IL PROGETTO INPS DEDICATO AGLI ULTIMI
SALARIO MINIMO E L’AIUTO AI PIÙ DEBOLI

di SANTO STRATI – È un progetto partito nel 2019, prima che scoppiasse la pandemia: l’INPS, guidata dal calabrese Pasquale Tridico si è data l’obiettivo di occuparsi di chi ha più bisogno, i cosiddetti “ultimi”, generalmente dimenticati, ma soprattutto trascurati. Ovvero, quelli che, per tante ragioni, non sanno nemmeno di poter contare sulle prestazioni e i servizi che l’Istituto di Previdenza è in grado di offrire loro. È un bellissimo progetto, diciamolo subito, perché se nell’immaginario collettivo l’INPS è quello che paga le pensioni e trattiene i contributi dallo stipendio, in realtà pochi sanno delle finalità sociali dell’Istituto. Che, ovviamente, si regge dalla raccolta dei contributi previsti dalla legge dovuti dal datore di lavoro (a fini di previdenza e assistenza) e in piccola parte dal lavoratore, ma eroga servizi che sono essenziali per il welfare dei cittadini. Dalle pensioni di qualunque genere (lavoro, vecchiaia, invalidità, etc) fino al reddito di cittadinanza e al sostegno al reddito a chi ne ha bisogno.

Paradossalmente, sono proprio gli “ultimi”, quelli che hanno più bisogno, che, in passato, non solo non accedevano ai servizi INPS, ma soprattutto non erano nemmeno a conoscenza delle opportunità di sostegno ad essi riservate.

Il progetto, che si chiama “INPS per tutti” è stato avviato tre anni fa, coinvolgendo le molte realtà del Terzo settore che già operano con grande impegno e dedizione a favore delle persone più svantaggiate e, naturalmente, le diocesi. La Chiesa, da sempre, svolge un’intensa opera di carità e assistenza e diventa uno strumento essenziale di collegamento con i servizi che possono essere offerti ai bisognosi dall’Istituto di Previdenza.

L’iniziativa è partita dalle grandi città, dove maggiore è la presenza di senzatetto e di persone bisognose di aiuto e assistenza (Roma, Milano, Torino, Bologna e al Sud a Napoli, Bari e Palermo), ma il progetto prevede di estendere a tutto il Paese questo servizio di assistenza. Per fare un esempio, a Roma, alcuni funzionari Inps sono andati con i computer portatili a incontrare nelle comunità persone bisognose, controllando in tempo reale se avessero diritto a qualche prestazione. In buona sostanza, non è il cittadino (fragile e bisognoso) che va a cercare aiuto all’Inps, ma è l’Istituto che cerca di individuare chi è in una condizione di disagio per offrirgli assistenza e servizi: ci sono pensionati con cifre mensili ridicole che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena e molti che hanno perso il lavoro e non sanno come mandare avanti la famiglia. In questo campo, utile si è rivelata la collaborazione con i Patronati e anche i CAF che hanno un quadro abbastanza preciso di situazioni di indigenza dovute a disoccupazione, perdita di lavoro, pensione sociale troppo bassa.

Il progetto “Inps per tutti” è stato avviato anche in Calabria già da due anni a Cosenza (ci fu un incontro con tutti i Vescovi del Cosentino a Lorica per coinvolgere le diocesi) e sta dando buoni risultati anche nella Città Metropolitana di Reggio e presto coinvolgerà anche le altre sedi provinciali. A dimostrazione che la sede calabrese dell’Istituto, diretta da Pino Greco, ha colto con grande entusiasmo e spirito di collaborazione il progetto per fornire assistenza a quanti si trovano in stato di assoluta povertà, senzatetto, senza dimora (quanti – separati – sono costretti a dormire in una macchina?), ma anche a quei cittadini che vivono in territori lontani dalle sedi Inps di competenza: l’obiettivo, come già detto, è quello di raggiungere gli utenti, non farsi raggiungere, contattare chi ha bisogno, non aspettare di ricevere richieste d’aiuto. Intervenire preliminarmente, quando è possibile, al fine di alleviare disagi e risolvere, compatibilmente con gli indirizzi che si è dato in questo campo l’Istituto, i problemi delle fasce più deboli della popolazione. È una scelta maturata con l’introduzione del reddito di cittadinanza che dal 2019 è risultato uno strumento efficace di contrasto alla povertà, anche se andrebbero completamente riviste le sue caratteristiche che hanno favorito soprusi e godimenti non dovuti, a sfavore di chi, invece, ha veramente bisogno di un sostegno contro il carovita.

Incontro a SOverato con Pasquale Tridico

Quando venne introdotto il reddito di cittadinanza, c’erano schedati tre milioni e mezzo di disoccupati e pensionati che hanno potuto usufruire del sostegno finanziario previsto, ma emerse l’altra realtà, quella dei cosiddetti “sconosciuti totali” di cui l’Istituto ignora l’esistenza. È stata una scelta meritoria, di grande coraggio, quella di occuparsi di questa fascia anonima di popolazione: centinaia, migliaia di disperati, ai quali non si può e deve negare il diritto a una vita decorosa.

Accanto a questa iniziativa di cui poco si è scritto e che pochi conoscono, c’è da mettere in evidenza l’obiettivo del salario minimo, utilizzando la direttiva europea che indica la soglia sotto la quale emerge una situazione di precarietà, anzi, chiamiamola col suo vero nome, povertà. E tra la pandemia, l’inflazione galoppante dovuta alla crisi Ucraina e all’inutile conflitto portato avanti dalla Russia, cresce continuamente il numero dei nuovi poveri, ovvero quelli che pur avendo un lavoro sono in difficoltà con le bollette, gli affitti, le spese generali e di sostentamento familiare. Una marea di persone alla quale occorrerà provvedere con iniziative che non possono esaurirsi con l’introduzione del salario minimo. Tra l’altro, la direttiva europea lascia agli Stati membri di decidere come applicare la norma: sarà frutto di contrattazioni collettive, o di una norma di legge?

Secondo una valutazione dell’INPS, se il salario minimo fosse individuato in 9 euro (lordi) ne trarrebbero vantaggio quattro milioni e mezzo di lavoratori, oggi sottopagati o, peggio, sfruttati da imprenditori non degni di questa qualifica. Sarà uno dei temi che affronteremo oggi nell’incontro pubblico di Soverato promosso dall’Associazione Calabrolombarda presieduta da Salvatore Tolomeo con la partecipazione del Comune. Il presidente Tridico, calabrese doc (è cosentino di Scala Coeli) risponderà alla “Calabria che domanda”. (s)

PROMESSE MANCATE E CRITICITÀ COSTANTI
I CALABRESI SONO STANCHI DELLA POLITICA

di FRANCESCO RAOLa mediocrità ci ha condotto alla peggiore delle condizioni, incidendo contemporaneamente sulle sorti delle generazioni passate, presenti e future. La campagna elettorale per le Elezioni Politiche è partita da mesi, anzi non si è mai fermata durante gli ultimi 30 anni.

Oggi leggevo alcune “illibate” constatazioni, colorate da autorevoli pareri e pregevoli giudizi, dispensati soprattutto sui social, luogo nel quale non si diffonde informazione ma si alimenta confusione. Gli estensori delle riflessioni, in piena libertà, oltre a commentare le proposte lanciate a caldo da Silvio Berlusconi, ossia 1000 euro al mese per le pensioni e un milione di alberi l’anno, non hanno perso tempo per tentare di individuare i colpevoli della fine dell’era Draghi. 

Non entro nel merito. Ognuno durante questa coda di Campagna Elettorale proporrà ciò che meglio crede, costruendo su argomentazioni e proposte quel rapporto di fiducia utile a raccogliere il consenso, indispensabile ad eleggere i componenti del futuro Parlamento, presumibilmente più instabile di quelli precedenti. Quest’ultima è una mia convinzione, lungi dal volerla far passare come una verità. Il prossimo 25 settembre, come diceva il grande Totò, sarà la somma a fare il totale e potremo immediatamente comprendere quali nuovi equilibri politici verranno generati.  

Rimanendo in tema di partiti, mi chiedo, al cospetto di una sinistra ormai polverizzata, incapace di risolvere quanto portato a strascico durante gli ultimi 27 anni, nei quali i lavoratori LSU/LPU – nati durante il Governo Prodi grazie al famoso pacchetto Treu – sono stati costretti a vivere con una ”elemosina” di Stato, lavorando senza contributi e attaccati di anno in anno alle speranze di un rinnovo contrattuale per poter continuare a vivere, svolgendo con il loro prezioso lavoro un supporto divenuto ormai indispensabile per gli Enti Locali, luogo nel quale ancora oggi di concorsi pubblici per porre fine alle carenze di personale e competenze non se ne parla, il problema continua ad essere Silvio Berlusconi e le sue proposte?

La domanda sorge spontanea: quale programma verrà proposto in alternativa da chi non si preoccupa più dei lavoratori una volta chiamati salariati? Sarà considerata la priorità dell’agenda approvata dal Governo dimissionario e consegnata all’Europa per ottenere i fondi del PNRR oppure si scriveranno altre nuove ed affascinanti promesse destinate ad alimentare prima aspettative e poi ulteriori delusioni? Inoltre, a causa delle mancate sicurezze contrattuali e reddituali, quanto è cresciuta la povertà educativa nel nostro Sud e quanti opportunità sono state negate a tantissimi giovani, seppur meritevoli ma impossibilitati a studiare perché con 500 euro bisognava scegliere ogni giorno come destinare anche un solo euro?

Siccome ultimante è sorto il desiderio di promuovere il salario minimo, vogliamo per favore verificare l’importo mensile, versato attualmente ad una Persona con invalidità civile? Poi, siamo certi che le aziende con più di 15 dipendenti siano disposte ad assumere persone iscritte al collocamento mirato, secondo quanto previsto dalla Legge 68/99, oppure siano più propensi a pagare l’eventuale sanzione, importo di gran lunga inferiore alle 13 mensilità e continuare ad assumere persone normodotate?

Sarei anche curioso di sapere se tra tutti i Ministri dei Trasporti della Repubblica, susseguitesi durante gli ultimi 30 anni, fosse mai balenata l’idea a qualcuno di loro di superare il limite arrecato da una galleria nel territorio della provincia di Cosenza ai convogli ferroviari impegnati a trasportare i container provenienti dal Porto di Gioia Tauro. Forse era necessario, ancora una volta, alimentare il divario Nord-Sud per salvaguardare qualche Porti del Centro-Nord e bloccare lo sviluppo del Meridione, attraverso l’implementazione dello stesso Porto di Gioia Tauro e della ZES?

Berlusconi potrà anche essere poco gradito per il Popolo del Centro-Sinistra. Ma vorrei chiedere a quanti ancora oggi riportano intolleranza nei confronti dell’ex Presidente del Consiglio: i governi afferenti al Centro-Sinistra sarebbe riuscito a realizzare l’attuale Autostrada A2, seppur ancora soggetta a mille problematiche ma destinata a diventare l’Autostrada più evoluta d’Europa grazie al progetto “Smart Road” promosso da Anas? Conosco la risposta, ma avrei il piacere di conoscere anche le altre risposte in merito. 

Tra il 2007 e il 2020 circa, quali schieramenti politici hanno scelto di non inviare finanziamenti al Sud, adducendo tra le tante scuse divenute nel tempo fuffa elettorale e pretesto predicato nei vari talk televisivi per screditare il Meridione ed i meridionali onesti? La criminalità organizzata non esiste soltanto nel Meridione. Esiste ovunque. Perché quando il Dr. Nicola Gratteri poteva essere nominato Ministro della Giustizia nessuno si è indignato a fronte del risultato poi reiterato con la mancata elezione a Procuratore Nazionale Antimafia? Bisogna scegliere da che parte stare. Se c’è un problema occorrono mezzi e professionalità per contrastarli in modo radicale, altrimenti il risultato sarà riconducibile ai contenuti del Gattopardo. 

Per quanto riguarda le politiche economiche, alla mancata crescita, dovuta alla crisi economica mondiale del 2008, sappiamo benissimo cosa affermava Keynes: “nei casi di crisi economica non bisogna chiudere i rubinetti per superare le difficoltà dettate dal momento ma occorre rispondere mediante la programmazione di opere pubbliche, capaci di generare il rilancio strutturale dell’economia”.

Anche in questo caso, la domanda è d’obbligo: noi siamo stati governati da scienziati, i quali, per sottrarre fondi alla criminalità hanno mantenuto da una parte alta la guardia con Forze dell’Ordine e Magistratura costretti a segnare il passo perché impossibilitati ad agire per mancanza di strumenti e per penuria di leggi capaci di alimentare la certezza della pena che caratterizza l’azione repressiva e  dall’altra parte, come documentato dai dati SVIMEZ, gli investimenti crollavano anno dopo anno, consentendo alla criminalità di far crescere i loro affari mentre gli Italiani diventavano giorno dopo giorno più poveri contribuendo a rendere quella parte d’Italia da potenziale trattore a rimorchio sgangherato.

Per motivi di spazio sarò costretto a saltare molti temi e mi dispiace, anche perché mi sarebbe piaciuto parlare delle numerose opere incompiute e dei relativi tempi necessari in Italia per realizzare un’opera strategica per il territorio. Evitiamo. A buon intenditore poche parole bastano. 

Vogliamo parlare della Scuola? Con massimo rispetto per quanti svolgono uno tra i lavori più belli al mondo, credendoci e spendendosi ogni giorno, siamo certi di offrire ai nostri ragazzi quelle competenze richieste da un mondo del lavoro fortemente evoluto? Non dite subito si. Ricordate cosa dice in merito l’OCSE e L’INVALSI ogni anno. Intanto, oggi apprendiamo la percentuale dei diplomati con il massimo dei voti all’ultimo esame di maturità. Per carità, mi fa piacere. A ciò si aggiunge una curiosità: come mai alle prove INVALSI siamo indietro ed alla maturità saltiamo in avanti? Questo argomento, entrerà nell’agenda della Campagna Elettorale in corso oppure ripareremo il tutto aprendo nuovamente le finestre di Palazzo Chigi per informare i nostri giovani che non sarà più necessaria la meritocrazia per realizzarsi, tanto il Reddito di Cittadinanza colmerà il vuoto occupazionale e consentirà una mensilità per sopravvivere?

Ed allora, se questa dovesse essere la scelta, vorrei sperare nell’arrivo di migliaia di Persone extracomunitarie, pronte ad abbandonare il lavoro svolto nel comparto agricolo, sempre più sottopagato e spesso gestito dal caporalato, salutando con piacere l’inserimento degli stessi nel settore della ristorazione e dell’hotellerie quali camerieri, baristi, pizzaioli. Vorrei sperare che moltissimi giovani, grazie al loro lavoro, ai loro sacrifici, alla loro autostima, possano studiare e realizzarsi quale classe dirigente di un’Italia intenta a credere a quanti vivono per promettere, senza rendersi conto di quanti danni hanno arrecato e arrecheranno.  

Ridotto il numero dei Parlamentari, ci sarà un giorno la lungimiranza politica per rimettere in discussione anche il Sistema Sanitario Nazionale, il quale non può essere governato a livello regionale ma dovrà essere ripensato come modello nazionale, teso a garantire agli ammalati di Reggio Calabria e di Cuneo identiche cure, identici luoghi di cura ed identici percorsi di medicina preventiva proiettando anche la straordinaria professionalità dei nostri medici in una sfera molto più ampia nella quale le uniche emergenze dovranno essere quelle afferenti alle cure verso i pazienti e non riconducibili al governo della sanità.

Volutamente non tocco il tasto delle Ferrovie, con annesso il sistema Alta Velocità. Vi chiedo però: quanti treni collegano Roma Termini con Milano e quanti treni collegano Roma Termini con Reggio Calabria ogni giorno?

Per fare meno male all’Italia ed ai nostri figli, dovremmo riflettere un po’ di più sull’importante fase nella quale ci troviamo. Invece di continuare ad essere parte di un gioco al massacro, spesso consumato sui social, dovremmo essere molto più propositivi e iniziare a pretendere il meglio, non il peggio.

Ci sono tanti argomenti sui quali confrontarci, vi sono anche numerosissimi vincoli di legge da rispettare, spesso non conosciuti da quanti pensano di avere la soluzione giusta ma anziché sedere in uno dei tavoli di governo si interloquisce dalla propria poltrona. Il nuovo inizio è possibile, dovrebbe essere incentrato sulla qualità, sull’affidabilità e sulla concretezza. Il compromesso a ribasso ci ha portato all’attuale crisi di valore, all’apatia e ad una crescente forma di astensionismo.

In questo clima, gli unici a perdere saremo noi, semplici Cittadini, innamorati della nostra terra. Ecco perché sarà importante comprendere molto di più gli argomenti sui quali si andrà a confrontarsi, evitare di essere eccessivamente focosi nelle discussioni e ascoltare tutti gli interlocutori impegnati nel dibattito. Forse è questa la sfida che dovremmo saper cogliere per eleggere un Parlamento capace di lavorare sulle criticità del Paese e non sulla tenuta degli accordi interni ai singoli partiti. Sarà difficile alzare il livello? Vedremo. (fr)

(Francesco Rao è presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi Calabria)