L’OPINIONE / Franco Cimino: La bambina che ha perso il suo bambino

di FRANCO CIMINO – È solo una bambina. Chi volete che sia un essere di tredici anni? Se anche avesse un corpo di donna, di cui non è “colpevole”, se anche vestisse come i falsi modelli di oggi , come riterreste ne abbia colpa, se anche frequentasse “quelli là” della più generica offesa a quelli là, se anche le fosse piaciuto per la spinta di ormoni esplosivi, come voi l’accusate, se anche se la fosse cercata, come voi nei casi della colpa femminile inventata, se anche fosse povera da poveracci che non hanno nulla se non la promiscuità in quella sola stanza che odora di puzzo selvaggio, se anche e se forse e se quel vecchio o quel gruppo e se chissà chi della famiglia e se il fratello o il padre o lo zio o un nonno, e se se … Se anche fosse tutto questo, lei resta solo una bambina. Lasciatela stare.

Non è lei che ha fatto nascere il bambino già morto. Non è lei che l’ha fatto morire. Lei non ha ucciso nessuno. Neppure, odiosamente, il frutto del suo ventre. Lasciatela in pace. Ha solo tredici anni. Ed è inutile andare a cercare la sua colpa. La colpa è in quei suoi anni bugiardi. In quell’ambiente ammalorato, che i tredici anni ha violentato. Ingannato. In quell’anfratto di società in cui la società non c’è. La famiglia non c’è. Le istituzioni non ci sono. La Chiesa neppure. Se ci sarà stato un delitto, quale è sempre la soppressione di una vita, più grave se vita innocente, indifesa, indifendibile da sé, non l’ha commesso lei. É una bambina di tredici anni. Lasciate stare che la Legge faccia il suo corso nell’accertamento della verità.

Lasciate che, accertate le responsabilità, persegua gli adulti che hanno partecipato a quella morte neonata. Ma lasciate stare la bambina. Soprattutto, voi tutti, costruttori dell’informazione. E teatranti negli show televisivi dove mandate in scena sempre la notizia sensazionale, fate recitare gli assassini, trascurando le vittime. Persone fragili , che dimenticherete non appena la notizia avrà ceduto il posto a un’altra più stimolatrice della curiosità morbosa di chi non legge un libro, non vede un film, non parla con il vicino. Non pensa. Non guarda. Non sente. Non sogna. E lasciate stare le che la cittadina del Sud, che sarebbe la capitale di una della più belle coste del mondo, se non fosse in Calabria. In questa Calabria. Quella cittadina sul dolente mare del passaggio a tutti i mondi oltre quel mare, non c’entra nulla. E colpa di questa morte bambina, non ha. Piuttosto, mettetevi la mano sulla coscienza. Non sugli occhi, che, invece, devono vedere la triste realtà di un mondo che trasforma la miseria materiale in miseria morale, la fame dello stomaco in fame della mente e del cuore. La mano sulla coscienza mettetevi, per liberarla dei copertoni che la coprono. E per sentirla. E farne sentire il dolore. Della persona. E del mondo. Il proprio e quello del pianeta. Liberata la vostra mente dai pregiudizi.

Soffermatevi, piuttosto, su un fatto che dice tutto di noi. La bambina, come mamma che abbandona, é stata rintracciata subito dopo la scoperta del corpicino in uno zaino deposto sui massi di un porto solo accennato. L’hanno scoperta con un semplice marchingegno. Sono andati a vedere nelle scuole del luogo quale alunna mancasse in questi giorni. É stato facile scoprirlo. Da settimane ne mancava soltanto una, di cui nessuno sapeva e nessuno domandava. Ecco, se la Scuola e le altre istituzioni preposte, si fossero interessate a questa bambina, se avessero notato e sofferto per quel banco lungamente vuoto e si fossero domandate dove fosse, allora non la gravidanza indesiderata si sarebbe potuta evitare, ma la morte del bambino sì. E con la morte, il dolore immane di quella bambina, divenuta mamma dopo che il figlio le è stato strappato dalle braccia. Sssssst, adesso facciamo silenzio. Tutti! (fc)

 

L’OPINIONE / Mons. Francesco Savino: Non è sufficiente condannare la mafia

di MONS FRANCESCO SAVINO – Sento il dovere, innanzitutto, di ringraziare tutti voi qui presenti e, in particolare, i confratelli Vescovi, i relatori e gli organizzatori di quest’iniziativa, che si colloca come momento culturale particolarmente significativo nella serie di appuntamenti pensati per dare rilievo al decimo anniversario della visita di Papa Francesco in Calabria, nella Diocesi di Cassano all’Jonio.

Sono indelebili le parole che il 21 giugno 2014 il Papa pronunciò durante l’omelia della Messa, celebrata nella spianata di Sibari, nei primi vespri della Domenica del Corpus Domini: «Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato. La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! La Chiesa, che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, ce lo domandano i nostri giovani bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare. Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!».

Sul senso della scomunica e, in particolare, di quella con cui Papa Francesco ammonì i mafiosi, si sono interrogati i relatori che sono intervenuti nella due sessioni della tavola rotonda.

Occorre anche chiederci, guardando oltre la vita più consueta delle comunità cristiane: quanto quelle parole hanno scosso la coscienza dei mafiosi? E quanto quelle parole continuano a interpellare la nostra coscienza di cristiani, impegnati nella sequela del Risorto e inviati ad annunciare la vita buona del Vangelo in questo territorio?

Il rischio, infatti, può essere quello di ridurre la questione a ricercare e a elaborare una veste giuridica per configurare un nuovo reato nell’ordinamento canonico della Chiesa, con la conseguente sanzione. Ma è sufficiente la configurazione di un reato e della relativa pena perché le parole profetiche del Papa sortiscano l’effetto per le quali sono state pronunciate dieci anni or sono?

Certamente una tale prospettiva è utile, se viene considerata nel più ampio contesto del fine della pena canonica e, in particolare, della tipologia delle pene medicinali, a cui appartiene la scomunica, ovvero quello di fare in modo che il criminale receda dalla contumacia e ritorni nella comunione ecclesiale, garanzia della comunione con il Signore Risorto.

Tuttavia, per coloro che non hanno affatto a cuore la comunione ecclesiale, né tantomeno la propria comunione con Dio, che fine potrà mai sortire una eventuale scomunica? È chiaro che non è affatto sufficiente sanzionare quando manca quasi del tutto il senso di appartenenza al popolo di Dio.

È necessario, perciò, domandarci quale “conversione pastorale” richiedono le parole profetiche di Papa Francesco per l’evangelizzazione in Calabria.

Tenterò, perciò, di abbozzare alcune piste. La prima pista possiamo accoglierla nell’opportunità costituita dal cammino sinodale in atto che, ancor prima di offrire risposte e risultati, riconsegna uno “stile” di essere Chiesa che cammina insieme, che sa ascoltare, che dialoga con il mondo, che esercita la propria vocazione profetica a partire dalla testimonianza di una vera e propria “differenza” costituita dalla “vita buona del Vangelo”, che si pone con uno stile autenticamente diaconale nei confronti degli uomini e delle donne, di cui sa condividere “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” (GS, n. 1). Questo “stile”, antico quanto la Chiesa stessa, è davvero “sostanziale”. D’altra parte, la mentalità mafiosa attecchisce proprio quando alla fatica del camminare insieme si preferisce l’apparente facilità del ricercare e del perseguire innanzitutto interessi individuali o familiari, slegati dal bene della comunità.

Una tale mentalità diabolica – Papa Francesco nella sua omelia parla significativamente di “adorazione del male” – può insinuarsi anche nella Chiesa, a tutti i livelli e in tutte le sue articolazioni. Come Chiesa, perciò, saremmo condannati a tacere se noi per primi non facessimo continuo esercizio sinodale.

Una prima conversione pastorale, perciò, riguarda l’identità più profonda del nostro essere Chiesa. Solo praticando la sinodalità, infatti, potremo incidere significativamente su quella cultura marcatamente individualistica e familistica su cui si annida la cultura e l’organizzazione mafiosa.

In tale pratica sinodale rientra anche la fatica pastorale per la riqualificazione dell’Istituto Teologico Calabro, che da alcuni anni è al centro della riflessione di noi Vescovi calabresi e che, nei prossimi mesi, si concretizzerà. In questo processo di riqualificazione sarà urgente e necessario rilanciare le due licenze di specializzazione in teologia dell’evangelizzazione e in teologia morale sociale, sollecitando una teologia contestuale, che contribuisca significativamente allo sviluppo integrale della nostra gente e al bene della nostra terra di Calabria.

Una seconda “conversione pastorale”, di carattere più generale, ma urgente e cogente per un’evangelizzazione seriamente efficace in Calabria, riguarda la sfida e l’opportunità costituita dall’iniziazione cristiana.

In un contesto socio – culturale come il nostro, nel quale ancora, almeno per tradizione, le famiglie continuano a chiedere il battesimo per i propri figli e i fanciulli ricevono ancora, nella maggioranza dei casi, i sacramenti della Confermazione e dell’Eucaristia, le nostre Diocesi hanno la grave responsabilità di elaborare insieme percorsi significativi perché l’itinerario di iniziazione incida profondamente nella cultura della nostra gente e la conduca a testimoniare la vita buona del Vangelo nei diversi contesti.

Nonostante alcuni tentativi e alcune sperimentazioni in atto, il modello di iniziazione cristiana utilizzato nelle prassi pastorali delle nostre Diocesi, infatti, rimane quello collaudato all’inizio degli anni ’70 dello scorso secolo quando, almeno nella grande maggioranza dei casi, la prima evangelizzazione – come esperienza dei valori della fede.

Per il nostro Meridione quel sistema era già allora precario, perché alcuni dei tre “grembi generatori” – famiglia, scuola, paese – che quel modello implicava erano compromessi: lasciavano spazio a elementi sub-culturali ancestrali, custoditi e trasmessi dalla famiglia/clan, che contaminano la genuinità della fede con elementi di tipo religioso-magico. Così, alcuni “riti di passaggio” nelle famiglie/clan avvenivano e continuano ad avvenire in concomitanza con feste e momenti religiosi e più specificamente sacramentali. L’urgenza di un nuovo modello di iniziazione cristiana è quindi improcrastinabile!

Non è sufficiente “condannare”. È necessario, piuttosto chiederci in modo autocritico dove abbiamo pastoralmente fallito come Chiese in Calabria e riscoprire il potenziale che il Vangelo offre per una vera e propria trasformazione culturale.

In questa direzione, il cammino sinodale in atto sta ricordando alle nostre comunità cristiane tre attitudini fondamentali perché possano tornare a essere grembi generativi, soprattutto in Calabria: la capacità di discernere, ovvero la capacità che si ha di porsi dentro il presente convinti che anche in questo tempo è possibile annunciare il Vangelo e vivere la fede cristiana; la capacità di vivere forme di adesione radicale e genuina alla fede cristiana, che sanno testimoniare già con il loro semplice esserci la forza trasformatrice di Dio nella nostra storia; una revisione del legame ecclesiale, in grado di renderne visibile il carattere missionario ed

In Calabria e non solo in Calabria qualcosa di simile è stato proposto anche dai convegni regionali. Si è potuto sintetizzarlo secondo questa scansione: sulle orme di Gesù, nel suo nome e in continuità con la sua prassi, la comunità cristiana compie [o deve riprendere o cominciare a compiere] anche oggi questa triplice attività: attività kerygmatica, attività liberatrice, attività convocatrice.

Per la prima (Kerygmatica), l’evangelizzazione deve necessariamente essere profetica, secondo una declinazione che è una progettualità confrontata continuamente con quella del Regno di Dio, o meglio con il progetto già in fieri della regalità di Dio e, pertanto, secondo una progettualità profetica e testimoniale, che mira ad un’anticipazione escatologica attraverso una formazione critica e autocritica.

Per la seconda (liberatrice) l’evangelizzazione diventa prassi continua come ministerium visitationis (a fronte delle tante e spesso immani solitudini esistenziali di oggi), ministerium consolationis (riproponendo e attualizzando la tenerezza di Dio a fronte delle durezze e delle tante ferite dei nostri contemporanei) e come ministerium medicationis (curando e, ove possibile, guarendo le ferite umane e colmando il bisogno di felicità cui aspira ogni essere umano). Ne derivano un impegno permanente della comunità cristiana per la dignità della vita umana, per la salvaguardia del creato, per la difesa degli oppressi.

Per la terza (convocatrice) l’evangelizzazione genera continuamente, nello Spirito di Gesù e nell’accoglienza della sua Parola e della sua Prassi, una fraternità contemplante e agente, nel recupero continuo della significanza esistenziale, nell’impegno per rendere trasparenti i sacramenti e le nostre celebrazioni, nella condivisione di beni materiali oltre che spirituali.

Si vuole troppo? Si cerca di ritornare al Vangelo. Questo ciò che ci ha invitati a fare Papa Francesco il 21 giugno 2014.

Possiamo ancora restare indifferenti verso tale urgenza? La riflessione di questa tavola rotonda è un tentativo per dire con chiarezza il nostro impegno comune per l’evangelizzazione permanente nella nostra Calabria. (fs)

[Mons Francesco Savino è vescovo di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Calabra]

L’OPINIONE / Franco Cimino: Il Catanzaro ha vinto. Si faccia festa grande

di FRANCO CIMINO – Abbiamo sbagliato, forse, una sola partita, questa. La Cremonese ha fatto la partita perfetta, questa. I due elementi si sono incontrati nello stessa sera, nello stesso stadio, nella stessa partita, nella stessa Città. Ieri. Cremona. Tutto qui. Sarebbe potuto accadere ed è accaduto. Il Catanzaro si ferma alla penultima stazione di un viaggio stupendo. Inimmaginabile a settembre. Sognato a dicembre. Sperato ardentemente in aprile. Ci ha fatto ridere e piangere, di gioia. Sempre di gioia. Ci ha fatto urlare i cori e cantare i canti. Di lotta e di incitamento.

Mai di guerra. Ha costruito in un anno una squadra dal niente. E ne ha fatto la migliore del campionato. Con questa, pur ridotta per gli infortuni a quattro calciatori fra i più bravi, ha praticato il gioco più bello, divertendo e sorprendendo tutti. Ovunque abbia giocato, ha divertito, pubblico ed osservatori. Critici e tifosi. Amici ed avversari. I ragazzi stessi si sono divertiti faticando duramente e soffrendo intensamente. Tutti sono cresciuti in impegno e qualità. In tecnica e in tattica. Giovani e veterani, ciascuno acquisendo un valore, anche di mercato, che sarà utile al Club e a loro singolarmente.

Chi per restare in giallorosso, chi per andare, potendo accasarsi in squadre di livello di A o di B e le più ambiziose della C. Questa squadra bella é stata “creata”dall’allenatore bello. Questa squadra ha “creato” l’allenatore più bello. Per questa squadra si è costruita una Società più forte ancora della stessa compagine. Una Società che con pochi mezzi ha realizzato grandi imprese. E un gruppo dirigente, presidente in capo, di grandi qualità manageriali e sportive. Questa squadra ha fatto di più, ha riunito tutti i suoi tifosi sparsi per l’Italia, e sono decine di migliaia, riaccendendoli tutti di quell’amore perduto, addormentato, impigrito.

Tantissimi di loro li ha fatti incontrare negli stadi. E con la memoria dei padri. E con la nostalgia dei ritorni. Ha unito, sia pure sotto le bandiere del pallone, i catanzaresi, tutti finalmente dalla stessa parte. Questa squadra ha vinto, pertanto, il campionato più affascinante, quello sportivo e della sportività. Il prossimo campionato, Vivarini restando, vincerà anche quello per la promozione in serie A. Direttamente. Lontano dai playoff. Ieri sera (sabato ndr) è successo qualcosa. Le gambe non hanno girato come al solito. E non era per la stanchezza.

La testa si è offuscata, e non per la paura. O per l’emozione o non so che. Tornare a fare i direttori tecnici della nazionale o gli esperti che non sbagliano un giudizio, i saputelli del giorno dopo, per analizzare nel dettaglio il confronto con i biancorossi, come al solito in tanti faremo, non serve a nulla. Abbiamo perso solo una partita. Che essa coincidesse con l’importante posta in palio, conta davvero assai poco. Sì, davvero poco. Conta solo aver vinto quel campionato e ricevere la coppa più ricca dell’argento che non la rovinerà.

La coppa dello Sport e del calcio elegante. Pulito. Del bel gioco e della signorilità. Dell’educazione e del rispetto. Valori, questi, che si racchiuderebbero, per i “soloni” di turno, nell’unico difetto che attribuiranno al gioco di Vivarini, la debolezza della difesa. Mentre, in verità, rappresentano i fondamentali di quella cultura, e dello spirito sportivo che caratterizza il Catanzaro. Potrei pure io, rubando parole che non sono mie, parlare di gioco offensivo. Ma non lo faccio, ché di questo non si tratta. Il nostro gioco è stato un gioco aperto. Allo spirito sportivo, allo spettacolo cui hanno diritto chi va a vedere la partita. E se il risultato è prevalentemente dei tifosi, lo spettacolo è del pubblico. Tutto il pubblico, indistintamente, ché nello sport gli atleti sono tutti uguali, come sugli spalti chi guarda la partita, pur con diversità di cuore. Questa è la Coppa d’argento che gli sportivi di tutta Italia ci consegnano. Con unanimità di consensi.

E, allora, si eviti la frase marmorea e stereotipata ormai, “va bene, così, è stato un sogno, di cui siamo comunque grati…”. Non ripetiamola più. Essa contiene una sorta di vittimismo e di rassegnazione, e quel sottile complesso di antropologica inferiorità che ci fa male. E disturba questa gloriosa vittoria. È invece festa. Festa della bellezza giallorossa. È festa grande, più grande di quella dello scorso giugno, la Città deve fare. All’aperto. A viso aperto. E capelli al vento. Il vento buono di Catanzaro. Una festa che sia, in particolare, delle due forze che mai, come in questo calcio e poche volte in altre città, sono state così strettamente unite, i tifosi e il Presidente. I nostri tifosi straordinari, il nostro presidente bellissimo. Insieme, con Vivarini, che deve pur restare, il prossimo anno vinceremo l’altro campionato e l’altra coppa. (fc)

L’OPINIONE / Giusy Caminiti: Emendamento sicurezza della Lega contro i capisaldi della Repubblica

di GIUSY CAMINITI – Dopo la manifestazione di sabato scorso a villa San Giovanni che tutto è stato tranne che una manifestazione violenta, ma piuttosto una manifestazione pacifica, colorata, di tanti no differenti che si sono “parlati” e anche  di tanti sì (alla sanità, alla pubblica istruzione, allo sviluppo sostenibile del territorio, alla tutela ambientale e paesaggistica), mi sembra assurdo che questo emendamento voglia colpire questo mondo!

Chi manifesta il proprio pensiero in assoluta libertà e nel rispetto dei principi costituzionali e democratici è un’opportunità e giammai  un problema per la Repubblica italiana. Siamo uno Stato di diritto e sono le istituzioni a dover pretendere il rispetto dei principi costituzionali, tutti!

Io sono il sindaco che dal palco della manifestazione No ponte ha espresso una posizione istituzionale, basata su una scelta di metodo (quello tecnico scientifico), motivando il no al progetto: mi è stato permesso di intervenire nonostante fosse ben nota la posizione dell’amministrazione comunale di Villa San Giovanni; sono stata ascoltata e non contestata; tutti abbiamo ascoltato e rispettato le opinioni altrui.
Nessuno può impedire o imbavagliare la libera e democratica manifestazione. Per tale ragione sembra a me davvero impossibile che un parlamentare abbia presentato un emendamento di questo tenore: non contro questo o quello, ma contro i capisaldi della Repubblica italiana, democratica ed antifascista!
Occupiamoci noi istituzioni, per prime, di principi e valori: i beni immateriali di questo Paese valgono incommensurabilmente più di  qualunque opera strategica, perché la prima infrastruttura è la garanzia delle libertà democratiche e dei principi irrinunciabili della nostra carta costituzionale. (gc)
[Giusy Caminiti è sindaca di Villa San Giovanni]

L’OPINIONE / Giuseppe Parisi: Sindaco e Giunta di CZ si attivino per divulgare benefici della Zes Sud

di GIOVANNI PARISI – Il decreto del 17 maggio del Ministero per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, rende attuativo il bonus che, nell’ambito delle misure per il rilancio del Sud del Paese, ha introdotto la Zona economica unica per il Mezzogiorno e, quindi, anche per il nostro territorio.

Il credito d’imposta spetta per nuovi investimenti connessi a un progetto iniziale e riguardanti l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature  destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nella Zes unica.

Il credito d’imposta matura fino al 60% delle spese di investimento effettuate e, dal prossimo dal 12 giugno e fino al 12 luglio sarà possibile inviare le comunicazioni all’Agenzia delle entrate relative alle spese che si prevede di sostenere entro il prossimo 15 novembre per accedere ai benefici fiscali in relazione agli investimenti realizzati nella Zes unica Mezzogiorno.

Considerato che la misura dovrebbe operare anche per le annualità successive, sarebbe opportuno che sindaco e Giunta programmino velocemente una forte attività divulgativa dei benefici da “Zes Sud” al fine di poter attrarre importanti investimenti in previsione degli sviluppi attesi dalla prossima conclusione dell’iter di approvazione del Psc, dalla auspicata realizzazione del Porto, dalla nuova mobilità, dell’istituendo Centro espositivo fieristico, così come da una seria azione di rilancio delle attività nei centri storici.

E’ importante avviare immediatamente interlocuzioni con Istituzioni ed Organismi come Ccciaa, Associazione Industriali, Associazioni di categoria, sindacati ecc, magari istituire un serio tavolo di lavoro per quella che potrebbe rappresentare una irripetibile occasione per portare nella nostra Città nuovi investitori e/o favorire novi investimenti produttivi.

L’amministrazione comunale ha il dovere di fare di tutto e di più per essere motore di iniziative finalizzate alla ricerca di nuovi fattori produttivi che possano ridare smalto e vitalità all’economia cittadina e risposta alla richiesta occupazionale.

L’invito rivolto a sindaco e Giunta è di attivarsi in tal senso e non perdere altro tempo. (gp)

[Giovanni Parisi è consigliere comunale di Catanzaro – Gruppo Azione]

L’OPINIONE / Franz Caruso: Impellente individuare iniziative per contrastare criminalità organizzata

di FRANZ CARUSO  – A 32 anni dalla strage di Capaci e via D’Amelio, in occasione della Giornata della legalità che si celebra il 23 maggio, ricordo con commozione i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e gli uomini delle loro scorte ribadendo un impegno mai sopito a combattere ogni forma di illegalità, sopruso e sopraffazione.

Ritengo un dovere ricordare tutte le vittime di mafia, le donne e gli uomini di Stato, e tra essi  Sergio Cosmai barbaramente assassinato nella nostra città, che hanno pagato con la vita la loro  battaglia contro la criminalità organizzata. Il ricordo del loro sacrificio è infatti un esempio da trasmettere alle nuove generazioni che può fungere da antidoto anche contro ogni sopraffazione e violenza.
Dobbiamo sentirci ancora tutti in trincea a difesa dei valori della legalità, anche perché  nella nostra regione e nella nostra provincia  assistiamo, ormai da tempo, ad un rinnovato attacco a Sindaci ed amministratori locali che portano avanti atti e azioni di contrasto a pratiche e condotte illecite. In questa escalation di attentati e gesti vili, che condanno fermamente, l’ultimo in ordine di tempo è quello perpetrato a danno del consigliere comunale di Amantea, delegato ai grandi eventi e al decoro urbano, architetto Sergio Campanella a cui ignoti, nei giorni scorsi, hanno incendiato l’autovettura.
Al consigliere Campanella manifesto vicinanza e solidarietà istituzionale e personale, ritenendo, però, che oltre alle espressioni di solidarietà, pur importanti, si debba avviare una mobilitazione di tutte le Istituzioni per contrastare una situazione divenuta ormai incandescente.
D’altro canto, noi sindaci siamo i rappresentanti istituzionali più prossimi ai cittadini ed ai loro bisogni, lasciati soli anche nell’affrontare e tentare di risolvere le problematiche delle nostre comunità, che spesso parlano, soprattutto alle nostre latitudini, il linguaggio chiaro del disagio sociale ed economico.
Ecco perché è impellente individuare, insieme, iniziative ed azioni  capaci di contrastare questa recrudescenza  di atti intimidatori.  La criminalità organizzata, è evidente, sta alzando il tiro ed ha ripreso  a minacciare le Istituzioni ed occorre fermarla. (fc)
[Franz Caruso è sindaco di Cosenza]

L’OPINIONE / Francesca Rina: Se la buona politica fa buona educazione

di FRANCESCA RINA – La legge per l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino ai sei anni approvata dalla Regione Calabria è il risultato di un lungo lavoro di studio, di riorganizzazione e revisione di quanto finora già prodotto (e anche di ciò che non lo è stato mai!), che approda a una visione nuova del sistema educativo e dei suoi processi. Una sfida di coraggiosa innovazione.

In veste di coordinatrice pedagogica, come membro del Consiglio del Gruppo nazionale Nidi e Infanzia e come delegata Anci, ho partecipato al tavolo regionale “0/6” coordinato da Anna Perani dirigente del settore Istruzione e diritto allo studio, condividendo la tensione ideale, filosofica e sociale che ha animato il progetto della nostra legge. Ho portato la mia esperienza professionale e umana con l’intento di contribuire a un percorso di cambiamento e di riscoperta di una materia che riguarda fino in fondo territori e comunità, bisogni e risorse: educazione e istruzione sono questioni focali per combattere povertà, emarginazione e sfruttamento e coinvolgere i più piccoli nella crescita e nella costruzione di una propria idea di mondo e di futuro. Un percorso armonioso garantito, quando si applica l’ascolto dell’altro come modello operativo: ascolto dei bambini come pure delle famiglie, soprattutto quelle più svantaggiate.  Così si supera quel senso di isolamento che spesso causa l’abbandono scolastico, fenomeno, rispetto al quale la nostra Regione vanta un preoccupante primato in Europa. 

Il nostro tavolo di lavoro 0/6 ha trovato nell’inclusione il senso di un nuovo sistema integrato d’istruzione, in quella fusione di talenti poliedrici, differenti, che dà spazio a ogni espressione, rafforzando le comunità educanti, anche in territori marginali. Abbiamo un estremo bisogno che i servizi educativi e la scuola rispondano alla necessità che la Costituzione conferisce loro: non luoghi di esclusiva trasmissione del sapere, ma di cura e di educazione alla cittadinanza, dando forma a una scuola democratica.

In questo lungo percorso di trasformazione, sancito dalla nuova legge, un ruolo fondamentale spetta a educatori e insegnanti impegnati in nuovi progetti pedagogici: il nuovo sistema integrato diventa luogo di confronto, di dialogo, di contaminazione e di ascolto. Così pensiamo si realizzi un’educazione di qualità, capace di colmare i divari territoriali, di contrastare l’abbandono scolastico e la povertà educativa. Un’educazione che promuova, inoltre, forme di cittadinanza attiva, solidale ed inclusiva, in cui le diversità di ciascuno siano vissute come opportunità di crescita e conoscenza. E che consenta di costruire una comunità educante partecipe, dialogica e responsabile, pronta ad affrontare con fiducia e motivazione le sfide e la complessità della nostra epoca.

La nuova legge per il sistema integrato d’istruzione, e il lungo percorso che l’ha preceduta, dimostrano che una buona politica – come quella avviata da Giusi Princi, vicepresidente della Regione Calabria – può fare una buona educazione. E molto spesso vale anche il contrario. (fr)

                           



L’OPINIONE / Franco Cimino: Il re bambino e il suo pianto, il popolo acceso e i guerrieri santi

di FRANCO CIMINO – C’è una foto che ha fatto il giro del Web. Gira e gira, sta invadendo il nostro Paese. Parte da Catanzaro. Da un metro quadro di un piccolo prato verde. Prato rettangolare, tutt’intorno al quale s’alzano, non molto, purtroppo, le tribune. Nel prato lottano, sotto pure la pioggia, una trentina di combattenti, sugli spalti il pubblico che li osserva tutti, sostenendone con vigore la metà. Quel rettangolo è un campo di calcio.

Quel pubblico è il tifo di tredicimila persone. La battaglia è una partita di pallone. Il motivo di essa è vincere. La ragione che la rende “drammatica” è superare il turno per accedere alle finali di un campionato di calcio e poter raggiungere dopo più di quarant’anni la massima serie. La Città è una città capoluogo di una regione piccola. Catanzaro e la Calabria. Stranamente, da noi, le realtà piccole invece che custodire gioielli autentici, pur se pochi ma preziosi, si fanno piene di un niente fatto di cose non buone. Questo niente complessivamente inteso si chiama povertà.

La Calabria è strapiena di questo niente in cui si sommano gli stessi record che stanno facendo di Catanzaro povera la degna capitale di una regione povera. Povertà è mancanza. Mancanza come privazione di beni e come assenza di forze. Manca il lavoro e quello che c’è stenta a essere qualificato mentre continua essere sottopagato e malpagato. Mancano le più importanti infrastrutture, specialmente quelle viarie, mentre le poche attive sono vecchie, precarie, brutte e pericolose. Le strade tra queste. Le scuole pure, mancano negli edifici nuovi e funzionali( per fortuna qualcosa su questo terreno da noi sta “ costruendosi”). Mancano gli ospedali nuovi e moderni e funzionali e una sanità che risponda almeno sufficientemente ai bisogni della gente.

Mancano istituzioni forti e una classe politica che di quelle auspicate ne sia degna. Motore, cioè, della forza di quelle e non la più importante causa della loro debolezza e della loro “negoziabile fragilità”. Manca un sistema produttivo che sia organico alla crescita e funzionale al Progresso. Un sistema che crei la ricchezza e una Politica che la sappia equamente distribuire tra gli artefici della stessa e i portatori di bisogni inalienabili. Manca quello spirito di solidarietà che almeno attenui gli egoismi, riduca l’ignoranza e crei una rete di effettiva collaborazione fra le parti sociali attive, che, nella messa a rete delle energie( scuole, università, mondo delle imprese e del lavoro, volontariato e chiese locali con le istituzioni in stretto raccordo)e l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, costruisca, dalla visione più sognante, una nuova architettura del sociale e delle città in una regione-sistema organico di sviluppo per la nuova Calabria. La regione del territorio e dell’ambiente, del mare e dei monti. Delle intelligenze e delle culture.

E, per non finire, in questo contesto, mancano le strutture sportive. Qui da noi, nel capoluogo, quasi tutte. Manca, soprattutto, lo stadio, ché l’esistente è ormai il piccolo scrigno dei bei ricordi. Luogo romantico di pensieri lontani e di tenere nostalgie. In questo stadio stretti stretti stanno i tifosi belli. Sul suo campo si sta comperando una delle più entusiasmanti sportive. Quelle di una squadra di calcio che, povera e strutturalmente debole, con giocatori presi, in prestito o in regalo o a basso costo, un po’ di qua un po’ di là, sta praticando sotto la guida di un mago, il cuore del presidente, e l’entusiasmo di quei quattro vecchietti , proprio quattro, il gioco più bello delle due categorie più importanti. Basterebbe solo questo, valore unanimemente riconosciuto da osservatori e tecnici, per dirci soddisfatti. Ma farà di più. Molto di più. Un’impresa grande, solo a pochi incredibile, solo per pochissimi impensabile non per i tifosi. Non per i calciatori. Non per i catanzaresi, locali e calabresi, anche stasera distribuiti tra gli spalti e il televisore. Inchiodati e con il fiato trattenuto su questa terzultima battaglia. Ma su tutto questo campionario di grandezze sportive, spicca la più grande, quella umana. Essa di racchiude in quel metro quadro in cui si è inginocchiato un “ gigante” alla fine del tempo normale della partita col Brescia. Il gigante piange. A diritto. Viso aperto. Davanti alle tribune coperte.

Di spalle ai distinti. Piange come un bambino. Di gioia. É Pietro. Il nuovo re. Il capitano. Il comandante in battaglia. Pianse d’Amore. Per la squadra. Per i compagni. Per i due gemelli diversi, i padri della squadra. Piange per i colori del Catanzaro, la squadra sognata nelle partite di ragazzi a via Murano o sulla spiagge in estate. Piange per il sogno che sta realizzando, portare lui per mano i giallorossi nell’Olimpo del calcio nazionale. Ma non chiamatelo eroe. Pietro oggi è solo un bambino. Il nostro, che abbiamo visto crescere con gli occhi. E con il cuore. (fc)

L’OPINIONE / Michele Conia: Perché il SSN rischia il collasso se l’autonomia fosse approvata

di MICHELE CONIA – Nella mia audizione del 14 marzo scorso in Commissione Affari costituzionali della Camera, nell’ambito dell’esame del Ddl Calderoli, ho ribadito con coerenza e profonda convinzione le motivazioni per cui vada portata avanti la lotta iniziata nel 2018, rimarcando con fermezza la contrarietà al disegno di legge sull’Autonomia differenziata. Inoltre ho illustrato in che modo questo progetto possa approfondire il solco delle diseguaglianze territoriali già esistenti, prendendo in esame l’aumento della mobilità sanitaria, le liste di attesa sempre più lunghe, la carenza di personale medico e paramedico che, in quest’ultimi anni, è andato in pensione.

Incrociando i dati della Fondazione Gimbe e del rapporto Svimez – Save the children si evince che è la Calabria ad avere il triste primato della migrazione sanitaria con una mobilità oncologica che raggiunge il 43%. Considerando il fenomeno dei cosiddetti “viaggi della speranza”, ovvero dei flussi di pazienti che si spostano fuori regione per curarsi, si scopre che nei primi quattro posti per saldo positivo si trovano le 3 Regioni che hanno richiesto le maggiori autonomie Emila Romagna, Lombardia, Veneto (+ 10,7 miliardi) mentre 13 Regioni, quasi tutte del Centro-Sud, hanno accumulato un saldo negativo pari a 14 miliardi di euro.

La Calabria è anche maglia nera per le cure palliative e risulta sotto la media per l’assistenza degli anziani nelle rsa. È inaccettabile, che nel 2022, il 7,2% dei calabresi abbia rinunciato a curarsi dichiarando di non disporre di soldi per far fronte alle spese mediche presso le strutture private per ridurre i tempi di attesa, con una diminuzione della spesa annuale delle famiglie calabresi calata del 15% in un anno. Critico anche l’aumento della migrazione sanitaria dei pazienti in età pediatrica con punte del 23,6% in Calabria che è ultima anche per le prevenzione oncologica dove solamente il 42,5% delle donne tra i 50 e i 69 anni si è sottoposta ai controlli.

Tra un bambino nato nel 2021 in provincia di Bolzano, che ha un’aspettativa di vita in buona salute di 67,2 anni, e uno nato in Calabria, con un’aspettativa di vita di 54,2 anni, esiste un gap di ben 12 anni che si approfondisce a 15 se ci si riferisce alle bambine, stando alle rilevazioni della XIII edizione dell’Atlante dell’Infanzia (a rischio) 2022, dal titolo Come stai? di Save the Children.

Insostenibile, protesta il sindaco, la situazione dei piccoli pazienti per i quali i posti letto di terapia intensiva pediatrica sono pochi e mal distribuiti: si oscilla dai 6 posti in Calabria ai 46 della Lombardia e un bambino su 4 è ricoverato in reparti per adulti. Da recentissimi dati si apprende che in Calabria nel 2026 ci saranno 135 medici di medicina generale in meno e da gennaio 2023 mancano 24 pediatri di libera scelta.

È appena il caso di ricordare che, avendo intuito i gravi rischi per la democrazia e la vita economica e sociale del Paese, Cinquefrondi è stato il primo comune in Italia che, nel dicembre 2018, ha adottato una delibera contro l’attuazione del federalismo fiscale e nell’aprile successivo ha avviato il ricorso contro il sistema di perequazione del Fondo di solidarietà comunale, invitando gli altri comuni a fare altrettanto e raccogliendo 600 adesioni.

A pagarne le conseguenze non solo chi non vedrà rispettato il proprio diritto alla salute costituzionalmente garantito, ma anche medici e personale che rischiano di veder indeboliti i propri diritti di lavoratori e lavoratrici.

L’idea di autonomia regionale differenziata rischia di compromettere in modo irreparabile il principio di universalità dei diritti soprattutto in ambiti particolarmente delicati quale quello sanitario e non tiene conto delle enormi differenze oggi esistenti nelle diverse aree del Paese e soprattutto del divario in termini di ricchezza, infrastrutture e servizi. L’impegno dei sindaci, conclude Conìa, su questa partita è essenziale: non bisogna dimenticare che, una volta ratificate dal Parlamento, le intese governo-regione avranno durata decennale e non sono reversibili, se non per un recesso da parte delle regioni stesse. (mc)

[Michele Conia è sindaco di Cinquefrondi]

L’OPINIONE / Franco Cimino: La sera dei miracoli e della poesia

di FRANCO CIMINO – No, non è stata una partita. Neppure“ la partita”. Non è neanche quella partita. La più attesa. La più inquieta. La più appassionante. No, non è stata una competizione calcistica. Quel che abbiamo visto al Ceravolo non ha nulla a che vedere con il calcio. Con lo sport epico forse sì. Ma non col campionato. È accaduta una cosa stranissima, che richiama la magia o la religione. Se non corriamo il rischio di blasfemia, diciamo si tratti o di un un rituale di dominio degli accadimenti o di un miracolo. La divisione in due metà esatte di un qualcosa che mentre scrivo non so. La magnificenza si rivela in esse, metà combattimento, metà poesia. E i trenta in campo? Per metà guerrieri, per metà sacerdoti.

Per metà santi e per metà cattivi. E gli arbitri? Per metà dio, per metà diavoli. Ma la magia-miracolo più grande è stata la stretta correlazione tra guerrieri-santi-diavoli-sacerdoti e quella sorta di generale o Caronte, quella doppia metà di un Napoleone e un Garibaldi, che sono in un solo corpo l’allenatore e il presidente. E non è finita ancora. C’è il protagonista della serata. Viene da lontano, ha corso molto, gridato e cantato tantissimo. E non è mai stanco. Porta un nome che altrove si chiama pubblico o tifosi. Qui, invece, gente, popolo, cittadini, appartenenza, comunità, identità. La forza magnifica che fa di questo combattimento, di questa impresa sportiva, una festa. Una forza, che si spera si trasformi, nella spontanea meccanica stretta tra i due elementi di una comune appartenenza, la gente sugli spalti e quella nelle case e nelle strade, in una nuova forza civica che faccia di questa energia e di quella speranza inattiva, la nuova cittadinanza per la crescita complessiva della città.

Finalmente, tifosi e cittadini, nello stesso impegno per far crescere il capoluogo da tempo fermo al punto in cui sostanza e delusione, errori e proposte, proponimenti e inganni, la nostra realtà è stata lasciata. Catanzaro e il Catanzaro, Comune e Società, finalmente una sola forza. Una sola entità. La bandiera e il gonfalone. Le due aquile reali in una sola che sia imperiale. Non per conquiste territoriali, ma per l’unità delle tante Calabrie. Una volta divise in tanti campanili. Poi, in tante province. Oggi in tante squadre di calcio in odio tra loro. Stasera il colore giallo e rosso, il colore giallorosso dei mitici giallorossi, è diventato un altro colore. Un colore che non so. So solo che questa squadra di molti banditi e di altrettanti santi, ha preso anche me, con il nasino sempre all’insù, un po’ snob nei confronti di queste passioni minori, intendendo per maggiori quelle per la Politica e la Filosofia. Con in mezzo sempre la Poesia, che tutto lega col filo d’oro dell’Amore.

Stasera (sabato ndr) che politica, poesia, amore, si sono abbracciati su un rettangolo di gioco, la musica cambia. E io la suono con il mio cuore. Cuore antico, perché oggi il miracolo della magia, che si muove su poesia e filosofia, su quei due colori, che dai colli scendono per risplendere d’azzurro, sul mare quieto, mi portano lontano nel tempo. Quello in cui mio padre portava me bambino ai distinti. Mi riporta a quell’uomo, poi troppo fiaccato nelle fatiche sui suoi anni fragili, che seguiva il suo Catanzaro dalla radiolina sul comodino della sua stanza da letto chiusa. Mi riporta al suo pianto di quella prima conquista della serie A.

Quando neppure allora si giocò una partita di pallone. E neppure si vinse una guerra. Si scrisse solo Poesia. Che ancora resta. In tredicimila l’abbiamo declamata questa sera. Sera magica. Sera dei miracoli. (fc)