FUTURO SINDACO, PIACE VINCERE FACILE?
ILLUSTRA SUBITO QUALE SARÀ LA GIUNTA

di SANTO STRATI – Primi giorni del dopo-voto e già c’è un gran turbinio per il ballottaggio, nonostante lo scandaloso ritardo nel chiudere gli scrutini. Tre sezioni inspiegabilmente “bloccate” senza risultati e il fulmine a ciel sereno di Klaus Davi che per una manciata di voti (a suo dire annullati senza ragione) perderebbe il seggio. In questo scenario si avvia un’esperienza nuova per Reggio, da quando c’è l’elezione diretta del sindaco, e trova entrambi i candidati, Giuseppe Falcomatà, sindaco uscente, e Nino Minicuci sfidante, a fronteggiare un ballottaggio i cui esiti non sembrano per niente scontati.

I numeri non consentono di marcare uno scostamento talmente ampio per indicare il perdente più probabile. La differenza di tre punti circa a favore di Falcomatà non lo danno vincitore, anzi il sindaco uscente dovrebbe domandarsi che fine hanno fatto i 23.714 voti (escludendo le tre sezioni fantasma) che ha perso rispetto al 2014 e come fare per recuperarne almeno una parte. Il suo avversario di allora (Lucio Dattola) raccolse 26.070 voti; al contrario, Minicuci ne ha presi quasi 5.500 in più: saranno tutti della Lega che nel 2014 non era in competizione? Ne dubitiamo. Certo un bel po’ di voti a Falcomatà li ha sottratti Saverio Pazzano (5.894 come voti a sindaco, ma solamente 4.414 come liste). Il voto disgiunto ha giocato un tiro birichino ai due candidati forti: quasi 3mila i voti di lista a Falcomatà in più rispetto al voto a sindaco) e oltre 5mila i voti di lista che mancano a Minicuci. Il quale, a sua volta, sarà tormentato dall’esigenza di sdoganare il suo essere “uomo di Salvini” magari aprendo la sua Giunta a uomini e donne della società civile, non legati a partiti, e convincere i reggini – a questo punto a dargli fiducia. Questa sfida, sia chiaro, si gioca tutta sull’annuncio della squadra di governo. La squadra che convincerà di più i reggini segnerà l’affermazione dell’aspirante sindaco.

È interessante quanto scrive lo storico reggino Pasquale Amato «Il ballottaggio è una nuova campagna elettorale, totalmente diversa da quella del primo turno: i due contendenti saranno quasi soli e dovranno andare alla ricerca di nuovi consensi o recuperare i consensi non ricevuti nel primo turno. Dovranno convincere dicendo cosa vogliono fare e con chi. Diminuirà la percentuale degli elettori, perché sarà assente, tenue o meno intensa la pressione di centinaia di candidati consiglieri. Gli unici che affiancheranno con il massimo impegno i due candidati saranno i loro Comitati elettorali, i Consiglieri già eletti delle rispettive coalizioni e gli otto aspiranti Consiglieri che da una parte o dall’altra sarebbero eletti col premio di maggioranza; Saranno irrilevanti gli inviti degli altri candidati Sindaci. Nonostante le pressioni private e l’incalzante assedio dei media sul “dare indicazioni”, sinora hanno fatto la scelta più intelligente e saggia. Hanno rifiutato di offendere i loro elettori trattandoli come proprietari di “semplici oggetti”, di cui possono fare ciò che vogliono soltanto perché li hanno votati. Ed hanno mostrato un profondo rispetto verso i loro elettori, considerandoli giustamente come soggetti liberi e pensanti. E lasciandoli liberi di decidere».

Un’analisi condivisibile in pieno, anche se ci permettiamo di suggerire provocatoriamente una facile strada ai due sfidanti per conquistare consenso: preparino (se non l’hanno già fatto) e presentino subito agli elettori quella che sarà la loro Giunta, in caso di elezione. La gente vuol sapere chi sono gli amministratori che governeranno la città affiancando il sindaco in una sfida più complicata del solito. Pesa la minaccia della pandemia con eventuali ritorni di contagio, pesa il debito della città, sono troppi i problemi irrisolti da affrontare con determinazione e risolutezza, a cominciare dai rifiuti.

Inutile continuare a scambiarsi invettive e contumelie che non incantano più nessuno: “l’uomo della Lega”, “il simbolo del fallimento” e via discorrendo. Gli elettori hanno mostrato una grande maturità recandosi alle urne in misura superiore ad ogni aspettativa. È il segnale – lo ribadiamo ancora una volta – della voglia di partecipazione alla politica: il popolo vuole essere protagonista e non osservatore. e men che meno “suddito”, È sbagliato impostare questa veloce nuova campagna elettorale di appena dieci giorni facendo rilevare le manchevolezze o i difetti dell’uno e dell’altro. Così non si va da nessuna parte, ovvero si incentiva solo la diserzione al secondo turno.

Sia ben chiaro, non è pensabile di ritrovare la stessa percentuale di affluenza di domenica e lunedì scorsi, probabilmente torneranno a votare la metà di chi ha già votato con l’aggiunta di qualche pentito del non-voto che cercherà di “redimersi” andando alle urne. Ma per votare chi? È questo l’errore che non devono compiere i due sfidanti, non solo di Reggio, ma anche di Crotone e delle altre quattro città calabresi (Castrovillari, Cirò, San Giovanni in Fiore e Taurianova) dove, in assenza di vincitori, il ballottaggio s’è reso necessario. Occorre parlare alla gente indicando la squadra, non bastano programmi generici e fumosi, di cui facilmente dimenticarsi il giorno dopo l’ingresso a Palazzo San Giorgio. No, c’è un modo di vincere facile questa sfida: parlare di uomini e donne cui sarà affidato il governo della città. Un modo onesto, semplice e di facile realizzazione. Senza proclami né comizi in cerca di folla che il covid vieta: un messaggio semplice con cui spiegare come e perché si sceglie Tizio piuttosto che Caio, Tizia anziché Sempronia, anche forzando le regole del patto politico e tentando apparentamenti che sulla carta potrebbero apparire difficili. Dieci giorni per decidere il proprio futuro, che comunque sia resta sempre nelle mani di chi andrà a votare. (s)

CROTONE – Sabato il libro “Storie di compagni ritrovati” di Antonio Campagna

Sabato 26 settembre, a Crotone, alle 17.30, a Piazza Marinai d’Italia, lo scrittore e poeta crotonese Antonio Domenico Campagna presenta il suo libro Storie di compagni ritrovati.

L’opera, edita da Csa Editrice, è il seguito di Storie di giorni andati, romanzo d’esordio di Campagna, avente come protagonista il generale Domson.

In questa seconda opera il generale e la caserma fungono da richiamo al passato; e questa volta i protagonisti sono gli allievi, con le loro esperienze, le loro vite, le loro storie; storie di compagni ritrovati.

Lega umiliata da Forza Italia in Calabria. Fallisce il disegno “coloniale” di Salvini

Altro che assalto. La Lega esce con le ossa rotte dalle elezioni in Calabria, addirittura umiliata da Forza Italia che, sotto la regia sorniona dell’ape regina Jole Santelli, si conferma primo partito nella Regione, con percentuali nelle grandi città doppie o addirittura triple a quelle irrisorie del Carroccio. A testimonianza della quasi irrilevanza della Lega nella nostra regione. Se a ciò si aggiunge lo scarso appeal del candidato “leghista” al Comune di Reggio, Nino Minicuci, andato al ballottaggio, ma con 7 punti percentuali al di sotto delle proprie liste, si avrà il quadro devastante di un partito che non è mai decollato in Calabria e che probabilmente mai decollerà con le attuali percentuali.

La Lega infatti va sotto il 5% a Reggio Calabria (dove, alle regionali del 26 gennaio, aveva raggiunto l’ 8,19), mentre la lista Forza Italia costruita dal vulcanico deputato Ciccio Cannizzaro supera l’11% a cui bisogna aggiungere il 2,5% raccolto dalla lista civica Ogni Giorno Reggio, costruita dal consigliere regionale azzurro Domenico Giannetta.

A Crotone è addirittura un disastro, con la Lega ridotta al 3,59% (solo pochi mesi fa, alle regionali, era il primo partito della città col 14,27%), mentre Forza Italia è il primo partito della città con il 12,42% a cui bisogna aggiungere la lista civica Consenso, messa in piedi da un consigliere provinciale azzurro.

Materiale a bizzeffe per le riflessioni del commissario leghista in Calabria, il bergamasco Cristian Invernizzi, che sicuramente sarà rimasto deluso, se non devastato, dalla Waterloo del Carroccio in terra calabra.

«Siamo di certo – ha detto in serata la presidente Santelli che è anche coordinatrice regionale del partito di Berlusconi – la prima lista della Calabria. Forza Italiasulla base dei dati attuali, dovrebbe essere il primo partito a Reggio Calabria e Crotone, gli unici due capoluoghi di provincia chiamati alle urne in queste elezioni Amministrative. È un risultato straordinario che conferma la bontà del nostro progetto politico e l’ottimo stato di salute di un partito che vuole raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. In entrambi i casi l’apporto di Forza Italia è stato fondamentale e ha permesso ai rispettivi candidati del centrodestra, Antonino Minicuci a Reggio e Antonio Manica a Crotone, di arrivare al ballottaggio. Sono certa che sia a Reggio che a Crotone il centrodestra riuscirà a vincere e a chiudere stagioni politiche del passato che si sono rivelate fallimentari. I risultati che FI ha ottenuto in quest’ultima tornata elettorale dimostrano la forza di un partito vitale e ancora determinante per le sorti dell’intero centrodestra. Avanti così, la Calabria è sempre più azzurra». (dr)

REGGIO: FALCOMATÀ È AVANTI DI TRE PUNTI
CROLLO LEGA, CALABRIA NON AMA SALVINI

di SANTO STRATI – La Calabria non ama Salvini, questo è evidente. Basta osservare il crollo verticale registrato dalla Lega a Reggio (sotto il 5%) e Crotone (sotto il 4%), dove, invece, in controtendenza sul resto d’Italia, Forza Italia si laurea primo partito. A tarda notte ancora si sta completando lo spoglio, ma non c’è da attendersi alcuna sorpresa: come largamente previsto si va al ballottaggio e il 4 e 5 ottobre i reggini e i crotonesi, insieme con i cittadini di Taurianova, Castrovillari, San Giovanni in Fiore e Cirò  dovranno scegliere chi sarà il loro prossimo sindaco. Giuseppe Falcomatà supera di pochi punti il suo antagonista Nino Minicuci ed entrambi in queste due settimane dovranno lavorare sul territorio per raccattare voti. Il ballottaggio è un’altra elezione: i candidati eletti nelle liste (a esclusione dei primi otto esclusi in cerca del premio di maggioranza) non cercano né portano voti all’aspirante sindaco. A chi è rimasto fuori, indipendentemente dalla forza elettorale che potrebbe essere irrilevante, non gli può fregare di meno e allora rimangono solo due uomini in lotta, a cercare di far votare chi non si è recato alle urne al primo turno. Un lavoro certosino e immane, ma fa parte delle regole del gioco. Che diventa ancora più difficoltoso, visto il breve distacco che separa i due contendenti. C’è chi parla di apparentamenti, ma nessuno può disporre a piacimento dei voti ricevuti: salvo opportunità politiche che possono aprire nuove prospettive. E la politica, si sa, è l’arte del compromesso: mai dire mai di quello che può capitare in nome di

La valutazione politica, a caldo, ci dice che i due schieramenti tradizionali – destra/sinistra – non hanno brillato in originalità e la campagna – una cattivissima campagna elettorale locale – non ha risparmiato insulti, insinuazioni, sgarberie, al posto di presentare programmi e progetti. Sì, sono stati illustrati, per grandi linee, idee relative a programmi e progetti, ma con scarsa convinzione ritenendo inutile “perdere tempo” spiegare nel dettaglio come si intenderà amministrare la città in caso di elezioni. C’è poi chi, come Angela Marcianò, ha addirittura prodotto un programma di 100 pagine realizzato ascoltando il territorio e recependo i consigli e le competenze di chi ci capisce qualcosa. Ma, come si è visto, il malloppone di 100 pagine non è servito: la candidata “civica” Marcianò, con la macchia della Fiamma Tricolore che alla fine l’ha un po’ bruciacchiata (poche centinaia di voti, valeva la pena imbarcarli nel suo progetto?), ha combattuto strenuamente contro il suo principale nemico, il tempo. Se avesse avuto almeno due/tre mesi di tempo in più avrebbe conquistato molti significativi consensi. Ha sbagliato a indugiare nell’annunciare la discesa in campo, nel presentare la candidatura, e s’è trovata con troppo poco tempo a disposizione. Ciò non toglie che il suo è un risultato di tutto rispetto, anche se una sua sola lista porterà un consigliere a Palazzo San Giorgio. Poco male, la presenza è già di per sé importante.

Uguale sorte dovrebbe capitare a Klaus Davi che, probabilmente, arriverà a prendere un seggio in Comune, che poi era il suo obiettivo primario. Sergio Klaus Mariotti (questo il vero nome completo) si è innamorato della Calabria: ha fatto un’ammirevole campagna lo scorso anno per San Luca che non vedeva le urne da tempo immemorabile, poi si è lasciato conquistare da Reggio. Un innamoramento non proprio ricambiato al massimo, ma quest’altro “straniero” ha saputo conquistare consenso stando in mezzo alla gente, scegliendo di andare ad abitare ad Archi, nel quartiere storico della ndrangheta cittadina, dialogando con tutti, lanciando idee e provocazioni, non tutte da buttare. Il futuro sindaco dovrebbe tenerlo in considerazione per un assessorato alla reputazione. A Reggio servirebbe molto visto che la città pur avendo risorse straordinarie (a partire dai magnifici Bronzi che quella parte di mondo che sa che sono al Museo di Reggio ci invidia) per finire al Bergamotto di Reggio Calabria che difende la sua unicità mondiale e tiene in alto i numeri delle esportazione dell’intera regione. Senza contare lo splendido lungomare che vanta innumerevoli tentativi di imitazione (come recitava uno slogan della settimana enigmistica) e le altre magnifiche tipicità che rendono l’enogastronomia un fiore all’occhiello che non appassisce mai. Però – sostiene Klaus Davi – il brand Reggio è sottoutilizzato, anzi non è utilizzato per niente e potrebbe macinare milioni di euro tra cultura e turismo, tra eccellenze dell’Università Mediterranea e un territorio metropolitano che nasconde tesori preziosi e mai adeguatamente valorizzati.

Torniamo alla Lega: i numeri a volte sono impietosi e ci danno la fotografia di un partito inesistente: ha un bel dire Salvini il “nostro” candidato ha spuntato il ballottaggio a Reggio: gli è rimasto solo quest’argomento che non convince neanche i suoi fedelissimi. La parabola discendente è cominciata con le scellerate dimissioni dal Governo ed è continuata con clamorose gaffes e scelte discutibili, mirate più a sottolineare il suo inesistente potere che ad avviare il processo di rinnovamento del Paese. Che ha bisogno di una destra come ha bisogno di una sinistra, per una dialettica e un confronto che abbia a cuore le sorti del Paese. Invece la meteora grillina, basata sul nulla o tutt’al più sul “vaffa” ha abituato gli italiani a non pretendere più niente dalla politica. Dilettanti allo sbaraglio al Governo e nei posti chiave, ministri inadeguati quando non incompetenti, una lotta tiepida sul mantenimento di un potere che non c’è. E rissa continua. Non è spiegabile come il Partito democratico continui a farsi dettare l’agenda da Luigi Di Maio e suoi sodali (ormai in perenne lotta tra di loro) senza mostrare gli attributi che, secondo la migliore tradizione, un tempo tirava fuori.  Non ci sono i politici di una volta – commentano gli ultrasessantenni rimpiangendo grandi personalità che hanno edificato il Paese – e non si sa se fa più danni l’incompetenza o il malaffare, che messi insieme creano, comunque, una formula micidiale.

Così, il pareggio alla regionali (3-3) accontenta tutti e autorizza tutti a conquistarsi il classico quarto d’ora di notorietà (secondo l’azzeccata intuizione di Andy Wharol), peccato che, poi, facendo un po’ di conti si scopre che: i Cinque Stelle si sentono vincitori perché ha vinto il Sì, cui hanno costretto persino Zingaretti e alleati che pur sdegnati hanno chinato il capo; Zingaretti si sente vincitore e ritiene il governo rafforzato (ignorando che il Pd ha vinto solo dove non era appoggiato dai Cinque Stelle); Salvini – cui bisogna riconoscere le pericolose insidie che ha teso ai partiti di governo alle regionali – accampa vittorie che non sono sue: Zaia, in Veneto, vive di luce propria, Toti, in Liguria, è espressione di Forza Italia e Acquaroli è uomo della Meloni. Dove ha vinto Salvini? Ci ha provato in Calabria, ma gli è andata peggio. A Reggio, alle regionali del 26 gennaio, la Lega aveva superato l’8% dei consensi: oggi è sotto il 5%; a Crotone, sempre alla regionali, era il primo partito della città col 12,42%: supera oggi di poco i 3,5 punti di percentuale. Con questi numeri la paventata conquista del Meridione e soprattutot dello trova un ostacolo serio. Non sappiamo se l’uomo del Ponte (Minicuci) riuscirà a far tornare il sorriso a Salvini, di sicuro quello di Falcomatà, ieri sera, davanti ai giornalisti era a 32 denti. (s)

 

CROTONE – Venerdì la tavola rotonda su carne, nutrizione e sicurezza alimentare

Venerdì 25 settembre, a Crotone, alle 18.00, al Centro Congressi Alkmeon, la tavola rotonda Carne, Nutrizione e Sicurezza Alimentare – L’importanza della filiera: dal benessere animale ai giovani macellai.

Organizzato dalla sezione di Crotone di Confindustria Agroalimentare, insieme alla sezione di Crotone di Confcommercio Calabria Centrale, come apertura della quarta tappa del Campionato Italiano Giovani Macellai (Italian Young Butchers Championship) di Federcarni, l’atteso incontro registrerà la presenza dei massimi esperti nazionali in materia.

Un interessante dialogo sul tema della ricerca e dell’aggiornamento, ma soprattutto di approfondimento dei diversi aspetti nei quali è coinvolta tutta la filiera della carne, dall’allevamento al consumo, con particolare attenzione alla salubrità e all’importanza nutrizionale dell’alimento.

All’incontro prenderanno parte Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura della Regione Calabria, Giuseppe Campanile, membro del Consiglio Superiore di Sanità e professore di Zootecnia speciale al Dipartimento di Medicina veterinaria e Produzioni animali dell’Università Federico II di Napoli, Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Marco Tassinari, Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie Università degli Studi di Bologna, Maria Luisa Balestrieri, Dipartimento di Medicina di Precisione Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Maurizio Arosio, presidente Nazionale Federcarni; Alessandro Cuomo, presidente della sezione Agroalimentare di Confindustria Crotone, Sergio Capaldo, presidente del Consorzio di allevatori “La Granda” e Responsabile Zootecnico Nazionale per Slow Food, Raffaele Portaro, presidente Associazione Regionale Allevatori, Bianca Piovano, presidente Nazionale Organizzazione Nazionale Assaggiatori Salumi, Roberto Montone, vicepresidente Vicario Federazione italiana Cuochi, Alfio Pugliese, presidente della Camera di Commercio di Crotone, Giovanni Ferrarelli, direttore di Confcommercio Calabria Centrale.

Moderano i giornalisti Salvatore Audia, direttore responsabile di Esperia TV, e Valerio Caparelli, esperto di comunicazione enogastronomica.

«Carne, Nutrizione e Sicurezza Alimentare sono elementi imprescindibili dell’indirizzo che il comparto delle carni ha l’obbligo di valorizzare costantemente all’interno del Sistema Italia ha dichiarato il presidente di Piccola Industria di Confindustria Crotone e della sezione Agroalimentare di Confindustria Crotone, Alessandro Cuomo. Tre punti cardine, incastonati nei processi di rinnovamento e innovazione, che viaggiano insieme al trinomio Tradizione, Arte e Passione, elementi cari a Federcarni».

«Un insieme di valori – ha aggiunto – che rappresenta la migliore interpretazione dell’impegno e dell’impresa che ha portato i macellai, con la loro artigianalità, ad arrivare al presente nonostante le numerose difficoltà affrontate nel tempo. Non bisogna mai dimenticare che i 25.000 macellai italiani rappresentano quei valori positivi che danno sicurezza, testimoniando l’importanza della propria appartenenza e della loro storia, andando sempre incontro ai gusti dei propri clienti con la qualità delle carni».

1Non meno importante, parallelamente all’importanza della promozione dei valori insiti nell’antico mestiere della categoria – ha proseguito il presidente Cuomo – è il fine scientifico dell’incontro, con cui vogliamo fornire nozioni e strumenti utili a migliorare e definire la qualità del prodotto, nell’interesse di aumentare il livello di certificazioni e di applicazione nei processi produttivi a tutela del consumatore, a partire dal benessere animale, con particolare attenzione alla sostenibilità e verso l’impatto ambientale, nella considerazione massima dei valori nutrizionali e della tracciabilità».

«Per questo – ha concluso – saremo tutti impegnati nell’ambito della formazione continua dei macellai, tesi a far mangiare e nutrire con sempre maggiore qualità in modo sano e tradizionale le presenti e future generazioni». (rkr)

HA VINTO IL SÍ, È PREVALSO IL POPULISMO
EXIT-POLL: PARITÀ FALCOMATÀ E MINICUCI

di SANTO STRATI – I numeri la dicono tutta: hanno vinto Di Maio & Company, puntando tutto sull’odio anti-casta e la poco mascherata delegittimazione del Parlamento che gli italiani non hanno ben compreso. Ha vinto Zingaretti con un pareggio, nelle regionali, che non era per niente scontato, ha vinto il Governo che riceve, alla fine, una spintarella alla stabilità che sembrava in pericolo. In realtà, a proposito di quest’ultima considerazione, sarebbe invece opportuno pensare che, ora, si apre ancor di più il dilemma di posizioni tra dem e cinquestelle. Zingaretti potrebbe passare all’incasso cercando di ottenere il via libera fino ad oggi a vario titolo negato, ma l’obiettiva crisi interna dei grillini non renderà le cose facili e anzi i problemi si accentueranno. Il Pd deve a questo punto capire quanto vale l’alleanza mortifera con i grillini (ha vinto dove non era in tandem) e decidere se avviare finalmente il processo di riforme di cui l’Italia non può più fare a meno. Di fatto, le tante anime all’interno del Partito democratico, più divisive che mai, guardano a un congresso che tra una scusa e l’altra continua a non trovare una data. Mancava e manca tuttora un progetto politico che riesca a mettere insieme la sinistra che chiede di essere rifondata, nel rispetto delle diverse aspettative, ma con uno spirito riformista serio e cogente.

Un segnale evidente di come la gente non stia solo a guardare è l’inaspettata affluenza al voto del referendum: 45,21 % in Calabria, 53,84% in Italia. I fautori del No dovranno espiare a vita l’errore di comunicazione nell’impostazione della campagna: non c’è stato l’impegno necessario per spiegare, illustrare i contenuti dell’intera legge, pensando – come al solito – che l’intellighentia al potere avrebbe supplito all’insensatezza del . Del resto, data la percentuale bulgara di votanti a favore quando il provvedimento è passato in Parlamento, quanti hanno immaginato che sarebbe stato imbarazzante ex post dichiarare di aver sbagliato ad approvarlo? Resta, comunque, un buon segnale: in tempi di covid nessuno si sarebbe aspettato un’affluenza così alta. E chi pensava che la Calabria avrebbe votato No ha avuto sbattute in faccia le percentuali più alte d’Italia di a Crotone (81,9 %) e Cosenza (80,97), che hanno fatto diventare la regione la seconda in Italia in termini di adesione al(dietro al Molise).

La gente ha mostrato che ci tiene a votare, che vuole manifestare le proprie idee e vuole essere coinvolta dalla politica. È un controsenso, visto che il voto favorevole registrato segna il trionfo dell’antipolitica e del populismo anti-casta, ma è un indicatore ben preciso che i partiti – ormai in crisi profonda – dovrebbero tenere a mente. Soprattutto nella nostra regione dove si registra l’esempio più evidente della grande crisi della sinistra e del pd.

Si guardi a Crotone, dove è persino mancato il simbolo dem per una becera bega interna e la percentuale (ancora di stima) ottenuta dal candidato di sinistra fa immaginare di essere finiti in un’altra città, in un’altra regione, senza storia passata. Crotone, con la sua tradizione popolare e di sinistra, la rossa Crotone andrà a finire in un ballottaggio difficile tra liste civiche e centrodestra. I numeri delle proiezioni sono impietosi e, se verranno confermati, indicano la caduta libera della sinistra che ha perso se stessa, oltre che la speranza di tornare protagonista.

Anche a Reggio non si scherza. La destra che aveva la vittoria in pugno, con i troppi tentennamenti di Ciccio Cannizzaro e soci, è arrivata lacerata a pochi giorni dall’appuntamento con le urne, con un candidato “imposto” da Salvini e mal gradito dalla città. Un “burocrate” – secondo la voce popolare – che però sa perfettamente come funziona la macchina comunale (le esternazioni del sindaco di Genova Bucci a suo favore qualificano competenza e capacità) e rischia di restare fuori per un ballottaggio su cui nessuno è disposto a scommettere un centesimo. Nino Minicuci dovrà compattare la coalizione e modificare – a nostro modesto avviso – strategia di comunicazione: programmi e progetti vanno bene, autoincensamenti (lauree e affini) non portano voti. La scommessa sarà su quanti torneranno alle urne il 5 ottobre. La forte percentuale di votanti in città mostra la voglia dei reggini di tornare ad essere protagonisti della politica, ma bisognerà convincerli a tornare alle urne e indicare che strada vogliono intraprendere, se vogliono un’amministrazione di destra o una di sinistra.

La partita a tre, come previsto, ha finito per lasciare a terra l’elemento più debole della competizione. Angela Marcianò – terzo incomodo in questa cattivissima contesa comunale – sconta due errori gravissimi: il primo, aver aspettato troppo a lanciarsi nella competizione elettorale, rinunciando a tempo prezioso per inseguire e convincere la piazza. Chi è andata ad ascoltarla nei suoi comizi è rimasto ammaliato: ha grazia, mostra capacità, riesce a convincere chi le presta attenzione. Avrebbe avuto bisogno di altri due mesi almeno di campagna elettorale e sarebbe diventata una seria antagonista per il ballottaggio. Il secondo errore, che tradisce un’imperdonabile ingenuità politica, è aver accettato l’appoggio di Fiamma Tricolore-Msi, che ha permesso ai suoi detrattori di dipingerla come candidata dei “fascisti”. In verità, restiamo convinti che l’appoggio della Fiamma le abbia sottratto voti, senza portarle alcun vantaggio. Se la lista si fosse, astutamente, chiamata, per esempio, Reggio Tricolore (senza fiamme e orpelli di evidente ispirazione nostalgica) probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire. Ora si tratta di vedere dove andrà il probabile 12% di voti della candidata civica. Difficile o, meglio, pressoché impossibile che possano convergere sul sindaco uscente, ma non è scontato nemmeno che finiscano per favorire Minicuci. Il quale, però intelligentemente potrebbe chiamare a vicesindaco proprio la Marcianò, mettendola in seria crisi d’identità. Ottima scelta, ma andatelo a spiegare a quanti hanno difeso la totale autonomia della candidata dalle lusinghe destrorse. Un brutto impiccio comunque si guardi la situazione. È, comunque, un pacchetto di voti che può decidere il risultato del ballottaggio, soprattutto a favore di Minicuci.

Ballottaggio che per Giuseppe Falcomatà, invece, sembra non costituire una seria preoccupazione. Il sindaco uscente gioca la carta dell’«usato sicuro» che a Reggio ha sempre funzionato e potrebbe, oltrettutto, trainare i voti de La Strada di Saverio Pazzano che – secondo gli exit-poll – supererà abbondantemente il quorum minimo per portare a casa consiglieri comunali. Il giovane Falcomatà ha dalla sua liste forti, con candidati che hanno in dote una montagna di voti, quindi potrebbe prevalere su Minicuci senza affanno. Sempre che vengano confermati i dati dell’exit-poll che danno i due antagonisti incredibilmente appaiati (31-35%). Se invece ci sarà, come probabile, dallo spoglio uno scostamento da parte o dall’altra, andranno totalmente ripensate le strategie per conquistare l’elettorato reggino. E non sarà una passeggiata. (s)

CROTONE – Venerdì lo spettacolo “Malerba”

Venerdì 25 settembre, a Crotone, alle 21.30, al Museo e Giardini di Pitagora, in scena Malerba – Appunti per una coltura psichedelica, di e con Manolo Muoio.

Lo spettacolo, con le musiche originali eseguite dal vivo da Biagio Accardi, racconta la storia della cannibis.

«Fra tutte le piante con cui gli esseri umani sono venuti in contatto – si legge in una nota di regia di Manolo Muoio – dalla loro apparizione sul pianeta Terra, certamente la cannabis (canapa, hemp) è quella con cui questo strano tipo di mammifero dotato di tecnica, di linguaggio, di spiritualità e di immaginazione, ha intrattenuto i rapporti più profondi e duraturi. Non esiste continente o epoca in cui non vi siano testimonianze più o meno dirette della presenza e dell’utilizzo massiccio di questa coltura. A partire dall’era neolitica, la canapa (foglie, fiori, semi, radici) è stata usata nei modi più disparati: materia prima per carta e tessuti, olio combustibile e alimentare, medicamento portentoso e droga voluttuaria. Fonte di piacere per lo spirito e nutrimento per il corpo. Negli ultimi centocinquanta anni però, con la scusa della presunta pericolosità dei suoi metaboliti psicoattivi, questa fedele compagna delle culture umane è stata oggetto, a livello globale, di una feroce campagna di criminalizzazione e repressione da parte di governi e istituzioni, i quali hanno tentato, inutilmente, di estirparne e cancellarne la profonda eredità e la stessa presenza fisica sul pianeta».

«Malerba – proseguono le note di regia – è uno studio (s)ragionato, un tentativo performativo di tracciare una mappa della relazione millenaria fra le culture umane e la canapa. Per mettere in discussione gli intollerabili stereotipi che ne hanno macchiato la reputazione, cercando di restituire a questa pianta profumata, dall’aspetto seducente e voluttuoso, il posto che le spetta di diritto, nel cammino dell’antropologia, dell’ecologia, dell’arte, della cucina e della Storia». (rkr)

CROTONE – Giovani macellai in gara: domenica prossima la quarta tappa

Sarà Crotone la sede della quarta tappa, domenica 27 settembre 2020, del Campionato Italiano Giovani Macellai (Italian Young Butchers Championship) di Federcarni. L’incontro si svolgerà presso il Laboratorio delle Tipicità Mediterranee della Camera di Commercio.

L’ambizioso progetto, destinato ai talenti italiani under 35 della macelleria, sarà sostenuto e anticipato da due giorni di dibattito e formazione, che si terranno rispettivamente venerdì 25 settembre, presso il centro congressi Alkmeon di Crotone, organizzato da Confindustria Agroalimentare sezione di Crotone insieme a Confcommercio Crotone, con una tavola rotonda sul tema Carne, Nutrizione e Sicurezza Alimentare – l’importanza della filiera: dal benessere animale ai giovani macellai, e sabato 26, con un importante incontro formativo, organizzato da Confcommercio Crotone insieme all’Istituto Alberghiero di Le Castella di Isola Capo Rizzuto, per un’attività che rientra nel progetto Fondo Perequativo Unioncamere 2017-2018 – Progetto “Orientamento, domanda-offerta di lavoro”.

Tutti gli incontri della tappa di Crotone, che si svolgeranno in piena sicurezza, vista anche la grande partecipazione attesa a ogni appuntamento, segna la ripartenza del Campionato dopo lo stop dovuto all’emergenza coronavirus.

«Siamo felici di collaborare con l’Area Territoriale crotonese di Confcommercio Calabria Centrale alla realizzazione di questo importante appuntamento – esprime in una nota il presidente di Federcarni, Maurizio Arosio – e auspico che questo primo incontro in Calabria sia l’inizio di una lunga e proficua collaborazione, fondamentale per la categoria dei macellai e per il futuro dei giovani».

Il fine è quello di formare una nuova generazione di butcher, professionalmente preparata, che deve essere in grado di rispondere alle esigenze di un consumatore sempre più attento alla qualità e alla salubrità di ciò che mangia.

“Il Campionato è un’occasione unica di formazione per i giovani macellai calabresi, che potranno confrontarsi con i colleghi di tutte le regioni d’Italia – dichiara il presidente dell’Area Territoriale di Confcommercio Crotone, Alfio Pugliese -. Siamo estremamente soddisfatti di aver gettato le basi per una proficua collaborazione con Federcarni e speriamo che questo evento rappresenti da subito il principio di un percorso virtuoso».

L’evento richiamerà grande interesse e attenzione da parte degli addetti ai lavori, delle macellerie, delle aziende fornitrici e dei consumatori.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di riconoscere e valorizzare il talento di giovani macellai, che conoscono a fondo il mestiere, nonché di favorire il ricambio generazionale.

Per la promozione dell’evento è stato costituito un qualificato team di professionisti che sensibilizzerà la comunità crotonese a sostenere l’attività solidale del Banco Alimentare, messa in campo per volontà dell’azienda Arredo Inox di Crotone: si tratta di un’azione sociale di rilevante importanza, che porta con sé il messaggio etico del “non spreco alimentare” attraverso il recupero della materia prima non utilizzata per l’evento e il conseguente smistamento di quanto non utilizzato verso le famiglie indigenti della provincia, secondo l’indirizzo solidale e i precisi riferimenti indicati dagli uffici deputati dell’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina.

Infine, l’evento servirà a trasmettere messaggi e azioni concrete a sostegno di interventi di tutela, salvaguardia e valorizzazione delle razze animali autoctone della Calabria, come la razza Podolica, per la specie bovina, e la speciale razza Apulo-calabrese, per quella suina. (rkr)

 

C’È IL REFERENDUM, SERVE IL NOSTRO VOTO
SI SCELGONO 72 SINDACI: REGGIO SFIDA A 3

di SANTO STRATI — Comunque vada l’esito del referendum, rimane la sensazione che l’informazione ai cittadini non sia stata proprio il massimo, lasciando molto spazio al populismo anticasta (sponsorizzato e gestito ovviamente dai grillini) piuttosto che alle ragioni del sì e del no.

Non è nostra abitudine schierarci, ma riteniamo opportuno spiegare perché – a nostro modesto avviso – sarebbe opportuno votare NO a una riforma monca e discutibile che non risolve i problemi della politica e della governabilità. Si è giocato tutto sulla rabbia anticasta del populismo più sfrenato, dando libero accesso a un processo di delegittimazione dei Parlamento e dei suoi rappresentanti che non è accettabile. Non si può – a fronte di pochi assenteisti e scarsamente degni “rappresentanti del popolo” più che eletti prescelti dalle segreterie di partito – gettare fango sul lavoro “onorevole” di chi siede in Parlamento e svolge con passione, dedizione e onestà il proprio mandato, in nome del popolo italiano.

Ebbene, la furia dell’ex comico e dei suoi sodali ha fatto sì che si scatenasse un’indegna gazzarra che è sfociata, poi, nel progetto di revisione costituzionale sul quale gli italiani oggi e domani sono chiamati ad esprimersi.

Prevarrà, probabilmente, il Sì non perché gli italiani credono in questa buffa riforma, ma perché così riterranno di punire la “casta”, quella stessa che incredibilmente ha votato la sua decimazione in Parlamento. E anche questo è un aspetto buffo del referendum che ci chiama domani alle urne: ci sono stati appena 14 voti contrari al progetto di legge sul taglio dei parlamentari e 553 voti favorevoli. E una parte di chi ha votato a favore si è fatta poi promotrice del referendum confermativo, quasi a sconfessare un gesto magari inconsulto, dettato più dalla pressione grillina che dall’effettiva validità della legge.

Risibile è il risparmio che ne deriverebbe: l’equivalente di un caffè per ciascun italiano all’anno. Per contro, sono numerosi gli aspetti preoccupanti che il taglio dei parlamentari, in assenza di una nuova legge elettorale, mostra: per fare un esempio che ci tocca da vicino la Calabria vedrà tagliata del 40 % la sua rappresentanza parlamentare e i nostri parlamentari eletti all’estero passeranno da 18 a 12. Ovvero c’è un problema di rappresentanza che colpisce le regioni più piccole e creerà evidenti disparità tra gli abitanti delle regioni più popolose (e più ricche) e quelle a minore densità abitativa.

Il testo originario varato dai padri costituenti, approvato il 27 dicembre 1947, recitava testualmente all’art. 56: «La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto, in ragione di un deputato per ottantamila abitanti o per frazione superiore a quarantamila» e l’art. 57, a proposito del Senato assegnava a ciascuna regione un senatore per 200.000 abitanti o per frazione superiore a 100.000. «Nessuna regione – si leggeva nel testo del 1947 – può avere un numero di senatori inferiori a sei. La Valle d’Aosta ha un solo senatore». Quindi la Carta costituzionale non fissava i numeri attuali, derivati invece dalla Legge costituzionale del 9 febbraio 1963 e dala successiva Legge costituzionale del 23 gennaio 2001 che riguarda il numero dei deputati e dei senatori in rappresentanza degli italiani all’estero. Quindi gli attuali 630 deputati e 315 senatori che il taglio lineare che il referendum dovrà sancire diventeranno rispettivamente 400 deputati e 200 senatori.

Il futuro Parlamento replicherà, con buona probabilità, la scarsa qualità “politica” (oltre a incapacità e competenza largamente dimostrate in questa legislatura) degli eletti, in quanto non scelti, ancora una volta, dagli elettori, da dalle segreterie dei partiti. Il Sì aprirà, anzi spalancherà, le porte a nuove immissioni di “prescelti” non per competenza e capacità, ma per, spesso, scellerate valutazioni di comodo imputabili esclusivamente ai capi dei singoli partiti.

L’esempio più calzante è ogni giorno sotto gli occhi di tutti gli italiani, a cominciare da ministri e sottosegretari per finire agli ultimi peones che votano non per convinzione personale ma su indicazione del partito, nonostante l’assenza di vincolo di mandato garantito dalla Costituzione (quello che permette ai parlamentari di trasferirisi a un gruppo parlamentare diverso da quello con il quale si è stati eletti). Questo significa che non si può dire sì a questa riforma della Costituzione che non solo offende l’intelligenza degli italiani, ma mortifica qualsiasi anelito di trasformazione della politica.

Il guaio è che il “liberi tutti” espresso dai partiti (vedi articolo successivo) in realtà non ha lasciato libertà di scelta, a cominciare dagli esponenti politici, anche quelli più scettici che hanno votato turandosi il naso, per finire agli elettori. Disorientati più che mai, mossi più da voglia di “castigare” il Parlamento che di premiare una inesistente formula politica che mostra un miserevole se non impalpabile spessore.

Le ragioni del sì, diciamolo chiaramente, servono a legittimare l’insulso atteggiamento dei pentastellati che prima criticavano la “casta” e poi sono finiti per diventarlo anche loro. Serve prima una legge elettorale, poi si potranno attuare riforma che stravolgono il dettato costituzionale e nessuno dei costiuenti si sarebbe mai sognato di proporre.

Se si volevano fare risparmi, sarebbe bastato ridurre gli emolumenti, gli stipendi, i benefit. Ridurre il numero dei parlamentari – ripetiamo, in assenza di una nuova legge elettorale – è pericoloso e assai discutibile. C’è solo da sperare che gli stessi italiani che bocciarono la riforma proposta da Renzi nel 2016, reagiscano con eguale entusiamo, mostrando quella maturità politica che molti dei nostri governanti ed esponenti politici non accreditano loro. Attenzione, non dimentichiamoci che i “sudditi” hanno anche la capacità di incazzarsi e rispondere con un sonoro NO alla stupidità di politici dilettanti,  incompetenti e incapaci.  (s)

CROTONE – Al poeta Pasquale D’Emanuele “Menzione di merito” al Concorso di Aletti Editore

Importante riconoscimento, per il poeta crotonese Pasquale D’Emanuele che, nell’ambito del Concorso Internazionale “La panchina dei Versi” organizzata da Aletti Editore, ha ricevuto la Menzione di merito per la sua poesia Ascolto.

Il riconoscimento, infatti, è stato attributo al poeta dalla giuria presieduta da Hafez Haidar, poeta docente presso l’Università di Pavia, e composta da Giuseppe Aletti, editore, poeta e critico letterario e da Paola Ercole, poetessa e Premio Internazionale Salvatore Quasimodo. (rkr)