L’OPINIONE / Alessandro Crocco: Il nuovo Parlamento discuta su temi e riforme non più procastinabili

di ALESSANDRO CROCCOL’elezioni politiche dello scorso 25 settembre hanno delineato, con la nomina dei nuovi deputati e senatori, il nuovo Governo italiano. In Nord e Centro America gli eletti che rappresenteranno gli italiani all’estero sono tre: La Marca (PD), al Senato e alla Camera Di Giuseppe (FDI) e Di Sanzo (PD). A loro, come presidente del Comites NYC, gli auguri di buon lavoro, per un ruolo che riteniamo di fondamentale importanza, essendo il tramite e la voce in Parlamento e in Senato per un riconoscimento certo e attivo degli italiani all’estero.

Un ruolo che va senza dubbio rafforzato, rinsaldato per promuovere quel rapporto fiduciario fra le comunità italiane allestero e la terra di origine, fra chi è partito e chi è rimasto, creando una rete di relazioni che colleghi il resto del mondo allItalia e ai suoi territori e recuperando voce e diritti. Una riflessione post voto che porta a definire priorità e azioni da mettere in campo con maggiore insistenza e determinazione, per risaldare attraverso i nostri rappresentanti e gli organismi preposti, un legame istituzionale sempre maggiore, così da garantire alle nostre comunità quei servizi e quellascolto di cui necessitano e hanno diritto.

Il dibattito politico intorno ad alcuni temi caldi, che solo in parte sono stati presentati nei programmi politici dei diversi schieramenti, deve tornare ad essere preponderante per attuare sia quelle riforme necessarie per il riconoscimento dei diritti degli italiani allestero, sia quei provvedimenti che sostengano il rinnovamento di molti degli ambiti, degli enti e degli organismi che promuovono e mantengono le relazioni istituzionali e non.

La prima battaglia da condurre è proprio sulla riforma del voto allestero che manifesta tutta la sua inefficienza e quindi la negazione di poter esercitare un propio diritto. Vanno riviste sia la legge riferita allAnagrafe e censimento degli italiani allestero (Aire), che si mostra come uno strumento imperfetto sia perché liscrizione pur obbligatoria non viene da tutti effettuata sia per i meccanismi di aggiornamento degli elenchi che rende impossibile il contatto con il cittadino e il ricevimento della cartolina o del plico elettorale in caso di votazioni (che si lega al fenomeno dei cittadini irreperibili allestero o di cui non si è comunicata la scomparsa), sia quella che disciplina il voto degli italiani allestero.

Il peso degli italiani estero nel corpo elettorale nazionale oggi è pari a circa il 10,3%, va da sé che ciò influisce nella determinazione del tasso di astensione dal voto, alto soprattutto nelle elezioni regionali e locali che non ne consentono lesercizio per corrispondenza come invece nelle nazionali, dove la percentuale dei non votanti trova ragione nella farraginosa modalità dellesercizio stesso del voto. La stessa che da spazio a brogli più volte denunciati!

Un impegno oggettivo, quindi, che i nuovi rappresentanti devono assumersi, guardando, anche, ad una generale riforma degli organismi dai Consolati, al Cgie (Consiglio Generale degli Italiani allEstero), agli stessi Comites. I quali, così come sono strutturati, non rispondono più alle reali esigenze di un mondo, quella della immigrazione, in continua evoluzione e che necessita di una nuova visione e una prospettiva diversa, in quanto rappresentano dei veri e propri organismi di prossimità che hanno ben chiara la realtà in cui si muovono e vivono, sono la vera trade union con le comunità.

In sintesi, queste sono solo alcune delle richieste di discussione che, come presidente del Comites NYC, rivolgo ai neo letti affinché la propria azione politica sia indirizzata, attraverso una fattiva e reale collaborazione tra le parti, a rispondere alle sfide del cambiamento e guidata a conquistare una dignitosa posizione all’interno dei processi di quella nuova globalizzazione che, anche e soprattutto dopo la pandemia, guarda sempre di più alle comunità come valore ed essenza delle azioni e delle scelte. (ac)

[Alessandro Crocco è presidente Comites NYC]

L’EDITORIALE / Filippo Veltri: Il vero nemico del PD è il PD

di FILIPPO VELTRI – «Ci sarebbe da riflettere davvero senza scorciatoie se questo partito ha ancora una funzione e se mai l’ha avuta. Un partito che si dice di sinistra senza esserlo è un non senso, una contraddizione vivente o forse morente».

«Io penso che non serva un congresso per riconsegnare alle correnti il potere di scegliere l’ennesimo segretario da suicidare dopo qualche tempo. Io penso davvero e non senza dolore che questo PD vada sciolto e rifondato, ucciso e resuscitato, distrutto e ricostruito dalle fondamenta e con coordinate nuove, radicali, pensate e pensanti, futuribili e al passo con le nuove esigenze di giustizia sociale, ambientale, territoriale, di genere e generazionale. Non è una sconfitta come un’altra e stavolta non abbiamo neppure alibi da sventolare».

«È una sconfitta che ha il sapore di Partito socialista francese, di quel partito cioè che intendendo il riformismo come il governo per il governo ha finito per estinguersi. Ecco, io vorrei che per noi ci fosse un altro finale».

Questa lunga riflessione che poniamo oggi in testa a questo editoriale è di un giovane (ma non più giovanissimo) dirigente di quello che una volta era il Pci, poi Pds, Ds e infine PD. Si chiama Luigi Guglielmelli e viene dalla Presila Cosentina, un tempo bacino storico della sinistra calabrese e italiana, lì dove venne ospitato e nascosto Pietro Ingrao negli anni bui del fascismo.

Guglielmelli ha avuto un paio di giorni fa il coraggio di mettere i piedi nel piatto e di dire la cosa forse più vera, quando è già iniziata la folle, ennesima corsa al nuovo toto segretario e anzi ci sono già le prime candidature per sostituire Letta (poveri noi! Non hanno capito nulla!).

Non serve a nulla, infatti, cambiare il settimo segretario in 14 anni (manco la bonanima di Zamparini avrebbe fatto meglio con i suoi allenatori cambiati e riciclati!) se non cambia tutto il contesto! Il PD, questo PD, non serve a nulla, in mano a capicorrente, a Roma e poi in cascata in periferia, che hanno in mente solo la loro autoconservazione. Un partito che in tutti questi anni è sembrato vivere in una bolla, che non si è accorto minimamente di quello che agitava il corpo della società. Che non ha capito perché per troppo tempo ha vissuto al di sopra, in un circuito autoreferenziale dentro il quale non c’erano la vita e i problemi del Paese, ma una loro rappresentazione deformata. 

Ha scritto Pietro Spataro, un altro che viene da lontano e che ha fatto il caporedattore all’Unità (quella vera) e oggi scrive su Strisciarossa, il blog di quel che resta di quel meraviglioso giornale fondato da Antonio Gramsci: « …non si spiega altrimenti l’insistenza su Draghi e sulla sua misteriosa agenda. Avere immaginato che il paese fosse rimasto talmente colpito e indignato per la crisi di quel governo e per l’uscita di scena del grande finanziere da riversare i suoi voti sul Pd, è stato un errore che solo un partito sordo e cieco poteva compiere. Il Problema del Pd è il PD».

Questo è il vero problema.

Aveva ragione Massimo D’Alema (un altro che non si può, però, nemmeno citare pena la forca, a sentire quella sinistra che più sinistra non si può, che non è però mai responsabile di nulla e che il 25 settembre è arrivata all’ iperbolica percentuale dell’ 1 per cento!): quel partito, nato dall’incontro di culture politiche diverse, non ha mai definito la propria identità e si è trasformato nel tempo in una sorta di taxi sul quale si può salire per andare ognuno dove desidera. Nella maggior parte dei casi la destinazione richiesta è stata il governo, il potere: è stata questa la massima aspirazione, a prescindere spesso dai programmi e dagli alleati.

«Questa ‘torsione governista’ è stata – ha scritto Spataro – la rovina del Pd perché lo ha tenuto chiuso dentro le stanze che contano, sempre più distante dal popolo che dice di voler rappresentare e che non sa più chi è. Qual è, infatti, il blocco sociale del Pd? Chi sono i suoi referenti? Dov’è il suo insediamento? Tutte domande a cui è difficile rispondere, perché nemmeno al Nazareno lo sanno, o meglio ognuno lo sa a modo suo. Ma senza identità un partito non esiste. Non è niente, oppure è tutto e il contrario di tutto: si può essere il partito del Jobs Act e quello contro il precariato e contro le disuguaglianze, per fare un solo esempio».

«Insomma,a 14 dalla sua nascita ancora non è chiaro se il Pd è un partito di sinistra, un partito centrista, una nuova Dc, un partito socialdemocratico, un partito liberale. L’idea di voler essere tutto questo insieme costituisce il male oscuro che lo sta corrodendo. Pensare che cambiando di nuovo segretario si possa risolvere ogni problema è una grande illusione. Pensare che Stefano Bonaccini o Elly Schlein o chissà chi altro possa salvare un partito in crisi solo con la sua bella presenza è un’idea completamente sbagliata e fuorviante».

«Il Pd, infatti, si trova difronte a un bivio. O meglio, si trova in una situazione da anno zero. Se non scioglie i nodi che abbiamo tratteggiato e non riesce a capire finalmente chi è e che cosa vuole, è destinato a consumarsi. Bisognerebbe avere il coraggio e la forza diaprire una discussione seria, anche aspra, come si faceva nei partiti della vituperata prima repubblica. Bisognerebbe avere il coraggio di farla, questa discussione, anche mettendo nel conto una separazione: i moderati-centristi da una parte, i socialdemocratici da un’altra. Meglio dividersi piuttosto che reiterare i compromessi che annichiliscono e rendono impotenti, piuttosto che tenere in piedi un partito indefinito, piuttosto che coltivare, come cantava Francesco Guccini ai tempi della Dc, “una politica che è solo far carriera”».

«I prossimi mesi saranno decisivi. Se il Pd avrà il coraggio di fare questo e di mettersi in discussione, di pensare a nuove idee per nuove aggregazioni, di rinnovare una classe dirigente che si è consumata nei giochetti tattici, di capire qual è la sua “costituzione ideale” e i suoi referenti sociali, di riconquistare un’autonomia politico-culturale consumata nell’inseguimento di “papi stranieri”, allora forse si potrà aprire una nuova stagione. Altrimenti il declino sarà inesorabile. Finirà che il partito che voleva essere pigliatutto (la famosa vocazione maggioritaria) non piglierà più niente».

«Ma sarebbe, sia chiaro, un problema serio non solo per il Pd. Questo processo di ripensamento, infatti, riguarda anche tutti quelli che ancora credono che possa esistere una sinistra del cambiamento nel nostro futuro. Nessuno si senta escluso». (fv)

 

La mancata elezione di rappresentanti al Governo penalizza il territorio della Locride

di ARISTIDE BAVA – Nella Locride si registra una grande delusione per la mancata elezione di qualche rappresentante politico del territorio. In molti pensavano che, almeno il sindaco di Locri Giovanni Calabrese, ce la potesse fare. Così, purtroppo, non è stato.

Un peccato perché sono in molti a pensare che il momento attuale, per la Locride, è quello più importante per disegnare il suo futuro anche sulla spinta emotiva che sta creando la candidatura a Capitale Italiana della cultura 2025. Anche se – è bene dirlo – la situazione esistente sul territorio è tutt’altro che positiva e, proprio per questo, una eventuale rappresentanza in Parlamento di uomini della Locride avrebbe potuto contribuire a risolvere qualcuno dei tanti problemi del territorio, ormai abbastanza noti. 

Pochi collegamenti, sistema sanitario in ginocchio, lunga attesa per una 106 che anziché essere arteria di vita continua ad essere arteria di morte , turismo legato a problemi atavici che malgrado gli enormi sforzi che si stanno facendo non riesce a decollare per come dovrebbe. Queste sono tutte cose che pesano negativamente anche se ci sono  quelli, comunque, che, malgrado tutto, credono ancora nella possibilità di un forte rilancio del territorio.

D’altra parte è giusto che sia così. Non bisogna mai perdere tutte le speranze. Si spera quindi che il progetto strutturato per la candidatura possa servire a sollecitare necessarie iniziative per il futuro. Non ci stanchiamo di dire che le potenzialità per un adeguato sviluppo del territorio esistono. La stessa presenza del Porto di Roccella – di cui ancora non si è veramente capita la grande importanza – è una forza aggiunta. Molti pensano anche che il segreto principale  è quello di realizzare una visione d’insieme del territorio per cogliere obiettivi capaci di promuovere a tutto campo il comprensorio. Cosa che sino a questo momento non si è fatta per gli spiacevoli “campanilismi” che spesso hanno bloccato anche iniziative di largo spessore.

Molti dicono che questa sia ormai una fase superata e che, quindi, adesso si può ragionare in maniera diversa e costruttiva. Speriamo.  C’è, poi, chi pensa che la possibilità ottimale sia quella di incrementare il settore turistico forte di grandi potenzialità riconosciute da tutti ma mai sfruttate a dovere. Certamente sono considerazioni attendibili ma intanto sarebbe opportuno  mettere assieme le cose positive e puntare, intanto, a sfruttare quello che è possibile sfruttare non perdendo di vista, però, la necessità di guardare anche al futuro. Resta la necessità, però, che oggi, perché si possa sperare veramente l’auspicato cambio di passo sia doveroso uno sforzo complessivo e, soprattutto, diverso dal solito.

E non guasterebbe se anche le amministrazioni locali e gli stessi rappresentanti della Città Metropolitana e/o della Regione si adeguassero a questa necessità. Anche e soprattutto, nel momento in cui grazie a Locride Capitale della cultura pure i riflettori nazionali sono puntati sul territorio della Locride. È chiaro che qui non bastano il solo mare, il solo sole, i soli monti e i soli borghi antichi  per rilanciare il territorio e la stessa Calabria. Anche se, per fortuna, sono cose che abbiamo e delle quali possiamo vantarci. Ma  bisogna ripartire proprio da quello che abbiamo, per programmare ipotesi progettuali capaci di dare soluzione ai problemi e arricchire le potenzialità del territorio.

Ci spieghiamo meglio: Abbiamo il mare ma bisogna far funzionare i depuratori; abbiamo la montagna ma bisogna rendere agevole i suoi percorsi e ripulirla dell’ammasso di rifiuti che negli ultimi anni sono disseminati dappertutto; abbiamo il sole ma bisogna favorire il buon funzionamento della stagione balneare e allungarne i tempi, abbiamo i borghi antichi  ma bisogna qualificarli e valorizzarli. Senza dimenticare i tesori archeologici e senza dimenticare l’enogastronomia, eccellenze indiscusse del territorio che sono la principale spinta per attrarre turisti e visitatori. Locride Capitale della cultura ci offre qualche possibilità immediata ma questa possibilità deve camminare con i piedi e la capacità degli uomini e, soprattutto, con la loro volontà operativa. Non resta che domandarsi se questa volontà esiste! (ab)

GIOIA TAURO (RC) – Frachea (FDI): Il Partito ha quadruplicato le proprie preferenze

Francesca Frachea, membro del Coordinamento Provinciale di Fratelli d’Italia, ha ringraziato «tutti coloro che hanno permesso di raggiungere questo incredibile risultato elettorale».

«Basti pensare che alla scorsa tornata elettorale, alla Camera dei Deputati – ha spiegato – Fratelli d’Italia aveva ottenuto solo 346 preferenze. Un risultato che rende merito a tutti coloro che si sono impegnati, soprattutto in considerazione del fatto che Gioia Tauro non aveva alcun candidato diretto in questa tornata elettorale ma, di contro, si scontrava con la candidata gioiese al Senato in quota Forza Italia».

Continua Frachea: «Nonostante tutto questo, Fratelli d’Italia, a Gioia Tauro, ha quadruplicato le proprie preferenze, in considerazione del fatto che per il Senato ha ottenuto 1.431 voti, mentre alla Camera dei Deputati ben 1.600».

«Risultati che parlano da soli, che mi fanno ben sperare per il futuro, soprattutto – ha proseguito – se si considera il risultato ottenuto appena 4 anni fa. Comprensibile il rammarico per la mancata elezione di Giovanna Cusumano al Senato e di Giovanni Calabrese alla Camera dei Deputati, nonostante lo straordinario risultato elettorale. A loro va il mio plauso, conscia che il loro percorso, all’interno del partito, troverà giovamento di questa importante esperienza elettorale».

«In ultimo – ha concluso – un ringraziamento particolare sento di doverlo fare al nostro Commissario provinciale Denis Nesci, che ha saputo spendersi senza risparmiarsi, con abnegazione ed alto senso del dovere, nei confronti del partito e della nostra leader Giorgia Meloni, al fine di poter sostenere al meglio i nostri candidati, ottenendo una vittoria che avrebbe meritato un esito ancora maggiore, ma che ci vede assolutamente soddisfatti per i numeri, in termini di preferenze, che siamo riusciti ad ottenere». (rrc)

Saccomanno (Lega): Risultato eccezionale con elezione di tre parlamentari

È soddisfatto Giacomo Saccomanno, commissario regionale della Lega, per i risultati ottenuti in Calabria dal partito, che p riuscito a far eleggere tre parlamentari.

Si tratta di Simona LoizzoDomenico FurgiueleTilde Minasi, eletti tutti e tre alla Camera.

«Si è, infatti – ha spiegato – passati da un parlamentare e tre, pur essendosi i seggi ridotti del 30%. Un lavoro di squadra che ha premiato il movimento e che ha dimostrato di come sia importante l’armonia e il lavoro d’insieme. Un Consiglio Federale importante sia per l’analisi del voto e sia per l’evidente e sentito consenso ricevuto dal segretario federale che dovrà ora portare avanti l’impegno per la formazione di un forte governo di centrodestra».

«Finalmente – è stato il commento di tutti – un governo eletto dal popolo – ha proseguito – che potrà affrontare i tanti problemi esistenti e dare un momento di sostegno ai tanti cittadini ed aziende in evidente difficoltà. La linea della Lega è chiara e cercherà di concretizzare il programma approvato e, in particolare, si dovranno definire i problemi del costo dell’energia, della rivisitazione della legge Fornero, delle cartelle esattoriali, della flat tax, della pace fiscale, della sburocratizzazione della p.a., ecc. Un momento di rilevante importanza per l’Italia, ma anche per la Calabria che potrà, finalmente, cercare di concretizzare i tanti progetti ed aver un sostegno diretto da parte del prossimo governo, nel quale è stato chiesta una presenza diretta». (rrm)

L’EDITORIALE / Filippo Veltri: Il malessere del non voto

di FILIPPO VELTRI – Il voto di domenica ci consegna – oltre e al di là i numeri delle coalizioni e dei partiti che vedremo dopo – un dato incontrovertibile su cui tutti, vincitori e vinti, dovrebbero finalmente riflettere seriamente: alto e’ il malessere dei calabresi! Altissimo!

Se al voto – per la seconda volta in due anni dopo le Regionali del 2021 – si reca infatti al seggio solo 1 calabrese su 2, con il peggiore risultato italiano per affluenza, qualcosa di più profondo significa oltre alla tradizionale disaffezione, ai fuori sede e a quant’altro. È un dato cioè consolidato sul quale non ci si può però adagiare, facendo finta di nulla o, peggio, dando per scontato il fatto. Qui è in pericolo la democrazia e chi non se ne accorge, e non se n’è accorto in passato, si troverà presto in guai grossi. Perché anche le cifre toccate dai vari partiti conferma quel malessere.

Tocchiamo solo due dati politici emersi dalle elezioni di domenica e che entrambi sono collegati a quel malessere: il crollo del PD e la rimonta clamorosa di 5 Stelle. Sul partito democratico ci eravamo ampiamente espressi, come facilissimi profeti, sabato scorso (vedi Quotidiano del 24 settembre). La crisi drammatica del partito erede della sinistra in Italia e ancor di più in Calabria è troppo seria per essere rimessa al giochetto interno dei vecchi capicorrente che ormai non contano più nulla (Franceschini e Orlando tanto per fare due nomi a caso). A Roma come in Calabria.

Se non muta il senso di rotta di un partito che è così solo di nome, non ha alcun radicamento sui territori, ha gruppi dirigenti autoreferenziali che dal Pollino allo Stretto non hanno altro interesse se non la loro riproposizione, è sparita sia la partecipazione che la democrazia. Di strada se ne fa poco. Insomma, non c’è rimasto più nulla delle sembianze di un partito erede del Pci e di parte della Dc.

Quello che sta avvenendo poi in Calabria dopo la fine del lungo commissariamento, che ha prostrato le residue forze attive rimaste, ha del clamoroso, peggio di quanto si potesse immaginare e il voto di domenica non e’ che la conferma di una deriva inarrestabile. Ne’ il congresso in tempi brevi (marzo poi non e’ nemmeno tanto breve) annunciato ieri da Enrico Letta che ha detto che getterà la spugna proprio in occasione di quel congresso che ci sarà (con grande dignità personale e politica, sia detto) risolverà i problemi che sono di linea politica, di organizzazione, di posizionamento sul territorio.

Collegata a questa deriva e al malessere calabrese è in qualche caso anche la vittoria dei 5 Stelle calabresi che hanno addirittura vinto un collegio uninominale mandando a casa l’erede di un (ex) dinastia cosentina. Come non leggere, infatti, in quel 30 per cento anche un segno di un malessere profondo di ceti, di pezzi della società nostra per tanti problemi irrisolti e per le insufficienti risposte di quella che un tempo era la sinistra storica? Quante sono state le adesioni, ad esempio, di figure storiche di quello che fu il Pci ma anche la Cgil, vecchia e nuova, al progetto di Conte? Perché nessuno ha pensato che quelle adesioni segnalavano la lontananza ideale e politica da un progetto confuso e pasticciato come quello proposto dal PD ed invece si è risposto con sufficienza se non con arroganza e protervia?

Di quel malessere ne ha fatto alla fine incetta il partito di Conte, mentre sull’altro versante c’è il clamoroso risultato di Forza Italia, che ha anche frenato nella regione il voto a valanga di Fratelli d’Italia (la Calabria e’ uno dei sette territori in cui il partito della Meloni non è la prima forza politica), drenando quasi completamente il bacino di una Lega salviniana dilaniata da lotte interne e che elegge rappresentanti solo per il traino degli altri due partiti alleati di centrodestra.

Alla fine della fiera resta per tutti però il punto di partenza: il malessere e la disillusione dei calabresi sono macigni su cui si scontreranno oggi e nel futuro le sorti di una democrazia compiuta. Questo il vero problema. (fv)

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Reggono i populismi, crolla il leghismo

di ORLANDINO GRECO – La fotografia del voto, all’indomani delle consultazioni elettorali di ieri, continua ad essere simile alla tendenza degli ultimi anni: al netto del successo della Meloni e di Fratelli d’Italia, ai quali vanno i miei complimenti e auguri, l’Italia vede un consenso strutturato tra i partiti tradizionali nel nord del Paese ed un primato del Movimento 5 Stelle al Sud, con l’ennesima affermazione del partito dell’astensione, il quale stavolta tocca picchi di un record negativo come mai visto dal post ‘48. Infatti l’affluenza alle urne non raggiunge il 64% degli aventi diritto, segnando una marcata differenza tra le due parti del Paese.

Se in Emilia Romagna vota il 70% degli aventi diritto, in Calabria il dato si ferma a meno del 51%.

In Calabria, nonostante lo tsunami 5Stelle ed il tracollo del centrosinistra, si registra un’ottima prova di FDI, secondo partito regionale anche se con percentuali inferiori alla media nazionale, una buona performance di Forza Italia in controtendenza con il dato nazionale e che quindi conferma le aspettative nei confronti del governo regionale, ed una Lega marginale a tal punto da perdere quella dimensione di partito nazionale egemone a cui aspirava Salvini. Insomma, se dalle nostre latitudini vi è un centrodestra che resiste agli urti ma che necessita di ripartire meglio, il centrosinistra viene raso al suolo, riducendo la propria rappresentanza parlamentare, mai così scarna dalla Prima Repubblica ad oggi.

Resta comunque la triste consapevolezza di un consenso troppo volatile, a testimonianza di una liquidità post ideologica che connota i partiti ereditieri degli stessi nel novecento, rispetto ai quali si è raccolta l’effigie ma non il radicamento culturale all’interno di un elettorato che ormai si sposta in massa in base ai desiderata derivanti da estemporanee proposte programmatiche di leader politici che fanno il pieno di consensi ad una tornata elettorale salvo poi dimezzarli a quella successiva, proprio perché non in grado di affrontare alla radice i problemi economici e sociali di un Paese davvero in difficoltà. 

Sarà capitato a molti di voi di conoscere persone con in tasca storicamente la tessera del PCI ma che avranno votato Fratelli d’Italia piuttosto che Lega, viceversa storici elettori della destra sociale aver dato fiducia al M5S. Questa è la dimostrazione plastica della volatilità di un consenso che non trova più riscontri in un’offerta politica che spesso disorienta.

Insomma, si avverte sempre più la necessità di nuove forme di partecipazione ed elaborazione di pensiero che possano diventare riferimenti nella società. La maschera dell’ipocrisia leghista è ormai caduta dal volto di chi ha tentato di colonizzare la Calabria. I tanti meridionali che non si sono recati alle urne, ma non perché non abbiano a cuore le sorti della propria terra, meritano attenzione e rispetto. Bisogna tornare a parlare con costoro perché il dialogo e l’ascolto devono essere la mission di un’autentica rappresentanza politica. L’Italia del Meridione, alla luce dell’ottimo risultato conseguito nel collegio estero del Sudamerica il quale, vedendo attestare la nostra lista come quinta forza tra i partiti tradizionali con circa il 4%, conferma l’ottima opera di radicamento di un movimento che è reale espressione delle istanze territoriali di un Sud che cerca riscatto e pretende rispetto. I miei più fervidi complimenti giungano a Vittorio Rotundo, segretario IdM dell’America del Sud. Continueremo insieme a portare avanti, con i nostri conterranei, le battaglie per la difesa ed il rilancio del Sud e delle vocazioni territoriali tutte, nella consapevolezza che una reale dimensione nazionale di mercato passa dallo sviluppo infrastrutture ed economico del Mezzogiorno. PNRR, crisi energetica, lavoro e Sud sono le sfide del passato e del futuro. Dire oggi che vi è bisogno di più Sud, significa dire più Italia. (og)

Il seminario “La Calabria nel voto nazionale” dell’Unical

Mercoledì 28 settembre, alle 15.30, nell’Aula SSp1 dell’Università della Calabria, è in programma il seminario La Calabria nel voto nazionale, organizzato dall’Osservatorio Politico-Istituzionale del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.

Il seminario è diventato, da molto tempo, un tradizionale appuntamento per analizzare “a caldo” i risultati, i comportamenti elettorali dei calabresi e le prospettive politiche che il risultato prefigura.

Alle analisi dei professori Domenico Cersosimo, Antonio Costabile, Roberto De Luca e Valeria Tarditi, faranno seguito gli interventi di alcuni dei protagonisti della campagna elettorale: Anna Laura Orrico (Movimento 5 stelle), Fausto Orsomarso (Fratelli d’Italia) e Vittorio Pecoraro (Partito Democratico).

Il seminario sarà introdotto e coordinato dal professore emerito Piero Fantozzi.

Elezioni, le reazioni dei politici

I cittadini hanno “parlato” e hanno deciso che il prossimo Governo sarà di centrodestra, guidato da Fratelli d’ItaliaGiorgia Meloni.

Esulta il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, definendo la vittoria del centrodestra «una bella notizia per il Paese».

«Forza Italia, che in tanti davano per morta – anche grazie allo straordinario impegno del presidente Silvio Berlusconi –, consegue un buon risultato a livello nazionale, confermando di fatto le percentuali delle ultime europee del 2019 – ha detto –. In Calabria il partito azzurro ha avuto un risultato clamoroso, sia al Senato – nel quale non avevamo alcun nostro candidato nell’uninominale – che alla Camera – nella quale, invece, avevamo tre candidati nei collegi uninominali».

«Con il 16% – ha proseguito – abbiamo conseguito la percentuale più alta in Italia per Forza Italia e doppiato il dato nazionale.
Ringrazio tutta la squadra regionale di Forza Italia – dal coordinatore Giuseppe Mangialavori ai parlamentari, dai consiglieri regionali e comunali ai sindaci, dai militanti ai simpatizzanti che hanno creduto nel nostro progetto – per l’impegno profuso, per la bella campagna elettorale, e per gli obiettivi raggiunti».

«Ringrazio i cittadini calabresi – ha detto il Governatore – che hanno votato per il centrodestra e in modo particolare quelli che, raccogliendo il mio invito, hanno votato Forza Italia. Grazie al risultato conseguito ieri e con l’ottima e affidabile squadra di parlamentari di Forza Italia, adesso il governo regionale sarà più forte nel rapporto con il governo nazionale. Come ho detto nel corso della campagna elettorale, quello che prima chiedevamo quasi con il cappello in mano adesso – con la forza dei numeri – lo potremo pretendere».

«Rassicuro i calabresi, anche grazie a voi sarò ancora più determinano nel far valere, con i ministri dell’esecutivo nazionale – ha concluso – le ragioni della Calabria sulle infrastrutture, sul rigassificatore di Gioia Tauro, sull’idrico, sui rifiuti, sugli investimenti, sul lavoro, e soprattutto sulla sanità».

Anche il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha evidenziato che «quando il centrodestra è unito e presenta una solida piattaforma programmatica, vince e convince».

«Il voto conferma una saldatura, sia a livello nazionale che regionale – ha sottolineato – tra i dirigenti e i militanti dei partiti del centrodestra e i bisogni del territorio, che è di buon auspicio affinché il nuovo Parlamento e il nuovo Governo assumano le decisioni giuste, per dare prospettive di speranza agli italiani, da Nord a Sud, soprattutto in questo frangente di drammatica crisi economica e sociale».

«Siamo orgogliosi del consenso che i calabresi hanno riconosciuto alle proposte e ai valori che connotano il centrodestra italiano – ha proseguito – anche perché, oltre a evidenziare l’impegno dei leader nazionali e regionali, si riconosce l’ottimo lavoro che la Regione sta facendo, per rendere efficiente ogni settore e introdurre le innovazioni per fronteggiare le sfide del momento».

«La collaborazione leale e sistematica fra Parlamento, Governo e Regione – ha concluso – darà alla Calabria l’opportunità di perfezionare una serie di provvedimenti, che dovranno consentirci di recuperare il tempo perduto e promuovere sviluppo».

I candidati del Centrodestra

Francesco Cannizzaro, che è stato riconfermato deputato per Forza Italia, dalla sede del coordinamento Provinciale di Forza Italia a Reggio Calabria in un posto su Facebook ha scritto «con la testa e con il cuore si vince»; mentre Giuseppe Mangialavori, confermato al Senato, sempre su Facebook ha scritto: «Gli italiani hanno consegnato un’ampia vittoria al centrodestra e bocciato amaramente le sedicenti forze progressiste».

«Adesso – ha sottolineato – l’imperativo categorico è formare un Governo stabile e in grado di affrontare da subito tutte le emergenze del Paese. Forza Italia ha dimostrato di essere ancora una forza centrale nel panorama politico nazionale. Il suo risultato, in Calabria, è stato a dir poco straordinario: il 16% è la percentuale più alta in Italia, il doppio della media nazionale».

«La Calabria si conferma come la regione più azzurra del Paese e, da coordinatore regionale, non posso non esserne orgoglioso» ha detto ancora, ringraziando «gli elettori calabresi che hanno premiato la nostra proposta politica. Ringrazio il presidente Silvio Berlusconi, per l’apporto che, ancora una volta, ha saputo dare a questa campagna elettorale. E ringrazio il governatore Roberto Occhiuto, la cui leadership ha contribuito in modo decisivo al nostro successo».

«Avere Governi di centrodestra a Roma e a Catanzaro non potrà che avere effetti benefici per la Calabria – ha concluso –. Sono sicuro che, da oggi, sia iniziata una nuova storia per la nostra regione e per il Paese».

L’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, in collegamento su L’Altro Corriere Tv, ha parlato di «un risultato molto importante» da parte di Forza Italia, che «tiene a livello nazionale e va molto bene in Calabria, siamo felici. In Calabria non dovremmo andare sotto il 18, un risultato molto importante, più del doppio di quello nazionale, quello che ci aspettavamo.»

«C’erano sondaggi catastrofici che ci davano al 4,5%, ma li abbiamo smentiti con una bella campagna elettorale e con la risposta della gente. C’è un arretramento rispetto alle Regionali ma alle Politiche non ci sono le preferenze, e abbiamo sfidato calibri come la Meloni e Conte. Forza Italia Calabria – ha spiegato l’assessore regionale –  è azionista di maggioranza nel partito nazionale, infatti in Calabria potremmo eleggere sei parlamentari, il 10% del totale».

«Forza Italia afferma il principio per cui il nostro governatore Roberto Occhiuto – ha continuato – fino a qualche mese fa capogruppo del partito alla Camera, sarà proposto come uno dei potenziali leader del partito. Ci sono già altre esperienze in questo senso, penso a Zingaretti nel Pd o nella Lega a Fedriga e Zaia: in Forza Italia la Calabria può dire la sua con Occhiuto».

Denis Nesci, coordinatore Provinciale di Fratelli d’Italia, ha parlato di «una notte dalle mille emozioni, che resterà nella storia del nostro Paese».

«Giorgia Meloni – ha proseguito – si appresta a diventare la prima donna Premier della nazione, grazie ad un risultato inequivocabile in grado, ancora prima della distribuzione definitiva dei seggi, di garantirle una maggioranza solida nei due rami del Parlamento. Grazie ai reggini per la fiducia accordata alla proposta di Fratelli d’Italia, alla quale risponderemo con responsabilità e serietà. Una robusta affermazione che ha permesso al nostro partito di raggiungere numeri importanti sia alla Camera (oltre il 22%) che al Senato (oltre il 23%) e di diventare la prima compagine politica a Reggio Calabria. Per me, anche questo, è motivo di grande orgoglio».

«Contenuta l’onda d’urto del Movimento Cinque Stelle – ha detto ancora – che al Sud ha fatto registrare numeri considerevoli, ma costretta ad impattare sull’entusiasmo e sulla forza del radicamento della nostra comunità politica in città e anche in provincia. Uno sforzo di passione ed aggregazione, per cui non si sono sottratti i nostri dirigenti, i nostri rappresentanti istituzionali, i nostri amministratori e ovviamente i nostri candidati, a cui va la mia riconoscenza».

«Il dato acquisisce ancora più valore nel costatare che anche il Partito Democratico, anzi – ha continuato – l’intera coalizione di centrosinistra, resta alle spalle di Fdi, nonostante i suoi big in campo, e nonostante un’amministrazione monocolore alla guida del Comune e della Città Metropolitana. Un altro – l’ ennesimo – segnale che il giudizio dei cittadini va nell’unica direzione dell’ alternativa di governo anche a livello locale. Bocciato in tutte le sue componenti il Pd ed il centrosinistra».

«Un gran giorno di festa per Fratelli d’Italia – ha detto ancora – il cui impegno costante sui territori che ha permesso di raccogliere i frutti di un lavoro di prossimità e presenza, è stato riconosciuto da elettori attenti a scegliere il merito e la competenza. Valori per i quali Fratelli d’Italia, ha ricevuto un mandato ampio per governare l’Italia e aggredire da subito le tante emergenze dalle quali è incalzata».

«Il nuovo Parlamento ha le esperienze e i profili giusti per portare il Paese fuori dalla burrasca – ha concluso – già dal 13 ottobre quando i partiti saranno chiamati ad eleggere i presidenti di Camera e Senato. Il primo spartiacque per una legislatura che – sono certo – aprirà una nuova e prospera stagione per gli italiani».

«Con Giorgia Meloni siamo entrati nei libri di storia», ha dichiarato Fausto Orsomarso, nel corso dello speciale Elezioni de L’Altro Corriere Tv.

«In tutta Italia, ma anche soprattutto in Calabria la prima grande preoccupazione è il dato dell’astensionismo. Dispiace per chi invece crede nella democrazia e che bisogna mettere in sicurezza l’Italia» ha proseguito, aggiungendo che «ci sarebbe da ringraziare tanti giovani, uomini e donne che in questi anni mi hanno permesso di stare nelle istituzioni».

«Ci auguriamo che la Calabria sarà protagonista anche nell’azione di governo nazionale – ha concluso –. Noi dobbiamo essere all’altezza, scegliere quali politiche vanno fatte al sud e quali investimenti fare. Giorgia Meloni è la migliore rassicurazione rispetto a questo».

Esulta Wanda Ferro, eletta nella Camera dei Deputati per Fratelli d’Italia, che ha ricordato al talk de L’Altro Corriere che «siamo la forza trainante. Giorgia Meloni ha dimostrato di non tradire gli elettori, ma è stato comunque importante il contributo degli alleati. Il dato attuale credo dimostri come il popolo italiano abbia deciso di dare il proprio assenso a Meloni».

Ferro, dopo aver detto che la Lega ha pagato l’errore «del governo gialloverde e del governo Draghi» e che «non posso gioire del tracollo della Lega», ha ribadito la «sfida da affrontare e è quella dei posti di lavoro persi in un batter d’occhio, e dobbiamo dimostrare di essere pronti. Ci saranno scelte più popolari e altre meno ma abbiamo dimostrato di avere tanto coraggio».

Domenico Furgiuele, eletto alla Camera dei Deputati, sempre a L’Altro Corriere ha dichiarato che «abbiamo vissuto la difficoltà di doverci confrontare con delle persone politicamente ricattate dai 5 Stelle», ma «abbiamo vinto, perché evidentemente siamo stati più bravi a portare un messaggio, a portare delle idee che hanno sovrastato quella voglia di assistenzialismo che purtroppo ha pervaso per colpa del Movimento 5 Stelle».

«Ci impegneremo – ha aggiunto Furgiuele – per fare capire a questi elettori, politicamente ricattati dal reddito di cittadinanza, che un’alternativa c’è, che si può lavorare e si può cercare di avere una dignità».

«Ancora non mi sono potuta fermare da ieri sera per potermi dedicare a voi», ha scritto su Facebook Tilde Minasi, assessore regionale alle Politiche Sociali della Regione che è stata eletta al Senato con la Lega.

«Qui, in segreteria, sto ascoltando Matteo Salvini nella sua analisi del voto, quella sulla mia Calabria la faremo tra poco (ma vi anticipo che sono molto contenta, soprattutto nel mio collegio siamo andati molto bene!)».

«Intanto, però, – ha concluso –  giusto un attimo di pausa… Per dirvi solo un primo rapido Grazie!».

«Il Movimento 5 Stelle si conferma come primo partito al Sud», ha dichiarato Giuseppe Conte, leader del Movimento che, in queste elezioni, è il terzo partito, con un 15,4%.

«Tutti ci davano in picchiata e la rimonta è stata significativa» ha proseguito Conte, ribadendo che «siamo la terza forza politica e, quindi, abbiamo una grande responsabilità. Siamo il primo partito al Sud e questo dimostra che quando hai delle idee, dei progetti, passione e parli ai cittadini con cuore sincero loro rispondono».

«Lo dico subito: saremo un’opposizione intransigenti – ha concluso –. Difenderemo le nostre battaglie e le le riforme attuate: non permetteremo a nessuno di metterle in discussione. Su questo abbiamo gran parte del Paese dalla nostra parte. E sono sicuro che anche dall’opposizione riusciremo a realizzare l’agenda progressista».

A evidenziare il dato politico raggiunto dai 5 Stelle a queste elezioni è Davide Tavernise, capogruppo in Consiglio regionale del Movimento: «Il M5S è la prima forza politica della regione. I seggi all’uninominale contesi nella provincia di Cosenza e di Crotone dimostrano, altresì, che c’è stato un dato aggiuntivo: c’è stata una partita dentro la partita».

«È stata, certamente – ha proseguito – quella giocata dai candidati Saladino, Orrico e Baldino, ma i risultati raggiunti nell’area ionica in alcune realtà, come per esempio Crosia, Cariati, Acri, Crotone dove il M5S supera addirittura le altre forze politiche in coalizione, sono la testimonianza che parte del successo è da ricondursi anche al lavoro fatto finora in regione».

«Un lavoro quotidiano – ha concluso  –che ha restituito credibilità al Movimento, centrato sulle priorità dei territori, specie di quelli privati di servizi pubblici essenziali, fatto di interlocuzione con i sindaci del territorio e con associazioni interessate. Un lavoro che deve continuare ora nel solco di quanto fatto fino ad oggi, ed arrivare con più forza sui territori del sud della Calabria che hanno premiato meno. Perché il risultato nella nostra regione deve restituirci uno sguardo fiducioso sul futuro del Movimento ma sempre con un occhio critico affinché il dato proveniente da Reggio Calabria o dal vibonese si uniformi al successo dell’area ionica».

Soddisfatto per il risultato elettorale del Movimento 5 Stelle anche il coordinatore Massimo Misiti, sottolineando s L’Altro Corriere che Conte è «molto contento e quanto prima sarà lui stesso a ringraziare i calabresi».

Per Misiti, il risultato ottenuto «è stato sugli argomenti, che sono stati la lotta alla mafia, lotta alla povertà. Abbiamo fatto errori nei quattro anni e mezzo ma li abbiamo riconosciuti, la fiducia che ci è stata posta, anche se non ci aspettavamo questi numeri, sarà una responsabilità e un peso. La scelta di due candidature simbolo,  come De Raho e Scarpinato, ha dato una spinta in più».

«Il M5S in Calabria sarà il cavallo di un’organizzazione che sarà replicata altrove – ha concluso – sarà un laboratorio non indifferente con forum tematici già partiti e con un percorso gerarchico e ruoli ben definiti. Creeremo un M5S e 2.0 aperto a chi vuole fare buona politica. Siamo molto contenti, ora cerchiamo di capitalizzare questo risultato».

Per Raffaele Mammoliti, consigliere regionale del Partito Democratico, nel corso dello speciale de L’Altro Corriere Tv, ha dichiarato che «il centrodestra ha vinto ma quel voto va analizzato. Alle regionali avevano ottenuto il 54% quindi il dato attuale è un passo indietro. Quell’alleanza vince perché il Pd e Movimento Cinque Stelle non sono stati nelle condizioni di fare alleanze, altrimenti i dati si sarebbero capovolti».

«Abbiamo perso. Un partito serio si interroga sulle ragioni della sconfitta – ha sottolineato Mammoliti – ed il Partito democratico non è più di sinistra, non rappresenta le famiglie in difficoltà, la sinistra sociale, la componente del lavoro, il disagio».

«La spinta propulsiva del Pd si è conclusa – ha rimarcato il consigliere regionale – il partito va rifondato. La sinistra delle periferie deve ritrovare la forza di rappresentare le fasce deboli, quel mondo. Abbiamo perso anche perché i cinque stelle hanno incamerato molta sinistra sociale».
«E poi – insiste – il partito non è in grado di valorizzare le nostre misure come il reddito di inclusione che era una nostra proposta. Tra l’altro trasecolo rispetto alle dichiarazioni di uomini delle istituzioni di centrodestra, secondo cui il reddito di cittadinanza è un ricatto o, addirittura, voto di scambio».

«Non mi interessa l’individuazione dei capri espiatori, discuto la linea politica del partito. Il segretario regionale Nicola Irto ha proposto i migliori nomi possibili segnalati dalle federazioni. Sulla base di quel ventaglio di nomi, Irto ha indicato il meglio», ha concluso.

Francesco Pitaro, in un post su Facebook, ha scritto che «ci abbiamo provato, ma la mancata alleanza Pd – Cinque Stelle, in una competizione regolata da una pessima legge elettorale che premia le alleanze elettoralistiche, ha consegnato la vittoria al centrodestra trainato da Fdi».

«La scarsa affluenza alle urne, con la Calabria che batte tutti – ha spiegato – evidenzia un rilevante problema democratico. È importante prendere in considerazione la crisi della rappresentanza, dovuta al distacco fra politica e popolo, ma adesso è urgente che gli esponenti dell’area progressista, che è maggioranza nel Paese, trovino il modo di unire progettualità e forze. La progettualità del Pd e il nuovo corso del partito di Conte, che hanno in comune una visione europeista dei problemi, sono imprescindibili per garantire all’Italia la possibilità di superare povertà, privilegi, pregiudizi e paure».
«Anche in Calabria abbiamo fatto di tutto per esporre le buone proposte del Pd che, dopo anni di commissariamento – ha concluso – con Nicola Irto, attraverso una marcata azione di rinnovamento, sta recuperando spazio e credibilità. Personalmente, ringrazio le amiche e gli amici, davvero tantissimi, per la stima e l’affetto che mi hanno dimostrato. Con tutti voi, assieme al gruppo dirigente e ai militanti del Pd, abbiamo tracciato un percorso d’impegno per il bene comune. Un impegno che non finisce qui».
«Gli italiani hanno scelto di farsi governare dal centrodestra», ha scritto in una nota Dalila Nesci, deputata di Impegno Civico e sottosegretaria per il Sud.
«Dobbiamo riconoscere e accettare l’esito del voto democratico del 25 settembre, senza ignorare il significato dell’aumento degli astenuti rispetto alle Politiche del 2018» ha aggiunto, congratulandosi con «Giorgia Meloni e a Giuseppe Conte, che hanno vinto».
«Mi auguro che il prossimo esecutivo – ha proseguito Nesci – continui sulla strada delle riforme che avevamo avviato e non disperda l’enorme lavoro che con il presidente Draghi avevamo svolto per l’attuazione del Pnrr, anche riuscendo a garantire le giuste risorse e vere opportunità al Mezzogiorno e ai piccoli Comuni del Sud. Soprattutto, auspico che il futuro governo di centrodestra intervenga al più presto con un decreto che metta in sicurezza famiglie ed imprese dai gravissimi rischi legati alla crisi energetica, economica e sociale in atto».
«Non abbiamo avuto il tempo –  ha detto la deputata di Impegno Civico – di far comprendere agli elettori gli sforzi compiuti in un periodo delicatissimo, il nostro progetto politico e le nostre proposte, dal taglio delle bollette alle agevolazioni fiscali, dalle misure per i giovani a quelle per la tutela della salute e dell’ambiente, per la tenuta dello Stato sociale e per la crescita economica. Ringrazio tutte le persone con cui mi sono confrontata negli anni e quanti mi hanno dato fiducia per il mio operato».
«Malgrado la sconfitta elettorale, ho la certezza – ha concluso Nesci – d’aver prodotto risultati importanti, anche per il bene della mia Calabria, per cui continuerò a lottare con coraggio e determinazione». (rrm)

Quagliarello (Noi Moderati): Calabria non sia terra di sfruttamento elettorale

Gaetano Quagliarello, senatore di Noi Moderati, ha evidenziato come sia «impressionante, in queste ore, in particolare fra sinistra e M5S, ci sia una gara ad accaparrarsi il consenso delle fasce e delle aree più fragili del nostro Paese, tra cui la Calabria, alimentandone lo stato di fragilità invece di avanzare proposte che mettano i territori nelle condizioni di superarlo».

«Per quanto ci riguarda – ha spiegato Quagliariello – questa tornata elettorale non è occasione per lucrare sulle debolezze ma per rilanciare un impegno che, a partire dal Mezzogiorno, dalla Calabria e dall’entroterra appenninico, ci ha visto da sempre in prima linea. Si tratta di territori che presentano un gap di sviluppo e dunque un grande potenziale di crescita; che custodiscono il cuore identitario della nostra nazione; che favoriscono un modello sociale da emendare da alcuni vizi atavici ma del quale l’esperienza della pandemia ha rivelato le enormi potenzialità».

«Oggi, di fronte alla grave crisi che stiamo vivendo, si schiude per le aree fragili una inattesa occasione di ripartenza – ha proseguito –. C’è da mettere sapientemente a frutto il Pnrr e c’è da favorire le condizioni di contesto che consentano al Sud, alla Calabria e alle aree interne di camminare con le proprie gambe».

«Mentre da molte latitudini politiche c’è chi si affanna a innaffiare la pianta del disagio alimentando il miraggio assistenziale – ha concluso – noi intendiamo continuare a farci portatori di un nuovo modello di sviluppo». (rcs)