A bando nuovi lavori per il Porto di Gioia Tauro

Nuovi lavori da eseguire al Porto di Gioia Tauro. L’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio ha, infatti, pubblicato il bando di gara per la progettazione esecutiva e per l’esecuzione dei lavori di elettrificazione del lotto I della banchina di Levante del porto di Gioia Tauro.

Il progetto si inserisce all’interno della politica portata avanti dall’ente, guidato dal presidente Andrea Agostinelli, che, nel rispetto della normativa europea punta alla riduzione dell’impatto ambientale sulle attività portuali.

In particolare, l’obiettivo principale degli interventi di cold ironing ruota intorno all’annullamento integrale delle emissioni locali durante l’ormeggio ed è, quindi, particolarmente interessante per i porti che spesso si integrano in contesti urbani.

Con Decreto Ministeriale 101 dello scorso 13 aprile, recante l’integrazione all’elenco degli interventi infrastrutturali in ambito portuale, sinergici e complementari al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), l’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio ha ottenuto il finanziamento dei lavori del primo lotto della banchina di Levante per un importo di 18.370.000 euro, inserito tra i finanziamenti del Piano Nazionale Complementare (Pnc).

I lavori consentiranno l’elettrificazione di un tratto di banchina che ha un’estensione di circa 640 metri. Si tratta di una prima porzione prevalentemente dedicata ad imbarcazioni di navi porta containers.
Dopo aver sperimentato la fattibilità dell’intervento con i lavori di cold ironing eseguiti lungo la banchina Ro-Ro, si procede ora alla sua estensione per l’intero canale, attraverso l’installazione di prese mobili per assicurarne l’alimentazione delle portacontainers.

Al fine di semplificare l’iter procedurale e passare speditamente all’apertura del cantiere, l’ente, attraverso la pubblicazione del bando di gara, procederà alla scelta del contraente con l’avvio di una manifestazione aperta per l’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori, ai sensi dell’art. 44 del D.lgs 36/2023, sulla base del progetto di fattibilità tecnico-economica, con l’applicazione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo.

I lavori di questo primo lotto, finanziati per oltre 18 milioni di euro dal Pnc, dovranno essere aggiudicati entro il prossimo 31 marzo. (rrc)

Il console del Marocco Naccari incontra Agostinelli per gemellaggio tra Porto di Gioia e Tangeri

Creare un rapporto sinergico tra il Porto di Gioia Tauro e il porto Tangeri Med, pur serviti da terminalisti ed armatori concorrenti, per favorire anche il traffico merci provenienti dall’Africa verso l’Europa e viceversa, e un gemellaggio tra le due infrastrutture per valorizzare le potenzialità di due realtà strategiche nel bacino del Mediterrane. È di quanto hanno discusso il console onorario del Regno del Marocco per la Regione Calabria, Domenico Naccari e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli, nel corso di un meeting svoltosi nei giorni scorsi.

Nel corso del colloquio, che fa seguito a quello avvenuto con l’Ambasciatore S.e. Youssef Balla, si è parlato delle potenzialità dei porti calabresi in generale e di quello di Gioia Tauro in particolare. L’ammiraglio ha evidenziato come Gioia Tauro sia ormai diventato il primo porto per traffico containers in Italia ed il nono in Europa.
L’avvocato Naccari, invece, ha ricordato che in Marocco è presente Tangeri Med, oggi porto marittimo più importante del Marocco, circondato da una zona franca, con l’aspirazione a diventare il primo snodo per la distribuzione dei containers nel Mediterraneo.
Peraltro gli oltre 20.000 marocchini residenti in Calabria hanno lamentato la mancanza di collegamenti diretti verso la Madre Patria. In ultimo nel corso del colloquio è emersa l’opportunità di approfondire la c.d. “zona franca” di Tangeri che potrebbe essere anche realizzata a Gioia Tauro per la valorizzazione del retroporto. Inoltre l’esempio virtuoso del porto di Tangeri (circa 75000 marocchini vi hanno trovato impiego) potrebbe essere applicato al retro porto di Gioia Tauro.
«Prosegue l’attenzione verso il porto di Gioia Tauro da parte delle istituzioni italiane e straniere – ha spiegato il console Naccari – Dopo la sottoscrizione del presidente del Consiglio Giorgia  Meloni dell’Accordo per il Fondo sviluppo e coesione 2021-2027. avvenuto  alla Presenza del Presidente Occhiuto proprio all’interno della struttura di Gioia Tauro, c’è stato l’incontro con l’ammiraglio Agostinelli. Andiamo avanti per il futuro della Calabria e del Marocco». (rrc)

L’ITALIA PUNTI SULLA CALABRIA E SUL SUD
PER UNO SVILUPPO “EURO-MEDITERRANEO”

di MIMMO NUNNARI – Dopo la visita al porto di Gioia Tauro della presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni si può tirare qualche somma sul futuro della Calabria.

Non che la premier abbia portato molti doni o disegnato prospettive interessanti per la regione terminale d’Europa, tuttavia sono da incorniciare le sue nette sincere parole sul porto di Gioia Tauro: «È un gioiello, il primo porto italiano e il nono europeo per traffico merci. Noi però siamo una piattaforma in mezzo al Mediterraneo, quel mare che è il punto di contatto tra l’Indopacifico e l’Atlantico. Noi siamo in mezzo, con un porto che sta nella punta di questa piattaforma. E allora il nono posto in Europa non è l’obiettivo massimo a cui possiamo ambire. Molti passano da Rotterdam e Amsterdam banalmente perché non abbiamo le infrastrutture».

Dobbiamo partire da qui nel tirare le somme della visita di Meloni in Calabria, fidandoci del ruolo di sentinella degli interessi della regione che sta svolgendo il presidente della Giunta Roberto Occhiuto, che – ora o mai più – ha la grande occasione di proiettare la Calabria nel Mediterraneo, in quel mare dove si può trovare il filo della della rinascita di una vecchia e dignitosa regione del Sud, perché questo la Calabria è.

Con i suoi 800 chilometri di costa, che nel tratto del basso Tirreno ospita il porto di Gioia Tauro e più a sud lo Stretto, da sempre crocevia del mondo, la Calabria, isole di Sicilia e Sardegna a parte, è la regione più di tutte immersa nel vecchio “mare nostrum”: il mare dove tutta la storia dell’umanità è scritta. Circa 5000 anni fa un uomo fenicio, di nome forse Onoo, fu il primo ad avventurarsi con coraggio tra le onde, con una specie di canoa, forse per fuggire dai suoi nemici, oppure perché curioso di scoprire nuove isole e nuove terre che stavano oltre la linea dell’orizzonte.

Da allora, è cominciato il viaggio nel mare che si chiama Mediterraneo. A raccontarlo questo “viaggio”, significa narrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia e poi realtà antiche, ancora vive, a fianco dell’ultramoderno; oppure, immergersi negli arcaismi dei mondi insulari e, allo stesso tempo, stupire di fronte all’estrema giovinezza di metropoli antiche che da secoli sorvegliano e consumano il mare. Qualcuno, dice che nel sud del Mediterraneo accade ciò che nel Sud Italia accade da due secoli almeno: stessa eredità di antiche civiltà, stesso crepuscolo e destino, nel collocarsi nella storia dalla parte del torto.

E la Calabria, di questo Sud Mediterraneo, è indiscutibilmente e storicamente il centro. Quando la presidente Meloni da Gioia Tauro guarda all’Africa e al Mediterraneo, può essere certa che l’Italia il suo Mediterraneo lo ha in casa: con la Calabria, che rappresenta – messa giù in fondo allo Stivale – l’avanguardia dell’Occidente verso l’Oriente e l’Africa del Nord. La Calabria è geograficamente, storicamente e culturalmente, il territorio più vicino a quel grande teatro di dimensioni mondiali, a quel piccolo universo davanti al quale, come ha scritto domenica Lucio Caracciolo su la Repubblica: «L’Italia è quasi isola, esposta per ottomila chilometri al mare da cui importiamo le materie prime che non abbiamo e con cui esportiamo le merci che sostengono la nostra economia. La Penisola prospera finché il Mediterraneo è libero e aperto, soffoca se scolora in campo di competizione o peggio di battaglia fra potenze avverse».

L’Italia dunque ha bisogno del Mediterraneo e tutte le ragioni suggeriscono, perciò, rapporti non solo economici, ma anzitutto dialettici, culturali e di sfida sociale con la realtà mediterranea, e la Calabria, con le sue Università, le sue imprese eccellenti, il suo immenso patrimonio culturale, può legittimamente candidarsi a svolgere questo ruolo di punta di diamante del Sud nel Mediterraneo.

Tutte insieme, le regioni meridionali, in prospettiva mediterranea, possono rivestire, nell’Unione Europea, quel ruolo che Francesco Compagna, un illuminato meridionalista, in tempi lontani, indicava nella definizione di geopolitica come “Mezzogiorno d’Europa”. Gli scenari (incerti) del futuro, saranno difficili da gestire, senza un’accorta politica mediterranea e sarà l’Italia – se le sue visioni glielo consentiranno – a dover svolgere un ruolo importante in un processo di sviluppo euro-mediterraneo che comporterà certamente dei costi, ma che avrà innegabili convenienze.

Ma, senza puntare sulla Calabria, e sul resto del Sud, ogni visione, ogni progetto, rischiano il fallimento. (mnu)

L’OPINIONE / Giovan Battista Perciaccante: Av, Ponte e Porto di Gioia elementi determinanti per il futuro della Calabria

di GIOVAN BATTISTA PERCIACCANTE — Il completamento delle opere infrastrutturali relative all’alta velocità Salerno Reggio Calabria e l’avvio delle procedure propedeutiche e necessarie per la realizzazione del Ponte sullo Stretto, in uno con il consolidamento e la diversificazione delle attività del Porto di Gioia Tauro, costituiscono elementi strategici e determinanti ai fini del futuro della Calabria.

Questi previsti interventi infrastrutturali, i più importanti in Calabria e nel mezzogiorno degli ultimi decenni, non possono che essere considerati come parte di un disegno complessivo destinato a trasformare non solo le economie dei territori interessati, ma il sistema dei trasporti nell’intero Paese.

In questo contesto che, in maniera inequivocabile, è da inquadrare in maniera sinergica e strettamente correlata, l’alta velocità riveste un ruolo primario sia come naturale collegamento con le principali direttrici europee che come volano essenziale per il rilancio e lo sviluppo economico e sociale della Calabria e del Mezzogiorno. 

Le grandi opere di reti infrastrutturali, infatti, risultano in assoluto più utili ed efficaci se i singoli interventi che le compongono fanno parte di un piano completo di sviluppo complessivo e articolato. La precondizione è che le scelte siano lineari tanto in termini di direttrici di percorribilità, di interconnessione, di risorse finanziarie, di realizzabilità che di tempi di attuazione. Elementi che al momento, almeno per quanto riguarda l’alta velocità, non appaiono purtroppo così evidenti. 

L’occasione è storica, unica e forse irripetibile per tentare di imprimere un cambiamento di segno positivo al futuro di una regione e di un’intera area del Paese che storicamente risente di un gap infrastrutturale materiale e immateriale che ne condiziona la pesantemente la crescita. 

Sotto questo profilo, duole dover rilevare che i maggiori elementi di indeterminatezza sembrano insistere proprio sulla realizzazione del tratto calabrese dell’alta velocità e della connessa possibilità di valorizzazione della sua parte centrale tendente a fornire un adeguato collegamento con la piana di Sibari, assolutamente determinante ai fini dell’efficacia dell’intera opera.

Lo sviluppo dei territori, delle proprie economie e del proprio benessere passa inevitabilmente attraverso le condizioni di accessibilità e di interconnessione con il resto del Paese e dell’Europa. In caso contrario, gli sforzi e le iniziative che imprese, amministrazioni locali e regioni del Sud provano a mettere in campo per assicurare sviluppo, lavoro e benessere alla collettività risulteranno sempre parziali e mai di taglio decisivo. (gbp)

[Giovan Battista Perciaccante è vicepresidente Ance con delega al Mezzogiorno e Isole e presidente di Ance Calabria]

Auddino (M5S): Lavori di riqualificazione del retroporto di Gioia rispettano tabella di marcia

Giuseppe Auddino, ex senatore del M5S, ha reso noto che i lavori di riqualificazione del retroporto di Gioia Tauro stanno continuando, rispettando la tabella di marcia.

Tali lavori sono stati resi possibili grazie all’emendamento presentato «in quella “storica” legge di bilancio 2020 del Governo Conte 2 – ha spiegato Auddino – che ha gettato delle basi solide per la riqualificazione dell’area industriale retroportuale, per cui oggi parlare delle enormi potenzialità della vasta area retroportuale con le sue due aree industriali non è più un mistero dopo quell’emendamento, a dimostrazione della bontà della mia scelta di puntare anche sul retroporto, dopo aver salvato il Porto l’anno prima, grazie all’interessamento costante del Ministro di allora, Danilo Toninelli».

«Storica – ha spiegato – perché vide concretizzarsi, oltre all’emendamento in questione sul Porto grazie al lavoro svolto insieme all’allora sottosegretario Anna Laura Orrico, anche il terzo emendamento sulla definitiva stabilizzazione degli Lsu ed ex-Lsu, norme di cui avrebbero beneficiato anche gli Lpu calabresi, dopo mesi di strenuo lavoro svolto insieme al collega Riccardo Tucci».

«Grazie a questi successi adesso se ne parla – ha proseguito –. E grazie a quanti hanno lavorato con me perché tutto questo si concretizzasse nei tempi e nei modi previsti, questo adesso è realtà! In barba a quanti dicevano che questa sarebbe stata l’ennesima “eterna incompiuta”. Alle risorse stanziate dal mio emendamento, ben altri 6 mln di investimenti del Pon infrastrutture e reti del Mit si sono aggiunti per il rifacimento dell’arteria. L’Autorità di Sistema Portuale quale soggetto attuatore sta rispettando il cronoprogramma, per cui la conclusione del primo lotto dei lavori è prevista prossimamente». 

«Si lavora perché il retroporto – ha detto ancora – comprendente le due aree industriali che insistono nei territori dei comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando, sia pronto ad accogliere nuovi investimenti.
Il mio scopo è sempre stato quello di rendere l’area industriale un polo commerciale e produttivo che rispetti le vocazioni del territorio, creando nuovi posti di lavoro rispettando l’ambiente. Logistica, trasbordo su ferro, produzione e smistamento delle merci dovranno essere le attività produttive del prossimo futuro che si sommeranno alle attività di transhipment, perché anche via terra possiamo dire la nostra…».

«Un futuro di speranze e di tanto lavoro ci aspetta – ha concluso – insieme a chi saprà lavorare in squadra nell’esclusivo interesse dei cittadini e per il bene della nostra terra». (rrc)

Porto di Gioia, è operativo il nuovo servizio ferroviario da Pontecagnano

È operativo, dal 24 gennaio, il nuovo servizio ferroviario della società Automar, titolare del terminal autovetture nel porto di Gioia Tauro, che permetterà di trasportare le autovetture di produzione nazionale dalla sede di Pontecagnano direttamente al porto di Gioia Tauro dove, attraverso i servizi di Grimaldi Group, partiranno per l’esportazione.

Nel contempo, le autovetture che arriveranno dall’estero al porto di Gioia Tauro potranno essere trasportate, sempre via treno, verso la sede di Pontecagnano per poi essere smistate in direzione delle destinazioni finali. 

Si tratta di un nuovo servizio che rappresenta un passo importante nella creazione di un sistema logistico integrato, in grado di gestire sia l’importazione che l’esportazione di autovetture attraverso una rete di trasporto sostenibile e ad alta efficienza. Questa nuova linea rappresenta, infatti, un significativo passo avanti nella distribuzione logistica, consolidando la posizione di Automar come un hub centrale per l’esportazione di veicoli prodotti in Italia.

Con circa 10 treni programmati a settimana, sarà così rafforzata la connessione tra il centro Italia e Gioia Tauro, ed aumenterà la capacità di movimentazione e distribuzione dei veicoli prodotti nel nostro Paese.

Nell’anno appena concluso Automar ha registrato una crescita di oltre il 50% dei traffici portuali, con una movimentazione ferroviaria organizzata in 256 treni in arrivo (38.498 vetture trasportate) e 12 treni in partenza (2.182 vetture trasportate), con una previsione per il 2024 di un ulteriore aumento del 50% dei traffici via treno.

Continua, quindi, il processo di sviluppo di Automar a Gioia Tauro attraverso l’impiego di notevoli risorse economiche, in particolare a settembre 2022 è stato ripristinato il tratto dei binari ferroviari interni al terminal, con un investimento di circa 700.000 euro, per consentire lo scarico dei treni in arrivo dagli stabilimenti di produzione di Melfi (per i veicoli Renegade e 500 X) e Fossacesia (per i veicoli Ducato) con un traffico di circa 9 treni a settimana in arrivo. (rrc)

Venerdì Bombardieri (Uil) a confronto con Agostinelli al Porto di Gioia Tauro

Venerdì 26 gennaio è in programma, alle 10, la visita del segretario nazionale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, al Porto di Gioia Tauro. Nell’occasione, il sindacalista si confronterà con il presidente dell’Autorità portuale, Andrea Agostinelli.

Quello di Gioia Tauro è un hub, baricentrico nel Mediterraneo, che ha staccato l’ennesimo record nella movimentazione dei container e che,  con la guida attenta del management dell’Autorità portuale, si sta preparando ad affrontare le sfide, nuove ed inaspettate, rappresentate dalla direttiva europea sull’Ets e della crisi scoppiata nel Mar Rosso che sta portando le compagnie di navigazione a cambiare rotta per le portacontainer provenienti da oriente al fine di evitare gli attacchi dei ribelli Houthi.

Il Segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, dopo l’incontro con il Presidente Agostinelli, si intratterrà con i lavoratori di Gioia Tauro per affrontare con loro, alla presenza del Segretario confederale della Uil Santo Biondo; del Segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi; del Segretario generale della Uil Reggio Calabria, Giuseppe Rizzo; dei dirigenti regionali e provinciali della Uil, le problematiche che assillano il futuro dello scalo portuale reggino. (rrc)

Rizzo (Uil RC): Potenziamento infrastrutturale della Calabria non può ridursi solo al Ponte

Il segretario generale di Uil Reggio Calabria, Giuseppe Rizzo, ha ribadito come «il ragionamento sul potenziamento infrastrutturale della Calabria non può ridursi al solo Ponte sullo Stretto, un’opera che trova da sempre il nostro favore, ma che non può rappresentare l’unica opera di cui il nostro territorio ha bisogno prioritario».

«La nostra regione ha bisogno urgente del concreto ammodernamento della Strada statale 106 – ha ricordato – del completamento dell’A2 del Mediterraneo, della realizzazione dell’Alta velocità ferroviaria, del raddoppio con relativa elettrificazione della linea ferrata ionica e del potenziamento del trasporto aereo».

«Ma non solo – ha aggiunto –. La città di Reggio Calabria aspetta il completamento del Cedir e non può assolutamente rinunciare all’aeroporto, per il quale lo ribadiamo, ancora una volta, che va garantita la continuità territoriale: unico strumento in grado di dare al Tito Minniti lo spazio che merita nel piano di rilancio dei trasporti provinciali e regionali. La Calabria, la provincia di Reggio Calabria, vuole avere certezze sulla tenuta produttiva ed occupazionale del porto di Gioia Tauro, uno scalo centrale nell’area del Mediterraneo che macina record su record nella movimentazione di container ma la cui crescita è messa a repentaglio da scelte sbagliate maturata lontano dalla Calabria. Vorremmo capire quale sarà il destino della Zes Unica Sud. Come la stessa possa integrarsi con le Zes regionali o se le stesse saranno alternative o sovrapposte».

«È, infine, considerata la riunione di ieri (mercoledì 10 ndr) avuta dal ministro Raffaele Fitto con i commissari, se la stessa verrà potenziata e resa operativa, se l’accentramento delle decisioni a Roma, cosa peraltro che non abbiamo condiviso e che per noi porta con se alcuni dubbi primo fra tutti quello sulla possibile convivenza di esperienze territoriali e di esperienze centralizzate, possa rappresentare un pesante vincolo allo sviluppo dell’area che ancora aspetta il potenziamento del suo retroporto».

«Siamo stati molti attenti ai quesiti posti dal presidente di Confindustria Reggio Calabria Domenico Vecchio al vice ministro Edoardo Rixi, con il quale abbiamo avuto modo di scambiare qualche riflessione sulle vertenze che attanagliano il territorio – ha spiegato — ma altrettanto attenti alle risposte che riteniamo alquanto vaghe. Soprattutto per quanto attiene il territorio della provincia di Reggio Calabria. È vero, il vice ministro ha parlato dei fondi messi a disposizione per l’ammodernamento della Strada statale 106, che sono pochi sul piano regionale e praticamente nulli per quanto attiene il tratto che dovrebbe condurre da Catanzaro alla città dello Stretto, per il quale non si hanno notizie certe e la cui mancata messa in sicurezza pregiudica le attese di moderna ed efficiente mobilità di una grossa fetta del territorio calabrese e reggino in particolare».

«Quella dell’infrastrutturazione viaria e ferroviaria della provincia di Reggio Calabria – ha ribadito – è un tema fondamentale per la crescita economica e sociale del territorio. In questo senso è la vicenda della galleria della Limina a offrire degli spunti di riflessione, quanto sta accadendo sul valico fra il territorio della Piana e quella della Locride, infatti, ci insegna che per togliere dall’isolamento fette importanti del territorio provinciale sia necessario un piano di investimento, supportato dalle giuste risorse, per la messa in sicurezza delle arterie secondarie, la realizzazione di nuove trasversali e l’ultimazione di quelle i cui cantieri sono fermi da troppo tempo».

«Ancora oggi, poi, non ci sono risposte per quanto riguarda la trasformazione in una impresa portuale della Port Agency di Gioia Tauro necessaria al mantenimento dell’occupazione – ha concluso –. Noi siamo sempre stati convinti che Gioia Tauro non è concorrente ai porti nazionali anzi, con il pieno sviluppo del porto di Gioia Tauro l’intero paese chiamato Italia può diventare il più grande retroporto del mondo». (rrc)

LA SCOMMESSA CALABRESE SUL FUTURO
È NELLA CENTRALITÀ DEL MEDITERRANEO

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – La centralità del Mediterraneo emerge con l’apertura del Canale di Suez nel 1869. Il raddoppio del 2015 poi ne ha potenziato la sua importanza strategica. Il suo costo 8,2 miliardi di euro e due anni di lavori ne hanno fatto un’opera di ingegneria tra le più importanti mai realizzate. Il raddoppio del Canale permette il passaggio di 97 navi al giorno contro le precedenti 49 e consente all’Egitto di raddoppiare i ricavi da transito che, nel 2023, dovrebbero essere corrispondenti a 13 miliardi di dollari all’anno, molti di più dei 5 precedenti.

Non sono mancate le critiche della comunità internazionale per la nuova infrastruttura. Una lettera appello di 500 scienziati ha chiesto alle autorità una valutazione ambientale. Le storie sono sempre banalmente le stesse, e si ripetono se guardiamo al progetto del Ponte sullo stretto. Quello che si sa per certo è che si è detto addio alla circumnavigazione dell’Africa, perché con il nuovo canale arrivano nel Mediterraneo anche le navi di grandi dimensioni finora impossibilitate ad attraversarlo.

Uno studio condotto da Intesa Sanpaolo ha calcolato l’impatto sulla portualità italiana, sulla base del possibile spostamento della convenienza del passaggio via Suez di alcune rotte, valutabile in un aumento di circa 170 mila containers. Tutto perfetto? Sembrava di si. Fino a quando si è visto che sono in pochi a prevedere come cambieranno davvero le rotte commerciali transoceaniche.

Perché se la realtà dell’area del Mar Rosso va a fuoco, come sta accadendo in questi giorni, tutto può cambiare.

In realtà l’Italia non è riuscita a sfruttare adeguatamente la sua posizione geografica. E del 20% del traffico mondiale che passa dal Mediterraneo è riuscita ad intercettarne una piccola parte.

Per problemi di organizzazione portuale, di fondali adeguati, di mancato messa a regime di un porto come quello di Gioia Tauro, che possiede un retro porto con ettari disponibili molto rilevanti, per il non utilizzo, conseguente all’annullamento del 2012 della costruzione del ponte sullo stretto da parte di Monti, che ci trova ancora in una fase di passaggio, di Augusta, per i bassi fondali che non consentono di accogliere le maxi navi e le opere di dragaggio in ritardo, vedi Taranto, vi è una mancata valorizzazione del sistema logistico da parte del Paese, che fa perdere migliaia di posti di lavoro possibili, considerato che la sola Rotterdam, tra diretti ed indiretti, occupa oltre 700.000 persone.

È incredibile come i “frugali “olandesi siano riusciti a non farsi mettere in crisi dall’apertura del Canale di Suez, che ha riproposto il Mediterraneo come centro dei commerci mondiali, dopo che nel 1492, con la scoperta dell’America, aveva perso il suo ruolo di centro unico dei traffici.

Bene un Medio Oriente che si infiamma, come si è visto dalla ripresa da parte delle navi maxportacontainers della circumnavigazione dell’Africa, equivale ad una nuova scoperta dell’America e gli effetti potrebbero essere devastanti soprattutto per i Paesi che su questo mare si affacciano. E ciò potrebbe contribuire ad incrementare i flussi di migranti verso l’Europa.

Pensiamo all’Egitto che sulle risorse provenienti dall’attraversamento del canale ha pensato di trarre redditi relativamente importanti, alla Grecia che ha investito molto sul Pireo, a Tangermed che rappresenta una certezza ed una speranza per l’Algeria.

Infine l’Italia nella quale il progetto di alta velocità ferroviaria che parta da Augusta a Berlino, per collegare Singapore, Hong Kong alla Mittel Europa, può essere messo in discussione dalla chiusura di una via d’acqua, che è diventata fondamentale per il commercio mondiale.

Qualcuno potrebbe dire che in ogni caso vi è un collegamento col Nord Africa, che diventerà sempre più importante e che non ha bisogno di passare dal canale, ma certamente sappiamo tutti che intercettare il traffico proveniente dall’Estremo Oriente, Cina, Giappone, Corea, India ma anche degli Emirati e dal Corno d’Africa è un fatto non irrilevante.

Non vi è dubbio che Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Libano, Siria, Turchia siano Paesi con i quali avverrà un incremento notevole dei traffici, ma non vi è altrettanto dubbio che tutto parte dalla pacificazione dell’area del Medio Oriente.

Se questo non dovesse avvenire e il conflitto dovesse protrarsi, con l’accentuazione delle tensioni anche con l’Iran, probabile finanziatore dei terroristi che stanno mettendo in discussione i traffici dal Mar Rosso, potremmo avere effetti paragonabili alla scoperta dell’America del 1492. L’evento in quel caso fu un evento positivo per il mondo, ma certo un problema non da poco per il Mediterraneo.

In questo caso è solo un problema per tutti, ma lo è meno per esempio per Germania e Francia, che pagherebbero solo per i maggiori oneri di trasporto.

Per l’Olanda e i Paesi Atlantici probabilmente potrebbe alla fine essere anche un vantaggio, perché a quel punto, dovendo circumnavigare l’Africa, i porti più vicini sarebbero quelli degli amici, “frugali” ma sempre bulimici.  Per questo l’Italia non può consentire che l’Europa continui a non recitare che un ruolo di comparsa, in quella che per noi ma per tutto il Continente può trasformarsi in tragedia.

Ancora l’Europa sta subendo gli effetti di un’interruzione di rapporti con la Federazione Russa, che ha messo in crisi soprattutto, come si è visto anche dai riflessi economici che l’attraversano, la Germania.

Il blocco del Mar Rosso, se dovesse protrarsi per un periodo non limitato, potrebbe essere un duro colpo per le economie che sul Mediterraneo si affacciano. In questo il Sud italiano diventa, in questo caso nel male, un protagonista assoluto, perché subirebbe gli effetti negativi della ripresa degli sbarchi senza avere quelli positivi della vicinanza al canale di Suez.

Altro che il fumoso piano Mattei, del quale poco si sta comprendendo tranne il fatto che vorrebbe che l’ Africa diventasse la batteria d’Europa, come si è sempre fatto con i Paesi a sviluppo ritardato e con il Sud, ma effetti concreti immediati su un commercio già poco florido che in questo modo si annullerebbe. (pmb)

(Courtesy Il Quotidiano del Sud / L’Altravoce dell’Italia)

Il Porto di Gioia Tauro chiude con 3.548.827 teus movimentati: È record

Il porto di Gioia Tauro ha superato sé stesso, sorpassando lo storico record registrato nel 2008, anno in cui furono movimentati 3,47 milioni di teus. Nel 2023, infatti, il terminal MedCenter Container Terminal ha movimentato ben 3.548.827 teus, un numero mai raggiunto fino ad oggi.

Grande soddisfazione è stata manifestata dal presidente dell’Autorità di Sistema portuale dei Mari Tirreno meridionale e Ionio, Andrea Agostinelli: «Voglio complimentarmi con l’armatore MSC e con la società MCT, che gestisce il terminal container, per l’ottimo lavoro svolto nel mantenere alte le performances del nostro scalo portuale. Mi rivolgo, altresì, con sentita stima alle maestranze portuali, che sono il nostro fiore all’occhiello, a cui va il merito d’aver lavorato con spirito d’attaccamento e abnegazione, affinché il porto tagliasse questo ambito traguardo». (rrc)