Stabilizzazione personale sanitario covid, Minasi (Lega): Presto a soluzione anche a Reggio

La senatrice della Lega, Tilde Minasi, ha reso noto che sta seguendo da vicino «la vicenda relativa alla stabilizzazione del personale sanitario che era stato assunto provvisoriamente dall’Asp di Reggio Calabria per fronteggiare l’emergenza Covid, perché, come ho avuto modo di ribadire più volte, ritengo che rappresentino risorse preziosissime, già formate ed esperte, per garantire ai cittadini una migliore assistenza sanitaria».

«E, dopo la conclusione positiva delle procedure di assunzione definitiva per 70 unità all’Asp di Catanzaro – ha aggiunto – credo sia il momento migliore perché si intervenga analogamente anche all’Asp di Reggio».

«Nel salutare la nuova direttrice dell’Asp di Reggio, Lucia Di Furia, e porgerle un augurio pubblico di buon lavoro e dopo avere avuto già occasione di parlare sia con lei che con il coordinatore delle Usca, dott. Giordano – ha proseguito – ho potuto verificarne la sensibilità sul tema, dunque sono certa che la stabilizzazione del personale in questione possa diventare presto realtà. Già da tempo, infatti, sono stati avviati i colloqui per un ulteriore proroga dei contratti in essere fino a dicembre 2023 (come da normativa nazionale), presupposto che consente, appunto, alla neo direttrice di espletare tutte le procedure necessarie per una sistemazione stabile dei sanitari precari».

«La loro permanenza in servizio, infatti, come la stessa dott.ssa Di Furia sa – ha detto ancora –, è fondamentale per garantire i Lea alla cittadinanza reggina e sono certa che, come già successo a Catanzaro, riusciremo ad arrivare a breve a una conclusione positiva della vicenda. Continuerò comunque a seguire da vicino la sorte di questi professionisti, importanti non solo per l’assistenza ai cittadini, ma anche come aiuto per alleviare l’enorme carico di lavoro dei colleghi». (rp)

GERACE (RC) – Ordine dei medici, importante corso di aggiornamento sul Covid

Si continua ancora a parlare di covid, ma questa volta dal punto di vista della prevenzione. Ed il corso di aggiornamento su “Prevenzione vaccinale e assistenza ai malati affetti da Sars-Cov-2”, organizzato dall’Ordine dei Medici della provincia di Reggio Calabria e svoltosi nella sala “Chiesa di San Francesco d’Assisi” di Gerace, ha, infatti, evidenziato la necessità di non abbassare la guardia rispetto a quella che è stata una vera e propria pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero.

«È importante ricordare che il covid, anche se meno pericoloso rispetto al passato, non è stato completamente debellato – ha evidenziato nel corso del suo intervento il presidente dell’Ordine, dottore Pasquale Veneziano – occorre sempre porre molta attenzione sulla prevenzione vaccinale e nel seguire tutti quei pazienti che, a distanza di tempo continuano ad avere delle sequele che debbono essere curate ancora per molto tempo. La presenza dell’Ordine dei Medici a Gerace rappresenta un ringraziamento a tutti coloro che proprio in questi luoghi e quindi in tutta la fascia ionica hanno operato con grande professionalità e spirito di sacrificio».

All’incontro erano presenti, oltre ai tantissimi medici che operano in zona, diversi studenti del Liceo Scientifico di Locri, proprio perché, come ha rimarcato lo stesso Presidente, «il messaggio di prevenzione vada diffuso anche ai ragazzi delle varie scuole».

Il presidente Veneziano ha inoltre ricordato come l’ospedale di Locri da qualche mese è diventato molto più sicuro perché al suo interno è stato istituito un vero e proprio servizio di Polizia, attivo 12 ore al giorno. «Questa decisione rende più sicura l’attività dei medici che, come si sa, lavorano in una situazione ad alto rischio, basta solo ricordare i numerosi episodi di violenza accaduti di recente. Diamo merito, quindi, alla direzione sanitaria per essersi impegnata a trovare una soluzione a questo grave problema».

Tornando al Corso di aggiornamento, il presidente Veneziano ha poi ricordato la divisione di Pneumologia dell’ospedale di Locri, diretta dal dottore Domenico Calabrò, che nel periodo del covid si è distinta riuscendo a fronteggiare la pandemia in tutto il territorio della ionica, tanto che la dottoressa Anna Maria Stanganelli, garante regionale della Salute, ha voluto dare un riconoscimento all’Ordine e, quindi, indirettamente a tutti coloro che hanno prestato servizio in quel periodo.

È stata poi la volta del direttore Soc di Pneumologia P.o. di Locri, dottore Domenico Calabrò, il quale ha ricordato non soltanto l’intensa collaborazione con l’Ordine dei medici nei quasi tre anni di pandemia ma anche con le diverse strutture italiane di pneumologia, allestendo, tra l’altro, nell’ospedale di Melito Porto Salvo, un reparto dedicato interamente alle problematiche conseguenti al covid.

«Abbiamo assistito i malati usando gli antivirali e con risultati davvero eccezionali – afferma il dottore Calabrò – perché agiscono all’interno del virus bloccando la replicazione, facendo si che tutti i pazienti a rischio di progressione di malattia potessero migliorare sensibilmente, allontanando i pericoli maggiori». Rispetto al Corso di aggiornamento, per il dottore Domenico Calabrò è stato molto utile perché tutti i medici coinvolti nell’assistenza a questo tipo di pazienti, nell’illustrare la propria esperienza acquisita durante la pandemia, «sono adesso pronti ad affrontare qualsiasi evenienza rispetto al covid».

Per il dottore Antonino Zema, libero professionista in Neurochirurgia e componente della Commissione regionale per la formazione e l’aggiornamento, la speranza è che non si verifichi mai più, in modo così eclatante, un problema di salute così grave.

«Nonostante la fine ufficiale della pandemia, certificata dalla Oms, occorre rispettare quelle regole basiche del vivere sociale, senza dimenticare quanto successo. Chiudiamo con il passato ma con un bagaglio d’esperienza enorme, una esperienza dal punto di vista medico-scientifica che servirà per curare altre patologie, compresi i tumori».

Infine la riflessione del vicepresidente dell’Ordine dei medici, dottore Giuseppe Zampogna, sintetica ma molto efficace.

«Questo convegno è utile per gli insegnamenti acquisiti nel corso della pandemia e dagli errori, quindi come concetto di “risk management”, possiamo prepararci ad eventuali insorgenze di future pandemie con l’augurio che non si manifestino». (rrc)

Successo per il convegno sul “Covid Care” dell’Inail

Ha riscosso grande attenzione e interesse, il convegno organizzato a Lamezia Terme dalla Direzione Regionale e dalla Sovrintendenza Sanitaria Regionale Inail e gestito dallo stesso Provider dell’Istituto, dal titolo Covid Care – la presa in carico nella pandemia tra assistenza, previdenza e assicurazione sociale – Aspetti Medico-Legali.

Il convegno ha registrato la presenza e gli interventi del Direttore Centrale Comunicazione Inail, dott. G. Paura, del Direttore Centrale Protesi, dott. G. Soluri, del Sovrintendente Sanitario Centrale, dott. P. Rossi, del Direttore Regionale Inail Calabria dott. F. Lo Faro, oltre ai vertici sanitari di Inps, Rfi, Medicina del Lavoro Università di Messina, Asp Rc e Cz, e altri prestigiosi relatori Inail.

L’evento formativo è stato preceduto dalla visita istituzionale degli stessi Dirigenti Centrali alla Sede Inail di Reggio Calabria, diretta dal dott. L. Pantusa, e, nella stessa occasione, ha avuto luogo un breve consesso istituzionale al Museo Nazionale della Magna Grecia in coincidenza col 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace.

In rappresentanza delle istituzioni hanno partecipato: la dott.ssa G. Princi, vice Presidente della Giunta Regionale, i rettori delle università “Mediterranea” e “Dante Alighieri” prof. G. Zimbalatti e prof. A. Zumbo, il Presidente dell’Ordine dei Medici dott. P. Veneziano.

Il Direttore Regionale dottor Lo Faro e la Sovrintendente Sanitaria Regionale dott.ssa Sonia Lucia Romeo si sono detti lusingati per l’attenzione rivolta dalla Direzione Generale Inail alla Calabria e per il prestigio delle presenze istituzionali.

Per i dirigenti Lo Faro e Romeo questi eventi rappresentano il prodromo concreto di future sinergie istituzionali nell’ambito di prevenzione di salute e sicurezza sui posti di lavoro, nonché di formazione ed informazione in alveo sanitario (E.C.M.), universitario ed aziendale. (rcz)

RAPPORTO INPS: LA FOTOGRAFIA DI UN SUD
CHE VEDE ANCORA PARTIRE I SUOI GIOVANI

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – «Abbiamo speso circa 60 miliardi di euro per prestazioni Covid  (cassa integrazione, bonus per gli autonomi). Noi continuiamo a dire che il 65% del reddito ,di cittadinanza va al Sud, ma dimentichiamo di dire che il 70% delle prestazioni Covid sono andate al Nord». Così il presidente dell’Istituto Pasquale Tridico, alla presentazione del 21º rapporto annuale Inps. 

E l’assegnazione delle risorse per il Covid è un indicatore utile a capire quello che avviene per qualunque altra  forma di strumenti di welfare nel nostro Paese. Una voce di verità nella confusione di dichiarazioni, ma le  denunce di assegnazione di reddito di cittadinanza a criminalità organizzata o in generale a gente che non avrebbe diritto fanno sì che la levata di scudi verso questo strumento stia divenendo generalizzata.  Ma a chi dice che in un anno e mezzo hanno truffato allo Stato quasi 15 milioni di euro, ricordo che gli evasori ne sottraggono 150 miliardi nello stesso tempo.

A maggior ragione è stato criminalizzata da quando si è ritenuto abbia influito pesantemente nell’indirizzare consenso verso l’unica forza politica che lo ha difeso in modo assoluto, quel Movimento Cinque Stelle che evidentemente da esso ha ricavato un consenso generalizzato, soprattutto nel Sud.  Ma il tema è che in tal modo si butta a mare il bambino con l’acqua sporca. Infatti sono tutti a puntare il dito verso uno strumento, che si ritiene nell’immaginario collettivo dia l’opportunità a chi non vuol lavorare di farsi mantenere e che fondamentalmente porta ad indicare il Mezzogiorno come un’area di nullafacenti o perlomeno aspiranti a tale condizione.

 Si dimentica che negli ultimi 10 anni si sono trasferiti al Nord oltre 1 milione di lavoratori, per avere un progetto di futuro, che evidentemente al Sud mancava e che  quindi accusare gli abitanti di una realtà di poca voglia di lavorare, visto che sono disponibili a sradicarsi, mi pare poco generoso.

E ci vuole poco a passare dall’accusa ai percettori del reddito di cittadinanza alla generalizzazione nei confronti di un Sud che si accusa chieda soltanto di essere assistito e che non vuole assolutamente lavorare.  Le prime modifiche sul reddito cittadinanza, che portano all’esclusione da tale strumento non appena si rifiuta una seconda offerta di lavoro anche a distanza di 2000 km, fanno capire bene verso che quale direzione   si indirizzerà una possibile nuova modifica.

Sarà, se non quella di eliminarlo nei confronti di chi va dai 18 ai 59 anni, quella di sottrarre  il sussidio non appena si rifiuta la prima offerta di un posto di lavoro in qualunque parte d’Italia esso si trovi. Dimenticando che quando ci si sposta da una propria realtà ad un’altra distante, a parte il costo individuale e sociale del taglio delle radici nei confronti delle proprie origini, al depauperamento della realtà di provenienza, che peraltro ha speso risorse importanti spesso per formare gli individui, comporta la creazione di nuovi poveri, soprattutto nella prima fase, quella nella quale la remunerazione ottenuta non consente nemmeno il soddisfacimento dei bisogni essenziali dell’individuo. 

Tale riflessione è confortata dal fatto che da quando esiste lo strumento moltissimi rinunciano ad un posto di lavoro, anche a tempo indeterminato, quando questo si presenta ad una distanza tale per cui tutta una serie di costi, che magari nel luogo di residenza sono inesistenti, come quello per esempio della casa, sono invece  da affrontare.  Per cui quello che poi rimane, dopo che si è proceduto a soddisfare i bisogni essenziali, è il nulla  se non si è nella condizione addirittura di chiedere l’aiuto delle famiglie di origine. 

Ma l’altro aspetto sul quale si ha difficoltà a riflettere è quello messo in evidenza proprio dal presidente Tridico. Dimentichiamo spesso che, facendo tutti i conti e mettendo insieme tutte le risorse che vengono destinate alle diverse parti del Paese,  la spesa pro capite destinata al Sud è sempre di gran lunga inferiore di quella destinata al Nord. 

D’altra parte è ovvio che ciò accada.Tutti i sistemi di welfare, che si tratti di cassa integrazione ma anche delle pensioni quando queste non vengono calcolate, come è stato fino a poco tempo fa,  col sistema retributivo, non possono che portare a delle contribuzioni da parte dello Stato, maggiori per il Nord. Infatti, essendo per esempio il numero di pensionati di gran lunga più elevato nelle aree del Nord è evidente che portano ad una spesa  maggiore, in una discrasia tra aree territoriali, oltre che tra generazioni. 

Sia le une e le altre vengono penalizzate ovviamente da sistemi che favoriscono coloro che sono all’interno del sistema. E coloro che non lo sono, si chiamino giovani ancora non entrati nel mercato del lavoro del Nord e del Sud, ovviamente maggiormente del Sud, considerato che il lavoro è più difficilmente a disposizione in tali aree, e soggetti che nel mercato del lavoro non sono mai entrati.

Se si considera che sono circa 3 milioni nel Mezzogiorno si capisce come la distribuzione del welfare sia assolutamente favorevole alle realtà del Nord. Dimenticare poi che molti dei servizi sociali  sono  distribuiti in modo difforme nelle varie parti del Paese ci fa vedere la realtà con una lente distorta. Non avere la mensa scolastica per esempio per le famiglie è un costo ulteriore che esse affrontano, così come non avere un servizio pubblico di mobilità, come avviene in molte parti del Sud, comporta un costo aggiuntivo che spesso non viene evidenziato. 

Non è casuale infatti che vi sia grande difficoltà ad attuare perfino i livelli essenziali di prestazione in tutte le parti del Paese, che sono rimasti inattuati per parecchi anni fino ad oggi. Quindi che lo strumento vada in qualche modo corretto, laddove ha manifestato evidenti storture, è evidente. Dimenticando peraltro che il problema non è quello di fare incontrare la domanda e l’offerta di lavoro, considerato che esiste un’offerta ma non vi è la domanda.

Lo strumento, certamente di civiltà,  va aiutato  da controlli adeguati che evitino che lo abbiano  coloro che non ne hanno diritto. Ma evidenziare continuamente le risorse che vengono destinate ad esso, dimenticando che vi è un welfare complessivo a favore prevalentemente del Nord, è un modo  distorto di raccontare la realtà. (pmb)

Covid, Battistini: Da Regioni azioni per incentivare somministrazione della quarta dose

Antonio Battistini, referente sanitario regionale per le emergenze, ha reso noto che «da qualche giorno in Regione Calabria sono arrivati i nuovi vaccini aggiornati contro la prima variante Omicron, mentre a breve arriveranno quelli adattati alle ultime varianti».

«È un passo importante nella lotta contro la pandemia – ha evidenziato – perché siamo in presenza di un virus che si evolve in modo rapido e imprevedibile, e la vaccinazione tempestiva – prima di una potenziale ondata autunnale e invernale di casi Covid – è essenziale per proteggere le persone più fragili e impedire che il nostro sistema sanitario, già di per sé estremamente vulnerabile, vada sotto pressione.
La somministrazione della quarta dose in Regione ha registrato fino a oggi un’adesione media dell’8.7 % della popolazione, alla quale bisogna aggiungere i guariti da infezione da meno di quattro mesi, che sono molti».

«Sono certo, però, che i nuovi vaccini adattati cambieranno il sentiment della popolazione verso la quarta dose – ha detto ancora – che a dire il vero non è stato entusiasmante in tutta Italia. Abbiamo comunque una priorità, che è la salvaguardia dei fragili. Oltre a continuare con le chiamate attive su cittadini eleggibili, e a stimolare la proattività dei medici di base, la Regione ha già adottato un criterio di vaccinazione ‘porta a porta’ nelle Rsa, aggiungendo all’immunizzazione anti Covid anche l’opzione della somministrazione degli anticorpi pre-esposizione Evusheld nei non vaccinabili».

«L’obiettivo, aldilà della copertura vaccinale, che rimane su base volontaria – ha concluso – è dunque offrire ai cittadini calabresi tempestivamente tutte le opzioni terapeutiche disponibili, sia prima che dopo il contagio. Purtroppo il Covid non è ancora solo un brutto ricordo, anche se fino ad oggi, grazie al vaccino della prima fase, non condiziona più le strutture ospedaliere. Ma proprio per questo è indispensabile continuare a spiegare l’importanza della quarta dose». (rcz)

In Regione il webinar su utilizzo e prescrizioni per le terapie precoci contro il covid

Sabato 2 aprile, alle 10.30, è in programma un webinar dedicato all’utilizzo e alla prescrizione delle terapie precoci per curare il Covid-19, presieduto dal dott. Carlo Torti, ordinario di malattie infettive e tropicali dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

L’evento è stato organizzato dal Gruppo Tecnico regionale per l’emergenza pandemica e il Dipartimento Salute della Regione Calabria.

L’iniziativa è rivolta ai medici di medicina generale, a quelli in servizio nelle USCA, e a tutti i sanitari impegnati nel contrasto alla pandemia. A tal proposito, la Regione Calabria ha abilitato ulteriori medici a prescrivere queste terapie, individuando nuovi centri nei quali i pazienti affetti da Covid possono essere visitati e ricevere le cure necessarie.

L’elenco dei centri è consultabile online, sul sito della Regione Calabria: https://www.regione.calabria.it/website/portaltemplates/view/view.cfm?27763.

Spetterà al medico entrato in contatto con il paziente positivo compilare una scheda di prearruolamento e prenotare direttamente una visita presso uno dei centri abilitati per l’eventuale prescrizione dei farmaci antivirali. (rcz)

Covid, Occhiuto: Prorogare i contratti a personale sanitario covid fino al 30 giugno

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha reso noto di aver scritto, insieme al sub commissario Esposito e al dg del Dipartimento Salute Fantozzi, «a tutti i commissari delle Asp e delle Ao per invitarli a prorogare, fino al 30 giugno 2022, i contratti del personale necessario a fronteggiare il trascinamento del virus sul territorio regionale».

«Mi aspetto una risposta immediata e che entro pochi giorni i contratti degli operatori sanitari coinvolti vengano prorogati» ha aggiunto il Governatore, ricordando che «ho manifestato in più occasioni forti preoccupazioni in ordine alle criticità che riguardano il fabbisogno di personale sanitario nella nostra Regione, sollecitando ogni intervento necessario a fronteggiare la gestione della fase emergenziale pandemica e post emergenziale.

«Ci sono ancora gravi ritardi – ha spiegato – nelle procedure di reintegro degli organici da parte delle Aziende sanitarie provinciali e da parte delle Aziende ospedaliere, e, con specifico riferimento al personale impiegato nell’emergenza Covid, si registra l’ulteriore criticità del mancato completo utilizzo delle risorse messe a disposizione della Regione Calabria dai decreti varati nel 2020 per fronteggiare la pandemia. La medesima cosa è capitata – ce lo segnalano anche documenti ministeriali – per ulteriori assegnazioni a valere sull’anno 2021 per le stesse finalità».

Il consigliere comunale Danilo Russo è intervenuto, sottolineando come «il problema che avevo sollevato nelle scorse settimane, insieme alla collega consigliera Manuela Costanzo, sembra oggi aver sortito gli effetti sperati. Il presidente della Regione Roberto Occhiuto, preoccupato riguardo alle criticità relative al fabbisogno di personale sanitario nei nostri ospedali, sollecitando ogni intervento necessario a fronteggiare la gestione della fase emergenziale pandemica e post emergenziale, ha provveduto a richiedere agli uffici competenti la proroga dei contratti covid fino al 30 giugno».

«Bisogna tenere conto – a proseguito – del momento particolare che stiamo vivendo e delle difficoltà in cui versano le Asp, alla luce anche dei notevoli contagi che stanno ancora interessando la Calabria e della forte pressione sulle strutture deputate all’assistenza dei pazienti covid. Ha fatto bene il governatore Occhiuto –insieme al sub commissario Esposito e al dg del Dipartimento Salute Fantozzi – a rivolgersi a tutti i commissari delle Asp e delle Aziende ospedaliere per invitarli a prorogare, fino al 30 giugno 2022, i contratti del personale necessario a fronteggiare il trascinamento del virus sul territorio regionale».

«Al di là di tutto – ha concluso – l’auspicio resta quello di risolvere, una volta per tutte, le gravi carenze di organico assumendo medici, infermieri e oss che si sono distinti in questo lungo periodo pandemico, dando una grossa e significativa mano in tutti i settori della sanità». (rcz)

 

Covid, il vademecum della Regione per le cure domiciliari e l’uso di antivirali e anticorpi monclonali

La Regione Calabria, su iniziativa del Dipartimento Salute della Cittadella, ha messo a punto un vademecum, rivolto a tutta la popolazione residente nel territorio regionale, da seguire per accedere ai nuovi trattamenti terapeutici, evitando il ricovero in ospedale, in caso di positività al Covid. 

Bastano poche ma fondamentali indicazioni di fronte a un’accertata positività per essere curati anche a casa attraverso la somministrazione di antivirali in compresse e anticorpi monoclonali, disponibili dietro prescrizione medica. 

Il primo passo da compiere è quello di contattare il proprio medico di medicina generale o l‘unità speciale di continuità assistenziale (Usca), che darà tempestivamente le prime informazioni utili.

Il medico di medicina generale o il medico dell’Usca dell’Azienda sanitaria provinciale di riferimento compilerà una scheda di pre-arruolamento e fisserà un appuntamento presso il centro abilitato più vicino all’abitazione del paziente.

Presso i centri abilitati alla prescrizione si provvederà a visitare il paziente positivo – che potrà recarsi in questi presidi con la propria auto, anche accompagnato – e sulla base delle condizioni di salute verrà deciso se prescrivere gli antivirali in compresse o somministrare gli anticorpi monoclonali.

Si ricorda che gli antivirali e gli anticorpi monoclonali servono a curare precocemente il Covid nei soggetti a rischio, prima che la malattia possa degenerare e dunque aggravarsi

La storia: Covid, il male dell’anima. Quando in famiglia scopri un positivo

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI – Era inevitabile non accadesse. Dalla Cina al resto del mondo, fin dentro casa nostra. Di molti e anche la mia. E non è stato, lo assicuro, come quando come Elliott incontrò ET, e neppure come quando Maria andò in visita nella casa di sua cugina Elisabetta. Che mentre allora, nel grembo di Elisabetta, all’arrivo di Maria, sussultò il bambino, mio figlio, 11 anni, anziché sussultare, è rimasto praticamente immobile. Il Covid lo coglie in pieno. Non gli risparmia nulla. E lo racconto solo ora, ora che tutto è passato, perché certe esperienze, prima di essere condivise, hanno bisogno di essere metabolizzate. Farti fare un bel sospiro di sollievo. 

Nessuno di noi, noi magnifici sei intendo, tanti siamo nella mia famiglia, aveva dato agio al Covid di entrare nelle nostre vite. Sconvolgerle. Almeno era quello che credevamo. Protocolli, regole, precauzioni. Ma non era bastato nulla a tenere lontano questo virus bastardo e irregolare.

La sorpresa è per tutti. Nazareno è positivo. Andiamo nel panico. Che cosa dobbiamo fare? 

Se l’amore unisce, il covid disgrega. Obbliga alla separazione. Subito. Divide. Immediatamente. E non presenta alibi e non concede attenuanti. Neppure ai bambini. Il covid decide, impartisce regole, stabilisce obblighi. Stravolge il senso naturale delle cose. Mette in discussione la meccanica della vita. Inverte il tempo, rallenta le velocità, non declina nulla al futuro, discute esclusivamente al presente.

Un sovrano contro i servitori della gleba. Dove la zolla di terra è la sola speranza di farcela. 

Da madre, non ti capaciti dell’obbligo che ti si impone improvvisamente, di osservare tuo figlio da lontano. Nei momenti più forti, addirittura dal buco della serratura. Bisognava stessi molto attenta, proteggere anche gli altri, ma confesso che è stato duro il confronto con questo nuovo stato di cose. Senza toccarsi, semplicemente pensandosi. 

Non avevo mai profondamente riflettuto su quanto potesse costare un contagio da Covid 19. E quanto il covid è in grado di portare via. I figli sono carne della tua stessa carne, sangue dello stesso sangue, come si può non abbracciarli, o non baciarli di notte? Come è possibile stargli lontano, non toccargli le mani, non accarezzargli la fronte o pettinargli i capelli? Come si può curargli le paure senza potergli porgere una carezza, senza massaggiargli le mani fredde? Il covid oltre che per il corpo è un male dell’anima. Ti distrugge dentro, induce a una sorta di sofferenza spirituale che è peggiore di quella corporale. E ti invita a riflettere, ragionare sulla straordinarietà della vita. Sul suo valore. E concentra il pensiero sul mistero della maternità e della paternità. Sulla necessità dell’essere umano a sentirsi l’altro, facendoti provare i brividi del vuoto, la sensazione del nulla, il niente tutto intorno. Da caso clinico, diventa caso umano, e mettendo ni discussione i rapporti, le relazioni, i legami. 

Sono stati giorni duri. Riflessioni intense e costanti sulla vita e sulla morte. Sul mondo e sull’uomo che nel mondo non sa più come stare, in che modo continuare a vivere bene. Meditazioni mirate sulla forza delle fede, la riconciliazione tra l’uomo e Dio. Giorni di psicanalisi necessaria, viaggi a introspezioni dentro lo spazio di casa, in mezzo l’area occupata dalla famiglia. Affondi e risalite. Immersioni e ritorni in superficie.

Riabbracciando mio figlio, ho rinnovato alla vita il suo valore. La sua preziosa essenza. La sua straordinarietà. Non era scontato che riaccadesse. Non a tutte le madri riaccade. Riabbracciare non è un’ovvietà. Ed è per questo che alla scienza e alla ricerca, ho confermato la grandezza e l’essenzialità. 

Se la bellezza salverà il mondo, esse salveranno l’uomo. E al genio che Dio gli concede, deve andare tutto il nostro compiacimento. 

Mio figlio è negativo. Noi siamo tutti salvi. Forti e maturi per ritornare là fuori e affrontare la vita con tutto ciò che riserva.  (gsc)

Il presidente Occhiuto: In Calabria voglio il lockdown selettivo

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, in una intervista su Radio24, ha ribadito di essere contrario «a ogni restrizione di libertà per i vaccinati. Abbiamo chiesto agli italiani e ai calabresi di vaccinarsi, e chi sceglie la scienza non può pagare per i comportamenti altrui».

«Non vaccinarsi è una libera scelta, che giudico irresponsabile, ma questa libera scelta ha delle conseguenze. Per questo ho chiesto al governo la possibilità di fare un lockdown selettivo per i no vax» ha evidenziato il Governatore, facendo l’esempio di Platì, un Comune che ha meno del 30% dei vaccinati.

«Qualche settimana fa – ha spiegato Occhiuto – sono andato in questa cittadina reggina, ho fatto aprire un centro vaccinale ed ho detto agli abitanti: vaccinatevi o vi metto in ‘zona rossa’. Il primo giorno si sono vaccinati in 40, il secondo in 20, poi sempre meno. E adesso sono in ‘zona rossa’, e resteranno a casa».

«La Calabria è una Regione che ha la sanità commissariata – ha proseguito – quindi evidentemente abbiamo problemi superiori rispetto ad altre realtà. E la pressione sulla rete ospedaliera sta aumentando in queste settimane soprattutto per ricoveri che interessano coloro che non si sono vaccinati».

«Non possiamo correre rischi a causa di una minoranza: i non vaccinati stiano a casa» ha concluso. (rrm)