L’OPINIONE / Maria Elena Senese: In Calabria ci sono 12 mln di lavori nei cantieri ancora da terminare

di MARIA ELENA SENESE – Volete sapere chi ha guadagnato più di tutti col Superbonus? Sicuramente lo Stato! Questo è quanto emerge dai dati di uno studio dell’istituto di ricerche Cresme. La quota maggiore degli introiti, infatti, è finita nelle casse del fisco.

Le aziende hanno beneficiato solo per il 21,8% dei totali 97 miliardi di euro di erogazioni in incentivi, il settore servizi con il 26%, diviso tra progettazione e consulenze di varia natura, e tra i soggetti beneficiari ci sono anche le banche e gli intermediari finanziari. Infine, il 12% circa all’industria manifatturiera che ha fornito i materiali.

La percentuale più alta, pari al 34% circa, è rientrata allo Stato sotto forma di tasse: Iva, Ires e Irpef dei lavoratori.

Oggi, che sul Superbonus si sono concentrate le critiche del governo, noi riteniamo che sia necessaria una proroga di almeno sei mesi che consenta il completamento dei lavori già iniziati.

Questo perché il termine di fine anno è assolutamente improponibile e, se non dovesse intervenire una proroga, le conseguenze potrebbero essere molto pesanti non solo per le imprese e per le famiglie che hanno beneficiato del Superbonus ma per tutto il sistema economico.

È difficile in questo momento quantificare i cantieri aperti che rischiano di rimanere incompleti. Ma parliamo di migliaia di cantieri! Molti dei quali avviati in Calabria. Gli ultimi dati Enea, usciti a fine ottobre, ci dicono che ci sono 12 miliardi di lavori nei cantieri ancora da terminare.

Proprio per questo chiediamo che venga fatta una chiusura ordinata e graduale del Superbonus 110%, senza creare una situazione che sarebbe ben più costosa per la collettività di una semplice proroga. Il danno che si potrebbe creare, qualora questi cantieri non venissero conclusi con l’aliquota originaria del 100 o del 90%, sarebbe molto oneroso, intanto creerebbe contenziosi tra le imprese e i condomini. Le imprese rimarrebbero bloccate per l’intera parte di produzione del 2024. Ci saranno di nuovo cantieri fermi, situazioni in cui, non completandosi i cantieri, i condomini saranno costretti a restituire allo Stato addirittura gli stati d’avanzamento precedenti già pagati. Per questo ci vuole una chiusura ordinata della misura.

Senza un intervento avremo famiglie in difficoltà, che saranno costrette a impegnare i loro stessi appartamenti per riuscire a pagare, ci saranno imprese che salteranno e migliaia di lavoratori in cassa integrazione. Tutti costi che, in ultima analisi, ricadrebbero sullo Stato.

In questa fase assai delicata occorre una manovra strutturale, che sia in grado di affrontare e risolvere il problema dei consumi energetici dei nostri edifici, anche alla luce degli impegni assunti dall’Italia in Europa. È urgente una manovra che metta il nostro Paese nelle condizioni di adempiere agli impegni assunti in sede europea, contenendo i consumi energetici. È urgente, infine, un piano strategico che attivi investimenti a partire dagli edifici pubblici.

Senese (Fenealuil): La cessione dei crediti bloccata rischia di far fallire le imprese

La segretaria generale di Fenealuil CalabriaMaria Elena Senese, ha denunciato come la cessione dei crediti bloccata espone al rischio di fallimento le imprese: «parliamo di 150 mila licenziamenti».

«Il Superbonus 110% è, purtroppo – ha spiegato – diventato  un inaccettabile polemica politica che ha fatto perdere di vista la realtà dei fatti, trascurando aspetti importanti che invece una politica attenta dovrebbe ben analizzare prima di adottare scelte scellerate».

«Il blocco totale della cessione dei crediti – ha proseguito – in un momento in cui peraltro regna assoluta incertezza sulla monetizzazione dei crediti già maturati per lavori già eseguiti, rischia di affossare l’intero comparto. Come pure la decisione di impedire alle pubbliche amministrazioni di acquisire i crediti incagliati. Si sta deliberatamente e volutamente spingendo migliaia di imprese al fallimento totale».

«Un blocco deciso dal Governo per “salvaguardare i conti pubblici” – ha continuato – nonostante  numerosi studi rimarcano la convenienza di questo strumento da vari punti di vista. Si blocca la transizione energetica e l’adeguamento sismico di oltre 9 milioni di fabbricati, si stroncano le residue speranze di ottenere liquidità dagli enti locali per crediti incagliati da mesi. Sono già circa 90 mila i cantieri bloccati per mancanza di liquidità: 40 mila imprese devono cedere oltre 25 miliardi di crediti nei cassetti fiscali e sono a rischio fallimento».

«Il Superbonus – ha spiegato ancora – non solo ha impattato in maniera estremamente positiva sul Pil producendo sviluppo e ricchezza ma ha generato maggiore occupazione, il che vuol dire più redditi da tassare, ma anche maggiori consumi con tutto quanto ne consegue anche dal punto di vista degli introiti fiscali. Anche Nomisma ha evidenziando un impatto economico complessivo del Superbonus 110% sull’economia nazionale pari a 195,2 miliardi di euro, a fronte dei 65,2 di investimento al 31 gennaio scorso».

«È assolutamente fuorviante– ha evidenziato – soffermarsi sul deficit extra 2020-2022 per circa 81 miliardi provocato dal Superbonus, in quanto l’aumento del deficit per il 2021 e per il 2022 è dovuto al fatto che l’intero disavanzo generato dal Superbonus è stato tutto spalmato sul biennio e non nel quinquennio.  Intanto intervenga sollecitamente Cassa depositi e prestiti per smobilizzare i crediti e cederli poi alle banche».

«Le nostre proposte per il futuro? – ha detto la segretaria –. Si può pensare ad incentivi strutturali basati sul principio della progressività, oppure ad una cessione del credito proporzionale all’efficienza sismica ed energetica almeno per raggiungere la classe energetica D».

«Si può pensare – ha continuato – di erogare i bonus in base all’Isee. Secondo le nostre stime con un ISEE inferiore ai 30mila euro, ad esempio, la spesa per lo stato finirebbe per aggirarsi tra i 10 e 15 miliardi all’anno. Inoltre esclusivamente per i redditi bassi si potrebbe prevedere la possibilità da parte di CDP di anticipare la parte delle somme non coperta dai vari tipi di incentivi, su prezzi predeterminati di mercato da recuperare poi attraverso i risparmi in bolletta».

«Occorre – ha ribadito – dare strutturalità agli incentivi pubblici di riqualificazione edilizia, messa in sicurezza, efficientamento e risparmio energetico, consapevoli dell’importante effetto moltiplicatore che ogni euro speso nella filiera delle costruzioni genera: in termini di occupazione e quindi di gettito fiscale nonché come aumento del Pil».

«La transizione green – ha detto ancora – rappresenta il futuro ed il nostro settore non può che esserne protagonista, anche se, caratterizzato com’è da un’estrema frammentazione, con il 90% delle imprese che non supera i 9 dipendenti. Le nuove tecniche costruttive, i nuovi materiali, gli obiettivi su sostenibilità ed innovazione richiedono un forte investimento sui lavoratori e sulla crescita dimensionale delle aziende. Serve più qualificazione e formazione».

«Due aspetti – ha concluso – sui quali l’ultimo rinnovo contrattuale ha scommesso molto. Il tutto ovviamente inserito all’interno di una nuova stagione all’insegna della regolarità, che poi è sinonimo di più sicurezza, meno precarietà e migliori condizioni di vita e di lavoro. Su questi pilastri dobbiamo lavorare se vogliamo rendere questo settore appetibile anche per i nostri giovani che devono garantire il necessario ricambio generazionale». (rcz)

L’appello di Cugliari (Cna) ai politici calabresi: Fare pressioni a Governo per modifica Dl Sostegni ter

Il presidente della Cna CalabriaGiovanni Cugliari, si è appellato a tutti i politici calabresi affinché facciano pressione su Ministero e Governo per rivedere l’art. 28 del Dl Sostegni Ter, che limita la possibilità di cedere i crediti vantati a un solo soggetto, giustificando tale manovra come una tutela dalle possibili frodi.

«Le imprese calabresi saranno costrette a chiudere, è fondamentale che i politici calabresi intervengano per modificare la norma sulla cessione del credito» ha evidenziato Cugliari, spiegando che «la crescita esponenziale della filiera delle costruzioni, registrata nel 2021, era stata resa possibile dagli incentivi come il Superbonus 110% e altre agevolazioni che miravano anche all’efficientamento energetico degli immobili».

La vera forza di queste misure, evidenzia Cugliari, «era data dal fatto che, una volta avuto accesso al credito, questo poteva essere ceduto a più interlocutori senza alcuna limitazione».

La Cna Calabria, facendosi portavoce di tutti quegli imprenditori che hanno lavorato duramente per potersi rialzare dalla drammatica crisi causata dalla pandemia, lancia quindi un allarme chiaro: «Se la norma introdotta dal Governo non sarà modificata – ha proseguito Giovanni Cugliari – ci saranno seri problemi per tutto il sistema delle costruzioni impiantistiche e ferramentistiche, portando sicuramente alla chiusura delle aziende. Molti infatti si sono già esposti finanziariamente sopportando dei costi».
«Si rischia di vanificare tutti gli sforzi fatti con il Pnrr – ha aggiunto – perché sarà falcidiato una parte del sistema produttivo che era in ripartenza dopo 15 anni di fermo, soprattutto se si considera anche l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime».
Il problema di fondo è che, con l’articolo 28, «questi crediti rimarranno bloccati e metteranno con le spalle al muro tutti coloro che avevano già fatto richiesta prima della modifica del decreto, rischiando, nuovamente, di paralizzare il settore dell’edilizia». (rcz)