REGGIO CALABRIA – All’Accademia di Belle arti consegnati i premi del concorso contro la violenza sulle donne

All’Accademia di Belle arti di Reggio Calabria sono stati consegnati i premi del concorso contro la violenza sulle donne. Il concorso è stato promosso dal Centro studi “Colocrisi” di Sambatello guidato dal presidente Matteo Gangemi.

«È importante parlare nelle scuole, con i nostri ragazzi della violenza contro le donne perché attraverso la sensibilizzazione, si possono abbattere muri di silenzi e costruire percorsi di rispetto e amore – afferma il direttore dell’Aba Rc Piero Sacchetti – L’iniziativa, promossa dal centro studi Colocrisi con l’architetto Gangemi, responsabile dell’importante progetto, intende portare all’interno degli istituti scolastici del nostro territorio, temi forti su cui bisogna seriamente meditare».

Tanti i premiati e soprattutto, tanti gli spunti di riflessione di giovani che dicono «basta ad ogni forma di violenza».

«Abbiamo registrato una grande partecipazione da parte degli studenti del liceo Artistico Preti-Frangipani, dell’Istituto comprensivo Lombardo-Radice e dell’Istituto comprensivo Lazzarino-Boccioni e questo, dimostra la voglia di voler cambiare le cose – conclude Gangemi – Circa mille ragazzi hanno partecipato al concorso e oggi, consegniamo le targhe agli istituti e ai vincitori ringraziandoli per il prezioso lavoro che hanno fatto. Insieme possiamo farcela e mettere all’angolo ogni forma di violenza verbale e fisica». (rrc)

REGGIO CALABRIA – L’Accademia di Bella arti ha realizzato le scenografie per “Storia di un’Addams”

Collaborazione fra Accademia di Belle arti di Reggio Calabria e “The Sparkling diamonds, Centro studi Musical Calabria”. Il direttore dell’Accademia Pietro Sacchetti e la presidente del Centro studi Katia Crucitti hanno siglato un protocollo che ha permesso agli studenti del Corso di Scenografia di avere esperienze e strumenti nell’ambito della realizzazione scenica destinata alla realizzazione di uno spettacolo teatrale in uno spazio appositamente predisposto per tali eventi ma anche, di confrontarsi con il committente e risolvere problemi destinati alla tempistica e modalità di consegna del lavoro.

Prezioso e come sempre attento e puntuale il professore Massimo Monorchio, responsabile dei rapporti con enti, aziende e associazioni che, in piena sinergia con l’AbaRc, ha curato un’esperienza formativa innovativa che unisce sapere e saper fare.

L’Accademia di Belle arti di Reggio Calabria con la Scuola di scenografia ha, quindi, collaborato per la realizzazione di tutti gli elementi scenici della commedia musicale “Storia di un’Addams” liberamente ispirata a “La famiglia Addams” in scena domani sera al teatro “Francesco Cilea” con due spettacoli, matinée per le scuole e il serale.
Gli studenti della scuola di Scenografia coordinati e supportati dal professore Marco Perrella, si sono occupati della progettazione e realizzazione di tutti gli elementi scenici e saranno presenti alla rappresentazione per la messa in opera degli elementi realizzati e nella loro movimentazione durante il live.

Hanno partecipato al progetto gli studenti: 
Martina Punturieri, Denise Vaghini, Miriam Capitò, Domenico Ariganello, Gian Marco Pagano, Matilde Cozzolino, Ilenia De Gaetano, Annalisa Manfredi, Vanessa Pia Notarianni, Cinzia Deborah Palamara, Antonietta Pizzata, Liu Xiaumei.

«L’unica risposta strutturale alla disoccupazione è la formazione, una Scuola collegata con il mondo del lavoro – afferma il direttore Sacchetti – Quotidianamente, il corpo docente dell’Accademia di Belle arti segue ed orienta le aspirazioni degli studenti aprendo la propria didattica al mondo esterno ed economico». (rrc)

REGGIO CALABRIA – Ludoteca Il Girasole, Delfino: «Bene la Libero Nocera. Progetto apripista per tutte le coop»

Quanto è importante poter usufruire, sul territorio comunale, del servizio di ludoteca per bambini? Reggio Calabria lo ha scoperto nelle ultime settimane grazie al lavoro della Cooperativa Libero Nocera e dell’amministrazione comunale che, insieme, hanno trovato il modo di definire una nuova destinazione per il centro “Il Girasole”, attivando, così un servizio per troppo tempo assente in città.

Veramente soddisfatto della sinergia venutasi a creare tra gli uffici welfare e la cooperativa sociale, l’assessore comunale Demetrio Delfino che ha definito, quello de “Il Girasole” un progetto “apripista”, che potrebbe far da monito a tutte le altre cooperative cittadine, per attivare altre ludoteche nella città dello Stretto.

Non è stato affatto un percorso semplice quello che ha visto impegnati la Coop Libero Nocera ed il Comune di Reggio Calabria, per circa un anno, ma, come spesso accade, il duro lavoro è stato ampiamente ripagato dal successo che la ludoteca sta riscuotendo in queste prime settimane di apertura al pubblico.

«Il Centro Il Girasole è stato il primo ad avanzare richiesta di autorizzazione al funzionamento come ludoteca e, da pochi giorni, ha ricevuto l’ok per avviare le attività programmate. Si tratta davvero di un passo importante, soprattutto perché il centro è ubicato in un’area di quella che noi definiamo “poverty-map”, dunque una zona periferica, in cui spesso mancano servizi anche fondamentali. Come Comune siamo davvero soddisfatti dell’apertura di un presidio importante per bambini e famiglie e, l’attività svolta dalla Cooperativa ci fa ben sperare non solo per il futuro della città, ma anche per quello di tutte le altre associazioni che operano sul nostro territorio. La speranza – ha aggiunto il delegato al welfare – è che sulla scia di questo progetto, ne nascano anche altri simili».

Il lavoro sinergico messo in campo dagli uffici comunali e dalla Libero Nocera ha rinsaldato il rapporto tra l’assessorato al welfare e la coop: «Si è creato un dialogo costante, in alcuni casi anche di co-progettazione con l’attivazione di tavoli tematici. Siamo davvero soddisfatti – ha proseguito Delfino – di come stanno andando le cose, dei progetti creati, ma poi vengono anche portati a termine. In questo caso specifico, si è riusciti a fornire un servizio completamente gratuito alla città grazie ai fondi Fnia (Fondo Nazionale Infanzia e Adolescenza Legge “285”)».

In pochissimi giorni, la ludoteca Il Girasole ha già raggiunto il numero massimo di iscrizioni ed è stata attivata una lista d’attesa, «a dimostrazione – ha spiegato ancora Delfino – di quanto ci sia bisogno di presidi simili in città, ancor di più nei quartieri di periferia».

Il delegato al welfare, infine, si è detto molto «contento di come sta andando il settore a livello comunale»:
«Se non ci fossero dipendenti cosi attenti e bravi non riusciremmo a spendere i fondi comunitari nei tanti progetti che vengono sottoposti alla nostra attenzione. Dunque un grande grazie va proprio a loro che, quotidianamente, si spendono per la città». (rrc)

REGGIO CALABRIA – Samba, blues e “ciaramedda” in Accademia per il seminario Sfere sonore

“Sfere sonore – arte, musica e territorio”, è un avventuroso viaggio sonoro e visivo nelle musiche del mondo studiate dall’antropologa-fotoreporter Patrizia Giancotti da qualche anno trasferitasi in Calabria, docente dell’Abarc, autrice e voce di Rai Radio3 (è suo il programma celebrativo su Elza Soares che andrà in onda venerdì 23 alle 14).

Un excursus antropologico che porterà il pubblico dal blues dei campi di lavoro all’invenzione del samba, bandiera dell’identità brasiliana studiata per decenni dall’autrice, dal tarantismo salentino ai suoni dal vivo di zampogna, organetto e tamburello che riempiranno l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Reggio lunedì 26 e martedì 27 giugno.

Il seminario, aperto agli studenti e all’intera cittadinanza, è realizzato con la collaborazione della prof.ssa Daniela Geria, docente di Storia della musica ed etnomusicologia, e segna anche la prima proficua interazione tra le due istituzioni vocate all’arte della città di Reggio Calabria, l’Accademia e il Conservatorio Francesco Cilea.

Alle due docenti si uniscono presenze illustri della musica popolare calabrese con i loro strumenti, musicanti e studiosi della tradizione quali Sergio Di Giorgio, Pietro Fortugno, Diego Pizzimenti, Bastiano Battaglia, Danilo Brancati, Rocco Catania, Mariolino Latella, nonché studenti musicisti, come Dario Zema e studiosi di strumenti musicali come Demetrio Spagna, fondatore del Mu Stru Mu, Museo dello strumento musicale del quale la città attende la riapertura. Arrivano invece direttamente dal Brasile il prof. Mauro Porru della Università Federale di Bahia e il documentarista Tito Rosemberg con la sua esperienza di viaggiatore in oltre cento paesi del mondo e la sua profonda conoscenza dei popoli nativi.

Come scrisse l’etnomusicologo Alan Lomax, che negli anni Cinquanta lavorò al rilevamento sonoro della Calabria insieme al padre dell’etnomusicologia italiana Diego Carpitella, la musica è l’arte capace di unire le genti del mondo, in particolare quella di tradizione orale, immaginata come un insieme di «diecimila ponti che i popoli possono percorrere e dove gli uomini possono incontrarsi e dirsi “tu sei mio fratello!”». Questo il senso dell’imperdibile incontro antropologico e musicale in Accademia, e dato che la musica popolare è fatta per danzare, il 26 dalle 17 in poi il seminario sfocerà in festa a ballu: la cittadinanza tutta è invitata a partecipare. (rrc)

REGGIO CALABRIA – All’Accademia delle belle arti “Le Sinfonie di Nicola Sgro”

Venerdì 9 giugno, alle 11, presso l’Accademia di belle arti si terrà la cerimonia d’inaugurazione della mostra documentaria dal titolo Le Sinfonie di Nicola Sgro, curata dal docente prof. Francesco Scialò.

A presentarla sarà la prof.ssa Maria Antonietta Mamone. Interverranno il Direttore dell’Abarc prof. Piero Sacchetti e il prof. Antonio Palmenta del Centro studi Colocrisi. Saranno presenti le autorità cittadine. A moderare sarà l’arch. Matteo Gangemi.

Il M° Nicola Sgro, com’è noto, è stato un grande protagonista della cultura musicale non solo calabrese, ma anche un artista a livello internazionale.
Una figura che si colloca tra quelle personalità più rilevanti della storia della nostra città e del nostro Paese.

A chi ha avuto l’opportunità di conoscerlo e frequentarlo resta il ricordo di un grande uomo, prima ancora che insigne musicista e umanista, che ha fatto della cultura uno strumento concreto di relazioni.

Infatti, nel suo professare, ha creato relazioni sia attraverso la forma comunicativa verbale, ma ancora di più, attraverso la sua musica che era e che continua a essere un messaggio di prossimità e di unione.
Oggi più che mai, in questo momento di grande difficoltà per tutta l’umanità, chi come noi ha beneficiato dei suoi insegnamenti, ne ricava validi strumenti per fare fronte a questo momento di crisi.

La mostra sarà aperta fino al 16 giugno per poi trasferirla il 19 giugno nel Piccolo museo Colocrisi ubicato presso la sede Municipale di Sambatello. (rrc)

REGGIO – Si presenta la mostra “Contro tutte le guerre. Espressioni d’arte”

Giovedì 21 aprile, a Reggio, alle 10.30, al Museo Frangipane, è in programma la presentazione della mostra Contro tutte le guerre. Espressioni d’arte, che sarà inaugurata il 25 aprile.

L’esposizione è nata da una proposta dell’Associazione Venticinqueaprile e condivisa dal Dipartimento Pau dell’Università Mediterranea, dall’Accademia di Belle Arti, dal Conservatorio “Francesco Cilea” e dal Liceo Artistico “M. Preti-Frangipane”. (rrc)

REGGIO, DEMOLIZIONE DI PIAZZA DE NAVA
COSÍ SI CANCELLA LA STORIA DELLA CITTÀ

di SANTO STRATI – Potrebbe sembrare una storia di beghe locali, circoscritta alla città di Reggio, invece rappresenta, in maniera univoca, come in tutta la regione prevalgano scelte slegate dal territorio e dalla volontà dei cittadini, ovvero un plateale distacco tra amministrazione e amministrati. Parlare di piazza De Nava, quella prospiciente Palazzo Piacentini (dove c’è il Museo Archeologico Nazionale) da un lato e il Palazzo di Camillo Autore dall’altro, significa – lo sappiamo – attizzare un fuoco che cova sotto la cenere, ma un giornale non può ignorare il malcontento popolare e le assurdità portate avanti a giustificazione di un’operazione di demolizione totale, che avrà un solo risultato, alla fine: la cancellazione della memoria storica cittadina.

Basta leggere l’atto di assenso del Comune alla demolizione della storica piazza intitolata a un grande della città, Giuseppe De Nava, per rendersi conto che il cosiddetto “restauro” (così viene definita la distruzione dell’attuale piazza) si giustifica alla fine con l’esigenza (!) di offrire spazi per “fiere, mercati ed esposizioni”.

Cosa resta – ha evidenziato il presidente della Fondazione Mediterranea, Enzo Vitale, uno dei più strenui difensori del mantenimento strutturale della piazza – dell’ambizioso progetto della Soprintendenza? Praticamente nulla. Attraverso la demolizione dell’esistente, secondo l’arch. Vitetta, si sarebbe dovuti arrivare a un’integrazione del Museo con una piazza completamente pedonalizzata e in connessione pedonale con il Monumento a Corrado Alvaro. Per quanto riguarda l’apertura del museo all’esterno, è stata rifiutata la proposta della Fondazione Mediterranea sulla creazione di teche protette in cui esporre materiale non deperibile contenuto negli scantinati museali. Con il diniego da parte del Comune di pedonalizzare via Vollaro, cadono gli altri due obiettivi: non vi sarà l’allargamento della piazza pedonalizzata sul lato sud e non vi sarà la connessione al Monumento Alvaro. Resta solo la demolizione dell’esistente per la creazione di uno spazio aperto, che avrà sostanzialmente la stessa volumetria dell’attuale piazza, da dedicare a “fiere, mercati ed esposizioni” (testuale dal progetto della Soprintendenza). In sintesi si demolisce un impianto storico, in stile razionalista e probabilmente disegnato dallo stesso Camillo Autore, progettista del palazzo fronteggiante il Museo piacentiniano, per costruirvi uno spazio aperto da dedicare a “fiere, mercati ed esposizioni”. Se è questa l’idea di città che ha in mente la Soprintendenza, che dovrebbe per sua mission tutelare i beni culturali, ovvero una città che in pieno centro storico demolisce piazze storiche per creare spazi aperti da dedicare a “fiere, mercati ed esposizioni”, siamo messi molto male».

«La cosa che lascia quantomeno perplessi – prosegue Vitale –, è la supina sottomissione dell’Amministrazione alle idee demolitive della Soprintendenza: le firme in calce al documento ne sono un inequivocabile segno. L’arch. Alberto DiMare, il dr. Giuseppe Melchini, l’arch. Domenico Macrì, l’ing. Domenico Scalo, l’arch. Domenico Beatino, come giustificano il loro parere positivo? Nel documento non c’è traccia di approfondimenti e analisi ma un semplice, e direi banale, “non si rilevano motivi ostativi”. È questo il modo di gestire i beni culturali di una città? Nessuna discussione, nessun dibattito, nessun approfondimento, nessun coinvolgimento della cittadinanza. Solo un banalissimo “non si rilevano motivi ostativi” alla demolizione di una storica piazza cittadina».

I reggini sono indignati, ma l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà pare non essersene accorta e già questo è un problema. Non può bastare la sola giustificazione che si corre il rischio di perdere il finanziamento di 5 milioni di euro destinato al “restauro” (si badi bene, restauro non distruzione!), perché non è vero: un restauro adeguato lasciando al suo posto ogni aspetto identitario della piazza permetterebbe ugualmente di utilizzare i fondi già stanziati. È l’ostinazione del  Segretariato regionale del MIC e della Sovrintendenza a negare l’evidenza “fotografica” della piazza e la necessità di mantenere intatta la sua storia. Sarà la stessa Sovrintendenza che alcuni anni fa ha impedito al Comune di dar luogo ai lavori (indispensabili e necessari) di ristrutturazione del Lido Comunale per preservare la “storicità” (1970) delle cabine balneari? Buttare giù una piazza storica sì, ristrutturare cabine fatiscenti no. C’è una logica che in molti, a Reggio e non solo, non riescono proprio a capire.

Per intenderci è come se a Catanzaro si demolisse piazza Matteotti (a partire dal Picconatore) – che, peraltro, non ha obiettivamente memoria storica: qual è il criterio che muove questo “misfatto” che si sta perpetrando ai danni della Città? Il sindaco Falcomatà avrebbe il potere di revocare l’atto di assenso dei tecnici e di negare gli interventi demolitivi della piazza, ma evidentemente non ha contezza del tipo di intervento distruttivo che sta, in buona sostanza, autorizzando.

Occorrerà, probabilmente, battere i pugni sui tavoli, organizzare flashmob, coinvolgere la parte pigra della città per bloccare (si è ancora in tempo) quest’azione distruttrice della memoria storica cittadina. Dopo l’interpellanza parlamentare e la lettera aperta ricevuta, il ministro Franceschini ha imposto alla Segreteria regionale di rispondere alle contestazioni fatte da Fondazione Mediterranea e Associazione Amici del Museo. I contenuti della risposta, giudicata lacunosa e imprecisa oltre che culturalmente debole, sono stati stigmatizzati con una lettera/denuncia inviata per conoscenza anche al Ministro.

Si legge, tra l’altro nella lettera: «Premesso che a una articolata e coerente e approfondita critica sul progetto (approvata nelle sue linee concettuali dal prof. Salvatore Settis, archeologo e architetto, Presidente del Comitato scientifico del Louvre, e dal prof. Alessandro Bianchi, ingegnere e urbanista, già Rettore dell’Università Mediterranea), proposta nelle giuste sedi e con interpellanza parlamentare oltre che naturalmente in sede di Conferenza di Servizi, si risponde in modo impreciso e lacunoso oltre che culturalmente fragile, comunque si ribatte in maniera puntuale alle considerazioni pervenute. Prima di procedere in maniera chiara e sintetica, occorre comunque evidenziare che in alcuni passi della lettera si va ben oltre l’approssimazione e la superficialità, giungendo a un vero e proprio tentativo di mistificazione: si fornisce una falsa rappresentazione della realtà oggettiva e si nega l’evidenza fotografica dello stato dei luoghi oggetto dell’intervento. In altri termini, pur di non ammettere che l’insieme è un esempio di architettura razionalista italiana del Ventennio, probabilmente ideata così com’è da Camillo Autore, progettista del coevo palazzo che vi si affaccia, quindi oggettivamente da tutelare anche perché ricadente nel centro storico urbano, si citano singolarmente i vari costituenti materici della piazza (“tubi di ferro”, “materiale lapideo”, “pali di illuminazione”, “bordatura delle aiuole”, ecc) affermando essere di nessun valore storico e architettonico. Così si va ben oltre la pur forte lesione della storia cittadina, della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi: si arriva alla negazione tout court dell’esistente. Si opera una vera e propria mistificazione della realtà dei luoghi: un fatto grave, molto grave, in architettura e urbanistica come in altri ambiti professionali».

Fondazione Mediterranea e l’Associazione Amici del Museo contestano «l’inconsistenza concettuale e la debolezza culturale: contraddizioni interne al progetto tra “restauro” e “demolizione”; mancanza di identità del “non-luogo” che si va a costruire e mancato suo rapporto con la storia cittadina; destinazione d’uso per “fiere, mercati ed esposizioni”; mancanza di trasparenza amministrativa e di coinvolgimento cittadino; improponibile riferimento a uno schizzo del Piacentini, subito dallo stesso abbandonato perché collidente con la piazza già progettata; falsa questione del “servizio” al Museo; complessiva debolezza e “fragilità” culturale di tutto il progetto».

Nella lettera si azzarda un teorema: «Posto che la stessa struttura amministrativa dello Stato: 1) richiede e acquisisce e gestisce un finanziamento; 2) è artefice del progetto preliminare, riportato poi pedissequamente nel progetto definitivo; 3) è stazione appaltante ed è responsabile del procedimento; 4) indica la direzione dei lavori; 5) sarà beneficiaria di tutti gli emolumenti previsti dalla normativa; sarebbe legittimo pensare che, se in qualche passo si stesse commettendo un errore o un abuso, senz’alcun controllo esterno non vi sarebbe modo di porre riparo? Il persistere da parte della Segreteria Regionale del Ministero della Cultura in un atteggiamento di chiusura alle disinteressate e legittime e valide oltre che culturalmente inattaccabili richieste delle organizzazioni scriventi, spingerebbe queste a convincersi ancor di più di essere in presenza di interessi, singoli o di gruppo, collidenti con un’etica ricerca di soluzioni condivise e operate in un’ottica di bene comune».

Cosa aveva risposto il Segretariato regionale del Ministero della Cultura (MIC) che fa capo a Salvatore Patamia? «L’intervento – ha scritto il dott. Patamia – ha come obiettivo quello dell’integrazione di Piazza De Nava con il Museo Archeologico Nazionale, attraverso un’operazione culturale di riqualificazione del contesto urbano di riferimento. Il Museo in quanto istituzione deputata alla promozione della cultura è chiamato a svolgere un ruolo centrale nella città ed è esso stesso, come la Piazza, luogo pubblico portatore di valori.

«Il progetto – prosegue la lettera di Patamia – realizza un rapporto di connessione dialogica tra i due luoghi e nel contempo riqualifica il contesto urbano restituendo alla piazza la sua originale identità, ovvero la dimensione dell’agorà, come centro dinamico e culturale della città. La progettazione è stata ispirata dalla consapevolezza che piazza De Nava rappresenta un nodo fondamentale dell’impianto urbano consolidato ed è un luogo strategico per l’accoglienza di turisti e visitatori. La progettazione definitiva già conseguita è stata sviluppata sulla base degli indirizzi progettuali definiti nel PFTE dal gruppo di lavoro incaricato, costituito dai funzionari architetti della SABAP RC e W e del Segretariato Regionale, con gli apporti documentali dei Referenti del Comune di Reggio Calabria, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Facoltà di Architettura – Dipartimento PAU e Facoltà di Agraria. In coerenza con le istanze di tutela e con gli indirizzi definiti nel PFTE, la progettazione definitiva interpreta le connotazioni storiche della piazza (monumento a Giuseppe De Nava, fronti edilizi storici e strade che la delimitano) in chiave di miglioramento della fruibilità e dei servizi. La Piazza che ha visto peggiorare nel tempo le proprie condizioni di accessibilità e fruibilità, appare oggi spazio residuale, luogo poco accessibile e non inclusivo, funzionalmente disgiunto dal Museo. Unica emergenza monumentale di rilievo della Piazza è il monumento a Giuseppe De Nava, opera dello scultore Francesco Jerace, che sarà restaurato; le vie adiacenti verranno liberate dall’asfalto per mettere a vista il basolato d’epoca; il verde verrà rimodulato per ristabilire le originarie relazioni visive tra gli edifici monumentali immaginate e volute da Marcello Piacentini (progettista del Museo) nei suoi schizzi preparatori al progetto dell’edificio museale. Le criticità del comparto di riferimento come oggi si appalesa, inducono a ripensare questo luogo in termini di riscoperta di un rinnovato principio di urbanità.

«Le opere di pavimentazione e degli arredi verranno realizzate con materiali tradizionali, così come è avvenuto per le altre piazze storiche della città. Nessun materiale lapideo degno di pregio e testimonianza della storia territoriale sarà demolito, ma verrà smontato, restaurato e recuperato per essere riutilizzato nelle fasi di realizzazione dello stesso progetto. L’intervento prevede esclusivamente la demolizione della pavimentazione in mattonelle di cemento, priva di significato dal punto di vista storico-artistico, delle bordature delle aiuole, dei tubi di ferro, dei pali di illuminazione. Nessun stravolgimento quindi delle connotazioni storiche della Piazza verrà operato dal progetto ma, viceversa, la riqualificazione della Piazza andrà a definire uno spazio più aperto alla comunità locale, ai turisti e ai visitatori del Museo rispettoso di quelle caratteristiche storiche riconosciute e approfondite nel quadro conoscitivo del PFTE».

Queste argomentazioni sono confutate da Fondazione Mediterranea e dall’Associazione degli Amici del Museo:

«1) Si evidenzia l’insanabile contraddizione interna al progetto tra il titolo, che apre con la parola “restauro”, e la prevista “demolizione”, termine usato nel progetto, di tutta la piazza (ad eccezione della statua) e sua sostituzione con un’architettura in stile “non-luogo” (Marc Augé) che non ha alcun rapporto, né culturale né identitario, con quella preesistente degli anni Trenta né con la storia della città.

2) Come si può evidenziare nella documentazione progettuale, anche la statua del Jerace sarà soggetta non solo a restauro ma anche in parte a “snellimento”, con l’eliminazione di alcune parti del basamento/corredo marmoreo, facendo perdere alla stessa la sua conformazione sorgiva.

3) È quantomeno sbagliato affermare, quindi, che la concretizzazione delle idee base progettuali sia “un’operazione culturale”: non può essere considerata tale la demolizione di un esempio di architettura razionalista italiana del primo Novecento.

4) È un’azzardata previsione che la piazza, com’è stata progettata, diventi un “luogo pubblico portatore di valori”: i valori, che sono il portato della nostra storia intellettuale, hanno spesso bisogno anche di riferimenti materici storicizzati, non proprio della demolizione di una piazza storica per costruirci sopra un non-luogo, paradigma dell’assenza di valori.

5) Non ha nessuna base storica affermare che il progetto di demolizione “restituisce alla piazza la sua originale identità, ovvero la dimensione di agorà, come centro dinamico e culturale della città”: la piazza, così com’è, è frutto della ricostruzione dopo il terremoto del 1908 ed è antecedente all’edificazione del Museo piacentiniano. Quale dovrebbe essere questa fantomatica “originale identità” se in tempi precedenti alla sua costruzione era un luogo periferico e non frequentato, quasi extraurbano?

6) Per quanto riguarda l’abusato termine di “agorà”, occorre precisare che Reggio la sua Agorà (se si vuole usare il corretto e condiviso significato del termine) l’ha sempre avuta e continua ad averla: è piazza Italia, al centro dalla città, di cui tre lati sono costituiti dai palazzi rappresentativi (Prefettura, Comune, Provincia). Parlando di “agorà” cittadina a proposito dell’esito progettuale, una spianata senza storia né identità, si dimostra di non conoscere il significato né urbanistico né storico né corrente del termine agorà.

7) Come si può ignorare che, nella relazione che accompagna il progetto definitivo, questa nuova piazza, una volta divenuta “agorà” cittadina, verrà destinata a “fiere, mercati ed esposizioni”? È questo il concetto di identità dei luoghi o di apertura del Museo alla città?

8) Si cita un ipotetico “rinnovato principio di urbanità”, forse facendo riferimento ad alcune presunte cattive frequentazioni dell’attuale piazza. Ma una nuova piazza, che aspira a divenire centro della movida cittadina, si può ipotizzare che divenga immune dal degrado operato da torme di giovani gozzoviglianti nottambuli? Puranche piazza De Nava fosse degradata antropologicamente, cosa tutt’altro che documentata, è sensato affermare che in futuro non lo sarà?

9) Se si ragiona con i piedi per terra, il degrado sarà certamente accentuato per le caratteristiche intrinseche al progetto che, di basso livello culturale e orientato a gusti in stile parco tematico (basti pensare al previsto impianto di illuminotecnica e ai festoni luminescenti incastonati tra i rami del ficus magnoloide), paradigma del concetto di non-luogo di Marc Augé, sembra avere per specifico target i raduni giovanili notturni o essere destinato, come da progetto, a “fiere e mercati”.

10) Si parla di degrado della piazza e si insiste sul tema, dimenticando che in alcuni passi del progetto si descrive piazza De Nava come “in buono stato”.

11) Da notare che un intervento demolitivo di tal genere in centro storico avrebbe dovuto essere oggetto di un democratico dibattito pubblico (mentre la cittadinanza, se non fosse stato per il clamore sollevato dalle nostre critiche, non ne avrebbe saputo nulla), in linea con l’illuminata tradizione cittadina rispettata dai precedenti Soprintendenti (Paolo Orsi, Alfonso De Franciscis, Giuseppe Foti, Elena Lattanzi) che, con grandi iniziative culturali, hanno sempre coinvolto la Civitas in temi di tutela architettonica, saldando il loro rapporto con la città.

12) Da segnalare che non risulta esserci stato alcun coinvolgimento della direzione del Museo in un progetto che si definisce di supporto al Museo, e che nessuna sollecitazione dello stesso progetto è stata mai prodotta dalla citata Direzione.

13) La modalità asincrona della Conferenza dei Servizi ha comportato che le nostre critiche non siano pervenute in maniera completa ed esaustiva e che, tra l’altro, la Commissione Cultura della Regione abbia ascoltato solo la versione dell’arch. Vitetta, convocata ad hoc il 20 aprile, interessata perché ideatrice di tutta l’operazione.

14) Si fanno una serie di considerazioni, elementari e quasi banali, sulla necessità di valorizzazione della statua e del palazzo retrostante, del restauro del basolato lavico, ecc. Non si può che essere pienamente d’accordo. Tutto si potrebbe attuare, con minor spesa (ma forse questo è il problema), restaurando l’esistente storicizzato, piuttosto che raderlo a zero per costruire un non-luogo.

15) Non si parla più di pedonalizzazione dell’area, su cui vi è il parere negativo del Comune riguardo a via Vollaro: cade così uno dei capisaldi dell’impianto teorico del progetto, che prevedeva anche un continuum pedonalizzato tra la piazza e il Monumento Alvaro.

16) È logico porsi una domanda: cosa resta delle linee guida che avevano ispirato il progetto?Praticamente solo la demolizione dell’esistente e sua sostituzione con una nuova piazza delle stesse dimensioni, seppur priva di delimitazioni esterne.

17) Si afferma, tra l’altro, che la nuova piazza sarebbe funzionale a una maggiore fruibilità di Palazzo Piacentini da parte dei turisti e a una sua apertura verso l’esterno. Anche qui si fanno affermazioni nebulose e irrealistiche: storicamente, anche nei periodi di maggiore afflusso turistico (oltre 500.000 visitatori all’anno nei primi anni Ottanta), lo spazio antistante al Museo, caratterizzato da larghi marciapiedi e ampia sede stradale già a traffico limitato, è stato più che sufficiente a una buona accoglienza, esaltata dalla signorilità e compostezza della piazza che si vuole demolire».

La lettera prosegue, ma riteniamo che i punti fin qui evidenziati siano più che sufficienti per permettere ai reggini di rendersi conto dell’assurdità del progetto così come è stato concepito: Il sindaco Falcomatà, che si mostra così attento alla rigenerazione urbana e alla rinascita artistica e culturale della Città, farebbe bene ad ascoltare i cittadini: è ancora in tempo per fermare uno scempio che nessuno gli potrà mai perdonare. (s)

 

Francesca Maria Morabito è la nuova presidente dell’Accademia di Belle Arti di Reggio

Prestigioso incarico per Francesca Maria Morabito, che è stata eletta presidente dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, la storica istituzione di alta formazione artistica, diretta da Maria Daniela Maisano.

Laureata in Pedagogia all’Università di Messina ed esperta di organizzazione didattica, Francesca Maria Morabito è dirigente scolastico del Liceo Statale “Giuseppe Rechichi” di Polistena. Ha insegnato presso la SSML di Reggio Calabria e collaborato con l’Università Telematica Giustino Fortunato, oltre ad aver ricoperto importanti incarichi in ambito scolastico e ministeriale.

«Nella qualità di Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria – ha sottolineato Maria Daniela Maisano – sento il dovere istituzionale e morale di esprimere il mio benvenuto alla dott.ssa Morabito per la sua nomina, da tanto invocata e sperata. Le capacità professionali e lo spessore umano della dott.ssa Francesca Maria Morabito sono indiscutibili, riscontrate nella perfetta intesa raggiunta nella prima fase di insediamento, segno di una grande sensibilità. E per questo mi sento di esclamare che sia stata la scelta migliore».

L’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria rappresenta un’eccellenza in continua crescita, si presenta con un’offerta formativa rinnovata ed in linea con le tendenze del mercato del lavoro. Offre una ricca possibilità di scelta tra i vari indirizzi dei Corsi ordinamentali di primo e secondo livello in Pittura, Scultura, Decorazione, Grafica, Scenografia, Fumetto ed illustrazione, Progettazione della moda e Comunicazione e didattica dell’arte. L’attività didattica e di studio si integra con l’attività pratica di laboratorio e di ricerca avanzata, nell’ottica digarantire importanti momenti di apprendimento, socializzazione e interazione tra le componenti della comunità accademica.

«L’incarico conferitomi – ha evidenziato Francesca Maria Morabito – rappresenta una sfida importante per il prestigio che l’Accademia di Belle Arti gode nel panorama culturale calabrese e italiano. Ringrazio il Direttore Maria Daniela Maisano, i docenti e lo staff amministrativo per l’accoglienza ricevuta.  Sono certa che il percorso che intraprenderemo insieme ci condurrà a risultati brillanti ai fini della valorizzazione del patrimonio artistico e professionale dell’ente». 

Un caloroso benvenuto, a nome di tutta la comunità reggina, è stato rivolto dal sindaco Giuseppe Falcomatà alla nuova Presidente dell’Accademia di Belle arti di Reggio Calabria. «Si tratta – ha detto il primo cittadino – di un nuovo e prestigioso traguardo che offre il segno concreto del brillante e qualificato percorso professionale che la professoressa Morabito ha compiuto in questi anni, in vari ambiti e contesti lavorativi, sempre al servizio della cultura, dell’istruzione e della formazione. Sono certo che il nuovo corso guidato dalla Presidente Morabito, saprà imprimere ulteriore slancio e rinnovata capacità progettuale ad una importantissima realtà formativa quale è la nostra Accademia di Belle Arti, la più antica in Calabria tra le istituzioni di settore. Un contesto che in oltre cinquant’anni di storia ha saputo sempre restituire grande lustro e onore alla nostra città e al territorio calabrese, quale fucina inesauribile di talento, creatività e passione verso l’arte.

«Alla prof.ssa Morabito – conclude il Sindaco Falcomatà – rinnovo pertanto il nostro benvenuto e un sincero augurio di buon lavoro, rilanciando nel contempo l’impegno di tutte le istituzioni cittadine a cooperare sempre in modo proficuo e con unità d’intenti, nella promozione della “cultura del bello” e di una sempre maggiore consapevolezza collettiva rispetto alla tutela e alla centralità del bene comune». (rrc)