Cgil, Cisl e Uil incontrano Princi e Gallo per il superamento del precariato storico calabrese

Superare il precariato storico calabrese. È stato questo l’obiettivo dell’incontro svoltosi nei giorni scorsi tra la vicepresidente della Regione, Giusi Princi, l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, e le delegazioni sindacali di CGIL e Nidil-Cgil, CISL e Felsa-Cisl, UIL e Uiltemp-Uil,  rappresentate al tavolo da Gigi Veraldi, Ivan Ferraro, Enzo Musolino e Luca Muzzopappa.

Sono circa un migliaio di lavoratori che ancora operano a sussidio in molti enti  calabresi, facenti parte delle leggi regionali 15, 31 e 40, con una grande presenza soprattutto  nelle zone montane, dalla Sila al Parco del Pollino, ed in minor numero in altri enti pubblici e  privati. 

L’incontro richiesto dalle Organizzazioni sindacali voleva affrontare le difficoltà se non  l’impossibilità per molti enti ospitanti di poter procedere alle contrattualizzazioni atteso che  la normativa vigente pongono limiti giuridici e finanziari all’assunzione del personale. 

Il problema economico era stato affrontato dalle OO.SS. già nel primo incontro con il presidente Roberto Occhiuto e l’assessore Princi nel dicembre del 2021 portando alla definizione di  una legge approvata dal Consiglio Regionale che finalmente storicizza le risorse, consentendo  agli enti di poter fare affidamento sul un contributo finanziario di circa 11.157 euro per ogni  lavoratore fino al pensionamento. 

Acquisito questo risultato, gli stessi sindacati avevano incontrato gli amministratori dei  vari enti per capire quali spazi effettivi ci fossero nelle dotazioni organiche, ben sapendo che i  numeri sono un obbiettivo ostacolo. 

I tre sindacati, da tempo, avevano immaginato la possibilità che un ente sub-regionale  quale Calabria Verde, a parità di mansioni ma con maggiori capacità assunzionali, potesse  dunque assorbire questi lavoratori, con l’ulteriore vantaggio di mantenere, attraverso il  meccanismo della previdenza di settore, quasi inalterati i livelli retributivi odierni. 

Da qui l’importanza dell’incontro con i due Assessorati interessati del Lavoro e  dell’Agricoltura, ed aver avuto sia dalla  vicepresidente Princi che dall’Assessore Gallo una valutazione positiva della proposta e l’indirizzo politico ai rispettivi dipartimenti di  approfondire a stretto giro la fattibilità tecnica. 

Azienda Calabria Verde ha già previsto, per i prossimi anni, un rafforzamento del  proprio organico e, accanto a quello già previsto, si potrebbe prevedere una modalità stralcio  per l’assorbimento dei lavoratori precari già formati che su base volontaria aderirebbero e  con risorse storicizzate che non peserebbero sulle economie di bilancio presenti e future  dell’Azienda e non sarebbe ostativo del futuro reclutamento preventivato dal fabbisogno  aziendale per fare fronte e migliorare le proprie attività. 

Nel frattempo, con la contrattualizzazione dei detti precari si avvierebbe un percorso che da subito consentirebbe di assolvere gli importanti compiti di Calabria Verde in termini di  salvaguardia, cura del territorio e contro il dissesto idrogeologico. 

Il superamento del precariato, nelle intenzioni dei due Assessori e delle  rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl e Uil, qualificherebbe l’azione concertativa nel ridare  dignità a circa 1000 calabresi che da tempo chiedono stabilità e serenità lavorativa, economica  e sociale. (rcz)

LAVORO AL SUD: LA SOLUZIONE NON STA
NEL REDDITO DI CITTADINANZA COSÌ COM’È

di FRANCESCO AIELLO – Il reddito di cittadinanza rischia di diventare in modo strutturale un mero strumento di sostegno dei consumi. È una strategia fallimentare per lo sviluppo del Mezzogiorno già sperimentata nel corso degli ultimi 60 anni, perché non crea sviluppo, ma alimenta dipendenza.

Alla fine del processo di revisione dell’aiuto al reddito di cui si parla molto in questi giorni, molti degli attuali percettori del reddito di cittadinanza potranno rimanere senza lavoro. Dipenderà sia dall’efficacia delle politiche attive che saranno adottate, ma questo richiede sforzi immani in un paese in cui i Centri per l’Impiego hanno vincoli organizzativi non banali e le agenzie private hanno poco spazio di azione, sia dalle prospettive economiche dell’Italia.

Uno scenario verosimile che potrà manifestarsi nei prossimi due-tre anni è che per garantire “pace sociale”, si dovrà pensare a forme di sostegno del reddito alle persone che rimarranno senza sostegno e senza lavoro. La soluzione più immediata, ma molto rischiosa, è di perpetuare meri trasferimenti di reddito. Ecco perché la riforma del reddito di cittadinanza diventa una nuova sfida del paese, perché oltre ad azioni finalizzate ad aumentare l’occupabilità dei beneficiari dell’income support, è necessario che aumenti la domanda di lavoro delle imprese, ossia che l’Italia inizi a crescere dopo quasi tre decenni di stagnazione. È complicato immaginare la creazione di nuova occupazione se il paese non riprende a crescere.

È importante anche capire cosa succederà nella fase di transizione. Se l’attuale aiuto diventa temporaneo – le ipotesi al vaglio sono 6 mesi, o un anno – ed è pensato solo per chi cerca lavoro, la platea di beneficiari non cambia rispetto allo scenario attuale, perché tutti cercheranno lavoro e aderiranno al Patto per il Lavoro o similari (che diventa condizione di accesso al sostegno). Alcuni troveranno lavoro e, al fine di rendere capillare questa circostanza, è cruciale aumentare il differenziale tra il sussidio e la retribuzione. Tanto maggiore è questa differenza tanto più attrattivo sarà il lavoro.

La questione della congruità dei salari da parte del settore privato è di difficile risoluzione, ma la differenza deve essere sostanziale, di almeno il 30%, affinché chi rinuncia all’aiuto possa essere sanzionato con la revoca del sostegno. È complicato applicare sanzioni se il mercato del lavoro non remunera con salari congrui. L’effetto sarà anche di ridurre il lavoro in nero, se parallelamente si riduce l’onere contributivo a carico delle imprese.

In alternativa, in questa fase di modifiche, gli attuali percettori non lavoratori riceveranno un sussidio per la formazione: l’ammontare della spesa per gli occupabili non cambierà, ma cambierà la fonte del finanziamento. Per esempio, la proposta del presidente del consiglio, Giorgia Meloni, è di utilizzare per la formazione dei percettori del reddito di cittadinanza il canale dei fondi europei. Alla fine del periodo di formazione, si può trovare occupazione o no. Per coloro che rimarranno non occupati – molti a Sud – l’alternativa può essere di irrobustire il terzo settore o l’impiego obbligatorio in servizi di pubblica utilità gestiti dai comuni.

È un percorso tortuoso, con rischi ed opportunità sia per i lavoratori che per il Paese. La natura «tortuosa» di questo percorso dipende non solo dalle caratteristiche individuali dei percettori del sostegno, ma anche dal funzionamento dei Centri per l’Impiego, dalla diffusione della cultura del lavoro e soprattutto dal fatto che il sistema Italia riesca ad uscire dalla bassa crescita che si osserva da almeno 25 anni.

Il rischio da annullare, a Sud, è che l’income support diventi un nuovo canale di finanziamento dei consumi interni dei meridionali. È un’ipotesi che bisogna evitare perché, in modo analogo all’occupazione non necessaria nella pubblica amministrazione degli anni ‘70 e ‘80 o a tutte le forme di trasferimento e di sussidi incondizionati di cui hanno goduto le regioni del Sud, non aiuta lo sviluppo, ma alimenta la dipendenza. (fa)

Francesco Aiello è ordinario di Politica Economica dell’Unical e presidente del think tank OpenCalabria]

Lavoro, emigrazione, sanità, Russo (Cisl) ricorda le priorità per la Calabria

Serve prestare attenzione al drammatico problema della sicurezza sul lavoro, realizzare gli interventi previsti per l’occupazione, proseguire con i concorsi per le nuove assunzioni nella sanità, bloccare l’emorragia dei giovani verso altri territori, frenare lo spopolamento delle aree interne. Sono alcuni delle priorità su cui si è focalizzato il segretario generale di Cisl CalabriaTonino Russo, nel corso del Comitato Esecutivo regionale di Lamezia.

«Questa è la settimana delle assemblee in azienda. Sabato una nutrita delegazione della Cislcalabrese sarà presente alla manifestazione nazionale unitaria in Piazza Santi Apostoli a Roma per ricordare al futuro Governo, alla politica, ai responsabili della sicurezza, alle aziende, che dietro i numeri 600 morti, 400.000 infortuni, 77% di irregolarità aziendali in Italia nel 2022 ci sono persone e famiglie», ha annunciato il cislino.

Per Russo, l’emergenza lavoro «non può essere affrontata non con l’assistenzialismo, ha sottolineato il Segretario, ma solo mettendo a terra gli investimenti, impiegando le risorse del Pnrr, aprendo cantieri. Per la Cisl regionale bisogna finalmente procedere al completamento della S.S. 106, con il prolungamento fino a Reggio Calabria; accelerare sull’alta velocità ferroviaria e sui lavori della linea ionica per garantire finalmente un collegamento efficace e veloce di quel territorio con il resto della regione; spingere per concretizzare l’intermodalità per il porto di Gioia Tauro; rendere operative le Zone Economiche Speciali per attrarre investimenti».

Un giudizio positivo è stato espresso dal Segretario Generale della Cisl regionale sul Cis “Volare”, «uno strumento – ha ricordato – per il quale è previsto un investimento di oltre 216 milioni immediatamente cantierabili sui 3 aeroporti calabresi».

Restano i gravi problemi della Sanità calabrese: si valuta tuttavia molto positivamente, ha sottolineato Russo, «l’accordo sottoscritto nei giorni scorsi con la Regione per stabilizzare il personale precario. Ora bisogna andare avanti speditamente avviando le procedure concorsuali per reclutare nuovo personale e colmare le lacune che emergono dai piani del fabbisogno».

Insieme a quella del caro bollette, delle difficoltà per le imprese e del rischio di povertà energetica per molte famiglie, abbiamo davanti altre sfide per il rilancio della Calabria, ha detto ancora il Segretario: dalla valorizzazione delle ricchezze naturali, del mare, della montagna, alla riorganizzazione dei consorzi di bonifica per manutenere il territorio ed erogare servizi qualificati per l’agricoltura. «Solo così – ha concluso il segretario generale della Cisl regionale – si può dare dignità al lavoro, bloccare l’emorragia di giovani verso altri territori, frenare lo spopolamento delle aree interne».

Alla relazione è seguito un dibattito molto partecipato, con l’intervento di tutte le federazioni di categoria e delle strutture Cisl territoriali, in cui sono stati ripresi e pienamente condivisi i contenuti della relazione.

Nel corso dei lavori, il Comitato Esecutivo ha espresso una ferma condanna delle vili intimidazioni rivolte al Segretario Generale, Luigi Sbarra, e a diverse sedi Cisl, esprimendo la solidarietà della Cisl calabrese nei confronti di Sbarra e degli iscritti dei territori colpiti. (rcz)

REDDITO DI CITTADINANZA, TRA POLEMICA
ELETTORALE E SOSTEGNO PER I PIÙ DEBOLI

di PIETRO MASSIMO BUSETTAVoto di scambio o grido di dolore? Il reddito di cittadinanza continua ad essere un tema centrale rispetto all’andamento della competizione elettorale.

In molti lo ritengono uno strumento che è stato utilizzato in modo perverso da un raggruppamento politico senza scrupoli. Il Movimento Cinque stelle lo difende a spada tratta sfidando chiunque voglia eliminare una misura che, sostengono, ha salvato molti dalla povertà in un periodo particolarmente difficile, prima caratterizzato dalla pandemia ed ora da un aumento dell’inflazione che sta erodendo molti dei redditi degli italiani e delle pensioni, soprattutto quelle più basse. 

La cosa più facile é dire che incoraggia molti a scegliere di non lavorare, perché è molto più comodo avere un sussidio, che ti arriva mensilmente, piuttosto che faticare per avere un salario decente. E poiché tale strumento è utilizzato prevalentemente nelle regioni del Mezzogiorno il pensiero conseguente é che i meridionali sono nullafacenti, scansafatiche, e per essere completi aggiungerei anche mandolinari e mangia spaghetti. Completando la serie di luoghi  comuni che individuano le popolazioni dello stivale. 

Peraltro lo strumento ha colpito  pesantemente una certa imprenditoria del Nord che era abituata, soprattutto per i lavori occasionali e stagionali, ad avere tutta la manodopera che serviva loro. Ed in molti casi avere manodopera bianca e che parla in italiano è molto più comodo che  averla nera e che balbetta la lingua. Ma ha disturbato anche molta imprenditoria del Sud, abituata ad avere una massa disponibile che pressava  sul mercato del lavoro e che invece con tale strumento è venuta meno. 

Il tema è diventato di quelli dirompenti soprattutto perché  le forze politiche, che ritengono che tale strumento vada abolito o perlomeno pesantemente modificato, si sono convinte che abbia indirizzato il voto di molti elettori verso il Movimento5S, adesso partito, che del suo mantenimento ne ha fatto un cavallo di battaglia della campagna elettorale. 

Mentre dall’altra parte il Movimento 5S sostiene che è un loro merito aver saputo interpretare le esigenze di una popolazione marginale, che versa in stato di grande bisogno. Certamente non si può nascondere che alcune volte lo strumento può incoraggiare alcuni, abituati a vivere di espedienti, mettendo insieme reddito  di cittadinanza e lavoretti in in nero, a rinunciare ad un vero lavoro strutturato.

La verità però è che di lavori che abbiano una dignità sufficiente per essere chiamati tali,  nel Mezzogiorno, ve ne sono pochi e che le esigenze di un mercato del lavoro asfittico, nel quale l’offerta dei lavoratori sopravanza pesantemente la domanda delle imprese, sono sempre estremamente limitate.

Il macigno dell’esigenza della creazione di un saldo occupazionale di oltre 3 milioni di posti di lavoro,  per arrivare al rapporto popolazione occupati dell’Emilia-Romagna,  sta sempre lì ad incombere per dare quella spiegazione del fenomeno che molti non vogliono comprendere. Se ogni anno vi sono 100.000 persone che abbandonano la realtà del Sud, con un costo per le varie casse regionali di oltre 20 miliardi, considerato che ogni individuo per essere portato alla scuola media superiore  costa 200 milioni, è evidente che la realtà meridionale è più complessa di quanti la vogliano semplificare con stereotipi che sarebbe l’ora di abbandonare. 

E che invece la capacità di affrontare le difficoltà che la vita presenta é forse molto più grande nei ragazzi del Sud di quanto non abbiano coloro che evitano pure di  andare all’università, perché tanto il lavoro lo trovano facilmente dopo le scuole medie superiori. Tra parentesi non bisogna dimenticare che moltissimi di coloro che emigrano ogni anno, per  il primo periodo, che spesso non si limita a pochi mesi,  vengono aiutati pesantemente dalla famiglia, con rimesse importanti perché la remunerazione che percepiscono non è sufficiente per mantenersi fuori casa, cosa che provoca il primo salasso. 

 Il secondo si verificherà quando i genitori compreranno loro la casa nella periferia milanese. La gente del Mezzogiorno é in cerca di una forza politica che lo rappresenti, che si prenda carico di una problematica che dal 1860 è diventata sempre più irrisolvibile.

Stanca di vedersi utilizzare come colonia dove si può catapultare la Brambilla animalista a Gela, come la Fascina semi moglie a Marsala,  cerca, delusa  da molti partiti che dichiarano di volersene occupare solo a parole, qualcuno che la rappresenti adeguatamente e che possa contrapporsi ad una Lega che porta 100 rappresentanti nel Parlamento italiano, e ad un partito unico del Nord, nel quale si inserisce anche Bonaccini del PD, che vuole quell’autonomia differenziata che in assenza dei Lep, dei quali non si parla più, possa consentire ai bambini di Reggio Emilia di avere quei servizi che quelli di Reggio Calabria non riescono nemmeno a sognare. 

Per questo quello che viene dal Mezzogiorno e che andrebbe adeguatamente interpretato é un grido di dolore, una richiesta di aiuto, ma anche un moto di rabbia, perché ormai in tanti si sono stancati di essere sudditi, non di un re, ma di una realtà nordica che indirizza risorse, investimenti, infrastrutture, servizi in generale solo verso una parte.

E che al momento opportuno fa carte false per non perdere l’investimento della Intel, che porterà tanti posti di lavoro in un Veneto che non ha nemmeno il capitale umano da impiegare nelle fabbriche. 

Quando Conte dice a Renzi di provare a scendere tra la gente, senza la sicurezza che lo protegga, in modo assolutamente sbagliato perché  è sembrata una minaccia, evidenzia che il Sud è diventato una polveriera e che il pericolo che il bisogno possa portare a delle reazioni scomposte  é immanente.  

D’altra parte anche il segnale di Cateno De Luca, che oltre ad avere poco meno del 30%, non essendo supportato da alcun partito alle elezioni regionali siciliane, riesce a portare due rappresentanti nel Parlamento nazionale dà la dimensione di un disagio che non può essere ridotto alla questua di un popolo mendicante. 

Ma non mi pare che tali chiavi di lettura siano comprese da una realtà nazionale che continua il suo percorso, minacciando con Zaia di far saltare la formazione del nuovo Governo se non si procede immediatamente con quell’autonomia differenziata che sarà un ulteriore passo verso la secessione di fatto di una parte del Paese, che apre un panorama che potrebbe portare a  scenari non prevedibili. (pmb)

Usb Calabria: Rilanciare il turismo senza sfruttare i lavoratori

«Rilanciamo il settore del turismo in modo serio e non sullo sfruttamento di tantissimi lavoratori». È quanto ha ribadito il coordinamento provinciale di CZ, KR, VV dell’Unione Sindacale di Base, nel corso del dibattito svoltosi nel Castello Murat di Pizzo.

Tema dell’incontro, proprio lo sfruttamento nel corso della stagione estiva nei settori della ristorazione, del commercio e del turismo, dove si vedono tantissimi giovani che «cercano di sbarcare il lunario in una terra fatta di povertà, molti altri per  mantenersi agli studi, altri ancora per sostenere il bilancio familiare lavorando per 12,14,16 ore al  giorno».

«Non è questo il modo di mantenere i giovani nella nostra regione – è stato evidenziato dalla Usb – non si incentivano con lo  sfruttamento, ne tanto meno si possono sentire le ricette vacue che ogni amministratore propone,  peggio ancora le promesse da campagna elettorale. La Usb ha ribadito che bisogna partire dal nemico storico dei lavoratori, ovvero il virus dello  sfruttamento della disuguaglianza, che non fa altro che produrre miseria tra i cittadini e lavoratori. Oggi, anche grazie alla Usb, questo modus operandi degli imprenditori sta emergendo con forza.  Se prima era sostenibile in qualche modo, oggi è diventata una situazione contaminata, che rischia  seriamente di trasformare i lavoratori in rimasugli nella regione».

«Per questo la Usb anche attraverso i suoi militanti – spiega la nota – ha introdotto la sua presenza nei centri  balneari, per le strade e nelle istituzioni, per dare coraggio, sostegno fattivo, per non far sentire soli i  lavoratori stagionali facendo sapere che hanno dalla loro parte una sponda sindacale pronta a ridare e  garantire dignità lavorativa».

«Dignità – viene evidenziato – contro quei padroni che mutano facilmente pelle e si attrezzano con contratti pseudo  reali per poi farsi restituire i soldi – contratti di due tre ore per poi farne svolgere 15- passando da  lavoro povero a lavoro poverissimo, in quanto “se non viene pagato è più che povero”. Lavoratori dimenticati dalla politica, mai interessata al tema degli stagionali, mai preoccupata  del fatto che in questi settori si vive di sfruttamento; – sfruttamento giornaliero che produce solo di  lavoro nero, grigio, sottopagato, senza diritti».

«Che produce meno contribuzione previdenziale e meno indennità di disoccupazione – si legge nella nota – divenendo in sostanza una sopraffazione dei diritti. Sono buoni solo ad aprire bocca e dare fiato con slogan preconfezionati promuovendo lo  stereotipo di lavoratori fannulloni che fruiscono del reddito di cittadinanza! Nessun lavoratore è fannullone se ha un contratto vero, e soprattutto il RdC li ha resi liberi dal  ricatto dei padroni».

«La battaglia non finisce oggi, anzi – conclude la nota – la Usb rilancia con una battaglia nazionale per il reddito  minimo, in cui nessuno può percepire meno di 10€ all’ora anche perché in questo momento, con una  inflazione che supera il 10%, valgono sempre meno. Questo è un impegno a voler dare dignità a tanti giovani ed a tanti genitori che hanno fatto  studiare i propri figli in questa terra, pensando che il loro futuro sarebbe stato meglio del presente o del passato». (rvv) 

 

 

L’OPINIONE / Enzo Scalese: Il lavoro va rispettato, diamo voce a chi non ha voce

di ENZO SCALESE – Saremo sempre al fianco ai lavoratori e alle lavoratrici per dire che il lavoro va rispettato, va supportato e per dare voce a chi non ha voce.

Il lavoro va retribuito, sempre e comunque. Senza differenza di mansioni né colore della pelle. Chi mette a disposizione il proprio tempo, la propria professionalità, i propri sacrifici, il proprio sudore, contribuendo al buon andamento di una attività, di un progetto, esercitando una professione, ha il diritto di essere retribuito. Il datore di lavoro non concede né fa un favore: la retribuzione è un diritto.

E, questo, è un dato da cui ripartire per costruire condizioni di lavoro adeguate, in grado di tutelare la sicurezza e la dignità dei lavoratori e delle lavoratrici soprattutto in questa drammatica fase di congiuntura economica e sociale che non lascia spazio all’ottimismo. Le imprese del Mezzogiorno, spiega la Svimez, sono più esposte delle altre nel resto del Paese allo shock Ucraina e agli aumenti dei costi dell’energia. I costi dei trasporti nel Sud sono oltre il doppio che nel resto del Paese: nel complesso, il sistema economico meridionale è più fragile. E a risentirne anche il lavoro: il recupero dell’occupazione si fonda quasi esclusivamente su contratti di lavoro dipendente a termine e tempo parziale involontario.

Se viene meno il lavoro stabile aumenta l’incertezza e con essa la povertà. Per questo diventa sempre più necessario non sprecare le risorse messe a disposizione dal PNRR per costruire lavoro stabile e sicuro. Quella di Beauty, alla quale rinnoviamo la nostra vicinanza, accomuna tante lavoratrici e lavoratori che non vedono riconosciuti i propri diritti, e non solo nel settore del turismo.

I sindacati, le associazioni, le Istituzioni hanno il diritto di vigilare: devono essere rispettate le norme per la tutela della sicurezza nei posti di lavoro, dove si rischia anche di morire di botte, e devono essere attivate tutte le procedure che perseguono i datori di lavoro inadempienti, senza rimpalli burocratici. Il rispetto della dignità umana passa dalla centralità dell’uomo e della donna, e dal riconoscimento del valore del lavoro. (es)

[Enzo Scalese è segretario generale della CGIL Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo]

IN CALABRIA DOVE NON C’È MAI IL LAVORO
MANCA PERSONALE PER LE RISORSE PNRR

di SANTO BIONDO La Calabria dei paradossi si riscopre debole davanti alla sfida che potrebbe cambiare il suo futuro. Nella regione che spicca a livello nazionale per il più alto indice di disoccupazione, soprattutto fra i giovani e le donne, l’incapacità amministrativa degli enti territoriali, conseguenza di anni di tagli al comparto pubblico da parte di una politica incapace di costruire corrette pratiche di promozione occupazionale, rischia di mettere a repentaglio la progettazione e la finalizzazione dell’imponente dote di finanziamenti che l’Europa, in uno slancio solidaristico, accantonati gli anni di ristrettezze legate ai vincoli del patto di stabilità, ha messo a disposizione del nostro paese. 

La carenza di personale e di competenze, purtroppo, si evidenzia in tutto il comparto della pubblica amministrazione. Tutti gli enti locali, Regione e Comuni, che saranno chiamati a gestire la fase progettuale dei bandi del Pnrr e a seguirne la messa a terra concreta, sono in enormi difficoltà di pianta organica e di qualificazione professionale. 

Nasce così il paradosso di una regione senza lavoro nella quale la mancanza di lavoratrici e lavoratori, che riguarda tutte le amministrazioni, nei cui bilanci la spesa per il personale è al di sotto dei tetti massimi, contribuisce non solo a mantenere alti i tassi di disoccupazione regionale soprattutto giovanile, ma impedisce, in questa fase di grandi opportunità, di creare nuova occupazione nel settore privato nella nostra regione, dato che una pubblica amministrazione inefficiente, non permetterà alla Calabria di mettere in moto la propria economia attraverso la messa a terra delle risorse europee. 

Questa cronica mancanza di personale, rimanendo così le cose, impedirà la realizzazione dei programmi europei, non permetterà l’apertura dei cantieri, non permetterà di migliorare i servizi di cittadinanza e di crearne di nuovi; non permetterà di modernizzazione e innovare il tessuto produttivo e non consentirà di attrarre in regione nuovi e importanti investimenti privati. 

Occorre lanciare l’allarme a Roma. Perché occorre fermare il cane che si sta mordendo la coda. 

Questa rivendicazione ai piani alti la deve porre la politica calabrese, la quale deve chiedere al governo nazionale di consentire alla Calabria l’apertura, in via straordinaria, di una stagione di concorsi pubblici e meritocratici all’interno di tutte le articolazioni pubbliche regionali. 

Se questo non sarà fatto, nel mentre il cane fuori controllo insisterà ad inseguire la propria coda, i giovani continueranno ad andare via dalla Calabria, la nostra regione si impoverirà ulteriormente e le prospettive di rinascita e di ripartenza del territorio sbiadiranno. 

Il Pnrr per la Calabria deve rappresentare anche l’occasione per modernizzare e innovare la propria macchina pubblica. Un’amministrazione pubblica efficiente è un argine contro la criminalità organizzata e contro il rischio dell’applicazione di pratiche clientelari e collusive.

Inoltre se la politica calabrese non mette sotto la propria lente di ingrandimento la voce personale pubblico, potrebbe verificarsi, anche che grazie ai fondi del Pnrr vengano costruite delle infrastrutture che, per la grave mancanza di personale, potrebbero rischiare di diventare delle nuove cattedrali nel deserto.

Cose se ne possono fare i calabresi, infatti, di nuovi ospedali se poi non ci sono gli operatori sanitari necessari per farli diventare i luoghi della salute? Cosa se ne possono fare i calabresi di scuole e asili nido nuovi di zecca se poi non ci sono le insegnanti e gli insegnanti per far crescere i nostri ragazzi?

Il rischio concreto, quindi, è quello di far precipitare il territorio della Calabria nel labirinto del sottosviluppo. Una ipotesi inaccettabile che dobbiamo assolutamente scongiurare.

Un sottosviluppo che potrebbe segnare il destino della sanità calabrese, che potrebbe trovare ossigeno nell’incapacità di infrastrutturare una regione povera nei suoi asset viari, che potrebbe amplificarsi a causa dell’odiosa mancata applicazione della clausola del 34% degli investimenti in conto capitale che dovevano essere destinati alle regioni del Mezzogiorno, che potrebbe essere appesantito dai miasmi nefasti di un federalismo fiscale a trazione padana.

Infine sul Pnrr, gli enti territoriali, che devono e dovranno svolgere da qui al 2026 un ruolo da protagonisti nello sviluppo sociale, occupazionale ed economico del nostro territorio, devono mettere da parte le barriere campanilistiche e devono avanzare nella capacità di mettersi insieme, consorziarsi, fare sinergia affinché insieme possano affrontare le criticità amministrative e mettere a fattore comuni i punti di forza.  Per fare tutto questo è necessario che i Comuni calabresi si associno sostanzialmente e non formalmente in ambiti provinciali ottimali. 

In una visione solidaristica, infine, dovrebbero essere soprattutto i grandi comuni calabresi a muovere il primo passo verso i piccoli e medi comuni, che sono gli enti in cui si riscontrano le maggiori difficoltà.

L’OPINIONE / Pietro Molinaro: In Italia mancano 200mila lavoratori in ristoranti e bar

di PIETRO MOLINARO

L’Associazione dei Calabresi in Lombardia è stata sollecitata dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE) di Milano a diffondere in Calabria nei confronti dei giovani l’opportunità di lavoro in ristoranti e bar. Sono ormai troppi anni che si è investito sulle politiche passive e mancano politiche attive del lavoro che, orientano i giovani verso determinate professioni e ne innovano le competenze.
Anche in Calabria le imprese faticano a coprire, questi settori con l’aggravante che mancano lavoratori anche nelle strutture balneari. Paradossalmente si può dire che esiste un “mercato del lavoro” e un “mercato dell’imprenditoria” che mal si conciliano.
La Calabria che punta sul Turismo come vocazione territoriale, deve valorizzare il suo potenziale lavorativo facendo si che lasciare la Regione sia una scelta spontanea e non una necessità. Al di la dei grandi progetti, occorre il potenziamento dei servizi di orientamento, informazione e formazione anche con il sostegno dei fondi paritetici di settore. Sostenere le nostre Imprese aiuta a contrastare lo spopolamento, l’emorragia demografica e il depauperamento degli asset naturali dello sviluppo. (pm)

Politica attiva del Lavoro, numeri da record per la Regione: 1085 le domande finanziate

Sono numeri da record quelli raggiunti dalla Regione Calabria che, con un investimento superiore ai 5 mln di euro, ha finanziato 1085 domande nell’ambito dell’avviso pubblico, “Attiva Calabria”, a sostegno di percorsi di inserimento e reinserimento lavorativo di soggetti disoccupati e inoccupati adulti, finalizzato all’implementazione dell’Asse VIII – promozione dell’occupazione sostenibile e di qualità.

Si tratta di misure di politica attiva del lavoro che prestano particolare attenzione ai settori che offrono nuove e maggiori prospettive di sviluppo economico.

Scopo dell’intervento è il rafforzamento delle condizioni di occupabilità, agendo sulla dotazione di nuove competenze tecnico-professionali, sull’attivazione e gestione di relazioni con il mercato del lavoro, tramite la realizzazione di esperienze formative on the job, in favore di persone in cerca di lavoro e inattive, compresi i disoccupati di lunga durata e le persone che si trovano ai margini del mercato del lavoro, in una logica di complementarità e rafforzamento degli interventi a favore di quel target di popolazione maggiormente in difficoltà.

In realtà le domande pervenute sono 6337, superando di gran lunga non solo il budget previsto, ma anche le migliori aspettative dell’Assessorato.

Ovviamente, ad oggi, sono state istruite solo le domande fino ad esaurimento delle risorse disponibili. Motivo per cui il Vicepresidente della Giunta regionale, Giusi Princi, d’intesa con il Presidente Roberto Occhiuto ed il Direttore generale del Dipartimento Lavoro e Welfare Roberto Cosentino hanno già individuato le risorse per rifinanziare la misura.

«In considerazione dell’ampissima partecipazione registrata e dell’elevato numero di domande risultate ammissibili e allo stato non finanziabili per insufficienza di fondi – ha spiegato la vicepresidente Giusi Princi – la Regione Calabria ha quindi già disposto lo stanziamento di una dotazione aggiuntiva, integrando i mezzi finanziari al fine di aumentare l’efficacia dell’intervento».

«La Giunta Occhiuto – ha concluso – intende andare incontro in particolare ai disoccupati di lunga durata, tramite azioni mirate di politica attiva del lavoro, attraverso la realizzazione di esperienze formative ed investendo sui settori che offrono nuove prospettive di sviluppo (su tutti servizi alla persona, green e blue economy). Attiva Calabria mira a favorire l’allineamento tra le esigenze formative delle persone con difficoltà a entrare/rientrare nel mercato del lavoro ed il fabbisogno delle imprese di figure dotate di competenze in grado di sostenere la Ripresa e la Ripartenza».

Lunedì a Gizzeria il congresso di Fenealuil Calabria su “Valorizzare il lavoro, riqualificare il futuro”

Lunedì 30 maggio, a Gizzeria, all’Hotel Marechiaro, dalle 9.30, è in programma l’ottavo congresso regionale di Fenealuil Calabria, sul tema Valorizzare il lavoro, riqualificare il futuro.

I lavori congressuali saranno conclusi da Vito Panzarella, Segretario generale della FenealUil Calabria ed è previsto, fra gli altri, l’intervento di Santo Biondo, Segretario generale della Uil Calabria.

L’ottavo congresso regionale della FenealUil Calabria si inserisce nella stagione congressuale della categoria che vivrà il suo momento conclusivo sempre in Calabria, dal 19 al 21 settembre 2022 quando, presso il centro congressi “Tui magic life Calabria” di Pizzo, si terrà il 18esimo congresso della FenealUil.

Hanno risposto, infine, all’invito del Segretario generale della FenealUil Calabria, Maria Elena Senese, anche: Marco Alberto De Benedetto, ricercatore dipartimento Economia statistica e finanza Unical; Marcello Ferraro Restagno, presidente nazionale Federcave; Roberto Cosentino, dirigente generale dipartimento Lavoro e welfare Regione Calabria e Giuseppe Patania, direttore Ispettorato del lavoro di Reggio Calabria e Cosenza. (rcz)