LA CALABRIA HA UN CUORE E QUESTO BATTE
A SAN LUCA NEL NOME DI CORRADO ALVARO

«San Luca torna finalmente a essere la patria di Corrado Alvaro e null’altro. Un punto di riferimento fermo, da dove originano importanti stagioni di pensiero». Così la scrittrice calabrese, Giusy Staropoli Calafati, sulla sua pagina Facebook, riferendosi alla piccola cittadina aspromontana che diede i natali a uno de più grandi scrittori italiani ed europei del ‘900. 

Giusy Staropoli, racconta, come fosse una pagina di diario, il suo primo viaggio a San Luca. Una narrazione intensa in cui viene sviscerato l’amore per la Calabria che, nel paese di Alvaro, secondo la scrittrice vibonese, trova il suo completamento. Il sindaco Bruno Bartolo e la sua amministrazione, rimangono rapiti dalle parole usate dalla scrittrice nei confronti della città alvariana. 

Se la Calabria ha un cuore questo batte a San Luca. Qui nacque Corrado Alvaro.

L’amministrazione, guidata da Bruno Bartolo,  infatti, già a lavoro per ridare un volto nuovo alla città, spesso sfregiata da stereotipi e pregiudizi, fa propria la frase di Giusy Staropoli Calafati, inserendola nella cartellonistica che da qualche giorno campeggia all’ingresso del paese. Scommettere su Alvaro, significa credere in una rinascita collettiva, culturale e di pensiero, possibile. San Luca vuole giocarsi tutto. E scommette su sé stessa.

Giusy Staropoli Calafati, pioniera della letteratura calabrese, impegnata da anni nella diffusione del pensiero e delle opere dei più grandi autori del ‘900, promotrice del Manifesto per lo studio nella scuola italiana degli autori calabresi, da Corrado Alvaro a Saverio Strati, rappresenta per la Calabria un punto di riferimento importante, centrale, per la ricoperta identitaria attraverso il pensiero, la poetica e le opere dei più importanti geni letterari calabresi. 

Attraverso la frase della Staropoli, Corrado Alvaro torna, dunque, a San Luca, con la consapevolezza della sua gente, come pensiero, idea, progetto, identità. E se serviva un punto preciso da cui ripartire, finalmente, crediamo sia stato trovato. 

«Alvaro deve tornare sui banchi di scuola – dice Giusy Staropoli Calafati –. Ne hanno bisogno la Calabria e l’Italia. Vinceremo insieme questa battaglia. Per il bene di tutti. Partendo da San Luca verso il resto del mondo. Dove, se servirà, pianteremo altri cartelli come fossero bandiere»

“Nella mia infanzia, fino a nove anni, al mio paese sono stato felice. Il paese mi pareva grande, mi pareva tutto il mondo”. (Corrado Alvaro). (rrc)

Riparte da San Luca il tour del docufilm “Terra Mia, non è un paese per Santi”

Martedì 27 luglio, a San Luca, alle 21, a Piazza della Resistenza, il regista Ambrogio Crespi presenta il suo docufilm Terra mia, non è un paese per santi,  un viaggio per raccontare il riscatto di un territorio che non si piega e non abbassa la testa, ma che anzi, grazie al coraggio di uomini e donne di grande valore riesce a riportare la legalità al centro della vita sociale, combattendo contro una delle più feroci organizzazioni criminali del mondo.

Presenti, all’evento, Klaus Davi, giornalista, Don Luigi Merola, parroco anticamorra fondatore de “A voce d’e creature”, Benedetto Zoccola, testimone di Giustizia, Cosimo Sframeli, tenente dell’Arma dei Carabinieri, Mimma Cacciatore, Preside coraggio, Michele Inserra, giornalista, Augusto Di Meo, testimone di Giustizia e di personalità quali Vincenzo Chindamo, fratello di Maria Chindamo, uccisa dalla Ndrangheta nel 2015, Deborah Cartisano, referente “Libera” per la Locride figlia di vittima della ‘Ndrangheta, Gennaro Migliore, deputato Italia Viva già sottosegretario della Giustizia e membro della commissione antimafia, Francesco Storace, vicedirettore de Il Tempo, Gian Marco Chiocci, direttore dell’Adnkronos, Sandro Gozi, europarlamentare, Andrea Nicolosi, avvocato, Luigi Crespi, autore del film ed il sindaco Bruno Bartolo, che ha patrocinato l’evento.

«Attraverso le testimonianze dirette di chi vive e combatte in prima linea questa battaglia – ha detto Crespi – Terra Mia diventa un manifesto di come con coraggio si possa riuscire a sconfiggere la vigliaccheria della mafia, della camorra e dell‘ndrangheta, che trovano nella violenza, nell’ignoranza e nella paura il terreno fertile per costruire il loro impero del male». (rrc)

L’OPINIONE / Capire la Calabria partendo da San Luca e Corrado Alvaro

di EMILIO ERRIGO – La Calabria va capita, amata e rispettata. Ai Calabresi diceva Corrado Alvaro, occorre saper parlare e avere la capacità di ascoltarli , guardandoli in faccia, anzi guardarli al centro degli occhi, senza alcuna distrazione.
Capire il carattere e il modo di pensare, agire e ragionare di una persona è già veramente difficile, se poi questo interlocutore è nato e cresciuto in Calabria, per comprende il senso del suo dire e non dire è come tentare interpretare i sogni notturni.
Se eventualmente si è decisi di vivere questa avventura psicoanalitica, potrebbe sicuramente aiutarci nell’iniziativa meravigliosa sotto ogni profilo umano e culturale, leggere attentamente (studiare) una buona quantità di libri di storia antica e contemporanea della Calabria, a iniziare dalla Storia di Polsi, scritta nel 1912, da Corrado Alvaro, ancora studente liceale su input di Sua Madre, Antonietta Giampaolo-Alvaro.
La vita in Calabria è dura senza se o ma, credetemi i miei corregionali soprattutto i più giovani, si trovano ogni giorno al cospetto di una realtà complessa e complicata.
Non sanno cosa fare!
Un mio amico che è nato, cresciuto e vissuto fino a dopo la maggiore età in Calabria, decise di iscriversi in Università a Milano, dopo alcuni esami universitari tutti con il massimo dei voti, rivolti al conseguimento della laurea specialistica in scienze politiche, presso l’Università Cattolica , ha deciso per seri motivi famigliari di interrompere gli studi a Milano, rientrare in Calabria e proseguirli fino alla tanto desiderata laurea conseguita presso l’Università di Messina.
Ora questo amico è un noto studioso di sociologia meridionale e attento ricercatore della vita dei Minori in Calabria.
Ieri nel tardo pomeriggio mi ha partecipato un Suo ambizioso progetto polivalente ad altissimo valore sociale e occupazionale.
Dire che ho provato un nodo alla gola è cosa da poco.
Il nostro Sociologo dei Giovani, intende se supportato dalle Istituzioni, sostenuto nei termini essenziali da uomini e donne di buona e sana volontà, nate in Calabria e cooperato dalla Comunità territoriale rientrante quasi interamente nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, portare avanti con tutte le Sue forze pacifiche , questa progettualità che potrebbe trovare il naturale sviluppo economico.
Sono fermamente convinto che ne sentiremo parlare in bene presto di questa encomiabile iniziativa sociale.
So che il Garante della Città Metropolitana dell’Infanzia e dell’adolescenza di Reggio Calabria, sia molto sensibile e condivida il progetto.
Lui il Sociologo dei Giovani è uno dei tanti figli della Calabria, che non ha posizionato le vele in favore di come girava il vento della convenienza e dell’opportunismo , anzi ha fatto di più, camminando con una straordinaria determinazione controvento, ha cercato di capire la Calabria, di ascoltare attentamente i reali bisogni dei Giovani Calabresi, con la C maiuscola e minuscola, non si è fermato ai tanti incalzanti se, ma, e ai però, ha continuato deciso a camminare e navigare controvento per Mare e per Monti della Calabria, a testa e vela alzate, senza nulla chiedere in cambio, con l’unico obiettivo di raccontare il vero, il bene, la fede, nel tentativo di aiutare le Comunità Complesse e Complicate che cercano di vivere una qualità della vita migliore in Calabria.
Capire la Calabria si può se si vuole! (ee)

[Emilio Errigo è nato in Calabria, Docente universitario e Generale in ausiliaria della Guardia di Finanza]

Con la scrittrice Giusy Staropoli Calafati sulle tracce di Corrado Alvaro

di GIUSY STAROPOLI CALAFATI  – Raggiugo San Luca in auto. Attraversate le prime case, arrivo davanti al palazzo comunale. In cima  all’edificio sventolano le bandiere dell’Italia e dell’Europa. Ve ne fosse stata una per il Mediterraneo, sono certa l’avrei trovata lì a fluttuare insieme alle altre.

Il sole perfora le pietre. La prima quindicina di Luglio fa sudare sempre le camicie. La Calabria non si smentisce. La calura della montagna supera l’afa del mare. San Luca si presenta così, cotta e cocente. Accatastata nuda sotto il cielo. Con la temperatura altissima del ventre gravido delle madri in travaglio, e quella della pancia piena dell’Aspromonte. Con la felce e il leccio, il pino nero e il faggio.

Avevo atteso questo giorno da sempre. E nell’attesa che contempla il viaggio, sempre lo avevo elaborato nella mia mente e nel mio cuore con carichi suggestivi e intimi di immaginazione ed emozionale creatività, su ciò che vi avrei trovato. Su chi vi avrei incontrato. Sui fatti che avrei ascoltato e ogni cosa che mi avrebbe sorpreso. E lo avevo fatto percorrendo a occhi chiusi le vie più strette e più piccole, sentendo venir da lontano le voci delle donne che erano quasi tutte madri, e soprattutto illustrando a me stessa, come fosse un’anteprima fotografico, le gradinate che mi avrebbero condotta laddove sulla cartina geografica che accompagnava il mio viaggio, era stato posto un cerchio rosso per indicarvi la meta.

La casa comunale di San Luca era stata ripopolata dai suoi uomini dopo anni di perforante vuoto, e altrettanti in cui i sanluchesi si erano lasciati trascinate nell’oblio, dalla gratuità del pregiudizio del resto del mondo, che di questa gente era stato in grado di annientare sogni e  speranze. Da San Luca tanti erano partiti, e l’assenza ancora pesava, e le porte chiuse a tratti impedivano addirittura di respirare, ma altrettanti avevano deciso di restare. 

Perché non c’è terra più abbondante di quella del paese, che se tanto la scarti in Patria te la ritrovi altrove.  Ed erano anziani ed erano bambini. E io vi ho trovati gli uni e gli altri. Gli uni con l’umanità nello sguardo, gli altri con sorrisi eccitati verso un futuro a cui nessuno intende più rinunciare.

A ricevermi il sindaco Bartolo.

Un uomo alto appena un palmo e mezzo della mano, con la geografia del suo paese scolpita sopra il suo volto. Una mappa di rughe aggrovigliate e di solchi, pari a quelli che il tempo aveva disegnato sopra il viso bruno di Corrado Alvaro. Segni di devozione e di fede a quella civiltà contadina a cui San Luca, attraversandola, sentivo non aveva mai rinunciato.

Il rispetto che avverto nei miei confronti, non è un prodotto tipico dei luoghi, ma un sentimento che gli uomini e le donne del paese nutrono verso la vita.  Mi sento a casa. Accolta come quando torno da mia madre.  San Luca è la casa del Mediterraneo e dell’ Europa. Una finestra sempre aperta sopra il mondo.

La tempra dei suoi uomini non mi sorprende.  È la stessa della mia terra. Di quella Calabria che non frammenta i luoghi, ma li appunta tutti, come accade con le medaglie al valore sopra il petto degli uomini, su quella tela che da secoli fila anch’ella come la bella Penelope.

San Luca è una nuova Itaca. Il mio viaggio non è un semplice viaggio di andata verso il paese, ma una sorta di necessario ritorno a casa.

Dopo l’accoglienza istituzionale, lascio la casa comunale. La vera San Luca non è lì che dimora. Bisogna raggiungere il cuore del paese. È qui che batte il muscolo vitale della mia terra.

San Luca è stretta, intima e silenziosa. Non pronuncia verbo. Osserva, ma soprattutto ascolta. Mi segue, anzi maternamente mi accompagna.

Raggiungo la chiesa. Il centro del paese è tutto qui. Qui è cominciato tutto.  Mi ero documentata. Il 18 ottobre del 1592, un evento alluvionale catastrofico aveva colpito Potamìa, e le 57 famiglie superstiti avevano raggiunto questo lembo di terra, posto al centro tra la fiumara Bonamico e la Santa Venere, e proprio nel giorno in cui la chiesa venerava il suo terzo evangelista, San Luca.

Una piccola piazzuola governa lo spazio esterno della chiesa. I mie occhi però cadono a destra dell’edificio sacro. Vi scorgo una casa alta quanto una torre. E a sinistra dei balconi, un’epigrafe marmorea: “Qui nacque Corrado Alvaro”.

Lascio andare avanti il sindaco e tutti quelli che sono con me. “Arrivo subito”, dico. Invece mi attardo sulle scale antistanti la casa. Ho bisogno di stare un attimo da sola. Concedermi proprio qui, in questo momento, l’intimità di uno spazio. L’emozione è forte. Il sentimento che provo, un misto perfetto di orgoglio e senso altissimo dell’onore.

Corrado Alvaro è la Calabria che ho dentro di me da sempre. Mi sento come le sue spose: una gentile colomba.

Il nome di Alvaro mi appare come un segno distintivo identitario che non è solo di San Luca, ma di tutta la Calabria. Perchè se la Calabria ha un cuore questo batte a San Luca. Un nido appoggiato sulla schiena della montagna, dove l’Aspromonte è un sentimento narrato dalle storie degli uomini.

Dove abitano ancora il passato, il presente e il futuro della Calabria. E dove ancora restano gelosamente custodite le verità di una terra amabile della quale Corrado Alvaro fece delle buone lenti per guardare il mondo. 

Se solo la Calabria riconoscesse in questo nido aspromontano, il dolore e la passione dell’uomo ramingo del meridione, ecco che sì, si potrebbe parlare di rivoluzione. 

A San Luca si devono la vita e la morte della Calabria. Eppure si dimentica spesso che il cielo sopra questa montagna è lo stesso cielo è trapunto di stelle altrove. E che la vita qui non è un alibi ma un destino. 

Se il figlio del maestro Antonio, per esempio, non fosse nato al paese, non sarebbe divenuto un uomo d’Europa. E il Mediterraneo non avrebbe conosciuto mai il suo paese. Certo non è mai stata bella la vita dei pastori in Aspromonte, ma vi sono stati e vi sono ancora, anche qui, padri come quello di Alvaro, a cui Iddio oltre che l’intelligenza ha donato l’ingegno e il dono del discernimento. E all’arresa, a cui il disagio sociale spesso condanna, non si sono mai piegati. Alvaro nasce dalla rivoluzione del padre. In un mutamento a cui Antonio punta per i suoi figli ma anche per il resto del paese. La montagna doveva poter dare speranza, aprire varchi, e non chiudere sentieri o seppellire i resti dei suoi corpi nei greti dei fiumi. 

Mio padre, sosteneva Alvaro, fu a ogni modo l’uomo che diede l’avvio, nel mio paese, alla fuga per mutare condizione. […] Il paese era abituato all’emigrazione. […] Ma un’emigrazione intellettuale nessuno l’aveva mai pensata. 

E fu lui la prima intelligenza a prendere un treno di lungo viaggio. Dalla periferia fitta della sua San Luca, allo spazio indefinito della città di Frascati. In un collegio di Gesuiti, la cui dottrina impartitagli contribuisce parimenti allo studio sui libri, alla formazione dell’uomo e dello scrittore. Dell’uomo Europeo e dello scrittore Mediterraneo. Luoghi sulle cui sponde viaggerà in maniera indefinita la vicenda letteraria dello scrittore di San Luca.

Alvaro lascia San Luca “per sempre” a soli dieci anni. Ritornerà per la morte del padre nel 1941. Dopo, mai più. Durante le sue visite al fratello prete e alla madre anziana, preferisce osservare il paese al di qua della Bonamico. Ed è proprio a Saverio Strati, all’epoca ancora giovane studente universitario, che Alvaro si confessa su questa difficile scelta, in un incontro tra i due, avvenuto a Caraffa del Bianco.

“È da molto che non va al suo paese?”, gli chiede Strati.

E Alvaro risponde: “E’ da molti anni, né ci voglio mai più tornare… Ho un bel ricordo di quel paese, e non mi piace sciuparlo. Lì sono stato felice, durante la mia fanciullezza, e desidero conservare per sempre questo ricordo”.  

Nonostante oggi Alvaro manchi fisicamente dal mondo da tanti anni, e quest’anno sono già 70 dalla pubblicazione di Gente in Aspromonte, io a San Luca, ho ritrovato l’Alvaro perduto. 

Ci sono Sud che vanno visti per essere compresi. Vanno affrontati per essere capititi, facendoli diventare perfetti affluenti nel fiume del mondo. E San Luca non è solo Sud, ma è mondo. Ed è qui che io ho compreso che non vi è più tempo da perdere. Antonello, di Gente in Aspromonte, è stato ascoltato dai carabinieri, ma forse non parlato per bene, come voleva Alvaro. E allora non resta che prendere oggi, la parola, per conto suo. Per conto di quella San Luca che va assolutamente riconosciuta luogo di tutti e non terra di ‘ndrangheta. Condannando non solo il disagio sociale che porta Antonello a commettere il fatto pur di vedere lo Stato mettere piede dalle sue parti, ma la  società, soprattutto politica, che non offre occasioni e non concede scelta. Ricordando che se a San Luca vive ancora Antonello dell’Argirò, al di fuori vaneggia tutta la società miserabile.

Il mio viaggio nella San Luca di Alvaro, è stato un’esperienza che mai dimenticherò, anzi che spero di replicare tante altre volte. 

Grazie alla città di San Luca per la straordinaria accoglienza; al sindaco Bartolo per la disponibilità, all’assessore Cosmo per il sostegno, a Sebastiano Romeo della Fondazione Alvaro per esserci stato e per i doni preziosi di cui ha voluto omaggiarmi. A Corrado Alvaro, maestro e padre di questa terra, il mio grazie più grande, per avermi permesso, in punta di piedi, di entrare nella casa della sua fanciullezza ed avermi parlato nel silenzio di quasi una vita. Con le mie dita a sfioro con le sue, su quella vecchia macchina da scrivere nera e miracolosa. (gsc)

A Platì e a San Luca al via le attività estive dei Punti Luce di Save the Children

Nei Punti Luce della Locride di Save the Children, a Platì e a San Luca, prende al via l’Estate dei Bambini, con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa attraverso laboratori di recupero degli apprendimenti e di cittadinanza attiva, attività di socializzazione, sport e molto altro e che coinvolgono 150 bambine, bambini, ragazze e ragazzi.

Le iniziative nei Punti Luce della Locride sono state organizzate in partenariato con l’Associazione Civitas Solis,Credit Roger Lo Guarro - Save the Children e sono svolte in collaborazione con i Comuni di Platì e San Luca e altre realtà associative presenti sul territorio.

«La Calabria – si legge in una nota di Save the Children – in particolare rimane una delle regioni più in difficoltà sul fronte della povertà educativa. L’accesso agli asilo nido o a un servizio per la prima infanzia in Italia rimane un privilegio per pochi, con tassi ancora più bassi al sud: nell’anno scolastico 2018/2019 solo il 13,2% dei bambini ha usufruito di servizi pubblici offerti dai Comuni, con percentuali ferme al 3,9% in Calabria».

«Anche sul fronte dell’abbandono degli studi prima del diploma superiore – continua la nota – si registra una percentuale preoccupante nela regione, che arriva quasi al 17% degli adolescenti. In Calabria, più di 1 giovane su 3 tra i 15 e i 29 anni, il 34,6%, si trova nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserito in alcun percorso di formazione, il doppio rispetto ai coetanei del nord (16,8%), seconda più alta percentuale di Neet del Paese, dopo la Sicilia».

i Punti Luce di Save the Children di Platì e San Luca hanno avviato attività estive all’aria aperta, attività di gioco e socializzazione, laboratori per il recupero degli apprendimenti e di cittadinanza attiva, attività di promozione della lettura, laboratori di sport e movimento, corsi di sub, giornate al mare ed escursioni in montagna. In particolare, sotto il coordinamento di Civitas Solis, e grazie alla collaborazione con la Lega Navale Italiana sezione di Roccella Jonica, per la prima volta nel territorio si è avviato un corso di vela per i bambini e le bambine di Platì e San Luca. L’Associazione Ymca di Siderno, inoltre, ha messo a disposizione le proprie strutture e operatori qualificati per lo svolgimento di corsi sportivi.

Roger Lo Guarro / Save the Children

Nel corso dell’estate si realizzeranno anche attività culturali aperte a tutta la comunità quali incontri dedicati alla promozione della lettura e cineforum, animazione in piazza in collaborazione con altre associazioni del territorio. Infine, dal 28 giugno al 2 luglio si sono svolti i campi estivi di calcio targati Juventus dedicati a ragazzi e ragazze e in cui i giovani iscritti tra i 10 e i 14 anni hanno potuto sperimentarsi in divertenti attività sportive e allenamenti tecnici guidati da uno staff di allenatori qualificati.

«La Calabria – ha dichiarato Carla Sorgiovanni, referente regionale Programmi Calabria Save the Children – è una delle regioni dove i bambini e i ragazzi rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi causata dalla pandemia e dove sono maggiormente esposti alle conseguenze devastanti della povertà educativa. Anche quest’anno vogliamo rilanciare le attività sul territorio per dare loro l’opportunità di allargare i propri orizzonti e scoprire nuove passioni e talenti attraverso attività gratuite di diverso genere. I Punti Luce rappresentano davvero un modo per contribuire a costruire il futuro dei più giovani. Un ringraziamento speciale va ai sindaci di Platì e San Luca, a Civitas Solis, Associazione di promozione sociale con una esperienza ultratrentennale sia a livello territoriale che internazionale nel campo della formazione non formale e nelle attività socio educative rivolte ai minori, e a tutte le istituzioni e le altre associazioni che hanno contribuito a realizzare le attività». (rrc)

In copertina, foto di Roger Lo Guarro / Save the Children

Nucera: Corrado Alvaro sia presente nelle scuole d’Italia

«Corrado Alvaro deve essere presente nei testi scolastici delle scuole calabresi e di tutta Italia». È quanto ha dichiarato Giuseppe Nucera, leader del movimento La Calabria che vogliamo, che ha raccolto l’appello della scrittrice Giusy Staropoli Calafati e si è rivolto alla Regione Calabria, chiedendo di  dare «spazio a chi ha onorato la storia della Calabria e insegniamo ai nostri giovani chi sono le eccellenze culturali della nostra terra. La storia e le opere di Corrado Alvaro non possono rimanere nascoste e quasi sconosciute alle giovani generazioni».

Nucera, infatti, accompagnato dalla Calafati, nei giorni scorsi era a San Luca, dove ha incontrato il primo cittadino, Bruno Bartolo, insieme ad alcuni consiglieri ed assessori comunali. Nucera e Calafati hanno visitato la casa di Corrado Alvaro, luogo simbolo dello scrittore, nato proprio a San Luca.

Garantire risalto alla figura di Corrado Alvaro nelle scuole di tutta Italia e offrire sostegno alla società calcistica del San Luca, alle prese con fase particolarmente momento difficile. Questi i temi alla base del dialogo avuto da Giuseppe Nucera con il sindaco Bartolo.

Per Nucera, infatti, «La società calcistica del San Luca, dopo aver ottenuto il prestigioso traguardo della serie D e aver difeso con orgoglio la categoria, è stata consegnata all’amministrazione comunale».

Giuseppe Nucera, quindi, invita la popolazione calabrese ad offrire sostegno nei confronti del club giallorosso.

«Lo sport mette assieme le migliori energie – ha detto ancora Nucera –. Tutti i risultati sono raggiungibili quando si mettono in campo passione, orgoglio e caparbietà. Lo abbiamo visto in questi giorni con la Nazionale italiana di calcio, lo stesso è avvenuto in questi anni a San Luca. Questo patrimonio di valori umani e sociali non va assolutamente disperso».

«Da imprenditore e cittadino calabrese – ha concluso Nucera – farò il mio dovere, invito tutti a fare lo stesso e offrire un contributo alla causa calcistica di San Luca. Teniamo alta la bandiera del club giallorosso, non lasciamo soli i giovani e gli sportivi di San Luca, una cittadina che con orgoglio guarda al futuro con la volontà di proseguire nella crescita sociale ed economica». (rrc)

Spirlì rinuncia a visita a San Luca, paese di Corrado Alvaro

Il presidente facente funzione della Regione Calabria, Nino Spirlì, respinge ripetutamente gli inviti della città di San Luca, paese natale di uno dei più grandi autori del ‘900 della letteratura italiana e mondiale. Un rifiuto che provoca non pochi dissapori all’interno della comunità sanluchese, che non ci sta più a essere ancora una volta emarginata dalle istituzioni. Una presa di posizione, quella della regione, quale ente-madre di tutti i calabresi, certamente inaccettabile, ma soprattutto un’ennesima umiliazione per un popolo che da sempre viene rilegato ai margini dello sviluppo sociale, culturale morale, e anche dei sogni. Eppure, a San Luca, bambini che sognano ne nascono ancora. E in ogni uomo di quella comunità c’è sempre un bambino. E quindi un sogno. Una speranza possibile.

Francesco Cosmo, assessore del comune di San Luca, con una nota stampa ufficiale, comunica di non intendere più rappresentare in seno al Consiglio Comunale della città, il  partito “ Lega con Salvini”, al quale, con tanto entusiasmo e convinzione aveva aderito costituendo l’omonimo gruppo consiliare.

Tale irrevocabile decisione scaturisce a seguito di reiterate e pubbliche esternazioni di pensiero da parte  del presidente f.f. della Regione Calabria, Nino Spirlì, esponente del partito “ Lega con Salvini”, il quale, venendo meno anche a quello che Cosmo definisce galateo istituzionale, ha pubblicamente dichiarato, in diverse occasioni, che mai sarà a San Luca, per nessuna ragione, in quanto offeso da un articolo di stampa proveniente dalla Fondazione Corrado Alvaro, la quale lamentava la scarsa attenzione da parte dell’Ente Regionale che, nonostante le promesse, non ha sostanzialmente sostenuto le iniziative culturali della Fondazione, della quale peraltro, la Regione Calabria fa parte quale Ente Fondatore.

«In veste di consigliere comunale/Assessore aderente allo stesso partito del Presidente Spirlì  – continua Cosmo – il sottoscritto non può  accettare e tollerare che la comunità dove esercita il proprio mandato elettivo venga bistrattata  ed emarginata  dalla massima autorità politico/amministrativa della Regione Calabria, per ragioni pretestuose, non riconducibili all’attività  amministrativa dell’Ente comunale . L’emarginazione del comune di San Luca da parte della Regione Calabria è  palese.  Non a caso, le reiterate richieste  di sostegno dell’Amministrazione comunale formulate alla Regione Calabria, vengono puntualmente disattese.Pertanto – afferma Cosmo – il sottoscritto ritiene che la propria esperienza all’interno del partito “ Lega con Salvini” sia giunta al capolinea, e per le ragioni sopra evidenziate rassegna le dimissioni da capogruppo del partito in senso al Consiglio Comunale di San Luca, dove tale partito non verrà più rappresentato dallo stesso».

Uno strappo dunque tra Regione e comune che, nell’abbandono delle istituzioni, si fa più che mai comunità, ritrovandosi ancora una volta a dover vivere il disagio sociale raccontato da Corrado Alvaro. (gsc)

Avviato a San Luca il tavolo permanente per l’Infanzia e l’adolescenza

All’Istituto Comprensivo “San Luca-Bovalino”, è stato attivato il Tavolo tecnico permanente per l’infanzia e l’adolescenza dedicato ai ragazzi del centro della Locride.

Il tavolo avrà il compito di analizzare il contesto socio-culturale di San Luca, di promuovere azioni per difendere i diritti dei più giovani e di prevenire la devianza criminale.

All’evento hanno preso parte gli assessori regionali all’Ambiente e al Welfare, Sergio De Caprio e Gianluca Gallo, il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, il Garante per l’Infanzia e l’adolescenza della Città metropolitana, Mattia Emanuele, il sindaco di San Luca, Bruno Bartolo,  la dirigente dell’istituto scolastico, Carmela Rita Serafino, e il dirigente generale all’Agricoltura, Giacomo Giovinazzo.

San Luca, De Caprio e Gallo partecipano al tavolo sui minori

Prima della cerimonia, gli assessori De Caprio e Gallo hanno donato a San Luca un ulivo bianco, simbolo di legalità e fratellanza. L’ulivo bianco, di recente riconosciuto dalla Regione Calabria quale albero di interesse regionale, è stato piantato nel giardino dell’istituto comprensivo.

«Siamo qui – ha affermato l’assessore De Caprio – per ribadire la voglia di rinascita partendo dalle nostre radici. Dalle radici di un semplice ulivo bianco che può rappresentare il simbolo della rinascita della nostra regione, anche attraverso l’affermazione di un turismo naturalistico ed ecologico, unico al mondo, che ci consentirà di vivere dignitosamente, perché la Calabria non è violenza, non è ‘ndrangheta, non è prepotenza, non è lobbismo».

«Oggi è una giornata importante non solo per la Calabria, ma per l’Italia intera. Per quell’Italia – ha concluso – che crede nelle comunità, nel lavoro, nell’uguaglianza e nella fratellanza. Un’Italia fatta di gente semplice che non pratica il dominio e che vuole costruire un futuro migliore».

«Felice di essere qui. È una giornata importante – ha detto Gallo – perché parte un tavolo tecnico a garanzia dei diritti dei più piccoli, ma anche perché abbiamo donato una pianta identitaria della nostra regione, simbolo di pace e fratellanza. Da oggi, inizia il percorso che ci porterà a piantare l’ulivo bianco nei luoghi più simbolici della nostra regione».

«San Luca – ha concluso – è uno di questi luoghi simbolo: ma non parliamo di marchi negativi, i ragazzi di San Luca non ne hanno, così come la maggior parte dei calabresi. C’è invece la volontà di crescere e progredire socialmente. Giornate come queste servono per capire gli errori del passato e ripartire». (rrc)

 

SAN LUCA (RC) – Falcomatà: Ripristinare strada per Santuario di Polsi

A San Luca si è svolto un incontro istituzionale, promosso dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, per discutere delle problematiche della viabilità riguardanti la strada che da San Luca conduce al Santuario di Polsi e a Gambarie.

Alla riunione, insieme al sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà, erano presenti anche i Consiglieri metropolitani Armando Neri, Carmelo Versace, Domenico Mantegna, Rudi Lizzi e Pasquale Ceratti, il sindaco di San Luca, Bruno Bartolo accompagnato dalla Giunta Comunale e dal presidente del Consiglio comunale di San Luca, Domenico Giorgi, il direttore del Santuario della Madonna di Polsi, don Tonino Saraco e il dirigente del settore Viabilità della Città Metropolitana, Lorenzo Benestare.

L’incontro, che è servito a fare il punto sugli interventi necessari al ripristino delle condizioni di sicurezza sulla viabilità tra San Luca e il Santuario, è stato anche l’occasione per alcuni sopralluoghi sui lavori in corso nell’area circostante, in particolare sullo stadio di Natile di Careri, sulla strada di collegamento tra Careri e la frazione Canale Benestare e sulla palestra polivalente di Bovalino. 

«L’iniziativa di oggi – ha detto il sindaco Falcomatà a margine della riunione – è l’avvio di un percorso di ampio respiro che punta ad un monitoraggio costante, sul territorio, da parte dell’ente metropolitano circa le criticità e le potenzialità su cui occorre intervenire. Stiamo lavorando per individuare ogni linea di finanziamento possibile e utilizzare al meglio le poche risorse di cui disponiamo».

«Oggi – ha aggiunto – assumiamo un impegno preciso nei confronti di Polsi, ovvero uno dei luoghi simbolo della nostra provincia, che occorre rilanciare e valorizzare. Questioni che vanno affrontate con spirito unitario, improntato alla concretezza, e con un atteggiamento maturo e responsabile della classe politica. Su obiettivi strategici non possono esserci steccati di diverso colore politico».

«Insieme possiamo raggiungere grandi obiettivi – ha poi concluso il sindaco Falcomatà – vogliamo ad esempio, tra le altre cose, istituzionalizzare il Premio Corrado Alvaro inserendolo stabilmente nella programmazione dell’Ente, poiché si tratta di un patrimonio culturale che non sta a cuore solo a questa parte di territorio ma all’intero comprensorio metropolitano e più in generale, calabrese».

È necessario intervenire sull’arteria di collegamento tra San Luca e il Santuario per evitare l’isolamento di questi luoghi” e favorire gli spostamenti “anche nell’ottica del turismo religioso”, è stato a più riprese ribadito nel corso della riunione dai consiglieri metropolitani Lizzi e Ceratti, «quale risorsa non solo per San Luca ma per tutto il territorio della Città metropolitana».

«Il secondo tempo metropolitano inizia davvero con il piede giusto, – ha poi aggiunto il consigliere Domenico Mantegna – come testimoniano i tre incontri già tenuti nella Locride nel giro di pochi giorni. La stessa presenza dei consiglieri dell’ente di Palazzo Alvaro, è il segno che sulle problematiche strategiche come la viabilità, si ragiona in un’ottica metropolitana e non più solo locale». 

Di giornata importante ha, inoltre, parlato il consigliere Carmelo Versace, evidenziando la necessità di «lavorare, sin da ora, guardando alla stagione estiva, attraverso una programmazione che punti allo sviluppo e alla crescita di questo comprensorio. Continueremo a seguire da vicino le dinamiche e le prospettive che interessano questa fondamentale porzione della nostra provincia, anche con il supporto dei tecnici dell’Ente a cui va il nostro plauso per il lavoro attento e scrupoloso che stanno svolgendo». 

«Qui ci sentiamo a casa – ha infine sottolineato il consigliere Armando Neri – e la sfida ambiziosa che intendiamo raccogliere è innanzitutto quella di dare risposte serie e credibili ai cittadini. Il Santuario di Polsi è un patrimonio di grandissimo rilievo per la cultura e le tradizioni del territorio reggino e occorre fare di tutto affinché diventi un fattore attrattivo nel quadro delle politiche di rilancio turistico».

«Per fare ciò – ha concluso – bisogna ascoltare le comunità, confrontarsi sui problemi, vivere il territorio attraverso una presenza fattiva e mettere a frutto tutte le opportunità di cui dispone l’Ente metropolitano». (rrc)

L’OPINIONE di Francesco Rao / Gli indignati, gli invischiati, i rassegnati

di FRANCESCO RAO – Nel corso dell’ultimo anno, sono state tante e diverse le vicissitudini che hanno visto la Calabria collocata in una vetrina alquanto ardente. Dalla costante gogna mediatica, generata di volta in volta dalle notizie sottese a descrivere questa terra come un fiume in piena dove, al posto dell’acqua ci sono negatività e malaffare e dove l’inchiostro, le immagini e le parole, utilizzate dagli addetti ai sistemi di comunicazione per riportare ciò che è sotto gli occhi di tutti ma che in tanti continuano a non voler vedere, hanno contribuito a rendere più salato il mare dell’informazione e della diffidenza nei nostri confronti, alimentando un crescente processo di erosione tanto per avviare un percorso di riscatto culturale quanto per animare le speranze di moltissimi Calabresi. In questa terra, oltre a quanto ci affligge, esiste anche una diffusa bellezza che alimenta un profumo destinato ad essere percepito da quanti hanno a cuore la voglia di assistere all’affermazione di una Calabria migliore.
Il lato bello di questa medaglia continua ad essere posto in secondo piano soprattutto dalla diffusa ignavia dei figli di questa terra. In buona parte non condanno quanti hanno scelto di manifestare la loro resa, con il silenzio e la mancata partecipazione. Moltissimi Calabresi, forse la maggioranza e vorrei aggiungere i migliori Cittadini nati in questa terra, in passato ma anche attualmente hanno avvertito l’esigenza di doversi smarcare dalla volontà di arricchire il dibattito offrendo anche un loro contributo. Dietro l’angolo c’è ancora il leone della delegittimazione, pronto a scagliarsi non contro i mediocri ma contro i capaci. Quest’ultima circostanza, potrebbe divenire il grande convincimento per mettere in campo nuove conoscenze, i progetti, visioni e speranze. Sono certo che se i migliori figli di questa terra, ossia quanti hanno trovato la loro affermazione ed ancora oggi rimangono con la schiena curva davanti alla bellezza del sapere onorando l’umiltà e la passione dei propri valori come elementi vitali della loro esistenza, scendessero in campo la truppa dei mediocri e con essa affaristi e faccendieri, in pochissimi giorni sarebbero dissolti nel nulla. Purtroppo, questa ipotesi sembrerebbe destinata a rimanere incastonata nella storia come l’ennesima utopia di un sognatore.
La mancata propensione nell’abbracciare le regole ed una maggiore disciplina nel rispetto delle Leggi, continua ad essere quell’onda lunga diffusasi all’indomani dell’unità d’Italia. Se in una fase preunitaria, ogni paese aveva un riferimento umano per dirimere i conflitti e gestire il “potere”, come ben sappiamo gli effetti delle leggi, riportate su atti scritti e non riconducibili all’ipotetico “capo bastone”, ha letteralmente fatto saltare molti equilibri mantenuti a lungo ed esercitati spesso con prepotenza e sopraffazione nei confronti dei deboli e degli umili.
Lo Stato unitario prima e l’avvento della Costituzione dopo, in Calabria ha trovato una piena attuazione non il 1° gennaio del 1948 con l’entrata in vigore della Costituzione ma all’indomani di una rivoluzione culturale che Aldo Moro aveva avviato, dapprima con la riforma scolastica e successivamente con l’attuazione delle regioni. Lo statista pugliese, morto per dare vita alla Repubblica, era 50 anni avanti rispetto alla classe politica di quel periodo e, tale circostanza, si racchiude nella famosa affermazione “la persona prima di tutto”. Con molta probabilità, quel concetto non era stato chiaro alla nostra gente e anziché migliorarsi attraverso lo studio è stata costretta a percorrere la strada della vita praticando l’arte dell’arrangiarsi e la precarietà. Eppure, l’ultima persona che sostenne gli esami di licenza elementare, grazie al programma condotto dal maestro Alberto Manzi “non è mai troppo tardi” era una calabrese di 63 anni.
Sappiamo benissimo che il costante riproporsi di un sistema sospeso, a volte reso tale da una classe politica inconcludente, ormai è passato nell’immaginario collettivo come normalità. Anche per questo motivo il ricorso alla raccomandazione e la gestione distratta del voto sono divenute pratiche messe in atto dal contadino al professionista divenendo una occasione per mercanteggiare i diritti con l’espressione pilotata del voto. In tale circostanza, non posso biasimare quanti scelgono di mettersi da parte senza scendere nell’arena dove non esistono gladiatori ma soltanto compromessi. Certo, con buona probabilità, quando si assiste ai quotidiani e circostanziati fatti di degrado, siano essi sociali o culturali, penso che il senso di sofferenza e di indignazione avvolga anche quelle persone che hanno messo il freno al loro impegno. Quindi, esistendo tre grandi filoni: gli indignati, i rassegnati e gli invischiati, il quarto riferimento è rappresentato da tutte quelle persone auto collocatesi in isolamento volontario. Vorrei sottolineare che il mio dire non dovrà essere letto come un’accusa. Qualora fosse percepita tale situazione, chiedo scusa. È mia volontà praticare una constatazione dei fatti destinata a raggiungere il più alto numero di Calabresi per chiedere loro di non stare più alla finestra, limitandosi a guardare ma di valutare l’idea di sposare un percorso intriso di idee, proposte, azioni e voglia di liberare la terra che ci ha visti nascere e crescere. Forse questo è il debito più grande che molti di noi sino ad oggi non hanno mai pensato di dover saldare.
In questa occasione, vorrei condividere una breve riflessione sfiorando due temi, afferenti a territori diversi, per alcuni versi posti in antitesi ma con un comune denominatore: un ritardo ormai inammissibile. Il primo riguarda l’intervista di Vittorio Brumotti, trasmessa qualche sera addietro dalle reti Fininvest, durante il programma “Striscia la notizia” nel quale sono state riportate affermazione di alcuni bambini di San Luca; il secondo è riconducibile ad un evento atteso da oltre 20 anni: l’apertura del Gateway che collega la stazione di Rosarno, transitando da San Ferdinando per raggiungere lo Scalo portuale di Gioia Tauro. Non intendo entrare nei meriti dei fatti di San Luca e nemmeno nella questione afferente al Porto di Gioia Tauro. Lascio a quanti mi leggeranno le deduzioni.
Ebbene, nessuno vuole mettere sotto il tappeto le realtà sociali e territoriali di questa terra. Per superare la difficoltà invece di abituarsi all’ennesima bastonata ricevuta, sarebbe il momento di aprire una nuova metodologia per governare i problemi della Calabria e dei Calabresi, prendendo atto che le numerosissime persone, sino ad ora impegnate a governare alcuni difficilissimi territori, in gran parte hanno fallito. Un’altra parte di essi è stata sfiancata ed indotta a mollare e un’ultima parte è rimasta incagliata in procedimenti giudiziari, in parte pendenti ed in parte conclusi con condanne ma anche con numerose assoluzioni.
Se il persistere atavico delle varie circostanze, riconducibili alle numerose realtà territoriali sopra indicate, hanno costretto i Cittadini interessati a strazianti attese, facendo loro registrare ritardi, perdite di opportunità, emigrazione, mancato sviluppo e aggravarsi di un malessere sociale diffuso nei mille rivoli della quotidianità, vuol dire che qualcosa non è andata per il verso giusto. Mi sia consentito un esempio: o il medico o la medicina non sono state idonee per curare il male. Inoltre, quale direttore sanitario vedendo migliaia di pazienti “surgelati” nell’attesa di essere curati, continuava a rimanere immobile. È legittimo chiedersi come hanno svolto i loro doveri, istituzionali e professionali, tutte quelle persone impegnate in compiti ben precisi e pagati dal contribuente? Giocavano a poker con i sottoposti? Non vedevano lo stato delle cose oppure facevano finta di non vedere? Perché i Cittadini Calabresi hanno preferito accettare l’idea di doversi curare fuori Calabria da medici conterranei ma impiegati in ospedali situati nel Nord?
Questa volta, la mia riflessione, ha un titolo molto forte perché è forte la speranza di poter assistere ad una primavera calabrese, dove finalmente non sia più necessario sperare che trascorrano 20 anni per poter vedere la realizzazione di una strada, di un ospedale o di un raccordo ferroviario che porta una località del Sud al centro del mondo.
Si spera che i tempi del cambiamento siano vicini e vorrei sperare che i tempi della burocrazia e dell’attuazione di qualsiasi processo amministrativo possa essere congruo alle necessità sociali dei rispettivi territori. L’attesa, tranne quella riconducibile al Vangelo, sino ad ora non ha restituito alla Calabria alcuna crescita ma, al contrario, ha letteralmente condizionato in peggio lo sviluppo complessivo conducendo le persone all’assuefazione dei disvalori sociali e ponendole in un punto della scala dei valori nella posizione opposta alle virtù.
Questi sentimenti negativi, oltre a paralizzare la libertà, hanno ridotto la sommatoria positiva della cooperazione che una società democraticamente avanzata dovrebbe praticare per analizzare, affrontare e risolvere i problemi. Anziché chiudersi in inutili e sterili faziosità del nulla.
Continuando a cantare il brano di Orietta Berti “fin che la barca va”, quando un reporter o un giornalista, nell’esercizio delle proprie funzioni, realizza un servizio che mette in vetrina la quotidianità del nostro tessuto sociale, finendo tra l’altro per accorparci in un solo contenitore, sentirsi offesi non servirà a nulla. Ciò che invece c’è bisogno è un costante ed esteso impegno per promuovere buone prassi, destinate allo sviluppo del territorio ed alla sua crescita socioeconomica. Quanti scelgono di continuare a voltarsi dall’altra parte, pensando che i problemi di questa terra non appartengano anche loro, farebbero bene per una volta a fermarsi e pensare non soltanto al proprio futuro ma soprattutto al futuro dei loro figli. (fr)