Bevacqua (PD): Con legge di Bilancio Calderoli cerca di far passare in silenzio l’autonomia differenziata

Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua, ha denunciato come «con l’art. 143 della legge di bilancio, il ministro Calderoli cerca di far passare in silenzio l’autonomia differenziata, tagliando fuori dal dibattito il Parlamento e sottraendosi al confronto democratico».

«Sarebbe un colpo definitivo per il Sud e il trionfo dell’autonomia», ha denunciato Bevacqua, ribadendo che «i Lep sono i livelli di prestazione essenziali che corrispondono, dunque, a diritti civili e sociali che dovrebbero essere garantiti su tutto il territorio nazionale e che, vista la divaricazione attuale tra le diverse aree del Paese, devono essere sottoposte a una preliminare perequazione. Qualcuno sta cercando di giocare con il fuoco, silenziando il dibattito sull’autonomia differenziata per poi approvarla con la legge di bilancio».

«Conosciamo bene – ha concluso – le capacità e la dimestichezza con la macchina legislativa del ministro Calderoli, ma sui diritti sociali e civili degli italiani non si scherza. Per questo come gruppo Pd organizzeremo un incontro pubblico al quale inviteremo oltre ai parlamentari del nostro partito, i sindacati, il presidente del Consiglio regionale Mancuso e il governatore Occhiuto per tenere alta la tensione oltre a dimostrare quella compattezza fin qui registrata a tutela dell’intero territorio che siamo chiamati a rappresentare». (rrc)

Autonomia differenziata, Lo Schiavo: A rischio il patto di solidarietà nazionale

con l’Autonomia differenziata, per il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo è a rischio «il patto di solidarietà nazionale». Per questo «le Regioni del Sud devono fare fronte comune. Io ho chiesto al presidente Occhiuto di fare sua la difesa dei diritti dei cittadini e la perequazione tra le Regioni e che questi concetti vengano cristallizzati in una posizione netta dalla quale discende poi ogni ulteriore discussione».

«Nei prossimi mesi – ha ricordato – il Consiglio regionale della Calabria dovrà affrontare forse una delle questioni più importanti del regionalismo italiano dal 1970 ad oggi: l’autonomia differenziata. Molte Regioni del Nord hanno chiesto di avere più funzioni ad esse delegate e quindi maggiore autonomia su una serie di settori strategici fondamentali per la vita dei cittadini. Il rischio è che si aprano ulteriori divari tra regioni ricche e regioni povere del Paese, come nel sistema scolastico o in quello sanitario».

«Il tentativo di alcune regioni ricche di trattenere sul proprio territorio il gettito fiscale che lì si ottiene – ha spiegato – non è altro che un modo per rompere il patto di solidarietà e di unità nazionale. Occhiuto, in quanto esponente di primo piano di un partito della maggioranza di centrodestra che governa il Paese, deve quindi utilizzare la filiera istituzionale di cui gode per mettere un freno ai suoi alleati di Governo, e in particolare alla Lega, rispetto a questi temi».

«Non possiamo permetterci una scuola su base regionale o una sanità regionale e infrastrutture regionali – ha proseguito –. Questo per un dato evidente e ben preciso: senza una solidarietà nazionale una regione povera come la Calabria potrà essere solo ancora più povera e sganciata dalla locomotiva del Paese. Non è meridionalismo stanco o il solito piagnisteo meridionale, bensì una questione di diseguaglianze, di diversi diritti di cittadinanza che dobbiamo scongiurare a tutti i costi. Su questo aspetto, il Consiglio regionale calabrese deve far sentire fino in fondo la propria voce».

«Se il presidente Occhiuto svestirà i panni di leader politico del centrodestra di Governo e tutelerà i diritti dei calabresi – ha concluso – noi saremo con lui; se, al contrario, romperà il fronte delle regioni del Meridione e quindi, indirettamente, aprirà una falla, facendo passare senza opporsi la secessione delle regioni ricche, noi faremo una protesta forte sia in Consiglio regionale che in tutta la società calabrese».  (rrc)

SI SCRIVE AUTONOMIA, SI LEGGE DIVARIO
PIETRA TOMBALE DELLA RIPRESA DEL SUD

di MASSIMO MASTRUZZOL’Autonomia differenziata rischia di diventare la pietra tombale su ogni speranza di ripresa per il Sud Italia. E su questo punto ogni tentativo di trovare un lato positivo è semplicemente un arrampicarsi sui vetri con le mani unte.

Al momento il progetto di Calderoli (Lega), che praticamente è una sorta di secessione dei ricchi, è stato bloccato dalle proteste trasversali dei governatori del Sud-Italia, anche perché non potrebbero dare ai propri concittadini spiegazioni plausibili per giustificare tale autoevirazione.

Si tratta però solo di una battaglia vinta, così come quella nel 2018, quando come Movimento per l’Equità Territoriale riuscimmo a bloccare il ddl Calderoli (governo giallo-verde) e l’azione dell’allora ministro Erika Stefani (Lega).

O come nel 2019 quando ci riprovò il governo giallo-rosso. In quel caso “fu sufficiente” che in conferenza stato-regioni si aggiungesse la clausola al documento “previa definizione dei Lep”, per far cambiare idea.

E ancora quando toccò a Mariastella Gelmini con il suo DDL sostenuto trasversale dei presidenti di regione del nord Italia, con i quali fece addirittura riunioni esclusive senza far partecipare i presidenti delle Regioni del Sud:

L’apoteosi della frase shakespeariana “C’è del marcio in Danimarca”.

Siamo quindi al cospetto di una guerra ancora tutta da combattere, ed giunta l’ora che la società civile, anche quella del Nord, si faccia sentire una volta per tutte contro questa iniziativa che prevede servizi nevralgici come scuola, trasporti e sanità con livelli essenziali diversi nelle varie Regioni.

Anche perché a luglio 2022 era pronto l’accertamento sui divari territoriali, operazione necessaria per far partire la Perequazione infrastrutturale, indispensabile per rendere l’Italia un paese senza discriminazioni territoriali su scuola, sanità, rete idrica e trasporti.

L’accertamento preparato dal governo ha portato dati oggettivi e in base a questi dati è risultato che al Mezzogiorno tocca l’81%. Eppure davanti all’oggettività dei dati e nonostante l’obbligo di legge ad approvare il Piano Perequazione Infrastrutturale da 4,6 miliardi entro il 30 aprile 2022, il governo ripone il documento nel cassetto delle cose da non fare.

Niente di nuovo, si tratta purtroppo di un film già visto: Giancarlo Giorgetti, che oggi riscopre il ruolo di ministro dell’economia e delle finanze nel governo Meloni, dal 2013 al 2018 fu presidente della bicamerale per il federalismo fiscale. Nella convinzione che il sud ricevesse più del dovuto, fu richiesta e avviata una ricerca sulla redistribuzione della spesa storica affinché venisse sostituita con il fabbisogno standard, i Lep appunto.

Per fare questo lo Stato avrebbe dovuto stabilire quali sono i servizi essenziali a cui ha diritto un cittadino su tutto il territorio italiano, e per evitare sprechi decide di calcolare il costo corretto di questi servizi, ovvero il fabbisogno standard che dovrebbe essere finanziato integralmente. Purtroppo i livelli essenziali delle prestazioni non sono mai stati attuati.

Il Motivo? I dati sulla ricerca della redistribuzione della spesa storica furono così scioccanti che Giancarlo Giorgetti nel leggere i dati richiesti e ricevuti dal ministero dell’Economia sulla redistribuzione dei fondi, rendendosi conto dell’assurda incostituzionalità di quanto quelle cifre stessero dichiarando, e probabilmente resosi conto che quei dati al 100%, come previsto dalla legge, sarebbero potuti essere scioccanti, chiese: «magari ce le fate avere in modo riservato o facciamo una seduta segreta come avviene in commissione antimafia».

La battaglia contro questa autonomia differenziata deve coinvolgere tutta la società civile intellettualmente onesta, dal nord a sud del Paese. (mm)

[Massimo Mastruzzo è della segreteria nazionale M24A-ET – Movimento per l’Equità territoriale]

Occhiuto: Prima dell’Autonomia applicare i Livelli Essenziali delle prestazioni

Garantire prima a tutti gli stessi diritti, poi si potrà parlare di autobomia differenziata. È la priorità del presidente della Regione e commissario ad acta, Roberto Occhiuto che, in una intervista a Il Quotidiano del Sud – L’Altra voce dell’Italia, ha detto di non avere «alcun pregiudizio nei confronti dell’autonomia differenziata, che anzi se fatta bene e con intelligenza potrebbe rappresentare anche un’opportunità per tante Regioni del Sud».

Ma prima di parlare dell’articolo 116 della Costituzione – quello appunto che regola l’autonomia differenziata – vanno applicati gli articoli 117 e 119 – ha evidenziato – ossia i Livelli essenziali delle prestazioni e la perequazione. I diritti sociali e civili devono essere uguali su tutto il territorio nazionale: non possono esistere italiani di Serie A e italiani di Serie B».

«Non è facile – ha spiegato Occhiuto – quantificare quante risorse il Sud perda, di certo il finanziamento dei diritti sociali e civili attraverso la spesa storica rappresenta una grave ingiustizia. Faccio un esempio. Ipotizziamo che a Crotone ogni anno vengano spesi 100 mila euro per gli asili nido, e che a Bergamo ne venga invece impiegata la cifra di 1 milione di euro. Se l’anno successivo lo Stato aumentasse i finanziamenti del 10%, a Crotone andrebbero 110 mila euro e a Bergamo 1 milione e 100 mila euro: alla città calabrese 10 mila euro in più, a quella lombarda 100 mila euro in più». 

«È palese che con questo sistema – ha continuato – le differenze si acuiscono sempre di più. Bisogna, invece, traslare il tutto in relazione ai fabbisogni standard, solo così possiamo accorciare il gap tra Nord e Sud». 

«La priorità deve essere garantire a tutti gli stessi diritti sociali e civili – ha ribadito –. Nella nostra Carta fondamentale questi principi sono codificati come un obbligo, non come un’ipotesi. Dopo aver fatto questo, anche un istante dopo, possiamo parlare dell’autonomia differenziata che nella Costituzione è definita come possibilità. Bisogna attuare tutto il Titolo V, partendo dai doveri dello Stato».  Parlando della bozza del ministro Calderoli, Occhiuto ha ricordato che «era solo una bozza, e come tale va trattata. Certo, la parte dei Lep non si può liquidare in poche righe, dicendo di fatto, “o si fanno entro 12 mesi o si va comunque avanti con l’autonomia”. Non può funzionare così». 

«Senza la definizione, una volta per tutte, dei Livelli essenziali delle prestazioni –  ha evidenziato ancora – non può esserci l’autonomia differenziata. Calderoli è una persona intelligente ed ha capito che senza questo passaggio la sua riforma avrà una strada tutta in salita».

«In ogni riforma – ha spiegato Occhiuto – ci sono rischi e opportunità. La sfida che insieme al ministro Calderoli dobbiamo saper cogliere è quella di realizzare finalmente dopo 20 anni il principio dell’uguaglianza dei cittadini, lo ripeto, nei loro diritti civili e sociali insieme ai principi di maggiore autonomia per le Regioni». 

«L’Italia – ha spiegato ancora il Governatore – non ha alcun interesse ad avere le Regioni del Sud sempre più distanti dagli standard europei: vogliamo essere un’opportunità per il Paese, non una palla al piede. L’autonomia differenziata, se fatta insieme a tutto il resto, può essere la locomotiva per trainare anche i Lep e la perequazione. Sulle materie, ce ne sono alcune che potrebbero essere una vera e propria ricchezza per il Mezzogiorno». 

«In Calabria, ad esempio – ha ricordato – produciamo il 42% di energia da fonti rinnovabili, se sommiamo anche l’idroelettrico ed altre forme, la mia Regione produce più dell’energia che consuma. Eppure i calabresi pagano le bollette come i veneti o i lombardi. Se io potessi trattenere la fiscalità derivante da questa eccellenza del mio territorio, potrei far pagare meno ai miei corregionali. Altro esempio, il porto di Gioia Tauro movimenta ogni anno 3,6 milioni di container, ma la ricchezza prodotta da questo incredibile scambio di merci non resta in Calabria». 

«Se io potessi trattenere una parte degli oneri doganali – ha detto ancora Occhiuto – potrei creare sviluppo per la mia Regione e lavorare per rendere sempre più questo porto strategico e punto di riferimento per l’Europa sul Mediterraneo». 

Parlando poi della manovra, Occhiuto ha ricordato che «è stata costruita in poche settimane e deve affrontare le emergenze in atto, a cominciare dal caro energia. Su 35 miliardi ben 21 andranno per calmierare le bollette di famiglie e imprese».

«Per il resto – ha proseguito – si avviano le riforme promesse dal centrodestra in campagna elettorale, il taglio del cuneo fiscale, la flat tax, l’innalzamento delle pensioni minime, una maggiore attenzione per le famiglie, per le donne e per i giovani».

«Questa legge di bilancio – ha detto – è il primo grande provvedimento economico del governo. La coalizione ha vinto nettamente le elezioni politiche, ha una maggioranza parlamentare solida, ed ha dunque una prospettiva di legislatura». 

«Mi pare ingeneroso pretendere dal presidente Meloni e dal suo governo che il programma di centrodestra venga realizzato tutto in poche settimane – ha evidenziato – invece che in 5 anni. Il Parlamento, come sempre, avrà un ruolo importante. La legge di bilancio potrà essere migliorata dai gruppi, anche da quelli di centrodestra, non vedo alcun problema».

 Per Occhiuto il governo Meloni «durerà 5 anni. Vedo una maggioranza solida, la leadership di Giorgia Meloni in ascesa, e soprattutto nell’altra metà campo intravedo solo caos e approssimazione». 

Sul Reddito di cittadinanza, Occhiuto ha ricordato di aver «solo invitato alla prudenza,  perché un errore può essere cancellato soltanto con una soluzione che funzioni».

«Sono favorevole – ha spiegato – a prevedere che dopo un solo rifiuto di un’opportunità lavorativa venga revocato il sussidio, ma credo che prima di cancellarlo del tutto sia necessario intervenire sulla riforma del mercato del lavoro». «Senza una vera formazione e senza strumenti per incrociare la domanda e l’offerta – ha concluso – in alcune Regioni come la mia sarà difficile creare nuova occupazione in 6/8 mesi». (rrm)

Italia del Meridione ribadisce il suo “No” all’Autonomia differenziata

L’Italia del Meridione ha ribadito il suo no all’autonomia differenziata, annunciando, per i prossimi giorni, gazebo in piazza e la raccolta firme per l’immediato ritiro della bozza sulla proposta di legge ipotizzata dal ministro Calderoli.

«Nella direzione federale, tenutasi a Roma presso il Gran Hotel del Gianicolo, nei giorni scorsi – viene spiegato in una nota – alla presenza dei quadri dirigenziali de L’Italia del Meridione, e a cui hanno partecipato i segretari regionali della Calabria, Sicilia, Puglia, Molise, Basilicata, Lazio e i referenti delle circoscrizioni estere, è stata presentata la mozione, votata all’unanimità, con la quale IdM ribadisce il no allautonomia differenziata. Una battaglia storica del Movimento, ribadita a gran voce da tutti i presenti nei loro interventi, e che oggi chiama alla mobilitazione generale, scendendo in piazza a difesa del Sud e per lItalia».

Questo è quanto si legge nel documento redatto dal Movimento: «La proposta di legge del Ministro Calderoli induce i militanti di Italia del Meridione e i cittadini del Sud a far fronte comune per respingere, anche attraverso i parlamentari eletti nelle nostre circoscrizioni, il tentativo di realizzare, quella che è stata definita la folle “secessione dei ricchi”: no perché legittima legoismo fiscale delle regioni più ricche; no perché non prevede fondi perequativi per le regioni in ritardo di sviluppo; no perché non è basato sullo studio dei fabbisogni degli altri territori».

«Da cultori della Costituzione Italiana e rispettosi dei suoi dettami – continua la nota – fermamente convinti che il riscatto del Paese passi da una crescita omogeneo dei territori, dando a tutti le stesse opportunità di partenza, organizzeremo banchetti informativi per la popolazione con lintento di far crescere una consapevolezza diffusa e di raccogliere le firme per modificare alcuni articoli della Costituzione, attraverso una legge di iniziativa popolare che garantisca i livelli uniformi dei servizi e superando i livelli essenziali delle prestazioni».

«I cittadini del Sud, a causa di politiche miopi dei governi nazionali – viene evidenziato – hanno meno servizi e risorse economiche pro capite inferiori a quelli del Nord. È questo leffetto dei mancati investimenti al Sud in settori strategici quali le infrastrutture e lindustrializzazione. Le conseguenze si sono riflesse nellemigrazione lavorativa, facendo si che le risorse  finanziarie venissero utilizzate in altre territori e sottraendo ulteriore ricchezza al Sud in vantaggio di altre aree del Paese. Si aggiunga che lo Stato, per i servizi essenziali, destina risorse finanziarie differenti e lo stesso Svimez evidenzia nei suoi rapporti, ad esempio, che a fronte di 100 euro spesi nel centro Nord per la sanità, al Sud ne vengono spesi 75».

«Invitiamo, quindi, tutti ad aderire allazione politica di Italia del Meridione – continua la nota – finalizzata a modificare il terzo comma dellart. 116 e dei commi 1-2-3 dellart. 117 della Costituzione Italiana. Questa battaglia è la battaglia di tutti. Si potrà aderire o firmando in maniera digitale con lo Spid su www.coordinamentodemocraziacostituzionale.it, oppure, in maniera più tradizionale, recandosi presso i nostri banchetti dove si riceveranno tutte le informazioni utili a capire fino in fondo le ragioni della nostra azione politica».

 «Le nostre richieste – si legge ancora – di cui sotto, sono rivolte al Governo, agli amministratori locali e a tutti i nostri conterranei che hanno a cuore lunità vera del Paese: Limmediato ritiro della bozza sulla proposta di Legge relativa allautonomia differenziata ipotizzata dal Ministro Calderoli; La mobilitazione di tutti i parlamentari eletti nei collegi del Sud, per incidere sullazione del Governo ed espletare un mandato finalmente a difesa delle ragioni del Sud; Istituire lUnione delle Regioni del Sud. Un fronte comune da rivendicare nella Conferenza Stato-Regioni da parte dei Presidenti delle Regioni del Meridione; Approvare atti deliberativi nei consigli comunali contro la bozza Calderoli. Unazione che passi dalla sinergia dei Sindaci del Sud sensibili al tema: Il sostegno, da parte dei cittadini, alla forte azione politica intrapresa, recandosi presso i nostri banchetti o firmando tramite Spid sulla specifica piattaforma». (rcz)

REGGIO CALABRIA, UNA CITTÀ CHE BRILLA
MA IN NEGATIVO IN TUTTE LE CLASSIFICHE

di CLAUDIO ALOISIO – Ultima per Avvenire nella ricerca presentata in collaborazione con la Scuola di Economia Civile, al 95° posto nello studio realizzato da Italia Oggi con l’Università La Sapienza e al 101° nel più recente rapporto del Sole 24 Ore. 

Quest’anno, come lo scorso e l’altro ancora, sin da quando ho memoria, Reggio Calabria brilla in negativo in tutte le classifiche che analizzano la qualità della vita valutando diversi parametri: ricchezza, infrastrutture, servizi, sicurezza, opportunità lavorative, ambiente, cultura e innumerevoli altre categorie che caratterizzano, appunto, la qualità della vita di una comunità.

Le difficoltà che emergono da queste analisi non sono solo di Reggio, ovviamente, ma della Calabria, regione fanalino di coda in pressoché la totalità delle graduatorie e, più in generale, del Meridione che si trova da sempre escluso dalle prime venti o trenta posizioni. Il problema a mio avviso, quindi, non è nell’accuratezza di tali studi che può tranquillamente essere messa in discussione se ci si sofferma a considerare la posizione dell’uno o dell’altro territorio, ma in ciò che i dati contenuti in essi ci consegnano in termini tendenziali.

L’Italia è sempre più divisa, il gap tra Nord e Sud lungi dal ridursi, si amplia creando, di fatto, le condizioni perché coesistano cittadini di serie A e di serie B con gli stessi doveri ma differenti diritti. Questo scenario, indegno per una società che ama definirsi civile, ha nella sua genesi diverse motivazioni, esogene, endogene, antropologiche, culturali e storiche che, sicuramente, non possono essere banalizzate da sintesi spesso viziate da preconcetti, strumentalizzazioni o sterili piagnistei che tendono a nascondere l’abbondante polvere che produciamo sotto il tappeto.

Come collettività, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità che sono tante e pesanti, ad iniziare dal lassismo, dalla rassegnazione, dall’inazione, dal non voler metterci la faccia “sporcandosi le mani” e agendo in prima persona nel tentativo di cambiare le cose. Troppo spesso ci limitiamo a lagnarci senza nulla fare, non avendo neanche la capacità di esprimere una classe dirigente minimamente adeguata non tanto e non solo a governare i processi ma anche e soprattutto a tutelarci lì dove si prendono le decisioni.

Come spiegare altrimenti la vergogna di un federalismo che contribuisce, anno dopo anno, a rendere ricchi i più ricchi e poveri i più poveri. Che avrebbe dovuto essere cooperativo divenendo invece competitivo, generando così aberrazioni come quella della “spesa storica” che ancora oggi, al di là delle belle enunciazioni, continua a far sì che si dia di più a coloro che hanno già molto e di meno a chi non ha nulla? Com’è potuta passare una modifica costituzionale di tale portata senza che i nostri rappresentanti in parlamento si opponessero strenuamente, facendo fronte comune superando le distinzioni di appartenenza politica e indossando unicamente la maglietta di un Mezzogiorno bistrattato e umiliato? 

Ed ora si giocherà la partita del Regionalismo Differenziato, un’altra perversione normativa che, ove venisse messa in atto, darebbe il definitivo colpo di grazia ai territori meridionali. 

Non possiamo continuare con il refrain trito e ritrito di “piove governo ladro”. Non possiamo neanche aspettare che venga qualcuno a salvarci. Dobbiamo impegnarci tutti, in prima persona, per la crescita della nostra terra mettendo competenze e capacità al suo servizio, dandoci da fare per diventare gli unici artefici del nostro destino. Dobbiamo ritrovare l’orgoglio di essere una comunità, fieri di considerarci reggini, calabresi, meridionali. Perché non siamo secondi a nessuno anche se da secoli tentano di farcelo credere.

Altrimenti niente cambierà, anzi, la situazione peggiorerà ulteriormente e continueremo a leggere classifiche e studi che certificheranno la distanza sempre più ampia tra due Italie una delle quali, stante così le cose, non avrà più la forza e la capacità di risalire la china. (ca)

(Claudio Aloisio è il Presidente di Confesercenti Reggio)

Autonomia differenziata, Occhiuto: Se applicata Costituzione il Sud ci guadagna

Se la Costituzione venisse applicata, probabilmente il Sud ci guadagnerebbe, in termini di fiscalità. È quanto ha dichiarato il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in una intervista al “Corriere della Sera”.

L’autonomia differenziata «dipende da come viene realizzata – ha spiegato –. Non ho chiusure pregiudiziali. L’ho detto in riunione: accettiamo la sfida. Però non è solo l’articolo 116 a non essere applicato. Anche il 117, il 119. Se lo fossero tutti, in termini di fiscalità il Sud potrebbe persino guadagnarci». 

Ad esempio sull’energia». 

«La mia Regione ne produce molta – ha continuato – il 42% da fonti rinnovabili, poi c’è l’idroelettrico e altro. In totale più di quello che consumano i calabresi. Ma la bolletta ha, in percentuale, le stesse tasse del Veneto». 

«Perché la mia Regione non può mantenere i maggiori introiti fiscali derivanti da una maggiore produzione di energia alternativa? – ha chiesto Occhiuto –. Se un gruppo industriale volesse realizzare un grande impianto eolico offshore dovrei convincere i cittadini. Sarebbe giusto che avessero dei vantaggi concreti.  Oppure il Porto di Gioia Tauro. E il primo porto d’Italia ma non produce ricchezze in Calabria. Sarebbe giusto mantenere una parte degli oneri doganali». 

Riguardo a Emiliano dice che applicando i Lep è il Sud ad essere avvantaggiato, Occhiuto concorda: «La Costituzione prevede l’uniformità su tutto il territorio nazionale. Ma non è così. Si finanzia ciascuna regione secondo la spesa storica: chi aveva meno, e ha potuto spendere di meno, avrà meno. Chi aveva di più sempre di più. Se si aumentano a entrambi le risorse del 10% non si pareggiano le diseguaglianze, si accentuano». 

«Stabiliamo i Lep sui fabbisogni standard – ha proposto Occhiuto – facciamo la perequazione e dopo può partire l’autonomia differenziata. Ma su criteri giusti. È un lavoro complesso che in 20 anni non è mai stato fatto. Ma se si vuole attuare il titolo V bisogna farlo per intero». 

«L’istruzione è materia delicata – ha evideniztao Occhiuto –. Affidarne il governo e l’organizzazione alle regioni può significare costruire più sistemi scolastici e aumentare le divaricazioni sociali, a partire dalla formazione e dai saperi, tra regioni più ricche e più povere». (rcz)

L’OPINIONE / Giorgia Campanella: Autonomia differenziata è come dire ‘secessione dei ricchi’

di GIORGIA CAMPANACreare cittadini con diritti di cittadinanza di serie A e di serie B a seconda della regione in cui vivono. In pratica i diritti (quanta e quale istruzione, quanta e quale protezione civile, quanta e quale tutela della salute) saranno come beni di cui le Regioni potranno disporre a seconda del reddito dei loro residenti. Quindi, per averne tanti e di qualità, non basta essere cittadini italiani, ma cittadini italiani che abitano in una regione ricca.

Tutto ciò è in aperta violazione con i principi di uguaglianza scolpiti nella Costituzione. Una riforma che deriva da quella del Titolo V che regola il rapporto tra Stato centrale e autonomie locali, voluta nel 2001 da un governo di centro sinistra e che ha avuto come “apripista” il Governo Gentiloni, nella persona del sottosegretario Gianclaudio Bressa, allora del Partito Democratico. Lo stesso PD che nel febbraio 2018 ha firmato a Palazzo Chigi una pre-intesa sulla cosiddetta “autonomia differenziata” tra il Governo e le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Le Regioni del Nord tornano a bussare alla porta del nuovo governo. Ordine del giorno: autonomia differenziata, tant’è che a Roma, di fronte al Ministro degli Affari regionali Roberto Calderoli, hanno parlato i governatori di Liguria, Giovanni Toti, Veneto, Luca Zaia, Lombardia, Attilio Fontana, Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, Toscana, Eugenio Giani, Umbria, Donatella Tesei, Piemonte, Alberto Cirio, Marche, Francesco Acqueroli.

La spinta nasce dalla Liguria che porta avanti la sua trattativa bilaterale per Ambiente, Salute, Scuola e Lavoro, Infrastrutture, Logistica e Portualità.

Adottare il regionalismo differenziato significherebbe quindi autorizzare l’ennesimo scippo di risorse al Mezzogiorno che per anni ha contribuito all’arricchimento delle regioni del Nord. Per intenderci, Bonaccini, Zaia e Fontana, vorrebbero venisse applicato tenendo fuori l’approvazione dei Lep – livelli essenziali delle prestazioni – cosicché potrebbero prendersi i soldi di tutti noi italiani soltanto perché continuerebbe a restare in piedi il criterio della spesa storica.

Siamo in presenza di una deriva antidemocratica e di uno Stato arrendevole, che ha fatto a pezzi l’idea del federalismo solidale, dei livelli essenziali delle prestazioni, dei costi e fabbisogni standard, della perequazione infrastrutturale.

Questo ennesimo e subdolo scippo da parte della politica nei confronti delle popolazioni del Sud, per noi di ‘Italia del Meridione’ è qualcosa di aberrante ed è la madre di tutte le nostre ‘battaglie’ e sulla quale non indietreggeremo di un passo. Incontri e interlocuzioni sono già in corso, nei prossimi giorni partiranno una serie di iniziative per promuovere una mobilitazione generale, affiancati da chi ha inteso opporsi ad un disegno di legge del tutto anticostituzionale. (gc)

[Giorgia Campana è del direttivo regionale Calabria – Italia del Meridione, dipartimento Welfare]

Irto (PD): Il ddl su autonomia differenziata va bloccato

Il senatore del Partito DemocraticoNicola Irto, ha ribadito che «il Calderoli va bloccato perché iniquo e inaccettabile».

«Va nella direzione giusta la presa di posizione assunta dal Pd sulla bozza del ddl Calderoli sull’autonomia differenziata dopo la riunione degli Uffici di presidenza dei gruppi parlamentari per discutere del tema», ha detto Irto, spiegando che «il confronto che abbiamo avuto nella giornata di ieri è stato proficuo e approfondito».

«Deve essere prodotto ogni sforzo – ha evidenziato – per evitare che venga adottato un provvedimento lesivo dell’unità del Paese. Serve immaginare un percorso diverso con l’elaborazione di una legge quadro figlia di un confronto preventivo e di una concertazione tra Parlamento e Regioni. Non possiamo permetterci che il progetto di autonomia differenziata per come oggi concepito dal centrodestra,  spacchi ulteriormente il Paese o consentire che servizi nevralgici come scuola, trasporti e sanità abbiano livelli essenziali diversi nelle varie Regioni». (rp)

Bevacqua (PD): Regione si attivi per bloccare ddl su autonomia differenziata

Mimmo Bevacqua, consigliere regionale e capogruppo del PD, ha chiesto alla Regione di attivarsi e raccogliere l’appello lanciato dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, «per  bloccare il ddl sull’autonomia differenziata».

«Ci sarebbe piaciuto, così come avevamo richiesto in Consiglio regionale – ha spiegato – che l’iniziativa fosse partita dalla Calabria e dal presidente Occhiuto, ma adesso serve un impegno comune da parte delle Regioni del Sud per bloccare la cosiddetta “secessione dei ricchi” che andrebbe a favorire ancora le Regioni settentrionali». 

«Come se non bastasse affidare settori nevralgici come scuola e sanità, che sono di competenza statale, alle singole Regioni, il ddl Calderoli, per come da ultimo modificato, elimina anche ogni riferimento ai Lep (livelli essenziali di assistenza) che dovrebbero essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.  – ha detto ancora Bevacqua – Una scelta inaccettabile che va a creare cittadini di serie a e di serie b, mantenendo come unico criterio del finanziamento statale quello della spesa storica».

«Le Regioni del Sud –  ha concluso Bevacqua – devono essere unite per bloccare un disegno di legge ingiusto che rischia di creare soltanto confusione e che continua a penalizzare il Meridione che, invece, dovrebbe essere al centro delle attenzioni del governo Meloni con investimenti e interventi idonei a recuperare il gap con il resto del Paese. Ricordo, infine, che l’opposizione aveva richiesto sul tema una seduta di Consiglio regionale ad hoc che ci auguriamo venga convocata entro la fine del mese, per come concordato in sede di Conferenza dei capigruppo». (rrc)