Papa Francesco riconosce la spiritualità della Madonna dello Scoglio

di PINO NANO – In Calabria si parla di Fratel Cosimo Fragomeni da almeno 50 anni, e si parla di lui come di un santo moderno, di un pellegrino di fede che ha scelto di dedicare la sua vita al silenzio e alla preghiera, al servizio verso gli altri, e alla rinuncia di ogni forma di bene materiale per la contemplazione nel Signore Dio Nostro. Nella Locride, la prima volta che andai a cercarlo per intervistarlo, io ero allora ancora giovanissimo cronista in erba, i contadini del luogo mi parlarono di lui come di un novello san Francesco di Paola. 

Bene, oggi a distanza di 50 anni da allora «La Chiesa riconosce ufficialmente il valore spirituale dello Scoglio» che è appunto il luogo di preghiera dove Fratel Cosimo ogni anno riceve migliaia e migliaia di fedeli che arrivano da lui da ogni parte d’Italia e del mondo. Quello che insomma, capitava, quando lei era ancora in vita, a Paravati per Natuzza Evolo. Lo stesso respiro religioso, la stessa voglia di preghiera e di meditazione, gli stessi segni evangelici, o se preferite gli stessi “frutti” cristiani.

A dare l’annuncio ufficiale di questa decisione, che giunge a Locri direttamente dal Vaticano è mons. Francesco Oliva, uno dei vescovi più illuminati di Calabria, un intellettuale della Chiesa moderna al di sopra di ogni sospetto, e che nel corso della sua missione evangelica è riuscito a dare alla Locride il senso vero del messaggio cristiano. Un vescovo alla vecchia maniera, dove l’animo umano conta più di tutto il resto, e dove il rapporto quasi familiare e filiale con il suo popolo ha fatto di lui un testimone amatissimo del suo tempo e del suo territorio.

«Nel giorno dedicato alla memoria della Beata Vergine Maria del Carmelo – dice mons. Oliva – alla luce delle “Norme per procedere nel discernimento di presunti fenomeni soprannaturali”, la Chiesa riconosce ufficialmente il valore spirituale e pastorale dell’esperienza dello Scoglio. Con decreto del 5 luglio 2024, emesso dal Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, S.E. Card. Víctor Manuel Fernández, approvato direttamente da papa Francesco, viene infatti concesso il Nihil obstat, che rappresenta il livello più alto di riconoscimento di un fenomeno religioso».

Il Nihil obstat – spiega Mons. Oliva nella sua nota ufficiale – consente di «apprezzare il valore pastorale e promuovere pure la diffusione di questa proposta spirituale, anche mediante eventuali pellegrinaggi», quindi raduni ed incontri di preghiera. I fedeli «sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione».

«Questo riconoscimento – ripete il vecchio vescovo – avviene dopo anni di discernimento e di accompagnamento pastorale della realtà dello Scoglio, in seguito alla mia richiesta al Dicastero per la Dottrina della Fede del 5 giugno 2024. La Chiesa riconosce ufficialmente dunque che l’esperienza spirituale dello Scoglio in Santa Domenica di Placanica, nel corso della sua storia, non ha evidenziato elementi critici o rischiosi né tanto meno problematici di evidente gravità o elementi che contraddicono direttamente l’insegnamento della Chiesa cattolica sulla fede e la morale, che avrebbero potuto provocare scandali e minare la credibilità della Chiesa, ma ha offerto tanti segni di grazia e di conversione».

Per la Chiesa locale è un trionfo, una vittoria per nulla scontata, una scommessa vinta, ma già 50 anni fa la Chiesa locale si era schierata dalla parte di fratel Cosimo, e già allora erano tanti i sacerdoti che arrivavano a Santa Domenica di Placanica per pregare, per concelebrare con lui e per parlare direttamente con il “frate dei poveri”. 

Mons. Oliva porta a casa al suo popolo un regalo che il suo popolo aspettava da anni: «Finalmente – dice – la Chiesa riconosce con atto ufficiale a firma del Dicastero della Dottrina della Fede approvato dal Santo Padre la presenza dell’azione dello Spirito Santo in mezzo a quest’esperienza spirituale di ispirazione mariana, per il bene di tutti i fedeli che vogliono liberamente prestare il loro assenso. Questo riconoscimento che è stato dato alla devozione alla Madonna dello Scoglio è per noi motivo di grande gioia e di viva soddisfazione».

Ma dice molto di più il Vescovo di Locri: «È un segno speciale che lo Spirito Santo vuole dare ai fedeli della nostra chiesa e a quanti frequentano da anni questa realtà mariana: d’ora in avanti possono guardare a Maria più da vicino, avvertendo la sua presenza e l’incoraggiamento a seguire Gesù, anche quando le prove e difficoltà della vita ne rendono più difficile il loro cammino. Adesso tutti, anche coloro i più dubbiosi e scettici, possiamo guardare allo Scoglio liberi di pregiudizi con la consapevolezza che siamo davanti a un dono prezioso fatto alla nostra diocesi e, direi, all’intera Chiesa universale».

Dio solo sa quanti sforzi e quanti sacrifici, e quante delusioni, il vescovo di Locri ha dovuto sopportare e vivere in prima persona in tutti questi anni per raggiungere questo risultato, ma lui è un uomo forte, piccolino di statura, ma pieno di fede e di spiritualità, e con il suo carisma e la sua autorità morale non poteva non vincere.

Aggiunge: «Tale riconoscimento ha un grande significato ecclesiale e dà più serenità a quanti pellegrini da anni frequentano la realtà dello Scoglio. Qui possono continuare a vivere la devozione mariana ed a svolgervi attività religiose e di culto. Invito tutta la Comunità diocesana a rendere grazie a Dio ed a pregare per il Santo Padre Francesco, che attraverso l’approfondita azione di discernimento del Dicastero per la Dottrina della Fede ha accolto la richiesta di nulla osta apprezzando il valore ed il significato della vicenda spirituale dello Scoglio. La storia dello Scoglio è stata scritta e raccontata a lungo. Fratel Cosimo s’è lasciato illuminare dallo Spirito e in collaborazione ed obbedienza ai Vescovi che si sono succeduti nel tempo s’è fatto strumento di Dio in una missione di ascolto delle umane sofferenze che ha presentato al Signore per le mani di Maria. D’ora in poi possiamo frequentare lo Scoglio con la certezza di essere in un luogo sacro toccato dalla Grazia di Dio».

Quanto basta per gridare al miracolo, che è il vero miracolo della fede, della perseveranza, del rigore, della serietà e della trasparenza evangelica. Per la Locride oggi, ma direi per la Chiesa di Francesco oggi è un giorno di gloria. (pn)

Papa Francesco cita Gioacchino da Fiore nel “Messaggio per la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato

«Mi piace ricordare quel grande visionario credente che fu Gioacchino da Fiore, l’abate calabrese “di spirito profetico dotato”, secondo Dante Alighieri: in un tempo di lotte sanguinose, di conflitti tra Papato e Impero, di Crociate, di eresie e di mondanizzazione della Chiesa, seppe indicare l’ideale di un nuovo spirito di convivenza tra gli uomini, improntata alla fraternità universale e alla pace cristiana, frutto di Vangelo vissuto». È il passaggio in cui Papa Francesco ha citato Gioacchino da Fiore, nel messaggio per la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato”.

Riconoscenza è stata espressa dal presidente del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti, Riccardo Succurro che ha più volte incontrato donandogli la “Concordia del Nuovo e dell’Antico Testamento ” ed Il Libro delle Figure.

In una lettera indirizzata a Riccardo Succurro, infatti, il Sommo Pontefice «assicura un ricordo nella preghiera per tutti i collaboratori del Centro Internazionale di Studi Gioachimiti affinché possano vedere coronati di frutti positivi gli sforzi dispiegati in favore della diffusione del pensiero di Gioacchino da Fiore».

Gioacchino da Fiore è un monaco-teologo che ha elaborato nel XII secolo un complesso ed originale pensiero profetico basato sulla esegesi concordistica della Bibbia e sulla teologia trinitaria della storia.
Gioacchino da Fiore è l’apocalittico che più ha influito su tendenze e movimenti profetici e millenaristici dell’ Occidente medievale e moderno. La sua visione della storia si fissa nelle immagini e nei calcoli di una rigorosa teologia simbolica e, nella
Storia della salvezza, l’Età dello Spirito rappresenta la piena realizzazione dell’Età del Figlio.
Nelle sue opere Gioacchino da Fiore introdusse un concetto nuovo rispetto al precedente millennio cristiano:
Cristo è l’ asse dei tempi, è il centro della storia.

La storia dell’umanità per Gioacchino è storia della salvezza; sull’intero corso dei tempi del Vecchio e del Nuovo Testamento domina la Trinità: il Padre, autore di tutte le cose; il Figlio che si è degnato di condividere il nostro fango; lo Spirito Santo, di cui dice l’Apostolo “Dove c’è lo Spirito Santo ivi è la libertà”.

Per Gioacchino da Fiore l’Età dello Spirito Santo non rimpiazza l’Età del Figlio, ma la porta a compimento dall’interno. L’abate florense è “lo storiografo dello spirito” che legge una visione adeguata del presente e prospetta l’ordito provvidenziale della prossima età salvifica. (rrm)

IL RICORDO / Gianni Papasso: Dieci anni fa la visita di Papa Francesco a Cassano allo Ionio

di GIANNI PAPASSO – Ricorre il X anniversario della venuta di Papa Francesco a Cassano All’Ionio. onostante lo scorrere del tempo, la data del 21 giugno 2014 è rimasta scolpita nella memoria e nel cuore della gente di Cassano All’Ionio.

Ricevere l’abbraccio e la paterna benedizione di Papa Francesco è stato per tutti un onore ed un privilegio.

Sono ancora vive le immagini e le emozioni di quella giornata particolare ed irripetibile, che resterà incisa in maniera profonda ed indelebile nella storia di Cassano All’Ionio e della Calabria intera.

La gioia ha illuminato gli occhi di ogni singolo cittadino, nel mentre le strade di Cassano e la spianata di Sibari erano stracolme di gente venuta da ogni dove. Ad abbracciare il Santo Padre, quel giorno, è stata una folla immensa, commossa ed allo stesso tempo composta e tranquilla.

Nessun evento negativo e nessun disordine, difatti, hanno turbato lo svolgersi di quella giornata tanto particolare.

Nella giornata in cui si celebra il X anniversario avvertiamo il dovere di esprimere sentimenti di profonda riconoscenza nei confronti di Mons. Nunzio Galantino, per l’Instancabile ed appassionato impegno profuso perché Cassano potesse ricevere l’immenso dono della venuta di Papa Francesco.

Allo stesso tempo, per lasciare un segno tangibile e duraturo nel tempo, insieme al Vescovo Mons. Francesco Savino e al M° Gerardo Sacco stiamo pensando alla realizzazione di un’opera d’arte a ricordo del memorabile evento.

È Innegabile che il passaggio di Papa Francesco nella nostra terra, il suo benevole sorriso e, in particolare, le sue parole hanno acceso una luce di speranza nuova nel cuore di tutti, tanto che il 21 giugno 2014 segna la data di inizio di quel cambiamento di cui si aveva grande ed urgente bisogno.

Le sue parole di condanna alla mafia ed alla criminalità organizzata, culminate con la scomunica, hanno assunto la sembianza di un forte vortice che dalla Spianata di Sibari si è propagandato fino a raggiungere le coscienze di tutti i calabresi e dei cittadini del mondo intero.

Soprattutto, quelle parole   hanno  rinvigorito  l’animo  di noi amministratori, che ci siamo sentiti più motivati e forti, più predisposti a lavorare per costruire  una società migliore, più giusta e  solidale e, specialmente, libera dalla violenza e dalla prepotenza  di quei poteri occulti,  che condizionano la vita degli onesti e pregiudicano  il futuro di questa  nostra terra ricca e bella, che vuole reagire e progredire nella tranquillità dell’ordine sociale, scrollandosi  di dosso definitivamente l’etichetta di “terra amara”.

Dopo quella giornata ci siamo sentiti più predisposti a “proteggere la casa comune”, a custodire l’ambiente ed il bellissimo paesaggio naturale, che il Creatore ha voluto regalare a questo bellissimo lembo di terra di Calabria; soprattutto a lavorare per il benessere collettivo, rivolgendo lo sguardo, in primis, ai bisogni degli ultimi e degli svantaggiati.

La venuta di Papa Francesco è rimasta incisa in maniera indelebile soprattutto nell’animo dei nostri giovani: l’esortazione del Santo Padre a “non lasciarsi rubare la speranza” continua ad essere un faro che  illumina il loro cammino; parole che li guideranno nella costruzione del futuro; che li incoraggeranno  a “pensare alla grande” e  a  “fare rumore”  per cambiare  il destino di questa nostra terra che  per  le potenzialità,  le  ricchezze naturali e culturali che esprime e per la gente onesta, laboriosa  ed ospitale che la abita, può coltivare il sogno di  un domani diverso e migliore. (gp)

[Gianni Papasso è sindaco di Cassano allo Ionio]

A Papa Francesco donato il cedro di Santa Maria del Cedro

di ANGELO ADDUCI – Esprimo la mia profonda gratitudine a don Augusto Porso per il significativo gesto di donare a Papa Francesco il Cedro di Santa Maria del Cedro. Questo atto simbolico rappresenta non solo un omaggio alla Santità del Pontefice, ma anche un riconoscimento del valore culturale e spirituale del nostro territorio, ed una conferma dell’efficacia del lavoro svolto dal Consorzio del Cedro di Calabria, che da oltre vent’anni si dedica alla promozione, tutela e valorizzazione di questo prezioso frutto, affermandone in ogni contesto l’universalità e l’unicità.

Vorrei cogliere questa occasione per ricordare e onorare il lavoro di don Francesco Gatto, precursore della cultura del Cedro e figura ispiratrice per la promozione di questo frutto. Don Gatto, già parroco della nostra cittadina e presidente della prima cooperativa del Cedro, ha dedicato la sua vita a far conoscere l’importanza del Cedro non solo come prodotto agricolo, ma anche come simbolo di dialogo e confronto interreligioso e interculturale.

Un ringraziamento particolare va anche al compianto Prof. Franco Galiano, la cui opera meritoria ha contribuito in maniera determinante alla diffusione della cultura del Cedro a livello internazionale. La sua dedizione e il suo impegno rimangono una fonte di ispirazione per tutti noi.

A nome del Consorzio del Cedro di Calabria e di tutta la filiera cedricola calabrese, esprimo la più sincera gratitudine per questo gesto che ha portato il nostro Cedro fino al cuore della cristianità. Questo frutto non è solo un prodotto agricolo, ma un simbolo di pace, di riconciliazione con Dio e di tradizione, valori che Papa Francesco ha saputo apprezzare.

Con questo gesto, la nostra comunità ha avuto l’onore di rappresentare la Calabria e la sua ricca tradizione culturale in un contesto prestigioso. L’augurio è che il Cedro di Santa Maria del Cedro continui ad essere un simbolo di identità, unione e rispetto tra le diverse comunità e culture del mondo. (aa)

[Angelo Adduci è presidente del Consorzio del Cedro di Calabria]

I Vescovi calabresi hanno incontrato Papa Francesco

«È stato un incontro cordialissimo nel quale il Papa ci ha accolto, ci ha ascoltato e ci ha raccomandato prossimità e attenzione alle problematiche del nostro territorio», quello avvenuto tra i Vescovi Calabresi e Papa Francesco, ha raccontato mons. Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria e presidente della Conferenza Episcopale Calabra a Radio Vaticana – Vatican News.

Un incontro – dove i vescovi hanno parlato della vita delle loro Diocesi e ripercorrendo temi cari al territorio e anche al Papa: migrazioni, giovani, lavoro e prossimità della Chiesa – avvenuto nell’ambito della Visita ad limina Apostolorium, che si articola in tre momenti: il pellegrinaggio ai sepolcri degli Apostoli Pietro e Paolo, l’incontro con il Pontefice e con i responsabili dei singoli Dicasteri della Curia Romana.

«Col Papa abbiamo potuto mettere in evidenza innanzitutto l’accoglienza, che non è un concetto ‘campato in aria’, è un’accoglienza puntuale – ha detto Morrone – pensiamo soltanto alla problematica degli immigrati. Parliamo di tutta la costa di questa regione: la costa jonica, poi quella tirrenica da Reggio Calabria fino a Crotone, dove un anno fa – ricordiamo – davanti alle coste di Cutro, un barcone pieno di migranti partito dalla Turchia si è ribaltato causando la morte di 94 persone, tra cui 35 minori».

«Ma “la Chiesa c’è – ha rimarcato monsignor Morrone a Vatican News – e seppur, in situazione di affanno e di difficoltà, le nostre Caritas ci sono state in quei momenti drammatici, e se non ci fossero state, penso che le nostre istituzioni avrebbero fatto acqua, diciamo così».

«In due ore intense – ha spiegato Morrone – abbiamo raccontato al Papa che come Chiesa stiamo lavorando nelle nostre realtà diocesane non per trattenere i giovani, perché i giovani devono essere liberi di fare esperienze, ma per riportare le tante eccellenze che sono fuori e che non hanno trovato spazio in Calabria». «Il nostro sforzo, continua l’arcivescovo di Reggio Calabria, consiste nel cercare di sostenere i progetti dei ragazzi, dare “loro gambe”: pensare globalmente e agire localmente».

«Il Papa l’ha fiutato!», ha detto monsignor Morrone, rivelando quanto «l’attenzione del Papa sia stata puntuale nel mettere in evidenza una particolare “fraternità” che c’è tra i pastori della Regione. Una “bella sintonia” che non significa assenza di problemi, ma camminare insieme, un aspetto “tra i più belli».

«Insomma – ha sottolineato il presidente della Cec – il Papa ci ha incoraggiati in questo cammino di fraternità, in questa unità da cui emerge la nostra unicità». Nel confermare nella fede la Conferenza Episcopale della Calabria, il Pontefice ha ribadito anche alcuni pilastri del suo magistero: la missione e la Chiesa in uscita.

«E su questo, noi, grazie a Dio – ha concluso – anche con il percorso sinodale stiamo camminando: ci sono tantissime belle realtà e soprattutto un’umanità che si palpa. Tra le parole che i vescovi calabresi riporteranno nelle loro comunità al termine della visita ad limina, sicuramente il “coraggio”. “Ecco, il Papa ci dice ‘coraggio, procediamo, andiamo avanti’. E questa sua forza ci sostiene: il Papa ci è vicino».

Sull’incontro è intervenuto anche mons. Claudio Maniago, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, sottolineando come il colloquio con Papa Francesco sia stato «raterno per certi aspetti, paterno per altri. Il Papa ci ha messi a nostro agio, ci ha accolti davvero come fratelli che condividono con lui l’importanza e il peso del cammino pastorale delle nostre diocesi, della Chiesa tutta».

«Abbiamo affrontato anche tematiche di tipo sociale – ha detto mons. Maniago – perché la nostra diocesi, le nostre diocesi e anche la nostra terra di Calabria vivono di sofferenze. Il Papa ha chiesto di avere una grande attenzione verso i giovani, per aiutarli in tutto e per tutto, perché possano rimanere o ritornare in questa terra, per non impoverirla ulteriormente, ma anzi per aiutarla ad avere futuro». (rrm)

Gli onori di Papa Francesco a don Salvatore Nunnari

di PINO NANO – «All’ Arcivescovo emerito di Cosenza-Bisignano: “Celebrando il giubileo d’argento dell’ordinazione episcopale, ci congratuliamo con te per il tuo fedele Presepe Apostolico, prima presso la comunità ecclesiale di Sant’ Angelo dei Lombardi, e poi presso la Curia Arcivescovile di Cosenza-Bisignano, con la diligente perseveranza e la provata sollecitudine con cui ha sempre predicato. La verità del Signore nella carità. e per come hai servito Dio in mezzo al popolo, con una testimonianza fedele, e per come hai riempito il suo cuore della consolazione del Signore. Mentre ti manifestiamo il nostro amore con il meglio di tutto quello che si può immaginare, ti impartiamo la nostra benedizione, a te e ai tuoi parenti, chiedendo preghiere per il nostro Ministero Petrino. Firmato, Francesco. Dato a Roma, Laterano, il 4 marzo 2014». 

Questo il testo ufficiale tradotto in italiano, ma scritto in latino, della lettera personale che Papa Francesco ha fatto recapitare a don Salvatore Nunnari, da 25 anni vescovo di Santa Romana Chiesa, nel giorno in cui la Chiesa cosentina ha celebrato in onore di don Nunnari il venticinquesimo anniversario della sua ordinazione vescovile. 

Ma ad anticipare questa lettera autografa del Santo Padre era già stato qualche ora prima l’annuncio ufficiale del Nunzio Apostolico, il Cardinale Emil Paual Tscherrig, che in una lettera indirizzata a don Nunnari sottolinea testualmente di “unirsi ai sentimenti di Sua Santità Papa Francesco”, di volergli formulare “i più fervidi voti augurali”, di voler invocare al Signore “abbondanti benedizioni celesti”, e di volergli manifestare una stima infinita.  

In cattedrale a Cosenza la cerimonia è solenne, corale, autenticamente popolare, una Chiesa strapiena di fedeli come non mai, per questo importante compleanno con la “gente di Cosenza”, cerimonia fortemente voluta dall’arcivescovo di Cosenza mons. Giovanni Checchinato che presiede la concelebrazione, serata intensa e particolare, che nei fatti è poi un “percorso indimenticabile” della vita privata di qualunque sacerdote. Piena di affetto privato è la bellissima l’omelia che gli dedica Padre Giuseppe Morosini, Arcivescovo Emerito della diocesi di Reggio-Bova, e che parla di lui come di un pastore illuminato ed eternamente presente sulle barricate della fede. Non poteva mancare una folta delegazione reggina, vecchi diocesani di don Salvatore che non hanno mai smesso di seguirlo.

59 anni di sacerdozio, 25 da vescovo, Arcivescovo metropolita emerito di Cosenza-Bisignano, Amministratore Apostolico dell’Eparchia di Lungro dal 2010 al 2012, Presidente della Conferenza Episcopale Calabra dal 2013 al 2015, grande devoto della Madonna della Consolazione, storica guida spirituale dei portatori della vara della Madonna della Consolazione, Terziario dell’ordine dei Cappuccini, viene ordinato presbitero da monsignor Giovanni Ferro il 12 luglio del 1964. Un prete di grande carisma e di grande coraggio, un uomo passionale a volte istintivo e determinato, ma che va sempre “là dove lo porta il cuore”. E soprattutto, un uomo libero da tutto e da tutti.

«Venticinque anni di episcopato sono un dono – dice il vecchio presule –. Sono un dono ma sono anche una responsabilità. Quando penso al mio episcopato, lo penso con un disegno: la mitria e la croce. La croce non va cercata, va accolta quando arriva. L’episcopato segnato dalla croce è come un giardino irrigato che produce frutto».

Memorabili rimarranno le sue omelie in tutti questi anni contro lo strapotere delle cosche, soprattutto dopo l’ultimo viaggio di Papa Francesco a Cassano, e dopo la scomunica lanciata dal Pontefice dalla spianata di Sibari ai “mafiosi della terra”. Accanto a Papa Francesco e a mons. Nunzio Galantino, straordinario regista di quella giornata, c’era anche lui quel giorno, don Salvatore Nunnari, che a Sibari accoglie il Papa in nome dei vescovi dell’intera regione e porta a lui il saluto di tutti i sacerdoti calabresi. Giornata storica per la Calabria. 

«Le responsabilità di un vescovo- riconosce- sono tante. Per essere uomo di governo c’è bisogno di tanto equilibrio interiore. La pastorale è composta di tre “P”, preghiera – prudenza – pazienza. Un Vescovo, come un parroco, è uomo di armonia. La Chiesa non si guida con le nostre furbizie, ma con queste virtù». 

La sua missione pastorale inizia a Reggio Calabria nel cuore del quartiere popolare del Gebbione, nella parrocchia di Santa Maria del Divin Soccorso dove arriva subito dopo l’ordinazione sacerdotale. Prima vicario cooperatore, poi parroco fino al 1999, e qui diventa una vera icona del quartiere, punta di diamante dei mille problemi della sua gente, ma anche confessore e amico personale dei più deboli. 

«Una delle grazie che ho ricevuto nella mia vita, è di aver avuto dei Vescovi santi, meravigliosi. Monsignor Ferro mi ha accolto in Seminario, mi ha ordinato prete, di cui ero, come mi scrisse – il mio diletto figlio –. Il mio padre spirituale fu San Gaetano Catanoso. Mi additò la strada della santità, avrei dovuto essere un prete santo. Porto sempre dentro la consapevolezza della mia debolezza, ma il Signore mi ha usato grazia».

Il 26 febbraio 2005 prende possesso dell’arcidiocesi di Cosenza e il 29 giugno successivo riceve il “pallio”, nella basilica di San Pietro in Vaticano, da Papa Benedetto XVI. Sarà quello il primo riconoscimento ufficiale del suo valore e della immensa considerazione che il Papa e la Santa Sede nutrono nei suoi riguardi.

“I santi hanno segnato il mio episcopato. Penso a madre Elena Aiello, diventata beata, a San Nicola Saggio, al beato Francesco Maria Greco, a Sant’Angelo d’Acri. Adesso speriamo che Arcangela Filippelli, la nostra Maria Goretti, venga presto riconosciuta quale bella testimone della fede in terra di Calabria”.

Era stato Papa Giovanni Paolo II a volerlo e a sceglierlo come arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. 

Era il 30 gennaio 1999. Della serie, “Siamo ancora qui”. (pn)

Il sindaco di Melissa Falbo: Piccoli comuni cantieri di partecipazione

«A poco più di un mese dall’abbattimento di Palazzo Mangeruca, pagina storica, bella ed emblematica per la Calabria, le parole di Papa Francesco sull’opportunità soprattutto per i piccoli comuni di aprire dei cantieri di partecipazione, assumono per noi un significato ancora più profondo: si può favorire un rinnovamento della democrazia, anche dal basso». È quanto ha dichiarato il sindaco di Melissa, Pietro Falbo, tra i 200 amministratori che hanno partecipato all’udienza del Papa nei giorni scorsi e che ha consegnato al Pontefice una targa con inciso sopra: La comunità di Melissa abbraccia Papa Francesco.

«Non possiamo che accogliere con favore – ha aggiunto – l’invito di Francesco a proseguire nel percorso che ci vede impegnati a costruire reti e collaborazioni tra istituzioni e privato sociale per i nostri territori. Si tratta di sinergie positive, che trovano forza proprio nella carenza di risorse che si registrano a queste latitudini».

«E per questo motivo – ha concluso il sindaco Falbo – la nostra missione dovrà essere lavorare sul valore dell’assenza, trasformando i vuoti da riempire in capitale spirituale ed energie da sprigionare e condividere per lo sviluppo eco-sostenibile e durevole delle nostre comunità locali». (rkr)

 

Il sindaco di Tropea Macrì all’udienza di Papa Francesco: Consegnata targa realizzata da Affidato

Il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, ha partecipato all’udienza di Papa Francesco che ha visto protagonisti 200 amministratori Asmel – Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione a degli Enti Locali. Per l’occasione, inoltre, il primo cittadino ha consegnato al Papa una speciale targa realizzata dal maestro orafo Michele Affidato, con inciso sopra A sua Sanità. Con gratitudine.

Il sindaco Macrì si è detto molto motivato dall’esortazione sul ricorso alle diverse forme di intelligenza artificiale che – queste le parole del Papa – se utilizzata non per la distruzione, ma nella logica della cura, della cura delle persone, cura delle comunità, cura dei territori e cura della casa comune, potrebbe risultare una potenza benefica.

Tra i tanti messaggi e contenuti pregnanti e penetranti, dalle cause dell’abbandono e spopolamento delle aree interne e agli antidoti per arginare la dilagante cultura dello scarto, dalle troppe diseguaglianze nella fruizione dei servizi fondamentali all’interno dello stesso Paese alla connessione tra fragilità delle persone e fragilità dell’ambiente sul quale ci sentiamo in prima linea, dalla ricerca di nuovi rapporti tra pubblico e privato alla preoccupazione per la riduzione delle nascite, il richiamo all’uso sociale delle nuove tecnologie è stato probabilmente quello più impegnativo per il governo dei territori.

«L’iniziativa di Asmel –  ha spiegato il sindaco, ringraziando il Presidente dell’associazione, Giovanni Caggiano – è stata un autentico momento di qualità dell’azione pubblica, forte ed importante per tutte le autonomie locali; è stato – scandisce – il migliore inizio d’anno per i sindaci dei piccoli comuni e per la missione istituzionale, sociale, culturale, economica e costituzionale che ognuno di noi interpreta nell’interesse della propria comunità».

«Siamo di fronte ad una chiave di lettura non ideologica – ha continuato Macrì – che condividiamo soprattutto perché obbliga, le istituzioni in primis, a riflettere necessariamente sul governo consapevole della complessità, dell’innovazione e delle sfide che a tutti i livelli si presentano dinnanzi alle classi dirigenti locali, nazionali ed internazionali».

«E la prima sfida rispetto a fenomeni e novità che vanno sapute trasformare in opportunità anche e soprattutto in soluzioni e benessere nei e per i territori periferici e le aree interne come ha più volte sottolineato il Santo Padre resta – ha aggiunto – quella della consapevolezza. Con questo metodo e con questa prospettiva che è tutta pedagogica, ringraziando il Papa per essersi originalmente soffermato con lucidità e spiritualità anche su questo aspetto – proprio sul presente e sul futuro dell’intelligenza artificiale, sulle questioni etiche e sulla e sulle sfide educative, sulle sue applicazioni e su tutte le sue implicazioni sociali, politiche, psicologiche ed economiche che da essa derivano, Tropea si è candidata da tempi non sospetti ad ospitare, promuovere e sostenere, cosa che continueremo a fare con convinzione, eventi nazionali e seminari di formazione». (rrm)

 

San Ferdinando tra i 200 Comuni in udienza da Papa Francesco

C’è stata anche San Ferdinando, rappresentata da Luca Gaetano, all’udienza dei 200 sindaci con Papa Francesco. San Ferdinando, infatti, è stato selezionato come Comune Innovatore nell’ambito delle progettualità per l’innovazione tecnologica promosse da Asmel.

Nel suo discorso il Santo Padre ha evidenziato come i cittadini dei piccoli Comuni «scontano divari importanti in termini di opportunità, e questo resta una fonte di diseguaglianza» che spesso «spinge la parte più intraprendente della popolazione ad andarsene. A restare sono soprattutto gli anziani e coloro che più faticano a trovare alternative. Di conseguenza, cresce in questi territori il bisogno di Stato sociale, mentre diminuiscono le risorse per darvi risposta».

Il messaggio di Papa Francesco rivolto ai sindaci, con l’invito a proseguire nel favorire l’incontro tra “sociale e nuove tecnologie”, è in linea con la missione di Asmel,  realtà associativa che conta 4.296 Enti locali presenti su tutto il territorio nazionale ed è rivolta principalmente ai piccoli e medi Comuni italiani che rappresentano la frontiera di prossimità della Repubblica nel rapporto diretto con i cittadini e le comunità locali.

Il sindaco di Gaetano, nell’incontro con Santo Padre, ha consegnato al Pontefice il caloroso saluto da parte dei sanferdinandesi e gli ha rivolto sentimenti di gratitudine per la sua alta guida spirituale.

Nell’augurare al Papa un sereno prosieguo in salute e coscienza, ha altresì ricevuto la benedizione per San Ferdinando e i suoi cittadini. 

«È stato un nobile onore aver rappresentato San Ferdinando in questa occasione così solenne, l’incontro con il Santo Padre mi ha dato l’opportunità di incarnare la dignità dei sanferdinandesi e di porgere a tutti noi la benedizione del Papa – afferma Luca Gaetano – abbiamo tutti apprezzato le parole di Francesco che, in conclusione del suo discorso, ha posto l’accento sulla denatalità e sul calo demografico. Ringrazio i vertici di Asmel e tutti coloro che hanno lavorato duramente per organizzare questa udienza. La qualifica di ‘Comune Innovatore’ ci rassicura sulla bontà del lavoro che stiamo svolgendo e ci induce a proseguire senza sosta nell’opera di sviluppo e rigenerazione della città». i(rrm)

Papa Francesco e San Francesco di Paola in unione per la Pace

di FRANCO BARTUCCI – È la terza volta che Papa Francesco negli ultimi due anni ha inviato un messaggio ai frati del Santuario di San Francesco di Paola, la cui benedizione è estesa alla Comunità dei Padri Minimi e a quanti prendono parte, in preparazione del Santo Natale, all’evento Natale in Santuario Note di Pace e a tutti i pellegrini del Santuario Regionale.

In precedenza, gli altri due messaggi li inviò in occasione del centenario dell’elevazione della Chiesa del Santuario a Basilica minore celebrato nel mese di ottobre del 2021 con la proclamazione dell’anno Giubilare; nonché alla chiusura dello stesso ch’ebbe termine l’anno dopo sempre nel mese di ottobre del 2022. In questo terzo messaggio Papa Francesco ha scritto: «Desidero farmi presente tra voi in occasione della manifestazione Natale in Santuario – Natale di Pace, che avete organizzato nell’approssimarsi delle Festività natalizie. Mi compiaccio per il tema scelto, la pace, che è della massima attualità ed urgenza; sono lieto che abbiate voluto proporlo nella cornice di una rappresentazione artistica, perché l’arte è sorgente di pace. In questo tempo di crisi e di guerra vi raccomando di continuare ad essere costruttori coraggiosi di fraternità e di riconciliazione, sull’esempio di San Francesco di Paola, che raccomandava: “Amate la pace perché è migliore di qualsiasi altro tesoro”. Il Santo della carità esorta tutti a lasciarsi trasformare e rinnovare dal mistero di luce di Gesù, che nel Natale è salutato come “Re della Pace”».

«Vogliate anche essere sensibili alla cura e alla salvaguardia della nostra casa comune, per la quale il Santo paolano ha avuto speciale predilezione vivendo una relazione armonica con il creato. Mentre invoco la protezione della Vergine Santa e di San Francesco di Paola, di cuore benedico la comunità dei Padri Minimi, quanti prendono parte all’evento e tutti i pellegrini del Santuario Regionale. Per favore ricordatevi di pregare per me, io prego per voi. Preghiamo insieme per la pace nel mondo!».

Come non condividere le parole e le considerazioni di Papa Francesco e soprattutto «essere costruttori coraggiosi di fraternità,  di riconciliazione  e di pace, da vivere in ogni manifestazione della vita e nel tempo per fermare l’obbrobrio delle guerre in Ucraina, in Palestina ed in altre parti del mondo nello spirito e sull’esempio del nostro San Francesco.

Quanta verità troviamo nelle parole di San Francesco di Paola che amorevolmente ci ha ricordato: «Amate la pace perché è migliore di qualsiasi altro tesoro».

Un pensiero che tocca tutti ed in particolare coloro che hanno il peso del potere di governare gli uomini e le società, che pur di conquistare “tesori”, non guardano al sacrificio di innumerevoli vite umane in guerre fratricide e violente. In questo momento l’appello di invocazione è rivolto a Putin ed Hamas, accomunati da un’azione di aggressione che alla luce di quanto sta accadendo non ha senso per ciò che hanno creato in forma deflagrante e distruttiva e lasceranno alle generazioni a venire.

È noto che la figura di San Francesco di Paola è la più diffusa, conosciuta  e celebrata nel mondo cristiano cattolico, in ogni continente. Un motivo in più perché questa famiglia di religiosi minimi e fedeli abbiano un comune atteggiamento di preghiera e promuovere quanto Papa Francesco ci ha chiesto.

Intanto sabato 13 gennaio prossimo in India e precisamente al Seminario di Poltaran sette giovani fratelli indiani, quattro dei quali, hanno seguito un periodo di preparazione al collegio romano dell’Eur, verranno ordinati sacerdoti ed entreranno a far parte dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, dando l’immagine internazionale del Santo paolano, Patrono della Calabria e della gente di mare.

Questi i loro nomi: dn Savio Palakuzha, dn Sachin Puthidathuchalil, dn Aljo Kunnan, dn Abin Illickal, dn Godson Maippan, dn Abin Vettickappillil, dn Susai Antony Raj. (fb)