COL GREEN PASS RIAPRIRE ANCHE I LOCALI
COSÍ SI SALVERÀ IL TURISMO IN CALABRIA

Salvare il turismo in Calabria riaprendo, anche, i locali. È questa la parola d’ordine che Coldiretti Calabria ha dato per rilanciare uno dei pilastri della nostra regione che, ogni anno, ha attratto viaggiatori provenienti da ogni regione e parte del mondo. Quindi, per l’Ente, bene l’entrata in vigore del pass vaccinale il prossimo 15 maggio ma, con esso, deve esserci anche una riapertura dei locali.

Coldiretti, infatti, ha già spiegato che «l’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante sulla loro sopravvivenza legata alla storia e all’economia dei territori, che sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo del Made in Calabria» e che «il crollo del turismo straniero in Calabria ha causato un buco di oltre 300 milioni nelle spese dei viaggiatori dall’estero. La mancanza di vacanzieri si trasferisce a valanga sull’insieme dell’economia per il crollo delle spese per, alimentazione, alloggio trasporti, divertimenti, shopping e souvenir. Il cibo è la voce principale del budget delle famiglie in vacanza, con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola».

«Per questo – afferma la Coldiretti – è indispensabile che avanzi la campagna di vaccinazione e diminuiscano il numero dei contagi; aspetti che consentono di riprendere una nuova normalità; fronti che devono essere particolarmente curati in questa fase decisiva nella quale i turisti orientano la scelta delle località per le vacanze alla vigilia del Bit di Milano (Borsa Internazionale del Turismo) che, seppur digitalmente e aperto al pubblico, punta a mostrare agli operatori del settore le migliori offerte del mercato turistico nostrano.  Tropea poi, eletta quest’anno borgo dei borghi è il passepartout del nostro turismo».

«Attualmente – ha sottolineato la Coldiretti – essendo in zona arancione pesa sull’economia calabrese la chiusura di oltre 15mila tra ristoranti, bar, pizzerie e agriturismi  che complessivamente  contano su  32668 addetti che operano nella Regione e pesa anche il limite fissato del coprifuoco alle 22 per tutti, sia nelle città che nelle campagne e nelle località turistiche. Il solo sistema agrituristico in Calabria può contare su circa 350 strutture operanti con 12200 posti a tavola e circa 1500 posti letto».

«Il cibo batte l’alloggio, ed è diventato – sostiene la Coldiretti – la voce principale del budget delle famiglie in vacanza. Il cibo rappresenta, per molti turisti, la principale motivazione del viaggio perché possiamo contare primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della produzione agroalimentare che ha contribuito a mantenere nel tempo un territorio con paesaggi di una bellezza unica. La spesa in vacanza per il cibo lo scorso anno per la pandemia Covid, è scesa di oltre il 60%, il minimo da almeno un decennio, e gli effetti delle difficoltà delle attività di ristorazione si sono fatti sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare, con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco».

«In alcuni settori, come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Senza turismo, sono a rischio anche i 269 tesori alimentari tradizionali dei borghi d’Italia custoditi da generazioni dagli agricoltori e salvati per sostenere la rinascita del Paese, 13 prodotti Dop, 6 Igp, 9 vini Doc e 10 Igt».

«L’assenza di turisti stranieri e italiani ha un impatto pesante sulla sopravvivenza di tesori agroalimentari unici al mondo legati alla storia e all’economia dei territori, che – ha sottolineato il Presidente i Coldiretti Calabria, Franco Aceto – sono il simbolo della grande creatività, tradizione, qualità e sicurezza alla base del successo nel mondo. Una patrimonio da salvare che non ha solo un valore economico, ma anche storico, culturale ed ambientale e che garantisce la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate». (rrm)

[foto tratta dal video promozionale della Riviera dei Cedri, courtesy Nik Channel Youtube]

L’ECCELLENTE EXTRAVERGINE DI CALABRIA
INSIDIATO DALLA SCARSA QUALITÀ ESTERA

C’è una grande insidia per il nostro ottimo olio extravergine d’oliva, sulla cui qualità non si discute: arriva dalle importazioni di “olio estero” a prezzi stracciati e di qualità assolutamente inferiore.  «In un momento storico difficile – ha commentato Coldiretti –  dove stimolare la domanda da parte dei consumatori dovrebbe essere un obbligo morale, saper di ricevere in “casa Italia” olio proveniente dall’estero significa aumentare il consumo di olio straniero, a discapito delle aziende olivicole calabresi con un forte impatto anche sulle nostre produzioni di olio certificate Igp e Dop. Occorre diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica, dove  è possibile assaggiare l’olio Evo prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive. È doveroso intensificare i controlli e aumentare le valutazioni organolettiche per evitare che i consumatori possano essere vittime di frodi».

Un allarme che non deve lasciare indifferenti, soprattutto se si considera che «oltre la metà della giacenza nazionale di olio di oliva (51%) è presente nelle regioni del Sud Italia, con il significativo contributo delle regioni Puglia e Calabria (35,0% e 8,8%, rispettivamente). A livello provinciale, da segnalare il 16,8% delle giacenze nella provincia di Bari, il 10,4% in quella di Perugia e il 7,8% nella provincia di Barletta-Andria-Trani» si legge nel report Frantoio d’Italia del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 28 febbraio 2021, che rileva anche come la Calabria, insieme alla Puglia, Sicilia e Toscana, è tra le regioni che detengono più olio bio (13,9%).

La stagione olivicola, peraltro si presenta «ottima, con una fioritura eccezionale e una eccellente vegetazione e che, quindi, fa presagire un olio di qualità». secondo Coldiretti Calabria che fotografa la situazione dell’olio calabrese, dopo l’anno horribilis in cui la produzione era scesa di oltre il 40% a causa delle anomalie climatiche, ricordando quanto «sia importante per l’economia della nostra regione».

«L’ olivicoltura – hanno illustrato i tecnici di Coldiretti Calabria – si sviluppa sul 24% della superficie agricola della regione, con oltre 84mila aziende, una superficie coltivata di oltre 189mila ettari, oltre 35 milioni di piante  e moltissime cultivar, con una produzione media negli ultimi cinque anni di oltre 35mila tonnellate di olio Evo; un tesoro esclusivo di biodiversità di cui quasi il 50% biologico, per una filiera che coinvolge oltre 650  frantoi, il 15% del totale italiano, che sul mercato vale circa 600 milioni e con un forte impiego di manodopera sempre di più specializzata. Nonostante questi primati, nemmeno la pandemia ha fermato  l’invasione di olio straniero in Italia con gli arrivi in crescita del 5% nell’ultimo anno con bottiglie  sugli scaffali di supermercati, negozi e discount a prezzi stracciati che fanno suonare un campanello di allarme sulla qualità del prodotto che si porta a tavola».

«L’ultima indagine del mensile il Salvagente – si legge in una nota – ha svelato che ben 7 miscele di oli stranieri, venduti come extravergini sui 15, analizzati al panel test, sono risultati essere dei semplici olii di oliva.  Una crescita di importazione di olio che arriva nei porti e poi  diventa  magicamente olio calabrese ed italiano solo sulla carta. Una pericolosissima “macchia d’olio”  che si sta allargando, che favorisce comportamenti e triangolazioni che per la pervasività assestano un duro colpo alla nostra olivicoltura».

«Succede poi – ha spiegato Coldiretti – che si fa pagare di più ai consumatori un prodotto che, invece, può valere fino alla metà del prezzo indicato visto che ha una qualità inferiore, in un momento storico in cui i consumi delle famiglie italiane di olio d’oliva sono in crescita. Un olio, per essere definito e venduto come extravergine, deve rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare la prova del panel test, obbligatoria per legge dal 1991 e condotta da assaggiatori esperti e allenati, senza presentare difetti organolettici. Il Consiglio di Stato con la sentenza del 20 novembre 2020, ha detto una parola definitiva sull’attendibilità e oggettività del panel test, ritenendo la prova organolettica ‘essenziale per la corretta classificazione degli oli’ e sancendo che i suoi risultati non si traducono in ‘decisioni arbitrarie’ essendo ‘governata da stringenti parametri normativi predeterminati’».

Insomma, per poter proteggere non solo una nostra eccellenza, ma anche i nostri produttori agricoli – che ogni anno, grazie alle loro produzioni ottengono prestigiosi riconoscimenti dando lustro alla Calabria – bisogna stare attenti, e continuare a promuovere «la grande qualità dell’olio extravergine Made in Italy» e, sopratutto, made in Calabria(rrm)

Al via in Calabria il concorso Oscar Green 2021 di Coldiretti

Ha preso il via, in Calabria, per i giovani che hanno scelto di impegnarsi in agricoltura l’Oscar Green 2021, il premio all’innovazione per le imprese che creano sviluppo e lavoro per rilanciare l’economia dei propri territori danneggiati dall’emergenza sanitaria.

Lo ha reso noto Enrico Parisi, delegato Coldiretti Giovani Impresa Calabria, aggiungendo che «nonostante il momento di difficoltà dovuto all’emergenza Covid, la voglia di fare e la creatività dei giovani agricoltori non si ferma, Oscar Green, ogni anno, racconta le storie di giovani agricoltori under 40 protagonisti di un’agricoltura sempre più sensibile alla tutela dell’ambiente, alla biodiversità, all’innovazione sostenibile e durevole».

Il rinnovato fascino della campagna per i giovani si riflette nella convinzione comune che, in tempi di pandemia, l’agricoltura è diventata un settore che offre e crea opportunità occupazionali e di crescita professionale, grazie alle grandi possibilità di innovazione che il settore offre sul piano produttivo, ambientale e della sicurezza alimentare.

Al premio Oscar Green, promosso a livello nazionale da Coldiretti Giovani Impresa, sarà possibile iscriversi fino al 15 maggio 2021 direttamente sul sito https://giovanimpresa.coldiretti.it/ nella sezione Oscar Green in una delle sei categorie di concorso, che,  iniziato dal 2006 è alla sua  quindicesima edizione e ha visto finora in Calabria, oltre 500  imprese giovani partecipare con i propri progetti. Queste le categorie alle quali ci si può iscrivere:

La prima categoria, “Sostenibilità e transizione ecologica”, per le   imprese che lavorano e producono in modo ecosostenibile, tutelano, valorizzano e recuperano e rispondono ai principi di economia circolare e alla chimica verde, riducendo al minimo la produzione di rifiuti, con processi che tutelano l’ambiente.

«La categoria “Campagna Amica” – continua Coldiretti – promuove e valorizza i prodotti Made in Italy attraverso la realizzazione di nuove forme di vendita e di consumo volte a favorire l’incontro tra impresa e cittadini. “Creatività” è la parola d’ordine di esperienze imprenditoriali orientate alla introduzione di innovazioni produttive e distributive, sempre orientate a creare opportunità lavorative».

«“Impresa Digitale” – spiega la Coldiretti – mette sotto i riflettori le aziende che coniugano tradizione e innovazione con l’applicazione di nuove tecnologie e l’introduzione digitale quale leva strategica per garantire maggiore competitività all’agroalimentare, anche attraverso modalità di comunicazione e vendita quali l’e-commerce o il web marketing. “Fare Rete” sono progetti promossi nell’ambito di partenariati variegati, che coniugano agricoltura e tecnologia così come artigianato tradizionale e mondo digitale, fino agli ambiti del turismo, del design e di ricerca accademica. “Noi per il sociale” premia le iniziative che rispondono ai bisogni della persona e della collettività, per trasformare idee innovative in servizi e al tempo stesso creare valore economico, etico e sociale. Oltre alle imprese agricole, possono partecipare enti pubblici, cooperative e consorzi».

«Si tratta – ha concluso Parisi – di uno spaccato importante sull’andamento dell’imprenditoria agricola più viva,  un’occasione di promozione e di confronto per le aziende agricole. Storie di giovani, protagonisti della transizione ecologica, che nascono tanto dall’esigenza di rendere reale un sogno individuale d’impresa quanto dalla voglia di dare risposte alle necessità di una collettività, realizzando prodotti originali o arricchendo il territorio di servizi altrimenti impossibili da garantire». (rrm)  

In copertina, i vincitori dell’edizione 2020

L’allarme di Coldiretti: Un’azienda agricola su cinque in crisi per stop canale Ho.Re.Ca. e crollo turismo

È un quadro preoccupante, quello emerso dall’analisi di Coldiretti sui dati Istat relativi al periodo compreso tra il 2020 e il 2021 sulla domanda dei prodotti: «su quasi una azienda agricola su cinque (18%), pesa la riduzione della domanda di prodotti provocata soprattutto dal crollo del turismo e dal taglio degli acquisti da parte dei bar, ristoranti e pizzerie costretti alla chiusura».

Ma non è finita qui: «Tra le preoccupazioni – ha sottolineato la Coldiretti – c’è l’impatto dell’aumento dei costi di produzione (7,5%) che riguarda le materie prime, dai prodotti energetici agli alimenti per il bestiame, mentre il 6,9% segnala la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti. Le aziende agricole italiane non hanno comunque mai smesso di lavorare per garantire la continuità delle forniture alimentari sugli scaffali di negozi e supermercati e consentire, quindi, alle famiglie di fare la spesa».

«Un ruolo – ha sottolineato la Coldiretti – ricoperto con responsabilità e dedizione da quasi 740 mila imprese agricole impegnate per la tutela del paesaggio, lo sviluppo economico del Paese, la sicurezza e la salute delle persone attraverso la produzione di cibo. Un punto di forza per la nostra agricoltura è quello di essere la prima in Europa per valore aggiunto ma è anche la più green e può contare sulla leadership indiscussa per la qualità alimentare. e il primato della sicurezza alimentare mondiale».

«La diffusione dei dati Istat sul commercio al dettaglio a febbraio 2021 – ha riferito Coldiretti – mette in risalto che, per la prima volta dall’inizio della pandemia, gli italiani hanno tagliato anche la spesa alimentare che è crollata del 5,5. Una brusca inversione di tendenza dopo che l’alimentare era risultato il settore che aveva resistito meglio alla crisi con un aumento della vendite al dettaglio determinato anche dal maggior tempo trascorso a casa dagli italiani in lockdown».

Per Coldiretti, «è importante aver ottenuto il taglio del costo del lavoro, ma occorre rafforzare le misure di sostegno all’agricoltura nei settori che hanno avuto perdite più rilevanti, come quello dell’allevamento, dell’agriturismo, del vino e della birra. È quanto ha chiesto la Coldiretti all’audizione sul Dl Sostegni alla Commissione Bilancio del Senato, proprio in occasione della diffusione dei dati Istat dai quali emerge che più di quattro aziende agricole su dieci (40,8%) non hanno ricevuto alcun tipo di sostegno economico».

«La Coldiretti – si legge in una nota – ha chiesto anche la proroga della sospensione delle rate di mutui bancari, ed ha formulato al Ministero delle Politiche Agricole una proposta per il riparto del fondo filiere, a favore dei settori più danneggiati».

«L’emergenza globale provocata dal Covid – ha dichiarato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria – ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo, e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza».

«Per cogliere l’ opportunità storica del Recovery Plan – ha detto ancora Aceto – Coldiretti ha elaborato e proposto, per tempo, progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni». (rrm)

Coldiretti a confronto con cinque ministri su “Recovery Sud – L’Italia riparte dal cibo”

Domani mattina, alle 9.30, in diretta streaming sul sito di Coldiretti, è in programma il confronto con il Governo su Recovery Food – L’Italia riparte dal Cibo.

Obiettivo del summit, promosso da Coldiretti, salvare il patrimonio agroalimentare Made in Italy dal campo agli scaffali fino ai tavoli dei ristoranti per farlo diventare la leva della ripresa economica ed occupazionale del Paese con la prevedibile esplosione del commercio con l’estero e del turismo alla fine dell’emergenza Covid che, per la prima volta, si intravede all’orizzonte.

Al fianco del presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, saranno presenti dal vivo ,nella sede di Coldiretti, il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, mentre il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e il ministro della Salute Roberto Speranza saranno in collegamento video con diretta streaming dell’appuntamento su www.coldiretti.it

Le grandi difficoltà di un anno di pandemia, l’avvio della campagna di vaccinazione nei luoghi di lavoro, l’impatto del prossimo lockdown di Pasqua ma anche le opportunità di lavoro che possono venire dalle campagne e le opportunità del Recovery plan per sostenere la transizione ecologica con il  sistema agroalimentare nazionale che è diventato la prima ricchezza del Paese nel tempo della pandemia sono al centro dell’appuntamento che sarà inaugurato con l’apertura del primo salone su I tesori dei borghi d’Italia da salvare dalla crisi Covid, con dati e analisi sul contributo della filiera agroalimentare italiana alla lotta contro la crisi generata dal Covid e le basi per la ripartenza dell’Italia. (rrm)

Coldiretti Calabria: Saranno distribuiti 30mila kg di prodotti ‘Made in Italy’ in Calabria

La Calabria è la regione con più incidenza di povertà tra assoluta e relativa con più di 284mila famiglie. Lo rileva uno studio dell’Istat, in cui viene indicato che, in maggiore difficoltà sono i giovani under 35, i disoccupati  di lungo corso, gli stranieri, chi ha perso il lavoro e famiglie con figli.

Di fronte a questo quadro preoccupante, grazie all’iniziativa di Coldiretti dal titolo A sostegno di chi ha più bisogno e presentata al premier Mario Draghi,  dal presidente Ettore Prandini, dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, «in Calabria – ha riferito Francesco Cosentini, direttore di Coldiretti Calabria – distribuiremo nei prossimi giorni oltre 30.000 kg di prodotti.  Ogni famiglia in stato di bisogno è destinataria di un pacco di oltre 50 chili con prodotti 100% Made in Italy contenenti  pasta e riso, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, biscotti, sughi, salsa di pomodoro, tonno sott’olio, dolci e colombe pasquali, stinchi, cotechini e prosciutti, carne, latte, panna da cucina, zucchero, olio extra vergine di oliva, legumi e formaggi fra caciotte e pecorino».

«Un’operazione che – ha spiegato Coldiretti – vuole essere un segnale di speranza per il Paese e per tutti coloro che in questi mesi hanno pagato più di altri le conseguenze economiche e sociali dell’emergenza Covid».

«Abbiamo già organizzato i mezzi –  ha aggiunto Cosentini – per procedere, poi, alla distribuzione a nuclei familiari in stato di bisogno, individuati da Coldiretti/Campagna Amica insieme ai servizi sociali dei comuni e alle parrocchie. Con questa iniziativa, si vuole anche evidenziare le grandi eccellenze agroalimentari del Paese che hanno contribuito a fare grande il Made in Italy in Italia e all’estero e rappresentano un risorsa determinante da cui ripartire».

«Già nel 2020 in Calabria – ha aggiunto – abbiamo distribuito ulteriori 70mila kg  di prodotti tipici Made in Italy, a chilometro zero e di altissima qualità, grazie agli agricoltori di Campagna Amica per garantire un pasto di qualità ai più bisognosi. Un impegno reso possibile anche dalla partecipazione volontaria dei cittadini al programma della “Spesa sospesa” nei mercati di Campagna Amica».

«Con questo  vogliamo dare un segno tangibile della solidarietà della filiera agroalimentare italiana verso le fasce più deboli della popolazione più colpite dalle difficoltà economiche» ha commentato il presidente della Coldiretti Calabria, Franco Aceto nel sottolineare che «il nostro obiettivo è far sì che questa esperienza diventi un impegno strutturale che aggiunge valore etico alla spesa quotidiana degli italiani».

«Si tratta di uno sforzo corale che dimostra la capacità dell’Italia di unirsi e mobilitare risorse per uscire insieme dalla crisi, nella consapevolezza di essere una comunità che ha potenzialità e capacità a tutti i livelli per far ripartire il Paese» ha concluso Aceto,  nel sottolineare «l’importanza del Recovery plan per accompagnare la transizione ecologica dell’agroalimentare italiano, già oggi il più green d’Europa, che può offrire in Calabria migliaia di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni». (rrm)

Coldiretti Calabria espone a Draghi i suoi progetti per il Recovery Plan

Digitalizzazione delle campagne,  invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà, dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva sono alcuni dei progetti che Coldiretti Calabria ha elaborato per il Recovery Plan.

Il presidente nazionale, Ettore Prandini, ha incontrato il presidente incaricato Mario Draghi, sottolineando che «a trainare la transizione ecologica del Paese deve essere l’’agroalimentare “Made in Italy” che è stato l’unico settore cresciuto all’estero nel 2020 sulle tavole di tutto il mondo, nonostante le difficoltà della pandemia Covid».

«A  danneggiare però il nostro cibo – ha dichiarato Coldiretti – la criminalità internazionale sfrutta i buchi nei controlli alle frontiere sul commercio di cibi e bevande che favoriscono l’arrivo di prodotti di bassa qualità, ma anche pericolosi traffici illeciti. Questo alle nostre latitudini avviene spesso, come dimostra  l’importante operazione condotta al porto di Gioia  Tauro – dai funzionari doganali e dai militari della Guardia di Finanza, che  con l’ausilio di sofisticati scanner in dotazione all’Agenzia, sono riusciti ad individuare un carico di stupefacenti nascosto in tre container carichi di caffè, carne congelata e frutta esotica provenienti dal Brasile dall’Ecuador».

«Le agromafie – ha ricordato Coldiretti – si infiltrano nel settore agroalimentare che spesso viene utilizzato come copertura o per il lavaggio del denaro sporco con investimenti che vanno dalla produzione al trasporto, dai ristoranti alla distribuzione commerciale, con un volume d’affari che è salito a 24,5 miliardi di euro con attività che riguardano l’intera filiera del cibo, approfittando anche della crisi causata dall’emergenza coronavirus. Questo indebolisce la nostra agricoltura e l’agroalimentare che invece hanno nelle corde una grande capacità di resilienza nonostante le difficoltà degli operatori e dell’economia».

«L’Italia– ha proseguito – è leader in Europa per valore aggiunto, sostenibilità e qualità e con la crisi la filiera del cibo è diventata la prima ricchezza del Paese. Questo si trasferisce anche in Calabria,  con valori significativi che assicurano lavoro e fornitura di cibo dal campo alla tavola. L’allarme globale provocato dal Coronavirus con i prezzi dei prodotti alimentari di base che secondo la Fao hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi sette anni, ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia, sulle quali occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento e creare posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni, con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde».

«La Calabria – ha concluso – deve continuare la fase di modernizzazione  e le proposte avanzate a Draghi vanno in questa direzione». (rrm)

BIOLOGICO, IL PRIMATO DELLA CALABRIA:
È LA PRIMA REGIONE IN ITALIA PER AZIENDE

In un’Italia dove il biologico sta prendendo sempre più piede, è la Calabria a vantare un invidiabile primato: è la prima regione per numero di aziende agricole impegnate nel biologico con 11.030 operatori coinvolti, mentre le superfici coltivate a biologico hanno raggiunto 208.292 ettari, con un +3,7% rispetto al 2018, e che la collocano in terza posizione, dopo Sicilia e Puglia.

Il biologico sta registrando un trend positivo che «negli ultimi 15 anni ha traghettato il comparto fiori dalla dimensione di nicchia delle origini per trasformarlo in uno stile di vita ampiamente diffuso e consolidato nelle abitudini alimentari delle famiglie italiane» si legge sul rapporto del 2019 di Ismea sui numeri del biologico in Italia. Quello del biologico, quindi, è un comparto che ha portato gli operatori a investire sempre più, permettendo, così, negli ultimi 10 anni, il raddoppiarsi delle aziende che tratta prodotti biologici. Anche le superfici destinate al bio sono cresciute del 60%, tanto che, a fine 2018, come riporta l’Ismea, «la superficie coltivata in Italia ad agricoltura biologica è di quasi 2 milioni di ettari, con un numero di operatori che arriva a sfiorare le 80.000 unità», e che le estensioni maggiori si trovano in Sicilia, Puglia, Calabria ed Emilia Romagna «che, da sole – si legge sul rapporto – rappresentano oltre la metà dell’intera superficie biologica nazionale».

Per gli orientamenti produttivi, ci sono: 71.007 ettari per l’olivo, 11.951 per i cereali,  35.822 colture foraggere, 11.733 agrumi, 3293 frutta, 3025 frutta in guscio, vite 3983, ortaggi 1821, altre colture da seminativi 2273, colture proteiche 1559.

È quanto è emerso dal rapporto Bio in Cifre 2020 presentato dall’Ismea all’incontro organizzato  dalla Coldiretti per la presentazione del rapporto annuale del Sinab (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) che registra i principali numeri del settore in Italia: mercato, superfici, produzioni del biologico italiano con le tendenze.

Franco Aceto
Franco Aceto, Presidente Coldiretti Calabria

«A proposito delle importazioni di biologico – ha dichiarato il presidente della Coldiretti Calabria, Franco Aceto – occorre dare al più presto seguito alla raccomandazione della Corte dei Conti europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli Europei. È necessario intensificare le attività di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da Paesi extracomunitari anche con un maggiore coinvolgimento delle autorità doganali, al fine di garantire sia i consumatori finali rispetto alla qualità delle produzioni, sia una corretta concorrenza tra produttori intra ed extra Ue. L’immissione di prodotti biologici – ha sottolineato Aceto – sia subordinata non solo a verifiche documentali, ma anche a ispezioni fisiche e controlli analitici».

«L’agricoltura biologica rappresenta un tassello sempre più importante dell’agroalimentare calabrese di qualità – ha dichiarato Francesco Cosentini, direttore della Coldiretti Calabria – a tal fine occorre materia prima calabrese 100% certificata e questo va ad incidere nella riduzione delle importazioni, con un ulteriore stimolo di crescita di questo speciale comparto».

«È necessario, altresì – ha proseguito Cosentini – che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della sicurezza dei consumatori nel sottolineare che, dietro gli alimenti italiani e stranieri in vendita sugli scaffali, ci deve essere la garanzia di un percorso di qualità che riguardi l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore».

«La Calabria – ha ricordato Cosentini – nei Disciplinari di Produzione Integrata delle infestanti e pratiche agronomiche, a partire dal 2016, ha eliminato il “glifosate” e l’agricoltura calabrese si è qualificata ancor di più sui mercati con produzioni “glyphosate zero” e, confermando alti standard qualitativi, si è resa garante della sicurezza alimentare: questo ha inciso notevolmente sulla valorizzazione delle nostre produzioni».

«Siamo altresì soddisfatti, che l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo – ha commentato il presidente Aceto – abbia posto come punto di forza dei distretti del cibo recentemente regolamentati dalla Regione proprio la scelta del “glifosate zero». (rrm)

Oscar Green di Coldiretti Giovani, la Fattoria della Piana di Gioia alla finale nazionale

È Federica Basile, della coop. Fattoria della Piana di Gioia Tauro che rappresenterà la Calabria alla finale nazionale del concorso Oscar Green, il premio che Coldiretti Giovani Impresa mette in palio ogni anno per accendere i riflettori sui giovani impegnati in agricoltura.

La finale regionale, che ha visto premiati tre uomini e tre donne, si è svolta nella suggestiva cornice di Capo Vaticano e, da lì, «è emerso un forte ancoraggio nel presente e competenza e visione del futuro per un’imprenditorialità agricola che crede nel domani e non ha paura delle sfide» ha dichiarato Franco Aceto, presidente di Coldiretti Calabria.

«Un appuntamento – ha aggiunto il presidente Aceto –  sempre importante per tutta la Coldiretti, perché ci dà l’occasione di dare voce ad  esperienze brillanti che emergono dal tessuto imprenditoriale agricolo. Ogni anno la scelta dei vincitori è sempre più difficile perché crescono la qualità e il valore delle iniziative. Tutto questo ci racconta l’effervescenza creativa che nasce nelle campagne dove tanti giovani investono nel loro futuro».

«Sono esempi di storie vincenti sui giovani impegnati in agricoltura e nell’agroalimentare – ha commentato il delegato regionale di Giovani Impresa Coldiretti Enrico Parisi – protagonisti della rivoluzione green e dell’innovazione nei campi. A oggi sono oltre 2500 gli under 35 che hanno deciso di costruire la loro carriera professionale in campagna: il loro impegno va accompagnato da politiche regionali corrette che possano favorire e sviluppare questi percorsi».

Nuove leve dell’agricoltura regionale che, per Massimo Piacentino, dell’esecutivo nazionale, sono giovani capaci, veloci e smart. Sono riusciti a coniugare nuove tecnologie, e nuovi canali di vendita con la tradizione delle nostre campagne. Puntano sulla sicurezza alimentare, sul benessere e sulla trasparenza nei confronti dei consumatori. Un concorso come Oscar Green è molto importante perché consente loro di farsi conoscere, conoscere altre esperienze per prendere spunto o allacciare collaborazioni all’interno della filiera agricola.

Premiati, dunque, per Fare Rete Serena Paese, AnsepaSrls che, valorizzando la patate della Sila Igp, con “Le Montanine”, produce le prime chips made in Sila, unendo l’amore per il territorio e la tradizione di famiglia. Per Impresa 5.Terra, Gabriele Francesco Bafaro e il progetto di archeologia sperimentale Archeo-Vino Acroneo che nasce dalla volontà di ricostruire il processo di vinificazione antico e di sperimentare le tecniche di coltivazione della vite usate nell’antichità conservando il vino in anfore di artigiani calabresi.

Per Sostenibilità Ambientale Federica Basile, della Cooperativa agricola Fattoria della Piana, una cooperativa di allevatori che opera nel settore lattiero caseario calabrese della Piana di Rosarno e che ha realizzato un impianto di produzione biogas che consente di produrre energia in modo totalmente ecosostenibile, con una potenza elettrica di 998 kW.L’impianto utilizza gli scarti della Fattoria e di altre 80 aziende agricole per produrre energia elettrica e termica. Esempio di economia circolare.

Per Campagna Amica, la premiata è Elirosa Blaiotta della Società agricola Terzeria per il progetto “Rete in Rete”, che accoglie e realizza i valori di Campagna Amica. Terzeria, è ubicata nel cuore della Piana di Sibari, produce agrumi, ortaggi, cereali e foraggi, riso, olive e olio d’oliva e molto altro. Ha esperienza nella vendita diretta e on-line con spedizioni in tutta Italia.

Creatività: dopo un lungo lavoro di oltre 12 anni, Giovanni Celeste Benvenuto ha riportato in vita lo “Zibibbo di Pizzo”, vitigno che qui affonda le radici nelle antiche rotte commerciali dei Fenici, ha fatto rivivere le antiche tecniche di vinificazione del posto che si stavano estinguendo.

Per Noi per il Sociale, premiata la Coop. l’Arca di Noè con il progetto di Agricoltura Sociale Salute in Campo, che si colloca nel campo dei servizi alla persona. Il progetto affianca alla tradizionale funzione produttiva dell’agricoltura la funzione “terapeutica”, la capacità di generare benefici per le fasce vulnerabili della popolazione.

Una menzione speciale è andata all’Associazione Koinè di Maria Rosa Papalia, che con il progetto il Viaggio di Koinè promuove, nel cuore dell’Aspromonte, l’educazione ambientale, l’educazione alimentare e la riscoperta dei luoghi storici, con l’organizzazione dei “campi scuola” per bambini e ragazzi anche nei tempi dell’emergenza Covid19.

In un clima di commozione, un riconoscimento è andato alla memoria del giovane agricoltore Francesco Oliverio, recentemente scomparso in un incidente stradale e a cui è stata dedicata questa edizione di Oscar Greeen.

La giornata è stata arricchita dalla relazione del Presidente di Demoskopica Raffaele Rio e dall’intervento del presidente della sesta Commissione Consiliare agricoltura, Pietro Molinaro, che ha incoraggiato i giovani ad essere tenaci e a voler bene alla Calabria. (rrm)

FERRAGOSTO SENZA SAGRE, AGRITURISMO
PER SCOPRIRE IL GUSTO DELLA CAMPAGNA

È stato un ferragosto insolito, con l’assenza delle tradizionali sagre che, soprattutto nei borghi e nei piccoli centri, attiravano migliaia di curiosi alla ricerca anche dei sapori tradizionali della cucina calabrese. C’è stata, di contro, la rivalutazione e la riscoperta degli agriturismi che hanno, in qualche modo, supplito alla mancanza dei banchetti enogastronomici che hanno il merito di privilegiare l’agricoltura a km zero e avvicinare ai gusti genuini della campagna.

Proprio l’assenza delle tante sagre che valorizzavano melanzane, polpette, pescespada o qualunque altro prodotto dell’agro-alimentare, ha permesso di capire la grande capacità di attrazione che queste forme popolari di incontro, a base di cibo della tradizione. È un segnale importante da tener presente, quando si tornerà alla normalità e si potranno programmare di nuovo feste e sagre popolari: occorrerà investire per ampliare l’offerta e indicare linee guida per mantenere l’alta qualità e un’accurata selezione di cibo e bevande, privilegiando i vini del territorio e le birre artigianali che in Calabria stanno vivendo una stagione di positivi riscontri.

Dall’analisi della Coldiretti svolta con la società Ixè, emerge che l’assenza di manifestazioni ed eventi non ha comunque scoraggiato i foresteri e i residenti che, quasi 7 su 10, «ogni estate partecipano a eventi enogastronomici e folkloristici che raccontano le bellezze della Calabria e ne ripercorrono le tradizioni». Ci sono difficoltà evidenti causate dal nuovo allarme per la possibile risalita dei contagi nel settore legato alle fiere, alle feste, alle sagre ed eventi, oltre che alle discoteche, ma i mercati di Campagna Amica e la vendita diretta di prodotti della terra nelle aziende e negli agriturismi hanno in qualche modo limitato i danni.

«La crisi delle sagre – afferma una nota della Coldiretti – colpisce gli operatori, indebolisce l’indotto che ruota intorno a questi eventi e le Pro-Loco molto spesso protagoniste, devono rinunciare ad una importante attività promozionale del territorio di competenza. Riceve un duro colpo anche lo street food che ha fatto segnare una vera e propria esplosione negli ultimi anni In occasione di questi avvenimenti, i partecipanti avevano la possibilità di fare acquisti per rifornire le proprie dispense o portare regali agli amici. Sagre, fiere e mercati di paese sono, per lo più, dedicate a ricorrenze storiche o religiose, ma soprattutto a prodotti tipici dell’enogastronomia locale che sono molto spesso al centro dei festeggiamenti che si concentrano proprio nel mese di agosto, con il massimo afflusso dei turisti. Un momento conviviale alternativo che riguarda sia le località più turistiche, ma anche più spesso le aree interne meno battute dove si va a guardare, curiosare fra le bancarelle e magari anche acquistare qualcosa, spesso prodotti del territorio».

Secondo la Coldiretti, le produzioni tipiche regionali nascono proprio nei piccoli borghi con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari. L’alternativa alle manifestazioni enogastronomiche cancellate dalla pandemia sono i mercati coperti e all’aperto degli agricoltori che – evidenzia la Coldiretti – si vanno sempre di più diffondendo grazie a “Campagna Amica” che ha realizzato una vasta rete di vendita diretta insieme agli spacci in fattoria e negli agriturismi. L’acquisto di un alimento direttamente dal produttore magari in occasione di sagre e fiere  era anche una occasione per conoscere non solo il prodotto, ma anche la storia, la cultura e le tradizione che racchiude dalle parole di chi ha contribuito a conservare un patrimonio che fa il paio con il patrimonio culturale, artistico e ambientale. Acquistare prodotti a chilometri zero direttamente dai produttori è un segnale di attenzione al territorio, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale».

Non dimentichiamo l’importanza del segmento agro-alimentare: «il cibo – sottolinea la Coldiretti – è un valore aggiunto di gite e vacanze con la Calabria che attira per il turismo eno-gastronomico grazie ad una agricoltura green, “OGM free” e “glifosato zero” con 13 DOP calabresi, 6 IGP (Indicazioni Geografiche Protette), 267 specialità tradizionali garantite e 19 vini tra DOC e IGT con etichette straordinarie». (ed)