Rosarno ha di nuovo un sindaco, è Pasquale Putrì

di CATERINA RESTUCCIA – Dopo 25 mesi di amministrazione prefettizia con la triade Giannelli, Mancuso e Buda, Palazzo San Giovanni festeggia il nuovo gruppo entrante.

Questa volta è il dottore Pasquale Cutrì a dirigere i prossimi cinque anni di vita amministrativa della cittadina pianigiana, che da anni spera in una vera rinascita.

E mentre in Piazza Duomo erano in tanti i festosi per i risultati della squadra della lista numero 2 “Obiettivo Rosarno”, nelle sedi ufficiali delle liste non vincitrici si rifletteva e si correggeva il tiro sulla fiducia non acquisita. In Piazza Valarioti alla seconda lista più votata, gruppo “Rosarno prima di tutto”, non è mancata la tristezza per uno scarto non elevatissimo, ossia della sola differenza del 9% sul totale vincitore dei voti di fiducia del 45%.

Certamente la scarsezza dell’affluenza ha giocato molto a favore della lista vincitrice, sulla popolazione che avrebbe dovuto votare, ossia dai 12.906 iscritti solo il 54% si è portato alle urne, decidendo così per l’intera città. Dati allarmanti di mancata partecipazione e di poco interesse, che spiegano la stanchezza e la sfiducia di una comunità ampia, ma anche molto articolata socialmente e politicamente.

E con grande spirito collaborativo non sono mancate le serene parole dell’avvocato Michele Filippo Italiano, che nel suo messaggio scrive «Congratulazioni al nuovo sindaco di Rosarno, dott. Pasquale Cutrì, al quale formulo i miei più sinceri auguri di buon lavoro per il bene della nostra città».

Sulla stessa linea si sono mosse le espressioni del candidato alla carica di sindaco con la prima lista “Rosarno bene comune” Cosma Ferrarini, che, pur dichiarando apertamente di non essersi aspettato siffatto risultato da quanto ci si auspicava, e augurando longevità alla nuova amministrazione, non tace la soddisfazione di un buon operato dicendo «Abbiamo fatto una bella battaglia con una bellissima squadra, forse una sola cosa: i cittadini non ci hanno capiti, ma prendiamo atto di questo risultato e andiamo avanti nell’auspicio che quanto accaduto sia buono per il nostro paese».

Terminate le corse, concluse le operazioni, in una di quelle che sembra essere stata la tornata elettorale amministrativa più veloce e lampo, su un totale di 6.918 voti validi, 3.180 voti hanno decretato la vittoria del dottor Cutrì quale sindaco di Rosarno. La cittadina, con i numeri nelle urne, riconferma senza troppi fronzoli gli stessi sostegni storici e consolidati sodalizi elettorali, già manifestati ed espressi in altre campagne di bacino provinciale e regionale, ribadendo una certa fiducia, nonostante gli ultimi esiti, verso gli stessi indirizzi e le stesse simpatie politiche. (cr)

Europa verde Calabria: «Un’alleanza eco sociale per il clima e la democrazia»

Sabato scorso, si è riunito il Consiglio Federale Nazionale di Europa Verde che ha approvato, con l’83% dei voti favorevoli, la mozione presentata dal Co Portavoce Angelo Bonelli in vista delle prossime elezioni europee.

Al Cfn hanno preso parte i consiglieri federali calabresi: in rappresentanza regionale Giuseppe Campana, Roberto Caligiuri per la provincia di Catanzaro e Ferruccio Scorza per la provincia di Cosenza; assieme a loro Elisa Romano componente della direzione nazionale.

La mozione “Un’alleanza eco sociale per il clima e la democrazia”, che vedrà un evento pubblico in autunno a Roma, si costituisce su una proposta radicale argomentata su diversi temi quali clima, welfare, modello economico, femminismo e diritti universali della persona che si contrappone a quella delle destre negazioniste che, insieme a Giorgia Meloni, hanno il chiaro progetto di fermare la transizione ecologica per difendere un modello economico e fossile che è la causa della drammatica crisi climatica che ha generato, e genera, malcontento sociale, alimentando conflitti e guerre.

Il documento approvato affronta anche questioni che in questo momento i parlamentari Verdi stanno ponendo al governo Meloni, come quella dei costi delle bollette energetiche per famiglie e imprese che continuano a salire, portando ogni mese molte persone ad entrare nella soglia di povertà a fronte degli extraprofitti energetici, che il governo italiano non vuole tassare. Tutto questo è una dimostrazione di quanto il modello fossile sia dannoso anche per l’economia delle famiglie italiane, ancor più ove si consideri che ad agosto 2022 il gas costava 330 euro/Mwh mentre oggi è a 370 euro/Mwh.

Le prossime elezioni europee, saranno un punto di svolta per il futuro dell’Europa e delle politiche sul clima e sociali e, in forza della positiva esperienza di Alleanza Verdi e Sinistra, si ritiene che occorre lavorare per uno spazio aperto e inclusivo alle tante realtà associative, al civismo, che sappia anche andare oltre, con l’obiettivo di costruire una proposta convincente, credibile e attraente per le prossime elezioni europee del 9 giugno 2024. Una data cruciale per i Verdi Italiani che con Europa Verde, come avvenuto già da diverso tempo in altri paesi con ottime percentuali, saranno impegnati nel costruire un percorso incisivo nelle politiche europee e non un partito unico o a rifondare la sinistra.

Per questo si ritiene fondamentale e strategico rafforzare le politiche di riorganizzazione territoriale del partito focalizzando la discussione anche nella programmazione di altri importanti appuntamenti elettorali quali le amministrative. Su questo punto è intervenuto il coordinatore dell’esecutivo regionale Giuseppe Campana «La mozione, fa anche riferimento ai territori e per quanto riguarda la Calabria stiamo già tracciando la linea dei contenuti citati. A livello regionale, stiamo lavorando per chiudere, a stretto giro, importanti adesioni ad Europa Verde da parte di figure rappresentative delle istituzioni regionali ed altre di reti territoriali ambientaliste e civiche. Stiamo continuando a dialogare, ognuno mantenendo la propria autonomia, certamente con Sinistra Italiana in vista dei prossimi appuntamenti importanti delle amministrative che ci attendono tra qualche mese, come quelle di Corigliano Rossano».

Interviene anche Elisa Romano affermando che «Questa mozione riporta i contenuti di una discussione ampia, pluralista e democratica avvenuta all’interno delle ultime direzioni nazionali. E’ bene continuare a dialogare con quelle forze politiche e quelle reti civiche che ci hanno permesso di ritornare in parlamento e, quindi, di poter dire la nostra come partito». (rcz)

Calabria al voto, sono 41 i Comuni che andranno alle urne domani e lunedì

Comunali in Calabria. Domani e lunedì si vota, infatti, si vota in 41 Comuni suddivisi per le 5 province calabresi.
Si voterà, in particolare, in 7 Comuni della provincia di Catanzaro, 15 della provincia di Cosenza, 3 in provincia di Crotone, 10 in provincia di Reggio Calabria e 6 in provincia di Vibo Valentia.

A Catanzaro sfide elettorali a Cardinale, Curinga, Gasperina, Guardavalle, San Mango d’Aquino, Santa Caterina dello Ionio e Stalettì.

In provincia di Cosenza si vota a Bonifati, Canna, Cariati, Carolei, Casali del Manco, Castrolibero, Maierà, Malito, Mandatoriccio, Marano Marchesato, Paterno Calabro, Piane Crati, San Martino di Finita, Serra d’Aiello e Terravecchia.

Cerenzia, Savelli e Scandale sono le amministrazioni comunali che si rinnovano nel crotonese.

A Reggio Calabria si vota a Bianco, Candidoni, Condofuri, Fiumara, Gioiosa Ionica, Locri, San Pietro di Caridà, Santa Cristina d’Aspromonte, Serrata e Sinopoli.

Dinami, Filandari, Gerocarne, Nardodipace, Parghelia e Sant’Onofrio sono invece i Comuni del vibonese dove si va alle urne. (fc)

PROVINCIA DI CATANZARO
Cardinale
Danilo Staglianò (Si Amo Cardinale)
Salvatore Nicola Salvi (Io Partecipo – Movimento Civico)

Stalettì
Alfonso Mercurio (Libertamente)
Mario Gentile (Stalettì Futura)

Curinga
Elia Carmelo Pallaria (Impegno Comune)
Patrizia Giovanna Maiello (Cittadini al Centro)
Roberto Sorrenti (Oltre)

Gasperina
Domenico Carlo Lomanni (Alleanza per Gasperina)
Gregorio Gallello (Insieme per Gasperina)

Santa Caterina dello Ionio
Francesco Severino (Il Faro)

Guardavalle
Antonio Purri (Patto Civico per Guardavalle)
Giuseppe Caristo (Trasparenza e Partecipazione)

San Mango D’Aquino
Gianmarco Cimino (Futuro Adesso San Mango 2030)
Francesco Trunzo (Impegno e Passione)

PROVINCIA DI COSENZA
Bonifati
Francesco Grosso (Bonifati insieme)
Olimpia De Gregorio (Mediterranea)

Canna
Manuela Radicioni (Alternativa Sociale Italiana Autonoma)(
Sante Cospito (Insieme per Cambiare Canna)
Maria Truncellito (Si Amo Canna)
Paolo Stigliano (Viva Canna)

Cariati
Saverio Greco (L’alternativa c’è)
Cataldo Minò (Insieme)
Mimmo Formaro (Lampare)

Carolei
Francesco Iannucci (Rinascita)
Francesco Rotondaro (Cambiamo insieme Carolei)

Casali del Manco
Francesca Pisani (Casali del Manco 2.0)
Ippolito Morrone (Spazio e futuro)
Stefania Rota (Progetto Casali del Manco)

Castrolibero
Antonella Garritano (Castrolibero nel cuore)
Orlandino Greco (Rinascita Civica)

Maierà
Francesco Antonio Liserre (Amerai Maierà)
Ivano Russo (Insieme si può)

Malito
Mario Francesco De Rosa (4.0)
Luisa Carpino (La torre)
Pierfrancesca Pellegrini (Alternativa sociale)

Mandatoriccio
Vincenzo Leonardo Grispino (Insieme si può)
Egidio Carlino (La fenice)

Marano Marchesato
Eduardo Vivacqua (Insieme per Marano Marchesato)
Domenico Carbone (Libera Mente)

Paterno Calabro
Lucia Papaianni (Paterno al Centro)
Luigi Gagliardi (Paterno Insieme)

Piane Crati
Stefano Borrelli (Piane Crati 2023)

San Martino di Finita
Paolo Calabrese (Uniti per un futuro)
Salvatore De Marco (Consenso comune)

Serra d’Aiello
Antonio Cuglietta (Sosteniamo Serra)
Vincenzo Paradiso (Viviamo Serra)
Vito Antonio Andrioli (Alternativa Sociale Italiana – Serra d’Aiello Autonomia)

Terravecchia
Paolo Pignataro (Progressisti)
Saverio Liguori (Amore vero)

PROVINCIA DI CROTONE
Savelli
Domenico Frontera (L’Alveare Savelli a Lavoro)
Francesco Spina (Ricominciamo)

Cerenzia
Francesco De Paola (Insieme per Cambiare)
Pasquale Arcuri (Vivi Amo Cerenzia)
Salvatore Mascaro (Per Cerenzia)

Scandale
Antonio Barberio (Adesso! Scannale)
Adelina Rizzuto (Civicamente Insieme per Scandale)

PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA
Condofuri
Bruno Maisano (Democrazia È libertà)
Filippo Paino (Si Amo Condofuri)
Tommaso Iaria (Rilanciamo Condofuri)

Fiumara
Michele Filocamo (Amiamo Fiumara)
Vincenzo Pensabene (Fiumara è Viwa)

Sinopoli
Luigi Chiappalone (Lista Arcobaleno)
Vincenzo Caruso (Uniti per Sinopoli)

Santa Caterina D’Aspromonte
Antonio Violi (Rinascita Cristinese)
Salvatore Papalia (Insieme per Santa Caterina d’Aspromonte)
Saverio Caminiti (Guardare Avanti)

Bianco
Giovanni Versace (Insieme per Bianco)
Pasquale Ceratti (Uniti per Bianco)

Locri
Giuseppe Fontana (Tutti per Locri)
Raffaele Sainato (Con Senso Civico per Locri)
Ugo Passafaro (Storia e Progresso per Locri)

Gioiosa Ionica
Domenico Depino (Costruire Insieme)
Luca “Giuseppe” Ritorto (Gioiosa Bene Comune)

San Pietro di Caridà
Caterina Gatto (Cambiare si Deve)
Mario Masso (Insieme per il Futuro di San Pietro di Caridà)
Sergio Rosano (Patto per San Pietro di Caridà)

Serrata
Angelo D’Angelis (Viviamo Serrata)
Pasquale Giordano (Risveglio Popolare)

PROVINCIA DI VIBO VALENTIA
Dinami
Antonino Di Bella (Dinami nel Cuore)
Carmelo Callà (Libera Mente)
Gregorio Ciccone (Le Ali della Libertà)

Filandari
Concettina, Rita, Maria Fuduli (Ancora e Sempre – con e per la Gente)
Enzo Deodato (Uniti per Filandari)
Fortunato Rotella (Filandaresi Uniti per il Cambiamento)

Gerocarne
Luigi Crispo (Per Gerocarne)
Pasquale Vivona (Gerocarne Futura)

Nardodipace
Fabio Tassone (Alleanza democratica)
Romano Loielo (Uniti per Nardodipace)
Samuele Maiolo (Costruiamo il Futuro per Nardodipace)

Parghelia
Daniele Antonello Vasinton (Guardare al Futuro)
Antonio Landro (Parghelia Democratica)

Sant’Onofrio
Antonino Pezzo (Forza Sant’Onofrio)
Giuseppe Alibrandi (Costruiamo il Futuro)
Ottavio Gaetano Bruni (Per il Bene Comune)

L’OPINIONE / Alessandro Crocco: Il nuovo Parlamento discuta su temi e riforme non più procastinabili

di ALESSANDRO CROCCO – L’elezioni politiche dello scorso 25 settembre hanno delineato, con la nomina dei nuovi deputati e senatori, il nuovo Governo italiano. In Nord e Centro America gli eletti che rappresenteranno gli italiani all’estero sono tre: La Marca (PD), al Senato e alla Camera Di Giuseppe (FDI) e Di Sanzo (PD). A loro, come presidente del Comites NYC, gli auguri di buon lavoro, per un ruolo che riteniamo di fondamentale importanza, essendo il tramite e la voce in Parlamento e in Senato per un riconoscimento certo e attivo degli italiani all’estero.

Un ruolo che va senza dubbio rafforzato, rinsaldato per promuovere quel rapporto fiduciario fra le comunità italiane all’estero e la terra di origine, fra chi è partito e chi è rimasto, creando una rete di relazioni che colleghi il resto del mondo all’Italia e ai suoi territori e recuperando voce e diritti. Una riflessione post voto che porta a definire priorità e azioni da mettere in campo con maggiore insistenza e determinazione, per risaldare attraverso i nostri rappresentanti e gli organismi preposti, un legame istituzionale sempre maggiore, così da garantire alle nostre comunità quei servizi e quell’ascolto di cui necessitano e hanno diritto.

Il dibattito politico intorno ad alcuni temi caldi, che solo in parte sono stati presentati nei programmi politici dei diversi schieramenti, deve tornare ad essere preponderante per attuare sia quelle riforme necessarie per il riconoscimento dei diritti degli italiani all’estero, sia quei provvedimenti che sostengano il rinnovamento di molti degli ambiti, degli enti e degli organismi che promuovono e mantengono le relazioni istituzionali e non.

La prima battaglia da condurre è proprio sulla riforma del voto all’estero che manifesta tutta la sua inefficienza e quindi la negazione di poter esercitare un propio diritto. Vanno riviste sia la legge riferita all’Anagrafe e censimento degli italiani all’estero (Aire), che si mostra come uno strumento imperfetto sia perché l’iscrizione pur obbligatoria non viene da tutti effettuata sia per i meccanismi di aggiornamento degli elenchi che rende impossibile il contatto con il cittadino e il ricevimento della cartolina o del plico elettorale in caso di votazioni (che si lega al fenomeno dei cittadini irreperibili all’estero o di cui non si è comunicata la scomparsa), sia quella che disciplina il voto degli italiani all’estero.

Il peso degli italiani estero nel corpo elettorale nazionale oggi è pari a circa il 10,3%, va da sé che ciò influisce nella determinazione del tasso di astensione dal voto, alto soprattutto nelle elezioni regionali e locali che non ne consentono l’esercizio per corrispondenza come invece nelle nazionali, dove la percentuale dei non votanti trova ragione nella farraginosa modalità dell’esercizio stesso del voto. La stessa che da spazio a brogli più volte denunciati!

Un impegno oggettivo, quindi, che i nuovi rappresentanti devono assumersi, guardando, anche, ad una generale riforma degli organismi dai Consolati, al Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero), agli stessi Comites. I quali, così come sono strutturati, non rispondono più alle reali esigenze di un mondo, quella della immigrazione, in continua evoluzione e che necessita di una nuova visione e una prospettiva diversa, in quanto rappresentano dei veri e propri organismi di prossimità che hanno ben chiara la realtà in cui si muovono e vivono, sono la vera trade union con le comunità.

In sintesi, queste sono solo alcune delle richieste di discussione che, come presidente del Comites NYC, rivolgo ai neo letti affinché la propria azione politica sia indirizzata, attraverso una fattiva e reale collaborazione tra le parti, a rispondere alle sfide del cambiamento e guidata a conquistare una dignitosa posizione all’interno dei processi di quella nuova globalizzazione che, anche e soprattutto dopo la pandemia, guarda sempre di più alle comunità come valore ed essenza delle azioni e delle scelte. (ac)

[Alessandro Crocco è presidente Comites NYC]

L’EDITORIALE / Filippo Veltri: Il vero nemico del PD è il PD

di FILIPPO VELTRI – «Ci sarebbe da riflettere davvero senza scorciatoie se questo partito ha ancora una funzione e se mai l’ha avuta. Un partito che si dice di sinistra senza esserlo è un non senso, una contraddizione vivente o forse morente».

«Io penso che non serva un congresso per riconsegnare alle correnti il potere di scegliere l’ennesimo segretario da suicidare dopo qualche tempo. Io penso davvero e non senza dolore che questo PD vada sciolto e rifondato, ucciso e resuscitato, distrutto e ricostruito dalle fondamenta e con coordinate nuove, radicali, pensate e pensanti, futuribili e al passo con le nuove esigenze di giustizia sociale, ambientale, territoriale, di genere e generazionale. Non è una sconfitta come un’altra e stavolta non abbiamo neppure alibi da sventolare».

«È una sconfitta che ha il sapore di Partito socialista francese, di quel partito cioè che intendendo il riformismo come il governo per il governo ha finito per estinguersi. Ecco, io vorrei che per noi ci fosse un altro finale».

Questa lunga riflessione che poniamo oggi in testa a questo editoriale è di un giovane (ma non più giovanissimo) dirigente di quello che una volta era il Pci, poi Pds, Ds e infine PD. Si chiama Luigi Guglielmelli e viene dalla Presila Cosentina, un tempo bacino storico della sinistra calabrese e italiana, lì dove venne ospitato e nascosto Pietro Ingrao negli anni bui del fascismo.

Guglielmelli ha avuto un paio di giorni fa il coraggio di mettere i piedi nel piatto e di dire la cosa forse più vera, quando è già iniziata la folle, ennesima corsa al nuovo toto segretario e anzi ci sono già le prime candidature per sostituire Letta (poveri noi! Non hanno capito nulla!).

Non serve a nulla, infatti, cambiare il settimo segretario in 14 anni (manco la bonanima di Zamparini avrebbe fatto meglio con i suoi allenatori cambiati e riciclati!) se non cambia tutto il contesto! Il PD, questo PD, non serve a nulla, in mano a capicorrente, a Roma e poi in cascata in periferia, che hanno in mente solo la loro autoconservazione. Un partito che in tutti questi anni è sembrato vivere in una bolla, che non si è accorto minimamente di quello che agitava il corpo della società. Che non ha capito perché per troppo tempo ha vissuto al di sopra, in un circuito autoreferenziale dentro il quale non c’erano la vita e i problemi del Paese, ma una loro rappresentazione deformata. 

Ha scritto Pietro Spataro, un altro che viene da lontano e che ha fatto il caporedattore all’Unità (quella vera) e oggi scrive su Strisciarossa, il blog di quel che resta di quel meraviglioso giornale fondato da Antonio Gramsci: « …non si spiega altrimenti l’insistenza su Draghi e sulla sua misteriosa agenda. Avere immaginato che il paese fosse rimasto talmente colpito e indignato per la crisi di quel governo e per l’uscita di scena del grande finanziere da riversare i suoi voti sul Pd, è stato un errore che solo un partito sordo e cieco poteva compiere. Il Problema del Pd è il PD».

Questo è il vero problema.

Aveva ragione Massimo D’Alema (un altro che non si può, però, nemmeno citare pena la forca, a sentire quella sinistra che più sinistra non si può, che non è però mai responsabile di nulla e che il 25 settembre è arrivata all’ iperbolica percentuale dell’ 1 per cento!): quel partito, nato dall’incontro di culture politiche diverse, non ha mai definito la propria identità e si è trasformato nel tempo in una sorta di taxi sul quale si può salire per andare ognuno dove desidera. Nella maggior parte dei casi la destinazione richiesta è stata il governo, il potere: è stata questa la massima aspirazione, a prescindere spesso dai programmi e dagli alleati.

«Questa ‘torsione governista’ è stata – ha scritto Spataro – la rovina del Pd perché lo ha tenuto chiuso dentro le stanze che contano, sempre più distante dal popolo che dice di voler rappresentare e che non sa più chi è. Qual è, infatti, il blocco sociale del Pd? Chi sono i suoi referenti? Dov’è il suo insediamento? Tutte domande a cui è difficile rispondere, perché nemmeno al Nazareno lo sanno, o meglio ognuno lo sa a modo suo. Ma senza identità un partito non esiste. Non è niente, oppure è tutto e il contrario di tutto: si può essere il partito del Jobs Act e quello contro il precariato e contro le disuguaglianze, per fare un solo esempio».

«Insomma,a 14 dalla sua nascita ancora non è chiaro se il Pd è un partito di sinistra, un partito centrista, una nuova Dc, un partito socialdemocratico, un partito liberale. L’idea di voler essere tutto questo insieme costituisce il male oscuro che lo sta corrodendo. Pensare che cambiando di nuovo segretario si possa risolvere ogni problema è una grande illusione. Pensare che Stefano Bonaccini o Elly Schlein o chissà chi altro possa salvare un partito in crisi solo con la sua bella presenza è un’idea completamente sbagliata e fuorviante».

«Il Pd, infatti, si trova difronte a un bivio. O meglio, si trova in una situazione da anno zero. Se non scioglie i nodi che abbiamo tratteggiato e non riesce a capire finalmente chi è e che cosa vuole, è destinato a consumarsi. Bisognerebbe avere il coraggio e la forza diaprire una discussione seria, anche aspra, come si faceva nei partiti della vituperata prima repubblica. Bisognerebbe avere il coraggio di farla, questa discussione, anche mettendo nel conto una separazione: i moderati-centristi da una parte, i socialdemocratici da un’altra. Meglio dividersi piuttosto che reiterare i compromessi che annichiliscono e rendono impotenti, piuttosto che tenere in piedi un partito indefinito, piuttosto che coltivare, come cantava Francesco Guccini ai tempi della Dc, “una politica che è solo far carriera”».

«I prossimi mesi saranno decisivi. Se il Pd avrà il coraggio di fare questo e di mettersi in discussione, di pensare a nuove idee per nuove aggregazioni, di rinnovare una classe dirigente che si è consumata nei giochetti tattici, di capire qual è la sua “costituzione ideale” e i suoi referenti sociali, di riconquistare un’autonomia politico-culturale consumata nell’inseguimento di “papi stranieri”, allora forse si potrà aprire una nuova stagione. Altrimenti il declino sarà inesorabile. Finirà che il partito che voleva essere pigliatutto (la famosa vocazione maggioritaria) non piglierà più niente».

«Ma sarebbe, sia chiaro, un problema serio non solo per il Pd. Questo processo di ripensamento, infatti, riguarda anche tutti quelli che ancora credono che possa esistere una sinistra del cambiamento nel nostro futuro. Nessuno si senta escluso». (fv)

 

La mancata elezione di rappresentanti al Governo penalizza il territorio della Locride

di ARISTIDE BAVA – Nella Locride si registra una grande delusione per la mancata elezione di qualche rappresentante politico del territorio. In molti pensavano che, almeno il sindaco di Locri Giovanni Calabrese, ce la potesse fare. Così, purtroppo, non è stato.

Un peccato perché sono in molti a pensare che il momento attuale, per la Locride, è quello più importante per disegnare il suo futuro anche sulla spinta emotiva che sta creando la candidatura a Capitale Italiana della cultura 2025. Anche se – è bene dirlo – la situazione esistente sul territorio è tutt’altro che positiva e, proprio per questo, una eventuale rappresentanza in Parlamento di uomini della Locride avrebbe potuto contribuire a risolvere qualcuno dei tanti problemi del territorio, ormai abbastanza noti. 

Pochi collegamenti, sistema sanitario in ginocchio, lunga attesa per una 106 che anziché essere arteria di vita continua ad essere arteria di morte , turismo legato a problemi atavici che malgrado gli enormi sforzi che si stanno facendo non riesce a decollare per come dovrebbe. Queste sono tutte cose che pesano negativamente anche se ci sono  quelli, comunque, che, malgrado tutto, credono ancora nella possibilità di un forte rilancio del territorio.

D’altra parte è giusto che sia così. Non bisogna mai perdere tutte le speranze. Si spera quindi che il progetto strutturato per la candidatura possa servire a sollecitare necessarie iniziative per il futuro. Non ci stanchiamo di dire che le potenzialità per un adeguato sviluppo del territorio esistono. La stessa presenza del Porto di Roccella – di cui ancora non si è veramente capita la grande importanza – è una forza aggiunta. Molti pensano anche che il segreto principale  è quello di realizzare una visione d’insieme del territorio per cogliere obiettivi capaci di promuovere a tutto campo il comprensorio. Cosa che sino a questo momento non si è fatta per gli spiacevoli “campanilismi” che spesso hanno bloccato anche iniziative di largo spessore.

Molti dicono che questa sia ormai una fase superata e che, quindi, adesso si può ragionare in maniera diversa e costruttiva. Speriamo.  C’è, poi, chi pensa che la possibilità ottimale sia quella di incrementare il settore turistico forte di grandi potenzialità riconosciute da tutti ma mai sfruttate a dovere. Certamente sono considerazioni attendibili ma intanto sarebbe opportuno  mettere assieme le cose positive e puntare, intanto, a sfruttare quello che è possibile sfruttare non perdendo di vista, però, la necessità di guardare anche al futuro. Resta la necessità, però, che oggi, perché si possa sperare veramente l’auspicato cambio di passo sia doveroso uno sforzo complessivo e, soprattutto, diverso dal solito.

E non guasterebbe se anche le amministrazioni locali e gli stessi rappresentanti della Città Metropolitana e/o della Regione si adeguassero a questa necessità. Anche e soprattutto, nel momento in cui grazie a Locride Capitale della cultura pure i riflettori nazionali sono puntati sul territorio della Locride. È chiaro che qui non bastano il solo mare, il solo sole, i soli monti e i soli borghi antichi  per rilanciare il territorio e la stessa Calabria. Anche se, per fortuna, sono cose che abbiamo e delle quali possiamo vantarci. Ma  bisogna ripartire proprio da quello che abbiamo, per programmare ipotesi progettuali capaci di dare soluzione ai problemi e arricchire le potenzialità del territorio.

Ci spieghiamo meglio: Abbiamo il mare ma bisogna far funzionare i depuratori; abbiamo la montagna ma bisogna rendere agevole i suoi percorsi e ripulirla dell’ammasso di rifiuti che negli ultimi anni sono disseminati dappertutto; abbiamo il sole ma bisogna favorire il buon funzionamento della stagione balneare e allungarne i tempi, abbiamo i borghi antichi  ma bisogna qualificarli e valorizzarli. Senza dimenticare i tesori archeologici e senza dimenticare l’enogastronomia, eccellenze indiscusse del territorio che sono la principale spinta per attrarre turisti e visitatori. Locride Capitale della cultura ci offre qualche possibilità immediata ma questa possibilità deve camminare con i piedi e la capacità degli uomini e, soprattutto, con la loro volontà operativa. Non resta che domandarsi se questa volontà esiste! (ab)

GIOIA TAURO (RC) – Frachea (FDI): Il Partito ha quadruplicato le proprie preferenze

Francesca Frachea, membro del Coordinamento Provinciale di Fratelli d’Italia, ha ringraziato «tutti coloro che hanno permesso di raggiungere questo incredibile risultato elettorale».

«Basti pensare che alla scorsa tornata elettorale, alla Camera dei Deputati – ha spiegato – Fratelli d’Italia aveva ottenuto solo 346 preferenze. Un risultato che rende merito a tutti coloro che si sono impegnati, soprattutto in considerazione del fatto che Gioia Tauro non aveva alcun candidato diretto in questa tornata elettorale ma, di contro, si scontrava con la candidata gioiese al Senato in quota Forza Italia».

Continua Frachea: «Nonostante tutto questo, Fratelli d’Italia, a Gioia Tauro, ha quadruplicato le proprie preferenze, in considerazione del fatto che per il Senato ha ottenuto 1.431 voti, mentre alla Camera dei Deputati ben 1.600».

«Risultati che parlano da soli, che mi fanno ben sperare per il futuro, soprattutto – ha proseguito – se si considera il risultato ottenuto appena 4 anni fa. Comprensibile il rammarico per la mancata elezione di Giovanna Cusumano al Senato e di Giovanni Calabrese alla Camera dei Deputati, nonostante lo straordinario risultato elettorale. A loro va il mio plauso, conscia che il loro percorso, all’interno del partito, troverà giovamento di questa importante esperienza elettorale».

«In ultimo – ha concluso – un ringraziamento particolare sento di doverlo fare al nostro Commissario provinciale Denis Nesci, che ha saputo spendersi senza risparmiarsi, con abnegazione ed alto senso del dovere, nei confronti del partito e della nostra leader Giorgia Meloni, al fine di poter sostenere al meglio i nostri candidati, ottenendo una vittoria che avrebbe meritato un esito ancora maggiore, ma che ci vede assolutamente soddisfatti per i numeri, in termini di preferenze, che siamo riusciti ad ottenere». (rrc)

Saccomanno (Lega): Risultato eccezionale con elezione di tre parlamentari

È soddisfatto Giacomo Saccomanno, commissario regionale della Lega, per i risultati ottenuti in Calabria dal partito, che p riuscito a far eleggere tre parlamentari.

Si tratta di Simona Loizzo, Domenico Furgiuele e Tilde Minasi, eletti tutti e tre alla Camera.

«Si è, infatti – ha spiegato – passati da un parlamentare e tre, pur essendosi i seggi ridotti del 30%. Un lavoro di squadra che ha premiato il movimento e che ha dimostrato di come sia importante l’armonia e il lavoro d’insieme. Un Consiglio Federale importante sia per l’analisi del voto e sia per l’evidente e sentito consenso ricevuto dal segretario federale che dovrà ora portare avanti l’impegno per la formazione di un forte governo di centrodestra».

«Finalmente – è stato il commento di tutti – un governo eletto dal popolo – ha proseguito – che potrà affrontare i tanti problemi esistenti e dare un momento di sostegno ai tanti cittadini ed aziende in evidente difficoltà. La linea della Lega è chiara e cercherà di concretizzare il programma approvato e, in particolare, si dovranno definire i problemi del costo dell’energia, della rivisitazione della legge Fornero, delle cartelle esattoriali, della flat tax, della pace fiscale, della sburocratizzazione della p.a., ecc. Un momento di rilevante importanza per l’Italia, ma anche per la Calabria che potrà, finalmente, cercare di concretizzare i tanti progetti ed aver un sostegno diretto da parte del prossimo governo, nel quale è stato chiesta una presenza diretta». (rrm)

L’EDITORIALE / Filippo Veltri: Il malessere del non voto

di FILIPPO VELTRI – Il voto di domenica ci consegna – oltre e al di là i numeri delle coalizioni e dei partiti che vedremo dopo – un dato incontrovertibile su cui tutti, vincitori e vinti, dovrebbero finalmente riflettere seriamente: alto e’ il malessere dei calabresi! Altissimo!

Se al voto – per la seconda volta in due anni dopo le Regionali del 2021 – si reca infatti al seggio solo 1 calabrese su 2, con il peggiore risultato italiano per affluenza, qualcosa di più profondo significa oltre alla tradizionale disaffezione, ai fuori sede e a quant’altro. È un dato cioè consolidato sul quale non ci si può però adagiare, facendo finta di nulla o, peggio, dando per scontato il fatto. Qui è in pericolo la democrazia e chi non se ne accorge, e non se n’è accorto in passato, si troverà presto in guai grossi. Perché anche le cifre toccate dai vari partiti conferma quel malessere.

Tocchiamo solo due dati politici emersi dalle elezioni di domenica e che entrambi sono collegati a quel malessere: il crollo del PD e la rimonta clamorosa di 5 Stelle. Sul partito democratico ci eravamo ampiamente espressi, come facilissimi profeti, sabato scorso (vedi Quotidiano del 24 settembre). La crisi drammatica del partito erede della sinistra in Italia e ancor di più in Calabria è troppo seria per essere rimessa al giochetto interno dei vecchi capicorrente che ormai non contano più nulla (Franceschini e Orlando tanto per fare due nomi a caso). A Roma come in Calabria.

Se non muta il senso di rotta di un partito che è così solo di nome, non ha alcun radicamento sui territori, ha gruppi dirigenti autoreferenziali che dal Pollino allo Stretto non hanno altro interesse se non la loro riproposizione, è sparita sia la partecipazione che la democrazia. Di strada se ne fa poco. Insomma, non c’è rimasto più nulla delle sembianze di un partito erede del Pci e di parte della Dc.

Quello che sta avvenendo poi in Calabria dopo la fine del lungo commissariamento, che ha prostrato le residue forze attive rimaste, ha del clamoroso, peggio di quanto si potesse immaginare e il voto di domenica non e’ che la conferma di una deriva inarrestabile. Ne’ il congresso in tempi brevi (marzo poi non e’ nemmeno tanto breve) annunciato ieri da Enrico Letta che ha detto che getterà la spugna proprio in occasione di quel congresso che ci sarà (con grande dignità personale e politica, sia detto) risolverà i problemi che sono di linea politica, di organizzazione, di posizionamento sul territorio.

Collegata a questa deriva e al malessere calabrese è in qualche caso anche la vittoria dei 5 Stelle calabresi che hanno addirittura vinto un collegio uninominale mandando a casa l’erede di un (ex) dinastia cosentina. Come non leggere, infatti, in quel 30 per cento anche un segno di un malessere profondo di ceti, di pezzi della società nostra per tanti problemi irrisolti e per le insufficienti risposte di quella che un tempo era la sinistra storica? Quante sono state le adesioni, ad esempio, di figure storiche di quello che fu il Pci ma anche la Cgil, vecchia e nuova, al progetto di Conte? Perché nessuno ha pensato che quelle adesioni segnalavano la lontananza ideale e politica da un progetto confuso e pasticciato come quello proposto dal PD ed invece si è risposto con sufficienza se non con arroganza e protervia?

Di quel malessere ne ha fatto alla fine incetta il partito di Conte, mentre sull’altro versante c’è il clamoroso risultato di Forza Italia, che ha anche frenato nella regione il voto a valanga di Fratelli d’Italia (la Calabria e’ uno dei sette territori in cui il partito della Meloni non è la prima forza politica), drenando quasi completamente il bacino di una Lega salviniana dilaniata da lotte interne e che elegge rappresentanti solo per il traino degli altri due partiti alleati di centrodestra.

Alla fine della fiera resta per tutti però il punto di partenza: il malessere e la disillusione dei calabresi sono macigni su cui si scontreranno oggi e nel futuro le sorti di una democrazia compiuta. Questo il vero problema. (fv)

L’OPINIONE / Orlandino Greco: Reggono i populismi, crolla il leghismo

di ORLANDINO GRECO – La fotografia del voto, all’indomani delle consultazioni elettorali di ieri, continua ad essere simile alla tendenza degli ultimi anni: al netto del successo della Meloni e di Fratelli d’Italia, ai quali vanno i miei complimenti e auguri, l’Italia vede un consenso strutturato tra i partiti tradizionali nel nord del Paese ed un primato del Movimento 5 Stelle al Sud, con l’ennesima affermazione del partito dell’astensione, il quale stavolta tocca picchi di un record negativo come mai visto dal post ‘48. Infatti l’affluenza alle urne non raggiunge il 64% degli aventi diritto, segnando una marcata differenza tra le due parti del Paese.

Se in Emilia Romagna vota il 70% degli aventi diritto, in Calabria il dato si ferma a meno del 51%.

In Calabria, nonostante lo tsunami 5Stelle ed il tracollo del centrosinistra, si registra un’ottima prova di FDI, secondo partito regionale anche se con percentuali inferiori alla media nazionale, una buona performance di Forza Italia in controtendenza con il dato nazionale e che quindi conferma le aspettative nei confronti del governo regionale, ed una Lega marginale a tal punto da perdere quella dimensione di partito nazionale egemone a cui aspirava Salvini. Insomma, se dalle nostre latitudini vi è un centrodestra che resiste agli urti ma che necessita di ripartire meglio, il centrosinistra viene raso al suolo, riducendo la propria rappresentanza parlamentare, mai così scarna dalla Prima Repubblica ad oggi.

Resta comunque la triste consapevolezza di un consenso troppo volatile, a testimonianza di una liquidità post ideologica che connota i partiti ereditieri degli stessi nel novecento, rispetto ai quali si è raccolta l’effigie ma non il radicamento culturale all’interno di un elettorato che ormai si sposta in massa in base ai desiderata derivanti da estemporanee proposte programmatiche di leader politici che fanno il pieno di consensi ad una tornata elettorale salvo poi dimezzarli a quella successiva, proprio perché non in grado di affrontare alla radice i problemi economici e sociali di un Paese davvero in difficoltà. 

Sarà capitato a molti di voi di conoscere persone con in tasca storicamente la tessera del PCI ma che avranno votato Fratelli d’Italia piuttosto che Lega, viceversa storici elettori della destra sociale aver dato fiducia al M5S. Questa è la dimostrazione plastica della volatilità di un consenso che non trova più riscontri in un’offerta politica che spesso disorienta.

Insomma, si avverte sempre più la necessità di nuove forme di partecipazione ed elaborazione di pensiero che possano diventare riferimenti nella società. La maschera dell’ipocrisia leghista è ormai caduta dal volto di chi ha tentato di colonizzare la Calabria. I tanti meridionali che non si sono recati alle urne, ma non perché non abbiano a cuore le sorti della propria terra, meritano attenzione e rispetto. Bisogna tornare a parlare con costoro perché il dialogo e l’ascolto devono essere la mission di un’autentica rappresentanza politica. L’Italia del Meridione, alla luce dell’ottimo risultato conseguito nel collegio estero del Sudamerica il quale, vedendo attestare la nostra lista come quinta forza tra i partiti tradizionali con circa il 4%, conferma l’ottima opera di radicamento di un movimento che è reale espressione delle istanze territoriali di un Sud che cerca riscatto e pretende rispetto. I miei più fervidi complimenti giungano a Vittorio Rotundo, segretario IdM dell’America del Sud. Continueremo insieme a portare avanti, con i nostri conterranei, le battaglie per la difesa ed il rilancio del Sud e delle vocazioni territoriali tutte, nella consapevolezza che una reale dimensione nazionale di mercato passa dallo sviluppo infrastrutture ed economico del Mezzogiorno. PNRR, crisi energetica, lavoro e Sud sono le sfide del passato e del futuro. Dire oggi che vi è bisogno di più Sud, significa dire più Italia. (og)