Bevacqua (PD): I ritardi del Pnrr si accumulano, occorre fare presto

Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua, ha evidenziato come «nonostante le modifiche apportate dal governo Meloni alla governance del Pnrr con l’ultimo decreto, continuano ad accumularsi ritardi e inefficienze che rischiano di far evaporare le risorse e lasciare incompleti tantissimi progetti, soprattutto al Sud».

«In un’intervista rilasciata a La Repubblica – ha spiegato Bevacqua – il Commissario Romano ammette il mancato avvio delle opere e ha dichiarato di avere  scritto diverse lettere a enti e ministeri chiedendo semplicemente a che punto fossero le gare di appalto per le  infrastrutture  senza avere ricevuto mai alcuna risposta, maturando l’idea che tali fondi non saranno mai spesi. Eppure Campania e Calabria, insieme a tutte quelle delle regioni del Sud, sono state inserite nelle Zone economiche speciali (Zes) per accelerare le procedure burocratiche e agevolare nuovi insediamenti. Evidentemente, come spiegato da Romano, le Regioni meridionali restano poco attrattive per le imprese, anche perché in gran parte delle aree industriali sono semi abbandonate, con pochi servizi e senza collegamenti con porti e ferrovie».

«Anche il Commissario Gentiloni, del resto – ha proseguito – ha fatto sapere che prima ci si mette al tavolo per le modifiche al Pnrr meglio è, anche per evitare di perdere i fondi già previsti per la terza rata in scadenza a dicembre. Insomma una situazione che desta moltissime preoccupazioni specialmente in Regioni come la Calabria che agganciano al Pnrr la speranza di non soccombere e di avere una speranza di sviluppo e progresso. La stessa Corte dei Conti della Calabria nella relazione semestrale di qualche giorno fa mette in evidenza le criticità nell’attuazione del Pnrr e delle Zes in particolare, nonostante la corposa struttura commissariale».

«Come gruppo del Pd – ha detto ancora Bevacqua – chiediamo nuovamente al governatore Roberto Occhiuto di  rendere un’informativa sullo stato di attuazione dei progetti in Calabria in attesa che la stessa operazione la faccia il ministro Fitto in Parlamento. Non si può perdere altro tempo e, soprattutto, non possiamo correre il rischio di disperdere risorse».

«Vanno aiutati i Comuni nella progettazione – ha concluso – e si deve far fronte all’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia che hanno fatto lievitare i costi originari dei vari progetti. Davvero serve uno sforzo unitario, senza distinzione di colore politico, per fare il punto della situazione e accelerare procedure e messa a terra delle risorse». (rcz)

Bevacqua (PD): Su diritto all’istruzione non si possono consentire ulteriori tagli

Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua, ha ribadito quanto sia «inaccettabile che il governo nazionale possa pensare di spazzare via classi e scuole dei paesi più piccoli e disagiati».

«Leggendo la circolare inoltrata agli Uffici scolastici regionali dal ministro Valditara – ha spiegato – si capisce immediatamente che per ottenere dei risparmi si continueranno a tagliare fondi alla scuola con il rischio di fare scomparire classi e plessi scolastici soprattutto nei Comuni più piccoli e in quelli di montagna in particolare».

«Non si può operare una riduzione della spesa – ha continuato – senza calcolare gli effetti devastanti che essa genera dal punto di vista sociale. In primis deve essere garantito il diritto allo studio dei giovani che hanno già effettuato l’iscrizione negli istituti calabresi che potrebbero sparire per l’effetto delle nuove disposizioni del governo».

«Poi va tenuto in conto – ha detto ancora Bevacqua – che i paesi di montagna, che continuano a spopolarsi, rischiano concretamente di essere completamente desertificate con grave nocumento anche per le zone costiere. Mentre il Pnrr si pone come obiettivo di combattere la dispersione scolastica, i nostri burocrati fanno esattamente l’opposto generando una situazione sociale esplosiva».

«Chiederò di discutere della questione già in occasione della prossima riunione della Conferenza dei capigruppo – ha concluso Bevacqua – e fare in modo che si arrivi in Consiglio regionale con una proposta unitaria di ordine del giorno per chiedere alla giunta di impegnarsi a trovare pronta soluzione al problema, con l’aiuto del governo nazionale, tutelando il diritto all’istruzione dei giovani dei paesi più fragili e meno collegati ai grandi centri». (rcz)

 

Bevacqua (PD): Per Por servono scelte strategiche e coraggiose

Per Mimmo Bevacqua, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, sul Por servono scelte «strategiche che non riscontriamo». Per il dem, infatti,  «la programmazione europea presenta obiettivi generici uguali da anni. Nessun risultato è stato ottenuto fin qui dal centrodestra».

«Bene hanno fatto i colleghi del centrosinistra che mi hanno preceduto – ha detto ancora Bevacqua – a mettere al centro del dibattito considerazioni importanti non per evidenziare debolezze e fragilità presenti in questa programmazione, ma anche per offrire un contributo costruttivo. Sono già passati due anni dall’avvio della programmazione e non abbiamo visto grandi risultati o iniziative mirate a supportare la visione che avete sulla spesa dei fondi europei e sul futuro stesso della Calabria».

«Non registriamo cambiamenti significativi e i cinque obiettivi che indicate nella programmazione sono generici e identici a quelli degli anni passati. Uno dei limiti della programmazione – ha spiegato ancora Bevacqua – è rappresentato dalla burocrazia regionale. E allora mi chiedo perché vedo sempre gli stesi dirigenti nei ruoli chiave per la programmazione? Come si può cambiare la Calabria o cambiare impostazione se le idee arrivano dalle stesse persone ormai da dieci anni a questa parte? Mi stupisce poi l’atteggiamento del presidente Occhiuto che pure ha ben presente l’importanza di questo tema. Solitamente quando vuole il presidente le questioni le affronta di petto e, invece, sulla riforma della burocrazia, inspiegabilmente, ancora nulla è stato fatto».

 

 «Inviterei, pertanto – ha aggiunto – il presidente a tralasciare la politica della facile comunicazione, come nel caso del portale per la denuncia di eventuali anomalie nella sanità, per concentrarsi  su come coinvolgere le Università e i mondi vitali per la programmazione, avviando un rapporto di collaborazione serio e costruttivo con gli Atenei calabresi. La programmazione 2021-2027, invece, non ha avuto nessuna forma di confronto con gli attori sociali, così come spesso  è avvenuto anche nelle legislature passate».

«Non è vero che non si può rivedere il Por – ha detto ancora Bevacqua –. C’è ancora tempo e possiamo farlo se abbiamo il coraggio e la volontà di trasformarlo uno strumento per migliorare gli indicatori economici e sociali della nostra Regione. Non serve spendere tutti i soldi se questi non portano a nessun risultato. Ad esempio  in agricoltura serve un piano generale di forte innovazione che migliori l’offerta e la produzione del comparto, così come dobbiamo smetterla di sciacquarci la faccia parlando di aree interne senza  interventi strategici per collegarle al meglio e dare a queste i servizi fondamentali».

«Le risorse potrebbero essere sfruttate – ha spiegato – anche per realizzare l’intermodalità per collegare aeroporto e stazione di Lamezia Terme, per poi favorire la metro leggera Lamezia-Crotone e Lamezia-Scalea, così come potrebbero essere messe a frutto per potenziare la depurazione, solo per fare alcuni esempi. Servono scelte strategiche che non riscontriamo».

«Su questi temi – ha concluso Bevacqua – vorremmo confrontarci e dare il nostro contributo. Sono convinto che per raggiungere risultati concreti e importanti ci sia bisogno di uno sforzo unitario non solo in Consiglio regionale, ma anche all’esterno, lavorando insieme alle Università e a tutti gli altri attori sociali». (rrc)

L’OPINIONE / Gregorio Corigliano: la nuova Primavera della Schlein. Cristallo e Locanto in Direzione Pd

di GREGORIO CORIGLIANO – È esagerato dire che la Schlein ha dimostrato di essere una nuova Renzi? Se si pensa all’attuale collocazione dell’ex segretario del pd, certo che sì. Se si pensa invece alla ventata di novità rappresentata dalla elezione di Renzi – due volte – alla guida del Pd, certo che no. Infatti Renzi, soprattutto da quando è con Calenda, non ha nulla a che spartire con il partito democratico oggi; se invece, Renzi, lasciasse Calenda e tornasse ad essere il leader che tutti abbiamo conosciuto potrebbe essere la dimostrazione di quel che occorre al Pd Di Schlein. La novità, va bene. L’entusiasmo, va altrettanto bene, la “rottamazione” dei vecchi cacicchi, ancor meglio.

Deve, il nuovo corso schleineiano, tener conto dell’anima cattolico democratica che c’è, eccome, nel pd. Anche se ha vinto perché donna. Pensate che se l’avversario di Stefano Bonaccini fosse stato il signor  “Ello”, pur se fratello di Elly, la pasionaria dei democratici avrebbe vinto le elezioni primarie? Certo che no. E questo che vuol dire? Ello, pur svizzero e americano, pur figlio di due docenti universitari, pur fratello di una diplomatica italiana in Grecia, non avrebbe mai convinto un milione di persone a recarsi ai seggi e ai gazebo per scegliere il nuovo segretario di quel partito che, nato sotto i migliori auspici e che ha avuto segretari come Prodi e Veltroni e Renzi – tutti leader di partito e presidenti (o vice) del consiglio, non avrebbe raggiunto neanche il 30 %. E perché. Si sarebbero tutti affidati al bravissimo Bonaccini, uomo di governo e di provata esperienza. Invece, hanno lasciato il presidente dell’Emilia alla guida della sua regione e, comunque alla presidenza del Pd, per votare la Schlein, sorella vera ed esistente di fronte ad un fratello, appunto, immaginario.

E questo perché? Perché Elly, l’eletta, è “donna, ama un’altra donna, non è una madre, non per questo è meno donna!” Come ha scritto Giorgia Meloni “essere donna è un vantaggio. Voglio dire alle donne di questa nazione che il fatto di essere sempre, o quasi sempre sottovalutate è un grande vantaggio, perchè sì, spesso non ti vedono arrivare”. Le stesse parole usate da Elly Schlein la notte delle primarie, quando da poco aveva sconfitto Stefano Bonaccini. “Ancora una volta non ci hanno visto arrivare, aveva detto, citando il titolo del libro femminista di Lisa Levenstein. They didn’t see us coming, la storia nascosta del femminismo negli anni ‘90. A Raffaella De Santis di Repubblica, la scrittrice americana, orgogliosa per essere la più citata dalla politica italiana, è del parere che la Schlein con la citazione del suo libro ha alluso al movimento femminista, mentre la Meloni ha parlato di sé stessa come singola donna. Ed ecco, la vittoria, affatto scontata alle primarie.

La Levenstein si è detta del parere che «è un bene per la società che le donne possano essere capaci, quanto gli uomini, nel guidare partiti e nel ricoprire cariche elettive». Una controprova? «Ero presente all’incontro che la Schlein ha avuto con tantissime donne, studentesse universitarie, sindacaliste, madri di famiglie, consigliere comunali, docenti universitarie, legittime aspiranti leader politiche. Tra queste, Jasmine Cristallo e Maria Locanto, appena elette in direzione nazionale. Mi ha colpito, leggendo i giornali, una donna che, come e più delle altre, si è dichiarata vicina alla neo-segretaria: è Maria Albanese, di Palermo. Ha dichiarato che, all’inizio, la prendevano per pazza, visionaria. Tanto è che su 13 eletti in Sicilia, due sole le donne all’Assemblea regionale siciliana. Con Elly è convinta che possa partire una rivoluzione gentile, com’è partita a Palermo», dice. Si spera che possa partire anche in Calabria.

Un vento forte si è abbattuto, fino ad oggi, sul principale partito di opposizione, un vento così forte che i radar non l’anno segnalato, ha dichiarato Daniela Hamaui, per la quale sia la Meloni che la Schlein sono state premiate per quello che sono e per quello che potrebbero diventare. Vestirà il nuovo PD di slancio e curiosità: era alla “Nuvola” di Fuksas, ieri, alla proclamazione, quando si è detta pronta ad estirpare cacicchi e capibastone, “stiamo arrivando: è una nuova primavera”! Con il suo “Radicalità” anche l’ingegner De Benedetti è convinto che la giovane politica italiana potrebbe far primavera. Non sappiamo se verrà travolta dalle correnti e dall’impossibilità di volare in alto. Le ali, però, non se le farà facilmente tagliare. Ed “il soffitto di cristallo non si rompe da solo”! (gc)

 

Mammoliti (PD): Terremoto in Turchia sollecita azioni e riflessioni su fragilità della Calabria

Il consigliere regionale del Pd, Raffaele Mammoliti, ha evidenziato come «il devastante terremoto avvenuto in Siria e Turchia sollecita un’appropriata  azione sul da farsi per affrontare con la giusta determinazione i rischi legati  alla fragilità del territorio e del modo di costruire in Calabria».

«La nostra  regione – ha spiegato – è soggetta ad elevato rischio sismico, idraulico, maremoto, incendi.  Il 100% dei comuni calabresi è ad elevata pericolosità sismica. Per tale  ragione sarebbe auspicabile attivare da parte del governo regionale un  lavoro di coordinamento al fine di verificare e utilizzare le tantissime risorse  disponibili. Bisognerebbe promuovere un vero e minuzioso lavoro attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori competenti in una dedicata cabina di regia per realizzare un apposito censimento individuando le  priorità di intervento».

«Occorre dare attuazione e concretezza – ha evidenziato – a provvedimenti legislativi che sono stati a volte svuotati e a volte inattuati  come il Piano casa, il Contratto di fiume e di costa, il consumo di suolo zero  per fare degli esempi se si vuole realmente dare impulso ad una seria ed  efficace pianificazione urbanistica e territoriale per mettere in sicurezza dal  rischio sismico, l’intero patrimonio edilizio pubblico e privato abbastanza  vulnerabile. Solo agendo sul fronte della prevenzione, si potranno  scongiurare disastri che si potrebbero verificare».

«Non possiamo affatto sottovalutare – ha proseguito – che negli ultimi 350 anni più della metà dei terremoti  catastrofici, avvenuti in Italia, si sono registrati in Calabria con la perdita di  oltre 200.000 vittime oltre ai consistenti danni sociali ed economici. Per tale  ragione continuare a parlare della destinazione di ben 10 miliardi di euro per la costruzione del Ponte sullo Stretto, mi sembra una vera e propria strategia di  distrazione di massa rispetto alle reali priorità della Calabria».

«In tale direzione – ha concluso – mi attiverò per presentare un’apposita mozione in Consiglio  regionale».

L’OPINIONE / Nicola Irto: PD e sindacati uniti per battaglia su lavoro e sanità

di NICOLA IRTO – Il tempo degli slogan è finito, è arrivato il momento di agire. Il Pd è al fianco dei sindacati per una nuova battaglia a favore del lavoro e della sanità in Calabria.

Il congresso della Cgil è un momento importante per tutta la Calabria. La relazione del segretario, Angelo Sposato, ha raccontato perfettamente la situazione in cui oggi versa la nostra regione. Purtroppo, la Vertenza Calabria è finita nel dimenticatoio. Gli 11 punti previsti sono spariti dalle agende del governo nazionale e di quello regionale. Basti pensare al modesto finanziamento, spalmato in 15 anni, per la Statale 106 o agli interventi in ambito sanitario, rimasti lettera morta.

Sulla sanità, in particolare, non possono più essere accampate scuse. Da un anno e mezzo il commissario ad acta è il presidente della Regione, e tocca dunque a lui operare la riforma del sistema di cui la Calabria ha più che mai bisogno.

Esiste, poi, la gigantesca questione relativa all’autonomia differenziata, una riforma che rischia di dare il colpo di grazia al Sud e, in particolare, alla Calabria. Il ddl Calderoli sta per diventare legge dello Stato. Significa che il governo Meloni vuole andare avanti a tutti i costi con un progetto che, di fatto, emarginerà ancora di più il Mezzogiorno e annullerà in modo automatico la Vertenza Calabria. Quella contro lo “Spacca Italia” è una battaglia di civiltà che deve vedere in prima fila i partiti, i sindacati e tutte le forze responsabili di questo Paese.

Contro l’autonomia differenziata bisogna creare un fronte comune. Sono certo che la Cgil sarà al fianco del Pd per condurre una lotta decisiva per il nostro Paese. Spero inoltre che le forze che oggi governano la Regione Calabria sappiano mettere da parte i propri interessi politici per unirsi a questa grande battaglia collettiva.

Purtroppo, quello a cui assistiamo ogni giorno non lascia ben sperare, ma il Pd continuerà a chiedere un nuovo piano per il lavoro, una riforma della sanità e un progetto di sviluppo della Zes. Oggi servono fatti e risposte. Noi siamo pronti a tendere la mano, ma se in Regione Calabria si continuerà a fare mera propaganda su imminenti svolte epocali, faremo sentire la nostra voce.

La Calabria ha davanti a sé sfide importantissime. Il Pd è pronto ad affrontarle, lavorando gomito a gomito con la Cgil e con tutte le forze responsabili di questo Paese. (ni)

Bevacqua (PD): Intollerabile non riuscire a collegare scalo con stazione ferroviaria

Mimmo Bevacqua, capogruppo del PD in Consiglio regionale, ha ribadito che «sosteniamo, da anni, la necessità di un semplice, ma indispensabile prolungamento ferroviario che colleghi la stazione centrale all’aeroporto di Lamezia Terme: si tratta di soli due chilometri ed è intollerabile che non si riesca a realizzare».

«Quanto accaduto la notte scorsa ai tifosi del Cosenza in ritorno da Modena – ha aggiunto – non è che l’ennesimo episodio frutto di un diritto negato. E per fortuna non è avvenuto di peggio, considerando che il gruppo di tifosi ha dovuto percorrere sotto la pioggia battente una strada buia e attraversata da auto sfreccianti ad alta velocità». 

«Un aeroporto internazionale, qual è quello di Lamezia – ha evidenziato – non può presentarsi in queste condizioni: è la principale porta di accesso alla nostra regione e dovrebbe rappresentare il benvenuto per calabresi e turisti. Come si può, inoltre, non pensare a due metropolitane leggere che colleghino Lamezia a Scalea e Crotone per agire concretamente sulla mobilità e avvicinare i territori?».ò

«Le mie proposte stanno, nero su bianco – ha concluso –, nei miei interventi prodotti in Consiglio regionale in occasione dei dibattiti sui fondi europei. E pare quasi una presa in giro spendere milioni a Milano per allestire la promozione di una “Calabria straordinaria”, quando poi a mancare in terra calabra sono i più elementari servizi ordinari». (rrc)

Bevacqua (PD): Mettere in sicurezza il territorio e programmare interventi concreti per agricoltura e turismo

Il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Mimmo Bevacqua, ha ribadito che «serve prima mettere in sicurezza il territorio e poi programmare interventi concreti per sviluppare agricoltura e turismo e non spese che lasciano molti dubbi come quella voluta dalla giunta a Milano».

«Una classe dirigente che non ha come mission quello di porsi il problema del dissesto idrogeologico dovrebbe cambiare mestiere. Senza un territorio sicuro diventa inutile parlare di ambiente, turismo e agricoltura – lo ha detto il capogruppo del Pd Mimmo Bevacqua nel corso del suo intervento in Consiglio regionale –. Né può essere una giustificazione che sia la burocrazia a rallentare la spesa dei fondi destinati al comparto».

«Se è così serve che la politica – ha continuato – si adoperi per risolvere il problema e accelerare i processi. Dobbiamo porre la questione al centro anche delle iniziative finanziate dalla Comunità europea perché si arrivi a risultati concreti che abbiano ricadute sul territorio e facciano aumentare il Pil. Ad esempio l’investimento da due milioni e seicentomila euro a Milano, sul quale sta montando la polemica mediatica, è da considerarsi utile alla Calabria o è un investimento a perdere che non porta nulla di concreto ai calabresi? Pongo questo problema all’attenzione dell’Aula anche dopo le osservazioni che sono arrivate dall’ex assessore Fausto Orsomarso che ha mosso diverse critiche all’operato della giunta».

«Dobbiamo capire – ha concluso – cosa intendiamo per turismo, per promozione e marketing del territorio e capire cosa vogliamo realizzare con i fondi che abbiamo a disposizione. Di sicuro prima è necessario mettere in sicurezza il territorio e poi avere una visione chiara degli obiettivi che vogliamo raggiungere e potenziare realmente settori nevralgici come agricoltura e turismo». (rrc)

Bevacqua (PD): Vergognoso ridurre la manovra a mance elettorali senza affrontare emergenze calabresi

Il consigliere regionale del PD, Mimmo Bevacqua, ha evidenziato come «la manovra di assestamento arrivata ieri in Aula è deludente da più punti di vista e non ha affrontato, ancora una volta, il tema dei residui attivi, il vero nervo scoperto, ormai da anni, dei bilanci regionali. Eccezion fatta delle risorse messe in campo per i consorzi di bonifica e per la stabilizzazione dei precari storici, non condividiamo nient’altro nei metodi e nei criteri seguiti».

«Che idea ci si può fare, infatti, della vostra visione nel momento – ha aggiunto – in cui anziché affrontare le vere emergenze sociali ed economiche ripiegate in una politica da noi considerate superata da anni con la distribuzione di piccole mance a pochi Enti e pochi Comuni? Fra questi c’è anche il mio Comune natale, ma questo non mi impedisce certo di porre precise domande. Di quali progetti stiamo parlando? A che stadio sono? Con quali criteri sono stati individuati? Davvero pensate di fare politica concedendo regalie una tantum a questo o quel Comune? Noi siamo per una politica diversa capace di offrire risposte a chi oggi soffre, penso ad artigiani, commercianti e lavoratori precari, ed ha bisogno della vicinanza delle istituzioni».

«La nostra proposta in Aula è stata semplice – ha proseguito Bevacqua – questo milione e mezzo di mance a pochi Comuni indirizziamolo verso la soluzione di un problema davvero urgente e socialmente rilevante: sappiamo tutti che i fondi destinati ai Consorzi non sono sufficienti. Integriamoli utilizzando queste risorse invece di disperderli e lasciamo perdere una politica logora, piccola e di corto respiro. Ci è stato risposto che avremmo dovuto presentare un emendamento per ottenere questo obiettivo, ma sappiamo tutti che si tratta di una risposta ipocrita e che la volontà dell’Aula è sovrana».

«Con una reale volontà politica –  ha concluso – avremmo potuto ottenere un risultato diverso e indirizzato a tutelare gli interessi dei calabresi e non a distribuire prebende elettorali». (rrc)

ELEZIONI / Pasquale Nestico, Circ. Estero: Il cardiologo di Isca candidato al Senato col PD

di MARIA CRISTINA GULLÌ –

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ono tre i calabresi candidati nella Circoscrizione Estero. Due sono deputati uscenti (Nicola Care per il Partito democratico ed Eugenio Sangregorio per l’USEI), l’altro è una quasi matricola della politica, il cardiologo Pasquale Nestico, originario di Isca sullo Ionio (CZ), che si candida al Senato nella circoscrizione Nord e Centro America.

La storia del prof. Nestico ricorda quella di molti calabresi nel mondo che si sono affermati e si sono fatti apprezzare, partendo praticamente da zero. Pur mostrando grande attitudine allo studio, da piccolo aiutava il padre muratore e capomastro nel lavoro, ma l’obiettivo era diplomarsi e possibilmente puntare all’università. Si diploma a pieni voti all’Istituto Tecnico Industriale “Ercolino Scalfari” di Catanzaro, poi il viaggio con la famiglia verso le Americhe, dove avrebbe portato a compimento il suo sogno:  diventare un professionista affermato. Prima una laurea in ingegneria elettrotecnica, e poco tempo dopo quella in medicina. Oggi il prof. Nestico è un cardiologo di fama mondiale. Vive a Philadeldia, in Pennsylvania e ha deciso di candidrsi al Senato per il Partito Democratico nella circoscrizione estera del Nord e Centro America.

– Dopo un’esperienza al Comites e come presidente dell’Assemblea del PD negli Stati Uniti, si propone per il Senato come rappresentante della Circoscrizione estero. Quali sono i suoi obiettivi della sua candidatura?

«Metto a disposizione la mia esperienza nel Partito di Enrico Letta come garanzia per i milioni di italiani che vivono all’estero. Il mio programma, basato su 11 punti, vede gli emigrati e i discendenti al centro di un progetto che sicuramente potrà essere attuato al fine di creare benessere. È mio desiderio istituire, a mie spese, in alcune città degli sportelli elettorali come punto di riferimento per i nostri cittadini e devolvere all’associazionismo del Terzo Settore lo stipendio da Parlamentare per aiutare i giovani, i poveri e i bisognosi. Una delle richieste che piovono da più parte degli italiani nel mondo è quella del riacquisto della cittadinanza italiana: su questo ho già pronto un disegno di legge che presenterò subito se gli elettori italiani del Nord e Centr’America mi sceglieranno. Inoltre punto anche sui consolati onorari per adeguare e migliorare i servizi a favore degli italiani che vivono all’estero. In particolare, credo sia necessaria un’agevolazione sulle tasse comunali e sugli investimenti in Italia compreso l’acquisto di una casa: un desiderio  che molti emigrati vogliono realizzare più di quanto si possa immaginare. Nel mio programma elettorale è previsto, inoltre, l’aumento dei fondi stanziati per gli Enti Promotori, i programmi culturali e l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole elementari, medie e superiori, nonché per giornali, radio e programmi televisivi che promuovono la lingua e cultura italiana nel mondo».

– Quant’è forte la domanda di “italianità” da parte di chi vive lontano? 

«L’Italia presenta alcune lacune per gli scambi culturali ed economici con altri stati e per questo, come candidato del Partito Democratico intendo promuovere delle azioni mirate, facendo tesoro dell’esperienza passata nei COmites. COnoscono molto bene la realtà degli italiani nel mondo e, soprattutto, della comunità calabrese in America. Tra gli altri obiettivi obiettivi ritengo necessaria anche la riforma del sistema elettorale italiano, COMITES e CGIE e il supporto alla piena realizzazione della parità di genere uomo-donna nel lavoro, nella famiglia e nella qualità della vita».

– Qual è stato il percorso che l’ha portata al successo negli Stati Uniti?

«Sono nato a Isca sullo Ionio e sono emigrato con la famiglia subito dopo il diploma. Il mio primo lavoro nel nuovo mondo è stato in una fabbrica di abbigliamento a 45 dollari a settimana. Lo studio, però era un mio punto fermo (già all’asilo conoscevo la tavola pitagorica) e nel 1969 venni accettato alla Villanova University di Philadelphia dove mi sono laureato in appena 3 anni in ingegneria elettrotecnica. Trovai subito subito lavoro inerente alla mia laurea, ma volevo di più e così, un giorno,  dando retta a un amico, decisi di tentare l’impresa di accedere alla facoltà di Medicina. Per essere accettato ha dovuto fare il volontario in ospedali e università. Il 24 dicembre del 1975 il Dean della Temple University mi comunicò che ero stato accettato alla facoltà di Medicina, ai corsi che sarebbero iniziati 9 mesi dopo. In quei mesi di attesa, mi sposai il 28 agosto del 1976, con la compagnia della vita Anna, anche lei emigrata in America da Isca sullo Ionio. E da lì ho incrociato una lunga e impegnativa strada tra lavoro, studio e la famiglia che cresceva, (nel 1977 nacque il primo figlio Aurelio, al quale seguirono Concetta e Saverio). Gli studi in Medicina era difficili, ma sono risultato tra i primi 20 laureati che conseguirono la lode. Ma non mi sono fermato: ho fatto la specializzazione prima in Medicina Interna e successivamente in Cardiologia alla Hahnemann University, dove poi ho cominciato a lavorare come cardiologo».

– Quanto è legato al suo paese d’origine?

«Non l’ho mai dimenticato, tanto che ci torno spesso, soprattutto per la festa di San Marziale, alla quale sono particolarmente legato. Ho sistemato la vecchia casa paterna e ogni volta che ci rimetto piede è un ritorno al passato, ai ricordi della mia giovinezza. Ricordo che a Carnevale si ammazzava il maiale e tutte le feste comandate si vivevano in semplicità, ma con tanto amore e fraternità. Il lavoro di capomastro di mio padre ci dava la possibilità di vivere senza grandi difficoltà».

– La sua esperienza da giovane muratore, in aiuto a suo padre, l’ha sicuramente aiutato a superare molti ostacoli nella vita. È così?

«Mio padre aveva promesso in dote a mia sorella Elvira una casa e dunque iniziammo a costruirla. Il primo fidanzamento non andò a buon fine. Quesll’esperienza mi è servita a capire quanto conta il lavoro nella vita di un uomo o di una donna: per questo negli Stati Uniti ho fondato una serie di associazioni di comunità italiane che vanno a supportare e sostenere le classi meno abbienti. Mi sono diplomato nel 1962, studiavo e suonavo anche nella banda del paese, ma nel 1966 decisi di raggiungere mio padre negli Stati Uniti. E da lì è iniziata la mia storia. L’esperienza politica mi attrae per la possibilità di occuparmi dei miei connazionali all’estero. Credo di dover e poter dare il mio contributo al Paese».  (mcg)