Minasi (Lega): Forte impegno su potenziamento dell’informazione regionale

La senatrice della Lega, Tilde Minasi, ha ribadito come «l’informazione ha un’importanza fondamentale per i territori. Consente ai cittadini di sapere cosa sta accadendo attorno a loro e di operare un controllo sociale, oltre che di formarsi una coscienza civica».

«In aree difficili come la nostra Regione, poi, è ancora più pregnante, soprattutto nei casi di cronaca nera, purtroppo ancora troppo frequenti, ma anche quando si tratti di raccontare belle storie, per stimolare l’orgoglio di appartenere a questa terra», ha aggiunto, nel corso della sua visita alla sede Rai di Cosenza, in cui la parlamentare ha voluto «porgere i miei auguri di buon lavoro al nuovo caporedattore della TgR Calabria, Riccardo Giacoia, e soprattutto testimoniare l’impegno del mio partito sul potenziamento dell’informazione regionale».

«In Commissione di Vigilanza Rai, con l’approvazione del nuovo contratto di servizio – ha proseguito – abbiamo dunque puntato proprio sul rafforzamento della presenza e del legame della Tv di Stato con i territori, attraverso il potenziamento delle sedi regionali. Ringrazio Riccardo Giacoia, la vice caporedattrice Mara Martelli e tutto il personale che ho incontrato a Cosenza, per la calorosa accoglienza che mi hanno riservato, e auguro a tutti un buon lavoro!». (rp)

Alla sede Rai Calabria arriva il presidente d’Albania

di PINO NANO – Sabato prossimo 21 ottobre la Sede Rai della Calabria si prepara a vivere una delle giornate forse più solenni e più importanti di questi ultimi mesi.

Parliamo dell’arrivo a Cosenza, negli studi di Viale Marconi che oggi è il palazzo storico della Rai calabrese, del Presidente dell’Albania Gen. Bajram Begaj, una visita ufficiale, che conferma quanta attenzione l’Albania abbia nei riguardi della Rai, e in particolare quanta attenzione il Presidente d’Albania voglia dedicare alla sede calabrese che più di altre oggi è chiamata a raccontare le tradizioni del popolo albanese di stanza in Calabria. E tutto questo alla vigilia dell’approvazione del Piano Industriale della Rai che avrà anche un’attenzione molto speciale alla lingua albanese. Il Piano Rai dei prossimi anni infatti prevede degli spazi di informazione e di approfondimento in lingua arberesche, proprio nel rispetto di una popolo e della sua storia.

Il programma della giornata di sabato (ore 11:45, Sala polifunzionale “Corrado Alvaro”, Rai – Sede regionale per la Calabria – viale Marconi, Cosenza) prevede il saluto ufficiale al Presidente dell’Albania da parte del Direttore di Sede Massimo Fedele, con lui ci sarà il Capo dei Servizi Giornalisti Riccardo Giacoia (è questa la sua prima uscita pubblica da quando è il nuovo Caporedattore della Sede calabrese),e insieme a loro Antonio Marco Zela ,Direttore Relazioni Esterne e Comunicazioni Rai Corporate.

A ricevere ufficialmente il Presidente d’Albania, insieme a Massimo Fedele e Riccardo Giacoia, ci sarà anche il Governatore della Calabria Roberto Occhiuto, che ha sempre seguito in prima persona e in presa diretta le vicende della grande comunità arberesche di Calabria. Poi l’incontro prevede un intervento di Ernesto Madeo Commissario della Fondazione Comunità Arbëreshe della Regione, e il saluto conclusivo del Presidente dell’Albania Gen. Bajram Begaj, una personalità politica di alto spessore internazionale.

Il Gen. Bajram Begaj è un militare e uomo politico di vecchia tradizione. Nato a Rrogozhinë nel 1967, conseguita la laurea in Medicina nel 1998 presso l’Università di Tirana, ha poi intrapreso una brillante carriera militare che lo ha portato a ricoprire numerosi incarichi istituzionali: comandante dell’unità di addestramento delle forze armate, capo dell’Unità medica militare, direttore dell’Ospedale militare e dell’Ispettorato sanitario, nel luglio 2020 ha ottenuto il grado di generale ed è stato nominato capo di Stato maggiore. Nel giugno 2022, a larghissima maggioranza (78 su 83 voti) e con il sostegno del Partito socialista del primo ministro E. Rama, Begaj è stato eletto dal Parlamento nuovo presidente del Paese, subentrando nella carica al presidente uscente Ilir Meta dal mese successivo.

Ilir Meta è lo stesso Presidente che già in passato era venuto in Calabria a visitare il palazzo Rai e a ringraziare i vertici del tempo di Rai Calabria per l’attenzione rivolta in passato alle tradizioni e alla cultura arberesche. Per Rai Calabria, insomma, un giorno importante. (pn)

L’OPINIONE / Bruno Bartolo: Direttore Chiocci, venga a visitare San Luca

di BRUNO BARTOLO – Egregio Direttore del TG1 le Scrivo: attonito, deluso, disilluso, scorato…

Emerge in me un forte rammarico. Un rammarico che emerge e, fa emergere, in sè imperativi categorici: ha senso ciò che faccio? E ancora, in che modo amministrare? quando ci si vede, costantemente e vilitamente, martoriati?

No, non parlo di un attacco mafioso. Quello ce lo si sarebbe potuto aspettare… parlo di disinformazione. Di populismo mediatico, di rammaricante demagogia. E chi è la parte in causa? Su cosa volge il triste “affaire”? Sulla Rai…

Su un servizio giornalistico, apparso sulla prima testata di stato per share in data 01/10/23. Su un servizio in cui, mi si consenta, si trattava in maniera capziosa e fuorviante della mia cittadinanza. Di quella cittadinanza della quale con fierezza mi definisco, suo sindaco. Non un burocrate, un sindaco per mandato popolare. Un sindaco eletto per normalizzare questa cittadinanza, o per meglio dire il ruolo che della Stessa se ne dà, e non per annichilirla del tutto…

Non è una trattazione filosofica la mia, né vittimistica, è si vero che bisogna riconoscere la soffocante portata che il fenomeno criminoso da noi ha. Così come bisogna riconoscere il lavoro immane che, quotidianamente, l’Arma dei carabinieri e il “Gruppo Cacciatori di Calabria” svolgono. Ma San Luca non è solo questo. Non è più così. San Luca è un paese incastonato tra due monti, un abitacolo dotato di un suggestivo fascino aspromontano che, salta all’occhio dell’ osservatore esterno in maniera disarmante e oggettiva. È il paese che diede i natali ad uno dei maggiori scrittori e giornalisti del secolo breve, a Corrado Alvaro. All’autore di romanzi e trattazioni di caratura europea…

È il paese di Padre Stefano de Fiores, del probabilmente più grande Mariologo degli ultimi 50 anni. Di un uomo di fede di caratura plenaria…

È un luogo di lavoratori, artisti, scrittori e validi professionisti … Non si cada nella frettolosa conclusione che lo Sia di soli ndranghetisti…

Proprio per questo merita rispetto. Proprio per questo merita di coltivare la speranza… proprio per questo, dato che di territorio “difficile” si parla, va tutelato e non giustiziato.

Insomma, San Luca non vuole morire… rendiamoci partecipi della sua vita e della sua rinascita. Che con solerzia cerco di sviluppare al massimo grado.

Concludo facendo mia quanto scritto da una giovane scrittrice calabrese Giusy Staropoli:

“Se la Calabria ha un cuore, questo batte a San Luca. Qui nacquero lo scrittore Corrado Alvaro e Padre Stefano De Fiores, il più grande studioso di mariologia del mondo degli ultimi 50 anni”.

Ringraziando per l’attenzione e scusandomi per aver sottratto tempo prezioso, La invito a visitare il territorio di San Luca, avendo così modo di ascoltare amministratori e comuni cittadini. (bb)

 [Bruno Bartolo è sindaco di San Luca]

Il 29 giugno Cosenza ricorda Emanuele Giacoia

di PINO NANO – La storia di Emanuele Giacoia è in fondo la storia del giornalismo calabrese, soprattutto del giornalismo radiotelevisivo, grande cronista sportivo ma anche scrupolosissimo direttore del TG regionale, un «testimone del nostro tempo». L’ultimo mio incontro con lui alla sua festa di compleanno per i suoi 93 anni.

A ricordarlo sarà il prossimo 29 giugno a Villa Rendano Franz Caruso, il sindaco della città di Cosenza, la città che al suo arrivo da Napoli lo aveva accolto e coccolato e che poi diventerà nei fatti la vera città di adozione del grande cronista.

Testimonial della serata del ricordo saranno Francesco Repice, cronista Rai di lunga esperienza e di grande impatto mediatico, forse il più bravo cronista radiofonico di questi ultimi 20 anni di storia della radio. E con lui Patrizia Giancotti, antropologa autrice e conduttrice di RAIRadio3. Ma ci saranno con collegamenti video anche vecchi amici cari del giornalista scomparso, Vincenzo Mollica, Bruno Vespa, Bruno Pizzul, Sergio Cammariere, Massimo Palanca.

A moderare l’incontro sarà invece uno dei vecchi “ragazzi” di Emanuele Giacoia, il giornalista Mario Tursi Prato, arrivato in segreteria di redazione quando aveva 20 anni e cresciuto all’ombra di quello che poi diventò il suo e “nostro” Caporedattore. Tra un intervento e l’altro in programma anche la performance di una grande musicista calabrese, quale è Rosa Martirano. 

Una “festa-ricordo” fortemente voluta dai suoi figli, Riccardo, Valerio, Sergio, Antonella e Arianna, dai suoi tantissimi nipoti per cui “nonno Riccardo” era una perla di vita e di saggezza, ma di cui lui si è nutrito fino all’ultimo giorno di vita. 

Ma tutto questo Emanuele lo era stato in realtà in redazione anche per tutti noi, che allora crescevamo con lui, cercando di imitarlo e di assorbire da lui i segreti del mestiere.

La festa messa in piedi dalla Fondazione Giuliani è la Festa di tutta la Sede Rai della Calabria, perché pur non essendo lui calabrese, alla fine Emanuele era diventato più calabrese di tutti noi, lasciando in intere generazioni di cronisti il ricordo vivo e palpabile non solo di un grande cronista, pioniere del giornalismo radiotelevisivo in Calabria, ma soprattutto di un uomo che ha sempre vissuto con i piedi per terra, rispettosissimo del suo pubblico, rigorosissimo nel fare questo mestiere, e soprattutto capace di fare il giornalista con la mente e con il cuore. Altri tempi, forse.

11 dicembre 1958, è il giorno in cui nasce la Rai in Calabria, e nasce con lui.

«Quell’11 dicembre al numero 25 di Via Montesanto, al quinto piano di quel vecchio palazzo, in una Cosenza piovosa c’ero anch’io. Ricordo che per mandare su al quinto piano autorità e invitati ci fu qualche problema per via di un improvviso blackout. Allora, sessant’anni fa, si diceva più semplicemente «è andata via la luce». L’ascensore si fermò per qualche minuto, vai a capirne il perché. La Rai preoccupatissima aveva fatto venire apposta un tecnico specializzato, un ascensorista.

Ma questo non impedì che al pianterreno si vivessero momenti di panico generale. La maggior parte di noi si domandava: «Come facciamo ora a mandare su l’ingegner Rodinò, l’allora amministratore delegato della Rai?», «E il vescovo, mons. Aniello Calcara, poeta e pastore della Chiesa cosentina?». Per fortuna il blackout durò poco. Come Dio volle la corrente elettrica tornò subito dopo, e nessuno di loro fu costretto a quei cinque piani a piedi. Per tutti noi, quel giorno, incominciava una straordinaria avventura».

Una carriera la sua piena di successi e di soddisfazioni enormi.

Emanuele Giacoia arriva in Rai a Cosenza come semplice annunciatore, e lascia la RAI come Caporedattore, dopo aver fatto di tutto, l’annunciatore, il ragazzo di bottega, il corrispondente, il redattore ordinario, il grande inviato alle Olimpiadi, il radiocronista di Novantesimo Minuto, il direttore del TG regionale, mai un problema, mai una caduta di stile, mai un turbamento reale. La serenità era il suo mantra. Il rigore della notizia il suo obiettivo. Grande maestro del linguaggio radiotelevisivo.

«È stata davvero lunga – mi diceva- la mia epopea giornalistica in Rai. Dall’inizio, fino al giorno della pensione, la Rai è stata la mia casa, e credo di avere avuto da questa azienda più di quanto io stesso potessi desiderare. Lo riconosco, fare poi il giornalista Rai in Calabria non è stato facile, soprattutto in passato, quando cioè questa regione sembrava enormemente complessa e lunga da percorrere. Penso alle strade, erano fatte solo di curve e tornanti, che riducevano la nostra vita ad un frappè. Si arrivava sbattuti, esausti, stanchi, dopo ore e ore di marcia».

«Da Cosenza a Catanzaro, passando per Rogliano e toccando Soveria Mannelli, si contavano 1867 curve diverse. Non è una battuta, erano esattamente 1867. Da Cosenza a Reggio Calabria servivano invece dalle cinque alle sei ore di macchina. Ricordo che si sostava a Vibo per il cambio dei cavalli, noi dicevamo così, un caffè e due panini, poi si riprendeva il lungo viaggio. A Cosenza io divenni persino Caporedattore, un lavoraccio ed una grande responsabilità che porto ancora sulla mia pelle. Oggi la sede è faraonica, ma non fatevi ingannare: se sentite qualcuno mugugnare, scalciare, strepitare contro l’Azienda, non preoccupatevi più di tanto. La Rai non la lascerà mai davvero nessuno».

-Anni ’90. Nella foto scattata quando Emanuele Giacoia era Capo Redattore della RAI calabrese: da sinistra Vincenzo d’Atri, Giovanni Scarinci, Enzo Arcuri, Raffaele Malito, Pietro Melia, Gregorio Corigliano, alle sue spalle Franco Martelli e lo stesso Emanuele Giacoia, Anna Maria Terremoto, Alfonso Samengo, dietro Emanuele Franco Bruno, Cesare Passalacqua e Santino Trimboli. Mancava Mimmo Nunnari ma solo perché quella sera era di turno al TG.

Quando nel maggio del 1982 io e Gregorio Corigliano arrivammo per il nostro primo giorno di lavoro in Rai, ad accoglierci in Via Montesanto trovammo lui. 

Erano gli anni di Gegè Greco, Franco Falvo, Franco Martelli, Lello Malito, Mimmo Nunnari, Vincenzo D’Atri, Franco Bruno, Tonino Raffa, Elio Fata, Enzo Arcuri, Maria Rosaria Gianni, Michele Gioia, Oloferne Carpino, Pino Greco, Cesare Passalacqua, Ugo Rendace, Tonino Arena, Cesare Viazzi, stavano per arrivare Pietro Melia, Pasqualino Pandullo, Anna Maria Terremoto, Santi Trimboli, Alfonso Samengo, Fabio Nicolò, Gennaro Cosentino, a Reggio Franco Cipriani, Giovanni Scarinci, Pino Anfuso, a Catanzaro Saverio Carino e Renato Mantelli, in segreteria Vittoria Martire, Tina Fava, Adriana Manna, Pino De Salvo, Giuseppe Nocito, Patrizia Campisani, subito dopo Francesca Pecora, Mario Tursi Prato, Peppino Figliuzzi, su al quinto piano Sandro Passino, Maria Teresa Succurro, Rosalba Valentini, Carla Vertecchi, Tonino Serafini, Vincenzo Valle, Chiara Spadafora, Vera Lasagni, Maria Ceraudo, Maria Pulitano, al secondo Antonio Minasi, Pupa Pisani, Maurizio Fusco, Igor Skofic, Olivia Coppola, Marcello Walter Bruno, Giampiero De Maria, Vito Teti, Anna Rosa Macri, Brunella Eugeni, Vincenzo Pesce, Vera Guagliardi, Roberto Salvia, Fausto Lucente, Ines Popolo, in portineria Mario Falcone, Pino Santoro, Rosina Brunetti, e negli studi al piano terra Mario Bucchieri, Pasquale Donato, Roberto De Napoli, Bruno Castagna, Mario Ricca, Mario Manna, Pietro Cantafio, Giovanni Piro, Tonino Perri, Arturo Donato, Ciccio Di Michele, Ciccio Mazzei, Pietro Bianco, Ciccio Lamanna, Ferdinando ed Enzo Biafora, Enzo Cuccaro, Giancarlo Geri, Claudio Poggi, De Marco, Cecè Pitrelli, Pino Musacco, Tonino Farina, Leo Borrello, i fratelli Perrotta, stava per arrivare Luigi Greco, al Miaf Enzo Pitascio, Tommaso Perri, Sergio Coslovic, Aristide Briganti, un mondo  meraviglioso di uomini dettagli ricordi e avvenimenti che sono la struttura portante del ricordo di Emanuele Giacoia. Come della nostra vita, come quella di tutti noi insomma. 

Poi piano piano sono arrivati tutti gli altri, nuovi colleghi, nuove generazioni (nella foto in alto Emanuele Giacoia è con le nuove leve della Rai calabrese), e che a loro volta ne sono certo faranno grande la storia della Rai dei prossimi decenni in Calabria. Qui oggi volevo solo ricordare quella che è stata la generazione cresciuta formatasi e guidata da uomini come l’indimenticabile Emanuele Giacoia. (pn)

L’OPINIONE/ Pietro Massimo Busetta: Speriamo in una nuova Rai che guardi a Sud

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Avanti piano, ma già è un successo. Sembra, ad un’analisi superficiale, che la Rai cominci ad occuparsi degli eventi che si svolgono da Roma in giù, con un po’ più di attenzione di quanto non abbia fatto negli anni passati.
Non parlo ovviamente di cronaca, visto che di essa normalmente, soprattutto quando si parla di quella nera, criminale, in particolare di quella organizzata nella mafia, nella ’ndrangheta, nella camorra e nella sacra corona unita l’informazione, come è anche giusto, è estremamente abbondante. O di fiction riguardanti i grandi capi o i delitti eccellenti.

Parlo invece delle informazioni riguardanti gli eventi importanti che riguardano i grandi teatri, come il San Carlo di Napoli o il teatro Massimo di Palermo o i grandi eventi culturali come quello che è partito da qualche giorno e che si svolge a Siracusa in un posto unico come il teatro greco in una posizione invidiabile che guarda il mare, che coinvolge decine di migliaia di spettatori e che si svolge continuativamente per oltre un mese con la rappresentazione quest’anno di Medea di Euripide, di Prometeo incatenato di Eschilo, della Pace di Aristofane, e di Ulisse da Omero.

O della Sagra del mandorlo in fiore, manifestazione che in una valle dei templi piena di mandorli fioriti, a febbraio, inneggia alla pace da quel tempio della Concordia, monumento costruito nel quarto secolo avanti Cristo che, insieme al Partenone, è considerato il tempio in stile dorico meglio conservato al mondo. O ancora della rassegna Tao Arte che in location uniche fanno di Taormina un centro di cultura e spettacoli internazionale.
In realtà con i nuovi assetti recenti nella Rai, da molti ritenuti una lottizzazione, ma che in realtà non rappresentano nulla di nuovo per il nostro Paese e per il servizio pubblico, si stabilirà una nuova spartizione delle poltrone più importanti in maniera da rispecchiare i nuovi assetti del consenso che hanno premiato i partiti del centrodestra.

Vi è anche una commissione di vigilanza che dovrebbe controllare che i singoli raggruppamenti abbiano proporzionale presenza rispetto ai consensi conquistati con le recenti elezioni.
Ma tale accordo non prevede invece nulla rispetto alle dislocazioni territoriali che dovrebbero essere rappresentate naturalmente visto che i partiti nazionali, formati da rappresentanti provenienti da tutte le parti del Paese, dovrebbero imporre che l’informazione riguardasse in maniera equa tutte le aree.

In realtà poiché i partiti nazionali sono profondamente nordisti tutto ciò non avviene e spesso il Sud, soprattutto per quanto attiene alla informazione culturale, al coinvolgimento delle professioni nei dibattiti, o del mondo della ricerca negli approfondimenti, rimane totalmente assente.

Un esempio illuminante è il coinvolgimento dei ricercatori per la divulgazione, nel momento della pandemia del covid, che ha dato una dimostrazione plastica di come l’eccellenza medica e della ricerca, secondo la Rai, sia concentrata praticamente nelle regioni lombardo, venete, emiliano romagnole.

Ma di qualunque argomento si parli le università di Napoli, Palermo, Bari, Catania sono praticamente trascurate e anche quando si parla di problematiche relative al Mezzogiorno i “maitre a penser” che vengono consultati sono quasi sempre economisti della Cattolica o della Bocconi o al massimo della Luiss. Non parliamo poi delle recensioni dei libri che seguono logiche spesso poco comprensibili se non nella logica della appartenenza.
I nuovi assetti che si stanno delineando dovrebbero porsi come obiettivo, oltreché quello statuito di una rappresentanza proporzionale al consenso delle varie parti politiche, anche quello di rappresentare i territori, nelle loro diverse articolazioni, in proporzione alla popolazione residente, che peraltro paga il canone del servizio pubblico, non in proporzione al reddito prodotto ma a testa.

Tale approccio dovrebbe portare anche alla valorizzazione delle sedi distaccate, alcune delle quali come quella di Palermo posseggono ampi locali poco utilizzati.

Peraltro una Rai pubblica potrebbe svolgere un ruolo importante anche nell’assorbire capitale umano inutilizzato, abbondante e disponibile in un Sud nel quale lavora una persona su quattro.

Non bisogna dimenticare peraltro che essendo le altre televisioni commerciali, ma anche la maggior parte delle testate della carta stampata, molto localizzate, anche fisicamente nella realtà nordica, la Rai potrebbe essere forza di equilibrio. Tale operazione di compensazione non riescono a farla le testate regionali che in genere si limitano all’informazione locale e a qualche produzione marginale.

L’importanza di tale ruolo per esempio nel settore turistico è facilmente immaginabile, e non bisogna dimenticare che alcune volte di eventi importanti la Rai diventa anche produttrice, svolgendo un ruolo di sostituzione degli enti locali, come nel caso del festival di Sanremo, che sarebbe estremamente importante per le realtà più marginali, molto spesso deboli nella capacità di organizzazione degli eventi.

L’esempio del festival di Napoli, miseramente cancellato dalla ribalta nazionale, pur avendo una forza nazionale ed internazionale facilmente immaginabile, considerato il successo nel mondo della canzone napoletana, ci fa comprendere il ruolo che potrebbe svolgere, se lo si imponesse, un servizio pubblico così potente.
La costituzione all’interno della stessa Rai di un osservatorio per misurare l’attenzione dedicata a vari territori potrebbe essere un’occasione per un cambio di registro e per svolgere in modo completo il ruolo per il quale la TV pubblica continua ad avere senso e viene pagata da tutti i cittadini.

Ora che la stagione di Carlo Fuortes, ringraziato dal cda, va formalmente in archivio, Roberto Sergio, nuovo amministratore delegato, potrebbe dare una svolta e fornire degli obiettivi che comprendano anche quelli della rappresentanza territoriale. Rendersi conto della difficoltà della richiesta e della poca forza di essa non vuol dire dover rinunciare a portarla avanti ma certamente avrebbe maggior incidenza se le rappresentanze politiche all’interno dei partiti provenienti dal Sud la facessero diventare propria. (pmb)

È calabrese Roberto Sergio, il nuovo amministratore delegato Rai

di PINO NANO – Ha origini calabresi Roberto Sergio, la sua famiglia viene da Cosenza, l’uomo designato dal Consiglio dei ministri, e che lunedì mattina sarà nominato amministratore delegato dal consiglio di amministrazione della Rai.

Ai vertici di “mamma Rai” arriva dunque da lunedì mattina un volto e un nome noto del mondo della comunicazione italiana. Il suo curriculum è da “primo della classe”, un protagonista vero della storia stessa di Radio Rai.

La sua storia professionale è tutta qui. Storico Direttore di Radio Rai, Consigliere di Amministrazione del Tavolo Editori Radio, di Per – Player Editori Radio, di Rai Com e membro della Commissione Radio Crtv (Confindustria Radio Televisioni), Roberto Sergio è nato a Roma nel 1960. Famiglia di origini calabresi, cosentine, una Laurea in Scienze politiche e Scienze delle Comunicazioni. Manager esperto di telecomunicazioni, inizia il proprio percorso professionale nel 1985 presso la Sogei – Società Generale d’Informatica SpA. Nel 1997 passa in Lottomatica Italia Servizi (gruppo LIS SpA), dove assume, in quattro anni di attività, la responsabilità di diversi settori: Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali; Comunicazione e Pubblicità; Sviluppo Business; Marketing e Comunicazione; Direzione Commerciale.

Tra il 2001 e il 2003 è prima direttore Comunicazione e Immagine e poi Vice Direttore Generale di Lottomatica SpA (oggi IGT). Nel 2002 e per due anni è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda.Nel 2004 è chiamato in Rai come direttore dell’area Nuovi Media, incarico che svolge fino al 2007, quando è designato Presidente di Sipra (poi Rai Pubblicità). In questi anni ricopre anche l’incarico di consigliere di amministrazione di Rai Net, Rai Click e Rai Sat. Nel settembre 2012 assume il ruolo di presidente di Rai Way.

Ad aprile 2015 riceve la responsabilità della Vice Direzione della Radio. Da luglio dello stesso anno ha anche la responsabilità di seguire i rapporti con le consociate del gruppo Rai, con la qualifica di Direttore. Da dicembre 2016 gli viene affidata la responsabilità ad interim della Direzione Radio. Nel giugno 2017 viene nominato Direttore della Direzione Radio. Da luglio 2019 è Consigliere di Amministrazione di PER – Player Editori Radio. Da giugno 2020 infine è Consigliere di Amministrazione di Rai Com.

Vecchio amico personale di Pier Ferdinando Casini, storicamente ritenuto di area centrista ma forte di un gradimento bipartisan, Roberto Sergio ha fatto sua la sfida della visual radio e della completa digitalizzazione degli studi, dei sistemi e dei processi produttivi. Obiettivo dichiarato: intercettare i giovanissimi, quei 15-24enni che fanno gola a tutti gli editori, più che mai di fronte all’invecchiamento dei target tradizionali. Altra prateria da attraversare, il mondo dei podcast, di cui ha allargato l’offerta anche a temi di economia, finanza, società. 

Una volta insediato Roberto Sergio procederà alla nomina, come direttore generale con deleghe operative, di Giampaolo Rossi, eletto nel cda di Viale Mazzini nel 2018 in quota Fratelli d’Italia, molto vicino a Giorgia Meloni. 

Anche il suo un compito non facile, chiamato a misurarsi con le mille polemiche interne all’Azienda e con una tecnologia sempre più avanzata e che in futuro sarà dominata e condizionata dall’Intelligenza Artificiale. Il suo compito precipuo – dicono già oggi a Viale Mazzini – sarà quello di «garantire la pluralità delle narrazioni, il racconto della nostra nazione nelle sue diverse forme di espressione, garantendo il principio fondamentale della libertà», così  come ha spiegato lo stesso Giampaolo Rossi di recente agli Stati generali della cultura nazionale.

L’unica egemonia da garantire, ha sottolineato in quella occasione il nuovo Direttore Generale della Rai, «è quella della libertà culturale» e la Rai “è il perno del sistema culturale del nostro Paese». E per «liberare la cultura da tutte le sue deformazioni e imposizioni» servono «coraggio, una visione e non aver paura degli immaginari».

Il primo compito, per altro delicatissimo e complesso, che i due dovranno ora affrontare insieme sarà la definizione dei nuovi palinsesti della prossima stagione, che saranno presentati agli sponsor a luglio, e varare in tempi rapidi una tornata di nomine che coinvolgerà direzioni di genere e testate. Anche qui si fanno già i primi nomi del direttori di Reti e di Telegiornali, ma è ancora troppo presto per non incorrere nel rischio di favorire qualcuno e “bruciare” altri. Questo significa che ne parleremo a tempo dovuto. (pn)

   

REGGIO – Carramba che vestiti! All’Arena gli abiti della Carrà

Stasera a Reggio, all’Arena dello Stretto la mostra dei fantastici abiti di scena di Raffaella Carrà. “Collezioni Carrà”, una mostra che per cinque giorni è stata ospitata a Palazzo San Giorgio e che stasera alle 21 sarà protagonista del Tuca Tuca Show con uno spettacolo-sfilata per presentare i meravigliosi abiti indossati nel corso della sua carriera in Rai da Raffaella Carrà, Vestiti firmati da Gabriele Mayer, Luca Sabatelli, Graziella Pera, Corrado Colabucci, oggi raccolti in una collezione di circa 350 pezzi straordinari e bellissimi.

L’idea di mettere insieme questa incredibile quanto suggestiva e affascinante collezione di abiti è venuta a Giovanni Gioia e Vincenzo Mola. Già colelzionisti di dischi, riviste, gadget, Giovanni e Vincenzo nel 2009 decidono di dar vita a una collezione  unica e spettacolare, raccogliendo gli abiti di scena indossati da Raffaella Carrà durante la sua lunga carriera televisiva in Rai.

L’obiettivo, oltre alla passione e il gusto del bello, è quello di preservare gli abiti dall’usura del tempo  e far conoscere la storia dle costume televisivo attraverso lo stile di una star tra le più amate dal pubblico.

L’archivio privato si compone di 350 pezzi che raccontano una storia straordinaria dal 1976 al 2012. Tra cristalli di Swarosky e paillettes multicolore, corallini e cannette scintillanti, i due collezionisti, grazie a un accurato e meticoloso restauro, sono riuscitii a riportare al loro splendore originario gli abiti, frutto di una manifattura artigianale di altissimo livello.

La collezione racconta il mutare del costume televisivo, da rigorosi abiti elegantissimi e casti, a superbe manifestazioni di glamour e sensualità, con pizzichi di trasgressione, che un tempo erano bandite dalla televisione nazionale. Raffaella Carrà ha saputo indossarli con grazie, eleganza e una divertita partecipazione al raffinato lavoro dei costumisti. Sono abiti ricchi di fascino e di suggestione che si lasciano ammirare in tutto il loro splendore.  

È una mostra da non perdere (oggi è l’ultimo giorno nell’androne di Palazzo San Giorgio), poi stasera sfileranno sul palco dell’Arena dello Stretto, per suscitare ammirazione e far palpitare i fans dell’indimenticabile Raffa. 

Addio a Emanuele Giacoia, una colonna del giornalismo calabrese

Cordoglio e commozione in Calabria per la scomparsa del giornalista Emanuele Giacoia, morto ieri sera a 93 anni, nella sua casa di Cosenza. Per anni è stata voce popolarissima per i calabresi, ma in realtà era ormai un compagno fisso di viaggio degli ascoltatori radiofonici di Tutto il calcio minuto per minuto e poi di tante trasmisisoni sportive. Lucano di nascita, era arrivato a Rai Calabria nel 1958 e aveva fatto di Cosenza la sua seconda patria, tanto da diventare più calabrese dei colleghi locali.

Da sinistra: Pino Nano, Emanuele Giacoia, Giovanni Scarinci e Pasqualino Pandullo

La storia di Emanuele Giacoia è quella del giornalismo calabrese, soprattutto del giornalismo radiotelevisivo. Giacoia è stato un  grande cronista sportivo, ma anche scrupolosissimo direttore del TG regionale che ha guidato con esemplare professionalità formando decine di giornalisti, un vero testimone del nostro tempo.

Così lo ricorda Pino Nano su Giornalisttalia «Un uomo tutto di un pezzo, avvolgente, ironico, istrionico, straordinariamente ed eternamente affabile, giornalista di razza, cronista severo, scrupolosissimo, rispettoso della notizia, ma soprattutto un inviato alla vecchia maniera, profondamente rispettoso dei sentimenti e dell’umanità della gente che ha incontrato nel corso della sua vita. Così lo si vedeva in televisione quando lui ancora lavorava alla Rai, ma così Emanuele è sempre stato per tutti noi nella vita di ogni giorno. Per noi poi è stato, e rimarrà per sempre nella nostra vita, un indimenticabile e meraviglioso Direttore».

Dopo la sua lunga esperienza in Rai era stato per anni anche direttore del Quotidiano della Calabria.

A figli Riccardo, Valerio, Sergio, Antonella, Arianna le condoglianze di Calabria.Live.

Sede Rai Calabria, il sindaco Fiorita: Faremo battaglia con il futuro Governo

Il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha evidenziato come la «questione della sede Rai e della sua debole presenza nel Capoluogo, è estremamente importante anche perché rappresenta plasticamente la fragilità di Catanzaro e la sua impalpabile rappresentatività politica».

«Si ricordi che la nostra Città – ha detto Fiorita – esprime oggi un solo Consigliere Regionale, sia pure chiamato alla Presidenza dell’Assemblea. C’è una forte crisi di identità e di rappresentatività che oggi dobbiamo tentare di colmare con fatti concreti e non solo con le pur utili rivendicazioni. Le anomalie calabresi sono tante, alcune delle quali molto antiche, come la Rai che fu istituita a Cosenza ben 64 anni fa, altre molto più recenti, come la Direzione dell’Agenzia delle Dogane e altri Enti dello Stato».

«Ho trovato una Città isolata e debole – ha spiegato il primo cittadino – mentre altre realtà urbane si stanno organizzando istituzionalmente e politicamente, come Cosenza-Rende che potrebbero essere chiamate presto ad un referendum per l’unificazione. Noi pensiamo di avere le idee chiare. Ci sono due questioni, da me avanzate in campagna elettorale, che potrebbero riequilibrare l’asse politico-istituzionale. La prima è una Legge speciale per Catanzaro Capitale che fissi in maniera inequivocabile le competenze del Capoluogo e stabilisca senza tentennamenti o spinte localistiche che tutte le articolazioni dello Stato centrale abbiano sede a Catanzaro. Una legge che assegni anche consistenti risorse per il potenziamento dell’assetto urbano della Città, per la sua accessibilità e per l’incremento dei servizi pubblici a livello regionale e sovraregionale. Conto di parlarne nei prossimi giorni con il Presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso, che sicuramente non sarà insensibile a questa esigenza e che potrebbe farsi promotore, assieme al Sindaco, di questa iniziativa legislativa».

«La seconda è rappresentata dal progetto della Grande Catanzaro – ha proseguito – che ha già preso forma in campagna elettorale e che già a settembre vedrà un primo step con la riunione dei Sindaci di tutti i Comuni limitrofi o prossimi al Capoluogo. Vogliamo formare una Città Metropolitana di fatto che possa migliorare la qualità della vita dei suoi 140.000 abitanti e proporre ambiziosi progetti coordinati in tema di ambiente, turismo, trasporti, energie rinnovabili, cultura».

«Uniti saremo sicuramente più forti – ha ribadito il primo cittadino – e potremo dire la nostra perché la nostra potrà essere una voce più robusta e autorevole. Quanto alla questione specifica della Rai, che si inserisce in questo delicato contesto, voglio dire che a me piace combattere le battaglie che si possono vincere e non limitarmi alla protesta. La richiesta di spostare a Catanzaro la sede regionale della RAI, istituita come dicevo 64 anni fa e poi rafforzata dalla costruzione di una nuova e costosissima sede nel 1992, mi appare, sia pure legittima sul piano formale, non facilmente percorribile».

«Invece è molto percorribile – e mi impegnerò al massimo in tal senso con il futuro Parlamento e il futuro Governo – l’ipotesi che Catanzaro possa avere una prestigiosa ed efficiente sede/redazione della Rai – ha detto ancora Fiorita – con la dotazione di giornalisti, tecnici e tecnologie avanzate, in modo da coprire con facilità ogni evento. L’Amministrazione comunale può fin d’ora impegnarsi ad individuare una sede ampia, funzionale e soprattutto prestigiosa, tale da affermare la presenza del servizio pubblico in Città. Sono certo che questa battaglia, se supportata dalla rappresentanza parlamentare e regionale, potremo vincerla».

«Infine, per quanto riguarda la sottovalutazione del Magna Graecia Film Festival da parte del TgR Calabria – ha concluso – non posso che stigmatizzare l’accaduto e avanzare una formale protesta ai vertici della RAI Calabrese». (rcz)

Bruni e Caruso contro chiusura del tg regionale notturno

La leader dell’opposizione in Consiglio regionale, Amalia Bruni e il sindaco di Cosenza, Franz Caruso, si sono opposti alla soppressione, a partire da gennaio, dei tg regionali notturni da parte dell’ad della Rai, Carlo Fuortes.

Per la Bruni, infatti, «si spegnerebbe la presenza del servizio pubblico sul territorio per quasi dodici ore, dalle 19e30 della sera alle sette del mattino. Un’assurdità», oltre che essere una scelta «davvero fuori luogo e senza alcuna motivazione valida».

«Sappiamo bene – ha evidenziato – quanto sia importante l’informazione, soprattutto quella locale fornita dal servizio pubblico per tenere a bada le fake news e far giungere alle comunità locali notizie certe su argomenti di vitale importanza come quelle sull’andamento epidemiologico e le relative misure per contrastare la pandemia. In momenti terribili come questi le sedi regionali vanno tutelate e possibilmente rinforzate con uomini e mezzi. È questo il compito del servizio pubblico».

«Noi calabresi – ha concluso Bruni – abbiamo già visto in altri ambiti dove porta la logica del risparmio dissennato e privo di criterio, a far circolare sempre più ambulanze del 118 senza medico a bordo per carenza di personale. Non credo sia il caso di bissare anche con i tg regionali».

Il sindaco Caruso, esprimendo preoccupazione per la decisione assunta, ha ricordato che «l’informazione locale rappresenta per i cittadini un servizio pubblico essenziale ed irrinunciabile che non può essere cancellato per un mero calcolo ragionieristico che non tiene in debita considerazione il diritto insopprimibile dei cittadini ad essere informati».

«I Tg regionali del servizio pubblico – ha spiegato – continuano ad essere, pur nelle difficoltà nelle quali si dibatte tutto il sistema dell’informazione nel nostro Paese, un presidio informativo di assoluta garanzia per i cittadini. E questo ruolo i Tg regionali hanno saputo interpretare con puntualità, serietà e grande professionalità, quando si è trattato, come ancora sta avvenendo, di informare, in prima linea, l’opinione pubblica sull’andamento della terribile pandemia che ha colpito il mondo intero e, con esso, anche i nostri territori».

«A questo proposito – ha sottolineato Franz Caruso – non va assolutamente dimenticato il supporto, al pari degli altri media, che la Rai regionale ha assicurato alle istituzioni, contribuendo a rilanciare l’informazione di pubblica utilità destinata ai cittadini, in una contingenza così sofferta come quella originata dal Covid-19. La decisione di cancellare le edizioni di mezzanotte dei Tg regionali, se confermata, spegnerebbe una voce importante e autorevole che dà visibilità ai nostri territori svolgendo una funzione altrimenti non sostituibile».

«Questo rappresenterebbe un gravissimo vulnus non facilmente sanabile. Il Comune di Cosenza – ha dichiarato Caruso – concorda con quanto espresso anche da alcune sezioni regionali dell’Anci nel rivendicare il diritto delle realtà territoriali ad ottenere ancora più spazio affinché possano essere meglio raccontate da chi fa informazione nel servizio pubblico».

«Ecco perché, aderendo all’iniziativa che sta portando avanti – ha concluso – in rappresentanza della segreteria nazionale e regionale del sindacato autonomo Snater, Francesca Pecora, unitamente alle altre sigle sindacali, auspico che i vertici aziendali rivedano prima possibile il proposito di tagliare dal futuro palinsesto le edizioni di mezzanotte dei tg regionali, affinché non venga meno un vero e proprio presidio democratico al quale l’intero Paese e con esso le istituzioni locali non possono rinunciare». (rrm)

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