Fai riapre i suoi Beni, in Calabria si torna ad ammirare i Giganti della Sila

Da oggi, il Fondo Ambiente Italiano riapre i suoi beni e, in Calabria, si potranno tornare ad ammirare i Giganti della Sila, il suggestivo bosco secolare di Spezzano della Sila che sopravvive intatto dal ‘600 e che preserva alberi alti fino a 45 metri, dal tronco largo 2 e dall’età straordinaria di 350 anni.

Affidato in concessione al Fai nel 2016 – insieme all’adiacente Casino Mollo, donato alla Fondazione dai Baroni Mollo – questa selva ultracentenaria rappresenta il trionfo della natura nella sua spontaneità, un luogo unico in cui ritrovare pace, bellezza e una nuova carica energetica.

I Giganti della Sila, dunque, si potranno visitare da venerdì a domenica, dalle 10.00 alle 17.00, su prenotazione, in modo da permettere a tutti una visita in piena sicurezza.

Il giorno precedente la visita, infine, i partecipanti riceveranno una mail con le indicazioni sulle modalità di accesso e un link da cui scaricare i materiali di supporto, che non saranno più distribuiti in formato cartaceo. In alternativa, i materiali saranno accessibili su supporti digitali grazie a un QR code scaricabile direttamente in biglietteria.

L’accesso alla biglietteria sarà permesso a un visitatore o a un nucleo famigliare alla volta. (rcs)

 

La montagna calabrese e le aree sacre, un riuscito convegno a Camigliatello Silano

15 ottobre – Un bel tema, “Il sacro e la montagna calabrese” per parlare delle tracce monastiche tra Pollino, la SIla, le Serre e l’Aspromonte, un tema che ha appassionato i tanti presenti, studiosi, appassionati e semplici curiosi. A Torre Camigliati di Camigliatello SIlano il convegno organizzato dal Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, presieduto da Marilisa Morrone, ha confermato le attese e le aspettative: di montagna si può e si deve parlare, tanto da far diventare questo un appuntamento annuale.
Un’intera giornata dedicato allo studio degli insediamenti di monasteri e luoghi di culto nelle zone montuose della Calabria, fin dagli albori del cristianesimo: «I più importati rilievi calabresi, – ha detto la presidente Morrone – hanno registrato, sin dal medioevo grandi figure di monaci e Santi, importanti monasteri e venerati santuari meta di pellegrinaggi ancora oggi: S. Nilo, Gioacchino da Fiore, S. Brunone da Colonia, S. Nicodemo di Mammola, S. Leo di Africo, S. Fantino il Cavallaro; luoghi come l’abbazia Florense, la Certosa di Serra, il Convento domenicano di Soriano, l’abbazia di S. Nicodemo e il santuario di Polsi, il Santuario delle Armi, il Patirion, ne sono i più celebri».
La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo. È come un indice puntato verso il cielo, è il rimando allo Zenit e quindi alla luce, all’inaccessibilità, alla trascendenza rispetto all’orizzonte in cui  siamo immersi quotidianamente. Il monte con la sua cima, che sembra perforare il cielo, ricalca la posizione eretta dell’uomo che si è alzato dalla brutalità della terra. È una sorta di simbolo della vittoria sulla forza di gravità ed in tutte le culture si ritrova, nel profilo verticale della montagna, un’immagine della tensione verso l’oltre e l’altro rispetto al limite terrestre, ed in tutte le religioni, un segno dell’Oltre e dell’Altro divino.
A fare gli onori di casa è stata Mirella Stampa Barracco. Tra gli ospiti anche la sen. Margherita Corrado. A condurre i partecipanti del convegno alla scoperta del sacro nelle montagne calabresi sono state le relazioni ad iniziare dal docente Unical, Pietro Dalena, che, partendo dalla lettera di S. Bruno a Rodolfo il Verde, prevosto di Reims, ha delineato le motivazioni della scelta della montagna quale sede preferita dai religiosi del Medioevo. «Bellezza del paesaggio, pace, tranquillità, vicinanza al Cielo, solitudine. È così che le balze delle montagne calabresi pullulano di asceteri e laure; Gioacchino da Fiore, sulle orme del monachesimo italo-greco, si ritira nella profonda Silva Sila, S. Bruno alle sorgenti dell’Ancinale, S. Nilo nelle terrazze della Sila Greca. Sono sempre le montagne calabresi la meta preferita da monaci in fuga dall’oriente o dalla Sicilia conquistata dagli Arabi, come S. Vitale di Castronuovo che, dopo aver attraversato tutta la Regione, si insedia a Nord, nella zona dell’attuale S. Demetrio Corone».
La relazione di Enzo D’Agostino, Deputato di Storia Patria per la Calabria e storico della Chiesa, ha posto l’attenzione sull’occupazione monastica del versante jonico dell’Aspromonte nel medioevo che trova il momento clou nell’arrivo dei monaci greci dalla Sicilia verso la valle delle Saline, «Particolarmente significativo – ha detto D’Agostino – fu l’arrivo dei religiosi del monastero di S. Filippo di Agira  fondatori di ben tre monasteri in provincia di Reggio. Si possono definire tre zone monastiche greche nel versante jonico dell’Aspromonte: la vallata del Torbido, la zona di Gerace e la vallata del Bonamico dove domina nel cuore dell’Aspromonte, il grande Santuario della Madonna della Montagna di Polsi, sovrappostosi ad un antico monastero di Popsi, già menzionato nel XIII sec.»

La relazione dell’archeologo Francesco Cuteri ha coinvolto con i racconti di eremiti e monaci nelle serre calabre «L’essenza della vita certosina, oltre le prove e le tentazioni sulle quali san Bruno si sofferma poco, le descrive in un passo famoso che paragona la montagna al deserto, dove gli uomini coraggiosi possono rientrare in se stessi quanto vogliono e dimorare nel loro cuore, coltivare intensamente i germi delle virtù e gustare con gioia i frutti del paradiso. La montagna – ha detto Cuteri – conserva le tracce storiche della fede delle popolazioni che hanno vissuto i diversi territori. Tracce ancora incontaminate e da scoprire». Per finire, il docente Unical, Mario Panarello si è soffermato sulle opere d’arte commissionate dai diversi monasteri nel tempo, e che rappresentano patrimonio ancora in gran parte sconosciuto e da valorizzare.
Al termine del convegno, un ampio e stimolante dibattito ha registrato gli interventi di Padre Bruno Macrì, Filippo Racco, Giacinto Marra, Luigi Morrone, Antonio Macchione, Vincenzo Naymo, Riccardo Allevato, Salvatore Spagnolo, Giulia Fresca, Salvatore Zurzolo e Maria Gabriella Morrone, presidente del Club per l’UNESCO di S. Giovanni in Fiore.
«Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, quando si tenne nella stessa sede un incontro di studi sul tema “La Sila: usi, paesaggi, risorse” – ha spiegato Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” – l’assemblea, su proposta del socio cultore arch. Pasquale Lopetrone, ha deliberato che l’evento di Torre Camigliati divenisse appuntamento annuale». Il prossimo appuntamento a Torre Camigliati sarà nel mese di settembre 2019 mentre continuano le giornate di incontro e studio del Circolo “Le Calabrie” come quella che si svolgerà il prossimo 28 ottobre nel borgo di Gallicianò.  Da segnalare anche l’uscita del numero 11 della rivista “Studi Calabresi. Storia Arte Archeologia”. (rcs)

LA SILA: UNO STRAORDINARIO SET NATURALE PER IL CINEMA

26 luglio – A un anno di distanza dalle lavorazioni della serie internazionale televisiva “Trust” diretta da Danny Boyle, ancora una volta la Sila si è trasformata in un set a cielo aperto per il nuovo lungometraggio del regista Gabriele Mainetti, dal titolo “Freaks Out”. Domani, venerdì 27 alle ore 17, in occasione dell’ultimo giorno di lavorazione della prima fase prevista in Calabria, presso la stazione ferroviaria di Camigliatello, i protagonisti della produzione, insieme ai rappresentanti della Regione Calabria, incontreranno il pubblico e la stampa.
Ad accompagnare l’attore Claudio Santamaria, il regista Gabriele Mainetti e i produttori Jacopo Saraceni ed Andrea Occhipinti ci saranno il Presidente della Regione Mario Oliverio, l’Assessore alla Cultura Maria Francesca Corigliano, il Direttore Generale di Ferrovie della Calabria Giuseppe Lo Feudo e il Presidente della Calabria Film Commission Giuseppe Citrigno. (cr)