A Santa Severina oltre 5mila visitatori per “Pirandello disegnava”: prorogata la mostra

Sono oltre 5mila i visitatori che hanno ammirato, al Castello di Santa Severina, la mostra “Pirandello disegnava”, inaugurata lo scorso 23 luglio.

La decisione della proroga dell’esposizione – composta da una raccolta di disegni inediti recentemente ritrovati sui verbali d’esame dell’allora Istituto Superiore Femminile di Magistero, oggi Roma Tre, dove Luigi Pirandello insegnò Linguistica e Stilistica, tra il 1898 e il 1922 –  fino al 23 ottobre è stata condivisa con grande entusiasmo dagli organizzatori di Fabbrica delle Arti, dal direttore artistico Franco Eco, dalla Cooperativa Aristippo, ente gestore del Castello di Santa Severina, e dai curatori dell’Università degli Studi Roma Tre, anche alla luce delle numerose richieste arrivate dal mondo della scuola. L’evento è patrocinato dal Comune di Santa Severina e realizzato con il contributo della Regione Calabria.

“Ritengo particolarmente importante offrire agli studenti la possibilità di vivere esperienze culturali che vadano oltre le pagine dei libri. Questa mostra permette, infatti, di scoprire un Pirandello meno conosciuto, attraverso il disegno e un aspetto sorprendente della sua sensibilità artistica” dichiara Luigi Barone, nel doppio ruolo di docente del Liceo “G. V. Gravina” di Crotone e presidente della Cooperativa Aristippo, che supporta l’organizzazione della mostra insieme alla Pro Loco Siberene. 

In tal modo, alla ripresa delle attività didattiche, gli istituti scolastici del territorio crotonese, e non solo, potranno organizzare visite guidate, cogliendo un’occasione preziosa per avvicinare i giovani, da una prospettiva nuova e affascinante, a uno dei più grandi protagonisti della letteratura italiana, tra schizzi, caricature e “pupazzetti” tracciati dal Premio Nobel durante le sessioni d’esame. (rkr)

 

CROTONE / Con lo Street Book (programma Antica Kroton) la cultura è uscita dai recinti

di MARILINA INTRIERI – L’iniziativa promossa dall’assessora alla Cultura Dalila Venneri merita attenzione e apprezzamento. Per diversi giorni , in agosto, sul lungomare di Crotone , si è svolto lo Street Book Festival, la rassegna del libro inserita nel programma estivo 2026 di Antica Kroton.
Diverse giornate di incontri con autori, presentazioni, storia, archeologia, musica, cinema, nuovi linguaggi della comunicazione e attività rivolte anche ai bambini. Non una manifestazione chiusa per addetti ai lavori, ma uno spazio culturale aperto, nel cuore della città, fruibile da tutti.
Il significato di portare in strada i libri e’ quello di voler avvicinare la cultura alle persone, raggiungere chi abitualmente non frequenta biblioteche, librerie o sale convegni, favorire incontri. Significa costruire la comunità attraverso idee e restituirle luoghi di discussione, ascolto e confronto.
Fuori luogo l’idea di qualcuno che vorrebbe una manifestazione culturale riservata a una sorta di graduatoria municipale.
La cultura non puo’ e non deve conoscere confini comunali, non c’e’ “primato identitario” da rivendicare rispetto a chi e ‘ di fuori. Pitagora per tutti. Esiste, invece, la necessità di occasioni d’incontro in cui le voci crotonesi incontrino altre voci calabresi, italiane e internazionali, serve il confronto con esperienze diverse per migliorarsi.
Un autore del territorio cresce se può misurarsi con altri e con idee che giungono da realtà diverse. Crotone non cresce rinchiudendosi nei propri confini, ma aprendosi, dialogando e mettendo in relazione il suo straordinario patrimonio storico con il mondo contemporaneo.
I dati sulla lettura inducono a sostenere iniziative del genere volute dall’assessora Venneri e dall’amministrazione comunale. Secondo l’Istat, nel 2024 solo il 57 % delle ha letto almeno un libro nell’anno, nel Mezzogiorno il dato scende al 47% e in Calabria si ferma al 43%, ultima regione Italiana. E una parte consistente di chi legge lo fa solo occasionalmente.
Questi dati raccontano un divario culturale serio, legato a disuguaglianze sociali, economiche, territoriali e ogni occasione che porti i libri tra la gente, stimoli interesse e crei partecipazione e’ un vero investimento civile.
Occorre proseguire per ampliare spazi, coinvolgere di piu’ scuole, associazioni librerie, biblioteche, programmare incontri durante tutto l’anno, rafforzare il rapporto con il territorio.
Buon lavoro all’assessora Dalila Venneri e a quanti hanno contribuito alla realizzazione dello Street Book Festival. Portare libri, autori e spazi di confronto sul lungomare vuol dire seminare cultura in un luogo quotidiano e popolare.
Perché una città che legge, ascolta e si confronta è una città più libera, consapevole e aperta al futuro. (mi)

CIRÒ MARINA (KR) – Domenica 9 la 20.ma edizione del Premio Antica Krimisa

SI concludono domenica 9 agosto a Cirò Marina gli appuntamenti del Premio Antica Crimisa che hanno peraltro registrato una calorosa partecipazione di pubblico e confermato il valore di una rassegna ormai diventata un punto di riferimento dell’estate culturale della cittadina del Crotonese.

È un traguardo importante per la Compagnia Teatrale Krimisa, che da anni porta avanti con passione un progetto capace di valorizzare il teatro, favorire l’incontro tra realtà artistiche diverse e offrire a cittadini e visitatori occasioni autentiche di cultura e condivisione.

Nel giardino del Plesso Ferrari, il palcoscenico di “Teatro & Cinema sotto le Stelle” ha accolto compagnie e interpreti che, con linguaggi e stili differenti, hanno composto un cartellone ricco e coinvolgente. Cinque gli appuntamenti che hanno scandito la rassegna:

* 28 luglio – “Tetris” di Ciro Lenti, produzione SMART, con Antonio Filippelli e Marco Silani e la regia di Marco Silani;

* 1 agosto – “Il ladro” di Angelo Rojo Mirisciotti, portato in scena dalla Compagnia Teatrale iTopasio;

* 2 agosto – “Sarto per signora”, presentato dalla Compagnia TeatroDue;

* 6 agosto – “Io Marito non lo nacqui”, scritto e diretto da Paolo Ferta;

* 9 agosto – “L’apparenza Inganna”, scritto e diretto da Giovanni Malena;

Serata dopo serata, gli spettacoli hanno richiamato l’attenzione e l’entusiasmo degli spettatori, tra applausi, risate e momenti di partecipazione. Il successo della ventesima edizione conferma la bontà di un percorso costruito con costanza, competenza e amore per la scena: non una semplice successione di rappresentazioni, ma un luogo d’incontro nel quale il teatro diventa comunità, dialogo e valorizzazione del territorio.

Ora l’attesa è tutta per l’evento conclusivo. Domenica 9 agosto 2026, alle ore 21:30, nel giardino del Plesso Ferrari di Cirò Marina, sarà la padrona di casa, la Compagnia Teatrale Krimisa, a salire sul palco con la commedia brillante “L’Apparenza Inganna”, scritta e diretta da Giovanni Malena.

Attraverso personaggi sopra le righe, situazioni paradossali e un’ironia mai fine a sé stessa, lo spettacolo metterà in scena vizi, debolezze e contraddizioni della società contemporanea. Una commedia pensata per divertire, ma anche per lasciare al pubblico uno spunto di riflessione: la cifra teatrale che da sempre contraddistingue la compagnia Krimisa.

L’invito è rivolto a cittadini, famiglie, turisti e appassionati: partecipare numerosi significherà condividere l’ultimo, atteso atto di una rassegna speciale e festeggiare insieme un traguardo che appartiene non soltanto alla compagnia organizzatrice, ma a tutta la comunità. La ventesima edizione del Premio Antica Krimisa si prepara così a chiudere il sipario nel modo più bello: con il teatro, con il pubblico e con una nuova storia da vivere insieme. (rkr)

Confcommercio Crotone: «Insieme per una movida responsabile»

di EMILIA NOCE  – Con l’inizio della stagione estiva si apre il periodo più importante dell’anno per il commercio, il turismo, i pubblici esercizi e tutte le attività dell’accoglienza del territorio crotonese. Sono mesi nei quali gli operatori investono risorse, assumono personale, organizzano servizi e affrontano sacrifici importanti con un unico obiettivo: offrire qualità, accoglienza e contribuire alla crescita economica della nostra comunità. Confcommercio Calabria Centrale, Crotone conosce bene le difficoltà che quotidianamente accompagnano chi fa impresa e vive il territorio. Oggi gestire un’attività significa confrontarsi con numerosi adempimenti in materia di sicurezza, igiene, formazione, autorizzazioni, tutela dei lavoratori e dei consumatori. Si tratta di obblighi che comportano costi, responsabilità e impegno, ma che rappresentano anche il valore di chi sceglie di operare nel pieno rispetto delle regole. Per questo vogliamo rivolgere un messaggio chiaro a tutti gli operatori del commercio e della somministrazione: chi lavora nella legalità non è solo. Confcommercio continuerà ad essere un punto di riferimento concreto, offrendo consulenza, assistenza e formazione, anche attraverso il proprio Ente Bilaterale, affinché ciascuno possa affrontare gli adempimenti con il necessario supporto. Desideriamo, allo stesso tempo, esprimere il nostro sincero apprezzamento alla Questura di Crotone e al Questore Renato Panvino per l’importante attività di prevenzione e controllo svolta sul territorio. Un lavoro che rappresenta una garanzia per la sicurezza di cittadini e visitatori, ma anche per tutti quegli operatori che rispettano le regole, investono nella qualità e chiedono di poter operare in un contesto di reale concorrenza leale. I controlli, quando improntati all’equilibrio, alla professionalità e al dialogo, costituiscono una tutela per chi ogni giorno sostiene costi e responsabilità per essere in regola. Contrastare l’abusivismo e i comportamenti irregolari significa difendere il lavoro di quanti contribuiscono seriamente alla crescita del territorio. Siamo consapevoli che, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza, possano emergere difficoltà operative. Proprio per questo riteniamo fondamentale mantenere un rapporto di collaborazione costante tra operatori, istituzioni e forze dell’ordine, affinché le esigenze di sicurezza possano conciliarsi con quelle di chi lavora e garantisce servizi ai cittadini e ai turisti. Particolare attenzione deve continuare ad essere riservata al rigoroso rispetto del divieto di vendita e somministrazione di bevande alcoliche ai minori. Non si tratta soltanto di un obbligo previsto dalla legge, ma di una responsabilità sociale che coinvolge tutti. La sicurezza dei più giovani e la serenità delle famiglie rappresentano un patrimonio da tutelare ogni giorno. La qualità dell’offerta del nostro territorio passa anche da qui: dal rispetto delle regole, dalla professionalità degli operatori, dalla collaborazione con le istituzioni e dalla capacità di garantire un’accoglienza sicura e responsabile. Confcommercio Calabria Centrale, Crotone continuerà ad essere al fianco di tutto il sistema economico locale, promuovendo il dialogo, offrendo strumenti concreti e favorendo quella sinergia con le forze dell’ordine che rappresenta un valore aggiunto per l’intera comunità. L’obiettivo è comune: consentire a cittadini, famiglie e visitatori di vivere una movida serena, ordinata e di qualità, nella quale divertimento, accoglienza e rispetto delle regole possano convivere, valorizzando l’immagine di Crotone e del suo territorio. La legalità non limita il lavoro: lo protegge. Ed è attraverso la collaborazione, il rispetto delle regole e la responsabilità condivisa che si costruisce un territorio più forte, più competitivo e più sicuro per tutti. (em)

(Presidente Fipe Confcommercio Calabria Centrale – Crotone)

Il centro storico di Crotone come motore di sviluppo urbano sostenibile

di ROMANO PESAVENTO –Il centro storico di Crotone può oggi essere reinterpretato secondo i paradigmi più avanzati della rigenerazione urbana contemporanea, superando definitivamente l’approccio che lo considera un ambito statico, da preservare esclusivamente nella sua dimensione materiale e memoriale. Le più recenti esperienze europee e mediterranee dimostrano come i centri storici capaci di affrontare le sfide della contemporaneità siano quelli che riescono a funzionare come sistemi urbani complessi, adattivi e produttivi, nei quali la tutela del patrimonio si integra con processi di innovazione economica, sociale e culturale.

In questo quadro, il centro storico non è più soltanto un oggetto di conservazione, ma diventa un dispositivo attivo di sviluppo urbano. Il patrimonio storico-architettonico, se inserito all’interno di strategie integrate e multilivello, può operare come infrastruttura culturale capace di generare economie della conoscenza, della  creatività e dell’esperienza. La rigenerazione non si configura quindi come un intervento puntuale o episodico, ma come un processo continuo, fondato sulla capacità di attivare relazioni tra spazi, funzioni, comunità e territori.

La stratificazione storica di Crotone, dalle origini magnogreche fino alla città fortificata dell’età moderna e alle successive trasformazioni ottocentesche e novecentesche, costituisce un capitale culturale latente di straordinario valore. Questo patrimonio non deve essere interpretato come una sequenza di testimonianze isolate, ma come un sistema complesso di segni, strutture e relazioni che può essere riattivato attraverso modelli di heritage-led regeneration. Le fonti documentarie conservate presso l’Archivio Storico cittadino restituiscono l’immagine di una città dinamica, segnata nei secoli da cantieri, innovazioni tecniche, ridefinizioni funzionali e intensi scambi commerciali e culturali con il Mediterraneo. Tale dimensione evolutiva non appartiene soltanto al passato, ma rappresenta una chiave interpretativa fondamentale per il presente e per la costruzione di scenari futuri.

In questa prospettiva, il Castello di Carlo V assume un ruolo strategico. Da struttura militare e difensiva, esso può essere reinterpretato come infrastruttura culturale contemporanea, secondo i modelli dei cultural hub e dei poli di innovazione culturale diffusi in numerose città europee. Il Castello può ospitare funzioni legate alla ricerca, alla produzione culturale, alla formazione avanzata, alle residenze artistiche e alla sperimentazione sociale, configurandosi come luogo di connessione tra patrimonio storico e pratiche contemporanee. Il riuso adattivo di grandi complessi monumentali, se correttamente progettato, è in grado di generare effetti moltiplicatori sull’economia urbana, attivando filiere creative e rafforzando l’attrattività territoriale.

Parallelamente, il patrimonio diffuso del centro storico, composto da edifici religiosi, palazzi civili, spazi pubblici, tracciati viari storici e ambiti residuali, può essere attivato secondo il paradigma della città a rete. In questo modello, ogni elemento del tessuto urbano diventa nodo di un sistema policentrico, capace di ospitare funzioni differenziate e complementari. Chiese, piazze e palazzi non sono soltanto beni da tutelare, ma risorse urbane da interpretare e riattivare attraverso usi compatibili, temporanei o permanenti, in grado di rispondere alle esigenze contemporanee senza comprometterne il valore storico.

In tale contesto, la conoscenza aggiornata del patrimonio assume un ruolo centrale. Le attività di studio, classificazione e catalogazione non rappresentano un mero adempimento tecnico, ma costituiscono la base operativa per una pianificazione consapevole. La catalogazione rende il patrimonio leggibile, programmabile e comunicabile, consentendo di individuare potenzialità, criticità e priorità di intervento. Essa diventa quindi uno strumento strategico per orientare politiche di valorizzazione che sappiano coniugare tutela, innovazione e sostenibilità economica.

I modelli di sviluppo più efficaci mostrano come i centri storici economicamente resilienti siano quelli capaci di generare ecosistemi ibridi, nei quali attività tradizionali, artigianato evoluto, professioni culturali e tecnologie digitali convivono e si rafforzano reciprocamente. In questo scenario, Crotone può promuovere l’integrazione tra memoria storica e innovazione digitale, trasformando archivi, mappe storiche, narrazioni urbane e ricerche scientifiche in contenuti multimediali, applicazioni culturali, percorsi interattivi e prodotti editoriali e audiovisivi. Tali strumenti ampliano la fruizione del patrimonio e aprono nuove opportunità occupazionali, in particolare per le giovani generazioni, favorendo la nascita di nuove professionalità legate alla cultura, al turismo e alla comunicazione.

La dimensione dinamica del centro storico si rafforza ulteriormente nel rapporto sistemico con il territorio, in particolare con il sito di Capo Colonna. È possibile configurare un modello territoriale integrato in cui il centro storico svolge il ruolo di hub interpretativo, creativo e organizzativo, mentre il sito archeologico e il paesaggio costiero rappresentano l’esperienza simbolica, ambientale e identitaria. In questo assetto, la città diventa il luogo della narrazione, della produzione culturale e dell’innovazione, capace di generare servizi, contenuti e prodotti che alimentano l’intera filiera culturale e turistica del territorio.

Un ulteriore elemento strategico riguarda la capacità del centro storico di attrarre comunità temporanee, quali studenti, ricercatori, artisti e professionisti della cultura. Queste presenze contribuiscono a rinnovare il tessuto sociale ed economico, stimolando la nascita di micro-imprese, iniziative culturali, eventi e reti collaborative. Il centro storico può così configurarsi come laboratorio urbano permanente, in cui la sperimentazione non sostituisce la tradizione, ma la rinnova e la rende funzionale alle esigenze del presente.

In questo quadro, assume un ruolo centrale una strategia di comunicazione culturale strutturata e coerente, fondata su contenuti scientificamente solidi e su linguaggi contemporanei. Rendere visibile e comprensibile il processo di trasformazione del centro storico significa rafforzare il posizionamento di Crotone come città della cultura e dell’innovazione mediterranea, capace di attrarre interesse, competenze e investimenti. La comunicazione diventa così parte integrante del progetto di sviluppo urbano, contribuendo alla costruzione di un’immagine condivisa e riconoscibile.

In conclusione, il centro storico di Crotone può configurarsi come motore dinamico di sviluppo urbano sostenibile proprio perché luogo di sintesi tra memoria e innovazione. La sua storia, lungi dall’essere un limite, rappresenta una risorsa attiva che, se interpretata con strumenti contemporanei e tradotta in progettualità coerenti e di lungo periodo, può generare crescita economica, coesione sociale e una rinnovata centralità della città nel contesto mediterraneo.  (rpe)

I veleni di Crotone e le verità dell’ex commissario Emilio Errigo

di EMILIO ERRIGO – Il mio mandato da Commissario straordinario di Governo per il Sin di Crotone si è concluso alla sua naturale scadenza. Nessuna polemica, nessun colpo di scena: semplicemente, è finito il tempo che la legge mi aveva assegnato. Da calabrese, ovviamente avrei sperato un’altra chiusura. Avrei voluto festeggiare insieme ai miei conterranei il totale e incondizionato ripristino di un’area altamente compromessa, portandola da uno stato di degrado ambientale a uno stato sicuro, salubre e utilizzabile. Avrei voluto vedere molti più camion che si muovevano, cantieri aperti, utilizzo delle discariche autorizzate esistenti, operai al lavoro. Avrei voluto stringere la mano ai cittadini, ai loro rappresentanti politici, ai soggetti privati obbligati alla bonifica e dire: “Ci siamo riusciti insieme”. Ma un uomo delle istituzioni, quando il Governo decide, quando la magistratura si esprime, prende atto delle circostanze con rispetto, chiude il fascicolo, consegna per iscritto (per chi sa e vuole leggere!) ciò che ha fatto con serietà e senso del dovere e va avanti, pronto alla prossima sfida. Con dignità e senza sceneggiate.

In questi giorni mi sto divertendo molto a sfogliare la stampa locale calabrese e noto affermazioni che andrebbero prese come “battute da bar” se non fossero pronunciate da persone che hanno delle responsabilità sociali e politiche.

L’attivista Pino Greco pretende un “commissario vero”, non “militari improvvisati”. Il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, in una versione ancor più arrogante, invece dice: «Se devono mandare commissari per la bonifica del Sin di Crotone come i due precedenti, meglio nessuno. Non hanno facilitato alcuno».

Insomma, Greco e Voce: giudici severissimi… ma degli altri. I loro auspici – al netto del mancato rispetto personale e della buona educazione – offrono una visione molto allegra della democrazia. Una democrazia delle pretese. E la traduzione sembra chiara: un commissario ad personam. Un uomo accomodante, obbediente, manovrabile. Uno che non disturba troppo, che non chiede, non controlla.

Mi domando cosa abbiano fatto costoro, concretamente, prima della mia nomina. Perché, ogni tanto, sarebbe interessante ricordare che la bonifica del Sin, senza andare troppo indietro nel tempo, era rimasta ferma, immobile e paralizzata dall’uscita di scena della penultima Commissaria straordinaria fino alla mia nomina. Ben cinque anni. E in cinque anni di vacanza commissariale non è stato prodotto un solo atto risolutivo capace di sbloccare la bonifica. Cinque anni non sono un’opinione: sono un fatto amministrativo.

La politica del territorio, gli attivisti (alcuni dei quali pensano che i soli proclami via megafono siano utili a bonificare un territorio senza pensare che fanno molto rumore ma producono zero soluzioni), concretamente, nei fatti cosa avevano fatto prima che arrivassi io come ultimo commissario pro tempore? Certo, io capisco il loro fastidio: un commissario che non si mette sull’attenti davanti alla politica territoriale o ai comitati diventa subito “non vero”, “non utile”, “non adeguato”. Ma siate seri: il problema è un commissario? O forse il problema è una parte della politica territoriale poco avvezza alla reale risoluzione dei problemi della gente?

La bonifica non è un tema di destra, sinistra o centro. È un problema civile, sociale, ambientale, sanitario. Riguarda tutti. E a dirla tutta, proprio perché riguarda tutti, un commissario straordinario non dovrebbe, in teoria, neanche servire. E invece prevalgono divisioni, risse, calcoli precisi, grandi silenzi, un articolo di giornale oggi, un articolo di giornale domani, qualche dichiarazione roboante per fare scena. E intanto il tempo passa. Poi, quando arriva un commissario che costringe tutti a guardare la realtà, scatta la tattica più antica del mondo: “la colpa è sua”. È un riflesso automatico, una pigrizia intellettuale. Ma soprattutto è un modo per non dire la verità ai cittadini: l’intera classe politica territoriale calabrese non è ancora stata all’altezza del grande problema del Sin. E questa non è una opinione, è un fatto evidente. Le dichiarazioni non bonificano i terreni, i comunicati stampa non rimuovono i rifiuti, le manifestazioni non sostituiscono i procedimenti amministrativi. La bonifica procede solo quando agli slogan seguono atti formali e decisioni operative. Alla mia nomina, il numero di cantieri effettivamente operativi era pari a zero. Parlare oggi di “commissari inutili” senza ricordare questo dato significa raccontare solo metà della storia. Io l’ho compreso subito: il commissario “vero”, per alcuni, sarebbe stato quello che obbedisce. Quello che non fa ombra. Quello che non chiede conto. Quello che accetta le favole, le versioni addomesticate, i sorrisi di circostanza. Io invece sono convinto di aver fatto solo ciò che la legge imponeva: ho chiesto e acquisito centinaia di atti amministrativi, ricostruito iter procedurali bloccati da anni, sbloccato interlocuzioni istituzionali ai massimi livelli che giacevano nei cassetti e avviato le condizioni giuridiche e operative per l’apertura dei cantieri. E tanto è bastato per diventare un problema. Se la politica del territorio e alcuni attivisti avessero mostrato verso le proprie responsabilità lo stesso zelo che mostrano nel criticare i commissari, il Sin sarebbe già bonificato e parleremmo d’altro.

Spero sinceramente che chi verrà dopo di me sarà più fortunato e farà molto meglio. Che avrà la libertà e la forza di tagliare i nodi che io ho potuto solo iniziare ad allentare. Io non devo compiacere nessun partito politico. Non devo accontentare nessun eletto o aspirante candidato. Io ho sempre voluto e vorrei ancora una sola cosa: che la bonifica si faccia presto e secondo le norme in vigore. Ma una cosa è certa: chi verrà dopo di me troverà una situazione diversa da quella che ho ereditato io: procedimenti riaperti, responsabilità individuate, atti formalizzati. Non una bonifica conclusa, ma finalmente una bonifica rimessa in moto. E quando la politica e gli attivisti di ogni sorta avranno finalmente la maturità di mettere da parte i teatrini, quando la bonifica sarà finita, chiamatemi: sarò il primo a tornare nella mia amata Calabria a festeggiare tutti insieme. (ee)

(Professore di Diritto Internazionale e del Mare e di Management delle attività portuali
Corso di Laurea Magistrale in Economia Circolare presso Università degli Studi della Tuscia già Commissario Straordinario di Governo per il SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara)

LA REPLICA DEL SINDACO DI CROTONE VINCENZO VOCE

di VINCENZO VOCE – Ho letto con un certo stupore il lungo comunicato del generale Errigo, già Commissario straordinario per la bonifica.

Uno scritto che assomiglia più a un’autodifesa polemica che a una sobria relazione di fine mandato, infarcito di giudizi personali, sarcasmo e attacchi a chi, come il sottoscritto, ha il dovere istituzionale di rappresentare una comunità ferita da decenni di inquinamento, omissioni e promesse mancate.

Va chiarito un punto fondamentale: la mia critica non è mai stata rivolta all’uomo Errigo, ma al modello commissariale che, ancora una volta, non ha prodotto risultati concreti e visibili per la città.

Dire che “se i commissari devono essere come i precedenti, meglio nessuno” non è arroganza: è la fotografia amara di una realtà che i cittadini di Crotone conoscono fin troppo bene.

Il sindaco non fa “battute da bar”. Il sindaco ha raccolto la stanchezza e la rabbia di una popolazione.

Ai cittadini non interessano le ricostruzioni burocratiche, le polemiche con gli attivisti o le dispute su chi abbia mostrato più o meno “zelo amministrativo”. Ai cittadini interessano i risultati.

Respingo con fermezza l’idea che chi chiede risultati voglia un commissario “obbediente” o “manovrabile”.

È una narrazione comoda, ma falsa. Crotone chiede istituzioni efficaci, trasparenti e risolutive, non figure che si limitino a certificare quanto sia difficile bonificare, né tanto meno a scaricare sulle amministrazioni locali responsabilità storiche che affondano le radici in decenni di scelte sbagliate.

Il tentativo di delegittimare le battaglie condotte da questa amministrazione, tutte documentate e certificate nei verbali delle Conferenze dei Servizi, è un errore grave e rivelatore.

Chi governa processi straordinari deve accettare il giudizio pubblico, soprattutto quando i risultati non sono all’altezza dell’emergenza che si è chiamati a gestire.

Invece di attaccare chi denuncia, sarebbe stato più serio e responsabile riconoscere che il modello adottato non ha funzionato.

Crotone non ha bisogno di auto assoluzioni né di comunicati risentiti a mandato concluso.

Non è irrilevante ricordare che su molti dei nodi contestati i Tribunali hanno già dato ragione alle posizioni dell’Ente, confermando la fondatezza giuridica e istituzionale delle scelte assunte dal Comune di Crotone.

La bonifica del Sin non è una sfida tra commissari e sindaci: è un’emergenza nazionale che richiede poteri chiari, risorse certe, tempi vincolanti e responsabilità non aggirabili.

Su questo terreno il Comune di Crotone continuerà a fare la propria parte, senza sconti per nessuno e senza timore di dire ciò che non funziona.

(Sindaco di Crotone)