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Giustizia e informazione: Un rapporto da scoprire e valorizzare

Giustizia e informazione: Un rapporto da scoprire e valorizzare

di FRANCO BARTUCCIÈ sul tema La comunicazione della giustizia nell’era della trasformazione digitale. Regole deontologiche e normative di riferimento che avvocati, magistrati e organi di stampa, con la partecipazione di accademici esperti, si sono confrontati a Cosenza, nella Biblioteca “M. Arnoni” del Tribunale cosentino, su iniziativa dell’Associazione Rete Nazionale Forense (Rnf) della sezione territoriale calabra, in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cosenza, della Fondazione Scuola Forense della Provincia di Cosenza, dell’Ordine regionale dei Giornalisti e del Circolo della Stampa “Maria Rosaria Sessa” di Cosenza.

Un seminario finalizzato all’attribuzione di crediti formativi, sia per gli avvocati che per i giornalisti, ma che per gli argomenti trattati ha rappresentato un punto di appoggio straordinario ai fini di un incontro che si potrebbe definire storico e strategico nella costruzione di un rapporto di collaborazione avendo un denominatore comune nel dare valore alla “Giustizia” mediante l’esercizio delle proprie professionalità con alla base il rispetto dei rispettivi codici deontologici.

Un seminario moderato dal giornalista, scrittore, studioso ed esperto dei fenomeni mafiosi e di criminologia, Arcangelo Badolati, che ha visto in base al programma gli interventi: del prof. Fabrizio Sigillò, dell’Università “Magna Grecia” di Catanzaro; dell’avv. Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza; del dott. Giuseppe Soluri, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria; del dott. Alessandro D’Alessio, Procuratore della Repubblica del Tribunale di Castrovillari.

Un incontro che ha registrato nella parte iniziale i saluti: del Presidente del Tribunale di Cosenza, dott.ssa Maria Luisa Mingrone; del Presidente della Fondazione Scuola Forense di Cosenza, avv. Claudio De Luca; nonché del Presidente del Circolo della Stampa “Maria Rosaria Sessa” di Cosenza, il giornalista Franco Rosito, tutti concordi nel sostenere l’efficacia del tema del seminario per l’attuazione di un rapporto collaborativo tra il mondo degli avvocati e dei giornalisti, utile al mondo della giustizia.

L’incontro è stato arricchito inoltre dagli interventi programmati degli avvocati: Barbara Ciano Albanese, vice presidente della Rnf della Sezione Territoriale Calabra; nonché di Caterina De Luca, responsabile Rnf delle Pari Opportunità.

Un seminario di estrema importanza ed attualità apertosi con l’intervento introduttivo dell’avv. Leda Badolati, del foro di Palmi, Presidente della sezione territoriale Calabria di Rete Nazionale Forense (Rnf), che dopo aver salutato e ringraziato gli ospiti istituzionali e i relatori, è entrata nel merito dell’iniziativa presentando anzitutto le finalità dell’Associazione, composta da giovani avvocati, costituitasi quattro anni addietro che crede intanto nei valori della giustizia, nella sacralità del  diritto alla difesa previsto costituzionalmente, quindi nel ruolo più alto dell’Avvocato,  e nella necessità della tutela  della professione forense,  nel rispetto degli altri ruoli e della altre categorie, in quanto tutti  protagonisti di una giustizia sana.   

«Tra le nostre finalità – ha spiegato la presidente Leda Badolati – ampio spazio viene dato alla promozione di tutte quelle attività, nel campo del diritto, volte alla formazione, all’approfondimento ed al superamento delle criticità, allo studio, allo stimolo necessario a migliorare ciò che può essere migliorato nella grande dimensione della giustizia, tenendo presente le esigenze della comunità e dei cittadini, prendendo spunto dai problemi concreti esistenti, per passare dalle teorie ai fatti. Non abbiamo alcuna connotazione politica o ideologica. Vogliamo confrontarci per crescere. Una crescita effettiva non può esservi senza quella unione di forze di cui si è fatto cenno».

Da qui la collaborazione dell’associazione con le forze Istituzionali, con i Consigli dell’Ordine degli Avvocati e con le categorie professionali ed altre associazioni. L’evento ha voluto rappresentare un esempio – ha spiegato la presidente Badolati – proprio di questa commistione virtuosa esistente di professionalità interessate da uno stesso problema, quello della giustizia, che tocca tutti, anche se da diversi angoli di visuale, resa necessaria soprattutto oggi nell’era della trasformazione digitale.

«Abbiamo volutamente ipotizzato – ha precisato ancora Leda Badolati – un confronto tra avvocati, magistrati, istituzioni e organi di stampa: ognuna di queste categorie ha le proprie regole i propri codici deontologici. Eppure, a volte non riescono ad intersecarsi. Ciò può evidentemente provocare mancanza di serenità per l’uno o per l’altro operatore del diritto».

«Dall’altro lato – ha detto – c’è una comunità ed ogni singolo cittadino che hanno diritto ad avere un’informazione corretta, trasparente, ove consentito e possibile, di quanto avviene all’interno del mondo della giustizia. Questo interno deve essere comprensibile all’esterno nel modo migliore possibile.  E ciò non può realizzarsi senza delle regole scritte e di buon senso che riguardano tutti gli operatori di giustizia ma anche chi si occupa professionalmente di veicolarne le notizie, quindi gli organi di stampa».

Come non condividere e sottolineare queste affermazioni, apprezzandone il contenuto, questo ragionamento per una “giustizia sana” ed una “società sana”, che guarda caso passa tra le competenze e le funzioni di quel giornalista, operatore nel mondo della informazione e della  comunicazione istituzionale, che ha in una legge dello stato sulla trasparenza e il diritto d’informazione, la 150/2000, la sua impronta di riconoscimento con l’attivazione e la funzione dell’ufficio stampa negli Enti pubblici e che a distanza quasi di un quarto di secolo viene ancora disconosciuta anche nei Tribunali.

La trasparenza valore di buon governo nella società

Toccando questo tema la Presidente della sezione territoriale calabrese dell’associazione Rnf, Leda Badolati, ha ricordato una delibera del CSM in cui è scritto: «Trasparenza e comprensibilità della giurisdizione non confliggono con il carattere riservato, talora segreto, della funzione. Esse, correttamente interpretate, aumentano la fiducia dei cittadini nella giustizia e nello Stato di diritto, rafforzano l’indipendenza della magistratura e, più in generale, l’autorevolezza delle Istituzioni».

«Rammento che oggi – ha precisato – la comunicazione è veloce, immediata ed è messa nelle mani di tutti attraverso i famigerati social. Per ciò che attiene la nostra categoria di avvocati, come per tutte le professioni, oggi mediante le tecnologie è infatti possibile generare una vasta rete di relazioni e contatti, aumentando la propria visibilità. Ma ciò dovrebbe avvenire nel rispetto dei fondamentali principi deontologici, cardini della professione, quali decoro e dignità professionale; le informazioni che un avvocato fornisce devono essere ispirate anche alla non equivocità, veridicità e alla trasparenza».

Ancora oltre ha pure ricordato l’art. 35 del codice rubricato “Dovere di corretta informazione”, nel quale si afferma che: «L’avvocato che dà informazioni sulla propria attività professionale, quali che siano i mezzi utilizzati, deve rispettare i doveri di verità, correttezza, trasparenza,  (contrasto dei fenomeni di pubblicità occulta o comunque subliminale) segretezza e riservatezza………non deve dare informazioni comparative con altri professionisti,  ingannevoli, denigratorie……Le forme e le modalità delle informazioni devono comunque rispettare i principi di dignità e decoro della professione».

Come pure l’art. 17 che interviene sulla “Informazione nell’esercizio dell’attività professionale”. 

«Esistono chiari doveri dell’Avvocato – ha proseguito il presidente Leda Badolati –sia nei rapporti con gli organi di informazione (art. 18), che nei rapporti con i magistrati (art. 53). Le parole ricorrenti nel codice dell’avvocato sono dignità, rispetto, decoro, verità, correttezza trasparenza, segretezza e riservatezza, decoro. Occorre capire come tali principi generali possano essere compatibili nell’era della comunicazione social. È chiaro che la modernizzazione della professione è necessaria e consentita, ma rimane ferma la necessità di mantenere un equilibrio soprattutto etico che caratterizza l’attività dell’avvocato nel senso più alto”. 

«Lo stesso vale – ha detto ancora la relatrice – per le altre categorie professionali interessate da questo tema. Anche il magistrato, ha il dovere di fare ogni sforzo affinché l’informazione che viene resa poi al pubblico sia un’informazione corretta, così come il Giornalista forse dovrebbe ricercare un equilibrio tra la velocità sempre crescente che caratterizza l’informazione moderna con l’esigenza di un contenuto chiaro, corretto e non approssimativo».

Insomma gli aspetti problematici circa la comunicazione della giustizia sono ancora tanti, come tante sono le interpretazioni delle normative di riferimento e troppe le incertezze.

«È auspicabile pertanto che in questo ambito, come del resto in vari settori della vita – ha concluso la presidente Leda Badolati – ci sia la voglia di dialogare funzionalmente, serenamente, ma anche di trovare soluzioni concrete, al fine di non lasciarsi travolgere da un eccesso di fluidità potenzialmente pericolosa, e  di continuare a credere tutti nel salvifico rispetto dei valori a tutela della dignità di ciascuna categoria, e di ogni cittadino  della comunità della quale tutti facciamo parte».  

Un intervento stimolante e completo su un argomento di particolare delicatezza e per questo necessario nel trovare le giuste soluzioni per una sua efficacia pratica nei rapporti tra le tre figure professionali messe in evidenza nell’ambito del mondo giudiziario in rapporto alla società, sottoposto a valutazione ed analisi da parte di tutti i relatori previsti nel programma in precedenza indicati.

Un dibattito aperto a scrivere una nuova pagina di storia   

Ci sono stati dei passaggi nei vari interventi che hanno comunque attirato l’attenzione in coloro che ne hanno seguito l’andamento come uditore interessato ad acquisire crediti professionali ed accrescere nella conoscenza per un arricchimento del proprio bagaglio culturale, soprattutto in ambito giornalistico.

Il primo pensiero è legato all’affermazione del Presidente nazionale della Rnf, avv. Angelo Ruberto, quando ha affermato che «l’informazione deve essere libera. Però bisogna fare attenzione quando si danno le notizie. Rispettare le persone e la Costituzione, non solo quando fa comodo. E ricordarsi che c’è un articolo, il 27, che dice che l’imputato o l’indagato non è colpevole fino alla sentenza definitiva».

Delle frasi che rientrano nella normalità dei commenti e delle dichiarazioni di fronte ai vari casi di giustizia trattati. Ma qui entra in gioco il “fattore umano”, legato alla dimensione culturale di ciascun professionista, giudice o normale cittadino nel contesto lavorativo quanto nella società. Un fattore umano che viene trascurato e non considerato nella sua giusta dimensione, che invece andrebbe ad equilibrare la giustezza dei rapporti per la costruzione di un modo di vivere diverso in una società più giusta e socialmente sana ed umana.

Come non considerare poi la dichiarazione del presidente della Camera Penale di Cosenza, Roberto Le Pera, quando ha affermato che «in Italia oggi oltre ai tribunali, c’è quello più importante per l’opinione pubblica, che è il tribunale della pubblica opinione, in cui il giornalista ha una sua funzione rilevante».

Certo che ha una funzione rilevante in quanto il bravo giornalista, quello d’inchiesta, è un ricercatore della “verità” dei fatti, che poi in concreto né l’avvocato e neanche il giudice/magistrato prende in considerazione per l’indagine e le procedure processuali delle cause. A volte si creano negli indagati, sicuri nell’essere nel giusto, delle situazioni di imbarazzo e timori nei confronti della magistratura che portano a creare una barriera invalicabile che potrebbe cadere qualora si avesse consapevolezza reciproca nell’accettare il confronto/dialogo di chiarimento, superando le lungaggini processuali.

Se il giornalista d’inchiesta è un bravo ricercatore “della verità”, l’avvocato e il giudice magistrato debbono sancirne in concorrenza il “valore” e la dignità nel percorso processuale per una giustizia sana.

Ma oggi c’è nel nostro paese il giornalista d’inchiesta – si è detto ed ha chiesto il moderatore del dibattito Arcangelo Badolati al presidente dell’Ordine dei giornalisti – competente, preparato e libero in grado di svolgere tale funzione ed essere considerato tale? 

«Credo che la sintesi della discussione sia la consapevolezza – ha dichiarato Giuseppe Soluri – che ci siano stati e ci siano degli errori da ognuna delle categorie oggetto dell’incontro. Bisogna recuperare una serenità di ragionamento senza la quale sarà impossibile arrivare a soluzioni intelligenti ed efficaci».

«Oggi è un giorno particolarmente importante – ha dichiarato il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Cosenza, Ornella Nucci, chiamata a trarre le conclusioni del seminario – perché la credibilità della nostra professione, avvocati ma anche magistrati e di chi veicola la notizia all’esterno, ruota tutto attorno alla buona comunicazione. Allora è tempo davvero che ci si sieda a capire come poterlo eseguire correttamente. Non c’è bisogno di nuovi codici deontologici, i codici esistono già. C’è bisogno di sedersi e di essere consapevoli dell’importanza di questa funzione».

Grazie all’Associazione territoriale calabrese di Rete Nazionale Forense (Rnf), guidata dall’avv. Leda Badolati, è stata scritta nel Tribunale di Cosenza, con il seminario oggetto di questo servizio. una pagina storica di apertura e confronto per un equilibrio ideale tra giustizia ed informazione.

Bisogna soltanto dare continuità ai valori espressi, cominciando ad organizzare nei tribunali la funzionalità degli uffici stampa, come peraltro prevede la legge 150/2000, che va nella direzione di sancire la trasparenza dell’Ente o Istituzione statale, in un rapporto fiduciario tra questi ed il cittadino, quale componente di una società/collettività, per come più volte richiamata negli interventi che si sono succeduti nel corso dei lavori. (fb)