CONFINDUSTRIA PUNTA SULLA CALABRIA
MA SENZA INVESTIMENTI È TUTTO INUTILE

di FRANCESCO CANGEMI – «La Calabria è nel mio cuore, ecco perché vengo spesso. E sono vicino all’intero Mezzogiorno, perché soffre di più. Fare l’imprenditore al Nord è più facile, voi avete grande capacità e vi ammiro perché fate impresa in condizioni molto complicate a partire dalle infrastrutture». Lo ha detto il presidente di Confindustria nazionale Carlo Bonomi intervenendo all’assemblea pubblica degli industriali della provincia di Cosenza che ha eletto nuovo presidente Giovan Battista Perciaccante, già presidente provinciale e regionale di Ance che subentra all’uscente Fortunato Amarelli.

All’assemblea, sul tema “Innovazione sostenibilità. Imprese protagoniste del cambiamento”, hanno partecipato anche Federica Brancaccio, presidente nazionale dell’associazione dei costruttori edili, il presidente della Regione Roberto Occhiuto, il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara.

Il numero uno di Confindustria, quindi, torna prepotentemente a mettere al centro del dibattito il tema dello sviluppo della Calabria e degli investimenti necessari. La Calabria, infatti, ha un costante e continuo bisogno di investimenti sulle infrastrutture per ottenere, finalmente, quello sviluppo di cui tutti parlano. L’investimento, oltre che dal governo centrale, può e deve arrivare anche dal mondo dell’imprenditoria.

A parlare di questo tema anche gli altri ospiti della sezione locale cosentina dell’associazione degli industriali.

«In questo momento – ha aggiunto Bonomi – il Governo non ha a disposizione risorse infinite e preparare una legge di bilancio quando ci sono ancora partite molto grosse aperte, diventa complicato. Siamo stati chiari, ci sono tre obiettivi: gli investimenti che vanno stimolati, le riforme e abbassare le tasse sul lavoro».

«La priorità – ha sostenuto dal canto suo Brancaccio – è fare un lavoro di qualificazione delle nostre imprese. Le nostre imprese devono e fare un grande percorso di innovazione per farsi trovare pronte alla sfida del futuro. Al Governo chiediamo coraggio». Il presidente della giunta regionale della Calabria Occhiuto nel suo intervento ha messo in evidenza l’attenzione che Regione rivolge a innovazione e sostenibilità sottolineando che «vanno incentivati gli sforzi» e «il nostro compito è sempre incentivare».

«Se crediamo nella Calabria, e noi ci crediamo – ha sostenuto il neo presidente di Confindustria Cosenza, Perciaccante – dobbiamo cambiare approccio. Un occhio particolare alla criminalità, è necessario che la Calabria si liberi di questo macigno che la tiene bloccata».

Ma quindi quali sono gli investimenti primari per la Calabria di cui tutti parlano? Sicuramente bisognerebbe fare un lavoro concreto sulle infrastrutture viarie. Basti pensare alle ultime vicende legate ai lavori di ammodernamento della galleria della Limina nel reggino. Tutti hanno, comprensibilmente, gran paura che una eventuale chiusura, qualunque essa sia, possa compromettere le attività del territorio.

Se si fossero potenziate le altre strade, a quest’ora non ci sarebbe bisogno di tutto questo dibattito. Ma tutte le grandi strade calabresi non possono essere lasciate allo sbando senza investimenti concreti che le migliorino. Su tutte l’A2 Salerno-Reggio Calabria che è un continuo cantiere che non conosce una fine ma lo stesso si può dire della Statale 106 che attraversa tutta la fascia jonica e che, per la sua pericolosità, viene chiamata la “strada della morte”.

Ma la fascia jonica calabrese aspetta da tanti anni, troppi, un altro ammodernamento che sembra essere difficoltoso ma che, allo stesso tempo, è assolutamente necessario: l’elettrificazione della rete ferroviaria. Come si può pensare, ad oggi, che ci possa essere sviluppo se in quella grande parte di Calabria i treni sono ancora a gasolio e il traffico merci praticamente non esiste? L’unica nota positiva di quel territorio arriva dal treno Sibari-Bolzano ma, anche qui, si tratta di una tantum troppo sola.

Va detto, però, che qualcosa, proprio in questi giorni, sembra muoversi per la ferrovia jonica. È stato approvato, con ordinanza del Commissario straordinario di Rfi Roberto Pagone, il progetto definitivo del potenziamento del collegamento Lamezia Terme–Catanzaro Lido–Dorsale Jonica.

Il progetto di Rete ferroviaria italiana, società capofila del Polo infrastrutture del Gruppo Fs, sarà realizzato in tre lotti funzionali: Velocizzazione, mediante rettifiche di tracciato, della tratta Lamezia Terme–Settingiano, ed elettrificazione della tratta Lamezia Terme–Catanzaro Lido; Elettrificazione della tratta Sibari–Crotone ed Elettrificazione della tratta Crotone–Catanzaro Lido.

A conclusione del primo lotto, sarà realizzata una velocizzazione di circa 29 km nel tratto Lamezia Terme–Settingiano, grazie a varianti di tipo plano-altimetrico e di sopraelevazione dell’attuale linea, che consentiranno un innalzamento della velocità di percorrenza dagli attuali 80/90 km/h fino a 140 km/h. A tali interventi si aggiunge l’elettrificazione dei 43 km della tratta Lamezia Terme–Catanzaro Lido.

Il secondo lotto prevede la realizzazione di circa 112 km di elettrificazione della tratta Sibari–Crotone, mediante la realizzazione di otto Sottostazioni elettriche e il completamento dei lavori di allestimento di pali e fili di contatto lungo linea, già in corso di esecuzione a partire dal 2018.

Anche il terzo lotto prevede la realizzazione di circa 60 km di elettrificazione della tratta Crotone–Catanzaro Lido, con la realizzazione di tre Sottostazioni elettriche e il completamento della posa di sostegni e filo di contatto avviata nel 2018.

Gli interventi di elettrificazione permetteranno di incrementare la sostenibilità ambientale e acustica del trasporto ferroviario calabrese, oltre a migliorare il servizio offerto in termini di comfort e prestazioni; grazie ai nuovi treni elettrici sarà anche garantita la continuità del servizio. Gli interventi di velocizzazione renderanno inoltre possibile una riduzione dei tempi di percorrenza lungo la direttrice Lamezia Terme–Catanzaro Lido.

Il progetto permetterà quindi una migliore interconnessione tra i centri urbani di Lamezia Terme, Crotone, Catanzaro Lido e le aree del litorale ionico a forte vocazione turistica, creando le condizioni per nuove opportunità di servizio con le dorsali Tirrenica, Jonica e Adriatica.

Nello sviluppo della progettazione, grande attenzione è stata posta alla gestione dei cantieri, in particolar modo alle misure da adottare per il contenimento del rumore, della polvere e del traffico, per ridurre al minimo gli effetti dei lavori sul territorio.

L’intervento complessivo, dal valore di circa 438 milioni di euro, è finanziato anche con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con attivazione prevista entro il 2026.

«In soli 80 giorni siamo riusciti ad ottenere tutti i nulla osta e i pareri necessari a Rfi per giungere nella giornata di ieri all’approvazione del progetto definitivo relativo all’elettrificazione della dorsale jonica, e quindi del collegamento Sibari-Catanzaro Lido-Lamezia Terme che oggi è stato pubblicato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Adesso si procederà con l’appalto integrato». È quanto dichiara il senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione Giustizia, Ernesto Rapani, che in questi mesi tanto impegno ha profuso affinché si centrasse l’obiettivo con un’opera di mediazione tra enti e ministeri.

«L’approvazione del progetto definitivo – sottolinea il parlamentare – è l’ultima tessera di un puzzle tra filiera istituzionale, collaborazione tra enti e istituzioni, e quell’impegno che sin dall’inizio del mio mandato non sto lesinando. Un progetto che ha superato un percorso ad ostacoli grazie alla collaborazione costante e continua con il commissario straordinario dell’opera, l’ing. Roberto Pagone. Sento il dovere di ringraziare quanti si sono resi disponibili adoperandosi per il superamento delle difficoltà burocratiche, il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano per aver sollecitato le Sovrintendenze di Crotone, Catanzaro e Cosenza ed al viceministro alle Infrastrutture, Galeazzo Bignami; il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per la celerità con la quale ha deliberato in giunta il parere di competenza; l’assessore all’agricoltura Gianluca Gallo e il direttore generale del dipartimento Giacomo Giovinazzo per aver inteso, attraverso i poteri sostitutivi previsti dalla legge, sostituirsi ai comuni inadempienti per il rilascio dei pareri sugli usi civici».

«Questa è una risposta agli allarmismi infondati di Pd e Movimento 5 Stelle: i fondi ci sono, non sono stati mai dirottati in altre aree del Paese e l’iter sta seguendo il suo corso con l’obiettivo di giungere all’appalto integrato che prevede l’approvazione del progetto esecutivo e l’avvio dei lavori nel secondo semestre del 2024 con la previsione di concluderli nel primo trimestre del 2026. Quello sarà l’anno della svolta che consentirà alla fascia jonica di uscire dall’isolamento alla quale è stata segregata colpevolmente per decenni e collegarsi col resto del Paese e del continente in tempi “europei”. Con la conclusione dell’opera di elettrificazione potrebbe iniziare a trasformarsi in realtà un’infrastruttura che sto suggerendo e prospettando da molti anni: la metropolitana leggera di superficie tra Sibari e Crotone-Sant’Anna».

Dall’altro lato della costa abbiamo il porto di Gioia Tauro che troneggia sul mar Tirreno come un eterno monumento allo sviluppo che potrebbe essere ma che ha difficoltà a prendere il volo. Si parla da sempre di nuovi investimenti sul porto per renderlo una “fermata” imprescindibile del Mediterraneo ma, anche qui, poco si fa. (fc)

Carlo Bonomi premia la Rai all’assemblea di Confindustria Cosenza

di PINO NANO – È Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, che in Calabria premia le imprese e le aziende che da 50 anni e le più giovani da 25 lavorano sul territorio al servizio degli interessi comuni e generali. Tra le aziende premiate anche la Rai e il suo direttore di sede Massimo Fedele.

Partiamo dall’assemblea generale di Confindustria Cosenza che ha visto protagonista Carlo Bonomi. Assemblea convocata anche per eleggere il suo nuovo Presidente.

È Giovan Battista Perciaccante il neo Presidente di Confindustria Cosenza. Lo ha eletto appunto l’Assemblea degli associati, convocata presso il Parco degli Enotri, Centro Eventi Fondazione Carical a Mendicino per discutere del tema “Innovazione & sostenibilità. Imprese protagoniste del cambiamento”. E’ stato lo stesso Presidente Nazionale di Confindustria Carlo Bonomi a concludere i lavori di questa solenne assise istituzionale e che il direttore di Confindustria Cosenza Sarino Branda ancora una volta ha organizzato alla vecchia maniera e secondo lo stile più tradizionale ed elegante degli industriali italiani. Noblesse oblige.

Ma chi è il neo presidente di Confindustria Cosenza Giovan Battista Perciaccante?

Giovan Battista Perciaccante – si legge in una nota ufficiale di Confindustria- succede a Fortunato Amarelli «che ha guidato gli industriali cosentini dal 2019 durante quattro anni particolarmente difficili per l’economia italiana e internazionale, facendosi promotore di iniziative e proposte utili a superare le difficoltà congiunturale in uno con una visione sulle prospettive di ripartenza».

È Amministratore della Perciaccante Alfredo S.a.s, azienda di famiglia con sede a Cassano allo Ionio, nata nel 1956, che si occupa di edilizia civile ed industriale, restauro di edifici monumentali, acquedotti, fognature, gasdotti, opere di bonifica idraulica e forestale, strade e pavimentazioni, consolidamenti. È stato chiamato da oltre un anno dalla presidente dell’Associazione Nazionale Edili Ance Federica Brancaccio a ricoprire l’incarico di vicepresidente nazionale Ance. 

Giovan Battista Perciaccante è anche presidente di Ance Calabria e Cosenza, vicepresidente di Unindustria Calabria, l’Unione degli Industriali e delle Imprese di Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Tra le principali opere realizzate dall’impresa ricordiamo il Municipio di Cassano Ionio, le Terme Sibarite, il Museo Nazionale della Sibaritide, gli acquedotti di Corigliano Calabro, Frascineto, Altomonte, Roseto Capo Spulico; ville comunali, opere di bonifica idraulica e fluviale, di restauro di santuari e chiese. Nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana nel 2017. 

Insomma, una eccellenza del suo settore e del suo mondo

Alla presenza delle massime autorità civili e militari del territorio, dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali, culturali e della società civile, sono stati consegnati i riconoscimenti alle aziende che hanno raggiunto i 25 ed i 50 anni di adesione all’Associazione, tra queste la Rai che ha visto presenti in Confindustria sia il neo Caporedattore dei Servizi Giornalistici Riccardo Giacoia, che il direttore della Sede Rai Calabrese Massimo Fedele. A Lui Carlo Bonomi ha consegnato il premio che riconosce il lungo legame tra la Rai e il mondo di Confindustria.

«Una bella emozione questo premio – ha sottolineato il direttore della Rai Massimo Fedele –. Una soddisfazione unica nel suo genere che riconferma come e quanto la Rai abbiamo fatto al servizio del Paese e del territorio. La Rai ha portato nelle case degli italiani informazione, cultura e svago, ha contribuito alla formazione del sentimento unitario della nazione ed alla sua crescita culturale e civile. Il servizio pubblico di diffusione dei programmi radiofonici, televisivi e via web, svolto con qualsiasi mezzo tecnico sull’intero territorio nazionale e regionale, viene svolto ogni giorno per rendere sempre più rilevante, inclusivo, sostenibile e credibile il ruolo stesso di servizio pubblico, e questo premio non fa che darci ragione del lavoro che tutti noi ogni giorno facciamo tutti insieme».

Queste le altre aziende premiate insieme alla RAI dallo stresso Carlo Bonomi: Co.Ge.Ma Costruzioni di Silvio Maletta & C, Mansueto Giuseppe e C snc per i 50 anni di adesione e, per i 25 anni, di Aquarius di Angelo Lo Celso & C. Sas, Barbieri geom. Andrea, Carlig Costruzioni srl, Centro Carni Sila Snc, CGC Sale Cinematografiche, Edilplus, Fidia srl, Madeo Industrie Alimentari, Moraca Costruzioni Generali snc, Partenopea Petroli, Rai e Tim.

Una cerimonia di grande peso sociale e di grande attrazione per i giovani che si affacciano al mondo imprenditoriale per la prima volta dopo gli studi universitari. E questo – lo ha ribadito più volte il presidente della Giunta Regionale Roberto Occhiuto – fa ben sperare per il futuro di questa terra. (pn)

È POSSIBILE FARE IMPRESA IN CALABRIA
UTILIZZANDO BENE I FONDI DISPONIBILI

di ALDO FERRARA – I dati diffusi da Confindustria e Cerved (in collaborazione con Unicredit) attraverso il Rapporto Regionale Pmi mettono in evidenza, ancora una volta, la forte esigenza di strutturare un percorso stabile, definito e solido a supporto dell’attività d’impresa in Calabria, così da sostenere in maniera efficace il forte desiderio di fare impresa nella nostra regione.

Il Rapporto, infatti, riferisce di come, dopo la contrazione pandemica del 2020, nel 2021 si sia osservato un ritorno alla crescita del numero di Pmi in Italia. In base agli ultimi dati demografici, si stimano infatti 163.551 PMI nel 2021, il 4,2% in più rispetto al 2020 e il 2,3% in più rispetto al 2019. Nel 2021 è stato così recuperato il calo dell’1,8% osservato nel 2020. L’incremento più deciso si è registrato nel Mezzogiorno (+5,3%), che supera dell’1,1% la media nazionale. Gli incrementi maggiori si osservano in Molise (+10,9%), Puglia (+7,6%) e Calabria (+7,4%); i più contenuti in Piemonte (+3,0%), Trentino-Alto Adige (3,1%) e Lombardia (3,3%). Il Molise è anche la regione in cui si osserva il maggiore incremento della numerosità delle Pmi rispetto al 2019 (13,6%); seguita da Basilicata (9,4%) e Calabria (8,8%).

Dopo l’aumento delle nascite registrato nel 2021, il 2022 ha segnato per le imprese italiane la ripresa della tendenza discendente iniziata nel 2019. Nel 2022 nascono, infatti, 89.192 società di capitali in Italia: il 10,6% in meno rispetto al 2021. Il calo delle società di capitali ha riguardato ogni zona del Paese: -10,1% nel Nord-Est, -8,2% nel Nord-Ovest, -10,1% nel Centro e -13,2% nel Mezzogiorno. 

Sul totale delle nuove nascite, il 39,6% è costituito da S.r.l. semplificate. Questa tipologia di azienda è presente maggiormente nel Mezzogiorno (49%) e nel Centro (44,4%). A livello regionale, Calabria e Molise si confermano le regioni con una maggiore incidenza delle S.r.l. semplificate sul totale delle nuove nate, con rispettivamente il 54,9% e il 51,6% del totale.

Proprio il dato sulle S.r.l. semplificate indica da un lato il grande interesse dei calabresi a voler diventare imprenditori, sebbene dall’altro metta in evidenza la nascita di società abbastanza fragili sotto il profilo della capitalizzazione e quindi della solidità di medio e lungo periodo. Per questo motivo riteniamo che le azioni a supporto delle imprese debbano necessariamente tenere conto di questo duplice aspetto.

Lo abbiamo detto in diverse occasioni e anzi abbiamo prodotto un documento ampio e dettagliato, “Agenda Calabria”, attraverso il quale abbiamo indicato la cornice entro cui innestare le misure a valere sui fondi comunitari e nazionali, dal Pnrr a quelli della Programmazione Unitaria 2021-27, affinché possano immediatamente essere investiti per consolidare il ruolo delle imprese, fornire loro prospettive di medio-lungo periodo durante le quali costruire e pianificare gli investimenti in tecnologia e capitale umano, accelerare l’evoluzione del sistema produttivo con strumenti snelli e una burocrazia semplificata.

A livello di macroarea  il Mezzogiorno presenta il costo del debito maggiore (3,9%), con il Centro l’unica altra macroarea con un rapporto tra oneri e debiti finanziari superiore alla media nazionale (3,6%); Il Nord-Ovest si attesta infatti al 3,3%, mentre il Nord-Est al 3,2%. Per quanto riguarda le regioni, Molise (4,7%) e Calabria (4,3%) presentano le percentuali più elevate; al contrario, il Trentino-Alto Adige è la regione in cui gli oneri finanziari pesano proporzionalmente di meno (3,1%).

Gli scenari determinati dalle politiche monetarie introdotte in risposta alla spinta inflazionistica degli ultimi mesi, indotta anche e soprattutto dai rincari energetici, continueranno ad influire sul prossimo futuro delle imprese. Per questo motivo non si può che auspicare un rapido impiego delle ingenti somme a disposizione derivate dai piani già citati affinché le difficoltà di accesso al credito o l’elevato costo del denaro che le imprese ricercano per gli investimenti, possano essere mitigati proprio attraverso l’utilizzo di tali fonti di finanziamento. 

L’appello degli industriali calabresi, dunque, è rivolto alle Istituzioni e alla politica affinché si velocizzi l’impiego delle risorse comunitarie e al contempo la loro destinazione sia orientata, pur nel massimo rispetto delle linee guida europee in termini di transizione ecologica e digitale, verso le reali esigenze del comparto produttivo locale. (af)

[Aldo Ferrara è presidente di Unindustria Calabria]

Giovedì a Cosenza si discute del Nuovo Codice Contratti Pubblici con Ance e Ordine Ingegneri

Giovedì 15 giugno, a Cosenza, alle 9.30, nella sala conferenze di Confindustria, si terrà il seminario di approfondimento Il nuovo Codice dei Contratti: aspetti normativi ed applicativi, organizzato da Ance Calabria in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri di Cosenza.

«Il nuovo Codice dei Contratti pubblici è un provvedimento che impatta in maniera significativa sul sistema degli appalti dei lavori pubblici e delle relative procedure di affidamento. È necessario che imprenditori, professionisti e tecnici delle Amministrazioni Pubbliche e delle Stazioni Appaltanti ne abbiano piena conoscenza in ogni dettaglio perché rappresenta il nuovo punto di riferimento per il comparto delle costruzioni, delle infrastrutture, della progettazione e realizzazione delle opere», ha spiegato il presidente di Ance, Giovan Battista Perciaccante.

L’obiettivo del seminario è quello di approfondire gli aspetti normativi e soprattutto applicativi della riforma degli appalti, il cui nuovo Codice è stato pubblicato il 31 marzo 2023, è entrato in vigore dallo scorso 1° aprile, ma le sue disposizioni, con i relativi allegati, acquisteranno efficacia a partire dal prossimo primo luglio.

Dopo i saluti del presidente di Ance Cosenza e Calabria Giovan Battista Perciaccante e del presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Cosenza Marco Ghionna, relazionerà sulle principali novità per le opere pubbliche il Direttore Legislazione Opere pubbliche Ance Francesca Ottavi. Il professore a contratto dell’Università della Calabria Achille Morcavallo interverrà sul tema “La disciplina delle esclusioni ed il soccorso Istruttorio” e il referente del Tar Calabria Francesco Tallaro tratterà l’argomento “La digitalizzazione dei contratti pubblici”. Modererà i lavori del seminario il direttore di Ance e Confindustria Cosenza Rosario Branda.


«Il Codice appalti presenta una novità di rilievo – ha anticipato il presidente Perciaccante – che riguarda la revisione prezzi, inserita in maniera strutturale nel nostro ordinamento, anche se la procedura andrà ulteriormente affinata, per risultare realmente efficace. Si tratta di un principio di equilibrio contrattuale senza il quale si rischia di bloccare i cantieri, anche perché l’avvenuto rincaro dei prezzi è stato ampiamente certificato anche da Bankitalia. Quello che chiediamo come imprenditori aderenti ad Ance è la messa a punto di un meccanismo neutro, immediato e automatico di adeguamento come già utilizzato in altri paesi europe».

Una criticità, di cui si parlerà nel corso del seminario, riguarda il tema della concorrenza. Il nuovo Codice, infatti, consentirà ad un’ampia quota di appalti di non essere più sottoposta alle regole di piena pubblicità e concorrenza e questo riguarderà i bandi sottosoglia comunitaria.  

«Questa modifica al Codice – ha concluso il presidente di Ance Cosenza e Calabria – sembrerebbe ereditata dal Decreto Semplificazioni e da una cultura emergenziale nata durante la pandemia, dalla quale però oggi sarebbe più opportuno uscire perché in contraddizione con i più volte richiamati principi di concorrenza e di trasparenza. Questo aspetto risulta particolarmente importante in virtù del fatto che il 90% dei bandi e il 44% del valore messo a base di gara è sotto la soglia comunitaria. Insieme agli esperti che saranno presenti al seminario di giovedì prossimo proveremo ad approfondire il tutto in maniera puntuale». (rcs)

Domani il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari a Reggio Calabria

Domani il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, sarà a Reggio Calabria, prima per visitare i carceri e, poi, per partecipare a un incontro in programma alle 15.30 nella sede di Confindustria, per approfondire il tema sulle Opportunità delle imprese che assumono i detenuti.

Lo hanno annunciato Domenico Vecchio, presidente di Confindustria Reggio Calabria e Giacomo Saccomanno, commissario regionale della Lega, ricordando come «è noto a tutti che il sistema di rieducazione del detenuto non abbia funzionato adeguatamente in Italia e che, anche a causa di un super affollamento delle carceri, non si sia riusciti a supportare il sistema di formazione e reinserimento».

«Sostenere una buona formazione del detenuto – hanno evidenziato – vuol dire riuscire a integrare lo stesso nella società e consentirgli di poter, una volta libero, trovare un posto di lavoro e fargli riprendere un cammino virtuoso. Spesso, nel momento in cui il soggetto riprende la libertà, non trova la possibilità di un adeguato reinserimento lavorativo. Risulta, pertanto, rilevante la possibilità per il detenuto di essere formato e poi, eventualmente, assunto da un’impresa che potrebbe anche ottenere delle facilitazioni fiscali».

«L’incontro, pertanto, ha la doppia finalità di informare le aziende e spingerle a sostenere il progetto – hanno aggiunto –. L’iniziativa consentirà, quindi, agli imprenditori ed a tutti coloro che vorranno partecipare di conoscerne le finalità e, quindi, valutare la bontà dell’iniziativa».

Il programma prevede che dopo i saluti del presidente di Confindustria di Reggio Calabria, ing. Domenico Vecchio, e delle autorità istituzionali presenti, il commissario regionale della Lega Calabria, avv. Giacomo Francesco Saccomanno, introduca i lavori, con l’intervento anche dei rappresentati delle aziende e delle associazioni di categoria. Concluderà i lavori l’On. Andrea Ostellari, Sottosegretario alla Giustizia. (rrc)

Il calabrese Fabio Falvo nel consiglio generale di Confindustria

Prestigioso incarico per il giovane imprenditore calabrese Fabio Falvo, che è stato eletto nel Consiglio generale di Confindustria per il biennio 2023-2025.

Dopo la sua nomina nel Consiglio Generale dei Giovani Imprenditori – ha commentato Aldo Ferrara, Presidente di Unindustria Calabria – questo per Fabio Falvo è un ulteriore riconoscimento per il suo costante e proficuo impegno nella nostra Associazione.

«Falvo è per noi – hanno dichiarato Umberto Barreca (Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria Calabria), Alfredo Citrigno (Direttore di Quale Impresa), Antonia Abramo (Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Catanzaro) – una risorsa importante che non ha fatto mai mancare il suo supporto, la cui presenza è sempre stata un punto fermo. Da parte nostra il più grande in bocca al lupo per questa bellissima esperienza che, siamo certi, lo farà crescere ancora di più come uomo e come imprenditore».

«La presenza di giovani imprenditori come Falvo – ha concluso il Presidente Ferrara – mi fanno sperare in un futuro diverso per la nostra regione, giovani che hanno voglia di impegnarsi, di rimboccarsi le maniche e mettere a disposizione del Paese i loro talenti». (rcz)

Confindustria RC spinge per accordi commerciali con la Francia

Si è tenuto nella sede di Confindustria Reggio Calabria, un incontro tra gli imprenditori associati e il ministro consigliere per gli Affari economici dell’ambasciata di Francia in Italia, Frederic Kaplan, per uno scambio sui progetti di sviluppo della Calabria e sulle opportunità di incrementi delle relazioni economiche con la Francia.

«Per noi francesi la Calabria – ha affermato Frederic Kaplan – è una regione interessante, per il turismo, la bellezza dei suoi siti naturali e, soprattutto, la gentilezza dei suoi abitanti. Siamo molto lieti di incontrare le imprese calabresi, i veri attori della nostra azione economica, vogliamo capire meglio i settori più dinamici e tutti i potenziali partenariati per le imprese francesi».

Molto soddisfatto il presidente di Confindustria Reggio Calabria, Domenico Vecchio, che nell’introdurre il ministro consigliere francese, ha voluto sottolineare, che è esattamente questa la mission di Confindustria.

«Noi – ha ribadito nel suo intervento il presidente – dobbiamo propendere sempre più, verso l’internazionalizzazione dei rapporti. Ieri, Kaplan ha incontrato il commissario della Zes, ed in quella sede si è parlato degli aspetti peculiari del nostro territorio. La Francia è il secondo partner dell’Italia, noi come associazione di categoria, vorremmo cercare di sviluppare i rapporti, per far sì che la Francia diventi uno dei nostri partner commerciali, affinché possa contribuire ad arricchire il territorio calabrese». (rrc)

REGGIO – Confindustria a convegno sulle aziende familiari

Il passaggio generazionale all’interno di un’azienda, è un tema più che mai di grande attualità. Per questo motivo, Confindustria Reggio Calabria ha deciso di intervenire sull’argomento con un convegno, in collaborazione con l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, il Consiglio Notarile e gli ordini degli Avvocati e dei Commercialisti ed Esperti Contabili, di Reggio Calabria.

«È di fondamentale importanza, – ha rimarcato il Presidente di Confindustria Reggio Calabria, Domenico Vecchio – capire che il passaggio generazionale nelle nostre aziende, deve avvenire secondo i canoni di Legge. Il mondo è cambiato, la legge è cambiata, tant’è vero che le statistiche ci dicono che soltanto l’11% delle aziende, riescono ad arrivare alla terza generazione, e questo è un dato veramente preoccupante, su cui intervenire al più presto, per invertire il trend».

Dopo il presidente Vecchio, anche il Rettore dell’Università Mediterranea, Giuseppe Zimbalatti, ha ribadito che un terzo di aziende familiari vanno male a seguito delle successioni ereditarie, e che, quindi il problema, è tutt’altro che irrilevante e va affrontato subito con i giusti professionisti.

Il notaio Daniele Muritano, ha specificato che «bisogna verificare quali siano le esigenze concrete dell’imprenditore, e analizzarle sulla base di tutti gli strumenti che offre l’ordinamento. La mancata programmazione iniziale, spesso, comporta lo scioglimento delle imprese, quindi la dispersione di valori, che, invece, i professionisti dovrebbero far sì che si eviti, attraverso l’uso di questi strumenti giuridici adeguati».

Per l’avv. Francesca Mesiti, esperta di Diritto Ereditario, «è importante ed urgente informare, formare e consapevolizzare l’imprenditore, ad iniziare a studiare il passaggio generazionale in azienda per tempo. Il processo è lungo e complesso, in quanto implica la conoscenza di tanti elementi, ed è, nella maggior parte dei casi, ostacolato da sentimenti particolari, come l’invecchiamento, ed ancor di più, la paura di destabilizzare l’affectio familiaris, con l’intercettazione di un successore, in luogo di un altro. È un lavoro molto delicato e che occorre fare in team con dei professionisti».

Domenico Nicolò, Ordinario di Economia Aziendale all’Università di Reggio Calabria, ha ribadito l’esigenza di salvare il patrimonio delle imprese familiari esistenti, che solo nel nostro paese si aggira intorno all’85% delle imprese, programmando per tempo tutti i passaggi. «Oggi ci sono degli strumenti giuridici utilissimi, ma anche molto importante intervenire sul sistema operativo per il controllo di gestione, per preparare l’impresa ad accogliere il successore nel migliore dei modi».

Demetrio Serra, Dottore Commercialista, «gli imprenditori che hanno veramente la vision imprenditoriale, sono in grado di capire per tempo alcune cose che riguardano il passaggio generazionale. Intanto, a chi affidare la loro creatura, come farla transitare alle nuove generazioni, ma cosa ancora più importante, valutarne il carico fiscale. Infatti, a seconda di come noi pensiamo di poter fare questo passaggio generazionale, riusciamo a contemperare la possibilità di creare una struttura, che permetta all’azienda di vivere, ma anche di ottimizzare in maniera perfettamente lecita quello che è il carico fiscale dell’operazione».

Il convegno è stato presieduto dal professor Giovanni D’Amico, Ordinario di Diritto Privato dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, che ha anche concluso il consesso. «Il problema, che Confindustria ha avuto l’intuizione di mettere a fuoco, è un problema centrale, soprattutto in una realtà come quella nostra, che presenta numerose debolezze e fragilità. Si tratta di vincere un ritardo culturale, che non è soltanto proprio delle realtà meridionali, e che riguarda la difficoltà di programmare per tempo alcune vicende. In genere, ci si accorge dell’importanza del problema della successione al vertice dell’azienda, quando è troppo tardi, quando si è verificato qualche evento improvviso ed inaspettato, che non lascia i margini per una pianificazione seria del passaggio generazionale». (rrc)

Con i Giovani Industriali a Reggio si è parlato di Etica e Legalità di impresa

È di Etica e Legalità di impresa che si è discusso al convegno organizzato, a Reggio Calabria, dai Giovani Industriali di Confindustria.

Nato da una spinta emotiva, per arrivare non solo ai giovani ed ai senior di Confindustria, ma anche al mondo delle professioni, si è posto un obiettivo preciso, «dimostrare, come alle nostre latitudini sia possibile creare valore e quindi portare avanti un qualcosa che sia di positivo, per le generazioni future e per noi stessi», così come sottolineato da Francesco Cuzzola, delegato alle Risorse Europee Gruppo Giovani Confindustria RC, che ha affiancato, insieme a Michela Polimeni, Bruno Crucitti, coordinatore dell’evento.

«Questo argomento dell’etica della legalità, – ha aggiunto il Presidente Salvo Presentino – ci vede protagonisti in un momento di confronto, sia con le istituzioni, sia con gli imprenditori, perché è importante che entrambe le parti siano sulla stessa linea. Oggi una classifica del Ministero, vede Reggio Calabria capolista, per quanto riguarda le interdittive antimafia. Un triste primato per il mondo imprenditoriale, ma anche per la parte sociale, perché spesso queste interdittive, non hanno fondamenti forti di indagine, e possono, quindi, creare alcuni problemi sul tessuto economico cittadino. Discuterne con esperti, dimostra che Confindustria e le imprese sane di questa città, sono accanto alle istituzioni per la lotta contro la criminalità organizzata».

Un convegno che sta particolarmente a cuore agli imprenditori, un’occasione per porre l’accento «sulle belle realtà di questo territorio, che sono tante, anzi sono la maggior parte», così come specificato da Bruno Crucitti, Delegato alla Legalità, e da Michela Polimeni, Componente Giovani Confindustria, «tanti argomenti ma si parlerà, soprattutto, di aziende sane, perché grazie alle aziende sane oggi noi possiamo parlare, testimoniare, che qui ce ne sono tantissime, e raccontare alle aziende che magari non sono perfettamente sane o vorrebbero ancora di più migliorare, che ci sono tanti strumenti per poter appunto diventare aziende migliori».

L’avvocato Titti Siciliano ha evidenziato come «la legalità di impresa è strettamente legata, connessa alla capacità dell’imprenditore, attraverso i suoi consulenti, così come per la pubblica amministrazione, attraverso i propri funzionari e dipendenti, alla capacità di prevenire un rischio, cioè quel rischio connesso ad un cattivo funzionamento».

«La legalità – ha spiegato – sappiamo che ci consegna una prospettiva di lungo periodo, ma questa prospettiva va coniugata con una serie di adempimenti che spesso sono indigesti, perché apparentemente complicano la gestione. Ecco da parte dell’imprenditore, dei consulenti ci deve essere la capacità di progettare le situazioni di vantaggio, che sono invece legate alla strumentazione che l’azienda mette in campo non ultimo quello di una prevenzione del rischio di infiltrazioni».

Il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Stefano Poeta, ha ribadito come «i commercialisti sono presenti sia in una fase ordinaria, sia in una fase di straordinaria gestione, e con in questa occasione si è parlato anche delle misure non ablative, cui nostro malgrado le aziende possono anche trovarsi».

«Il nostro obiettivo – ha sottolineato – è quello di dare la possibilità a tutti gli Iscritti di poter contare, sulla qualità della formazione, e sul rispetto del ruolo che il commercialista deve quotidianamente avere nei confronti dell’intero sistema, questo lo stiamo ottenendo grazie anche ai corretti rapporti, che stiamo tenendo con le istituzioni tutte e come le associazioni, come in questo caso Confindustria».

Per il sostituto Procuratore di Palmi, Davide Lucisano, «c’è l’esigenza di recuperare le imprese al mercato pulito, e quindi ad un contesto di legalità. In tante occasioni nelle quali si verifica un’agevolazione della criminalità organizzata, che sia soltanto occasionale, c’è la possibilità di disporre il controllo giudiziario, che chiaramente ha la finalità di bonificare l’impresa da tutta una serie di condizionamenti e da renderla competitiva sul mercato in un contesto di legalità».

«È importante capire, e porre l’accento – ha evidenziato – sul fatto che evidentemente un’impresa pulita è un’impresa competitiva, è un’impresa che può agire in contesti legali sul mercato, e penso questo incontro sia una buona occasione di confronto».

«Il legislatore – ha detto Giuseppe Quattrone – ha chiesto chiaramente un supporto da parte delle aziende sane a quelle, che, invece, sono colpite da misura ablativa, e quindi vengono sottoposte a sequestro e poi a confisca, una sorta di tutoraggio, nei confronti di queste aziende che arrivano alla confisca dopo uno shock da sequestro, che le ha minate fortemente, nella parte finanziaria, economica e patrimoniale, quindi nella difficoltà di continuare la propria attività, nell’ottica della salvaguardia dei livelli occupazionali e della continuità dell’impresa».

Il salone di Confindustria gremito, ha fato da cornice ad un convegno particolarmente interessante, che ha offerto parecchi spunti ed ha, ancora una volta, rilevato l’ottimo lavoro che del Gruppo Giovani di Confindustria, evidenziato anche dal Vicepresidente di Confindustria Rc, Giuseppe Febert, «i nostri giovani si stanno dando molto da fare, ed hanno portato avanti questa iniziativa, frutto del protocollo di legalità con la Prefettura, necessario per far sbocciare le imprese sane del nostro territorio».

Presenti all’evento, anche i presidenti, dell’ordine degli avvocati di Reggio Calabria, Rosario Maria Infantino, e Mauro Iemma, presidente dell’UGDCEC di Reggio Calabria. 

Le conclusioni sono state affidate al presidente di Unindustria Calabria, Umberto Barreca, che ha sottolineato l’importanza del controllo giudiziario che accompagna le imprese sulla retta via, «è vero che ci sono stati casi di contaminazione di imprese sane, ma dobbiamo guardare ad un nuovo futuro in cui, come detto dal magistrato Lucisano, c’è un salto culturale da compiere, all’insegna di una maggiore apertura». (rrc)

AGENDA CALABRIA: PIANO DELL’INDUSTRIA
PER L’EFFETTIVO SVILUPPO TERRITORIALE

di SANTO STRATI – È possibile realizzare crescita e sviluppo in Calabria? Secondo gli industriali italiani sì, purché cambi l’atteggiamento della politica locale, per anni incapace di concretizzare idee e opportunità. Questo racconta il corposo rapporto Agenda Calabria, presentato in Cittadella, frutto di oltre otto mesi di lavoro tra analisi e studi del territorio, che serve per mettere insieme un piano di interventi efficaci e realizzabili.  «Un dono per la Calabria da parte dell’industria italiana – ha detto il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, in particolare di quella calabrese che sappiamo può dare tanto e da cui ci aspettiamo tanto». Un programma operativo che si sviluppa in quattro aree di intervento e definisce un articolato piano di investimenti e interventi che mirano al rilancio dell’economia regionale.

È importante l’attenzione mostrata dagli industriali italiani, fianco a fianco di Unindustria Calabria, che dicono di credere nella crescita del Sud e, in particolare, di questa terra, e indicano la strategia – a dir loro – vincente: lavorare insieme pubblico e privato, cogliendo le opportunità offerte dal Fondi di Coesione e Sviluppo, il PNNR e il Por. I soldi, le risorse, ci sono ma fino ad oggi non sono stati adeguatamente utilizzati: Agenda Calabria è anche un duro atto di accusa contro la politica locale incapace di mettere a frutto le occasioni dell’intervento pubblico. «Gli elementi che hanno contribuito ad aggravare l’arretratezza – si legge nel rapporto – sono anche imputabili alla classe politica regionale, quasi sempre vincolata da orizzonti temporali non sufficientemente lunghi e resi incerti dalla troppo breve durata dei governi, elementi incompatibili con l’elaborazione di visioni di sviluppo di ampio respiro. La debolezza istituzionale-amministrativa ha portato ad una minore coesione, a sua volta causa di localismi, assistenzialismo e clientelismo nella gestione della cosa pubblica». In altri termini, gli industriali sottolineano la debolezza e l’arretratezza del territorio, causate dalla mancanza di infrastrutture: un ritardo di decenni, dove hanno prevalso indecisione e incapacità di affrontare le varie criticità del tessuto produttivo. «La cultura imprenditoriale è stata limitata in modo determinante dal ripetersi di politiche assistenzialistiche, che hanno contribuito a soffocare l’iniziativa individuale piuttosto che a stimolarla a intraprendere progetti d’impresa sostenibili autonomamente nel tempo». E soprattutto il rapporto non fa sconti su come si è agito in tutti questi anni: «L’immobilismo decisionale non ha consentito alla regione di dotarsi di infrastrutture al passo con le sfide globali. Il ritardo nel creare una visione di sviluppo è tangibile prima di tutto nella mancanza di un sistema di infrastrutture adeguate, sia per quanto riguarda i trasporti, sia le telecomunicazioni. La posizione geografica ed orografica della regione di per sé presenta delle grandi sfide e poco è stato fatto per dotare il territorio delle infrastrutture necessarie a farvi fronte. Ciò ha reso quindi difficile per le imprese calabresi ampliare il proprio mercato su assi geografici più ampi, tenendole lontane dalle traiettorie di sviluppo più prospere legate alla possibilità di esportare verso i paesi più ricchi dell’Europa settentrionale. Inoltre, la regione non riesce ancora a capitalizzare la sua posizione strategica nel mare Mediterraneo, con le potenzialità del porto di Gioia Tauro non pienamente espresse in termini di ricadute sul territorio».

Una premessa dura, ma necessaria, per rafforzare il pacchetto di idee di Confindustria e degli industriali della regione che il rapporto mette a disposizione della Calabria. Agenda, in latino, significa “le cose che si devono fare” e questo documento fornisce le indicazioni necessarie per superare gli ostacoli, individuando il punto di partenza e i punti di forza su cui far leva per mettere l’economia regionale in condizione di crescere. Certo ci sono le evidenze dei fallimenti che hanno «peggiorato lo stato di arretratezza del territorio» con il fallimento dei poli industriali ed emerge «un senso di disillusione nelle capacità di intervento pubblico nel risollevare la prosperità del territorio. Il binomio occupazione-sviluppo, da realizzarsi soprattutto nell’ambito del settore secondario, aveva spinto, a partire dal dopoguerra, a promuovere la delocalizzazione nelle aree del Mezzogiorno di impianti industriali attraverso incentivi e defiscalizzazione. Il meccanismo è stato caratterizzato da una tipologia di controllo accentrato, che programmava e concedeva ai territori opportunità di sviluppo in una logica assistenzialista che nel tempo ha dato luogo anche a fenomeni di corruzione e malaffare, ma che soprattutto ha fallito nel trasmettere a regioni come la Calabria gli strumenti per costruire e coltivare una visione di sviluppo più calata sulle esigenze del territorio. I fallimenti collezionati nei decenni sono ancora visibili sotto forma di capannoni abbandonati, impianti dismessi, intere aree in stato di abbandono e degrado ambientale, e realtà sociali disgregate dalla disoccupazione indotta dal processo di deindustrializzazione».

La soluzione indicata da Agenda Calabria poggia sull’analisi di quattro macro aree: contesto difficile, economia fragile, amministrazione inadeguata, assenza di mercato. Per quanto riguarda il contesto difficile, gli industriali hanno inserito la posizione geografica penalizzante, la rete di trasporti non adeguata, la sanità al di sotto degli standard europei, università non in linea con le aspettative; l’economia fragile è provocata dalla consistente presenza di imprese di piccola dimensione, filiere corte ed economia scarsamente diversificata. L’assenza di mercato  è provocata dal fattore demografico. Sull’inadeguatezza dell’amministrazione pubblica locale ci sono fin troppi segni di incapacità di visione, di prospettiva, di attenzione sulle reali esigenze del territorio.

Si pensi per esempio alla ZES, costituita nel 2017, che ancora stenta a decollare per mancanza di visione, dopo un’altalena di commissari (l’ultimo, Giuseppe Romano, in tandem con la Regione Campania, come se non fosse possibile individuare un proprio manager esecutivo) e rinvii continui dell’operatività. Oltre, naturalmente, ad alcune insensatezze (come quella denunciata da Calabria.live lo scorso 26 febbraio sulle aree di Reggio collocate dentro l’aeroporto accanto alle piste). La Zes può offrire un elemento determinante per la crescita e lo sviluppo del territorio, ma così com’è stata concepita, è a solo vantaggio delle grandi realtà industriali (che possono sfruttare in maniera adeguata le opportunità del credito d’imposta) ma è poco attrattiva per la piccola impresa. Occorre immaginare nuovi incentivi che possono favorire insediamenti anche di modesta dimensione che, comunque, in prospettiva possono crescere in termini di occupazione e capitalizzazione. Non si dimentichi, inoltre, la difficoltà di accesso al credito che è endemica in Calabria, causa principale della fragilità che si registra nelle nuove iniziative e nelle start up, provocando una fuga di cervelli e di “aspiranti” imprenditori scoraggiati a operare in Calabria. I primi – laureati, ricercatori, tecnici di altissimo livello, non hanno opportunità di occupazione in grado di offrire adeguatezza di reddito e formazione integrativa, i secondi si vedono bocciare qualunque progetto con la richiesta di ulteriori garanzie “immobiliari” anche di terzi, pur in presenza di ampie garanzie statali.

Quali sono i punti di forza indicate da Agenda Calabria? «La Calabria ha delle colonne portanti su cui poter costruire un piano di sviluppo e crescita duraturo e sostenibile. Oltre all’elevata disponibilità di risorse la regione può infatti contare su un fiorente settore agroalimentare, base produttiva su cui poter costruire filiere più solide e orientate all’innovazione e ai mercati esteri. Il paesaggio pieno di attrattive costituisce un patrimonio per il comparto turistico, settore in forte cambiamento per reagire alle nuove sfide poste dalla pandemia, ma che in Calabria continua a rappresentare una risorsa inestimabile per generare reddito e occupazione. Il costo del lavoro contenuto rende l’economia competitiva e anche attrattiva per gli investitori internazionali, che possono trovare terreno fertile sia nelle già istituite zone economiche speciali, sia nel porto di Gioia Tauro, il cui valore come infrastruttura è reso inestimabile dalla posizione strategica occupata dalla Calabria nel Mediterraneo».

Ci sono quattro assi su cui si propone l’intervento: crescita sostenibile e duratura; cultura d’impresa; commercio mondiale, cabina di regia. Il primo asse è finalizzato a superare l’ostacolo del “nanismo” delle aziende calabresi, stimolando la creazione, la crescita e il rafforzamento delle imprese e prevede la promozione e l’internazionalizzazione di un’industria 5.0, con attrattività di investimenti diretti e reshoring , economia circolare, reti di impresa, industrial development intelligence group, senza dimenticare la sicurezza nei luoghi di lavoro. Per la cultura d’impresa – tenuto conto dell’ “inverno demografico” della regione si punta sui giovani con formazione in programmazione europea, conoscenza dell’Information & Communication Technology (ITC) , lo smart working e l’imprenditoria giovanile. Per il commercio mondiale c’è da superare la carenza delle infrastrutture che richiedono pertanto un rafforzamento con la massima attenzione alla mobilità: il programma punta sulle grandi opere, il monitoraggio e la manutenzione, la Zes, la sanità e la transizione energetica. La cabina di regia risulta indispensabile per oltrepassare la debolezza degli apparati amministrativi e l’ostacolo della burocrazia, per avere amministrazioni in grado di affrontare e sostenere le sfide dell’industria: occorre valorizzare le competenze con uno screening delle opportunità offerte dalla Ue: puntare sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e la semplificazione amministrativa e individuare strategie locali per l’economia circolare.

Il Piano ha individuato anche tre aree strategiche: edilizia, agrifood e turismo: «Il patrimonio paesaggistico della Calabria, unito all’offerta agrifood della regione, si presentano come punti di forza che rendono la regione unica per attrattività di visitatori. Il piano si prefigge quindi di valorizzare questi comparti e, a tal fine, porre l’attenzione sugli assi collegati, come quello relativo all’economia circolare. Allo stesso modo, il settore delle costruzioni è fondamentale sia per garantire una dotazione infrastrutturale adeguata, sia nel raggiungimento degli obiettivi di ecosostenibilità. La diffusione della cultura d’impresa resta al centro come ingrediente comune al successo del piano di sviluppo nel suo complesso».

Gli elementi per dare una scossa al sistema e attuare una vera politica del “fare” ci sono dunque tutti. Il Presidente Occhiuto si è detto “riconoscente”: «La Calabria – ha detto – ha una grande responsabilità, deve dimostrare di saper cambiare passo, di saper diventare una terra dove lo sviluppo può essere prodotto. Il Paese ha una grande responsabilità nei confronti della Calabria perché la nostra regione può essere davvero l’hub dell’Italia e dell’Europa sul Mediterraneo». E gli ha fatto eco Raffaele Fitto, ministro per il Sud (oltre che degli affari Europei e delle Politiche di Coesione): «C’è un sistema che non funziona. Lo abbiamo fatto emergere con una relazione che il Consiglio dei Ministri ha approvato e che la prossima settimana sarà anche oggetto di dibattito nelle commissioni parlamentari. A fronte di una cifra complessiva di 126 miliardi di euro in Italia abbiamo speso poco più del 30%. Non credo che ci sia da fare polemica nei confronti di nessuno. C’è solo da prendere atto che il sistema così com’è non funziona e che c’è bisogno di intervenire per fornire una soluzione di carattere generale. Occorre intervenire su due fattori – ha detto in videocollegamento Fitto: «Il primo è la capacità di avere un parco progetti adeguato evitando la polverizzazione della spesa in mille rivoli di interventi e in secondo luogo mettendo in campo una capacità amministrativa che sia in grado di sopperire a quelle difficoltà per le quali non si è stati in grado di utilizzare al meglio queste risorse».

Un impegno che dovrà essere rispettato: i calabresi sono all’anno zero e sono stufi di sottosviluppo e mancato sviluppo: la crescita non è più rinviabile e l’opportunità offerta dal PNRR non può essere trascurata né disattesa. Significa perdere – inesorabilmente – l’ultimo treno per lo sviluppo. Mancano però gli executive per i progetti e il rischio maggiore è che non vengano utilizzate le risorse a disposizione per assenza di progettualità valida. Un suggerimento: Invitalia, che è preposta all’analisi dei progetti per il PNRR, fornisca i tecnici in grado di elaborare i progetti che tantissimi comuni vorrebbero presentare ma sono privi di competenze. Non hanno i soldi i sindaci per pagare un segretario comunale (spesso se lo dividono in tre o quattro amministrazioni diverse) figuriamoci se possono permettersi di assumere esperti in progetti europei. Sarebbe un investimento – quello di mandare tecnici e specialisti al Sud per scrivere i progetti che non potrebbero più essere respinti per carenza di documentazione e piani di progetto adeguati – che moltiplicherebbe le possibilità di crescita del Mezzogiorno. Il ministro Fitto ci pensi e costituisca una task force da mettere a disposizione degli enti locali che rischiano di non poter presentare progetti o di vederseli bocciati tout court. (s)

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I NUMERI DELLA REGIONE SECONDO L’AGENDA CALABRIA

Il tessuto produttivo calabrese è per lo più costituito da imprese di taglia piccola, operanti su filiere corte e scarsamente diversificate, concentrate soprattutto sui comparti tradizionali del legname e del settore agroalimentare e, geograficamente, nelle province di Cosenza e Catanzaro. In questa sezione vengono snocciolati dei numeri per fornire un quadro di insieme sullo stato della manifattura regionale.

La Calabria pesa poco sull’economia nazionale ed è costituita per lo più da piccole imprese. Gli addetti nella regione contano solo per l’1,5% del totale italiano (2019, ultimo dato disponibile), se poi ci si riferisce alla manifattura, il peso si dimezza scendendo allo 0,7%. Peraltro, a partire dal 2012 l’incidenza dell’economia calabrese su quella nazionale è andata alleggerendosi (-8% per l’economia nel suo complesso e -11,8% per la manifattura). Tuttavia, in alcuni comparti della manifattura la Calabria assume un peso di assoluto rilievo, come per esempio nel comparto alimentare (2,1%), delle bevande (1,1%) e della lavorazione del legno (1,8%). Se si considera il numero di imprese, il peso sale considerevolmente (rispettivamente 2,5% e 2,1%), indicativo del fatto che la dimensione delle imprese in Calabria è molto ridotta.

La dimensione delle imprese manifatturiere è meno di un terzo di quella nazionale. La taglia media di un’impresa operante nella regione Calabria è pari a 2,4 addetti contro i 3,9 per l’Italia e i 3,0 del Mezzogiorno nel suo complesso. Il gap è molto più marcato nella manifattura: 3,3 per la Calabria, 10,9 per l’Italia e 6,3 per il Mezzogiorno (Grafico 1.1). Ciò è in parte legato alla specializzazione nei comparti tradizionali dove la taglia è in generale più piccola rispetto ad altri settori, ma anche in questi settori la taglia media delle imprese calabresi resta sottodimensionata: 3,6 nel comparto alimentare per la Calabria e 8 per l’Italia, in quello delle bevande 4,8 e 12,4 o della lavorazione del legno 2,6 e 4,1. Le imprese più piccole sono per loro natura più fragili ed esposte ai rischi del mercato, e questo è ancor più vero per le start-up, che in Calabria hanno molte più difficoltà a capitalizzarsi (Grafico 1.2) e vedono quindi le prospettive di sopravvivenza ridotte sin dai primi mesi di attività.

La crisi da pandemia è stata particolarmente grave per le imprese della manifattura calabrese. Nel 2020 in Calabria è stato più elevato il numero di imprese che hanno chiuso i battenti rispetto al resto di Italia. Se infatti in Italia si è assistito a una contrazione del numero di imprese pari al -1,5%, nel Mezzogiorno il tasso di sopravvivenza è stato ancora più ridotto (-2,1%) e comunque ancora più elevato che in Calabria (-2,6%). Che la manifattura calabrese sia relativamente fragile rispetto al resto d’Italia lo si evince anche dal dato del 2014, anno difficile per l’Italia, in cui il numero di imprese era calato del -2,7%, mentre nel sud del -3,7% e in Calabria, di nuovo fanalino di coda, del -5,6% (Grafico 1.3). Il dato del 2020 per l’economia nel suo complesso è più confortante, intanto perché il numero delle imprese è cresciuto, ma anche perché vede la Calabria in una posizione migliore rispetto al resto del Mezzogiorno (Grafico 1.4); tale fenomeno va però considerato con cautela per l’eccezionalità del 2020 anche in termini di supporto finanziario offerto alle imprese.

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