La reputazione della Calabria, si può tutelare?

Riscatto reputazionale della Calabria”, lo chiamava fieramente così la compianta Jole Santelli, nella sua cavalcata elettorale che le valse la sedia di Presidente della Regione, oggi occupata da Roberto Occhiuto, che in una linea di continuità riconosce l’importanza strategica della reputazione.

All’insediarsi, avvenuto ieri della Giunta Regionale dei Calabresi nel mondo il Presidente Occhiuto ha chiesto al Prof. Mauro Alvisi, con nomina tecnica, di aprire di fatto i lavori della giunta, dopo i saluti di rito, con un intervento dal titolo “La tutela reputazionale della Calabria”.

di MAURO ALVISI – Si può tutelare solo un valore riconosciuto, misurato, certificato. Per troppo tempo si è raccontata una narrazione distorsiva e lesiva di questa straordinaria e antichissima terra. Tanto da farne un clichè disforico, di luoghi comuni tendenti al vilipendio del popolo calabrese in Italia e nel mondo.

Si scopre che la Calabria è dotata di un “portafoglio reputazionale” ben più largo e positivo: per scoprirlo dobbiamo utilizzare la performetrica (misurazione scientifica delle performance), strumento analitico che si serve di 15 indicatori chiave delle prestazioni di un territorio – con cinque grandi filoni di analisi. Uno interno, che racchiude i residenti di quel territorio, e un altro esterno, composto dai Calabresi che vivono in altre parti d’Italia e soprattutto all’estero (sono diversi milioni) dai turisti periodici, dagli stranieri che visitano per la prima volta e dai molti che vi ritornano. Poi ci sono le istituzioni, dunque scuole, governo di un territorio, partiti e magistratura, infine i mass media.

La Calabria, in tal senso, è un territorio interessante, oserei definirlo angel and devil con netti contrasti tra alcune note e meno note minacce allo sviluppo e alcune straordinarie opportunità da cogliere».

Si parte, of course, dai lati positivi: «Una delle chiavi angeliche è l’accoglienza, un rito tipicamente meridionale ma caro in maniera particolare ai calabresi. Qui c’è grande capacità di accogliere e cogliere le persone, che poi ritornano molto volentieri. Se ciò non accade, non è certamente per questo tipo di performance….

La Calabria non è solo mare, ma anche tanto altro a gente ne è pienamente consapevole, ma a volte chi è esterno alla realtà concepisce meglio questo concetto. L’identità del territorio conta molto e andrebbe studiata certamente meglio. Il focus si sposta, dunque, sulle sfaccettature che influiscono negativamente sulla reputazione della nostra regione: La Calabria è ultima in Italia per alcuni indicatori quali, ad esempio, le infrastrutture. Sarebbe più semplice ovviare ai problemi collegando la viabilità interna, senza abbandonare il progetto cardinale del ponte sullo Stretto.

Per non parlare, poi, del fuoco amico, cioè tutti i conterranei che purtroppo cadono nel gossip facile del discredito della terra d’origine, diffondendo leggende lesive sulla Calabria. I media, in particolare, internazionali, nazionali e perfino locali drammatizzano spesso morbosamente e in modo eccessivo sui problemi locali».

Una buona Reputazione, però, non la si ottiene con una operazione di facciata, di make up, non è da confondere con una comunicazione pubblicitaria o una campagna media: la reputazione è frutto di un comportamento pianificato, misurazione della differenza tra ciò che si afferma e ciò che effettivamente si fa. Inoltre è ormai indelebile e non si risolve con foto o video promozionali. La Calabria è terra ricca di eccellenze, ma la comunicazione le livella verso il basso. Per cambiare reputazione ci vuole diversa consapevolezza e, soprattutto, spirito di squadra.

Parentesi di colore sulle recenti elezioni regionali: non è un caso se negli ultimi anni la curva di percezione vede la Calabria tra le 5 regioni più interessanti d’Italia. Numeri alla mano, dal 15 luglio a fine agosto si è assistito a un notevole incremento in questa regione. Anche durante la Pandemia, che sembra scongiurata, la Calabria si è presentata al mondo quale territorio esente dal Covid, elemento che ha influito parecchio nella scelta turistica successiva.

Le dinamiche economiche che seguono alla pandemia, pur in presenza di un sanguinoso conflitto europeo, sono molto interessanti e, a detta degli esperti, rafforzeranno ulteriormente il connubio tra turismo, gastronomia locale, beni culturali, università e scuole che scalano le classifiche nazionali e internazionali dell’eccellenza, la forza di una rarefatta ma incisiva produzione industriale e terziaria e il nuovo vigore effervescente delle tradizioni e dell’artigianato locale: secondo studi recenti, le grandi metropoli sarebbero state quelle destinate a crescere demograficamente nei prossimi trent’anni, ma dopo il Covid non è già più così. Torneremo fortemente a riscoprire la vita del borgo, con la ri-esplosione di arti e mestieri tipici. È la vittoria dei tanti meravigliosi borghi calabresi che si affacciano sullo Ionio, sul tirreno, si inerpicano tra la maestosa Sila, l’imponente massiccio del Pollino e il fascino devastante dell’Aspromonte, che si può esaltare da un buon collegamento in rete.

In tal senso diventa fondamentale la digitalizzazione, forse la sfida principale a cui il territorio si trova di fronte, che consentirebbe riduzione dei costi e maggiore efficienza. La tutela reputazionale della Calabria coincide con la salvaguardia dell’identità dell’essere calabresi. Si innesta nella tutela più ampia della Magna Grecia, nella valorizzazione di un Meridione che deve sapersi fare baricentro della rinascita dell’intero Mediterraneo. E se riparte il Mediterraneo con le antiche autostrade dell’acqua, per le mete atlantiche, riparte il continente europeo e l’intero occidente. Faccio sempre un esempio pratico ai miei allievi: il lancio di una freccia con l’arco. La legge della forza cinetica stabilisce che più si andrà indietro col braccio e più la freccia, una volta rilasciata, andrà in fondo. La tecnologia può aiutare ulteriormente la Calabria a trattenerla ben salda in mano per accrescere il proprio bagaglio, ma è la sua immensa storia e la tutela delle tradizioni a caricare l’arco in vista di un futuro entusiasmante. Un nuovo “Rinascimento” si può pensare per la Calabria. Ma lo smart working, inteso come lavoro chiuso in una stanza con un pc, non è sufficiente: per rifarci alla metafora della freccia sarebbe come lavorare da remoto con un arco virtuale.

Questa terra è anche una gran terra della scienza, che insegna la necessaria capacità progettativa, non solo realizzativa. Michelangelo e Raffaello, per menzionare alcuni grandi artisti del nostro passato, lavoravano in bottega per diminuire ogni giorno ciò che si duplica più velocemente in natura: l’errore. Se quest’ultimo non viene corretto, si moltiplica.

La Calabria deve aprirsi alla narrazione dei calabresi nel mondo, le loro esperienze sono di gran lunga contaminanti e, dunque, trasmissibili: questa terra non ha ancora portato a termine il lancio della freccia, avrà un grande futuro proprio perché ha vissuto un altrettanto grande passato.

La mission della Consulta che si insedia oggi è larga come la foglia e stretta come la via (come recitava il refrain di fine fiaba), dunque la tutela è un gioco di difesa e presidio ma anche di ripartenze (per usare il gergo calcistico), diventa fondamentale certificare di godere di una buona reputazione e poi rilanciare le eccellenze calabresi agli occhi del mondo intero: La reputazione si può definire come il ponte tra emergenza di un territorio e le sue eccellenze. L’obiettivo è far sì che l’emergenza curata e trasformata diventi eccellenza e che quest’ultima non si riduca mai ad emergenza. In Calabria ci sono tutti i presupposti. (ma)

Il presidente Mancuso ha incontrato il presidente dei Giovani industriali di Reggio

Il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, ha incontrato Salvo Presentino, presidente dei Giovani industriali di Reggio Calabria. Nel corso dell’incontro, si è discusso della situazione specifica del tessuto imprenditoriale reggino, «su cui – ha commentato Salvo Presentino – si scaricano più pesantemente gli effetti della crisi internazionale e dell’inflazione».

«Il Consiglio regionale – ha ribadito Mancuso – è a disposizione dei giovani di Confindustria e di tutte le altre associazioni di categoria. Non soltanto per la doverosa vicinanza istituzionale, ma per affrontare concretamente le battaglie dello sviluppo che soltanto insieme si potranno vincere».

«I giovani di Confindustria rappresentano il futuro – ha proseguito – ma anche il presente del tessuto imprenditoriale del nostro territorio, ragion per cui è dovere di tutte le Istituzioni salvaguardare e sostenere  un percorso di rilancio. Sia con la pianificazione rigorosa della spesa che con una puntuale attività legislativa nazionale e regionale».

«Gli ultimi tre anni – ha rimarcato Mancuso – hanno messo in gravi  difficoltà gli imprenditori, tra i più colpiti dalla pandemia e dalla crisi energetica.  In Calabria, una regione che sconta da tempo un preoccupante  gap economico rispetto ad altre regioni più in salute, servono azioni incisive e mirate, per affrontare, nel migliore dei modi, le sfide di una congiuntura complessa che presenta rischi ma anche opportunità».

Il Presidente dei giovani industriali di Reggio Calabria ha ringraziato il presidente Mancuso «per l’incontro, utile a gettare le linee guida di una sinergia istituzionale di cui si ha assoluto bisogno». 

Ha rappresentato esaustivamente le principali difficoltà degli imprenditori reggini, evidenziando, al contempo, «le tante iniziative che danno speranza per una possibilità di ripresa del settore. Per molti dei nostri associati – ha sottolineato Pesentino – la sfida imprenditoriale si coniuga con l’orgoglio di rappresentare la seconda o terza generazione delle loro aziende. Motivazione ulteriore che ci spinge a non mollare. E a individuare costantemente le vie di un possibile sviluppo».

«Le risorse legate al Pnrr costituiscono un treno di opportunità che, specie per il nostro territorio, non passerà nuovamente – ha concluso –. Il sostegno assicurato dal presidente Mancuso e dal Consiglio regionale è sintomo di una  reale vicinanza per un settore messo a dura prova che conta anche sull’approccio sinergico e dinamico con le Istituzioni per potersi risollevare e produrre ricchezza generale». (rrc)

LAMEZIA – Si proietta il documentario “I figli del minotauro”

Questo pomeriggio, a Lamezia Terme, alle 17.30, al Chiostro Caffè Letterario, si proietta il documentario I figli del minotauro di Eugenio Attanasio.

Presidente della Cineteca della Calabria, Attanasio non è nuovo a esperienze di documentazione filmica e poetica degli aspetti più arcaici, interiori, ancestrali della terra calabrese, rappresentata come una creatura vivente in mezzo agli animali (umani e non) che la popolano. Il docufilm, uscito alla fine del 2022 e già ospitato al Catania Film Fest e al Festival Internazionale del Cinema di Salerno, ripercorre la pratica della transumanza, che si ripete quasi inalterata nei suoi schemi dalla preistoria ad oggi.

Riprendendo e assecondando i ritmi dei Mancuso, una famiglia di mandriani originari di Marcedusa, il film introduce a un paesaggio sonoro e visivo, a riti e gesti in cui il contatto tra uomini e animali percorre canali comunicativi relegati alla dimensione del mito, in una pratica di vita e lavoro che ciclicamente si rinnova col naturale mutare delle stagioni e dei paesaggi montani e costieri.

Al termine della proiezione è previsto un incontro-dibattito che prenderà spunto da una conversazione tra il regista Eugenio Attanasio, lo scrittore Francesco Bevilacqua ed Angela Sposato, che si occupa di estetica del gusto.

A moderare l’incontro, l’assessore alla Cultura di Lamezia, Giorgia Gargano, che ha commentato: «L’evento è coerente con gli intenti di condivisione e diffusione delle più alte espressioni artistiche del panorama regionale portati avanti dall’Amministrazione Comunale di Lamezia. Al film, peraltro, si accompagna la pubblicazione di un volume che ospita le fotografie di Gianni Renda. La proiezione sarà anche un’occasione per riflettere sull’uso del nostro territorio: basti pensare che la pratica della transumanza, che tanti di noi disconoscono, è stata inserita dall’Unesco nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale».

Il montaggio del film è a cura di Nicola Carvello mentre l’etnomusicologo Antonello Ricci decifra e restituisce il significato delle sonorità dei campanacci. Nel cast sono presenti Mattia Isaac Renda, Gianluca Cortese, Salvatore Gullì, Alessandra Macchioni, Franco Primiero, Francesco Stanizzi; i costumi sono di Stefania Frustaci(rcz)

Linea Verde torna in Calabria e racconta i Fichi di Cosenza Dop

Nella puntata andata in onda domenica 15 su Rai 1, Linea Verde è tornata in Calabria per raccontare, tra le altre bellezze, anche il gusto dolce dei Fichi di Cosenza Dop.

Il programma ha raccontato il lungo percorso che il frutto più dolce del Cosentino ha fatto dalle origini ad oggi.

I Fichi di Cosenza Dop, infatti, hanno ottenuto importanti risultati e tagliato non pochi traguardi, grazie alla DOP ottenuta nel 2011 e al Consorzio di Tutela sorto nel 2020. 

Un percorso ricco, quello dei Fichi di Cosenza Dop e del Consorzio, che inizia circa 20 anni orsono grazie  all’attività di un gruppo di aziende coadiuvate dal lavoro di ricerca agronomica del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, supportata anche dalla Azienda Regionale per i Servizi in Agricoltura della regione Calabria ARSAC; e che vanta partecipazioni a fiere nazionali ed internazionali, facendosi conoscere e riconoscere grazie alla presenza presso il Cibus di Parma e il Sial di Parigi. Il grande lavoro del Consorzio di Tutela, infatti, ha reso possibile l’attuazione di una rete sinergica con associazioni e federazioni del comparto enogastronomico oltre ad un vero e proprio piano di promozione e divulgazione – finanziato dal Feasr – Psr Calabria 2014/2020 Misura 3 Intervento 3.2.1- sottointervento A – tale da rendere questi fichi celebri a tavola e non. 

È, inoltre, di recente fondazione il Fichi Festival, l’evento che ha portato a Cosenza giornalisti ed esperti del settore da tutta Italia per conoscere da vicino le proprietà, le tradizioni legate al fico più buono del mondo ed il suo gusto unico per natura. È anche grazie a questa manifestazione che ai Fichi di Cosenza Dop ha dedicato una pagina ed una ricetta la nota rivista gastronomica Sale&Pepe.

Il racconto di questo dolce frutto su Linea Verde è un ulteriore tassello che si aggiunge ai passi fatti nell’attività di promozione e comunicazione: un intenso lavoro di squadra tutto da gustare. (rrm)

Russo (Cisl): Accordo Amazon-Reggione esempio concreto di sinergia pubblico-privato

Il segretario generale di Cisl Calabria, Tonino Russo, ha evidenziato come l’accordo stipulato tra Amazon e la Regione Calabria «rappresenta un esempio concreto di sinergia pubblico-privato finalizzata alla crescita del tessuto imprenditoriale».

L’accordo, infatti, prevede un percorso per la digitalizzazione e l’apertura al mercato internazionale di piccole e medie imprese. 

«Si parla, infatti, di formazione gratuita – ha concluso – di avviamento e incremento del commercio on line, di acquisizione e implementazione di nuove competenze e si vede la possibilità di creare nuove opportunità di lavoro. La Cisl, dunque, guarda con interesse ad un’esperienza che può offrire a giovani formati alle nuove tecnologie e ad imprenditori motivati la possibilità di restare in questa terra, pur aprendosi alla realtà internazionale». (rcz)

I nuovi vescovi di Cosenza-Bisignano e S. Marco Argentano-Scalea

di PINO NANO – Viene dalla Diocesi di San Severo, in provincia di  Foggia, mons. Giovanni Checchinato, nominato da Papa Francesco Arcivescovo Metropòlita di Cosenza. 65 anni ben portati, il sorriso carismatico di un sacerdote vecchio stampo, una cultura enciclopedica ci dicono a Latina, è la citta che lo ha visto nascere e poi crescere, un prete di grande coraggio e di grande umanità, che ha dedicato tutto il suo magistero episcopale agli “ultimi delle periferie” che come “principe della Chiesa” ha avuto in affidamento. Iindimenticabili le sue omelie contro la mafia e contro lo sfruttamento delle donne e dei migranti in tutto il foggiano. 

“Quando Papa Francesco attraverso il Nunzio Apostolico, mi ha chiesto qualche giorno fa di venire a camminare con voi come vostro nuovo Vescovo, lasciando l’amata diocesi di San Severo, potrete immaginare che il mio cuore non era affatto “in pace”. Non si vive alla giornata, e il bisogno di tenere sotto controllo la nostra vita, di programmare le attività diocesane, di cercare sicurezze nelle logiche delle nostre strategie pastorali, ci conducono a pensare di essere noi a mandare avanti il Regno di Dio. Poi arriva un imprevisto, una nuova chiamata e ci sembra di perdere la pace, ma in realtà è il Signore che ci fa rendere conto che “il Regno di Dio non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni … che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi. Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire. Nessun credo porta la perfezione”

Semplicemente meraviglioso. Paradossalmente disarmante. Assolutamente vero fino in fondo, e per definire se stesso don Giovanni – come ama essere chiamato in Diocesi- fa ricorso ad un concetto chiave della filosofia di Sant’Oscar Arnulfo Romero: ““Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa. Nessuna mèta, né obiettivo raggiunge la completezza … siamo manovali, non capo¬mastri; servitori, non messia. Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene”  

E questa, è forse la parte più bella del suo saluto ufficiale reso alla città di Cosenza e alla Diocesi cosentina, che è una delle Diocesi più vaste per terriorio d’Italia.

“Vengo da voi con questa rinnovata consapevolezza: sono un manovale, un servitore, bisognoso della vostra amicizia e collaborazione: sono sicuro che il Signore ci insegnerà le strade da percorrere insieme per essere strumenti dell’avvento del suo Regno”. 

Curriculum accademico di tutto rispetto. Baccalaureato in Teologia, Specializzazione in Teologia Morale all’Accademia Alfonsiana a Roma, Dottorando presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma e un corso di Alto Perfezionamento in Bioetica presso l’Università La Sapienza di Roma, Rettore per dieci anni del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, e oggi autorevolissimo Membro della Commissione Episcopale per le migrazioni. . Il 13 gennaio 2017 papa Francesco lo nomina vescovo di San Severo. 

Don Giovanni proprio il mese scorso aveva presentato il suo ultimo libro, “Omelia per gli invisibili”, edito da Mondadori, che è un compendio di filosofia morale e di denuncia insieme, una riflessione a tutto campo sul ruolo del vescovo, e sui compiti della chiesa moderna, un saggio che andrebbe letto soprattutto dai sacerdoti più giovani perché dentro c’è una straordinaria lectio magistralis sul significato di essere Chiesa in questo particolare momento della vita del Paese.

Sentite come racconta l’inizio del suo percorso pastorale.

«Senti Gianni, ma adesso tu che fai?» Il mio padre spirituale, un gesuita che è anche e soprattutto un amico, venne a trovarmi quando stavo trascorrendo gli ultimi giorni al Seminario di Anagni come rettore. E mi fece quella domanda. «In che senso?» risposi con ingenuità. «Quando finisci con il Seminario…» «Come, cosa faccio? Torno in parrocchia. Aspetto questo momento come se fossi sperso in un deserto e trovassi finalmente l’acqua. Non vedo l’ora di tornare in parrocchia.». «Sì, va bene» mi dice lui, senza che io capisca. «Vuoi tornare in parrocchia. Ma se ti chiedessero di guidare una parrocchia più grande? Tu che cosa risponderesti?» «Più grande? A Latina c’è una parrocchia più grande delle altre, San Luca, in periferia. Intendi la nuova zona di Latina? Dicono che ci siano 20.000 abitanti.» «Macché San Luca. No. Mi riferisco a una diocesi.» «Una diocesi? Ma scherziamo? Io voglio fare il prete. Il prete normale.»

Davvero bellissima questa testimonianza di fede. “Io voglio fare il prete. Il Prete normale”.Ma sentite ancora cosa scrive di quell’incontro don Giovanni.

“Trovai la conversazione con il mio padre spirituale surreale, ma le sue parole mi rimasero in testa. Il mio amico non mi aveva mai parlato in quel modo. Ho ripensato per giorni a quella conversazione. Forse doveva aver avuto una di quelle lettere che la Nunziatura manda per fare le indagini sui possibili candidati vescovi. Ma l’idea di non tornare a casa a occuparmi del lavoro per cui avevo fatto le mie scelte di vita e di fede era l’ultima che avevo in testa. Ero già stato a dirigere il Seminario per dieci anni ed era più che sufficiente. Sono stato un parroco felice: il contatto con la gente è stato per me straordinariamente positivo. E volevo tornare a fare quello. Invece mi è toccata questa avventura”.

È questo il nuovo pastore della Chiesa cosentina, un uomo che le cose che pensa non le manda a dire, e che arriva a Cosenza con un bagaglio culturale e pastorale degno dei grandi Vescovi illuminati che sono passati negli anni da questa diocesi, e che in Vaticano considerano oggi una delle più articolate e interessanti diocesi della mappa generale della Chiesa in Italia. Bene arrivato allora don Giovanni. (pn)

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E A SAN MARCO ARGENTANO-SCALEA IL NUOVO VESCOVO È DON STEFANO REGA

Il Santo Padre ha nominato anche il nuovo vescovo della Diocesi di San Marco Argentano-Scalea: è don monsignor Stefano Rega, del clero della Diocesi di Aversa, parroco e Direttore del Centro Diocesano Vocazioni.

Mons. Stefano Rega è nato il 30 dicembre 1968 a Villaricca (NA). Ha frequentato il Seminario Maggiore Arcivescovile di Napoli e la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, conseguendo la Licenza in Teologia Dogmatica.

È stato ordinato sacerdote il 29 giugno 1993, incardinandosi nella Diocesi di Aversa. Ha ricoperto gli incarichi di Educatore presso il Seminario Maggiore Arcivescovile di Napoli (1996-2003); collaboratore della Parrocchia Santi Giuseppe ed Eufemia in Carditello (1999-2003); Rettore del Seminario Diocesano di Aversa, Delegato per i seminaristi del Seminario Maggiore, collaboratore delle Parrocchie di Maria SS.ma delle Grazie e di S. Luca Evangelista in Giugliano (2003-2017); Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano e del Collegio dei Consultori; Direttore dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Vocazionale.

Dal 2017 è Parroco della Parrocchia San Nicola di Bari a Giugliano in Campania. (rrm)

Inaugurata a Cicala (CZ) Casa Paese centro per demenze e Alzheimer

Inaugurato a Cicala (CZ) il centro di accoglienza promosso dall’Associazione Ra.Gi per le persone affette di Alzheimer e demenze neurovegetative, battezzato “Casa Paese”. Una grande festa all’insegna dell’umanità e l’accoglienza.

«Oggi – ha detto emozionata e soddisfatta Elena Sodano, presidente dell’Associazione Ra.Gi. – non abbiamo raggiunto un traguardo, bensì intraprendiamo un ulteriore sentiero che conduce verso l’alba di un nuovo giorno per le persone affette da Alzheimer e demenze neurodegenerative». 

Con queste parole la Sodano ha dato il benvenuto alle centinaia di persone accorse a Cicala per celebrare l’inaugurazione di CasaPaese, la residenza accogliente che, nel piccolo borgo calabrese – Dementia Friendly Community riconosciuta dalla Federazione Italiana Alzheimer – è pronta ad assicurare protezione, libertà e dignità a soggetti affetti da una patologia che, spesso, li relega ai margini della società.

Ad affiancarla durante la cerimonia d’apertura la giornalista di LaC Tv, Rossella Galati, e una madrina d’eccezione come l’attrice Annalisa Insardà, ma soprattutto il calore dei pazienti con le rispettive famiglie, dei sostenitori sopraggiunti da ogni parte d’Italia e delle istituzioni locali, tra cui il sindaco di Cicala, Alessandro Falvo, che ha supportato l’ideatrice di CasaPaese sin dai primi passi.

Un’intera comunità si è stretta attorno a quest’opera straordinaria – prima e unica in Calabria interamente dedicata a persone affette da demenze – resa possibile dall’appassionato impegno di Sodano, sostenuta dalla rete di solidarietà costituita da aziende, associazioni, imprenditori, singoli cittadini che hanno partecipato al crowdfunding lanciato lo scorso anno.

«CasaPaese ci dimostra come, grazie alla collaborazione tra società civile e soggetti istituzionali, è possibile valicare il muro della solitudine e avviare un percorso di accoglienza e solidarietà, che porta risultati significativi per il paziente fragile e per l’intera comunità» ha dichiarato l’assessore alle politiche sociali del Comune di Catanzaro, Bonaventura Lazzaro, intervenuto con il vicesindaco Giusi Iemma e il presidente del consiglio comunale Gianmichele Bosco.

Il team della residenza di Cicala, composto da psicologi, animatori, educatori ed OSS, è pronto ad accogliere 16 pazienti, con tempi cadenzati dalle loro esigenze e abitudini, sia di giorno che di notte, affrontando la malattia nella sua dimensione umana ed esistenziale, più che assistenziale, attraverso la Teci, Terapia Espressivo Corporea Integrata, metodo non farmacologico ad approccio corporeo, ideato da Sodano, che, reputando il corpo uno scrigno di esperienze ed emozioni, integra il movimento funzionale con la consapevolezza mentale del corpo.

Il sogno di CasaPaese ha camminato sulle gambe di centinaia di donatori che hanno permesso di raggiungere questo traguardo importante per l’intera Calabria, ma ora, come ci tiene a ribadire Sodano, è giunto il momento che le istituzioni politiche diano la possibilità di diventare operativi: “Stiamo inaugurando per mostrare alle tante persone che ci hanno aiutato cosa siamo riusciti a realizzare con le loro donazioni, ma organizzeremo una festa ancora più bella quando avremo tutte le autorizzazioni per far funzionare la struttura e i necessari accreditamenti”.

A mostrare subito disponibilità e sostegno l’Onorevole Tilde Minasi, già assessore regionale, e il presidente del consiglio regionale, Filippo Mancuso, concordi nell’affermare “ci impegneremo affinché la lungimiranza di Elena Sodano e dei suoi operatori possa diventare un modello di cura da ampliare in Calabria e replicare anche in altre regioni d’Italia”.

L’inaugurazione di CasaPaese è stata impreziosita dalla benedizione del vicario del Vescovo di Catanzaro-Squillace, Don Savino Cognetti, che, insieme a Sodano e alle istituzioni presenti, ha spalancato le porte della residenza in cui si respira il profumo dell’umanità. (rcz)