OCCHIUTO E LA REGIONE - OSSERVA IL PROF PIETRO MASSIMO BUSETTA - VOGLIONO OSPITARNE UNO A GIOIA TAURO;
Un rigassificatore per Gioia Tauro

PIATTAFORMA ENERGETICA PER L’EUROPA
LA CALABRIA GUARDA AL RIGASSIFICATORE

di PIETRO MASSIMO BUSETTAProporsi di diventare piattaforma energetica dell’Europa è una idea importante che Meloni sta portando avanti. Adesso anche Adolfo Urso, ministro delle imprese e del Made in Italy, ne ha parlato e sembra che il progetto stia entrando nella fase operativa. Ha nel Mezzogiorno e nel Nord Africa la sua base, ma tutto il Paese é coinvolto, come è giusto che sia. 

Le fonti che devono essere usate sono il gas con i collegamenti stabili, come gli impianti che collegheranno la Sicilia e il Nord Africa. Ma a fianco ad essi, per utilizzare anche lo stesso gas proveniente da più lontano, trasportato dalle navi gasiere, sono necessari i rigassificatori che trasformino il gas da liquido in gassoso. E Ravenna e Piombino sono già pronti ad entrare in funzione.                       

In realtà ne servono anche altri e la Calabria del presidente Occhiuto si è dichiarata pronta ad ospitarne uno fisso nella piana di Gioia Tauro. Fra l’altro in quell’aerea il freddo che proviene dal procedimento potrebbe essere usato per una catena per i prodotti agricoli della zona.        In realtà l’Enel ne vorrebbe costruire uno anche a Porto Empedocle. Ma tale impianto è molto contestato dalla popolazione locale che ritiene inconcepibile che si possa localizzare un rigassificatore a poche centinaia di metri dalla Valle dei Templi, il più grande ed interessante sito archeologico, complesso della Magna Grecia, esistente in Italia e nel Mondo. Utilizzando Porto Empedocle, che ha una vocazione turistica importante perché ai margini della Valle ma anche frontaliera delle isole Pelagie. Arcipelago che comprende Lampedusa, Linosa e la disabitata Lampione.     

D’altra parte considerato che vi é Gela , Pozzallo e anche Augusta, con vocazione prevalente  industriale, pensare di cambiare indirizzo ad una zona che oltre alla Valle possiede anche Punta Bianca é una forzatura inaccettabile. L’altro combustibile fossile  che fornisce energia é il petrolio, che trova nelle raffinerie presenti sopratutto in Sicilia  un complesso industriale importante, ma che nel tempo, per attuare la transizione ecologica, dovrà essere chiuso. Gli impianti eolici pare che possano trovare collocazione solo nel Sud, considerato che la Pianura Padana ha poco vento e che le Alpi si vogliono preservare dall’inquinamento estetico, oltre che acustico, che inevitabilmente esse portano, in una difesa inaccettabile che deturpa solo alcune parti.  

Vi é un grande investimento al largo delle Eolie, che ha  trovato l’approvazione della Lega Ambiente, ma é contrastato dai pescatori e dalle comunità locali. Vi sono tentativi di incanalare l’energia proveniente dal moto ondoso,  con un impianto sperimentale a Pantelleria di grande interesse. Ad agosto 2019 è stato ufficialmente inaugurato il, primo dispositivo italiano in scala 1:1 per la produzione di energia elettrica dal moto ondoso: il prototipo, ormeggiato a 800 m dalla costa dell’isola di Pantelleria e a 35 m di profondità, è il frutto del lavoro decennale sviluppato da Politecnico di Torino con il supporto di Enea e Iamc-Cnr.

Poi vi sono gli impianti che catturano l’energia solare che hanno due filoni. Il primo riguarda la possibilità di utilizzare grandi estensioni di campi e le superfici dei tetti per collocarvi pannelli solari. Questo sta avvenendo in modo massiccio e certamente daranno un contributo decisivo alla autonomia energetica del nostro Paese. In Europa le possibilità sono limitate dalla insufficiente insolazione. 

Per supportare tali impianti Enel Green Power ha aperte uno stabilimento a Catania che ha iniziato la produzione del pannello bifacciale nel sito del modulo 5, contribuendo alla costruzione di quel sistema virtuoso che remuneri il Sud per la disponibilità dei propri territori con impianti ad intensità di manodopera.

Il secondo riguarda la costruzione di cavi elettrici da posare sul fondo del mare per trasportare l’energia dalla sponda sud del mare nostrum. I cavi tra Europa ed Africa passeranno da Castelvetrano, in Sicilia. La Terna, società a prevalenza pubblica, sta investendo miliardi di euro per un collegamento con la Sardegna che poi arrivi con collegamenti stabili in Toscana. Inoltre con la Tyrrhenian Link, l’interconnessione sottomarina che collegherà Campania, Sicilia e Sardegna,

Pochi riferimenti all’energia proveniente dalle centrali nucleari, che la Francia saggiamente non ha mai abbandonato e invece altri Paesi stanno considerando seriamente, dopo la sbornia dell’abbandono degli anni 80, che tanto danno ha fatto, grazie  all’opera di ambientalisti improvvisati. Ma che ha il suo grande problema nello smaltimento delle scorie non ancora risolto. Problema che però hanno anche le raffinerie da dismettere come i pannelli solari e che hanno meno le pale eoliche. 

Il progetto di porsi come piattaforma energetica europea é nelle cose, dopo che si sono chiusi, probabilmente per sempre, gli approvvigionamenti dalla Federazione Russa. Ma evidentemente, cosi come il Sud pretende di avere dei ritorni dalla disponibilità del proprio territorio, anche l’Italia vuole che tale disponibilità abbia un ritorno da parte dell’Europa.

Per il Sud dovrebbe essere rappresentato  dalle localizzazioni di impianti manifatturieri, che utilizzino la grande quantità di capitale umano formato disponibile, senza costringerlo all’emigrazione  forzata, come avviene dalla fine della seconda guerra mondiale. Il passo dell’Enel con lo stabilimento di Catania va in tale direzione, ma rappresenta una goccia rispetto a quello che serve. 

Nei confronti dell’Europa quello che va chiesto attiene alla contribuzione agli investimenti strutturali necessari, con risorse a fondo perduto da destinare sia alla realizzazione dei collegamenti stabili necessari ma anche degli impianti. I destinatari dovrebbero essere le aziende pubbliche o private che intraprendono tale iniziative. Il rapporto dell’Italia dovrebbe capovolgersi e da predatorio diventare collaborativo rispetto alle aree del Nord Africa ed anche del Mezzogiorno. 

Così come l’Europa dovrebbe contribuire, come in parte sta facendo, con fondi straordinari nei confronti della infrastrutturazione e dell’industrializzazione del Sud, magari intervenendo con risorse importanti nella costruzione del ponte sullo stretto di Messina, dell’alta velocità ferroviaria, della messa regime dei porti dirimpettai di Suez come quelli di Gela, Augusta e Pozzallo. Credo che questa sia l’obiettivo e per la realizzazione di tale progetto conviene battersi. (pmb)

[Courtesy Il Quotidiano del Sud – L’Altravoce dell’Italia]