25 ANNI FA LA PRIMA NAVE PORTACONTAINE
A GIOIA T. IL FUTURO STA TUTTO NEL PORTO

di MARIA CRISTINA GULLÍ – Sembra ieri e invece è passato un quarto di secolo: era il 16 settembre 1995 quando una nave belga portacontainer, la Concord, si affacciò davanti al porto di Gioia Tauro e imboccò il canale di accesso per approdare alle banchine. Erano quasi le 18, quando iniziarono le operazioni di scarico dei primi 150 container che avrebbero cambiaro e segnato il futuro del Porto. Era da quindici anni che il Porto di Gioia Tauro attendeva un’occasione di utilizzo, un’opportunità di rilancio che avrebbe decisamente cambiato la vita di tutta l’area, ma soprattutto di molti nuovi occupati.

Il porto era praticamente inutilizzato dalla sua creazione. Un’altra “cattedrale nel deserto” nonostante le opportunità che la sua posizione di centralità nel Mediterraneo potesse far sperare in un fruttuoso utilizzo. L’idea di trasformare il porto in un hub per il transhipment, ovvero lo scarico dei container e la loro nuova destinazione. Mancava perché si realizzasse a pieno l’intermodalità necessaria per fare del Porto un hub di interesse europeo, ovvero mancavano pochi chimoetri di ferrovia che doveva collegare il porto alla stazione più vicina, così da instradare, direttamente dallo scarico a terra, i container sui treni merci destinati a raggiungere mete europee. Mancava e manca tuttora il collegamento ferroviario, anche se la presidente della Regione Jole Santelli, tra i suoi primi atti di governo ha sbloccato un impasse che si trascinava dam una decina di anni, per una stupidissiva controversia sulla competenze tra Autorità portuale e Ferrovie dello Stato. A breve dovrebbe aprisi il cantiere per realizzare questi poco meno di cinque chilometri che trasformeranno radicalmente la funzionalità del Porto.

Se si guarda ai numeri, c’è di che restare strabiliati: in questi 25 anni sono transitati per Gioia Tauro quasi 68 milioni di container: si usa la misura del TEU, acronimo di twenty-foot equivale unit, che corrisponde a un contenitore standard di poco più di 38 metri cubi, per contare i container trasportati, e i teu sono stati circa 70 milioni in questo quarto di secolo, con una media di 2300 navi all’anno, qualcosa come 50mila navi che hanno approdato a Gioia con il loro carico. Da ultimo sono arrivare le supernavi che solo a Gioia possono attraccare per via dei profondi fondali.

Il Porto, come è utile ricordare, era nato per servire il V Centro Siderurgico che il Cipe aveva assegnato a Reggio Calabria, dopo la rivolta del 1970. Il V Centro Siderurgico, com’è noto, non  vide mai la luce a seguito della crisi della siderurgia che investì tutto il mondo, quindi da porto industriale si pensò di trasformarlo in un hub polifunzionale, vista soprattutto la sua posizione nel centro del Mediterraneo. Verso la fine degli anni Settanta erano già state realizzate le banchine, i moli, i bacini e i grandi spazi a ridosso delle banchine portuali hanno fatto ipotizzare un utilizzo di destinazione e scarico per il comparto del trasporto marittimo via container. Proprio in quegli anni si stava sviluppando il traffico container e nella direttrice Suez-Gibilterra Gioia Tauro risultava in una posizione ottimale per il cosiddetto transhipment. Solo nel 1995, però, è iniziato il traffico dei container, sviluppando ritmi davvero elevati, fino a crollare miseramente alcuni anni addietro, con fosche prospettive per l’occupazione e il traffico. La nuova gestione dell’armatore Aponte con la MSC ha fatto tornare a nuova vita il Porto.

La crisi, quella che nel 2017 aveva raggiunto il momento più cruciale con il licenziamento di 377 lavoratori, sembra ormai lontana: sono rientrati quasi tutti al lavoro e la qualità e la professionalità dei terminalisti da Gioia Tauro è diventata oggetto di ammirazione presso tutti gli altri scali concorrenti. Il futuro è di farne uno scalo di riferimento nel centro del Mediterraneo che faccia da attrattore primario nei trasporti in container anche dall’Oriente, nonostante la cecità dei nostri politici che hanno escluso dalla Via della Seta (gli accordi commerciali con la Cina) proprio Gioia Tauro a favore di Trieste e Genova. Ma la strategica posizione del Porto di Gioia sicuramente farà rivedere i programmi delle grandi società di trasporto marittimo: c’è da valutare un notevole riparmio di costi e di tempi, soprattutto quando entrerà in funzione il gateway ferroviario. E il Porto di Gioia Tauro, al centro della Zona Economica Speciale, potrà costituire il punto di partenza per un serio rilancio dell’economia calabrese. (mcg)

Il Porto di Gioia Tauro primo in Italia per connettività nel 3° trimestre del 2020

Un prestigioso risultato, per il Porto di Gioia Tauro, che è stato indicato dai dati elaborati da Mds Transmodal Limited in collaborazione con la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e Sviluppo, come il migliore a livello di connettività in Italia nel terzo trimestre dell’anno.

Inoltre, in una classifica a livello globale, il porto calabrese si posiziona al terzo posto nel Mediterraneo, 12esimo nell’Unione Europea e 34esimo nel mondo. Le sue ottime performances, già manifestate nel secondo trimestre ed ora nuovamente confermate, sono state evidenziate nella sezione Port Liner Shipping Connectivity Index (Port Lsci), che misura i diversi sistemi di collegamento dei porti che movimentano container. Nella classifica italiana, il Porto di Gioia è seguito da quello di Genova, Spezia, Trieste e Livorno ai quali seguono Napoli, Vado Ligure, Civitavecchia, Salerno e Venezia.

Tra i fattori a supporto della scalata di Gioia Tauro è l’acquisizione del terminal container da parte del gruppo Msc, che ha adottato una delle strategie, posta in essere dalle principali società di navigazione internazionali, di offrire anche il servizio di deposito di container in vari hub di trasbordo in Asia, Medio Oriente, Europa e America. A Gioia Tauro, Mscoffre la “sospensione del transito” (Suspension Of Transit) ai clienti che esportano dalla Cina, consentendo così di avvicinare il carico alle destinazioni finali.

Inoltre, dal rapporto si nota come, già dal secondo trimestre, i porti italiani abbiano soffrendo della riduzione della domanda interna a causa delle restrizioni determinate dal contenimento del Covid-19, mentre Gioia Tauro ha aumentato i suoi traffici.

Soddisfatta la presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, per il risultato ottenuto dal Porto.

«Le mie congratulazioni – ha dichiarato la presidente Santelli – all’ammiraglio Andrea Agostinelli, per un risultato in linea con il trend in ascesa che il nostro scalo portuale ha avuto negli ultimi anni».

Entusiasta anche Confindustria Reggio Calabria: «la leadership acquisita in Italia dal porto di Gioia Tauro sul livello di connettività degli scali container a livello internazionale è una notizia che rafforza l’ottimo lavoro della
società Til-Msc».

«Con l’avvento del nuovo terminalista – si legge in una nota – è iniziata una
nuova epoca per il porto di Gioia Tauro. L’inversione di tendenza nei
traffici, che ormai da oltre un anno sono in costante crescita grazie
agli investimenti del gruppo Msc, sta restituendo centralità allo scalo
reggino che ora ambisce a ritornare il principale punto di riferimento
per il transhipment nel Mediterraneo, anche per la sua posizione
baricentrica rispetto a questo bacino».

Per Confindustria Reggio Calabria, adesso «occorre accelerare sull’intermodalità ma soprattutto creare, attraverso aree di sviluppo industriale attrezzate e degne di questo nome, le condizioni essenziali per attrarre investimenti».

«Il porto – ha concluso Confindustria Reggio Calabria – deve diventare lo
snodo di filiere produttive in grado di generare valore aggiunto sul territorio». (rrm)

Auddino (M5S): Porto di Gioia Tauro, 50 lavoratori in esubero saranno inseriti in Agenzia Portuale

È un traguardo importante, l’inserimento in Agenzia Portuale di circa 50 ex lavoratori in esubero, ex art. 16 ed ex art. 18 al Porto di Gioia Tauro.

Soddisfatto il senatore del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino che, insieme alla deputata Enza Bruno Bossio e al ministro alle Infrastrutture, Paola De Micheli, si è speso per il raggiungimento di quello che il Commissario straordinario dell’Autorità Portuale, Andrea Agostinelli, ha definito un «importante risultato che vede il riconoscimento di categorie lavorative, fino ad oggi, non rientranti nelle disposizioni normative poste alla base della istituzione dell’Agenzia portuale».

«Abbiamo proposto e sostenuto  – ha dichiarato il Commissario Agostinelli – l’emendamento che consentirà l’inserimento in Agenzia dei lavoratori in esubero delle imprese e dei terminalisti del porto Siamo, pertanto, soddisfatti di poter inserire tutti quei lavoratori con qualifiche e aspettative lavorative che ne consentiranno il loro reimpiego professionale, naturalmente nell’ambito del processo di rilancio delle attività produttive attualmente in corso».

«Sono veramente soddisfatto – ha dichiarato il senatore Auddino – la mia modifica normativa dell’articolo 4 del Dl n. 243 del 2016, inserita nel decreto agosto, permetterà a tutti i lavoratori in esubero di essere inseriti in Agenzia. Un grande risultato raggiunto, reso possibile dal gran lavoro che ho fatto in questi mesi, insieme all’ufficio legislativo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti».

«L’ho sempre detto e sostenuto – ha concluso Auddino – i lavoratori son tutti uguali».

Per poter immettere gli ex lavoratori alla Port Agency, si sono riuniti, nella sala Comitato dell’Ente, i rappresentanti delle Organizzazione sindacali (Fit-Cisl e Fit-Cgil), l’avv. Sabina Pizzuto, in rappresentanza dei lavoratori, il commissario straordinario dell’Autorità portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli, il responsabile dell’Ufficio Legale dell’Ente, Simona Scarcella, e l’amministratore unico della Agenzia Portuale, Cinzia Nava.

Sarà proprio la Nava a procedere alla verifica e all’iscrizione dei relativi documenti, per poi definire, nell’arco di poche settimane, l’immissione dei lavoratori negli elenchi della Port Agency. (rp)

La Regione ottiene un finanziamento di 50 milioni per il Porto di Gioia Tauro

Il Porto di Gioia Tauro riceverà un finanziamento di 50 milioni da parte del Governo, nell’ambito del Piano di investimenti per i Porti.

A renderlo noto l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo, che, dopo aver rilevato la grave assenza di finanziamenti per la Regione Calabria, ha avviato un serrato confronto presso i competenti Dipartimenti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Infatti, il Ministero aveva ritenuto ammissibili al finanziamento interventi per un importo complessivo pari a 906.428.595 euro, nessuno dei quali era destinato alle Autorità di Sistema Portuali calabresi, nonostante la presenza di porti di rilevanza nazionale e internazionale. Dall’esame della proposta di provvedimento, nei tempi molto ristretti concessi alle Regioni per esprimere il proprio parere, a seguito di una immediata interlocuzione con le Autorità portuali di Gioia Tauro e dello Stretto, è stata rilevata la grave assenza di finanziamenti per la Regione Calabria.

In esito al confronto avviato dall’assessore Catalfamo, il Ministero ha ritenuto di poter integrare il provvedimento di riparto precedentemente proposto, prevedendo la “finanziabilità con priorità” attraverso le risorse del Fondo Infrastrutture 2020 e altri successivi finanziamenti di ulteriori interventi per 77 milioni di euro, localizzati in Calabria e in Abruzzo, l’unica altra Regione assente dai finanziamenti.

Fra queste risorse, 50 milioni di euro sono stati destinati ad un importante intervento nel porto di Gioia Tauro, che prevede l’approfondimento fino a 18 metri e il consolidamento dei fondali del canale portuale lungo le banchine di levante. L’intervento risulta strategico considerato lo sviluppo del mercato del transhipment che negli ultimi anni ha visto il sempre più consistente impiego di navi portacontainer della capacità di trasporto di oltre 20.000 Teus (container di 20 piedi di lunghezza) e dal pescaggio superiore ai 16 metri.

L’intervento consentirà al porto di rimanere competitivo e si inquadra in una strategia complessiva di potenziamento che comprende anche le azioni sull’intermodalità ferroviaria e su gomma e che vede una piena collaborazione fra la Regione e l’Autorità Portuale.

L’assessore Catalfamo mette in evidenza che senza le modifiche ottenute al piano di riparto ministeriale originario, il Porto di Gioia Tauro avrebbe perso un’importante occasione di potenziamento. Ciò conferma l’assoluta necessità che venga approfondito attentamente ogni provvedimento che riguardi gli investimenti infrastrutturali ed i fondi stanziati dal Governo Centrale o dall’Europa affinché anche la Calabria ottenga sempre quanto dovuto, mirando a recuperare il deficit infrastrutturale nonché il gap del proprio sviluppo economico rispetto ad altre realtà dell’area Mediterranea.

Il presidente della Regione Calabria, Jole Santelli conferma così gli importanti impegni assunti sullo sviluppo del Porto di Gioia Tauro con un’altra azione concreta e con un ulteriore passo avanti nel percorso già efficacemente avviato all’atto del proprio insediamento. Il Commissario straordinario del Porto di Gioia Tauro, Contrammiraglio (cp) Andrea Agostinelli, nell’associarsi alle parole espresse dal presidente Santelli, esprime piena soddisfazione per la rinnovata collaborazione fra Regione Calabria e Autorità portuale, che consente di guardare con fiducia al concreto rilancio – ormai in atto – del porto di Gioia Tauro. (rrm)

Auddino (M5S): Porto di Gioia Tauro, incremento del 39% nei primi sei mesi del 2020

«Nonostante l’emergenza sanitaria, lo scalo del Porto di Gioia Tauro nel 2020 ha registrato un’impennata dei volumi di traffico di container: nei primi 6 mesi di quest’anno si è registrato un incremento del 38,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, con 1,5 milioni di Teus» ha dichiarato con soddisfazione il senatore del Movimento 5 StelleGiuseppe Auddino.

«Grazie al premuroso interesse dimostrato, fin da subito – ha aggiunto – dichiarato dall’ex ministro Danilo Toninelli (con cui sono stato più volte al Porto) per il rilancio della realtà portuale e del territorio calabrese, insieme al proficuo lavoro del Commissario Andrea Agostinelli, in meno di un anno abbiamo sbloccato la situazione di stallo in cui versava lo scalo da tanti anni. Se si pensa che i volumi di container nel primo trimestre del 2018 erano calati del 14%, dopo una riduzione del 12% registratasi nel 2017, i risultati sono oltre le aspettative».

«Poco più di un anno fa – ha proseguito il senatore – lo scalo di Gioia Tauro si presentava come un’infrastruttura fortemente sottoutilizzata nonostante l’enorme potenziale, con ricadute significative sull’economia e l’occupazione del territorio con sette anni di cassa integrazione ed il licenziamento di 377 dipendenti. Grazie al nostro intervento, ad aprile 2019 la società Msc è diventata unica titolare della concessione del terminal sottoscrivendo l’impegno a rilanciare il porto con un serio piano di investimenti e l’obiettivo di andare oltre i 3 milioni di Teus di traffico di container. Il cospicuo piano di investimenti e la spiccata crescita dei traffici hanno prodotto immediati risultati positivi sull’occupazione: i 377 lavoratori licenziati sono stati quasi tutti riassunti. Inoltre, le condizioni di sviluppo economico dello scalo ed il graduale riassorbimento di tutte le maestranze suggeriscono l’opportunità di estendere l’ingresso nell’Agenzia anche alle altre figure professionali che da anni operano nel porto nel pieno rispetto della parità di trattamento tra i lavoratori».

«Il vigoroso piano di investimenti – ha continuato il senatore –  ha interessato il rinnovo del parco macchine operanti nel piazzale portuale. Sono stati acquistati nuovi carrelli ed a dicembre 2019 sono giunte dalla Cina tre gru di ultima generazione, tra le più grandi al mondo, con un braccio d’estensione in grado di manovrare fino a 24 file di containers, capaci di lavorare navi da 22 mila TEUS. Inoltre, le operazioni di dragaggio operate dall’Autorità Portuale sono state determinanti per permettere l’attracco delle mega navi. Grazie alle manutenzioni del canale oggi Gioia Tauro è in vetta alle classifiche internazionali dei traffici marittimi al pari di Rotterdam, Anversa, Shanghai, King Abdullah Port, Tangeri. A maggio 2020 al porto è approdata la Msc Sixin, una delle più grandi navi portacontainer al mondo. La mega nave da 23.600 Teu è la più grande finora ormeggiata allo scalo gioiese, lunga 400 metri e larga 62, un record per il porto!».

«E ancora – ha aggiunto – grazie alle iniziative intraprese con l’ex ministro Toninelli e grazie al lavoro svolto dall’attuale viceministro Giancarlo Cancelleri, finalmente lo scalo di Gioia Tauro sarà collegato alla rete nazionale e ciò consentirà, alle merci che arrivano al porto, di poter transitare fino al cuore dell’Europa, su ferrovia. Dopo anni di attesa, la proprietà del raccordo ferroviario di 4 chilometri che collega la stazione di Rosarno allo scalo gioiese è passato da Corap ad RFI. Il passaggio dal Corap allo Stato consentirà la manutenzione e l’ammodernamento delle strutture ferroviarie gioiesi ed il loro inserimento all’interno della rete nazionale».

«Infine – ha continuato Auddino – con un emendamento a mia prima firma abbiamo inserito nella manovra finanziaria 2020 la spesa di 6 milioni di euro per l’ammodernamento e lo sviluppo dell’area industriale del retroporto. Le risorse stanziate riqualificheranno la zona industriale retroportuale e renderanno, indubbiamente, il sistema imprenditoriale attorno allo scalo gioiese più forte e competitivo, bello e attraente». 

«Continuo a parlare di risultati ottenuti – ha concluso il senatore del Movimento 5 Stelle –. Dopo tante parole spese sul porto di Gioia Tauro dalla politica, nell’arco di due anni ho portato fatti che adesso sono sotto gli occhi di tutti. Sono orgoglioso di poter assistere a questa stagione di rinascita per il nostro porto, rinascita nella quale ho creduto fin da subito, appena eletto, mettendomi al lavoro con il massimo impegno». (rp)

“DIALOGO E INTELLIGENZA COLLETTIVA”
LA CGIL: NASCERÀ COSÍ LA NUOVA CALABRIA

di ANTONIETTA MARIA STRATI – Era il 14 febbraio 2020 quando, alla presenza del Premier Conte e dei ministri Giuseppe Provenzano e Lucia Azzolina, a Gioia Tauro veniva presentato il cosiddetto Piano per il Sud.

Un piano ambizioso, che era stato accolto con positività sia dal mondo politico-istituzionale e dai sindacati e che, come scrisse il Premier Giuseppe Conte in una lettera pubblicata su Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia diretto da Roberto Napoletano, serviva per «rilanciare il Sud, abbattere le barriere che dividono il Paese, arginare lo spopolamento delle aree interne, fermare l’esportazione delle nostre eccellenze migliori: i giovani».

Poi venne il Covid, con la conseguente gravissima crisi non solo economica, ma anche sociale, e di questo fantomatico Piano, non se ne parlo più. Nel frattempo, però, in Calabria sono accaduti piccoli “miracoli”: è arrivata l’alta velocità, prima con Italo e poi con Trenitalia, sono incominciati i lavori del Terzo Megalotto della SS. 106 – definiti dalla Cisl Calabria un «simbolo di speranza e ripartenza per la Calabria, per il Sud» – ma, cosa più importante, ci si è resi conto che servono nuove infrastrutture.

Per arrivare a quest’ultima considerazione, è servita la “beffa” del piano Italia Veloce del ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli, che aveva il buon proposito di «realizzare un Paese più equo e veloce in termini di raggiungibilità rispetto ai tempi di viaggio, un Paese nel quale l’80% della popolazione vive a meno di 1 ora da una stazione dell’alta velocità», ma che invece vede la Calabria isolata.

«Si scopre, invece – hanno rilevato la presidente Jole Santelli e l’assessore regionale alle Infrastrutture, Domenica Catalfamo – che per la Calabria, ad esempio, si continuerà a percorrere 30 km in un’ora, dato che di interventi che dovrebbero risolvere l’isolamento della regione non se ne vede traccia, nemmeno per i progetti in attesa di completamento da decenni».

Poi, di nuovo il vuoto. La Calabria torna nel suo piccolo angolo buio, per poi ritrovare uno spiraglio di luce nel corso dei lavori del Comitato direttivo della Cgil Calabria, conclusi da Maurizio Landini, segretario generale della Cgil nazionale, dove sono state definite delle proposte per il rilancio della Calabria, che saranno, poi, esposte in apposita conferenza stampa e condivise con il Governo regionale, il Consiglio regionale e la deputazione calabrese del parlamento nazionale.

«Come Cgil Calabria – si legge in un comunicato stampa del sindacato – in questo quadro di profonda emergenza sociale ed economica riteniamo necessario intervenire ed agire con una forte motivazione a sostegno di un nuovo modello di sviluppo, è il momento in cui bisogna elevare l’azione e le politiche pubbliche in un protagonismo per l’efficientamento del modello amministrativo ed in una strategia di politiche economiche atte a produrre e distribuire ricchezza in modo omogenea per classi e territori».

«Per costruire una nuova Calabria – spiega la Cgil – diventa necessario il ruolo ed il dialogo attraverso una diffusa intelligenza collettiva, tra partenariato economico e sociale, tra le istituzioni centrali e regionali, che deve fare leva su una serie di interventi atte a dotare la Calabria di misure di crescita ed occupazione attraverso 11 punti».

  • Completamento processo di decentramento amministrativo, della macchina burocratica regionale, avviato con la l.r. n.34/2002, destinare compiti e funzioni, non residuali, alle amministrazioni provinciali e favorire le riforme istituzionali con fusioni e aggregazioni di Comuni che in alcuni casi non hanno uffici di progetto, non riescono a garantire i servizi ai cittadini e sono destinati allo spopolamento, per ridurre i costi di gestione ed aumentare i servizi di prossimità.
  • Piano per la manutenzione, salvaguardia del territorio dal rischio ambientale, sismico, idrogeologico, attraverso un ufficio unico del piano tra Calabria verde e protezione civile, con sblocco delle assunzioni e turnover.
  • Piano di investimenti pubblici con le partecipate pubbliche nelle aree di competenza Zes con rilocalizzazioni, riconversioni e allocazioni di filiere produttive, alla luce della fragilità del sistema produttivo emerso nell’emergenza Covid-19 e che anche alla luce dell’emergenza sanitaria, sociale ed economica, serve richiedere per la nostra Regione il riconoscimento di “Area di crisi industriale complessa “, per poter essere destinataria dei relativi benefici.
  • Riforma del sistema sanitario regionale, superamento del decreto Calabria, piano operativo condiviso, sblocco delle assunzioni, stabilizzazione ed internalizzazione del precariato, verifica degli accreditamenti nella sanità privata, costruzioni nuovi ospedali.
  • Definizione strategica del Porto di Gioia Tauro con Governance che superi il commissariamento e punti al rilancio dei diversi porti di prossimità dell’autorità portuale, rilancio del sistema aeroportuale calabrese.
  • Attuazione della legge regionale sul welfare, sostegno alle famiglie indigenti, piano socioassistenziale.
  • Piano regionale infrastrutturale, completamento intero tracciato SS 106, alta velocità, piano di recupero urbano, erosione costiera, piano energetico ambientale regionale, rete idrica, innovazione tecnologica a partire dalla digitalizzazione completa del territorio (Fibra ottica e connessione) per l’abbattimento del digital divide ed il miglioramento dei servizi all’imprese e ai cittadini, avvio dei C.i.s.
  • Legge regionale sul diritto allo studio, piano per l’offerta formativa di qualità, piano per approvvigionamento e accesso ai supporti digitali, sostegno economico per il diritto allo studio. (In assenza di una risalita della curva epidemiologica da Covid19, per l’anno scolastico 2020/2021 la Cgil ribadisce il principio inderogabile di far ripartire tutte le attività scolastiche in presenza, ritenendo la Dad (didattica a distanza) strumento squisitamente emergenziale e/o complementare).
  • Rilancio del turismo, con particolare riferimento alla cultura, ai beni archeologici. Ripresa campagna di scavi dei siti di maggiore interesse archeologico con partenariato con le università calabresi.
  • Applicazione legge regionale contro il caporalato con misure anti-sfruttamento come il servizio di trasporto pubblico regionale, il collocamento pubblico attraverso i centri per l’impiego e politiche di accoglienza per il disagio abitativo. Ritenere il caporalato come reato contro i diritti umani e la riduzione in schiavitù, prevedendo per tali motivi un inasprimento delle pene detentive.
  • Attivazione da parte della presidenza della regione del tavolo di coordinamento regionale per la sicurezza e salute sui luoghi di lavoro.

Un progetto di rilancio a 360 gradi, forse un po’ idealistico ma, che se dovesse trovare la sua piena riuscita, potrebbe davvero ribaltare le sorti di una terra che merita solo il meglio. (ams)

ZES DI GIOIA TAURO ENNESIMA INCOMPIUTA
LA DENUNCIA DEL PROF AIELLO CHE LASCIA

di SANTO STRATI – Dimissioni, un’attività molto di moda in questi ultimi tempi, però quelle del prof. Francesco Aiello, già rappresentante del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel Comitato di indirizzo della Zes di Gioia Tauro, assumono un valore particolare. Aiello che – come si ricorderà è stato candidato per i Cinque Stelle Governatore alle ultime elezioni regionali calabresi – non le manda a dire. È un apprezzato docente di Economia all’Unical e un profondo conoscitore della Zona Economica Speciale di Gioia Tauro.

«È stata – ha scritto Aiello nella sua lettera di dimissioni al Mise – una decisione lunga e sofferta, perché so che la sfida dello sviluppo si gioca soprattutto a Gioia Tauro. Ho sempre pensato di poter dare il mio contributo da economista per questa causa e, in tale direzione, è da anni che con il mio gruppo di ricerca analizziamo i vincoli e le opportunità di Gioia Tauro e (soprattutto) forniamo indicazioni di politica economica affinché quel luogo diventi il baricentro della crescita dell’intero paese. Sì, intero paese, perché le potenzialità inespresse di Gioia Tauro sono uniche e, laddove compiutamente sfruttate, sarebbero fonte di sviluppo per molte regioni italiane.

«Tuttavia, – continua Aiello – l’enfasi intermittente che dal Governo Gentiloni in poi si è data alle ZES non ha prodotto molto, tant’è che, nella sostanza delle cose, le ZES rappresentano ad oggi l’ennesima incompiuta del nostro paese. I motivi sono molteplici. Qui è d’uopo menzionare l’indefinita governance delle ZES: al momento, così com’è oggi strutturato, il Comitato di Indirizzo è inutile, in quanto non svolge alcun ruolo in grado di incidere a favore della modernizzazione industriale delle aree ZES».

Perché non funziona l’attuale meccanismo di incentivi della Zes? Facilmente intuibile: il credito d’imposta serve ai grandi gruppi industriali che fatturano svariate centinaia di miliobni di euro e hanno la possibilità di spostare sulle tasse dovute i costi degli investimenti.

La piccola e media impresa, quella che potrebbe rilanciare l’area di Gioia Tauro (dove languono decine di capannoni in disuso) ha bisogno di liquidità, di contibuti a fondo perduto, di quattrini reali, per intenderci, soprattutto adesso nell’era del post-covid, quando si comincia a capire l’entità dei danni subiti e che arriveranno dal blocco della produzione e dalla conseguente crisi economica che ha colpito tutti: produttori e consumatori. Va dunque modificata radicalmente l’incentivazione che l’area di Gioia Tauro (che si estende fino all’aeroporto di Reggio) è in grado di mettere sul tappeto per attrarre investimenti e nuove iniziative che, non dimentichiamolo, diventano opportunità per nuova occupazione e lavoro. A partire dalle necessità infrastrutturali di adeguare aree, locali, capannoni, fino all’occupazione diretta dei dipendenti necessari per mandare avanti l’intrapresa.

Comprensibile l’amarezza del prof. Aiello e importanti le sue valutazioni: «Credo – si legge nella sua lettera con cui annuncia al ministro Paola De Micheli il  suo addio – anche che la proposta del Governo di nominare un Commissario Straordinario a capo del Comitato sia di dubbia opportunità ed utilità. In assenza di una radicale rivisitazione del ruolo e delle funzioni del Comitato di Indirizzo, la figura del Commissario sarà destinata, a mio parere, al fallimento. Difatti, per valorizzare il retro-porto di Gioia Tauro le priorità sono significativamente diverse rispetto alla selezione di un Commissario Governativo. In altre parole, non si ravvedono i caratteri dell’eccezionalità che ne giustificherebbero la nomina. La prassi istituzionale è che si interviene con nomine straordinarie, quando le attività “normali” hanno manifestato per lunghi periodi di tempo la loro inefficacia. Nel caso in esame, molte attività “normali” – necessarie per le ZES – sono di competenza di vari ministeri  e, quindi, non è ben chiara la ragione del ricorso ad un’altra figura dipendente da Roma. Forse sarebbe stato più sensato capire perché è debole l’azione dei Comitati di Indirizzo e quali sono le vere ragioni del perché le ZES non decollano».

Secondo Aiello «A Gioia Tauro, per esempio, la priorità delle priorità è di mettere in sicurezza l’intera area ed è imbarazzante osservare che dopo anni dall’istituzione della ZES non si è fatto alcunché a riguardo. Così come si è fatto poco in tema di infrastrutturazione, in senso lato, dell’area. Inoltre, esiste un decreto per semplificare le procedure amministrative a chi richiede di insediarsi nelle aree ZES, ma non esiste lo Sportello Unico, con l’esito che di semplificato c’è ben poco. L’unico risultato conseguito è la stesura di un regolamento dei criteri per accedere al credito di imposta, ma il ricorso alla fiscalità di vantaggio è stato nullo, a dimostrazione che essa rappresenta una condizione (forse) necessaria, ma (certamente) non sufficiente per attrarre capitali e creare sviluppo.

«In tali circostanze, è verosimile pensare che senza una radicale modifica del ruolo e delle risorse a disposizione dei Comitati di Indirizzo, la presenza di un Commissario Straordinario sarà forse utile per far fare ai Ministeri (e alle Regioni) cose normali (le infrastrutture, la messa in sicurezza delle aree), ma non sarà sufficiente per fare definitivamente decollare le ZES».

Mancano effettivamente – come fa notare l’economista dell’Unical – le condizioni per una reale partenza della Zona Economica Speciale e, ancora una volta, occorre registrare che l’apparato burocratico anche regionale ci sta mettendo del suo per rendere ancora più complicato il percorso di utilizzo delle opportunità che la Zes va ad offrire. È necessario un radicale cambio di rotta e la Giunta regionale e, in primis, l’assessore alle Infrastrutture Domenica Catalfamo che, una volta tanto, ha le competenze giuste per individuare problemi e soluzioni, devono mettere in agenda come priorità assoluta il “fascicolo” Zes.

«All’orizzonte – conclude nella sua lettera di dimissioni alla ministra il prof. Aiello – non intravedo alcun segnale da parte del Governo di aggredire i veri vincoli che frenano l’effettivo avvio della ZES e di rendere utili le attività dei membri del Comitato di Indirizzo. Sono certo, quindi, che Lei converrà con me che col tempo diventa insostenibile prendere coscienza del fatto che si offrono reputazione e professionalità a servizio di un organismo che è privo sia di obiettivi strategici sia di strumenti per conseguirli. Da qui le mie dimissioni».

Non c’è, evidentemente, più tempo da perdere: non sono urgenti, bensì urgentissimi provvedimenti regionali per far partire da Zes, destinata negli auspici a diventare il volano di sviluppo non solo dell’area della Piana, ma di tutta la Regione. Il Porto di Gioia che sembrava destinato a un inarrestabile declino con gli investimenti dell’armatore Aponte ha ripreso il cammino della crescita e della produttività. Un esempio di come e cosa fare a Gioia, per il bene della Calabria.  (s)

Porto di Gioia Tauro, Tallini: confermare ammiraglio Agostinelli alla guida

«Mi appello al Governo perché, in sintonia con la Regione Calabria, confermi alla guida dell’autorità portuale l’ammiraglio Andrea Agostinelli che ha dato prova non solo di competenza, ma anche di equidistanza e autonomia» ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Mimmo Tallini, in occasione della nomina, ormai imminente, del presidente dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro da parte del ministro dei Trasporti, Paola De Micheli.

«Con la gestione dell’ammiraglio Agostinelli – ha proseguito il presidente Tallini – Gioia Tauro ha ripreso a pulsare, registrando un consistente aumento dei volumi, grazie alle nuove politiche del gestore terminalista, Msc del gruppo Aponte, subentrato ad Eurokai. Il gruppo Aponte, che gestisce oltre a tantissimi altri porti anche la società di navigazione, è  un vettore internazionale ha riportato i traffici merci nel porto di Gioia con un incremento nei primi mesi dell’anno del 50%. Sono in tanti, in maniera bipartisan, a riconoscere grandi meriti all’ammiraglio Agostinelli: il riassorbimento di 350 lavoratori reso possibile dall’aumento del traffico, l’impulso dato al progetto del bacino di carenaggio che consentirebbe alle navi di essere riparate e manutentate a Gioia Tauro, lo sblocco, in sinergia con la presidente Santelli e il Ministero delle infrastrutture, del raccordo ferroviario tra il porto e Rosarno che consentirà d incrementare il traffico merci su rotaie».

«Il porto di Gioia Tauro – ha concluso Tallini – rappresenta la più importante scommessa per il futuro della Calabria. Sono convinto che una questione così centrale e strategica debba registrare una convergenza di tutte le forze politiche e non debba prestarsi a forme di occupazione del potere. Così come è fondamentale che attorno al progetto Gioia Tauro ci sia una piena intesa tra il Governo, la Regione, i Comuni su cui insiste questa importantissima infrastruttura del trasporto via mare».

Dello stesso pensiero i parlamentari calabresi, i consiglieri regionali e il coordinamento regionale di Forza Italia che, in una nota congiunta, hanno ribadito come «i quattro anni di gestione dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro da parte del Commissario Andrea Agostinelli hanno segnato un deciso cambio di passo. Il Governo non commetta l’errore di interrompere questo percorso virtuoso».

«L’Ammiraglio Andrea Agostinelli ha, infatti – prosegue la nota – saputo condurre con competenza e passione, un aperto ed efficace confronto con i dipendenti e le rappresentanze sindacali e i risultati di questa illuminata politica di gestione non sono tardati ad arrivare. La nuova governance ha inoltre impresso una svolta in termini di programmi di investimento e di sviluppo. Ne sono esempi plastici l’insediamento delle Gru a cavalletto tra le più grandi al mondo, con un braccio di estensione che copre ben 24 file di containers, e il completamento del Gateway ferroviario. Un risultato storico, raggiunto – dopo vent’anni di vertenze tutte interne alla Regione Calabria – dalla presidente Jole Santelli, in occasione di un importante tavolo sinergico condotto insieme all’Ammiraglio Agostinelli, il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti e i vertici di Rfi, Rete Ferroviaria Italia».  

«Il Porto di Gioia Tauro ha oggi – prosegue la nota – grazie ai risultati raggiunti, la legittima ambizione di diventare ciò per cui era nato e che non è mai riuscito ad essere, ovvero una infrastruttura di rilievo internazionale tecnologicamente all’avanguardia, collegata alla terraferma grazie all’intermodalità, finalmente sbloccata».

«Questo percorso si sta compiendo con apprezzamenti bipartisan – conclude la nota di Forza Italia – e solo una politica inadeguata potrebbe interromperlo o mortificarlo con scelte incomprensibili e unilaterali che, tra l’altro, offendono il principio della meritocrazia».

Anche i parlamentari calabresi del Movimento 5 Stelle, chiedono la riconferma dell’ammiraglio Agostinelli. Una «scelta saggia» secondo i deputati 5 Stelle, «che darebbe un senso di continuità al progetto di rilancio dello scalo messo a punto dal Governo anche grazie al prezioso e insostituibile operato del commissario».

«L’impegno profuso dal dottor Agostinelli – sostengono i parlamentari pentastellati – costituisce, indubbiamente, un tassello fondamentale nella svolta positiva che ha interessato lo scalo gioiese negli ultimi tempi. Per questo motivo è importante andare avanti sulla strada tracciata, nel solco delle iniziative già promosse e dei successi ottenuti». (rrm)

 

Fabrizio Criscuolo nominato nel Comitato Zes

Il dott. Fabrizio Criscuolo, ordinario di Diritto Privato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, è stato nominato rappresentante della Regione nel Comitato di Indirizzo della Zes dal presidente della Regione Calabria, Jole Santelli.

La nota, poi, è stata trasmessa al Commissario Straordinario dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro, Andrea Agostinelli.

Fabrizio Criscuolo vanta un curriculum di studi, di ricerca e di innumerevoli pubblicazioni scientifiche sull’arbitrato, l’autonomia privata, l’autodisciplina. Il suo nome è fortemente legato agli atenei calabresi, dove ha insegnato. Da legale ha seguito grandi gruppi anche internazionali, si è occupato della privatizzazione e della collocazione in Borsa di numerose aziende.

Esperto di contenzioso arbitrale, oggi viene chiamato a mettere a disposizione la sua alta professionalità nei confronti della ZES di Gioia Tauro. (rrm)

Covid-19: una nave ospedale per l’emergenza.
Il sindaco di Gioia insiste, la Regione dice no

L’idea del sindaco di Gioia Tauro Aldo Alessio di predisporre un ospedale galleggiante al porto di Gioia non piace alla Regione. Il primo cittadino gioiese aveva lanciato una proposta all’armatore Gianluigi Aponte di MSC/Grandi Navi Veloci che si era detto disponibile a concedere, al costo simbolico di un euro per tutta al durata del noleggio, una nave passeggeri, da trasformare in ospedale d’emergenza per fronteggiare l’epidemia da Covid-19. Ma il suo entusiasmo non ha trovato riscontro a Germaneto: in buona sostanza, la proposta non è stata nemmeno presa in considerazione.

Il sindaco, però, insiste e ha mandato una lettera circostanziata alla presidente Jole Santelli e al prefetto di Reggio  Massimo Mariani.

«Lo sviluppo della Pandemia nella nostra Regione – scrive il sindaco Alessio – e l’allarme generalmente avvertito dai cittadini – ben consapevoli dei rischi in un territorio non adeguatamente assistito sul piano sanitario – mi costringono a ritornare sulla proposta di attrezzare nel Porto di Gioia Tauro, una nave ospedale per il miglior contrasto del Covid-19.

«Voglio precisare, peraltro, che in ciò sono confortato dalle adesioni pubbliche di tanti Sindaci calabresi, consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, esponenti politici prestigiosi come l’on. Angela Napoli, decine di associazioni che meritoriamente operano da tempo nella nostra Piana. Appelli in questo senso sono venuti anche da personalità mediche riconosciute e portatrici di progetti che hanno trovato già adesione – quanto all’intervento medico – di​ tanti ufficiali medici in pensione e di tanti affermati medici di origine calabrese , impegnati con riconosciuta professionalità nel nostro​ Paese e pronti a ritornare in Calabria per dare una mano. Evito di fare specifici riferimenti, atteso che la stampa quotidiana regionale ne ha dato ampio risalto. L’esperienza drammatica di quest’ultimo mese – come Lei ben sa – sta cominciando ad evidenziare errori e sottovalutazioni del rischio che hanno portato​ al collasso sistemi sanitari regionali molto celebrati e​, purtroppo, un numero inaccettabile di morti. La nostra Regione ha avuto, al momento, la fortuna di essere ai margini degli importanti focolai nazionali ma – come ci ricorda giornalmente il Comitato tecnico Scientifico e la Protezione civile – siamo lontanissimi dall’esserne esenti, ed anzi l’acuirsi di situazioni oramai note, ci impone la massima attenzione e prudenza.

«Conosciamo bene l’incertezza e – mi consenta – la confusione finora riscontrata nell’attrezzare adeguati Presidi Ospedalieri in Calabria e nella Piana. È stato, peraltro, già evidenziato il pericolo che i nostri Ospedali, per come organizzati,​ possano diventare pericoloso veicolo per la diffusione del virus, con immediata compromissione del Personale sanitario e parasanitario.​ La scelta della Lombardia di approntare ospedali dedicati (Milano alla Fiera, Bergamo con ospedale degli Alpini..) o della Liguria (nave​ ancorata nel Porto di Genova) fuori dai celebratissimi​ e storici ospedali di quelle città ci deve indurre a considerare anche per​ nostri territori a considerare una soluzione del genere. Purtroppo, al momento, non solo non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione in merito all’impraticabilità della nostra proposta di allestire una nave all’interno del Porto di Gioia Tauro, ma non è stata resa nota nessuna altra ipotesi, come, per esempio, la riapertura e la messa in funzione di reparti Covid-19 presso l’Ospedale di Gioia Tauro o altre strutture ospedaliere cadute in disuso.

Il caso Genova e la soluzione data – quindi verificabile nella positività della proposta – non può pertanto essere esclusa senza una adeguata motivazione. Questa, al momento non è stata data né altra similare soluzione – ad esempio presso uno degli Ospedali chiusi – è stata proposta o anche semplicemente rappresentata per ipotesi dall’Autorità Regionale che – con la Protezione civile – è abilitata a darla.

«Sono pertanto – ed ancora una volta – ad insistere perché sia affrontata la questione con la serietà e l’urgenza che il caso comporta».

Fin qui il sindaco di Gioia Tauro che trova il sostegno del consigliere regionale Giacomo Pietro Crinò (Casa della Libertà).

«Non è da abbandonare definitivamente – dice  Crinò – la proposta lanciata nei giorni scorsi dal sindaco di Gioia Tauro, Aldo Alessio, per una nave-ospedale nel porto calabrese, che darebbe la possibilità di liberare posti letto negli ospedali che sono importantissimi in questa fase e potrebbe ospitare tre diverse categorie di pazienti: coloro che, in uscita dall’ospedale e tecnicamente guariti, avessero bisogno di un periodo in più di degenza per ristabilirsi completamente; le persone colpite in modo lieve dal Coronavirus, che potrebbero restare in isolamento nelle proprie abitazioni ma che, non avendo nessuno ad aiutarli per la spesa o l’approvvigionamento dei farmaci o avendo altre persone in casa che potrebbero essere infettate, optassero per questa possibilità. In più, i pazienti godrebbero del vantaggio di trovarsi in mare e poter respirare iodio e aria umida che favorisce la respirazione. Una idea presa subito al volo – aggiunge Crinò-, dall’armatore Gian Luigi Aponte, patron di MSC, che ha dato immediatamente disponibilità di una sua nave per trasformarla in ospedale. Insomma, si tratta né più e né meno del progetto identico che è già divenuto operativo a Genova e che ancora si fa in tempo a replicare anche in Calabria”. Aggiunge Crinò: “La prima risposta della task force sanitaria regionale non è stata favorevole. Ritengo però che ci siano ancora i presupposti per non fare morire del tutto l’idea. Purtroppo, è sotto ai nostri occhi la situazione calabrese riguardo il progredire dei contagi. Le strutture ospedaliere calabresi rischiano di non reggere le necessità, tra quelle ordinarie e quelle dovute al virus. In pochi giorni, l’ospedale galleggiante potrebbe essere adeguatamente attrezzato e consentire a tutti di guardare con un certo ottimismo alla possibilità di nuovi posti letto in caso di bisogno. Non è il momento più di continuare a fare della sanità solo un calcolo aritmetico, soprattutto in momenti come quelli che stiamo vivendo. Se in altre regioni ciò è stato realizzato, ritengo che sia possibile anche in Calabria. Serve l’impegno fattivo di tutti. Auspico che la task force sanitaria della Regione Calabria, la Protezione Civile e altri attori competenti scendano ad un confronto dialettico, aperto e leale, per addivenire a concretizzare in tempo l’idea del sindaco di Gioia Tauro, ringraziando la MSC per la disponibilità manifestata».

Perché la Regione ha detto no già la scorsa settimana? Secondo quanto riferisce il sindaco Alessio la proposta non sarebbe praticabile perché, secondo la Regione, i posti letto in Calabria sarebbero sufficienti. «Ma oltre il danno, – ha detto Alessio – la beffa: infatti, da quello che percepiamo, l’ospedale di Gioia Tauro, individuato come centro Codiv sarà smantellato di tutti i servizi per evitare eventuali contagi».

E al primo rigetto, lo stesso sindaco aveva replicato con durezza parlando dell’Ospedale di Gioia: «In pratica – un vero e proprio ‘lazzaretto’. Ma anche quella trasformazione procede a rallentatore perché mancherebbero gli autorespiratori e quindi, almeno per adesso non si sarebbe in grado di attuare posti di terapia intensiva e sub intensiva. Ma la cosa che ci allarma e ci preoccupa ancora di più è che l’unico pronto soccorso di tutta la fascia tirrenica, secondo le ultime indicazioni prese dai responsabili sanitari, dovrebbe essere smantellato insieme a tutti quei servizi ordinari che sono essenziali e necessari a servire la popolazione sanitaria dell’intera fascia tirrenica, che ha circa 60 mila abitanti. Coloro che stanno gestendo l’emergenza sanitaria regionale e provinciale, oltre a disattendere le loro stesse determine, cambiano continuamente le loro strategie di intervento sanitario sul territorio, senza avere alcun rapporto istituzionale e nessun confronto con i legittimi rappresentanti delle comunità amministrate». (rrm)