L’OPINIONE / Maria Elena Senese: In Calabria ci sono 12 mln di lavori nei cantieri ancora da terminare

di MARIA ELENA SENESE – Volete sapere chi ha guadagnato più di tutti col Superbonus? Sicuramente lo Stato! Questo è quanto emerge dai dati di uno studio dell’istituto di ricerche Cresme. La quota maggiore degli introiti, infatti, è finita nelle casse del fisco.

Le aziende hanno beneficiato solo per il 21,8% dei totali 97 miliardi di euro di erogazioni in incentivi, il settore servizi con il 26%, diviso tra progettazione e consulenze di varia natura, e tra i soggetti beneficiari ci sono anche le banche e gli intermediari finanziari. Infine, il 12% circa all’industria manifatturiera che ha fornito i materiali.

La percentuale più alta, pari al 34% circa, è rientrata allo Stato sotto forma di tasse: Iva, Ires e Irpef dei lavoratori.

Oggi, che sul Superbonus si sono concentrate le critiche del governo, noi riteniamo che sia necessaria una proroga di almeno sei mesi che consenta il completamento dei lavori già iniziati.

Questo perché il termine di fine anno è assolutamente improponibile e, se non dovesse intervenire una proroga, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti non solo per le imprese e per le famiglie che hanno beneficiato del Superbonus ma per tutto il sistema economico.

È difficile in questo momento quantificare i cantieri aperti che rischiano di rimanere incompleti. Ma parliamo di migliaia di cantieri! Molti dei quali avviati in Calabria. Gli ultimi dati Enea, usciti a fine ottobre, ci dicono che ci sono 12 miliardi di lavori nei cantieri ancora da terminare.

Proprio per questo chiediamo che venga fatta una chiusura ordinata e graduale del Superbonus 110%, senza creare una situazione che sarebbe ben più costosa per la collettività di una semplice proroga. Il danno che si potrebbe creare, qualora questi cantieri non venissero conclusi con l’aliquota originaria del 100 o del 90%, sarebbe molto oneroso, intanto creerebbe contenziosi tra le imprese e i condomini. Le imprese rimarrebbero bloccate per l’intera parte di produzione del 2024. Ci saranno di nuovo cantieri fermi, situazioni in cui, non completandosi i cantieri, i condomini saranno costretti a restituire allo Stato addirittura gli stati d’avanzamento precedenti già pagati. Per questo ci vuole una chiusura ordinata della misura.

Senza un intervento avremo famiglie in difficoltà, che saranno costrette a impegnare i loro stessi appartamenti per riuscire a pagare, ci saranno imprese che salteranno e migliaia di lavoratori in cassa integrazione. Tutti costi che, in ultima analisi, ricadrebbero sullo Stato.

In questa fase assai delicata occorre una manovra strutturale, che sia in grado di affrontare e risolvere il problema dei consumi energetici dei nostri edifici, anche alla luce degli impegni assunti dall’Italia in Europa. È urgente una manovra che metta il nostro Paese nelle condizioni di adempiere agli impegni assunti in sede europea, contenendo i consumi energetici. È urgente, infine, un piano strategico che attivi investimenti a partire dagli edifici pubblici.

Galiano (Ance Cosenza): Urgente proroga del Superbonus per i lavori in corso

Il presidente f.f. di Ance Cosenza, Giuseppe Galliano, ha chiesto di individuare una rapida soluzione «per le decine di migliaia di cantieri che non riusciranno a terminare i lavori in tempo utile, anche a causa del caos normativo e applicativo del Superbonus».

Pur condividendo la necessità di chiudere la stagione del 110% per aprire una riflessione seria sul futuro dell’efficientamento degli edifici in Italia, in particolare per le famiglie meno abbienti, Giuseppe Galiano ha evidenziato che «una proroga limitata ai soli interventi in grado di dimostrare un concreto avanzamento del cantiere, potrebbe risolvere i problemi aperti con un costo, per le casse dello Stato, di gran lunga inferiore a quello del disagio sociale e economico che si determinerebbe lasciando invariata la scadenza a dicembre”. 

«Per recuperare i ritardi accumulati – si legge nel documento sottoscritto dalle Associazioni e dalle organizzazioni sindacali della filiera delle costruzioni – è assolutamente necessaria una proroga tale da permettere una conclusione ordinata alla misura, che eviti la perdita improvvisa di centinaia di migliaia di posti di lavoro causata dalla sicura interruzione di migliaia di cantieri che potrebbe derivare dall’insorgere di un enorme contenzioso tra condomìni e imprese e scongiuri la corsa forsennata già in atto per finire i lavori, con conseguente rischio sia per la sicurezza dei lavoratori coinvolti sia per la qualità degli interventi eseguiti». 

«La Legge di bilancio – ha concluso il presidente facente funzioni di Ance Cosenza – deve necessariamente offrire una soluzione concreta a questo problema che riguarda da vicino migliaia di lavoratori, famiglie e imprese che in perfetta buona fede e nel rispetto delle norme allora vigenti hanno avviato i lavori e che ora rischiano di trovarsi in gravissime difficoltà».  (rcs)

Superbonus, Pd Calabria: Occorre audire le partecipate per accertarne sostenibilità

Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Mimmo Bevacqua, ha sottolineato l’importanza di evitare che, per quanto riguarda il superbonus, si arrivi esclusivamente all’approvazione di una legge spot che contenga soltanto indicazioni vuoti che poi non hanno nessun impatto reale, così come avvenuto con tanti dei provvedimenti fin qui approvati dal governo Occhiuto».

«Prima di fare arrivare in Consiglio regionale una legge condivisibile in linea generale, ma vuota nel contenuto –  ha detto Bevacqua –  chiederò  ai colleghi del mio gruppo di richiedere la convocazione in Commissione dei rappresentanti delle partecipate regionali che si vogliono coinvolgere per svolgere le dovute audizioni».

«Un passaggio fondamentale – ha evidenziato – sia per una più ampia concertazione che per capire se le partecipate calabresi abbiano davvero la possibilità di acquistare i crediti derivanti dal superbonus per dare la linfa sperate al comparto dell’edilizia. Senza risposte positive da parte di questi soggetti e un loro pieno coinvolgimento si rischia di fare l’ennesimo buco nell’acqua».

La gran parte delle Regioni italiane è alle prese con lo sblocco dei crediti fiscali legati alle ristrutturazioni edilizie e al cosiddetto superbonus. Basilicata, Lazio e Liguria stanno votando, con consenso unanime, proposte di legge che hanno l’obiettivo di coinvolgere le partecipate delle Regioni all’interno dello schema disegnato dal decreto cessioni approvato dal governo nazionale durante lo scorso mese di febbraio. Uno schema che impedisce di vendere i crediti all’interno della stessa Pubblica Amministrazioni e che le Regioni stanno provando ad aggirare coinvolgendo soggetti non considerati facente parte della P.a.

«Anche la Regione Calabria – ha spiegato il capogruppo Mimmo Bevacqua – si sta muovendo sul solco tracciato dalle altre Regioni con una proposta di legge, praticamente identica a quella già presentata dalla Lega in Liguria, che è attualmente in discussione nella IV Commissione consiliare. Si tratta di un percorso che anche nelle altre Regioni è stato condiviso da tutte le forze politiche e che pure in Calabria potrebbe avere lo stesso consenso». (rrc)





Senese (Fenealuil): La cessione dei crediti bloccata rischia di far fallire le imprese

La segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, ha denunciato come la cessione dei crediti bloccata espone al rischio di fallimento le imprese: «parliamo di 150 mila licenziamenti».

«Il Superbonus 110% è, purtroppo – ha spiegato – diventato  un inaccettabile polemica politica che ha fatto perdere di vista la realtà dei fatti, trascurando aspetti importanti che invece una politica attenta dovrebbe ben analizzare prima di adottare scelte scellerate».

«Il blocco totale della cessione dei crediti – ha proseguito – in un momento in cui peraltro regna assoluta incertezza sulla monetizzazione dei crediti già maturati per lavori già eseguiti, rischia di affossare l’intero comparto. Come pure la decisione di impedire alle pubbliche amministrazioni di acquisire i crediti incagliati. Si sta deliberatamente e volutamente spingendo migliaia di imprese al fallimento totale».

«Un blocco deciso dal Governo per “salvaguardare i conti pubblici” – ha continuato – nonostante  numerosi studi rimarcano la convenienza di questo strumento da vari punti di vista. Si blocca la transizione energetica e l’adeguamento sismico di oltre 9 milioni di fabbricati, si stroncano le residue speranze di ottenere liquidità dagli enti locali per crediti incagliati da mesi. Sono già circa 90 mila i cantieri bloccati per mancanza di liquidità: 40 mila imprese devono cedere oltre 25 miliardi di crediti nei cassetti fiscali e sono a rischio fallimento».

«Il Superbonus – ha spiegato ancora – non solo ha impattato in maniera estremamente positiva sul Pil producendo sviluppo e ricchezza ma ha generato maggiore occupazione, il che vuol dire più redditi da tassare, ma anche maggiori consumi con tutto quanto ne consegue anche dal punto di vista degli introiti fiscali. Anche Nomisma ha evidenziando un impatto economico complessivo del Superbonus 110% sull’economia nazionale pari a 195,2 miliardi di euro, a fronte dei 65,2 di investimento al 31 gennaio scorso».

«È assolutamente fuorviante– ha evidenziato – soffermarsi sul deficit extra 2020-2022 per circa 81 miliardi provocato dal Superbonus, in quanto l’aumento del deficit per il 2021 e per il 2022 è dovuto al fatto che l’intero disavanzo generato dal Superbonus è stato tutto spalmato sul biennio e non nel quinquennio.  Intanto intervenga sollecitamente Cassa depositi e prestiti per smobilizzare i crediti e cederli poi alle banche».

«Le nostre proposte per il futuro? – ha detto la segretaria –. Si può pensare ad incentivi strutturali basati sul principio della progressività, oppure ad una cessione del credito proporzionale all’efficienza sismica ed energetica almeno per raggiungere la classe energetica D».

«Si può pensare – ha continuato – di erogare i bonus in base all’Isee. Secondo le nostre stime con un ISEE inferiore ai 30mila euro, ad esempio, la spesa per lo stato finirebbe per aggirarsi tra i 10 e 15 miliardi all’anno. Inoltre esclusivamente per i redditi bassi si potrebbe prevedere la possibilità da parte di CDP di anticipare la parte delle somme non coperta dai vari tipi di incentivi, su prezzi predeterminati di mercato da recuperare poi attraverso i risparmi in bolletta».

«Occorre – ha ribadito – dare strutturalità agli incentivi pubblici di riqualificazione edilizia, messa in sicurezza, efficientamento e risparmio energetico, consapevoli dell’importante effetto moltiplicatore che ogni euro speso nella filiera delle costruzioni genera: in termini di occupazione e quindi di gettito fiscale nonché come aumento del Pil».

«La transizione green – ha detto ancora – rappresenta il futuro ed il nostro settore non può che esserne protagonista, anche se, caratterizzato com’è da un’estrema frammentazione, con il 90% delle imprese che non supera i 9 dipendenti. Le nuove tecniche costruttive, i nuovi materiali, gli obiettivi su sostenibilità ed innovazione richiedono un forte investimento sui lavoratori e sulla crescita dimensionale delle aziende. Serve più qualificazione e formazione».

«Due aspetti – ha concluso – sui quali l’ultimo rinnovo contrattuale ha scommesso molto. Il tutto ovviamente inserito all’interno di una nuova stagione all’insegna della regolarità, che poi è sinonimo di più sicurezza, meno precarietà e migliori condizioni di vita e di lavoro. Su questi pilastri dobbiamo lavorare se vogliamo rendere questo settore appetibile anche per i nostri giovani che devono garantire il necessario ricambio generazionale». (rcz)

Superbonus, Cannizzaro (FI): Interverremo in Parlamento per tutelare le imprese

Il deputato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, ha evidenziato come «il decreto Superbonus, così com’è, non va bene».

«Come più volte ribadito anche dal Presidente Berlusconi, interverremo in Parlamento per modificarne l’impianto, con l’obiettivo di tutelare le imprese e salvaguardare tutte le opportunità economiche ad esso collegate», ha annunciato il parlamentare, sottolineando come «nonostante il poco tempo a disposizione per intervenire sul provvedimento prima del Cdm, già la scorsa settimana siamo riusciti ad agire sia sulla responsabilità solidale degli istituti di credito, che d’ora in poi saranno chiamati a rispondere solo per il loro eventuale dolo e non anche per quello di chi ha effettuato i lavori, sia riducendo il numero dei documenti da presentare per dimostrare la regolarità degli interventi effettuati».

«Ci faremo carico delle legittime preoccupazioni delle imprese, dei lavoratori e dei cittadini coinvolti. In tal senso – ha concluso il parlamentare calabrese – Forza Italia ha richiesto anche l’istituzione di un tavolo di confronto con i capigruppo di maggioranza prima che il provvedimento arrivi alla discussione parlamentare». (rp)

Falbo (Confapi Aniem): Fine cessioni crediti per bonus edilizi ennesimo colpo al settore edile

Antonio Falbo, presidente di Confapi Aniem Calabria, ha evidenziato come la decisione del Governo di porre fine alle cessioni dei crediti derivanti da bonus edilizi sia «l’ennesimo colpo assestato, in pieno volto, a un settore, quello edile, che viaggia a una velocità quattro volte quella del Pil».

«In un paese normale certe cose non accadrebbero – ha evidenziato – ma L’Italia ha poco di normale:Ed è per questo che si ricorre al decreto legge, uno strumento adottato nei casi di straordinaria necessità ed  urgenza, quando di necessario ed urgente c’era solo la messa in sicurezza di migliaia di imprese. E poco importa se tutti gli enti locali, di qualsiasi colore politico, avessero all’unanimità accolto la possibilità  di acquistare i crediti incagliati ed erano già pronti a farlo…».

«A poco o a nulla servono gli appelli trasversali – ha proseguito – provenienti praticamente da tutte le associazioni datoriali… Il governo ha deciso di porre fine alle cessioni dei crediti derivanti da bonus edilizi ed al divieto per gli enti  locali di acquistare quelli incagliati. Occorre porre rimedio al più presto a questo provvedimento altrimenti assisteremo da un lato alla chiusura  di migliaia di aziende e a lavori non ultimati e dall’altro a operai licenziati e a fornitori non pagati… Le conseguenze di tutto ciò sono facilmente immaginabili». (rcz)

Superbonus, PD Calabria: Occhiuto e centrodestra difendano ragioni degli imprenditori

Il gruppo Pd in Consiglio regionale ha evidenziato come «la decisione assunta dal governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni è incomprensibile e mette a rischio il futuro delle imprese che operano nel settore dell’edilizia e gli stessi livelli occupazionali».

Per questo hanno chiesto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, e al centrodestra calabrese di fare sentire la propria voce presso il governo sostenuto anche dal suo partito per arrivare al blocco immediato del provvedimento».

«Il provvedimento voluto dal governo di centrodestra – prosegue la nota del gruppo Pd – avrà un impatto devastante sull’economia nazionale e sul comparto dell’edilizia, ma rischia di essere ancora più grave per una Regione economicamente fragile come la Calabria, con un tessuto imprenditoriale in difficoltà e ancora costretto a fare i conti con la crisi innescata dalla pandemia e dall’aumento delle bollette».

«Né – hanno continuato i dem – la nostra può essere considerata una posizione strumentale, in quanto durante i lavori della IV Commissione, tramite il consigliere Giovanni Muraca, avevamo contribuito attraverso le nostre osservazioni a migliorare la proposta di legge regionale per sostenere le imprese operanti nel settore dell’edilizia. Adesso queste stesse imprese che, sulla base delle norme vigenti fino ad oggi, hanno effettuato investimenti ed assunzioni dopo i primi accordi raggiunti con i committenti, nella prospettiva di poter continuare ad operare alle stesse condizioni, si trovano senza alcuno strumento».

«Invece di arrivare ad uno sblocco dei crediti ancora incagliati che avrebbe dato nuovo slancio al comparto – si legge ancora – ci troviamo davanti ad un provvedimento di segno opposto che deve essere immediatamente bloccato. Ad aggravare il quadro anche il blocco deciso dal governo, senza ascoltare le associazioni di categoria che pure sono state audite più volte anche nella Commissione consiliare competente, in ordine alla possibilità di acquisto dei crediti da parte degli enti pubblici, così come il centrodestra calabrese aveva proposto con la legge regionale della quale si stava discutendo».

«In pratica il governo nazionale – conclude la nota – impedirà alle Regioni di poter liberare i crediti ancora incagliati.  Con inevitabili conseguenze anche sul raggiungimento degli obiettivi green e di impatto ambientale che l’Europa ci impone di perseguire e che la misura avrebbe aiutato a raggiungere». (rcz)

Senese (Fenealuil): C’è una speculazione inverosimile su Superbonus

La segretaria generale di Fenealuil Calabria, Maria Elena Senese, ha denunciato come su Superbonus «c’è una speculazione in corso inverosimile da parte dei soggetti preposti a rilevare i crediti che per acquisirli chiedono interessi che variano dal 25 al 30%. Ci rendiamo conto che siamo fuori da ogni regola di mercato!».

«Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto Aiuti quater – ha spiegato – stiamo assistendo ad una vera rivoluzione per quanto riguarda il Superbonus 110: dalla riduzione dell’incentivo dal 110 al 90%, alla proroga della scadenza per le unifamiliari al 31 marzo 2023, passando per la limitazione della platea dei beneficiari con l’introduzione del “reddito familiare” e, infine, all’impossibilità della cessione del credito d’imposta».

«Come prevedibile queste modifiche, ed il blocco nella cessione dei crediti – ha aggiunto – hanno di molto rallentato l’utilizzo della detrazione fiscale. Come rilevano i dati  Enea al 31 dicembre 2022 a livello nazionale il totale degli investimenti ammessi a detrazione ammonta a oltre 62 miliardi di euro, dei quali 46,6 per lavori conclusi, ma ammontano ancora a svariati miliardi i crediti bloccati per le difficoltà legate alla cessione, e sono tantissimi i cantieri fermi, che non riescono a riprendere le attività. Che fine faranno queste migliaia di imprese il cui unico errore  è stato quello di fidarsi dello Stato? Che fine faranno tutti gli operai e le loro famiglie?».

«Tantissime imprese, strozzate da queste assurde pretese del sistema bancario e finanziario – ha proseguito –, non riescono più a stare nei costi e a garantire i lavori appaltati. È necessario e non più procrastinabile che si intervenga sollecitamente per rendere più agevole il meccanismo della cessione, ampliando il più possibile le possibilità di utilizzo dei crediti acquisiti, ma anche per frenare questa speculazione che equivale ad una sorta di tangente per le imprese disposte a rinunciare ad un fetta di fatturato pur di monetizzare crediti che altrimenti rimarrebbero nei cassetti e tutto ciò non potrà non avere una ricaduta importante sulla manodopera!».

«I dati Enea confermano che il Superbonus – ha detto ancora – è stato uno strumento utile nonché determinante non solo per il rilancio dell’edilizia, ma anche per il risparmio energetico, la sicurezza e il decoro del nostro patrimonio immobiliare. Ha dell’assurdo il fatto che una misura nata per migliorare la resa energetica degli edifici nel nostro Paese e per rilanciare il settore edile, sia ad oggi diventata un suicidio per  migliaia di imprenditori».

«Può definirsi civile un Paese che truffa gli imprenditori, soprattutto le piccole e medie imprese del settore? – ha chiesto –. Ciò che è incomprensibile è che si parla tanto di transizione energetica e, poi, fattivamente si ostacola un provvedimento necessario non solo per il rilancio del settore edile ma soprattutto per la riqualificazione del parco edilizio nazionale. Uno dei rischi sottesi a questa inversione di marcia, naturalmente, è quello di aprire la porta all’illegalità, ad una corsa al subappalto di lavori già subappaltati».

«Quella che si sta formalizzando è una scelta che finirà per fermare proprio quella rivoluzione green tanto voluta dall’Europa – ha concluso – a scapito delle piccole e medie imprese per favorire, invece, i general contractor e le grandi multinazionali. Ci domandiamo, e giriamo il nostro interrogativo a chi di competenza, se l’obiettivo sotteso a questi interventi possa essere quello di favorire i grandi gruppi». (rcz)

Superbonus, Perciaccante (Ance Calabria): Stop immediato al 110% penalizza le fasce deboli

Il presidente di Ance Calabria, Giovan Battista Perciaccante, ha dichiarato «cambiare le regole del superbonus in sole due settimane significa penalizzare in maniera sostanziale gli interventi che sono partiti per ultimi e che riguardano in particolare le aree del Sud».

«Chi è partito più avanti – ha continuato il presidente dei costruttori calabresi – lo ha fatto perché ha avuto bisogno di tempi più lunghi e costretto dalle necessità, soprattutto, in relazione della possibilità di vedere interamente coperti gli interventi dal punto di vista finanziario. Proprio per questi motivi ad essere colpite saranno soprattutto le fasce meno abbienti maggiormente localizzate nelle periferie e nelle aree più deboli del Paese».

«Siamo consapevoli del fatto che in questo particolare momento il Governo abbia necessità di tenere sotto controllo la spesa – ha aggiunto Perciaccante – ma, nello stesso tempo e nella stessa misura è indispensabile non vanificare e non disperdere gli effetti positivi che la misura ha prodotto e sta continuando a produrre in termini di crescita del PIL, dell’occupazione, dell’efficientamento energetico e della qualificazione sostenibile degli immobili».

Per quanto riguarda lo sblocco dei crediti incagliati, a giudizio del presidente di Ance Calabria, «è da apprezzare l’attenzione mostrata dal Governo, ma si attende di capire quale sia la soluzione messa a punto per evitare che tante imprese falliscano per mancanza di liquidità provocando a catena un costo sociale ed economico insostenibile per la collettività».

«Come hanno avuto modo di evidenziare anche le organizzazioni sindacali – ha detto ancora il presidente dei costruttori calabresi Perciaccante – l’effetto combinato delle modifiche al superbonus e della mancata monetizzazione dei crediti fiscali acquisiti genererà un aumento della disoccupazione ed effetti depressivi sul Pil con ovvie ricadute anche sui conti dello Stato».

«A questo punto – ha concluso il presidente di Ance Calabria – l’auspicio è che il Governo dia vita ad un tavolo tecnico con le categorie interessate in maniera tale da mettere a punto una soluzione che risulti efficace ed efficiente». (rcz)

FenealUil Calabria: Maggioranza parlamentare non disperda provvidenze del Superbonus

La segretaria generale della Feenaluil Calabria, Maria Elena Senese, ha lanciato un appello alla maggioranza parlamentare affinché «non disperda le provvidenze del superbonus. Quanto fatto dal Governo uscente, racchiuso nell’emendamento al decreto legge Aiuti bis, è sicuramente un buon risultato che scongiura, almeno per il momento, il fallimento di centinaia di aziende calabresi».

«Il superbonus non va demonizzato ma corretto – ha ribadito – ne vanno corrette le storture al fine di migliorare la qualità del nostro patrimonio edilizio e creare occupazione. Appare chiaro, intanto, l’impellente necessità di porre un freno immediato alla crescita esponenziale dei costi delle materie prime e, in seconda istanza, pensare a rendere strutturale questo intervento almeno fino al 2026 dando certezza alle imprese, agli operatori economici, ai lavoratori e ai cittadini e, poi, prevedere l’attuazione di un dècalage del massimale detraibile legato a criteri soggettivi del contribuente».

«Non si può rinunciare a un provvedimento – ha proseguito – che consente anche alle fasce sociali meno abbienti di intervenire sugli immobili di proprietà per renderli più sicuri e sostenibili, riducendone i consumi senza anticipare spese troppo onerose per farsene carico in autonomia».

«A chi, da pochi giorni, ha sulle proprie spalle la responsabilità politica della Nazione, ma anche a coloro che gestiscono la cosa pubblica in Calabria – ha detto ancora – diciamo che se non si interviene subito assisteremo al blocco generalizzato dei cantieri, tanto delle opere private che soprattutto delle opere pubbliche. Il rischio concreto è quello di impedire ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza di dispiegare i propri effetti benefici sull’economia nazionale e, soprattutto, regionale».

«Lo ribadiamo, con rafforzata convinzione – ha concluso – ancora una volta: bloccare questo strumento che, in questi ultimi anni, ha creato nuova occupazione, rappresentato una boccata d’ossigeno per il Prodotto interno lordo nazionale e regionale e che, in prospettiva, rappresenta una misura concreta per perseguire l’obiettivo della transizione energetica e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio calabrese, sarebbe una mossa azzardata». (rcz)