Abusivismo edilizio, il Comune di Zampano scrive alla Regione: La pratica conclusa nel 2020

Il sindaco di Zumpano, Fabrizio Fabiano, ha inviato alla Regione una lettera specificando che il Comune si è già attivato nel febbraio del 2020 in merito all’abusivismo edilizio.

«L’ufficio tecnico ha chiuso anche il procedimento amministrativo rispetto alla pratica edilizia in questione ma, purtroppo, il lavoro puntualmente eseguito non è stato mai comunicato agli uffici regionali. Non è una scusa legittima ma occorre precisare, per dovere di cronaca, che in quei mesi si era anche in piena pandemia covid», ha chiarito il primo cittadino. Che si è detto “dispiaciuto” per la svista degli uffici comunali ( “io non c’ero ancora”) rilanciando al tempo stesso proprio il suo operato e quello del nuovo corso amministrativo.

«Non intendiamo attaccare nessuno – ha specificato – né tantomeno la Regione Calabria per le scelte perpetrate. Teniamo fortemente a ribadire, anche per dovere nei confronti dei nostri cittadini, che i lavori si portano a termine. E noi siamo abituati a non lasciare nulla al caso. Se un progetto o una variazione deve essere completata, siamo in prima linea affinché ciò avvenga. Altrimenti il rischio è quello appena accaduto con la Regione. Una querelle urbanistica svolta e conclusa da anni che, gli uffici prima del nostro arrivo in Municipio, non hanno poi chiuso completamente con l’invio della documentazione necessaria».

Ad ogni modo, il sindaco tenta di tranquillizzare anche chi, nei giorni di ferragosto, si è affrettato a commentare non correttamente la notizia: «nessun commissariamento del Comune ma solo un controllo esclusivamente riservato alla nostra unica pratica edilizia apparentemente in sospeso. Insieme a tutta la squadra di governo- il messaggio del sindaco Fabiano ai cittadini- continueremo ad amministrare il nostro amato paese, senza alcun rallentamento della macchina amministrativa».

Non solo, Fabiano rassicura anche della sua particolare attenzione rivolta alla questione ed alle telefonate con i dirigenti regionali, oltre le pec ufficialmente inviate con tutta la documentazione utile, per chiarire ogni singolo dubbio residuo. (rvv)

Abusivismo edilizio, l’opposizione: «Basta ai commissariamenti»

I capigruppo della minoranza in consiglio regionale Mimmo Bevacqua (Pd), Davide Tavernise (M5s) e Antonio Lo Schiavo (Misto) si schierano con i sindaci e chiedono spiegazioni al governatore Occhiuto, dopo la decisione della giunta di commissariare 30 Comuni calabresi per inerzia e inadempienza per non avere esercitato la necessaria vigilanza sul territorio e prevenire l’abusivismo edilizio.

«L’abusivismo edilizio è sicuramente una piaga per la Regione Calabria e il controllo e la cura del territorio devono essere una priorità per il governo regionali e per le amministrazioni comunali – spiegano i consiglieri regionali di opposizione – e la giunta fa bene ad occuparsi della questione e a valutare le necessarie misure da adottare. Certo però che, come avvenuto in ordine alla depurazione, non è accettabile che la responsabilità di tutto quello che non funziona in Calabria venga scaricata sui primi cittadini. E bene hanno fatto i sindaci commissariati dalla giunta ad esternare la propria protesta evidenziando come i rilievi effettuati siano arrivati senza neanche esaminare in maniera approfondita le singole situazioni. Rimaniamo convinti – affermano ancora i capigruppo di minoranza – che il sistema di governo adottato da questo centrodestra che vede un uomo solo al comando e l’idea di accentrare ogni gestione come comun denominatore di ogni intervento, sia completamente sbagliato. Per arrivare a risultati tangibili e costruire una concreta ipotesi di sviluppo per la Regione sarebbe necessario l’esatto contrario e cioè rafforzare le sinergie fra i vari livelli di governo offrendo ai primi cittadini il necessario sostegno per svolgere la loro delicata funzione. I sindaci calabresi lavorano spesso allo stremo delle forze e senza i mezzi necessari dovendo affrontare ogni tipo di emergenza: dalla depurazione alla sanità, passando per la gestione dei rifiuti e il controllo del territorio. Non è con lo scontro che si può arrivare a proficue soluzioni nell’interesse dei calabresi. Chiediamo dunque al governatore di fare un passo indietro e, invece, di procedere all’ennesimo e inutile commissariamento di valutare l’istituzione di un tavolo di concertazione permanente con i primi cittadini e gli attori coinvolti per arrivare alle soluzioni più utili per avere un efficace controllo del territorio in grado di sradicare il fenomeno dell’abusivismo». (rrc)

Lotta all’abusivismo, la Regione commissaria 30 Comuni

L’abusivismo edilizio è un fenomeno di diffusa perpetrazione del reato di abuso edilizio tale da assumere una particolare e incisiva rilevanza sociale e politica. Oggi, uno degli aspetti di maggior rilevanza nell’analisi del fenomeno abusivistico è la rischiosità della violazione di norme e disposizioni legate alla sicurezza.

Fra queste, diverse norme vietano l’edificazione su suoli che non consentano un accettabile grado di sicurezza statica dell’eventuale edificato. È il caso, ad esempio, di aree soprastanti zone a rischio frana o alluvione, zone a elevato rischio sismico. L‘abusivismo perpetrato su suoli non idonei alla fabbricazione – come diversi casi di cronaca hanno mostrato – è fonte di grave pericolo. La Regione Calabria, dunque, intende rafforzare le azioni di prevenzione e dissuasione delle attività edilizie abusive sul territorio, contrastando il fenomeno dell’abusivismo edilizio in base agli strumenti normativi vigenti.

Per questi motivi la Giunta regionale della Calabria, nella riunione odierna, su indicazione del presidente Roberto Occhiuto, ha deliberato il commissariamento, per inerzia e inadempienza, di 30 Comuni che non hanno esercitato la necessaria vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia in tema di controllo del territorio e repressione dell’abusivismo.

Sempre su proposta del governatore Occhiuto, è stata approvata anche la delibera di indirizzo per la deroga alla procedura di dibattito pubblico nel merito degli interventi di miglioramento funzionale di alcuni tratti dell’autostrada del mediterraneo A2. Si tratta del tragitto che va dal km 258+800 (svincolo di Cosenza) al km 286+000 (svincolo Altilia), escluso lo svincolo di Rogliano (km 273+800. Nello specifico con questo atto si identifica l’opera di competenza dell’Anas come infrastruttura di rilevanza sociale avente impatto sull’ambiente e sull’assetto del territorio di particolare interesse pubblico.

Deliberata la presa d’atto della proposta di riprogrammazione finale, approvata dal Comitato di sorveglianza, del piano finanziario dell’asse 8 “promozione, occupazione sostenibile e di qualità”. Si tratta di una misura volta a mitigare gli effetti della crisi energetica sul sistema economico della regione Calabria sotto forma di contributo, in conto capitale, in favore delle piccole medie imprese che presentano fabbisogni di liquidità determinati dall’incremento delle spese legate al consumo energetico. La misura prevede anche il sostegno alle famiglie vulnerabili che devono far fronte ai costi del consumo energetico. La dotazione finanziaria è di 60 milioni di euro.

Approvato, inoltre, il Piano di azione 2021-2027 sulla biodiversità delle aree protette il quale prevede azioni di tutela, conservazione, valorizzazione e fruizione delle aree ricadenti nella Rete natura 2000 e delle infrastrutture verdi. L’obiettivo è di rafforzare la tutela della biodiversità e promuovere il turismo sostenibile nelle aree protette e nei territori ad elevata valenza naturalistica.
La Giunta ha, poi, approvato altre due delibere su proposta congiunta del presidente Occhiuto e dell’assessore allo sviluppo economico e attrattori culturali Rosario Varì.

In seguito all’avvio dell’attività di redazione e aggiornamento del Piano energetico della Regione, anche alla luce dei rilevanti cambiamenti che hanno interessato il contesto energetico regionale negli ultimi anni, è stato approvato il “Rapporto preliminare ambientale” e, contestualmente, l’avvio della procedura di “Valutazione ambientale strategica”.

Deliberati anche gli indirizzi – elaborati dal Dipartimento sviluppo economico e attrattori culturali e condivisi con il Dipartimento turismo, marketing territoriale e mobilità -, per l’attuazione dell’obiettivo specifico RSO1.3 attraverso il quale si punta a rafforzare la crescita sostenibile, la competitività e la creazione di posti di lavoro nelle imprese regionali. Gli indirizzi per l’attuazione definiscono un quadro pluriennale degli interventi, con la relativa tempistica, criteri chiari e oggettivi per la gestione, orientati a facilitare l’accesso agli strumenti, fissa obiettivi e risultati attesi, sui quali l’Amministrazione si impegna, introduce un sistema di governance fondato sul confronto costante con gli operatori e le rappresentanze di interesse, fondandosi su una base informativa affidabile e aggiornata in grado di supportare le decisioni.

Infine, su indicazione dell’assessore all’agricoltura, Gianluca Gallo, è stato approvato il calendario venatorio per la stagione 2023-2024 che pone in essere tutte le misure necessarie a mantenere e/o riportare lo stato di conservazione degli uccelli ad un livello soddisfacente e di evitare il deterioramento dello stato attuale di conservazione, anche seguendo le indicazioni proposte dal Mipaaf. (rcz)

Abusivismo edilizio, solidarietà al vicesindaco di Vibo, Legambiente: “È la strada giusta, non possiamo farci intimorire”

Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, esprimendo solidarietà al vicesindaco di Vibo Valentia, Pasquale Scalamogna, «da parte del proprietario di una struttura abusiva, in località Capannina, durante le operazioni di demolizione», ha evidenziato come «un atto  di violenza che però non può e non deve fermare il percorso di legalità e tutela ambientale che si sta operando nella nostra regione».

«Siamo sulla strada giusta – ha aggiunto – non possiamo farci intimorire. Quello dell’abusivismo edilizio sta diventando un fenomeno sempre più grave e drammatico per effetto degli eventi estremi che in Calabria stanno aumentando la propria frequenza con precipitazioni eccezionali che provocano alluvioni e frane con pesanti ricadute sull’incolumità delle persone e sulla sicurezza del territorio».

La Calabria è una delle regioni con il più alto tasso di reati nel ciclo del cemento e registra migliaia di ordinanze di demolizione emesse e mai eseguite. Nell’ultimo Rapporto ecomafia di Legambiente, la Calabria è al secondo posto nel ciclo illegale del cemento con 1086 reati di cui 373 solo nella provincia di Cosenza, seguita al terzo posto da Reggio Calabria con 249 reati; Crotone 161, Vibo Valentia 56 e Catanzaro 50. Dai dati dell’ultimo dossier “Abbatti l’Abuso” dell’Associazione del Cigno Verde, in Calabria, dal 2004 al 2020, su 1.192 ordinanze di demolizione emesse, solo 133 sono state eseguite, ovvero l’11,2%. Delle restanti ordinanze non ottemperate, 1.059, solo 33 sono state trasmesse al Prefetto.

Legambiente non si ferma e continua il monitoraggio e la raccolta di dati sul territorio per la campagna permanente “Abbatti l‘abuso”, una battaglia aperta contro il cemento abusivo per restituire sicurezza, dignità e bellezza al nostro Paese. Si tratta di un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese e mette a rischio la vita delle persone.  Manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico. Costruire infischiandosene delle regole provoca pesanti conseguenze sullo sviluppo urbanistico, sulla qualità del paesaggio, sull’economia e sulla sicurezza del territorio. (rcz)

ECOMAFIE, IL TRISTE PRIMATO CALABRESE
È QUARTA IN ITALIA E CONSENZA È SECONDA

La Calabria continua a essere maglia nera per gli ecoreati. Secondo il report Ecomafia di Legambiente, la nostra regione si posiziona quarta nella classifica nazionale e, Cosenza, a livello Provinciale, è al secondo posto dopo Roma.

«È desolante continuare a vedere, nel corso degli anni, la Calabria sempre ai primi posti nella classifica nazionale degli ecoreati – ha dichiarato Anna Parretta, presidente Legambiente Calabria –. Particolarmente gravi i dati relativi al ciclo illegale del cemento che portano la nostra Regione al secondo posto ed evidenziano la necessità di azioni reali ed incisive contro l’abusivismo edilizio e la cementificazione del territorio e delle coste. Non è più tempo di proclami e perenni promesse inadempiute: servono azioni concrete contro i grandi e piccoli ecomostri calabresi. Ed è essenziale, oltre al ripristino ed alla cura della nostra bellissima terra, consolidare la cultura della legalità in particolare sui temi ambientali».

Un quadro preoccupante, dunque, quello tracciato da Legambiente nel suo report, in cui viene evidenziato come «Campania, Puglia, Calabria e Sicilia sono le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa che subiscono il maggiore impatto di ecocriminalità e corruzione. Qui si concentra il 43,8% dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, il 33,2% degli illeciti amministrativi e il 51,3% delle inchieste per corruzione ambientale sul totale nazionale».

Ma, se andiamo a vedere a livello regionale, la situazione è davvero preoccupante: Nella classifica delle illegalità ambientale 2021, infatti, la Calabria è al quarto posto con 2680 reati, di questi 1060 solo nella provincia di Cosenza, territorio che si classifica al secondo posto per numero di reati tra le province di Italia, dopo Roma. In tutta la regione, sono state 2469 le persone denunciate, 21 arresti , 1009 sequestri, 3407 illeciti amministrativi e 3298 sanzioni amministrative. 

Nel ciclo illegale del cemento la Calabria è al secondo posto con 1086 reati. Anche in questa classifica troviamo la provincia di Cosenza al secondo posto nella classifica nazionale con 373 reati, seguita al terzo posto da Reggio Calabria con 249 reati. 

Nel ciclo illegale dei rifiuti la Calabria è al quinto posto con 509 reati di cui 172 nella provincia di Cosenza e 146 nella provincia di Reggio che nella classifica delle provincie italiane si collocano rispettivamente al settimo ed ottavo posto. 

Sono state 557 le inchieste sull’art. 452 quaterdecies C.P, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti da febbraio 2002 al 19 luglio 2022. 

Nella classifica sugli incendi negli impianti di trattamento, smaltimento, recupero dei rifiuti, la regione Calabria è all’ottavo posto per numero di reati con 91 incendi ad impianti dall’1 gennaio del 2013 al 31 luglio 2022. In Italia, nello stesso periodo di riferimento, sono stati in tutto 1388.

Nella classifica delle illegalità contro la fauna, la Calabria è al settimo posto con 364 reati. Undicesimo posto tra le province italiane per Reggio Calabria con 137 reati, 126 persone denunciate, un arresto e 196 sequestri.

Infine anche alcuni dati sull’arte rubata nel 2021, la Calabria è al quindicesimo posto con 8 reati, 78 persone denunciate, una persona arrestata, 4 sequestri, 19 illeciti amministrativi e 19 sanzioni amministrative. 

Che fare, dunque? L’Associazione non ci sta e, per questo, avanza dieci proposte «per rendere più efficace l’azione dello Stato, partendo dall’approvazione di quelle riforme che ancora mancano all’appello, anche in vista della nuova direttiva europea sui crimini ambientali».

Approvare anche nella XIX legislatura la costituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati (la cosiddetta Commissione  Ecomafia) – è la prima proposta, seguita poi dalla richiesta di inserire, con il primo provvedimento utile, i delitti ambientali previsti dal Titolo VI-bis del Codice penale e il delitto di incendio boschivo (423-bis), considerata la loro gravità e complessità, tra quelli per cui non scatta alcun automatismo in materia di improcedibilità.

Chiesto, poi, di approvare il disegno di legge contro le agromafie, che introduce i nuovi delitti a tutela del patrimonio agroalimentare del nostro Paese, del vero “made in Italy” e della salute delle persone, già varato dal governo, durante la scorsa legislatura, nell’aprile del 2020 ma mai votato in Parlamento. Per Legambiente, poi, serve introdurre nel titolo VI-bis del Codice penale sanzioni adeguate ed efficaci nei confronti di chi commette crimini contro gli animali (fino a 6 anni di reclusione e 150.000 euro di multa).

Istituire uno specifico “Fondo nazionale per la prevenzione e la tutela degli animali oggetto di maltrattamento, abbandono, sequestro, confisca o selvatici feriti”, chiede l’Associazione, oltre che «ripristinare, se necessario con una modifica legislativa, la corretta attuazione da parte delle prefetture di quanto previsto dall’art. 10-bis della legge 120/2020, che ne stabilisce il potere sostitutivo in tutti i casi, anche antecedenti all’approvazione della norma, di mancata esecuzione da parte dei Comuni delle ordinanze di demolizione di immobili abusivi».

«Emanare, da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica i decreti attuativi della legge 132 del 2016 – si legge tra le proposte – che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (ancora non pubblicati al momento di scrivere questo Rapporto) e prevedere incrementi di organico per il Sistema nell’ambito del reclutamento di nuovo personale a cui affidare i controlli sulle opere da realizzare con il Piano nazionale di ripresa e resilienza».

Sarebbe importante, poi, «rimuovere la clausola dell’invarianza dei costi per la spesa pubblica prevista sia nella legge 68/2015 che in quella che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente» chiede ancora Legambiente, sottolineando la necessità di «inasprire le sanzioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti, ai sensi dell’art. 452-quaterdecies, innalzando le pene reclusive da 3 a 8 anni (10 nel caso di rifiuti radioattivi) e introdurre nuove e più stringenti sanzioni in materia di smaltimento illecito».

Infine, viene chiesto di «garantire l’accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, iscritte nel registro unico nazionale del Terzo settore e impegnate di fronte a qualsiasi autorità giudiziaria in qualsiasi grado di giudizio nel perseguimento dei propri fini statutari». (rrm)

Legambiente Calabria: Nella lotta all’abusivismo non c’è più tempo per proclami

Legambiente Calabria, accogliendo positivamente la linea dura di Occhiuto contro l’abusivismo edilizio, ha auspicato che, stavolta, «oltre ai proclami, si assumano provvedimenti concreti e risolutivi in tema di ciclo illegale del cemento e di dissesto idrogeologico e non  soluzioni tampone sull’onda dell’ennesima emergenza».

Il governatore, infatti, ha annunciato una linea dura e l’intenzione di accelerare per procedere alla demolizione di 400 edifici abusivi anche con l’ausilio di commissari ad acta e l’istituzione di un apposito Fondo di rotazione per dare la possibilità ai Comuni di superare eventuali ostacoli di ordine finanziario. Nella medesima nota la Regione sottolinea anche di avere approvato un disegno di legge per il riordino del Sistema regionale di protezione civile, attualmente disciplinato da una legge che risale al 1997.

Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, ha ricordato che «il fragile calabrese, anche in connessione con la crisi climatica in atto, non può più sopportare il peso della cementificazione selvaggia del territorio, del consumo insensato di suolo e delle molteplici illegalità diffuse».

«Legambiente segnala da decenni, nei propri dossier – viene spiegato in una nota – i rischi legati all’abusivismo edilizio ed alle mancate demolizioni così come le anomalie e le problematiche seguite in molti casi alle logiche dei condoni.  Si tratta di una situazione che sta diventando sempre più grave e drammatica per effetto degli eventi estremi che in Calabria stanno aumentando la propria frequenza con precipitazioni eccezionali che provocano alluvioni e frane con pesanti ricadute sull’incolumità di cose e persone».

«La Calabria – viene evidenziato – deve fare ancora tantissimo per la concreta riduzione del rischio idrogeologico sul territorio considerando che sul territorio regionale esistono intere zone edificate su aree considerate franose, come l’esempio simbolico di Gimigliano, in provincia di Catanzaro, in gran parte edificato in zona classificata R4. Nel corso dei decenni, complici normative non aggiornate, ambiguità amministrative ed assenza di controlli sia preventivi che successivi, si è costruito in maniera eccessiva e molto spesso in zone pericolose ed inadatte e si è costruito troppo spesso in maniera abusiva».

«La Calabria – continua la nota – è una delle regioni con il più alto tasso di reati nel ciclo del cemento e registra migliaia di ordinanze di demolizione emesse e mai eseguite. Difatti, dai nostri dati, risulta eseguito circa l’11% delle ordinanze di demolizione esecutive, dato che scende ad appena il 5% nelle aree costiere».

Si tratta di una situazione insostenibile, per questo l’Associazione ha chiesto di procedere «alla demolizione degli immobili abusivi posti in aree a rischio idrogeologico, sismico o lungo le coste. Nelle more della demolizione, ad esempio, auspichiamo l’applicazione concreta  del c.4 dell’art. 31 del d.p.r. n. 380/2001 in base al quale: “L’accertamento dell’inottemperanza alla ingiunzione a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all’interessato, costituisce titolo per l’immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente”».

«Si tratterebbe di un segnale concreto – viene detto nella nota – che toglierebbe agli abusivi la possibilità di continuare ad usufruire dei beni immobili oggetto delle ordinanze di demolizione».

«Tra le altre molteplici proposte concrete, avanzate dalla storica associazione ambientalista – continua la nota – ribadiamo l’appello affinché sia ripristinata l ’efficacia della norma introdotta con la legge n. 120/2020, che attribuiva ai prefetti il potere sostitutivo nelle demolizioni degli abusi edilizi, di fronte all’inerzia dei Comuni che emettono le ordinanze ma non le eseguono. La forte valenza della norma è stata azzerata, di fatto, con una sconcertante circolare interpretativa del Ministero dell’Interno in base alla quale “i poteri delle prefetture riguardano esclusivamente gli abusi accertati successivamente alla entrata in vigore della normativa” così consentendo ancora l’impunità degli abusivi».

«Non è più tempo di proclami – conclude la nota – per il futuro della Calabria è tempo di ripristinare la legalità per rimediare a  decenni di colpevoli ritardi e ribadire il ruolo della Amministrazione pubblica». (rcz)

EDILIZIA E ABUSIVISMO: È MAGLIA NERA
CALABRIA, ESEGUITE POCHE DEMOLIZIONI

È un’altra maglia nera, quella ‘assegnata’ alla Calabria, per quanto riguarda la demolizione edilizia abusiva e sulla trasparenza delle pubbliche amministrazioni. Nel primo caso, infatti, la nostra regione ha registrato l’11,2% di ordinanze di demolizioni eseguite dal 2004 al 2020, ovvero 133, mentre per quanto riguarda la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, invece, solo 15 sono stati i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente su 404.

È quanto è emerso dalla seconda edizione del dossier Abbatti l’Abuso di Legambiente sulle mancate demolizioni edilizie nei Comuni italiani, che fotografa una Italia «spaccata in due»: sulla base delle risposte complete date dai 1.819 comuni (su 7.909) al questionario di Legambiente, nella Penisola dal 2004, anno dell’ultimo condono, al 2020, è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, un dato “trainato” dall’attività degli enti locali delle regioni del Centro Nord.

In Calabria, infatti, dal 2004 al 2020, su 1.192 ordinanze di demolizione emesse, solo 133 sono state eseguite, ovvero l’11,2%. Gli immobili abusivi trascritti al patrimonio immobiliare del Comune sono stati appena 5, lo 0,4%. Delle restanti ordinanze non ottemperate, 1.059, solo 33 sono state trasmesse al Prefetto.

Maglia nera anche per la “trasparenza” delle pubbliche amministrazioni: solo 15 sono stati i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente su 404. La provincia peggiore è stata quella di Crotone con un risultato pari a zero, preceduta da Vibo Valentia (2%), Reggio Calabria (2,1%), Catanzaro (3,8%).

«Sono numeri preoccupanti – ha dichiarato Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – che dimostrano ancora una volta come l’abusivismo edilizio in Calabria sia una tra le tante piaghe di questa regione colpita da una cementificazione selvaggia che deturpa il nostro territorio ed in particolare le splendide coste, luoghi tra i più colpiti dal fenomeno. Si tratta purtroppo di numeri che non stupiscono alla luce del Rapporto Ecomafia che Legambiente ha presentato lo scorso mese di dicembre e che vedeva la Calabria al terzo posto nel ciclo illegale del cemento con 1.173 reati, 1.352 persone denunciate, 9 persone arrestate e 459 sequestri avvenuti nel 2019».

«Non siamo sorpresi dai dati del Dossier Abbatti l’abuso – ha concluso – ma siamo sempre più amareggiati, ed allo stesso tempo motivati, a continuare le nostre battaglie per contribuire al ripristino della legalità in Calabria e al rispetto dell’ambiente».

Il “pasticcio” della circolare del Ministero

«Un allarme sui dati – si legge nel dossier – a cui si aggiunge anche il “pasticcio” generato nelle scorse settimane dalla circolare interpretativa inviata dal Ministero dell’Interno a tutte le prefetture che va ad azzerare l’efficacia della norma, inserita nella L.120/2020, c.d. Dl Semplificazioni, che attribuisce ai prefetti il potere sostitutivo nelle demolizioni degli abusi edilizi, di fronte all’inerzia dei Comuni che emettono le ordinanze ma non le eseguono».

«Applicando le disposizioni della circolare ministeriale – ha denunciato Legambiente – si va a restringere l’ambito d’azione dei prefetti ai soli abusi edilizi accertati dopo l’entrata in vigore della legge e, escludendo tutte le ordinanze su cui sia pendente un ricorso per via amministrativa, decine di migliaia di manufatti illegali sono destinati a rimanere esattamente dove sono, com’è successo finora. A confermare l’inequivocabile senso della norma sono le 935 ordinanze inevase trasmesse, da settembre 2020 a marzo 2021, dai Comuni alle prefetture».

«Procedere con gli abbattimenti – ha spiegato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è il migliore deterrente perché si scongiuri il sorgere di nuovi abusi edilizi. Il quadro che emerge dal nostro dossier conferma la necessità, non più procrastinabile, di avocare allo Stato il compito di riportare la legalità dove le amministrazioni locali non sono riuscite a farlo per decenni. Per questo, su proposta di Legambiente, lo scorso, anno è stata approvata una norma inserita nel Dl Semplificazioni che assegna alle prefetture la responsabilità di demolire stante l’inerzia prolungata dei Comuni; ma con la sconcertante circolare interpretativa della legge del Ministero dell’Interno ora ciò verrà meno andando a tradire il senso e l’obiettivo di quanto approvato in Parlamento».

«Per questo – ha aggiunto – abbiamo elaborato un emendamento all’ultimo decreto “Semplificazioni” del governo Draghi con l’obiettivo di ricondurre a un’interpretazione autentica della disposizione, nel pieno rispetto della ratio legis, fugando ogni margine di dubbio circa la sua applicazione. Alla ministra Lamorgese e al Parlamento chiediamo di rivedere e correggere la nota interpretativa del ministero riaffermando il potere d’intervento dei Prefetti su tutte le ordinanze emesse dai Comuni. Per liberare il Paese dallo sfregio del cemento selvaggio e dall’abusivismo impunito serve un netto cambio di direzione che solo la classe politica può intraprendere, non sono ammessi più ritardi o passi falsi».

Per Legambiente, siamo di fronte a un dato che conferma la corretta interpretazione della legge da parte degli uffici comunali e la bontà della ratio della norma fortemente voluta da Legambiente, che deve sancire un definitivo cambio di passo sul fronte delle demolizioni, avocando allo Stato il compito di ripristinare la legalità quando i Comuni, per tutte le ragioni che sono state alla base dell’intervento legislativo (a cominciare da quelle legate ai contraccolpi sul consenso elettorale), non hanno provveduto. (rrm)

REGGIO – Contro l’abusivismo edilizio accordo Comune, Prefettura e Procura

Un’importante intesa istituzionale per il contrasto dell’abusivismo edilizio è stata siglata a Reggio. La Giunta Falcomatà ha approvato, su proposta dell’Assessore all’Urbanistica arch. Mariangela Cama, a seguito di interlocuzioni con il dott. Gerardo Dominijanni delegato per la Procura della Repubblica di Reggio Calabria per il settore delle demolizioni degli immobili abusivi e redattore delle Linee Guida, e la Prefettura di Reggio Calabria, giusto assenso al riguardo del Ministero dell’Interno, l’Accordo di collaborazione in materia di demolizione di manufatti abusivi.

Con questo Accordo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, la Città di Reggio Calabria e la Prefettura di Reggio Calabria, nel rispetto dei principi di legalità e di leale collaborazione, intendono attuare iniziative comuni, atte a garantire e rendere effettive e sollecite le procedure di demolizione dei manufatti abusivi per i quali sia intervenuta pronuncia irrevocabile del giudice penale; rafforzare le iniziative di contrasto al fenomeno dell’abusivismo edilizio, promuovendo ogni utile iniziativa finalizzata a rendere esecutivi gli ordini di demolizione in danno e le connesse attività di demolizione da parte della Città di Reggio Calabria; rafforzare, attraverso forme convenzionali di collaborazione, la sinergia tra l’Autorità Giudiziaria e quella Amministrativa nel contrasto al fenomeno dell’abusivismo edilizio.

Nell’ambito degli obiettivi e delle funzioni istituzionali degli organismi partecipanti, l’Accordo viene stipulato al fine di dare organica attuazione agli interventi di demolizione di opere abusive disposte a seguito di sentenza irrevocabile di condanna emessa dall’Autorità Giudiziaria Ordinaria in relazione alla violazione delle ipotesi di cui alle lettere b) e c) dell’art. 44 del DPR 380/2001.

Il fenomeno delle demolizioni conseguenti ad abusi edilizi, evidenzia l’Assessore Cama, costituisce questione particolarmente sentita nel territorio della Città di Reggio Calabria, Comune in cui la diffusione del fenomeno dei manufatti abusivi ha assunto negli anni carattere di particolare intensità.

L’attività di demolizione, quale sviluppo conclusivo dell’opera di repressione dell’abusivismo, costituisce, pertanto, requisito di effettività della sanzione e, al contempo, strumento di tutela del territorio e di sensibilizzazione ad un uso ordinato e rispettoso del territorio stesso quale bene comune e primario.

Nelle prossime settimane si procederà alla formale stipula dell’Accordo tra il Prefetto dott. Massimo Mariani, il Procuratore della Repubblica dott. Giovanni Bombardieri ed il Sindaco avv. Giuseppe Falcomatà. (rrc)