Giro d’Italia, Diego Rosa vince a Guardia Marina e dà lustro alla vicenda delle Terme Luigiane

di FRANCO BARTUCCIDiego Rosa vince a Guardia Marina dei punti per il secondo traguardo volante della tappa del Giro D’Italia Palmi- Scalea di 192 Km, percorsa in solitudine fino a pochi chilometri dell’arrivo, che ha visto invece vincitore  della tappa sul traguardo di Scalea il ciclista francese Arnaud Démar.

Ma per i lavoratori delle Terme Luigiane l’eroe della giornata è stato Diego Rosa, che tagliando il traguardo volante, collocato al termine del primo rettilineo di Guardia Piemontese Marina, subito dopo, nei pressi del bivio stradale che porta alle Terme Luigiane, ha dato lustro allo striscione di protesta collocato lungo il marciapiede con su scritto “Terme Luigiane – Vergogna Terme Chiuse”; mentre  altri striscioni venivano collocati sui famosi tornanti  di Acquappesa, più volte percorsi in edizioni precedenti dai corridori del Giro. 

Al di là del fatto di cronaca “rosa”, come le testate giornalistiche in riferimento ai colori del Giro spesso evidenziano, resta la drammaticità di una vicenda che coinvolge in prima persona  tanti lavoratori che hanno perduto il lavoro, come pure la rabbia e  la delusione dei tantissimi curanti calabresi e non solo che per il secondo anno consecutivo viene loro negato il diritto a curarsi per il proprio benessere fisico, peraltro ammesso dal sistema sanitario nazionale.

Una vicenda vergognosa simbolo del malgoverno da parte delle istituzioni della  Regione Calabria, che nemmeno una sentenza favorevole del Tar Calabria di riapertura delle Terme Luigiane riesce a dare seguito alle tante attese di riapertura, guastando la buona volontà espressa alla fine dello scorso anno dall’attuale presidente della Giunta regionale calabrese, on. Roberto Occhiuto, di una ripresa dei servizi termali in quel compendio delle Terme Luigiane fin dalla fine dello scorso anno; mettendo così in dubbio in questo caso quel motto, caro al già Ministro della Funzione Pubblica Brunetta, della “Efficienza, efficacia e trasparenza”, comportamento corretto obbligato per gli apparati della Pubblica Amministrazione. 

Ci si trova, ormai, alla metà del mese di maggio e la stagione termale 2022 può essere considerata persa a tutti gli effetti e di questo ne sono coscienti anche i lavoratori, che dopo l’esperienza vissuta nella giornata di ieri con il Giro d’Italia, sono ritornati oggi a dire la loro attraverso un nuovo documento di protesta, a firma “Comitato lavoratori Terme Luigiane”, con un titolo che dice tutto:”Le Terme Luigiane abbandonate dalle istituzioni e dalla politica”, che nel rispetto della loro dignità si riporta integralmente a seguire: 

«A 6 anni di distanza dall’inizio dell’incubo lavorativo per i 250 dipendenti delle Terme Luigiane – si legge – dopo l’avvicendamento di ben 4 Presidenti di Regione con relativi assessori e consiglieri, dopo la sottoscrizione di accordi presso la Regione e in Prefettura in seguito rinnegati, ci si ritrova ancora una volta chiusi ma con una stagione che, se solo si volesse, potrebbe ripartire domani mattina. Centinaia di interrogazioni, denunce e istanze promosse da lavoratori, cittadini e da ogni parte politica non sono servite a risolvere concretamente una problematica che sta diventando lo specchio di una Calabria che non funziona e che costringe i padri di famiglia, con immensa rassegnazione, a fare le valigie pensando a quanto il buon Dio abbia dato a questa terra e a come noi Calabresi siamo incapaci di mettere a frutto tali doni». 

«Questo – si legge – è esattamente quanto sta accadendo alle Terme Luigiane: una realtà perfettamente funzionante da una parte e, dall’altra, qualcuno dotato delle giuste coperture, che ha scelto in maniera arbitraria di distruggere tutto nel tentativo di portare a compimento disegni a noi ignoti, sversando nel mare le preziose acque termali e la nostra dignità di lavoratori».

«Alla Sateca, che ha da sempre gestito le Terme Luigiane – continua il documento – garantendoci occupazione stabile e correttamente remunerata, è stata tolta l’acqua termale contro ogni legge e contro ogni sentenza giudiziaria, preferendo il nulla a un qualcosa che funzionava e che ha dato la possibilità ad intere famiglie per intere generazioni di mantenere un livello di vita più che dignitoso e soddisfacente. Oggi ci ritroviamo costretti a spezzare i sogni dei nostri figli che, con grandi sacrifici, riuscivamo a mantenere all’Università e, spesso, siamo nella condizione di non sapere cosa portare in tavola. Tra le istituzioni che ci sono state sempre vicine (di fatto le uniche) la CISL con Gerardo Calabria, che ha dall’inizio combattuto con noi questa battaglia e, nelle persone di Monsignor Leonardo Bonanno e di don Massimo Aloia, la Chiesa che ha provveduto a pagarci le bollette, a farci la spesa alimentare e, soprattutto, a manifestarci costantemente vicinanza e condivisione quotidiana delle nostre angosce».

«Il Presidente Occhiuto il 15 dicembre 2021 – viene spiegato – ha ricevuto il sindacato CISL e una nostra delegazione di lavoratori, garantendo discontinuità con la precedente linea politica e assicurando che entro la fine dell’anno avrebbe risolto la situazione affinché si potesse iniziare a programmare la prossima stagione termale. In data 26 marzo 2022 lo stesso Presidente Occhiuto in un video messaggio ha comunicato l’intenzione della Regione di acquisire tramite Fincalabra le Terme Luigiane al fine di superare l’attuale stallo e consentire la ripartenza dell’attività. Cosa sia successo nel frattempo noi lavoratori non lo sappiamo e, tutto sommato, ci interessa poco. Quello che rileviamo con sconforto è che alla data di oggi nulla di fatto è cambiato e le prospettive di ripartire per la prossima stagione sono ormai estremamente ridotte».

«Da quello che la Cisl ci comunica e dalle informazioni che riusciamo ad avere – continua – sembra che continuino le interlocuzioni e le riunioni tecniche ma le soluzioni sembrano ancora lontane. Ciò di cui né noi 250 lavoratori, né i 22.000 curandi, né le migliaia di assidui frequentatori delle Terme Luigiane riescono a capacitarsi, è il motivo per cui le Terme Luigiane siano chiuse. Secondo la sentenza del TAR dell’8 novembre 2021, l’attività della Sateca sarebbe dovuta continuare senza soluzione di continuità e questo è stato impedito con la forza da parte delle due amministrazioni comunali di Guardia Piemontese e di Acquappesa e con la complicità della Regione Calabria che, in quanto proprietaria delle acque, avrebbe avuto l’obbligo, sia morale che istituzionale, di impedire un simile scempio e di assicurare il diritto a tutti i cittadini di curarsi».

«Non è accettabile che in una terra assetata di lavoro come la nostra ci troviamo ancora una volta davanti a chi il lavoro potrebbe garantircelo immediatamente e questo viene impedito da una politica cieca ed egoista, incurante del bene comune e, soprattutto,indifferente a quanto sancito dalla magistratura. Il nostro ennesimo appello al Presidente Occhiuto è che ripristini immediatamente una situazione di legalità, nella quale si dia immediata esecuzione alla sentenza del TAR, nella quale chi ha distrutto le Terme Luigiane venga punito e chi ci ha garantito da sempre giusti diritti abbia la possibilità di continuare a farlo. Presidente, faccia riaprire l’acqua, come è giusto che sia, e ci ridia la dignità e il futuro che meritiamo. La Sua sensibilità, la Sua cultura e formazione politica e il Suo ruolo Le consentono di trovare una “soluzione ponte” immediata che dia finalmente respiro a noi lavoratori e alle migliaia di curandi che aspettano con ansia una data di riapertura. In questo modo avrà tutto il tempo di elaborare e concludere il percorso che lei immagina e che riguarda tutte le terme calabresi, lasciando a noi la prospettiva concreta di poter continuare a vivere nella nostra meravigliosa Calabria ed impedendo che ciò che il buon Dio ci ha dato e che rappresenta il nostro futuro, continui ad essere impunemente riversato in mare».

Cosa dire di fronte a questa loro analisi? Se non rinnovare l’invito al Presidente Occhiuto. Si ricordi  il detto: “efficienza, efficacia, trasparenza” con l’aggiunta della legalità, bandiera vincente di una Calabria diversa, moderna e migliore. (fb)

                                                          

Ecotur prosegue con la presentazione della Riviera dei Cedri che è la sesta tappa del Giro d’Italia

Fervono i preparativi per la sesta tappa del Giro d’Italia che, domani, sarà la sesta tappa del Giro d’Italia, giunta alla 105esima edizione.

E, proprio a Scalea, fervono i preparativi per tutte le iniziative di contorno alla tappa, proprio come nel caso di Giroland. Si tratta del villaggio commerciale che l’organizzazione della Corsa Rosa allestisce in prossimità di ogni arrivo di  tappa. Un’area pensata per migliorare l’esperienza degli appassionati e all’interno della quale si trovano spazi dedicati alla storia e ai simboli del Giro d’Italia, attività di intrattenimento e di engagement. Qui sarà possibile ammirare il Trofeo senza Fine del Giro 100 e le Maglie Rosa storiche, conoscere le tappe fondamentali degli anni scorsi, interagire con contenuti video e audio e cimentarsi con il Giro d’Italia Virtual.

Non è da meno Ecotur che prosegue con la sua strategia di comunicazione e promozione della Riviera dei Cedri attraverso la diffusione, nel web, di cartoline idealmente spedite da ogni località del territorio per aumentare la conoscenza di centri rivieraschi e collinari di questo splendido angolo di Calabria e che sta riscuotendo successo.

Questa volta, tocca a Santa Maria del Cedro, Verbicaro, Grisolia e Maierà.

Santa Maria del Cedro richiama nel nome la produzione del cedro, che la fa essere esclusiva capitale mondiale del prezioso agrume. Recente è il suo sviluppo sul litorale come centro balneare. Nella frazione di San Bartolo di Marcellina sorge l’antica Laos, città da ritenersi rifondazione italica dell’antico centro un tempo sibarita della metà del IV secolo a.C. Qui si può visitare il Parco Archeologico, e ammirare i resti del sistema viario della città, di alcune costruzioni dei quartieri artigianali e della zecca, oltre al piccolo ma ben allestito Antiquarium. Spostandosi in località Abatemarco si potrà ammirare la splendida valle dell’omonimo fiume che conserva i ruderi del castello feudale di San Michele, dell’abbazia e dell’arcata di acquedotto.

Il cedro, che viene utilizzato per la produzione di liquori, canditi, bevande e profumi, è ancora oggi alla base dell’economia di molte famiglie locali. Centrale, in tal senso, l’attività svolta dal Consorzio del Cedro di Calabria e dell’Accademia del Cedro. Da segnalare infine il carcere dell’Impresa, oggi Palazzo Marino, antico edificio del 1500 originariamente opificio per la raffinazione della canna da zucchero, oggi completamente ristrutturato e sede del Museo del Cedro.

Verbicaro, terra di mulini e frantoi, si offre alla visita con le sue architetture tipiche del borgo agricolo pastorale d’impianto medievale, adagiato su una roccia e sviluppatosi per sfuggire alle incursioni dei Saraceni. Affascinante soprattutto l’impianto urbano del quartiere Bonifanti, con i suoi vicoli stretti, le scale appese e le abitazioni in gran parte di un solo e angusto vano. Il borgo potrebbe essere sorto in epoca medioevale-barbarica. Inizialmente era un castello circondato da alte mura. Sono molte le attrattive che questo luogo riserva al visitatore, la Chiesa di Santa Maria del Rito, la Chiesa di San Francesco di Paola, la Chiesa della Madonna del Carmine, la Chiesa Madre di Santa Maria del Piano.

La Chiesa di Santa Maria Assunta è la Matrice di Verbicaro. Si trova nel centro storico ai piedi del rione Bonifanti. Fu edificata nel XV secolo ed ha subito interventi di rimaneggiamento nel 1883, 1924 e 1974. Il palazzo feudale costruito sulla pianta dell’antico castello, il museo della civiltà contadina e la chiesetta della Madonna della Neve con i suoi affreschi del 1300-1500. Il centro è famoso nel campo enologico per il suo vino Doc e per il suo moscato bianco. Molto caratteristica e assolutamente da non perdere la visita ai numerosi “catuvi”. In passato l’uva raccolta nei vigneti veniva trasportata per mezzo di asini e muli nei “parmienti” dove avveniva la spremitura dei grappoli, effettuata con i piedi scalzi.

Il mosto ottenuto veniva trasportato all’interno di otri ricavati con pelli di capra e depositato, appunto, nei catuvi, in botti di legno dove avveniva la fermentazione. L’attesa durava fino all’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, data in cui tradizionalmente veniva assaggiato il nuovo vino e che ancora oggi viene chiamata festa di “perciavutti”. Suggestiva la processione figurativa del Giovedì Santo quando, verso mezzanotte, si ripete il rito pagano dei “Battenti’, persone devote che si autoflaggellano a sangue percorrendo le vie del paese.

Grisolia è uno dei paesi più antichi dell’area dell’Alto Tirreno Cosentino. L’antico nome, Chriseora, probabilmente deriva dal greco Chrousuolea o dal latino Chrisena, entrambi richiamano l’oro e sono riferibili alla fertilità del terreno o, come alcuni sostengono, a qualche miniera d’oro, o ancora a qualche pepita trovata nell’antichità. Il primo nucleo abitativo è di origine basiliana agli inizi del IX secolo. Fu feudo di numerose famiglie fino all’età napoleonica. Il comune di Grisolia si estende in aperta collina, all’interno del Parco Nazionale del Pollino fino al Mar Tirreno, abbracciando in pieno il binomio mare-monti. Nel territorio c’è una particolarità: la presenza della vetta del monte La Mula, posta oltre quota 1900 metri sul livello del mare: è la più alta raggiunta da un comune italiano con sbocco a mare.

Il centro storico è arroccato su un dirupo che si affaccia sul profondo vallone del torrente Vaccuta. Il borgo, situato a circa 500 metri sul livello del mare, ha avuto origine attorno al convento basiliano di San Nicola al tempo del conflitto tra Longobardi e Bizantini. L’interno di Grisolia è un intrico di vicoli, scale, archi e supporti. I vicoli sono innumerevoli e diversi tra loro per larghezza e lunghezza. Una caratteristica dell’architettura del centro storico è il supporto, in gergo: “U spuortu”. Il nome indica tratti coperti del centro antico, nati dalla necessità di costruire le abitazioni, anche per motivi di difesa, attaccate l’una all’altra con una certa continuità e unite da archi in funzione statica ed estetica.

Molto interessanti, sul piano storico-architettonico, sono il Santuario di San Rocco (anno Mille), la Chiesa di Sant’Antonio dedicata al Santo patrono del paese, che risale al XIV secolo. la Chiesa di Santa Sofia e la Chiesa di San Leonardo con i resti di affreschi bizantineggianti. Il maestoso Palazzo Ducale del XV secolo oggi ospita il museo Etnografico.

Il territorio del paese di Maierà conserva nei toponimi il ricordo di antichi insediamenti greci e latini. Molti studiosi locali vedono tracce di vita protostorica per la presenza di numerose grotte sparse nel comune. La posizione, lungo la direttrice Jonio-Tirreno, serve a fare conoscere la zona prima agli Ausoni e agli Enotri, poi ai Greci e ai Romani e, infine, ai monaci Basiliani che danno vita al casale bizantino di Santa Maria o M’rà (che vuol dire grotta). L’abitato di Maierà si trova in una posizione suggestiva, costruito su uno spuntone roccioso. Il paese si presenta arroccato introno all’antico castello che dall’alto sovrasta il Mar Tirreno e i ruderi dell’antica Cirella di Diamante. Sul lato monte è quasi possibile stringere idealmente la mano ai vicini di Grisolia. Il centro storico è ricco di suggestivi vicoli e di sottopassi che sventrano le vecchie case costruite sulla nuda roccia. Le numerose chiese basiliane, spesso scavate nella pietra calcarea, ricordano i primi insediamenti bizantini. Il borgo ruota attorno al castello.

A Maierà c’è la strada panoramica che dalla piazzetta dove si apre la porta Terra conduce alla chiesa di Santa Maria del Piano e al palazzo Casella. Da qui si può ammirare, inoltre, il panorama del vallo in cui scorre il torrente Vaccuta. La Chiesa di Santa Maria del Piano è la matrice, il cui rifacimento risale al 1534 per volere di Alfonso di Loria che la ingrandisce e l’arricchisce di stucchi. L’edificio originario risulta essere stato realizzato all’epoca di Carlo I D’Angiò. La chiesa della Madonna del Carmine è stata costruita dai monaci basiliani. Oggi, dopo numerosi rimaneggiamenti, si presenta come una piccola chiesa di campagna alla quale si accede da tre gradini. Maierà ospita, unico al mondo, un Museo del Peperoncino. (rcs)

Ecotur promuove la Riviera dei Cedri, sesta tappa del Giro d’Italia

Il 12 maggio è in programma la sesta tappa della 105esima edizione del Giro d’Italia, la Palmi-Scalea Riviera dei Cedri. Si tratta di un’occasione imperdibile tanto che, Ecotur, ha deciso di promuovere ogni singola perla della Riviera dei Cedri attraverso delle cartoline diffuse attraverso i social.

Queste cartoline, infatti, sono state idealmente spedite da ogni località del territorio per aumentare la conoscenza di centri rivieraschi e collinari di questo splendido scorcio di Calabria. 

Dei 16 Comuni in tutto, scrigni per bellezze paesaggistiche e architettoniche, pronti ad essere scoperti, sono stati presentati i primi quattro: Aieta, Tortora, Praia a Mare e Papasidero.

Aieta fu fondata intorno al X secolo dai bizantini che sfuggirono alla furia iconoclasta e vi costruirono diversi edifici di culto di rito greco. Il paese fu poi feudo dei Lauria, dei Martirano e dei Cosentino.

Borgo la cui denominazione deriva dal greco “astu aetou” (aquila), Aieta ha la sua maggiore attrattiva nel complesso del palazzo Martirano-Spinelli, ritenuto il più bell’esempio di palazzo signorile rinascimentale dell’Italia Meridionale, con un’elegante facciata con balaustra in ferro battuto e un loggiato a cinque archi poggiati su colonnine toscane. L’interno mantiene soffitti lignei e frammenti di colonne classiche provenienti dalla vicina area archeologica. 

Dalla piazzetta principale del paese, ancora centro della vita sociale, si diramano le tante viuzze che attraversano i rioni del centro storico e lungo le quali è possibile ammirare bellissimi esempi di architettura minore. Per le bellezze naturali si suggerisce, invece, di visitare La Pineta e il Monte Ciagola. Molto interessanti da visitare sono la Chiesa di Santa Maria della Visitazione, la Chiesa del monastero dei Frati minori Osservanti di San Francesco d’Assisi, i ruderi della Cappella di San Nicola, la Cappella di San Vito martire, gli antichi mulini e il ponte medievale. Imperdibile ad agosto la sagra del fusillo con mostra dei prodotti tipici locali.

Tortora, sede di Blanda, antica città enotria, lucana e romana (Blanda Julia) situata sul colle Palècastro, è uno dei centri più ricchi della Riviera dei Cedri.

Nel rione Julitta si trova la chiesa a tre navate di San Pietro Apostolo, che è stata ristrutturata e ampliata nel XVI secolo. Interessante è il portale in pietra della chiesa del Purgatorio e il Chiostro del ‘400 nei pressi della chiesa di San Francesco di Assisi. In ognuna delle chiese sono conservati reperti pittorici e lignei risalenti a varie epoche.

Negli ultimi anni il “catalogo” dei beni culturali di Tortora è stato incredibilmente arricchito dai reperti provenienti dalle diverse campagne di scavi archeologici sul colle del Palécastro e nelle località San Brancato e Rosaneto. 

I reperti, molti dei quali risalenti al paleolitico, sono ora conservati nel Museo di Blanda nel centro storico di Tortora, raggiungibile con un percorso panoramico e caratteristico, dove si può apprezzare lo sviluppo storico di questo suggestivo lembo di Calabria al confine con la Basilicata.

Praia a Mare, il cui nome deriva da “plaga”, che significa spiaggia, è legato al territorio fin dai tempi antichi. Già intorno al X secolo, infatti, c’è una “Plaga Sclavorum”, Spiaggia degli Sclavoni, chiamati così per la presenza di una grossa colonia di Slavi, esperti marinai inviati dall’Imperatore d’Oriente Niceporo Foca (963-969), che voleva contrastare il dominio dei Saraceni.

La vita e la storia del centro sono legate alla Grotta che nel X secolo fu sede del Monastero Basiliano di Sant’Elia e poi, dal XIV, divenne Santuario cristiano della Madonna della Grotta. “Plaga Sclavorum” si trasforma in “Praia degli Schiavoni” e nel XVII secolo in “Praia d’Aieta”.

Da visitare il cento storico nella zona Fumarulo, il grande viale alberato al centro del paese, la Torre Angioina di Fiuzzi, una delle più grandi della zona, eretta a presidio della costa dalle incursioni saracene, il Castello di Fiuzzi, un tempo appartenente agli eredi della famiglia Cosentino di Ajeta e la Torre sull’isola Dino.

A breve distanza dal centro abitato, l’Isola Dino (anticamente chiamata Isola dei Conigli) un piccolo lembo di terra di soli 4 chilometri di perimetro per un’altezza massima di 65 metri, che rappresenta un piccolo tesoro naturalistico per la sua rigogliosa macchia mediterranea e per il suo mare. Non ci sono arenili, ma spettacolari sono le grotte, da quella delle Cascate a quella del Frontone, delle Sardine, del Leone e fino alla meravigliosa Grotta Azzurra.

Dominato dal Monte Velatro, Papasidero fa parte del Parco Nazionale del Pollino. D’impianto urbanistico medievale, l’intero borgo, che si trova alla confluenza del fiume Lao e del torrente Santo Nocaio, racconta attraverso le sue chiesette bizantine e il dedalo di vie e viuzze, l’abilità degli scalpellini di un tempo. Sulla riva destra del fiume Lao, immerso in una folta vegetazione, sorge il Santuario di Santa Maria di Costantinopoli, uno splendido esempio di architettura seicentesca che conserva, incastonato nella roccia, un affresco di epoca basiliana: la Madonna col Bambino tra i Santi. Nella località omonima, a circa 13 chilometri dal centro urbano, si può visitare la “Grotta del Romito”. La grotta si raggiunge attraverso una suggestiva passeggiata tra il verde della vegetazione del Parco Nazionale del Pollino. Essa si presenta con due parti ben distinte: la Grotta vera e propria, profonda 20 metri, e il Riparo che si estende per circa 34 metri.

Nel riparo, inciso su un blocco di calcare lungo circa 2,30 metri e inclinato di 45°, si può ammirare lo splendido graffito raffigurante un toro preistorico (Bos primigenius datato 10.800 a.C.). Una delle più interessanti espressioni dell’arte rupestre del Paleolitico superiore, che secondo alcuni studiosi esprime il legame di tipo totemico del “gruppo” con l’animale rappresentato. Come altri centri dell’area mercuriense in cui si sviluppò il monachesimo basiliano, Papasidero è ricco di edifici di culto di grande interesse, tra cui la Cappella di Santa Sofia e la Chiesa di San Costantino. Da non perdere anche i ruderi del Castello Svevo, della cinta muraria e dell’abbazia di San Pietro il Grasso. La Riserva Naturale Orientata “Valle del Fiume Lao” si distingue per la varietà della vegetazione e per la grande ricchezza faunistica.  A giugno il borgo merita un soggiorno per la Festa di Sant’Antonio e la tipica “Sfilata delle Travi”. (rcs)

SCALEA (CS) – Le iniziative in “rosa” aspettando il Giro d’Italia

Il 12 maggio arriverà a Scalea il Girò d’Italia. La città calabrese, infatti, è la sesta tappa della 105esima edizione della Corsa Rosa, la Palmi – Scalea Riviera dei Cedri, promossa da Comune di Scalea in collaborazione con Regione Calabria, Parco nazionale del Pollino e ECOtur.

Famiglia in Bici, manifestazione sportiva in programma lunedì 25 aprile 2022, a partire dalle 10 e 30 nella Villa Comunale di Scalea, è una di queste e sarà curata dall’Associazione sportiva dilettantistica Terùn Scalea, con la collaborazione di Forsics – Sicurezza Stradale, Federazione ciclistica italiana – Calabria ed inserita nel programma di eventi previsto da ECOtur nell’ambito del progetto Cicloturismo nella Riviera dei Cedri, co-finanziato dal Gal Riviera dei Cedri.

La partecipazione è ovviamente gratuita e aperta a tutti, anche ai piccoli ciclisti che saranno regolarmente assicurati e che dovranno indossare obbligatoriamente il casco. A tutti i partecipanti è stato inoltre chiesto di indossare un indumento rosa per celebrare l’appuntamento con il Giro d’Italia.

L’amministrazione comunale di Scalea, intanto, ha lanciato il concorso Balconi e vetrine rosa, aspettando il Giro d’Italia, una iniziativa indirizzata a cittadini e attività commerciali della nota località turistica della Riviera dei Cedri.

Spazio alla loro fantasia e al loro gusto per decorare finestre, balconi, portoni, vetrine dei negozi, vicoli e giardini. Le persone interessate stanno già inviando la loro adesione segnalandola all’ente all’indirizo di posta elettronica certificata urp.scalea@asmepec.it. Potranno farlo fino al 2 maggio 2022, mentre le valutazioni saranno effettuate a partire dall’8 al 12 maggio. (rcs)

Il “Trofeo senza Fine” del Giro d’Italia nella sede del Consorzio Operatori Turistici Diamante & Riviera dei Cedri

Il prezioso Trofeo Senza Fine, che celebra il Centenario del Giro d’Italia, è stato ospitato per tre giorni nella sede del Consorzio Operatori Turistici Diamante & Riviera dei Cedri di Diamante.

Grande soddisfazione è stata espressa dal presidente del Cot Diamante & Riviera dei Cedri, Gianfranco Pascale, che ha sottolineato di come sia stato un privilegio e di come «l’arrivo del Trofeo nella nostra città ci proietta già ai giorni del 12 e 13 maggio 2022 in cui il 105esimo Giro d’Italia farà doppia tappa sulla Riviera dei Cedri con l’arrivo a Scalea e la partenza, il giorno successivo, da Diamante. Sarà un’occasione importantissima per la promozione turistica derivante da un evento così importante, seguito e amato in tutto il mondo».

Un fuori programma all’interno dei momenti espositivi previsti dall’Amministrazione Comunale diamantese: sul lungomare cittadino e nelle scuole diamantesi dove il Trofeo è stato accompagnato da Mario Labadessa, collezionista di bici storiche e grande appassionato di questo sport intramontabile.

«Ringraziamo l’amministrazione comunale di Diamante – ha concluso – e in particolare il Presidente del Consiglio, Francesco Bartalotta, per essersi adoperati affinché il Trofeo arrivasse nella nostra città per la gioia di tanti appassionati e tanti curiosi. Una collaborazione che dimostra l’ottima sinergia tra amministratori e operatori turistici locali e il comune intento di lavorare per il bene del territorio». (rcs)

DIAMANTE (CS) – Arriva il Trofeo del Giro: Sarà esposto per tre giorni

È arrivato a Diamante il del Giro d’Italia che, per l’occasione, sarà esposto per i prossimi tre giorni, con un importante coinvolgimento delle Scuole. Lo ha reso noto il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, che ha si tratta di «una grande gioia in attesa di maggio».

«Continuiamo a lavorare – ha concluso – per offrire tante opportunità di far conoscere Diamante e le sue bellezze avendo sempre all’orizzonte il sogno di diventare Capitale della Cultura 2022». (rcs)

DIAMANTE (CS) – Venerdì la presentazione della road map del Giro d’Italia

Venerdì 12 novembre, alle 11.30, in una diretta Facebook sulle pagine social del Comune di Diamante, il sindaco Ernesto Magorno e i componenti della Giunta comunale annunceranno la road map degli appuntamenti organizzati in occasione del Giro d’Italia, che si snoderanno fino a maggio.

Per l’occasione, inoltre, la Torre del Semaforo è stata illuminata di rosa per celebrare il prestigioso evento sportivo.

«Ci sarà un coinvolgimento trasversale – ha commentato Magorno – una serie di eventi che includeranno tutte le persone che avranno il desiderio di partecipare a questa grande festa in quello che è lo spirito del Giro d’Italia». (rcs)

Il Giro d’Italia torna in Calabria: Partenza a Palmi e a Diamante

Sono due le tappe calabresi del Giro d’Italia 2022, che prenderà il via il prossimo 6 maggio in Ungheria: Si tratta del percorso Palmi-Scalea e Diamante-Potenza.

La Carovana, dopo il tratto Budapest-Visegrad a cui seguirà un’altra tappa nel nel suolo ungherese, il 9 maggio arriverà in Italia per la tratta Catania-Messina, per poi approdare, il 12 maggio, in Calabria, con partenza da Palmi, per un percorso ondulato di circa 192 km, fino ad arrivare a Scalea.

Il sindaco di Scalea, Giacomo Perrotta, ha dichiarato che «poter riportare dopo tanti anni un arrivo di tappa del Giro d’Italia a Scalea è motivo di grande orgoglio per tutta la Città».

«Siamo felici – ha aggiunto – che Scalea sia protagonista del Giro d’Italia 2022. Ci piace pensare che questo passaggio del Giro sia anche un segnale di speranza e di rinascita. Sicuramente sarà una straordinaria occasione per accogliere campioni di tutto il mondo e promuovere il territorio, di fronte ai media internazionali. Siamo certi che questo evento, e tutto il programma di attività che a breve si metterà in campo nei mesi precedenti la tappa, daranno ampia visibilità a tutta la Riviera dei Cedri ed alle attività turistiche del territorio».

«Torre Talao – ha spiegato – si tingerà di rosa così come tutta la riviera dei Cedri, Porta della Calabria. È un’occasione che Scalea non ha voluto perdere e sarà un onore ospitare un arrivo di Tappa dello storico ed amato Giro d’Italia giunto alla edizione 105. La carovana rosa attraverserà uno dei territori più belli del Medterraneo passando dallo splendido mare della Costa ai monti del Parco Nazionale del Pollino. Fondamentale sarà  la sinergia tra Comune di Scalea, Ecotur, Parco Nazionale del Pollino e Regione Calabria».

«Il Giro d’Italia – ha concluso – non è solo corsa sportiva ma anche un viaggio nei paesaggi, nel territorio, nelle comunità e quindi intercettare uno degli eventi sportivi più importanti a livello internazionale significa anche promozione di dimensione globale. Scalea, la Riviera dei Cedri ed il Parco Nazionale del Pollino danno il benvenuto al Giro d’Italia n.105».

Quella di Diamante-Potenza, invece, di 198 km, è una tappa molto mossa, che si snoda attraverso le montagne calabro-lucane con un dislivello complessivo degno di una tappa Dolomitica.

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, sottolineando come «il Giro è un pilastro della storia d’Italia, è un evento che unisce le generazioni, è un momento di straordinario entusiasmo».

«Il Giro – ha spiegato il primo cittadino – è un pezzo fondamentale della storia del nostro Paese e, per questo, sono onorato che Diamante sia stata scelta come città di partenza di una tappa dell’edizione numero 105. La nostra città ha un legame forte con la Corsa Rosa; qui nel 1982, proprio 40 anni fa, vinse il grande Francesco Moser; da qui partì una tappa del Giro 2005. A Diamante troverete quel calore che caratterizza l’animo della gente di Calabria».

«La Diamante-Potenza – ha proseguito – sarà una frazione intensa che offrirà agli appassionati due tipi di spettacolo. Da un lato lo spettacolo naturale della Riviera dei Cedri con la meraviglia di questo pezzo di mar Tirreno, oro blu della Calabria. Dall’altro l’evoluzione della gara che, vista l’altimetria, si preannuncia piccante».

«Piccante come il Peperoncino – ha concluso – simbolo della nostra terra e ambasciatore di pace. Sarà, come sempre, un Giro d’Italia meraviglioso. In bocca al lupo ai corridori, w il Giro!». (rrm)

In copertina, foto del Giro d’Italia a Mileto

Una tappa del Giro d’Italia partirà da Diamante

È da Diamante che partirà una tappa del Giro d’Italia 2022. Lo ha reso noto il sindaco di Diamante, Ernesto Magorno, sottolineando come la città «riserverà grande calore ai corridori».

«Il Giro è un pilastro della storia d’Italia – ha evidenziato il primo cittadino – è un evento che unisce le generazioni, è un momento di straordinario entusiasmo. Diamante, che coltiva il sogno di diventare Capitale della Cultura 2024, continua a essere una grande agorà culturale atta a ospitare importanti manifestazioni, ci prepareremo con tante iniziative che coinvolgeranno, in quello che è lo spirito del Giro, tutte le persone che vorranno partecipare».

«Come atto iniziale, questa sera – ha concluso – per celebrare illumineremo di rosa uno dei simboli della nostra città la “Torre del Semaforo». (rcs)

Antonio Montuoro (vicepresidente Prov. Cz): Il Sud escluso dal Giro d’Italia

Il Sud è escluso dal 160esimo Giro d’Italia. La denuncia arriva dal vicepresidente della Provincia di Catanzaro, Antonio Montuoro, che ha sottolineato che «escludendo il Sud del Paese, diventa il giro di tre quarti d’Italia».

«Era già successo, l’ultima volta nel 2019 – ha spiegato – e sicuramente succederà ancora. Ma nell’anno che celebra il Giro in occasione del 160 anniversario dall’Unità d’Italia, da parte dell’organizzazione di una delle manifestazioni sportive più belle e più sentite da tutto il paese ci si aspettava maggiore attenzione a quello che “la carovana rosa” ha sempre rappresentato: un simbolo di unità e riscatto e di coesione territoriale».

«Il Giro di tre quarti d’Italia» perché – ha spiegato il vicepresidente – a quanto riferiscono gli organizzatori della kermesse sportiva, spesso dai comuni del Mezzogiorno, che guarda caso sono i più disastrati economicamente, molti sull’orlo del dissesto, non arrivano proposte per accogliere il Giro. Perché la corsa vive dei diritti televisivi ma anche dai contributi delle località di tappa. E una volta tanto, magari perché stiamo attraversando una pandemica che ha uccide più della Seconda guerra mondiale, e le nostre comunità hanno bisogno anche solo di una piccola distrazione per un sorriso che dia sollievo nel percorso che punta alla rinascita, gli interessi economici non potevano essere non dico sacrificati, ma almeno ridimensionati».

«Il Giro d’Italia –  ha concluso Montuoro – è stato sempre qualcosa di più di una semplice gara ciclistica: oltre la passione, ha rappresentato per molti un motivo per essere orgogliosi di essere italiani. Percorrendo il Paese, dalle Alpi all’Aspromonte fino all’Etna, ha unito un intero popolo. E mai come in questa drammatica fase economica e sociale l’Italia aveva bisogno di sentirsi unita, anche solo attraverso una gara ciclistica». (rcz)