BEFFA DEI LIVELLI MINIMI DI PRESTAZIONE
ATTENTI ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

di MASSIMO MASTRUZZOUn DDL per l’autonomia differenziata con riunioni tra soli beneficiari, i presidenti delle Regioni del Nord, e con l’esclusione dei danneggiati, presidenti delle Regioni del Sud.

Un’azione già di per sé grave, che si eleva a gravissimo perché il testo della Gelmini non solo esclude i vari Occhiuto, De Luca, Emiliano, ma mette totalmente a tacere tutto il Parlamento, ovvero tutti i rappresentanti dei cittadini del Mezzogiorno. Sarà solo una “bicamerale” sulle questioni regionali a dare un parere sulle intese avanzate dalle Regioni, mentre l’aula si limiterà a votare sì o no, a maggioranza assoluta, il disegno di legge in cui sarà stato trasformato lo schema di intesa tra la singola regione e il governo.

La prima domanda che sorge spontanea è: possibile che Emiliano, De Luca, Occhiuto e gli altri presidenti del Sud non abbiano una minima reazione di stizza? Una viva irritazione che li spinga ad organizzare a loro volta un incontro per uscire con una posizione comune contro l’avidità dei presidenti del nord del voler gestire tutto il banco di soldi pubblici statali in base alla spesa storica.

Possibile che De Luca, Occhiuto, Emiliano abbiano abboccato alla barzelletta della Gelmini sulla determinazione in un anno dei LEP, dopo che questi attendono di essere determinati da 21 anni?

Possibile che L’art. 4 del provvedimento non abbia ancora fatto sobbalzare dalle loro sedie istituzionali tutti i rappresentanti dei cittadini dei propri territori? Avranno letto che:

“Le risorse finanziarie, umane e strumentali necessarie all’esercizio da parte della Regione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia sono definiti dall’intesa di cui all’articolo 2 nei termini di spesa storica sostenuta dalle amministrazioni statali nella Regione per l’erogazione dei servizi pubblici corrispondenti alle funzioni conferite quale criterio da superare a regime con la determinazione dei costi, dei fabbisogni standard (…)”.

Spesa storica, cari Emiliano De Luca, Occhiuto, è il concetto chiaro ed inequivocabile di una supposta nel deretano dei vostri concittadini, perché voi non potrete dire di non sapere che quell’infame passaggio significa tanto spendi, tanto ti viene riconosciuto dallo Stato: Reggio Emilia ha 171mila abitanti contro i 180mila di Reggio Calabria; eppure, la prima spende 28 milioni in istruzione, mentre la seconda solo 9. E ancora: 21 sono i milioni spesi in cultura da Reggio Emilia, mentre sono solo 4 quelli del comune calabrese.

È così se non hai speso in asili nido, vuol dire che non hai bisogno di asili nido, e che ciò che avrai sarà zero. Il programma Report, su RAI3 ha un’intera puntata su questa evidente sottrazione di diritti.

Un bambino calabrese già oggi vale molto meno di un coetaneo delle Regioni che stanno chiedendo di gestire i propri fondi, e il presidente Occhiuto non può ignorare che la Calabria, con 2 milioni di abitanti, ha zero terapie intensive infantili; il Veneto, con 5 milioni di abitanti, ne ha 3, ed probabile che questa situazione abbia concorso nella tragedia della bimba calabrese che – lo scorso gennaio – morì a 2 anni di Covid per mancanza di terapie intensive in regione. Regione Calabria che investe 77 milioni l’anno nel turismo sanitario, devolvendo alle regioni del Nord (prime tra tutte la regione della Gelmini) finanziamenti per sopperire alla tragedia della mancanza di ospedali.

L’autonomia differenziata in sostanza annulla definitivamente tutto ciò che è “pubblico”, cioè finalizzato all’interesse generale, destinato a diminuire le differenze tra ricchi e poveri, e questo in una nazione come Italia che per quanto concerne la disomogeneità territoriale non ha eguali nella UE, non a caso ha ricevuto, rispetto a tutti gli altri stati membri, la quota maggiore del PNRR (la Ministra per il Sud, Mara Carfagna dovrebbe saperlo).

Come Movimento per l’Equità Territoriale abbiamo già presentato una proposta di legge costituzionale presso la Corte di Cassazione chiedendo la cancellazione dell’autonomia differenziata dalla Carta costituzionale e quindi la sterilizzazione a priori di ogni tentativo di attuarla, ed invitiamo pubblicamente tutti i rappresentanti istituzionali dei cittadini del Mezzogiorno, ma non solo, a prendere posizione contro questo palese tentativo di ulteriore sottrazione di diritti ad una parte di cittadini italiani. (mm)

[Masssimo Mastruzzo è della Segreteria nazionale M24A-ET  / Movimento per l’Equità Territoriale]

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Eliminare spesa storica per superare i divari

di ORLANDINO GRECONon posso che dare atto e merito allimpegno che la Ministra per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, sta mettendo nel riconoscere lestrema urgenza e necessità di abbattere il divario Nord-Sud. Sin dallinizio del suo mandato ha mostrato una certa fermezza su alcuni punti fondamentali, come quello sullautonomia differenziata. La stessa in merito al disegno di legge sull’autonomia differenziata ha risposto, nei giorni scorsi, ad una interrogazione parlamentare presentata durante il Question time nell’Aula di Montecitorio.

La Ministra ha evidenziato come tre siano le questioni imprescindibili: finanziamento dei LEP, abbandono della spesa storica e coinvolgimento del Parlamento. Sono temi, questi, di cui LItalia del Meridione, da anni, si è fatta portavoce e su cui poggia il suo programma politico che non è attestazione o rivendicazione di una ormai anacronistica Questione meridionalema mira ad una generale assunzione di responsabilità.

Una Questione che ha mostrato il suo vero volto e i meccanismi, quanto mai perversi e ben strutturati a discapito delle regioni del sud, con i quali è stata portata avanti, legittimando misure come la spesa storica. Populismo e sovranismo, escludono per definizione forme di secessione politica che viene così tradotta in secessione economica, lasciando apparentemente intatto lassetto democratico e istituzionale ma di fatto sovvertendo e violando principi fondanti della nostra Costituzione. Ma entrambi sono arrivati al capolinea e nelle loro rivendicazioni’ hanno trovato ferma opposizione, da parte di chi, meridionali o no, hanno ben compreso le reali conseguenze di quella mancata unità’ in termini di equità territoriale, perequazione e giustizia sociale.

Se la riforma delle Autonomie ormai non è più rinviabile e deve trovare compimento attraverso una Legge, questa deve essere pensata in maniera tale da escludere sperequazioni tra le regioni, in particolare nelle risorse destinate alla copertura dei servizi primari, e quindi continuando a creare cittadini di serie A o B. 

L’elemento imprescindibile, quindi, è e rimane il superamento e poi leliminazione della spesa storica, riequilibrando il rapporto popolazione-spesa pubblica che determina i livelli essenziali delle prestazioni e di assistenza, così come deve essere ridefinito il fondo perequativo, per colmare le distanze tra i territori più ricchi e quelli più poveri.  

In questo momento storico, più che in altri, bisogna stare in campo, incalzare e sviluppare una visione univoca che abbia come obiettivo, ciò che oggi ci viene richiesto con linee guida chiare e precise dalla stessa Comunità Europea: abbattere i divari! Che vanno ben oltre i gap infrastrutturali, la mancanza o meno di servizi, ma definiscono il riconoscimento di quella parte del Paese dimenticata e defraudata.

Bisogna intercettare e far convergere le forze più avvedute e lungimiranti, facendo partire dal Sud una proposta forte, concreta e positiva ed inequivocabili per far capire a tutti che questo Paese o cresce insieme o, insieme, perisce. (og)

Lo Schiavo (De Magistris presidente): Occhiuto difenda la Calabria sull’autonomia differenziata

Il consigliere regionale di De Magistris PresidenteAntonio Lo Schiavo, ha lanciato un appello al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, di difendere la Calabria sull’autonomia differenziata.

«L’incontro tra il ministro Gelmini e il governatore Zaia – ha spiegato – non lascia intravedere nulla di buono se l’obiettivo è quello di per avere più risorse e funzioni a beneficio di alcune regioni e a discapito di altre. C’è il rischio concreto di portare avanti un federalismo sbilanciato che rappresenterebbe un colpo al cuore per il Sud Italia e per la Calabria. Quindi mi chiedo: il presidente Occhiuto sarà il presidente dei calabresi? Metterà in atto una difesa delle politiche di coesione e di solidarietà nazionale? O sarà, invece, esponente di primo piano di una forza di governo che porta avanti logiche diverse?».

«In sostanza ci chiediamo – ha proseguito – quale sarà il ruolo della Calabria nei prossimi mesi rispetto al tentativo messo in atto dalle Regioni del Nord di rompere il patto di solidarietà nazionale? Quale l’idea rispetto alla concretizzazione dei Lep che devono essere uguali in tutto il territorio nazionale? Quale la visione sullo sviluppo della regione, sul ruolo strategico degli enti pubblici in Calabria, sulla governance pubblica negli asset strategici?».

«L’ultimo rapporto Svimez – ha illustrato il consigliere regionale – mette in evidenza le grandi disparità sociali che conosciamo bene, non è il caso di soffermarsi troppo su ciò che tutti noi abbiamo sotto gli occhi. Dobbiamo, piuttosto, avere una visione di sistema partendo, anche, da alcuni aspetti interessanti sul profilo tecnologico, sulla defiscalizzazione, sulle residenze fiscali legate alle Zes. Ma la vera sfida è come riuscire ad attirare investimenti sulle infrastrutture immateriali, oltre che su quelle materiali, investimenti su capitale umano, formazione, ricerca, università e scuola, innovazione. Questa è la sfida decisiva per la Calabria».

Quindi, il consigliere regionale si è soffermato sul lavoro. «La dignità del lavoro, la lotta al precariato – ha detto Lo Schiavo –, rappresentano temi urgenti e sentiti. Padri di famiglia che chiedono occupazione per i propri figli sono l’emblema del fallimento di intere classi dirigenti. Mai più bisognerà speculare sul bisogno, sulla disperazione, sulle clientele. Si cambi passo, si scelga il merito, si prediligano criteri oggettivi e di trasparenza. Senza merito e competenze la Calabria non potrà mai decollare».

«Lei, presidente Occhiuto – ha affermato –, non ha bisogno di un governissimo come quello nazionale. Ha una maggioranza solida, non le servono le larghe intese. Ha invece bisogno di un’opposizione che la possa pungolare per fare meglio, che insista sul miglioramento delle proposte e dei metodi. Perché non faccia la fine di Aureliano Buendia, il colonnello di Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez, che vedeva i suoi ordini eseguiti ancor prima che fossero impartiti, individuando in questo i contorni del suo fallimento». (rrc)

L’OPINIONE / Filippo Veltri: Autonomia Differenziata, svegliamoci!

di FILIPPO VELTRI –  Il pericolo dell’autonomia differenziata è tutt’altro che svanito e sta ripartendo sotto copertura. Si colgono i segnali di trattative occulte tra il Ministero delle autonomie e alcune regioni. Si leggono sulla stampa esternazioni della ministra Mariastella Gelmini che annuncia a breve novità, per una legge-quadro erede di quella che fu già di Boccia, e per le intese con le regioni capofila (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna). Ma tutto rimane segreto, come già ai tempi del Conte I e della ministra leghista Stefani.

Il costituzionalista Massimo Villone ha lanciato un appello: «Tutti – dice – dobbiamo scendere in campo. Personalmente, lavoro a una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per una riforma mirata del titolo V. Dopo venti anni, è venuto il tempo di correggere gli errori fatti, rinsaldare la casa comune, ritrovare eguaglianza e pienezza di diritti».

Il punto è proprio quello, cioè quella sciagurata riforma del Titolo V, voluta dalla sinistra che sperava di arginare il nascente leghismo e invece ha portato all’attuale disastro di un regionalismo fallito su tutti i fronti.

Il nuovo tentativo è nascosto: viene inserito tra i collegati alla legge di bilancio il disegno di legge attuativo dell’art. 116, comma 3, della Costituzione. Meglio, si inserisce l’annuncio, visto che il testo ancora non esiste. L’inserimento tra i collegati di un ddl non è di per sé conclusivo. Ma si può giungere ad autonomie diversificate persino senza formale ricorso all’art. 116, comma 3. 

Il servizio sanitario nazionale è stato già distrutto, come la pandemia ha dimostrato, dal regionalismo oggi vigente. Lo afferma l’Anaao-Assomed in un recente documento. E allora di che parliamo? Il punto – dice sempre Villone – è che il collegamento al bilancio dimostra che l’autonomia differenziata è prioritaria nell’indirizzo di governo. Anzi, sopravvive con ben quattro governi (Gentiloni, Conte I, Conte II e ora Draghi).

Quattro governi, e ancor più quattro stagioni molto diverse: centrosinistra, gialloverde, giallorossa, e ora dei tecnici. È prova che forze potenti spingono per realizzarla, e che una corrente profonda passa nella politica, nelle istituzioni, nell’economia, nella società civile.

Il noto costituzionalista rileva inoltre come non ogni diversità territoriale va rigettata a prescindere. Ad esempio, si è avviato il 28 ottobre nell’Aula del Senato l’iter di un disegno di legge costituzionale di iniziativa popolare (AS 865) volto ad inserire nell’art. 119 della Costituzione il concetto di “insularità”. In sostanza, recupera in parte e attualizza il testo originario della Costituzione del 1948 poi cancellato dalla riforma del 2001 che richiamava il Mezzogiorno e le Isole. «Vanno invece respinte le differenziazioni che assumono le diseguaglianze come elemento propulsivo e di competitività per questo o quel territorio, in quanto capace di mettere più e meglio a frutto le risorse: Nord vs Sud, aree urbane e metropolitane vs aree interne. È la filosofia sulla quale si fonda la strategia della “locomotiva del Nord”. Una strategia che le classifiche territoriali europee dimostrano fallimentare. E rispetto alla quale l’autonomia differenziata è servente». 

Anche su questo tema, infine, si segnala la perenne ambiguità del PD. A parole per il Mezzogiorno, nei fatti sulla linea Bonaccini, il presidente pd dell’Emilia Romagna d’accordo in tutto e per tutto con i suoi colleghi di Veneto e Lombardia. Anche da ultimo il neo-sindaco dem di Torino ha chiamato i sindaci del Nord a una santa alleanza contro le burocrazie romane.

Ma per chi vuole un paese più unito, più eguale, più giusto il percorso è lungo e impervio. Va anzitutto chiesta visibilità e trasparenza sul processo decisionali in atto. Va sostenuta ogni iniziativa – sempre parole di Villone – volta a una alfabetizzazione di massa su temi non facili, come è anche il programma delineato nella mozione conclusiva dell’assemblea. (fv)

In copertina, il costituzionalista Massimo Villone

A Lamezia la conferenza stampa sull’iniziativa di Comunità Competente Calabria sui livelli essenziali di salute

Mercoledì 20 ottobre, a Lamezia Terme, alle 11, nella Sala Sintonia a Via Reillo, la conferenza stampa sull’iniziativa di Comunità Competente Calabria, dal titolo Sì ai livelli essenziali di salute fruibili in ogni regione italiana! No ai 21 servizi sanitari regionali differenziati.

Nei giorni scorsi, infatti, Comunità Competente ha chiesto alla popolazione, alla delegazione parlamentare calabrese, al Presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, ai nostri Consiglieri Regionali, alle Conferenze dei Sindaci, ai Sindacati e ai molti Attori Sociali di opporsi al disegno di legge sull’Autonomia Differenziata Regionale che «se attuato, darebbe un colpo mortale al Servizio Sanitario Nazionale Pubblico».

«È un grave errore – si legge in una nota – perché si accentuerebbe ulteriormente l’egoismo territoriale tra Regioni ricche e Regioni povere rischiando di impedire lo sviluppo dei diritti essenziali nei territori del Sud e di rompere definitivamente il senso di comunità e di unità nazionale, come, giustamente, ha denunciato anche l’Anaoo-Assomed in un recente documento».

«La Calabria sostiene “Solidarietà e Coesione Sociale” – conclude la nota –. Deve! poter disporre dei livelli essenziali di salute come qualsiasi regione italiana, e non più un Servizio Sanitario economicamente debole a differenza di altre Regioni forti a cui sarebbe consentita l’autonomia riguardo alle politiche di gestione del personale, delle attività libero professionali, del sistema tariffario, dell’accesso alle scuole di specializzazione, della governance delle Aziende Sanitarie e altro ancora».

Intervengono Giacomo Panizza, presidente Comunità Progetto Sud, Rubens Curia, portavoce di Comunità Competente, Antonia Romano, presidente Comitato Salute pubblica Esaro-Pollino, e Stefania Fratto, presidente Associazione Donne e Diritti. Modera la giornalista Maria Pia Tucci(rcz)

D’Ippolito (M5S) presenta proposta di legge per cancellare autonomia differenziata

Il deputato del Movimento 5 StelleGiuseppe d’Ippolito, ha presentato alla Camera la proposta di legge costituzionale per «cancellare l’autonomia differenziata dalla Carta costituzionale e, dunque, a bloccare per sempre ogni tentativo di attuarla a discapito del Sud, che merita molta più attenzione, a partire dalla necessità di disporre di maggiori risorse per tutelare il diritto alla salute e al lavoro, anche per fermare l’emigrazione e la criminalità organizzata».

Nei giorni scorsi il deputato aveva annunciato la presentazione di questa proposta di legge, dopo aver disertato il voto della Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza e del collegato ddl attuativo dell’autonomia differenziata, in disaccordo con il provvedimento.

Finora non si è tenuto conto, ha argomentato D’Ippolito nella relazione illustrativa della sua proposta, «dei problemi che la pandemia e l’emergenza sanitaria, a partire dal marzo 2020, hanno fatto emergere o determinato, sia per quanto concerne la tutela della salute, sia per quanto riguarda la ripartenza e la ripresa del Paese nel solco della transizione ecologica e della transizione digitale».

«È doveroso – ha aggiunto – fermare la crescita del divario tra il Sud e il Nord dell’Italia, anche in applicazione dei princìpi di coesione dettati e pretesi dall’Unione europea. Perciò l’autonomia differenziata appare come un vulnus, perché servirebbe soltanto alle Regioni economicamente più ricche e meglio attrezzate sul piano amministrativo».

«La presente proposta di legge costituzionale intende» anche «aprire un più ampio dibattito parlamentare sulla distanza del Sud dal resto del Paese e avviare un confronto obiettivo – ha chiarito D’Ippolito – sulla necessità di garantire maggiore coesione tra le diverse aree dell’Italia, posto che il Mezzogiorno continua a spopolarsi e ad impoverirsi economicamente, anche per motivi legati alla carenza di un’offerta sanitaria adeguata e all’inquinamento criminale del territorio e delle amministrazioni pubbliche, spesso collegato alla mancanza di lavoro e di possibilità di crescita del tessuto imprenditoriale e di nascita e sviluppo di nuove imprese». (rp)

d’Ippolito (M5S): Presenterò proposta di legge per cancellare autonomia differenziata da Costituzione

Il deputato del Movimento 5 StelleGiuseppe d’Ippolito, ha reso noto che presenterà una proposta di legge costituzionale per cancellare l’autonomia differenziata dalla Costituzione.

Il deputato grillino, infatti, ha risposto all’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che lo aveva inserito tra i parlamentari calabresi che hanno votato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, cui era collegato un disegno di legge per l’attuazione dell’autonomia differenziata.

«Sul rilancio del Sud – ha spiegato il parlamentare  occorre attenzione, coraggio, obiettività e precisione, senza cedere a facili generalizzazioni di carattere politico. Le elezioni regionali sono finite. Mi sto muovendo con chiarezza contro l’autonomia differenziata, che sarebbe un male terribile per la Calabria e l’intero Sud. Per il riscatto vero del Mezzogiorno c’è bisogno di costruire unità tra le forze politiche, evitando populismi e semplificazioni che non ci aiutano per il raggiungimento dell’obiettivo».

«Per questo – ha proseguito il deputato del Movimento 5 Stelle – a tutti i parlamentari calabresi e delle altre regioni meridionali chiedo di essere convinti e coesi per difendere il Sud dalle rapine politiche e dall’imposizione dell’autonomia differenziata, che non deve assolutamente passare nella Legge di Bilancio. A riguardo darò battaglia in parlamento e parlerò con tutti i colleghi meridionali».

«Il Sud – ha concluso D’Ippolito – non è terra di conquista, ma è indispensabile alla crescita del Paese. Ciò significa che ne vanno considerati i bisogni, ne va ascoltata la voce e, al di là delle bandiere di partito, con forza ne vanno tutelati i diritti, a partire dai Livelli essenziali delle prestazioni». (rp)

LA BEFFA DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA
RITORNA NEL DOC FINANZA DEL GOVERNO

di  PINO APRILE – La solidità del governo Draghi viene puntellata lasciando mano libera alle Regioni più ricche, per svuotare la cassa statale e sottrarre ulteriori risorse al Sud; per questo, quasi clandestinamente (una “nota aggiuntiva” inserita non si sa ancora da chi, nel Def, Documento Economia e Finanza del governo), perché possa essere approvata con un atto di forza contro il Parlamento, è stata rimessa sui binari l’Autonomia differenziata: quella aberrazione costituzionale per cui i diritti degli italiani non devono più dipendere dal fatto di essere cittadini di questo Paese, ma dalla ricchezza del territorio in cui vivono. Quindi: privilegi al Nord, con i soldi di tutti, e servizi essenziali (dalla Sanità all’Istruzione, ai trasporti…) scadenti o negati al Sud. Se questa porcheria dovesse andare avanti, Mario Draghi farebbe al Mezzogiorno qualcosa di simile e forse di peggio a quello che, anche e soprattutto “grazie” a lui, è stato fatto alla Grecia, trasformandola in una colonia della Germania (le banche tedesche e francesi, troppo esposte, sono state risarcite a spese degli europei, calpestando la Grecia).

È pazzesco ma non inedito che (almeno per ora?) non si debba sapere chi ha infilato l’Autonomia differenziata nel Def. Altrettanto folle pensare che uno scempio costituzionale di tale portata possa passare senza poter essere discusso, se il governo dovesse porre la fiducia. Ma più inaccettabile ancora sarebbe vedere i parlamentari del Sud approvare una normativa che introdurrebbe in Italia l’apartheid abolita in Sud Africa: lì per la differenza di diritti, sancita dalla Costituzione, fra cittadini di serie A, perché bianchi, e di serie B, perché neri; qui, perché del Nord e del Sud o, visto il declino di altre regioni, dall’Umbria alle Marche, perché più ricchi o più poveri.
Quanto accaduto finora, purtroppo, non induce a ben sperare. Anche se, nel 2018, l’Autonomia differenziata stava per essere varata dal governo Lega-Movimento 5 stelle (dopo che il precedente governo Pd di Paolo Gentiloni aveva sbloccato la procedura, firmando, a tempo e governo scaduto e con scorrettezza istituzionale sconcertante, il “patto” con le Regioni pigliatutto: Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna); la cosa sembrava fatta: non passò, perché un piccolo ma sufficiente numero di senatori, quasi tutti dei cinquestelle e meridionali, annunciarono che non avrebbero votato una tale schifezza.

L’allora vice primo ministro Di Maio comprese, quasi all’ultimo minuto, di quale disastro si trattava (per essere più precisi, diciamo che si ebbe l’impressione che lo avesse compreso: trattandosi di Di Maio, meglio evitare certezze…).

Allora, il governo si reggeva su una maggioranza risicata; oggi sull’unanimità, meno Fratelli d’Italia. E l’infame disegno dell’apartheid all’italiana (che persino alcuni presidenti di Regione del Sud sarebbero disposti a sostenere, per disciplina di partito, sudditanza psicologica, ignoranza o illusione di gestire qualche briciola di potere in più) può essere fermato soltanto con la protesta e la defezione in massa dei parlamentari meridionali, soprattutto al Senato.

Certo, lo spettacolo cui si assiste è sconfortante: la gran parte dei nostri parlamentari (e politici in generale), dell’Autonomia differenzia e di ben altro, se pensiamo alla loro inconsistente presenza nel dibattito sull’impiego dei soldi del Recovery Fund, non sa nulla, o sa poco e male; o sa quel che gli dicono i capi del partito (che sono quasi sempre del Nord o come lo fossero): guardate cosa fa la ministra che sulla carta sarebbe per il Mezzogiorno, Mara Carfagna. Potrebbero almeno leggere quanto scrivono, con ammirevole chiarezza, cristianoni come i professori Adriano Giannola, presidente della Svimez (l’associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno), il professor Gianfranco Viesti, il costituzionalista Paolo Maddalena e tanti altri. Non è difficile, a meno che non si tratti di ignoranza voluta o persino ostentata, per non dover agire di conseguenza, esporsi..

Per capire la differenza: Salvini disturba un pò troppo il timoniere Draghi, giocando a fare la Lega di governo (capofila Giancarlo Giorgetti) e opposizione (no-vax, quasi no-vax, sì-vax, green pass no, sì, ma non per tutti, ristoranti all’aperto, e non solo all’aperto…); ecco che scoppia il caso Luca Morisi, suo braccio destro con qualche problema di droga e la lettura che ne abbiamo è: la Lega di governo (che include i presidenti di Regioni forti come Lombardia e Veneto), in cambio della defenestrazione di Salvini, ottiene da Draghi che l’Autonomia differenziata torni in pista.

Riassunto: il Nord si vende pure i suoi leader per arricchire il territorio.
I parlamentari del Sud votano la rapina del PNRR, Piano nazionale ripresa e resilienza, che sottrae al Mezzogiorno dal 30 al 60 per cento dei soldi che spetterebbero, secondo i criteri europei di ripartizione; che lo facciano per ignoranza o bieco calcolo, così risultano “affidabili”, potranno essere ricandidati o persino aspirare al ministero per il Mezzogiorno.

Riassunto: il Sud, per salvare i leader, svende e impoverisce il territorio. È una storia vecchia; accade quasi ovunque si abbia una condizione di minor potere dei singoli e coloniale del territorio. Da noi dura da più di un secolo e mezzo, salvo brevissimi periodi subito dopo il Novecento e dopo la seconda guerra mondiale. Quale che sia il prezzo da pagare e quale che sia l’emergenza nazionale, c’è una certezza: sarà il Sud a pagarlo e a essere accusato di ricevere oltre i meriti. L’unificazione venne fatta con il sangue e i soldi dei meridionali; l’industrializzazione del Nord fu fatta distruggendo quella del Sud (macchine e appalti trasferiti al Nord; altiforni distrutti; i soldati a sparare sulle maestranze che protestavano contro la chiusura di aziende modello “ma” meridionali, vedi quella meccanica di Pietrarsa, la più grande d’Italia); società del Sud escluse dalle gare di appalto governative (clamorosa quella per il servizio postale marittimo, anche se la migliore compagnia era napoletana).

La prima guerra mondiale vide il Sud svenarsi in soldi per alimentare l’industria bellica padana e pagare il più alto tributo in vite umane (le truppe terrone erano impiegate quale carne da macello, come le altre, ma più delle altre, e lo testimoniano le percentuali di caduti in rapporto ai totali). Dopo la seconda guerra mondiale, i soldi del Piano Marshall destinati al Sud furono rastrellati dalle regioni del Nord, specie dalla Lombardia (che quanto a leader, parliamone; ma quanto a lader non la batte nessuno!).
Fu Gaetano Salvemini a dire che c’è sempre una ragione per cui il Sud debba essere rapinato a vantaggio del Nord, e fece un elenco che ancora oggi impressiona. Ma il metodo non cambia, se le multe europee per le truffe degli allevatori padani le hanno pagate con i miliardi destinati a fare strade e altre infrastrutture a Sud, se l’emergenza del terremoto dell’Aquila è stata finanziata solo con soldi per il Mezzogiorno e il blando terremoto dell’Emilia da tutti gli italiani, con accise quattro volte più alte sui carburanti…

E oggi si tocca il massimo con il saccheggio dei fondi del PNRR; mentre quanto è stato programmato con l’Autonomia differenziata dovrebbe, per violenza e dimensioni, portare alla divisione del Paese: la “Secessione dei ricchi”, la definì Viesti, nell’appello firmato da 60 mila persone, fra cui centinaia di docenti e intellettuali.
Agli scettici e a quanti sottovalutano il rischio, val la pena ricordare che Luca Zaia, con il referendum per l’Autonomia differenza, voleva si svolgesse anche quello per l’indipendenza del Veneto. Che non si fece, solo perché la Corte Costituzionale lo bocciò. Ma dopo lo scontatissimo esito del referendum ammesso (“volete altri soldi che fottiamo ai terroni”? Ovviamente, scritto in modo più fumoso), Zaia condusse i festeggiamenti che si conclusero con un urlo e una promessa: «E ora indipendenza».
Ecco, il primo passo è stato messo da mano ignota (e quando non si sa chi è la mamma, come sapete, si sa cos’è il figlio…) nel Documento Economia e Finanza del governo. Mentre a Sud, chi dovrebbe far fuoco e fiamme, si occupa di altro. O, vedi le elezioni calabresi, solo di se stesso.

[Pino Aprile, giornalista e scrittore, autore di fortunati volumi sul Mezzogiorno “rapinato”, è direttore de LaC24News]

[Courtesy LaC24News]