SERVE UN PROGETTO DI TRASFORMAZIONE
EPOCALE PER UNIRE CALABRIA ALL’EUROPA

di MARCELLO FURRIOLO – Puntuale come sempre il 57mo Rapporto Censis sulla situazione della società italiana fotografa un Paese “inabissato in una ipertrofia emotiva, mosso da scosse emozionali che tramutano tutto in emergenza e conducono a spasmi apocalittici e fughe millenaristiche”. Mentre i problemi veri sono rimossi dall’agenda collettiva.

Un paese di“sonnambuli inabissati nel sonno del raziocinio. Ciechi dinanzi ai presagi. Gli italiani non sarebbero più alla ricerca dell’agiatezza, ma alla ricerca di uno spicchio di benessere quotidiano. Registriamo una siderale incomunicabilità generazionale e va in scena il dissenso senza conflitto dei giovani. Esuli in fuga. 36.000 ragazzi tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l’ Italia nell’ultimo anno. Come si vede un’immagine lacerante. Il rapporto, mai come quest’anno, si sofferma su aspetti di psicologia collettiva che hanno un riflesso socio-economico. In un paese invecchiato, sfiduciato e stressato da due guerre alle porte di casa e da una situazione economica e politica, complessa nella sua fragilità.

Un ritratto per molti versi sostanzialmente mutato rispetto agli ultimi anni. Non tanto cambiato nelle sue diversità e contrapposizioni territoriali ma pressoché omologato nelle sue preoccupazioni e nell’incapacità di guardare al futuro con fiducia e di mettere in campo azioni adeguate per modificarne il corso. I “sonnambuli” della lunga notte della politica. In un meraviglioso territorio privilegiato dalla natura, in cui si muore per  selvaggia violenza  di genere, ma anche per l’isolamento patologico dell’anoressia.E la Calabria che posto occupa in questa foto di gruppo, un po’ dagherrotipo e un po’ videoclip della società della fluidità dei pensieri e dei costumi? Sicuramente la Calabria fornisce il suo contributo decisivo nell’invecchiamento della popolazione, nella fuga esilio della sua meglio gioventù, nella paralisi sonnambula della sua vita sociale e soprattutto politica. Eppure in queste ore non mancano piccoli segnali, sia pure contraddittori, dell’emergere di una possibilità di riscrittura della vocazione della regione rispetto non solo al resto del Paese, ma anche dello stesso Mezzogiorno.

Appare evidente che il destino della Calabria debba ormai legarsi sempre di più non al resto del Mezzogiorno, prendendo atto del fallimento delle politiche dei vari Governi nazionali e locali in risposta alla letteratura querula della “Questione Meridionale”, ma all’Europa e al Mediterraneo. Il Presidente Roberto Occhiuto è stato ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un colloquio definito “positivo e cordiale”.

A conclusione è stata diffusa alla stampa una foto che ritrae “i due Presidenti” in un atteggiamento di grande rispetto reciproco, che evocava quasi la conclusione di un incontro tra due rappresentanti di due paesi alleati.

Occhiuto a margine dell’incontro con Mattarella ha affermato che la Calabria deve diventare “la Porta dell’Europa sul Mediterraneo”. Come dire che, forse, finalmente si è individuata la strada che fa uscire la regione dall’isolamento e dalla sua storica marginalità. Ma per fare questo occorre con coraggio ripensare ad una nuova idea di Calabria, aggiornare il suo identikit socio economico, riscrivere il diario non dei sogni ma delle necessità strutturali per diventare “la Porta” dell’Europa, su cui si affacciano i territori e le popolazioni  più travagliati, ma anche più giovani e portatori di nuovi bisogni e nuove culture.

Fare questo significa dotare la Calabria di infrastrutture a livello europeo, significa impedire che si continui a morire su tratti ferroviari ottocenteschi per mancanza di elettrificazione, doppi binari e sicurezza nei passaggi a livello. Significa potenziare il Porto di Gioia Tauro e aprire nuove strutture portuali di primo livello anche sullo Jonio e realizzare una grande area metropolitana nell’area centrale della Calabria tra i due mari. Significa ancora alzare il livello dell’impegno e degli investimenti per l’ambiente, a partire dal nuovo rigassificatore. Significa rendere la sanità pubblica e privata in grado di dare le risposte più adeguate alla domanda di salute non solo dei cittadini calabresi, ma delle popolazioni che si affacciano sulle nostre coste. Ma  principalmente – sono sempre le parole di Marcello Furriolo – significa rendere le nostre tre Università autentici fari del sapere umanistico e scientifico, in grado di diffondere la storia e la visione avveniristica del futuro, in un confronto sempre più  pregnante con le popolazioni del Mediterraneo. E in un quadro di autentica e motivata autonomia amministrativa.

Ma, forse, pensare e realizzare tutto questo si traduce nella necessità di dotare questo territorio delle infrastrutture, porti, aeroporti, strade e ferrovie, in grado di unire realmente la Calabria all’Europa, all’Africa e all’est europeo. In questa nuova geografia il Ponte sullo Stretto rischierebbe di apparire del tutto fuori scala, anche se appartiene ai sogni di una generazione politica che ha vissuto di immagini simbolo e opere di regime di vago sapore “millenaristico”. Il futuro della Calabria non passa dalla Sicilia, ma dalla sua capacità di trasformarsi e farsi riconoscere nell’immagine inclusiva dell’Europa da parte di tutte le civiltà che guardano al Mediterraneo. Un sogno da “sonnambuli” o un grande progetto di trasformazione epocale. (mf)

[Marcello Furriolo è ex sindaco di Catanzaro, giornalista e scrittore]

Il presidente Mancuso: L’Europa valorizzi il potenziale Sud

«L’Europa valorizzi il potenziale Sud». È quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, nel corso del seminario dell’Ammi sull’area Mediterranea, sottolineando come «se il Sud ha bisogno del Paese, per abbattere i divari di sviluppo, e dell’Europa, per affrontare il fenomeno migratorio che lo coinvolge direttamente, il Paese e l’Europa hanno bisogno di valorizzare il potenziale del Sud, quale ponte strategico dell’Europa con l’Africa e l’Asia, e per dotarsi di una politica per il Mediterraneo che non è soltanto un mare carico di problematiche, ma un mare di cerniera che offre grandi opportunità».

«La tutela degli ecosistemi terrestri e marini nel Mediterraneo – ha detto ancora – culla della biodiversità, è un tema centrale nella società contemporanea alle prese con continui cambiamenti climatici».

«L’attenzione straordinaria, da parte del Consiglio regionale della Calabria – ha proseguito – riservata al tema dell’ambiente, in linea con le nuove sensibilità che si registrano in tutto l’Occidente e coerenti con l’obiettivo della transizione ecologica, è testimoniata dalla legge-quadro in materia di aree protette e biodiversità che abbiamo approvato di recente».

«Una legge-quadro innovativa, quella sulle aree protette e la biodiversità, che consentirà alla Calabria di agire – ha proseguito – con una visione di sistema e il cui obiettivo è la protezione dei beni ambientali di una regione che per patrimonio boschivo è la quarta d’Italia».

«Per promuovere sviluppo bisogna coniugare la protezione dell’ambiente con la realizzazione di nuove infrastrutture materiali come il Ponte sullo Stretto – ha concluso – l’Alta velocità ferroviaria e la modernizzazione della 106. Soprattutto dobbiamo tutti impegnarci per fare del Sud dell’Italia la piattaforma logistica del Mediterraneo». (rcz)

L’eurodeputato Nesci (Fdi): Dall’Europa arrivano notizie confortanti

«Sono dati incoraggianti, quelli che emergono dalle stime di primavera della Commissione, che nell’anno in corso proiettano la crescita italiana più alta tra le tre maggiori economie europee».

Così l’eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr Denis Nesci, commentando le dichiarazioni del Commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni.

«Un fatto dall’alto valore politico che attesta la fiducia dei mercati sul lavoro portato avanti dal Governo Meloni e che certifica la qualità delle scelte in materia di politica economica. Saranno certamente delusi i gufi che speravano in un fallimento in Europa di Giorgia Meloni, la quale con grande autorità, ha ridato centralità al nostro Paese, facendo valere le proprie idee e le proprie posizioni dentro le istituzioni europee. L’Italia e l’Europa hanno necessità di incentivare questo processo di crescita per aumentare la competitività delle nostre aziende, i salari e le condizioni di vita dei cittadini. Per raggiungere questi obiettivi ritengo che sarà importante affrontare con lungimiranza due questioni. La prima è la riforma del Patto di stabilità e crescita. La seconda questione riguarda la politica di austerity messa in campo nell’ultimo anno dalla Bce. Sono d’accordo – conclude Nesci – con le dichiarazioni del commissario Gentiloni secondo cui l’inasprimento delle condizioni di finanziamento è destinato a pesare sulla futura attività economica». (rrm)

Il presidente Occhiuto: Marchio Dop per Cedro Calabria una bella notizia

Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha evidenziato come l’ok dell’Europa al marchio Dop al Cedro di Santa Maria è una bella notizia per la regione.

«Ero un ragazzo, così come lo era l’assessore Gianluca Gallo, quando insieme partecipavamo ai convegni – ha spiegato Occhiuto – organizzati dal professor Galiano sulla necessità di creare un marchio Dop per il cedro di Calabria. Dopo circa 30 anni ci si è riusciti, grazie all’impegno dell’assessore regionale all’Agricoltura, che è stato molto bravo, dell’amministrazione comunale, del Consorzio, ma soprattutto grazie all’impegno degli operatori».

Il cedro rappresenta un asset di sviluppo straordinario non solo per Santa Maria del Cedro, ma per tutta la Calabria — ha evidenziato –. È un frutto molto apprezzato dalle comunità ebraiche, e la nostra è una Regione che si candida a essere sempre più un luogo di riferimento per questa cultura. Abbiamo anche molte Giudecche e tanti insediamenti che possono essere valorizzati in questa direzione, a cominciare proprio dal cedro».

«Questo riconoscimento Dop è dunque una bella notizia, un punto di partenza, per una Calabria che vuole cominciare a crescere e a mostrare al Paese e fuori dai confini nazionali, comprese le comunità ebraiche, le ricchezze che il nostro territorio possiede», ha concluso. (rcz)

L’OPINIONE / Amalia Bruni: La Calabria può essere strategica per la Ue nei rapporti col Mediterraneo

di AMALIA BRUNI – Sono trascorsi appena due mesi dal mio intervento alla Camera dei Deputati, in qualità di vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Calabria, per il cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace, e le mie parole rivolte ai Ministri e dalle alte autorità politiche presenti, sull’importanza della centralità della Calabria nel percorso di sviluppo dei rapporti euro-mediterranei, hanno trovato una conferma pressoché immediata.

In quella occasione avevo detto: Se è vero, dunque, che la giusta posizione geografica e una favorevole conformazione del territorio, oggi come allora rappresentano alcuni punti di forza di una nazione, o di una parte di essa, come dobbiamo ragionare, se vogliamo che la Calabria sia parte attiva nel processo di crescita dell’Europa?

Ma la prima domanda è: la Calabria può divenire strategica per l’Europa? Sì, lo può divenire. Proprio grazie alla sua posizione geografica, finora penalizzante per il tipo di politiche economiche perseguite, ma vincente se si condivide l’idea che la Calabria possa divenire la protagonista della nuova politica di sviluppo dei rapporti euro-mediterranei. Noi siamo Europa e siamo Mediterraneo, in egual misura.

In quel discorso, l’unico possibile in questo particolare momento storico, ho evidenziato che le politiche economiche perseguite dallo Stato sono state fortemente penalizzanti per la Calabria e per le altre regioni periferiche d’Europa e che la Calabria può ricoprire un ruolo determinante nei rapporti con l’Africa e il Medio-Oriente proprio grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo. A maggior ragione, visto che nei nuovi assetti politici ed economici mondiali che si stanno delineando, lo spostamento degli interessi verso i paesi africani ci può e ci deve vedere protagonisti in positivo nell’interesse dell’Italia e dell’Europa.

È proprio di qualche settimana la notizia che l’Italia ha siglato un accordo commerciale con l’Algeria per la fornitura di 9 miliardi di metri cubi di gas, che verrà fornito tramite il gasdotto che dal Magreb, passando dal mare di Sicilia arriva direttamente nel mega impianto di Scilla, e potrebbe renderci autonomi dalla Russia. La strada è stata tracciata, ora bisogna percorrerla con convinzione e determinazione. (ab)

INFRASTRUTTURE AL MEZZOGIORNO: LA UE
SI PREOCCUPA PIÙ DELLA STESSA ITALIA

di ERCOLE INCALZA – Non ci siamo accorti che in tutti gli schieramenti politici che attualmente stanno dando vita ad una kermesse che spesso rasenta comportamenti kafkiani non compaiono programmi organici per il rilancio del Mezzogiorno; in tutti però c’è l’impegno nel garantire il 40% degli investimenti al Sud.

È davvero preoccupante che dopo una generica diagnosi su cosa sia oggi il Mezzogiorno, su cosa era ieri il Mezzogiorno, non compaia nessuna operazione, nessuna proposta capace di modificare un assetto che, come più volte ho ricordato, lo caratterizza con un solo indicatore che è quello legato al “reddito pro capite”. Ricordo sempre che dopo 75 anni dalla istituzione della Repubblica il reddito pro capite nel Sud non ha superato la soglia di 17.400 euro rispetto a quello del Nord che si attesta su un valore di 36.000 euro.

Non possiamo dimenticare che avevamo, già nel 1986 con il Piano Generale dei Trasporti e nel 2001 con il Programma delle Infrastrutture Strategiche approvato dalla Legge Obiettivo, denunciato che il motivo fondamentale del tragico congelamento della crescita del Sud andava sicuramente individuato nell’assenza di una sua adeguata infrastrutturazione e i due strumenti prima richiamati avevano riconosciuto che dopo la chiusura della Cassa del Mezzogiorno c’era stata quasi una sistematica sottovalutazione su quattro distinte aree tematiche: la portualità, gli assi stradali, la rete ferroviaria e la gestione dell’urbano. E Claudio Signorile Ministro del Mezzogiorno dal 1981 al 1983 e Ministro dei Trasporti dal 1983 al 1986 e attore fondamentale nella redazione del Piano Generale dei Trasporti, proprio pochi giorni fa in un suo articolo precisava: “La lettura critica dei programmi elettorali di tutte le coalizioni che si presentano al voto politico del 25 settembre porta ad una considerazione oggettiva: il Mezzogiorno non ha interlocutori politici; non ha interlocutori strategici; non ha interlocutori progettuali socialmente attivi; insomma non è presente nelle prospettive del Paese. Non soltanto nella pianificazione degli obbiettivi ma anche nella gestione del quotidiano: dalle emergenze energetiche ed ambientali a quelle sanitarie ed assistenziali, dal lavoro povero all’esodo giovanile; dalle mancanze infrastrutturali alla crisi dei servizi; il Mezzogiorno semplicemente non c’è. Anche le indicazioni imperative della UE sulle priorità per il Sud, accompagnate da una importante disponibilità di risorse, sono state silenziosamente disattese e ridotte. Il PNRR è la testimonianza in essere di un fallimento annunciato, almeno per il Sud. Non è possibile accettare questo stato di cose senza reagire. Non con le proteste, con le denunce, con le analisi, pure molto efficaci, con le documentazioni, che hanno dimostrato questa estraneità. Le azioni da compiere devono essere di grande spessore politico e di forte impatto. Senza il Mezzogiorno non possiamo sentirci Nazione”.

Questa indifferenza che tutti notiamo leggendo i programmi, o ciò che gli schieramenti politici annunciano come programmi, ci convince sempre più che la Unione Europea è stata più attenta e più interessata allo sviluppo del Sud. Invece, soprattutto negli ultimi otto anni il comportamento dello Stato nei confronti del Sud si è praticamente concluso assicurando percentuali di risorse e non garantendo la realizzazione di un impianto infrastrutturale che nel 1986 e nel 2001 il nostro Paese ha disegnato e che la Unione Europea (allora a 28 Stati) non solo ha legittimato ma ha cercato di attuare. Cerchiamo di ricordare a noi stessi quali erano le opere e le strategie che supportavano le scelte programmatiche concordate nella attuazione delle Reti Trans European Network (TEN – T):

  1. Il Corridoio Uno (Berlino – Palermo) nella edizione 2005 diventato Corridoio Helsinki – La Valletta nella edizione 2011
  2. Il Corridoio 8 (Taranto – Brindisi – Bari – Durazzo – Varna)
  3. La rilevanza dei nodi metropolitani ubicati sui Corridoi
  4. La rilevanza della logistica all’interno del nuovo assetto trasportistico comunitario

Il Corridoio Helsinki – La Valletta è, a tutti gli effetti, il cordone ombelicale dell’intero sistema comunitario e nel 2011 nella sua definizione attuale prevede una antenna che da Napoli va verso Bari cercando di ridare ruolo ad un altro Corridoio strategico: il Corridoio 8. Questo Corridoio 8 si caratterizzava come asse trasversale dell’intero bacino del Mediterraneo in quanto si sviluppava da Taranto e raggiungeva Brindisi – Bari – Durazzo – Varna. Un vero lungo bridge tra il Mediterraneo ed il Mar Nero. Questo Corridoio non divenne operativo perché l’Albania non era all’interno della Unione Europea. Ma esaminando attentamente le opere del PNRR scopriamo che è prevista un’opera coerente con le finalità di questo Corridoio, mi riferisco all’asse ferroviario ad alta velocità Taranto Metaponto – Potenza – Battipaglia.

Tornando al Corridoio Helsinki – La Valletta ricordo che le opere chiave che la Unione Europea riconosceva essenziali per il rilancio del Mezzogiorno erano:

  • La realizzazione dell’asse ferroviario ad alta velocità Napoli – Bari
  • Il corridoio plurimodale (asse ferroviario ed asse viario) Salerno – Reggio Calabria
  • Integrazione funzionale tra il corridoio plurimodale tirrenico e quello Jonico in Calabria attraverso il completamento dell’asse 106 Jonica
  • La realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina
  • Il completamento del sistema viario siciliano di supporto al Corridoio stesso come gli assi Trapani – Palermo – Messina, Catania – Siracusa e Palermo – Agrigento Caltanissetta
  • La realizzazione del sistema ferroviario ad alta velocità Palermo – Messina – Catania
  • La riqualificazione funzionale dei nodi metropolitani di Palermo, Messina, Catania, Reggio Calabria, Napoli, Bari, Taranto, Salerno che interagivano con il Corridoio
  • Il riassetto funzionale degli HUB portuali, interportuali ed aeroportuali del Mezzogiorno.

(Ricordo che la Regione Sardegna non era contemplata nelle reti TEN – T)

Emerge in modo evidente, leggendo questi interventi, che il PNRR ha trovato questa storia programmatica già definita dalla Legge Obiettivo e l’ha confermata integralmente.

Questo, quindi, è il quadro sintetico delle opere volute dalla Unione Europea e supportate dal Fondo TEN, dalla Legge Obiettivo e dal Fondo di Sviluppo e Coesione e fino al 2014 la incidenza percentuale delle risorse destinate al Sud si è attestata su una soglia del 28%. Dal 2015 ad oggi la percentuale non supera la soglia dell’11% e questo modesto dato è confermato dal fatto che dopo 22 anni disponiamo solo delle opere avviate ed in parte realizzate con la Legge Obiettivo e cioè:

  • Il completamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria
  • Il completamento dell’autostrada Palermo – Messina
  • La realizzazione dell’autostrada Catania – Siracusa
  • La realizzazione dell’asse ferroviario Napoli – Bari in corso di realizzazione
  • La realizzazione dell’asse viario Palermo – Agrigento – Caltanissetta (in corso di realizzazione)

E tutto questo è veramente poco e, soprattutto, tutto quello che con le Reti TEN la Unione Europea ci aveva imposto di realizzare, dal 2015 è rimasto solo un impegno a fare ma nei fatti è rimasto solo un impegno. (ei)

[L’ing. e arch. Ercole Incalza è stato dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nonché AD dell’Alta Velocità ferroviaria dal ’91 al ’97]

(courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altra Voce dell’Italia diretto da Roberto Napoletano)

Fondi per la Coesione, la ministra Carfagna firma accordo di Partenariato: Oltre 31 mld al Mezzogiorno

Sono oltre 31 miliardi, le risorse dei Fondi Coesione destinati al Mezzogiorno. Lo ha reso noto la ministra per il Sud, Mara Carfagna, a seguito della firma dell’Accordo di Paternariato atto a orientare gli investimenti dei Fondi Strutturali Europei, che sono in totale 43 miliardi.

«Si tratta – ha spiegato la ministra – della cifra più alta mai assegnata al nostro Paese, circa il 22% in più rispetto al ciclo di programmazione precedente. A questi vanno aggiunte risorse nazionali per oltre 32 miliardi di euro – anche queste incrementate di oltre il 6% rispetto al passato – che portano il totale degli investimenti a oltre 75 miliardi di euro tra fondi europei e quota di cofinanziamento nazionale. Sono risorse aggiuntive rispetto a quelle del Pnrr e a quelle del Fondo Nazionale per lo Sviluppo e la Coesione».

Insieme alla ministra, la commissaria europea per la Coesione e le Riforme, Elisa Ferreira

In particolare, al netto della quota riservata alla Cooperazione Territoriale Europea, alle regioni meno sviluppate sono destinati 46,5 miliardi di euro (63%), alle regioni più sviluppate 23,8 miliardi di euro (32%) e alle regioni in transizione 3,6 miliardi (5%).

Tra le novità del nuovo Accordo di Partenariato ci sono il PN Salute, l’estensione del PN Metro alle città medie del Mezzogiorno per la riqualificazione delle periferie, l’uso di fondi per l’assunzione di nuove professionalità nella pubblica amministrazione, la fortissima concentrazione di risorse sugli obiettivi della transizione ecologica e digitale.

Il ministro Carfagna ha sottolineato anche «un’altra novità assoluta: Affidiamo all’Agenzia per la Coesione Territoriale poteri di affiancamento ed anche di sostituzione degli enti che per qualunque ragione dovessero risultare inadempienti. In questo modo estendiamo ai fondi strutturali il ‘metodo Pnrr’, nella consapevolezza che per il Paese si apre una enorme e straordinaria opportunità, dovuta alla coincidenza tra Pnrr e nuovo ciclo di programmazione, opportunità che non possiamo assolutamente sprecare». (rrm)

Biondo (Uil Calabria): Inaccettabile il rischio di restituzione a Europa dei Fondi Coesione

Il segretario regionale di Uil Calabria, Santo Biondo, ha rimarcato che «il paventato rischio di restituzione all’Europa dei finanziamenti del Fondo sociale di coesione è inaccettabile. Se questi fondi non dovessero trasformarsi in opere concrete si realizzerebbe una doppia contraddizione, in quanto quella coesione tanto ricercata non verrebbe realizzata tanto nei fatti quanto nelle parole».

«Mettendo da parte le polemiche sterili – ha aggiunto – che non ci sono mai appartenute, crediamo sia determinante trovare i corretti giusti e applicarli tempestivamente per rendere alla Calabria il giusto servizio. Siamo convinti, infatti, che piuttosto di non spenderli e, nella peggiore delle ipotesi, restituirli all’Europa, per mettere a frutto questi fondi la Regione debba dare corpo, coinvolgendo le parti sociali e le amministrazioni comunali calabresi, un piano per il rilancio dell’occupazione e il potenziamento del welfare fondato su due punti: l’incentivo all’occupazione di qualità e il potenziamento della legge sulla non autosufficienza».

«Partiamo dal lavoro – ha illustrato –. I dati occupazionali relegano la Calabria agli ultimi posti, fra le regioni italiane e non solo, per percentuale di donne, uomini e giovani attivi. Un dato, purtroppo, drammaticamente accentuato dalle ricadute economiche e sociali della pandemia da Covid-19. Per l’Eurostat in Calabria lavorano solo quattro giovani su dieci, facendo registrare uno dei tassi di disoccupazione più alti che si è attestato al 37%. Peggio di noi fanno la Sicilia, la Campania, la regione spagnola di Ceuta (56%), le regioni greche della Macedonia orientale, Tracia (45%) e Macedonia occidentale (42%) e ancora la spagnola Melilla (42%)».

«Questi dati, con la loro triste oggettività – ha proseguito – ci dicono che non c’è più tempo da perdere, che la Calabria – in tema di politiche del lavoro – deve voltare pagina e ricercare soluzioni efficaci. Così, in primis sarebbe necessario dare corso ad una politica di concreta defiscalizzazione del lavoro, così da liberare risorse e consentire alle aziende sane, che sono tante sul nostro territorio, di ricercare e assumere lavoratrici e lavoratori accuratamente formati. Questo inciso, naturalmente, apre il ragionamento sulla formazione professionale e sul valore che essa assume nel territorio regionale. Solo una lavoratrice formata, solo un lavoratore formato può diventare un valore aggiunto per la crescita economica dell’azienda presso la quale lavora e per tutto il tessuto produttivo regionale».

«Tutto ciò – ha detto ancora – inserito nel contesto di un piano industriale rinnovato ed operativo e di politiche attive del lavoro realmente produttive, potrebbe rappresentare la chiave di volta della Calabria. Naturalmente, chi amministra la cosa pubblica in Calabria non può dimenticarsi di quella grossa fetta di popolazione inattiva che risiede sul territorio regionale. Le anziane e gli anziani, spesso considerati dal Governo come veri e propri bancomat, non possono essere lasciati da soli. Le ricadute della pandemia da Covid-19 sono state pesantissime su questa numerosa platea, segnata da numerosi lutti, con le famiglie in enorme difficoltà nella gestione quotidiana dei propri parenti in età avanzata».

«Di fronte a questa drammatica situazione – ha spiegato – sosteniamo che sia indispensabile approvare una Legge quadro nazionale per la non autosufficienza, e di farlo oggi anche utilizzando i fondi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.  In Calabria, poi, si sente forte l’esigenza di un potenziamento finanziario della legge esistente che, a causa della disattenzione della classe politica, sino ad oggi non ha potuto dispiegare i propri effetti benefici».

«Ma non solo – ha detto –. In questo territorio appare necessario assicurare l’assistenza alle persone non autosufficienti prioritariamente nel proprio contesto di vita e promuovere la vita indipendente delle persone non autosufficienti e con disabilità, investendo decisamente nell’assistenza sociosanitaria domiciliare e semiresidenziale con investimenti nella robotica e domotica. E, ancora, nell’ottica di una razionalizzazione della rete di assistenza del Servizio sanitario regionale, promuovere strutture di prossimità ed intermedie (del tipo case della salute, Ospedali di comunità) dove collaborano tutti i professionisti della sanità e del sociale».

«Per realizzare tutto ciò  – ha concluso – è indispensabile un quadro di riferimento legislativo ed istituzionale nazionale, fondato su un costante coordinamento degli indirizzi normativi e degli atti di programmazione, tra il ministero della Salute, quello del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Dipartimento disabilità, la Conferenza delle Regioni e l’Anci. Siamo convinti, infine, che vada prevista la partecipazione delle organizzazioni sindacali e associazioni sociali nei processi di governance a tutti i livelli del sistema di assistenza per la non autosufficienza». (rrm)

ADDIO AL «SUD CHE È ESISTITO FINO A IERI»
BENVENUTI NEL CUORE DEL MEDITERRANEO

di MARA CARFAGNA – Signor presidente della Repubblica, Signor presidente del Consiglio, Signor presidente della Camera, Autorità tutte, mentre in questi mesi preparavo questa iniziativa, mentre questa mattina aspettavo il vostro arrivo, pensavo che non c’è nulla di più bello per una donna del Sud, nata e cresciuta nell’Italia del Sud, che conosce l’orgoglio ma anche la fatica di essere meridionale, della possibilità di poter lavorare concretamente per la propria terra.

Di potersi impegnare per cambiare le cose e riuscire a ottenere risultati concreti.

È un privilegio enorme, ne sono consapevole e questo guida ogni giorno il mio lavoro.

Così come sono consapevole che la vostra presenza qui è una testimonianza di straordinaria attenzione per questo territorio, ma anche un’assunzione di responsabilità verso venti milioni di cittadini italiani, che troppo spesso negli ultimi tempi hanno avvertito la Repubblica e le sue istituzioni come lontane dalle loro vite, che si sono sentiti privati di diritti e opportunità che altrove sono riconosciuti a tutti.

Oggi siamo qui per dire che quella stagione è chiusa. Oggi si apre un’altra stagione.

Se siamo qui oggi, non è per l’ennesimo convegno “a tema” sul Sud, ma per marcare l’inizio di quella stagione che si è aperta nel 2021, grazie alle ingenti risorse provenienti dall’Unione Europea – e so bene di trovarmi in una condizione molto più favorevole rispetto a quella nella quale si sono trovati molti miei predecessori, che ringrazio per il testimone che mi hanno trasmesso.

Ma quella stagione si è aperta anche perché abbiamo fatto una precisa scelta di campo: affrontare i problemi e risolverli, anziché usarli per fare propaganda o polemica. E ci siamo ispirati a una visione meridionalista concreta, fattiva, operosa, orgogliosa, ben distante dal meridionalismo disfattista e rivendicativo che per troppi anni ha tenuto prigioniero il Sud e ha alimentato sfiducia e rassegnazione.

Insomma, tengo a sottolineare che c’è un “prima” e un “dopo” la data del 30 aprile 2021, quando il nostro Piano di Ripresa e Resilienza è stato presentato all’Europa.

Per la prima volta, il tema dei divari territoriali è stato posto non come rivendicazione di una parte del Paese contro l’altra, ma come “questione nazionale”, come urgenza nazionale. Una questione non meridionale, ma nazionale, da affrontare e risolvere per far ripartire l’intero Paese, scartando il modello della “locomotiva”, dove poche regioni trainano e tutte le altre vanno a rimorchio.

Come ci ha ricordato il Presidente Mattarella nel suo discorso alle Camere riunite, il giorno del suo giuramento – cito testualmente – dobbiamo costruire «un Paese che cresca in unità. In cui le disuguaglianze, territoriali e sociali, che attraversano le nostre comunità vengano meno».

Per la prima volta – lo ricordava il Presidente Draghi – abbiamo quantificato, messo in evidenza, vincolato al Sud all’interno del PNRR una quota percentuale di investimenti superiore rispetto alla popolazione residente e rispetto al PIL prodotto: il 40 per cento del totale delle risorse territorializzabili, circa 82 miliardi di euro.

Non sono numeri scritti sulla carta, ma sono in alcuni casi cantieri già aperti, come quelli sulla linea ferroviaria Napoli-Bari, o sulla Palermo-Messina-Catania, o l’importante intervento nel porto di Gioia Tauro. O cantieri che apriranno nelle prossime settimane e prossimi mesi, come i tanti investimenti infrastrutturali nelle Zone Economiche Speciali, oppure per aprire nuove scuole, asili nido, palestre, mense scolastiche, per cui abbiamo già ripartito i fondi.

Per la prima volta, abbiamo varato un grande piano di modernizzazione infrastrutturale per cancellare l’isolamento “fisico” che ha condannato e condanna tutt’oggi all’arretratezza interi territori del Mezzogiorno. Vogliamo portare ovunque modernità, vogliamo portare ovunque collegamenti sia fisici che digitali. Per questo investiamo nelle reti ferroviarie, nelle reti idriche, nelle connessioni logistiche, nella diffusione della banda ultralarga. Ancora, investiamo nella creazione di decine di ecosistemi dell’innovazione, luoghi di ricerca e contaminazione tra università e impresa. Sosteniamo l’internazionalizzazione e la competitività delle imprese meridionali.

Irrobustiamo la sanità del Sud, il suo sistema di istruzione, digitalizziamo la sua pubblica amministrazione.

Favoriamo la transizione ecologica ed energetica.

Finanziamo, grazie a un uso intelligente dei Fondi della Coesione – un uso addizionale e complementare, come ci viene richiesto dall’Europa – interventi che con i fondi europei non potevamo finanziare, come la viabilità stradale e gli aeroporti.

Un tema a cui tengo molto: per la prima volta cancelliamo l’odioso principio della “spesa storica” che ha alimentato, anno dopo anno, discriminazione e diseguaglianza. Un principio in base al quale, per esempio, un comune come Giugliano, con 120mila abitanti, ha le risorse per un solo asilo nido e un solo assistente sociale, mentre una città lombarda delle stesse dimensioni di Giugliano – per esempio, Monza – ha le risorse per 8 asili nido e 32 assistenti sociali.

Bene, grazie all’approvazione e al finanziamento in Legge di Bilancio del primo Livello Essenziale delle Prestazioni per gli asili nido e gli assistenti sociali – cui abbiamo aggiunto quello per il trasporto scolastico degli studenti con disabilità – da qui al 2027 Giugliano avrà le risorse per assumere gli stessi assistenti sociali e per aprire gli stessi asili nido di Monza. Solo quest’anno, il Comune godrà di circa 800mila euro in più per servire 105 bambini rispetto ai soli 20 dello scorso anno.

Questo varrà per Potenza, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania, varrà per Napoli. Lo dico al sindaco, che è qui presente: Napoli soltanto quest’anno avrà circa 4 milioni di euro in più per accompagnare al nido 500 bambini che fino all’anno scorso il posto nel nido non lo avrebbero trovato.

Credo che questo sia un cambiamento importante, che porterà giustizia e diritti a migliaia di bambini e alle loro famiglie, che consentirà a migliaia di donne del Mezzogiorno di cercare e trovare un lavoro, o di tenersi stretto quello che faticosamente sono riuscite a conquistare, affrontando con decisione anche la piaga della bassa occupazione femminile al Sud.

Ancora, per la prima volta abbiamo finalmente attivato e reso operative le Zone Economiche Speciali, delineando una precisa visione di sviluppo.

In mille convegni, il Sud è stato definito “piattaforma logistica nel Mediterraneo”. Noi quella piattaforma oggi la realizziamo grazie a importanti investimenti nei porti – 1,2 miliardi – e grazie alla riforma e all’infrastrutturazione delle Zone Economiche speciali, che sono il “cuore” della nostra scommessa di sviluppo. Luoghi dove sarà finalmente conveniente, più facile, più rapido investire grazie a una burocrazia ridotta e a una tassazione agevolata.

E qui lo dico ai tanti investitori presenti o collegati da remoto: approfondite le opportunità che si aprono nelle ZES. Per chi investirà in quelle aree ci sarà un unico numero di telefono da chiamare, quello dei Commissari straordinari che abbiamo già nominato; un’unica autorizzazione da richiedere al posto della miriade di pareri, concessioni, autorizzazioni, nulla osta necessari prima; un unico sportello digitale cui connettersi per risolvere ogni problema.

Potrei continuare a lungo, ma credo che questa elencazione sia già stata abbastanza lunga.

Potrei ricordare l’impulso che abbiamo dato alla Strategia Nazionale delle Aree interne, abbiamo sbloccato cantieri fermi dal 2017. Potrei ricordare anche l’impulso dato ai Contratti Istituzionali di Sviluppo, che finanziano e finanzieranno importanti investimenti strategici infrastrutturali in molte aree del Mezzogiorno. Potrei ricordare il sostegno alla capacità operativa degli Enti locali. Ma mi fermo, perché quello che conta è la scelta di fondo, il messaggio che mi auguro passi anche attraverso questa due-giorni.

Dimenticatevi il Sud che è esistito fino a ieri. Ne sta nascendo un altro, più giusto, più moderno, più efficiente, più “europeo”, più collegato, capace di offrire pari diritti e pari dignità ai suoi cittadini, ma anche di attrarre investimenti nazionali e internazionali.

I nuovi scenari determinati prima dalla pandemia, poi dalla guerra in Ucraina, la crisi energetica, la crisi dell’agroalimentare, la necessità e l’opportunità di reindustrializzare l’Europa, rendono il Mezzogiorno l’asset più importante su cui investire in questo momento.

È al Sud che le rinnovabili hanno maggiori margini di sviluppo e maggiore resa.

È al Sud che dovremo immaginare di collocare i nuovi rigassificatori per trasformare il gas naturale liquefatto che viene e verrà sempre di più dall’America e da altri Paesi del mondo.

È il Sud che dovrà essere messo nelle condizioni di attrarre nuovi investimenti industriali, in un’epoca in cui si ridurranno le catene globali del valore e dovremo riportare in Europa produzioni che in passato troppo entusiasticamente avevamo lasciato in Cina e in Asia.

È il Sud che deve rafforzare il suo ruolo di interlocutore privilegiato con i Paesi del Mediterraneo.

È il Sud a essere un hub energetico naturale per il gas in arrivo da Africa e Medio Oriente, non solo per l’Italia ma per l’intera Europa.

Queste sono sfide politiche, prima ancora che energetiche, industriali e commerciali, che possono assegnare al Sud un profilo strategico decisivo nei nuovi equilibri geopolitici mondiali.

Noi vogliamo attrezzare il Sud per vincere queste sfide, stiamo attrezzando il Sud per vincere queste sfide.

Questo è il nostro obiettivo, questo è il nostro impegno, che ovviamente richiederà nei prossimi anni continuità nell’azione di governo e anche una classe dirigente nazionale e locale all’altezza di questa sfida.

In questo nostro impegno, sarà di straordinario valore il Libro Bianco che tra poco sarà presentato dal dott. Valerio De Molli.

È una ricerca importante, molto approfondita e articolata, che non nasconde criticità e problemi, che conosciamo benissimo e per i quali siamo ogni giorno al lavoro. A mio avviso, sfata tre grandi luoghi comuni della cosiddetta “questione meridionale”.

Primo, il Sud Italia è – lo vedrete dai numeri – una realtà molto più vivace e competitiva di quello che si crede. Cito solo un esempio: nella classifica delle esportazioni hi tech, il Sud – in proporzione al totale delle esportazioni – è quarto nel Mediterraneo, appena dopo Israele. Qualcuno ha mai sentito parlare del Sud come esportatore di tecnologia, anziché di arretratezza? Questi sono gli aspetti da potenziare e da comunicare con efficacia. Secondo. A lungo si è discusso e si discute dell’assenza di una “politica industriale” per il Mezzogiorno. Forse non tutti si sono resi conto che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un grande strumento di politica industriale e noi l’abbiamo utilizzato per disegnare la nostra visione di politica industriale per il Paese e, naturalmente, il Mezzogiorno. L’Italia e il suo Sud come polo della trasformazione e distribuzione dell’agroalimentare italiano, come hub logistico ed energetico del Mediterraneo, centro di innovazione tecnologica e scientifica, luogo attrattore di turismo e nuovi residenti. Ancora, l’Italia del Sud come ponte necessario tra l’Europa e il Continente più giovane e promettente, l’Africa.

Terzo. Per anni abbiamo sentito ripetere che il Sud era un problema da affrontare, “una domanda” a cui dare risposte. Ogni dato presentato nel Libro Bianco ci dice che questa impostazione va totalmente capovolta.

Il Sud può essere la risposta alle tante questioni che interrogano la politica e la società italiana. Il Sud può essere la soluzione al problema della bassa crescita italiana.

Il governo ha scelto, consapevolmente, questo indirizzo. E la presenza qui a Sorrento di tanti ministri, oltre che del presidente Draghi, conferma la larga condivisione per questa scelta. Questa è la nostra grande scommessa. Io sono certa che uniti, soltanto uniti, potremo vincerla.

Ringrazio ancora tutti voi per essere qui, per partecipare a questo evento. Benvenuti al Primo Forum Internazionale del Mediterraneo. Benvenuti a Sorrento. Benvenuti nel cuore del Mediterraneo. Benvenuti nel nuovo Sud che stiamo costruendo. (mc)

[Mara Carfagna è la ministra per il Sud e la Coesione territoriale]

QUALITÀ ISTITUZIONALE, ANCHE QUI ULTIMI
NECESSITA UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE

di CLAUDIO ALOISIO – Ci sarà un motivo se la Calabria è negli ultimi posti di tutti gli indici economici e sociali italiani ed europei. 

Una risposta, ancorché parziale, ce la consegna uno studio che ci pone insieme alla Campania negli ultimi posti della classifica europea della Qualità Istituzionale. Peggio di noi solo la regione rumena di Bucarest. 

Una classifica che mette in relazione tre indicatori principali: corruzione, applicazione imparziale dello stato di diritto ed efficacia della burocrazia.

Vengono presi in considerazione anche istruzione, sanità e applicazione della legge.

Il risultato, valutando questi fattori, è che siamo ultimi. Ultimi in Europa, non in Italia. 

Quindi, se è sacrosanto lamentarci per le iniquità e ingiustizie che subiamo da tempo immemore, lo è altrettanto prendere coscienza delle nostre responsabilità: quelle di una comunità che da decenni non riesce ad esprimere, fatte salve rare eccezioni, rappresentanti in grado di tutelare e sostenere con una programmazione strategica e azioni concrete ed efficaci il nostro territorio, ostaggio di una burocrazia inefficiente, farraginosa e spesso corrotta, di una classe politica inadeguata, di un tessuto imprenditoriale ed intellettuale poco partecipe e un po’ vigliacco, restio com’è a mettere a rischio i miseri privilegi di cui gode e di una popolazione che si barcamena in precario equilibrio tra rassegnazione e menefreghismo, in attesa di un “messia salvifico” che mai arriverà. 

Quando ci renderemo conto che l’unica soluzione per uscire da questo “cul de sac” è quella di rimboccarci le maniche ed impegnarci in prima persona per tentare di cambiare le cose, solo allora, forse, le cose potranno realmente cambiare.

A Reggio, la situazione non è delle migliori: abbiamo la disoccupazione tra le più alte d’Europa, il reddito procapite tra i più bassi, siamo negli ultimi posti delle province italiane per qualità della vita (101 su 107). 

Insomma, in sintesi Reggio Calabria è nelle posizioni peggiori in tutti gli indici economici e sociali riportati dalle varie classifiche redatte annualmente. 

Una città agonizzante da decenni che invece di dare cenni di miglioramento tende a regredire ma dove, a quanto sembra, l’unica classifica capace di smuovere uomini e coscienze sembra essere solo quella della Reggina. 

Oggi è proprio la Reggina l’argomento del giorno in grado di innescare polemiche, proteste di piazza con tanto di striscioni, discussioni accesissime su “Gallo si o Gallo no”. 

Per carità, non voglio essere frainteso, la passione per la propria squadra ci sta tutta ma vedere un tale interesse per le sorti della compagine calcistica cittadina ma non per quelle della città, francamente mi perplime. 

Forse, se invece di essere solo tifosi della Reggina lo fossimo anche di Reggio, riversando lo stesso impegno e la stessa passione per sostenerla, difenderla e tutelarla, potremmo finalmente aspirare a una posizione migliore in classifica, lottando per arrivare ai primi posti. 

Una classifica, peraltro, sicuramente più importante di quella calcistica perché su questa, sui risultati che sapremo ottenere, ci giochiamo il nostro futuro e quello dei nostri figli. (ca)