Vertenza Calabria: gli attivi dei sindacati unitari riuniti a Lamezia

Gli attivi unitari di Cgil, Cisl e Uil si sono riuniti ieri a Lamezia per individuare soluzioni per la cosiddetta Vertenza Calabria. 

L’incontro, che precede quello del prossimo 28 novembre con la delegazione dei parlamentari calabresi, è stato finalizzato a mettere a fuoco i temi e le rivendicazioni di cui il governo deve tener conto per fare ripartire la Calabria, non perdendo le occasioni contenute nel Pnrr.

Il segretario generale Cgil Calabria Angelo Sposato introducendo i lavori ha spiegato come questa fase sinergica di mobilitazione e confronto sindacale sia finalizzata all’apertura di una nuova stagione di riforme. Cinque in particolare i temi che confluiscono nella Vertenza Calabria: Infrastrutture (106 in particolare), Alta Velocità, Zes, assunzioni in sanità, Lavoro. 

«In questi anni abbiamo cercato di avere un approccio costruttivo con la Regione – ha detto Sposato – e ci siamo riusciti, specie con la Sorical e la Sacal. Ora il nostro obiettivo è attivare un Ufficio Unico del Piano per il Lavoro e occuparci anche dell’Ambiente e della Forestazione coinvolgendo Protezione Civile e Calabria Verde».

Il segretario generale Uil Calabria Santo Biondo si è soffermato poi sulla 106 con l’auspicio che «il Governo, che oggi mette mano alla nuova Legge di Bilancio, mantenga fede alle promesse, sostenga gli impegni presi con il precedente Def, nel cui allegato la Statale 106 è definita una

infrastruttura strategica e finanzi il completamento dell’opera con impegni immediati e una programmazione economica pluriennale».

Biondo ha poi sottolineato l’importanza del Pnrr e il rischio che i fondi vadano persi: «Ecco perché è fondamentale sostenere le amministrazioni pubbliche periferiche». Il segretario ha poi ribadito la bocciatura dei sindacati confederali all’autonomia differenziata.

A chiudere, l’intervento del segretario generale Cisl Calabria Tonino Russo che ha evidenziato l’importanza che parti sociali e istituzioni lavorino insieme per costruire percorsi di sviluppo per arginare lo spopolamento di intere aree. «Occorrono – ha detto – interventi concreti per il superamento del precariato, per ridare dignità al lavoro. Pertanto, nel dialogo in corso con la Regione, occorre accelerare il lavoro sui tavoli di confronto settoriale, per realizzare le riforme che servono alla Calabria». 

«Serve, inoltre – ha aggiunto – una strategia nazionale più efficace per la valorizzazione delle aree interne, partendo dal ripristino dei finanziamenti storici per la forestazione».

 Dalla giornata di oggi nascerà un documento che verrà poi presentato lunedì 28 novembre ad una rappresentanza dei parlamentari calabresi. 

Prima di avviare il dibattito, l’assise, unitariamente, ha salutato con soddisfazione l’elezione di Luca Visentini alla guida dell’Ituc, la confederazione sindacale internazionale.  (rp)

È ORA DI APRIRE LA VERTENZA CALABRIA
FRONTE COMUNE TRA SINDACATI E REGIONE

È stato deciso di presentare unitariamente al Governo, facendo fronte comune Governo regionale e sindacati confederali, al Governo la Vertenza Calabria: un documento composto da cinque punti chiave – che deve essere definito in un prossimo incontro – su cui l’esecutivo guidato da Mario Draghi si dovrà concentrare per risolvere le troppe e continue emergenze in Calabria.

Che sia l’inizio di una svolta? Di sicuro, lo è l’incontro da cui è nato questo documento, che ha visto, per la prima volta, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, confrontarsi, presso la sede di rappresentanza di Roma della Regione Calabria, con il segretario generale nazionale della Cgil, Maurizio Landini, il segretario generale nazionale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, e il segretario confederale della Cisl, Andrea Cuccello (in rappresentanza del segretario generale nazionale della Cisl, Luigi Sbarra).

Presenti, anche i segretari regionali, Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo che, in una nota congiunta, hanno ribadito che «la Calabria  non può rischiare la marginalità».

Occhiuto, invece, ha ricordato come «in Calabria abbiamo un’alta qualità della rappresentanza sindacale, l’ho sperimentato in questi primi mesi di governo. Nella mia Regione abbiamo tanti problemi, ma la nostra è anche una terra di grandi opportunità, e il mio compito non è quello di lamentarmi, ma di trovare delle soluzioni».

«Sono molto soddisfatto dell’incontro odierno – ha spiegato –. Coinvolgere i corpi intermedi, i sindacati, è per me un percorso ineludibile. Voglio cambiare la Regione che ho l’onore di governare, ma per farlo ho bisogno della partecipazione attiva di tutte le energie positive del Paese. Con Cgil, Cisl e Uil abbiamo affrontato tanti argomenti, dalle infrastrutture al lavoro, dal Pnrr alla sanità. Abbiamo stabilito un metodo di lavoro concreto, che, ne sono convinto, già nelle prossime settimane potrà far intravedere i primi importanti passaggi».

«L’obiettivo comune – ha proseguito – è quello di presentare al governo una ‘vertenza Calabria’, per chiedere al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e all’intero esecutivo uno scatto in avanti in merito ad emergenze la cui risoluzione non può più essere rinviata. Questa ‘vertenza’ avrà cinque punti chiave, indispensabili tanto per il governo regionale quanto per i sindacati. 1. Il rifacimento e l’ampliamento della Strada Statale Jonica; 2. Lo sviluppo e il reale finanziamento delle Zone economiche speciali, e in particolare della Zes incidente sul porto di Gioia Tauro; 3. Risorse certe per avere una linea ferroviaria ad alta velocità e ad alta capacità fino a Reggio Calabria; 4. La possibilità di investire più facilmente e con meno vincoli burocratici sulla produzione di energia da fonti rinnovabili; 5. Lo sblocco delle assunzioni e l’assorbimento del bacino dei precari per la sanità, e in particolare per i pronto soccorso».

«Queste le priorità individuate oggi – ha spiegato ancora –. La Regione costruirà nel più breve tempo possibile un cronoprogramma con costi, numeri e tempistiche per la realizzazione di questi punti. Sottoporremo il documento ai segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, e loro tramite fisseremo un nuovo incontro con i leader nazionali dei tre sindacati per stilare la versione definitiva della ‘vertenza Calabria’ da presentare al governo nazionale».

«Stiamo scrivendo una bella pagina di politica e di relazioni sindacali – ha concluso – Sono davvero felice che ci sia questa apertura di credito nei confronti della mia amministrazione e della nostra Regione. Lavoriamo per il cambiamento e per costruire la Calabria dei prossimi decenni».

«Il confronto, per il quale sottolineiamo la disponibilità del Presidente Occhiuto e delle Segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil –, dichiarano in una nota unitaria Sposato, Russo e Biondo – si è svolto in un clima costruttivo. Sono stati posti sul tappeto i temi della Zona Economica Speciale e del rilancio del Porto di Gioia Tauro, della realizzazione delle infrastrutture, della S.S. 106, dell’alta velocità ferroviaria, della sanità, del precariato».

«Il denominatore comune di questi temi centrali per la Calabria – hanno proseguito – è la creazione di nuovo lavoro insieme alla qualità e alla dignità del lavoro stesso, in una prospettiva di crescita e di sviluppo per la nostra regione. Il che comporta l’esigenza di qualificare la spesa, di avviare le opere previste e di monitorarne l’iter di realizzazione per scongiurare il pericolo dell’infiltrazione della criminalità negli appalti».

«Anche oggi, inoltre – hanno proseguito i Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria –, abbiamo evidenziato l’esigenza di spendere e di spendere bene le risorse del PNRR. Urge, perciò, una riorganizzazione della pubblica amministrazione che deve essere messa in grado di affrontare le sfide che attendono la Calabria colmando i vuoti negli organici, stabilizzando le migliaia di lavoratori precari qualificati che ringiovaniscono la macchina amministrativa degli enti locali, le permettono di funzionare, la arricchiscono di competenze nuove».

«L’incontro di Roma – hanno spiegato ancora – si colloca in un percorso che da anni sta vedendo impegnate Cgil, Cisl e Uil non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale, come è accaduto ad esempio a Siderno nel luglio scorso, con la presenza dei tre Segretari generali Landini, Sbarra e Bombardieri, o nel giugno 2019 con la grande manifestazione di Reggio Calabria. La crescita del Paese nel suo insieme non può che ripartire dal Mezzogiorno. Apprezziamo l’apertura del Presidente Occhiuto al dialogo con le organizzazioni dei lavoratori: siamo convinti, infatti, della necessità di lavorare insieme sui programmi e di coesione».

«Ribadiamo, dunque – hanno concluso i Segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo –, la nostra piena disponibilità a proseguire nei prossimi giorni il cammino del confronto su priorità e scelte strategiche. È emersa la volontà comune di aprire una vera e propria vertenza Calabria che trovi alleanze e condivisioni, per presentare in tempi brevissimi al Governo un pacchetto di proposte concrete per sbloccare tutte le risorse destinate alla nostra regione, perché sia liberata dall’isolamento rispetto degli altri territori del Paese». (rrm)

 

LA CALABRIA TRASCURATA DALLA POLITICA
IL 26 A SIDERNO I SEGRETARI CGIL-CISL-UIL

di ANGELO SPOSATO – Il 26 luglio in Calabria, a Siderno, nella Locride, torneranno a distanza di due anni dalla manifestazione nazionale di Reggio Calabria i Segretari generali di Cgil Cisl Uil. Un segnale di forte attenzione del sindacato confederale nazionale verso la Calabria.

Con Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri, proveremo a mettere nuovamente al centro dell’attenzione nazionale i problemi del Sud, della nostra Regione, del lavoro, della salute, della legalità, del territorio. Una fase difficile per la Calabria che vive la più grave crisi economica, sociale, politica, dalla nascita del regionalismo.

Un Consiglio ed un a Giunta regionale decaduti per via della prematura scomparsa della Presidente Jole Santelli, nel pieno della pandemia, rischiano di compromettere ogni utile segnale di ripresa che potrebbe essere determinata dalle diverse ed ingenti misure economiche previste dal piano nazionale di ripresa e resilienza, dalla programmazione dei fondi Europei, dal bilancio nazionale.

Nonostante le ingenti risorse disponibili, assistiamo ad una privazione di ogni dibattito pubblico sui temi dello sviluppo, del lavoro, della salute, del territorio, degli investimenti. Grave l’assenza della politica nazionale e regionale che non mostra alcun interesse verso i bisogni dei cittadini calabresi, considerando la Calabria un problema di difficile soluzione. Grave l’assenza e l’atteggiamento dei partiti nazionali, che continuano a tergiversare concentrando la loro azione non su progetti concreti per superare la crisi, ma su scelte verticistiche ed elettorali, che non colgono la necessità di avviare un confronto con le migliori energie della Calabria per individuare un protagonismo di nuove classi dirigenti, dinamiche, fresche, giovani, capaci di misurarsi con le sfide dell’innovazione, della transizione economica, ecologica, energetica, sociale.

L’atteggiamento della politica nazionale verso la Calabria da l’idea dell’abbandono con un tentativo sterile di riproporre scelte con schemi del passato che non hanno nessuna proiezione innovativa, con vecchie logiche correntizie e di potere, che aprono praterie a populismi e sovranismi.

Occorre tornare al merito, ai contenuti, alle proposte vere per far uscire la nostra regione e l’intero Mezzogiorno dal cono d’ombra e da una crisi che potrebbe diventare irreversibile.

L’intero Sud, come il resto del Paese, ha necessità di strategie di sviluppo su base macroregionale. Servono investimenti veloci, non si ha tempo di aspettare anni.

Servono politiche industriali che producano lavoro. Al Paese, al Mezzogiorno serve produrre cose, beni, servizi. Il nostro Paese, nell’era della globalizzazione ha delocalizzato tutto. Occorre una strategia nazionale per riallocare le fabbriche e nuove filiere produttive, con i settori innovativi, puntando sulle nuove tecnologie digitali, sulle infrastrutture, le reti materiali e immateriali.

Anche le politiche per il commercio, il turismo, il terziario, l’ambiente, le infrastrutture, hanno necessità di una proiezione nazionale e macroregionale. Nessuno può farcela da solo, serve una visione di sistema e collettiva, con interventi mirati e con un cronoprogramma certo. Va riformato il Paese e la nostra regione, il ruolo della pubblica amministrazione deve aiutare questo processo riformatore. Ma occorre sbloccare il turn over nella pubblica amministrazione con un piani di assunzione nella scuola, negli enti locali, nella sanità, atteso che il piano Brunetta per le assunzioni nel Sud è stato completamente inadeguato.

Il ruolo del governo, del pubblico, diventa determinante nell’orientare il mercato della produzione. Negli Stati Uniti, nella più grande crisi economica del dopoguerra determinata dalla bolla finanziaria dei titoli tossici, la prima azione messa in campo dal Governo è stata quella di ricostruire il settore industriale e dell’auto, a partire da Detroit. Il nostro Paese non può uscire dalla crisi senza un piano strategico di sviluppo industriale, senza una visione strategica nello scenario internazionale, a partire dal ruolo strategico nel mediterraneo.

Le rotte internazionali, lo sviluppo della logistica, impone al nostro Paese di fare scelte che facciano recuperare i divari che sono aumentati sia a livello internazionale, dove la precarietà del lavoro e la poca competitività delle Imprese limitano la crescita, sia a livello nazionale che ha visto nella pandemia una accentuazione della forbice tra nord e sud, aumentando la precarietà e la disoccupazione nel mezzogiorno che rischia di diventare una vera polveriera sociale. La Calabria può diventare la più grande piattaforma logistica dell’Euromediterrano e la politica regionale e la deputazione parlamentare calabrese dovrebbe battersi per questo.

Se non si attivano subito misure immediate per l’occupazione, la ripresa della emigrazione, la bassa natalità, porterà ad un declino veloce del mezzogiorno e ad un graduale ed irreversibile invecchiamento e spopolamento, peraltro già in atto.

Per queste ragioni, il confronto con il Governo nazionale sul Recovery plan, il confronto con le Regioni, con le amministrazioni locali, il partenariato economico e sociale avrà un ruolo determinante. Per il Sud e la Calabria sarà strategico.

Cgil Cisl Uil nazionali hanno avviato una serie di mobilitazioni per aprire un confronto con il governo centrale su questi temi. La tappa del 26 luglio a Siderno con i Segretari generali di Cgil Cisl Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri sarà importante anche per rilanciare le proposte unitarie che abbiamo fatto in Calabria sui temi del lavoro, dello sviluppo, dell’ambiente, della salute, del territorio, della legalità.

Nella regione tra le più povere d’Europa e con la mafia tra le più potenti nel mondo il tema della legalità è precondizione necessaria per ogni ipotesi di sviluppo.

Il lavoro, la scuola, l’istruzione, sono le più grandi infrastrutture sociali ed investimenti che vanno fatti per combattere la ‘Ndrangheta. Queste precondizioni non possono essere sottovalutate dalla politica nazionale e regionale che dovrebbe essere più in sintonia con tutta la parte sana della società calabrese, ascoltarne i bisogni e determinarne le azioni. Solo con il lavoro si può curare l’Italia e la Calabria, ed il 26 luglio per la Calabria sarà la giornata del Lavoro e dei diritti. (as)

*Angelo Sposato è Segretario generale Cgil Calabria

RILANCIARE L’AREA REGIONALE CENTRALE
LE PROPOSTE DI CGIL, CISL E UIL CALABRIA

Ci sono ancora diverse “Calabrie”, soprattutto guardando le iniziative di crescita e sviluppo che, per troppo tempo, hanno trascurato i territori della la fascia centrale della Regione. È ora di cambiare, sostengono i sindacati confederali che oggi a Catanzaro presenteranno la loro mission: rilanciare l’Area Centrale della Calabria, i cui comparti economici, a causa della pandemia in corso, sono in grave crisi. Cgil Area Vasta, Cisl Calabria, Uil Crotone e Uil Calabria hanno individuato nella Sanità, Aree interne e mobilità, Infrastrutture, reti, energia e servizio idrico, ambiente e territorio, ciclo rifiuti, mercato del lavoro, precariato, lavoro atipico e Cpi i punti cardine su cui fondare la Piattaforma della ripartenza dell’Area centrale della Calabria, elaborata al termine degli attivi unitari dell’Area Vasta Vibo, Catanzaro Crotone dello scorso 21 aprile.

I sindacati, nella giornata di oggi, infatti, manifesteranno davanti la Prefettura di Catanzaro per riportare, all’attenzione dell’istituzioni competenti, la grave crisi aggravata dal protrarsi dell’emergenza pandemica, che sta attanagliando i comparti economici dell’area centrale della Calabria.

Per i segretari generali Enzo Scalese (Cgil Area Vasta), Tonino Russo (Cisl Calabria), Fabio Tomaino (Uil Crotone) e Santo Biondo (Uil Calabria), «il protrarsi dell’emergenza sanitaria per il Covid-19 sta determinando conseguenze economiche e sociali che necessitano, nell’immediato, di azioni e proposte che vadano nella direzione della ripartenza, ma, soprattutto, per favorire le condizioni per un nuovo sviluppo dell’Area Centrale della Calabria, in un confronto con il Governo regionale certamente  incardinato sulle linee politiche e programmatiche di indirizzo regionale, ma che deve altresì allargarsi tempestivamente alle articolate responsabilità istituzionali, in funzione dei ritardi e della gravità delle condizioni della Calabria, preesistenti rispetto alla pandemia».

«Serve una nuova fase – hanno detto i sindacalisti – che guardi alle possibili condivisioni per un’azione sinergica, protagonista di una propositiva stagione di confronto sociale, con il contributo di tutti i soggetti dei diversi comparti produttivi e sociali, congiuntamente ad una responsabile offerta ed erogazione di servizi innovativi da parte della pubblica amministrazione calabrese, opportunamente riformata, migliorata ed in grado di garantire in maniera efficace la pienezza dei diritti di cittadinanza. Occorre agire con una visione d’insieme, che possa generare e mettere in campo proposte concrete ed efficaci, in un contesto di riferimento generale che parta dall’attuazione realistica e fattibile di una progettualità socioeconomica basata su risorse certe, velocità e qualità nell’azione della spesa pubblica, facilità e semplificazione amministrativa, che salvaguardi fermamente i principi della regolarità e della legalità».

«Con il mondo accademico, del volontariato e del terzo settore – è stato sottolineato – vanno costruite le condizioni affinché possa emergere un contributo che è assolutamente importante, in un rapporto tra causa ed effetti generati dalla profonda crisi che stiamo vivendo nella nostra regione. Mancano, infatti, politiche e strategie concrete nel campo della ricerca, della formazione e della specializzazione dei processi produttivi, che rendono asfittica e debole la nostra economia fino a determinarne pesanti ricadute sociali in un diffuso disagio di tutele, assistenza e servizi. Mancano politiche nazionali per il mezzogiorno, ed investimenti pubblici che mirino a favorire occasioni di sviluppo industriale e del manifatturiero sostenibile».

«Va da sé, inoltre, che la programmazione, l’indirizzo e il controllo negli investimenti e nei servizi della Pa, della Sanità Pubblica e dei Trasporti – hanno detto ancora – possono trovare nella Contrattazione Inclusiva di siti complessi uno strumento che coniughi diritti dei lavoratori e interessi degli utenti, in entrambi i casi improntati alla universalità.  Interfacciandosi con la contrattazione d’anticipo che può garantire maggiori margini di legalità e di pieno esercizio delle clausole sociali nell’affidamento e nel cambio degli appalti (vedi: Cittadella Regionale, Policlinico Universitario ed Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme). Nel settore industriale, la Contrattazione inclusiva può garantire la reale applicazione dei Ccnl, e rappresentare altresì lo strumento per colmare il deficit di contrattazione di secondo livello».

Per quanto riguarda la Sanità, i sindacati invitano a ‘voltare pagina’ «cogliendo, anche, le opportunità del Decreto “Rilancio” e delle ingenti risorse messe a disposizione, per puntare concretamente nei fatti, e non a parole, alla creazione della rete sociosanitaria territoriale. Le misure di prevenzione, che in modo continuo e pressante abbiamo sempre rivendicato, anche per la sicurezza nei luoghi di lavoro, rappresentano un’azione indispensabile per un’efficace ed efficiente profilassi in grado di fronteggiare contagi, pandemie e malattie in genere. Occorre ripartire dalla sicurezza nei posti di lavoro per superare i ritardi della politica regionale, interessando la programmazione coordinata con le istituzioni di riferimento e sollecitando azioni di contrasto per arrestare i drammi, succedutisi anche nelle ultime settimane, delle perdite di vite umane per incidenti sul lavoro».

Per i sindacati, «è grave il fatto che non si proceda al confronto, per come stabilito in sede ministeriale con le parti sociali, e si conceda al Commissario ad Acta di assumere decisioni soggettive sul piano operativo, sulle assunzioni, sulle stabilizzazioni e internalizzazioni senza alcun confronto con le Oo.ss.», che sottolineano come si debba cercare una soluzione per quanto riguarda l’integrazione dell’Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” con l’Azienda Ospedaliera Universitaria “Mater Domini” e alla relativa costituzione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria “Mater Domini – Pugliese Ciaccio”, come una priorità per il nostro territorio, ma anche per l’intera regione e non solo, in quanto un polo sanitario di siffatte caratteristiche può diventare un punto di riferimento anche per cittadini ed istituzioni extra-regionali».

L’obiettivo fondamentale è «la riqualificazione dell’offerta del servizio sanitario pubblico» e ciò si può ottenere con il superamento dei «rilievi mossi dal Governo nell’impugnativa decisa dal Cdm rispetto alla legge regionale n. 1 del 30 aprile 2020 che all’art.9 dispone l’integrazione. Va chiarita nel rapporto tra Asp, Struttura Commissariale e Regione la vicenda del Sant’Anna Hospital. Questa struttura sanitaria di eccellenza e la professionalità del suo personale, necessari per il rilancio del SSR, non possono essere sacrificati. Il commissariamento ad acta della sanità calabrese non sta dando i risultati attesi, il Ministero della salute deve intervenire presto e dotare il sistema sanitario calabrese di guide certe, che abbiano competenze specifiche in termini scientifici e manageriali e garantiscano estrema attenzione ai temi della legalità e della trasparenza, considerata la presenza in Calabria, e nel nostro territorio in particolare, di Asp sciolte per infiltrazioni mafiose ed altre in dissesto finanziario».

I sindacati, poi, hanno sottolineato come il Dl Rilancio «offre anche all’area centrale della Calabria un quadro di prospettive per poter incidere in maniera determinante in favore dell’occupazione, delle attività produttive e per il contrasto dell’impoverimento sociale ed economico, a partire dalla prossimità dei nostri territori, dalle aree interne da trasformare e valorizzare come luoghi di interesse per l’offerta turistica post Covid-19».

«Bisogna – viene sottolineato — che si considerino le nostre aree interne come una risorsa da valorizzare: il contrasto alla marginalità sociale ed allo spopolamento si attua investendo in lavoro, servizi, agricoltura biologica, turismo, valorizzazione delle minoranze linguistiche, transizione energetica, senza trascurare che per rendere efficaci gli investimenti c’è bisogno di infrastrutture materiali ed immateriali che aiutino la digitalizzazione delle Pa». I sindacati, in sostanza, propongono «l’elaborazione di una strategia più avanzata di sviluppo per le nostre aree interne che, in sinergia con l’Agenzia per la Coesione Territoriale, costruisca una strategia nazionale di sviluppo locale consentendo alle comunità dei territori di individuare i progetti idonei a promuoverne la crescita. Progetti che dovranno guardare prioritariamente a quattro misure: lavoro, sanità, istruzione e mobilità dovranno essere, infatti, i cardini degli Apq».

«Attraverso le risorse del “Recovery Plan” – hanno sottolineato i sindacati – va rivendicato con forza il completamento della S.S.106, sia del tratto Sibari-Crotone che di quello Catanzaro-Crotone; per quest’ultimo è stato già approvato lo studio di fattibilità. Parimenti, vogliamo che venga data accelerazione ad importanti infrastrutture di competenza della Regione che riguardano la costruzione dei nuovi Ospedali, a partire da quello di Vibo Valentia, che era già in fase avanzata sui lavori complementari, ma nel mese di dicembre 2020 ha subito un ennesimo stop dovuto a indagini della Procura».

Per i segretari generali, «vanno sollecitati i lavori in ritardo di opere  come la Metropolitana di superficie Germaneto-Catanzaro e l’ammodernamento e ampliamento dell’Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme, o addirittura dimenticate come il completamento dell’A2 nei tratti Pizzo-Sant’Onofrio» ma, sopratutto, «vanno individuate ed indirizzate le risorse necessarie a garantire al sistema portuale il potenziamento delle infrastrutture esistenti e il loro ampliamento sia a fini turistici, sia per la loro vocazione industriale e commerciale».

«L’odierno sistema di trasporto che guarda alle “vie del mare” rappresenta, infatti, per l’area centrale della Calabria occasione di sviluppo e crescita: solo inserendo nei programmi a questo finalizzati anche le strutture portuali si potranno, infatti, intercettare i flussi economici derivanti dal sistema di trasporto navale e le rotte del turismo crocieristico internazionale, bene prezioso per un vasto territorio a forte vocazione turistica, in cui si deve mirare alla riqualificazione dei centri urbani, al recupero delle periferie e dei centri storici, alla messa in sicurezza del patrimonio immobiliare pubblico e alla ristrutturazione del patrimonio immobiliare in generale».

Per quanto riguarda il trasporto aereo, i sindacati hanno ribadito «l’esigenza improcrastinabile di affermare la modernità della Calabria sullo scenario internazionale, sia per le merci che per i passeggeri e il turismo, rilanciando il ruolo dell’Aeroporto Internazionale di Lamezia» che «dovrà diventare la finestra sul mondo per i calabresi e per alcune tipologie di merci che in Calabria si producono: solo i voli internazionali diretti permetterebbero tutto ciò. Ancora una volta chiediamo, quindi, ai parlamentari europei, alla deputazione calabrese e all’attuale governo regionale di richiedere con immediatezza che quel progetto non venga definitivamente abbandonato».

Attenzione, poi, è stata data al trasporto ferroviario, dove i sindacati  hanno ribadito la necessità di velocizzare i lavori della ferrovia Jonica e «dell’elettrificazione dell’intera tratta, per togliere dall’isolamento interi territori come l’area di Crotone, che potrebbe trarre beneficio dall’allungamento del Freccia Argento Roma-Sibari».

«Cruciali, nelle strategie dello sviluppo – si legge nel documento – dovranno essere le zone economiche speciali (ZES), a partire da quella di Gioia Tauro, che costituisce l’epicentro di un progetto di area portuale e industriale che coinvolge anche le altre aree portuali di Vibo Valentia, Crotone, le aree aeroportuali di Lamezia Terme, Crotone e le aree industriali vocate di Lamezia Terme, Vibo Valentia, Crotone. Per queste ragioni, in una visione strategica nazionale di nuove politiche industriali, occorre un piano di investimenti pubblici che il Governo deve realizzare nelle aree Zes con le partecipate pubbliche nazionali, attraverso un programma di interventi, con rilocalizzazioni, collocazioni, riconversioni di produzioni e manifatturiero sostenibile, puntando sulle filiere e i distretti territoriali».

Spazio anche al Servizio Idrico Integrato che, per i sindacati, «necessita di una riorganizzazione immediata e in chiave regionale» e occorre «sostenere la filiera della produzione green e dello stoccaggio/accumulo, integrandola con la produzione su larga scala di batterie (gigafactory) per la trazione sostenibile di autoveicoli, motoveicoli e natanti, attingendo dall’energia rinnovabile prodotta a monte».

«La valenza strategica della risorsa Energia può essere sfruttata per sperimentare una intera regione ad Energia Verde, elettrificando il trasporto pubblico ed individuando le città ad elevata densità di popolazione per provare elettrificazione, cablaggio e iperconnessione (smart city) attraverso la piena attuazione di progetti smart grid che possono consentire la nascita delle cosiddette comunità energetiche».

«Punto nodale della nostra azione – hanno spiegato i sindacati – dovrà essere l’avvio di nuove politiche di sviluppo che dovranno contemplare l’esigenza di nuove forme di lavoro, anche altamente specializzate, e nuove e più incisive modalità di tutela dell’ambiente e del territorio. In particolare il territorio di Crotone ha bisogno, dopo oltre vent’anni di attesa, di un’accellerazione degli interventi di bonifica e di una inversione dei paradigmi di sviluppo, da economia lineare ad economia circolare. Protagonista di nuovo modello di industria, green e sostenibile, può essere proprio l’Eni che già in altri territori sta avviando impianti “waist to fuel”, un processo di liquefazione che utilizza la biomassa più diffusa ovvero lo gli scarti della propria cucina e la trasforma in carburanti di origine rinnovabile. Un sistema che sfiderebbe il problema dei rifiuti, attenuerebbe l’impatto ambientale e realizzerebbe nuovo valore sociale, restituendo lavoro e sviluppo al territorio».

Per i sindacati, poi, per quanto riguarda il sistema rifiuti, «il governo regionale deve, comunque, avviare un percorso in cui la gestione dei rifiuti sia considerata non un problema emergenziale, ma un’opportunità oltre che una risorsa, come in gran parte dell’Europa, e sostenere la costruzione di impianti di selezione e valorizzazione dei rifiuti finalizzati al riuso ed al riciclo. È necessaria una gestione trasparente e legale del comparto che possa garantire gli enti e i cittadini».

«Occorre – è stato ribadito – un confronto con le parti sociali per una ricognizione dello stato dell’arte e una visione futura strategica; perciò urge un confronto tempestivo con la Regione sia al fine di contrastare l’emergenza rifiuti, sia per varare una seria e definitiva programmazione del ciclo dei rifiuti, che passi dall’asfittica gestione privata delle discariche ad insediamenti produttivi, con una gestione interamente pubblica, per la selezione e la valorizzazione del rifiuto. Tale nuova condizione garantirebbe tra l’altro crescita occupazionale, corretta applicazione del Ccnl, certezze per gli attuali occupati nel settore, i quali lamentano ritardi nelle retribuzioni e gravi rischi per la sicurezza della loro salute, aggravati dall’inadeguatezza degli obbligatori dispositivi per la protezione individuale».

Per Cgil Area Vasta, Cisl Calabria, Uil Crotone e Uil Calabria, «serve creare sviluppo e offerte di lavoro concrete; a poco servono politiche attive che non incrociano domanda ed offerta di lavoro. In tale contesto diventa urgente e necessario ridefinire il ruolo di Azienda Calabria Lavoro, dotandola di un piano industriale. Occorre fare in modo di superare il ruolo attualmente svolto dall’Azienda, simile più ad un parcheggio di lavoratori che non potendo essere collocati altrove, data la natura del loro contratto di lavoro, e non potendo essere stabilizzati nella struttura regionale, in realtà sono utilizzati per la quasi totalità da enti pubblici a supporto di varie attività».

«Nell’impegno complessivo che chiediamo al governo regionale rispetto alle politiche di sviluppo e alla necessità della crescita occupazionale, un ruolo primario ed innovativo deve essere svolto in maniera coordinata e propositiva dalla Regione stessa attraverso i vari dipartimenti interessati e con il rilancio del ruolo dei Centri per l’impiego». (rrm)

  

DRAMMATICA LA SITUAZIONE IN CALABRIA
UN APPELLO AL GOVERNO DI CGIL CISL E UIL

La situazione in Calabria sta diventando ogni giorno più drammatica, ma il Governo non se ne accorge. Lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza, pur sollecitato da ogni parte a venire in Calabria per rendersi conto delle troppe criticità, non sembra prestare orecchio a quanti lo invitano a verificare di persona lo stato davvero irrecuperabile della sanità.

Ogni giorno i giornali locali devono registrare situazioni al limite in ogni parte della regione: è evidente che il piano vaccinale non va, i centri di assistenza non funzionano (nonostante l’abnegazione e lo spirito di sacrificio che non viene mai meno tra medici e operatori sanitari pur allo stremo delle forze, e la situazione economica e sociale è pronta ad esplodere.

C’è solo l’incauto e non condivisibile ottimismo del presidente facente funzioni Nino Spirlì che continua a pontificare e a occuparsi di cose futili anziché cercare soluzioni, quando non è impegnato a litigare con qualche giornalista (vedi il caso di Lino Polimeni estromesso, a quanto pare, dal Palazzo di Germaneto, che ha dovuto fare l’intervista al commissario Guido Longo fuori della Cittadella). Il presidente ff si giustifica dicendo che non ha potere (e questo è vero) e che le ordinanze non fanno altro che seguire pedissequamente quelle del Ministro della Salute, quindi il suo ruolo, a conti fatti, è di “passacarte” (che non è un’offesa, ma certamente non equivale a sinonimo di brillante carriera).

Gli unici che si rendono conto della gravissima situazione che sta per esplodere in Calabria sono i sindaci (regolarmente ignorati dall’Amministrazione centrale) e i sindacati. Cgil Cisl e Uil, per tramite dei rispettivi segretari generali regionali Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, hanno incontrato via streaming la sottosegretaria per il Sud e la Coesione Territoriale, la calabrese Dalila Nesci alla quale hanno chiesto di intercedere con il Governo, affinché sul piano nazionale si apra un focus sulla condizione drammatica della Calabria.

La sanità – riferisce una nota –, con la grave emergenza contagi che non si attenua e la lenta campagna di vaccinazione regionale, insieme alla questione economica, sono stati i temi prioritari al centro del dibattito. E poi ancora infrastrutture, investimenti pubblici, Zes e Gioia Tauro, spesa pubblica nazionale e europea.

A conclusione delle due ore di confronto, la Sottosegretaria Nesci accogliendo la richiesta dei Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria, si è impegnata a organizzare presso i Ministeri competenti, una serie di tavoli tematici sulle questioni che attengono le criticità e la programmazione di interventi nella nostra regione.

Dalila Nesci, di Tropea, è l’unica calabrese al Governo e, forse, rappresenta la sola speranza di ottenere un’interlocuzione con il Governo, ovvero con Mario Draghi. Il Presidente del Consiglio conosce bene le gravi difficoltà che sono sempre stata una caratteristica della Calabria, ma probabilmente non ha avuto modo di accertarsi personalmente di come ora la situazione rischi di precipitare in maniera irreversibile.

Crescono i contagi, non diminuisce il numero dei morti, le vaccinazioni vanno a rilento con una disorganizzazione per la somministrazione che rasenta l’assurdo. Sono state segnalate persone anziane inviate a centinaia km di distanza per ricevere la prima dose del vaccino. Senza assistenza pubblica per l’accompagnamento, se non quella di parenti che hanno provveduto ad portare, quando possibile, i familiari a luogo della vaccinazione, destinazione stabilita non si sa in base a quale criterio, vista le incongruenze e i disagi inflitti a persone fragili e di età avanzata.

L’altro fronte, quello economico. sociale, non è meno esplosivo. Molti imprenditori sono ormai alla canna del gas e i ristori promessi , quando arrivati, si sono rivelati assolutamente insufficienti per consentire di superare il momento di blocco delle attività commerciali. Il rischio maggiore è che la ‘ndrangheta si sostituisca allo Sttao fornendo “assistenza” e prestiti a strozzo ad artigiani, commercianti e imprenditori in difficoltà, con l’evidente obiettivo di impossessarsi di attività pulite, da utilizzare successivamente come insospettabili “lavanderie” di denaro riciclato. È un allarme che aveva lanciato già lo scorso anno il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, alle prime avvisaglie della pandemia: nessuno gli ha dato ascolto e gli esercenti, gli imprenditori, gli artigiani sono stati praticamente abbandonati, facile prede della delinquenza mafiosa. È anche questa un’emergenza da non sottovalutare, ma dallo Stato centrale non arrivano che deboli segnali di attenzione. Sarà accolto l’appello dei tre segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil?

Gli stessi segretari che, nei giorni scorsi, avevano lanciato un appello a tutte le forze politiche per uno sforzo comune, data l’emergenza, superando conflittualità e contrasti di partito, in settimana presenteranno un programma di discussione e confronto per avviare una interlocuzione con tutte le forze sociali, politiche e produttive della regione. (rrm)

Cgil Cisl Uil, un piano per la Calabria: «lo Stato non può scappare dal Meridione»

Unità nella riflessione e nella formulazione di proposte per far ripartire la Calabria. Le Segreterie confederali regionali di Cgil CIsl e Uil si sono riunite a Lamezia per elaborare un documento programmatico per i futuri amministratori, per un «confronto indispensabile in una fase di rilancio in cui alle parole dovranno seguire i fatti». «In un momento di gravi difficoltà – si legge nel documento –, amplificate dall’emergenza sanitaria ed economica, come quello che la Calabria e l’intero Paese stanno vivendo, Cgil, Cisl e Uil vogliono insieme sottolineare l’esigenza di unità del mondo del lavoro nella riflessione e nella proposta».

L’analisi è partita dalla necessità che il Governo e la Giunta Regionale si confrontino con le parti sociali sull’utilizzo delle risorse del piano Next Generation EU, che non devono essere considerate sostitutive, ma aggiuntive rispetto ad altri investimenti già previsti. Si deve, infatti – è stato ribadito nell’incontro delle Segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil –, ragionare sulla base di un quadro d’insieme per predisporre un piano integrato di investimenti, che contempli sia le risorse del Recovery Fund sia le altre previste su base europea o nazionale. Un piano complessivo potrà evitare la frammentazione degli interventi e permetterà di affrontare finalmente in maniera organica la grande questione dello sviluppo della Calabria. Sarà fondamentale, inoltre, coordinare la spesa, monitorare il percorso e rispettare i tempi di realizzazione delle opere e di attuazione dei progetti per non correre il rischio di dover restituire i fondi stanziati.

Tra le emergenze, le Segreterie confederali regionali ne mettono in evidenza alcune che toccano i punti nevralgici del tema di una crescita che non può prescindere da un’infrastrutturazione che favorisca la mobilità, liberi la Calabria dall’isolamento, garantendo una maggiore sicurezza negli spostamenti e creando lavoro, perché l’apertura di cantieri vuol dire nuova occupazione. Sulla fascia jonica, la S.S. 106 deve essere assolutamente e rapidamente completata in tutto il suo tracciato, così come sono necessari investimenti per la realizzazione di una linea ferroviaria jonica moderna e veloce. E per il percorso Roma-Reggio Calabria, in una prospettiva di vero sviluppo non basta l’adattamento delle linee esistenti per una tecnologia già superata, ma bisogna prevedere l’Alta Velocità Larg, che fa viaggiare i passeggeri a 300 km/h, decongestionando gli aeroporti per una maggiore sostenibilità ambientale come già avviene in altri Paesi europei. Devono poi essere portati a termine i lavori sull’A2, a partire dai tratti perennemente in manutenzione, tra i più pericolosi d’Italia, sui quali ogni giorno migliaia di persone rischiano la vita. Un’attenzione specifica va rivolta al sistema portuale calabrese, a cominciare dal Porto di Gioia Tauro, che deve costituire un hub punto di riferimento per tutta l’area del Mediterraneo, puntando a una ZES che sia laboratorio di crescita e di sviluppo anche per i porti di Corigliano, Crotone, Vibo.

Non meno importante ai fini dello sviluppo è, per le Segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, l’infrastrutturazione digitale, fondamentale per creare lavoro e favorire la formazione, in una regione in cui intere aree sono escluse o servite male dal collegamento alla rete.

Un capitolo a sé rappresentano, per le tre organizzazioni sindacali, la depurazione delle acque, con la salvaguardia e la valorizzazione di quella importantissima risorsa che è il mare, e la costruzione del ciclo dei rifiuti in tutto il territorio regionale. Questi, insieme alla prevenzione del dissesto idrogeologico, sono temi fondamentali per l’Unione Europea e per la salute e la sicurezza dei cittadini. La tutela dell’ambiente e del territorio rappresenta infatti, in tutti i suoi aspetti, un pilastro di ogni politica di crescita. Così come bisogna mettere in campo politiche in favore delle aree interne, che in Calabria contano oltre 300 Comuni, e dove risulta necessario contrastare abbandono e spopolamento, facendo diventare le stesse aree attrattive rispetto ad attenzioni produttive, in un mix di tradizione ed innovazione. Anche qui la programmazione è essenziale per un buon utilizzo delle risorse europee.

Il fronte dell’occupazione, del lavoro che non c’è e di quello che si perde, resta per la Calabria – sottolineano i sindacalisti – la questione delle questioni, come dimostra l’impietosa chiarezza dei dati forniti recentemente anche dai report delle sedi regionali di Bankitalia e Inps. Bisogna perciò sciogliere alcuni nodi che attendono da troppo tempo di essere affrontati, a cominciare – nel quadro di una riorganizzazione dei servizi – dalle assunzioni di nuovo personale nella Pubblica Amministrazione e dalla stabilizzazione di un precariato che in molti casi permette, in strutture sotto organico, che la PA stessa continui a funzionare per i cittadini. Bisogna aprire le procedure concorsuali e investire risorse, altrimenti sono impossibili il pur necessario ricambio generazionale e la piena efficienza dei servizi. “Per riuscire a spendere e spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati dal Next Generation EU occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza di un passato che spesso ha deluso la speranza”, come ha affermato il Presidente Draghi nell’aula del Senato, nelle dichiarazioni programmatiche. C’è bisogno al Sud di maggiore presenza dello Stato, di colmare le carenze nell’organico di tutte le strutture pubbliche. Lo Stato non può scappare via dal Meridione.

E nel privato c’è bisogno, nel Sud e in Calabria, di politiche attive del lavoro, non di assistenzialismo: i sussidi servono per superare le fasi difficili come l’attuale, ma in prospettiva non producono crescita e mortificano la dignità delle persone. Urgono la riorganizzazione dei Centri per l’impiego, l’emersione del lavoro irregolare e una più spinta fiscalità di vantaggio che incentivi aziende nazionali e sovranazionali ad investire in Calabria. Anche su questi temi i sindacati confederali della Calabria attendono dal nuovo Governo risposte che non possono tardare.

Guardando alla Sanità, le Segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil Calabria sottolineano con forza che dopo la nomina del Commissario ad acta la situazione appare sostanzialmente congelata, a partire dal piano per i vaccini anti Covid, per guardare poi al personale e alle strutture. Lo stesso Commissario Longo ha lanciato un preoccupante grido d’allarme per l’impossibilità di dotare il suo ufficio del personale previsto dal Decreto Calabria, personale che avrebbe dovuto affluire dal Dipartimento Salute della Regione. Cgil, Cisl e Uil chiedono, perciò, un confronto immediato con il Prefetto Longo sui temi della tutela della salute dei cittadini, sulla riorganizzazione del sistema sanitario e sulle dotazioni organiche delle aziende sanitarie e ospedaliere. In tale contesto, chiedono al Commissario ad acta anche di fare chiarezza sulla vicenda del Sant’Anna Hospital di Catanzaro che, a fronte dell’insufficienza dei posti disponibili nelle strutture pubbliche, offre un servizio di eccellenza nel campo della cardiochirurgia e contribuisce all’abbattimento delle liste di attesa dei pazienti e alla diminuzione dei viaggi della speranza fuori dalla Calabria, facendo sì che la Regione, grazie alla convenzione con la struttura catanzarese, impieghi meno risorse rispetto a quelle necessarie per i ricoveri in altre regioni. Nel rispetto delle regole e al di là delle vicende giudiziarie che riguardano la precedente gestione del Sant’Anna, dunque, il Commissario faccia conoscere il suo pensiero riguardo a una vertenza che tocca il diritto alla salute dei cittadini e il posto di lavoro di un personale qualificato che conta circa trecento unità.

Su questi temi le tre organizzazioni sindacali chiedono un dialogo serio con la classe politica calabrese e la convocazione del Partenariato economico e sociale per un confronto su riprogrammazione 2014/2020 e programmazione 2021/207, annunciando che sarà diffusa nelle prossime settimane una piattaforma di rivendicazioni e proposte da sottoporre ai candidati alle elezioni regionali. E a questo proposito, Cgil, Cisl e Uil Calabria concordano sulla inopportunità di un rinvio dell’appuntamento elettorale.

Urgono, inoltre, affermano ancora, riforme e interventi per i comuni ai fini di una migliore qualità dei servizi e di una tassazione più leggera per i cittadini, sulla partecipazione pubblica, sul riordino del bilancio regionale.

La riunione delle Segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil si è conclusa con due appelli. Il primo rivolto alle istituzioni, alla politica, al mondo del lavoro e delle imprese, ai cittadini, perché si tenga alta la guardia verso la pervasività delle organizzazioni criminali, che rappresenta tra l’altro un ostacolo agli investimenti nel Sud e in Calabria da parte di imprese italiane e multinazionali. Il secondo appello è indirizzato ai candidati nell’imminente tornata elettorale calabrese, perché si pongano in atteggiamento costruttivo, di ascolto e di attenzione verso la realtà regionale, evitando atteggiamenti populistici e puntando alla concretezza dei problemi e delle soluzioni. (rrm)

Sanità Calabria: Cgil-Cisl-Uil sit-in alla Regione per il diritto alla salute

C’era praticamente tutta la Calabria al sit-in organizzato da Cgil-Cisl-Uil davanti alla Regione, a Germaneto, per chiedere interventi seri per la sanità. per il diritto alla salute di tutti i cittadini. L’emergenza covid sembra lontana, comquneu si è attenuata, ma la sanità in Calabria è sempre in emergenza. Sono state e continuano ad essere mortificare le professionalità di medici e personale sanitario (ai quali si deve se la pandemia ha  prodotto danni molto contenuti nella regione, ma soprattutto c’è un problema di rientro finanziario che impedisce un vero rilancio di tutto il comparto sanità. Occorre azzerare tutto e l’emergenza covid avrebbe anche giustificato un’operazione di questo genere, ma ancora stiamo a quantificare i guasti prodotti dal decreto Sanità che anziché valorizzare le professionalità le ha represse, sotto tutti i punti di vista, compreso quello economico.

Alla manifestazione promossa dai sindacati confederali, hanno preso parte i tre segretrai regionali Russo (Cisl), Sposato (Cgil) e Biondo (Uil). I loro interventi tracciano il percorso ideale che bisognerà seguire se si vuole dare una svolta alla sanità “impossibile” di questa terra. Tonino Russo, sottolinenando la grande partecipazione, ha detto: «Siamo qui per una protesta verso una gestione della Sanità calabrese non più sostenibile, una gestione che crea debiti insopportabili per i cittadini e costringe sempre la Regione a ripianare il deficit. Abbiamo apprezzato l’apertura del Governo regionale per l’accordo di ieri tra Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp Medici e aziende sanitarie e ospedaliere sull’indennità Covid a medici e operatori sanitari. Non è un accordo del tutto soddisfacente, ma si tratta di un primo passo, di una prima distribuzione delle risorse, in attesa di altri fondi. Siamo qui perché è necessario precisare il fabbisogno reale della Sanità, riorganizzare la rete sanitaria territoriale e la rete ospedaliera in modo che il paziente sia preso in carico per lo screening e poi indirizzato verso la struttura più idonea per la cura. Abbiamo bisogno, però, di avere interlocutori seri e competenti, non ci servono commissari inefficienti, lautamente compensati dal popolo calabrese».

Secondo Angelo Sposato, Segretario Cgil,  «La battaglia sicuramente non finirà qui». «Abbiamo chiesto ieri, anche attraverso le nostre strutture nazionali, un incontro al Ministro della Salute perché la Sanità della Calabria è un problema di tutto il Paese. In Calabria c’è un’Asp disciolta per dissesto, due per mafia. La Sanità deve essere liberata dalle infiltrazioni criminali, dal familismo, dalle clientele. Le strutture commissariali delle aziende sanitarie e ospedaliere devono essere messe in sicurezza dal punto di vista della competenza. Il debito deve essere sterilizzato per essere poi rinegoziato. Serve una politica sanitaria attenta al personale, che sblocchi le graduatorie, metta fine al precariato e proceda a nuove assunzioni, che metta al centro i cittadini e non i primariati. Ringraziamo il personale per i turni massacranti cui si sottopone, ma non si può andare avanti così mettendo a rischio operatori e pazienti.  Chiediamo al Governo nazionale di modificare il Decreto Calabria e una nuova struttura commissariale regionale. Basta con i troppi morti nelle RSA. E la politica faccia un passo indietro, imparando che le proposte devono essere discusse con ii lavoratori che vivono ogni giorno i problemi».

Per la Uil, Santo Biondo ha rimarcato l’impegno dei sindacati: «Ricominciamo dopo il lockdown dalla piazza, da dove siamo partiti. Nonostante le promesse del Presidente del Consiglio proprio qui in Calabria, chi stava bene continua a sguazzare e chi stava peggio sta sempre peggio. Sono necessari servizi più efficienti in sanità, trasporti, rifiuti, ambiente. Perché i problemi dei calabresi non sono i vitalizi e le prebende. Vediamo appalti, subappalti, forniture e intanto mancano gli operatori sanitari. E la politica calabrese si svegli per recuperare dignità».

Sono intervenuti, inoltre, rappresentanti degli operatori e dei pensionati che hanno messo in evidenza una situazione drammatica aggravata dall’emergenza coronavirus, il diritto alla salute negato, la difficoltà del sistema a garantire i LEA, i disagi per gli anziani con le gravissime situazioni determinatesi in alcune RSA, la difficoltà del personale sanitario carcerario a garantire i servizi ai detenuti per insufficienza di organico.

Nel corso della manifestazione una rappresentanza sindacale è stata convocata per un incontro con la Giunta regionale al quale hanno partecipato, su delega del Presidente Jole Santelli, l’Assessore al Bilancio e alle Politiche del personale, Francesco Talarico, l’Assessore alle Politiche sociali Gianluca Gallo, il Dirigente Generale del Dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie della Regione, dott. Francesco Bevere.

I Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, accompagnati dai Segretari delle categorie Sanità e Pensionati, hanno esposto le ragioni della mobilitazione e la piattaforma rivendicativa alla base del sit-in e augurato buon lavoro al dott. Bevere, da poco nominato al vertice del Dipartimento Salute. In particolare, il Segretario della Cgil, Angelo Sposato, ha sottolineato che dalle tre OO.SS. è stato chiesto, con il supporto delle Segreterie nazionali, un incontro al Ministro della Salute, Speranza, per intervenire nel riordino della Sanità calabrese; un intervento che deve vedere anche il coinvolgimento del Ministero dell’Interno, perché di fronte a due Asp sciolte per infiltrazioni mafiose è necessario mettere in sicurezza il sistema e procedere ad un cambio totale nel management. Sono temi che devono vedere protagonista anche la Regione, ha detto Sposato. Deve essere riordinata la rete ospedaliera. Il Decreto Calabria deve essere rivisto perché ha di fatto bloccato le assunzioni in Sanità. È stato varato dal Commissario, tra l’altro un piano operativo redatto senza il confronto con i sindacati, disattendendo impegni assunti per quanto riguarda la internalizzazione dei servizi, lo scorrimento delle graduatorie, le stabilizzazioni. «Per questa mancanza di interlocuzione – ha evidenziato Sposato – chiediamo un cambio del Commissario. Alla Regione chiediamo che si ponga fine ai guasti determinati dall’interferenza della politica e che si faccia sul personale una discussione seria con le categorie, con ulteriori risorse per il rischio Covid-19. Inoltre, ha aggiunto, va verificata la situazione delle RSA».

Il Segretario della Cisl, Tonino Russo, ringraziando la Giunta per la disponibilità al confronto, ha evidenziato la necessità di voltare pagina nella Sanità calabrese. «I problemi vengono da lontano – ha detto tra l’altro – e dalla mancanza di volontà nell’affrontarli. La piattaforma presentata è articolata in due parti, una per la valorizzazione del personale, l’altra per garantire il diritto alla salute. Un primo passo è stato fatto con l’accordo firmato ieri con Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp sull’indennità Covid a sanitari: è un accordo frutto dell’ottimo lavoro delle categorie e della disponibilità della Giunta e costituisce un primo passo, una prima distribuzione delle risorse, in attesa dell’impiego di altri fondi. Ricordiamo – ha aggiunto Russo – che c’è una carenza abissale negli organici e che il personale è sottoposto a stress continui pur di garantire, in questa situazione, i servizi e la qualità dei servizi. La Calabria è commissariata e la spesa per la dotazione di operatori è ferma alle quote del 2004. C’è un disavanzo, frutto anche di sprechi, disorganizzazione e ruberie, che inasprisce i costi per i calabresi e aggrava il disservizio. Di questo avremmo voluto parlare con il Commissario ad acta, ma per incontrarlo abbiamo dovuto chiedere una mediazione al Prefetto di Catanzaro e da allora non lo abbiamo più visto. È tempo di cambiare. Ora chiediamo alla Regioni di intervenire nell’immediato per accorciare le liste di attesa per visite ed esami clinici, per esempio, organizzando su più turni il lavoro del personale e l’apertura delle strutture, e per arginare l’emigrazione sanitaria, che ha un costo alto e porta altrove risorse della Calabria. Bisogna rivedere – ha rimarcato Russo – le convenzioni con le strutture private, che lavorano con fondi pubblici e devono integrare l’offerta sanitaria del pubblico, non farle concorrenza, applicando gli stessi contratti previsti nella sanità pubblica. Bisogna poi riorganizzare la rete della medicina territoriale e quella ospedaliera, senza illudersi che chiudendo ospedali si risolvano i problemi, mentre invece si esasperano i cittadini».

Santo Biondo, Segretario regionale della Uil, condividendo quanto affermato dagli altri Segretari, ha sottolineato l’importanza della manifestazione di oggi, significativamente molto seguita dai mezzi di comunicazione. «Dieci anni di commissariamento – ha detto tra l’altro – hanno aggravato la storia pesante della Sanità calabrese. Oggi presentiamo una piattaforma che già il 9 maggio del 2019 le categorie interessate avevano avanzato. È fondamentale capire oggi su quale aspetto del comparto Sanità si può procedere al confronto con il Governo, perché nel sistema sanitario nazionale la Calabria tocca il livello più basso, e su quale aspetto si può dialogare sul tavolo regionale. È comunque necessario riaprire la strada delle interlocuzioni sul territorio, di fronte alle chiusure del Commissario ad acta».

Dai rappresentanti della Giunta, Assessori Gallo e Talarico, e dal Dirigente Generale Bevere è stata manifestata ampia disponibilità al confronto e all’interlocuzione diretta, perché senza la condivisione sui problemi – che esistono e non possono essere taciuti né ignorati – «non si va da nessuna parte». Il dialogo, è stato affermato, è occasione anche per la Giunta di una migliore conoscenza della realtà. È stata, inoltre, apprezzata la concretezza nell’esposizione dei problemi e l’atteggiamento di grande apertura al dialogo da parte di organizzazioni dei lavoratori che esprimono personalità calabresi nei vertici sindacali nazionali e che possono avere un’interlocuzione con il Governo.

Dopo avere affrontato l’emergenza coronavirus, la Presidente Santelli, punta alla riorganizzazione del Dipartimento regionale, che deve avere dirigenti e personale sufficienti per operare in settori cruciali, per seguire le varie aziende sanitarie presenti sui territori e per offrire un supporto efficace all’ufficio del Commissario. È questo un passaggio necessario per rimettere ordine e rilanciare il sistema sanitario regionale. Il dialogo proseguirò, è un buon inizio. (rp)

 

 

A Reggio l’Italia che lavora, produce e sogna. Grande manifestazione nazionale per il Sud

di SANTO STRATI – Una grande manifestazione nazionale, promossa dai sindacati CGIL-CISL-UIL, per dire chiaramente al Governo che così non va: l’Italia deve ripartire, al più presto, e soprattutto deve ripartire il Mezzogiorno. Per questo, la scelta di Reggio come sede per riunire lavoratori, professionisti, disoccupati, cittadini, politici e tutti coloro che credono nella democrazia, assume un doppio significato. Si riparte dal Sud, se cresce il Sud cresce tutto il Paese. «Abbiamo scelto Reggio – è stato detto coralmente dai sindacati promotori – perché è quasi impossibile arrivarci, abbiamo pensato alla regione più critica che incarna la debolezza e la fragilità del Sud».

A Reggio torna una grande mobilitazione dopo 47 anni: era il 22 ottobre 1972 (la città era ancora sconvolta dalla rivolta) e i sindacati scelsero Reggio per lanciare un segnale di speranza, ma soprattutto un allarme per i pericoli che insidiavano la democrazia. Cosa è successo in questi 47 anni è sotto gli occhi di tutti: la Calabria – e non solo Reggio – continua ad essere un infelice modello di arretratezza e di sviluppo mancato, i suoi giovani, i suoi laureati, se ne vanno, come allora, non ci sono prospettive chiare per la crescita, manca una vera progettualità. Come allora. Con una differenza: il Paese è cambiato (in peggio) e le attuali politiche del Governo continuano ad ignorare le reali esigenze del Mezzogiorno, con un Ministro per il Sud che è quasi evanescente, e provvedimenti che si scontrano quotidianamente – senza alcuna possibilità di successo – contro una burocrazia che sfianca e induce i più a rinunciare a qualsiasi iniziativa, qualsiasi progetto che offra opportunità di sviluppo e, soprattutto, di occupazione.

Qualcosa, però, si sta muovendo, proprio dal Sud. La Calabria può e deve diventare la California d’Europa e costituire un volano di crescita straordinario, prima di tutto per i suoi giovani e la sua gente che non vuole elemosine di cittadinanza ma chiede lavoro vero con paghe dignitose e adeguate. Gli incontri promossi dagli industriali calabresi hanno lanciato un’idea di progetto che va sostenuta e alimentata dal contributo di tutte le forze sane del Paese: sindacati, politici, lavoratori, professionisti, aziende. La malapianta della ‘ndrangheta attecchisce solo in alcuni, ridottissimi, terreni, i calabresi sono un popolo che crede nella giustizia, nella legalità, che vuole investire sul suo futuro. Non è più tollerabile che si parli di Calabria solo ed esclusivamente per raccontare di mafia, malaffare e (ahimé) dei morti ammazzati della famigerata statale 106: ci sono realtà imprenditoriali straordinarie, dove imprenditori “sani” e illuminati (basta citare i Caffo, i Callipo, i De Masi, i Capua, solo per fare qualche nome) generano ricchezza per la propria terra (con dimensioni extranazionali) ma soprattutto offrono opportunità di lavoro ai nostri giovani, ai loro padri, alle loro madri, guardando al futuro con ottimismo e senza timore. La Calabria ha infinite ricchezze naturali, paesaggistiche, artistiche, archeologiche, un mare stupendo, una montagna da favola, ma soprattutto ha la più grande ricchezza che tutti ci invidiano: la fierezza e l’orgoglio della sua gente.

Sarà questo il messaggio che deve partire da Reggio: l’Italia è qui, l’Italia vuole svoltare. E come i calabresi, nessuno è disposto più ad accettare tentennamenti e rinvii. (s)


Alla manifestazione di Reggio, in programma stamattina a piazza Duomo, ha dato la propria adesione il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto: «L’Italia riparte se riparte il Sud. – ha dichiarato Irto – Da Reggio Calabria, sabato 22 giugno, grazie alla grande manifestazione organizzata dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, la centralità della questione meridionale per lo sviluppo del Paese tornerà al centro del dibattito attraverso un momento di mobilitazione di cui si avverte il bisogno. Ringrazio le organizzazioni sindacali, da sempre attente ai temi dello sviluppo del Mezzogiorno, per aver scelto la nostra regione e in particolare la città di Reggio per lanciare un messaggio forte al Governo e all’intero Paese. Una manifestazione quanto mai opportuna in questo momento, in cui, oltre agli irrisolti problemi economici, occupazionali e sociali, occorre fare attenzione ai rischi connessi al regionalismo differenziato. Bene hanno fatto i sindacati a individuare, come luogo altamente simbolico, la Città metropolitana più meridionale dell’Italia continentale, da dove deve partire un processo di rinnovata coesione nazionale e di partecipazione democratica. Occorre che tutte le forze sane della nostra società lavorino insieme – ha concluso Irto – allo sviluppo di una piattaforma programmatica fondata sul lavoro, sull’occupazione, sul rafforzamento dello Stato sociale, sulla tutela dell’ambiente, sulla legalità e sulla giustizia. Sono certo che la manifestazione di sabato sarà l’avvio di una discussione positiva e proficua per il futuro della Calabria, del Mezzogiorno e del Paese».

Anche il presidente della Regione, Mario Oliverio e l’intera giunta regionale saranno domani a Reggio per partecipare alla manifestazione nazionale unitaria promossa dalle organizzazioni sindacali CGIL CISL e UIL, con al centro “Futuro al lavoro. Ripartiamo dal Sud per unire il Paese”. «È una iniziativa di grande importanza – dichiara il presidente Oliverio – perché ripropone all’attenzione del Governo Nazionale e dell’intero Paese il problema del Mezzogiorno e del lavoro. Ringrazio le organizzazioni sindacali per aver scelto Reggio Calabria e la Calabria per questa iniziativa che ripropone il Sud come risorsa per fare ripartire il Paese in una visione dello sviluppo proiettata nella dimensione euromediterranea. In una fase come quella attuale, nella quale il Sud è stato cancellato dall’agenda e dall’attenzione del Governo Nazionale, la manifestazione di domani a Reggio Calabria assume un significato ed una valenza di carattere strategico e di interesse generale».

Futuro al Lavoro 22 giugno a Reggio Calabria

Adesione alla manifestazione anche dalla Giunta comunale reggina e i capigruppo di maggioranza a Palazzo San Giorgio. Dopo l’incontro tra il sindaco Falcomatà ed i rappresentanti della triplice sindacale, con l’adesione “formale e sostanziale” come è stata definita dallo stesso primo Cittadino, l’Esecutivo e la Maggioranza comunale hanno dichiarato la loro piena adesione al corteo sindacale unitario che si svolgerà per le vie cittadine nella giornata di sabato.

«Crediamo sia importante esserci e metterci la faccia personalmente – scrivono gli Assessori e i Capigruppo di maggioranza in una nota congiunta – perchè siamo convinti che questa manifestazione possa rappresentare un segnale importante per il Paese e anche per la nostra città. Per sabato sono attese a Reggio migliaia di persone da tutta Italia e da tutta la Calabria. È la prima volta da quasi 50 anni che la nostra città costituisce il palcoscenico di una manifestazione unitaria nazionale di tale portata. Sarà l’occasione per ribadire la voglia di riscatto dell’intero Mezzogiorno d’Italia della battaglia per lo sviluppo dei nostri territori, per un welfare più equo e sostenibile, in grado di valorizzare il lavoro e non esclusivamente il reddito, per un sistema di trasporti adeguato ad un’area baricentrica nel contesto del Mediterraneo, per un’azione efficace di contrasto alle mafie che tuteli gli investimenti ed il lavoro onesto dei nostri concittadini, per un sistema sanitario efficiente e di qualità, basato sui diritti delle persone e non su meri calcoli contabili. Saremo in piazza con convinzione al fianco dei nostri giovani, affinché si possa programmare per loro, come afferma lo stesso titolo della manifestazione, un “futuro” differente, insieme con l’opportunità di potersi affermare professionalmente nella loro terra, senza essere costretti ad andare lontano per formarsi e lavorare».

«Saremo in piazza – concludono – per un Sud che guarda quindi ai diritti e non ai privilegi, per una crescita socioeconomica che può rappresentare un rilancio per l’intero sistema Paese, promuovendo una piattaforma alternativa che valorizza la coesione dei territori, lontano da quella logica di autonomia differenziata, oggi tanto in voga, che rischia di spezzare definitivamente il patto di solidarietà sul quale è fondata la nostra Repubblica e la sua Costituzione».

Sono previsti circa 250 pullman e treni speciali provenienti da tutt’Italia. Il primo appuntamento è alle 9.30 in piazza Indipendenza da cui partirà lungo il Corso Garibaldi il lungo corteo verso piazza Duomo. Sul palco i segretari confederali Maurizio Landini, Carmelo Barbagallo e Annamaria Furlan. (rrc)

Segnaliamo, sulla manifestazione,  l’intervista del segretario aggiungo Cisl Luigi Sbarra (reggino) al sito CislMagnaGraecia