LA CALABRIA DELLO JONIO: IL SUD NEL SUD
ABBANDONO E UN POTENZIALE INESPRESSO

di BRUNO TUCCI  – Potrebbe sembrare assurdo, ma non lo è: in Calabria c’è un Sud nel sud. Parliamo dell’alta fascia jonica che da Sibari va verso la Basilicata: paesi che si chiamano Villapiana, Cerchiara, Trebisacce, Amendolara, Roseto, Montegiordano, Rocca Imperiale.

In questo lembo di terra, ma anche in altre cittadine che si affacciano su questo mare (tranne rare eccezioni) il tempo sembra essersi fermato.

Non è andato al passo con i tempi, è rimasto a guardare, non certo per colpa della popolazione che continua a elencare i guai che la perseguitano. La responsabilità è altrove: in parte dei sindaci, senza però dimenticare Roma che al Mezzogiorno dedica poca attenzione.

Chi scrive è originario di uno di questi paesi, Amendolara, dove trascorre le sue vacanze estive in luglio e agosto (qualche volta fino a settembre).

Elenco subito quali sono le maggiori pecche che questa fascia dello Jonio deve sopportare.

Il mare, innanzitutto: è bello, azzurro, con l’acqua che ti invita a fare i bagni. Però, ecco la prima incuria: molte spiagge sono abbandonate, non vengono curate come si dovrebbe e pure in estate lasciate sporche senza la minima preoccupazione.

Come si può fare turismo se questa è la situazione? Pensate, nella sola fascia Jonica che da Reggio arriva fino a Rocca Imperiale ci sono oltre 400  chilometri.

Se si fosse pensato in tempo qual era la vera ricchezza della Calabria, forse oggi non saremmo considerati il Sud nel sud. Invece, tanti anni fa, circa il 1970, si decise diversamente.

La Calabria doveva industrializzarsi.

I contadini abbandonare in parte la campagna per essere impiegati in lavori meno pesanti. Così in provincia di Reggio doveva nascere il quinto centro siderurgico (quando già il quarto era in crisi), doveva però lasciare a Catanzaro il pennacchio del capoluogo e a Cosenza  una università moderna, tipo collegio americano.

È chiaro che in queste condizioni come avrebbe potuto svilupparsi il turismo? Come avrebbe potuto crescere e diventare ricca una regione nella quale le scelte erano state completamente sbagliate? Pensiamo per un momento alla costiera Adriatica, dove pochi chilometri di mare (non bello come lo Jonio) hanno fatto la fortuna di centinaia di migliaia di persone.

Non è solo il mancato turismo ad aver penalizzato questa terra. Un esempio?

Bene: dall’estremità della provincia di Cosenza (Rocca Imperiale) per arrivare a Reggio ci vogliono poco meno di sette ore in treno.

Si fa prima a raggiungere Roma. Di recente, fortunatamente, un frecciarossa parte da Sibari  con una freccia rossa del Sud che ti porta per arrivare a Termini quattro ore più tardi.

Se ti ammali nel paese di cui sono originario diventa un guaio serio. Il primo ospedale è a Rossano (50 chilometri della 106, da dimenticare) oppure trasferirsi a Policoro in Basilicata, stesso percorso, ma arteria meno complicata. Fino a qualche anno fa finalmente a Trebisacce era nato un ospedale che aveva aiutato non poco la gente che abitava pure nei paesi vicini. Prima, è stato retrocesso a pronto soccorso, adesso non ha più alcuna attività di vera e propria medicina. Ci si va solo se cadi o ti sei fatto male (non molto) lavorando in campagna.

Perché Sud del sud che, con qualche ironia, mi si diceva durante la rivolta di Reggio dove ero andato per il mio giornale che era allora Il Messaggero? Soggiornavo al nord della Calabria ed ero quindi al loro confronto uno svedese. Magari, l’alto Jonio fosse idealmente idealmente a Stoccolma!

Si pagherebbero volentieri le tasse fino all’ultimo centesimo se lo Stato non fosse così lontano com’è oggi.

Che cosa si può fare? Tanto, moltissimo, se se ne sentisse la necessità.

Ad esempio: la statale 106 che è ancora oggi considerata la strada più pericolosa d’Italia, solo in alcuni tratti è stata rinnovata, ragione per cui se tu vuoi andare in macchina fino a Reggio per goderti lo spettacolo del mare deve impiegare un arco di tempo indecifrabile. Dipende dal traffico e dalle continue interruzioni.

Con il governo Meloni si fa un gran parlare del ponte sullo Stretto: un’opera che potrebbe impiegare migliaia di persone.

Se ne discute dai tempi in cui io ero un giovanotto, cioè una sessantina di anni fa.

Speriamo che questa sia la volta buona: che voglia dire un impegno diverso da parte di Roma.

Un impegno che dia la possibilità ai ragazzi calabresi di oggi di essere un giorno signori senza i tanti  grattacapi economici. (bt)

Loizzo (Lega): Grazie a Salvini investimenti mai visti in Calabria

La deputata della Lega, Simona Loizzo, ha evidenziato come «gli investimenti previsti e stanziati per le infrastrutture in Calabria grazie al ministro Salvini furono effettuati solo ai tempi in cui ai lavori pubblici c’era il grande Giacomo Mancini».

«Non solo il Ponte sullo Stretto – ha detto Loizzo – ma la 106, il completamento dell’alta velocità, i lavori sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria e un piano di interventi che cambieranno il volto della regione. Mi sembra la migliore risposta a una sinistra che ciancia di meridionalismo ma che negli ultimi dieci anni ha governato senza alcun risultato per la Calabria e il Mezzogiorno».

«Anche su questo come Lega chiederemo il voto ai calabresi – ha proseguito Loizzo – sapendo che i nostri avversari sono nella sinistra massimalista. Il centrodestra sta governando bene il Paese e ha bisogno di dirigenti politici e di persone che ne rafforzino l’unità. Tutti i ministri e i rappresentanti di governo della Lega si spendono quotidianamente per la Calabria, e ciò che stanno producendo recupera le chiacchiere e la sterilità di un passato in cui la nostra regione è stata completamente emarginata».

«La Lega lavora nell’interesse della coalizione – ha concluso – sapendo che il futuro del centrodestra è legato alla capacità di coesione e alla presenza di dirigenti politici che lavorino nella stessa direzione, ricordando l’intuizione di Berlusconi trent’anni fa e la sua abilità nel dare agli italiani un’alternativa alla sinistra». (rp)

REGGIO – All’Aba il convegno di studi sulla mobilità equo-sostenibile in Calabria

Domani mattina, a Reggio, alle 10, all’Accademia di Belle Arti, si terrà il convegno di studi dal titolo Trasporti equo-sostenibili per la Calabria, organizzato dall’Associazione IndiCa – Ingegneri di Calabria.

L’Associazione, che ha finalità esclusivamente di promozione sociale, propone un confronto pubblico tra un gruppo di Ingegneri aderenti e rappresentanti delle Istituzioni su un tema di grande attualità. Il convegno si focalizzerà su proposte di interventi su infrastrutture e servizi di trasporto in relazione a princìpi di sostenibilità ed equità sociale.

Introduce Francesca Accardo. Modera il giornalista Francesco Romeo.

Intervengono Domenico Gattuso, Eugenio Passarelli, Giuseppe Ranieri, Domenica Pellicanò, Claudia Rubino, Luciano Amodeo, Giancarla Cassone, Giuseppe Romeo. Partecipano Emma Staine, assessore regionale ai Trasporti, Carmelo Versace, vicesindaco Metrocity Rc e delegato ai Trasporti, Francesco Foti, presidente Ordine degli Ingegneri Provincia di RC, Salvatore Larocca, segretario regionale Filt-Cgil, Antonino Tramontana, presidente Unioncamere Calabria, Andrea Agostinelli, presidente Autorità Portuale Mar Tirreno e Ionio Meridionali, Enrico M. Pujia, direttore generale Mit. Conclude Domenico Gattuso. (rrc)

L’assessore Staine incontra Rfi: Presentato progetto di collegamento CS-Castiglione e Unical

«L’idea è quella di attuare un sistema di trasporti intermodale che consenta di raccordare l’offerta di Trenitalia e Ferrovie della Calabria per garantire un rapido e immediato collegamento tra la città di Cosenza, Castiglione Cosentino e l’Università della Calabria». È la proposta progettuale avanzata dall’assessore regionale ai Trasporti, Emma Staine, nel corso dell’incontro, a Roma, con i vertici di Rfi e del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture.

«Cosenza, come in generale la Calabria, ha da tempo un gap infrastrutturale che esige di essere superato. A tal proposito, il capoluogo di provincia va dotato di un sistema di trasporto efficiente che agevoli il rilancio del territorio, con una modalità idonea a realizzare il miglior rapporto costi e benefici per la collettività», ha ricordato Staine, spiegando come «l’idea progettuale è stata presa in considerazione dei tecnici e nelle prossime settimane ci saranno nuovi incontri per avviare la verifica dalla fattibilità della proposta con i relativi tempi e costi economici».

«La particolarità del progetto – ha concluso – è che si potenzia un’infrastruttura esistente in un’ottica di economicità e tutela ambientale».

Nel dettaglio, l’area urbana di Cosenza è servita a Nord dalla linea ferroviaria statale, che si dirama dai bivi Settimo e S. Antonello, sulla quale vi sono le fermate di Castiglione Cosentino e Cosenza (Vaglio Lise); a sud dalla linea a scartamento ridotto regionale, in concessione a Ferrovie della Calabria s.r.l., che si dirama dalla stazione di Cosenza (Vaglio Lise) verso la fermata di Cosenza Centro, e oltre verso la Sila e Catanzaro.

Al fine di realizzare un sistema ferroviario urbano, con una frequenza stimata in almeno 40 coppie di treni giornalieri, la Regione intende verificare la fattibilità del prolungamento della linea ferroviaria statale fino a Cosenza Centro e viceversa. Il prolungamento della linea regionale verso Castiglione Cosentino e in prospettiva futura verso l’area dell’Università della Calabria, sarà realizzato con un sistema intermodale attraverso l’utilizzo di navette elettriche. Una prima ipotesi di realizzazione prevede l’esercizio misto su linee con tre binari a doppio scartamento. (rrm)

Calabria Straordinaria, Agostinelli (Autorità di Sistema Portuale) illustra opere strategiche

Andrea Agostinelli, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, partecipando all’evento Calabria Straordinaria: Il Futuro del Turismo promosso dalla Regione Calabria, ha fatto il punto sulle infrastrutture portuali di sua competenza.

La manifestazione, svoltasi in Cittadella regionale, è stata l’occasione di confronto tra tutti gli attori del settore turistico, che hanno interagito tra loro in sei tavoli tematici, organizzati su diversi argomenti cruciali per lo sviluppo del territorio, come le infrastrutture e la mobilità, l’accoglienza, l’enogastronomia, il patrimonio culturale, i borghi, gli eventi, le bellezze del mare, della montagna e delle aree interne.

Al tavolo dedicato alle Infrastrutture e Mobilità, a cui hanno preso parte anche i vertici di Anas, Rfi, Trenitalia, Sacal, Assotrasporti, Assologistica, Asstra, Anav e Assarmatori, Agostinelli ha illustrato le opere strategiche di infrastrutturazione portuale dal punto di vista turistico e commerciale, soprattutto nei porti di Vibo Valentia Marina e di Corigliano Calabro, anche alla luce degli investimenti, recentemente presentati, di Baker Hughes. 

In particolare, Agostinelli ha parlato dei lavori relativi alla accessibilità al porto di Corigliano Calabro e quindi all’ulteriore sviluppo dell’infrastruttura portuale e del territorio di riferimento. 

Nel contempo, per il porto di Crotone sono stati illustrati i lavori relativi al collegamento alle darsene turistiche del Porto Vecchio, per dare altresì valore agli investimenti sulla nautica da diporto che l’Ente ha avviato, e anche ad un eventuale e futuro investimento per il collegamento tra il porto e l’aeroporto. (rcz)

L’OPINIONE / Aldo Ferrara: Bene firma Fsc, ora investimenti in aree industriali e infrastrutture

di ALDO FERRARA – I 2,5mld di euro destinati alla nostra regione attraverso il Fondo rappresentano una potente leva finanziaria capace di attivare importanti investimenti in settori strategici per la Calabria: interventi sul sistema di trasporto stradale, su trasporto marittimo, logistica e portualità, a favore della prevenzione in materia idrogeologica, gestione dei rifiuti e depurazione rappresentano un’opportunità da non perdere e anzi da cogliere nel più breve tempo possibile. 

Parimenti, auspichiamo che una parte di queste risorse siano destinate alla riqualificazione delle aree industriali calabresi: da tempo, infatti, sosteniamo pubblicamente come l’investimento in questo ambito si traduca in un moltiplicatore di opportunità, in una spinta alla capacità dell’intera regione di essere attrattiva rispetto alle intenzioni di investimento da parte di imprese italiane e straniere.

Questo, è forse superfluo sottolinearlo, si tradurrebbe in azioni concrete per la riduzione delle distanze sociali ed economiche della Calabria rispetto al resto del Paese e dell’Europa: esattamente le finalità per le quali è nato il Fondo di Sviluppo e Coesione. Questi temi sono stati al centro dei più recenti incontri con il presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, il quale ha manifestato sensibilità e attenzione: ora c’è la concreta opportunità di tradurre in azioni concrete gli intendimenti forti e particolareggiati di cui abbiamo fin qui discusso. Siamo fiduciosi che ciò possa avvenire rapidamente così da consegnare alla Calabria lo strumento che, assieme alle infrastrutture, più di altri sarà capace di determinare lo sviluppo sociale ed economico della regione. (af)

[Aldo Ferrara è presidente di Unindustria Calabria]

Ferrara (Unindustria) e Occhiuto a confronto su Autonomia, infrastrutture e Zes Unica

Zes Unica del Mezzogiorno, autonomia differenziata e infrastrutture sono stati i temi di cui hanno discusso il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, e il presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

L’incontro, tenutosi nei giorni scorsi, ha preso le mosse dai temi affrontati durante una riunione del Comitato di Presidenza di Unindustria Calabria. Temi che, sebbene sottratti alla competenza diretta della Regione, avranno riflessi diretti sul contesto socio-economico calabrese: ecco perché Ferrara ha inteso condividere con il presidente Occhiuto il punto di vista e le preoccupazioni degli industriali calabresi.

Al centro del confronto, innanzitutto, le potenziali criticità legate alla Zes Unica per il Mezzogiorno. A tal riguardo Ferrara ha esposto al presidente Occhiuto le preoccupazioni degli industriali calabresi circa l’esiguità delle risorse messe a disposizione delle imprese alla luce del nuovo e più ampio perimetro, il mancato coinvolgimento dei principali stakeholder nella Cabina di regia, l’introduzione del limite di 200mila euro posto all’ammontare minimo degli investimenti che escluderebbe le piccole imprese dagli incentivi. Circostanze che si aggiungono all’esigenza di chiarezza circa le modalità di conciliazione tra la nuova Zes e gli strumenti urbanistici dei Comuni, anche alla luce degli allarmi lanciati da amministratori locali, e alla necessità di mantenere saldi la semplificazione procedurale, la celerità nel rilascio delle autorizzazioni agli investimenti e il collegamento tra l’Unità di missione  Zes e gli stakeholder del territorio per evitare che ci sia uno scollamento tra le scelte operative e i territori che dovranno accoglierle. 

Nel fare il punto sui temi infrastrutturali (porto di Gioia Tauro, Strada Statale 106 jonica, Alta Velocità , Ponte sullo Stretto), Ferrara non ha mancato di manifestare l’apprezzamento di Unindustria Calabria riguardo la decisione della Giunta regionale di licenziare il disegno di legge regionale sull’istituzione dell’Agenzia regionale di sviluppo delle aree industriali e per l’attrazione di investimenti produttivi. 

Ciò proprio alla luce della competizione tra territori che la Zes Unica stimolerà. Sul tema Ferrara ha espresso l’auspicio che l’Agenzia diventi presto realtà, con adeguata dotazione di risorse finanziarie e competenze, così da avviare con celerità gli importanti e non più differibili interventi di riqualificazione che gli industriali chiedono da tempo. 

La riunione è servita, poi, per affrontare le questioni legate al ddl sull’autonomia differenziata, su cui gli industriali Calabresi nutrono diversi dubbi e perplessità. Al riguardo, solo per citare alcuni aspetti, la posizione esposta dal presidente di Unindustria è quella sescondo cui non si  possa prescindere dalla definizione, quantificazione e soprattutto finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni, che dovranno essere garantiti uniformemente su tutto il territorio italiano sulla base dei fabbisogni standard. Ciò al fine di scongiurare disparità di trattamento tra territori.

Inoltre, secondo Unindustria Calabria, alcune materie dovrebbero essere attratte alla competenza esclusiva dello Stato: Infrastrutture, Energia, Mobilità, Ambiente, Scuola e Commercio con l’estero, per esempio, devono essere affrontati in un’ottica di sistema-Paese che non lasci nessuno indietro o più esposto alle difficoltà, al pari di materie che richiedono una regolazione unitaria come i procedimenti amministrativi.

Senza queste condizioni di partenza il rischio avvertito dagli imprenditori è la frammentazione del Paese, un aumento dei divari, lo svuotamento di capitale umano nelle regioni del Mezzogiorno con potenziali effetti disfunzionali e condizioni critiche rispetto all’esigenze dell’economia e del mondo produttivo. 

Al termine dell’incontro, il presidente Ferrara, dopo aver ringraziato il governatore Occhiuto per l’occasione di confronto, ha ribadito l’impegno di Unindustria Calabria nel perseguire nel solco sin qui percorso di una proficua sinergia istituzionale. (rcz)

Il sindaco di Reggio Falcomatà a confronto col Comune di Villa S. G.: Focus su infrastrutture e trasporti

Trasporti e infrastrutture nell’area dello Stretto e lo sviluppo di percorso sinergico che punti al coinvolgimento istituzionale del territorio, anche in vista dell’ipotesi di avvio dei lavori del ponte sullo Stretto sono stati al centro dell’incontro tra il sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, e gli Amministratori del Comune di Villa San Giovanni, guidata dal sindaco Giusy Caminiti.

Presenti, all’incontro, il consigliere regionale Giovanni Muraca, e una nutrita rappresentanza della Giunta e del Consiglio comunale villese.

Al centro del confronto, tra l’altro, anche l’ipotesi condivisa di uno spostamento degli attracchi per l’attraversamento dello Stretto nell’area a sud del porto storico di Villa San Giovanni, in una zona più idonea ad accogliere i flussi di traffico veicolare, consentendo inoltre la prosecuzione di un unico fronte mare cittadino, tra la periferia nord di Reggio Calabria e quella sud di Villa. Sul tavolo anche la sinergia tra i due Enti, e con gli altri Comuni del comprensorio dell’area dello Stretto, in vista delle prossime attività propedeutiche all’iter relativo alla realizzazione del ponte sullo Stretto, da affrontare con un approccio istituzionale condiviso che punti a rappresentare le istanze del territorio e le prerogative delle comunità residenti a Villa San Giovanni, a Reggio Calabria e complessivamente nell’area interessata dai lavori.

Al termine del confronto il sindaco Giuseppe Falcomatà ha ringraziato il sindaco di Villa San Giovanni Giusy Caminiti e gli altri amministratori villesi presenti.

«Un incontro utile – ha affermato il sindaco – che rinsalda un percorso sinergico da tempo avviato e che consente alle nostre Amministrazioni di continuare a lavorare in piena sintonia, nell’ottica di una visione comune che riguarda principalmente gli aspetti legati alla programmazione ed allo sviluppo strategico territoriale».

«Il tema dei trasporti e delle infrastrutture – ha concluso il sindaco – riveste in quest’area un’importanza specifica, non solo per ciò che riguarda il ponte sullo Stretto, ma per l’intero sistema integrato, con l’ambito portuale, con il tema dell’attraversamento, della ricettività portuale a fini commerciali e turistici, con l’ambito aeroportuale ed il sistema intermodale di collegamento tra le diverse infrastrutture ad oggi presenti o ancora da realizzare».

Il sindaco Giusy Caminiti ha ringraziato il sindaco Falcomatà nella doppia veste di sindaco metropolitano e di sindaco della Città di Reggio Calabria, città con la quale, spiega Caminiti, è necessario aprire un unico tavolo di confronto sulle tematiche portuali e sull’area integrata dello Stretto: «La visione della portualità commerciale va integrata con quella crocieristica portata avanti dall’amministrazione di Reggio e con quella diportistica su cui sta puntando la nostra Città, liberando le comunità dall’assedio dei mezzi da e per la Sicilia e immaginando una continuità del nuovo waterfront che va progettato».

«La nuova visione – ha concluso Caminiti – va condivisa dalla politica che già con questo incontro si è espressa favorevolmente e va costruita in un tavolo permanente di confronto: un dialogo avviato con grande disponibilità dal sindaco Falcomatà, che ringraziamo per l’attenzione riservata ai problemi della nostra Città». (rrc)

L’OPINIONE / Flavio Stasi: Il nodo Tarsia necessario per il Paese, si apra confronto

di FLAVIO STASI – In questi giorni l’attenzione del dibattito pubblico si è spostata sulla cosiddetta bretella di Thurio, un’opera che avrebbe già dovuto essere realizzata e dalle motivazioni ovvie ed incontrastabile, dal momento che mette in collegamento un’intera fascia ionica, da Corigliano-Rossano a Crotone. Al contrario questa è un’opera per la quale si è in enorme, inspiegabile ritardo.

Attenzione però: questa discussione non è sostitutiva rispetto alla questione più importante, cioè la Praia – Tarsia.

Anche da questo punto di vista, le ragioni di questa opera davvero importante sono oggettive sia dal punto di vista tecnico che politico-sociale. A Roma devono sapere che, senza quest’opera, un terzo della Calabria – che vive tra i due poli urbani di Corigliano-Rossano e Cosenza, il Pollino e la Valle del Crati – per accedere alla Alta Velocità impiegherebbe un’ora e mezza, rinunciando di fatto all’utilizzo della ferrovia. Lo ribadisco: a fronte di un possibile ritardo di 7 minuti al capolinea di Reggio Calabria, quasi 600 mila persone accederebbero al servizio con almeno 70 minuti in meno di media. Gran parte di questa popolazione non avrebbe alcun giovamento dal raddoppio, comunque opportuno, della Paola – Cosenza.

Addurre motivazioni di carattere tecnico in un Paese che ha accettato e sta affrontando la sfida del Ponte sullo Stretto, è francamente ridicolo, e non ci sono ragioni di carattere ingegneristico o geologico che rendono quest’opera impossibile e nemmeno troppo difficile.

È una grande opera e risponde alle ovvie criticità di una grande opera, pertanto il punto è proprio questo: si vuole realizzare una opera importante in Calabria o il Governo Centrale pensa che le grandi opere debbano realizzarsi solo al centro-nord, limitandosi al rifacimento del trucco alla linea tirrenica?

Questo è un tema politico e strategico per il Paese, e credo che debba aprirsi un confronto Comuni-Regione-Ministero, scevro da condizionamenti di qualsiasi tipo ma con l’obiettivo di condividere le analisi e realizzare la soluzione migliore per il paese, che è di gran lunga la Praia – Tarsia.

Mi piacerebbe che su questo tema si esprimano anche le nostre rappresentanze territoriali, al fine di poter condurre dei percorsi istituzionali comuni ed efficaci.

Quella del nodo di Tarsia è la battaglia per il futuro della nostra terra. Altre opere ferroviarie, come la realizzazione della bretella di Thurio, non possono semplicemente essere messe in discussione né ritardate perché ci catapulterebbero nel passato. (fs)

[Flavio Stasi è sindaco di Corigliano Rossano]

L’OPINIONE / Franca Sposato: Le conseguenze dell’autonomia su trasporti e infrastrutture

di FRANCA SPOSATO – Con l’approvazione in Senato del Ddl Calderoli, avvenuta lo scorso 23 gennaio, l’iter di attuazione del progetto, a trazione leghista, dell’autonomia differenziata, è arrivato ad un giro di boa. Il disegno di Legge Calderoli che ha come obiettivo quello di attribuire alle regioni a statuto ordinario una maggiore autonomia legislativa in ben venti materie oggi di competenza legislativa concorrente (cioè di competenza dello Stato centrale e delle regioni), incassando il si di 110 senatori favorevoli, subisce nel suo iter verso la definitiva approvazione una forte accelerazione, che solleva da più parti forti perplessità e preoccupazioni.

Il disegno di autonomia differenziata, per come è stato congegnato, propone una significativa redistribuzione dei poteri e delle risorse in diversi settori, alcuni dei quali di importanza strategica per lo sviluppo dei territori. Le regioni potranno dunque negoziare con lo Stato l’attribuzione di nuovi poteri e prerogative e parallelamente alle competenze potranno anche trattenere il gettito fiscale, che non verrebbe più ridistribuito a livello nazionale in base alle necessità collettive, ma a livello regionale. Ciò che si cela dietro questo progetto che è stato dal centro destra salutato come una grande vittoria, in realtà è l’elevato rischio che aumenti l’iniquità esistente fra i territori e si inneschi, in questo modo, un sistema che anziché farle diminuire, aumenterebbe le diseguaglianze fra regioni del nord e regioni del Sud.

E il rischio è insito nella formulazione stessa del disegno di legge che subordina l’attuazione dell’autonomia differenziata alla preventiva definizione e cristallizzazione dei c.d. Lep, ovvero livelli essenziali di prestazione previsti dalla Costituzione e riguardanti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti a tutti i cittadini, in maniera equa su tutto il territorio. Ma i Lep non possono essere assicurati da un giorno all’altro, perché per assicurarli occorre eliminare i divari oggi esistenti nei servizi offerti ai cittadini da nord a sud, e per eliminare tali disparità sono necessarie le risorse.

Ma senza risorse e dunque senza la certezza di una convergenza dei livelli dei servizi, maggiori poteri alle autonomie locali, rischia di tradursi nel pericolo incombente di aumentare le disparità sociali e territoriali, favorendo le regioni del nord, più ricche e in grado di garantire uniformità di servizi, a discapito delle regioni del sud, più povere e con servizi garantiti a macchia di leopardo. La mancanza di un quadro uniforme che stabilisca a priori quali debbono essere le prestazioni essenziali, rischia di portare ad un indebolimento della coesione e dell’unità. Con una raffigurazione del paese che vedrà ampliare le sue diseguaglianze, con regioni che potranno beneficiare di servizi uniformi e di alta qualità, e regioni costrette a subire una drastica riduzione di servizi anche in quei contesti dove garantirli al minimo è già una fortuna.  Il progetto di decentramento e devoluzione di potere decisorio desta molte perplessità per le conseguenze che potrebbero derivarne, se prima non ci si preoccupa di livellare le prestazioni e i servizi.

Partendo da una situazione di sperequazione è inevitabile che chi ha di più continuerà ad avere di più e chi ha di meno continuerà ad avere di meno. Decentrare materie importanti come le grandi infrastrutture, i porti ed il sistema dei trasporti, ad esempio dimostra che l’intento del governo è quello di scardinare l’unità nazionale, valorizzando le diseguaglianze a beneficio dei territori più ricchi e già ben dotati di infrastrutture e reti di servizi eccellenti. Pensare ad una programmazione infrastrutturale e gestione delle reti di trasporto a livello regionale e non più nazionale, con connesso passaggio delle infrastrutture logistiche ma anche delle risorse e del personale,  significa aumentare il rischio della frammentazione. Significa rischiare di favorire uno spezzettamento dei trasporti tra le regioni, significa creare un vulnus negli investimenti, molti dei quali basati su fondi di investimenti nazionali che dovranno necessariamente essere ridistribuiti.

E il rischio è che le regioni del sud, e la Calabria in particolare continui ad essere scippata di infrastrutture essenziali per garantire il diritto alla mobilità dei suoi cittadini, come l’Alta Velocità che rischia di non arrivare neanche a Praia, il che vuol dire escludere completamente la nostra regione. Questo quello che viene fuori dalla relazione conclusiva del dibattito pubblico sul lotto della nuova Alta Velocità Romagnano – Praia che alla domanda su quando entrerà in funzione il lotto fino a Praia, riceve dai tecnici Rfi come risposta «ad oggi non lo sappiamo. I fondi per arrivare fino a Praia non ci sono».

Al danno la beffa verrebbe da dire. Della serie illusi e disillusi. E così si continua a prendere in giro i Calabresi, e tutti i cittadini del sud costretti a subire le conseguenze di una distribuzione delle risorse che purtroppo guarda al nord, e non al Sud. E poi parlano di perequazione dei servizi. Per arrivare a questa perequazione ce ne vuole ancora, e i Calabresi lo sanno e lo vivono tutti i giorni sulla loro pelle. Dovrebbero saperlo anche i parlamentari calabresi di centro destra che, in nome di un servilismo partitico hanno voltato le spalle alla loro terra e votato a favore di una legge che condanna il mezzogiorno a vivere condizioni di marginalità che ci sembra votata a rimanere eterna, a discapito delle future generazioni che si sentiranno così sempre più legittimati ad abbandonare la loro terra. (fs)

[Franca Sposato è esponsabile Trasporti in Segreteria Partito Democratico]