Pasquale Tridico nella sua Scala Coeli presenta il suo libro

È stato nei giardini della Misericordia della sua Scala Coeli che Pasquale Tridico, già presidente Inps, ha presentato il suo libro Il lavoro di oggi la pensione di domani – Perché il futuro del Paese passa dall’Inps”, realizzato in collaborazione con il giornalista del Corriere della Sera, Enrico Marro.

Il recente lavoro editoriale di Tridico, è «un viaggio tra passato presente e futuro dell’economia del Paese che riguarda ogni cittadino» e che tanto successo sta riscuotendo nelle librerie dello Stivale.

Organizzata dalla stessa Misericordia, la serata del 16 agosto ha visto la presenza dell’autore Pasquale Tridico che ha dialogato con Nicola Abbruzzese e Amedeo Fusco, due dei tanti componenti del gruppo GIS del quale faceva parte l’ex presidente dell’Inps, quando era ancora una “giovane marmotta”.

I saluti del Governatore della Misericordia di Scala Coeli, Rocco Acri, al figlio di Scala Coeli che tanto lustro ha dato al paese, hanno aperto la serata che è stata condotta, magistralmente dal duo Abruzzese-Fusco i quali hanno posto le prime domande all’ospite illustre che Pino Nano (già capo redattore, in Rai, della redazione Giornalistica della sede regionale della Calabria) definisce «una delle Eccellenze Italiane di questa nuova stagione della Storia della Repubblica a cui il Paese, prima o poi, dovrà un grazie molto speciale, se non altro per il coraggio ed il senso di innovazione con cui lo studioso si è prestato a questo gioco».

«Bisogna investire i nostri capitali – dice Pasquale Tridico parlando del lavoro al Sud – in modo più efficiente. L’imprenditore ha una grande responsabilità sociale: non deve sperperare il suo capitale, l’investimento deve rispondere pienamente alle proprie funzioni! Non si possono, per esempio, aprire pizzerie in ogni angolo della terra! Per quanto buona possa essere quella pizzeria, la stessa non può produrre salari alti. La Calabria non può vivere, esclusivamente, di turismo».

«Possiamo – continua Tridico – vivere di agroalimentare, certo; di industrie legate all’agricoltura si, ma non di lavori a scarso contenuto tecnologico soprattutto oggi che la trasformazione tecnologica è inarrestabile e non deve essere ignorata. Il lavoro determina la pensione: se noi accettiamo un lavoro a nero, la pensione non la vedremo mai; se accettiamo un lavoro che paga 1200 euro ma siamo costretti a restituire 700 euro all’imprenditore, non avremo una pensione. Anche se accettiamo di lavorare per otto ore ma effettivamente lavoriamo per 12 ore! Non va bene! Dobbiamo rompere questi equilibri che nel nostro Paese ci sono sempre stati, per poi trovarci su una frontiera tecnologica più avanzata. Le persone ci saranno sempre, le aziende non spariranno ed i capitali continueranno ad esistere solo che si posizioneranno su un’asticella più alta».

«È un modello – conclude Pasquale Tridico – che vuole fare competizione sul costo del lavoro piuttosto che sull’innovazione, con meno industria e più servizi a basso contenuto tecnologico e sfruttamento del lavoro! Un modello che non si addice alla nostra nazione».

Dal pubblico sono state poste delle domande al presidente Tridico che, con la tranquillità che lo ha sempre contraddistinto, ha risposto in maniera completa ed esaustiva.

In una estate scalese che dal punto di vista della organizzazione culturale e ludica ha registrato il livello più basso di tutta la provincia cosentina, la presentazione del libro del professore Tridico è stata il “vettore” per il ricordo di anni in cui era piacevole trascorrere le ferie tra le varie iniziative che venivano organizzate: un amarcord nostalgico che ci si augura lasci il posto ad altre e divertenti “Estati Scalese”! (rcs)

RENDE (CS) – Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico presenta il suo libro all’Unical

Domani mattina, alle 11.30, nell’Aula Caldora dell’Università della Calabria, è in programma la presentazione del libro Il lavoro di oggi la pensione di domani di Pasquale Tridico (presidente dell’Inps) con Enrico Marro (Corriere della Sera).

Occupazione, lavoro, povertà, salario minimo, produttività, dinamiche demografiche, diseguaglianze sociali, pensioni, sostenibilità del sistema previdenziale. Sono questi gli argomenti di cui si discuterà domani.

«Lavoro e pensioni sono due facce della stessa medaglia», dichiara Pasquale Tridico, presidente dell’Inps. «La precarietà e i bassi salari – continua Tridico – determinano il futuro previdenziale dei giovani: un lavoro povero frutterà una pensione povera». L’implicazione è di puntare sulla quantità e la qualità dell’occupazione, poiché solo in tal modo eviteremo di avere in futuro «una massa di anziani da assistere – conclude Tridico . Tanto più in un quadro di preoccupante declino demografico».

Questo scenario poco rassicurante è confermato anche da Francesco Aiello, docente di Politica economica dell’UniCal e presidente di Open Calabria: «Se è vero, com’è vero – dichiara Aiello – che la rendita pensionistica dipende dalla retribuzione oraria, dai contratti di lavoro e dall’anzianità lavorativa, le previsioni sulla previdenza futura peggiorano soprattutto per le generazioni di giovani che vivono nelle regioni più povere del paese, come la Calabria». «Se non avremo una duratura e sostenuta crescita economica – continua Aiello – nei prossimi anni assisteremo ad un’ulteriore emigrazione di calabresi in età lavorativa (giovani, in particolare), con il risultato che saremo sempre più dipendenti dai trasferimenti di reddito, tra cui pensioni e assistenza di variegata natura».

Aiello riporta alcuni dati sulla già elevata rilevanza delle pensioni in Calabria: «Nella nostra regione le prestazioni pensionistiche sono circa 750 mila, ossia 40.1 pensioni ogni 100 abitanti (la media italiana è 37,64). «La rendita media per pensionato è di poco superiore a 11mila euro, equivalente al 67% del PIL pro capite, ossia quasi 20 punti percentuali in più del dato nazionale (48,52%) – continua Aiello -. La spesa pensionistica è pari al 27,1% del PIL calabrese, un valore maggiore di 8,5 punti percentuali della media nazionale (18,6%) e ben 11 punti percentuali in più del 16% che si registra nelle regioni settentrionali». «Se non si interverrà subito – conclude Aiello – questi dati tenderanno a peggiorare nei prossimi anni sia per dinamiche demografiche sia assenza di occupazione».

La presentazione del libro di Tridico è anche un’occasione per riflettere sulle prospettive del paese e della nostra regione. Dopo i saluti istituzionali del prof. Massimo Costabile, – direttore del Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza “Giovanni Anania”, assieme all’autore del libro, interverranno Francesco Aiello (prof. di Politica economica, UniCal), Aldo Ferrara (presidente di Unindustria Calabria), Roberto Occhiuto (presidente della Regione Calabria), Valeria Pupo (docente di Economia industriale, UniCal) e Angelo Sposato (segretario generale Cgil Calabria). Il dibattito sarà moderato da Marco Innocente Furina (giornalista Rai). Sebbene la partecipazione all’evento sia libera, l’ingresso sarà consentito fino alle 11.20. (rcs)

Pasquale Tridico: «Da 125 anni Inps al servizio del Paese»

Di PINO NANOC’è il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia di apertura delle celebrazioni per i 125 anni dalla fondazione dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico tiene una vera e propria lezione magistrale di Welfare.

Alla cerimonia sono presenti fra gli altri la Presidente della Corte Costituzionale Silvana Sciarra, il Vice Presidente del Senato Gian Marco Centinaio, in rappresentanza del Parlamento il  Questore della Camera dei deputati Filippo Scerra, e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Social Marina Elvira Calderone.

Manifestazione solenne come nella migliore tradizione Inps, e a cui quest’anno il Presidente Prof. Pasquale Tridico ha voluto riconoscere un valore simbolico aggiuntivo e molto speciale, sottolineando nel suo intervento il ruolo storico che da 125 anni svolge l’istituto che dirige.

«La storia dell’Inps – spiega il professor Tridico – coincide con la storia dello Stato sociale in Italia. È una storia che ha accompagnato le più importanti trasformazioni del mondo del lavoro, del fare impresa e delle famiglie. È una storia che conferma l’indissolubile legame tra welfare e lavoro. E che scandisce l’espansione delle scelte di solidarietà del Paese».

Per nulla rituale la relazione del Presidente, anzi un intervento condito di storia e di dati economici che trasformano la sua relazione di rito in una vera e propria lezione accademica, da economista raffinato ed educato ai consessi internazionali più esclusivi.

«Veniamo da lontano – esordisce il Presidente Tridico – eravamo in piena rivoluzione industriale quando nasce anche in Italia, nel 1898, la previdenza sociale, con l’istituzione di una assicurazione privata obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e con la fondazione della Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e per la vecchiaia degli operai, secondo il principio di una «previdenza libera sussidiata e facoltativa».

«Nel 1919, l’assicurazione diventa obbligatoria per i dipendenti dell’industria e gli agricoltori e vi si aggiunge una assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria. Così come qualche anno prima, nel 1910, si era avuta l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria della maternità».

Il grande economista diventa per un momento anche costituzionalista, e spiega che nasce così il moderno Stato Sociale italiano che avrebbe accompagnato i cittadini in quei successivi trent’anni di straordinario sviluppo industriale del Paese, trent’anni caratterizzati dall’aumento demografico e da una forte espansione economica.

«L’Italia decise di abbracciare un’idea di stato sociale che permettesse a tutti migliori condizioni di vita, costruendo progressivamente una sanità pubblica, un reddito assicurato per malati e indigenti, istruzione pubblica gratuita, servizi per l’impiego e servizi abitativi».

Il “Professore” va ancora oltre: «La missione dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale – ripete – si inserisce in questo solco valoriale, scandito chiaramente negli articoli 1, 3, 4 e 38 della Costituzione, che mira a principi di welfare universalistico e alla promozione del “lavoro buono”, capace di garantire le giuste tutele e lo sviluppo umano». 

Poi, dagli anni ’90 in poi, la globalizzazione e il calo demografico impongono una riflessione e ha inizio un lungo processo di riforma che riguarda sia il mercato del lavoro che l’ambito delle pensioni, dell’assistenza e del sostegno al reddito. Anche questo processo ha visto INPS al centro di cambiamenti importanti e di una profonda modernizzazione.

«Da una parte – spiega Pasquale Tridico –, l’aumento delle disuguaglianze, e la crescente flessibilità del lavoro, che troppo spesso è diventata precarietà, hanno portato a aumentare le prestazioni a sostegno del reddito. Dall’altra, la crisi demografica ha spinto verso maggiori sostegni alla famiglia e per i figli. Infine, le due grandi crisi del nuovo secolo, quella finanziaria del 2008 e la pandemia, hanno generato un welfare sempre più universale e meno categoriale, rivolto a tutti i lavoratori e non solo ai lavoratori subordinati, con l’estensione dell’indennità di disoccupazione e con l’introduzione del reddito minimo, in linea con gli indirizzi comunitari».

Non ha nessun dubbio il Professore: “L’Inps è una grande azienda pubblica efficiente al servizio del Paese e del suo cambiamento. Solo 20 anni fa, l’Istituto offriva prestazioni e servizi nell’ordine di qualche decina. Oggi ne gestisce oltre 400. Per volontà dei Governi e Parlamenti che si sono succeduti, Inps ha incrementato il numero e la varietà delle prestazioni sociali e accorpato a sé altri enti previdenziali, diventando una vera e propria “Agenzia Nazionale del Welfare” con missioni e obiettivi sempre più ampi per rispondere alle crescenti esigenze della società italiana».

Il Presidente Tridico tratta l’Inps come se fosse il fiore all’occhiello del sistema-Paese, forse ha anche ragione lui, ma ci sono pezzi della sua lezione davanti al Capo dello Stato da cui viene fuori un senso di fierezza e di appartenenza che difficilmente di solito l’uomo tradisce in pubblico.

Circa 42 milioni di utenti, tra lavoratori, pensionati, famiglie e aziende, l’Istituto gestisce 386 miliardi di euro di entrate, di cui 145 miliardi di trasferimenti pubblici, e 384 miliardi di euro di uscite, assicurando la sostenibilità del sistema e agendo come snodo per la coesione sociale.

«Tutto questo – conclude Tridico – rappresenta l’Inps, un “motore” sempre acceso, l’ente di welfare più grande d’Europa».

Ma a questo il Professore aggiunge anche quello che è ormai diventato il suo mantra preferito: «Solo se nessuno viene lasciato indietro, lo sguardo di tutti può volgersi in avanti».

E chiude con un monito al Paese, ma è anche un riconoscimento formale alla missione che il Presidente Mattarella ha appena vissuto in prima persona in Calabria, che è la terra di origine del Presidente Tridico: «La mancanza di prospettive e di solidarietà è la più grande sconfitta che un popolo possa affrontare».

«È ciò che costringe i giovani ed intere famiglie ad allontanarsi dalla propria terra di origine e ad affrontare gravi incertezze, con conseguenze anche tragiche. Negli occhi e nei pensieri oggi portiamo il peso del terribile naufragio di Crotone. Sta a noi, con ogni tipo di strumento che scegliamo di porre in campo, mantenere la promessa che abbiamo sottoscritto attraverso la Costituzione: di crescere come collettività attraverso il lavoro e il sostegno al pieno sviluppo di ogni individuo, a partire dagli ultimi e dai più fragili». 

Chi vuole intendere intenda, please. (pn)

A Roma si presenta il libro “Il lavoro di oggi” di Pasquale Tridico

di PINO NANO – Domani a Roma, alla Dante Alighieri, Palazzo Firenze, verrà presentato il nuovo saggio del Presidente dell’Inps Pasquale Tridico, Il lavoro di oggi la pensione di domani. Perché il futuro del Paese passa dall’Inps (Solferino Libri 2023).

Assieme all’autore anche il Presidente della Società Dante Alighieri Andrea Riccardi, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Cardinale Matteo Maria Zuppi, il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci. Modera la giornalista Paola Severini Melograni.

Il giudizio del mondo politico ed economico italiano è già unanime, parliamo di un saggio moderno di economia reale che tutti dovrebbero avere sul comodino e questo dibattito organizzato da Andrea Riccardi alla Dante Alighieri si preannuncia come uno di quegli eventi pubblici destinati a segnare in qualche modo la storia economica del Paese.

Un saggio di Economia Politica in cui Pasquale Tridico spiega per la prima volta come sono nati il decreto Dignità e il Reddito di cittadinanza e risponde a domande che affliggono migliaia di italiani, dai giovani che si chiedono se vedranno mai la pensione, alla gestione della precarietà, passando per l’esplosione della spesa dovuta al Covid fino alle baby pensioni di cui ancora paghiamo il prezzo. 

Un libro scritto a quattro mani con il giornalista Enrico Marro una delle firme di riferimento sui temi economici del «Corriere della Sera», dove lavora dal 1989, e ci riserva un dato a dir poco “significativo” che è questo: «C’è un problema strutturale che una riforma del sistema pensionistico dovrebbe affrontare: quello della differenziazione delle età di pensionamento in base al lavoro svolto. Partiamo da un fatto, confermato dai dati: i poveri muoiono prima dei ricchi».

I giovani vedranno mai la pensione? Come evitare che la precarietà si trasformi in una trappola?

Pasquale Tridico ed Enrico Marro mettono in piedi un sorta di vero e proprio “vademecum del mondo della previdenza in Italia” e ci spiegano con un linguaggio moderno scorrevole semplicissimo e a tratti anche avvolgente le mille dinamiche sociali in cui si muove la nostra economia. 

Eccole le due facce della stessa medaglia: il lavoro e la pensione. La precarietà e i bassi salari che colpiscono i giovani – spiega Pasquale Tridico – determinano anche il loro futuro previdenziale: un lavoro povero frutterà una pensione povera. 

«C’è un collegamento divenuto più stretto con l’introduzione del sistema contributivo, dobbiamo migliorare la quantità e la qualità dell’occupazione – sottolinea questo grande economista chiamato nel 2019 alla guida dell’Inps – per evitare domani di avere una massa di anziani da assistere. Tanto più in un quadro di preoccupante declino demografico».

Al Presidente dell’Inps va riconosciuto oggi il grande merito di avere finalmente “aperto” le porte del suo Istituto, di aver reso assolutamente trasparente la politica previdenziale in Italia, e soprattutto di aver trovato il coraggio di denunciarne limiti e storture che per anni hanno in parte anche paralizzato il futuro di intere generazioni.

Ci sono pagine di questo suo ultimo saggio a dir poco esplosive. Perché le baby pensioni sono uno scandalo di cui ancora paghiamo il prezzo? Quota 103, il salario minimo e il Reddito di cittadinanza sono le risposte giuste? Cosa è successo con l’esplosione della spesa dovuta al Covid? 

Pasquale Tridico, “Il professore”  – anche qui all’Inps sono in pochi a chiamarlo “Presidente” forse per via di questo suo carisma debordante che gli proviene da un cursus accademico di assoluto prestigio internazionale- spiega a che punto è oggi l’Inps, un gigante che gestisce quasi la metà della spesa pubblica ma del quale sappiamo poco, e soprattutto perché il futuro passa necessariamente da un nuovo Stato sociale. Un viaggio insomma tra passato, presente e futuro dell’economia del Paese che riguarda ogni cittadino, e che dà di Pasquale Tridico l’immagine solenne e austera di un “Uomo di Stato”. A 360 gradi. (pn)

RAPPORTO INPS: LA FOTOGRAFIA DI UN SUD
CHE VEDE ANCORA PARTIRE I SUOI GIOVANI

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – «Abbiamo speso circa 60 miliardi di euro per prestazioni Covid  (cassa integrazione, bonus per gli autonomi). Noi continuiamo a dire che il 65% del reddito ,di cittadinanza va al Sud, ma dimentichiamo di dire che il 70% delle prestazioni Covid sono andate al Nord». Così il presidente dell’Istituto Pasquale Tridico, alla presentazione del 21º rapporto annuale Inps

E l’assegnazione delle risorse per il Covid è un indicatore utile a capire quello che avviene per qualunque altra  forma di strumenti di welfare nel nostro Paese. Una voce di verità nella confusione di dichiarazioni, ma le  denunce di assegnazione di reddito di cittadinanza a criminalità organizzata o in generale a gente che non avrebbe diritto fanno sì che la levata di scudi verso questo strumento stia divenendo generalizzata.  Ma a chi dice che in un anno e mezzo hanno truffato allo Stato quasi 15 milioni di euro, ricordo che gli evasori ne sottraggono 150 miliardi nello stesso tempo.

A maggior ragione è stato criminalizzata da quando si è ritenuto abbia influito pesantemente nell’indirizzare consenso verso l’unica forza politica che lo ha difeso in modo assoluto, quel Movimento Cinque Stelle che evidentemente da esso ha ricavato un consenso generalizzato, soprattutto nel Sud.  Ma il tema è che in tal modo si butta a mare il bambino con l’acqua sporca. Infatti sono tutti a puntare il dito verso uno strumento, che si ritiene nell’immaginario collettivo dia l’opportunità a chi non vuol lavorare di farsi mantenere e che fondamentalmente porta ad indicare il Mezzogiorno come un’area di nullafacenti o perlomeno aspiranti a tale condizione.

 Si dimentica che negli ultimi 10 anni si sono trasferiti al Nord oltre 1 milione di lavoratori, per avere un progetto di futuro, che evidentemente al Sud mancava e che  quindi accusare gli abitanti di una realtà di poca voglia di lavorare, visto che sono disponibili a sradicarsi, mi pare poco generoso.

E ci vuole poco a passare dall’accusa ai percettori del reddito di cittadinanza alla generalizzazione nei confronti di un Sud che si accusa chieda soltanto di essere assistito e che non vuole assolutamente lavorare.  Le prime modifiche sul reddito cittadinanza, che portano all’esclusione da tale strumento non appena si rifiuta una seconda offerta di lavoro anche a distanza di 2000 km, fanno capire bene verso che quale direzione   si indirizzerà una possibile nuova modifica.

Sarà, se non quella di eliminarlo nei confronti di chi va dai 18 ai 59 anni, quella di sottrarre  il sussidio non appena si rifiuta la prima offerta di un posto di lavoro in qualunque parte d’Italia esso si trovi. Dimenticando che quando ci si sposta da una propria realtà ad un’altra distante, a parte il costo individuale e sociale del taglio delle radici nei confronti delle proprie origini, al depauperamento della realtà di provenienza, che peraltro ha speso risorse importanti spesso per formare gli individui, comporta la creazione di nuovi poveri, soprattutto nella prima fase, quella nella quale la remunerazione ottenuta non consente nemmeno il soddisfacimento dei bisogni essenziali dell’individuo. 

Tale riflessione è confortata dal fatto che da quando esiste lo strumento moltissimi rinunciano ad un posto di lavoro, anche a tempo indeterminato, quando questo si presenta ad una distanza tale per cui tutta una serie di costi, che magari nel luogo di residenza sono inesistenti, come quello per esempio della casa, sono invece  da affrontare.  Per cui quello che poi rimane, dopo che si è proceduto a soddisfare i bisogni essenziali, è il nulla  se non si è nella condizione addirittura di chiedere l’aiuto delle famiglie di origine. 

Ma l’altro aspetto sul quale si ha difficoltà a riflettere è quello messo in evidenza proprio dal presidente Tridico. Dimentichiamo spesso che, facendo tutti i conti e mettendo insieme tutte le risorse che vengono destinate alle diverse parti del Paese,  la spesa pro capite destinata al Sud è sempre di gran lunga inferiore di quella destinata al Nord. 

D’altra parte è ovvio che ciò accada.Tutti i sistemi di welfare, che si tratti di cassa integrazione ma anche delle pensioni quando queste non vengono calcolate, come è stato fino a poco tempo fa,  col sistema retributivo, non possono che portare a delle contribuzioni da parte dello Stato, maggiori per il Nord. Infatti, essendo per esempio il numero di pensionati di gran lunga più elevato nelle aree del Nord è evidente che portano ad una spesa  maggiore, in una discrasia tra aree territoriali, oltre che tra generazioni. 

Sia le une e le altre vengono penalizzate ovviamente da sistemi che favoriscono coloro che sono all’interno del sistema. E coloro che non lo sono, si chiamino giovani ancora non entrati nel mercato del lavoro del Nord e del Sud, ovviamente maggiormente del Sud, considerato che il lavoro è più difficilmente a disposizione in tali aree, e soggetti che nel mercato del lavoro non sono mai entrati.

Se si considera che sono circa 3 milioni nel Mezzogiorno si capisce come la distribuzione del welfare sia assolutamente favorevole alle realtà del Nord. Dimenticare poi che molti dei servizi sociali  sono  distribuiti in modo difforme nelle varie parti del Paese ci fa vedere la realtà con una lente distorta. Non avere la mensa scolastica per esempio per le famiglie è un costo ulteriore che esse affrontano, così come non avere un servizio pubblico di mobilità, come avviene in molte parti del Sud, comporta un costo aggiuntivo che spesso non viene evidenziato. 

Non è casuale infatti che vi sia grande difficoltà ad attuare perfino i livelli essenziali di prestazione in tutte le parti del Paese, che sono rimasti inattuati per parecchi anni fino ad oggi. Quindi che lo strumento vada in qualche modo corretto, laddove ha manifestato evidenti storture, è evidente. Dimenticando peraltro che il problema non è quello di fare incontrare la domanda e l’offerta di lavoro, considerato che esiste un’offerta ma non vi è la domanda.

Lo strumento, certamente di civiltà,  va aiutato  da controlli adeguati che evitino che lo abbiano  coloro che non ne hanno diritto. Ma evidenziare continuamente le risorse che vengono destinate ad esso, dimenticando che vi è un welfare complessivo a favore prevalentemente del Nord, è un modo  distorto di raccontare la realtà. (pmb)

IL PROGETTO INPS DEDICATO AGLI ULTIMI
SALARIO MINIMO E L’AIUTO AI PIÙ DEBOLI

di SANTO STRATI – È un progetto partito nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia: l’INPS, guidata dal calabrese Pasquale Tridico si è data l’obiettivo di occuparsi di chi ha più bisogno, i cosiddetti “ultimi”, generalmente dimenticati, ma soprattutto trascurati. Ovvero, quelli che, per tante ragioni, non sanno nemmeno di poter contare sulle prestazioni e i servizi che l’Istituto di Previdenza è in grado di offrire loro. È un bellissimo progetto, diciamolo subito, perché se nell’immaginario collettivo l’INPS è quello che paga le pensioni e trattiene i contributi dallo stipendio, in realtà pochi sanno delle finalità sociali dell’Istituto. Che, ovviamente, si regge dalla raccolta dei contributi previsti dalla legge dovuti dal datore di lavoro (a fini di previdenza e assistenza) e in piccola parte dal lavoratore, ma eroga servizi che sono essenziali per il welfare dei cittadini. Dalle pensioni di qualunque genere (lavoro, vecchiaia, invalidità, etc) fino al reddito di cittadinanza e al sostegno al reddito a chi ne ha bisogno.

Paradossalmente, sono proprio gli “ultimi”, quelli che hanno più bisogno, che, in passato, non solo non accedevano ai servizi INPS, ma soprattutto non erano nemmeno a conoscenza delle opportunità di sostegno ad essi riservate.

Il progetto, che si chiama “INPS per tutti” è stato avviato tre anni fa, coinvolgendo le molte realtà del Terzo settore che già operano con grande impegno e dedizione a favore delle persone più svantaggiate e, naturalmente, le diocesi. La Chiesa, da sempre, svolge un’intensa opera di carità e assistenza e diventa uno strumento essenziale di collegamento con i servizi che possono essere offerti ai bisognosi dall’Istituto di Previdenza.

L’iniziativa è partita dalle grandi città, dove maggiore è la presenza di senzatetto e di persone bisognose di aiuto e assistenza (Roma, Milano, Torino, Bologna e al Sud a Napoli, Bari e Palermo), ma il progetto prevede di estendere a tutto il Paese questo servizio di assistenza. Per fare un esempio, a Roma, alcuni funzionari Inps sono andati con i computer portatili a incontrare nelle comunità persone bisognose, controllando in tempo reale se avessero diritto a qualche prestazione. In buona sostanza, non è il cittadino (fragile e bisognoso) che va a cercare aiuto all’Inps, ma è l’Istituto che cerca di individuare chi è in una condizione di disagio per offrirgli assistenza e servizi: ci sono pensionati con cifre mensili ridicole che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena e molti che hanno perso il lavoro e non sanno come mandare avanti la famiglia. In questo campo, utile si è rivelata la collaborazione con i Patronati e anche i CAF che hanno un quadro abbastanza preciso di situazioni di indigenza dovute a disoccupazione, perdita di lavoro, pensione sociale troppo bassa.

Il progetto “Inps per tutti” è stato avviato anche in Calabria già da due anni a Cosenza (ci fu un incontro con tutti i Vescovi del Cosentino a Lorica per coinvolgere le diocesi) e sta dando buoni risultati anche nella Città Metropolitana di Reggio e presto coinvolgerà anche le altre sedi provinciali. A dimostrazione che la sede calabrese dell’Istituto, diretta da Pino Greco, ha colto con grande entusiasmo e spirito di collaborazione il progetto per fornire assistenza a quanti si trovano in stato di assoluta povertà, senzatetto, senza dimora (quanti – separati – sono costretti a dormire in una macchina?), ma anche a quei cittadini che vivono in territori lontani dalle sedi Inps di competenza: l’obiettivo, come già detto, è quello di raggiungere gli utenti, non farsi raggiungere, contattare chi ha bisogno, non aspettare di ricevere richieste d’aiuto. Intervenire preliminarmente, quando è possibile, al fine di alleviare disagi e risolvere, compatibilmente con gli indirizzi che si è dato in questo campo l’Istituto, i problemi delle fasce più deboli della popolazione. È una scelta maturata con l’introduzione del reddito di cittadinanza che dal 2019 è risultato uno strumento efficace di contrasto alla povertà, anche se andrebbero completamente riviste le sue caratteristiche che hanno favorito soprusi e godimenti non dovuti, a sfavore di chi, invece, ha veramente bisogno di un sostegno contro il carovita.

Incontro a SOverato con Pasquale Tridico

Quando venne introdotto il reddito di cittadinanza, c’erano schedati tre milioni e mezzo di disoccupati e pensionati che hanno potuto usufruire del sostegno finanziario previsto, ma emerse l’altra realtà, quella dei cosiddetti “sconosciuti totali” di cui l’Istituto ignora l’esistenza. È stata una scelta meritoria, di grande coraggio, quella di occuparsi di questa fascia anonima di popolazione: centinaia, migliaia di disperati, ai quali non si può e deve negare il diritto a una vita decorosa.

Accanto a questa iniziativa di cui poco si è scritto e che pochi conoscono, c’è da mettere in evidenza l’obiettivo del salario minimo, utilizzando la direttiva europea che indica la soglia sotto la quale emerge una situazione di precarietà, anzi, chiamiamola col suo vero nome, povertà. E tra la pandemia, l’inflazione galoppante dovuta alla crisi Ucraina e all’inutile conflitto portato avanti dalla Russia, cresce continuamente il numero dei nuovi poveri, ovvero quelli che pur avendo un lavoro sono in difficoltà con le bollette, gli affitti, le spese generali e di sostentamento familiare. Una marea di persone alla quale occorrerà provvedere con iniziative che non possono esaurirsi con l’introduzione del salario minimo. Tra l’altro, la direttiva europea lascia agli Stati membri di decidere come applicare la norma: sarà frutto di contrattazioni collettive, o di una norma di legge?

Secondo una valutazione dell’INPS, se il salario minimo fosse individuato in 9 euro (lordi) ne trarrebbero vantaggio quattro milioni e mezzo di lavoratori, oggi sottopagati o, peggio, sfruttati da imprenditori non degni di questa qualifica. Sarà uno dei temi che affronteremo oggi nell’incontro pubblico di Soverato promosso dall’Associazione Calabrolombarda presieduta da Salvatore Tolomeo con la partecipazione del Comune. Il presidente Tridico, calabrese doc (è cosentino di Scala Coeli) risponderà alla “Calabria che domanda”. (s)

DIAMANTE (CS) – Incontro con il presidente dell’Inps Pasquale Tridico

Domani sera, a Diamante, nella terrazza di Largo Savonarola, è in programma l’importante incontro con Pasquale Tridico, presidente dell’Inps – Istituto Nazionale di Previdenza Sociale e col prof. Elbano De Nuccio, presidente del Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili.

Si parte con i saluti di Ernesto Magorno, sindaco di Diamante, del dott. Fernando Caldiero, Presidente dell’Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Paola, dell’avv. Mario Pace, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Paola.

Interverranno, inoltre, Aldo Campo e Antonio Repaci, Consiglieri Nazionali dell’Ordine Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. A moderare l’incontro la giornalista Francesca Lagoteta di LcNews 24.

Il Presidente dell’INPS, il prof. Pasquale Tridico, lunedì 1° agosto, è atteso da un altro importante appuntamento: l’inaugurazione del Centro Medico INPS di Diamante, in Via Adolfo De Luna.
«Con l’incontro di domenica – ha detto il sindaco Magorno – Diamante si conferma luogo di confronto e dibattito sui grandi temi che riguardano i cittadini. Voglio per questo ringraziare tutti gli autorevoli relatori che interverranno. Così come voglio rinnovare la mia gratitudine al Prof. Tridico per avere voluto essere presente ancora una volta nella nostra Città anche per inaugurare un importante servizio per tutti i cittadini del territorio». (rcs)

DIAMANTE CAPITALE DELLA CULTURA 2024
UN SOGNO CHE RISCATTA CALABRIA E SUD

di SANTO STRATI – Diamante Capitale della cultura 2024: un’aspirazione, una promessa, un sogno. splendida cittadina tirrenica, famosa nel mondo per i suoi murales e, soprattutto, per il suo Festival del Peperoncino, ha tutti i numeri per potersi immaginare “capitale” di una cultura che le appartiene, per storia, tradizione millenaria, passione civile dei suoi abitanti. E l’entusiasmo di tutti i calabresi. 

Senza togliere nulla all’altra aspirante calabrese Capistrano (di cui molti, ahimè, ignorano persino la posizione geografica), Diamante rappresenta la sfida della Calabria (una nuova dopo quella di Tropea di qualche anno fa) all’Italia e al mondo. Il modello è Matera: da capoluogo pressoché dimenticato e citato esclusivamente per i suoi “Sassi”a cittadina esaltata e magnificata in ogni angolo del mondo, regina di un fermento culturale straordinario che ha raccolto consensi da ogni parte, convogliando migliaia (ma forse è meglio dire milioni) di visitatori a scoprire una città dal sapore antico, ma ricca d’un fascino eccezionale.

Così Diamante può spendere le sue energie migliori e puntare a un obiettivo non impossibile da raggiungere, soprattutto se al Ministero dovesse prevalere la logica di mettere in evidenza i borghi, le piccole città che conservano forti presenze di cultura rispetto a grandi capoluoghi che brillano già di luce propria. Un traguardo raggiungibile se, sopra ogni cosa, si mette insieme l’impegno della Regione con l’entusiasmo dei calabresi, il cui orgoglio, per fortuna, travalica sempre le rivalità di campanile quando si tratta di difendere il territorio nella sua interezza. E i calabresi capiscono bene che l’eventuale (possibile) vittoria di Diamante Capitale 2024 sarebbe la vittoria della Calabria, del Mezzogiorno che riscatta le sue grandi capacità soffocate dalla superficialità di molti governanti, la vittoria di una Regione che esalta le sue attrazioni naturali, materiali e immateriali che vanno a tradursi in ricchezza per  il territorio, per chi fa impresa, per i giovani che cercano occupazione nell’ambito del turismo culturale e religioso, per la popolazione tutta. 

Non è una medaglietta il titolo di Capitale della cultura: è il riconoscimento della capacità di proporsi come rigenerazione del territorio e delle sue ricche proprietà, dove accanto al tradizionale spirito, ineguagliabile, di accoglienza si pongono tesori inestimabili d’arte, architettura, storia, paesaggio, cultura. La millenaria storia magnogreca pervade ogni angolo di questa terra, persino Diamante, con i ruderi di Cirella, ha il suo particolare racconto di una civiltà che è partita da qui, dal Mediterraneo e ha fatto da faro al mondo intero.  

Ecco perché la candidatura di Diamante assume un significato forte nel momento in cui la Regione guidata da Roberto Occhiuto vuole voltare pagina su tutti i fronti, affrontando con la dovuta serietà e competenza non solo i gravi problemi della salute e del lavoro che affliggono i calabresi, ma anche individuare le risorse (esistenti) in ambito culturale e turistico per creare attrattori di alta promozione. La cultura e il turismo sono un binomio indissolubile e la loro valenza costituisce il vero punto di forza per un rilancio straordinario di questa terra, dove tra paesaggi di sogno, 800 km di costa, tesori archeologici unici, chiese, monasteri e conventi che raccontano una storia meravigliosa di fede, è possibile individuare un percorso di crescita e sviluppo senza precedenti.

Si tratta di utilizzare al meglio le competenze e le capacità, che in Calabria non mancano, e costituire una sorta di task force della cultura che sia in grado di instaurare una narrazione diversa con il mondo che ancora non conosce (o conosce poco) la regione. Ci sono fin troppe meraviglie ignorate, trascurate, dimenticate su cui puntare per poter contendere il titolo a più agguerrite e blasonate città, ma nessuna – diciamo la verità – può vantare il patrimonio e la testimonianza di cultura che la Calabria custodisce e di cui Diamante sarà portavoce. 

Il bando del ministero dei Beni culturali che assegna il titolo prevede una severa valutazione del dossier di presentazione. Tropea ha mancato il traguardo perché la documentazione mostrava qualche lacuna: oggi il dossier di Diamante 2024 è completo, intrigante e avvincente. Ma serve l’impegno – lo ripetiamo – prioritario della Regione. Il nuovo assessore agli “Attrattori culturali e allo sviluppo economico” Rosario Varì mostra di avere talento e capacità per affrontare questa sfida e siamo certi che giocherà ogni carta per sostenere l’impresa della candidatura. «Diamante e la Calabria – ha detto l’assessore regionale Varì non sono solo mare e spiagge e lo testimoniano i tanti progetti calabresi premiati nel 2021: Vibo è stata Capitale italiana del Libro, Tropea Borgo dei borghi e la Ciclopedia dei Parchi ha ottenuto l’Oscar italiano del cicloturismo».

La popolazione di Diamante, guidata da un caricatissimo sindaco, il sen. Ernesto Magorno, è entusiasta e si sente coinvolta. «Mi rendo conto – ha detto l’autrice del dossier della candidatura Lucia Serino – di aver dato parola alle dinamiche sociali di una comunità molto viva. La partecipazione  a questo tipo di progetto culturale non è mai un caso, arriva quando la comunità è pronta a partecipare. E Diamante ha tutte le carte in regola per concorrere con convinzione». 

A sostegno della candidatura, mercoledì scorso a Roma c’è stato un convegno a Palazzo Wedekind, tornato in possesso all’Inps, ed è stato il presidente dell’istituto il calabrese Pasquale Tridico a fare gli onori di casa, sottolineando come già la sola candidatura della città dei cedri e del peperoncino va ritenuta una prestigiosa vittoria dei calabresi. Un’occasione di valorizzazione del territorio e di tutta la Calabria. «Diamante – ha detto il presidente Tridico – è una città meravigliosa. Da calabrese sono orgoglioso di questa candidatura e auguro il meglio alla città e a tutta la Calabria».

All’incontro intitolato “Transizioni, rischi e opportunità del nostro tempo, il ruolo della cultura” hanno preso parte personalità del mondo politico e della cultura. A cominciare dal presidente della Commissione Cultura del Senato Riccardo Nencini (, al già magnifico Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio presidente del Comitato organizzatore di Diamante 2024, al presidente della Provincia di Cosenza Franco Iacucci (oggi vicepresidente del Consiglio regionale calabrese9 al presidente dell’Anci Calabria Marcello Manna, nonché il regista Mimmo Calopresti, particolarmente legato a Diamante dove ha girato un bellissimo film (Preferisco il rumore del mare), nonché il rettore del Santuario di S. Francesco di Paola padre Francesco Trebisonda e Stefano Caccavari, fondatore del Mulinum di San Floro, fresco di nomina di cavaliere da parte del presidente Mattarella. La sen. Liliana Segre che è nel comitato d’onore della candidatura ha inviato il suo caloroso saluto per tramite della portavoce Maria Paola Gargiulo, mentre il sindaco Magorno, visibilmente emozionato, ha fatto sentire l’entusiasmo della sua amministrazione, ma anche di tutta la città, per questa grande importante sfida. «La cultura non è solo accumulo di beni culturali, ma è la ricchezza che nasce dal confronto e dall’accoglienza e in questo, Diamante, con tutta la Calabria, è un archetipo. Greci, arabi, ostrogoti sono solo alcuni dei popoli che hanno attraversato questo territorio e che hanno lasciato la loro traccia, a partire dal cibo». Magorno, inoltre, ha voluto sottolineare il «forte legame con la Comunità ebraica, tanto che la presidente onoraria del Comitato Diamante 2024 è la sen. Liliana Segre. Un grande sogno – ha detto, concludendo il sen. Magorno–. Perché, se vince Diamante vince la Calabria, vince il Sud». Una premessa, una promessa. Un sogno da far diventare realtà. (s)

CASSA INTEGRAZIONE, 100MILA RICHIESTE
LA CALABRIA DEL 2020 NEI CONTI DELL’INPS

«La Calabria è una delle regioni che nel passato hanno fatto poco accesso a strumenti di cassa integrazione guadagni o al Fondo di integrazione salariale: invece nel 2020 ci siamo trovati anche in Calabria davanti a uno tsunami di domande di cassa integrazione e Fondo di integrazione salariale»: le parole del presidente dell’Inps Pasquale Tridico all’incontro telematico presso la sede regionale dell’Istituto danno il senso dell’impegno e della complessità degli interventi di questo terribile anno di pandemia. L’occasione è la presentazione del bilancio sociale 2019, ma in realtà serve a fare una fotografia quanto mai nitida di una situazione che è tutt’altro che risolta. Il cosentino Tridico (è originario di Scala Coeli) è comunque soddisfatto del lavoro svolto dal Comitato regionale dell’Inps Calabria presieduto da Gianfranco Trotta, anche se – come dice lo stesso Trotta – «Il quadro che emerge e chiaramente allarmante e molto preoccupante sulla tenuta socio-economica e sociale della Calabria».

All’incontro ha partecipato anche il direttore regionale dell’Inps Calabria Giuseppe Greco, che in quest’anno di pandemia ha gestito in maniera adeguata le circa 100mila richieste di cassa integrazione insieme con le erogazioni del Reddito di Cittadinanza che hanno in un certo qual modo aiutato molte famiglie a superare il disagio economico provocato dalla perdita dei posti di lavoro e dalla crisi economica conseguenza del Covid. Il lavoro della sede regionale – ha detto Greco introducendo l’incontro – ha ottenuto un punteggio di soddisfazione in linea con la media nazionale (3,76 contro il 3,74), così da poter collocare – visti i risultati in termini di performance – l’Inps Calabria al sesto posto  a livello nazionale pe ril 2019, per salire al terzo posto nel primo semestre. «Un risultato – ha detto il direttore Greco – che mi rende soddisfatto e che vuole dire che abbiamo cercato di dare corso al maggior numero di istanze che ci sono pervenute. Considerando che queste sono state di gran lunga superiori a quello che è il flusso normale. L’ufficio ha avuto il merito e la forza di dare risposte celeri alle istanze senza trascurare la qualità del servizio». Intervenuti anche l’assessore regionale al Welfare Gianluca Gallo e il presidente nazionale della Centrale Patronati (CePa) Michele Pagliaro.

Il presidente Trotta ha sottolineato che «L’Inps Calabria ha risposto tempestivamente organizzando specifiche task-force che hanno consentito una gestione ordinata e celere che ha consentito le varie liquidazioni in tempi brevissimi». Secondo quanto si legge nel bilancio sociale dell’Inps, «le domande di Cassa integrazione straordinaria, di Cassa integrazione ordinaria, di Fondo di integrazione salariale Covid-19 presentate nel periodo 1 aprile-30 novembre 2020 sono state oltre 100.000 per un totale di beneficiari di oltre 340.000, a cui si aggiungono i 149.211 beneficiari dei vari bonus covid-19 Calabria. Altro aspetto non di secondaria importanza e stata l’erogazione delle indennità emergenziali Rem Covid 19 le domande pervenute all’Inps Calabria sono state 34.281 definite 33.391 pari al 97%. I sussidi e gli interventi per politiche attive e tirocini durante il periodo 1 aprile-30 novembre 2020 sono stati 13.236 per un importo totale pari a euro 12.760.900». Un focus aggiuntivo ai dati 2019 con gli interventi attuati nel corso del 2020, per offrire un quadro quanto mai aderente alla realtà pre e post-covid.

La verità è che – ha detto Trotta – «diminuisce il lavoro stabile, aumenta il precariato, la popolazione invecchia, i flussi demografici sono negativi, le aree interne soffrono lo spopolamento che inizia ad interessare anche le aree urbane. È necessario avviare una sana e robusta azione di programmazione e di investimenti dotando la Calabria di un vero e proprio piano industriale e sociale che – ha aggiunto il presidente del Comitato regionale dell’Inps Trotta – crei lavoro di qualità, che dia sbocchi lavorativi ai tanti giovani che emigrano e che doti la Calabria di tutti quei servizi primari di cui la popolazione ha necessita».

Qual è la situazione dell’Inps in Calabria a bilancio 2019? «I lavoratori assicurati – si legge nel documento della Sede regionale –  sono 489.449 per il 2019, in diminuzione rispetto al 2018 di 4.350 unità, le pensioni erogate sono 731.084 precisamente 618.711 relative alla gestione privata con un importo medio mensile di euro 604,29, per la gestione pubblica invece le pensioni erogate sono 111.835 il cui importo medio e pari a euro 1.837,80». Per quel che riguarda gli interventi di sostegno al reddito, nel 2019 «le domande di Naspi presentate sono state 72.839 e quelle accolte 66.861, le domande di Cassa integrazione ordinaria sono state 10.313 di cui 10.010 definite, I percettori di Reddito di Cittadinanza Calabria sono 63.721 nuclei familiari per un totale di 166.774 persone coinvolte, mentre le Pensioni di Cittadinanza sono 6.116 e coinvolgono 7.203 persone: i nuclei familiari coinvolti in totale sono 69.837 le persone 173.977 per un importo mensile medio erogato pari a euro 494,93 in linea con la media nazionale».

E a livello nazionale? Premesso che il Comitato regionale calabrese dell’Inps «ha risposto in modo eccellente» e che «gli indici di produttività della Calabria sono sopra la media delle Regioni italiane», il presidente Tridico ha voluto tracciare un breve profilo dell’impegno dell’Istituto:  «Nel contesto nazionale ad oggi abbiamo avuto 17 milioni di prestazioni direttamente pagate dall’istituto e 10 milioni anticipate dalle aziende e conguagliate successivamente dall’Inps. Anche in questo la Calabria ha fatto la sua parte, soprattutto con strumenti più tipici come la cassa integrazione per l’agricoltura». (ed)

Un cosentino chiamato alla guida dell’INPS, il prof. Pasquale Tridico prossimo presidente

Cosentino, di Scala Coeli, il prof. Pasquale Tridico è stato indicato dal Consiglio dei ministri come futuro presidente dell’INPS. Intanto, in attesa della riforma della governance dell’Istituto, il ministro del Lavoro Di Maio ha firmato la nomina di commissario, condivisa con il subcommissario Francesco Verbaro.

Il prof. Tridico è il consigliere economico del vicepremier Luigi Di Maio, ma è più conosciuto come “padre” storico del reddito di cittadinanza. È lui che ha ideato e formulato per i 5Stelle il provvedimento “anti-povertà” che dovrebbe rivoluzionare lo stato sociale degli italiani indigenti. In verità, il suo nome era circolato durante la formazione del governo come potenziale ministro del Lavoro, ma poi Di Maio aveva deciso diversamente volendolo al suo fianco come consigliere economico, in grado di gestire la complessa macchina del reddito di cittadinanza.

Nato in Calabria nel 1975, docente di Politica Economica a Roma Tre, il prof. Tridico è stato una decina di giorni fa a Catanzaro per illustrare, con la senatrice Gelsomina Silva Vono, il provvedimento del reddito di cittadinanza, spiegandone i meccanismi e le modalità di realizzazione, nel corso di diversi incontri. nel suo nuovo ruolo di commissario prima e di presidente poi, dovrà occuparsene in prima persona, col vantaggio di conoscere già a fondo le problematiche che, inevitabilmente, emergeranno quando (se e quando) il provvedimento entrerà nella fase esecutiva. Secondo Tridico «Grazie alla nostra misura almeno 1 milione di persone che attualmente non cercano lavoro ma sarebbero disponibili a lavorare (i cosiddetti ‘inattivi’ e scoraggiati) verranno spinti alla ricerca del lavoro attraverso l’iscrizione ai Centri per l’Impiego e andranno così ad aumentare il tasso di partecipazione della forza lavoro»

Pasquale Tridico
Pasquale Tridico: sarà il presidente dell’INPS

Strenuo sostenitore dell’articolo 18 e del salario minimo orario, il prof. Pasquale Tridico è un ottimo conoscitore della materia lavoro, ma è probabilmente a digiuno delle dinamiche interne all’Istituto di previdenza, quindi dovrà dedicare molto impegno a studiare i meccanismi di applicazione da parte dell’INPS non solo del reddito di cittadinanza ma anche della cosiddetta quota 100. È, comunque, fuori discussione la preparazione e la competenza in materia economica che avrà modo di far notare ed apprezzare.

È il classico figlio di Calabria, emigrante intellettuale, che dopo gli studi superiori (liceo scientifico a Cariati) dalla Sila Greca di Scala Coeli è andato a studiare fuori (a Roma) e dopo la laurea ha saputo – come tanti altri calabresi – costruirsi una carriere di grande prestigio. Ha studiato alla Sapienza Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, conseguendo poi anche il master in Economia e Relazioni Internazionali, sempre alla Sapienza, prima di conseguire un prestigioso master in Economia in Inghilterra. Una carriera dove l’impegno, la competenza, la serietà, sono state il marcatore costante. Dal 2015 è titolare di Economia a Roma Tre. La Calabria può essere orgogliosa: ancora una volta un suo figlio ha saputo dimostrare di cosa sono capaci i suoi giovani, purtroppo fuori della terra che li ha visti nascere. Auguri, professore! (s)

L’intervento a Catanzaro il 9 febbraio scorso:

Intervento del Prof. Pasquale Tridico – 9 Febbraio 2019 – Catanzaro – Sen. Gelsomina Silvia Vono

Il prof. Pasquale Tridico, ideatore del #redditodicittadinanza, è intervenuto all'iniziativa di sabato 9 Febbraio Dal Reddito alla Cittadinanza: una nuova politica per il Welfare: buona visione!MoVimento 5 StelleMoVimento 5 Stelle SenatoMoVimento 5 Stelle Calabria

Posted by Gelsomina Silvia Vono on Monday, 11 February 2019

 

 

Ecco il curriculum pubblicato online del prof. Pasquale Tridico:

  • Professore Ordinario in Politica Economica, Dipartimento di Economia, Università Roma Tre (abilitazione dal 2013)
  • Professore Associato in Politica Economica (2015-2018), Dipartimento di Economia, Università Roma Tre
  • Ricercatore in Economia Politica (2009-2014), Dipartimento di Economia, Università Roma Tre
  • Dal 2018: Direttore del Centro di Ricerca di Eccellenza Jean Monnet “Labour, Welfare and Social Rights”
  • Dal 2016: Coordinatore della Laurea Magistrale Mercato del lavoro, relazioni industriali e sistemi di welfare
  • Direttore (2013-2018) del Master “Human Development and Food Security”
  • Dal 2013: Jean Monnet Chair in European Economic Studies
  • Dal 2012: Segretario Generale dell’Associazione accademica europea EAEPE (eletto)
  • Fulbright Scholar, New York University, 2010-11
  • Dottorato di ricerca in Economia Politica (2004), Università Roma Tre, Dipartimento di Economia
  • Marie Curie Fellow, Sussex University, 2002-2003
  • Insegnamenti: Economia del lavoroPolitica EconomicaEconomic Growth and Welfare Systems, Development Economics (Master HDFS)