La Sila, Scilla, Capo Vaticano e Tropea tra i luoghi in lizza nella nuova limited edition di Nutella

C’è l’incanto di una Sila coperta da un manto di neve, il pittoresco mare di Scilla e di Capo Vaticano e l’incredibile panoramica di Tropeacapo vaticano e tropea tra i luoghi che la Nutella ha scelto come possibili luoghi per la Calabria, per la nuova limited edition, dal titolo Ti amo Italia.

La nota casa produttrice non è nuova a questo tipo di iniziative: già l’anno scorso, sempre nell’ambito di una limited edition, per la Calabria aveva scelto il suggestivo Arcomagno di San Nicola Arcella come luogo ‘simbolo’ della Calabria. Quest’anno, sarà la montagna o il mare a rappresentare la Calabria?

«Una spiaggia di sabbia bianca, un lago alpino o una costa rocciosa? Una cascata impetuosa o delle colline che digradano dolcemente? Lo scorcio di un borgo antico o la veduta di un porticciolo turistico? L’Italia è piena di meraviglia. Quale vorresti vedere sul vasetto?» si legge sul sito della Nutella, dove, per ogni Regione, viene data la possibilità di votare, entro il 6 giugno, «i luoghi che ti stupiscono di ogni regione». (rrm)

Si può votare al seguente link: https://www.nutella.com/it/it/xp/tiamoitalia/

Molinaro (Lega): Obbligatoria la lotta contro la processionarie del pino nei boschi silani

Il consigliere regionale della LegaPietro Molinaro, ha evidenziato che «nei boschi della Sila sono sempre di più le piante infestate di larve e bruchi, dotati di peli altamente urticanti  che provocano “la Processionaria del Pino”».

«L’aspetto più preoccupante di questa emergenza – ha spiegato – è la pericolosità, per l’uomo e per gli animali, che se malauguratamente li toccano, possono costringere le persone al pronto soccorso e gli animali dal veterinario. Si vedono, proprio in queste settimane, nidi bianchi della processionaria sui rami più alti che, una volta giunti a maturazione cadono e il  bruco peloso in file ordinate percorre sentieri e strade. Il parassita è molto pericoloso per le piante, provoca defogliazione e disseccamenti spesso totali con il rischio concreto che l’albero attaccato dal parassita, se non viene adeguatamente curato con tempestività muore; questo, è un danno irreversibile ad un patrimonio di straordinaria valenza ambientale con ripercussioni anche sulle attività economiche ed un evidente conseguente effetto deterrente sul turismo».

«Però – ha ricordato – vige la lotta obbligatoria e una seria attività preventiva consente di salvare le piante e mettere in sicurezza la salute delle persone. Come prescrive sia D.M. 30/2007 del Mipaf e ribadito con Dgr 93/2012,  adesso è, il periodo giusto per intervenire. Infatti, le prescrizioni sanitarie indicano come tempistica: in inverno tra dicembre e febbraio, e poi a fine estate, nella seconda metà di settembre; l’adozione dei provvedimenti necessari è demandata al Dirigente del Servizio Fitosanitario Regionale  che deve porre in atto, i provvedimenti necessari».

«A tal proposito – ha detto ancora – vista la pericolosità e  anche per evitare interventi fai-da-te  –ha detto ancora – ho sollecitato il Dipartimento agricoltura e Calabria Verde, poiché la rimozione e lotta meccanica, devono essere eseguiti da professionisti con l’utilizzo di prodotti fitosanitari o lotta microbiologica».

«La disinfestazione – ha chiarito l’esponente politico – è a  carico del proprietario delle piante infestate, di chi possiede un’area verde, degli amministratori condominiali e i proprietari di boschi sono tenuti a compiere ogni anno delle ispezioni accurate per verificare l’eventuale presenza dei parassiti procedendo all’immediata eliminazione».

«Enti Pubblici e Regione sono, per la stragrande parte, proprietari dei boschi. Ritengo – ha concluso – che prima che la problematica  sfoci in un’autentica calamità e continui a creare apprensioni nella popolazione occorra un urgente  piano con interventi specifici, ampi e diffusi». (rcs) 

Nel programma “Percorsi Italiani” di Rai Radio Live si parla della Sila Piccola

Nella puntata di di domani, alle 9, nel programma Percorsi Italiani di Rai Radio Live, si parlerà della Sila.

La trasmissione, ogni martedì, condotta da Daniela Miniucchi, attraverso interviste ad esperti e giornalisti del settore propone agli ascoltatori spunti di viaggio alla scoperta del nostro Belpaese.

Nello specifico, per la puntata dedicata alla Sila, sarà la giornalista e viaggiatrice Rosaria Talarico a proporre un itinerario che partirà da Lamezia Terme e che si snoderà lungo le pendici del monte Reventino fino ad arrivare a Panettieri, uno dei borghi più piccoli della Calabria e scenario ogni anno di un suggestivo presepe vivente animato dai paesani e che richiama persone da tutta la Calabria e anche oltre. Si parlerà del Museo del Pane e delle vicende del brigante Giosafatte Talarico, che hanno ispirato la fondazione di Fiego – Fattoria brigantesca.

Poi, non mancherà un accenno ai dolci della tradizione durante il periodo di Natale e a un’altra tipicità: l’allevamento del maiale nero di Calabria, che garantisce la qualità superiore dei salumi. Da poco, infatti, è nata la Comunità Slow Food per la tutela e valorizzazione del suino nero calabrese proprio per farlo conoscere meglio ai buongustai.

Da Soveria Mannelli, dove si può ammirare un singolare monumento la “casa cadente” e ricordare il passaggio di Garibaldi che qui soggiornò, si andrà poi a Tiriolo e la sua produzione di tessuti preziosi di lana e seta (“i vancali”) per giungere a Carlopoli, dove la tradizione lattiero-casearia calabrese ha avuto origine e visitare i ruderi dell’abbazia di Corazzo, immersa tra i boschi e il fruscio delle acque del fiume Corace.

A chiudere l’itinerario proposto, saranno le bellezze naturalistiche del Lago Passante, di Villaggio Mancuso con le sue caratteristiche case in legno e il misterioso Albergo delle Fate.

La trasmissione Percorsi Italiani si potrà, inoltre, riascoltare sul sito di Rai Play Radio e scaricabile in podcast. (rcz)

In copertina, Villaggio Mancuso

Presentato il ciclo di seminari sui rischi naturali per la pubblica amministrazione calabrese

È stato presentato, in Cittadella regionale, il ciclo di seminari online dedicati ai rischi naturali e antropici rivolti alla pubblica amministrazione.

A presentarlo, l’assessore regionale all’Istruzione, Sandra Savaglio, che ha dichiarato: «la Calabria ha due emergenze fortissime, che sono sanità e ambiente. Per quest’ultima, grazie ai seminari, i professori universitari trasferiscono ai sindaci i mezzi per risolvere le questioni. Si tratta di un cerchio che si chiude. La prima serie di sei seminari è con l’Università della Calabria e, speriamo, a breve anche con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria».

Presenti, anche il presidente f.f. della Regione, Nino Spirlì, e gli assessori all’Ambiente e ai Lavori pubblici, Sergio De Caprio e Domenica Catalfamo, il presidente di Anci Calabria, Francesco Candia, la responsabile dell’infrastruttura “Sila”, Vincenza Calabrò, e, in collegamento a distanza, il docente Unical e coordinatore dei seminari, Pasquale Versace.

SilaSistema integrato di laboratori per l’ambiente in Calabria, è un sistema integrato di laboratori e infrastrutture di ricerca per l’erogazione sia di servizi di ricerca e sviluppo industriale, sia di servizi scientifici e tecnologici, dedicati al monitoraggio, al controllo e alla tutela dell’ambiente, finanziato con fondi della Regione Calabria Por 2014-2020, a valere sull’Asse I.

La responsabilità scientifica è del professor Pasquale Versace. I seminari sono organizzati dalla docente dell’Unical Vincenza Calabrò. Se ne prevede uno ogni tre settimane. Gli incontri hanno l’obiettivo di creare un link tra le pubbliche amministrazioni e l’infrastruttura Sila, e offriranno informazioni su servizi e strumenti utili a sindaci e tecnici per la prevenzione dei rischi naturali e la salvaguardia ambientale.

«Sandra Savaglio – ha dichiarato il presidente Spirlì – ha sempre avuto a cuore il futuro della Calabria. Sono onorato di far parte di una Giunta in cui ogni assessore sta dando il meglio di sé, esattamente come era nelle aspettative del presidente Santelli. Ringrazio Savaglio perché sta portando in maniera fiera, forte e possente l’incarico che Jole ci ha dato. Lei aveva una visione concreta del futuro. Jole – voglio usare il presente – tiene ancora a questa terra».

«La collaborazione tra Regione e Università – ha continuato Spirlì – è importantissima. Così, si crea formazione attorno ai problemi che assillano il territorio da decenni e da secoli. Il territorio è stato violentato dalla maleducazione umana. Tutte quelle azioni che l’uomo compie maldestramente, o malavitosamente, creano non solo danni, ma anche morti. Perciò l’educazione è importante».

«L’assessore De Caprio, in queste ore – ha detto infine Spirlì – è tornato “capitano Ultimo” nel territorio di Crotone, dove è in gioco anche la colonna di Hera Lacinia. Sono d’accordo con Savaglio quando dice che c’è bisogno di informare e di formare. Ringrazio Candia: noi ci mettiamo a supporto dei sindaci per individuare per tempo le criticità. Diamo un contatto diretto con gli studiosi che, per ozio burocratico, non c’era mai stato prima. Non possiamo più leggere brutte pagine di comunicazione».

«Si tratta – ha dichiarato l’assessore De Caprio – di un percorso che abbiamo costruito insieme per riportare il talento a disposizione degli amministratori e della società civile per il futuro della Calabria, che deve tornare a essere il centro del Mediterraneo».

«Con De Caprio, fin dal primo momento – ha aggiunto Savaglio – abbiamo collaborato. Jole sarebbe fiera di noi, portiamo avanti la sua idea di salvare questa terra».

Il presidente di Anci Calabria, Francesco Candia ha sottolineato: «i sindaci e i Comuni hanno la necessità e la voglia di avvalersi di questa occasione. Gli enti locali non ne hanno avuto tante nella storia. Salutiamo con favore questa novità. Sicuramente sarà un valore poter disporre di un supporto scientifico per dimostrare che c’è una macrovisione, tecnica e istituzionale insieme». (rrm)

I Castagni secolari di Cozzo del Pesco: un tesoro della Sila greca da proteggere

Nel cuore della Sila Greca, ci sono i castagni secolari di Cozzo del Pesco, che hanno più di 700 anni. Un vero e proprio patrimonio naturalistico, composto da 102 Castagni monumentali, che risalgono a ogni epoca, e che saranno protagonisti di un un’escursione organizzata per domenica 11 ottobre, dall’Associazione Cammino Basiliano, l’Associazione Sosteniamo Corigliano Rossano e l’Associazione Insieme per Camminare in occasione della Giornata Nazionale del Camminare.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Corigliano Rossano, sarà guidata da Flaviano Lavia, tracciatore, accompagnatore guida di otto tappe del Cammino Basiliano e da Michele Abastante, dell’Associazione Insieme per Camminare.

La partenza è in località Sorbo alle 10.00 e, da lì, i partecipanti si avvieranno per raggiungere i Castagni secolari e, successivamente, ai resti di una vecchia Ghiacciaia, usata per rifornire, in antichità, di ghiaccio Rossano e i paesi limitrofi, di cui si auspica il recupero.

I Giganti di Cozzo del Pesco sono talmente grossi da avere una circonferenza, alla base, di circa 12 metri, alcuni dei quali con il tronco cavo entro cui possono trovar posto diverse persone. A caratterizzare questi Castagni, non è solo l’età – alcuni risalgono alla seconda metà del 1200, una decina al 1300 fino ai pochi ultimi esemplari che, invece, vanno dal 1600 -: essi, infatti, ‘convivono’ da sette o ottocento anni in veri e propri gruppi. Una cosa insolita, se si pensa che, per la botanica, castagni così maestosi crescono, normalmente, isolati.

Questi Castagni secolari, dunque, rappresentano un vero e proprio patrimonio da tutelare e da valorizzare, oltre che un interessante richiamo per i turisti, che va valorizzato, difeso e salvaguardato. (mp)

Il trenino della Sila, ultimo incanto di un patrimonio incontaminato

di FILIPPO VELTRI – Neanche il Covid ha fermato questa estate il treno della Sila, gioiello di ingegneria ferroviaria che da Moccone e Camigliatello sbuffa fino alla stazione più alta d’Europa passando per i boschi e i prati di Sculca, croce di Magara, Righio per arrivare a San Nicola, oltre 1400 metri sul livello del mare. Un successo enorme, vagoni presi d’ assalto e pieni ad ogni viaggio, quasi 200 persone, nel  rispetto delle regole Covid. Il lavoro del personale delle ferrovie della Calabria ha reso possibile partire dal 16 agosto, bonificando la linea ferrata e rendendola praticabile. Ora si andrà avanti per tutti i week end di settembre e poi nei 4 mesi invernali, in un paesaggio da favola western.

Quando la locomotiva – targata Germania,  risale al 1926 – si deve fermare per il carico d’acqua in una stazione intermedia, allora davvero è un trionfo stile Vecchio Frontiera. Tutti a terra a fotografare e a farsi riprendere con gli eroici ferrovieri di un mondo antico e che si pensava scomparso. Purtroppo il proseguimento della linea da San Nicola fino a San Giovanni in Fiore, già programmato da anni, è bloccato da vicende finanziarie, e un altro ostacolo è una frana  verso sud, all’altezza di Redipiano. Sarebbe bello rivedere il treno della Sila nel suo percorso completo, da Cosenza a San Giovanni; per il momento ci si deve accontentare di un sogno ridotto, che sbuffa tra pini faggi e campi coltivati a grano e patate.

Certo, un pezzo di Germania trapiantato in Calabria 94 anni addietro fa un po’ impressione. La Borsig FCL 353 che traina il convoglio è una locomotiva a vapore dalle inconfondibili forme teutoniche che in passato ha fatto la storia della trazione a vapore in Calabria, in Puglia e Basilicata. Negli anni Ottanta dello scorso secolo questa bellissima motrice fu revisionata in tutte le sue parti e ricominciò a sbuffare; con alterne vicende, e con momenti di intenso utilizzo, la 353 è giunta a noi perfettamente funzionante, nello splendore dei suoi 800 cavalli.

Dal 2016 anche la vecchia linea della Sila di Ferrovie della Calabria è tornata a vedere treni. Pochi chilometri di binari rimessi a nuovo, completamente isolati dalla restante rete FC, che nella bella stagione registrano centinaia di visitatori a bordo del treno a vapore. Nei fine settimana e non solo. Svago per i passeggeri ma un lavoro impegnativo per i ferrovieri. Dall’uscita della 353 dalla piccola rimessa di Camigliatello Silano vengono eseguite le operazioni di pulizia, manutenzione e lubrificazione della locomotiva a vapore, bisognosa oggi come allora di tante cure prima di ogni viaggio. Seguono le manovre di composizione del convoglio, costituito dalle centenarie carrozze a terrazzini un tempo delle Ferrovie Calabro Lucane, poi l‘ invio dei mezzi fino alla stazioncina di Moccone e la partenza del treno a vapore verso San Nicola Silvana Mansio, la stazione più alta d’Italia a scartamento ridotto.

A metà viaggio, in attesa del ritorno, la locomotiva viene girata manualmente, rifornita d’acqua e nuovamente lubrificata. Poi il tragitto all’indietro e alla fine, dopo l’arrivo a Moccone e il ricovero a Camigliatello Silano, nuovamente un po’ di riposo per la vecchia e gloriosa combattente della Sila. (fv)

Fotografia di Filippo Veltri

FILIPPO VELTRI (Cosenza, 1954)è stato caposervizio ed inviato all’Unità, all’Ansa responsabile della sede della Calabria, collaboratore di Repubblica e Sole 24 ore. Ha scritto diversi libri, tra cui Braccianti in Calabria ed Elezioni, come nascono le candidature.

TORNANO LE GIORNATE FAI, È L’OCCASIONE
PER SCOPRIRE I “TESORI” DELLA CALABRIA

Il ritorno delle Giornate Fai all’Aperto segna, sicuramente, un nuovo inizio, o, meglio, una ripartenza di tutte le iniziative culturali e ambientali che, in Italia, sono state bloccate fino a qualche settimana fa. E le due Giornate, in programma questo weekend, arrivano come una ventata d’aria fresca che per troppo tempo era mancata, invitando a riscoprire quei parchi, giardini, riserve naturali e monumenti che rappresentano la parte più affascinante e, a volte, poco conosciuta dell’Italia. Oggi e domani si può dunque tornare a godere delle meraviglie che ci circondano, soprattutto per far scoprire ai bambini itinerari di grande suggestione che insegnano ad amare e preservare l’ambiente. Nove gli appuntamenti calabresi che il Fai propone di non mancare.

Una due giorni speciale, dunque, che ha già registrato il tutto esaurito, promossa dal Fondo Ambiente Italiano – con il patrocinio del Mibact e di tutte le Regioni e le Province Autonome – incentrata sul rapporto tra Cultura e Natura che si può approfondire visitando gli oltre 200 luoghi in più di 150 località in Italia perché «tornare a visitare i luoghi straordinari del nostro Paese significa tornare a valorizzarli e a proteggerli» si legge in una nota del Fai.

Monastero di Sant'Elia vecchio, ILPLATANO DI VRISI E IL MONASTERO DI SANT'ELIA VECCHIO, CURINGA (CZ )
Il Monastero di Sant’Elia Vecchio

Di luoghi straordinari di cui, d’altronde, è ricca la Calabria, queste Giornate Fai, indicano nove i luoghi incantevoli. A cominciare da Curinga, ad esempio, dove c’è il Platano di Vrisi, un albero millenario alto 20 metri con tronco di 18 metri di circonferenza. Su un lato è situata un’apertura, alta più di 3 metri, da cui si accede alla cavità del tronco. Le radici, alcune delle quali visibili, si piantano nel terreno come le dita delle mani e i rami, spogli in inverno, sembrano delle lunghe braccia. Antiche leggende raccontano che fu piantato dai monaci del vicino Monastero di Sant’Elia vecchio, dove si conservano i resti del “Sancta Sanctorum”. Il Monastero, infatti, è un vano a pianta quadrata chiuso da una cupola in buono stato di conservazione; la navata e l’antico cenobio. Il monastero, prima Basiliano, passò ai Carmelitani nel 1632, si configura come un unicum per i resti della chiesa munita di una notevole abside sormontata da una cupola in pietra, con evidenti richiami all’architettura armena.

Da Curinga si passa a Lamezia Terme dove c’è l’Abbazia di Sant’Eufemia Vetere, fondata da Roberto il Guiscardo nell’ XI secolo nell’area di un precedente monastero bizantino.

Si conservano i resti della chiesa e dell’area del chiostro dove furono ritrovate le monete con la raffigurazione delle vicine Terme di Caronte, luogo dove, nel 1056, il condottiero Roberto il Guiscardo si fermò, insieme ai suoi uomini, per risollevarsi dalle fatiche di una battaglia. Sempre a Lamezia, si possono visitare le Terme di Caronte, da cui sgorgano le acque salutari che hanno, con l’efficacia delle loro proprietà terapeutiche, curato Bruzi, Greci, Romani, e Normanni. 

viale della villa di palazzo Barracco, VILLA DI PALAZZO BARRACCO, SANTA SEVERINA (KR )
Villa di Palazzo Barracco a Santa Severina (KR)

A Corigliano Rossano, c’è il Complesso monastico basiliano di Santa Maria del Patire.Un vero gioiello dell’arte bizantina e basiliana, collocato a 602 metri d’altitudine in una posizione strategica e di grande fascino, tra castagni secolari e boschi dell’ultimo lembo della Sila Greca, da cui si apre uno spettacolare panorama sul mar Ionio e la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (San Giuseppe) a Castrovillari. Il titolo originario di questa chiesa era quello di S. Maria di Costantinopoli e prendeva il nome da un affresco raffigurante questa tipologia di Madonna che ancora vi si può osservare, anche se rovinato da molte ridipinture. Il nuovo nome comparve nel secolo scorso, allorché la confraternita di San Giuseppe spostò la sua sede da una cappella che era affiancata alla Madonna del Castello a questa chiesa. E ancora, a Santa Severina (KR), la Villa di Palazzo Barracco, disposta a terrazzo su sei piani paralleli intersecati da gradinate.L’elemento più caratteristico del giardino sono i numerosi alberi di pinus pinea che raggiungono anche i trenta metri di altezza con circonferenze che superano anche i duecentocinquanta centimetri.

Monumento ai cinque martiri, UN PERCORSO DI FEDE E DI SPERANZA, GERACE (RC ) A Gerace (RC), imperdibile Un percorso di fede e di speranza, per scoprire la storia del Monumento ai cinque Martiri di Gerace – inaugurato il 7 giugno del 1931 e sito nella splendida pineta naturale – per ricordare la fucilazione avvenuta il 2 ottobre 1847 dei cinque rivoluzionari. Si proseguirà poi verso la seicentesca Fontana della Piana: fontana con l’acquedotto ad arcate annesso; e al Santuario della Madonna di Prestarona a Canolo. La chiesa semplice, un tempo munita di dipinti e di preziosi suppellettili, è dedicata alla Madonna della Pace: il titolo “di Prestarona” deriva dal greco e letteralmente significa delle colombe, quindi la Madonna delle colombe (dal momento che la colomba ha sempre simboleggiato la pace.)

Tempio, TEMPIO LOC.COFINO, VIBO VALENTIA (VV ) A Vibo Valentia il Tempio nella località Cofino, che si trova nella parte più alta della città, vicino al Castello. Il grande tempio, scoperto nel 1921 da Paolo Orsi, era dedicato a Kore-Persefone e in seguito anche alla madre Demetra, sorella di Zeus e madre della terra, dea del grano e dell’agricoltura, artefice del ciclo delle stagioni. 

Infine, tra i Beni del Fai, ci sono i Giganti della Sila a Spezzano della Sila (CS), 5 ettari della storica “silva” silana dove giganteggiano 60 esemplari di pino laricio alti fino a 45 m, con tronchi larghi fino a 2 m e un’età media di 350 anni.

Riserva dei Giganti della Sila, I GIGANTI DELLA SILA, SPEZZANO DELLA SILA, COSENZAPer l’occasione, sono in programma visite in compagnia di ornitologi che, nel primo e nell’ultimo turno di visita, proporranno l’osservazione e l’ascolto dell’avifauna presente nell’area, mentre naturalisti botanici ed etnobotanici, nei turni di visita intermedi, condurranno alla scoperta dei più significativi aspetti non solo degli ultracentenari monumentali pini larici, ma anche di tutte le altre piante esistenti nella riserva.  (ams)

In copertina, il millenario Platano di Vrisi, a Curinga

Fai riapre i suoi Beni, in Calabria si torna ad ammirare i Giganti della Sila

Da oggi, il Fondo Ambiente Italiano riapre i suoi beni e, in Calabria, si potranno tornare ad ammirare i Giganti della Sila, il suggestivo bosco secolare di Spezzano della Sila che sopravvive intatto dal ‘600 e che preserva alberi alti fino a 45 metri, dal tronco largo 2 e dall’età straordinaria di 350 anni.

Affidato in concessione al Fai nel 2016 – insieme all’adiacente Casino Mollo, donato alla Fondazione dai Baroni Mollo – questa selva ultracentenaria rappresenta il trionfo della natura nella sua spontaneità, un luogo unico in cui ritrovare pace, bellezza e una nuova carica energetica.

I Giganti della Sila, dunque, si potranno visitare da venerdì a domenica, dalle 10.00 alle 17.00, su prenotazione, in modo da permettere a tutti una visita in piena sicurezza.

Il giorno precedente la visita, infine, i partecipanti riceveranno una mail con le indicazioni sulle modalità di accesso e un link da cui scaricare i materiali di supporto, che non saranno più distribuiti in formato cartaceo. In alternativa, i materiali saranno accessibili su supporti digitali grazie a un QR code scaricabile direttamente in biglietteria.

L’accesso alla biglietteria sarà permesso a un visitatore o a un nucleo famigliare alla volta. (mp)

 

La montagna calabrese e le aree sacre, un riuscito convegno a Camigliatello Silano

15 ottobre – Un bel tema, “Il sacro e la montagna calabrese” per parlare delle tracce monastiche tra Pollino, la SIla, le Serre e l’Aspromonte, un tema che ha appassionato i tanti presenti, studiosi, appassionati e semplici curiosi. A Torre Camigliati di Camigliatello SIlano il convegno organizzato dal Circolo di Studi Storici “Le Calabrie”, presieduto da Marilisa Morrone, ha confermato le attese e le aspettative: di montagna si può e si deve parlare, tanto da far diventare questo un appuntamento annuale.
Un’intera giornata dedicato allo studio degli insediamenti di monasteri e luoghi di culto nelle zone montuose della Calabria, fin dagli albori del cristianesimo: «I più importati rilievi calabresi, – ha detto la presidente Morrone – hanno registrato, sin dal medioevo grandi figure di monaci e Santi, importanti monasteri e venerati santuari meta di pellegrinaggi ancora oggi: S. Nilo, Gioacchino da Fiore, S. Brunone da Colonia, S. Nicodemo di Mammola, S. Leo di Africo, S. Fantino il Cavallaro; luoghi come l’abbazia Florense, la Certosa di Serra, il Convento domenicano di Soriano, l’abbazia di S. Nicodemo e il santuario di Polsi, il Santuario delle Armi, il Patirion, ne sono i più celebri».
La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo. È come un indice puntato verso il cielo, è il rimando allo Zenit e quindi alla luce, all’inaccessibilità, alla trascendenza rispetto all’orizzonte in cui  siamo immersi quotidianamente. Il monte con la sua cima, che sembra perforare il cielo, ricalca la posizione eretta dell’uomo che si è alzato dalla brutalità della terra. È una sorta di simbolo della vittoria sulla forza di gravità ed in tutte le culture si ritrova, nel profilo verticale della montagna, un’immagine della tensione verso l’oltre e l’altro rispetto al limite terrestre, ed in tutte le religioni, un segno dell’Oltre e dell’Altro divino.
A fare gli onori di casa è stata Mirella Stampa Barracco. Tra gli ospiti anche la sen. Margherita Corrado. A condurre i partecipanti del convegno alla scoperta del sacro nelle montagne calabresi sono state le relazioni ad iniziare dal docente Unical, Pietro Dalena, che, partendo dalla lettera di S. Bruno a Rodolfo il Verde, prevosto di Reims, ha delineato le motivazioni della scelta della montagna quale sede preferita dai religiosi del Medioevo. «Bellezza del paesaggio, pace, tranquillità, vicinanza al Cielo, solitudine. È così che le balze delle montagne calabresi pullulano di asceteri e laure; Gioacchino da Fiore, sulle orme del monachesimo italo-greco, si ritira nella profonda Silva Sila, S. Bruno alle sorgenti dell’Ancinale, S. Nilo nelle terrazze della Sila Greca. Sono sempre le montagne calabresi la meta preferita da monaci in fuga dall’oriente o dalla Sicilia conquistata dagli Arabi, come S. Vitale di Castronuovo che, dopo aver attraversato tutta la Regione, si insedia a Nord, nella zona dell’attuale S. Demetrio Corone».
La relazione di Enzo D’Agostino, Deputato di Storia Patria per la Calabria e storico della Chiesa, ha posto l’attenzione sull’occupazione monastica del versante jonico dell’Aspromonte nel medioevo che trova il momento clou nell’arrivo dei monaci greci dalla Sicilia verso la valle delle Saline, «Particolarmente significativo – ha detto D’Agostino – fu l’arrivo dei religiosi del monastero di S. Filippo di Agira  fondatori di ben tre monasteri in provincia di Reggio. Si possono definire tre zone monastiche greche nel versante jonico dell’Aspromonte: la vallata del Torbido, la zona di Gerace e la vallata del Bonamico dove domina nel cuore dell’Aspromonte, il grande Santuario della Madonna della Montagna di Polsi, sovrappostosi ad un antico monastero di Popsi, già menzionato nel XIII sec.»

La relazione dell’archeologo Francesco Cuteri ha coinvolto con i racconti di eremiti e monaci nelle serre calabre «L’essenza della vita certosina, oltre le prove e le tentazioni sulle quali san Bruno si sofferma poco, le descrive in un passo famoso che paragona la montagna al deserto, dove gli uomini coraggiosi possono rientrare in se stessi quanto vogliono e dimorare nel loro cuore, coltivare intensamente i germi delle virtù e gustare con gioia i frutti del paradiso. La montagna – ha detto Cuteri – conserva le tracce storiche della fede delle popolazioni che hanno vissuto i diversi territori. Tracce ancora incontaminate e da scoprire». Per finire, il docente Unical, Mario Panarello si è soffermato sulle opere d’arte commissionate dai diversi monasteri nel tempo, e che rappresentano patrimonio ancora in gran parte sconosciuto e da valorizzare.
Al termine del convegno, un ampio e stimolante dibattito ha registrato gli interventi di Padre Bruno Macrì, Filippo Racco, Giacinto Marra, Luigi Morrone, Antonio Macchione, Vincenzo Naymo, Riccardo Allevato, Salvatore Spagnolo, Giulia Fresca, Salvatore Zurzolo e Maria Gabriella Morrone, presidente del Club per l’UNESCO di S. Giovanni in Fiore.
«Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, quando si tenne nella stessa sede un incontro di studi sul tema “La Sila: usi, paesaggi, risorse” – ha spiegato Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” – l’assemblea, su proposta del socio cultore arch. Pasquale Lopetrone, ha deliberato che l’evento di Torre Camigliati divenisse appuntamento annuale». Il prossimo appuntamento a Torre Camigliati sarà nel mese di settembre 2019 mentre continuano le giornate di incontro e studio del Circolo “Le Calabrie” come quella che si svolgerà il prossimo 28 ottobre nel borgo di Gallicianò.  Da segnalare anche l’uscita del numero 11 della rivista “Studi Calabresi. Storia Arte Archeologia”. (rcs)

LA SILA: UNO STRAORDINARIO SET NATURALE PER IL CINEMA

26 luglio – A un anno di distanza dalle lavorazioni della serie internazionale televisiva “Trust” diretta da Danny Boyle, ancora una volta la Sila si è trasformata in un set a cielo aperto per il nuovo lungometraggio del regista Gabriele Mainetti, dal titolo “Freaks Out”. Domani, venerdì 27 alle ore 17, in occasione dell’ultimo giorno di lavorazione della prima fase prevista in Calabria, presso la stazione ferroviaria di Camigliatello, i protagonisti della produzione, insieme ai rappresentanti della Regione Calabria, incontreranno il pubblico e la stampa.
Ad accompagnare l’attore Claudio Santamaria, il regista Gabriele Mainetti e i produttori Jacopo Saraceni ed Andrea Occhipinti ci saranno il Presidente della Regione Mario Oliverio, l’Assessore alla Cultura Maria Francesca Corigliano, il Direttore Generale di Ferrovie della Calabria Giuseppe Lo Feudo e il Presidente della Calabria Film Commission Giuseppe Citrigno. (cr)