L’OPINIONE / Maria Elena Senese: A oggi solo il 32,2% dei progetti contro dissesto portati a termine

di MARIA ELENA SENESE – Dal 1999 ad oggi soltanto il 32,2% dei 25.101 progetti contro il dissesto idrogeologico, finanziati per 17,2 miliardi di euro, è stato portato a termine. Sono questi i dati che emergono dal report pubblicato dall’Anac.

I disastri sempre più frequenti, provocati da frane ed alluvioni, poco o nulla sono serviti per cambiare l’azione politica: basti pensare che negli ultimi anni si è passati da 6.595 progetti finanziati nel 2019 agli 8.179 del 2021. Negli ultimi due anni, durante i quali non sono mancati disastri costanti, nonché innumerevoli vittime, oltre che ingenti danni, ci si è addirittura attestati intorno ad una media di appena 2.100 progetti all’anno, meno di un terzo di quelli finanziati quattro anni fa.

Il dato più allarmante riguarda però l’ultimazione degli interventi: dell’intera mole dei progetti finanziati in quattro anni, appunto 25.101, appena il 32,2% è stato portato a termine: meno di uno su tre. Un ulteriore 10,6% di interventi è ancora in fase di esecuzione, 114 sono stati aggiudicati, ma non ancora cantierati. Di ben 9.843 progetti si sono perse le tracce e la stessa Anac deve, silenziosamente, ammettere che i dati non sono disponibili relativamente allo stato di avanzamento.

Gli ultimi 4.348 interventi, infine, sono ancora in fase di progettazione. L’Anac,  procederà con un’indagine conoscitiva dettagliata, regione per regione, su questi incresciosi ritardi, nel tentativo di accertare le cause di blocco dei lavori e favorirne la ripartenza affiancando le regioni nella risoluzione delle procedure più complesse.

Come FenealUil Calabria denunciamo da tempo il fermo preoccupante delle autorizzazioni e delle procedure in tema di dissesto, nella consapevolezza che occorre intervenire con sollecitudine per mettere in sicurezza il territorio. Ha dell’assurdo che, nel mentre assistiamo ad episodi drammatici di alluvioni, i lavori vengano bloccati dalla tanto nota burocrazia!! L’obiettivo dell’Anac è anche quello di evitare che i fondi vengano ulteriormente sprecati.

Va evidenziato, poi, che tra le regioni che hanno ricevuto più fondi, in tutti questi anni, vi è la Calabria che ha ricevuto in dote 1,3 miliardi di euro.

Era dicembre 2022 quando il presidente Occhiuto predisponeva un master plan dei rischi della Calabria e successivamente incontrava i sindaci per presentare il piano.

Analizzate  le criticità, cosa è mancato per accelerare sulle attività da mettere in campo contro il dissesto idrogeologico? Occorre una politica “difensiva”.

Siamo in forte ritardo sul bisogno di difesa del territorio. Per troppo tempo alluvioni e frane si sono susseguite in lungo e largo sollecitando interventi emergenziali. La prevenzione è la sorella negletta dell’emergenza, così che in Italia abbiamo la Protezione civile più avanzata del mondo e la Prevenzione completamente dimenticata.

La politica continua ad essere miope rispetto a questa problematica, non solo per ciò che significa in termini di perdita di vite umane, di dolori e sofferenze per le comunità locali, ma anche in termini economici con una semplice valutazione di analisi costi benefici. Una buona prevenzione, si può dire, che si pagherebbe da sé, abbassando il livello dei danni e garantendo una maggiore sicurezza per la popolazione. (mes)

[Maria Elena Senese è segretaria generale di Fenealuil Calabria]

Senese (Fenealuil): Sicurezza sul lavoro deve trovare spazio nell’agenda del governo

«La sicurezza sui luoghi di lavoro deve trovare un posto di primo piano nell’agenda politica nazionale». È quanto ha ribadito la segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, sottolineando come «le sottovalutazioni degli anni passati hanno portato come conseguenza diretta l’esponenziale crescita dei casi di infortunio e o di morte nei cantieri in Calabria così come nel resto del Paese».

«Davanti a questa emergenza nazionale, tenendo nella giusta considerazione la campagna Zero morti sul lavoro che la Uil ha avviato quando nessuno sembrava accorgersi della strage silenziosa che si stava registrando nel mondo del lavoro – ha proseguito – siamo convinti che la richiesta di istituzione di una procura nazionale, avanzata dal Segretario generale Pierpaolo Bombardieri, possa essere il primo punto di una rinnova strategia di contrasto messa in atto dallo Stato».

«Accanto a questo provvedimento, poi – ha aggiunto –, sarebbe necessario pensare, in virtù delle nuove assunzioni promesse per il rafforzamento dell’Ispettorato del lavoro, pensare alla formalizzazione di una figura di ispettore dedicato al settore edile che, in questi anni, è quello che ha registrato il maggior numero di vittime».

«Sarebbe, inoltre – ha detto ancora – necessario procedere all’esclusione delle ditte che non rispettano le norme di sicurezza sui luoghi di lavoro o quelle nei cui cantieri si sono registrati incidenti, nelle more che la giustizia compia i propri passi, dagli appalti pubblici».

«Un altro tassello di questa strategia di contrasto – ha spiegato – dovrebbe essere quella di mettere a sistema le risorse disponibili dell’Inali. Fondi che, purtroppo, ogni anno vengono riassorbiti dalle casse dello stato e che, invece, andrebbero reinvestite su programmi di formazione e prevenzione».

«Bisognerebbe sviluppare un sistema di consulenza alle imprese – ha suggerito – assegnando all’Inail – che possiede anche risorse dedicate a questo scopo – il compito di gestirlo in stretta correlazione con gli organismi paritetici».

«Va maggiormente finanziata e sviluppata, poi – ha detto ancora – la ricerca di qualità dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro e per farlo appare necessario indirizzare fondi specifici e incrementare il personale a ciò dedicato. Per far tutto ciò bisogna rendere effettivamente impiegabili le somme a disposizione dell’Inail, assegnando all’istituto autonomia organizzativa e gestionale».

«L ’obiettivo Zero morti sul lavoro non è un’utopia – ha concluso –. È un dovere. È un dovere non soltanto delle imprese, è un dovere della pubblica amministrazione, degli organi di vigilanza, della legge. E’ un dovere di tutti gli organi pubblici e privati». (rcz)

Senese (Fenealuil): Dissesto idrogeologico fenomeno che non può essere sottovalutato

La segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, ha ribadito che «il dissesto idrogeologico in Calabria è un fenomeno che non può essere sottovalutato». Per questo la sindacalista ha chiesto alla Regione «di approntare, per tempo e comunque prima dell’arrivo della prossima stagione invernale, un piano regionale,  attraverso l’utilizzo di fondi propri, per il controllo, il ridimensionamento e il futuro azzeramento del fenomeno del dissesto idrogeologico».

«Occorre sin da subito – ha spiegato –, l’apertura di un tavolo con le parti sociali che sia finalizzato ad avviare un confronto rapido e costruttivo in grado di disegnare azioni utili destinate  alla cura, alla manutenzione e alla salvaguardia del nostro territorio. Siamo convinti, infatti, che non si possa più perdere tempo, che non si possa più delegare, che non si possano ancora aspettare i tempi di una politica romana che sembra sempre più distratta davanti alle reali necessità del territorio».

«In quest’ottica, ci preoccupa la decisione del Governo di procedere, proprio nel giorno in cui il Capo dello Stato metteva in guardia la politica e lanciava l’allarme sui ritardi nella lotta contro i disastri climatici – ha proseguito – al taglio degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per contrastare il dissesto idrogeologico. Non ci può essere leggerezza nell’affrontare questi problemi, il cambiamento climatico che ha tropicalizzato il meteo della nostra nazione, e gli accadimenti della scorsa settimana ne sono il sintomo preciso e violento che, insieme all’incuria, all’arroganza criminale degli uomini rischiano di mettere seriamente a repentaglio il nostro patrimonio territoriale».

«Azzerare o anche solo rimandare il finanziamento di questi interventi – ha concluso – è un errore strategico madornale. Per questo, invitiamo chi amministra la cosa pubblica in Calabria a muoversi per tempo rispetto alla politica romana, per trovare la copertura finanziaria necessaria alla progettazione di un piano di manutenzione del territorio moderno ed efficace che metta al riparo da incuria e malintenzionati le bellezze paesaggistiche e naturali della nostra regione». (rcz)

Senese (Fenealuil): Nuovo Codice Appalti limita il contratto nazionale

La segretaria generale di FenealUil Calabria, Maria Elena Senese, ha evidenziato come il «nuovo Codice degli Appalti limita il contratto nazionale e introduce una eccessiva liberalizzazione».

«Tra pochi giorni – ha spiegato – diventerà operativo il nuovo codice degli appalti, noto come codice Salvini, che modificherà sostanzialmente le modalità degli affidamenti dei lavori e delle forniture da parte delle amministrazioni pubbliche. Con il nuovo codice il Governo ha scaricato sulle amministrazioni responsabilità nuove per gli affidamenti senza appalti, quelle stesse amministrazioni che per carenza d’organico o per personale poco qualificato non sono capaci di mettere a terra i progetti del Pnrr».

«La procedura delle gare d’appalto è una procedura – ha illustrato – che ha sempre avuto come scopo quello di garantire pubblicità, massima concorrenza, necessaria trasparenza e imparzialità dell’amministrazione pubblica. E, dunque, a questo come risponde il nostro Ministro? Meno appalti pubblici e più affidamenti diretti senza gara».

«L’Anac si è espressa così – ha detto – nel merito: “soglie troppo elevate per gli affidamenti diretti e le procedure negoziate rendono meno controllabili gli appalti di minori dimensioni, che sono quelli numericamente più significativi. Tutto questo col rischio di ridurre concorrenza e trasparenza nei contratti pubblici”».

«Per questi motivi – ha proseguito – riteniamo che le nuove modalità di affidamento senza gara creeranno non solo preoccupazione negli amministratori pubblici, perché la scelta per un affidamento diretto rischia di essere ritenuta arbitraria o di parte, così come l’individuazione dei 5 o 10 operatori per fare una procedura negoziata. Proviamo a immaginare che cosa potrebbe succedere in quei Consigli comunali dove l’affidatario di un lavoro viene ritenuto, amichevolmente o politicamente vicino al Sindaco, o all’assessore ai lavori pubblici».

«Quale sarebbe il seguito? Interrogazioni, accuse e molto probabilmente esposti alla magistratura – ha ipotizzato la sindacalista –. Occorre specificare che i tempi lunghi per la realizzazione delle opere pubbliche non sono certo determinati dalle procedure delle gare d’appalto, necessarie per favorire la concorrenza, ma da altri fattori. Nel 2019 la Banca d’Italia, constatò che la fase di gara di appalto pesa solo per il 12% sull’intero processo e che i tempi  lunghi sono dovuti invece alla progettazione, alle lungaggini burocratiche, alle incertezze negli iter autorizzativi».

«A questi problemi il Governo non ha dato concrete soluzioni – ha evidenziato – ha, invece, preferito ridurre drasticamente le gare d’appalto e basta. La semplificazione non è in sé un valore o un disvalore, ma bisogna capire dove la si vuole applicare. Il problema è a monte, in tutte le fasi che precedono l’aggiudicazione dell’appalto. C’è, poi, il problema delle stazioni appaltanti. In Italia ce ne sono più di 30mila».

«Da tempo – ha ricordato – si invoca da più parti la necessità di ridurle e qualificarle ma si stenta a procedere in questo senso. Si è, invece, portata avanti negli anni una politica eccessiva di tagli al personale che ha finito per svuotare la pubblica amministrazione di personale tecnico e qualificato, e questo rende difficile gestire le pratiche ed avviare le gare. Non è stato varato un piano per la qualificazione delle stazioni appaltanti, non sono state censite le professionalità esistenti nel nostro Paese in materia di contratti nelle amministrazioni pubbliche per supportare le diverse stazioni appaltanti, non è stato previsto un piano di assunzione di personale per rafforzare le competenze nella pubblica amministrazione che negli anni si sono ridotte colpa anche il mancato turnover».

«Un Codice degli appalti, dunque – ha detto – che riduce gli obblighi di applicazione del Contratto  collettivo nazionale di lavoro dell’edilizia mentre introduce la liberalizzazione dei subappalti a cascata, con un peggioramento della sicurezza per i lavoratori negli appalti pubblici, meno qualità e meno sostenibilità».

«Noi abbiamo chiesto, e continuiamo a chiedere – ha concluso – il ripristino del divieto dei subappalti a cascata e la valorizzazione delle imprese più strutturate, la loro qualificazione, la loro crescita dimensionale. Vogliamo diventare un Paese migliore, più efficiente, sicuro e ambientalmente sostenibile. Ma per fare questo dobbiamo difendere e valorizzare il lavoro di qualità, sicuro e legale, indispensabile per azzerare le morti sul lavoro e in particolare nei cantieri». (rcz)

Senese (Fenealuil Calabria): Continua il blocco della cessione dei crediti

La segreteria generale di FenealUil Calabria, Maria Elena Senese, ha denunciato come «continua, in un silenzio assordante, il blocco della cessione dei crediti».

«Cassetti fiscali pieni e crediti bloccati, contratti insostenibili, cantieri sospesi e imprese costrette a licenziare – ha spiegato –. Ammontano ad oltre 25 miliardi di euro i crediti che le imprese non riescono a cedere. La crisi di liquidità delle imprese, con le diseconomie che oggi si registrano, potrebbe pregiudicare anche le gare ed i cantieri successivi, venendo meno i player più strutturati e meglio organizzati».

«Riteniamo indispensabile, in questa fase storica così delicata – ha rilanciato – pensare al modello francese di individuazione dei materiali per l’edilizia con adeguamenti automatici trimestrali e al contempo chiediamo di individuare prezzi calmierati per tutti quei materiali per cui l’inflazione ha carattere più di speculazione che di reale aumento dei costi di produzione».

«Questa situazione di stallo – ha proseguito – produrrà a stretto giro che: 150.000 dipendenti rischieranno il posto di lavoro; 90.000 cantieri, attualmente sospesi,  genereranno contenziosi tra condomini e ditte, tra progettisti e condomini, tra ditte e banche. Quelle stesse banche che nel primo trimestre del 2023 hanno generato profitti tre volte maggiori rispetto a quanto raccolto nel primo trimestre del 2022 e che continuano a non riaprire il mercato delle cessioni dei crediti».

«In questo contesto sempre più vicino ad una crisi di sistema – ha concluso – siamo convinti che il Governo attraverso Cassa Depositi e Prestiti, debba acquistare tutti i crediti inoptati che le imprese non riescono a cedere. Prima che sia troppo tardi!». (rcz)

Senese (Fenealuil): Sbloccare lavori una volta acquisite perizie per Ospedale di Sibari

La segreteria generale di FenealUil Calabria, Maria Elena Senese, ha proposto, una volta che la Regione ha acquisito i pareri nelle more di approvazione della perizia, «di iniziare a sbloccare i lavori, stante la volontà politica di completare l’ospedale della Sibaritide».

«La Regione Calabria ha trasmesso il 15 marzo 2023 l’ordine di servizio al concessionario – ha ricordato la sindacalista – ordinando di trasmettere entro il 29 maggio, la perizia di variante. La D’Agostino costruzioni il 29 maggio ha consegnato puntualmente la perizia. Perizia di variante che ha la funzione di evidenziare le variazioni di natura tecnica ed economica rispetto al progetto esecutivo approvato. Stiamo parlando dei lavori del nuovo ospedale della Sibaritide».

«Un’opera per la cui realizzazione definitiva i tempi stanno diventando stringenti – ha evidenziato – ed il rischio di trovarci di fronte all’ennesima incompiuta, all’ennesima cattedrale nel deserto, sempre più presente. Entro il 28 giugno, infatti, la Regione dovrà acquisire i pareri di alcuni enti, obbligatori per legge (ad esempio Vigili del fuoco e Asp). Le eventuali prescrizioni da parte degli enti indurranno la D’Agostino a fare integrazioni alla perizia. L’impresa ha 15 giorni di tempo, a decorrere dal 28 giugno, per fare le suddette integrazioni ma non solo, anche per consegnare gli elaborati economici analitici».

«Quindi un computo metrico di partenza è stato già fatto e consegnato insieme alla perizia di variante  – ha proseguito – ma è necessario aspettare le prestazioni degli enti per avere un quadro economico definitivo. Questi sono i passaggi fisiologici, forti di termini perentori. Ricordiamo che il quadro economico iniziale era di 144 milioni di euro per 376 posti letto ma ad oggi tale ammontare pare essersi quasi raddoppiato. Sbagliato dire che la realizzazione dell’ospedale della Sibaritide, sta scontando l’anomalo andamento dei prezzi e l’incremento del costo dei materiali da costruzione. Non è stato solo questo a determinare la lievitazione dell’importo iniziale dell’appalto ma è sopraggiunto il decreto covid il quale ha imposto una variante nel progetto già approvato legata ad un ampliamento della terapia intensiva.  Nella perizia di variante l’impresa ha curato anche l aspetto dell’efficientamento energetico alla luce della norma 2021».

«Sarebbe dannoso, in termini organizzativi, tecnici e soprattutto di risorse umane allungare i tempi di riapertura del cantiere – ha concluso –. Ricordiamo che la sospensione parziale dei lavori risale a marzo, pertanto occorre essere celeri nell’approvare quella perizia, soprattutto dal punto di vista economico/finanziario». (rcz)

Senese (Fenealuil): Non è stato fatto nessun censimento di ponti e viadotti

La segretaria generale di Feneauil Calabria, Maria Elena Senese, ha chiesto del censimento dei ponti e dei viadotti, annunciato nel 2021 dall’assessore regionale Catalfamo, ma di cui non si è più saputo nulla.

«Il progetto, pensato dopo il catastrofico crollo del ponte Morandi a Genova – ha spiegato Senese – che coinvolge l’intera rete viaria secondaria delle infrastrutture calabresi, è stato avviato dalla Giunta regionale con la delibera 207 del 23 luglio 2020, con uno stanziamento di 5 milioni di euro a valere sui fondi Pac 2014-2020».

«Successivamente, come si evince da note stampa ufficiali della Regione Calabria – ha continuato – è stato firmato un decreto del ministro delle Infrastrutture che prevede l’assegnazione di fondi pari a 1 miliardo e 150 milioni di euro alle Province e alle Città metropolitane per la messa in sicurezza dei ponti e viadotti esistenti e la realizzazione di nuovi ponti, in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali di sicurezza. Tale provvedimento ha assegnato complessivamente alle province calabresi l’importo di 65.337.754,45 euro, così suddivisi: Catanzaro: 13.609.888,57; Città metropolitana di Reggio Calabria: 14.297.774,57; Cosenza: 17.544.681,72; Crotone: 8.827.883,89; Vibo Valentia: 11.057.525,70».

«Era stato anche fissato il cronoprogramma del progetto che, in fase previsionale – ha aggiunto – prevedeva entro dicembre 2021: attività di censimento, raccolta della documentazione esistente, la programmazione delle ispezioni visive, affidamento dei servizi (allestimenti di cantieri, fornitura dispositivi per ispezioni visive, supporto tecnico).  Entro giugno 2022 ancora: esecuzione delle ispezioni visive, redazione delle schede di difettosità, individuazione dei ponti da sottoporre ad ispezioni speciali e/o valutazioni accurate e di dettaglio. Entro il mese di dicembre 2022: determinazione della Classe di attenzione dei ponti gestiti dalle Province».

«A giugno 2023, poi – ha ricordato –. Programmazione di verifiche accurate su un campione di ponti in Classe di attenzione “Alta”, affidamento dei servizi per l’esecuzione di campagne di indagini conoscitive e, infine, a dicembre 2023: esecuzione di verifiche accurate su un campione di ponti in Classe di attenzione “Alta”. Ad oggi, però, di tutto questo non sono rimaste che le parole sprecate in conferenza stampa e le promesse fatte ai calabresi. Poco o nulla».

«Ai vertici della Cittadella regionale, a più riprese – ha concluso – abbiamo chiesto che fine abbia fatto il censimento di queste opere infrastrutturali che, dopo un primo clamore mediatico, pare essere sparito nei cassetti di una burocrazia distratta e insipiente. In Calabria è tempo di fare e non di annunciare. La nostra regione non può attendere, non può finire ingabbiata in una campagna elettorale senza fine, i calabresi pretendono che i loro problemi, dalla manutenzione delle infrastrutture viarie all’erogazione di qualsiasi tipo di servizio, vengano affrontati e risolti». (rcz)

Senese (Fenaluil Calabria): Regione rispetti impegni presi per realizzare Ospedale della Sibaritide

«La Regione rispetti gli impegni presi e consenta la realizzazione dell’Ospedale della Sibaritide». È l’appello lanciato da Maria Elena Senese, segretario generale della Fenealuil Calabria, a seguito del tavolo in Prefettura a Cosenza per la realizzazione dell’opera.

«Alla luce di tutte le problematiche emerse durante l’incontro precedente – ha aggiunto – nel quale è stato evidenziato il completamento delle opere strutturali per circa il 90%, abbiamo raccolto l’impegno della Regione Calabria che speriamo venga rispettato nei tempi previsti».

«La cifra da coprire è importante – ha evidenziato – mancano circa 50 milioni di euro. L’impresa presenterà entro maggio, alla regione Calabria, il progetto da approvare con l aggiornamento del piano finanziario. Non trovare questi fondi, non impegnare la Regione Calabria con concretezza nella realizzazione definitiva di questa opera pubblica di grande importanza, sarebbe uno smacco insopportabile per i calabresi e, in particolari, per le cittadine ed i cittadini di un territorio già ampiamente sacrificato sull’altare delle promesse politiche».

«Il presidente della giunta regionale, davanti al prefetto di Cosenza – cui va il nostro sentito grazie per la meritoria attenzione con la quale sta seguendo la vicenda – ha garantito l’impegno suo personale e del governo regionale – ha detto – finalizzato all’approvazione del nuovo Piano economico finanziario dell’opera, all’approvazione in tempi celeri del progetto di variante e, quindi, alla copertura economica dei costi dello stesso progetto di variante».

«Mantenere questo impegno – ha concluso – vorrà dire non solo dare un orizzonte certo al nuovo ospedale della sibaritica, la cui consegna precedentemente fissata non potrebbe essere altrimenti rispettata, e offrire le attese garanzie ai lavoratori di un’impresa che si è detta obbligata, per la lievitazione dei costi legati alle tante crisi, non ultime il Covid-19, la guerra in Ucraina ed i rincari spropositati delle materie prime con le quali è stata chiamata a fare i conti, alla chiusura del cantiere in tempi ristrettissimi». (rcz)

Senese (Fenealuil): Ratificato con la Prefettura di Cosenza protocollo migranti

La segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, ha reso noto di aver ratificato, con la Prefettura di Cosenza, il protocollo d’intesa siglato il 16 maggio 2022, tra il Ministero dell’Interno il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Ance e le organizzazioni sindacali FenealUil, Filca e Fillea, «per favorire l’inserimento socio lavorativo di cittadini stranieri richiedenti e titolari di protezione internazionale».

«È un passaggio importante – ha evidenziato la sindacalista – che potrebbe rappresentare una chiave di volta anche a livello occupazionale per una regione e un settore, qual è quello edile, che ha grande necessità di manodopera qualificata. Il protocollo – che dovrebbe essere replicato ed approvato su tutto il territorio regionale – è chiaro quando dice, riprendendo le parole della Commissione europea, che è necessario usare meglio le competenze e il potenziale dei rifugiati per rendere i nostri mercati del lavoro più inclusivi e contribuire alla prosperità e alla coesione delle società europee nel lungo periodo».

«In questo contesto – ha proseguito – noi ci siamo sempre impegnati per far crescere la cultura della formazione e della sicurezza sul lavoro, attraverso il nostro sistema bilaterale. Per questo siamo convinti che, in Calabria, sia necessario perseguire questo obiettivo e promuovere il percorso di formazione professionale di tutti coloro che scelgono la nostra terra per sfuggire dagli orrori della guerra e delle persecuzioni, facendolo attraverso le competenze presenti negli enti bilaterali per promuovere l’impiego dei talenti di rifugiati e migranti e, allo stesso tempo, dare concreto sviluppo a quanto sottoscritto con il Ministero del Lavoro e il Ministero dell’Interno».

«Per questo – ha concluso –chiediamo al presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto, di sostenere questo percorso di crescita professionale, occupazionale ed umana e allo stesso tempo realizzare quel sistema sano ed equo di gestione della migrazione che, come sostenuto dai ministeri competenti, passa dall’assicurare a tutti coloro che si trovano legalmente nell’Unione europea di poter contribuire al benessere, alla prosperità e alla coesione della società». (rcz)

Fenealuil Calabria: C’è rischio concreto di perdere le risorse del Pnrr

La segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, ha denunciato come ci sia il rischio concreto di perdere le risorse del Pnrr.

«Sono sconcertanti – ha spiegato – i dati del Sole 24 Ore, che anticipano la relazione semestrale al Parlamento della Corte dei conti, relativamente alla spesa effettiva dei fondi del Pnrr. In base ai dati emersi dal sistema ReGis, il cervellone telematico della Ragioneria generale che censisce in tempo reale tutte le articolazioni del Piano, i magistrati contabili calcolano in 20,441 miliardi la spesa effettiva realizzata a fine 2022. Con un aggiornamento ulteriore al 13 marzo scorso, il contatore sale a 23 miliardi, legati a 107 (105 investimenti e 2 riforme) delle 285 misure elencate dal Pnrr. Il tasso di realizzazione si attesterebbe quindi al 12% delle risorse complessive messe a disposizione da qui al 2026».

«Si tratta di un dato basso ed allarmante! – ha evidenziato –. Ma il quadro effettivo dell’attuazione degli interventi è ancora più preoccupante in quanto  il valore complessivo della spesa è comprensivo anche dei cosiddetti “incentivi automatici”: ossia di quegli interventi già previsti in altri programmi, e trasferiti poi nel Pnrr, come i crediti d’imposta di Transizione 4.0, che hanno assorbito 2,3 miliardi più del previsto, e quelli relativi ai bonus edilizi. Interventi “automatici” e quindi non imputabili  alla capacità effettiva di spesa della pubblica amministrazione per gli interventi previsti dal Piano».

«La Corte dei conti – ha continuato – ha provato a depurare il dato degli incentivi stornando questa tipologia di interventi: il dato effettivo dei miliardi spesi è quindi sceso a 10,024 miliardi su 168,31, attestando la spesa al 6% del totale. Dalla relazione si evince che viaggiano particolarmente a rilento i pagamenti delle Missioni legate alle politiche agricole, all’istruzione scolastica, agli interventi per la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei comuni».

«È, dunque necessaria – ha continuato – non solo una revisione complessiva del Pnrr ma sopratutto occorre rafforzare le amministrazioni comunali, prive di personale e di tecnici competenti, con una task force di tecnici esperti anche avvalendosi dell’università. I problemi che ostacolano la partecipazione ai bandi del Piano di ripresa e resilienza sono tanti e monitorarli è difficile».

«I comuni del Sud – ha ribadito – sono in difficoltà con la partecipazione ai bandi del Piano di ripresa e resilienza. Molti i problemi che minano l’attuazione degli investimenti da 235 miliardi di euro e monitorarli è un’impresa complessa, specie per le amministrazioni del meridione».

«Al Sud – ha detto ancora – il 62 per cento dei comuni ha giudicato complessa la partecipazione ai bandi del Pnrr (contro il 57 per cento del Centro-Nord) e, secondo quanto ricostruito dall’Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno (Svimez),  ci vogliono nove mesi in più rispetto alla media nazionale per costruire le infrastrutture sociali».

«Riteniamo che la realizzazione del Pnrr – ha concluso – abbia di gran lunga la precedenza sulla flat tax e sul Ponte sullo stretto. Pertanto per non fallire servono tecnici esperti al servizio di cittadini e amministratori». (rcz)