QUALITÀ ISTITUZIONALE, ANCHE QUI ULTIMI
NECESSITA UNA NUOVA CLASSE DIRIGENTE

di CLAUDIO ALOISIO – Ci sarà un motivo se la Calabria è negli ultimi posti di tutti gli indici economici e sociali italiani ed europei. 

Una risposta, ancorché parziale, ce la consegna uno studio che ci pone insieme alla Campania negli ultimi posti della classifica europea della Qualità Istituzionale. Peggio di noi solo la regione rumena di Bucarest. 

Una classifica che mette in relazione tre indicatori principali: corruzione, applicazione imparziale dello stato di diritto ed efficacia della burocrazia.

Vengono presi in considerazione anche istruzione, sanità e applicazione della legge.

Il risultato, valutando questi fattori, è che siamo ultimi. Ultimi in Europa, non in Italia. 

Quindi, se è sacrosanto lamentarci per le iniquità e ingiustizie che subiamo da tempo immemore, lo è altrettanto prendere coscienza delle nostre responsabilità: quelle di una comunità che da decenni non riesce ad esprimere, fatte salve rare eccezioni, rappresentanti in grado di tutelare e sostenere con una programmazione strategica e azioni concrete ed efficaci il nostro territorio, ostaggio di una burocrazia inefficiente, farraginosa e spesso corrotta, di una classe politica inadeguata, di un tessuto imprenditoriale ed intellettuale poco partecipe e un po’ vigliacco, restio com’è a mettere a rischio i miseri privilegi di cui gode e di una popolazione che si barcamena in precario equilibrio tra rassegnazione e menefreghismo, in attesa di un “messia salvifico” che mai arriverà. 

Quando ci renderemo conto che l’unica soluzione per uscire da questo “cul de sac” è quella di rimboccarci le maniche ed impegnarci in prima persona per tentare di cambiare le cose, solo allora, forse, le cose potranno realmente cambiare.

A Reggio, la situazione non è delle migliori: abbiamo la disoccupazione tra le più alte d’Europa, il reddito procapite tra i più bassi, siamo negli ultimi posti delle province italiane per qualità della vita (101 su 107). 

Insomma, in sintesi Reggio Calabria è nelle posizioni peggiori in tutti gli indici economici e sociali riportati dalle varie classifiche redatte annualmente. 

Una città agonizzante da decenni che invece di dare cenni di miglioramento tende a regredire ma dove, a quanto sembra, l’unica classifica capace di smuovere uomini e coscienze sembra essere solo quella della Reggina. 

Oggi è proprio la Reggina l’argomento del giorno in grado di innescare polemiche, proteste di piazza con tanto di striscioni, discussioni accesissime su “Gallo si o Gallo no”. 

Per carità, non voglio essere frainteso, la passione per la propria squadra ci sta tutta ma vedere un tale interesse per le sorti della compagine calcistica cittadina ma non per quelle della città, francamente mi perplime. 

Forse, se invece di essere solo tifosi della Reggina lo fossimo anche di Reggio, riversando lo stesso impegno e la stessa passione per sostenerla, difenderla e tutelarla, potremmo finalmente aspirare a una posizione migliore in classifica, lottando per arrivare ai primi posti. 

Una classifica, peraltro, sicuramente più importante di quella calcistica perché su questa, sui risultati che sapremo ottenere, ci giochiamo il nostro futuro e quello dei nostri figli. (ca)

GLI IMPRENDITORI DEL SUD FANNO RETE
CONTRO CHI “RUBA” QUOTE DEL RECOVERY

di PINO APRILE – La Rete Imprenditori Sud, Ris, appena costituita, ha visto già affluire un centinaio di adesioni e si allarga velocemente, come accaduto, pochi mesi fa, con l’associazione dei sindaci meridionali (Rete Recovery Sud), e per lo stesso scopo: vigilare perché al Mezzogiorno non siano sottratte le risorse che, con il Recovery Fund, l’Unione Europea invia all’Italia, per ridurre il divario costruito in un secolo e mezzo di politiche nazionali squilibrate a danno del Sud.

Ma potrebbe esserci una differenza importante fra la strategia di comunicazione adottata dalla Rete Recovery Sud dei sindaci e quella degli imprenditori: i primi hanno cominciato cercando di far valere le proprie ragioni dinanzi alle autorità nazionali (ministri, sottosegretari…), poi le hanno portate a Bruxelles; i secondi pare siano orientati a fare il contrario: presentare ufficialmente la Rete a Bruxelles, come prima uscita, appena avranno definito la loro struttura organizzativa. Come dire: l’Europa (madre del Recovery Fund) quale punto di partenza e non arrivo. Che non è un modo per saltare gli interlocutori istituzionali o Confindustria, il sindacato degli imprenditori, assicurano, ma, visti i tempi stretti, per affiancarli e far giungere prima e con maggior chiarezza la voce degli interessi legittimi del Mezzogiorno.
Oggi, la Rete dei sindaci meridionali rappresenta più di cinquecento grandi e piccoli Comuni, è interlocutore del governo e della Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen, e costituisce, di fatto, l’embrione di una sorta di “Camera istituzionale” della rappresentanza dei diritti del Mezzogiorno che rischiano di essere ancora una volta calpestati.

Un peso che potrà/dovrà essere accresciuto dall’analoga iniziativa degli imprenditori meridionali. Il ruolo è completamente diverso, l’obiettivo no. Per dire delle differenze: mentre per i sindaci la crescita numerica più veloce possibile delle adesioni era un fatto assolutamente positivo, per gli imprenditori non è detto lo sia. Perché? Perché se i sindaci hanno in comune (e in Comune) gli stessi strumenti, le stesse norme, un modo di procedere istituzionalmente regolato e dal quale non possono allontanarsi, gli imprenditori hanno percorsi differenti a seconda dei campi di attività, dei tempi imposti da quelle e da altre collegate. Insomma: se per i Comuni la strada è una, per gli imprenditori sono tante: diciamo che partono insieme ognuno a modo suo, per ritrovarsi all’arrivo.

Questo non vuol dire non concertare l’azione, ma chi opera nel settore turistico si raccorderà con i colleghi, chi nelle costruzioni, idem, e così per l’agroalimentare, la meccanica, la comunicazione, eccetera. Quindi la prima cosa da fare è strutturare la Rete, in modo che gli aderenti trovino subito, oltre alla ragione della presenza di ognuno, la possibilità di poter subito essere operativi.

E a questo si sta lavorando, come riferiscono i due primi promotori, che ora coordinano le cose: Vincenzo D’Agostino, calabrese, creatore di Omnia Energia, e Raffaele Cariglia, pugliese, una sorta di incubatore vivente di società e cooperative. Significa che la Rete potrà partorire studi e servizi per iniziative individuali e collettive, perché non vadano perse opportunità di crescita, innovazione, lavoro. E chi se non i diretti interessati possono conoscere punti deboli, necessità e punti di forza? Chi fa impresa è abituato ad agire senza perdite di tempo, senza fronzoli, insomma, “a cavarsela” da solo. Ma sa che è più facile raggiungere risultati se si opera insieme ad altri che condividono metodi e fine; quindi ci si può attendere molto da una intesa con la Rete dei sindaci, l’affiancamento di alcuni parlamentari, forse dei presidenti delle Regioni del Sud (considerando che, per la prima volta in mezzo secolo, si sono mossi insieme, proprio in difesa delle quote di Recovery Fund spettanti al Sud e dei finanziamenti alle aziende agricole) e hanno la possibilità di farsi ascoltare a Bruxelles.

Quello che manca al Sud è una voce che abbia autorevolezza per chi rappresenta (la politica, l’economia, gli interessi), per quanti rappresenta, per come lo fa. Questa voce si comincia a sentire e ora deve trovare il modo per diventare potente. Il più efficiente che si conosca è il coro. (pap)

[Pino Aprile è direttore de LaCNews24] 

(courtesy LaCNews24)