Cugliari (Cna): No al salario minimo, soprattutto in artigianato

Il salario minimo «non è la soluzione adeguata a risanare quelle situazioni che vedono i lavoratori sfruttati o senza tutele», ha dichiarato il presidente di Cna Calabria, Giovanni Cugliari, esprimendo, a nome dell’Ente, la propria contrarietà per il salario minimo.

Questa misura, infatti, sarebbe “inappropriata ” «in particolar modo nel settore artigiano, ambito in cui esiste una diversificazione salariale in base ai rami di attività dell’impresa e alla dimensione aziendale e in cui spesso la retribuzione oraria supera i nove euro l’ora».

«Il Paese, e in particolar modo la Calabria, ha bisogno di altro – ha proseguito Cugliari –. Gli sforzi devono essere dirottati sulla valorizzazione e la tutela della contrattazione, sull’arginare il lavoro irregolare, sull’effettiva applicazione degli Ccnl, su un’adeguata rappresentanza datoriale e salariale».

«I contratti sottoscritti dalla Cna prevedono, anche ai livelli minimi, retribuzioni ben superiori a quelle proposte dal salario minimo», ha fatto notare Cugliari, il quale ha spiegato come sia più opportuna ed urgente “una legge sulla rappresentanza e un sistema di controlli efficiente ed efficace che non chiuda gli occhi di fronte agli illeciti».

«L’artigianato – ha detto ancora – ha costruito un sistema di welfare molto evoluto grazie al sistema della Bilateralità artigiana che offre tutele avanzate in tema di sanità integrativa e sostegni alle famiglie. Si tratta di un sistema legato ai Contratti Collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Ecco perché la Cna si sta spendendo affinché venga tutelata la contrattazione: solo così si può aumentare la qualità del lavoro e di vita per i lavoratori e le piccole e medie imprese artigiane».

«Come Cna – ha concluso Cugliari – riteniamo sia importante avere soluzioni strutturali piuttosto che temporanee fiscalizzazioni dei contributi o sconti fiscali su incrementi contrattuali. Va affrontato il tema della produttività e dell’equità distributiva e va costruito un sistema di scoraggiamento del dumping contrattuale, i famosi contratti pirata, per favorire un sistema sano e produttivo». (rcz)

L’OPINIONE / Maurizio De Luca: Salario minimo sia unico strumento per aumentare il reddito

di MAURIZIO DE LUCA – Il salario minimo può essere uno strumento, ma non l’unico, per aumentare il reddito dei lavoratori.

L’introduzione di una norma sul salario minimo può rappresentare una soluzione per le persone che lavorano al di fuori dei contratti collettivi nazionali (CCNL) o con CCNL non sottoscritti dai sindacati e dalle associazioni maggiormente rappresentative. Tuttavia, allo stesso tempo, la sua introduzione, se non accompagnata da altre norme, in primis la legge sulla rappresentanza, rischia di creare effetti negativi sul mercato del lavoro. Riteniamo che i livelli minimi salariali debbano essere definiti dalle Parti sociali maggiormente rappresentative attraverso i CCNL di settore, i quali dovrebbero essere considerati come vincolanti per tutti, obbligando gli altri CCNL all’adeguamento.

I redditi al di sotto della soglia di povertà, soprattutto nei settori degli appalti pubblici, possono essere incrementati mediante l’introduzione di un sistema certo di revisione dei prezzi da parte dei committenti, che tenga conto anche degli aumenti contrattuali, oltre alla possibilità di uscire definitivamente da gare al massimo ribasso. Una eventuale soglia stabilita per legge dovrebbe essere sottoposta a una verifica continua, che tenga in considerazione l’andamento generale dell’economia. Il salario orario da confrontare con la soglia stabilita deve tenere conto di tutti gli elementi che lo compongono, quello che per consuetudine viene chiamato TEC – Trattamento Economico Complessivo. E soprattutto è necessaria una nuova politica attiva del lavoro, che si imperni su un nuovo rapporto tra le imprese e i Centri per l’Impiego (CPI).

Le politiche attive del lavoro possono essere supportate solo da un cospicuo investimento pubblico; il programma Gol, il Fondo Nuove Competenze, Garanzia Giovani e più in generale il sistema delle Did (dichiarazioni di disponibilità individuali) seppur utili, non sono sufficienti. È necessario che la spinta alla ricollocazione dei singoli potenziali lavoratori sia più forte da parte di Anpal e di tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti nelle politiche attive, ma soprattutto che le imprese siano portate a privilegiare i canali di reperimento del personale a carattere formale. È il momento del confronto e dell’azione comune nell’interesse prioritario dei lavoratori e delle lavoratrici, senza distinzioni.

[Maurizio De Luca è vice presidente regionale di Legacoop Calabria e responsabile regionale di Legacoop Produzione e Servizi]

Salario minimo, i Cinquestelle ne parlano con l’ex presidente della Camera Roberto Fico

«Il Movimento 5 stelle Calabria si è fatto promotore di una due giorni di dibattiti pubblici per discutere, insieme a cittadini, attivisti, sindacati ed altre forze politiche, della proposta di legge sul salario minimo a prima firma di Giuseppe Conte. Ospite d’eccezione l’ex presidente della Camera dei deputati Fico». Lo afferma in una nota Anna Laura Orrico, deputata e coordinatrice regionale del Movimento 5 stelle.

«Venerdì 29 settembre – dice Orrico – saremo, alle 18:00, al Chiostro di San Domenico di Lamezia Terme mentre sabato 30, alle 10:30, al Museo del Bergamotto di Reggio Calabria. Parteciperanno parlamentari, coordinatori provinciali, consiglieri regionali e comunali eletti del Movimento 5 stelle, i sindacati Cgil, Uil, Usb e Gilda, il Partito Democratico e Sinistra Italiana nonché il nostro Roberto Fico nuovamente in Calabria per un altro tour da testimonial. Ormai sono diversi i fronti su cui non possiamo lasciare il Paese nelle mani delle destre al governo. Le battaglie sul salario minimo, sul dimensionamento scolastico o sull’autonomia differenziata devono essere combattute da più attori sociali e politici possibili. E’ necessario aprire il dibattito e confrontarsi mantenendo alta l’attenzione su questi ed altri temi».

«Il Movimento 5 stelle – prosegue l’esponente pentastellata – sulla lotta del salario minimo, durante il mese di settembre, è sceso nelle strade e nelle piazze di tutte e cinque le province calabresi grazie al lavoro dei coordinatori provinciali e degli attivisti raccogliendo firme a sostegno di una proposta di legge volta a introdurre una misura nata per contrastare il lavoro povero e per questo avversata dal governo Meloni che ne ha bloccato la discussione in Parlamento».

«Inoltre – conclude Anna Laura Orrico – proprio in questi giorni i consiglieri regionali del M5S stanno depositando in tutta Italia, compresa la Calabria, una mozione per il salario minimo che chiede di sostenerlo in Conferenza Stato-Regioni e in tutte le altre sedi opportune. Basta vite precarie».

Di seguito le specifiche e gli ospiti degli eventi:

Lamezia Terme, Chiostro di San Domenico – venerdì 29 Settembre ore 18.00

• Introduce e modera: Anna Laura Orrico

Interventi:

• Coordinatore provinciale Catanzaro, Luigi Stranieri, ed eletti M5S presenti;

• CGIL: Enzo Scalese, il segretario area vasta;

• UIL: Giorgia Scarpelli, Segreteria regionale;

• Gilda: Aldo Trapuzzano;

• USB: Antonio Jiritano, Dirigente USB;

• PD: Anna Pittelli (responsabile lavoro);

• Sinistra Italiana: Francesco Tallarico, membro del coordinamento regionale;

Conclusioni: Roberto Fico;

Reggio Calabria – sabato 30 Settembre ore 10.30

Museo Nazionale del Bergamotto – Via dei Filippini, 50, 89125 Reggio Calabria (RC)

• Introduce e modera: Anna Laura Orrico

Interventi:

• coordinatore provinciale Reggio Calabria, Giuseppe Fabio Auddino, ed eletti M5s presenti;

• CGIL: Gregorio Pititto, il segretario area metropolitana;

• UIL: Santo Biondo, segretario regionale;

• PD: Nicola Irto, segretario regionale;

• Sinistra italiana: Fernando Pignataro, coordinatore regionale;

• USB: Rocco Coluccio;

Conclusioni: Roberto Fico. (rcz)

Salario minimo, Tavernise (M5S) e Lo Schiavo (Misto) vogliono una legge regionale

I consiglieri regionali Davide Tavernise (Movimento cinque stelle) e Antonio Lo Schiavo (gruppo misto), hanno rilasciato una dichiarazione congiunta spiegando la volontà di una mozione per portare avanti l’iter di legge sul salario minimo perché è «Necessario dare dignità a migliaia di lavoratori e lavoratrici calabresi».

«Sono migliaia i lavoratori e le lavoratrici sfruttati e sottopagati nella nostra regione – scrivono i due – una piaga sociale che coinvolge soprattutto i giovani e le donne. Con la proposta nazionale sul Salario Minimo, proposta unitaria di una larga parte delle opposizioni progressiste, si intende dare dignità a queste persone, garantendo stipendi congrui, proporzionati alla quantità e qualità del lavoro per assicurare loro una esistenza libera».

«Necessaria – dicono Tavernise e Lo Schiavo – una presa di posizione ferma e determinata da parte di tutte le forze politiche, anche alle nostre latitudini, per affrontare questa problematica ed è in questa direzione che si inserisce la mozione che abbiamo presentato con la quale si impegna il presidente della Giunta regionale, Roberto Occhiuto, a sostenere in conferenza Stato-regioni e in tutte le sedi opportune, di concerto con le organizzazioni sindacali e le parti sociali, tutti gli atti e le misure che contribuiscano all’avanzamento dell’iter della proposta di legge n° 1275, per un salario minimo orario per i lavoratori, sia pubblici che privati».

«La mozione si pone quale orizzonte d’intervento quello di valorizzare maggiormente la centralità della contrattazione collettiva nazionale e di stabilire un salario minimo legale in linea con gli standard europei – concludono Tavernise e Lo Schiavo – Si deve tenere in considerazione il fatto che ben 22 Paesi membri su 27 lo hanno approvato e in queste realtà si è assistito ad un considerevole aumento degli stipendi di chi veniva pagato di meno. Anche in Calabria sono troppi i lavoratori in condizioni di povertà lavorativa: a loro si deve assicurare una retribuzione dignitosa e congrua al fine di realizzare un mercato del lavoro inclusivo, in cui si possano ridurre le disparità compreso l’odioso divario salariale tra i generi». (rcz)

L’OPINIONE / Giusy Iemma: Rimanere uniti nel perseguire il salario minimo

di GIUSY IEMMA – In un’epoca in cui la tutela dei diritti dei lavoratori è fondamentale, è cruciale affrontare la questione del salario minimo con fermezza e determinazione.  Come ribadito con molta forza dal Partito Democratico, il salario minimo non può scendere al di sotto di 9 euro l’ora. Per questo motivo ho firmato la petizione online sul salario minimo promossa da PD, Movimento 5 Stelle, Verdi, SI e altri soggetti politici.

Questa soglia garantisce un livello minimo di retribuzione che consenta a ogni lavoratore di vivere con dignità.
Partire dal fatto che un salario al di sotto del minimo si traduce in sfruttamento è un dovere morale. Lo sfruttamento non è solo una violazione dei diritti umani fondamentali, ma mina anche alla base l’idea stessa di lavoro equo e dignitoso. Lavoratori sottopagati sono costretti a lottare per sopravvivere, creando un circolo vizioso di precarietà e povertà che rischia di favorire il malaffare. Quando i lavoratori sono costretti ad accettare retribuzioni inique per sbarcare il lunario, la porta è spalancata per forme di sfruttamento più insidiose.
La relazione tra sfruttamento, precarietà e povertà è ormai chiara e incontestabile.
E’ imperativo affrontare con decisione questo argomento, con politiche che mirino a eradicare l’ingiustizia, la miseria, l’oppressione, garantendo condizioni lavorative dignitose a tutti i cittadini.
La soglia di 9 euro l’ora non può essere abbassata nemmeno nelle negoziazioni contrattuali. Questo significa che nessun accordo o trattativa dovrebbe prevedere una retribuzione inferiore a tale livello. L’obiettivo è garantire una giusta retribuzione ovunque la contrattazione sia assente o distorta da pratiche illecite.
La lotta per un salario minimo dignitoso è una lotta per la giustizia e per la promozione di coesione sociale.  Con il salario minimo a 9 euro, il livello retributivo italiano diverrebbe uno dei più elevati della Ue: i lavoratori coinvolti sarebbero 2,9 milioni, con un aumento retributivo medio annuo di 1,073 euro.
Dunque, solo attraverso sforzi congiunti e politiche coraggiose possiamo sperare di realizzare un futuro in cui il lavoro sia davvero una fonte di realizzazione del lavoratore e crescita della comunità.
In questa sfida, non possiamo permetterci di esitare. Dobbiamo rimanere uniti nel perseguire un salario minimo di 9 euro all’ora, non solo per proteggere i diritti dei lavoratori di oggi, ma anche per costruire un domani più equo e umano per tutti. (gi)
[Giusy Iemma è vicesindaco di Catanzaro e presidente dell’Assemblea regionale del Partito Democratico]
 

Salario minimo, Confartigianato Calabria: Da contratti collettivi tutele migliori per lavoratori

Per Confartigianato la vera svolta per creare stabilità e lavoro è nei Contratti collettivi. Tra i pro e i contro sul salario minimo a 9 euro lordi a ora, Confartigianato Imprese Calabria ha rilanciato anche le recenti affermazioni del presidente nazionale Massimo Granelli, che si schiera con quanti temono che le nuove regole creino meno tutele per i lavoratori.

Il presidente regionale Roberto Matragrano e il segretario regionale Silvano Barbalace, ritengono infatti che «il salario minimo invece di incentivare il lavoro lo impoverisca».

Per Confartigianato «il salario minimo fissato per legge in maniera uguale per tutti è una proposta semplicistica che non solo non risolverebbe il problema del lavoro povero, ma lo aggraverebbe. Si tratta di una proposta che tende a disintermediare le relazioni industriali, partendo dal presupposto, sbagliato, che la legge può fare meglio della contrattazione collettiva e delle Parti sociali».

«Si tratta di una proposta – ha dichiarato il Presidente nazionale di Confartigianato Granelli – che mette sullo stesso piano i contratti pirata con i contratti di qualità, ignorando che nel nostro Paese il contenuto protettivo dei contratti collettivi di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative è fra i migliori del mondo. Infatti, prevede già condizioni e strumenti per sostenere i redditi e migliorare la produttività e offre tutele collettive e sistemi di welfare integrativi. Un patrimonio che in questa fase difficile sta offrendo un utile supporto ai lavoratori ed alle imprese, soprattutto nei territori dove il welfare pubblico è carente».

«Il salario minimo imposto dalla legge – si legge ancora nella nota di Confartigianato – avrebbe come inevitabile conseguenza la fuga dalla contrattazione collettiva da parte delle imprese, con effetti negativi sia sulle tutele che sullo stesso livello dei salari. Inoltre, porrebbe inevitabilmente il tema della sua indicizzazione, evocando l’inizio di una nuova scala mobile. Davvero l’Italia ha bisogno della nazionalizzazione delle relazioni industriali?».

«Nell’artigianato e nelle piccole imprese – conclude la nota di Confartigianato Calabria – la contrattazione collettiva definita dalle Organizzazioni più rappresentative, come la Confartigianato, oltre a determinare salari rispettosi dell’art. 36 della Costituzione per come dimostrato anche da recentissimi studi,  è anche lo strumento che ha consentito di individuare soluzioni su misura per le esigenze organizzative e di flessibilità di imprese appartenenti a settori e con mercati spesso estremamente diversi fra di loro, assicurando, nel contempo, importanti tutele collettive ai lavoratori, anche attraverso il proprio consolidato sistema di bilateralità». (rcz)

IL PROGETTO INPS DEDICATO AGLI ULTIMI
SALARIO MINIMO E L’AIUTO AI PIÙ DEBOLI

di SANTO STRATI – È un progetto partito nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia: l’INPS, guidata dal calabrese Pasquale Tridico si è data l’obiettivo di occuparsi di chi ha più bisogno, i cosiddetti “ultimi”, generalmente dimenticati, ma soprattutto trascurati. Ovvero, quelli che, per tante ragioni, non sanno nemmeno di poter contare sulle prestazioni e i servizi che l’Istituto di Previdenza è in grado di offrire loro. È un bellissimo progetto, diciamolo subito, perché se nell’immaginario collettivo l’INPS è quello che paga le pensioni e trattiene i contributi dallo stipendio, in realtà pochi sanno delle finalità sociali dell’Istituto. Che, ovviamente, si regge dalla raccolta dei contributi previsti dalla legge dovuti dal datore di lavoro (a fini di previdenza e assistenza) e in piccola parte dal lavoratore, ma eroga servizi che sono essenziali per il welfare dei cittadini. Dalle pensioni di qualunque genere (lavoro, vecchiaia, invalidità, etc) fino al reddito di cittadinanza e al sostegno al reddito a chi ne ha bisogno.

Paradossalmente, sono proprio gli “ultimi”, quelli che hanno più bisogno, che, in passato, non solo non accedevano ai servizi INPS, ma soprattutto non erano nemmeno a conoscenza delle opportunità di sostegno ad essi riservate.

Il progetto, che si chiama “INPS per tutti” è stato avviato tre anni fa, coinvolgendo le molte realtà del Terzo settore che già operano con grande impegno e dedizione a favore delle persone più svantaggiate e, naturalmente, le diocesi. La Chiesa, da sempre, svolge un’intensa opera di carità e assistenza e diventa uno strumento essenziale di collegamento con i servizi che possono essere offerti ai bisognosi dall’Istituto di Previdenza.

L’iniziativa è partita dalle grandi città, dove maggiore è la presenza di senzatetto e di persone bisognose di aiuto e assistenza (Roma, Milano, Torino, Bologna e al Sud a Napoli, Bari e Palermo), ma il progetto prevede di estendere a tutto il Paese questo servizio di assistenza. Per fare un esempio, a Roma, alcuni funzionari Inps sono andati con i computer portatili a incontrare nelle comunità persone bisognose, controllando in tempo reale se avessero diritto a qualche prestazione. In buona sostanza, non è il cittadino (fragile e bisognoso) che va a cercare aiuto all’Inps, ma è l’Istituto che cerca di individuare chi è in una condizione di disagio per offrirgli assistenza e servizi: ci sono pensionati con cifre mensili ridicole che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena e molti che hanno perso il lavoro e non sanno come mandare avanti la famiglia. In questo campo, utile si è rivelata la collaborazione con i Patronati e anche i CAF che hanno un quadro abbastanza preciso di situazioni di indigenza dovute a disoccupazione, perdita di lavoro, pensione sociale troppo bassa.

Il progetto “Inps per tutti” è stato avviato anche in Calabria già da due anni a Cosenza (ci fu un incontro con tutti i Vescovi del Cosentino a Lorica per coinvolgere le diocesi) e sta dando buoni risultati anche nella Città Metropolitana di Reggio e presto coinvolgerà anche le altre sedi provinciali. A dimostrazione che la sede calabrese dell’Istituto, diretta da Pino Greco, ha colto con grande entusiasmo e spirito di collaborazione il progetto per fornire assistenza a quanti si trovano in stato di assoluta povertà, senzatetto, senza dimora (quanti – separati – sono costretti a dormire in una macchina?), ma anche a quei cittadini che vivono in territori lontani dalle sedi Inps di competenza: l’obiettivo, come già detto, è quello di raggiungere gli utenti, non farsi raggiungere, contattare chi ha bisogno, non aspettare di ricevere richieste d’aiuto. Intervenire preliminarmente, quando è possibile, al fine di alleviare disagi e risolvere, compatibilmente con gli indirizzi che si è dato in questo campo l’Istituto, i problemi delle fasce più deboli della popolazione. È una scelta maturata con l’introduzione del reddito di cittadinanza che dal 2019 è risultato uno strumento efficace di contrasto alla povertà, anche se andrebbero completamente riviste le sue caratteristiche che hanno favorito soprusi e godimenti non dovuti, a sfavore di chi, invece, ha veramente bisogno di un sostegno contro il carovita.

Incontro a SOverato con Pasquale Tridico

Quando venne introdotto il reddito di cittadinanza, c’erano schedati tre milioni e mezzo di disoccupati e pensionati che hanno potuto usufruire del sostegno finanziario previsto, ma emerse l’altra realtà, quella dei cosiddetti “sconosciuti totali” di cui l’Istituto ignora l’esistenza. È stata una scelta meritoria, di grande coraggio, quella di occuparsi di questa fascia anonima di popolazione: centinaia, migliaia di disperati, ai quali non si può e deve negare il diritto a una vita decorosa.

Accanto a questa iniziativa di cui poco si è scritto e che pochi conoscono, c’è da mettere in evidenza l’obiettivo del salario minimo, utilizzando la direttiva europea che indica la soglia sotto la quale emerge una situazione di precarietà, anzi, chiamiamola col suo vero nome, povertà. E tra la pandemia, l’inflazione galoppante dovuta alla crisi Ucraina e all’inutile conflitto portato avanti dalla Russia, cresce continuamente il numero dei nuovi poveri, ovvero quelli che pur avendo un lavoro sono in difficoltà con le bollette, gli affitti, le spese generali e di sostentamento familiare. Una marea di persone alla quale occorrerà provvedere con iniziative che non possono esaurirsi con l’introduzione del salario minimo. Tra l’altro, la direttiva europea lascia agli Stati membri di decidere come applicare la norma: sarà frutto di contrattazioni collettive, o di una norma di legge?

Secondo una valutazione dell’INPS, se il salario minimo fosse individuato in 9 euro (lordi) ne trarrebbero vantaggio quattro milioni e mezzo di lavoratori, oggi sottopagati o, peggio, sfruttati da imprenditori non degni di questa qualifica. Sarà uno dei temi che affronteremo oggi nell’incontro pubblico di Soverato promosso dall’Associazione Calabrolombarda presieduta da Salvatore Tolomeo con la partecipazione del Comune. Il presidente Tridico, calabrese doc (è cosentino di Scala Coeli) risponderà alla “Calabria che domanda”. (s)

PROMESSE MANCATE E CRITICITÀ COSTANTI
I CALABRESI SONO STANCHI DELLA POLITICA

di FRANCESCO RAO – La mediocrità ci ha condotto alla peggiore delle condizioni, incidendo contemporaneamente sulle sorti delle generazioni passate, presenti e future. La campagna elettorale per le Elezioni Politiche è partita da mesi, anzi non si è mai fermata durante gli ultimi 30 anni.

Oggi leggevo alcune “illibate” constatazioni, colorate da autorevoli pareri e pregevoli giudizi, dispensati soprattutto sui social, luogo nel quale non si diffonde informazione ma si alimenta confusione. Gli estensori delle riflessioni, in piena libertà, oltre a commentare le proposte lanciate a caldo da Silvio Berlusconi, ossia 1000 euro al mese per le pensioni e un milione di alberi l’anno, non hanno perso tempo per tentare di individuare i colpevoli della fine dell’era Draghi. 

Non entro nel merito. Ognuno durante questa coda di Campagna Elettorale proporrà ciò che meglio crede, costruendo su argomentazioni e proposte quel rapporto di fiducia utile a raccogliere il consenso, indispensabile ad eleggere i componenti del futuro Parlamento, presumibilmente più instabile di quelli precedenti. Quest’ultima è una mia convinzione, lungi dal volerla far passare come una verità. Il prossimo 25 settembre, come diceva il grande Totò, sarà la somma a fare il totale e potremo immediatamente comprendere quali nuovi equilibri politici verranno generati.  

Rimanendo in tema di partiti, mi chiedo, al cospetto di una sinistra ormai polverizzata, incapace di risolvere quanto portato a strascico durante gli ultimi 27 anni, nei quali i lavoratori LSU/LPU – nati durante il Governo Prodi grazie al famoso pacchetto Treu – sono stati costretti a vivere con una ”elemosina” di Stato, lavorando senza contributi e attaccati di anno in anno alle speranze di un rinnovo contrattuale per poter continuare a vivere, svolgendo con il loro prezioso lavoro un supporto divenuto ormai indispensabile per gli Enti Locali, luogo nel quale ancora oggi di concorsi pubblici per porre fine alle carenze di personale e competenze non se ne parla, il problema continua ad essere Silvio Berlusconi e le sue proposte?

La domanda sorge spontanea: quale programma verrà proposto in alternativa da chi non si preoccupa più dei lavoratori una volta chiamati salariati? Sarà considerata la priorità dell’agenda approvata dal Governo dimissionario e consegnata all’Europa per ottenere i fondi del PNRR oppure si scriveranno altre nuove ed affascinanti promesse destinate ad alimentare prima aspettative e poi ulteriori delusioni? Inoltre, a causa delle mancate sicurezze contrattuali e reddituali, quanto è cresciuta la povertà educativa nel nostro Sud e quanti opportunità sono state negate a tantissimi giovani, seppur meritevoli ma impossibilitati a studiare perché con 500 euro bisognava scegliere ogni giorno come destinare anche un solo euro?

Siccome ultimante è sorto il desiderio di promuovere il salario minimo, vogliamo per favore verificare l’importo mensile, versato attualmente ad una Persona con invalidità civile? Poi, siamo certi che le aziende con più di 15 dipendenti siano disposte ad assumere persone iscritte al collocamento mirato, secondo quanto previsto dalla Legge 68/99, oppure siano più propensi a pagare l’eventuale sanzione, importo di gran lunga inferiore alle 13 mensilità e continuare ad assumere persone normodotate?

Sarei anche curioso di sapere se tra tutti i Ministri dei Trasporti della Repubblica, susseguitesi durante gli ultimi 30 anni, fosse mai balenata l’idea a qualcuno di loro di superare il limite arrecato da una galleria nel territorio della provincia di Cosenza ai convogli ferroviari impegnati a trasportare i container provenienti dal Porto di Gioia Tauro. Forse era necessario, ancora una volta, alimentare il divario Nord-Sud per salvaguardare qualche Porti del Centro-Nord e bloccare lo sviluppo del Meridione, attraverso l’implementazione dello stesso Porto di Gioia Tauro e della ZES?

Berlusconi potrà anche essere poco gradito per il Popolo del Centro-Sinistra. Ma vorrei chiedere a quanti ancora oggi riportano intolleranza nei confronti dell’ex Presidente del Consiglio: i governi afferenti al Centro-Sinistra sarebbe riuscito a realizzare l’attuale Autostrada A2, seppur ancora soggetta a mille problematiche ma destinata a diventare l’Autostrada più evoluta d’Europa grazie al progetto “Smart Road” promosso da Anas? Conosco la risposta, ma avrei il piacere di conoscere anche le altre risposte in merito. 

Tra il 2007 e il 2020 circa, quali schieramenti politici hanno scelto di non inviare finanziamenti al Sud, adducendo tra le tante scuse divenute nel tempo fuffa elettorale e pretesto predicato nei vari talk televisivi per screditare il Meridione ed i meridionali onesti? La criminalità organizzata non esiste soltanto nel Meridione. Esiste ovunque. Perché quando il Dr. Nicola Gratteri poteva essere nominato Ministro della Giustizia nessuno si è indignato a fronte del risultato poi reiterato con la mancata elezione a Procuratore Nazionale Antimafia? Bisogna scegliere da che parte stare. Se c’è un problema occorrono mezzi e professionalità per contrastarli in modo radicale, altrimenti il risultato sarà riconducibile ai contenuti del Gattopardo. 

Per quanto riguarda le politiche economiche, alla mancata crescita, dovuta alla crisi economica mondiale del 2008, sappiamo benissimo cosa affermava Keynes: “nei casi di crisi economica non bisogna chiudere i rubinetti per superare le difficoltà dettate dal momento ma occorre rispondere mediante la programmazione di opere pubbliche, capaci di generare il rilancio strutturale dell’economia”.

Anche in questo caso, la domanda è d’obbligo: noi siamo stati governati da scienziati, i quali, per sottrarre fondi alla criminalità hanno mantenuto da una parte alta la guardia con Forze dell’Ordine e Magistratura costretti a segnare il passo perché impossibilitati ad agire per mancanza di strumenti e per penuria di leggi capaci di alimentare la certezza della pena che caratterizza l’azione repressiva e  dall’altra parte, come documentato dai dati SVIMEZ, gli investimenti crollavano anno dopo anno, consentendo alla criminalità di far crescere i loro affari mentre gli Italiani diventavano giorno dopo giorno più poveri contribuendo a rendere quella parte d’Italia da potenziale trattore a rimorchio sgangherato.

Per motivi di spazio sarò costretto a saltare molti temi e mi dispiace, anche perché mi sarebbe piaciuto parlare delle numerose opere incompiute e dei relativi tempi necessari in Italia per realizzare un’opera strategica per il territorio. Evitiamo. A buon intenditore poche parole bastano. 

Vogliamo parlare della Scuola? Con massimo rispetto per quanti svolgono uno tra i lavori più belli al mondo, credendoci e spendendosi ogni giorno, siamo certi di offrire ai nostri ragazzi quelle competenze richieste da un mondo del lavoro fortemente evoluto? Non dite subito si. Ricordate cosa dice in merito l’OCSE e L’INVALSI ogni anno. Intanto, oggi apprendiamo la percentuale dei diplomati con il massimo dei voti all’ultimo esame di maturità. Per carità, mi fa piacere. A ciò si aggiunge una curiosità: come mai alle prove INVALSI siamo indietro ed alla maturità saltiamo in avanti? Questo argomento, entrerà nell’agenda della Campagna Elettorale in corso oppure ripareremo il tutto aprendo nuovamente le finestre di Palazzo Chigi per informare i nostri giovani che non sarà più necessaria la meritocrazia per realizzarsi, tanto il Reddito di Cittadinanza colmerà il vuoto occupazionale e consentirà una mensilità per sopravvivere?

Ed allora, se questa dovesse essere la scelta, vorrei sperare nell’arrivo di migliaia di Persone extracomunitarie, pronte ad abbandonare il lavoro svolto nel comparto agricolo, sempre più sottopagato e spesso gestito dal caporalato, salutando con piacere l’inserimento degli stessi nel settore della ristorazione e dell’hotellerie quali camerieri, baristi, pizzaioli. Vorrei sperare che moltissimi giovani, grazie al loro lavoro, ai loro sacrifici, alla loro autostima, possano studiare e realizzarsi quale classe dirigente di un’Italia intenta a credere a quanti vivono per promettere, senza rendersi conto di quanti danni hanno arrecato e arrecheranno.  

Ridotto il numero dei Parlamentari, ci sarà un giorno la lungimiranza politica per rimettere in discussione anche il Sistema Sanitario Nazionale, il quale non può essere governato a livello regionale ma dovrà essere ripensato come modello nazionale, teso a garantire agli ammalati di Reggio Calabria e di Cuneo identiche cure, identici luoghi di cura ed identici percorsi di medicina preventiva proiettando anche la straordinaria professionalità dei nostri medici in una sfera molto più ampia nella quale le uniche emergenze dovranno essere quelle afferenti alle cure verso i pazienti e non riconducibili al governo della sanità.

Volutamente non tocco il tasto delle Ferrovie, con annesso il sistema Alta Velocità. Vi chiedo però: quanti treni collegano Roma Termini con Milano e quanti treni collegano Roma Termini con Reggio Calabria ogni giorno?

Per fare meno male all’Italia ed ai nostri figli, dovremmo riflettere un po’ di più sull’importante fase nella quale ci troviamo. Invece di continuare ad essere parte di un gioco al massacro, spesso consumato sui social, dovremmo essere molto più propositivi e iniziare a pretendere il meglio, non il peggio.

Ci sono tanti argomenti sui quali confrontarci, vi sono anche numerosissimi vincoli di legge da rispettare, spesso non conosciuti da quanti pensano di avere la soluzione giusta ma anziché sedere in uno dei tavoli di governo si interloquisce dalla propria poltrona. Il nuovo inizio è possibile, dovrebbe essere incentrato sulla qualità, sull’affidabilità e sulla concretezza. Il compromesso a ribasso ci ha portato all’attuale crisi di valore, all’apatia e ad una crescente forma di astensionismo.

In questo clima, gli unici a perdere saremo noi, semplici Cittadini, innamorati della nostra terra. Ecco perché sarà importante comprendere molto di più gli argomenti sui quali si andrà a confrontarsi, evitare di essere eccessivamente focosi nelle discussioni e ascoltare tutti gli interlocutori impegnati nel dibattito. Forse è questa la sfida che dovremmo saper cogliere per eleggere un Parlamento capace di lavorare sulle criticità del Paese e non sulla tenuta degli accordi interni ai singoli partiti. Sarà difficile alzare il livello? Vedremo. (fr)

(Francesco Rao è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi Calabria)