A tu per tu con Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità Portuale

di GREGORIO CORIGLIANO – Nelle mie giornate di mare da… passeggio, non sempre si fanno begli incontri, per fortuna che c’è un lungomare da fare invidia ad altre località più accorsate, per cui, giocoforza incontri un amico, un vecchio-giovane compagno di scuola, un telespettatore del tg regionale della Rai che ha ancora memoria di quando facevo il piccolo anchor man in Calabria –anni passati ma sempre vividi- ed interrompi la corsa al venticello iodato, almeno per i saluti.

Non avrei mai immaginato di aver avuto per compagno di mare da passeggio nientedimeno che Andrea Agostinelli. Agostinelli, e chi è costui, mi direte. Chi ha familiarità col porto, con la piana di San Ferdinando-Gioia Tauro (a quando un referendum per istituirla anche formalmente?) non può non sapere che è il gran visir dell’intero orbe terracqueo tirreno-ionico calabrese, più o meno. Insomma il presidente dell’autorità portuale. Urca! Gli sguardi si incontrano, eravamo uno verso Nicotera, l’altro verso il porto e ci scappa un toh! Ci eravamo visti qualche volta ad uno dei tanti convegni parolai di cui la Calabria è la regina, ma senza aver avuto la possibilità allungare il brodo, come l’acqua del mare di sera, quando si riesce a fare un tuffo, perché è cessato lo scarico di ogni ben di… Satana.

E siccome gli incontri si sono susseguiti, com’ finita? O iniziata? Che siamo andati davanti desco, di un localino, niente male, sul lungomare. Ci scambiamo i cellulari e finiamo, condividendolo, al Gibrain. Ero di fronte ad un Ammiraglio, una qualifica che è superiore allo stesso general dell’Esercito. Vuoi mettere? Di generali, tanti. Di Ammiragli, pochi. Toscaneggiando e non poco – l’uomo è di Livorno- mi dice che il suo sogno era quello di fare l’avvocato, poi però le scuole dell’avvocatura, dalle sue parti, non lo hanno convinto e si tuffò in mare, partecipando, dopo la laurea ad un corso di allievo ufficiale di Marina. Vinto? Terzo su scala nazionale ed eccolo, sottotenente di vascello effettivo. Monfalcone, caposezione accademico navale, comandante di qui, comandante di lì. Comando generale. Comandante Capitaneria di porto a Reggio Calabria e, quel che più conta, direttore marittimo, con un esercito da marinai alle dipendenze: tra Reggio Calabria, Vibo Valentia, Crotone, Corigliano Calabro, Gioia Tauro. E metti che a cena Agostinelli – Corigliano, arriva ad un certo punto, il conoscitore della Piana per eccellenza, Agostino Pantano, da collega professionista che le ha girate tutte e tutti, agenzie, televisioni e quotidiani.  Saluta, si avvicina e manco a dirsi, dice di conoscere opere e virtù dell’Agostinelli, ansie e preoccupazioni, impegni e desideri.

«Parli te o parlo io, col Corigliano – dice l’ammiraglio –. No, parli lei», dico. «Siamo a cena insieme perché lei mi dica la sua esperienza di vita, dopo quella accademica, in questa terra». «Devo proprio?». «Se vuole, certo». Tornato al ministero, l’incontro e la conoscenza col ministro del Rio, fu un colpo di fulmine.

Due ore di colloquio ed ecco l’Agostinelli, commissario dell’Autorità portuale non fosse altro che per le sue conoscenze del mondo del mare e quel che altrettanto conta della Calabria marittima. Da commissario a presidente, non facile, il passo è stato breve. Dopo Buscemi, Guacci e Grimaldi ecco il nostro toscanaccio buono a scegliere ancora una volta il mare calabrese. Dire che ha sacrificato la vita al lavoro, è scontato, si capisce da come si accalora, al sorso di Madre Goccia, e dagli occhi con cui mi guarda. Due figlie, una a Copenaghen, l’altra in Cattolica a Roma. Di loro e solo di loro ha una profonda nostalgia, da buon padre di famiglia. Ma tant’è.

Ha voluto la bicicletta ed ora… è al timone del vascello. Un mestiere nuovissimo anche per lui che, abituato a vedere i porti dal profilo della sicurezza è passato a quello della produttività, allo sviluppo dei traffici. Non sono quale sia stato il meno difficile. Non me lo dice nettamente, ma è chiaro. «La vostra è un terra difficile, lei lo sa». A quel punto sismo passati al tu confidenziale, perché il cuore dell’Andrea di Livorno si era aperto sempre di più. Te la dico tutta, anche da ammiraglio della Marina. Questo compito, sia pure ingrato, è affascinante perché «puoi modificare il corso delle cose, col tuo impegno, con i progetti che metti in campo. Per questo, nella solitudine, è nato un grande amore! Durerà, non lo so», mi dice. Si sente in un certo senso, un carcerato in Calabria… la vita non è facile, qui. «Tutte le cose fatte non contano più, conta solo il futuro: ed il campo lo dobbiamo arare  ».

Presentato a Roma “Andata in Porto”, la storia di Gioia Tauro raccontata da Pino Soriero

Sul Porto di Gioia Tauro la pubblicistica sui media è gigantesca: passare da isola infelice e destinata a morire a 15° Porto del mondo ha dato il pretesto a migliaia di articoli che hanno raccontato vita morte e miracoli di un’infrastruttura portuale che oggi rappresenta il fiore all’occhiello del Paese nel e per il Mediterraneo. E anche i libri si sono sprecati, ma fino a oggi nessuno si era lanciato a raccontare con competenza, passione e orgoglio calabrese la storia del Porto di Gioia Tauro. Ci ha pensato l’arch. Pino Soriero, oggi presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Consiglio delle Accademie d’Italia, un passato di politico di primo piano con una parentesi – molto positiva – di sottosegretario ai Trasporti e alla Navigazione col Governo Prodi. Un profondo conoscitore della materia (25 anni fa fu lui a inaugurare la Capitaneria di Porto istituita a Gioia Tauro) e insieme uno studioso con gusto dell’indagine e della scoperta.

Andata in porto è il felice titolo del suo libro presentato ieri alla sede prestigiosa di Confitarma a Roma, dove a festeggiare l’anteprima del volume edito da Rubbettino, sono arrivati politici, ex ministri, economisti, personalità del mondo imprenditoriale. Non solo per la chiara stima nei confronti di Soriero, ma per sottolineare l’importanza che il Porto di Gioia Tauro sta acquisendo per il futuro del Paese. La Calabria diventa “utile” all’Italia e lo sarà sempre di più con le potenzialità – ancora inespresse – del Porto di Gioia con la sua gigantesca area di 848 km quadrati e un retroporto che potrebbe ospitare imprese, aziende di trasformazione, attività legate ai semilavorati in arrivo nella Piana attraverso il Porto.

E il racconto, soave ma certamente appassionato, di Soriero aiuta non poco a capire quale potrà essere il futuro del Porto di Gioia e con esso il futuro non solo della Calabria e del Mezzogiorno, ma di tutto il Paese.

Soriero fa tesoro delle esperienze personali (insegna all’Università Catanzaro Storia dell’intervento pubblico nel Mezzogiorno ed è consigliere della Svimez) ma raccoglie una messe straordinaria di dati e materiali che saranno di grande utilità all’attuale classe politica, troppo distratta da piccole cose, per poter costruire – finalmente – una visione che abbia al centro la vocazione marittima del Paese.

I porti – ha fatto notare Luca Sisto direttore generale di Confitarma , la federazione nazionale degli armatori, sono un’invenzione del mare: ci sono i porti se ci sono le navi e un porto senza navi non è un porto. E allora bisogna fare pace col mare e cogliere l’opportunità di Gioia Tauro su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo e che invece sta facendo notare a tutti che anche le sfide più difficili, soprattutto al Sud, sono possibili e si possono vincere.

No shipping? No shopping!: ha sintetizzato con una battuta il presidente di Confitarma Mario Mattioli, per sottolineare come l’attività marittima è – ma deve diventarlo sempre di più – una ricchezza del Paese.

Il giornalista Francesco Verderami, notista politico del Corriere della Sera, è nato a Gioia Tauro e ha la Piana nel cuore: c’è stato uno sfregio alla bellezza degli uliveti, degli agrumeti, distrutti per un Centro Siderurgico che non è mai nato, ma a cui è succeduto il miracolo del Porto: allora bisogna conciliare il territorio con questo Porto, serve una riconciliazione culturale per ricostruire il rapporto dei calabresi con il bello che non è deturpato, ma offre chances di occupazione, lavoro e futuro per i giovani.

Presenti all’evento il presidente della Svimez Adriano Giannola, l’ex ministro Alessandro Bianchi, il presidente dell’Autorità portuale di Gioia (Mari Tirreno meridionale e Jonio) ammiraglio Andrea Agostinelli, il nuovo Capo Dipartimento per la programmazione strategica del MIT Enrico Maria Pujia, l’on. Luciano Violante, il comandante generale delle Capitanerie di Porto Nicola Carlone, l’editore Florindo Rubbettino, il comandante del Porto di Gioia Vincenzo Zagarola, e tanti politici di lungo corso.

Accoglienza calorosa e meritata  a un libro che disvela il miracolo meridionale cui nessuno voleva credere. (s)

Gioia Tauro sempre più leader nei trasporti: arriva Fast Corridor

Si chiama fast corridor: è la nuova e importante infrastruttura digitale, realizzata lungo la tratta ferroviaria di 1000 km che si sviluppa tra lo scalo portuale di Gioia Tauro e l’interporto di Bologna. È un’iniziativa che rafforza ulteriormente la leadership del porto calabrese a livello italiano e nel Mediterraneo, in quanto permette alla merce di arrivare a destinazione in modo rapido e controllato. 

Grazie al “corridoio digitale veloce” si avrà la possibilità di trasferire la merce di origine extra Ue, in entrata in Italia attraverso il porto di Gioia Tauro, direttamente nell’hub intermodale di Bologna dove saranno effettuare le pratiche di sdoganamento. Saranno, così, evitati eventuali ritardi causati da colli di bottiglia generati dalla congestione delle banchine portuali delle procedure doganali.

Quello di Gioia Tauro è un accordo particolarmente rilevante, perché è il primo fast corridor che interessa un porto del Mezzogiorno ed è il più lungo finora mai attivato. Ad oggi, sul territorio nazionale sono attivi 22 fast corridor, 15 ferroviari e 7 su strada, coprono una rete di oltre 5mila chilometri e movimentano circa 20mila container all’ anno. Tutti nelle regioni del Nord, coinvolgono i porti di Genova, La Spezia e Ravenna con i terminal interni di Rivalta Scrivia, Melzo, Padova, Rubiera, Marzaglia e Bologna. Ora si aggiunge lo scalo portuale calabrese.

In linea con gli standard europei, il gateway ferroviario di Gioia Tauro è stato realizzato dall’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, che lo ha progettato, costruito e collaudato. Si tratta di un’opera pubblica considerata strategica, realizzata in soli quattro anni, con una spesa per la parte pubblica di poco più di 19 mln di euro su 20 preventivati, che offre un asset da sempre mancante nel porto calabrese. Occupa una superficie di 325 mila metri quadrati, con una lunghezza complessiva dei nuovi binari pari a 3.825 metri ed aste da 825 metri ciascuna, che consentono di fare partire convogli di lunghezza pari a 750 metri. 

Oggi, collegato agli hub intermodali di Nola, Bari, Bologna e Padova gestisce, tra arrivi e partenze, nove coppie di treni al giorno. Con lo sguardo ai dati statistici, nel primo semestre del 2022 sono stati registrati 423 convogli, con una stima previsionale di 900 treni a fine anno. Si tratta di un risultato importante che determinerà, tramite avviso pubblico, l’individuazione del gestore unico di manovra. 

Come da cronoprogramma, nel 2023, il numero di treni in arrivo e in partenza nello scalo di Gioia Tauro avrà un ulteriore aumento, che amplificherà il ruolo dello scalo calabrese da piattaforma di transhipment ad hub intermodale, in linea con le politiche perseguite dal Governo nella promozione del trasporto delle merci con modalità più sostenibili. 

Ad opera dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che a Gioia Tauro è guidata da Giorgio Pugliese, l’attuale operazione è frutto, anche, di una strategica sinergia che ha visto coinvolti la società Medlog Italia, gestore del viaggio e di proprietà del gruppo Msc di Gianluigi Aponte. Dal gateway ferroviario, realizzato dall’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, guidata da Andrea Agostinelli, parte la tratta ferroviaria che termina presso il nodo logistico di destinazione della società Terminali Italia, del Gruppo FS che, a Gioia Tauro, è altresì coinvolta nello sviluppo del collegamento tra il nodo ferroviario interno al porto e la stazione nazionale di Rosarno. 

Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, ha espresso grande soddisfazione per l’attenzione che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, guidata dal professor Marcello Minenna, ha riservato allo scalo calabrese, attraverso la realizzazione del cosiddetto fast corridor. 

L’ammiraglio Agostinelli: non solo Gioia, il futuro nei Porti di Corigliano e Crotone

Voluto espressamente dal ministro Giovannini a Rimini, al panel Mare Nostrum. il Mediterraneo nuovo nodo di connessioni,  l’ammiraglio Andrea Agostinelli ha illustrato non solo i lusinghieri risultati del Porto di Gioia Tauro (crescita + 15% nel transhipment al 31 luglio), ma ha anticipato quella che sarà una vera e propria rivoluzione nel sistema portuale calabrese. L’obiettivo è la valorizzazione, secondo destinazioni legate al territorio e alla sua vocazione industriale o turistica, dei porti di Corigliano, Crotone, Vibo Valentia e Palmi.

Al panel hanno preso parte, oltre al ministro Giovannini e l’ammiraglio Agostinelli, Luigi Lucà, amministratore delegato di Toyota Motor Italia, Giampiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale di Mercitalia Logistics, Alberto Viano, amministratore delegato di LeasePlan Italia e nuovo presidente di Aniasa, Associazione nazionale industria dell’autonoleggio, sharing mobility e automotive digital, mentre Marco Piuri, FNM general manager e Trenord CEO ha introdotto i lavori.

Il presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, ha centrato il proprio intervento sul livello di connettività del porto di Gioia Tauro e dei porti calabresi nel circuito del Mediterraneo. A Gioia Tauro, l’anno in corso è quello che vede cristallizzare il pieno sviluppo dell’intermodalità, grazie ai quotidiani collegamenti con gli hub intermodali di Bari, Nola, Padova e Bologna. Tra gennaio e luglio, il transito in porto ha registrato 423 treni, con una previsione di 900 convogli in un anno. 

«L’Italia, in difformità agli esempi nordeuropei, – ha detto Agostinelli – è da sempre caratterizzata da una “portualità diffusa”, ove porti storici servono un interland limitrofo. Certamente ciò è stato indotto anche dalla orografia della penisola e delle sue isole. La Calabria ha, invece, una portualità atipica. Grandi porti, artificiali e recenti (salvo Crotone nella sua parte vecchia e Vibo Valentia Marina), sorti non per servire un tessuto produttivo diffuso seppur limitrofo ma per alimentare distretti industriali specifici, che, per noti motivi, non si sono mai insediati». 

Parlando di Gioia Tauro, Agostinelli ha illustrato il recente percorso di rilancio dello scalo: «I terminalisti MCT e AUTOMAR lo hanno reso, oggi, un HUB di rilievo regionale mediterraneo che opera nel panorama logistico internazionale. È il primo porto per connettività in Italia,  grazie ai suoi fondali e alla sua capacità di attrarre traffici containerizzati e automobilistici sulle navi più grandi di 401 LFT, poiché nel nostro porto è ubicato il più grande terminal contenitori europeo che si estende su una superficie di 1.700.000 mq. L’AdSP ha curato un’elevata infrastrutturazione: fondali più profondi, banchine perfette e performanti, nessuna necessità impellente di dragaggio, una nuovissima ferrovia portuale di cui evidenzio la realizzazione in un solo biennio. Abbiamo offerto all’Italia il primo porto potenzialmente “NordEuropeo”: grande infrastrutturazione, in una zona non “cittadina”, scarsamente antropizzata, capace di rifornire via “ferro” i distretti industriali del paese. Oggi si tratta di decidere se potenziare la capacità di portare container via ferro da Gioia Tauro al resto d’Italia, realizzando l’alta capacità ferroviaria. Non se ne parlerà prima del 2030, ahimè, ma l’ente portuale ha assolto pienamente la sua funzione!!!»

«Ma torniamo agli altri porti calabresi – ha così proseguito Agostinelli – per programmare un futuro e occasioni di sviluppo per la Calabria, specie occupazionale. E consentitemi la suggestione visionaria. Ritorno alla geografia/orografia, collegando fra loro molte delle missioni del PNRR. Stiamo immaginando per Corigliano Calabro e Crotone due porti che possano diventare degli hub di produzione di parchi eolici off-shore (ce ne sono tre in attesa di autorizzazione in Puglia e Calabria, con possibilità di servirne ulteriori anche all’estero). Strutture avveniristiche e all’avanguardia, installabili anche ad alte profondità poiché dotate di un corpo sommerso che garantisce galleggiamento autonomo. Queste turbine, alte come la Tour Eiffel, sarebbero interamente costruite e assemblate nei porti calabresi e poi traslate via mare nei parchi di produzione. Se Gioia Tauro è l’occasione per immaginare la nostra Rotterdam, che da sud alimenta il nord, l’eolico off-shore di ultima generazione – ha sottolineato Agostinelli – è l’occasione per garantire al sud un vantaggio energetico, creare una nuova filiera industriale, generare quantitativi enormi di energia rinnovabile e dare una opportunità irripetibile ad un territorio, se pensate che Corigliano – per fare un esempio –  è un porto moderno e da sempre abbandonato a sé stesso, una immensa, inutilizzata cattedrale nel deserto. Una scelta strategica, soprattutto in termini occupazionali: questi insediamenti comporterebbero, per singolo parco eolico off-shore, 200 lavoratori diretti nei 5 anni di produzione e 100 lavoratori diretti nei 25 anni successivi di gestione».  (rrm)

IL “NON SENSO” DEL MINISTRO GIOVANNINI
QUALCUNO GLI SPIEGHI COS’È LA LOGISTICA

di SANTO STRATI – Giusto qualche giorno fa abbiamo fatto presente l’assurdità di concentrare gli investimenti per il traffico merci del Mediterraneo su Genova e Trieste, ma siamo costretti ora a registrare anche le “insensatezze” del ministro Giovannini responsabile dei Trasporti e delle Infrastrutture, senza riuscire a trattenere un attacco di  bile (a nome e per conto dei calabresi che farebbero bene ad arrabbiarsi sul serio, quando andranno a votare).

«Non possiamo – ha detto il ministro parlando al panel del Meeting di Rimini Mare Nostrum: il Mediterraneo, nuovo nodo di connessioni –  pensare all’Italia semplicemente come a una piattaforma logistica di arrivo delle merci perché essere una piattaforma in cui le merci passano per andare altrove lascia un valore limitato sui territori. In quest’ultimo anno e mezzo abbiamo immaginato l’Italia come un luogo di trasformazione e di partenza, non solo di arrivo, delle merci, il che richiede un cambiamento di ottica molto importante, che spiega il forte investimento sui retroporti, dove potrebbero installarsi imprese che tornano a produrre in Europa, seguendo la tendenza al reshoring indotto dalla pandemia e dalle tensioni geopolitiche» E ha aggiunto: «Pensare che le merci arrivino in Sicilia o Gioia Tauro e poi continuino a viaggiare per tutta l’Italia in treno, per poi proseguire verso la Germania e i Paesi del centro Europa, a fronte dell’ipotesi di arrivare direttamente a Genova e a Trieste, è un non-senso a causa dei costi. Ben diverso, ed è quello che stiamo facendo con gli investimenti senza precedenti sulla portualità, è potenziare le diverse specificità dei porti, dove l’Italia ha grandi opportunità, come mostra anche Gioia Tauro per il cosiddetto reshipping». Qualcuno spieghi, per favore a Giovannini (che, grazie a Dio, dopo il 25 settembre lascerà la poltrona) cos’è la logistica e qual è la logica dei costi nel campo dei trasporti.

L’ammiraglio Andrea Agostinelli, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio che guida il Porto di Gioia Tauro, interpellato da Calabria.Live minimizza lo “scivolone” verbale e, fa notare come nel suo intervento a Rimini, subito dopo il ministro, abbia potuto mettere in evidenza l’importanza di Gioia e il suo costante sviluppo oltre a quello prossimo degli altri porti calabresi in grande crescita. Rettificando sostanzialmente – aggiungiamo noi – l’infelice dichiarazione di Giovannini (che poi il Ministero ha cercato di correggere). Le parole, a volte, sfuggono per superficialità (o per lapsus involontari), però a volte sono indicative di un certo modo di pensare. Ed è inutile negare l’evidenza che c’è in atto una forte coalizione di interessi per tarpare le ali allo sviluppo del Mediterraneo puntando sulla centralità di Gioia Tauro.

Sembra di ripercorrere gli anni Novanta, dice il segretario generale di Uil-Trasporti Calabria Giuseppe Rizzo – «quando il Porto di Gioia Tauro era destinato a diventare il più grande porto di scambio marittimo-ferroviario, in alternativa all’asse Amsterdam-Barcellona, alla fusione Tirrenia-Fs e alle promesse politiche degli anni precedenti. Grandi progetti che facevano invidia e davano fastidio a molti. Difatti, il fuoco amico non tardò ad arrivare. L’allora Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Italiana on. Burlando, veniva intercettato mentre si rivolgeva all’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato, con queste parole: “Se fai partire un solo treno da Gioia Tauro ti caccio!”.
Oggi, la storia si ripete con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti della Repubblica Italiana Giovannini che con molta probabilità non conosce la geografia o ha fatto quelle dichiarazioni per motivi a noi incomprensibili».

Rizzo invita il ministro a «venire in Calabria al porto di Gioia Tauro, a  spiegare alle migliaia di famiglie che vivono di porto, il perché di quelle dichiarazioni, dove si  esclude Gioia Tauro dal sistema di mobilità delle merci. Inoltre, sarà occasione anche di illustrare al Ministro le potenzialità dello scalo».

«Voglio ricordare a me stesso – scrive in una nota il segretario generale di Uil.-Trasporti Calabria, Rizzo – che,  Gioia Tauro non è nuova a questi tradimenti o scippi (corridoio Berlino-Palermo, Zes e Green Ports) perpetrati da chi è delegato a rappresentare i problemi del Paese compresa la Calabria e, considerato che con molta probabilità oltre all’onorevole anche i politici Calabresi (visto il silenzio) non conoscono Gioia Tauro, mi permetto di descrivere qui di seguito le reali potenzialità sintetizzate solo in alcuni punti dello scalo Calabrese, nonostante il continuo attacco proveniente dal fuoco amico:

Gioia Tauro è unico nel suo genere in Italia e nel Mediterraneo sia per la posizione geografica che la proietta al centro del Mediterraneo sia per le dimensioni del porto.

Il porto vanta una profondità di circa 18 mt con una lunghezza di circa 4 km X 300 mt di larghezza, accompagnati da 180 ettari di piazzale. 

Gioia Tauro anche come rete ferroviaria rappresenta la via più veloce per raggiungere i mercati del Nord. La gestione di traffico intermodale sia nave/ferro che ferro/gomma, ha  permesso di creare un business attraverso la realizzazione di un gateway ferroviario con binari da 750 metri di lunghezza che potranno lanciare treni merci di ultima generazione. 

Gioia Tauro oggi movimenta circa 3,7 milioni di TEUS con una proiezione (rallentata dalla pandemia) di circa 6 milioni di TEUS nel breve periodo».

Quindi – conclude Rizzo –, «caro Ministro, se non si ha una sana visione sistemica ed integrata per lo sviluppo della logistica della nostra nazione e accettare la competitività come valore aggiunto, si rischia di promuovere territori con grosse limitazioni naturali e geografiche a discapito di eccellenze come il porto di Gioia Tauro sottovalutato e sottoutilizzato a danno dell’intero Paese chiamato Italia».   

È evidente che la campagna elettorale si gioca anche sull’assegnare priorità (inutili) ai porti del Nord, cercando di mortificare le potenzialità di quelli del Mezzogiorno. La parola Sud, come si vede scorrendo i programmi elettorali presentati da partiti e coalizioni, non è proprio al centro del dibattito. All’infuori di Azione, gli altri affrontano il tema con colpevole sufficienza.  Calenda, oggi alleato con Renzi, almeno riconosce in un capitolo apposito il rischio rappresentato dall’Autonomia differenziata tanto cara a Salvini e company: «Il Mezzogiorno è stato storicamente indebolito da un sistema di interventi sociali parametrati sulla spesa storica e non su indicatori socio-demografici. Con il Governo Draghi si è invertita questa tendenza, garantendo un riequilibrio in particolare rispetto agli asili, agli studenti con disabilità e ai servizi sociali. Si tratta di misure da confermare e potenziare anche in chiave economica, per accrescere il tasso di occupazione femminile e rendere il sistema produttivo del Sud più competitivo e attrezzato. Questo processo di riequilibrio deve essere completato su tutti gli altri capitoli della spesa sociale». E sulla portualità dedica qualche riga alle Zes (senza, però, mai citare Gioia Tauro, perché forse non sa neanche dov’è): «L’Economia del Mare incide nel Mezzogiorno per il 4,4% sul valore aggiunto, per il 5,7% degli occupati e per il 4,6% del totale delle imprese. Tutti questi dati sono superiori alla media nazionale.Bisogna creare una rete dei porti presenti nelle regioni meridionali, mettendoli a sistema grazie a una cabina di regia, e valorizzare in particolare le opportunità di crescita e di investimenti nazionali e internazionali offerte dalle ZES (Zone Economiche Speciali). Devono essere realizzati i collegamenti di ultimo miglio tra le aree portuali alla rete ferroviaria, in linea con il PNRR. Questo consentirà di migliorare l’efficienza nella distribuzione delle merci, con particolare attenzione alla filiera agroalimentare e farmaceutica».

Che agli altri partiti interessi poco il Mezzogiorno sembra incontrovertibile. E le dichiarazioni di Giovannini a Rimini ne sono la conferma, anche se poi, con una nota fatta circolare dal Ministero, il Ministro ha cercato di attenuare il senso della infelice dichiarazione. Viene segnalato che il ministro a Rimini «ha sottolineato le grandi potenzialità di crescita del porto, il quale è oggetto di forti investimenti sia per gli aspetti legati alle strutture portuali e a quelle retroportuali, sia per i collegamenti ferroviari che consentiranno al porto di accrescere il flusso di merci trattato. Nel corso del dibattito, al quale ha partecipato anche il presidente dell’Autorità portuale Andrea Agostinelli  il ministro – prosegue la nota del ministero -ha semplicemente sottolineato che l’obiettivo del Paese non può essere solo quello di aumentare il flusso di merci che attraversa l’Italia per raggiungere altri Paesi europei, ma di potenziare la produzione che si svolge sul territorio nazionale, anche nei retroporti, in modo da rafforzare le esportazioni che partono dagli scali italiani, tra cui Gioia Tauro. Gli investimenti sull’intermodalità – specialmente ferroviaria – che stanno interessando numerosi porti, tra cui quello di Gioia Tauro, grazie ai finanziamenti del Ministero sostengono fortemente questa strategia e i recenti dati riguardanti lo scalo calabrese testimoniano la correttezza di questo approccio, già evidenziato nel corso della visita del Ministro al porto del marzo scorso. Sono quindi prive di ogni fondamento le interpretazioni che, estrapolando una semplice frase da un ampio intervento, attribuiscono al Ministro una volontà di penalizzare il porto di Gioia Tauro a favore di altri scali».

Ne prendiamo atto, dando per scontato che, come al solito, sono i calabresi che non capiscono il senso delle dichiarazioni di un Ministro. L’invito della Uil Trasporti calabrese, a questo punto, dev’essere, però, assolutamente accolto da Giovannini se vuole autoassolversi: venga a spiegare a Gioia Tauro il “non-senso” dell’utilizzo di un Porto centralissimo e in grado di rilanciare l’economia del mare di tutto il Mediterraneo, senza creare disagi a Genova a Trieste (già incredibilmente scelti per la Via della Seta, anche se inadeguati per il loro posizionamento) che hanno santi protettori che di danno da fare a mantenere in vita il diktat (lontano, ma ancora efficace…) di Burlando. (s)

La bella giornata calabrese di Dubai: protagonisti il Porto di Gioia, le Zes, il Mediterraneo

Obiettivo Calabria. Una nuova porta per l’Europa. Ma lo sarà davvero? Sicuramente, se ci sarà l’impegno effettivo del Governo e la volontà di rilanciare la nostra regione che, come più volte detto, è fondamentale per la ripartenza. Se rinasce il Sud rinasce l’Italia, avevano detto non troppi mesi addietro. Un claim che ormai sembra un disco rotto, ma che dovrebbe essere, invece, il manifesto del Governo per una nuova primavera del Sud e, soprattutto, della Calabria.

Non a caso, è all’Expo di Dubai che si è deciso di parlare di Calabria, con una giornata dedicata interamente alla nostra regione, con ospiti illustri come i ministri Mara Carfagna ed Enrico Giovannini, figure chiave per il rilancio e la rinascita della nostra regione.

Ma andiamo in ordine. Il dibattito, aperto dal giornalista del Corriere della Sera, Francesco Verderami, si è aperto con il Porto di Gioia Tauro. Ai presenti è stato illustrato, tramite un video suggestivo, l’importante infrastruttura e le sue navi. Presente, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli.

La ministra per il Sud, Mara Carfagna, nel suo intervento ha presentato le Zes, sottolineando che «le nuove Zone Economiche Speciali saranno gli snodi di un sistema altamente efficiente di collegamenti ferroviari, portuali e stradali. Grazie alle risorse nazionali ed europee, nei prossimi anni puntiamo a costruire nei prossimi cinque anni veri hub intermodali, affinché le rotte commerciali che provengono dall’Estremo Oriente e dall’Atlantico possano trovare una porta d’ingresso verso l’Europa e un link privilegiato con le aree a più alto tasso di sviluppo del Nord Africa».

«Siamo convinti – ha spiegato il ministro Carfagna – che il prossimo decennio vedrà una crescente centralità del Mediterraneo, nella sua dimensione allargata alla Penisola Arabica, negli scenari economici, energetici, culturali e politici. L’ampliamento del Canale di Suez, la crescita degli scambi commerciali tra le due sponde del Mare Nostrum, l’emergere dell’Africa come grande e crescente mercato di produttori e consumatori, la costruzione di nuove infrastrutture energetiche tra Medio Oriente e Europa e tra Africa e Europa: è indubitabile che dal Mediterraneo allargato passerà una parte rilevante della riconfigurazione degli equilibri geopolitici del pianeta».

«L’Italia si candida, con il suo Sud, a diventare un vero e proprio hub logistico, energetico e produttivo dell’intera regione mediterranea. È una scelta strategica e lungimirante, fortemente voluta dal governo Draghi con il PNRR» ha annunciato la ministra.

È un progetto che vede le ZES tra le principali protagoniste: «Sono aree portuali, retroportuali e industriali dove puntiamo ad attrarre imprese e nuovi investimenti grazie a un nuovo modello a burocrazia zero e tassazione ridotta, oltre a ingenti investimenti infrastrutturali nei porti, nelle reti ad alta velocità e nel sistema stradale».

«La Calabria – ha detto la ministra – è una regione troppo a lungo giudicata marginale in Italia: oggi all’Expo di Dubai abbiamo avuto l’occasione di raccontarla come merita, a cominciare dal valore della sua portualità e delle prospettive che si aprono nel futuro. Gioia Tauro è già oggi il primo porto italiano, il sesto del Mediterraneo allargato e l’ottavo in Europa».

«Sono certa che con l’imponente piano di infrastrutturazione previsto dal Pnrr e il nuovo impulso per la Zes calabrese questa performance potrà essere ulteriormente migliorata» ha detto ancora, spiegando che «la Zes Calabria potrà contare su 111,7 milioni di euro, che andranno a modernizzare e rafforzare il porto e l’area industriale di Gioia Tauro (43,5 milioni di euro per il potenziamento del raccordo stradale con i corridoi europei, il primo lotto di collegamento con la SS18 e il completamento della banchina di ponente) e altre importanti aree industriali, come quelle di Rosarno e Sibari. I porti di Reggio Calabria e Villa San Giovanni avranno a disposizione rispettivamente 6,5 e 4 milioni per opere infrastrutturali».

«Tra il PNRR e il Fondo Complementare – ha spiegato – ci sono 11,2 miliardi di euro per completare la linea ferroviaria ad alta velocità Salerno-Reggio Calabria, con l’abbattimento dei tempi di percorrenza di 80 minuti e un consistente aumento del numero dei treni. Insomma, i cittadini calabresi, le aziende che già ci sono, e gli investitori che vorranno scommettere su questa terra, saranno nell’arco di cinque anni protagonisti dello sviluppo di una grande piattaforma logistica e produttiva al centro del Mediterraneo e collegata al resto d’Europa».

Importante, l’intervento, in videoconferenza, del Procuratore Nicola Gratteri, che ha ribadito come «il porto di Gioia Tauro è una grande opportunità non solo per la Calabria ma per l’Italia ma secondo me è sfruttato al 20% del suo potenziale. Non vogliamo un porto di Gioia Tauro che serva solo perché le grandi navi scarichino i container e dopo tre giorni gli stessi container in una nave più piccola vengono portati al porto di Genova».

«Non è questo che vogliamo per la Calabria o l’Italia – ha ribadito –. Dietro il porto di Gioia Tauro ci sono ettari ed ettari di terreno mai utilizzato messo a disposizione delle aziende, perché in queste vicende non c’è stata programmazione, perché c’è stato un totale abbandono soprattutto da parte della politica calabrese e della politica meridionale, perché noi non possiamo pensare che i problemi del Sud li possano risolvere i parlamentari del Nord».

«Io come ogni calabrese – ha proseguito – spesso parlo male della mia terra perché la amo e proprio perché la amo ne posso parlare male. Ma io sogno per la Calabria le stesse infrastrutture che ci sono in Veneto e in Emilia Romagna, di questo abbiamo bisogno. Non abbiamo bisogno di assistenzialismo, siamo stanchi di questo assistenzialismo, siamo stanchi di queste mance che ciclicamente i vari governi ci propinano. Non abbiamo bisogno di questo. L’assistenzialismo porta solo al vagabondaggio e al lavoro nero, non alla produzione».

«Voglio un porto di Gioia Tauro – ha detto – dove ci sia una ferrovia in modo che il container possa arrivare velocemente al Nord e in Europa, di una ferrovia che porti le merci sotto la pancia dell’aereo all’aeroporto di Lamezia, ho bisogno dell’Alta Velocità. Ho avuto il piacere di incontrare il professore Giovannini, il ministro delle Infrastrutture, e abbiamo parlato proprio di questo. Ho detto al ministro “voi pensate alle opere pubbliche, alla ‘ndrangheta ci pensiamo noi”. Ho esagerato nel senso che ho usato un parolone, ma non volevo che fosse un’occasione persa per la Calabria».

«Noi – ha rilevato Gratteri – abbiamo bisogno dell’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, poi ho visto scientificamente, dopo 20 giorni, uno studio privato che diceva che non era conveniente l’alta velocità. Ma ancora stiamo a parlare se infrastrutture così sono convenienti? Ogni mattina partono dalla Calabria 20 autobus per il Nord: se ci fosse l’alta velocità certamente la gente non andrebbe a mettersi come sardine e stare dicdici ore per arrivare a Milano o Torino. Abbiamo bisogno come il pane dell’infrastruttura dalla Salerno-Reggio Calabria, della Reggio Calabria-Taranto, finalmente una strada a due corsie tutta intera e non a spezzatino. Io ancora non ho visto soldi stanziati per l’intera rete».

Mi auguro – ha concluso Gratteri – che i ministri che oggi avete invitato vi stiano vicini e abbiano a cuore del infrastrutture di cui il Sud ha bisogno più del pane».

Nel suo intervento, sempre in video conferenza, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che ha ringraziato «i ministri Carfagna, che è sempre disponibile con la Calabria, e Giovannini, col quale ci stiamo sentendo spesso nelle ultime settimane per discutere dell’Alta velocità, sulla quale non indietreggiamo di un millimetro, e anche per le altre infrastrutture strategiche per la Regione, come la Statale 106».

«Con il ministro Carfagna – ha spiegato – abbiamo condiviso l’idea di presentare il porto di Gioia Tauro e la Zona economica speciale del porto nella stessa giornata in cui il governo presentava il sistema delle Zes in Italia. La mia idea è che la Zes di Gioia Tauro sia la più importante per il Paese, proprio perché è a ridosso di un porto che è il più strategico d’Italia come hanno detto gli ospiti presenti oggi a Dubai».

«Ho voluto dedicare questa giornata al porto di Gioia Tauro – ha proseguito – perché l’Italia si è dimentica del Mediterraneo nel corso degli anni e soprattutto si è dimenticata di avere nel cuore del Mediterraneo un porto straordinario, quello di Gioia Tauro, che si è sviluppato più per inerzia che per volontà politica, ma che è diventato una delle principali infrastrutture del sistema europeo e mondiale».

«Parliamo di un porto – ha spiegato – nel quale i terminalisti stanno investendo centinaia di milioni di euro negli ultimi anni, con guadagni molto rilevanti nel transhipment. È un peccato che tutto ciò non riverberi sviluppo in Calabria, nel Mezzogiorno e nel Paese, attraverso la crescita di attività industriali in quell’area. Sono molto felice dell’intervento del procuratore Gratteri, perché un altro luogo comune che dobbiamo sfatare è quello per il quale in Calabria non si possa investire perché c’è la ‘ndrangheta. Non deve essere così. La ‘ndrangheta fa schifo, ma non deve diventare un alibi per non fare gli investimenti».

«Ho voluto presentare il porto di Gioia Tauro – ha detto ancora – a Dubai perché credo che una Regione si sviluppa solo creando opportunità, affinché gli imprenditori locali possano avere occasioni e lavorare meglio».

Inoltre, il Governatore ha ribadito che «il porto di Gioia Tauro si sviluppa se riesce ad attrarre investimenti. Sorgenia, ad esempio, ha in pancia un investimento per la costruzione di un rigassificatore a Gioia Tauro, con tutte le autorizzazioni già pronte, anche se da aggiornare. Su questo progetto chiederemo al governo di accelerare l’iter, perché Gioia Tauro si doti di questa importante opera nel settore energetico».

«Tra l’altro – ha detto – anche il presidente Draghi ha rimarcato recentemente l’intenzione di voler investire sui rigassificatori nel nostro Paese. Noi vorremmo collegare al rigassificatore anche la piastra del freddo. Gioia Tauro in questo modo potrebbe produrre surgelati per metà Europa, una possibilità incredibile per tutto il territorio. Ad esempio Msc, il principale terminalista del porto, è anche il maggior distributore di generi alimentari via nave. Appena faremo questo investimento, la Zes di Gioia Tauro potrebbe diventare un grande distretto dell’agroalimentare che valorizza anche l’agricoltura calabrese».

«Credo che la Calabria – ha concluso – possa essere una terra di grandi opportunità. Il presidente della Regione deve occuparsi di emergenze, ma deve avere anche la capacità di pensare al futuro».

La sottosegretaria per il Sud, Dalila Nesci, ha evidenziato come «la Calabria, con le sue risorse naturali e produttive e le sue opportunità di sviluppo e di competitività, è protagonista a Expo Dubai».

«La giornata dedicata alla nostra regione – ha aggiunto – è una vetrina importante per mostrare a livello internazionale quanto abbiamo da offrire a livello ambientale, economico e turistico. Grazie anche alla straordinaria attenzione riservata dal Governo, la Calabria è pronta a svelare la sua bellezza al mondo».

«Al nostro territorio – ha illustrato – sono destinati ben 7 miliardi di euro per le infrastrutture nel periodo 2022-2026: risorse che saranno destinate all’Alta velocità e al rafforzamento delle ferrovie regionali, all’edilizia residenziale e alla rigenerazione urbana, oltre che al potenziamento della Zona Economica Speciale e dei porti, a iniziare da quello di Gioia Tauro che deve diventare l’hub logistico, produttivo e commerciale del Mediterraneo».

«Nello specifico – ha spiegato ancora – sono stati stanziati 111 per la Zes Calabria che consentiranno di realizzare collegamenti più efficaci tra le zone industriali e la rete infrastrutturale. Abbiamo stanziato anche 1,4 miliardi di euro per la transizione ecologica del territorio, con l’obiettivo di promuovere la crescita compatibile con l’ambiente nella nostra regione. Accanto alle misure di politica industriale, infatti, abbiamo messo in campo interventi a favore delle aree interne, dei Comuni e delle realtà locali. Con il Contratto Istituzionale di Sviluppo per la Calabria, ‘Svelare Bellezza’, abbiamo adottato un piano straordinario per la crescita e la valorizzazione delle risorse ambientali, turistiche e culturali del territorio».

«Stiamo investendo risorse senza precedenti – ha concluso – per favorire il rilancio della nostra regione, che si candida a diventare il motore dello sviluppo del Mezzogiorno e il centro e di attrazione di nuovi investimenti». (rrm)

IL GATEWAY FS DEL PORTO DI GIOIA TAURO
È BLOCCATO DA UN CAVILLO BUROCRATICO

Il primo passo “storico” per il Porto di Gioia Tauro è stato fatto con il Gateway ferroviario, che permette il passaggio diretto dei container nel mercato nazionale ed internazionale, tramite ferrovia, ma si potrebbe fare di più, se «non ci fosse un cavillo burocratico che blocca il collegamento del porto e la rete dell’alta velocità», come ha denunciato la deputata del Partito Democratico, Enza Bruno Bossio.

La parlamentare, infatti, ha chiesto che la «Regione e il Corap si attivino al più presto per trasferire ad Rfi le aree necessarie per realizzare il collegamento ferroviario fra il porto di Gioia Tauro e la rete ad Alta velocità».

Questo perché «un cavillo burocratico non può e non deve bloccare il pieno sviluppo di una delle più importanti infrastrutture del Mediterraneo».

Infatti, nei piani che il Governo ha per la Calabria, dei 61, 4 miliardi stanziati, 54.819 sono la rete ferroviaria, e 8.690 per il trasporto rapido di massa. Insomma, non si tratta di spicci, ma di somme importanti che potrebbero essere il primo passo per un punto di svolta per la nostra regione.

La parlamentare, infatti,  ha presentato in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati, una interrogazione sul collegamento ferroviario fra il porto di Gioia Tauro e la rete dell’Alta velocità: «Con questa iniziativa parlamentare – ha spiegato la deputata dem – si è inteso sollecitare la soluzione dei problemi legati alla titolarità di alcune particelle catastali che di fatto impediscono la realizzazione dell’opera».

Nella risposta, infatti, è stato ricordato che «il Pnrr ha previsto risorse pari a 60 milioni di euro per la realizzazione di interventi di potenziamento del collegamento ferroviario del porto di Gioia Tauro» e che gli interventi consistono «nel raddoppio della bretella di collegamento tra San Ferdinando e Rosarno; nella sistemazione dell’impianto di Rosarno per la realizzazione di almeno un binario con modulo pari a 750 metri; nella revisione della stazione di San Ferdinando per la realizzazione di binari con modulo pari a 750 m e nell’ammodernamento dei sistemi di sicurezza e segnalamento».

Insomma, l’oggetto della discussione è stato messo in secondo piano, mentre è stato dato ampio spazio alla stazione di Rosarno e al collegamento con San Ferdinando, che sono comunque importanti importanti come infrastrutture, ma il porto?

Quali sono, davvero, le intenzioni su una infrastruttura che è rinata ed è diventata un’eccellenza grazie alla guida sapiente del presidente Andrea Agostinelli e che, nel mese di febbraio, ha registrato l’attracco di 15 navi in contemporanea?

«Il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (MIMS) – ha spiegato la Bruno Bossio – pur confermando in pieno l’esecuzione, entro il 2026, del collegamento fra aerea portuale e linea ferroviaria, non fa piena luce sulla questione che ho sollevato e che purtroppo è dirimente. Non sfugge che su questa opera da anni pesano insidie e rallentamenti legati proprio al trasferimento di alcuni terreni oggetto dell’intervento».

«Già nel 2020, a mia firma – ha ricordato – è stata approvata in commissione bilancio una norma che perfezionava il passaggio del tratto ferroviario dal Corap, alla Regione e poi ad Rfi. Ebbene, sono trascorsi quasi due anni e ci ritroviamo in una condizione di totale incertezza, che limita fortemente le potenzialità del più grande terminal di transhipment presente in Italia, uno dei più importanti hub del traffico containers nel bacino del Mediterraneo».

«Accolgo – ha concluso – con favore le precise indicazioni che oggi sono arrivate dal ministero sulla determinazione di portare a compimento l’opera – nei tempi e nella copertura finanziaria – ma credo che sia urgente e necessario un definitivo intervento affinché la Regione trovi uno sbocco positivo e metta fine a questa storia infinita. Un problema di ordine burocratico non si riveli un reale impedimento per il pieno sviluppo del porto di Gioia Tauro».

Un intervento, quello della Regione, che si rende necessario, soprattutto se, c’è l’accordo procedimentale per la riqualificazione e ammodernamento del retroporto, per cui sono stati stanziati 6 milioni di euro.

Quella dell’alta velocità, dunque, è una possibilità da non sottovalutare, considerando che Gioia Tauro e il suo porto sono fondamentali e lo stesso ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, ha riconosciuto nella nostra infrastruttura «un’eccellenza nazionale che si inquadra nella strategia complessiva di integrare la logistica nazionale con quella europea».

Nella sua visita al Porto – avvenuta di recente – Giovannini ha ricordato come «Gioia Tauro è una realtà straordinaria, unica, che può diventare motore di cambiamento non solo per il trasporto marittimo, ma anche per tutte le attività economiche collegate. Abbiamo bisogno di investire in questa direzione». (rrm)

 

Il ruolo europeo tra Mediterraneo e Atlantismo: significativo incontro a Reggio

L’Europa deve guardare con occhio sempre più attento all’atlantismo: è necessario soprattutto alla luce dei nuovi scenari che la pandemia da coronavirus ha disegnato nel mondo: serve uno sforzo comune, a respiro internazionale, che l’Europa e i Paesi del Mediterraneo devono impegnarsi a sostenere per un ruolo da protagonisti. È quanto è emerso dall’incontro Euromediterraneo e Atlantismo svoltosi all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, in occasione della presentazione del nuovo mensile internazionale MedAtlantic, diretto dal giornalista Santo Strati e dal prof. Mauro Alvisi, docente presso la stessa Università. Un’aula magna affollata di studenti ha seguito con attenzione gli interventi degli ospiti in presenza (oltre a Strati e Alvisi) l’ammiraglio Andrea Agostinelli, il rettore della Mediterranea Marcello Zimbone e il direttore del Decisions Labs e della Scuola di Dottorato della stessa Università prof. Massimiliano Ferrara e di quelli in remoto: don Isidoro Sanchez Garcia Presidente della nota Fondazione Università La Laguna delle Canarie, l’ing. Renato Vitaliani, docente emerito dell’Università di Padova e l’antropologo oxfordiano Gregory Overton Smith della Temple University di Roma.

Il padrone di casa, prof. Zimbone, ha introdotto gli ospiti mettendo in evidenza il ruolo della comunicazione dell’Europa nel quadro atlantico: le attenzioni del mondo culturale tendono a essere circoscritte ad ambiti sempre più ristretti, questo nuovo mensile – ha detto Zimbone – rivela una scelta strategica che va oltre il Mediterraneo per le sue implicazioni che non sono limitate all’Unione Europea o al continente africano ma travalicano anche l’Atlantico. È un modo per innescare anche dei ragionamenti che si avvicinano e tendano al sogno: i nostri giovani devono imparare a guardare lontano, oltre quelle che sembrano le proprie potenzialità, in modo da dare sfogo a un’energia espressiva che parta proprio dal Mediterraneo che appare sempre più al centro delle strategie mondiali.

Il presidente dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, amm. Agostinelli ha sottolineato il potenziale di tutta l’area e illustrato gli sviluppi al di sopra delle aspettative che il Porto di Gioia ha saputo realizzare. Il Porto di Gioia condivide una posizione geografica baricentrica rispetto alle rotte commerciali, che per esempio dal Far East vanno verso l’Atlantico, o quelle destinate al Nord-Europa. «Il Porto ha sofferto una crisi gravissima negli anni passati – ha detto Agostinelli –, ma da quella crisi ci siamo ripresi: due anni e mezzo orsono c’è stato un cambiamento di rotta con un cambio di gestione commerciale del più grande terminal contenitori d’Europa. Ci tengo a sottolineare le eccellenze del porto calabrese di Gioia: è un gioiello meraviglioso creato trent’anni fa con tutt’altri scopi e per l’intuizione di un imprenditore genovese trasformato in un porto di transhipment che oggi è diventato il leader nazionale come connettività (con collegamenti a 60 porti europei e 122 porti nel mondo), 34° nel mondo. Manca una cultura del mare, anche nella stessa città metropolitana: dobbiamo parlare con le istituzioni e con le accademie. Oggi parliamo della posizione della Calabria nel Mediterraneo ma dobbiamo rilevare che non è mai stata una regione marittima, anzi dal mare temeva le invasioni, ma occorre ora costruire una cultura della portualità che deve tradursi in un grande potenziale di occupazione: non servono solo ingegneri e scienziati, serve anche il personale di terra che si occupi della movimentazione e va formato. Diventa anche questa un’opportunità per tantissimi giovani del territorio. Ci sono grandi differenze rispetto al passato: il porto progetta direttamente e cresce. È dunque da tenere presente questa realtà nello scenario internazionale, in un quadro di crescita e sviluppo non solo della Calabria, ma dell’intero Paese».

Il prof. Vitaliani ha illustrato l’eccellenza raggiunta dai progettisti italiani e ha sottolineato l’esigenza di fare cultura sul costruito nel Mediterraneo, imponendo il modello italiano su quello (spesso sbagliato) atlantico.

Don Isidoro Sanchez Garcia, già Europarlamentare presidente dell’Università  La Laguna, coadiuvato nella traduzione dal prof. Enzo Cutini, ha sottolineato come sia importante creare collegamenti tra le università del Mediterraneo e dell’Atlantico per sviluppare suggestive sinergie culturali transnazionali: «occorre creare ponti di conoscenza per i giovani dell’area mediterranea con interscambi di grande e rilevante portata».

Secondo l’antropologo texano Smith «c’è un cambiamento in corso nel mondo e l’atlantismo deve costituire un elemento prioritario per lo sviluppo del Mediterraneo e dei suoi popoli, dove affondano le radici del mondo classico. Non a caso dagli Stati Uniti vengono a studiare a Roma molti studenti, affascinati dalla civiltà mediterranea: sono oltre un centinaio le università americane che mandano i propri studenti in Italia (oltre 20mila) e l’Italia è tra le prime destinazioni degli studenti americani con la Spagna e l’Inghilterra».

Il prof. Massimiliano Ferrara ha illustrato lo scenario socio-economico dell’area medatlantica e spiegato perché la Cina ha saputo conquistare spazi (per esempio in Africa) ai quali non pensava più nessuno, dove si producono materie prime (tipo il silicio) che risultano fondamentale per la catena produttiva mondiale. C’è una strategia economica internazionale che vede nuovi protagonisti nel quadro geopolitico mondiale: questa esperienza pandemica, allora, ci aiuterà forse a capire meglio come sarà il mondo tra dieci-vent’anni, sull’onda lunga del neoatlantismo che di fatto ha superato il mito americano.

Alvisi e Strati, infine, hanno spiegato le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questo nuovo mensile: MedAtlantic è nato da un’intuizione del prof. Alvisi, messa in pratica con un comune e laborioso impegno, con l’obiettivo di raggiungere un vasto pubblico in cerca di approfondimenti di cultura, politica e società della nuova dimensione del mondo mediterraneo permeato dall’ispirazione atlantista. Accanto all’edizione cartacea (italiana) sono previste le edizioni digitali anche in spagnolo e in inglese. (rrc)

Il video completo del convegno:

Il presidente Agostinelli: la politica dica se sposa il sogno di Gioia Tauro e del suo retroporto

La politica deve spiegare se ha intenzione o meno di “sposare” il sogno di Gioia Tauro: serve al più presto il retroporto per completare lo sviluppo. Non le manda a dire l’ammiraglio Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio al convegno “Il Porto incontra” nel sottolineare i punti di forza di Gioia Tauro. «Siamo un porto giovanissimo – ha detto –, senza storia, senza cultura marinara, senza la coscienza diffusa di essere un grande porto mediterraneo. Ne parliamo ogni giorno con le organizzazioni sindacali, con le università, con la società civile, con la politica. Qualcosa sta cambiando. Cinque anni fa i giornali titolavano che il porto di Gioia Tauro era il porto della cocaina. Oggi, proprio oggi, questo è il titolo di rilievo che ci riconosce Affari e Finanza “Gioia tauro, un porto da record per rilanciare la Calabria e il Sud”.

Un intervento preciso e lineare quello dell’ammiraglio Agostinelli, ormai “calabrese d’adozione”: «Qui c’è un pezzo dello Stato che ancora riesce a progettare, a realizzare e a sognare, in una cornice di legalità. Ora l’alternativa è della politica, quella regionale e soprattutto quella nazionale, se condividere il nostro sogno, con uno sforzo chirurgico e definitivo, per completare lo sviluppo a terra del nostro porto, oppure lasciare Gioia Tauro così com’è, con i suoi 3 milioni di contenitori annui, primato nazionale, occupazione bene o male salvaguardata, ma nessuno sviluppo del retroporto, nessun beneficio per la Calabria e per il Sud».

Agostinelli ha ripercorso i passi che, negli ultimi anni, hanno riportato lo scalo ai vertici internazionali del transhipment: «Questo è un porto nuovo dai fondali abissali – ha aggiunto – che curiamo in modo maniacale. Non a caso, le navi porta containers più grandi del mondo ormeggiano qui e in nessun altro porto in Italia. Qui abbiamo le infrastrutture più moderne, un armatore, che è anche terminalista, che sta investendo 210 milioni di euro, anche con il contributo di questa Autorità di Sistema Portuale, e che tutti gli altri porti ci invidiano e corteggiano.

«Abbiamo realizzato in questi anni infrastrutture modernissime, il viadotto De Maria e il gateway ferroviario che il porto aspettava da 30 anni, una delle pochissime opere strategiche nazionali del Sud arrivata dalla progettazione alla bollinatura della Corte dei Conti. E poi un bacino di carenaggio per il quale sono pronte le risorse e che fino a 4 anni fa appariva un miraggio visionario e che oggi sta diventando realtà.

«Ne siamo orgogliosi. In questo contesto, che è quello della Calabria più profonda e nel pieno dell’emergenza pandemica, maestranze portuali e terminalista hanno realizzato nel 2020 uno stupefacente + 26% dei traffici, che si contrappone alla flessione a doppia cifra di tutti gli altri porti del pianeta. Noi siamo orgogliosi anche delle nostre maestranze e del nostro terminal».

E poi  – ha continuato Agostinelli – «c’è il resto del mondo, c’è la “questione meridionale” che vede questa meraviglia portuale godere del più ampio retroporto nazionale ampio 370 ettari, gode di strade, autostrade, ferrovia, per non dire di un aeroporto internazionale a 60 km di distanza. Abbiamo il sogno visionario di farlo diventare il volano economico di una intera regione, se non dell’intero Meridione, abbiamo il sogno visionario di un collegamento via ferro con gli interporti campani e pugliesi, magari via Corigliano, nonostante una Zona Economica Speciale che non decolla, una “alta capacità ferroviaria” ad oggi inesistente, e questo è l’obiettivo che il PNRR deve raggiungere, non dimenticando che il problema della Regione si chiama alta velocità».

Il Presidente dell’Autorità Portuale non trascura gli altri “problemi” della zona: «Infine c’è la Ndrangheta, il convitato di pietra di ogni discussione sui problemi calabresi. Abbiamo qui le Istituzioni, le migliori Forze dell’ordine e di Polizia, la migliore magistratura per combattere questa piaga mentre noi facciamo ogni sforzo per tenerla fuori dal porto, con indagini capillari su ogni appalto e sub appalto». (rrc)

 

DA GIOIA TAURO TANTA VOGLIA DI FUTURO
MA IL PAESE NON HA LA CULTURA DEL MARE

di FRANCESCO RAO – L’evento programmato da Fise Uniport, “Il Porto Incontra a Gioia Tauro” ha rappresentato un momento di sintesi programmatica per il futuro di un territorio che dispone numerose opportunità e oggi, grazie al PNRR, potranno essere strutturate mediante una serie di iniziative strategiche volte a imprimere all’Italia quella forza trainante di un Meridione che ha dimostrato di fare bene la propria parte proprio nel momento più delicato vissuto non soltanto in Italia ma in tutto il mondo a causa della pandemia.

I contributi istituzionali, forniti in apertura, hanno visto avvicendarsi Antonio Davide Testi, Amministratore Delegato Medcenter Container Terminal e Presidente Vicario Fise Uniport; Pasquale Legora de Feo, Amministratore Delegato CO.NA.TE.CO. e Vice Presidente FISE Uniport; Massimo Mariani, Prefetto di Reggio Calabria; Andrea Agostinelli, Presidente Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio e Michele Volpicella, responsabile Sviluppo Commercializzazione Territoriale Sud Ovest di RFI. Prima di affidare le conclusioni a Teresa Bellanova, Vice Ministra delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili, il giornalista Michele Albanese, moderatore dell’evento, ha chiesto l’intervento del pubblico per eventuali contributi volti ad arricchire il confronto, avviato nel primo pomeriggio in un luogo allestito sulla banchina del Porto nel quale è stato possibile assistere anche ai i movimenti praticati dalle gigantesche gru e dai carrelli porta container.

Durante i brevissimi interventi, hanno preso la parola i rappresentanti delle principali sigle sindacali presenti all’iniziativa e il Sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio. Nell’intervento della ministra, oltre all’ottimismo è prevalsa una forte dose di incoraggiamento, finalizzata a superare gli steccati divisori ed agire con determinazione per utilizzare bene i fondi messi a disposizione della Calabria. «Ringrazio Uniport per l’invito e per aver organizzato questo momento. Grazie al Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale per il lavoro importante che sta facendo e anche per l’ospitalità e grazie a tutti voi per essere presenti. Vedo che questo è un momento importante di confronto sia gli stakeholder sia per tutto il territorio. Parto col dire che ritengo positivo questo momento. Il nostro Paese ha 8000 km di costa, ma è carente di una cultura del mare.  Perciò, dobbiamo essere molto obiettivi nelle nostre valutazioni. Per inclinazione personale non voglio unirmi al coro del lamento. Non mi appartiene. Per formazione, per cultura, per mia modalità di approcciare le questioni non possiamo neanche ignorare questa realtà. Tra le mie deleghe vi sono la portualità, le Z.E.S. e i commissariamenti delle ferrovie.  Un punto forte sul quale dobbiamo continuare a lavorare riguarda i momenti di confronto con il territorio. “Il Porto incontra”, significa sviluppare una cultura e una sensibilità che sta dentro l’idea di sviluppo che deve avere il nostro Paese. Per fare ciò bisogna avere un’idea di sistema paese e, dentro l’idea di sistema paese, si dovrà sapere quali sono i punti di forza che ci metteranno nella condizione di fortificare le azioni indispensabili per creare lavoro sia per quanti lo hanno perso sia per quanti un lavoro non l’hanno mai avuto. In questa direzione potremo incontrare i giovani che stiamo formando nelle nostre scuole, nelle nostre università e che ci chiedono di avere un futuro in questa terra e non altrove. Io credo che la cultura del mare sia qualcosa di molto complesso. La cultura di un Paese che ha 8000 km di costa merita di essere impregnata anche attraverso un costante confronto volto a comprendere meglio che cos’è la portualità, quale e quanta ricchezza possa rappresentare questo comparto per il Paese e su come si possa contribuire a determinare un paese più sostenibile da tutti i punti di vista. Ognuno di noi avrà ben compreso che ci troviamo in un luogo che rappresenta il punto di forza di questo territorio. Lasciamo perdere tutto quello che c’è in termini di ritardi accumulati nel corso dei decenni. Gioia Tauro sarà stata una realtà trattata con meno interesse rispetto ad altre?

Teresa Bellanova e Francesco Rao
Teresa Bellanova e Francesco Rao

«Oggi – ha detto la ministra – parliamo della realtà che è in controtendenza rispetto a tutti gli altri Porti italiani. Qui, nella fase più complicata del nostro Paese e dell’umanità intera, si è registrato un incremento del traffico commerciale che i dati certificano nella misura del 26%. Quando le altre realtà portuali vanno giù, se a Gioia Tauro c’è un incremento del traffico commerciale, quel traffico commerciale è un incremento nazionale e allora non stiamo parlando di una struttura marginale, stiamo parlando di una infrastruttura strategica per il Paese e noi dobbiamo avere consapevolezza di questo.

«Voi dovete avere consapevolezza di questo perché da questo dato bisogna partire per rafforzare le politiche pubbliche e il rapporto pubblico-privato. Se deprimiamo tale realtà, non riusciremo a mettere a valore neanche questo aspetto che è un aspetto di grande rilevanza. L’invito che intanto voglio fare e che dentro questa cornice, noi dobbiamo guardare la realtà senza pensare che non sono sufficienti i finanziamenti per le attività da compiere. Quando si hanno risorse e non si sanno finalizzare il risultato sarà pessimo. Dobbiamo avere le risorse e dobbiamo pensare a fare squadra. Il Covid ci ha insegnato a tutti quanto è importante il funzionamento della filiera. Provate ad immaginate se Porti, sistema agricolo, sistema agroalimentare, autotrasportatori e catena commerciale non fossero stati in grado di funzionare all’unisono nella fase del lockdown, cosa avrebbe comportato tale disfunzione per il nostro paese? Seppur chiusi dentro alle nostre case abbiamo potuto vivere, anche se ci è costato chiudere i nostri genitori nelle case e non poterli andare a trovare; a non mandare i nostri figli a scuola. Chiudere le aziende.  Nulla è stato normale nella nostra vita. L’unico momento di normalità è stato quello di non aver dovuto cambiare le nostre abitudini alimentari. Tutto ciò è stato possibile perché la filiera ha funzionato, facendo mantenere all’Italia momenti di normalità che sono stati importanti, non solo dal punto di vista economico ma principalmente dal punto di vista della tenuta psicologica del Paese. Cosa avrebbe rappresentato per tutti noi andare in un supermercato, in un negozio e trovare gli scaffali vuoti? Questo non è accaduto. La filiera deve continuare a funzionare.

«Quando vi faranno la domanda: ma le risorse saranno sufficienti? Io rispondo con un’altra domanda: siamo sicuri che ci stiamo mettendo in condizione di spendere e spendere bene e nei tempi dati quelle risorse assegnate? Adesso non abbiamo un problema delle risorse. Non dobbiamo confrontarci solo con il Piano Nazionale di Ripresa e resilienza, la Regione Calabria, dal PNRR, prende due miliardi 350 milioni. Insieme a quelle risorse ci sono quelli del Fondo Sociale, ci sono i Fondi Comunitari, ci sono i Fondi Strutturali, ci sono i Fondi Nazionali, c’è la Legge di Bilancio. Questa volta le risorse ci sono, perciò noi dobbiamo metterci nella condizione di spendere quelle risorse e di spenderle nei tempi che ci sono dati. Quindi non ci sono più scusanti per nessuno.  Stiamo lavorando sulla semplificazione e sulla riforma della Pubblica Amministrazione perché non possiamo da una parte quantificare le risorse e dall’altra perderle per la burocrazia che ne rallenta i processi. Per intenderci: quando si dice è un problema della burocrazia, la burocrazia funziona esattamente come la politica. Se quest’ultima decide che deve funzionare non è che la burocrazia va per conto suo autonomamente. Quando la politica ha il coraggio di intervenire, modifica le norme e la burocrazia deve applicare quelle norme il cambiamento rispetto al passato sarà evidente. La sfida che abbiamo dinnanzi è spendere le risorse mediante la realizzazione di progetti realizzati nei tempi dovuti.

Il Porto Incontra a Gioia Tauro«Per quanto riguarda la delega relativa al commissariamento delle Ferrovie, la costante collaborazione con la dottoressa Fiorani, che è l’Amministratrice delegata, ci sta consentendo di svolgere un grande lavoro. Stiamo andando nei territori a parlare direttamente con i commissari, con gli amministratori locali, con il mondo imprenditoriale, con i rappresentanti dei lavoratori, perché è evidente che se siamo arrivati al commissariamento l’Italia ha bisogno di infrastrutture. Noi avevamo 120 miliardi di risorse su progetti immediatamente cantierabili e quelle risorse non venivano spese.

«L’attuale Governo, con due Decreti, ha avviato 102 opere mettendo a disposizione 98 miliardi di risorse su progetti che stanno partendo. Stiamo applicando lo stesso metodo per l’ANAS, anche se per le strade non sarà possibile utilizzare i finanziamenti del PNRR. Io credo che quando parliamo di infrastrutturare il paese parliamo sia di opere grandi sia di opere piccole che divengono di vitale importanza per il rilancio del paese.  Vi faccio un esempio: quando mi è stato detto che 5 km di infrastruttura, tra averli o non averli significa essere competitivi o meno è semplice che non ti puoi concentrare solo sulle grandi opere ma diviene indispensabile concentrarsi anche sulle piccole opere e bisogna darsi dei tempi per rispondere con puntualità a quell’emergenza per far ripartire il paese e creare opportunità di lavoro.  La sostenibilità ambientale ci chiede di avere la ferma convinzione nel realizzare anche sostenibilità sociale. Qualcuno forse non ha ancora compreso che la sostenibilità ambientale, senza sostenibilità sociale, significa macelleria sociale. Il passaggio cruciale sarà comprendere come ripensare un modello di sviluppo da affiancare ad un sistema produttivo che ha bisogno di numerose innovazioni. Tale passaggio, potrebbe anche non essere gestibile con equilibrio e con giuste politiche pubbliche e private.

«Una infrastrutturazione deve anche essere l’occasione per rendere più competitivo e più attrattivo di investimenti quel territorio. Questa è la sfida che noi abbiamo. Quando parliamo di intermodalità è chiaro che rispondiamo ad una richiesta forte che è quella della sostenibilità ambientale. Un po’ di merci dalle strade le dobbiamo togliere e per togliere merci dalle strade dobbiamo avere un buon funzionamento del mare. Dobbiamo avere una grande capacità di spostare quelle merci sul ferro. Il PNRR prevede risorse destinate proprio alle ferrovie, non solo alle tratte lunghe ma anche alle ferrovie regionali. Stiamo ragioniamo sulla tratta Napoli-Bari e sulla Salerno-Reggio Calabria in termini di alta velocità, ma anche di alta capacità. Se noi pensiamo soltanto alla mobilità delle persone non raggiungiamo l’obiettivo che ci viene richiesto.

«Personalmente sono tra quelle persone che vedono la mobilità delle persone come un diritto di cittadinanza ma altrettanto penso che la mobilità delle merci, in tempi rapidi, sia un altro diritto di cittadinanza del sistema paese e del sistema produttivo. Noi siamo in una regione che ha tanti problemi, tante difficoltà ma anche tante eccellenze. Per tali motivi, se noi davvero crediamo alla intermodalità e crediamo di poter contribuire alla sostenibilità ambientale, dobbiamo porci il problema della sostenibilità economica. Un solo un riferimento, per un settore che come saprete mi sta molto a cuore, come i prodotti agroalimentari di questa terra arrivano in modo sostenibile nel centro del nostro paese ma anche nel cuore dell’Europa, noi potremo farli arrivare su quei mercati che sono sempre più lontani e che si possono permettere il costo del made in Italy potremo rilanciare l’Italia. per rilanciare il Mezzogiorno, non è sufficiente il mercato interno. Per far ripartire il mercato interno dovremo raggiungere con i nostri prodotti i mercati che sono sempre più lontani, anche quelli da noi considerati come paesi poveri nei quali ci sono popolazioni che si possono permettere il costo del made in Italy. Produrre in Italia, produrre con gli standard qualitativi italiani e anche con i costi sociali e del lavoro italiani, significa dover vendere a prezzi più alti questo è il pubblico una cosa semplice ma è la sfida che noi abbiamo dinnanzi.

«Con l’allora ministro Claudio De Vincenti abbiamo lavorato intensamente per lanciare le Z.E.S. Allora, fare un provvedimento che parlava di Mezzogiorno, non era proprio semplice. Lo abbiamo fatto e però per le Z.E.S. nel 2016. Adesso siamo al 2021 e ancora non sono partite. In questa fase non possiamo più perdere tempo, abbiamo lavorato in questi mesi con il ministero per la coesione e il decreto finalmente è pronto e presto i responsabili dei due Ministeri lo firmeranno. Da parte mia sto spingendo affinché il 18 novembre, il Decreto sulle Z.E.S. vada nella conferenza unificata Stato Regioni e quello sarà il punto definitivo in cui finalmente si ripartiranno le risorse. Questa Z.E.S., dopo la Campania, è la Z.E.S. che avrà la maggiore quantità risorsa quantificata in  111.700.000 € di cui 43 milioni di euro per la l’Autorità di Sistema portuale di Gioia Tauro.  Quelle sono risorse che noi dobbiamo investire rapidamente perché le Z.E.S. hanno una funzione se sono attrattori d’investimenti, perciò, mi sta molto a cuore l’infrastrutturazione primaria e secondaria del territorio.

«Per quanto riguarda la criminalità, penso che in questo territorio il crimine vada contrastato costantemente con il costante e prezioso lavoro compiuto da sempre dalle Forze dell’Ordine. Questa mattina ho incontrato un gruppo di persone che vivono il dramma annesso alle difficoltà riscontrate dalle agenzie del lavoro portuale. Sia per Taranto sia per Gioia Tauro bisognerà individuare i fondi e rifinanziate tali realtà, perché quelle persone sono ancora persone utili al sistema portuale. Con altrettanta chiarezza vorrei sottolineare che quei bacini vanno svuotati. Non si può da una parte lasciare le persone in cassa integrazione e dall’altra parte si chiamano altre persone.  I bacini vanno svuotati e siccome siamo persone serie e rigorose, dobbiamo lavorare per contribuire a risolvere queste questioni perché così facendo daremo un’ulteriore iniezione di fiducia ai nostri territori. Oggi di questo abbiamo bisogno per recuperare un po’ di fiducia. Il Covid purtroppo ha segnato tutti noi, anche da questo punto di vista. Allora, ringraziandovi per questa straordinaria occasione di confronto, senza entusiasmi di maniera, dico che oggi abbiamo la condizione per dire: stringiamo i pugni e insieme possiamo farcela. Abbiamo le competenze, le professionalità e anche le persone giuste nei posti giusti per fare ulteriori passi avanti». (fr)