Rosario Greco lascia la Rai dopo 45 anni di lavoro

di PINO NANO – Nel 70esimo anniversario della Televisione Italiana, e a 100 anni dalla nascita della radio, Rai Calabria festeggia oggi un record assoluto che non è legato questa volta all’Auditel e ai successi della produzione televisiva, ma ad «uno di noi», dice il direttore di sede Massimo Fedele. 

Parliamo di uno dei tecnici storici della Terza Rete Rai calabrese, Rosario Greco, che lascia l’azienda per andare ora in pensione, dopo aver trascorso 45 anni di vita e di attività mai interrotta tra il vecchio palazzo di Via Montesanto, sede originaria di Rai Calabria, nel cuore di Cosenza, e quello più recente di Viale Marconi, al confine tra Cosenza e Rende.

«Era esattamente – racconta Rosario Greco – il 18 aprile 1979 quando entrai per la prima volta nella sede di via Montesanto 25 a Cosenza per firmare il mio primo contratto di lavoro con la Rai. Il 15 dicembre di quello stesso anno alle 18.30 partì, poi ufficialmente, la Terza Rete».

Anni vissuti in Rai da pionieri, la Rai era appena all’inizio delle sue prime sperimentazioni televisive, ma da quel giorno parte in tutte le sedi regionali italiane la grande avventura dell’Informazione regionale. Che si rivelerà alla fine, 40 anni dopo, il vero grande successo della Tv di Stato sul territorio.

«In quei giorni in Rai insieme a me ricordo colleghi amici e compagni di vita indimenticabili, come Bruno Castagna, Salvatore Migliari, Francesco Mazzei, Peppe Greco, Pietro Cantafio, Mario Miceli, tutti loro neoassunti come me. C’era ad accoglierci, ricordo, il ragioniere Serafini, che allora gestiva il personale della sede regionale, e che ci fece fare un giro tra i 5 piani del palazzo, presentandoci a tutti gli altri che erano arrivati prima di noi».

-Ricordi chi c’era in redazione in quegli anni?

«Come primo giornalista ho conosciuto Gegè Greco, e dopo di lui Ciccio Falvo, che sarebbe poi diventato il caporedattore della sede da li a breve».

-Immagino anni importanti per la tua formazione? 

«Erano anni in cui, ricordo ancora, la Rai formava il personale tecnico con corsi molto intensi e lunghi anche oltre un mese. Io ricordo che mi mandarono a fare un corso di radiofonia prima a Roma, poi a novembre del 1979 a Firenze mi fecero frequentare un corso televisivo sull’informazione video a colori, un’esperienza di grande emozione e di grande coinvolgimento generale. Avevamo come nostro docente Emilio Grosso, un ingegnere molto famoso in Rai, che collaborò e inventò con gli ingegneri della Telefunken il sistema Pal portando la televisione a colori in Italia».

-Quali sono state le tue esperienze più esaltanti?

«Francamente moltissime. Ho gestito il nostro pullman satellitare, si chiamava Ita91, dal 2010 fino alla dismissione dello stesso avvenuta nel 2022.Ho lavorato dando moltissimo supporto tecnico in varie altre sedi regionali. Indimenticabile l’esperienza siciliana, a Palermo, 1991, in via Cerda, la vecchia Sede Rai, dove c’era bisogno perché avevano incominciato a trasferirsi nella nuova sede di via Strasburgo. Poi ancora a Roma, in via del Babbuino, dove si facevano i GR1-2-3, era il 1986, e due anni dopo, nel 1988 sempre a Roma in via Asiago per Radio Uno-Due».

Le emozioni di un tecnico radiofonico o televisivo sono le stesse che vive un cronista in diretta. Posso chiederti un evento speciale della tua vita in Rai?

«Roma 2013, l’elezione di Papa Francesco con Ita 91. Ma anche le varie esperienze regionali, Aosta 2002, Bologna 2004, Potenza 2001, Bari 1997, Genova 2001. Indimenticabile il G8, quando venne ucciso Carlo Giuliani. Ricordo di aver montato in quei giorni decine di servizi e reportage per le testate internazionali».

-Tanta cronaca dunque?

«Non solo quella. Ho partecipato anche vari Giri d’Italia, nel 2002, con “l’inizio politico dell’Europa” da Groningen, nel 2007 e nel 2010 con il Giro Ciclistico Femminile fatto interamente dalla nostra sede di Cosenza con Ita91, partendo da Trieste e arrivo Monza. Ma ho fatto anche vari Sanremo, ricordo le edizioni del 1990, 1991, 1996, 2002, e poi ancora nel1993 i Campionati Europei di Atletica leggera a Helsinki».

-Cosa manca al tuo medagliere?

«Non credo manchi qualcosa di particolare. Ho fatto anche, nel 2008 le Olimpiadi di Pechino. E con la trasmissione “un Paese alla Volta” ho girato con Ita91 tutti i paesini della Calabria».

-Cosa lasci oggi qui in Rai, e cosa troverai fuori da qui?

«Qui lascio la mia vita e la mia storia personale e professionale. 45 anni di Rai sono abbastanza per dire che questa è stata la mia vera grande famiglia. Fuori da qui spero di ritrovare i vecchi amici di un tempo, e soprattutto il tempo sufficiente per vivere con serenità tutti questi miei ricordi importanti e tutto questo straordinario bagaglio umano e professionale che la Rai mi ha regalato. Credimi, non finirò mai di dire “Grazie Mamma Rai”». (pn)

La maratona Rai tra Cutro e Crotone

di PINO NANO – Tre giorni di vera mobilitazione anche per la Rai, che a Cutro c’è già da venerdì 23 febbraio e rimarrà fino alla conclusione delle manifestazioni in programma per ricordare questa terribile tragedia del mare. 

In prima linea ci sarà il Caporedattore della Sede Rai della Calabria Riccardo Giacoia, che da vecchio cronista e da vecchio inviato sui grandi fatti di cronaca italiana, ha organizzato una vera e propria maratona di collegamenti con i TG regionali e con le reti Rai che chiederanno un collegamento in diretta per assicurare la presenza della TV di Stato sui luoghi della tragedia. 

Un impegno professionale fortemente voluto e condiviso con la direzione di Testata, Alessandro Casarin il direttore, e Roberto Pacchetti il condirettore responsabile per la Sede Calabrese, e che vedrà a Crotone e a Cutro l’intera squadra esterna della sede calabrese, parliamo di tecnici di alto profilo e di grande esperienza sul campo.

I giornalisti inviati sui luoghi della tragedia saranno Gabriella D’Atri, Lorenzo Gottardo, Ilaria Raffaele e Mariateresa Santaguida. 

I colleghi tecnici sono invece Emanuele Franzese, che è il Capo della produzione, poi Alessio Crupi, Flavio de Leo, Pasqualino Pedace e Franco de Cario. Nel corso delle dirette Riccardo Giacoia ha previsto anche la presenza di una serie di ospiti ed esperti che commenteranno quello che sta per accadere a Cutro e a Crotone in queste ore, e ricorderanno i dettagli della tragedia che si verificò esattamente un anno fa.

Rigorosamente in diretta anche l’edizione di lunedì di Buongiorno Regione, nel corso della quale la conduttrice Gabriella D’Atri darà conto di quanto sarà accaduto tra la notte di sabato e la notte di domenica sulla spiaggia di Steccato di Cutro.

Come sempre, una grande Rai, al servizio dell’informazione pubblica, e come sempre è stato anche in passato in occasione di tragedie simili a queste. (pn)

Adriana Manna lascia la Rai dopo 41 anni di lavoro

di PINO NANO – Quarantuno anni di Rai sono davvero tanti, e sono sufficienti per dire che Adriana Manna è stata della Sede Rai calabrese una pietra miliare. Un punto di riferimento insostituibile. Donna con un carattere forte, una personalità colta, a tratti solenne, appassionata di musica e di cinema, una compagna di lavoro che in segreteria di redazione conosceva un solo paradigma di misura, la precisione. O meglio, la correttezza. 

Rispettosissima dei ruoli, e padrona assoluta della macchina. Impeccabile, sempre. A volte anche scontrosa, ma in realtà in una redazione come quella nostra, inizi degli anni 80, i motivi per restarsene in disparte e da soli c’erano tutti.

L’ultimo suo giorno di lavoro è stato il 30 dicembre scorso, e chi quel giorno era in redazione con lei racconta di una Adriana sempre presente e sempre attentissima a non sbagliare. Per tutta la sua vita aziendale in realtà Adriana è stata un esempio di meticolosità e di riserbo. Se volevi affidare un segreto a qualcuno, lei era la persona ideale per farlo. Non ti avrebbe tradito mai. 

Conservo di lei una foto d’epoca, scattata poco dopo il mio primo arrivo in Rai, quindi maggio-giugno 1982, lei è accanto a Mario Tursi Prato, l’attuale Responsabile della Segreteria di Redazione, e che insieme a Vivì Martire (insieme con loro nella foto), Tina Fava e Patrizia Campisani in quegli anni erano il poker d’assi della redazione giornalistica. Il loro capo, allora, era l’indimenticabile Pino De Salvo. Poi sono arrivati tutti gli altri, Olivia Coppola, Giuseppe Nocito, Francesca Pecora, Luigi Michele Perri, Marilena Sirangelo, Peppino Figliuzzi, Antonella Filice, Luca Francesco Lucanto e Leonardo Tunnera. 

“Réddite quae sunt Caésaris Caésari et quae sunt Dei Deo”, “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Parliamo di un team organizzativo, sempre e comunque, davvero molto speciale. 

«Sono nata a Cosenza il 2 dicembre del 1956 – racconta Adriana – e la Rai è stata la mia vita». Dopo la maturità al Liceo Scientifico “Scorza” di Cosenza nel 1975, per due anni segue il corso di laurea in Psicologia all’Università di Roma (dal 1975 al 1977), ma non completa gli studi per inseguire le sue passioni giovanili. Eclettica, estroversa, impegnata culturalmente su diversi fronti, dal 1980 al 1981 collabora con alcune televisioni private di Cosenza, Teleuno, Antenna 1 Calabria, Tele Cosenza. Poi, da 1981, con continui e successivi contratti a termine, inizia le sue prime sostituzioni in Rai, e sempre all’interno della segreteria di Redazione. Contemporaneamente, trova anche il tempo per dare vita, e con successo, ad un’agenzia di viaggi, ma nel marzo del 1992 viene assunta definitivamente in Via Montesanto, direttore di Sede allora (non vorrei sbagliarmi, Enzo Arcuri. «Ho perseverato – riconosce oggi – e dopo 11 anni finalmente ho raggiunto il mio piccolo, grande sogno». 

Giovedì scorso ,30 dicembre, il suo ultimo giorno di lavoro, “la pensione di vecchiaia” sorride da lontano, «non sarà facile svegliarsi al mattino e non doversi preparare per venire in Viale Marconi a lavoro». Ma questa è la vita. Dirle grazie per tutto quello che ha fatto per tutti noi è solo un dettaglio. (pn)

Addio ad Alberto Leonetti, regista e musicista come pochi

di PINO NANO – Alberto, meravigliosamente Alberto. Tenerissimamente Alberto. Straordinariamente Alberto. Alberto Leonetti era tante cose insieme da noi alla Rai, un poeta, un visionario, un artista, un grande musicista, ma soprattutto un uomo silenzioso, riservatissimo, che non conosceva una sola smorfia di disapprovazione. Pareva educato ad ascoltare gli altri, e ti dava il suo parere solo se glielo chiedevi. Mai un gesto di intolleranza, mai un’arrabbiatura, mai una parola di troppo. 

Era il garbo fatto uomo, l’educazione di un signore d’altri tempi, quasi borghese, a tratti aristocratico. Alberto ti guardava dritto negli occhi e non profferiva parola, c’erano momenti della nostra giornata di lavoro in cui pareva pensasse “ma qui sono tutti pazzi”, poi sorrideva e spariva. Un’araba fenice, una meteora in un mondo dove le schizofrenie legate al tempo che scappa via, e ai TG da chiudere, sono più di quanto nessuno abbia mai raccontato. 

Noi facevamo la riunione del telegiornale delle 14 alle dieci del mattino e lui arrivava sempre sorridente. Pareva un uomo appagato, felice, sereno, soddisfatto di quello che faceva, ma io che lo conoscevo profondamente bene sapevo che al di fuori di quelle mura, prima in Via Montesano (la sede storica della Rai in Calabria) poi in Viale Marconi (la nuova sede, quella attuale), Alberto aveva un mondo tutto suo che viveva intensamente e che riempiva i vuoti della sua esistenza. Era il mondo della musica, il mondo delle canzoni, il mondo dei parolieri, il mondo delle note e dei teatri. Fino a ieri pensavo di sapere tutto, o quasi, della sua vita, ma non era assolutamente vero.

Su Cosenza Channel il giornalista Marco Cribari ne traccia un profilo professionale che è a dir poco bellissimo, completo, dettagliato come non mai. Immagino che tra di loro ci sia stato un rapporto molto più complice di quello che Alberto aveva con me, ma da questo “ricordo” viene davvero fuori la storia affascinante e avvolgente di un musicista di talento.

«Alberto Leonetti – scrive Marco Cribari su Cosenza Channel – veniva da lontano, dai favolosi anni Sessanta, epoca in cui per i giovani di talento come lui, tutto sembrava possibile. Era la stagione dei complessi musicali e Leonetti ci mette poco a imporsi come uno dei principali interpreti della scena cosentina. Il suo gruppo si chiama “I Limbos” e anima le serate allo Young’s club di via Mario Mari, il primo locale aperto in città per la gioia di baby boomer e figli dei fiori. Alberto suona l’organo e si accompagna a Giampiero De Maria (voce), Franco Falco (basso) Giustino Zappone (chitarre e mandolino elettrico) e Mimmo Palermo (batteria). Già allora mette in mostra tutto il suo talento compositivo. Nel 1967, sotto il nome di Tomahawks, lui e gli altri – con Nicola Carnevale ed Ernesto De Paola sassofonisti di rinforzo – incidono uno dei pochi 45 giri realizzati in quel periodo da band cosentine».

Il programma radiofonico forse più famoso di Alberto Leonetti in Rai aveva anche un sottotitolo, Don Casciotta e Ciccio Panza (Le avventure di un nobile decaduto e del fido servitore in terra di Calabria), parodia in chiave popolare dei due famosi personaggi del Don Chisciotte di Cervantes. I testi e le musiche erano appunto di Alberto. Le prime 13 puntate andarono in onda dal 2 luglio 1988 al 10 ottobre di quello stesso anno, le successive 12 puntate dal 29 dicembre 1988 al primo aprile del 1989. Attori protagonisti, Angelo Lombardi e Gabriele Nicoletti. Questo fu uno dei programmi radiofonici in assoluto più seguiti della storia della Rai, il merito forse fu solo suo, di Alberto, che ne era registra e conduttore, e che col passare degli anni ne fece poi anche un appuntamento fisso di ogni palinsesto, un vero e proprio cabaret radiofonico che trattava fatti e misfatti di Calabria traendo spunto dalla cronaca e dal costume. In studio due attori e un autore che per 43 minuti amavano scherzare con il proprio pubblico. Indimenticabile Alberto.

Ho scritto ieri a Marco Cribari un messaggio personale per ringraziarlo del modo come lo aveva raccontato, ma anche per confessargli che Alberto non mi aveva mai parlato del suo incontro con Gianni Morandi e della canzone che regalò a Morandi perché ne facesse uno dei suoi successi preferiti.

«Gianni Morandi – scrive Marco Cribari – si esibisce al vecchio stadio “Morrone” e alla fine del concerto Alberto Leonetti gli passa le registrazioni dei suoi brani. Finalmente le grandi case discografiche possono accorgersi di lui, pensa, mentre consegna la bobina alla superstar italiana del momento. Attende da lui una risposta, anche solo un cenno. Che, però, non arriverà mai».

Ricordo che in Rai diventava difficile anche fotografarlo. Quando si accorgeva che qualcuno tirava fuori dal cassetto una macchina fotografica per fissare su carta fotografica momenti particolari della nostra vita di redazione, Alberto spariva, come se non ci fosse mai stato prima d’allora in quella che era la mia stanza al primo piano di Viale Marconi, ma prima ancora al terzo piano di Via Montesanto. 

Si nascondeva, scappava via, forse era un modo per sopravvivere a questa sua condizione di regista- programmista, ruolo allora quasi ibrido nella organizzazione interna delle sedi regionali, figura professionale in realtà mai usata a dovere e mai valorizzata. 

Ma lui credo se ne fosse fatta subito una ragione, e la sua vita di giorno era da noi per noi e con noi, e di sera si trasferiva altrove, a spasso con la musica.

«Molti dei suoi temi musicali – “Love island” su tutti – sembrano scritti per il cinema – racconta ancora Marco Cribari – Alberto Leonetti maneggia con sapienza e abilità la samba, il jazz, il blues, il tango e li mescola come i grandi direttori d’orchestra. La sua è musica che mira in alto, ma con un’anima sempre pop. Emulo di Piero Umiliani e Armando Trovajoli. Gli Shadows che incontrano Chopin. Questo era Leonetti. Poteva diventare una star, ma ha scelto di diventare sé stesso».

Alberto aveva 79 anni, e se ne è andato in silenzio, per come aveva scelto di vivere. Ho appreso della sua morte dai social, mi sarebbe piaciuto esserci ai suoi funerali, ma quando ho chiesto ad un collega della Rai quando fossero stati mi ha risposto “hanno già fatto tutto”.

Artista fino in fondo. Poeta più di prima. Musicista di grande talento. Uomo della solitudine e come tutti gli amanti del silenzio grande visionario. 

Ma forse ha ragione Marco Cribari, che lo conosceva meglio di me, quando scrive «Ora che il suo tempo quaggiù è scaduto, ora che lui non è più, v’è la certezza che ad attenderlo, tra le nuvole, abbia trovato un comitato d’accoglienza di tutto rispetto: l’adorata moglie Maria in primis e con lei Rino Cosentino, Dino Pisacane, Ermanno Cammarota, Frank Costa, Giusi Santoro, Raffaele Borretti e tutti gli straordinari interpreti di un’epoca ormai lontana irripetibile. Ognuno armato di strumento per salutare come si deve l’arrivo del maestro. Piace pensare che anche Ennio Morricone, attirato dal clima di festa, si sia fermato a scambiare due battute con lui. E che Totonno Chiappetta, dando di gomito a qualche angelo o santo, se ne sia uscito con una battuta vurpigna delle sue: «Chi è quel simpatico vecchietto che parla con Alberto Leonetti?».

Così va la vita. (pn)

Minasi (Lega): Forte impegno su potenziamento dell’informazione regionale

La senatrice della Lega, Tilde Minasi, ha ribadito come «l’informazione ha un’importanza fondamentale per i territori. Consente ai cittadini di sapere cosa sta accadendo attorno a loro e di operare un controllo sociale, oltre che di formarsi una coscienza civica».

«In aree difficili come la nostra Regione, poi, è ancora più pregnante, soprattutto nei casi di cronaca nera, purtroppo ancora troppo frequenti, ma anche quando si tratti di raccontare belle storie, per stimolare l’orgoglio di appartenere a questa terra», ha aggiunto, nel corso della sua visita alla sede Rai di Cosenza, in cui la parlamentare ha voluto «porgere i miei auguri di buon lavoro al nuovo caporedattore della TgR Calabria, Riccardo Giacoia, e soprattutto testimoniare l’impegno del mio partito sul potenziamento dell’informazione regionale».

«In Commissione di Vigilanza Rai, con l’approvazione del nuovo contratto di servizio – ha proseguito – abbiamo dunque puntato proprio sul rafforzamento della presenza e del legame della Tv di Stato con i territori, attraverso il potenziamento delle sedi regionali. Ringrazio Riccardo Giacoia, la vice caporedattrice Mara Martelli e tutto il personale che ho incontrato a Cosenza, per la calorosa accoglienza che mi hanno riservato, e auguro a tutti un buon lavoro!». (rp)

Alla sede Rai Calabria arriva il presidente d’Albania

di PINO NANO – Sabato prossimo 21 ottobre la Sede Rai della Calabria si prepara a vivere una delle giornate forse più solenni e più importanti di questi ultimi mesi.

Parliamo dell’arrivo a Cosenza, negli studi di Viale Marconi che oggi è il palazzo storico della Rai calabrese, del Presidente dell’Albania Gen. Bajram Begaj, una visita ufficiale, che conferma quanta attenzione l’Albania abbia nei riguardi della Rai, e in particolare quanta attenzione il Presidente d’Albania voglia dedicare alla sede calabrese che più di altre oggi è chiamata a raccontare le tradizioni del popolo albanese di stanza in Calabria. E tutto questo alla vigilia dell’approvazione del Piano Industriale della Rai che avrà anche un’attenzione molto speciale alla lingua albanese. Il Piano Rai dei prossimi anni infatti prevede degli spazi di informazione e di approfondimento in lingua arberesche, proprio nel rispetto di una popolo e della sua storia.

Il programma della giornata di sabato (ore 11:45, Sala polifunzionale “Corrado Alvaro”, Rai – Sede regionale per la Calabria – viale Marconi, Cosenza) prevede il saluto ufficiale al Presidente dell’Albania da parte del Direttore di Sede Massimo Fedele, con lui ci sarà il Capo dei Servizi Giornalisti Riccardo Giacoia (è questa la sua prima uscita pubblica da quando è il nuovo Caporedattore della Sede calabrese),e insieme a loro Antonio Marco Zela ,Direttore Relazioni Esterne e Comunicazioni Rai Corporate.

A ricevere ufficialmente il Presidente d’Albania, insieme a Massimo Fedele e Riccardo Giacoia, ci sarà anche il Governatore della Calabria Roberto Occhiuto, che ha sempre seguito in prima persona e in presa diretta le vicende della grande comunità arberesche di Calabria. Poi l’incontro prevede un intervento di Ernesto Madeo Commissario della Fondazione Comunità Arbëreshe della Regione, e il saluto conclusivo del Presidente dell’Albania Gen. Bajram Begaj, una personalità politica di alto spessore internazionale.

Il Gen. Bajram Begaj è un militare e uomo politico di vecchia tradizione. Nato a Rrogozhinë nel 1967, conseguita la laurea in Medicina nel 1998 presso l’Università di Tirana, ha poi intrapreso una brillante carriera militare che lo ha portato a ricoprire numerosi incarichi istituzionali: comandante dell’unità di addestramento delle forze armate, capo dell’Unità medica militare, direttore dell’Ospedale militare e dell’Ispettorato sanitario, nel luglio 2020 ha ottenuto il grado di generale ed è stato nominato capo di Stato maggiore. Nel giugno 2022, a larghissima maggioranza (78 su 83 voti) e con il sostegno del Partito socialista del primo ministro E. Rama, Begaj è stato eletto dal Parlamento nuovo presidente del Paese, subentrando nella carica al presidente uscente Ilir Meta dal mese successivo.

Ilir Meta è lo stesso Presidente che già in passato era venuto in Calabria a visitare il palazzo Rai e a ringraziare i vertici del tempo di Rai Calabria per l’attenzione rivolta in passato alle tradizioni e alla cultura arberesche. Per Rai Calabria, insomma, un giorno importante. (pn)

L’OPINIONE / Bruno Bartolo: Direttore Chiocci, venga a visitare San Luca

di BRUNO BARTOLO – Egregio Direttore del TG1 le Scrivo: attonito, deluso, disilluso, scorato…

Emerge in me un forte rammarico. Un rammarico che emerge e, fa emergere, in sè imperativi categorici: ha senso ciò che faccio? E ancora, in che modo amministrare? quando ci si vede, costantemente e vilitamente, martoriati?

No, non parlo di un attacco mafioso. Quello ce lo si sarebbe potuto aspettare… parlo di disinformazione. Di populismo mediatico, di rammaricante demagogia. E chi è la parte in causa? Su cosa volge il triste “affaire”? Sulla Rai…

Su un servizio giornalistico, apparso sulla prima testata di stato per share in data 01/10/23. Su un servizio in cui, mi si consenta, si trattava in maniera capziosa e fuorviante della mia cittadinanza. Di quella cittadinanza della quale con fierezza mi definisco, suo sindaco. Non un burocrate, un sindaco per mandato popolare. Un sindaco eletto per normalizzare questa cittadinanza, o per meglio dire il ruolo che della Stessa se ne dà, e non per annichilirla del tutto…

Non è una trattazione filosofica la mia, né vittimistica, è si vero che bisogna riconoscere la soffocante portata che il fenomeno criminoso da noi ha. Così come bisogna riconoscere il lavoro immane che, quotidianamente, l’Arma dei carabinieri e il “Gruppo Cacciatori di Calabria” svolgono. Ma San Luca non è solo questo. Non è più così. San Luca è un paese incastonato tra due monti, un abitacolo dotato di un suggestivo fascino aspromontano che, salta all’occhio dell’ osservatore esterno in maniera disarmante e oggettiva. È il paese che diede i natali ad uno dei maggiori scrittori e giornalisti del secolo breve, a Corrado Alvaro. All’autore di romanzi e trattazioni di caratura europea…

È il paese di Padre Stefano de Fiores, del probabilmente più grande Mariologo degli ultimi 50 anni. Di un uomo di fede di caratura plenaria…

È un luogo di lavoratori, artisti, scrittori e validi professionisti … Non si cada nella frettolosa conclusione che lo Sia di soli ndranghetisti…

Proprio per questo merita rispetto. Proprio per questo merita di coltivare la speranza… proprio per questo, dato che di territorio “difficile” si parla, va tutelato e non giustiziato.

Insomma, San Luca non vuole morire… rendiamoci partecipi della sua vita e della sua rinascita. Che con solerzia cerco di sviluppare al massimo grado.

Concludo facendo mia quanto scritto da una giovane scrittrice calabrese Giusy Staropoli:

“Se la Calabria ha un cuore, questo batte a San Luca. Qui nacquero lo scrittore Corrado Alvaro e Padre Stefano De Fiores, il più grande studioso di mariologia del mondo degli ultimi 50 anni”.

Ringraziando per l’attenzione e scusandomi per aver sottratto tempo prezioso, La invito a visitare il territorio di San Luca, avendo così modo di ascoltare amministratori e comuni cittadini. (bb)

 [Bruno Bartolo è sindaco di San Luca]

Il 29 giugno Cosenza ricorda Emanuele Giacoia

di PINO NANO – La storia di Emanuele Giacoia è in fondo la storia del giornalismo calabrese, soprattutto del giornalismo radiotelevisivo, grande cronista sportivo ma anche scrupolosissimo direttore del TG regionale, un «testimone del nostro tempo». L’ultimo mio incontro con lui alla sua festa di compleanno per i suoi 93 anni.

A ricordarlo sarà il prossimo 29 giugno a Villa Rendano Franz Caruso, il sindaco della città di Cosenza, la città che al suo arrivo da Napoli lo aveva accolto e coccolato e che poi diventerà nei fatti la vera città di adozione del grande cronista.

Testimonial della serata del ricordo saranno Francesco Repice, cronista Rai di lunga esperienza e di grande impatto mediatico, forse il più bravo cronista radiofonico di questi ultimi 20 anni di storia della radio. E con lui Patrizia Giancotti, antropologa autrice e conduttrice di RAIRadio3. Ma ci saranno con collegamenti video anche vecchi amici cari del giornalista scomparso, Vincenzo Mollica, Bruno Vespa, Bruno Pizzul, Sergio Cammariere, Massimo Palanca.

A moderare l’incontro sarà invece uno dei vecchi “ragazzi” di Emanuele Giacoia, il giornalista Mario Tursi Prato, arrivato in segreteria di redazione quando aveva 20 anni e cresciuto all’ombra di quello che poi diventò il suo e “nostro” Caporedattore. Tra un intervento e l’altro in programma anche la performance di una grande musicista calabrese, quale è Rosa Martirano. 

Una “festa-ricordo” fortemente voluta dai suoi figli, Riccardo, Valerio, Sergio, Antonella e Arianna, dai suoi tantissimi nipoti per cui “nonno Riccardo” era una perla di vita e di saggezza, ma di cui lui si è nutrito fino all’ultimo giorno di vita. 

Ma tutto questo Emanuele lo era stato in realtà in redazione anche per tutti noi, che allora crescevamo con lui, cercando di imitarlo e di assorbire da lui i segreti del mestiere.

La festa messa in piedi dalla Fondazione Giuliani è la Festa di tutta la Sede Rai della Calabria, perché pur non essendo lui calabrese, alla fine Emanuele era diventato più calabrese di tutti noi, lasciando in intere generazioni di cronisti il ricordo vivo e palpabile non solo di un grande cronista, pioniere del giornalismo radiotelevisivo in Calabria, ma soprattutto di un uomo che ha sempre vissuto con i piedi per terra, rispettosissimo del suo pubblico, rigorosissimo nel fare questo mestiere, e soprattutto capace di fare il giornalista con la mente e con il cuore. Altri tempi, forse.

11 dicembre 1958, è il giorno in cui nasce la Rai in Calabria, e nasce con lui.

«Quell’11 dicembre al numero 25 di Via Montesanto, al quinto piano di quel vecchio palazzo, in una Cosenza piovosa c’ero anch’io. Ricordo che per mandare su al quinto piano autorità e invitati ci fu qualche problema per via di un improvviso blackout. Allora, sessant’anni fa, si diceva più semplicemente «è andata via la luce». L’ascensore si fermò per qualche minuto, vai a capirne il perché. La Rai preoccupatissima aveva fatto venire apposta un tecnico specializzato, un ascensorista.

Ma questo non impedì che al pianterreno si vivessero momenti di panico generale. La maggior parte di noi si domandava: «Come facciamo ora a mandare su l’ingegner Rodinò, l’allora amministratore delegato della Rai?», «E il vescovo, mons. Aniello Calcara, poeta e pastore della Chiesa cosentina?». Per fortuna il blackout durò poco. Come Dio volle la corrente elettrica tornò subito dopo, e nessuno di loro fu costretto a quei cinque piani a piedi. Per tutti noi, quel giorno, incominciava una straordinaria avventura».

Una carriera la sua piena di successi e di soddisfazioni enormi.

Emanuele Giacoia arriva in Rai a Cosenza come semplice annunciatore, e lascia la RAI come Caporedattore, dopo aver fatto di tutto, l’annunciatore, il ragazzo di bottega, il corrispondente, il redattore ordinario, il grande inviato alle Olimpiadi, il radiocronista di Novantesimo Minuto, il direttore del TG regionale, mai un problema, mai una caduta di stile, mai un turbamento reale. La serenità era il suo mantra. Il rigore della notizia il suo obiettivo. Grande maestro del linguaggio radiotelevisivo.

«È stata davvero lunga – mi diceva- la mia epopea giornalistica in Rai. Dall’inizio, fino al giorno della pensione, la Rai è stata la mia casa, e credo di avere avuto da questa azienda più di quanto io stesso potessi desiderare. Lo riconosco, fare poi il giornalista Rai in Calabria non è stato facile, soprattutto in passato, quando cioè questa regione sembrava enormemente complessa e lunga da percorrere. Penso alle strade, erano fatte solo di curve e tornanti, che riducevano la nostra vita ad un frappè. Si arrivava sbattuti, esausti, stanchi, dopo ore e ore di marcia».

«Da Cosenza a Catanzaro, passando per Rogliano e toccando Soveria Mannelli, si contavano 1867 curve diverse. Non è una battuta, erano esattamente 1867. Da Cosenza a Reggio Calabria servivano invece dalle cinque alle sei ore di macchina. Ricordo che si sostava a Vibo per il cambio dei cavalli, noi dicevamo così, un caffè e due panini, poi si riprendeva il lungo viaggio. A Cosenza io divenni persino Caporedattore, un lavoraccio ed una grande responsabilità che porto ancora sulla mia pelle. Oggi la sede è faraonica, ma non fatevi ingannare: se sentite qualcuno mugugnare, scalciare, strepitare contro l’Azienda, non preoccupatevi più di tanto. La Rai non la lascerà mai davvero nessuno».

-Anni ’90. Nella foto scattata quando Emanuele Giacoia era Capo Redattore della RAI calabrese: da sinistra Vincenzo d’Atri, Giovanni Scarinci, Enzo Arcuri, Raffaele Malito, Pietro Melia, Gregorio Corigliano, alle sue spalle Franco Martelli e lo stesso Emanuele Giacoia, Anna Maria Terremoto, Alfonso Samengo, dietro Emanuele Franco Bruno, Cesare Passalacqua e Santino Trimboli. Mancava Mimmo Nunnari ma solo perché quella sera era di turno al TG.

Quando nel maggio del 1982 io e Gregorio Corigliano arrivammo per il nostro primo giorno di lavoro in Rai, ad accoglierci in Via Montesanto trovammo lui. 

Erano gli anni di Gegè Greco, Franco Falvo, Franco Martelli, Lello Malito, Mimmo Nunnari, Vincenzo D’Atri, Franco Bruno, Tonino Raffa, Elio Fata, Enzo Arcuri, Maria Rosaria Gianni, Michele Gioia, Oloferne Carpino, Pino Greco, Cesare Passalacqua, Ugo Rendace, Tonino Arena, Cesare Viazzi, stavano per arrivare Pietro Melia, Pasqualino Pandullo, Anna Maria Terremoto, Santi Trimboli, Alfonso Samengo, Fabio Nicolò, Gennaro Cosentino, a Reggio Franco Cipriani, Giovanni Scarinci, Pino Anfuso, a Catanzaro Saverio Carino e Renato Mantelli, in segreteria Vittoria Martire, Tina Fava, Adriana Manna, Pino De Salvo, Giuseppe Nocito, Patrizia Campisani, subito dopo Francesca Pecora, Mario Tursi Prato, Peppino Figliuzzi, su al quinto piano Sandro Passino, Maria Teresa Succurro, Rosalba Valentini, Carla Vertecchi, Tonino Serafini, Vincenzo Valle, Chiara Spadafora, Vera Lasagni, Maria Ceraudo, Maria Pulitano, al secondo Antonio Minasi, Pupa Pisani, Maurizio Fusco, Igor Skofic, Olivia Coppola, Marcello Walter Bruno, Giampiero De Maria, Vito Teti, Anna Rosa Macri, Brunella Eugeni, Vincenzo Pesce, Vera Guagliardi, Roberto Salvia, Fausto Lucente, Ines Popolo, in portineria Mario Falcone, Pino Santoro, Rosina Brunetti, e negli studi al piano terra Mario Bucchieri, Pasquale Donato, Roberto De Napoli, Bruno Castagna, Mario Ricca, Mario Manna, Pietro Cantafio, Giovanni Piro, Tonino Perri, Arturo Donato, Ciccio Di Michele, Ciccio Mazzei, Pietro Bianco, Ciccio Lamanna, Ferdinando ed Enzo Biafora, Enzo Cuccaro, Giancarlo Geri, Claudio Poggi, De Marco, Cecè Pitrelli, Pino Musacco, Tonino Farina, Leo Borrello, i fratelli Perrotta, stava per arrivare Luigi Greco, al Miaf Enzo Pitascio, Tommaso Perri, Sergio Coslovic, Aristide Briganti, un mondo  meraviglioso di uomini dettagli ricordi e avvenimenti che sono la struttura portante del ricordo di Emanuele Giacoia. Come della nostra vita, come quella di tutti noi insomma. 

Poi piano piano sono arrivati tutti gli altri, nuovi colleghi, nuove generazioni (nella foto in alto Emanuele Giacoia è con le nuove leve della Rai calabrese), e che a loro volta ne sono certo faranno grande la storia della Rai dei prossimi decenni in Calabria. Qui oggi volevo solo ricordare quella che è stata la generazione cresciuta formatasi e guidata da uomini come l’indimenticabile Emanuele Giacoia. (pn)

L’OPINIONE/ Pietro Massimo Busetta: Speriamo in una nuova Rai che guardi a Sud

di PIETRO MASSIMO BUSETTA – Avanti piano, ma già è un successo. Sembra, ad un’analisi superficiale, che la Rai cominci ad occuparsi degli eventi che si svolgono da Roma in giù, con un po’ più di attenzione di quanto non abbia fatto negli anni passati.
Non parlo ovviamente di cronaca, visto che di essa normalmente, soprattutto quando si parla di quella nera, criminale, in particolare di quella organizzata nella mafia, nella ’ndrangheta, nella camorra e nella sacra corona unita l’informazione, come è anche giusto, è estremamente abbondante. O di fiction riguardanti i grandi capi o i delitti eccellenti.

Parlo invece delle informazioni riguardanti gli eventi importanti che riguardano i grandi teatri, come il San Carlo di Napoli o il teatro Massimo di Palermo o i grandi eventi culturali come quello che è partito da qualche giorno e che si svolge a Siracusa in un posto unico come il teatro greco in una posizione invidiabile che guarda il mare, che coinvolge decine di migliaia di spettatori e che si svolge continuativamente per oltre un mese con la rappresentazione quest’anno di Medea di Euripide, di Prometeo incatenato di Eschilo, della Pace di Aristofane, e di Ulisse da Omero.

O della Sagra del mandorlo in fiore, manifestazione che in una valle dei templi piena di mandorli fioriti, a febbraio, inneggia alla pace da quel tempio della Concordia, monumento costruito nel quarto secolo avanti Cristo che, insieme al Partenone, è considerato il tempio in stile dorico meglio conservato al mondo. O ancora della rassegna Tao Arte che in location uniche fanno di Taormina un centro di cultura e spettacoli internazionale.
In realtà con i nuovi assetti recenti nella Rai, da molti ritenuti una lottizzazione, ma che in realtà non rappresentano nulla di nuovo per il nostro Paese e per il servizio pubblico, si stabilirà una nuova spartizione delle poltrone più importanti in maniera da rispecchiare i nuovi assetti del consenso che hanno premiato i partiti del centrodestra.

Vi è anche una commissione di vigilanza che dovrebbe controllare che i singoli raggruppamenti abbiano proporzionale presenza rispetto ai consensi conquistati con le recenti elezioni.
Ma tale accordo non prevede invece nulla rispetto alle dislocazioni territoriali che dovrebbero essere rappresentate naturalmente visto che i partiti nazionali, formati da rappresentanti provenienti da tutte le parti del Paese, dovrebbero imporre che l’informazione riguardasse in maniera equa tutte le aree.

In realtà poiché i partiti nazionali sono profondamente nordisti tutto ciò non avviene e spesso il Sud, soprattutto per quanto attiene alla informazione culturale, al coinvolgimento delle professioni nei dibattiti, o del mondo della ricerca negli approfondimenti, rimane totalmente assente.

Un esempio illuminante è il coinvolgimento dei ricercatori per la divulgazione, nel momento della pandemia del covid, che ha dato una dimostrazione plastica di come l’eccellenza medica e della ricerca, secondo la Rai, sia concentrata praticamente nelle regioni lombardo, venete, emiliano romagnole.

Ma di qualunque argomento si parli le università di Napoli, Palermo, Bari, Catania sono praticamente trascurate e anche quando si parla di problematiche relative al Mezzogiorno i “maitre a penser” che vengono consultati sono quasi sempre economisti della Cattolica o della Bocconi o al massimo della Luiss. Non parliamo poi delle recensioni dei libri che seguono logiche spesso poco comprensibili se non nella logica della appartenenza.
I nuovi assetti che si stanno delineando dovrebbero porsi come obiettivo, oltreché quello statuito di una rappresentanza proporzionale al consenso delle varie parti politiche, anche quello di rappresentare i territori, nelle loro diverse articolazioni, in proporzione alla popolazione residente, che peraltro paga il canone del servizio pubblico, non in proporzione al reddito prodotto ma a testa.

Tale approccio dovrebbe portare anche alla valorizzazione delle sedi distaccate, alcune delle quali come quella di Palermo posseggono ampi locali poco utilizzati.

Peraltro una Rai pubblica potrebbe svolgere un ruolo importante anche nell’assorbire capitale umano inutilizzato, abbondante e disponibile in un Sud nel quale lavora una persona su quattro.

Non bisogna dimenticare peraltro che essendo le altre televisioni commerciali, ma anche la maggior parte delle testate della carta stampata, molto localizzate, anche fisicamente nella realtà nordica, la Rai potrebbe essere forza di equilibrio. Tale operazione di compensazione non riescono a farla le testate regionali che in genere si limitano all’informazione locale e a qualche produzione marginale.

L’importanza di tale ruolo per esempio nel settore turistico è facilmente immaginabile, e non bisogna dimenticare che alcune volte di eventi importanti la Rai diventa anche produttrice, svolgendo un ruolo di sostituzione degli enti locali, come nel caso del festival di Sanremo, che sarebbe estremamente importante per le realtà più marginali, molto spesso deboli nella capacità di organizzazione degli eventi.

L’esempio del festival di Napoli, miseramente cancellato dalla ribalta nazionale, pur avendo una forza nazionale ed internazionale facilmente immaginabile, considerato il successo nel mondo della canzone napoletana, ci fa comprendere il ruolo che potrebbe svolgere, se lo si imponesse, un servizio pubblico così potente.
La costituzione all’interno della stessa Rai di un osservatorio per misurare l’attenzione dedicata a vari territori potrebbe essere un’occasione per un cambio di registro e per svolgere in modo completo il ruolo per il quale la TV pubblica continua ad avere senso e viene pagata da tutti i cittadini.

Ora che la stagione di Carlo Fuortes, ringraziato dal cda, va formalmente in archivio, Roberto Sergio, nuovo amministratore delegato, potrebbe dare una svolta e fornire degli obiettivi che comprendano anche quelli della rappresentanza territoriale. Rendersi conto della difficoltà della richiesta e della poca forza di essa non vuol dire dover rinunciare a portarla avanti ma certamente avrebbe maggior incidenza se le rappresentanze politiche all’interno dei partiti provenienti dal Sud la facessero diventare propria. (pmb)

È calabrese Roberto Sergio, il nuovo amministratore delegato Rai

di PINO NANO – Ha origini calabresi Roberto Sergio, la sua famiglia viene da Cosenza, l’uomo designato dal Consiglio dei ministri, e che lunedì mattina sarà nominato amministratore delegato dal consiglio di amministrazione della Rai.

Ai vertici di “mamma Rai” arriva dunque da lunedì mattina un volto e un nome noto del mondo della comunicazione italiana. Il suo curriculum è da “primo della classe”, un protagonista vero della storia stessa di Radio Rai.

La sua storia professionale è tutta qui. Storico Direttore di Radio Rai, Consigliere di Amministrazione del Tavolo Editori Radio, di Per – Player Editori Radio, di Rai Com e membro della Commissione Radio Crtv (Confindustria Radio Televisioni), Roberto Sergio è nato a Roma nel 1960. Famiglia di origini calabresi, cosentine, una Laurea in Scienze politiche e Scienze delle Comunicazioni. Manager esperto di telecomunicazioni, inizia il proprio percorso professionale nel 1985 presso la Sogei – Società Generale d’Informatica SpA. Nel 1997 passa in Lottomatica Italia Servizi (gruppo LIS SpA), dove assume, in quattro anni di attività, la responsabilità di diversi settori: Relazioni Esterne e Rapporti Istituzionali; Comunicazione e Pubblicità; Sviluppo Business; Marketing e Comunicazione; Direzione Commerciale.

Tra il 2001 e il 2003 è prima direttore Comunicazione e Immagine e poi Vice Direttore Generale di Lottomatica SpA (oggi IGT). Nel 2002 e per due anni è anche Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda.Nel 2004 è chiamato in Rai come direttore dell’area Nuovi Media, incarico che svolge fino al 2007, quando è designato Presidente di Sipra (poi Rai Pubblicità). In questi anni ricopre anche l’incarico di consigliere di amministrazione di Rai Net, Rai Click e Rai Sat. Nel settembre 2012 assume il ruolo di presidente di Rai Way.

Ad aprile 2015 riceve la responsabilità della Vice Direzione della Radio. Da luglio dello stesso anno ha anche la responsabilità di seguire i rapporti con le consociate del gruppo Rai, con la qualifica di Direttore. Da dicembre 2016 gli viene affidata la responsabilità ad interim della Direzione Radio. Nel giugno 2017 viene nominato Direttore della Direzione Radio. Da luglio 2019 è Consigliere di Amministrazione di PER – Player Editori Radio. Da giugno 2020 infine è Consigliere di Amministrazione di Rai Com.

Vecchio amico personale di Pier Ferdinando Casini, storicamente ritenuto di area centrista ma forte di un gradimento bipartisan, Roberto Sergio ha fatto sua la sfida della visual radio e della completa digitalizzazione degli studi, dei sistemi e dei processi produttivi. Obiettivo dichiarato: intercettare i giovanissimi, quei 15-24enni che fanno gola a tutti gli editori, più che mai di fronte all’invecchiamento dei target tradizionali. Altra prateria da attraversare, il mondo dei podcast, di cui ha allargato l’offerta anche a temi di economia, finanza, società. 

Una volta insediato Roberto Sergio procederà alla nomina, come direttore generale con deleghe operative, di Giampaolo Rossi, eletto nel cda di Viale Mazzini nel 2018 in quota Fratelli d’Italia, molto vicino a Giorgia Meloni. 

Anche il suo un compito non facile, chiamato a misurarsi con le mille polemiche interne all’Azienda e con una tecnologia sempre più avanzata e che in futuro sarà dominata e condizionata dall’Intelligenza Artificiale. Il suo compito precipuo – dicono già oggi a Viale Mazzini – sarà quello di «garantire la pluralità delle narrazioni, il racconto della nostra nazione nelle sue diverse forme di espressione, garantendo il principio fondamentale della libertà», così  come ha spiegato lo stesso Giampaolo Rossi di recente agli Stati generali della cultura nazionale.

L’unica egemonia da garantire, ha sottolineato in quella occasione il nuovo Direttore Generale della Rai, «è quella della libertà culturale» e la Rai “è il perno del sistema culturale del nostro Paese». E per «liberare la cultura da tutte le sue deformazioni e imposizioni» servono «coraggio, una visione e non aver paura degli immaginari».

Il primo compito, per altro delicatissimo e complesso, che i due dovranno ora affrontare insieme sarà la definizione dei nuovi palinsesti della prossima stagione, che saranno presentati agli sponsor a luglio, e varare in tempi rapidi una tornata di nomine che coinvolgerà direzioni di genere e testate. Anche qui si fanno già i primi nomi del direttori di Reti e di Telegiornali, ma è ancora troppo presto per non incorrere nel rischio di favorire qualcuno e “bruciare” altri. Questo significa che ne parleremo a tempo dovuto. (pn)