PROMUOVERE I MUSEI DELL’EMIGRAZIONE
PER RACCONTARE LA STORIA DELLE RADICI

di GIOVANNI MARIA DE VITA – La presenza di grandi comunità di italiani e italo-discendenti residenti all’estero costituiscono una risorsa straordinaria per il nostro Paese. Sono più di sei milioni e mezzo i nostri connazionali nel mondo, cui si aggiungono circa ottanta milioni di persone che, pur non avendo il passaporto, sanno e sono orgogliose di avere radici italiane. In Italia esiste una importante presenza di musei dell’emigrazione. Essi raccontano le storie dei nostri connazionali che sono partiti per l’estero, un’importante pagina di storia dell’Italia post unitaria rappresentata dalla diaspora, purtroppo ancora non adeguatamente conosciuta dall’opinione pubblica del nostro Paese.

Si annoverano tra queste istituzioni il Museo regionale dell’emigrazione “Pietro Conti” di Gualdo Tadino (Perugia) che ogni anno organizza il prestigioso concorso video “Memorie Migranti” che da la possibilità a ricercatori e registi di divulgare le proprie opere sul tema dell’emigrazione italiana (www.emigrazione.it), il Museo regionale dell’emigrazione di Castel Lagopesole (Potenza), noto per l’attenzione al racconto delle storie di vita dei lucani che si sono distinti oltre i confini regionali e nazionali; La nave della Sila, di Camigliatello Silano (Cosenza), è il museo narrante dell’emigrazione calabrese alla quale si uniscono le storie dei nuovi migranti che descrivono la Calabria non solo come terra di abbandono, ma anche di accoglienza (www.lanavedellasila.org). Vi sono molti altri piccoli musei in ogni regione d’Italia, alcuni dei quali sono riportati nella Guida alle radici italiane vol. 1 e 2 (da scaricare al seguente link:https://www.esteri.it/it/servizi-consolari-e-visti/italiani-all-estero/turismo-delle-radici/). Anche i musei della memoria contadina possono contenere al loro interno delle sezioni dedicate alla storia dell’emigrazione o alcuni musei tematici che narrano le storie di personaggi di origini italiana e famosi a livello internazionale – come il museo di Frank Capra a Bisacquino (Palermo) o il My Way Museum, dedicato a Frank Sinatra, a Lercara Friddi (Palermo).

Un altro esempio di museo che ha dedicato una sezione al tema gli italiani all’estero è la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano (Arezzo) con il progetto “Italiani all’estero, i diari raccontano”, sostenuto dalla Direzione Generale degli Italiani all’Estero e delle Politiche Migratorie della Farnesina (https://www.idiariraccontano.org/).

«I musei dell’emigrazione in Italia costituiscono una grande ricchezza e sono un importante strumento per conoscere la storia della nostra emigrazione e sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a questi temi, anche in vista della creazione di una mirata offerta turistica rivolta ai viaggiatori delle radici e prevista dal progetto “Turismo delle radici – una strategia integrata per la ripresa del settore del turismo nell’Italia post covid-19”, finanziato nell’ambito del PNRR. Non si parla quindi di emigrazione soltanto a Genova ma in tutti i territori, ognuno con le sue piccole storie che appartengono a una storia collettiva», afferma il Direttore Generale Luigi Maria Vignali. «È indispensabile valorizzare questi attrattori culturali e turistici, promuovendone l’organizzazione in forma di una vera e propria “rete”, anche per renderli più facilmente fruibili all’interno di itinerari creati appositamente per i viaggiatori delle radici. Bisogna inoltre fare in modo che non rimangano solo dei contenitori di oggetti e antichi documenti ma vengano vissuti al proprio interno, attraverso delle attività che possano permettere agli italiani – ad esempio agli studenti delle scuole primarie e secondare o agli operatori che accoglieranno il target turistico di cui ci stiamo occupando – di approfondire la conoscenza dell’emigrazione italiana attraverso seminari, workshop e laboratori che seguano metodologie di apprendimento innovative e alternative». 

«Inoltre, e soprattutto, dare la possibilità ai nostri connazionali all’estero, e i loro discendenti, di sentirsi protagonisti di una storia scritta da loro o dalle loro famiglie, affinché ritrovino nella stessa quel senso di orgoglio e quel desiderio di continuare a tessere il legame con la terra d’origine». (gdv)

A Camini un cortometraggio contro il razzismo

A Camini, il borgo dell’accoglienza, è in pieno svolgimento la realizzazione progetto Vieni o vai? Stai! dell’ Eurocoop servizi Jungi Mundu, dove i giovanissimi residenti e ospiti del progetto d’accoglienza divengono attori per interpretare sé stessi e un’idea concreta di futuro fatto di solidarietà e condivisione.

Ciò è possibile grazie al bando della Presidenza del Consiglio dei ministri– Dipartimento per le Pari Opportunità UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per la promozione delle parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza e sull’origine etnica, di cui la Eurocoop è vincitrice per il secondo anno consecutivo, il cui obiettivo è quello di promuovere azioni finalizzate al contrasto delle discriminazioni etnico-“razziali”.

Vieni o vai? Stai! è il progetto proposto da Eurocoop Jungi Mundu, presieduta da Rosario Zurzolo, con l’obiettivo di realizzare un cortometraggio che ha come soggetto le storie di ragazzi dagli 11 ai 14 anni, residenti a Camini e ospiti del progetto di accoglienza, provenienti da luoghi e culture differenti, che si sono trovati al centro di episodi di intolleranza.

Così, il borgo antico di Camini, noto nel mondo per l’accoglienza e le pratiche virtuose legate alla solidarietà e all’integrazione tra i popoli, si fa scenario per la rappresentazione filmica, in cui, sotto la guida sapiente degli specialisti della Scuola Cinematografica della Calabria, i piccoli attori interpreteranno sé stessi. Referente del progetto è la coordinatrice Giusy Carnà, con il supporto di Serena Franco che ha collaborato attivamente alla stesura dello stesso.

Con il cortometraggio intitolato Le regole del gioco, grazie a una trama tesa a mettere in luce la realtà fatta spesso di pregiudizi ma poi superata dalla mente e dal cuore dei giovanissimi, si vuole far crescere nelle nuove generazioni la consapevolezza della differenza come risorsa e la bellezza della condivisione. Bernardo Migliaccio Spina, regista, docente della Scuola Cinematografica della Calabria, guida la formazione alle tecniche di recitazione, agevolando il confronto interculturale e lavorando per rafforzare la consapevolezza dell’importanza del lavoro di gruppo nel raggiungimento di un obiettivo comune, e dirige il cortometraggio con l’aiuto regia di Daniele Capogreco, con l’obiettivo di valorizzare le esperienze di vita per riflettere sulle migrazioni, conoscere altre culture attraverso la narrazione e promuovere così il confronto per abbattere stereotipi e pregiudizi.

I partecipanti al progetto, utilizzando il linguaggio della recitazione e i nuovi strumenti digitali, lavoreranno insieme con un intento comune: diventare parte attiva nella lotta alla discriminazione e al razzismo che costituiscono, sempre più spesso, la base dei fenomeni di bullismo.

Il racconto del loro vissuto e del loro quotidiano, l’amicizia, la curiosità e la voglia di scoprire diventano preziosi strumenti per prevenire e opporsi ai fenomeni di intolleranza ed esaltare, al contempo, la cultura del rispetto delle diversità.

La presentazione del cortometraggio è prevista nella settimana tra il 15 il 21 marzo 2022, con la partecipazione delle scuole del comprensorio. (rrc)

Vertice a Taurianova su immigrazione e accoglienza

Un importante vertice, su immigrazione e accoglienza, si è svolto nella Sala Consiliare del Comune di Taurianova, a cui hanno partecipato il presidente f.f. Nino Spirlì, il capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno, il prefetto Michele di Bari.

All’incontro hanno preso parte anche l’assessore regionale alle Politiche sociali, Gianluca Gallo; il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani; il dirigente regionale del settore Immigrazione, Edith Macrì; i sindaci di Gioia Tauro, San Ferdinando e Oppido Mamertina, Aldo AlessioAndrea Tripodi e Bruno Barillaro; il sub-commissario prefettizio di Rosarno, Maria Luisa Tripo

Tantissimi i temi affrontati nel corso dell’incontro, fra cui l’apertura del Centro di permanenza per il rimpatrio di Oppido Mamertina; il protocollo tra Regione Calabria e Prefettura per la gestione di un nuovo Centro di ospitalità per i migranti regolari della tendopoli di San Ferdinando, che dovrebbe essere sottoscritto a breve; la situazione dei migranti nella Piana di Gioia Tauro e i relativi interventi in corso, tra cui il progetto Supreme (titolarità mista Regione Calabria/ministero del Lavoro).

««Ai nuovi calabresi dobbiamo dare casa, dignità e la nostra confidenza, la nostra familiarità. Bisogna entrare nelle loro case e farli entrare nelle nostre. Solo così riusciremo a costruire. Mi auguro che questo sia l’inizio di una nuova politica sociale» ha detto Spirlì, aggiungendo che «uno dei miei crucci  è lo stato di benessere dei calabresi e di chi in Calabria ci viene a vivere e a lavorare. Le porte sono aperte per chiunque arrivi con i documenti in ordine e con la voglia di mettersi a lavorare».

«È di ieri – ha detto – l’ordinanza che impone il rispetto dell’orario di pausa nelle ore calde per i lavori agricoli, ordinanza necessaria perché, purtroppo, i controlli non funzionano e ne servirebbero sempre di più. Con il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, siamo distanti politicamente, ma convergiamo sulle buone pratiche che danno risposte. Fare i buonisti è il peggiore dei peccati che porta a commettere i peggiori tra i reati. Dobbiamo cominciare a essere buoni, non buonisti: e i buoni sono quelli che rispettano le regole».

«Se parliamo di accoglienza – ha proseguito il presidente – non possiamo non ringraziare chi viene a lavorare nelle nostre terre, ma dobbiamo mettere queste persone nelle condizioni di essere pagati adeguatamente e di avere una casa. È un’operazione che dobbiamo fare insieme. Nella Conferenza Stato Regioni, per la prima volta, la Regione si è resa disponibile a presiedere la commissione Politiche sociali, perché sapevamo che, in questo settore, c’era una falla. Oggi, ricominciamo da zero e con una medaglia sul petto: il fatto che siamo disponibili a collaborare con tutti, ma a patto che sia vera politica di accoglienza, senza bracci di ferro per tenere posizioni partitiche. Mi auguro che questo sia l’inizio di una nuova politica sociale».

«Questo incontro – ha dichiarato di Bari – ha la forza di unire le energie: è programmatorio, ma non solo. Il fenomeno immigrazione è multidisciplinare, nessuno ha una soluzione univoca al problema. Oggi c’è la necessità di fare sistema. Noi vogliamo integrazione e inclusione. Il Cpr in Calabria è una risposta di difesa della popolazione».

«Il fronte su cui prioritariamente dobbiamo fare sistema – ha aggiunto il prefetto – riguarda anche gli insediamenti abusivi. Posso dire che noi, come Dipartimento, faremo tutto il possibile e abbiamo già erogato fondi. Determinati territori non possono essere lasciati alle sole energie delle amministrazioni comunali, sono questioni che hanno bisogno di un sistema. Dobbiamo governare questo fenomeno, non mancano le risorse ma, spesso, le attività di supporto tra i vari livelli di governo».

«Oggi abbiamo tre punti fermi: il Cpr che decolla grazie ai pareri del sindaco di Oppido e del presidente della Regione; il protocollo d’intesa per la gestione di un nuovo centro di ospitalità; gli interventi nei singoli Comuni per verificare – ha concluso di Bari – la possibilità di sostenere chi mostra particolare attenzione verso questi fenomeni».

«Per noi – ha sottolineato l’assessore Gallo – è motivo di orgoglio aver potuto dare esecuzione ai progetti “Supreme” e “Piu Supreme” per sbloccare risorse ferme da tempo e che ci hanno consentito di fare i bandi». «I flussi migratori vanno gestiti, soprattutto in zone a vocazione agricola. Questi lavoratori – ha concluso Gallo – vanno messi in condizione di vivere adeguatamente e di integrarsi. È necessario che tutto questo avvenga attraverso un progetto di sistema».

«È in campo – ha affermato il prefetto Mariani – un pacchetto di interventi organico che vuole risolvere i problemi in modo concreto. Il Centro di permanenza per i rimpatri è un’iniziativa, condivisa con Regione e Comune, che serve a completare il dispositivo. Avere la possibilità di avere questa struttura agevola le attività delle forze di polizia. Inoltre, gli insediamenti spontanei vanno superati per tutelare le persone che partecipano all’economia agricola di questa regione e devono poter essere messi in condizione di vivere in modo dignitoso».

«Da molti anni – ha detto il sindaco di Taurianova Biasi –, siamo di fronte a una piaga irrisolta. Il progetto “Supreme” ci ha dato la possibilità di invertire la tendenza e di cominciare a cogliere risultati importanti: lo svuotamento delle baraccopoli e l’integrazione sociale». (rcz)

L’amara vittoria di Mimì Lucano sul Viminale Riace ha diritto di restare nel circuito SPRAR

È una vittoria amara quella di Mimì Lucano, sindaco sospeso di Riace, ma è pur sempre una sconfitta del Viminale: il TAR ha annullato la decisione del Ministero dell’Interno che aveva escluso la cittadina simbolo dell’accoglienza e della solidarietà dal circuito SPRAR, ovvero dal sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. È una vittoria a metà, l’accoglimento del ricorso presentati dal vicesindaco Gervasi, visto che è stato fatto di tutto per cancellare l’esperienza, sicuramente, positiva, di Riace, ma la notizia ha, in un certo qual senso, rallegrato Lucano. «Sono contento – ha detto – ero fiducioso perché ho capito che stavano facendo una forzatura, anche dal punto di vista amministrativo. Era tutto prestabilito perché bisognava raggiungere l’obiettivo di azzerare Riace e allora è stato come un tiro incrociato da diversi punti di vista. È una notizia positiva, ma comunque hanno distrutto Riace».

Non si arrende il sindaco della solidarietà che, di fatto, ha rifiutato una quasi certa poltrona a Bruxelles, rinunciando a candidarsi alle Europee, per correre da semplice consigliere comunale al COmune da cui la magistratura l’ha “sfrattato”. Vuole offrire la sua esperienza, se glielo permetteranno, visto il perdurare il divieto di dimora a Riace, perché i giochi sull’accoglienza sono ancora tutti da rivedere. Il rientro nello SPRAR di Riace è, come già detto, una buona notizia, ma non si sa che fine faranno questi centri. I rifugiati che stavano a Riace «sono stati trasferiti tutti – ha detto Lucano – e il TAR dimostra che non era giusto. Adesso ci vuole un tempo lunghissimo per ripartire. L’intenzione dle Governo era azzerare gli SPRAR in Italia ed in particolare Riace. Era – sottolinea ancora Lucano – la punta più avanzata in applicazione non semplicemente di un provvedimento burocratico ma pe rla realtà sociale. Riace non era uno SPRAR, era un progetto di comunità, era tutta una comunità dove c’erano attività e integrazioen. C’è stato un valore sociale e culturale, l’asilo nido, l’ambulatorio medico. Gli immigrati erano protagonisti sul territorio con la raccolta differenziata, il turismo solidale, le attività culturali. Il mondo aveva visto. Le stesse relazioni della Prefettura, una volta bene una volta male, erano molto contraddittorie tra loro.».

Lucano ha concluso il suo legittimo sfogo con una frase significativa: In un periodo in cui immigrazione era uguale a dramma sociale, Riace aveva dimostrato il contrario».

Cosa succede, dunque, ora con la censura del TAR al Ministero dell’Interno? Riace riavrà i fondi SPRAR per il triennio 2017-2019, circa 6 milioni per l’accoglienza. (rrm)

CUTRO – Una mostra all’insegna dell’accoglienza

A Cutro, città dell’accoglienza, è stata inaugurata una mostra che raccoglie le opere degli artisti Monica Arabia e il senegalese Michel Diene che, nel corso dell’evento, hanno realizzato un tramonto in estemporanea.

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I due artisti mentre realizzano il tramonto in estemporanea

«Io parlo l’italiano, lui il francese – ha spiegato l’artista Monica Arabia – ma comunicavamo con l’arte». L’artista, inoltre, ha donato l’opera a Fulciniti.

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Hanno partecipato alla manifestazione Salvatore Divuono, sindaco di Cutro, impegnato sul fronte della cultura dell’accoglienza: il sindaco, infatti, ha organizzato dei corsi d’italiano per cittadini marocchini, e stanno per essere avviati, e Vitaliano Fulciniti, presidente del Regional Hun di Sant’Anna. Stella Bonifazio, Assessore con la delega all’immigrazione, ha riepilogato i progetti realizzati dall’Ente, mentre il vicesindaco Anna Battaglia ha sottolineato che «Cutro è stata la prima città italiana a ricevere in dono una fontana da re Mohammed VI».

«In un anno – ha dichiarato il Direttore del Regional Hub, Vitaliano Fulciniti – non abbiamo fatto altro che portare alla luce e alla conoscenza dell’intera comunità tutto ciò che di bello, quotidianamente, ospiti ed operatori riescono ad organizzare insieme, in perfetta armonia”. “Ancora una volta – ha proseguito Fulciniti – il grande cuore del Regional hub ha fatto centro, premettendo una magica contaminazione fra due “mondi” solo apparentemente distanti».

La mostra, infine, sarà trasferita presso l’Atelier dell’artista Arabia. (rkr)