Libera e Legacoop Calabria insieme per valorizzare i beni confiscati

Rafforzare, in Calabria, la promozione del riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa che sarà sottoscritto tra Libera Calabria e Legacoop Calabria il 7 marzo, alle 16.30, alla Cooperativa Terre Ioniche a Isola Capo Rizzuto, che lavora terreni confiscati alla ‘ndrangheta nel crotonese.

Nell’ambito dell’iniziativa, inoltre, verrà presentato il dossier di Libera Raccontiamo il bene, sulle pratiche di riutilizzo sociale e pubblico dei beni confiscati con testimonianze dirette di alcune cooperative.

Un racconto collettivo capace di dimostrare, una volta di più, che riutilizzare i beni confiscati per finalità pubbliche e sociali non solo ha un valore etico, culturale, politico e simbolico insostituibile, ma anche un importante valore economico, che si traduce in esperienze di imprenditorialità sociale, in contratti di lavoro, in un grande sistema di welfare, soprattutto in un contesto regionale come il nostro caratterizzato da elevati tassi di disoccupazione in particolar modo tra i giovani.

Il prossimo 7 marzo saranno trascorsi 28 anni dall’approvazione della Legge 109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, che ha rappresentato un formidabile strumento di contrasto ai clan e all’economia criminale, consentendo contestualmente di disseminare in tutta Italia esperienze di riscatto e cambiamento. Una legge, fortemente voluta dalla società civile attraverso la raccolta di oltre 1 milione di firme promossa da Libera, che determinò significativi miglioramenti alla legge Rognoni-La Torre la quale prevedeva, oltre l’inserimento nel codice penale del reato di associazione mafiosa, la sola confisca dei beni ai mafiosi.

Il 7 marzo del 1996 venne segnato un passo storico nella lotta alle mafie sia nel metodo, saldando l’aspetto repressivo con quello rigenerativo  e sociale, sia nei risultati, con la restituzione alla collettività di migliaia di beni sottratti dai poteri criminali. Tutto ciò grazie al protagonismo di un popolo variegato fatto di associazioni, cooperative sociali e del mondo del volontariato impegnati nella trasformazione da beni di “cosa nostra” ed esclusivi a beni comuni e condivisi. (rkr)

 

 

In Cittadella regionale si presenta la Rete delle Comunità Ospitali di Calabria

Domani mattina, alle 10.30, in Cittadella regionale a Catanzaro, sarà presentata la rete delle Comunitò Opsitali di Calabria, che «rappresenta una proposta di azione, che individua la cura e la rigenerazione dei beni comuni (materiali e soprattutto immateriali) come via maestra per il buon funzionamento della vita sociale e politica delle comunità coinvolte», ha spiegato Maurizio De Luca, vicepresidente di Legacoop Calabria e coordinatore di Legacoop Produzione e Servizi Calabria.

Si tratta di un progetto promosso da Borghi Autentici Italia e che vede coinvolte le comunità di Canna, Melissa e San Lorenzo Bellizzi.

«I nostri territori, soprattutto quelli inseriti nelle aree interne e marginali, vivono un progressivo processo di spopolamento – ha spiegato De Luca – dovuto essenzialmente alla carenza di lavoro e opportunità per i giovani, ma anche di servizi, di opportunità di svago e di spazi di autoaffermazione delle proprie individualità. In un quadro in cui i vecchi bisogni si sommano ai nuovi, occorre che gli enti locali più prossimi ripartano dalle proprie potenzialità, presenti o latenti, per cercare di minimizzare i propri problemi o addirittura di elevarli a condizioni di successo».

«La pratica sussidiaria è uno dei principali processi di produzione di capitale sociale. L’individuazione di un bene comune, materiale o immateriale, l’assunzione condivisa dell’azione concreta della sua cura e tutela – ha proseguito – rigenera legami sociali e contribuisce al miglioramento delle condizioni di vita delle persone.  Il Progetto muove quindi dalla necessità di sviluppare nuove forme di solidarietà orizzontale in un’ottica di scambio circolare tra tutti gli attori del territorio».

«I borghi interessati dal progetto hanno una specificità tale da poter rappresentare una possibile destinazione sociale, ambientale e culturale. Tradizioni locali, feste, produzioni tipiche, natura, prevalgono su altri aspetti tipici del settore turistico, facendo quindi emergere l’aspetto umano proprio delle piccole comunità – ha detto ancora –. Dal tema musicale per Canna, alla connotazione storica delle rivendicazioni contadine e della cultura del vino di Melissa, alla tradizione escursionistica e naturalistica di San Lorenzo Bellizzi. L’obiettivo è l’implementazione di una rete delle Comunità Ospitali di Calabria, con la costruzione di una proposta organica formulata su accoglienza e ricettività, che descrivono le maggiori potenzialità di questi luoghi».

«Operatori economici, associazioni e cittadini – ha aggiunto – che rappresentano le diverse componenti della comunità locale, hanno saggiato, nelle attività svolte in fase di analisi e sperimentazione del contesto ospitale, il confronto e la prospettiva di relazioni utili per la costruzione di una nuova offerta turistica».

«La giusta considerazione dei punti di forza e di debolezza della stessa comunità, all’interno di questi borghi – ha evidenziato – è la chiave per la nascita e il consolidamento di una cooperativa di comunità, capace di attivare i processi socio/economici tipici di questa forma di imprese. Per la riuscita del progetto è necessario tradurre il semplice interesse della porzione di comunità interessata al processo in un coinvolgimento attivo e partecipativo, anche con un impegno sostenuto da parte dell’amministrazione comunale.  I cittadini coinvolti devono diventare imprenditori e lavorare a servizio della comunità, del territorio e di sé stessi».

«Il futuro imprenditore dovrà essere in grado di operare scelte sicure e consapevoli e, a tal scopo, verrà formato sulle attività da svolgere con un processo continuo e in itinere. Non di meno, dovranno essere individuati e spronati all’azione i soggetti in grado di trainare la comunità, sia essa cooperativa o di altra forma imprenditoriale – ha concluso De Luca –. L’esperienza del percorso che oggi segna la sua giornata conclusiva dal punto di vista formale, in realtà segnerà per noi, come associazione, e per tutte le comunità coinvolte, un processo inarrestabile che ci dovrà vedere tutti impegnati nella costruzione di una nuova narrazione della partecipazione e della condivisione». (rcz)

Strutture psichiatriche a Reggio, Legacoop Calabria chiede un tavolo di conciliazione

Legacoopsociali Calabria chiede l’attivazione di un tavolo di conciliazione, e di ogni atto necessario ad aprire un dialogo con i vertici dell’Asp di Reggio Calabria, per individuare una soluzione per gli oltre 100 lavoratori delle strutture residenziali psichiatriche a Reggio Calabria che rischiano di rimanere senza lavoro.

Richiesta fatta scrivendo al prefetto, Massimo Mariani: «Imbarazzante il silenzio della politica e delle istituzioni rispetto ad una situazione divenuta oramai esplosiva – si legge nella lettera –.  Lo stato di agitazione e la proclamazione di sciopero da parte dei lavoratori delle cooperative sociali che operano nelle strutture residenziali psichiatriche a gestione “mista”, insieme all’Azienda Sanitaria Provinciale n. 5 di Reggio Calabria, sembra non interessare nessuno. Eppure oramai da tantissimo tempo si continua a denunciare una situazione non più sostenibile che rischia di produrre effetti devastanti dal punto di vista sanitario, sociale ed economico in un territorio impoveritosi fortemente negli anni di servizi anche essenziali».

«Oltre cento lavoratori impegnati in tali strutture – si legge ancora – da più di trent’anni, rischiano di rimanere disoccupati. Forte è la preoccupazione dei familiari degli utenti ricoverati di ritrovarsi da soli, abbandonati al proprio destino ed a dover gestire in solitudine l’eventuale dimissioni dei propri congiunti per la chiusura di tali servizi». (rrc)

Psichiatria Asp di Reggio, Legacoop Calabria chiede incontro a Occhiuto

Legacoop Calabria ha chiesto un incontro al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, per discutere della questione delle strutture psichiatriche residenziali nella provincia di Reggio Calabria. Legacoop, inoltre, ha dichiarato lo stato di agitazione.

«I recentissimi drammatici eventi – viene spiegato in una nota – che solo per circostanze fortuite non hanno avuto conseguenze funeste, non possono passare nel dimenticatoio. La storia, nell’ASP di Reggio, si ripete. Da un lato i pazienti psichiatrici, i loro familiari; risalgono a solo pochi giorni fa  gli eventi di mamme che hanno rischiato la vita. Urla di dolore nel silenzio assordante in cui è piombata, da tempo, la classe politica e burocratica/amministrativa locale. Incapacità o calcolo cinico per indicibili interessi consumati sulla sofferenza mentale? Quel che certo è che il blocco dei ricoveri, che ormai vige nella nostra realtà da ben otto anni, costituisce la punta dell’iceberg di una logica di inciviltà in cui la persona che soffre, i suoi familiari, non contano. O meglio: contano, ma solo per il soddisfacimento di altri interessi».

«L’incapacità istituzionale nel trovare una adeguata soluzione e transitare verso il legittimo accreditamento delle cooperative che, nelle strutture miste pubblico-privato – si legge ancora – gestiscono la residenzialità psichiatrica nella nostra provincia, continua a creare enormi disagi ad una utenza psichiatrica che, nella migliore delle ipotesi, è costretta ad emigrare verso altre province o altre regioni, in una condizione in cui anche i legami familiari vengono compromessi».

«E qualora la migrazione sanitaria non sia possibile le famiglie sono costrette a rivolgersi – si legge ancora – come la cronaca di questi giorni ci ha informato, a situazioni di ripiego, al ricorso di ricoveri in strutture abusive e inadeguate sotto ogni  profilo, nonchè mortificanti la stessa dignità umana. O, come anche la più recente cronaca conferma, a restare nello stato di abbandono più assoluto».

«Il blocco dei ricoveri, che riguarda strutture pubbliche  già operanti dal 1990 – si legge ancora – è un atto perverso nei confronti della tutela della sanità nella provincia di Reggio Calabria. È una “cartina al tornasole” del modo con cui l’amministrazione considera la persona che soffre,  trattata, al  più,  come un pacco».

«Eppure, nel 2015 la Regione Calabria e l’Asl di Reggio Calabria – si legge – con l’istituzione di un tavolo tecnico regionale presso il Dipartimento Tutela della Salute, avevano concordato  un percorso che, nel giro di un anno, avrebbe dovuto  concludersi con l’accreditamento, in capo alle cooperative che gestivano i servizi,  di tutte le strutture psichiatriche già operanti nella forma mista pubblico-privato sociale».

«Le cooperative in questione – ricorda Legacoop – hanno rispettato quando sancito dalla Regione Calabria e dall’ASP, hanno formato e riqualificato il personale ed hanno attivato ingenti investimenti per adeguare gli immobili alle prescrizioni funzionali all’accreditamento».

«Nonostante ciò, la Regione Calabria, inspiegabilmente – conclude la nota – non ha portato avanti il processo di accreditamento stabilito mediante il “tavolo tecnico”. Ed è così che, paradossalmente l’ASP 5 ( e quindi la Regione) continua a retribuire il personale proprio operante presso le strutture “miste” superstiti (diverse sono state già costrette a chiudere), con pazienti psichiatrici ricoverati lontano da casa, con ulteriore esborso da parte dell’azienda sanitaria. Oppure l’ente pubblico abbandona pazienti e familiari  al loro destino, senza cura alcuna, come ci ricorda la cronaca con l’episodio del ragazzo con gravi disturbi psichiatrici che attenta alla vita della madre con un coltello».

  «La Regione Calabria è sinora sorda e completamente insensibile al problema – denuncia Legacoop – i vertici istituzionali hanno persino disertato un incontro che, va dato atto, recentemente era stato richiesto dal Commissario Straordinario dell’ASP di Reggio Calabria con il fine di pervenire ad una soluzione dei più gravi problemi».

«Non resta che fare  appello al Presidente della Regione Calabria, nella sua qualità di Commissario alla Sanità, affinché affronti e risolva, in prima persona, l’intollerabile assenza di ogni  doverosa tutela sanitaria, che connota la disastrosa situazione in cui versa il settore della salute mentale – conclude la nota di Legacoop Calabria –. Si ricorda che nel 1990 la provincia di Reggio Calabria è stata, unica nella Regione, ad aver attivato le strutture riabilitative distribuite nel territorio in conformità alla legge Basaglia. Era e resta un modello di riferimento, un’esperienza virtuosa, che rischia di essere definitivamente smantellata da una classe politica che ha preferito privilegiare risposte istituzionalizzanti, basate su logiche “centralizzate”, simili a quelle proprie degli ospedali psichiatrici, negate dalla legge Basaglia. Si aspetta una risposta alla legittima aspirazione verso l’accreditamento delle cooperative operanti, da oltre trent’anni, nelle strutture a gestione mista» (rrc)

Lusetti (Legacoop): Investire risorse del Pnrr per ricucire fratture tra Sud e resto del Paese

«Come paese abbiamo una grande opportunità, il Pnrr, che ci mette a disposizione una quantità incredibile di risorse che vanno investite, non spese, ma investite per creare lavoro e ricucire le fratture tra il Sud e il resto del paese, tra le aree interne e le aree metropolitane, tra ricchi e poveri». È quanto ha dichiarato il presidente nazionale di Legacoop, Mauro Lusetti, nella sua relazione al Congresso regionale di Legacoop Calabria, svoltosi a Lamezia Terme.

«Negli ultimi decenni abbiamo avuto rapporti e relazioni con sei presidenti del Consiglio diversi e cinque maggioranze diverse: io credo che questo sia il dato politico da cui partire», ha detto Lusetti, aggiungendo che «il tema dell’autonomia delle organizzazioni di rappresentanza è fondamentale per poter interloquire in materia seria e fattiva con chiunque i cittadini mandano a governare il paese».

«In questo senso – ha spiegato – noi come tutte le altre organizzazioni abbiamo iniziato una interlocuzione con l’attuale governo che si basa su alcuni elementi sicuramente positivi, cioè la valorizzazione dei corpi intermedi come interlocutori per poter mettere a terra i progetti del Pnrr, per interloquire nella definizione delle riforme fondamentali per il paese. L’interlocuzione con i corpi intermedi non è un dare-avere di natura strettamente economica ma è la capacità di saper interpretare correttamente i bisogni del paese e gli interessi di chi rappresenta i lavoratori e le imprese».

«Ci apprestiamo a celebrare il 41esimo congresso – ha concluso – per noi i congressi non sono mai momenti formali. Oltre a un’attività di rendicontazione, ci sarà un momento di riflessione importante per riposizionare il nostro modo di essere e operare nell’economia del paese, riaffermando il principio della sostenibilità ambientale, della sostenibilità economica che non può essere mai disgiunta dal tema della sostenibilità sociale».

Al congresso, a cui ha partecipato anche l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Rosario Varì e del sindaco di Lamezia, Paolo Mascaro, è stato riconfermato Lorenzo Sibio come presidente. Riconfermati, nel ruolo di vicepresidenti, Maurizio De Luca e Claudio Liotti.

«Sono passati quattro anni dal nostro ultimo congresso – ha detto Sibio – un periodo caratterizzato da eventi accaduti che hanno reso difficile il tempo trascorso: la comparsa del Virus e l’annuncio del lockdown di inizio 2020; un ritorno alla normalità, se così vogliamo chiamarla, ancora però messa in discussione dal rischio della ripresa dei contagi. In ultimo l’assurda guerra in Ucraina – ha detto Sibio nella relazione che ha aperto i lavori -.  Sono stati mesi difficili, per tutti: anche per noi».

«Le nostre cooperative – ha proseguito – hanno dovuto fare i conti con gli effetti negativi di questi eventi con gravi ripercussioni per la propria attività; tante hanno fatto ricorso all’utilizzo degli ammortizzatori sociali, altre hanno continuato a lavorare, scontrandosi però ogni giorno con mille difficoltà. Nel Congresso del 2019 ci eravamo presi l’impegno di fare tante cose. Alcune, nonostante le difficoltà le abbiamo portate avanti, come garantire la presenza e la rappresentanza dell’organizzazione nel territorio. Altre sono in itinere, per altre ancora dovremo impegnarci di più per di rilanciare con forza la vista sul futuro e riuscire a creare una prospettiva di sviluppo economico e soprattutto sociale».

«In questi ultimi anni – ha detto ancora – Legacoop Calabria ha svolto un ruolo importante e di supporto alle cooperative associate. Le ha sostenute ed accompagnate nell’applicazione dei vari dpcm che di volta in volta, a causa della pandemia, il governo emanava come misure di sostegno delle imprese, dando la necessaria consulenza alle cooperative che hanno attivato gli ammortizzatori sociali o fatto ricorso al credito».

Quella della cooperazione, ha sottolineato Sibio è «un modello che punta ad una economia sociale, ambientale, sostenibile che generi uno sviluppo equilibrato con riduzione delle disuguaglianze. Questo è ciò che auspichiamo. Recuperare oggi una riflessione di questo genere non è solo una responsabilità: è anche un’opportunità. Riuscire a dare obiettivi certi alle ingenti risorse sia del Pnrr che della Programmazione Regionale ed utilizzarle per migliorare il posto in cui ci troviamo, le imprese in cui lavoriamo, e consegnare ai cooperatori di domani delle imprese sostenibili e capaci di rispondere al meglio ai bisogni dei propri soci è la nostra sfida».

«Le imprese cooperative – ha detto l’assessore Varì – sono uno strumento importante di sviluppo economico ma anche sociale nella nostra regione. Il governo regionale intende sostenerle e lo sta facendo attraverso uno strumento che la legge regionale ci mette a disposizione, la Consulta delle cooperative. La Consulta è stata da poco ricostituita, su mio input, è già stata convocata e a giorni si riunirà per fare in modo di raccogliere le istanze e le esigenze del mondo della cooperazione e quindi di esaltare le funzioni della cooperazione».

«Ciò che importa – ha spiegato – è che le cooperative siano assistite dalle loro associazioni di categoria e agiscano in piena legalità, dobbiamo sostenere le cooperative che, agendo in piena legalità, svolgono una funzione sociale importante. Nel nostro Piano regionale – ha detto ancora – che sapientemente abbiamo costruito, le risorse per sostenere la competitività delle imprese sono ingenti: 500 milioni circa per innovazione, ricerca e sviluppo, 279 milioni nel settore energetico, 1670 milioni per la digitalizzazione, insomma tante risorse che dobbiamo riuscire a mettere a terra in maniera efficace per far sviluppare il nostro territorio”. L’invito conclusivo dell’assessore Varì, quindi, è quello di “remare tutti dalla stessa parte e per restituire la narrazione di una Calabria che ha molte problematiche da risolvere, ma che comunque è una terra che offre molte opportunità».

La cooperazione come «substrato affinché vi sia rispetto e dignità del lavoro quali fattori propulsivi di sviluppo – ha detto il sindaco Mascaro – nella gestione della cosa pubblica sempre. Questa terra ha bisogno che la dignità del lavoro venga urlata: senza dignità del lavoro non c’è umanità, e senza umanità non vi è nulla».

«In Calabria – ha detto Simone Gamberini, direttore nazionale di Coopfond – ci sono grandi eccellenze, rappresentate proprio da cooperative, e noi pensiamo che possa esserci una grande possibilità di sviluppo nella valorizzazione dei territori, di tutto quello che genera la filiera agroalimentare».

«In questi anni – ha concluso – abbiamo investito molto come fondo sulla filiera dell’oliva, valorizzando la possibilità di distribuire il prodotto locale a livello nazionale e internazionale. Occorre costruire una narrazione del territorio che è fatta anche dall’azione di molte cooperative che possono valorizzare le specificità territoriali, e questa è un’azione che in altre realtà Coopfond ha dimostrato di poter sostenere».

Ad arricchire il congresso, due tavole rotonde: la prima ha avuto come oggetto il tema “Sostenere le Filiere per dare forza all’agricoltura in Calabria”. Il confronto è stato animato da: Claudio Liotti, responsabile settore Agroalimentare Legacoop Calabria; Gaetano Potenzone, presidente della Cooperativa A.O.C; Angelo Petruzzella, vice presidente Legacoop Agroalimentare nazionale. Ha partecipato in remoto anche Gianluca Gallo, assessore all’Agricoltura Regione Calabria.

La seconda tavola rotonda è stata incentrata sul tema: “Legalità come principio di sostenibilità”, presenti: il giornalista Michele Albanese; il direttore di Produzione e Servizi Legacoop Nazionale, Andrea Laguardia; la coordinatrice Associazione Antiracket Calabria, Maria Teresa Morano; il presidente della Camera di Commercio Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, Pietro Falbo. (rcz)

Legacoop Calabria: Le workers buyout per recuperare le imprese in crisi, ma serve tavolo regionale

Per Legacoop Calabria, i Workers Buyout potrebbero essere una soluzione per recuperare le imprese in crisi. Ma questo non basta: serve un tavolo regionale per le crisi d’impresa,  che «sia per intercettare che per monitorare le imprese dopo la nascita dei WBO».

È quanto è emerso dalla riunione della direzione regionale voluta dal presidente regionale, Lorenzo Sibio, dove è stata ribadita la necessità di intervenire sulla legge 13/1979 relativa all’Adozione di provvedimenti diretti alla promozione e allo sviluppo della cooperazione.

Mauro Lusetti,  presidente nazionale Mauro Lusetti, come il vice presidente regionale e responsabile del settore Produzione & Servizi Legacoop Calabria, Maurizio De Luca e il docente dell’Unical Mario Maiolo (costretti a casa a causa del covid), hanno portato il proprio contributo al dibattito a distanza, arricchendo la riflessione e le proposte degli altri relatori presenti: Francesca Montalti (Responsabile Nazionale Settore Industria Legacoop), Massimo Covello (Fiom Cgil), la senatrice Michela Caligiuri e l’assessore regionale Gianluca Gallo.

Un incontro, dunque, nato dall’esperienza di Next elettronica – impresa cooperativa di 16 soci lavoratori, più due istituzionali – di Piano Lago, nel comune di Mangone (CS). Donne e uomini che non si sono rassegnati alle logiche del mercato e le hanno capovolte, diventando imprenditori di se stessi per recuperare know how e professionalità, restituendo ricadute socio-economiche positive al territorio che li ha accolti. A raccontare questa esperienza tanto esaltante quanto faticosa, alcuni dei protagonisti istituzionali di questo percorso che permesso alla Next elettronica di tagliare un traguardo importante: essere la prima impresa di workers buyout in Calabria.

A fare gli onori di casa, dopo il sindaco di Mangone Orazio Berardi, il presidente di Next Elettronica, Pietro Aiuola. Mentre a coordinare i lavori è stato il vice presidente del Legacoop Claudio Liotti. Tra i presenti anche la sindaca di Santo Stefano di Rogliano, Lucia Nicoletti, e il vice sindaco di Cellara, ex dipendente dell’azienda rilevata dai colleghi, Santo Perri.

«Abbiamo un potenziale nel nostro know how e nelle risorse umane che rappresentano il nostro valore aggiunto – ha detto il presidente di Next, Aiuola –. Siamo tenuti a far bene, non possiamo deludere le aspettative per tutto quello che si è fatto e si sta facendo».

Con il termine workers buyout o “impresa recuperata” si intendono le cooperative nate per iniziativa di dipendenti che rilevano l’azienda – o un ramo di essa – e riescono in questo modo a mantenere un’attività produttiva, altrimenti destinata alla chiusura, e il proprio posto di lavoro. Questo modello, di grande attualità in questa fase di crisi economica, può trovare attuazione non solo in casi di crisi aziendale o processi di ristrutturazione, ma anche a fronte di difficili ricambi generazionali nelle imprese familiari. I processi di WBO che vanno a buon fine consentono di evitare la disoccupazione e, talvolta, di creare nuova occupazione; preservano ricchezza, professionalità e competenze; mantengono unità produttive sul territorio, al fine di sostenerne lo sviluppo. Dal 1985 ad oggi lo strumento del WBO in forma cooperativa ha permesso il salvataggio di oltre 350 imprese recuperando più di 15.000 posti di lavoro.

Lo ha raccontato bene Francesca Montalti nel ricostruire il percorso che ha portato alla Next Elettronica, che si è detta orgogliosa di essere in Calabria dove Legacoop – e CFI (Cooperazione Finanza Impresa) – hanno deciso di scommettere.

«Abbiamo lavorato tanto assieme ai lavoratori e alle articolazioni territoriali dell’associazione: le difficoltà sono state tante, legate soprattutto alla macchina burocratica, che complicano la fase di start up – ha spiegato ancora Montalti –. Per questo è importante raccontare il nostro percorso alla presenza delle istituzioni, per creare le condizioni di superare gli ostacoli e sostenere quanti vogliono puntare e credere in questo modello”. Sulla stella lunghezza d’onda la testimonianza del sindacato. “Abbiamo relazioni importanti con l’Università e stiamo cercando di implementare il portafoglio – ha detto Massimo Covello – ma nel frattempo la Calabria è l’unica regione che non ha incentivi previsti per questo settore: c’è bisogno di politiche industriali non di pacche sulle spalle, bisogna puntare sull’innovazione».

L’assessore regionale Gallo ha evidenziato l’importanza del rapporto con l’Unical – che «non fabbrica diplomi di laurea ma intelligenze, quello che spesso manca nella nostra regione» – e ha evidenziato «lo scatto di coraggio di questi lavoratori che spesso manca nella società. Ci hanno dimostrato che nulla e impossibile. E non con piacere in molti settori una curiosità nei confronti della Calabria che prima non avevamo, una terra che ha tanto da offrire un territorio straordinario e unico nella sua bellezza. Dobbiamo accompagnare questi settori con produzioni che fanno innovazione – ha concluso Gallo – ma questo un sogno piccolo che state realizzando».

Ha assicurato l’attenzione delle istituzioni la senatrice Caligiuri.

«Avete scelto di essere imprenditori di voi stessi dimostrando che esistono potenzialità che sono ricchezze per tutta la regione, non solo per il territorio in cui lavorate – ha detto –. Siete un esempio da seguire e io mi candido ad essere al vostro fianco: la vostra azienda deve diventare un punto di riferimento per tutta la Calabria».

Secondo Maurizio De Luca «la scelta di questi lavoratori è una scelta di campo, quella di un modello d’impresa che associa profitto alla qualità della vita. E noi dobbiamo raccontare la buona cooperazione».

Ma questa volta, anche con la scelta di tenere la direzione regionale nella sede di Next Elettronica, Legacoop racconta «la voglia di resistere e di riscatto che sfida la burocrazia e gli ostacoli», ha esordito il presidente Lusetti in conclusione, dopo una disamina della situazione economica generale di incertezza, che tra aumento del costo delle materie prime e delle energie, i postumi della pandemia e la guerra nel cuore dell’Europa rischia di registrare il fallimento di circa 600 imprese.

«Il modello dei WBO può essere la risposta: recuperare le imprese in crisi e fallite può essere una delle possibilità che abbiamo per avere speranza nel futuro, dimostra che una strada alternativa alla chiusura imprese c’è, piuttosto che diventare persone sostenute dallo Stato. Si tratta di un progetto di vita – ha concluso – e la cooperazione fa la propria parte fornendo gli strumenti per crederci e diventare esempi di buone pratiche». (rcz)

 

Proposta di Legge sulle Cooperative di Comunità, incontro tra i vertici di Legacoop Calabria e Lo Schiavo

Un importante incontro, nella sede regionale di Legacoop, si è svolto tra il consigliere regionale di De Magistris Presidente, Antonio Lo Schiavo, e i vertici di Legacoop Calabria, per discutere della proposta di legge sulle Cooperative di Comunità.

Al tavolo, con il presidente regionale di Legacoop Calabria Lorenzo Sibio, i vice presidenti Maurizio De Luca e Claudio Liotti, oltre che Pasquale Mazzà del Consiglio di presidenza e il coordinatore provinciale di Reggio Calabria, Mario Alberti.

Lo scopo dell’iniziativa legislativa dell’esponente del gruppo di “De Magistris Presidente” è quello di stimolare, promuovere e regolamentare la cooperazione a carattere di mutualità e senza fini speculativi, “in piena aderenza all’art. 55 dello Statuto regionale, e allo scopo di far sì che i cittadini possano riappropriarsi di beni e servizi che sono patrimonio comune”. 

Una proposta di legge che Legacoop, come evidenziato dal presidente Sibio, giudica positivamente, sebbene possano essere indicati margini di miglioramento per fornire strumenti di supporto alla cooperazione che «nel corso degli anni ha saputo garantire legalità, trasparenza e tutela del lavoro soprattutto nella gestione di servizi fondamentali per la comunità. Riteniamo – ha aggiunto Sibio – che l’attenzione da parte della Regione alla cooperazione, anche nelle forme che hanno avuto un particolare sviluppo negli ultimi anni come quella delle cooperative di comunità, sia un fatto positivo e che insieme si possa lavorare sulle criticità nell’interesse dei cooperatori che scelgono di essere impegnati attivamente sul territorio».

I vertici di Legacoop Calabria sollecitano da tempo una revisione dell’impianto normativo regionale relativo alla cooperazione, a partire da un potenziamento delle risorse a disposizione per sostenere concretamente il settore, risorse che si sono andate sempre più ad assottigliare più negli anni. Come sottolineato anche dai vice presidenti De Luca e Liotti, la proposta di legge presentata da Lo Schiavo se adeguatamente potenziata potrebbe risultare un valido strumento anche nel contrasto allo spopolamento dei borghi delle aree interne, oltre che generare economia di prossimità e quindi occasione di lavoro per quelli che vogliono rimanere nel luogo dove sono nati. In particolare, De Luca – vice presidente con delega alle cooperative di comunità – ha illustrato le recenti esperienze legate alle realtà nate di recente sul territorio (come quella denominata “Le cinque Icone” di Pentone che è stata costituita proprio martedì scorso) in collaborazione Anci e Legacoop, nell’ambito del progetto della “Banca delle Terre” che parte dalla rivitalizzazione dei terreni incolti proprio per promuovere iniziative imprenditoriali a servizio della comunità.

«Quello che manca è l’animazione vera sul territorio», ha detto De Luca, mentre Liotti ha rimarcato la necessità «dell’individuazione di vantaggi concreti per questa forma di cooperazione, a partire magari da sgravi fiscali, ragionando comunque in un’ottica di sistema».

«Legacoop Calabria rappresenta un marchio di qualità, un interlocutore privilegiato nel processo di approvazione della proposta di legge regionale sulle Cooperative di comunità che ho presentato nelle scorse settimane – ha affermato il consigliere regionale Lo Schiavo –. E con la sua autorevolezza può contribuire attivamente a far conoscere lo spirito di questa legge, gli obiettivi che essa si prefigge, le opportunità che offre, concorrendo a far sì che, al momento della discussione in Consiglio regionale, essa possa ottenere un’ampia convergenza politica».

«Questa, infatti – ha spiegato – non è una legge di parte, ma uno strumento pensato per azionare leve di sviluppo, di occupazione e di servizi a beneficio di tutti i calabresi. La legge, inoltre, si pone nel solco di altre proposte che sto portando avanti nella mia attività di consigliere regionale e che sono finalizzate ad arginare lo spopolamento e l’isolamento dei piccoli centri calabresi, lo sviluppo di nuovi servizi alle comunità, il sostegno all’occupazione. Quello delle Cooperative di comunità può essere quindi uno degli strumenti più virtuosi in questo senso, perché, oltre a consentire alle persone di ottenere migliori condizioni di vita e di lavoro, permette loro di mettersi a servizio della propria comunità attivando servizi che altrimenti non sarebbero sostenuti dal mercato».

Legacoop è pronta a dare il proprio contributo di esperienza umana e normativa affinché la proposta sulle cooperative di comunità diventi una legge della Calabria che appartenga a tutti, senza visioni di parte perché la visione cooperativa che promuove legalità, trasparenza e tutela del bene comune, un patrimonio che appartiene a tutti. (rcz)

La prima conferenza dei Comuni calabresi che hanno aderito al progetto Sibater

Domani mattina, alle 11, in Cittadella regionale, è in programma la prima conferenza dei Comuni che hanno aderito al progetto Sibater di Anci, di cui Legacoop Calabria è partner fondamentale nella creazione e nella promozione delle cooperative di comunità per la promozione del bene comune.

Si tratta di un progetto incentrato sulla conoscenza e l’approfondimento di nuovo modello di business che si profila all’orizzonte socio-economico, etico-culturale italiano, spingendo sul senso di appartenenza al territorio. Il progetto “Banca delle terre” è questo e molto altro: ha rappresentato una opportunità per tanti comuni che hanno potuto conoscere il proprio patrimonio territoriale, puntando alla creazione di reddito e occupazione per i giovani ma soprattutto generare sviluppo locale attraverso la creazione di servizi per la comunità.

«La I Conferenza dei Comuni calabresi è l’occasione per tracciare un bilancio sullo strumento di “innovazione territoriale” che la nostra associazione ha messo in campo, le cooperative di comunità», ha dichiarato Maurizio De Luca, vice presidente Legacoop Calabria con delega alle Cooperative di Comunità che interverrà domani nella seconda sessione dei lavori che saranno conclusi dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto.

«L’accordo di partenariato tra Anci-Ifel e Legacoop, nell’ambito del Progetto SIBaTer, ha avuto il preciso scopo di applicare gli strumenti della cooperazione per la valorizzazione del bene comune – ha spiegato De Luca –. In particolar modo si è posta l’attenzione sul modello delle Cooperative di Comunità, che rappresenta un modello vincente per lo sviluppo dei territori fragili. Abbiamo lavorato in assoluta sinergia sui territori, condividendo temi e obiettivi, nel comune intento di sostenere politiche di sviluppo locale capaci di produrre risultati economici e sociali».

«Da una parte, l’esperienza di Anci e l’azione progettuale di SIBaTer – ha spiegato ancora – come azione di sostegno e di rafforzamento della capacità della P.A. locale di ascolto del territorio, di confronto e concertazione degli interventi territoriali con gli attori locali. Dall’altra l’esperienza di Legacoop nel definire scenari d’impresa capaci di mettere al centro le persone, i territori e la valorizzazione dei beni comuni».

«In questi anni ed anche grazie alle ultime esperienze, lo strumento della cooperativa di comunità è evoluto tenendo conto delle nuove normativa a livello regionale, di cui auspichiamo un tempestivo allineamento della nostra regione, dell’orientamento delle risorse del PNRR e dei bandi europei (FESR), del sempre più pressante protagonismo dei piccoli – ha concluso De Luca –. È evidente quindi che siamo in una nuova fase, il secondo tempo della “cooperazione di comunità”, bisogna avere una nuova consapevolezza ed un senso di responsabilità diverso, favorendo politiche di sviluppo che siano in grado di stimolare gli “imprenditori di comunità” ma anche gli “amministratori di comunità” affinché si possano ridisegnare le aree marginali del nostro territorio soprattutto attraverso un’allocazione della spesa pubblica in investimento di comunità». (rcz)

Legacoop Calabria: Sia istituito un tavolo per monitoraggio e gestione situazioni aziendali per workers buyout

«Alla politica chiediamo l’immediata istituzione di un tavolo per il monitoraggio e la gestione delle situazioni aziendali che potrebbero essere inserite in un percorso di workers buyout, per promuovere la formula dell’impresa rigenerata dai lavoratori organizzati in cooperativa come possibile soluzione delle crisi» ha dichiarato Maurizio De Luca, responsabile regionale di Legacoop Produzione e Servizi nel corso del webinar dal titolo Le imprese rinascono con il grande cuore dei lavoratori.

Organizzato da Legacoop Calabria, l’evento ha registrato la partecipazione delle organizzazioni datoriali riunite nell’Alleanza delle Cooperative e le organizzazioni sindacali, dei segretari generali di Cgil e Uil e l’assessore regionale allo Sviluppo Economico e e Lavoro, Fausto Orsomarso e si è incentrato sul rendere operativo l’accordo tra Agci, Confooperative, Legacoop e Cgil, Cisl, Uil per la promozione e lo sviluppo dei Workers Buyout, vale a dire uno strumento che si propone di risolvere prevalentemente: crisi aziendali, favorire passaggi generazionali, garantire la conservazione del patrimonio aziendale;garantire la conservazione del know-how tecnico e produttivo; risolvere tensioni sociali.

«Legacoop – ha detto De Luca nell’introdurre l’evento – è, da anni, su questo fronte, promuovendo la nascita di diverse cooperative dalle ceneri di aziende che, per varie ragioni, avevano esaurito il loro ciclo di vita e questo accordo rappresenta un ulteriore passo in avanti, che consentirà alle organizzazioni sindacali e datoriali di agire in maniera sinergica e condivisa su un tema che ha come denominatore comune il lavoro. Il momento storico che stiamo vivendo ancora di più condizionerà il mondo dell’imprenditoria e del lavoro nella nostra regione, saranno centinaia le aziende costrette a chiudere i battenti e di conseguenza migliaia le persone che perderanno il loro posto di lavoro».

Per questa ragione servono scelte rapide da parte della politica ed azioni efficaci da parte delle organizzazioni come le nostre che hanno come obiettivo la salvaguardia occupazionale e produttiva. «Come organizzazioni datoriali abbiamo il compito di mettere in campo il nostro bagaglio di esperienza mentre ai sindacati chiediamo una duplice collaborazione – ha detto ancora De Luca –. Serve un’azione «sentinella» che ci consenta di intercettare le crisi aziendali sul nascere e quindi rendere più semplice ed efficace il percorso e una particolare attenzione nel ridurre al minimo quelle tensioni sociali che spesso si generano tra i lavoratori preoccupati ed a volte segnati dalla crisi della loro azienda».

Ai lavori ha partecipato anche Maurizio De Santis, Esperto di Wbo di Legacoop Nazionale passando in rassegna la normativa e le iniziative di WBO portate avanti da Legacoop e sostenute da Cfi (Cooperazione finanza impresa), la partecipata dal Mise.

«Dal 1986 al 2018 sono state 226 le operazioni di Wbo finanziate da Cfi che complessivamente hanno coinvolto 7.500 lavoratori e di queste iniziative si registra un basso tasso di fallimento delle operazioni – ha spiegato De Santis –. Sicuramente la legge 49/1985, c.d Legge Marcora, ha rappresentato il caposaldo normativo in termini di Wbo ma l’evoluzione normativa è stata caratterizzata anche dai decreti legislativi che hanno consentito l’anticipazione dell’indennità di mobilità in capo ai lavoratori e successivamente della Naspi. Più recentemente è stato previsto che nel caso di affitto o di vendita di aziende, di acquisizione di beni sottoposte a fallimento, il diritto di prelazione a favore delle cooperative costituite da lavoratori dipendenti delle imprese sottoposte a procedura fallimentari. E anche l’ipotesi di aziende i cui titolari intendano trasferirle ai lavoratori a prescindere dalla sussistenza di uno stato di crisi».

Una testimonianza diretta di come anche in Calabria lo strumento dei Wbo può avere successo è arrivata da Pietro Aiuola della Next, cooperativa nata sulle ceneri di una società fallita con sede a Piano Lago. Aiuola, oltre a testimoniare la caparbietà dei suoi colleghi nel raggiungere il risultato, ha elogiato la vicinanza e la professionalità offerta sia dai sindacati che da Legacoop, che hanno accompagnato la nuova cooperativa in un percorso tortuoso in cui l’eccessiva burocrazia rappresenta uno degli ostacoli principali.

L’assessore regionale Orsomarso ha ribadito la sua disponibilità a confrontarsi su un tavolo istituzionale per il monitoraggio dello stato di crisi ed a promuovere la nascita di nuove cooperativa con strumenti efficaci che consentano di rafforzare un modello di impresa, quello cooperativo, che è depositario di valori importanti.

Il segretario generale della Cgil, Angelo Sposato, ha condiviso la necessità di istituire il tavolo di monitoraggio «anche alla luce delle ripercussioni che si registreranno in termini occupazionali nel momento in cui terminerà il blocco dei licenziamenti», mentre Santo Biondo, segretario generale Uil ha ribadito che: «Parallelamente al tavolo di monitoraggio dei fenomeni di crisi aziendale, la politica deve istituire un tavolo per discutere della politica industriale della nostra regione, perché solo così sarà possibile programmare uno sviluppo».

I presidenti di Legacoop Calabria Lorenzo Sibio,di Agci Gennaro Rasoed il vicepresidente di Confcooperative, Rocco Sicoli, hanno confermato la necessità di «rendere operativo l’accordo sullo strumento Wbo» ma soprattutto di «avviare una campagna di sensibilizzazione degli strumenti operativi legati al mondo della cooperazione che possono rappresentare un valido riferimento per la pressante richiesta di lavoro che esprime la nostra regione». (rcz)

Sibio (Legacoop Calabria) scrive all’Asp di Reggio per situazione nelle strutture residenziali psichiatriche

Lorenzo Sibio, responsabile regionale di Legacoop Calabria, ha scritto una lettera all’Asp di Reggio Calabria per segnalare «l’attuale situazione delle strutture residenziali psichiatriche dell’Asp di Reggio Calabria, gestite in un rapporto misto pubblico (Asp) – privato ( cooperative sociali)” e una “assenza di programmazione ed il disinteresse delle istituzioni preposte a mettere fine a situazioni divenute esplosive se pur segnalate ripetutamente nel tempo».

Sibio, dunque, chiede un incontro urgente, al fine di sottoporre alla sua attenzione l’intera problematica del settore e, dopo aver augurato al neo commissario buon lavoro, il responsabile regionale di Legacoop sociali ha ribadito: «In altre occasioni era stata manifestata la speranza che con tali nomine i tristi capitoli della sanità della nostra regione venissero presto fatti dimenticare da una azione rapida, incisiva che apri una nuova pagina più efficiente e trasparente prima di tutto, nella gestione della sanità in Calabria, dove e soprattutto,  non venga dimenticato nessuno».

«Ad oggi, purtroppo – ha scritto – ed in tante circostanze e realtà riscontriamo ancora una assenza di programmazione ed il disinteresse delle istituzioni preposte a mettere fine a situazioni divenute esplosive se pur segnalate ripetutamente nel tempo. La  grande “bufala” che tali Strutture operino in regime di illegalità, va chiarita definitivamente. Non si può pensare che da una parte si lascino operare servizi psichiatrici essenziali che, è bene precisare si reggono solo ed esclusivamente  grazie  al  senso di responsabilità dimostrato dagli operatori delle cooperative sociali impegnate, e dall’altra , in un   momento in cui tutto il mondo  sta affrontando una sfida terribile e  gravosa, la salute mentale,  bene prezioso,   ed in essa il disagio psichiatrico , sofferenza  vissuta in maniera ancora più drammatica dagli Utenti e dalle loro famiglie, venga abbandonata a se stessa».

«Siamo pronti a collaborare – ha assicurato Sibio – come del resto abbiamo sempre dimostrato e fatto, alla realizzazione del percorso, peraltro già indicato nei decreti ed atti deliberativi  delle strutture commissariali regionali ed aziendali che la hanno preceduto e che vede nell’accreditamento definitivo di tali strutture in capo alle cooperative sociali, unica ed ultima soluzione per porre fine a questa immane vergogna».

«Siamo stanchi  – ha aggiunto – e non più disposti ad accettare in silenzio di vedere calpestata, giorno dopo giorno, la dignità dei Soci e lavoratori delle nostre cooperative, quest’ultime pronte a rinunciare anche alla   gestione dei servizi qualora si continui a tergiversare su decisioni non più prorogabili. Riteniamo necessario e irrimandabile che: si proceda a riconoscere un accreditamento provvisorio in capo alle cooperative sociali gestori dei servizi, nelle more  che si definisca la programmazione della rete territoriale e di conseguenza  espletare  tutte le procedure previste dall’accreditamento definitivo; si metta fine al blocco “insensato” dei ricoveri presso le Strutture Residenziali Psichiatriche, ad oggi gestite direttamente dall’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, per il tramite il Dipartimento di Salute Mentale della stessa; si riconoscano le prestazioni da liquidare alle cooperative nei termini previsti dalla legge». (rrc)