GIOIOSA JONICA (RC) – Con Le Muse si riscopre il patrimonio artistico della città

Gli appuntamenti del Laboratorio delle Arti e delle Lettere – Le Muse di Reggio Calabria, proseguono con successo: questa volta, l’appuntamento si è spostato a Gioiosa Jonica, al Palazzo Comunale.

Lì, più di 50 soci de Le Muse si sono confrontati con il sindaco di Gioiosa Jonica, Salvatore Fuda, l’assessore alla Cultura, Lidia Ritorto e i giovani della Pro Loco sul patrimonio storico-artistico della provincia di Reggio Calabria.

«Da vent’anni – ha dichiarato Giuseppe Livoti, presidente de Le Muse – nella programmazione dell’Associazione è parte integrante la conoscenza dei beni calabresi che, nel tempo, abbiamo cercato di scoprire o riscoprire cercando anche di valorizzare, promuovendoli, beni architettonici e culturali a volte sconosciuti».

Il sindaco Fuda, in apertura, ha messo in evidenza l’attuale suo operato, in interazione continua con il territorio così come testimoniano le numerose presenze in occasione anche del Fai con l’apertura di monumenti “poco visibili” ed ancora,  come tutto dall’enogastronomia alle attività quali il ricco mercato domenicale, animano una zona ionica in grande ripresa ed inserimento nei circuiti delle cittadine virtuose della Calabria. 

L’assessore alla cultura Lidia Ritorto, ringraziando Le Muse per il momento di scambio ed interazione, ha espresso la necessità di rendere la cittadina alla portata di turista: «stiamo operando in tale senso, e la visita dei soci Muse è anche occasione per fare circuito, proponendo un servizio guida che vede impegnati giovanissimi “obiettori di coscenza” nella qualità di guide esperte».

Suggestiva la visita partendo dalla storia sul nome di Gioiosa parola che pare sia quella che deriva dal greco Ghe (“terra”) e Eliose (“solatia”). Dunque “Geliosa” (o “Geoliosa”) vale a dire “terra solatia”, “città del sole” alla descrizione di Edward Lear, sul Diario di un viaggio a piedi nel 1847 la descriverà così: «Noi non abbiamo città al nostro paese così bellamente situate come Gioiosa. […] una grande e ben costruita città, sulla sponda ristretta del fiume…».

Ed ancora, la conoscenza di Palazzo Amaduri e della sua prestigiosa realtà museale con la parte archeologica greca direttamente dalla zona del Naniglio, la Pinacoteca con opere d’arte sacra in cui emerge tra le altre cose l’antico culto della Madonna di Polsi o la suggestiva sezione dedicata al mondo marino e floreale dello scultore Sacco.

Ricordato anche lo stile classico della chiesa dell’Addolorata, ed i suoi stucchi policromi opera dell’artista Francesco Gangemi di Cittanova e l’imponente artistico gruppo ligneo della Pietà (2,00 x 2,00) del 1862 dello scultore Giuseppe Cavaleri di Grotteria.

Aperta, per l’occasione, la settecentesca residenza del barone Macrì, oggi non più abitata ma, nell’attenzione dell’Amministrazione comunale viste le sue stanze riccamente decorate con pitture tardo ottocentesche e liberty e per l’assessore Ritorto fiore all’occhiello della Gioiosa “nobile ed imponente”.

Aperta anche per “Le Muse” la Villa romana del Naniglio, edificata verso la fine del I sec. a.C. che con gli scavi archeologici, condotti tra il 1981 e il 1986 da Alfonso de Franciscis, hanno posto all’attenzione  per l’eccezionale stato di conservazione, la grande cisterna ipogea a tre navate, alla quale si accedeva in antico dal livello superiore per mezzo di una scala a chiocciola.

La copertura della cisterna è costituita da un insieme di volte a crociera, sorrette da otto pilastri quadrati disposti in due file. Lo scambio del gonfalone tra il presidente Livoti ed il sindaco Fuda ha sancito dunque, la cooperazione tra le due realtà attestando la passione e l’interesse per promuovere il “bello storico” che è patrimonio attivo e fattivo che va protetto e diffuso. (rrc)

 

REGGIO – Premio Muse, consegnato il Premio “Sezione Personalità Calabresi”

Nella giornata di ieri, a Reggio, alla Chiesa di Santa Lucia, è stato consegnato il Premio Muse – Sezione Personalità Calabresi al Maestro Enza Cuzzola.

Il premio rientra nell’ambito delle iniziative organizzate in occasione del Ventennale del Laboratorio delle Arti e delle Lettere – Le Muse, guidato da Giuseppe Livoti e, per questo evento, per i 20 anni del Coro Muse.

L’evento è cominciato con i saluti di don Mimmo Cartella, parroco della Chiesa di Santa Lucia, di Irene Calabrò, assessore alla Cultura Comune di Reggio Calabria, che si è soffermata  sull’importanza di «promuovere manifestazioni con le realtà che operano nel nostro territorio anche richiamando alla memoria, il lavoro, l’operato di associazioni che consegnano un momento fruitivo, poiché solo condividendo, la città può crescere, emergere e costruire cultura ed occorre dare onore al merito a chi lavora con sacrificio, gratuità e passione».  

Il presidente Muse, Giuseppe Livoti, ha ribadito che, «dopo avere istituito il Premio Muse, riconoscimento che da 20 anni viene assegnato a volti e personalità importanti del panorama nazionale e non solo e che ha avuto testimonial di eccellenza, si è pensato in questo nuovo anno sociale, di creare una Sezione dedicata alle personalità calabresi che, rimaste nei nostri territori operano e danno risalto alla nostra Calabria».

La scelta è ricaduta su Enza Cuccola, donna che vanta, per la sua attività, un ricco curriculum e che «ha ricercato e cerca nel suo lavoro l’armonia unendo intere generazioni e ruoli nel nome della musica anche, nella qualità di formatrice e docente e di direttrice del Coro Voci Bianche “Doremì” dell’I.C.S. De Amicis Bolani (classificato al San Carlo di Napoli come il migliore d’Italia, del Coro dell’Associazione Le Muse – Laboratorio di Arti e Lettere  di Reggio Calabria o con la co-direzione insieme alla sorella Maestro Marina Cuzzola del Coro Giovanile Laudamus di Reggio Calabria, e scrittrice di successo con “Limpido cielo blu” Poesie Acca Edizioni Roma 2015».

Ad arricchire l’evento, il Coro Giovanile Laudamus, il duo Dolci Melodie con i Maestri Mattia CampoAngela Vadalà, che hanno reso omaggio a Riz Ortolani e a Franco Zeffirelli.

Grande conclusione con il gruppo storico del Coro Muse che, accompagnato dall’abilità alla chitarra del Maestro  Francesco Ammendolia, hanno fatto viaggiare il pubblico nelle tradizioni popolari siciliane e calabresi in cui il –leitmotiv- è stato il tema della sacra famiglia, della maternità di Maria, annunciando la resurrezione e dunque la Pasqua. (rrc)

REGGIO – Con Le Muse si rivive la Reggio storica prima del terremoto del 1908

Proseguono, con successo, gli appuntamenti per il ventennale de Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere. L’ultimo incontro, svoltosi domenica scorsa, è stato dedicato alla storia della città di Reggio Calabria.

La città prima del terremoto del 1908 è stata una narrazione della storia millenaria della città di Reggio, racchiusa tra gli antichi documenti, le cartografie, i disegni e le foto storiche.

«Un progetto di grande valenza valoriale e culturale – ha dichiarato il presidente Muse Giuseppe Livoti – poiché la tecnologia oggi può simulare e ricreare realtà attraverso studi e ricostruzioni, in questo caso, partiti ed eseguiti, proprio all’interno dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria con la creazione di filmati, oltre ad un particolarissimo video in 3D  che ricostruisce Piazza Duomo prima del terremoto del 1908».

«Dobbiamo tenere viva la memoria – ha dichiarato la vice presidente Francesca d’Agostino – poiché solo così ci sarà l’esempio per le generazioni future». 

Una manifestazione che ha visto la presenza dell’assessore ai Beni Culturali della città Metropolitana, Irene Calabrò, che ha ribadito l’attento lavoro capillare delle Muse all’interno della città e di come un’Associazione possa dare voce ad istituzioni importanti come l’Archivio di Stato che, nel prossimo futuro verrà trasferito ed  ospitato nei recuperati ambienti del Monastero della Visitazione.

«Un lavoro, questo, su “Piazza Duomo”, lontano nel tempo – ha ricordato Mirella Marra, già direttrice dell’Archivio di Stato – lavoro, che ha visto al suo nascere, la precedente direttrice Lia Baldissarro e l’attuale Maria Fortunata Minasi. Le fonti di archivio sono state importanti (pur avendo pochi supporti multimediali) ed è servito il voler ricatalogare documenti, piante, prospetti e sezioni del centro storico di Reggio che il nostro archivio custodiva nei suoi  “km di scaffalature».

«Tutto nasce per caso – ha proseguito Mirella Marra – e avendo riscoperto giorno per giorno tutta questa documentazione, si è pensato di ricostruire attraverso lo studio ed il lavoro di giovani professionisti  in forza  presso l’archivio, ovvero i tirocinanti dell’area III della Regione Calabria MiBACT Ministero dei Beni Cuturali».

La presentazione dell’inedito progetto è stato effettuato da Federica Pizzimenti e Nicoletta Palladino, che hanno raccontato il gioco di squadra e il mettere a disposizione le loro professionalità di ingegneri, architetti, geometri (più di venti),  studiando le fonti o i testi conservati nel Deposito Plutino, scoprendo come la città dopo il 1783 per la ricostruzione delle piazze rispettava simmetrie, o l’utilizzo di un accentuato senso estetico anche per creare i numeri civici rigorosamente in porcellana, o ancora l’avere scoperto come l’antico duomo non crollò con il terremoto ma fu abbattuto con la dinamite all’indomani dell’evento del 1908 nell’ansia di un rinnovamento eclettico.

Criteri di ricostruzione ed ipotesi scientifiche hanno condotto i professionisti a ricreare in 3 dimensioni, un video della durata di otto minuti in cui si può passeggiare e vedere la storica piazza Duomo, in posizione diversa rispetto all’attuale ovvero nei pressi di via Castello. Il video ha fatto rivivere, l’antica città, virtualmente nei suoi edifici con i prospetti delle residenze di storiche famiglie quali De Blasio, Ramirez (palazzo rimasto indenne dal terremoto del 1908 e distrutto successivamente da un incendio doloso), Giuffrè, Pontari, Vilardi.

Una manifestazione che ha visto la partecipazione anche del Coro Giovanile Laudamus diretto dai Maestri Enza e Marina Cuzzola con brani della tradizione antropologica calabrese ricostruendo il gusto di inizio secolo e del Maestro Francesco Ammendolia alla chitarra che ha dato vita all’ “Allegretto”, Re Maggiore, No. 22 Op. 50 “Le Papillon” di Mauro Giuliani. (rrc)

REGGIO – Le Muse dedicano due appuntamenti alla Calabria

A Reggio, il sodalizio Le Muse, guidato da Giuseppe Livoti, per la programmazione del ventennale, propone due appuntamenti dedicati alla Calabria: il primo è in programma domani, domenica 24 novembre, alle 18.00, alla Sala d’Arte Le Muse.

Una formula che vuole essere apertura al dialogo, alla conversazione, ma, anche alle proposte, tutto collegato con un ideale filo di Arianna che analizzerà situazioni e circostanze, partendo da una visione regionalista ed approdando al contesto della provincia reggina in particolare.  

«Come si è pensato di dare voce a tutto ciò che è stata nel tempo la nostra terra – ha dichiarato il presidente Livoti – con i suoi pregi e difetti, con le sue difficoltà, le sue ricostruzioni umane e fisiche, le sue riprese, i suoi continui momenti tra crescita e decrescita. In questa ottica, così, sono stati chiamati a dialogare nomi che hanno una importanza per il loro ruolo, il loro lavoro e potranno “raccontare” ciò che è stato, ciò che è e magari come potrebbe diventare la Calabria del domani».

Il primo appuntamento partirà dal concetto elaborato da Leonida RepaciCalabria grande ed amara? domanda che verrà posta ai tre ospiti della serata: Michele Inserra, giornalista de Il Quotidiano del Sud, Francesca Neri, critico letterario, e Cosimo Sframeli, scrittore.

«Con questa nuova formula – ha concluso il presidente Livoti – il 24 novembre  prevede momenti di costruzione di idee e di pensieri di varia umanità mentre il 1 dicembre la Calabria ed in particolare Reggio verrà ricostruita, da un punto di vista storico – architettonico con la presentazione di un importante progetto, espressione della Reggio post terremoto 1908». (rrc)

REGGIO – Le Muse, incontro con Mons. Giacomo D’Anna

Domani pomeriggio, a Reggio, alle 18.00, nella sede de Le Muse, la presentazione del libro Una Voce da dentro di mons. Giacomo D’Anna, parroco della chiesa di San Paolo alla Rotonda.

L’evento rientra nell’ambito degli eventi organizzati da Le Muse in occasione del Ventennale.

Alla conversazione partecipano mons. Giacomo D’Anna, parroco San Paolo alla Rotonda e Cappellano del Carcere,  Giuseppe Cartella, neuropsichiatra e primario Neurologia Policlinico Madonna della Consolazione Reggio Calabria, Emilio Campolo, responsabile Area Pedagogica Casa Circondariale di Reggio Calabria.

I testi verranno letti dai componenti del Laboratorio di Lettura Clara Condello, Marcella Falcone.

Ad arricchire l’evento, la collettiva d’arte Corde e Legami, una collettiva degli artisti delle Muse e di Arte Club Accademia di Catanzaro con la partecipazione degli artisti: Marisa Scicchitano, Mirella Bruni, Ileana Mauro, Ornella Cicuto, Lia Antonini, Mimma Gallelli, Santina Milardi, Francesco Logoteta, Grazia Papalia, Pierfilippo Bucca, Manuela Lugara’, Daniela Campicelli, Antonella Laganà, Adele Leanza, Maria Teresa Cereto, Gabriele Marsico, Rossella Marra, Cristina Benedetto.

La mostra si potrà visitare per tutto il mese di novembre il martedì e il giovedì la mattina, mentre negli altri giorni il pomeriggio.

Il testo vede una introduzione di Vittorio Mondello, arcivescovo emerito di Reggio Calabria – Bova, che, sin dalla prima pagina, ribadisce, come spesso si parla delle carceri ma come strutture fatiscenti, cattive situazioni di vita dei carcerati, legittimità delle pene in attuazione delle leggi dello stato, della carenza di personale.

Questo libro, invece, tende al raccordo tra legge e misericordia e di come sia importante la figura del cappellano che dedica il suo tempo a dialoghi, incontri, conferenze e mette in pratica l’insegnamento di Gesù «ero carcerato e mi avete visitato».

«Uno scritto dal grande valore umano – ha dichiarato Giuseppe Livoti, presidente de Le Muse – perché ci si può imbattere anche nella lettura di elaborati, in cui, oltre alle varie testimonianze di operatori ed esperti, vi sono confessioni di cuore, di coloro i quali non hanno un nome o cognome ma, vivono attraverso una nomenclatura legata solo al numero della cella». (rrc)

 

REGGIO -S’inaugura l’anno sociale de Le Muse

Questo pomeriggio, a Reggio, alle 18.00, nel cortile de Le Muse, s’inaugura l’anno sociale “invernale” del Laboratorio delle Arti e delle Lettere – Le Muse di Reggio Calabria.

Inoltre, prende il via il ventennale Muse, «poiché sono proprio 20 anni dalla fondazione della nota associazione che partì anni fa con semplici incontri in un noto locale della città divenendo nel tempo una importante realtà calabrese». Nell’ambito della serata inaugurale, infine, ritorna il Premio Muse 2020, un riconoscimento che viene assegnato a volti e personalità importanti del panorama nazionale e non solo e coincide con l’inizio della programmazione invernale della nota associazione culturale calabrese per un doppio momento ovverosatriani la consegna dello storico premio e l’apertura di una importante mostra di alcuni pezzi della Quadreria della collezione privata dei Baroni Lombardi Satriani di Porto Salvo.

Due i nomi prestigiosi del panorama nazionale ed internazionale scelti dal presidente Muse Giuseppe Livoti e dal consiglio direttivo con la sua vice presidente, Francesca D’Agostino: Ivan Drogo Inglese, presidente di Assocastelli e Marinetta Saglio, fotografa per il mondo della televisione, dello spettacolo.

Giuseppe Livoti, infine, ricorda come, pure per merito delle Muse, Reggio è anche approdo di nomi importanti del panorama intellettuale, creativo, umano e come il Premio Muse è libero, indipendente ed autogestito, dimostrando come nella nostra città esistono associazioni “service” che in nome della cultura operano lontani dai clamori istituzionali.

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La fotografa Marinetta Saglio con Luciano De Crescenzo

«Siamo soddisfatti per tale premiazione – ribadisce Livoti – ancora una volta come Le Muse riconoscono il valore di grandi personalità che dal Sud hanno portato un loro messaggio sul territorio nazionale ed internazionale». (rrc) 

 

REGGIO – Il libro “Quando la ‘ndrangheta scoprì l’America”

Questo pomeriggio, a Reggio, alle 18.00, al cortile delle Muse, la presentazione del libro Quando la ‘ndrangheta scoprì l’America di Antonio Nicaso, Maria BarillàVittorio Amaddeo.

L’evento chiude la programmazione estiva autunnale organizzato da Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere.

Il libro, edito da Mondadori e con la prefazione del Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, mette in evidenza un cambiamento, una nuova pelle che condusse la mala vita ad aprire nel nuovo mondo americano delle vere e proprie agenzie a servizio.

Presenta la serata Giuseppe Livoti, presidente Muse che modererà l’incontro. Introducono Francesca d’Agostino, vice presidente Muse e della Mirella Marra già direttrice Archivio di Stato che, a suo tempo, ha promosso tale studio archivistico.

Il libro, la sua stesura e composizione sarà commentato da due dei coautori Maria Barillà e Vittorio Amaddeo. 

Arcaica e stracciona, dedita alla sopraffazione e al sopruso, la Picciotteria calabrese di fine Ottocento sembrava destinata a rimanere ancorata ai miti, ai riti e ai codici di comportamento nati nelle carceri borboniche sul calco di quelli delle società segrete risorgimentali.

E invece, proprio allora, inizia una rivoluzione silenziosa che trasformerà il suo volto rurale in quello imprenditoriale della ‘ndrangheta odierna, spregiudicata e spietata multinazionale del crimine, capace di adeguarsi alle mutevoli sfide del mercato globale. A innescare questa metamorfosi a cavallo dei due secoli è la «scoperta» dell’America. Sbarcati nel Nuovo Mondo insieme a decine di migliaia di onesti braccianti, i «maffiosi» calabresi, a differenza dei meno accorti confratelli siciliani e campani, scelgono il basso profilo per ricostituire la loro rete malavitosa, fatta di capi, gregari e leggende (su tutte, quella del «brigante» Musolino), che lucra lauti profitti sulla pelle dei lavoratori italiani (come i minatori di Carbondale, in Pennsylvania) e di centinaia di giovani immigrate indotte a prostituirsi nei resort di Manhattan e di Chicago, prima di reggere le fila del commercio clandestino di alcolici e del narcotraffico.

Nasce così la ‘ndrangheta imprenditrice d’oltreoceano, che stringe mani, stipula accordi e riesce a infiltrarsi nel sancta sanctorum delle élite sociali, a partire da Tammany Hall, potente macchina elettorale del Partito democratico nonché padrona incontrastata di New York, con la quale instaura un rapporto di mutua assistenza: voti in cambio di protezione e favori. Fino a proiettare pesantemente la sua ombra sulla scena del delitto Petrosino. Una volta tornati in Calabria, saranno gli «americani» a imporre all’organizzazione la nuova strategia criminale (controllo del territorio e collusione con politica e istituzioni), avviando quel processo che, in pochi decenni, farà della ‘ndrangheta una delle mafie più potenti e pervasive al mondo.

«Dunque – ha dichiarato il presidente Livoti – un plauso agli studiosi per il lungo lavoro di ricerca e soprattutto per avere fatto conoscere una vastissima mole di documenti, in gran parte inediti, ricostruendo per la prima volta la storia di questa mutazione criminale della ‘ndrangheta in terra americana». (rrc)

 

REGGIO – Le Muse, Giornata della Musica in Archivio di Stato

Domani pomeriggio, a Reggio, alle 18.30, presso l’Archivio di Stato, s’inaugura la mostra documentaria sulla musica degli anni Sessanta a cura degli artisti de Le Muse.

L’evento è stato organizzato da Le Muse – Laboratorio delle Arti e delle Lettere in collaborazione con l’Archivio di Stato in occasione della Giornata Nazionale della Musica.

Intervengono Maria Fortunata Minasi, direttore dell’Archivio di Stato di Reggio, Giuseppe Livoti, in qualità di critico d’arte, Paola Abenavoli, in qualità di critico teatrale e cinematografico e il Coro Giovanile Laudamus, guidato dal Maestro Enza Cuzzola.

«Siamo in grande preparazione – ha dichiarato Giuseppe Livoti, presidente Le Muse – 20 eventi in organizzazione che prevedono un luglio, un agosto, settembre e ottobre intensi, unendo, nello spirito della nostra Associazione, cultura, territorio e grossi nomi del panorama nazionale».

«Unica eccezione prima di ripartire – ha sottolineato il presidente Livoti – questo venerdì 21 giugno alle ore 18,30, poiché continua il protocollo di intesa con l’Archivio di Stato di Reggio Calabria in occasione della Giornata Nazionale della Musica, evento nato in Francia, grazie ad un’iniziativa del Ministero della Cultura francese dell’epoca guidato da Jack Lang».

«Questo progetto – ha proseguito il presidente Livoti – ha iniziato la sua storia grazie soprattutto all’intuizione di tre figure carismatiche del partito socialista: Christian Dupavillon, architetto e amico del Ministro della Cultura; Maurice Fleuret, critico musicale e neo Direttore della Musica; e Jack Lang, nuovo capo della Rue de Valois. Tutto comincia nell’inverno 1981-1982, quando Fleuret presenta a Dupavillon una nota dove sostiene che la nuova politica musicale del paese dovrebbe tenere conto di un dato rilevante: i francesi posseggono più di cinque milioni di strumenti musicali».

«Dopo un anno di riflessione ed esitazioni – ha proseguito il presidente Livoti – il governo prende dunque la decisione di dare vita ad un fenomeno culturale senza precedenti nelle nazioni moderne: una “festa della musica”, nazionale, popolare e gratuita. Il 21 giugno 1982, tra le 20:30 e le 21:00, la prima “Fête de la Musique” viene lanciata, la manifestazione doveva durare una mezz’ora; in realtà, quella mezz’ora è stata ampiamente superata. I musicisti furono invitati ad esibirsi gratuitamente per le strade, nelle piazze, nei giardini, nelle corti, nei musei, nei castelli e anche negli ospedali e nelle case di riposo».

«In quest’occasione – ha proseguito Livoti – si ebbe anche modo di suggerire alle grandi istituzioni musicali (orchestre, opere, cori, ecc.) di aprirsi a nuovi spazi e nuovi generi: È la festa di tutte le musiche e di tutti i musicisti. Il 21 giugno è il giorno del solstizio d’estate, una notte molto particolare per i riti pagani, una notta che richiama l’antica tradizione delle feste di San Giovanni. Essa non ha niente in comune con un Festival di musica generalmente basato su un determinato compositore o genere musicale, secondo una programmazione selezionata da un direttore artistico; al contrario, questa è prima di tutto una festa popolare gratuita, aperta a tutti coloro che desiderano produrvisi, ed a tutti i generi musicali. Il successo dell’evento è immediato e spontaneo. In meno di 20 anni la Festa diventa un avvenimento mondiale e uno dei simboli dell’unione culturale tra i Paesi ed i popoli».

 

 

REGGIO – Le Muse raccontano il ruolo della donna

Un successo il primo dei tre eventi che il Laboratorio delle Arti e delle Lettere Le Muse, guidato da Giuseppe Livoti, ha organizzato all’Archivio di Stato di Reggio, dedicandolo alla figura della donna nel tempo.

«Non chiamiamola Festa della Donna – ha ribadito il presidente Livoti in apertura della manifestazione – ma una serie di incontri per riflettere su come la società è cambiata, ed è in continua evoluzione, e su come il ruolo femminile abbia cambiato finalità nel contemporaneo».

L’evento ha visto la partecipazione del critico cinematografico Paola Abenavoli, che parla di «una letteratura calabrese visiva e ricca, poiché il cinema ha sempre narrato i nostri territori. Le immagini dell’Istituto Luce, all’indomani della Seconda Guerra, dimostrano come una voce narrante forte ed autorevole, una ripresa economica, sociale ed artistica della nostra regione, in un bianco e nero che sa di storia».

«Infatti – ha proseguito il critico Abenavoli – i territori venivano descritti con dovizia di particolari per esaltare i passaggio di una società contadina ad un cambiamento radicale in un la donna era il perno di numerose attività tra famiglia e lavoro».

La serata è continuata con inserti estrapolati dal Viaggio in Calabria di Vittorio De Seta,  documentario del 1993. Si tratta di un vero e proprio rapporto su una regione del Sud Italia, descritta come una «terra abitata, ancora, da chi vive come all’origine dei tempi, e dove la modernizzazione è stata la grande speranza delusa, terra di allevatori e contadini, uniti e solidali, con i ritmi legati alle stagioni, dalla semina al raccolto, dal riposo alle feste paesane, terra sotto gli effetti dell’industrializzazione selvaggia, tesa a sviluppare un’economia depressa, creando degrado ambientale e disoccupazione, tra immortalità e sottocultura, emigrazione e criminalità».

Maria Fortunata Minasi, direttore dell’Archivio di Stato di Reggio, nel corso dell’evento ha esposto documenti storici che attestano il ruolo della donna fino al ‘600, come si evince nel fondo notarile, che recita «le famiglie meno abbienti mandavano le bambine di undici e dodici anni a servizio per altri dieci-docici anni per guadagnare, e così potersi fare una dote».

Commentati, sempre dal direttore Minasi, documenti dell’Interdenza – Prefettura prima dell’Unità – che mostrano il lavoro delle balie, delle maestre dal Fondo Consiglio degli Ospizi della metà dell’Ottocento, carteggi in cui si parla di una zitella che chiede di entrare in un convento per fare lavoro di pulizie, ed al telaio, poiché sarebbe stata insidiata. (rrc)

 

REGGIO – Le Muse, il quarto appuntamento dei video dibattiti

Questo pomeriggio, a Reggio, alle 18.00, presso l’Archivio di Stato, il quarto appuntamento de I video dibattiti Muse in Archivio di Stato, a cura di Paola Abenavoli.

«Abbiamo pensato – ha dichiarato il presidente de Le Muse, Giuseppe Livoti – di aprire gli eventi collegati alla Festa della Donna 2019, proprio in Archivio, crogiulo di fonti e di beni documentali che, proprio nel contesto dedicato alla donna nel tempo può darci nuove tracce di lettura».

«In tutto questo – ha proseguito il presidente Livoti – si è pensato ad unire le fonti alle indicazioni visive di Paola Abenavoli, inserendole come Videodibattito del mese di marzo che nel nostro tempo si identifica con quella che viene definita la Festa della Donna, aprendo anche l’argomento alla condizione della Calabria così come viene narrata nella cinematografia».

Intervengono Maria Fortunata Minasi, direttore dell’Archivio di Stato, che commenterà le fonti storiche custodite in Archivio sul ruolo al femminile della donna nei secoli, e sulle scelte sociali e politiche nel tempo. (rrc)