitare le nostre Chiese, i nostri Borghi, oppure per gustare i sapori di questa terra o acquistare beni prodotti dalle mani consumate dei nostri artigiani. Il Sud, visti i ritardi documentati, non può essere sinonimo di sviluppo e crescita socio-economica su base industriale, dovrà continuare ad essere, per dono di Dio, terra da lavorare per produrre economia e lavoro, vivendo all’aria aperta con semplicità. Torneremo a studiare utilizzando i fiammiferi al posto delle calcolatrici e le macchine da scrivere al posto di potentissimi computer che non potremo permetterci. Faremo a meno della rete internet, perché per noi comunicare non è mai stato un limite. Per le comunicazioni più distanti torneremo a scrivere le lettere e se proprio vi farà piacere faremo a meno dell’orologio. Per i nostri avi bastava il sole per indicare l’inizio del giorno ed il buio per indicare l’ora del riposo. Non continuateci a prendere per i fondelli. Oggi, il più piccolo dei nostri giovani è un nativo digitale e ne sa molto più di voi. (fr)

Francesco Cannizzaro: dal Ministro per il Sud 600 milioni destinati alle Zes

All’interrogazione a risposta immediata del parlamentare azzurro Francesco Cannizzaro, la ministra per il Sud Mara Carfagna ha comunicato lo stanziamento di 600 milioni di euro destinati all’infrastrutturazione delle ZES.

«È una notizia importantissima! – ha detto il deputato reggino – Accogliamo favorevolmente e con grande entusiasmo l’annuncio del ministro per il Sud e la Coesione territoriale. Il suo pragmatismo non può che incoraggiarci. Lo chiedevamo da tempo e siamo lieti che questo sia stato tra i primi provvedimenti presi dal Ministro, con il quale abbiamo avviato da tempo un laborioso confronto e una interlocuzione decisiva. Cannizzaro era intervenuto alla Camera nel corso del question time e ha rivolto un’interrogazione a risposta immediata al Ministro per il Sud e la Coesione territoriale rispetto all’istituzione Zone Economiche Speciali, il cui sviluppo è clamorosamente in ritardo di 4 anni.

«Semplificare le procedure e rafforzare i benefici fiscali – ha sottolineato Cannizzaro – è il punto fondamentale dal quale partire per rendere operativi queste importanti strumenti di rilancio dell’economia del Mezzogiorno. Inoltre, il rafforzamento dei ruoli dei commissari,  con l’attribuzione magari di maggiori poteri, sarebbe altrettanto significativo per intervenire sulle lentezze burocratiche riscontrate finora.

«Aver posto al centro dell’attenzione il ruolo delle Regioni per coordinare la progettualità strategica delle Zes, così come sostenuto dalla ministra Carfagna, è di buon auspicio – ha detto ancora il deputato reggino di Forza Italia, che ha poi così concluso: «Forza Italia sarà al fianco del ministro per il Sud e la coesione territoriale anche rispetto all’avvio e la realizzazione delle nuove procedure, consapevole del fatto che le Zone Economiche Speciali rappresentano i punti cardini della ripartenza del Mezzogiorno». (rp)

 

Unindustria Calabria incontra il commissario Zes e le aziende di Lamezia Terme

Proseguono gli incontri promossi da Unindustria Calabria, guidata da Aldo Ferrara, per condividere, insieme agli imprenditori, ogni azione ed iniziativa utile e funzionale alla concreta attuazione della Zes Calabria che rappresenta un importante volano di sviluppo dell’intero territorio.

L’incontro, avvenuto all’azienda Ecosistem di Lamezia Terme, ha visto la partecipazione di Lameziaeuropa Spa, della prof.ssa Rosanna Nisticò, commissario straordinario del Governo che presiede il Comitato di Indirizzo della Zona Economica Speciale Zes Calabria, il direttore di Unindustria Calabria, Dario Lamanna ed il dirigente della Lameziaeuropa spa Tullio Rispoli, i rappresentanti di alcune imprese insediate Premasud, Gatim, Silagum, Eolosolare, Stella del Sud e Rocco Aversa, del Gruppo Ecosistem.

Tale strumento – per il Presidente Ferrara – rappresenta un tassello fondamentale per l’applicazione concreta del Piano Regionale di Ripresa approvato di recente dalla Giunta Regionale su proposta dell’assessore allo Sviluppo economico Fausto Orsomarso ed ispirato all’Accordo sottoscritto nei mesi scorsi da Unindustria e Regione Calabria insieme alla compianta Presidente On. Santelli che oltre a mitigare le ripercussioni negative a livello economico e produttivo dell’emergenza covid, contiene interventi di sistema mediante specifici progetti integrati settoriali e territoriali per innovazione tecnologica e digitalizzazione delle imprese; politiche per l’attrazione degli investimenti e a favore del reshoring e sostegno all’internazionalizzazione delle filiere strategiche; investimenti per economia circolare (rifiuti, fonti rinnovabili); incentivi per pacchetto localizzativo per attrazione investimenti per Gioia Tauro e le altre aree della Zes Calabria.

Nel corso dei lavori, i rappresentanti di alcune imprese hanno richiesto al Commissario Zes l’avvio concreto di questo strumento, ed hanno illustrato le principali criticità che caratterizzano la localizzazione e la quotidiana vita d’impresa nell’area industriale di Lamezia Terme con particolare riferimento alla carenza di servizi, alle infrastrutture viarie e manutenzione del verde, sistema di raccolta dei rifiuti allo stato inesistente, al vincolo paesaggistico presente ancora sulle aree a destinazione Pmi che sta producendo il blocco di nuovi investimenti da parte della Sovrintendenza.

Il Commissario Straordinario del Governo, Rosanna Nisticò, ha illustrato il suo ruolo di coordinamento e di impulso sul territorio e di collegamento tra la Zes Calabria, la prima istituita in Italia nel maggio 2018 insieme alla Campania, ed il Governo Centrale. Ha, inoltre, espresso apprezzamento per il documento di lavoro contenente anche proposte concrete di intervento e le scelte strategiche per il futuro sviluppo dell’area industriale di Lamezia legate al progetto waterfront e porto turistico ed allo sviluppo della logistica, agroalimentare ed economia circolare, elaborato primo in Calabria nel maggio 2018 dal Tavolo Istituzionale Permanente del Lametino Zes Calabria promosso dalle Forze Sociali.

Ha evidenziato gli obiettivi della Zes finalizzati a creare sviluppo attraverso la crescita della base produttiva ed investimenti interni ed esterni alla Regione, e la semplificazione amministrativa per agevolare lo sviluppo delle imprese anche attraverso procedure informatizzate per abbattere i tempi burocratici.

In tale ottica bisogna puntare sui punti di forza del territorio e delle specifiche aree industriali che costituiscono la Zes Calabria, sui nuovi investimenti previsti dal Recovery Plan in cui allo stato le Zes risultano poco valorizzate, e su quelli legati al nuovo ciclo di programmazione 2021 – 2027 della Regione Calabria attraverso cui avere agevolazioni aggiuntive rispetto ad altri territori regionali. Nella legge di Bilancio 2021 è stato già inserito per i nuovi investimenti nelle aree ZES un abbattimento del 50% dell’Ires per 6 anni. 

Per quanto riguarda l’area industriale di Lamezia Terme, strategica insieme a Gioia Tauro per lo sviluppo dell’intera Calabria, sulla base della richiesta emersa dalle imprese nel corso dell’incontro, il Commissario Nisticò opererà da subito insieme ad Unindustria Calabria e con il supporto di Lameziaeuropa, per istituire un Tavolo Tecnico presso la Regione Calabria al fine di superare, anche insieme al Corap, le problematiche poste dalla Sovrintendenza Regionale in merito al vincolo paesaggistico e per definire scelte strategiche e concrete  per superare le attuali criticità e costruire nuove opportunità di sviluppo per il futuro. (rcz)

CROTONE – Confindustria Kr e il Commissario speciale Nisticò si confrontano sulla Zes

Definire e realizzare, intorno alla Zona Economica Speciale della Calabria, le condizioni per dare attrattività alle aree industriali calabresi. È stato questo il fulcro dell’incontro tra Confindustria CrotoneRosanna Nisticò, commissario speciale della Zes.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria, il direttore Dario LamannaAlessandro Brutto, vicepresidente di Confindustria Crotone, che ha fatto un focus sulle potenzialità del porto e dell’aeroporto di Crotone, le esigenze di completamento della linea ferroviaria jonica e dell’asse stradale in direzione nord e verso l’area tirrenica, e Alessandro Cuomo, presidente Piccola Industria, che ha evidenziato criticità ed opportunità dell’area industriale crotonese, sottolineando la necessità di dare corso senza ulteriori ritardi a tutti gli investimenti, già progettati e finanziati, per ampliare i servizi alle imprese, dalla videosorveglianza, alla gestione dei rifiuti, all’ approvvigionamento idrico.

«È stato un confronto costruttivo – ha dichiarato il presidente Ferrara – per definire un comune percorso di lavoro. L’obiettivo è definire e realizzare intorno a questo strumento le condizioni per dare attrattività alle aree industriali calabresi, nella consapevolezza che abbiamo positività da valorizzare e criticità da sanare. Serve un grande impegno corale per rafforzare il tessuto produttivo calabrese che veda protagonisti Regione, Ministeri competenti, Imprese».

«Abbiamo rappresentato al Commissario la struttura produttiva dell’area crotonese. L’attenzione sulle Zone economiche speciali nel Mezzogiorno è molto forte. Rientrano in una delle mission del Piano per il Sud 2030. Crediamo che ci siano le premesse per costruire un piano di promozione che partendo dal macronodo di Gioia Tauro coinvolga in una visione di sistema tutte le aree, valorizzandone le peculiarità ed il potenziale infrastrutturale» ha evidenziato Mario Spanò, presidente di Confindustria Crotone.

Il Commissario Nisticò, in chiusura, ha espresso interesse per i temi trattati ed ha evidenziato la necessità di definire insieme un piano di attrazione di nuovi investimenti, valorizzando gli incentivi legati alla Zes ma anche le opportunità legate alla nuova programmazione dei fondi strutturali 2021/2027. (rkr)

In copertina, Rosanna Nisticò

Sviluppo, Crescita, Occupazione: un convegno del Rotary a Gioia, con idee da accogliere

Sviluppo & Crescita & Occupazione: una formula vincente sviluppata nel bel convegno dei Rotary Club di Gioia Tauro, Nicotera Medma, Locri e Tropea, unitamente al Rotaract  ed Interact di Nicotera Medma e Rotaract di Tropea, che si è svolto a Gioia Tauro alla Sala Fallara. Il tema, fin troppo ampio, ha comunque spaziato dal futuro dell’area portuale alla Zes (Zona Economico Speciale) fino al Ponte sullo Stretto, facendo emergere dal dibattito numerose indicazioni che i nostri governanti dovrebbero tenere in buona considerazione.

Ha introdotto la manifestazione Mario Romano, imprenditore grafico e presidente del Rotary Club Nicotera Medma, facendo rilevare l’importanza dell’innovazione e di una strategia comune. A seguire gli interventi di Tonino Russo, Segretario Generale CISL Calabria, che ha ribadito la mancanza di una volontà concreta da parte dei Governi di sostenere gli interventi necessari per la Calabria. Interventi ribaditi anche dal calabrese Pierpaolo Bombardieri, Segretario Generale Nazionale dell’UIL. Dal dibattito è emerso come manchi una strategia comune e di come la Calabria non riesca a ottenere dei risultati importanti per i propri territori, evidenziando la necessità che si eviti, ancora una volta, che il Nord possa acquisire le maggiori risorse per come finora accaduto ed indicando, oltre che la metodologia, anche le opere infrastrutturali necessarie per avvicinare la regione all’Europa.

L’intervento della sen. Silvia Vono, Vicepresidente della Commissione Trasporti, ha evidenziato di come sia necessario che le progettualità nascano dal territorio e, quindi, dalle amministrazioni locali, provinciali e regionali, e che sia venuto il momento che i cittadini, le associazioni, la politica locale rivendicano il proprio ruolo di soggetti attivi e partecipati. Secondo la senatrice è indispensabile che i rappresentanti politici vengano accompagnati nel percorso di individuazione dei progetti e della strategia da applicare. E in tale ottica ha ribadito la indispensabile necessità che al momento del voto si sappia scegliere una capace classe dirigente.

La manifestazione, introdotta dai saluti dei presidenti dei Rotary Club organizzatori Antonio Catellano, Giuseppe Romano e Vincenzo Schirripa, e del Sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio è stata moderata da Giacomo Francesco Saccomanno, past Presidente del Rotary Club Nicotera Medma, che è riuscito a tenere i tempi prefissati e che ha potuto condensare le ragioni e le risultanze condivise del convegno nella necessità di creare un gruppo di lavoro di esperti. Un impegno comune con la partecipazione di tutte le parti sociali, al fine di poter presentare una pianificazione del Sud e della Calabria a breve e lunga scadenza, individuando le opere strategiche indispensabili come il potenziamento manageriale del Porto di Gioia Tauro, il concretizzarsi della Zes, l’approvazione del progetto sul Ponte dello Stretto. Quest’ultimo sarà, certamente, il volano del Sud  anche in relazione alle opere infrastrutturale conseguenti come quelle autostradali, alta velocità, strada ionica, collegamenti aeroportuali, con una visione regionale integrata a quella nazionale. Il tutto – suggerisce il convegno – con una cabina di regia centralizzata che possa avere, appunto, una visione complessiva degli interventi indispensabili per colmare l’evidente divario tra Sud e Nord.

Vi sono stati poi dei brevi interventi di Gina Scordo, assistente distrettuale, di Giuseppe Zampogna, past president Rotary Club Palmi, e della passionaria prof. Milena Marvasi, presidente dell’associazione culturale Kairos. Le conclusioni al Past Governor del Distretto 2100, Luciano Lucania, che ha manifestato grande apprezzamento per l’iniziativa e per la funzione del Rotary, elogiando gli interventi ed il tema trattato e puntualizzando che dal primo luglio 2021 il Distretto sarà interamente formato dalla sola Calabria e, quindi, bisogna rafforzare le iniziative affinché queste possano essere sempre maggiormente incisive.  (rrc) 

La ministra De Micheli a Gioia Tauro battezza il rimorchiatore. Ora si parli di Zes

La ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli è stata a Gioia Tauro per il battesimo del nuovo rimorchiatore Gioia Star, arrivato al Porto di Gioia lo scorso 20 settembre da ieri è ufficialmente in servizio per la Con.Tug. La ministra, accompagnata dal sottosegretario Roberto Traversi, ha preso parte al “battesimo” del rimorchiatore su invito del commissario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro ammiraglio Andrea Agostinelli.

«La Calabria – ha detto la ministra – merita la crescita di questo porto, e tutto ciò è il segnale che il pubblico ha fatto delle scelte politiche giuste , promesse realizzabili e mantenute, attivando un circuito virtuoso e non vizioso, di presenza e non di assenza del Governo. Ringrazio l’Ammiraglio Agostinelli al quale riconosco di avere svolto spesso un lavoro solitario, faticoso, prezioso, concreto ed efficace. Ha seminato ed ha raccolto frutti anche nell’anno terribile dell’Europa e del mondo, i frutti di un porto che cresce a due cifre. Di fronte ad aziende private che stanno facendo grandi investimenti auspico che le scelte del governo rendano appetibile questo scalo, così come approfitto per ricordare gli importanti investimenti pubblici che sono in atto e che saranno attuati nel prossimo futuro anche con il ricorso ai fondi del recovery fund. Fra questi la realizzazione del bacino di carenaggio che rappresenterà un grande salto di qualità e del raccordo ferroviario che, collegato a tutte le direttrici ferroviarie europee garantirà un effetto su costi e competitività che ne sono certa, rappresenterà una fonte di rilancio non solo della Calabria ma di tutto il Sud Italia. Solo attraverso la massima intermodalità delle merci saremo in grado di accaparrare la più importante quota di merci che transitano nel mediterraneo. Più è forte la portualità italiana più è grande la capacità di attrezzare anche i retro porti, con attrezzature trasportistiche che consentono l’abbattimento dei costi».

Alla cerimonia era presente anche il comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto, ammiraglio ispettore capo Giovanni Pettorino, il quale ha voluto ricordare la storia degli ultimi 20 anni del Porto di Gioia e il suo percorso di crescita: «Il Porto della speranza – ha detto parlando di Gioia Tauro –, unico porto al mondo che nell’anno horribilis della pandemia ha conosciuto una crescita del 52%. Iniziamo con un rimorchiatore che simboleggia un futuro migliore per tutta la portualità italiana».

La ministra ha voluto sottolineare la posizione del Governo: “Noi siamo consapevoli – ha detto – che la crescita del paese e in particolare del Mezzogiorno passa anche dai porti. Il terminalista qui sta facendo grandi investimenti rilanciando i volumi che registrano percentuali dii crescita uniche in Italia e nel Mediterraneo».

Rossana Nisticò
Rosanna Nisticò

Dunque, il Porto c’è, ha importanti volumi di crescita: è il momento di ricominciare a parlare di Zes. Nei giorni scorsi la prof.ssa Rosanna Nisticò è stata nominata dal Consiglio dei Ministri Commissario straordinario di governo per presiedere il Comitato di indirizzo della Zona economica speciale (ZES) della regione Calabria. La nomina su indicazione del Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano. La Nisticò è professore ordinario all’Unical dove insegna economia. (ed)

“DIALOGO E INTELLIGENZA COLLETTIVA”
LA CGIL: NASCERÀ COSÍ LA NUOVA CALABRIA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Era il 14 febbraio 2020 quando, alla presenza del Premier Conte e dei ministri Giuseppe Provenzano e Lucia Azzolina, a Gioia Tauro veniva presentato il cosiddetto Piano per il Sud.

Un piano ambizioso, che era stato accolto con positività sia dal mondo politico-istituzionale e dai sindacati e che, come scrisse il Premier Giuseppe Conte in una lettera pubblicata su Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia diretto da Roberto Napoletano, serviva per «rilanciare il Sud, abbattere le barriere che dividono il Paese, arginare lo spopolamento delle aree interne, fermare l’esportazione delle nostre eccellenze migliori: i giovani».

Poi venne il Covid, con la conseguente gravissima crisi non solo economica, ma anche sociale, e di questo fantomatico Piano, non se ne parlo più. Nel frattempo, però, in Calabria sono accaduti piccoli “miracoli”: è arrivata l’alta velocità, prima con Italo e poi con Trenitalia, sono incominciati i lavori del Terzo Megalotto della SS. 106 – definiti dalla Cisl Calabria un «simbolo di speranza e ripartenza per la Calabria, per il Sud» – ma, cosa più importante, ci si è resi conto che servono nuove infrastrutture.

Per arrivare a quest’ultima considerazione, è servita la “beffa” del piano Italia Veloce del ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli, che aveva il buon proposito di «realizzare un Paese più equo e veloce in termini di raggiungibilità rispetto ai tempi di viaggio, un Paese nel quale l’80% della popolazione vive a meno di 1 ora da una stazione dell’alta velocità», ma che invece vede la Calabria isolata.

«Si scopre, invece – hanno rilevato la presidente Jole Santelli e l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo – che per la Calabria, ad esempio, si continuerà a percorrere 30 km in un’ora, dato che di interventi che dovrebbero risolvere l’isolamento della regione non se ne vede traccia, nemmeno per i progetti in attesa di completamento da decenni».

Poi, di nuovo il vuoto. La Calabria torna nel suo piccolo angolo buio, per poi ritrovare uno spiraglio di luce nel corso dei lavori del Comitato direttivo della Cgil Calabria, conclusi da Maurizio Landini, segretario generale della Cgil nazionale, dove sono state definite delle proposte per il rilancio della Calabria, che saranno, poi, esposte in apposita conferenza stampa e condivise con il Governo regionale, il Consiglio regionale e la deputazione calabrese del parlamento nazionale.

«Come Cgil Calabria – si legge in un comunicato stampa del sindacato – in questo quadro di profonda emergenza sociale ed economica riteniamo necessario intervenire ed agire con una forte motivazione a sostegno di un nuovo modello di sviluppo, è il momento in cui bisogna elevare l’azione e le politiche pubbliche in un protagonismo per l’efficientamento del modello amministrativo ed in una strategia di politiche economiche atte a produrre e distribuire ricchezza in modo omogenea per classi e territori».

«Per costruire una nuova Calabria – spiega la Cgil – diventa necessario il ruolo ed il dialogo attraverso una diffusa intelligenza collettiva, tra partenariato economico e sociale, tra le istituzioni centrali e regionali, che deve fare leva su una serie di interventi atte a dotare la Calabria di misure di crescita ed occupazione attraverso 11 punti».

  • Completamento processo di decentramento amministrativo, della macchina burocratica regionale, avviato con la l.r. n.34/2002, destinare compiti e funzioni, non residuali, alle amministrazioni provinciali e favorire le riforme istituzionali con fusioni e aggregazioni di Comuni che in alcuni casi non hanno uffici di progetto, non riescono a garantire i servizi ai cittadini e sono destinati allo spopolamento, per ridurre i costi di gestione ed aumentare i servizi di prossimità.
  • Piano per la manutenzione, salvaguardia del territorio dal rischio ambientale, sismico, idrogeologico, attraverso un ufficio unico del piano tra Calabria verde e protezione civile, con sblocco delle assunzioni e turnover.
  • Piano di investimenti pubblici con le partecipate pubbliche nelle aree di competenza Zes con rilocalizzazioni, riconversioni e allocazioni di filiere produttive, alla luce della fragilità del sistema produttivo emerso nell’emergenza Covid-19 e che anche alla luce dell’emergenza sanitaria, sociale ed economica, serve richiedere per la nostra Regione il riconoscimento di “Area di crisi industriale complessa “, per poter essere destinataria dei relativi benefici.
  • Riforma del sistema sanitario regionale, superamento del decreto Calabria, piano operativo condiviso, sblocco delle assunzioni, stabilizzazione ed internalizzazione del precariato, verifica degli accreditamenti nella sanità privata, costruzioni nuovi ospedali.
  • Definizione strategica del Porto di Gioia Tauro con Governance che superi il commissariamento e punti al rilancio dei diversi porti di prossimità dell’autorità portuale, rilancio del sistema aeroportuale calabrese.
  • Attuazione della legge regionale sul welfare, sostegno alle famiglie indigenti, piano socioassistenziale.
  • Piano regionale infrastrutturale, completamento intero tracciato SS 106, alta velocità, piano di recupero urbano, erosione costiera, piano energetico ambientale regionale, rete idrica, innovazione tecnologica a partire dalla digitalizzazione completa del territorio (Fibra ottica e connessione) per l’abbattimento del digital divide ed il miglioramento dei servizi all’imprese e ai cittadini, avvio dei C.i.s.
  • Legge regionale sul diritto allo studio, piano per l’offerta formativa di qualità, piano per approvvigionamento e accesso ai supporti digitali, sostegno economico per il diritto allo studio. (In assenza di una risalita della curva epidemiologica da Covid19, per l’anno scolastico 2020/2021 la Cgil ribadisce il principio inderogabile di far ripartire tutte le attività scolastiche in presenza, ritenendo la Dad (didattica a distanza) strumento squisitamente emergenziale e/o complementare).
  • Rilancio del turismo, con particolare riferimento alla cultura, ai beni archeologici. Ripresa campagna di scavi dei siti di maggiore interesse archeologico con partenariato con le università calabresi.
  • Applicazione legge regionale contro il caporalato con misure anti-sfruttamento come il servizio di trasporto pubblico regionale, il collocamento pubblico attraverso i centri per l’impiego e politiche di accoglienza per il disagio abitativo. Ritenere il caporalato come reato contro i diritti umani e la riduzione in schiavitù, prevedendo per tali motivi un inasprimento delle pene detentive.
  • Attivazione da parte della presidenza della regione del tavolo di coordinamento regionale per la sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

Un progetto di rilancio a 360 gradi, forse un po’ idealistico ma, che se dovesse trovare la sua piena riuscita, potrebbe davvero ribaltare le sorti di una terra che merita solo il meglio. (ams)

Fabrizio Criscuolo nominato nel Comitato Zes

Il dott. Fabrizio Criscuolo, ordinario di Diritto Privato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, è stato nominato rappresentante della Regione nel Comitato di Indirizzo della Zes dal presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

La nota, poi, è stata trasmessa al Commissario Straordinario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli.

Fabrizio Criscuolo vanta un curriculum di studi, di ricerca e di innumerevoli pubblicazioni scientifiche sull’arbitrato, l’autonomia privata, l’autodisciplina. Il suo nome è fortemente legato agli atenei calabresi, dove ha insegnato. Da legale ha seguito grandi gruppi anche internazionali, si è occupato della privatizzazione e della collocazione in Borsa di numerose aziende.

Esperto di contenzioso arbitrale, oggi viene chiamato a mettere a disposizione la sua alta professionalità nei confronti della ZES di Gioia Tauro. (rrm)

Il ministro del Sud Provenzano a Gioia Tauro garantisce l’impegno sulla Zes

«I giovani che lasciano il Sud e l’impegno del Governo per lanciare, a brevissimo, il piano per il Sud»: con questi due punti chiave il ministro del Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, dopo aver fatto tappa alla Camera di Commercio di Crotone, è stato, nel pomeriggio, al Porto di Gioia Tauro per incontrare Andrea Agostinelli, straordinario dell’Autorità Portuale, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il prefetto Massimo Mariani, i vertici provinciali delle forze dell’ordine, il vicepresidente della Regione Calabria, Francesco Russo, i rappresentanti dei sindacati e delle associazioni di categoria. Il ministro del Sud ha garantito l’impegno del Governo per la Zes (Zona Economica Speciale) di Gioia Tauro.

Il ministro Provenzano alla Camera di Commercio di Crotone

 

La richiesta è una, come spiega il ministro: «mettere Gioia Tauro al centro della priorità della politica nazionale. E questo è un impegno sicuramente che mi sento di assumermi, perché il Sud è in cima alle priorità del governo, e Gioia Tauro rappresenta una delle più grandi opportunità che ha non solo la Calabria, ma tutto il Sud per aprirsi al mondo per avere grandi occasioni di sviluppo».

Sempre il ministro Provenzano ha spiegato che si è parlato delle infrastrutture: «c’è un accordo di programma che va ancora attuato, e su questo ci deve essere il massimo della generazione di investimenti. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha preso impegni importanti da questo punto di vista, e vanno mantenuti».

«E per quello che mi riguarda – ha proseguito il ministro Provenzano – ho affrontato il tema cruciale a partire dal Porto di Gioia Tauro, ma che riguarda il nostro Porto, riguarda molte aree calabresi del rafforzamento della Zona Economica Speciale. Nei prossimi giorni, con il presidente Conte, individueremo la figura che possa svolgere il ruolo di Commissario straordinario del Governo, proprio per assumerci la responsabilità perché un grande investitore, quando vuole venire a investire, la prima cosa che si chiede è con chi deve parlare».

«Noi, molto spesso, non sappiamo chi fa cosa – ha concluso il ministro Provenzano -. Adesso, come Governo ci assumiamo la responsabilità. È una risposta anche alle richieste che sono arrivate dagli attori locali e dalle Istituzioni. Cioè quella di assumersi la responsabilità politica nazionale su questo Porto, e noi lo faremo».

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Proprio sulla Zes, il sindaco Falcomatà ha chiesto «un’accelerata decisiva», ribadendo la necessità d’inserimento del terminalista, MSC, che «ha rilevato e salvato l’hub garantendo la salvaguardia dei posti di lavoro, le assunzioni degli operai licenziati e forti investimenti con l’arrivo di tre delle sei imponenti gru previste nel piano di rilancio». 

Un altro punto decisivo, per l’inquilino di Palazzo Alvaro, riguarda l’intermodalità e, per questo, ha ribadito «l’urgenza di sbloccare i collegamenti ferroviari ed avviare la progettazione che Rfi ancora stenta a far partire».

Al ministro Provenzano, poi, il sindaco Falcomatà ha chiesto «un cambio di passo per la firma dei Contratti Interistituzionali di sviluppo considerato che Prefettura, Città Metropolitana, i 97 Comuni che compongono la Città Metropolitana, l’Università ed i soggetti privati coinvolti hanno da tempo chiuso il quadro dei progetti da attuare». 

«È importante – ha spiegato Falcomatà – sottoscrivere e formalizzare questi accordi che potranno dare slancio e respiro all’economia dell’intero territorio».