Positiva la performance dell’Autorità del Porto di Gioia Tauro nel realizzare il gateway ferroviario

Il Nucleo Verifica e Controllo dell’Agenzia per la Coesione Territoriale ha dato giudizio positivo per i temi di attuazione adottati, dall’Autorità Portuale di Gioa Tauro, nel realizzare il gateway ferroviario.

L’Ente certificatore degli investimenti finanziati con risorse europee, nel suo Report preliminare di verifica parla di “efficacia dei risultati” per come richiesto dal Piano Sud 2030.

L’opera, che offre all’intera area portuale un maggiore potere attrattivo rispetto a potenziali investitori nazionali ed internazionali nell’ambito della Zona economica speciale Calabria, ha avuto un costo complessivo di 40 milioni di euro, di cui 20 milioni ammessi a finanziamento sui Pon Fers Reti e Mobilità 2007/2013, di cui è titolare il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Realizzata in project financing dall’Autorità portuale di Gioia Tauro, rientra in un insieme di interventi inseriti nell’Apq “Polo logistico intermodale di Gioia Tauro”.

In particolare, il Nuvec (Nucleo verifica e controllo), pur segnalando i ritardi della partenza, causati dalla definizione del progetto preliminare, connessi alla gara che in un primo momento è andata deserta e quindi ai tempi di aggiudicazione, esprime parere positivo in merito ai “tempi delle fasi di progettazione definitiva, esecutiva ed esecuzione dei lavori” che hanno registrato «una durata inferiore ai tempi tipici di Visto (strumento che fornisce la Visualizzazione Interattiva della Stima dei Tempi delle Opere pubbliche)».

Nel complesso, dal Report preliminare viene evidenziata la buona performance attuativa sotto il profilo dei tempi di attuazione. Il Nuvec identifica l’impulso all’attuazione «nella capacità e responsabilità della governance del Progetto, da parte dell’Autorità portuale, che si è dotata di un’adeguata struttura organizzativa, seguendo costantemente e con competenza la sua evoluzione e individuando le soluzioni per superare le criticità emerse».

Nello specifico, viene sottolineata la positività delle scelte adottate dall’Ente, guidato dal commissario straordinario Andrea Agostinelli, in merito all’affidamento della gara in project financing, a seguito del primo avviso andato deserto; all’individuazione tempestiva del concessionario subentrante e, non ultimo, alle indicazioni normative adottate, (art.38 del Codice della Navigazione), per consentire al concessionario subentrante l’anticipata occupazione delle aree su cui insiste l’opera, nelle more di definizione di un contenzioso esistente tra l’Autorità portuale e il Corap.

Viene, altresì, sottolineata l’importanza del gateway, che consente di avere il collegamento diretto, tramite ferrovia, tra il terminal intermodale del porto di Gioia Tauro e gli altri terminal nazionali ed europei. Un progetto, precisa il Nuvec, che ha una forte valenza ambientale, in quanto interviene nel riequilibrio delle modalità di trasporto nazionale nella direttrice Nord-Sud e risponde, quindi, ai principi di riduzione di CO2 richiesti tra i principali obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Unione europea.

Il 16 dicembre scorso è arrivato il primo treno merci all’interno del Nuovo terminal ferroviario di Gioia Tauro. Concluso e funzionate, si estende nel territorio compreso tra i Comuni di Gioia Tauro e di San Ferdinando. Si sviluppa, in parte, all’interno del porto, nell’area doganale in concessione al terminalista MedCenter Terminal Container, e nella zona dell’interporto. Occupa una superficie pari a 325 mila metri quadrati. La lunghezza complessiva dei nuovi binari è di 3.825 metri. In particolare, è dotato di tre aste da 825 metri ciascuna che consentono di fare partire convogli di lunghezza europea da 750 metri. (rrc)

È IL RECOVERY, BELLEZZA. ADDIO AL PONTE
DIMENTICATE LA CALABRIA, GIOIA E SS 106

di SANTO STRATI – Adesso ci si può proprio dimenticare del Ponte sullo Stretto: nel Recovery Plan messo a punto dal Governo non ce n’è traccia. Come non c’è traccia di finanziamenti da destinare al vero volano di sviluppo per la Calabria che è il Porto di Gioia Tauro, né per ricostruire ex novo la ss 106 o comunque avviare quel piano di risanamento della strada della morte ormai non più rinviabile. Si sono svegliati tutti, o quasi, dall’inspiegabile torpore che ha preso i nostri politici calabresi a proposito dei soldi dell’Europa per il post-Covid, ma temiamo sia un po’ tardi. Tardi per riscrivere completamente quel “benedetto” Recovery Plan che serve a convincere la UE a sganciare una paccata di miliardi (223, per essere precisi) a fronte di progetti infrastrutturali. Una sola la voce fuori dal coro, con l’innegabile sospetto che non abbia letto il documento: la deputata cosentina Enza Bruno Bossio (Pd) elogia gli investimenti previsti per il potenziamento della linea ferroviaria Salerno-Reggio Calabria arrivando a definirli «robusti interventi». «Un primo importante e significativo passo è compiuto» ha detto in una nota, improvvidamente diffusa senza, probabilmente, confrontarsi o riflettere sul fatto che i finanziamenti di cui tesse le lodi sono già stati previsti in un piano del 2012 e ammontano a poco più di 500 milioni a fronte di 223 miliardi messi a disposizione dell’Italia. Se non è sopraffazione questa nei confronti di una Calabria dimenticata, ancora una volta vilipesa, svillaneggiata per l’inezia dei suoi rappresentanti politici forse più preoccupati della crisi di governo che di iniziative per la propria terra.

L’indignazione – abbiamo scritto ieri – non basta più. Ma cosa si può fare? L’opera principale che avrebbe costituito una straordinaria opportunità per creare occupazione e sviluppo, il famigerato Ponte sullo Stretto, ce la possiamo dimenticare. Durante la campagna elettorale per le regionali dei mesi scorsi Conte aveva rilanciato l’idea del Ponte, tanto per mostrare un minimo d’attenzione nei confronti della Calabria, ma poi ci aveva pensato la sua ministra alle Infrastrutture, l’inadeguata (non lo diciamo noi) Paola De Micheli che aveva espresso l’esigenza di avviare nuovi studi di fattibilità sulla soluzione da scegliere per l’attraversamento stabile dello Stretto. Altri studi di fattibilità quando c’è già un progetto immediatamente eseguibile che langue da anni per l’incapacità dei nostri politici di alzare la voce ed esprimere forte l’istanza dei calabresi che ragionano. Contro una minoranza da sempre contraria al Ponte per partito preso e non per obiettive ragioni: non c’è nessun problema sismico che non si possa affrontare con le moderne tecniche di costruzione e i nostri progettisti, dotati di solidi attributi, rappresentano l’eccellenza nel panorama mondiale. Ma l’opposizione al collegamento stabile (lasciamo perdere la risibile proposta del tunnel) l’ha sempre avuta vinta, tra pseudo-ecologisti di giornata, ambientalisti catastrofisti e una bella e assortita comitiva di quelli che dicono sempre di no (ogni riferimento ai Cinque Stelle è decisamente voluto, non casuale). E Conte, ricevendo i sindaci delle cinque province in rappresentanza di tutta la Calabria, qualche mese fa, aveva promesso attenzione e impegni per la Calabria. Chi li ha visti? Ulteriore presa in giro di un Governo insensibile e troppo ballerino per occuparsi di cose importanti. Conte ripete spesso il suo mantra: «se non cresce il Sud non cresce il Paese». Ma come cresce il Mezzogiorno, con le briciole del Recovery Plan?

Ora, avviene che l’ultima occasione reale per veder realizzare un’opera colossale dai grandiosi impatti di natura tecnologica, turistica, paesaggistica, d’immagine, si chiama Recovery Fund, ovvero Next Generation Ue, ma nessuno ha minimamente pensato di inserire il progetto (ripetiamo già pronto, da rinnovare soltanto nella scelta dei materiali di nuova generazione ancora più sicuri per le zone ad alta densità sismica), nessuno ha voluto verificare se ci fosse il minimo ostacolo perché l’Europa dicesse no a un investimento infrastrutturale di 8-10 miliardi (tanto costa realizzare il Ponte). Ovvero, hanno pensato bene di “dimenticarsene”. «A pensar male – diceva Andreotti – si fa peccato ma spesso ci s’azzecca». Purtroppo mai parole risultano più profetiche e adatte alla circostanza.

Sul Ponte ha insistito Renzi, nel dichiarare guerra al presidente Conte, ma ne ha smontato l’ardire Romano Prodi che, ospite da Giovanni Floris a Di Martedì, ha detto testualmente: «Renzi ha chiesto il Ponte sullo Stretto a Conte». Prodi ha anche immaginato la sua ipotetica risposta: «Se mi vesto da muratore e vado domani a costruire il Ponte sullo Stretto, Renzi chi chiederebbe il ponte sulla Sardegna…». In buona sostanza neanche Renzi crede alla grande opportunità che viene offerta a calabresi e siciliani con i quattrini dell’Europa: è stato un ulteriore pretesto per attaccare il governo e vedere l’effetto che fa. Decisamente non un bell’effetto, viste le critiche che gli sono piovute addosso da ogni parte. Probabilmente a Renzi resta sempre l’ipotesi WWF per chiedere la tutela delle razze (politiche) in via di estinzione…

Il Ponte non piace a tutti, questo è evidente, meno che meno a chi del traghettamento sullo Stretto ha fatto un business ultramilionario, ma bisogna essere onesti nel riconoscere che non ci sono realmente condizioni di non fattibilità: è semplicemente una questione di natura politica. Manca la volontà politica di realizzare il Ponte con tutto quello che potrebbe rappresentare sia per la Calabria sia per la Sicilia. Verrebbero da ogni parte del mondo solo per vederlo o per attraversarlo: c’è un esempio che rischierebbe di impallidire al confronto, il ponte rosso del Golden Gate a San Francisco. Lì aspettano the Big One, il più disastroso terremoto (ipotizzato) della storia della Valley. Ma quando l’hanno costruito (tra il 1933-1937) non c’erano le tecniche di costruzione di oggi ed era ben evidente il rischio sismico della zona. È ancora là, viene riverniciato continuamente con quel bel rosso che lo caratterizza, ad attrarre milioni di turisti. Senza avere l’incantevole e inimitabile paesaggio dello Stretto, della Costa Viola, dell’Etna che fuma e degli affascinanti gorghi marini che hanno incantato Omero.

Ma anche a voler essere indulgenti sulla storia del Ponte, non è tollerabile che un documento che è passato anche dalla Commissione Trasporti della Camera abbia di netto tagliato qualsiasi ipotesi di finanziamento alla statale 106, al Porto di Gioia Tauro, alle mille altre problematiche infrastrutturali che affliggono la Calabria. È successo, forse potrebbe cambiare qualcosa dopo l’esame del Parlamento, a fine crisi, comunque vada per il Governo, ma andrebbe completamente riscritto e non ci sono i tempi necessari.

L’unica preoccupazione per i nostri politici – questo è evidente – è evitare lo scioglimento delle Camere e dover tornare al voto. S’inventeranno la qualunque pur di restare a galla fino al regolare termine della legislatura. Dopo, quando si tornerà a votare, per molti saranno utili cartoline ricordo di Montecitorio e Palazzo Madama, unico memo di nostalgia di momenti decisamente irripetibili. (s)

PORTO DI GIOIA, DALLA CRISI ALLA RIPRESA
AGOSTINELLI, I SUCCESSI DEL COMMISSARIO

di FRANCESCO RAO – Porto di Gioia Tauro, il futuro della Calabria parte da qui: fino a pochi anni fa era il simbolo di un fallimento, con licenziamenti e perdita costante di traffico. La ripresa ha ha cancellato ogni ombra.La centralità nel Mediterraneo, il nuovo management che ha preso la gestione, l’intermodalità e, soprattutto, la direzione del commissario contrammiraglio Agostinelli: sono tanti i fattori del nuovo successo di Gioia. Porto di rilancio non solo della Pina ma di tutta la Calabria. Ne abbiamo parlato con il commissario Andrea Agostinelli, che attende una meritata riconferma alla guida dell’Autorità Portuale.

– Dal 5 novembre 2015 lei è stato nominato Commissario straordinario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro.Il Decreto della sua nomina, firmato allora dal ministro dei Trasporti, le conferiva un mandato particolarmente complesso. Siamo nel 2021 e il lavoro svolto, nell’esercizio della funzione, durante questi anni le ha consentito di portare a termine l’incarico ricevuto? Potrebbe illustrarci quali sono i dati salienti di questo percorso soprattutto i risultati che lei ha conseguito?

«Guardi, mi piace sottolineare come i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quando sono stato nominato commissario straordinario, il Porto viveva una crisi gravissima. I traffici erano a picco ed i contenitori calavano anno dopo anno. Ne abbiamo perso il 34% negli ultimi 8 anni. Ci furono anche quasi 400 licenziamenti e altri 500 furono minacciati in un’autentica macelleria sociale. Nel 2020 abbiamo fatto 3.150.000 contenitori movimentati. Abbiamo inaugurato una nuova ferrovia portuale, intermodalità che ci mancava da 15 anni e risultati sono sotto gli occhi di tutti».

– Spesso quando si parla di Sud il primo pensiero che ricorda la mente afferisce alle varie devianze sociali che alle opportunità offerte dal territorio. Anche il mare va incluso nel territorio di uno Stato e di porti rappresentano un mezzo per rappresentare appunto rendere circolare non solo il processo di sviluppo economico ma anche le opportunità di crescita mi riferisco al gettito fiscale destinato allo stato che rende possibili tali azioni in collaborazione con i titolari delle concessioni governative il porto di Gioia Tauro potrà superare e potrei recuperare quella centralità che la posizione geografica ha provveduto a conferire naturalmente?

«Lei dice bene. Il porto di Gioia Tauro ha una grande centralità geografica geopolitica direi anche. Però è sempre mancato qualcosa. Io credo che dovremmo sviluppare un concetto come quello nella zona economica speciale con la nomina recente della nuova commissaria straordinaria comitato di indirizzo la professoressa Nisticò affronteremo l’opportunità e l’ipotesi di istituire una zona franca doganale nel porto di Gioia Tauro e naturalmente avremo noi carico di sviluppare il tema della logistica portuale, perché il nostro scopo da oggi in avanti sarà quello di cercare di fare aprire i contenitori nella zona retro portuale. Questo sarà veramente prossimo obiettivo importante per il porto di Gioia Tauro».

– Il canale di Suez posizionato a Sud del mondo rende possibili numerosi collegamenti intercontinentali per il trasporto dei container che viaggiano su grandissime navi per raggiungere le rispettive destinazioni, in passato seppure il porto calabrese fosse immediatamente raggiungibile molte navi hanno preferito Rotterdam a Gioia Tauro. Per quale motivo si è verificato ciò?

«Guardi, mi permetto di dire che Rotterdam non è il nostro competitor.  Non è la nostra pietra di paragone. Piuttosto lo sono i porti del Mediterraneo della sponda africana, mi riferisco a Port Said, mi riferisco a Tangeri, al porto del Pireo in Grecia, questi sono i nostri concorrenti. Ciò che oggi ha pesato, fino ad oggi, voglio dirlo,  ma non da domani, ha pesato la mancanza della intermodalità, la mancanza della ferrovia e non dimentichiamo che rispetto ai paesi della sponda africana pesa molto il costo del lavoro».

– I dati di movimentazione odierna, come accennava prima, presso il porto di Gioia Tauro rappresentano un trend positivo rispetto al passato. I pregressi risultati, oltre al mancato sviluppo socio economico in parte destinato al territorio in termini gettito fiscale per l’erario, approssimativamente a quanto potrebbero ammontare annualmente in termini di perdite di mancato incasso per la fiscalità Italiana?

«I dati precisi non li conosco. Però conosco gli studi che sono stati effettuati da serissimi istituti legati anche all’istituto San Paolo di Torino sulla portualità nazionale intesa come sistema.  Noi abbiamo perso a favore dei porti del nord Europa ma anche a fa purtroppo con i porti della sponda africana noi perdiamo 1.500.000 contenitori all’anno. Questo può significare tre miliardi di euro produttività sottratta alle imprese e quattro miliardi di euro sottratti al gettito fiscale. Ripeto, sto parlando come sistema portuale nazionale, ricordando comunque che Gioia Tauro ha una gran parte del movimento contenitori, siamo il Porto leader in Italia».

– Dal suo punto di vista, quali sono i punti di forza strategici che Gioia Tauro come porto possiede e sino ad ora non sono state praticamente messa a sistema?

«Mi faccia sottolineare quali sono i nostri punti di forza perfettamente sfruttabili. Sono i nostri fondali meravigliosi che possono accogliere le navi più grandi del mondo. Solo nel Porto di Gioia Tauro, per quanto riguarda la portualità nazionale, solo Valencia per quanto riguarda l’area del Mediterraneo europeo. Questi sono dei punti di forza che noi sfruttiamo perfettamente nella nostra opera e la nostra funzione amministrativa e costantemente indirizzata a mantenere questo primato. Poi ci sono dei progetti che noi abbiamo per migliorare le cose e ancor prima di parlare della ferrovia, io parlerei anche di una diversificazione sia delle attività portuali sia delle funzioni portuali. Noi abbiamo un progetto che stiamo portando avanti faticosamente vista la burocrazia imperante in Italia ma con grande determinazione per un bacino galleggiante e quindi introdurre nuove funzioni nel porto di Gioia Tauro, quale quella della riparazione navale. Avremo i clienti per questo bacino galleggiate e ripeto, il nostro sogno è quello di aprire i contenitori nel nostro retroporto».

– La governance che praticamente lei come dire a disposizione di cui può godere per sviluppare tale azione è in linea con quelle che possono essere le necessità oppure andrebbero rivisitate alcuni aspetti secondo il suo punto di vista?

«Io sono commissario come ha detto lei da più di 5 anni. Abbiamo lavorato abbiamo lavorato con le mani nude e abbiamo trovato dei risultati. Ho l’orgoglio di dire che nella serie infinita dei commissariamenti calabresi, il commissariamento dei porti ha portato qualche il risultato senza dover fare paragoni. Certo, una governance stabile manca da 7 anni e da tre ministri dei trasporti. Speriamo che presto il governo voglia mettere mano anche alla governance, perché vedete, non si tratta di un nome e un cognome che farà il presidente di questa autorità di sistema portuale è una questione organizzativa e gestionale che ci pone in ritardo pubblico di quattro anni rispetto alle altre Autorità di sistema portuale italiane».

– Recentemente è stato attivato il collegamento con la rete ferroviaria, quindi noi abbiamo un gateway a tutti gli effetti. Questo ennesimo risultato porterà davvero allo sviluppo reale il porto di Gioia Tauro?

«Mi faccia dire che è stato un grande successo. La ferrovia mancava. Abbiamo speso 19 milioni di euro. Abbiamo costruito una ferrovia portuale, un autentico gateway portuale che mancava e che è perfettamente in linea con gli standard europei. Sono arrivati i primi 2 treni e nel 2021 avremo servizi ferroviari regolari. È vero, non bisogna nasconderci dietro un dito. Il problema sarà immettere questa questo servizio ferroviario in reti ferroviarie e mi riferisco alle reti ferroviarie tirrenica, ionica, adriatica che non sono idonee a ricevere servizi ferroviari con standard europei, mi riferisco ai convogli di 750 metri. Questo evidentemente non è un mio problema ma io guardo con grande interesse alla volontà del governo di investire nelle infrastrutture meridionale.

– La Zona Economica Speciale, istituita in Calabria, ha conferito una certa centralità al Porto di Gioia Tauro e tutto ciò potrà dare vita ad un sistema di sviluppo strutturale anche per l’intera area portuale, dove oltre ai movimenti di containers possa esserci l’avvio di un sistema economico circolare capace di generare ed attrarre investimenti ma anche investitori, disposti a diventare in un certo qual modo partner del Porto che si trova nel cuore del Mediterraneo. Affinché avvenga ciò, quali saranno i passaggi ed percorsi che si dovranno praticare nel medio e nel lungo periodo?

«Nel medio periodo la capacità di fare logistica portuale. Faccio solo un esempio: nel 2021 inaugureremo un capannone della logistica straordinario, costato 10 milioni di euro, che potrebbe essere insieme alla ferrovia un volano virtuoso per partire con la logistica portuale. Nel lungo periodo, le dicevo, con la professoressa Nisticò inizieremo a parlare  dell’istituzione di una zona Franca doganale. È un procedimento lungo, come al solito in Italia, però è un procedimento in cui noi crediamo molto. Per lo sviluppo, come lei diceva, di un’attività industriale nelle aree retro portuali e voi sapete quanto sono importanti queste aree e quanto si dibatta su queste aree, perché c’è un contenzioso tra la Regione Calabria e  il Corap e anche con l’Autorità portuale per una porzione di queste aree retro portuali che saranno, ripeto, importanti per lo sviluppo della logistica».

– Gli scali Hub della sponda del Sud del Mediterraneo, come diceva prima lei, hanno incrementato negli ultimi anni la propria quota di mercato portuale in maniera significativa grazie anche all’avanzamento di infrastrutture come Tanger Med, PortSaid che stanno mettendo in difficoltà gli Hub di transhipment del Sud Italia e dunque Gioia Tauro. Quali sono le strategie dell’Authority calabrese e se ve ne sono dell’Esecutivo nazionale per promuovere lo scalo di Gioia Tauro e rilanciarlo a dovere nella competizione internazionale?

«Le ho detto prima, noi non abbiamo una strategia, noi abbiamo già conseguito questi risultati. Nel 2021 e io aggiungerei anche 2022, arriveremo a fare un ennesimo dragaggio delle acque portuali. Questo significa che noi manterremo per i prossimi 10 anni la possibilità di ospitare alle nostre banchine le più grandi navi del mondo. La ferrovia l’abbiamo inaugurata, il terminalista armatore a sua disposizione il più grande terminal contenitori d’Europa perché si sviluppa su 1.700.000 m², credo che ne possa disporre di un Terminal più grande solo nel deserto dell’Arabia Saudita. Quindi questo dice tutto, i risultati noi abbiamo già conseguiti».

– Lo aveva detto prima: il modello Rotterdam non è quello che ci riguarda. Generalmente nel mondo di chi osserva le dinamiche portuali parte il fascino per il sogno o per l’utopia. Gioia Tauro, può diventare come Rotterdam?

«Io dico di sì. Una volta era una simulazione affascinante, ci fu un famoso servizio televisivo che lo affermava, oggi è un sogno meno irraggiungibile mi creda. Se il canale di Suez e Gioia Tauro, permettetemi la simulazione, diventassero il Nord del mondo, tutta la penisola sarebbe un immenso retro porto. Noi ne abbiamo le capacità. Quanto a Rotterdam non è la nostra pietra di paragone per un semplicissimo motivo: i terminal di Rotterdam sono automatizzati. Per noi è fantascienza pensare di trasformare il nostro terminal in un terminal olandese perché dovremmo mandare a casa 650 persone. Questa è la realtà. Va bene così, noi ci teniamo al nostro terminal con i suoi 1200 portuali.

– Una domanda molto personale. Gioia Tauro è porto più importante transhipment dell’Italia. Non crede che meriterebbe un presidente in grado di agire nella pienezza dei poteri conferiti dalla Legge 84/94 e successive modifiche, perché come diceva prima lei è un commissario che ha lavorato – parere mio personale -espletando un grandissimo lavoro che è evidente, ma servirebbe la stabilità e come mai tutto ciò ancora non arriva?

«Sono d’accordo con lei. È una domanda che bisognerebbe fare alla politica. Noi abbiamo ricevuto sempre e sono venuti spesso il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti a vedere la realtà di Gioia Tauro. Quello che lei dice trasforma questa realtà in un paradosso. Io lo chiamo il paradosso Gioia Tauro. La Calabria deve conoscere questo fatto di avere un Porto di richiamo internazionale, un Porto che potrà dare benessere lavoro anche nei prossimi nei prossimi 10 anni. Certo una governance stabile, ripeto, è imprescindibile ma ripeto ancora una volta, non è una questione di nomi è una questione di organizzazione di gestione».

– L’assegnazione di Reggio Calabria e Villa San Giovanni all’Autorità portuale dello Stretto che fa capo a Messina, sottraggono alla ZES della Calabria due importantissime realtà operative. Moltissime persone, magari privi della contezza tecnica del settore, potrebbero pensare: pur essendo realtà calabresi, come mai vengono assegnati ad realtà portuali che non sono calabresi? Tutto ciò comandante, dal suo punto di vista, era proprio necessario in termini di scelta?

«Non mi esprimo su una volontà politica. Lì ci fu la volontà politica di un ministro dei Trasporti di costituire l’Area portuale dello Stretto di Messina che avrebbe compreso Gioia Tauro e il porto di Messina. Gioia Tauro come porto capolista e porto siciliano di Messina. Poi le cose cambiarono e fu costituito il sistema portuale dello Stretto con capolista Messina che ha attratto sotto la sua competenza i porti calabresi di Villa San Giovanni e di Reggio Calabria. Io non do un giudizio di questo. Certamente, i porti di Villa San Giovanni e di Reggio Calabria orbitano nello Stretto di Messina e quindi probabilmente il sogno del Ministro si è in qualche modo avverato. Mi lasci dire, il Porto di Gioia Tauro è poco omogeneo alla natura degli altri porti, mi riferisco a Villa San Giovanni a Reggio Calabria soprattutto il porto siciliano di Messina».

– Prima di salutarla e ringraziarla, vorrei chiederle quale augurio vuole inviare alla Calabria ed ai Calabresi il Commissario dell’Autorità portuale di Gioia Tauro

«Ma gli auguri sarebbero tanti guardi e la ringrazio per questa domanda. Io dico alla Calabria alla società civile, alla politica della Calabria, di avere come centro della propria attenzione il Porto di Gioia Tauro che è una meraviglia sul panorama portuale nazionale. Dico ai terminalisti di credere nelle potenzialità di questoPorto. Dico ai portuali di amare il proprio lavoro di sviluppare il culto del lavoro, perché io ricordo ancora quattro anni fa i gruppi dei quali sotto la mia sede che imploravano di non essere licenziati di tornare a lavorare. Oggi c’è anche troppo lavoro. È il momento della rinascita. Grazie per la vostra attenzione». (fr)

Uiltrasporti Calabria chiede incontro urgente con i sindacati per il futuro del Porto di Gioia Tauro

Uiltrasporti Calabria ha chiesto un urgente incontro insieme ai sindacati per discutere del futuro del Porto di Gioia Tauro.

Nello specifico, sull’avvio della Zona economica speciale; la piena funzionalità della piattaforma Logistica del Porto di Gioia Tauro, partendo dal Gateway ferroviario; lo sviluppo di sinergie e investimenti nelle aree industriali che insistono nel retroporto e la realizzazione dell’alta velocità.

La segreteria regionale, infatti, ha ricordato che «non è passato tanto tempo da quando il gruppo Til-Msc subentrava al gruppo Contship in un momento particolare e delicato della storia del porto di Gioia Tauro, quel tempo che tutti i lavoratori e anche noi della Uiltrasporti abbiamo affrontato con fiducia e speranza nel nome di un sano cambiamento, confidando in una “nuova governance” capace di rimettere in moto  e sviluppare tutte le potenzialità del terminal, facendo tesoro degli errori del passato».

«Il contributo e la fattiva collaborazione di allora  – si legge in una nota – sono stati preziosi – se non indispensabili – per il raggiungimento di un importante obiettivo. Allora, come Uiltrasporti (con l’ex ministro Danilo Toninelli e il commissario Andrea Agostinelli) abbiamo avuto un ruolo determinante denunciando certe scelte scelerate da parte della vecchia proprietà. Come Uiltrasporti, siamo sempre stati in prima linea, cercando di risolvere tutte quelle problematiche che hanno afflitto il Porto di Gioia Tauro, dall’incapacità manageriale alla disattenzione dei nostri cari politici».

«In questi anni – si legge ancora nella nota – la Uiltrasporti ha denunciato, con forza, alle istituzioni competenti le cose incomprensibili  che si sono verificate dentro al porto. Per aver evidenziato, sempre perseguendo l’interesse supremo della legalità, alcune cose che non andavano siamo stati oggetto di intimidazioni. Solo per rinfrescare la memoria agli smemorati, vogliamo ricordare la nostra denuncia per evitare che la Calabria venisse estromessa dalle direttrici europee, o quando veniva firmato un accordo non in linea con le normative vigenti che, in maniera discriminatoria, licenziava 377 lavoratori, finendo per creare preoccupazioni tra i lavoratori rimasti in servizio e, allo stesso modo, abbiamo levato forte le nostra vice quando veniva proibito ai lavoratori di riprendere le attività operative dopo il blocco spontaneo».

«Nonostante tutto – continua la nota – continuiamo convinti su questo percorso perché Gioia Tauro è fondamentale per la ripartenza della Calabria e del Paese. Oggi, però, nonostante il porto abbia ripreso a funzionare, nessuno può rifiutare il confronto con il sindacato. Questa, infatti, è un’azione fondamentale per garantire che anche lo sviluppo sia sostenibile per il rilancio del lavoro e per il miglioramento della sua sicurezza lavorativa, per evitare che vengano mortificate le aspettative dei lavoratori confluiti in agenzia».

«In un territorio come il nostro – viene spiegato nella nota – il confronto è uno strumento fondamentale per avviare un dibattito informato che è il presupposto fondamentale per mettere in moto il confronto sociale. Chi vuole evitare il confronto deve sapere che così facendo rischia, inconsapevolmente, di favorire dinamiche e logiche che non sono quelle ispirate dalla legalità. In un territorio come il nostro, non si può pensare che possano essere assunti pochi fortunati, scelti con criteri fuori da ogni logica. Siamo convinti, infatti, che non ci possano essere figli e figliastri da privilegiare, ma che ci sia un mercato lavoro calabrese, fatto di giovani preparati che è giusto abbiano una possibilità occupazione dentro il porto».

Ed è per questo che la segreteria regionale ha richiesto l’incontro: «solo così – conclude la nota – e, soprattutto, tutti insieme, saremo pronti per affrontare le sfide che si prospettano, per il bene e il benessere dei lavoratori e delle aziende del Porto di Gioia Tauro. Nella certezza che la nostra azione di denuncia non si fermerà, nella convinzione che alcune dinamiche che si stanno sviluppando all’interno del porto non siano rispettose delle previsioni contrattuali e rischino di sfidare il senso comune di legalità». (rrc)

Avviata dall’Autorità Portuale di Gioia Tauro la gara per il bacino di carenaggio da acquistare

L’Autorità Portuale di Gioia Tauro ha avviato la gara pubblica per individuare la società che, sul mercato internazionale, dovrà indicare il bacino di carenaggio da acquistare.

«Si tratta – si legge in una nota – di un passo importante che porterà alla realizzazione di un polo cantieristico, al fine di implementare e diversificare le attività lavorative attualmente presenti nello scalo calabrese».

«L’Ente, guidato dal commissario straordinario Andrea Agostinelli, lo scorso giugno – si legge ancora nel comunicato – ha indetto una gara pubblica per identificare la ditta che dovrà progettare l’adeguamento della banchina lato nord all’accosto del bacino. Ora, si procede al successivo passo. L’obiettivo, in questa fase, è duplice. Da una parte, si dovrà trovare l’azienda capace di muoversi sul mercato internazionale per l’acquisto di una tipologia galleggiante di bacino. Nel contempo, la ditta aggiudicataria dovrà redigere un progetto in cui saranno indicate le caratteristiche tecniche e funzionali, di cui dovrà essere dotato il bacino, per rispondere alle peculiari esigenze infrastrutturali del porto calabrese e per essere, appena in funzione, adeguato al relativo mercato da servire».

«Attraverso la realizzazione del bacino di carenaggio –  si legge nel comunicato – il porto di Gioia Tauro mira, quindi, ad essere un punto di riferimento, anche, nell’offerta del servizio di manutenzione delle portacontainer medio-grandi, all’interno del circuito internazionale del Mediterraneo. Nello specifico, la tipologia da ricercare rientra tra quelle galleggianti. Composte da grandi cassoni, in fase di ricezione della portacontainer sono pieni di acqua, per consentirne l’entrata in bacino. Successivamente, dopo essere stati svuotati, ospiteranno all’interno la nave rimasta a secco e pronta a ricevere la manutenzione. Rispetto ai bacini in muratura, oltre ad essere più moderni, presentano il vantaggio di eseguire le lavorazioni direttamente in mare, con risparmi di tempo per la messa in bacino della nave».

«La realizzazione del bacino di carenaggio – è spiegato nel comunicato – si inserisce nella complessiva programmazione di rilancio dello scalo, portata avanti dall’Ente che è impegnato nell’attività di sviluppo infrastrutturale del porto. Nel contempo, l’attività di diversificazione determinerà la possibilità di poter procedere a nuove assunzioni di personale, da impegnare in questo specifico servizio».

«L’anno appena concluso – conclude il comunicato dell’Autorità Portuale – ha visto il porto calabrese superare i 3 milioni di teus movimentati, attestando una crescita percentuale dello scalo pari al 25%». (rrc)

Al Porto di Gioia Tauro è arrivato il secondo treno porta-container

Alla stazione del Porto di Gioia Tauro è arrivato il secondo treno merci. Prosegue, così, l’attività del gateway ferroviario, che ha dato inizio al servizio di intermodalità dello scalo calabrese.

Inoltre, si è svolta una riunione operativa Rfi, MedCenter Terminal Container e l’Autorità portuale di Gioia Tauro. L’obiettivo, è stato quello di ultimare gli aspetti organizzativi e tecnici della gestione del raccordo ferroviario, passata di recente ad Rfi, che da San Ferdinando arriva a Rosarno per immettersi nella linea nazionale.

Da gennaio prossimo, inoltre, il servizio nave-treno entrerà in vigore con cadenza regolare, per cui si è reso necessario definire, nel dettaglio, ogni relativo passaggio per garantire la regolarità delle attività.

A fine riunione, il commissario straordinario Andrea Agostinelli ha tenuto ad evidenziare la piena sinergia tra i soggetti chiamati ad assicurare la riuscita di questo nuovo servizio. In particolare, ha sottolineato l’importanza della gestione del raccordo a cura di Rfi che, anche nel corso della riunione, ha dimostrato mirata attenzione, affinché si possa concretizzare con efficienza la configurazione del porto di Gioia Tauro come porto gateway e non solo di transhipment. (rrc)

DAL PORTO DI GIOIA RIPARTE LA CALABRIA
L’EUROPA DEI CONTAINER È ORA PIÚ VICINA

Il primo treno meri, partito da Nola e carico di container, è arrivato al Porto di Gioia Tauro ieri: una giornata storica per lo scalo merci, il più grande del Mediterraneo, destinato anche a diventare il più importante. Con non poche emozioni, i portuali hanno salutato l’arrivo del convoglio che segnala fine delle limitazioni di trasporto per il Porto di Gioia Tauro, prima limitato al semplice transhipment (ovvero il trasporto dei container e lo scarico in banchina, e da ieri diventata una meravigliosa realtà di intermodalità. Che tradotto in parole semplici significa trasporto completo: dalla nave direttamente sui vagoni merci e subito via con destinazione Europa, senza doverli caricare sui tir e mandarli allo scalo ferroviario più vicino.

Sono appena cinque km di tratta, un vergogna inaudita, trascinatasi per circa 20 anni tra un rimpallo e l’altro su di chi fosse la competenza a realizzare quel breve tratto di strada ferrata che avrebbe permesso al Porto di Gioia di pensare in grande. La stessa vergogna di avere portato, prima che arrivasse il “salvatore” Aponte, al quasi disastro il porto stesso, senza visione strategica, senza futuro, sempre più cancellato dalla rotte. Eppure, per la sua posizione centrale e strategica nel Mediterraneo, il Porto di Gioia Tauro rappresentava, rappresenterà,  un bel problemi per i porti del Nord Europa, come Amburgo, Anversa, Rotterdam, perché mandare i container in Calabria porterà grandi vantaggi sia in termini economici sia in termini di tempo. È evidente a tutti – tranne che ai nostri governanti che hanno escluso lo scalo di Gioia dalla cosiddetta Via della Seta – che con il collegamento ferroviario operativo, il rilancio del Porto di Gioia nei confronti dell’Europa diventa sempre più fattibile. E bisogna dare il merito di questo “miracolo” alla caparbia ostinazione della compianta presidente Santelli: la Jole, ai primi di marzo, prim’ancora di presentare la sua Giunta, aveva preso in carico la questione del gateway ferroviario. La presidente Jole credeva nel Porto di Gioia e nel suo possibile rilancio in grado di costituire un volano per tutta l’area Zes. Il ragionamento della Santelli era semplice: la fine del solo transhipment, condizionato dall’assenza del collegamento ferroviario, avrebbe creato un completo servizio di smistamento dei container verso i mercati europei. Il Porto di Gioia Tauro, al centro dell’area Zes, con l’estensione dell’operatività h24 e la realizzazione dell’agognata intermodalità poteva diventare il centro nevralgico del Mediterraneo per il traffico merci e il punto di ripartenza per lo sviluppo della Calabria.

Gioia, dunque, rappresenta la riscossa di quel Sud laborioso e pieno di risorse che si sentiva tagliato fuori dai grandi obiettivi europei: il traffico merci rappresenta, attraverso le autostrade del mare e l’utilizzo di container (con navi sempre più grandi che Gioia Tauro è in grado di ormeggiare senza il minimo problema) un elemento distintivo nel processo di sviluppo del Mezzogiorno. È da qui che riparte la Calabria, da qui che riparte il Sud, perché il terminal che può contare ora sull’intermodalità può mettere a frutto politiche di crescita e sviluppo impensabili. Aveva detto la Santelli, in un incontro col sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà: ««Avevo promesso un impegno serio in questo senso e in sole due settimane di intenso lavoro, ho recuperato un blocco che durava da vent’anni per una struttura costata fin qui 20 milioni di euro che rischiava di diventare un monumento allo spreco, per una ventennale disputa giudiziaria su 4 km di raccordo ferroviario. Il blocco era dovuto ad una controversia tutta interna alla Regione. Abbiamo recuperato la proprietà da Corap, ex Asi, comunicato al MIT che avevamo svolto i “compiti a casa” e che eravamo in grado di far partire l’accordo con RFI, già pronta con gli investimenti. A breve sarò sulla tratta ad aprire il cantiere. Uno sblocco necessario perché la “porta sul Mediterraneo” oggi diventa “la porta dell’Europa”». Parole profetiche e, soprattutto, un grande senso del fare, la compianta Jole. «In meno di tre settimane – aveva sottolineato Gianluca Gallo, quando ancora non era assessore – la Santelli è riuscita in un mezzo miracolo: cancellare ritardi antichi ed assicurare alla Calabria la realizzazione di un’opera infrastrutturale da tanto, troppo tempo attesa». E la deputata forzista Maria Tripodi, in occasione dell’annuncio dell’avvio dei lavori del gateway, disse della Santelli: «è riuscita a mettere attorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati al completamento della tratta ferroviaria, superando gli ostacoli burocratici che ne avevano impedito la realizzazione. È questa la strada maestra da seguire per la rinascita della nostra regione».

Questo collegamento, per il quale è quanto meno doveroso dire grazie alla presidente Jole, è la dimostrazione che non è vero che la burocrazia è imbattibile: una sciocca disputa ha tenuto bloccata 20 anni un piccolo tratto di strada ferrata dal grandissimo valore. Ora si tratta di sfruttare le opportunità offerte dal gateway. «La Regione – ha detto il presidente ff Nino Spirlì – è impegnata a concludere le attività per il trasferimento a Rfi del tratto ferroviario che da Rosarno porta al gateway, attraverso la stazione di San Ferdinando. Questo passaggio consentirà di connettere il Porto con la rete ferroviaria nazionale e internazionale. Allo stesso tempo, grazie all’accordo per l’area integrata di Gioia Tauro, sono già stati definiti i progetti per l’adeguamento e la riqualificazione viaria che miglioreranno la connessione tra l’area portuale e l’autostrada A2. Finalmente Gioia Tauro ottiene ciò che merita».

Anche il presidente degli industriali reggini Domenico Vecchio ha commentato con soddisfazione l’arrivo del primo treno di container a Gioia: «è un risultato atteso da tutto il sistema imprenditoriale locale e destinato a segnare, auspichiamo in modo duraturo e stabile, un cambio di rotta di portata storica per il presente e il futuro del più importante insediamento produttivo della Calabria. Oggi possiamo parlare a pieno titolo di Gioia Tauro come di una realtà moderna, all’avanguardia, capace di attrarre investimenti e pertanto perfettamente in grado di affrontare le complesse sfide della competitività imposte dai mercati internazionali. Una bellissima pagina di riscatto, che va di pari passo ai dati estremamente positivi registrati dal porto di Gioia Tauro in questo 2020 che, in forte controtendenza rispetto ad un anno funestato praticamente in ogni ambito dalla pandemia da Covid-19, si chiude con una crescita dei traffici di circa il 25% con una movimentazione annuale di oltre 3 milioni di teus che ha visto approdare sulle sponde gioiesi le più grandi navi portacontainer del mondo».

«Ad ulteriore riprova – ha sottolineato il presidente Vecchio – dell’eccellente lavoro condotto dal terminalista Til-Msc che fa capo al gruppo Aponte, il cui impegno sta conducendo Gioia Tauro con slancio, competenza e visione prospettica, passo dopo passo, verso un posizionamento di primissimo piano nel quadro della connettività internazionale. Adesso, auspichiamo che questo traguardo restituisca centralità e rilievo a Gioia Tauro nel quadro di una più ampia e strutturata strategia di sviluppo industriale nazionale che veda, proprio nel nostro scalo, il motore dell’economia e lo strumento di rilancio dei livelli occupazionali».

Secondo il consigliere regionale Domenico Giannetta il Porto «dotato di un proprio Terminal, può ambire a connettere i traffici movimentati tra l’estremo oriente e l’Europa. Dopo anni bui, sta vivendo un momento storico luminoso, frutto di una gestione commissariale sapiente e di investimenti efficacemente orientati a una sana politica di rilancio, rispetto alla quale questa legislatura regionale ha saputo fare, e bene, la propria parte. Ho inteso appurare – ha detto ancora Giannetta – dalla viva voce della leadership del Porto, i dati di impatto della struttura, che, nonostante la pandemia e la crisi internazionale che ha colpito i trasporti e i commerci, non solo hanno tenuto ma sono addirittura in crescita. Un fatto importantissimo che, anche alla luce dei nuovi investimenti e dell’insediamento del Terminal, consente di affermare che finalmente il Porto ha intrapreso il percorso che merita. Ciò significa centralità nella funzione strategica dei collegamenti internazionali, sia via mare che, finalmente, possiamo dirlo, anche via terra».

Ha parlato del suo personale impegno il sen. pentastellato Giuseppe Auddino: «Da tempo indico a Governo e Regione come uno dei principali ostacoli al rilancio dello scalo sia la questione delle competenze tra vari enti e istituzioni, segnalando la necessità di istituire un’unica cabina di regia con cui affrontare tutti gli interessi del sito e armonizzare le azioni necessarie. Insieme al Ministero, all’attuale viceministro del Mit Cancelleri, e all’ottimo lavoro svolto dal commissario Andrea Agostinelli si è instaurato un proficuo dialogo con le parti interessate e la Regione Calabria. Oggi parliamo di un altro grande risultato ottenuto! Il sogno del trasporto ferroviario delle merci da Gioia Tauro verso i grandi mercati europei diventa realtà!». (rp)

L’OPINIONE di Francesco Rao / Gli indignati, gli invischiati, i rassegnati

di FRANCESCO RAO – Nel corso dell’ultimo anno, sono state tante e diverse le vicissitudini che hanno visto la Calabria collocata in una vetrina alquanto ardente. Dalla costante gogna mediatica, generata di volta in volta dalle notizie sottese a descrivere questa terra come un fiume in piena dove, al posto dell’acqua ci sono negatività e malaffare e dove l’inchiostro, le immagini e le parole, utilizzate dagli addetti ai sistemi di comunicazione per riportare ciò che è sotto gli occhi di tutti ma che in tanti continuano a non voler vedere, hanno contribuito a rendere più salato il mare dell’informazione e della diffidenza nei nostri confronti, alimentando un crescente processo di erosione tanto per avviare un percorso di riscatto culturale quanto per animare le speranze di moltissimi Calabresi. In questa terra, oltre a quanto ci affligge, esiste anche una diffusa bellezza che alimenta un profumo destinato ad essere percepito da quanti hanno a cuore la voglia di assistere all’affermazione di una Calabria migliore.
Il lato bello di questa medaglia continua ad essere posto in secondo piano soprattutto dalla diffusa ignavia dei figli di questa terra. In buona parte non condanno quanti hanno scelto di manifestare la loro resa, con il silenzio e la mancata partecipazione. Moltissimi Calabresi, forse la maggioranza e vorrei aggiungere i migliori Cittadini nati in questa terra, in passato ma anche attualmente hanno avvertito l’esigenza di doversi smarcare dalla volontà di arricchire il dibattito offrendo anche un loro contributo. Dietro l’angolo c’è ancora il leone della delegittimazione, pronto a scagliarsi non contro i mediocri ma contro i capaci. Quest’ultima circostanza, potrebbe divenire il grande convincimento per mettere in campo nuove conoscenze, i progetti, visioni e speranze. Sono certo che se i migliori figli di questa terra, ossia quanti hanno trovato la loro affermazione ed ancora oggi rimangono con la schiena curva davanti alla bellezza del sapere onorando l’umiltà e la passione dei propri valori come elementi vitali della loro esistenza, scendessero in campo la truppa dei mediocri e con essa affaristi e faccendieri, in pochissimi giorni sarebbero dissolti nel nulla. Purtroppo, questa ipotesi sembrerebbe destinata a rimanere incastonata nella storia come l’ennesima utopia di un sognatore.
La mancata propensione nell’abbracciare le regole ed una maggiore disciplina nel rispetto delle Leggi, continua ad essere quell’onda lunga diffusasi all’indomani dell’unità d’Italia. Se in una fase preunitaria, ogni paese aveva un riferimento umano per dirimere i conflitti e gestire il “potere”, come ben sappiamo gli effetti delle leggi, riportate su atti scritti e non riconducibili all’ipotetico “capo bastone”, ha letteralmente fatto saltare molti equilibri mantenuti a lungo ed esercitati spesso con prepotenza e sopraffazione nei confronti dei deboli e degli umili.
Lo Stato unitario prima e l’avvento della Costituzione dopo, in Calabria ha trovato una piena attuazione non il 1° gennaio del 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione ma all’indomani di una rivoluzione culturale che Aldo Moro aveva avviato, dapprima con la riforma scolastica e successivamente con l’attuazione delle regioni. Lo statista pugliese, morto per dare vita alla Repubblica, era 50 anni avanti rispetto alla classe politica di quel periodo e, tale circostanza, si racchiude nella famosa affermazione “la persona prima di tutto”. Con molta probabilità, quel concetto non era stato chiaro alla nostra gente e anziché migliorarsi attraverso lo studio è stata costretta a percorrere la strada della vita praticando l’arte dell’arrangiarsi e la precarietà. Eppure, l’ultima persona che sostenne gli esami di licenza elementare, grazie al programma condotto dal maestro Alberto Manzi “non è mai troppo tardi” era una calabrese di 63 anni.
Sappiamo benissimo che il costante riproporsi di un sistema sospeso, a volte reso tale da una classe politica inconcludente, ormai è passato nell’immaginario collettivo come normalità. Anche per questo motivo il ricorso alla raccomandazione e la gestione distratta del voto sono divenute pratiche messe in atto dal contadino al professionista divenendo una occasione per mercanteggiare i diritti con l’espressione pilotata del voto. In tale circostanza, non posso biasimare quanti scelgono di mettersi da parte senza scendere nell’arena dove non esistono gladiatori ma soltanto compromessi. Certo, con buona probabilità, quando si assiste ai quotidiani e circostanziati fatti di degrado, siano essi sociali o culturali, penso che il senso di sofferenza e di indignazione avvolga anche quelle persone che hanno messo il freno al loro impegno. Quindi, esistendo tre grandi filoni: gli indignati, i rassegnati e gli invischiati, il quarto riferimento è rappresentato da tutte quelle persone auto collocatesi in isolamento volontario. Vorrei sottolineare che il mio dire non dovrà essere letto come un’accusa. Qualora fosse percepita tale situazione, chiedo scusa. È mia volontà praticare una constatazione dei fatti destinata a raggiungere il più alto numero di Calabresi per chiedere loro di non stare più alla finestra, limitandosi a guardare ma di valutare l’idea di sposare un percorso intriso di idee, proposte, azioni e voglia di liberare la terra che ci ha visti nascere e crescere. Forse questo è il debito più grande che molti di noi sino ad oggi non hanno mai pensato di dover saldare.
In questa occasione, vorrei condividere una breve riflessione sfiorando due temi, afferenti a territori diversi, per alcuni versi posti in antitesi ma con un comune denominatore: un ritardo ormai inammissibile. Il primo riguarda l’intervista di Vittorio Brumotti, trasmessa qualche sera addietro dalle reti Fininvest, durante il programma “Striscia la notizia” nel quale sono state riportate affermazione di alcuni bambini di San Luca; il secondo è riconducibile ad un evento atteso da oltre 20 anni: l’apertura del Gateway che collega la stazione di Rosarno, transitando da San Ferdinando per raggiungere lo Scalo portuale di Gioia Tauro. Non intendo entrare nei meriti dei fatti di San Luca e nemmeno nella questione afferente al Porto di Gioia Tauro. Lascio a quanti mi leggeranno le deduzioni.
Ebbene, nessuno vuole mettere sotto il tappeto le realtà sociali e territoriali di questa terra. Per superare la difficoltà invece di abituarsi all’ennesima bastonata ricevuta, sarebbe il momento di aprire una nuova metodologia per governare i problemi della Calabria e dei Calabresi, prendendo atto che le numerosissime persone, sino ad ora impegnate a governare alcuni difficilissimi territori, in gran parte hanno fallito. Un’altra parte di essi è stata sfiancata ed indotta a mollare e un’ultima parte è rimasta incagliata in procedimenti giudiziari, in parte pendenti ed in parte conclusi con condanne ma anche con numerose assoluzioni.
Se il persistere atavico delle varie circostanze, riconducibili alle numerose realtà territoriali sopra indicate, hanno costretto i Cittadini interessati a strazianti attese, facendo loro registrare ritardi, perdite di opportunità, emigrazione, mancato sviluppo e aggravarsi di un malessere sociale diffuso nei mille rivoli della quotidianità, vuol dire che qualcosa non è andata per il verso giusto. Mi sia consentito un esempio: o il medico o la medicina non sono state idonee per curare il male. Inoltre, quale direttore sanitario vedendo migliaia di pazienti “surgelati” nell’attesa di essere curati, continuava a rimanere immobile. È legittimo chiedersi come hanno svolto i loro doveri, istituzionali e professionali, tutte quelle persone impegnate in compiti ben precisi e pagati dal contribuente? Giocavano a poker con i sottoposti? Non vedevano lo stato delle cose oppure facevano finta di non vedere? Perché i Cittadini Calabresi hanno preferito accettare l’idea di doversi curare fuori Calabria da medici conterranei ma impiegati in ospedali situati nel Nord?
Questa volta, la mia riflessione, ha un titolo molto forte perché è forte la speranza di poter assistere ad una primavera calabrese, dove finalmente non sia più necessario sperare che trascorrano 20 anni per poter vedere la realizzazione di una strada, di un ospedale o di un raccordo ferroviario che porta una località del Sud al centro del mondo.
Si spera che i tempi del cambiamento siano vicini e vorrei sperare che i tempi della burocrazia e dell’attuazione di qualsiasi processo amministrativo possa essere congruo alle necessità sociali dei rispettivi territori. L’attesa, tranne quella riconducibile al Vangelo, sino ad ora non ha restituito alla Calabria alcuna crescita ma, al contrario, ha letteralmente condizionato in peggio lo sviluppo complessivo conducendo le persone all’assuefazione dei disvalori sociali e ponendole in un punto della scala dei valori nella posizione opposta alle virtù.
Questi sentimenti negativi, oltre a paralizzare la libertà, hanno ridotto la sommatoria positiva della cooperazione che una società democraticamente avanzata dovrebbe praticare per analizzare, affrontare e risolvere i problemi. Anziché chiudersi in inutili e sterili faziosità del nulla.
Continuando a cantare il brano di Orietta Berti “fin che la barca va”, quando un reporter o un giornalista, nell’esercizio delle proprie funzioni, realizza un servizio che mette in vetrina la quotidianità del nostro tessuto sociale, finendo tra l’altro per accorparci in un solo contenitore, sentirsi offesi non servirà a nulla. Ciò che invece c’è bisogno è un costante ed esteso impegno per promuovere buone prassi, destinate allo sviluppo del territorio ed alla sua crescita socioeconomica. Quanti scelgono di continuare a voltarsi dall’altra parte, pensando che i problemi di questa terra non appartengano anche loro, farebbero bene per una volta a fermarsi e pensare non soltanto al proprio futuro ma soprattutto al futuro dei loro figli. (fr)

Auddino (M5S): L’arrivo del treno al Porto di Gioia grandissimo risultato

Il senatore del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino, che «oggi è un altro grande giorno per il Porto di Gioia Tauro, il collegamento intermodale ferroviario diventa realtà! È giunto nello scalo gioiese il primo treno proveniente dall’interporto di Nola carico di container che verranno successivamente gestiti dal terminal di Gioia Tauro».

«Da oggi, quindi – ha aggiunto – lo scalo calabrese non sarà più solo transhipment ma diventa uno scalo gateway, ossia un’area di sdoganamento merci che avrà il compito di intercettare parte dei traffici movimentati tra l’Estremo Oriente e l’Europa, attualmente gestiti dai porti di Rotterdam ed Anversa. Senza dubbio una svolta epocale per il nostro porto! Mi rende pienamente orgoglioso poter assistere a questo grande momento di rinascita dello scalo calabrese, rinascita nella quale ho creduto fin dal 2018, mettendomi al lavoro con il massimo impegno affinché il porto esprimesse il suo enorme potenziale che ho intravisto fin da subito, appena eletto».

«L’affidamento in concessione del gateway ferroviario – ha detto ancora Auddino – ha reso possibile avviare questa attività intermodale del porto. Da tempo segnalo a Governo e Regione come uno dei principali ostacoli al rilancio dello scalo sia la questione delle competenze tra vari enti e istituzioni, segnalando la necessità di istituire un’unica cabina di regia con cui affrontare tutti gli interessi del sito e armonizzare le azioni necessarie».

«Insieme al Ministero – ha concluso Auddino – all’attuale viceministro del Mit Cancelleri, e all’ottimo lavoro svolto dal commissario Andrea Agostinelli si è instaurato un proficuo dialogo con le parti interessate e la Regione Calabria. Oggi parliamo di un altro grande risultato ottenuto! Il sogno del trasporto ferroviario delle merci da Gioia Tauro verso i grandi mercati europei diventa realtà!». (rp)

Gateway Gioia Tauro, Spirlì: Il Porto si proietta verso un futuro di centralità sul trasporto merci

«Il Porto di Gioia Tauro – continua Spirlì – si proietta ora verso un futuro di centralità assoluta per il trasporto delle merci nel Mediterraneo e in tutta Europa» ha dichiarato il presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, in merito all’arrivo del primo treno merci al Porto di Gioia Tauro e alla firma del contratto per la gestione del terminal tra l’Autorità e Medcenter.

«Nel 2013 – ha detto Spirlì – l’Autorità portuale redigeva lo studio di fattibilità – poi approvato dal Mit, dal ministero dello Sviluppo economico e dalla Regione Calabria – per la realizzazione del gateway ferroviario. Sono passati quasi 10 anni e ora, grazie anche alla tenacia dell’ammiraglio Andrea Agostinelli, il Porto di Gioia Tauro diventa intermodale e passa dal solo transhipment al gateway». Era quello che Jole Santelli sperava di poter vedere realizzato. Tutti sanno quanto tenesse a questo progetto e, nel mio piccolo, raccolgo la sua eredità, assicurando all’Autorità portuale di Gioia Tauro tutta la disponibilità della Regione Calabria affinché l’ultimo miglio di questa grande operazione possa finalmente essere percorso».

«La Regione – ha spiegato il presidente – è impegnata a concludere le attività per il trasferimento a Rfi del tratto ferroviario che da Rosarno porta al gateway, attraverso la stazione di San Ferdinando. Questo passaggio consentirà di connettere il Porto con la rete ferroviaria nazionale e internazionale. Allo stesso tempo, grazie all’accordo per l’area integrata di Gioia Tauro, sono già stati definiti i progetti per l’adeguamento e la riqualificazione viaria che miglioreranno la connessione tra l’area portuale e l’autostrada A2».

«Finalmente – ha aggiunto Spirlì – Gioia Tauro ottiene ciò che merita. Sono convinto che l’ammiraglio Agostinelli avrà la soddisfazione di veder andare avanti questo progetto. La stima nei suoi confronti, unita alla grande amicizia che lo legava al presidente Santelli, e che mi lega lui, fanno sì che questa nostra speranza possa diventare una certezza.

«L’auspicio – ha concluso Spirlì – è che possa essere proprio Agostinelli il ‘Virgilio’ che accompagnerà il Porto di Gioia Tauro nel lungo viaggio dall’inferno del passato attraverso il purgatorio degli ultimi tempi e, infine, verso il paradiso dello sviluppo definitivo. Quello che permetterà allo scalo di essere il vero baricentro commerciale d’Europa». (rcz)