Avviato il maxiprocesso a Lamezia, telecamere escluse dall’aula bunker

È iniziato ieri a Lamezia Terme, nell’aula bunker allestita in tempi record presso la Fondazione Mediterranea Terina, il maxi processo antindranghera che vede oltre 300 imputati con circa 400 capi di imputazione. Escluse le telecamere dall’aula bunker per scelta del giudice dott.ssa Brigida Cavasino. «Una decisione, quella del giudice Cavasino, – scrive Giornalitalia.it – che ha amareggiato e fatto infuriare i giornalisti accreditati a seguire le udienze: il ruolo dell’informazione – sottolineano – durante i procedimenti giudiziari è fondamentale. Specie in un processo così importante, che vede alla sbarra i legami fra ‘ndrangheta e colletti bianchi».

Il pubblico ministero è il procuratore capo della Direzione Antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, insieme al suo pool di indagine, presente ieri a Lamezia. Tra gli altri presenti, ieri a Lamezia, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra e il presidente della Commissione regionale antindrangheta Antonio De Caprio. Secondo quest’ultimo «Quello che si è aperto oggi a Lamezia Terme è uno dei processi più importanti degli ultimi decenni. Un processo scaturito da una maxi-inchiesta contro la ‘ndrangheta condotta dalla Procura guidata dal dott. Nicola Gratteri, che ci auguriamo possa scrivere una pagina importante di legalità per la nostra Calabria, che ha disperato bisogno di guardare al futuro con rinnovato spirito. L’innocenza o la colpevolezza degli imputati verrà sancita da un giudice terzo, ed ovviamente non si può entrare nel merito delle contestazioni. Ma da parte mia – sottolinea De Caprio – non posso non evidenziare come questo processo rappresenti un momento importante per ristabilire i valori democratici e di legalità in un territorio per troppo tempo oppresso dal fenomeno mafioso».

Secondo il presidente De Caprio, dunque, «è arrivato il momento per la Calabria di guardare avanti; tutti dobbiamo essere consci che lo Stato c’è, e che i suoi “anticorpi” – rappresentati da investigatori di primo livello in ogni corpo di polizia, e dalla guida sicura di un magistrato integerrimo – sono in grado di respingere ogni attacco del malaffare. Ma il lavoro è solo all’inizio, e parte da ognuno di noi, dai nostri comportamenti quotidiani. Solo agendo nel solco della legalità possiamo avere qualche speranza di costruire un domani migliore per i nostri figli». (rcz)

Stasera (ore 21.30) su Telemia con Gratteri e Nicaso si parla di legalità e di Calabria

Puntata speciale quella di stasera, alle 21.30, di Calabria Sud su Telemia con la partecipazione del Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri e in collegamento da Toronto con Antonio Nicaso, che hanno appena pubblicato un corposo e avvincente volume sugli obiettivi criminali della mafia per sfruttare l’emergenza covid.

Dialogano con i due autori il nostro direttore Santo Strati e il sociologo calabrese Francesco Rao, moderati, come sempre con grande professionalità, dal direttore di Telemia Giuseppe Mazzaferro. È l’occasione per parlare della Calabria, del suo futuro, del saccheggio intellettuale a cui è sottoposta da tempo immemorabili, dell’esigenza di educare i giovani alla legalità. Il Procuratore Gratteri illustra anche la nuova aula bunker inaugurata ieri a Lamezia: un capolavoro di tecnologia e la dimostrazione che, volendo, le cose si riescono a fare in tempi ridottissimi (realizzata in appena cinque mesi).

Nicola Gratteri, Antonio Nicaso e Giuseppe Mazzaferro su Telemia
Nicola Gratteri, Antonio Nicaso e Giuseppe Mazzaferro su Telemia

Ossigeno illegale (edito da Mondadori) di Gratteri e Nicaso (che recensiamo oggi nella rubrica Libri) è un testo che dovrebbe venire adottato nelle scuole e utilizzato dagli insegnanti per educare al senso di giustizia e dello Stato che le sue pagine ispirano. (rrm)

Gratteri al festival “Trame” (online) parla dell’aula bunker già pronta a Lamezia

Il Festival Trame, importante e tradizionale appuntamento lametino con la letteratura e la cultura dell’antimafia, in quest’edizione online sta registrando larghi consensi e la partecipazione di protagonisti di primo livello. Sabato, il Procuratore Capo di Catanzaro Nicola Gratteri, intervenendo alla presentazione dell’ultimo libro scritto con Antonio Nicaso Ossigeno illegale ha anticipato i dettagli della realizzazione dell’aula bunker in preparazione a Lamezia per lo svolgimento del processo relativo alla maxi inchiesta Rinascita Scott: «Quando le cose si vogliono fare – ha detto –, in Calabria si possono fare. L’aula bunker sarà inaugurata il 15 dicembre.

L’aula di 3320 mq, costata 2 milioni di euro, accoglierà 400 avvocati, ognuno con una postazione nel rispetto delle distanze covid e con la possibilità di fare 150 video collegamenti contemporaneamente in 150 carceri differenti. Un passo importante che concretizza uno degli obiettivi del Procuratore che da sempre ha sostenuto la necessità di migliorare il sistema della giustizia, per renderlo adeguato ad affrontare i processi alle mafie internazionali.

Il processo di ‘ndrangheta più importante per numero di persone coinvolte, si svolgerà a Lamezia Terme, la città di Trame Festival dei libri sulle mafie.

Ne hanno parlato a TrameXtra, l’edizione digitale del festival, Nicola Gratteri e Antonio Nicaso presentando il loro nuovo libro “Ossigeno Illegale” in un incontro moderato da Gaetano Savatteri e Raffaella Calandra.

Ieri, domenica, in chiusura, Trame ha ospitato Lirio Abbate con il suo ultimo libro U Siccu sul latitante Messina Denaro, Pietro Grasso con il libro Borsellino parla ai ragazzi, Enzo Ciconte con Il 1980, Giovanna Casadio, John Dickie, in diretta (e poi in differita) sulla pagina facebook di Trame.Festival e su www.tramextra.tramefestival.it.  (rcz)

GIUSTIZIA, VINCE IL MODELLO CATANZARO
GRATTERI PRIMO IN ITALIA PER EFFICIENZA

È motivo di grande orgoglio veder figurare il Distretto della Corte d’Appello di Catanzaro al primo posto nella graduatoria stilata dal Ministero della Giustizia sull’efficienza dei tribunali in Italia. Il distretto catanzarese ha eliminato il 110% dei procedimenti, mostrando una capacità organizzativa e un’efficienza sorprendenti: si consideri che mediamente, secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia, in Italia le altre Corti d’Appello hanno smaltito solo il 75% dei procedimenti, quindi Catanzaro ha siglato un onorevolissimo distacco di ben 35 punti in percentuale.

È utile sottolineare che con l’arrivo di Nicola Gratteri a procuratore generale di Catanzaro le cose a piazza Matteotti (sede del Tribunale) hanno preso un’altra piega. Il magistrato di Gerace si è sempre distinto per l’organizzazione degli uffici giudiziari, con uno sguardo sempre attento alle esigenze dei cittadini. E se si considera che questo straordinario risultato in termini di efficienza è stato ottenuto pur con una ormai storica carenza di organico, sia come magistrati sia come personale amministrativo, non si può che restare ammirati e orgogliosi delle capacità operative di Gratteri e di tutta la Procura che, com’è noto, è stata impegnata in importanti inchieste (solo la Scott Rinascita conta 400 imputati).

Il presidente della Corte d’Appello Domenico Introcaso non ha nascosto la sua soddisfazione per l’esempio che da Catanzaro parte verso le altre sedi di Corte d’Appello, dove – come nel capoluogo di regione calabrese – le pratiche e i procedimenti si ammassano e si accatastano fino a provocare gravi disagi per le parti lese nonché per gli avvocati. In Calabria, si sa, sono molti i processi contro la ‘ndrangheta e il crimine organizzato, ma la lotta avviata contro il malaffare da Gratteri e i suoi preziosi collaboratori della Procura non si è mai arrestata: decine e decine di inchieste, centinaia di indagati, migliaia di agenti delle forze dell’ordine da coordinare e organizzare per la notifica dei provvedimenti di custodia cautelare o di arresti domiciliari. Un lavoro per il quale il procuratore Gratteri si è giustamente meritato la grandissima stima dei calabresi per bene (cioè la quasi totalità) e un largo apprezzamento fin oltre i confini. Il presidente Introcaso ha voluto esprimere «riconoscenza per i risultati ottenuti a tutti i dirigenti dei sette Tribunali e procure. Particolare riconoscenza va al procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e al presidente del Tribunale del capoluogo Rodolfo Palermo, per la gestione dei numerosi maxi-processi in corso. Il presidente Introcaso ha anche dato atto agli avvocati del Distretto «dello spirito di collaborazione profuso, nel rigoroso rispetto dei ruoli, indispensabile nei momenti di criticità».

È giusto di qualche giorno fa l’intervista pubblicata dal prestigioso e autorevole quotidiano francese Le Monde (vedi altro articolo) dove il magistrato calabrese spiega che l’Europa ha sottovalutato per troppo tempo il pericolo della ‘ndrangheta, «la sola mafia presente in tutti i continenti». Gratteri – cui Le Monde dedica l’intera seconda pagina – parla del processo Rinascita Scott, considerato come il Processo del Secolo, e lancia un appello, affinché l’Europa apra gli occhi, una volta per tutte. «Purtroppo – si legge nell’intervista – l’Europa sottovaluta la ‘Ndrangheta da troppo tempo. L’Unione europea non è pronta al livello normativo. Non controlla il concetto stesso di sicurezza dinanzi al crimine organizzato né la cultura di controllo del territorio. Da europeista convinto, mi dispiace molto. Dobbiamo condividere gli stessi codici, essere più uniti, altrimenti non saremmo in grado di contrastare l’invasione delle mafie». E ancora: «Troppi Stati non capiscono questo pericolo o fanno finta di non capire».

Gratteri che ai tempi della formazione del governo Renzi era stato in predicato di diventare ministro della Giustizia, ma – a quanto si mormora – la sua nomina ha incontrato il veto del presidente Napolitano il quale non ha mai pubblicamente spiegato le ragioni. Già in quell’occasione Nicola Gratteri aveva le idee chiare su come rendere più efficiente la giustizia in Italia e non ha mai smesso di studiare soluzioni ottimali per giungere a soddisfacenti risultati come quello odierno. La procura di Catanzaro, peraltro, figura tra le dieci che hanno formulato al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede una serie di proposte per contenere il rischio del contagio Covid nelle aule di tribunale. Secondo la proposta di Gratteri non è possibile svolgere i processi penali in remoto ma si può utilizzare questa opportunità per le attività di indagine. Porta la firma delle procure di Roma, Milano, Torino, Firenze, Perugia, Salerno, Reggio Calabria, Catanzaro, Napoli e Palermo l’atto inviato al Guardasigilli, dove si mette in evidenza «la condizione di emergenza sanitaria dovuta all’epidemia da Covid-19 nella quale versa il Paese, con il conseguente concreto rischio di diffusione dei contagi anche negli uffici giudiziari». Con il documento – firmato anche dalle Camere penali delle rispettive procure – si chiede al Governo di «assumere ulteriori iniziative legislative per l’adozione urgente, per il tempo strettamente necessario al superamento della fase acuta, di misure normative essenziali alla prosecuzione del lavoro giudiziario in sicurezza. Tali misure dovranno essere comunque idonee ad assicurare il mantenimento di adeguati livelli di efficienza e di tutela dei diritti fondamentali».

Il documento sottolinea «la prospettiva del leale e costruttivo confronto tra uffici giudiziari e Avvocatura che ha consentito finora di ridurre l’impatto negativo della prolungata e drammatica emergenza epidemiologica». I procuratori e la Giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane affermano che «tali misure non possono riguardare la disciplina dell’udienza dibattimentale e dello svolgimento del giudizio di merito, data l’intangibilità del principio dell’oralità, cardine della formazione in contraddittorio della prova nel processo penale». Allo stesso tempo si mette in evidenza che «nondimeno, esistono spazi per un urgente intervento legislativo razionale e costituzionalmente coerente». Proposte che arrivano anche da Catanzaro e che dovrebbero essere prese in seria considerazione dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. (rrm)

 

Nicola Gratteri intervistato su ‘Le Monde’: l’Europa ha sottovalutato la mafia calabrese

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, è stato intervistato dal giornalista Thomas Saintourens per il prestigioso quotidiano Le Monde, dove ha lanciato un allarme: «la mafia calabrese è l’unica presente in tutti i continenti, l’Europa la sottovaluta da troppo tempo».

Il quotidiano francese, infatti, ha dedicato un’intera pagina – la 2 – al Procuratore Gratteri, che parla del processo Rinascita Scott, considerato come il Processo del Secolo, e lancia un appello, affinché l’Europa apra gli occhi, una volta per tutte.

«Purtroppo – si legge nell’intervista – l’Europa sottovaluta la ‘Ndrangheta da troppo tempo. L’Unione europea non è pronta al livello normativo. Non controlla il concetto stesso di sicurezza dinanzi al crimine organizzato né la cultura di controllo del territorio. Da europeista convinto, mi dispiace molto. Dobbiamo condividere gli stessi codici, essere più uniti, altrimenti non saremmo in grado di contrastare l’invasione delle mafie». E ancora: «Troppi Stati non capiscono questo pericolo o fanno finta di non capire».

Quanto alla Francia, ha precisato il magistrato, la ‘Ndrangheta è’ «principalmente radicata nel Sud-Est» del Paese, con una «predilezione per il settore alberghiero e della ristorazione. Del resto – ha spiegato il procuratore – numerosi ‘ndranghetisti di nuova generazione sono diplomati presso scuole alberghiere. Sanno gestire (alberghi e ristoranti, ndr.), alcuni sono anche in cucina, ma la tesoreria proviene dai soldi della cocaina, riciclata secondo un sistema di fatture false, barando sul registratore di cassa». (rrm)

Nicola Gratteri tra i vincitori del 25esimo Premio Internazionale “Carlo Pisacane”

Il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, è tra i vincitori della 25esima edizione del Premio Internazionale “Carlo Pisacane”.

Il prestigioso riconoscimento, promosso dal Centro Studi e Documentazione “Carlo Pisacane”  in collaborazione con il Comune di Sapri, sarà consegnato anche a Liliana SegreAngelo Vassallo (alla memoria) e ad Antonio Mattone che, su Facebook, ha scritto di essere molto contento dell’assegnazione del Premio, in quanto «mi da la possibilità di parlare dei detenuti in un momento in cui se ne parla poco e male».

L’appuntamento, dunque, è per il 30 agosto, alle 21.30, a Sapri, in località Santa Croce (SA), con la giornalista Antonella Grippo e Alfonso Andria, del Centro Studi Pisacane, che si alterneranno introducendo i vari momenti della manifestazione, durante la quale sono previsti interventi di Rocco Cantisani, attore-dicitore, di Ciriaco Lombardi e Carmen Fusi che animeranno alcune scene da La Spigolatrice di Sapri.

Infine, un recital di Piera Lombardi, interprete di canti popolari, voce del Cilento.

Dopo gli interventi dei fondatori dell’iniziativa, i presidi Cesare Pifano e Corrado Limongi, ci sarà il saluto del sindaco Antonio Gentile che, con il patrocinio del Comune, “rinnova il sostegno alle attivita’ del Centro Studi Carlo Pisacane da qualche mese presieduto da Alfonso Andria.

Mentre il riconoscimento alla senatrice Segre sarà consegnato prossimamente a Roma, a ritirare il Premio alla Memoria di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, a 10 anni dall’assassinio, sarà la moglie Angelina.

Il Premio Pisacane, sezione Speciale, sarà, invece, consegnato ad Antonio Mattone, editorialista de Il Mattino e portavoce della Comunità di Sant’Egidio della Campania, «impegnato da oltre 15 anni nell’attività di volontariato in difficili realtà del mondo carcerario come Poggioreale e Secondigliano», e che all’evento porterà la testimonianza Il carcere e la sfida del cambiamento.

Il Procuratore Nicola Gratteri, da anni impegnato nella lotta al crimine organizzato, terrà una lectio dal titolo Storia segreta della ‘ndrangheta. (rrm)

L’allarme del procuratore Gratteri sugli aiuti.
Impedire che i soldi vadano in mano ai mafiosi

È da fine marzo che il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri va ripetendo che le aziende hanno bisogno di liquidità, ma occorre vigilare sulla destinazione dei fondi: il rischio che i soldi finiscano in mano ai mafiosi è molto concreto e occorre prendere le opportune precauzioni per evitare questa ulteriore opportunità per la ‘ndrangheta. In altra parte del giornale riferiamo l’intervento di Gratteri, in teleconferenza, all’Università La Sapienza, ma sta avendo molta eco la lettera-intervento che il magistrato, insieme con il suo coautore di sempre Antonio Nicaso, ha inviato sul tema al Corriere della Sera, dopo le polemiche sorte con l’editoriale dell’autorevole quotidiano tedesco Die Welt. Il giornale aveva invitato l’Europa a limitare gli aiuti di liquidità all’Italia perché c’era il rischio concreto che finisse a finanziare la mafia.

«Le mafie – scrivono Gratteri e Nicaso – sono un fenomeno con cui bisogna fare i conti. Ma non possono diventare un alibi, quando si tratta di intervenire per fronteggiare una crisi che sembra rievocare quella della Grande Depressione, come osserva il Fondo Monetario Internazionale. Oltre 170 Paesi registreranno quasi sicuramente una riduzione del reddito pro-capite e i settori più colpiti dalla sospesnsione dell’attività economica e sociale imposta dagli sforzi per contenere il contagio saranno principalmente il commercio al dettaglio, il settore turistico-alberghiero, i trasporti, ma soprattutto la piccola e media impresa.». Ed è qui che s”insinua la minaccia mafiosa. Il riferimento a precedenti storici è ben preciso: «In questo momento – scrivono Gratteri e Nicaso – servirebbe una riflessione sulla necessità di trattenere nel presente qualcosa di significativo del passato… Dopo il terremoto del 1908, le leggi sulla ricostruzione di Reggio Calabria e Messina hanno finito per incattivire gli scontri “intorno alla distribuzione e all’uso del denaro pubblico” vivacizzata da una nuova presenza: quella degli ‘ndranghetisti che avevano fatto i soldi negli Stati Uniti e che, approfittando dei ritardi e delle incertezze dei provvedimenti governativi, si erano messi a prestare soldi a usura. Il desiderio di scalare la piramide sociale, in quell’occasione, ha infoltito i ranghi di una organizzazione che, come nel caso della mafia in Sicilia e della camorra in Campania, non si è sviluppata nel vuoto delle istituzioni, ma al loro interno, grazie a collusioni, corruzione e sperpero di denaro pubblico».

Gratteri e Nicaso sul Corriere osservano che «c’è molta ipocrisia nell’atteggiamento di Paesi come la Germania o l’Olanda che temono il saccheggio delle risorse comunitarie da parte delle mafie ma non hanno mai fatto abbastanza per frenarne gli investimenti nei loro territori. Dalla caduta del muro di Berlino in poi, le mafie in moltiPaesi d’Europa non sono state viste come minaccia, ma come opportunità. Oggi, più che mai, i soldi del narcotraffico sono diventa ossigeno dell’economia legale. Come è successo al tempo della crisi del subprime in cui molte banche sono riuscite a far fronte ai problemi di liquidità finanziaria grazie ai soldi del narcotraffico, come ha denunciato coraggiosamente l’allora direttore dell’ufficio delle Nazioni Unite per la lotta contro droga e crimine, Antonio Costa».

«Ci sarà – mettono in guardia Grattesi e Nicaso – chi cercherà di “condizionare” gli elenchi dei cittadini bisognosi che i sindaci sono chiamati a compilare; cercheranno di sfruttare i ritardi della burocrazia che regola il settore bancario, ma anche quello della pubblica amministrazione».

In conclusione, riferiscono i due autori di famosi bestseller su mafia e ‘ndrangheta che «Secondo i vertici della Direzione centrale anticrimine, tale scenario [l’impatto strutturale che deriva dall’attuale emergenza sanitaria, ndr] potrà evidenziare ampi margini di inserimento per la criminalità organizzata nella fase di riavvio di molteplici attività economiche, tenuto conto della circostanza che la crisi attuale si configurerà come portatrice di un deficit di liquidità, di una rimodulazione del mercato del lavoro, del conseguente afflusso di ingenti finanziamenti sia nazionali che comunitari».  Per queste ragioni «Il tempo della parole è finito. È tempo di agire, fare sistema, mettendo assieme tutte quelle forze che hanno a cuore il benessere del Paese. Se continueremo a cedere il passo a quella lunga e pericolosa convivenza tra faccendieri e mafiosi, faremo fatica a riprenderci.

A questo proposito è utile segnalare che il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha inviato ai prefetti una lettera in cui mette in evidenza i pericoli che nascono «nelle realtà caratterizzate da un minor sviluppo e da già elevati livelli di disoccupazione», in cui «un possibile aggravamento della situazione economica rischia di comportare il ricorso a forme di “sostegno” da parte delle organizzazioni criminali, che in tal modo mirano anche ad accrescere il consenso nei loro confronti». Diventa dunque «fondamentale l’azione di prevenzione e contrasto dei tentativi della criminalità organizzata di penetrare il tessuto produttivo… Un focus specifico – sottolinea il ministro – potrà essere dedicato alle dinamiche societarie della filiera agroalimentare, delle infrastrutture sanitarie, della gestione degli approvvigionamenti, specie di materiale medico, del comparto turistico-alberghiero e della ristorazione, nonché dei settori della distribuzione al dettaglio della piccola e media impresa». Non meno importante – secondo la Lamorgese – «l’attivazione di sportelli di ascolto e la promozione di iniziative di solidarietà a vantaggio delle fasce di cittadini con maggiori difficoltà. In tale ambito, una particolare premura dovrà essere prestata, tra gli altri, al tema del disagio abitativo».

Gratteri nella conversazione alla Sapienza (vedi il video) ha anticipato che gli incontri con l’Associazione dei Comuni italiani (Anci) hanno portato a focalizzare la necessità di un tempestivo controllo sul territorio utilizzando polizia e carabinieri cui i sindaci possono passare le richieste di solidarietà e aiuto. (rrm)

Allarme del procuratore Gratteri sulle ingerenze della mafia negli aiuti alle imprese

Lancia l’allarme il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri sulle possibili ingerenze della mafia nella gestione degli aiuti a famiglie e imprese. Lo ha fatto collegato in teleconferenza con l’Università La Sapienza di Roma.

Il procuratore indica i rischi del decreto liquidità che potrà portare vantaggi alle mafie che «sono sempre presenti dove c’è da gestire denaro e potere». Vedo – ha detto Gratteri – «la mafia che oggi si muove su due direttrici. Una riguarda il popolo. I capimafia sentono le responsabilità il peso delle persone che vivono nel loro territorio. Il comune è casa loro, tutto ciò che succede li riguarda: il lavoro nero, per  esempio, è sistematico da generazioni. Ci sono famiglie che campano con 30 euro al giorno ed è grasso che cola quando trovano un imprenditore (a volte pagato da loro) che gli firma tot giornate di lavoro agricolo per poi accedere a mesi malattia o disoccupazione. Oggi questa gente non ha più quei 30 euro perché non può andare a lavorare (in nero) nei campi o nei ristoranti che sono chiusi. A loro il capomafia appare come un benefattore, perché magari dà qualche centinaio di euro o distribuisce pacchi di generi alimentari alle famiglie. E questo è il soggetto che è arrivato prima del sindaco, prima della Regione, prima dello Stato: è a lui che si rivolgeranno, è lui l’interlocutore, e la gente si ricorderà di questo “benefattore” quando sarà l’ora di votare, questa gente voterà per il candidato prescelto dal capomafia.

«Quindi, se questi soldi non arriveranno presto ai comuni indietreggeremo di anni sul piano del consenso popolare, sul piano dell’opinione pubblica, nei confronti dello Stato inteso in senso lato, ma attenzione. Per non fare la fine di quello che è accaduto con il reddito di cittadinanza, io ho proposto all’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni d’Italia: mandate questi elenchi alla prefettura che li divide, li distribuisce a polizia, carabinieri e finanza per fare una selezione, per fare un controllo perché andremmo a premiare gli evasori totali, come è successo col reddito di cittadinanza.

«Abbiamo fatto con l’Anci anche incontri con le prefetture via skype: hanno aderito a questa mia proposta, ma alcuni sindaci no. Perché interagire con il comune sarebbe in violazione con la Costituzione interagire, interferire sul comuni, come se ci fosse una sorta di commissariamento. Io penso che un sindaco perbene e onesto ha tutto l’interesse a che questi soldi, pochi o assai che siano, arrivino nelle mani di persone che hanno veramente bisogno. Poi se vogliamo fare filosofia, se vogliamo fare i soliti discorsi demagogici, facciamoli pure e andiamo avanti con la solita ipocrisia di sempre,

«Poi c’è l’altro aspetto che riguarda l’usura. Secondo le previsioni, le ultime attività che riapriranno e riapriranno in modo parziale e al 50 % sarà la parte che riguarda la ristorazione, alberghi, ristoranti, pizzerie. E quindi in un ristorante di Roma dove prima entravano 60 persone ora ne entreranno trenta, in base al fatto che fino a quando non si troverà il vaccino – si stima tra un anno – dove erano seduti quattro ce ne dovranno stare due. E quindi aumenteranno i costi. Ma siccome si prevede che non prima del 30 maggio si possa cominciare a parlare di una reale, parziale, riapertura, si tratta di tempi lunghi per un’attività commerciale imprenditoriale». Vedere il video:

 

«La mia Gerace», Gratteri per un giorno depone la toga per raccontare la sua città

di PINO NANO

La mia Itaca, la mia Gerace, il mio paese natale, la mia vera isola, un’isola meravigliosa e piena di gente buona e comune. Nicola Gratteri diventa oggi, soltanto e unicamente, cittadino di Gerace, e lo diventa di fatto almeno per un giorno, e a pieno titolo. “Oggi soltanto”, perché oggi lui trova finalmente il tempo di dimenticare di essere il magistrato italiano più famoso e più amato del mondo, così come dimentica di aver vissuto gli ultimi trent’anni della sua vita in maniera assolutamente blindata e segregata, sotto scorta continua, e poi ancora: dimentica di essere il Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia in Calabria, che vuol dire essere molto più che l’erede naturale di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino per la storia del Paese, e dimentica anche di aver avuto mille minacce mafiose in tutti questi anni che hanno fatto tremare la sua casa e l’equilibrio della sua famiglia. Vi chiederete, perché? Perché Gerace è il paese dove il Procuratore Nicola Gratteri è nato 61 anni fa e dove ha vissuto tutto il resto della sua vita. Ma soprattutto, Gerace è il paese dove Nicola Gratteri ha la sua casa, dove oggi lui vive con la sua famiglia, e dove lui trova anche il tempo per arare il suo orto e curare i suoi pomodori, nonostante – va detto – i mille rischi reali legati a questa scelta così romantica ma anche così folle.

Vi raccontiamo questa storia dall’inizio. Un giorno, un suo vecchio amico, Francesco Maria Spanò, nato a Gerace anche lui, e che oggi è il Direttore delle Risorse Umane della LUISS di Roma, l’Università che porta il nome e l’eredità spirituale di Guido Carli, lo convince (chissà come avrà fatto?) a raccontare in prima persona la “sua Gerace”, per un libro questa volta non di mafia, e in cui lo stesso Francesco Spanò ricostruisce la magia e il fascino del loro paese natale comune. Dal titolo si intuisce tutto il resto, Gerace Città Magno-greca delle Cento Chiese, Storie e immagini rivissute”. Sono 192 pagine (Gangemi Editore), una sorta di diario, e di album fotografico insieme sulla Calabria ionica, sulla vecchia locride, sul paese dove è lui è nato e cresciuto da bambino, che è appunto Gerace, e sulla gente della costa che oggi lo considera uno dei “geracesi più illustri d’Italia. Per lui Nicola Gratteri ha trovato il tempo per dedicargli questa bellissima lettera d’amore, che è davvero struggente e bellissima insieme, e non solo perché la città delle Cento Chiese e di cui parla Francesco Spanò è anche la Gerace di Nicola Gratteri, ma soprattutto perché Nicola Gratteri ama la Calabria e la sua gente come solo pochi sanno ancora farlo. Scrive Gratteri: “Non saprei vivere in nessun’altra città. Qui sono nato. Qui sono cresciuto. E vi torno ogni giorno, al termine delle mie lunghe giornate lavorative. Qui sono nati anche i miei genitori, i miei fratelli, tutta la mia famiglia. Gerace è una città unica. L’hanno definita la città delle cento chiese, la città santa ma anche la Gerusalemme della Calabria. Delle tante chiese, la Cattedrale è quella più nota. Si dice che sia stata costruita tenendo conto delle misure dell’Arca di Noè. Me lo diceva anche mio zio che di quella cattedrale per tanto tempo è stato canonico. Consacrata nel 1045 e riconsacrata quasi duecento anni dopo, alla presenza di Federico II, si tratta di un’opera architettonica grandiosa per misure, stile e ricchezza di opere: «La Cattedrale di Gerace è importantissima, oltre che per la sua bellezza, per due ordini di ragioni. Una è la sua origine storica che testimonia la continuità fra l’antica Locri e la Gerace medievale: per la costruzione della cattedrale, infatti, vennero utilizzate colonne provenienti in gran parte dai templi della città greca di Locri” [le 26 della cripta]. L’altra ragione è relativa alla struttura interna della chiesa che viene ritenuta il modello romanico-bizantino di tutte le successive cattedrali normanne del Meridione». Incredibile immaginare che un uomo dalla vita così “difficile” “sacrificata” “costretta” “blindata” “segregata” “isolata” e a volte “maledetta” possa ancora conservare il gusto di un racconto così avvolgente e intimo: “In questa chiesa – scrive il Procuratore Gratteri – si è cantato per cinquecento anni in greco e per altrettanti in latino. Non posso non citare, tra le tante altre, le chiese di San Francesco, di San Giovanniello e del Sacro Cuore. Si tratta di tre chiese che incidono sulla stessa piazza, quella dove io correvo spensierato, ignorando che una delle tre fosse la più antica chiesa ortodossa d’Italia, elevata al rango di santuario panitalico dall’Esarca Patriarca di Costantinopoli”.

Nelle pagine di questo romanzo autobiografico, e non solo, di Francesco Maria Spanò il giudice Nicola Gratteri scopre anche una parte importante della sua vita e della sua famiglia: “In questo libro di ricordi e di memorie mi sono ritrovato, ho visto la foto di mio zio. Qui ho imparato l’importanza della coerenza, della laboriosità e dell’onestà. In questa città dove Oriente e Occidente si incontrano, ho imparato la tolleranza, il rispetto della diversità”. Poi arriva la confessione plateale della scelta della sua vita: “Qui ho deciso di restare – sottolinea Nicola Gratteri – anche quando potevo andarmene, per fare il magistrato in altre città italiane. Oggi Gerace è una di quelle tappe imprescindibili per chi visita la Calabria, una cittadina che Francesco Spanò in questo libro di foto e di memorie ha descritto e raccontato con bravura, ma soprattutto con amore filiale”, ma anche l’appello finale: “Questa pubblicazione serve anche a ricordare che Gerace è un bene prezioso. Preserviamolo, tramandando alle nuove generazioni un patrimonio di storia e di cultura, unico nel suo genere”.

Di certo, Francesco Maria Spanò non poteva desiderare o immaginare di meglio, per la festa di battesimo del suo libro forse più importante, scritto a quattro mani con i vecchi amici del cuore: Nicola Gratteri, Lorenzo Infantino, Fulvio Giardina, Enzo Romeo, Maria Giuseppina Cimino, Anna Larosa, Antonio Pio Condò, Alessandro Scaglione, Carlo Migliaccio, Vincenzo Cataldo, Giacomo Maria Oliva, Suor Dila Shtjefni, Luigi Condemi di Fragastò, e Marilisa Morrone. Bellissime anche le fotografie di Mimmo Curulli. Alla manifestazione di oggi porterà il saluto ufficiale della Sede Rai della Calabria il Direttore di Sede Ing. Demetrio Crucitti. (pn) [Courtesy Agenzia Prima Pagina News]

COSENZA – Il libro “Storia segreta della ‘ndrangheta” di Gratteri e Nicaso

1° dicembre 2018 – Oggi a Cosenza, alle 17.00, presso la Libreria Ubik, la presentazione del libro Storia segreta della ‘ndrangheta di Nicola GratteriAntonio Nicaso.

Discute con gli autori il giornalista Arcangelo Badolati.

Sinossi

Se un tempo i suoi affiliati andavano a dorso di mulo, rubavano polli e vacche, e l’unica risorsa di cui disponevano era la violenza, oggi la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più ricca e più potente al mondo, con un fatturato annuo di diverse decine di miliardi di euro, in gran parte provenienti dal traffico internazionale di cocaina. Grazie alla sua enorme capacità di stringere relazioni con il potere, si è infatti radicata in quasi tutti i continenti e ha assunto una dimensione «globale», in un singolare connubio di tradizione e adattabilità, forza d’urto e mediazione, logiche tribali e cointeressenze politico-finanziarie. Ma è anche, incredibilmente, l’organizzazione mafiosa meno conosciuta, tanto che non molti anni fa, prima della strage di Duisburg in Germania (2007), era ancora considerata una versione casereccia e «stracciona» di Cosa nostra.

Eppure la ‘ndrangheta ha una storia antica, che affonda le radici nella Calabria ottocentesca e nei suoi difficili, talora drammatici rapporti con il nuovo Stato italiano, ha attraversato indenne due guerre mondiali, il fascismo e la liberazione, grazie anche alle colpevoli omissioni e sottovalutazioni della classe dirigente e della magistratura, e si è sviluppata e rafforzata, cambiando pelle e diversificando la propria attività criminale, nella Prima e nella Seconda Repubblica, grazie alla debolezza della politica, delle istituzioni e dell’economia che con essa hanno scelto di convivere.

Spazzando via molti luoghi comuni e alla luce di una ricca mole di documenti e carte processuali, Nicola Gratteri, un magistrato che da trent’anni è in prima linea nella lotta contro la mafia calabrese, e Antonio Nicaso, scrittore e docente universitario che da trent’anni anni la studia e la analizza in ogni suo aspetto, ricostruiscono per la prima volta in dettaglio tutte le fasi evolutive della ‘ndrangheta e raccontano come, lungo un’ininterrotta e feroce sequenza di delitti e omicidi, di violenze e sopraffazione, si è trasformata da cosca regionale eversiva e parassitaria in sistema di potere e di governo del territorio, che sta infiltrando e inquinando pericolosamente la politica e l’economia nazionale e internazionale. (rcs)