Bruni e Caruso contro chiusura del tg regionale notturno

La leader dell’opposizione in Consiglio regionale, Amalia Bruni e il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, si sono opposti alla soppressione, a partire da gennaio, dei tg regionali notturni da parte dell’ad della Rai, Carlo Fuortes.

Per la Bruni, infatti, «si spegnerebbe la presenza del servizio pubblico sul territorio per quasi dodici ore, dalle 19e30 della sera alle sette del mattino. Un’assurdità», oltre che essere una scelta «davvero fuori luogo e senza alcuna motivazione valida».

«Sappiamo bene – ha evidenziato – quanto sia importante l’informazione, soprattutto quella locale fornita dal servizio pubblico per tenere a bada le fake news e far giungere alle comunità locali notizie certe su argomenti di vitale importanza come quelle sull’andamento epidemiologico e le relative misure per contrastare la pandemia. In momenti terribili come questi le sedi regionali vanno tutelate e possibilmente rinforzate con uomini e mezzi. È questo il compito del servizio pubblico».

«Noi calabresi – ha concluso Bruni – abbiamo già visto in altri ambiti dove porta la logica del risparmio dissennato e privo di criterio, a far circolare sempre più ambulanze del 118 senza medico a bordo per carenza di personale. Non credo sia il caso di bissare anche con i tg regionali».

Il sindaco Caruso, esprimendo preoccupazione per la decisione assunta, ha ricordato che «l’informazione locale rappresenta per i cittadini un servizio pubblico essenziale ed irrinunciabile che non può essere cancellato per un mero calcolo ragionieristico che non tiene in debita considerazione il diritto insopprimibile dei cittadini ad essere informati».

«I Tg regionali del servizio pubblico – ha spiegato – continuano ad essere, pur nelle difficoltà nelle quali si dibatte tutto il sistema dell’informazione nel nostro Paese, un presidio informativo di assoluta garanzia per i cittadini. E questo ruolo i Tg regionali hanno saputo interpretare con puntualità, serietà e grande professionalità, quando si è trattato, come ancora sta avvenendo, di informare, in prima linea, l’opinione pubblica sull’andamento della terribile pandemia che ha colpito il mondo intero e, con esso, anche i nostri territori».

«A questo proposito – ha sottolineato Franz Caruso – non va assolutamente dimenticato il supporto, al pari degli altri media, che la Rai regionale ha assicurato alle istituzioni, contribuendo a rilanciare l’informazione di pubblica utilità destinata ai cittadini, in una contingenza così sofferta come quella originata dal Covid-19. La decisione di cancellare le edizioni di mezzanotte dei Tg regionali, se confermata, spegnerebbe una voce importante e autorevole che dà visibilità ai nostri territori svolgendo una funzione altrimenti non sostituibile».

«Questo rappresenterebbe un gravissimo vulnus non facilmente sanabile. Il Comune di Cosenza – ha dichiarato Caruso – concorda con quanto espresso anche da alcune sezioni regionali dell’Anci nel rivendicare il diritto delle realtà territoriali ad ottenere ancora più spazio affinché possano essere meglio raccontate da chi fa informazione nel servizio pubblico».

«Ecco perché, aderendo all’iniziativa che sta portando avanti – ha concluso – in rappresentanza della segreteria nazionale e regionale del sindacato autonomo Snater, Francesca Pecora, unitamente alle altre sigle sindacali, auspico che i vertici aziendali rivedano prima possibile il proposito di tagliare dal futuro palinsesto le edizioni di mezzanotte dei tg regionali, affinché non venga meno un vero e proprio presidio democratico al quale l’intero Paese e con esso le istituzioni locali non possono rinunciare». (rrm)

EMANUELE GIACOIA, GLI SPLENDIDI 91 ANNI
CALABRIA, GIORNALISMO, RAI E 90° MINUTO

di PINO NANO – La ricorrenza dei 50 anni di Novantesimo minuto,  offre lo spunto per celebrare un grande protagonista dell’informazione in Calabria, Emanuele Giacoia: i suoi 91 anni, splendidamente portati, uno dei protagonisti della popolare trasmissione Rai sin dalle prime puntate. Era il 27 settembre 1970 e la RAI teneva a battesimo e mandava in onda la prima puntata di  Novantesimo Minuto, uno dei programmi più famosi della storia della TV italiana. Della squadra di Novantesimo Minuto entra presto a far parte anche il giornalista Emanuele Giacoia, una straordinaria esperienza professionale vissuta tutta in Calabria, al servizio della Sede Rai di Cosenza dove Emanuele Giacoia, oggi novantunenne, arriva giovanissimo chiamato dall’allora direttore di Sede Enrico Mascilli Migliorini e da dove di fatto non è più andato via.

«È stata davvero lunga la mia epopea giornalistica in Rai. Dall’inizio, fino al giorno della pensione, la Rai è stata la mia casa, e credo di avere avuto da questa azienda più di quanto io stesso potessi desiderare. Lo riconosco, fare poi il giornalista Rai in Calabria non è stato facile, soprattutto in passato, quando cioè questa regione sembrava enormemente complessa e lunga da percorrere. Penso alle strade, erano fatte solo di curve e tornanti, che riducevano la nostra vita ad un frappè. Si arrivava sbattuti, esausti, stanchi, dopo ore e ore di marcia. Da Cosenza a Catanzaro, passando per Rogliano e toccando Soveria Mannelli, si contavano 1867 curve diverse. Non è una battuta, erano esattamente 1867. Da Cosenza a Reggio Calabria servivano invece dalle cinque alle sei ore di macchina. Ricordo che si sostava a Vibo per il cambio dei cavalli, noi dicevamo così, un caffè e due panini, poi si riprendeva il lungo viaggio. A Cosenza io divenni persino Caporedattore, un lavoraccio ed una grande responsabilità che porto ancora sulla mia pelle. Oggi la sede è faraonica, ma non fatevi ingannare: se sentite qualcuno mugugnare, scalciare, strepitare contro l’Azienda, non preoccupatevi più di tanto. La Rai non la lascerà mai davvero nessuno».

91 anni già compiuti il 4 marzo scorso, o meglio 91 anni meravigliosamente ben portati, straordinariamente rappresentati, orgogliosamente palesati, e che non sono soltanto la festa di compleanno di un grande telecronista sportivo come Emanuele Giacoia, ma sono soprattutto la festa di compleanno di un’intera generazione di radiocronisti e telecronisti, quelli di “Novantesimo minuto”, la trasmissione più popolare della RAI e che oggi compie i suoi primi 50 anni di messa in onda, e che ha reso grande il nome e l’immagine della Rai nel mondo.

I suoi compagni di viaggio, in tutti questi lunghi anni di radiocronache e telecronache sportive, sono stati davvero tanti, e il “grande vecchio” Emanuele Giacoia, come oggi in Calabria tutti lo chiamano, li ricorda uno per uno, senza mai temere un calo di memoria, o peggio ancora un errore di sottovalutazione.

Da Nicolò Carosio, ad Alfredo Provenzali, Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Riccardo Cucchi, Claudio Ferretti, Ezio Luzzi, Piero Pasini, Enzo Foglianese, Gianfranco Pancani, Massimo Valentini, Tito Stagno, Carlo Sassi, Mario Giobbe, Ferruccio Gard,

Ma ancora: Nando Martellini, Bruno Pizzul, Alfredo Pigna, Giampiero Galeazzi, Claudio Icardi, Paolo Valenti, Giorgio Bubba, Lugi Necco, Ninì Talamo, Fabrizio Maffei, Beppe Viola, Andrea Boscione, Nico Sapio, Tonino Carino, Alfredo Pigna, Maurizio Losa, Italo Moretti, Luca Liguori, Italo Gagliano, Mario Gismondi, Adriano De Zan, Lello Bersani, Paolo Frajese, Marcello Giannini, Gianni Minà, Aldo Agroppi, Everardo Dalla Noce  Arnaldo Verri, Nuccio Puleo, Cesare Viazzi, Mario Guerrini, Carlo Nesti, Cesare Castellotti, Livio Forma, fino ai più giovani, l’indimenticabile Tonino Raffa o il grande Marco Civoli, una generazione di cronisti sportivi che hanno accompagnato con la loro voce, le loro cadenze, i loro tic personali e la loro simpatia milioni di italiani per almeno 50 anni di vita italiana.

Franco Martelli, Raffaele Malito ed Emanuele Giacoia
Rai Cosenza anni 80: Franco Martelli, Raffaele Malito ed Emanuele Giacoia (Foto di Pino Nano)

Attenzione però, Emanuele Giacoia non è stato soltanto un grande cronista sportivo della TV di Stato, ma per una certa fase della sua vita è stato anche il Capo della Redazione Giornalistica della Sede Rai della Calabria, interprete diretto delle tensioni e delle speranze del popolo calabrese di quegli anni, ed è stato soprattutto per la gente di Calabria, lui campano, uno degli opinionisti più influenti e più autorevoli del suo tempo e del suo mondo, catapultato in Calabria quasi per scherzo dalla storica sede Rai di Napoli dove ancora ragazzo aveva incominciato a lavorare come semplice annunciatore.

«Oggi forse pochi sanno  – sorride Emanuele Giacoia – che la sede Rai calabrese vanta un record nazionale. È quello cioè di essere stata la prima sede Rai del dopoguerra. Solo più tardi, dopo Cosenza infatti, la Rai tenne a battesimo molte delle altre sue sedi regionali. Una per ogni regione. Dopo di noi, ricordo Potenza, Perugia, Pescara. E pochi sanno ancora che Il Corriere della Calabria, o il Gazzettino (come si dice ancora oggi), andava già in onda dalla sede Rai di Napoli, e questo accadeva ancora prima che venisse trasmesso Il Corriere della Campania. Altro primato storico. Io allora ero a Napoli. Capo redattore c’era Enrico Mascilli Migliorini. In redazione, ricordo, affluivano le notizie che venivano inviate dai corrispondenti della Calabria. A Reggio avevamo dei colleghi molto bravi, Giuseppe Tassoni, Antonio Latella, Franco Cipriani, Domenico Morace. Ma da Reggio Calabria arrivavano anche i servizi registrati di Ninì Talamo. Ricordo ancora perfettamente bene le buste del buon Ninì, legate con tanto di nastrino dentro, e alle 12.10 in punto, allora come oggi, ecco gli annunciatori correre a leggere i testi preparati dalla redazione napoletana del giornale radio. Ricordo, via etere, attraverso i ponti e i centri televisivi il Corriere veniva diffuso in tutta la Calabria. Allora, era il 1957, più di quarant’anni fa, io ero annunciatore a cachet, venivo pagato a prestazione, una specie di lavoro a cottimo. La cosa mi faceva un po’ ridere, mi ricordava la pubblicità del cachet Fiat: sui cartelloni una specie di mago con tanto di tuba in testa e con un gesto delle mani un tantino provocatorio ed osceno propagandava appunto il cachet Fiat. Ma quando, a fine mese, andavo a ritirare la mia busta alla cassa trovavo la cosa meno ridicola e decisamente piacevole. Già a quei tempi quel poco che mi davano mi pareva una somma enorme. Incominciai da Napoli, dunque, a snocciolare le prime notizie sulla Calabria. Curiosità, fatti di cronaca, notizie, avvenimenti di una regione che allora mi pareva sonnacchiosa, tranquilla, bonacciona, tradizionale. I toni drammatici e preoccupati della Calabria di questi anni erano ancora assai lontani. Ricordo che mi incuriosivano i nomi di alcuni paesi, Longobucco, Papasidero, Acquaro, Serrastretta, Cosoleto, Africo e via dicendo. Mi chiedevo “Ma che accidenti di paesi saranno mai questi, con questi strani nomi?”».

Nessuno meglio di lui può oggi ricostruire e raccontare la nascita della Sede calabrese della Rai, quando per la prima volta mise piede a Cosenza quello straordinario animale del giornalismo italiano che rispondeva al nome di Enrico Mascilli Migliorini.

– Direttore partiamo da quel lontano 12 dicembre 1958?.

«Quell’11 dicembre di 40 anni fa al numero 25 di Via Montesanto, al quinto piano di quel vecchio palazzo, in una Cosenza piovosa – ricorda Emanuele Giacoia – c’ero anch’io. Ricordo che per mandare su al quinto piano autorità e invitati ci fu qualche problema per via di un improvviso blackout. Allora, quarant’anni fa, si diceva più semplicemente “è andata via la luce”. L’ascensore si fermò per qualche minuto, vai a capirne il perché. La Rai preoccupatissima aveva fatto venire apposta un tecnico specializzato, un ascensorista. Ma questo non impedì che al pianterreno si vivessero momenti di panico generale. La maggior parte di noi si domandava: “Come facciamo ora a mandare su l’ingegner Rodinò, l’allora amministratore delegato della Rai?”, “E il vescovo mons. Aniello Calcara, poeta e pastore della Chiesa cosentina?”. Per fortuna il blackout durò poco. Come Dio volle la corrente elettrica tornò subito dopo, e nessuno di loro fu costretto a quei cinque piani a piedi. Per tutti noi, quel giorno, incominciava una straordinaria avventura».

– Direttore, ma come fa a ricordare tutto questo con perfetta lucidità? Sono passati 60 anni da quel giorno…

«Come potrei non ricordare? Vedi, quel primo giorno fu davvero un grande evento per tutti noi. Spesso e volentieri nel nostro essere giornalisti si fa uso ricorrente ad aggettivi esagerati, e lo si fa per qualunque argomento, anche il più banale, “planetario”, “mitico”, “la fine del mondo”, poi in realtà si sta seduti da McDonald a mangiare un banalissimo panino freddo e magari anche senza nessun sapore speciale. Uso questa metafora per spiegare meglio che cosa rappresentò la nascita della Rai in Calabria. Quel 12 dicembre del ‘58 fu davvero una giornata storica per il Paese, e lo fu soprattutto per la Calabria. Il Corriere della Calabria, che fu il primo appuntamento radiofonico irradiato dalla sede Rai di Cosenza, fu in realtà il primo vero biglietto da visita che questa regione, dopo le tragedie delle alluvioni degli anni precedenti, potè offrire agli ascoltatori di tutta Italia. Furono tredici puntate in tutto, una più geniale e più accattivante dell’altra, che decretarono il successo nazionale della formula e dei conduttori, che eravamo io e Ninì Talamo, lui Ninì Talamo davvero bravissimo. Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma 60 anni dopo, la lunga e affascinante storia della Rai in Calabria è ancora tutta da scrivere, e la fine è ancora tutta da scoprire e da raccontare».

Ancora oggi, nonostante Emanuele Giacoia sia fuori dalla Rai da oltre 25 anni, la gente che ci incontra per strada, soprattutto a noi che allora eravamo considerati i suoi ragazzi e i suoi discepoli, non fa che chiederci in continuazione «Come sta?», «Dov’è finito?», «Perché non lo si vede più al telegiornale?», segno palpabile dell’amore che la gente aveva verso di lui e che ha ancora per lui.

– Quando Mascilli Migliorini la chiamò in Calabria, avrebbe mai immaginato di restarci poi per tutta la vita?

«No di certo. Anche se quando l’avvocato Mascilli Migliorini mi chiese di seguirlo in Calabria era chiaro che non si trattava di una gita fuori porta. L’avvocato mi stava proponendo l’assunzione nella nuova sede che stava per nascere a Cosenza. Accettai immediatamente, anche se della Calabria sapevo ben poco. Ricordo che allora, chissà perché? immaginavo che il capoluogo di regione fosse Reggio Calabria. Forse perché sui libri di testo, e sulle carte geografiche, il puntino che lo indicava era più evidente di quello che segnava Catanzaro e Cosenza. Sapevo qualche cosa della Sila, ma la immaginavo una località misteriosa. La conoscenza che avevo della regione dove mi sarei presto trasferito finiva lì, anche se a furia di leggere decine e decine di Gazzettini la mia cultura si era arricchita di quei nomi da Paese dei Balocchi. Ricordo Cinquefrondi, Brognaturo, Intavolata, Acquappesa, Castroregio, Spilinga, ma dove saranno mai? In Calabria arrivai un mese prima della inaugurazione ufficiale della sede. E il mio primo appuntamento ufficiale risale al novembre del 1958. Mi mandarono a Paola per un primo collegamento radiofonico con una trasmissione di Mike Bongiorno. Si chiamava Il Campanile d’oro: Era una sfida tra comuni, che si combatteva a suon di quiz, riguardavano la storia locale, la geografia, la storia culinaria e le tradizioni di una località e di una regione d’Italia. Io, ricordo, curavo il collegamento con lo studio centrale di Roma dove c’era Mike Bongiorno, mentre da un altro comune d’Italia arrivavano le voci e i rumori del secondo paese in collegamento con la trasmissione. Paola venne eliminata dal gioco, ma in seguito toccò a Bagnara. La città del pesce spada arrivò in finale, ma questa è un’altra storia ancora. Bene in quella occasione conobbi per la prima volta i tecnici calabresi che erano stati chiamati all’allestimento di questa prima trasmissione nazionale, Ciccarone, Esposito, e ultimo più giovane di tutti Roberto Salvia, di cui sarei poi diventato amico carissimo. Il giorno dopo la trasmissione mi portarono in macchina a Cosenza perché mi rendessi conto di quale sarebbe stato il mio nuovo posto di lavoro. Era novembre, pioveva, una giornata uggiosa, senza colore. Non ne fui entusiasta…”.

Il vecchio Emanuele Giacoia oggi è qui attorniato dalla sua grande famiglia, un uomo tutto di un pezzo, avvolgente, ironico, istrionico, straordinariamente ed eternamente affabile, giornalista di razza, severo, scrupolosissimo, rispettoso della notizia, ma soprattutto un cronista alla vecchia maniera, profondamente rispettoso dei sentimenti e dell’umanità della gente che ha incontrato nella sua vita. Così lo si vedeva in televisione, ma così Emanuele è sempre stato per tutti noi nella vita di ogni giorno. Per me è stato, e rimarrà per sempre nella mia vita, un indimenticabile e meraviglioso Caporedattore. Credetemi, mai come nel suo caso personale, la televisione è stata così sincera e così reale, dando di lui prima alla radio e poi alla televisione l’immagine fiera di un grande romanziere delle immagini. Indimenticabile il timbro della sua voce, e la maniera con cui salutava il suo pubblico: “Dal vostro…Emanuele Giacoia”.

Oggi per Emanuele Giacoia, che per lunghi anni dopo l’avventura Rai è stato anche storico Direttore del Quotidiano del Sud, è arrivato il momento di festeggiare questi suoi primi 91 anni, vi dicevo perfettamente ancora ben portati, con la lucidità di sempre, ma soprattutto con il garbo la modestia e la classe che lo hanno sempre reso diverso dagli altri, doti queste che hanno poi fatto di lui un vero e proprio mito della televisione italiana.

Il vecchio Maestro non ha dubbi, e sulla sua torta di compleanno ha chiesto al figlio prediletto Riccardo che venisse scritta questa frase “Vi aspetto tra dieci anni, sempre qui!”. Solo lui. (pn)

«Tutto il calcio minuto per minuto» compie 60 anni: 5 calabresi tra i protagonisti della radio

“Scusa Ameri, scusa Ciotti, a voi studio centrale”. Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è attaccato alla radiolina per ascoltare il campionato di calcio raccontato in diretta con tutto il suo corollario di emozioni e di adrenalina. Non c’era l’overdose delle trasmissioni televisive di oggi e quella scatola magica, attraverso il frenetico intrecciarsi di tante voci familiari, faceva “vedere” le partite anche a chi stava a casa o per strada o in gita con la famiglia, ma faceva anche gioire o arrabbiare lo stuolo sterminato di coloro che puntavano sulla schedina totocalcio per sognare il colpo di fortuna che avrebbe permesso di cambiare vita.

Parliamo della  più longeva e prestigiosa trasmissione della Radio Italiana. L’avvento della Pay Tv e delle varie piattaforme satellitari (insieme con la demenziale frantumazione del calendario) ne ha scalfito gli ascolti ma non ne ha intaccato il fascino e la credibilità.  Era il primo pomeriggio del dieci gennaio del 1960 e nell’etere si affacciava ufficialmente  Tutto il calcio minuto per minuto,  programma nato da una brillante intuizione di Guglielmo Moretti, Sergio Zavoli e Roberto Bortoluzzi. Nessuno di loro immaginava che da quella idea sarebbe  nato un  prodotto che ha resistito ai tanti cambiamenti,  ha accompagnato la storia sportiva del nostro Paese e l’evoluzione del suo costume sociale.
Sono passati sessanta anni e la Rai si appresta a celebrare il compleanno della trasmissione con una grande festa che si terrà domani sera, venerdì 10 gennaio, nella mitica sala B di via Asiago 10.  Con Filippo Corsini al microfono, verrà ripercorsa la storia di “Tutto il calcio”, attraverso le voci dei conduttori  che hanno scandito le varie epoche, Roberto Bortoluzzi, Massimo De Luca, Alfredo Provenzali, e dei radiocronisti più celebri : Nicolò Carosio, Enrico Ameri, Sandro Ciotti. Interverranno tanti inviati storici come Riccardo Cucchi, Ezio Luzzi, Claudio Ferretti, Emanuele Giacoia, Bruno Gentili, Emanuele Dotto, Giulio Delfino, Enzo Foglianese, Tonino Raffa, Carlo Verna e molti altri, fino ai radiocronisti di oggi, Francesco Repice, Giovanni Scaramuzzino, Giuseppe Bisantis. Non mancheranno gli ex conduttori della parallela “Domenica sport” come Mario Giobbe e Luigi Coppola, tanti addetti ai lavori, registi, programmisti, ex  calciatori, allenatori e dirigenti di club, opinionisti.
Tonino Raffa e Ciccio Graziani
Tonino Raffa con Ciccio Graziani
Un amarcord straordinario che, attraverso il racconto di tanti aneddoti, spiegherà i segreti del successo di una rubrica che tra gli anni settanta e ottanta aveva oltre venti milioni di ascoltatori. Scorrendo i nomi si può rilevare che sarà nutrita la “pattuglia” dei radiocronisti che, partiti dalla Calabria, hanno spiccato il volo : Bisantis, Giacoia, Raffa, Repice, Scaramuzzino. «Ci emozioneremo tutti – dichiara Tonino Raffa- avremo tanti ricordi da rispolverare. Perchè la radio è ancora la nostra vita ed è stata sempre la nostra seconda famiglia».
L’evento verrà trasmesso in diretta su Radio uno e su Facebook a partire dalle 21.00.  (rrm)

COSENZA – La mostra “Il valore della comunicazione: la Rai in Calabria”

Oggi, a Cosenza, alle 16.30, alla Biblioteca Nazionale, s’inaugura la mostra Il valore della comunicazione: la Rai in Calabria.

La mostra è stata organizzata in collaborazione con la sede regionale Rai e la Cineteca della Calabria in occasione dei 110 anni dal conferimento del Premio Nobel per la fisica a Guglielmo Marconi.

Interviene il prof. Gabriele Falciasecca, professore emerito dell’ Universita’ di Bologna, dal 1997 è Presidente della Fondazione Guglielmo Marconi.
In apertura, sarà presentato un documentario sui 60 anni della RAI in Calabria.

La mostra si potrà visitare fino al 14 dicembre. (rcs)

Antonella La Rosa parla del suo libro a Rai1 (A sua immagine)

La scrittrice cosentina Antonella La Rosa sarà ospite stamattina della trasmissione di Rai 1 “A sua immagine” condotta da Lorena Bianchetti per presentare il suo romanzo Avrà gli occhi come il mare. La scrittrice – che è consulente legale di un istituto di credito – è nata nel 1965 a Cerzeto, un piccolo centro di origine arbëreshë della provincia di Cosenza, dove ha trascorso l’infanzia e gran parte della sua giovinezza, e vive a Rende (CS).

 

Avrà gli occhi come il mare è il suo primo romanzo, dal contenuto prevalentemente autobiografico, nel quale l’autrice mette a nudo, senza reticenze, tutta la drammaticità della sua storia personale e le fragilità e gli stati d’animo che solo chi desidera ardentemente un figlio può comprendere. È suo desiderio che il suo romanzo possa ispirare una discussione, anche mediatica, per condividere con altre donne la sofferenza della maternità desiderata ed inseguita.

Si legge nelle note dell’editore: «La prima ecografia rivela impietosamente a Ines e Marco che il battito del bambino non c’è mai stato. Inizia per loro una dolorosa odissea di nuove gravidanze, aborti spontanei e pellegrinaggi da un medico all’altro. Ines si sottopone ad ogni terapia anche contro il parere di Marco, che fatica a riconoscere in lei la donna che ha sposato ma che non può non assecondarla. Pensando a se stessa come a una donna a metà, Ines si annulla pur di avere un figlio, a volte mettendo a rischio l’unione con Marco. Una storia d’amore, di dolore ma anche di speranza, dove il lieto fine non è scontato ma sicuramente auspicato da tutti coloro che si commuoveranno nel leggerla.  Una storia che, tra tutti i colori dell’arcobaleno, sceglie di tingersi di azzurro. Proprio come il mare».. Il romanzo è stato pubblicato da Pellegrini Editore nel 2018. (rrm)

Il ritorno di Lisa. La bella e brava cantante di Siderno, ospite di Italia Sì

Superata la malattia, conquistato il podio alla trasmissione Ora o mai più”, Lisa (alias Annalisa Panetta, originaria di Siderno, ma “romana” da moltissimo tempo, si racconta oggi pomeriggio alle 16.40 a Marco Liorni su Italia Sì, la popolare trasmissione di Rai 1.

Lisa che era arrivata al terzo posto a Sanremo 199o col brano Sempre (già qualificatosi nella categoria Giovani) dovette fermarsi quando la carriera le stava regalando il meritato successo a causa di una brutta malattia, che ha superato con molte cure e tanta fede (la cantante è devotissima a Padre Pio). Dal 2002 è tornata a cantare (è stata una delle protagoniste della Giornata Mondiale della Gioventù 2002, dove si è esibita davanti a Giovanni Paolo II) e nel 2003 ha fatto ritorno al Festival di Sanremo col brano Oceano.

L’anno scorso, a luglio, ha vinto a Ora o mai più, la trasmissione dedicata ai cantanti “dimenticati o quasi” che l’ha rimessa in pista.  A Liorni Lisa racconterà la sua storia. In studio anche Rita Dalla Chiesa, Elena Santarelli e Mauro Coruzzi che affiancano la brillante conduzione di Liorni. La trasmissione cresce in consensi e ogni settimana presenta varie storie. La scorsa puntata Gigi Miseferi ha raccontato la sua amicizia con Giacomo Battaglia, suo partner artistico, purtroppo in coma da diversi mesi. (rrm)

Al Tg2 Eat Parade si parla del Bergamotto di Reggio Calabria

4 gennaio 2019 – L’apprezzatissima rubrica del TG2 Eat Parade ha dedicato nella puntata di oggi un bel servizio al Bergamotto di Reggio Calabria, ai suoi utilizzi in ambito alimentare. Per far scoprire le prelibatezze che questo straordinario agrume riesce a far realizzare. Il bergamotto, elemento principe di qualsiasi profumo, cresce soltanto nella costa jonica di Reggio: da qui l’esatta denominazione Bergamotto di Reggio Calabria che, purtroppo, in molti continuano ad ignorare.

Eat Parade, la rubrica del TG2 ha dedicato un bel servizio al Bergamotto di Reggio Calabria

Nel servizio intervistati il presidente dell’Accademia del Bergamotto, prof. Vittorio Caminiti, il produttore Francesco Macrì, l’industriale Giuseppe Piccolo (produce succhi di bergamotto) e il mastro gelatiere Francesco Mastroianni. (rrc)

https://www.raiplay.it/video/2018/12/Tg2-Eat-Parade-dbd204eb-e64e-4385-b5ca-ed6e4bcfb710.html

Due calabresi per Sanremo: Gianni Testa e Maurizio Caridi selezionano i giovani

25 ottobre 2018 – Da oggi a domenica la seconda e ultima tornata di semifinali per il prossimo Festival di Sanremo con il calabrese Gianni Testa chiamato a far parte della commissione di valutazione. La prima tornata eliminatoria si è tenuta dal 19 al 21 ottobre, mentre dall’8 al 10 novembre al Teatro dell’Opera del Casinò Municipale di Sanremo è in programma la finale, durante la quale sarà selezionata la rosa dei 24 vincitori da sottoporre alla commissione RAI, che sceglierà chi entrerà nel cast di Sanremo Giovani.
Area Sanremo TIM 2018 è il concorso musicale promosso dal Comune di Sanremo e dalla Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo. In questa edizione tante e sostanziali sono state le novità, le più salienti sono: l’iscrizione gratuita, fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale di Sanremo, e l’obbligo di presentazione di un inedito. Grande quindi l’attesa per i tantissimi talenti in corsa che sognano di calcare il prestigiosissimo palco del Festival della Canzone Italiana, a cui anche quest’anno si lega il nome di Gianni Testa.
Dopo il grande successo del talent show televisivo The Coach, il produttore e vocal coach calabrese farà infatti parte della commissione di valutazione per le semifinali e le finali. «Edizione Boom! Difficilissima la scelta. Livello elevato con picchi di grande statura artistica». Sintetizza così il suo entusiasmo Testa sul livello artistico della rosa dei partecipanti. Con lui siederanno nella commissione, presieduta da Antonio Vandoni, Direttore Artistico musicale di Radio Italia, anche Enzo Campagnoli, Direttore d’orchestra, e Monia Russo, cantante, mentre gli altri componenti, per preservarne la neutralità, saranno annunciati in prossimità delle finali.

Da sinistra: Massimo Cotto, Gianni Testa, Antonio Vandoni, Enzo Campagnoli e Maurizio Caridi.

E ad Area Sanremo Tim si respira aria di Calabria anche per la presenza del calabrese Maurizio Caridi (di origini reggine), presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo.
«È un’edizione  – ha detto Caridi – nuova in ogni sua sfumatura. Abbiamo dovuto investire molto sui corsi formativi riservati e pensati per i partecipanti al concorso. I feedback del passato ci confermavano che gli incontri con un Big della canzone, pur essendo entusiasmanti, non portavano ad un accrescimento artistico-esperienziale. Per questo abbiamo voluto favorire i corsi sulle tecniche di canto, di scrittura e sull’ispirazione per dare a tutti la possibilità di crescere e non solo di partecipare. Abbiamo avuto il coraggio di cambiare, saranno i ragazzi a giudicare».
I ragazzi che stanno partecipando alle fasi finali di Area Sanremo – la cui direzione artistica è firmata Massimo Cotto – sono coloro che hanno superato le selezioni di Area Sanremo tour, organizzato dalla Anteros Produzioni del presidente Nazzareno Nazziconi. Il tour, al quale si sono iscritti bene 2322 ragazzi, ha contato 123 tappe e 7 finali regionali e interregionali (svolte in Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Marche-Abruzzo, Puglia, Calabria e Sicilia). Il traguardo delle audizioni nella città ligure è stato raggiunto da più di 1000 giovani artisti (compresi gruppi e band) che in due week-end presenteranno 860 inediti.
Media partner della manifestazione, come nelle scorse edizioni, sarà Radio Italia che, con collegamenti in diretta e differita durante lo svolgimento dei corsi ed interviste ai protagonisti, è la radio ufficiale di Area Sanremo. (rs)

Imperdibile Mimmo Lucano stasera a “Che Tempo che fa” da Fazio, tra i mugugni della Lega

21 ottobre – Questa sera su Rai1 l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano sarà ospite per un’intervista da Fabio Fazio a Che tempo che fa. Un’ospitata “scomoda”, tra i mugugni dei parlamentari leghisti della Commissione di Vigilanza che hanno chiesto in vari modi a Fazio e alla RAI di non invitare l’uomo simbolo del modello Riace nell’accoglienza ai migranti. «Nonostante la revoca agli arresti domiciliari – hanno scritto in una nota i parlamentari della Lega membri della commissione di Vigilanza – è evidente come Lucano sia accusato di aver violato norme civili, amministrative e penali sull’accoglienza. Chiediamo quindi che Fazio non chiami il sindaco in trasmissione. La tv pubblica non può divulgare modelli distorti sull’onda di strumentalizzazioni ideologiche. Sulla questione prepareremo, inoltre un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai». I parlamentari della Lega in Commissione di Vigilanza sono: Paolo Tiramani, Massimiliano Capitanio, Simona Pergreffi, Dimitri Coin, Igor Iezzi, Giorgio Maria Bergesio e Umberto Fusco.
Ai leghisti ha risposto con un tweet Davide Faraone, membro della Commissione di Vigilanza, di area PD: «Secondo i parlamentari della Lega  Mimmo Lucano non dovrebbe essere invitato in trasmissione da Fazio perché comunicherebbe modelli distorti e lontani dalla legalità. Se questo è il criterio, chiederei alla Rai di far sparire dagli schermi Salvini ed i dirigenti Lega». Contro la presa di posizione della Lega si è schierato anche il Partito democratico: «La Lega vuole limitare la libertà di informazione e distruggere un modello di accoglienza che ha funzionato. Per questo vuole censurare l’intervista di Fabio Fazio a Domenico Lucano. Sono metodi di altre epoche storiche, non applicabili nel 2018 e in una democrazia moderna. I parlamentari leghisti in Commissione di Vigilanza Rai dovrebbe dimettersi per inadeguatezza. E quelli del Movimento 5 stelle non hanno niente da dire?».
La Federazione della Stampa e l’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) a questo proposito hanno fatto pervenire un perentorio messaggio al governo: «Rassegnatevi, i partiti non possono e non devono decidere chi può e chi non può essere ospite di una trasmissione. Come non devono mettere bocca sui sommari dei Tg. O peggio sui direttori di reti e testate. Siamo certi che nessuno in Rai cederà al veto dei parlamentari della Lega su Domenico Lucano. La soluzione non è mai cancellare. Ma semmai aumentare le occasioni di ascolto, di confronto e di dibattito. È di questo che si nutre la democrazia liberale».
Per questo l’intervista di stasera di Fazio a Mimmo Lucano diventa imperdibile. Com’è noto, l’ex sindaco (il prefetto di Reggio lo ha sospeso dall’incarico e il Tribunale del Riesame ha disposto il divieto di dimora a Riace) continua a raccogliere tanta solidarietà in ogni parte d’Italia e non solo. In più si sono mobilitati artisti, intellettuali, esponenti politici, a sua difesa e crescono iniziative in suo favore. È importante ascoltare dalla viva voce – in diretta – di Lucano le sue idee, i suoi progetti che molti vogliono soffocare, le sue ragioni. Non dovrà difendersi (ci sono i tribunali per questo) ma raccontare pacatamente come stanno i fatti, cosa è successo prima, cosa è successo negli ultimi tempi, cosa potrebbe succedere domani. La gente deve potersi fare un’idea personale, senza obbligo di schierarsi pro o contro, ma soprattutto è giusto lasciar parlare e quindi ascoltare Lucano.
In Calabria il modello Riace ha fatto scuola: ovviamente se sono stati commessi reati i responsabili dovranno essere giudicati e subire le conseguenze, ma – una volta tanto – c’è da sperare che la giustizia non rispetti i suoi usuali tempi biblici. Occorre in questo caso che il processo, ove vi siano rinvii a giudizio, sia rapido, veloce e lontano da qualunque condizionamento. Purtroppo la tv ci ha abituati a processi mediatici che assolvono e condannano con una faciloneria che fa paura: evitiamo, questa volta, di creare presunti eroi o indifendibili “colpevoli”. Lucano è una persona per bene, parlano per lui dieci anni di accoglienza. I giudici ci dicano dove e come ha sbagliato, nel caso i fatti lo accertino, ma rispettino l’uomo e le sue idee e, soprattutto, rispettino i calabresi che sul modello di Lucano hanno mostrato, come sempre, di saper interpretare a pieno i sentimenti di accoglienza e solidarietà. E cioè facciano presto, prima che il processo mediatico che inevitabilmente verrà divida l’Italia e il Paese, tra chi stima Lucano e chi non lo approva. (s)

POLISTENA – Una fondazione a ricordo del sen. Girolamo Tripodi

21 ottobre – Una fondazione a ricordo del sen. Girolamo Tripodi: così oggi pomeriggio Polistena ricorda il “suo” indimenticabile sindaco, con un convegno alle 16.30 che vedrà le testimonianze di giornalisti, amici e compagni di lotta. “Mommo” Tripodi ha lasciato un segno indelebile non solo a Polistena e nella Piana, ma in tutta la Calabria per il suo impegno costante a favore della popolazione meridionale. È stato un grande politico, con una visione realistica del Mezzogiorno, dei suoi malanni e delle cure necessarie. Ha saputo interpretare con grande senso civico l’impegno politico sia a livello locale che nell’aula del Senato, conquistandosi il rispetto e la stima anche degli avversari politici. La Calabria non deve e non può dimenticarlo e la nascita della fondazione rappresenta il primo passo verso iniziative che facciano conoscere ai giovani e a quanti non l’hanno mai incontrato, il senso della sua lotta politica sempre a difesa dei più deboli, dei contadini e delle popolazioni dimenticate dallo Stato centrale. La Calabria gli è debitrice e la sua figura dovrebbe essere presa a modello dalle nuove generazioni che aspirano a fare politica.
Quello di oggi, perciò, non sarà un convegno meramente celebrativo, tra mestizia e ricordi, ma un punto di partenza per ricostruire e rilanciare l’avvenire politico della regione. Modera l’incontro Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa (FNSI) e intervengono il giornalista e regista Paolo Bolano, già caporedattore Tg2 Rai, il giornalista e scrittore Marcello Villari, già inviato del TG5, Francesco Cosentino, già sindaco di Vibo Valentia, l’ing. Alberto Ziparo, docente dell’Università di Firenze, il sen. Luigi Marino. Porteranno la loro testimonianza Marcello Borgese, don Pino Demasi, Giovanni Mileto, Patrizia Napoli, Silvana Nasso, Antonio Rodiò e Giuseppe Sorace. Le conclusioni sono affidate a Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI. Saranno anche proiettati stralci dell’intervista a Girolamo Tripodi realizzata nel 2005 da Maurizio Marzolla. Introduce con i saluti il sindaco di Polistena, Michelangelo Tripodi, figlio del compianto senatore.  (rrc)